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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 6 hours 53 min ago

Terremoto in Centro Italia: Coldiretti, “nelle aree colpite crolla del 15% il raccolto di grano e del 20% la produzione di latte”

11 hours 19 min ago

“Nelle aree colpite dal terremoto, crolla del 15% il raccolto di grano per effetto congiunto delle condizioni climatiche e della riduzione dei terreni seminati dopo le scosse mentre la produzione di latte è calata addirittura del 20% anche per stress, decessi e chiusura delle stalle crollate”. È quanto stima la Coldiretti nel fare un bilancio della situazione nelle campagne a distanza di un anno dalle prime scosse che hanno colpito il Cento Italia. “Le difficoltà – si legge in una nota – non hanno però scoraggiato agricoltori e allevatori i quali, al prezzo di mille difficoltà e sacrifici, non hanno abbandonato il territorio ferito e sono riusciti a garantire la produzione della maggior parte delle tipicità delle zone terremotate”. Secondo Coldiretti, “il caldo e la siccità hanno tagliato del 20% la produzione della lenticchia di Castelluccio seminata dopo le scosse”, ma si prevede “una produzione di ottima qualità per un totale stimato in circa 3mila quintali”. “Sulle tavole – prosegue la nota – rimane anche il ciauscolo, il caratteristico salame spalmabile marchigiano, seppur con un calo di produzione stimato nel 15%, a causa del crollo dei laboratori di trasformazione”. “Lo stesso discorso vale per il pecorino dei Sibillini, per il quale le quantità sono ridotte del 10-15% – sottolinea Coldiretti – a causa soprattutto della diminuzione nella produzione di latte determinata dallo stress al quale sono stati sottoposti gli animali rimasti per lunghi mesi all’aperto”. Non mancano all’appello neppure altre specialità, come la patata rossa di Colfiorito, lo zafferano, il tartufo, il prosciutto di Norcia Igp o la cicerchia. Secondo l’associazione, “il crollo di stalle, fienili, caseifici e la strage di animali hanno limitato l’attività produttiva nelle campagne, ma a pesare sono anche le difficoltà di mercato. L’abbandono forzato delle popolazioni, trasferite sulla costa, e la fuga dei turisti hanno fatto venir meno la clientela, mettendo in grave difficoltà le aziende agricole che non hanno più un mercato locale per i propri prodotti”. “Occorre accelerare il completamento delle strutture provvisorie necessarie alla sopravvivenza delle aziende e al ritorno della popolazione per ricostruire le comunità locali”, ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, sottolineando l’esigenza che “la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.

Anziani: Fondazione Moressa, “solo l’8% dei pensionati può permettersi la badante”

11 hours 37 min ago

In tempi di crisi, le famiglie hanno risorse sufficienti per coprire l’assistenza agli anziani? “Una badante costa mediamente alla famiglia 16 mila euro annui, e solo l’8% dei pensionati può sostenere questa spesa contando solo sulla pensione”, malgrado “il progressivo invecchiamento demografico e la crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro, uniti al progressivo calo della spesa pubblica per la famiglia e l’assistenza, abbiano determinato negli ultimi anni un forte aumento della richiesta di servizi di assistenza a domicilio da parte delle famiglie”. Questo il quadro che emerge da una ricerca “Domina” (Associazione nazionale famiglie datori di lavoro domestico, firmataria del Ccnl sulla disciplina del lavoro domestico) realizzata dalla Fondazione Leone Moressa, dal titolo “Il valore del lavoro domestico”.
Su 14 milioni di pensionati (i pensionati totali in Italia sono 14,8 milioni, ma nello studio sono considerati i 13,9 milioni per i quali la pensione è la principale fonte di reddito), “oltre il 70% ha un reddito complessivo al di sotto dei 20mila euro annui, ovvero al di sotto di circa 14.600 euro spendibili (al netto delle tasse)”. Il costo della “badante” varia a seconda delle ore lavorate e dell’inquadramento contrattuale: “Si va dai 2mila euro annui per assistenza di 5 ore settimanali a persone autosufficienti, fino ai 22mila euro per assistenza a non autosufficienti da parte di personale formato”. Mediamente, la classica “badante” (livello assistente a persone non autosufficienti, non formato) costa alla famiglia “circa 16mila euro annui”. Contando solo il reddito da pensione dell’assistito, perciò, “solo l’8,1% dei pensionati può permettersi la badante”. Più accessibile invece “un’assistenza part time per poche ore: il 50% dei pensionati può permettersi una badante per 5 ore settimanali, e il 20% può permettersi 25 ore”.

