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Ue: summit fra istituzioni, imprese e sindacati. Tusk, “condividere benefici della ripresa”. Visentini (Etuc), promuovere diritti sociali

Agensir.it - 5 min 32 sec ago

(Bruxelles) “La ripresa europea non è più una ripresa, ma un’espansione economica” ed è perciò “nostro compito comune adesso assicurare che i suoi benefici siano condivisi il più ampiamente possibile”. Fondamentale è “coinvolgere meglio i partner sociali nelle politiche nazionali”. Questo è stato il senso, nelle parole del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, del summit sociale tripartito che si è svolto ieri a Bruxelles per “dare forma al futuro dell’Europa: rafforzare la resilienza e promuovere il progresso sociale ed economico per tutti”, secondo il titolo. Il summit sociale precedeva la seduta del Consiglio europeo, che si terrà da questo pomeriggio a domani. Elemento chiave, prosegue Tusk commentando l’incontro con imprese e sindacati, è “garantire che i cittadini siano attrezzati con le giuste competenze” in quest’epoca digitale in cui “si regredisce se si sta fermi”. Al tavolo del summit di fronte al presidente Jean-Claude Juncker, al commissario Valdis Dombrovskis e al primo ministro estone, Jüri Ratas, erano seduti BusinessEurope, la Confederazione europea dei sindacati (Etuc), il Centro europeo dei datori di lavoro e delle imprese (Ceep), l’Associazione europea per artigianato, piccole e medie imprese (Ueapme) e Eurocadres, il sindacato di professionisti e manager.
Secondo il segretario di Etuc/Ces, Luca Visentini, cruciale è che il pilastro europeo dei diritti sociali sia “ambizioso e forte” per “fare veramente la differenza nella vita dei lavoratori. Molti di loro devono ancora sentirla la ripresa e hanno bisogno di chiare prove del fatto che l’Ue sia impegnata per la giustizia e il progresso sociale”.

Spiritualità: comunità cattoliche peruviane in Italia, domenica 22 ottobre in piazza san Pietro per l’Angelus con il Papa

Agensir.it - 33 min 35 sec ago

Domenica 22 ottobre le comunità cattoliche peruviane in Italia saranno in piazza san Pietro per partecipare all’Angelus con Papa Francesco. In piazza anche l’icona del loro santo patrono il Senor de los Milagros che poi verrà portata nella basilica di San Pietro per la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo ausiliare di Roma, mons. Gianrico Ruzza. “La fede – afferma il coordinatore nazionale Migrantes per la comunità peruviana in Italia, padre Emerson Campos Aguilar – ci fa evitare di cadere nel ‘noi’ e ‘loro’, superare i pronomi. Un nuovo arcobaleno antropologico sociale e multiculturale va sorgendo nella fede”. “L’amore – aggiunge – è il respiro della vita. Siamo fatti per amare dice Papa Francesco, perché nell’amore c’è la vita, nella sua privazione la vita è meno vivibile”. “L’umano – prosegue padre Campos Aguilar – non può vivere senza amore. Cristo Signore dei Miracoli è l’espressione dell’Amore del Padre verso tutti”. Il religioso, in questo mese, ha chiesto all’intera comunità di “pregare per l’imminente viaggio apostolico del Santo Padre in Perù e per la pace nel mondo”. “Il Santo Padre – spiega – troverà un Perù un po’ sofferente politicamente, socialmente in ricostruzione dopo l’alluvione e il terremoto, e sopratutto con una migrazione interna sudamericana molto forte”.

Rohingya: Save the children, “nei campi per sfollati migliaia di bambini a grave rischio abusi e sfruttamento”

Agensir.it - 50 min 1 sec ago

“Migliaia di bambini Rohingya fuggiti in Bangladesh sono a forte rischio di abusi e sfruttamento a causa delle precarie condizioni in cui vivono in campi e insediamenti informali sovraffollati, dell’impossibilità di studiare e andare a scuola e del clima di disperazione diffuso tra la popolazione in fuga dal Myanmar”. Lo denuncia oggi Save the children, spiegando che “più di 450mila bambini in età scolare appartenenti alla comunità Rohingya risultano attualmente tagliati fuori dall’educazione, e di conseguenza esclusi da uno dei principali meccanismi per assicurare la loro protezione”. “Tra loro – si legge in una nota – anche 270mila minori giunti in Bangladesh in seguito alle uccisioni e alle violenze scoppiate il 25 agosto scorso nel nord dello Stato del Rakhine, in Myanmar”. “Nei campi ci sono enormi preoccupazioni circa la protezione dei bambini”, afferma Filippo Ungaro, direttore della comunicazione di Save the children. “In tantissimi – prosegue – vagano affamati e disperati in aree affollate e caotiche dove potrebbe accadere loro di tutto. Potremmo presto trovarci di fronte a un vero e proprio disastro” perché “bambini che hanno già vissuto sulla propria pelle esperienze alle quali nessun bambino al mondo dovrebbe assistere rischiano fortemente di essere vittime di varie forme di sfruttamento, come traffico, abusi sessuali e lavoro minorile”. “Molte delle reti sociali che proteggevano i bambini in Myanmar non si sono ancora formate nei campi e questo contribuisce a porli a forte rischio”, aggiunge Ungaro. Tra le preoccupazioni principali, l’alto numero di minori non accompagnati: “Abbiamo già individuato più di 1.200 bambini che durante il caos della fuga sono rimasti separati dai propri genitori o che sono arrivati in Bangladesh da soli, spesso perché i loro familiari sono stati uccisi”. “I bambini che non hanno più nessuno che si possa prendere cura di loro sono i più vulnerabili e noi abbiamo il dovere di offrire loro la protezione di cui hanno bisogno. Crediamo che vi siano altre migliaia di minori in questa situazione”, conclude Ungaro.

