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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 4 hours 38 min ago

Confraternite: mons. Parmeggiani, “creare qualche posto di lavoro” per “far crescere la società”

5 hours 22 min ago

“Dobbiamo tornare all’essenziale. Il vero contributo che possiamo dare alla società e alla famiglia è innanzitutto il primato di Dio nella nostra vita personale, famigliare, comunitaria-confraternale all’interno delle più ampie realtà ecclesiali”. Lo ha affermato oggi pomeriggio monsignor Mauro Parmeggiani, assistente ecclesiastico della Confederazione delle Confraternite delle diocesi d’Italia, nella prolusione che ha aperto, a Chieti, il convegno nell’ambito del XXIV Cammino nazionale. Rispetto al “variare di società, famiglia, cultura in generale”, secondo Parmeggiani, “non dobbiamo preoccuparci troppo di questi cambiamenti”. “Dobbiamo conoscerli ma non spaventarci più di tanto anche perché Dio che annunciamo e testimoniano non muta”, ha osservato il vescovo, secondo cui “piuttosto, dobbiamo cambiare il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane ed anche il modo di trattare le persone che forse hanno provocato anche in un recente passato un allontanamento da Dio e dalla fede di cui ci lamentiamo ora”. “Dobbiamo, forse fare un po’ di autocritica”, ha ammesso. Parmeggiani si è poi soffermato sull’importanza di “dare testimonianza”, partendo dalla necessità “che anziani e giovani siano a contatto”. “Ecco la forza della pietà popolare, delle Confraternite dove occorre logicamente evangelicità, ecclesialità e missionarietà ma attraverso la narrazione dei sogni da parte degli anziani”, ha notato. E ha suggerito due vie: quella di “una carità concreta e coinvolgente anche i nostri giovani, le famiglie, gli anziani” e quella del lavoro, chiedendo di “contribuire con i nostri beni, i nostri terreni spesso incolti”. “Se ogni Confraternita creasse qualche posto di lavoro, contribuirebbe a far crescere la nostra società, la famiglia e anche il senso stesso del nostro essere”.

Don Milani e don Mazzolari: mons. Debernardi (Pinerolo), “non dimentichiamoli. Imitiamoli”

5 hours 52 min ago

“Grazie, Papa Francesco, per la tua visita a Bozzolo e Barbiana. Leggendo i due discorsi mi sono convinto ancora di più di quanto è bella la missione del prete che gioca tutta la sua vita con la gente che il Signore gli affida”. È quanto scrive il vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi, nell’editoriale pubblicato sull’ultimo numero di “Vita Diocesana Pinerolese”. “Quanti preti così – rileva – abbiamo avuto anche nella nostra diocesi”. “Non dimentichiamoli. Essi hanno inteso la parrocchia come casa dalle porte sempre aperte, come ‘focolare che non conosce assenze’. Imitiamoli”, l’invito del vescovo. Rispetto al ministero di Mazzolari e Milani, mons. Debernardi ricorda due episodi. Il primo di Mazzolari, “quando nel 1956, egli venne ad Ivrea a predicare la missione cittadina, che però non riscosse molto successo”. “Non ricordo più le parole di don Mazzolari, ma ho ancora negli occhi quel crocifisso che egli alzava come segno di speranza e di redenzione”, racconta il vescovo, ammonendo che “mostrare il crocifisso è la missione del prete” perché significa “far incontrare ogni persona con l’amore di Dio”, “avere del buon senso” e “credere nella misericordia”. Di don Milani “ho letto, quando ero giovane prete, ‘Esperienze pastorali’ e ‘Lettera a una professoressa’” e “conservo nella memoria la bella esperienza che feci con il gruppo scout della mia parrocchia: una camminata sino a Barbiana”. “Forse, allora, non comprendevo completamente la ricchezza della sua personalità e la profondità della sua profezia”, ammette, aggiungendo che “mi colpiva più l’incidenza sociale e politica del suo fare scuola partendo dagli ultimi e dai poveri”. “Mi affascinava la sua figura che classificavo come ‘contestatore’ e coraggioso innovatore in campo educativo” e – prosegue – “non riuscivo ad andare più in profondità e a capire che tutto il suo agire aveva le radici profonde in una fede totalizzante che si esprimeva nel donarsi totalmente al Signore e alla piccola comunità di cui era diventato pastore”.

Mezzogiorno: Rossini (Acli), “la forbice tra nord e sud continua ad allargarsi”

6 hours 12 min ago

“I dati pubblicati oggi ci ripetono che la forbice tra nord e sud continua ad allargarsi. Dieci anni consecutivi senza un cambio di segno sono un segnale della necessità di una stabilità politica capace di pianificare risposte strutturali”. Lo afferma Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli, commentando il rapporto della Cgia di Mestre che ha messo a confronto le diverse aree del Paese. “Quello che ci preoccupa maggiormente – aggiunge Rossini – sono i dati relativi all’esclusione sociale, dove il divario rischia di essere più preoccupante. Su questo argomento, già nei mesi scorsi avevamo lanciato un allarme”.