Diocesi: Prato, al via domani il triduo del Crocifisso di Santa Caterina de’ Ricci

11 hours 54 min ago

Agosto è il mese delle solennità per la comunità del monastero di San Vincenzo Ferreri e Santa Caterina de’ Ricci, nella diocesi di Prato. I giorni più attesi sono quelli dedicati al triduo del Crocifisso di Santa Caterina de’ Ricci. L’appuntamento è fissato dal 22 al 24 agosto. Proprio il 24 agosto del 1542 avvenne il miracolo che Prato ricorda con devozione: suor Caterina, nella sua cella all’interno del monastero di San Vincenzo, si sentì chiamare dal Crocifisso che aveva nella stanzetta e vide il Cristo staccarsi dalla croce con i chiodi ancora conficcati negli arti e venire verso di lei sino ad abbracciarla. L’episodio è raccontato da Antonio Frati nel suo “Caterina de’ Ricci – La santa di Prato”. Caterina ricevette anche una richiesta: che le suore ricordassero quell’abbraccio miracoloso portando il Crocifisso in processione per tre volte pregando per la conversione dei peccatori. Rituale che viene ripetuto ogni anno con devozione. Il triduo inizia domani, martedì 22 agosto, alle 7,30 con le lodi. Alle 8 la Messa celebrata da don Gianni Gualtieri. Alle 18,30 i vespri alla presenza della comunità monastica. Mercoledì 23 le lodi, sempre alle 7,30; poi, alle 8,30, la celebrazione eucaristica presieduta da don Alessio Santini. Alle 18,30 l’appuntamento con i vespri. Giovedì 24 stesso orario per le lodi (7,30); a seguire, dalle 8, la Messa solenne celebrata dal vicario generale della diocesi di Prato, mons. Nedo Mannucci. Alle 18,30 il vespro conclusivo. Tutti i giorni, dopo la celebrazione eucaristica, è in programma la tradizionale processione del Crocifisso all’interno del convento.