Parlamento Ue: “rivedere Dublino e sistema di asilo”. Stop alla regola del “primo Paese”. Niente fondi a chi non accoglie rifugiati

Agensir.it - 55 min 48 sec ago

(Bruxelles) “Il sistema europeo di asilo è una delle questioni chiave che determinano lo sviluppo futuro dell’Europa. In qualità di relatrice, il mio obiettivo è creare un sistema d’asilo veramente nuovo basato sulla solidarietà, con regole chiare e incentivi a seguirle, sia per i richiedenti asilo che per tutti gli Stati membri “. Cecilia Wikström, eurodeputata svedese, è la relatrice sul provvedimento approvato oggi nella commissione per le libertà civili del Parlamento europeo con le proposte per un nuovo regolamento di Dublino, per “rimediare alle attuali debolezze” del sistema d’asilo dell’Unione europea e “creare un sistema solido per il futuro”. Il punto principale del testo approvato riguarda il fatto che il “primo Paese di arrivo non sarà più automaticamente responsabile per i richiedenti asilo”. L’attribuzione della responsabilità sarebbe basata, secondo quanto chiede il Parlamento, sui “reali legami” con uno Stato membro, quali la famiglia, l’avervi già vissuto in precedenza o gli studi. “In assenza di questi legami, i richiedenti asilo verrebbero automaticamente assegnati ad uno Stato membro dell’Ue in base ad un metodo di ripartizione fisso”, dopo essere stati registrati al loro arrivo, “e dopo un controllo di sicurezza e una rapida valutazione dell’ammissibilità della loro domanda di protezione”. Questo per evitare che gli Stati membri “in prima linea”, come Italia e Grecia, “si assumano una quota sproporzionata degli obblighi internazionali dell’Europa nei confronti delle persone bisognose”.
Inoltre, i Paesi dell’Ue che si rifiutano di ricollocare i richiedenti asilo “dovrebbero avere un accesso limitato ai fondi Ue”, secondo il progetto di mandato negoziale sulle nuove regole di Dublino. Il progetto di relazione preparato da Cecilia Wikström è stato approvato con 43 voti a favore e 16 contrari, senza alcuna astensione. Il testo costituisce il mandato negoziale del Parlamento per i colloqui con gli Stati membri in seno al Consiglio. La decisione della commissione per le libertà civili dovrà ora essere confermata formalmente dalla plenaria durante la sessione di novembre a Strasburgo. Poi il testo passerà al Consiglio, dove sono rappresentati i governi degli Stati membri; è certo che la relazione approvata in commissione parlamentare – molto avanzata nei contenuti – e che potrebbe essere votata in plenaria, troverà ostacoli e opposizioni da diversi Stati membri.

Terra Santa: card. Sandri a melkiti, “i beni sono a servizio della vita della Chiesa e vanno gestiti con prudenza”

Agensir.it - 59 min 24 sec ago

“La sofferenza innocente del popolo cristiano” in Medio Oriente che “in taluni casi è giunta fino ad un vero e proprio martirio, attraverso il rapimento o addirittura la tortura e la morte, certamente per la grazia del Signore diventa un tesoro di grazia per la Chiesa intera”. Lo ha detto il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, durante l’incontro con i sacerdoti dell’arcieparchia di Akka dei greco-melkiti, svoltosi ieri ad Haifa. “Come Chiesa melkita avete sperimentato il dramma che da troppi anni affligge la Siria ed altre aree del Medio Oriente, abbiamo sentito la sofferenza inferta anche o in taluni casi soltanto a motivo del nome di Gesù. Qualcuno dei vostri fratelli – ha affermato il cardinale – è dovuto proprio fuggire, lasciare le sue cose, perché – come per la Santa Famiglia a Betlemme – non c’era più posto per loro, ma questa volta non nell’albergo, ma in quella che fino a poche ore prima era la propria casa”. Nel suo saluto il prefetto si è poi riferito alla situazione dell’arcieparchia, elogiando l’opera di rinnovamento intrapresa dal nuovo vescovo: “So le fatiche che la situazione del passato hanno posto sulle spalle del vostro nuovo pastore e su tutti voi, ma ammiro l’opera avviata di riordinamento, sistemazione e trasparenza amministrativa che si è impostata, per la quale incoraggio il vostro vescovo, mons. Georges Bacouni, e tutti voi”. “La vera carta vincente – ha spiegato il prefetto – sarà l’abbandono di ogni divisione del passato e il cammino insieme, in una luminosa comunione sacerdotale e dentro tutto il popolo di Dio”. “I beni – ha ribadito il card. Sandri – sono a servizio della vita della Chiesa, e come tali vanno gestiti con prudenza e vigilanza: anche nell’ultima sessione plenaria del Dicastero è stata dedicata una riflessione e un dibattito su questo punto, con alcune raccomandazioni che andranno implementate a livello locale: vivete, con verità e carità, la restaurazione morale anche su questo fronte avviata con l’arcivescovo Bacouni”.