Nel rapporto “Le Cinque Italie” elaborato dall’Iref, l’Istituto di ricerche educative e formative che fa capo alle Acli, veniva infatti affrontato il tema dell’aumento delle diseguaglianze attraverso la distribuzione sociale e territoriale della ricchezza nel nostro Paese. “Sulla base di una serie di indicatori – ricordano oggi le Acli -, emergeva un’Italia divisa in cinque poli. A un polo dinamico, uno delle comunità prospere e a un terzo di territori industriosi, si aggiungevano due poli individuati proprio nel Meridione: il Sud fragile e le Province depresse. Se queste, a fronte di un lento declino o di una stasi nei principali parametri economici e sociali, conservano standard di vita non troppo lontani da quelli medi in Italia, il Sud fragile versa in una condizione di disagio profondo. Se la filiera produzione, occupazione, ricchezza, credito e investimento non funziona, allora perfino gli indicatori di civismo manifestano una speciale fragilità”.

“Se si intendesse proporre una politica nazionale di sviluppo – afferma Paola Vacchina, responsabile dell’Ufficio studi delle Acli – occorrerebbe individuare strumenti differenziati a seconda delle aree coinvolte. Sarebbe l’unico modo per tenere insieme un Paese così eterogeneo”.

Torino: mons. Nosiglia, “non lasciamoci rubare la speranza”. “Politica silente”. “Servono iniziative di formazione e spazi di confronto”

6 hours 19 min ago

“La città appartiene a ogni suo abitante e tutti dobbiamo sentircene custodi. Siamo chiamati a custodire questo patrimonio come un ambiente educante, dove si respira aria pulita non solo per la mancanza di smog e polveri sottili, ma per quella fraternità che unisce famiglie, persone e le varie aggregazioni sociali”. Lo ha affermato questa mattina l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, nel corso della celebrazione eucaristica per la natività di San Giovanni Battista, patrono della città. Per Nosiglia, “essere custodi della nostra città significa preoccuparsi di far crescere un ambiente antropologico e sociale, di valore umano e spirituale insieme, che non emargina nessuno e non scarta chi è meno fortunato”. “La città unita è un’utopia? Forse – ha notato l’arcivescovo – ma senza utopia non c’è futuro”. E se “Torino è riconosciuta come la città dei diritti in tanti ambiti”, ha aggiunto Nosiglia, “sarebbe bene però far crescere anche la città dei doveri”. L’arcivescovo ha definito “silente” il mondo della politica cittadino, soprattutto se messo “a confronto con la ricchezza di iniziative e proposte che vengono dai mondi del volontariato e delle attività culturali, ma anche delle imprese e del credito”. “Manca passione per la politica, intesa come ‘amore per la città’” e “mancano i giovani che scommettano sulla politica come realizzazione di una vocazione”, ha rilevato Nosiglia, che ha incoraggiato “iniziative di formazione politica, spazi di dibattito, confronto e ascolto sui temi concreti del nostro territorio”. “Non lasciamoci rubare la speranza che nasce dalla fede, per i credenti, e dai principi laici di giustizia, solidarietà e pace”, l’esortazione conclusiva dell’arcivescovo, che ha chiesto di far “leva sulle grandi potenzialità e risorse positive che abbiamo e non lamentiamoci solo e sempre di quello che ci manca”.

Ucraina: domani in 6mila sulla tomba di san Giosafat. Shevchuk, “pregheremo per la pace e l’unità”

6 hours 37 min ago

Sono circa 6mila gli ucraini attesi domani in Vaticano dove saranno pellegrini sulla tomba di san Giosafat nel 150° anniversario della canonizzazione e parteciperanno alla Divina Liturgia celebrata in san Pietro da Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina. In un’intervista a Radio Vaticana, Shevchuk ricorda che “san Giosafat è un martire per l’unità della Chiesa” e per questo “la santità di questo vescovo porta in sé un forte messaggio: tutti i cristiani devono pregare, lavorare e – se c’è bisogno – anche morire per restaurare l’unità visibile e piena della Chiesa di Cristo”. Sua Beatitudine rileva che “celebreremo la liturgia nel rito bizantino all’altare della Confessione” grazie al fatto che “il Papa ci ha concesso un privilegio particolare, perché su tale altare, che è collocato sopra la tomba di San Pietro, solo il Papa può celebrare”. “Pregheremo per la pace in Ucraina”, assicura Shevchuk, aggiungendo che “pregheremo per l’unità delle Chiese in Ucraina, perché forse questo dolore della divisione fra cattolici e ortodossi non è così visibile e tangibile ma in Ucraina attraversa il cuore della nazione”. “Oggi come mai – osserva – davvero si sente il bisogno dell’unità fra i cristiani per avere una pace autentica”. Sulla situazione attraversata dal Paese, dove da poco è stata concordata la “tregua del pane”, Sua Beatitudine evidenzia che “se continueranno i combattimenti e non si potranno raccogliere i frutti della terra ci sarà il rischio di un grave problema di alimentazione per la gente”. “I volontari della Caritas Ucraina – conclude – ogni giorno rischiano la loro vita cercando di portare il pane sotto i bombardamenti alla gente”.