Rai: Teodoli (direttore Rai Uno) in visita alla basilica di san Francesco ad Assisi, “vogliamo essere garanzia di qualità”

Agensir.it - 1 hour 4 min ago

Il direttore di Rai Uno, Angeolo Teodoli, ha incontrato, per la sua prima uscita ufficiale, in occasione della registrazione ad Assisi del programma dedicato ai siti Unesco italiani “Meraviglie: La Penisola dei Tesori”, la comunità dei frati del Sacro Convento di Assisi. Dopo la visita alla Basilica di San Francesco e ai suoi affreschi si è soffermato in un lungo colloquio con i francescani, la redazione della rivista San Francesco, con Alberto Angela e la produzione del programma. Durante l’incontro il direttore Teodoli ha sottolineato come “la Rai vuole essere garanzia di qualità”. Lo ha reso noto il direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, padre Enzo Fortunato.

Smog: Coldiretti, assedia città mentre nelle campagne è allarme siccità. Autunno “anomalo”

Agensir.it - 1 hour 6 min ago

Il 2017 è stato fino ad ora il secondo anno più’ caldo del pianeta con la temperatura sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,87 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. È quanto emerge dalle elaborazioni Coldiretti degli ultimi dati relativi ai primi nove mesi della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre che registra le temperature mondiali dal 1880. Si tratta della conferma della tendenza al surriscaldamento del pianeta. Le anomalie – sottolinea Coldiretti – sono evidenti anche in Italia dove lo smog assedia le città e nelle campagne è scattato l’allarme siccità ad ottobre per il caldo record e la caduta a livello nazionale del 79% in meno di pioggia, con una punta del -92% al nord. Per Coldiretti l’attuale è un autunno del tutto anomalo con le raccolte dei prodotti tipici di stagione, dai tartufi ai funghi, ridotte al minimo, sorgenti come quella del Po al Monviso in secca e laghi di montagna asciutti mentre resistono le zanzare e si moltiplicano anche gli insetti dannosi per le piante “con una vera invasione biblica della cimice marmorata asiatica, originaria dalla Cina che sta distruggendo i raccolti nei frutteti, negli orti ma anche le grandi coltivazioni di soia e di mais nel nord Italia”. Siamo di fronte ad un cambiamento strutturale del clima con l’ultima estate che – conclude la Coldiretti – si è classificata come la quarta più siccitosa di sempre con la caduta del 41% in meno di precipitazioni, ma che conquista il posto d’onore per il caldo con una temperatura media superiore di 2,48 gradi alla media, inferiore solo a quella registrata nel 2003 sulla base delle rilevazioni Isac Cnr da cuiemerge anche che il 2015 è stato l’anno più bollente della storia da 217 anni ma nella classifica degli anni più’ caldi in Italia ci sono nell’ordine il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2012, 2001, poi il 1994, 2009, 2011 e il 2000.

Papa Francesco: a Santa Marta, “non chiudiamo la porta a noi e alla gente che vuole entrare”