Meeting Grottammare: mons. Pizzaballa, distrutti “due terzi della città di Aleppo”

6 hours 45 min ago

“Due terzi della città di Aleppo sono stati distrutti. Servirà molto tempo per la ricostruzione ma ci vorrà ancora più tempo per ricostruire un tessuto sociale solido”. Mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, ospite oggi, a Grottammare, del Quarto meeting nazionale dei giornalisti cattolici e non, ha tracciato un quadro della situazione in Medio Oriente. “Nel 2016 da Betlemme – ha detto – sono partite 128 famiglie cristiane, circa 500 persone, tutte famiglie con figli. Sono andate via perché non sanno quale potrà essere tra qualche anno la situazione, se i loro figli avranno ancora il muro. Mi hanno detto ‘la partenza sarà difficile, ma poi per loro sarà meglio’. Parlare di speranza in questo contesto complesso è difficile”.
“Sono rimasto positivamente colpito dalla testimonianza cristiana in zone come quella di Aleppo”, ha aggiunto: “Nel periodo peggiore della guerra il problema principale era l’acqua: le fonti erano controllate da Isis e non tutti avevano pozzi artesiani. Li avevano parrocchie e conventi. I giovani, in quei giorni, nonostante i pericoli, giravano per la città con i camioncini per portare l’acqua alla gente”.

Meeting Grottammare: mons. Pizzaballa, in Medio Oriente “cambiamenti epocali”

6 hours 46 min ago

Il negoziato per l’accordo fondamentale tra Israele e Santa Sede è in dirittura d’arrivo. “Potrebbe essere firmato entro quest’anno”. A dare l’annuncio è mons. Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, che quest’oggi è stato ospite del Quarto meeting nazionale dei giornalisti cattolici e non, a Grottammare. “Poi bisognerà interpretare l’accordo”, ha aggiunto. Riflettendo sulla situazione in Medio Oriente, mons. Pizzaballa ha sottolineato che “siamo in un periodo di cambiamenti epocali, ma ora non sappiamo quale sarà la situazione tra cinque anni. In Terra Santa apparentemente non ci sono cambiamenti epocali, c’è la politica dei fatti sul territorio. In Terra Santa l’Isis non c’è, ma l’ideologia Isis è arrivata anche lì e forte è la preoccupazione per le piccole comunità come quella cristiana”.

Elezioni in Albania: mons. Meta (Cea), “clima sereno e disteso”. “Attenzione alla compravendita dei voti”. Le priorità per il nuovo governo

6 hours 58 min ago

“Le elezioni di domani si svolgeranno in un clima sereno e disteso: atmosfera che ha accompagnato un po’ tutta la campagna elettorale. Questa tornata elettorale produrrà un Parlamento e un esecutivo che saranno impegnati nella riforma della giustizia, fondamentale per la nostra fragile democrazia, per poter aprire successivamente i negoziati con l’Ue in vista di un possibile ingresso dell’Albania”. È quanto dichiara al Sir mons. Gjergj Meta, portavoce della Conferenza episcopale albanese e vescovo eletto della diocesi di Rrëshen. “I vescovi – ricorda mons. Meta -, insieme ai leader delle altre religioni, hanno rivolto un appello, circa un mese fa, sottolineando ai politici l’importanza del dialogo per il bene del popolo. Nello stesso tempo, rimarcando l’impegno che dovrà assumersi il nuovo esecutivo nella lotta alla corruzione e al narcotraffico e nelle iniziative per far fronte alla povertà diffusa”. Il portavoce rivolge un invito a “partecipare al voto”: “È molto importante perché significa partecipare al bene comune. Però bisogna fare molta attenzione alla compravendita dei voti. Un fenomeno, questo, registrato nelle passate elezioni amministrative e generali”. Tra le altre sfide per il futuro esecutivo il vescovo eletto chiede politiche attive per il lavoro, vista la crescente disoccupazione. “In Albania – dice Meta – ci sono molti giovani e questo lo ha notato anche il Papa invitando i vescovi a lavorare con loro. Ma non bisogna dimenticare che i giovani hanno bisogno anche di un lavoro. L’impegno per l’occupazione giovanile, quindi, rimane un punto fermo per il nuovo governo che uscirà dalle elezioni di domani”.