Agensir.it - 1 hour 9 min ago

Il Signore ci dia memoria della “gratuità” della salvezza e della vicinanza di Dio e della concretezza delle opere di misericordia che vuole da noi, siano esse “materiali o spirituali”: così diventeremo persone che aiutano ad “aprire la porta” a noi stessi e agli altri. È la preghiera del Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta. “Quelli che dimenticano la gratuità della salvezza, la vicinanza di Dio e la misericordia di Dio, hanno portato via la chiave della conoscenza”, la denuncia a partire dall’atteggiamento di scribi e farisei, che dimenticano appunto la gratuità e “si schierano dalla parte della legge”, riducendola “ad un mucchio di prescrizioni” che di fatto diventano la salvezza. La legge, invece, è sempre “una risposta all’amore gratuito di Dio”, che ha preso “l’iniziativa” di salvarci, ha spiegato Francesco, secondo quanto riporta Radio Vaticana: “Quando si dimentica la gratuità della salvezza si cade, si perde la chiave dell’intelligenza della storia della salvezza”, perdendo “il senso della vicinanza di Dio”. Per scrivi e farisei, Dio “è quello che ha fatto la legge”, ma “questo non è il Dio della rivelazione”, ha denunciato il Papa: “Il Dio della rivelazione è Dio che ha incominciato a camminare con noi da Abramo fino a Gesù Cristo, Dio che cammina con il suo popolo. E quando si perde questo rapporto vicino con il Signore, si cade in questa mentalità ottusa che crede nell’autosufficienza della salvezza con il compimento della legge. La vicinanza di Dio”. Quando manca la vicinanza di Dio, quando manca la preghiera, il monito del Papa, “non si può insegnare la dottrina” e neppure “fare teologia”, tanto meno “teologia morale”: la teologia “si fa in ginocchio, sempre vicino a Dio”, ha ribadito Francesco. Le opere di misericordia, ha ricordato, “sono la pietra di paragone del compimento della legge”, perché si va a toccare la carne di Cristo, “toccare Cristo che soffre in una persona, sia corporalmente sia spiritualmente”. Quando si perde la chiave della conoscenza, si arriva pure “alla corruzione”, il grido d’allarme del Papa, che ha parlato della “responsabilità” dei pastori, oggi nella Chiesa, quando perdono o portano via “la chiave dell’intelligenza”, chiudendo “la porta a noi e agli altri”. “Nel mio Paese ho sentito parecchie volte di parroci che non battezzavano i figli delle ragazze madri, perché non erano nati nel matrimonio canonico”, ha raccontato: “Chiudevano la porta, scandalizzavano il popolo di Dio, perché? Perché il cuore di questi parroci aveva perso la chiave della conoscenza. Senza andare tanto lontano nel tempo e nello spazio, tre mesi fa, in un paese, in una città, una mamma voleva battezzare il figlio appena nato, ma lei era sposata civilmente con un divorziato. Il parroco ha detto: ‘Sì, sì. Battezzo il bambino. Ma tuo marito è divorziato. Rimanga fuori, non può essere presente alla cerimonia’. Questo succede oggi. I farisei, i dottori della legge non sono cose di quei tempi, anche oggi ce ne sono tante. Per questo è necessario pregare per noi pastori. Pregare, perché non perdiamo la chiave della conoscenza e non chiudiamo la porta a noi e alla gente che vuole entrare”.

Riforma, 500 anni: convegno alla Lateranense. Marguerat (Università Losanna), “insistere sulle cose comuni e non sulle differenze”

Agensir.it - 1 hour 18 min ago

“Bisogna insistere sulle cose comuni e non sulle differenze. Una cosa comune è l’importanza del sacerdozio di tutti i credenti, perché i ministeri sono un aiuto alla Chiesa per esercitare il suo servizio. Bisogna andare avanti nel dialogo tra cattolici e luterani su questo tema”. Lo ha detto Daniel Marguerat, docente all’Università di Losanna, parlando del “sacerdozio universale come principio ecclesiologico protestante” durante il convegno “Passione per Dio. Spiritualità e teologia della Riforma a 500 anni dal suo albeggiare”, che si svolge nella Pontificia Università Lateranense, a Roma. “C’è un sacerdozio che appartiene a tutti i credenti – ha sottolineato il docente -. Protestanti e cattolici sono d’accordo su questo punto: i ministeri sono necessari alla vita della Chiesa per permettere ai credenti di esercitare il sacerdozio universale. C’è, però, una differenza nella tradizione protestante, insita non nell’essenza ma nelle funzioni tra religiosi e laici. Il Concilio Vaticano II ha mantenuto la tradizione cattolica, ma è una differenza interna alle Chiese”.

Riforma, 500 anni: convegno alla Lateranense. Pani (“La Civiltà Cattolica”), “Francesco sta reinventando il pontificato”

Agensir.it - 1 hour 20 min ago

“Erano 700 anni che il Papa non si riformava, Francesco sta reinventando il pontificato con un nuovo modo di essere Papa, che la gente capisce e apprezza, perché al fondo c’è il Vangelo”. Lo ha detto stamattina padre Giancarlo Pani, docente universitario e scrittore de “La Civiltà Cattolica”, intervenendo al convegno “Passione per Dio. Spiritualità e teologia della Riforma a 500 anni dal suo albeggiare”, che si svolge nella Pontificia Università Lateranense, a Roma. “Nel 1311, durante il Concilio di Vienna, il Papa chiese ai vescovi che partecipavano di fare alcune proposte di riforma. Nello studiare queste pagine mi ha colpito che uno dei vescovi sosteneva che fosse necessario che il capo si riformasse – ha raccontato padre Pani -. Se il capo si riforma, gli altri si riformeranno di seguito. Da allora sono passati più di 700 anni, ma oggi c’è un capo che si riforma. È quello che sta facendo Papa Francesco”. L’attenzione del gesuita si è rivolta anche al dialogo con i luterani e alle modalità con cui Papa Francesco lo sta conducendo. “Le novità sono diverse – ha spiegato -. Anzitutto, ha detto che Lutero è un riformatore e che ha contribuito a riscoprire la Bibbia nella liturgia. Ci invita anche a chiedere scusa se non abbiamo capito la fede degli altri. Sono attenzioni che indicano la portata del suo pontificato”.