Cannabis: Boscia (Amci), “legalizzazione comporterebbe pericolosità dal punto di vista medico”

7 hours 19 min ago

“Sono ormai molte le evidenze scientifiche provenienti dalle varie discipline e specialità mediche che concordano e lanciano l’allarme delle dimostrate conseguenze disastrose che la legalizzazione della cannabis comporterebbe in relazione alle future condizioni di salute della popolazione soprattutto giovanile. Alla luce dell’esperienza statunitense e delle conseguenze sulla sanità pubblica che sono state ad oggi scientificamente documentate, l’Amci ritiene doveroso sottolineare la pericolosità dal punto di vista medico che una scelta come la legalizzazione o ancor peggio liberalizzazione, comporterebbe”. Ad affermarlo è Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci). Secondo Boscia, “il problema del controllo del traffico e del consumo di cannabis non può essere risolto con soluzioni che incrementino e legittimino il suo consumo sociale” anche perché “il prezzo da pagare in termini di salute mentale e fisica è inaccettabile oltre che insostenibile pure per gli alti costi sociali e sanitari che genererebbe. Inoltre, rispetto, all’uso medico dei prodotti a base di delta 9 THC (il principio attivo della cannabis), per il presidente dell’Amci, c’è necessità “di consigliare ai medici estrema prudenza nell’utilizzo di tali preparati” oltre che “ulteriori studi scientifici in grado di provare la sicurezza e la reale efficacia di tali farmaci, ad oggi scarsamente dimostrata”. Infine, “sulla coltivazione domestica della cannabis per uso sia ricreativo che medico, l’Amci non può che dissentire profondamente perché tale scelta è contraria ad ogni basilare principio di correttezza professionale e scientificità dell’utilizzo di terapie mediche a base di sostanze psicoattive che non possono essere lasciate alla diretta gestione del paziente”.

San Giovanni: messaggio del vescovo di Cesena-Sarsina, “in attesa di Papa Francesco”. Inaugurata la casa-famiglia in episcopio

7 hours 29 min ago

“In attesa di papa Francesco”. Si intitola così il messaggio scritto dal vescovo di Cesena-Sarsina, monsignor Douglas Regattieri, diffuso oggi al termine della Messa per la festa del patrono di Cesena e titolare della cattedrale, san Giovanni Battista. “Come il Battista – ha detto il presule durante l’omelia pronunciata in una cattedrale gremita di fedeli e davanti alle maggiori autorità civili e militari – preparava la venuta di Cristo, così noi ci prepariamo per la venuta del vicario di Cristo. E il messaggio che oggi vi consegno, assolve proprio a questo scopo”.
Dopo aver parlato della preparazione e dell’attesa crescente sia in città sia nella comunità cristiana per la visita di papa Francesco del prossimo 1 ottobre, monsignor Regattieri ha concluso accennando al “segreto dei cristiani: la gioia”. Nonostante vestisse di peli di cammello e si nutrisse di locuste, il Battista “non ha cancellato dal suo volto il sorriso e la gioia perché sapeva che lo sposo sarebbe venuto e avrebbe portato nel mondo la salvezza – ha aggiunto il vescovo -. Anche noi aspettiamo il vicario di Cristo. Ci trovi vigilanti e gioiosi”.
Dopo la solenne concelebrazione eucaristica, negli attigui locali dell’episcopio è stata inaugurata la casa-famiglia affidata alla comunità papa Giovanni XXIII. Fino a un anno fa quegli stessi spazi erano occupati dagli uffici di curia, ora traslocati in un unico immobile di recente ristrutturazione assieme a ogni altro ufficio diocesano.

Per l’associazione fondata da don Oreste Benzi si tratta della prima volta in casa di un vescovo. L’ampio e accogliente appartamento potrà ospitare fino a 12 persone. Responsabile della struttura sarà la famiglia di Simona ed Ezio Nobili, 45 anni lui e 44 lei, sposati dal 2000; famiglia composta dalla coppia e dai loro quattro figli, che hanno dai 7 ai 14 anni, e che ora potrà accogliere altre sei persone. “Questa è una casa di accoglienza e di preghiera – ha detto la moglie ai giornalisti – nella quale chi vuole troverà ospitalità, anche per un fine settimana di riflessione e meditazione”.
“Oggi in un certo senso trova compimento quanto dissi quasi sette anni fa quando feci l’ingresso a Cesena – ha ricordato il vescovo Douglas -. Dissi che sarei voluto essere ‘procuratore dei poveri’. Non so se ci sono riuscito. Certo oggi trova compimento un desiderio che avevamo annunciato da tempo”.
Al vescovo la famiglia di Ezio e Simona ha donato una croce realizzata con il legno dei barconi naufragati nel mar Mediterraneo.