Messico: a un mese dal terremoto. Caritas, circa 50mila case e quasi mille chiese danneggiate

Agensir.it - 1 hour 25 min ago

La Caritas messicana in una nota, inviata al Sir, fa il punto della situazione sugli edifici di culto crollati o danneggiati in occasione del sisma del 19 settembre (che ha provocato oltre trecento vittime) e di quello che si era verificato nel sudovest del paese il 7 settembre. Il comunicato parla di “cupole e tetti caduti, pareti pericolanti, enormi crepe in tantissime chiese. Il bilancio totale è infatti di 996 edifici danneggiati. Le diocesi più colpite sono Antequera Oaxaca con 83 chiese danneggiate, Tehuantepec con 87, Tlaxcala con 133, Cuernavaca con 89, l’arcidiocesi di Puebla addirittura con 232 e Città del Messico con 107. Danni si registrano anche nelle diocesi di Ecatepec, Guerrero, Nezahualcóyotl, San Cristóbal de las Casas, Prelatura di Mixes, Tuxtla Gutiérrez, Texcoco, Toluca, Tehuantepec, Chilpancingo-Chilapa, Tapachula, Tenancingo, Valle de Chalco e Coatzacoalcos”.
La nota sottolinea che il danno “non è solo materiale, ma anche spirituale, dato che le comunità vedono nella loro chiesa un elemento di identità. Spontaneamente molti fedeli hanno iniziato da subito lavori di pulizia e sistemazione, nonostante vescovi e parroci li abbiano scoraggiati, indicando che prima di tutto è necessario un intervento del Governo per valutare i danni subiti da ciascuna chiesa”.
Molti edifici, risalenti al sedicesimo, diciassettesimo e diciottesimo secolo sono di grande valore storico ed artistico. Lo sforzo di ricostruzione sarà “titanico”, secondo María Cristina García Cepeda, responsabile della Segreteria per la Cultura del Governo federale.
Nei giorni scorsi la Caritas messicana aveva fatto il punto anche sulle abitazioni danneggiate dai due terremoti: sono circa 50mila e l’emergenza maggiore si registra negli Stati meridionali di Oaxaca e Chiapas, colpiti dal primo terremoto.

Messico: a un mese dal terremoto. Padre Narváez (Caritas), “bilancio ufficiale di 345 vittime non ancora definitivo”

Agensir.it - 1 hour 25 min ago

È trascorso un mese dal terremoto che ha colpito il centro del Messico e la sua capitale (era infatti il 19 settembre, vero sera ora italiana). Un evento che ha fatto seguito al precedente sisma del 7 settembre, che ha avuto il suo epicentro nell’oceano Pacifico e al passaggio, sempre nelle stesse settimane, di due uragani tropicali Lidia (nel nordovest del Paese) e Katia (che ha invece colpito le coste orientali). Un concentrato di calamità cui la Caritas messicana ha cercato di far fronte con tutte le forze, come spiega al Sir padre Rogelio Narváez, segretario esecutivo della pastorale sociale – Caritas della Chiesa messicana, facendo il punto della situazione, ricordando anche l’incredibile numero di scosse di assestamento oltre 8mila per il terremoto del 7 settembre, oltre 2.000 per quello del 19 settembre, con picchi oltre il sesto grado Richter. “A quasi due mesi di distanza dalle prime calamità naturali – ci dice – sono ancora tante le famiglie che vivono nei centri di accoglienza o negli alberghi, avendo sempre vivo il timore, come dicono loro, che il mare invada la terra”. Ma la prova più grande è stata appunto il sisma del 19 settembre.
Ad un mese di distanza si inizia a tracciare un bilancio delle vittime e dei danni. Il coordinatore nazionale di protezione civile, Luis Felipe Puente, lo scorso 28 settembre, ha fornito un bilancio ufficiale di 345 morti, così suddivisi: 206 a Città del Messico, 74 nel Morelos, 45 nello stato di Puebla, 13 nello stato di México e uno in Oaxaca. “Però – spiega padre Narváez – a Città del Messico girano anche altre storie e altri numeri e, ad esempio, non sono state conteggiate le 16 vittime del Chiapas. Sarà difficile arrivare ad una cifra veramente attendibile”. Impressionante la gara di solidarietà tra le diocesi messicane; aiuti sono giunti da tutto il mondo. Nelle varie collette la Caritas messicana ha finora raccolto 14 milioni di pesos. La Caritas sta intervenendo con progetti mirati “sul posto”, soprattutto nelle diocesi più isolate e meno seguite, come quella di Tapachula, ai confini con il Guatemala: “In molte zone sembra che ci sia stata una guerra, è tutto distrutto”, dice il segretario della Caritas.

Polonia: Amnesty, “represse le proteste pacifiche, cercano di instillare la paura”