Salute: Idi, martedì 27 giugno controlli gratuiti per la Giornata mondiale della sclerodermia

7 hours 38 min ago

In occasione della Giornata mondiale della sclerodermia, martedì 27 maggio l’Istituto dermopatico dell’Immacolata (Idi), nella sede di via dei Monti di Creta 104, a Roma, metterà a disposizione dalle 8 alle 20, attraverso appuntamento telefonico (06.66464094), medici specialisti e strutture diagnostiche dell’ospedale per esami di capillaroscopia, controlli dermatologici per sclerodermia e consulenze di chirurgia plastica. La Giornata della sclerodermia è promossa da Fesca (Federation of European scleroderma associations) e, in Italia, dalle associazioni dei pazienti As.Ma.Ra, Gils, Ails, Apmar che – si legge in una nota – “da anni operano in prima linea per sostenere chi viene colpito dalla patologia, ma anche per campagne di sensibilizzazione più che mai importanti vista la tipologia rara della malattia”. Quello di martedì 27 – spiega – Annarita Panebianco, direttore sanitario dell’Idi, sarà “un piccolo, ma importante contributo che l’Istituto vuole fornire alla lotta contro una malattia che colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile”. “L’adeguato inquadramento clinico dei primi sintomi della malattia come i disturbi circolatori periferici (fenomeno di Raynaud) e l’indurimento cutaneo – prosegue – consentono una diagnosi precoce attraverso la quale è possibile instaurare trattamenti terapeutici che consentono di rallentare o modulare gli effetti evolutivi della malattia”.

San Giovanni: card. Betori (Firenze), “la città ha bisogno di presenze vive”

8 hours 4 min ago

“Essere testimoni nel mondo della luce e della pace, della verità e dell’amore”. È l’impegno indicato questa mattina dall’arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore per la natività di San Giovanni Battista, patrono della città. “Luce e pace”, ha spiegato, sono “i due poli di una missione che annunziata da Giovanni, compiuta in pienezza in Gesù, è affidata ora alla nostra responsabilità”. “Il Papa a Barbiana ha parlato di una fiaccola da raccogliere, l’ha detto ai preti ma vale per tutti, dentro e fuori la comunità ecclesiale”, ha proseguito Betori, rilevando che “è una questione di responsabilità da assumere”. “C’è da smettere di inseguire i ‘mi piace’”, ha ammonito l’arcivescovo, “per ribadire, con la scuola di Barbiana: ‘I care’, ‘mi interessa’; anzi, mi fa pensare e mi costringe a prendere posizione, in modo responsabile e creativo”. Il “tempo che viviamo” – ha continuato – “va compreso in rapporto ai bisogni concreti della gente che ci sta intorno”. Secondo Betori, “la città ha bisogno di presenze vive, di istituzioni che sappiano valorizzare e promuovere contemporaneamente il loro portato culturale con la loro vocazione all’incontro tra gli uomini”. E poi bisogna “cominciare a pensare a partire dalle periferie, come spesso invita il Papa, scommettendo sulle loro potenzialità di rigenerare l’intero corpo sociale cittadino”. “Occorre ricostruire le relazioni nel tessuto sociale dei nostri territori, creando e sostenendo radici capaci di generare unità”, ha osservato l’arcivescovo, che ha anche ricordato “il Cammino sinodale della nostra Chiesa”.

Francia: in 600 chiese al via da stasera la “Notte delle Chiese”

8 hours 12 min ago

Sono 600 le chiese che in tutta la Francia, dal 24 giugno al 2 luglio, per una o più notti apriranno le porte al pubblico per far scoprire il loro patrimonio spirituale, artistico e storico agli abitanti. È l’iniziativa “Notte della Chiese” che dal 2011 si ripete ogni anno in tutto il Paese. Il primo anno parteciparono all’iniziativa un centinaio di parrocchie. Quest’anno il numero è salito a 600 e le chiese che aderiscono all’evento sono sparse in tutto il territorio francese. I programmi delle serate sono estremamente vari: preghiere, visite guidate, concerti, esposizioni, letture di testi religiosi con sfondo musicale.
“I campanili rappresentano l’identità di un villaggio o di una città ma sono troppo spesso oggi segno di chiese chiuse. Eppure questi edifici appartengono a tutta la comunità”, si legge sul sito della Conferenza episcopale, che presenta l’iniziativa. In effetti le chiese sono eredi di un vasto patrimonio artistico e storico fatto di architettura, sculture, vetrate, dipinti. La proposta è quella di far scoprire al visitatore il senso del luogo – chiesa – e di vivere un momento di contemplazione attraverso l’arte in tutte le sue dimensioni.

#NuitdesEglises
L'édition 2017 est lancée !
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— Eglise Catholique (@Eglisecatho) June 24, 2017

Fine Ramadan: mons. Spreafico (Cei), “una forza di pace e di amore si sprigioni in Italia e nel mondo”

8 hours 36 min ago

“Quando ci si si mette sinceramente e umilmente di fronte a Dio, non si può che sprigionare da se stessi una forza di pace e di amore, che nasce dalla preghiera. L’Italia e il mondo hanno bisogno di uomini e donne di preghiera e di fede”. Lo dice al Sir monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, in occasione della fine del mese sacro di Ramadan che i musulmani di tutto il mondo si apprestano a vivere questa sera.
Il Ramadan – osserva il vescovo – “è un mese di digiuno e digiuno significa purificazione di se stessi e, quindi, avvicinamento a Dio. Credo che quando una persona si mette davanti al Signore, Dio agisce”. Monsignor Spreafico sottolinea come, purtroppo, questo fine Ramadan sia stato contrassegnato da molti attentati in molti Paesi islamici: l’ultimo attacco in ordine di tempo alla grande moschea de La Mecca, sventato dalle forze di sicurezza saudite. In Pakistan due violente esplosioni hanno lasciato sul terreno 36 morti e centinaia di feriti. Per l’Afghanistan è stato il mese con più vittime dagli ultimi 15 anni.
“In questo tempo in cui le religioni sono talvolta viste come fautrici di violenza – dice il vescovo – occorre ribadire che nelle religioni, in tutte le religioni, c’è una radice di pace che è comune”. Tale radice è emersa, in questo mese, “nella condanna degli attentati terroristici, che purtroppo continuano ad esserci e colpiscono cristiani e musulmani”. “Quando Gesù risorge, la prima cosa che dice ai Discepoli, è: Pace a voi! È quanto ripetiamo oggi, pace a voi! O noi riscopriamo queste radici comuni della pace oppure siamo destinati ad essere uomini e donne contrapposti!”.

Sudafrica: Città del Capo, domani iniziano le celebrazioni per il bicentenario del vicariato apostolico del Capo di Buona Speranza e territori adiacenti

8 hours 42 min ago

Prenderanno il via domani, domenica 25 giugno, a Città del Capo, in Sudafrica, le celebrazioni per il bicentenario dell’erezione del vicariato apostolico del Capo di Buona Speranza e territori adiacenti, sancita il 7 giugno 1818 da Papa Pio VII. In programma una solenne messa di ringraziamento che sarà celebrata nella cattedrale di Our Lady of the Flight into Egypt. “Durante la celebrazione – afferma mons. Clifford Stokes, vicario generale dell’arcidiocesi di Città del Capo – sarà reso omaggio al contributo dei primi sacerdoti, religiosi e laici attraverso la cui dedizione e gli sforzi infaticabili, i semi della Chiesa furono piantati per la prima volta nel Capo di Buona Speranza, come era allora noto, e in tutto il Sudafrica”. Ogni vescovo riceverà una candela decorata in modo particolare, da collocare durante il bicentenario nella propria cattedrale, in un luogo ben visibile, mentre ad ogni parroco sarà consegnata copia del decreto di istituzione del vicariato. Per i prossimi mesi diverse iniziative sono state già stabilite e altre sono allo studio, sia a livello di arcidiocesi sia di singole parrocchie. Saranno coinvolti anche gli studenti delle scuole e i giovani. La chiusura del bicentenario è fissata per domenica 10 giugno 2018, in ogni cattedrale, parrocchia e stazione missionaria del Sudafrica.

Papa Francesco: ai Resurrezionisti, “siate uomini in cammino, l’autoreferenzialità conduce alla morte”