Agensir.it - 1 hour 37 min ago

Il governo polacco “reprime le proteste pacifiche con l’evidente proposito di disincentivarne altre”. È l’accusa di Amnesty international in un rapporto diffuso oggi, intitolato “In strada a difendere i diritti umani”. Il rapporto dettaglia le varie tecniche usate dalle autorità, come la sorveglianza, le intimidazioni e i procedimenti giudiziari, sia per disperdere che per impedire le proteste di massa. Dal 2016 – informa Amnesty – migliaia di persone sono scese in strada per protestare in modo pacifico contro una serie di leggi repressive, tra cui quelle sui diritti delle donne. Nel luglio 2017 migliaia di persone in oltre 50 città polacche hanno preso parte alle manifestazioni contro la proposta di legge del governo che avrebbe messo a rischio l’indipendenza dei giudici. Il governo ha reagito con una serie di azioni di polizia che hanno ostacolato lo svolgimento delle proteste. Oltre all’impiego di tattiche pesanti da parte della polizia, nuove leggi continuano a imporre limitazioni al diritto di manifestazione pacifica. Nel dicembre 2016 il Parlamento polacco ha adottato una restrittiva legge sui raduni, che privilegia le “manifestazioni cicliche”, ovvero quelle curate dai medesimi organizzatori e che si svolgono nello stesso luogo più volte all’anno. Nel 2017 le autorità hanno favorito lo svolgimento di raduni mensili di sostenitori del governo a scapito di altre richieste di manifestare pacificamente. “Mentre il governo continua a rafforzare il controllo sul sistema giudiziario, la resistenza popolare continua a crescere. Le autorità cercano in tutti i modi di bloccare le proteste: la polizia sorveglia, minaccia e avvia persino procedimenti giudiziari nei confronti dei manifestanti, anche per il semplice fatto di aver preso la parola in pubblico – ha dichiarato Barbora Černušáková, ricercatrice di Amnesty sulla Polonia -. Sia le Nazioni Unite sia l’Unione europea hanno rapidamente riconosciuto che il veto del presidente alla legge che avrebbe demolito l’indipendenza della magistratura era arrivato soprattutto a seguito delle proteste di massa. Ora questi manifestanti hanno bisogno del sostegno della comunità internazionale per continuare a portare avanti la loro lotta”. “Il governo polacco sta cercando di instillare la paura in coloro che vogliono manifestare pacificamente”, ha commentato Černušáková.

Settimana sociale: Magatti (sociologo), “il buon lavoro crea lavoro”

Agensir.it - 1 hour 51 min ago

“Il buon lavoro crea lavoro, mentre il cattivo lavoro finisce col distruggere la possibilità stessa di lavorare”. Ne è convinto il sociologo Mauro Magatti, che in un’intervista al Sir, alla vigilia della Settimana sociale (26-29 ottobre), spiega che “a Cagliari verranno suggerite alcune piste: metteremo a punto una proposta in primo luogo al governo – sarà presente il primo ministro – ma poi anche alle parti sociali, ai sindacati e al mondo imprenditoriale”. “Il lavoro degno – argomenta Magatti – non è solo una questione filosofica, parte da una visione antropologica e passa da un metodo da seguire: denuncia, ascolto, buone pratiche e proposta. Con la Settimana Sociale di Cagliari si delinea una modalità di essere presenti da cattolici nel discorso pubblico e istituzionale non come una parte che deve difendere i propri interessi o quelli degli altri, ma come una componente che cerca a partire dalle esperienze reali di dare un contributo al mitico bene comune”. Concetto che, tradotto sul piano del lavoro, “significa da una parte affrontare il nodo della disoccupazione, soprattutto giovanile, e dall’altra combattere le spinte verso la disumanizzazione che sempre risorgono e che chiedono risposte capaci di valorizzare l’essere umano”.

Settimana sociale: Magatti (sociologo), “sarà uno spartiacque tra un prima e un dopo”

Agensir.it - 1 hour 53 min ago

La Settimana Sociale sarà uno spartiacque “tra un prima e un dopo”: in continuità con il passato, ma con indicazioni importanti sulla linea dell’impegno della Chiesa italiana “ad ascoltare gli inviti che Papa Francesco ci fa continuamente ad essere un popolo che cammina”. Mauro Magatti, docente di sociologia all’Università Cattolica e segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, descrive così – in un’intervista al Sir – le giornate di Cagliari, che dal 26 al 29 ottobre sarà teatro della 48ª edizione dell’importante appuntamento ecclesiale, sul tema: “Il lavoro che vogliamo”. “Saper restituire al lavoro il suo significato pregnante non è un’urgenza del tempo di oggi, ma un compito con cui la Chiesa ha imparato a confrontarsi da sempre, ricorda il sociologo a proposito dei quattro aggettivi del lavoro indicati nel tema della Settimana: “Libero, creativo, partecipativo, solidale”: “Non dobbiamo commettere l’errore di credere che ci sia stata un’epoca d’oro in cui l’accezione del lavoro fatta propria dal tema della Settimana Sociale di Cagliari sia stata una questione pacifica. La convinzione profonda della comunità ecclesiale, spiega Magatti, è che “questi aggettivi, declinati chiaramente e a partire da una visione antropologica ben precisa, non sono soltanto un dover essere morale, ma le linee indispensabili anche per poter raggiungere gli obiettivi di tipo economico”.  “Si è pensato troppo spesso di risolvere i problemi a partire da una concezione del lavoro come semplice strumento, e quindi riduttiva, con tutte le conseguenze che questa scelta ha comportato”, il grido d’allarme: “Il lavoro umano è, invece, in prima istanza l’origine della nostra ricchezza più grande come esseri umani e ripensarlo in questa chiave richiede di camminare sui binari della giustizia. Il lavoro è dignità, come ripete stessa Papa Francesco”.