9 hours 39 min ago

“La nostalgia di un passato che ha potuto essere fruttuoso di vocazioni e grandioso di opere non vi impedisca di vedere la vita che il Signore fa germogliare accanto a voi nel momento presente. Non siate uomini nostalgici, ma uomini che, mossi dalla fede nel Dio della storia e della vita, annunciano la venuta dell’alba anche in piena notte”. Lo ha detto papa Francesco ricevendo questa mattina nella Sala del Concistoro del Palazzo apostolico vaticano i partecipanti al 32° Capitolo generale della Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, i Resurrezionisti, in corso a Roma dal 21 al 25 giugno, sul tema “Testimoni della presenza del Signore Risorto, dalla Comunità al mondo”. “Lo Spirito chiama anche voi, Fratelli della Risurrezione – ha detto il Papa -, ad essere uomini in cammino, un Istituto ‘in uscita’, verso le periferie umane, lì dove è necessario portare la luce del Vangelo. Vi chiama ad essere cercatori del volto di Dio, là dove lo si trova: non nei sepolcri” ma “dove Egli vive: nella comunità e nella missione”. “Vi esorto – ha aggiunto il Santo Padre – ad essere costruttori di comunità evangeliche e non meri ‘consumatori’ di esse; ad assumere la vita fraterna in comunità come la prima forma di evangelizzazione. Le comunità siano aperte alla missione e rifuggano l’autoreferenzialità che conduce alla morte. I problemi – che sempre ci sono – non vi soffochino, ma possiate coltivare la ‘mistica dell’incontro’”. “In una società che tende a livellare e massificare, dove l’ingiustizia contrappone e divide, in un mondo lacerato e aggressivo, non fate mancare la testimonianza della vita fraterna in comunità!”. Ai Resurrezionisti, il Papa ha ripetuto questa mattina quanto più volte ha detto ai consacrati, invitandoli a “fare memoria grata del passato” che però non significa fare “archeologia, perché – ha spiegato – il carisma è sempre una sorgente di acqua viva, non una bottiglia di acqua distillata”. Da qui l’esortazione finale a “vivere il presente con passione” e “abbracciare il futuro con speranza”.

(L’Osservatore Romano (www.photo.va) / SIR)

Venezuela: appello del cardinale Urosa (Caracas), “cessi la repressione”

10 hours 4 min ago

“Ribadisco il mio pressante appello: cessi immediatamente la repressione nelle manifestazioni del popolo”. A chiederlo in un comunicato è il cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, arcivescovo di Caracas. “Con sdegno e fermezza – scrive l’arcivescovo che insieme ai vescovi del Venezuela sono stati recentemente ricevuti da papa Francesco – desidero esprimere la mia disapprovazione per gli atti di repressione che il governo nazionale, attraverso la GNB (Guardia Nacional de Venezuela, n.d.r.), alcune forze di polizia e bande armate paramilitari, ha compiuto in questi 80 giorni di protesta politica”.
L’arcivescovo ricorda che è un diritto del popolo sancito dalla Costituzione protestare contro “la gravissima situazione” di fame e mancanza di medicine e beni di prima necessità, così come per il disconoscimento dell’Assemblea nazionale, contro la detenzione di persone colpevoli solamente di essersi opposte al governo, e infine contro il rifiuto da parte del governo di indire nuove elezioni previste dalla Costituzione e dalle leggi. A questo si aggiunge 50 giorni fa, la convocazione senza consultare il popolo sovrano, da parte del presidente Maduro, di una nuova Assemblea costituente che non rispetta “né l’universalità né la proporzionalità dei voti”.
Queste manifestazioni hanno fino ad oggi causato la morte di 70 persone, assassinate con azioni repressive. Una situazione – scrive il cardinale – che “grida al cielo, è totalmente illegale e incostituzionale, e merita la massima condanna”. Allo stesso modo, l’arcivescovo condanna anche la morte di alcune persone per mano degli oppositori. “La violenza – dice – è sempre un male da qualunque parte venga”. Nel comunicato il cardinale Urosa parla dei molti giovani assassinati a Caracas e cita espressamente i nomi di Juan Pablo Pernalete, Miguel Castillo, Neolamar Lander, Fabian Urbina, e quello di David Vallenilla ucciso a sangue freddo solo due giorni fa. “Il governo – è la durissima denuncia contenuta nel comunicato – invece di reprimere, dovrebbe risolvere i problemi che affliggono le persone e che le hanno portate in piazza. Il governo dovrebbe desistere dallo scopo di imporre un sistema totalitario e antidemocratico”. “Cessi la repressione”, è dunque l’appello del cardinale Urosa che, nel comunicato, esprime anche le sue condoglianze alle famiglie e agli amici delle vittime e “la mia solidarietà a coloro che sono ingiustamente sottoposti a processo militare, o detenuti arbitrariamente. Invito tutti a pregare intensamente il Signore per la pace, per la fine di questo conflitto violento e perché i venezuelani possano risolvere i nostri problemi in modo pacifico”.

Papa Francesco: ai nuotatori, “l’acqua è vita, senza acqua non esiste la vita”

10 hours 11 min ago

(L’Osservatore Romano (www.photo.va) / SIR)