Bolivia: il vescovo di Sucre dopo le accuse del presidente Morales, “difendere la Costituzione non è fare politica”

Agensir.it - 1 hour 55 min ago

“Dire la verità non è fare politica, difendere la Costituzione e chiedere che venga rispettata non è fare politica, ogni cittadino boliviano ha il diritto di esprimere in democrazia la sua opinione riguardo a ciò che succede nel Paese”. Queste le dichiarazioni rese ieri in Bolivia dal vescovo di Sucre, mons. Jesús Juárez Párraga. Nelle sue dichiarazioni, raccolte dall’agenzia Fides, il vescovo ha aggiunto che la Chiesa cattolica continuerà a promuovere l’evangelizzazione e si sforzerà perché i cattolici prendano ogni giorno maggior coscienza del proprio ruolo”.
Nei giorni scorsi la Conferenza episcopale boliviana si era espressa contro l’eventualità di un’ulteriore mandato presidenziale per il presidente Evo Morales, dopo che tale possibilità era stata bocciata in un referendum popolare tenutosi nel febbraio del 2016. Domenica scorsa Morales aveva dichiarato che “alcuni preti non accettano che gli indios siano presidenti”.

Elezioni: Ac Sicilia, lettera aperta ai candidati alla presidenza della Regione

Agensir.it - 2 hours 5 min ago

“Sogniamo e vogliamo una Sicilia che con convinzione e determinazione dica NO alla mafia, all’illegalità, alla corruzione, alla criminalità. Una Sicilia onesta e libera, figlia degli ideali difesi da Falcone, Borsellino, don Puglisi, Livatino, Giuliano e da tutti coloro che hanno lottato e lottano per liberarla dal marcio che la rovina”. È quanto si legge in una lettera aperta del settore giovani di Azione Cattolica ai candidati della presidenza della Regione Sicilia. “Sogniamo una Sicilia fatta da persone, che non operino solo per il proprio interesse ma per il bene di tutti e delle generazioni future: donne e uomini che si prendano cura di questa terra con responsabilità e dedizione, che non si arrendano allo stato delle cose, ma lottino per cambiarlo”, scrivono i giovani delle diciotto diocesi della regione nella lettera, presentata al Consiglio regionale di Ac riunitosi a Pergusa lo scorso 14 e 15 ottobre, in vista delle elezioni del 5 novembre. “Tutto ciò può nascere solo creando interesse e promuovendo Cultura”, sostengono i firmatari della missiva: “Valorizziamo le scuole e le università, rendiamo la formazione accessibile a tutti, utilizziamo a vantaggio del domani le proposte che oggi offrono le nostre istituzioni scolastiche: creiamo rete tra gli enti di formazione e il mondo del lavoro, rendiamo più efficaci i progetti di scuola-lavoro offrendo ai ragazzi una vasta gamma di settori per poter scegliere di fare esperienza di ciò che sentono più vicino alla propria scelta futura, proponiamo ambienti competitivi ma sani, stimolanti, propositivi”. Ambiente e servizi, i due ambiti di criticità citati per primi nella lettera, che in positivo chiede invece di ripartire dal turismo, in una terra come la Sicilia che “è un museo a cielo aperto” e di sostenere lo spirito imprenditoriale, “promuovendo l’occupazione giovanile e femminile spesso penalizzata”. Per superare il disinteresse dei giovani alla politica, i giovani di Ac chiedono ai destinatari delle lettera aperta di creare “momenti di confronto, di formazione, un contatto diretto tra il governo e i cittadini” e di raggiungere i giovani “nei loro luoghi”.

Sport: Scholas, domani a Roma al via “FutVal”, per “trasmettere i valori della solidarietà attraverso il calcio”

Agensir.it - 2 hours 24 min ago

Prende l’avvio domani, nell’oratorio della Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma “FutVal”, programma educativo finalizzato a trasmettere i valori della solidarietà attraverso il calcio. L’iniziativa è curata dalla Fondazione Pontificia Scholas, nata nelle periferie di Buenos Aires su impulso dell’allora cardinale Bergoglio. Da allora molta strada è stata fatta, si ricorda in un comunicato: Scholas oggi è un’organizzazione internazionale di diritto pontificio, presente in 190 Paesi con una rete che comprende 446.133 scuole e reti educative di tutte le Confessioni religiose, sia pubbliche sia private. Il suo obiettivo è promuovere la cultura dell’incontro per la pace attraverso l’educazione. Nella mattinata del 20 ottobre, trenta tecnici di associazioni sportive e scuole calcio seguiranno un corso di formazione psicopedagogico – tenuto da Edgardo Zanoli, responsabile e coordinatore tecnico di settore giovanile AC Milan – che è incentrato sui valori di FutVal: identità, rispetto, lavoro di squadra, onestà, sforzo, spirito solidale, resilienza. Il progetto proseguirà con altri tre appuntamenti il 24 novembre, il 15 dicembre e il prossimo 26 febbraio. Nei tre centri FutVal in Italia – a Como, Roma e Napoli – si adotta la metodologia FutVal per promuovere e armonizzare il “patto educativo” attraverso l’insegnamento del calcio. Il lavoro è rivolto ai giovani ed è suddiviso in un’attività di base per bambini di 5-12 anni (polivalente, ludica, educativa, tecnico tattica) e in un’attività agonistica per ragazzi di 13-16 anni (condizionale, ludica, tecnico tattica, agonistica). Tra i sostenitori e i partecipanti alla giornata inaugurale di FutVal ci sono gli ex calciatori Gianluca Zambrotta, Simone Perrotta, Damiano Tommasi. Riferendosi alla mission di Scholas, Papa Francesco ha dichiarato: “Lo sport è importante perché insegna a giocare in squadra, salva dall’individualismo, aiuta a non essere egoisti. Per questo è importante lavorare in squadra, studiare con gli altri compagni, percorrere insieme il cammino della vita. Quando si gioca in team, si cresce. E quando si gioca in team, la competizione invece di essere conflitto è seme di pace”. Il direttore mondiale Scholas, Enrique Palmiero, ha aggiunto: “L’essenza dello sport in generale e del calcio in particolare insegna a interagire e a lavorare insieme, per dare priorità al bene comune. L’obiettivo di FutVal è arricchire la vita dei bambini dei giovani e le loro comunità attraverso il calcio, mettendo in risalto i valori dello sport e trasferendoli alle comunità di appartenenza”.

Migranti: Alfano (Consulta minori non accompagnati), “riconoscere i diritti che sono ancora negati”

Agensir.it - 2 hours 27 min ago

“Siamo qui perché vogliamo presentare la nostra azione sul territorio, ovvero impegnarci perché ai minori stranieri vengano riconosciuti tanti diritti che sul territorio e nel Paese sono ancora negati”. A dirlo è stato Maurizio Alfano, coordinatore della Consulta sui minori non accompagnati, intervenuto ieri a Cosenza nel convegno “Migranti minorenni: vulnerabili e senza voce”, organizzato dall’ufficio Migrantes diocesano. “Da poco abbiamo avviato il lavoro della Consulta (istituita dal Garante regionale per i diritti dell’Infanzia ndr). Non aspetteremo le segnalazioni di criticità sui minori non accompagnati, ma gireremo e stiamo già girando sul territorio per verificare le condizioni di prima e seconda accoglienza dei minori. Stiamo facendo già un’azione di monitoraggio per verificare tutta una serie di diritti, quali ad esempio quelli della scuola, dell’inserimento socio-lavorativo e della sanità, ma anche del modo di praticare lo sport, che spesso è impedito ai minorenni”. A proposito delle situazioni dei centri di accoglienza, “quelli di primissima accoglienza registrano un problema relativo all’aspetto sanitario. Il sistema sanitario di uno a uno lì non funziona, così come la presa in carico sanitaria e sociosanitaria. Stenta anche l’aspetto sociale dell’ascolto del minore da parte dei professionisti dedicati”. Per Alfano “ai minori non accompagnati andrebbero estese tutte le tutele proprie dei minori italiani. Un minore italiano tolto dal proprio nucleo familiare costa allo Stato 70 o 75 euro al giorno; un minore straniero costa 45 euro. Già questa prima differenza economica la dice lunga sui servizi a tutela dei minori. Basterebbe colmare questo gap perché il nostro Paese sia civile”.

Migranti: Anastasi (Centro La Pira di Pozzallo), “il tutore è fondamentale per favorire il percorso d’inclusione”

Agensir.it - 2 hours 38 min ago

“Nell’ambito della campagna ‘Liberi di partire. Liberi di restare’, grazie alla Cei, abbiamo intrapreso attività di sensibilizzazione verso la tutela dei minori non accompagnati attraverso la costituzione di reti sul territorio che stanno dando risultati incoraggianti”. A portare la testimonianza del Centro mediterraneo La Pira di Pozzallo (Rg) è il direttore Giacomo Anastasi, intervenuto ieri a Cosenza al convegno “Migranti minorenni: vulnerabili e senza voce”, organizzato dall’ufficio diocesano Migrantes. “L’iniziativa è ancora nella fase iniziale e siamo ancora nella fase della sensibilizzazione, ma abbiamo formato già 25 tutori. Partiamo dall’incontro, nel presupposto che la figura del tutore non è solo giuridica ma può accompagnare il progetto migratorio e di vita del minore non accompagnato”. Per Anastasi, “il tutore è fondamentale per favorire il percorso di inclusione perché può accompagnarlo nel percorso di costruzione di un progetto di vita. Per questo lo deve accompagnare in tutti gli ambiti, partendo da quelli legati all’accoglienza, ai diritti internazionali, alla possibilità di richiesta di protezione internazionale”. Presentando l’impegno a favore dei minori non accompagnati, Anastasi ha precisato che “in Sicilia abbiamo una rete di integrazione, e questo è significativo, perché riteniamo sia importante lavorare nei territori, nelle comunità, incontrare gruppi e associazioni, persone nelle parrocchie ed associazioni per raccontare i minori non accompagnati e per pensare insieme strategie per accompagnarli”. Infatti, “fare il tutore significa fare esercizio di cittadinanza in modo attivo aiutando un giovanissimo in un momento molto delicato della sua vita”.

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