“Il vostro sfidarvi, gareggiare, vivere a contatto con l’acqua possa essere anche un contributo ad una diversa cultura dell’acqua: l’acqua è vita, senza acqua non esiste la vita. E parlare di vita è parlare di Dio, origine e sorgente della vita, e anche la nostra vita cristiana inizia nel segno dell’acqua, col Battesimo”. Così Papa Francesco ricevendo in udienza questa mattina i partecipanti al 54° trofeo di nuoto “Sette Colli” (Roma, 23-25 giugno 2017). “Sono giorni di gioia e di entusiasmo per voi e per gli sportivi che vi seguono – ha detto il Papa -, perché lo sport è anche festa. Una festa non priva di contenuti, perché trasmette valori sempre più necessari in una società come la nostra, che viene definita ‘liquida’, priva di punti di riferimento saldi. Il vostro sport si fa nell’acqua, ma non è ‘liquido’, anzi, è molto ‘solido’, richiede impegno costante e forza d’animo”. Ai nuotatori il Papa ha ricordato che “l’acqua nella quale nuotate, vi tuffate, giocate, gareggiate richiama una pluralità di attenzioni: il valore del corpo, che va curato e non idolatrato; il bisogno di interiorità e la ricerca di senso in ciò che fate; la forza e il coraggio nel resistere alla fatica; la visione chiara di quale approdo cercare nella vita e come raggiungerlo; il valore di autenticità che dice trasparenza, limpidezza, pulizia interiore. A contatto con l’acqua, imparate ad avere ripugnanza verso tutto ciò che è inquinante, nello sport e nella vita”. Ed ha concluso: “Il Signore vi benedica e vi dia sempre la gioia di fare sport insieme in spirito di fratellanza”.

(L’Osservatore Romano (www.photo.va) / SIR)

Giornata per la carità del Papa: mons. Galantino (Cei), “donare nasce dalla gioia, e dà gioia”

10 hours 37 min ago

“Donare nasce dalla gioia, e dà gioia: un grande ‘segreto’ come questo può rivelarsi nella semplicità di un gesto come quello di sostenere il Papa della gioia”. È l’appello che mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, invia alle circa 25mila parrocchie italiane in occasione della Giornata per la carità del Papa (domenica 25 giugno), esortandole alla partecipazione. Questa Giornata – spiega mons. Galantino – “con cui ogni anno, nell’ultima domenica di giugno, tutta la Chiesa italiana si mobilita per ‘dare una mano’ al Santo Padre e alla sua Carità esprimendogli anche concretamente affetto e riconoscenza, è l’opportunità per metterci al suo fianco e aiutarlo ad arrivare dovunque lo spinga il suo grande cuore. Sappiamo delle tante opere dettate dalle iniziative – quasi sempre espresse con delicata discrezione – per soccorrere ogni genere di povertà, a Roma e nel mondo”. Ecco, dunque, l’appello del segretario generale della Cei: “Nella Giornata per la carità del Papa ricordiamoci di chiedere a chi frequenta la Messa in parrocchia di tenere la mano del Papa tra le sue e accompagnarlo anche con poco là dove desidera arrivare”. Anche perché, conclude, “la fedeltà al Papa si manifesta pure nel sostegno economico alle attività del suo ministero di pastore della Chiesa universale”. Lo scorso anno, in Italia, sono stati raccolti 3.663.409,98 euro, compresa la raccolta per l’Ucraina (con un incremento di 73,06% rispetto al 2015), a cui vanno ad aggiungersi i contributi devoluti ai sensi del can. 1271 del Codice di diritto canonico: si tratta di euro 4.025.225,00, di cui euro 3.999.925,00 dalla Cei, euro 15.300,00 dall’arcidiocesi di Genova ed euro 10.000,00 dalla diocesi di Lamezia Terme.

Giornalismo: Sorrento, questa sera cerimonia per il “Premio Biagio Agnes 2017”. Nel pomeriggio tavola rotonda su “femminicidio senza fine”

10 hours 45 min ago

La cerimonia di premiazione della IX edizione del “Premio internazionale del giornalismo Biagio Agnes”, in programma sabato 24 giugno alle 21 a Marina Grande di Sorrento, sarà preceduta nel pomeriggio dal dibattito “Femminicidio senza fine. Aumentano i casi in Italia”. La tavola rotonda, moderata dal giornalista Rai e scrittore Duilio Giammaria, sarà ospitata dalle 17.30 nella sala consiliare del Comune di Sorrento. Parteciperanno Simonetta Matone, sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma, Roberta Bruzzone, psicologa forense e criminologa investigativa, Guglielmo Gulotta, avvocato e psicologo, Rosaria Bruno, presidente dell’Osservatorio sul Fenomeno della violenza sulle donne della Regione Campania, e Giovanna Ferrari, madre di Giulia Galiotto, vittima di femminicidio. Alle 21, poi, la cerimonia del “Premio Biagio Agnes 2017” con la consegna degli ambiti riconoscimenti ai 16 premiati. Condotta dai giornalisti Alberto Matano e Francesca Fialdini, la serata sarà ripresa dalle telecamere di Rai 1 e trasmessa venerdì 30 giugno. Spazio anche alla musica e allo spettacolo con i cantanti Massimo Ranieri, Ron, Silvia Salemi, Ricchi e Poveri, Carly Paoli, e le coreografie dei ballerini Samanta Togni e Samuel Peron.

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