Charlottesville: le reazioni dei cattolici ai fatti di sabato 12 agosto

12 hours 10 min ago

Tra i primi a condannare i fatti di Charlottesville sono stati i vescovi statunitensi con due comunicati stampa “contro il male del razzismo, della supremazia bianca e del neonazismo”. Il corteo dei suprematisti bianchi che sabato 12 agosto, in Virginia, ha provocato la morte di Heather Heyer e il ferimento di decine di manifestanti contrari alla marcia ha aperto un dibattito interno alle comunità ecclesiali statunitensi sul tema del razzismo e dell’odio violento.
Il settimanale dei gesuiti “America oggi” ha affidato all’editoriale di Jim McDermott, corrispondente da Los Angeles, l’analisi dell’incremento dei crimini razziali a seguito dell’elezione del presidente Trump. E cita i nomi delle vittime di tanti incidenti a sfondo razzista ma anche gli attacchi alle istituzioni religiose come quello alla Chiesa episcopale metodista africana a Charleston o quello al centro islamico di Bloomington. Il giornalista mette in guardia da un pericolo: “Lo spettacolo pubblico del conflitto. I suprematisti volevano provocare gli avversari e dimostrare che la posizione degli altri è pari alla loro: altrettanto aggressivi e partigiani”. Gli editorialisti in una comune dichiarazione giudicano “fallimentare la leadership del presidente statunitense per la sua ambivalenza” nel valutare le due manifestazioni e per la sua “incapacità di offrire una testimonianza morale adeguata al suo ufficio che condanni l’intolleranza e la bigotteria”. Gli editorialisti fanno quindi appello agli statunitensi su cui ricade “la responsabilità di denunciare tutte le forme di supremazia bianca, antisemitismo e violenza, che ostinatamente rimangono parte dell’esperienza americana”. E insistono dicendo che dovere del cristiano non è “la legge del taglione e di rispondere all’odio con l’odio ma di agire coraggiosamente per conto di coloro che sono perseguitati o che sono in pericolo di persecuzioni”.
Il sito cattolico Crux sceglie di intervistare il sacerdote afro-americano Bruce Wilkinson, di Atlanta, per raccontare le disparità interne alle stesse istituzioni cattoliche che ogni episodio violento come quello di Charlottesville continua ad evidenziare. “Il presidente della Conferenza episcopale ha usato parole belle – dichiara Wilkson – ma rimane aperta la questione di cosa fanno i vescovi nelle loro diocesi per combattere il razzismo. Le reazioni sono ancora troppo deboli”. Ci sono tre milioni di cattolici afro-americani ma pochi occupano posizioni di responsabilità nelle diocesi e nelle parrocchie. “E sebbene gli afro-americani possono essere incaricati dell’ufficio del multiculturalismo in una diocesi, questo non basta – continua Wilkinson -. Anche perché accade che proprio in queste commissioni multiculturali proprio i bianchi sono esclusi”. Il suo desiderio sarebbe che non si pensasse ad elaborare nuovi documenti, “i vescovi li hanno già fatti”, ma che “le persone in posizioni di autorità o di responsabilità, si sedessero a parlare di ciò che accade realmente nelle parrocchie e nelle comunità e si investisse seriamente nella formazione a partire dal seminario”.
L’organo di stampa cattolico più antico degli Usa, “Commonweal”, sottolinea la frammentazione nel mondo cattolico di fronte ai fatti di Charlottesville. Ci sono stati vescovi che hanno offerto preghiere per le due parti in conflitto” invitando al dialogo e a cercare soluzioni alle differenze rispettosamente” senza esprimere condanne aperte. Altri come l’arcivescovo Charles Chaput di Philadelphia, leader definito conservatore, ha alzato la sua voce con forza dichiarando che “ Il razzismo è un veleno dell’anima. È il peccato originale del nostro Paese, una malattia che non è mai stata completamente guarita. Abbiamo bisogno di più che pie dichiarazioni pubbliche”.
Brian McLaren, autore e attivista cristiano di spicco, ha sottolineato l’assenza del clero cattolico a Charlottesville. “Ho partecipato a molte proteste e dimostrazioni nel corso degli anni, ma non ho visto la comunità di fede riunirsi in un modo così potente e bello come fecero a Charlottesville”, ha scritto. “Ho conosciuto leaders episcopaliani, metodisti, unitari, luterani, battisti, anglicani, presbiteriani ed ebrei. C’erano tanti laici cattolici, ma non ho incontrato alcun prete”. E il clero era assente anche al servizio interreligioso nella chiesa memoriale di St. Paul a cui tutti i leaders religiosi erano stati invitati. Vi ha preso parte Marie Dennis, co-presidente di Pax Christi International, ma serviva “maggiore visibilità”. Nelle ultime righe l’articolo di Commonweal giudica la tragedia della Virginia “un’opportunità perduta se nulla cambia. La storia giudicherà la chiesa per aver fallito la prova del Vangelo”. In tanti si augurano che non sia così.

Spiritualità: Tropea, il 4 settembre chiusura dell’inchiesta diocesana per la canonizzazione di Irma Scrugli

12 hours 29 min ago

Verrà celebrata il prossimo 4 settembre, alle 19 nella concattedrale di Tropea (Vv), la Messa solenne per la chiusura della fase diocesana dell’inchiesta di beatificazione e canonizzazione della serva di Dio Irma Scrugli. Cofondatrice, insieme a don Francesco Mottola, della Casa della carità nella cittadina vibonese, la “signorina” – così si chiamano le consacrate nell’Istituto secolare delle Oblate del Sacro Cuore – Irma Scrugli era nata a Tropea il 4 settembre 1907. A 110 anni dalla nascita si chiude quindi l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità della serva di Dio, fase che era iniziata il 26 dicembre 2014 con l’istituzione del Tribunale diocesano. Il 4 settembre prossimo, al termine della celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, verranno apposti i sigilli sulla documentazione prodotta dal Tribunale e la documentazione verrà inviata alla Congregazione delle cause dei santi.

Cattolici e ortodossi: card. Parolin, “gli incontri in Russia servano anche a ristabilire giustizia e pace”

12 hours 38 min ago

“Mi reco in visita in Russia con lo scopo di parlare, oltre che delle tematiche di carattere bilaterale e di quelle riguardanti la vita della Chiesa cattolica, anche delle questioni connesse con i conflitti che affliggono molte, troppe regioni del mondo. Perché si compia ogni sforzo per ristabilire giustizia e pace, nel rispetto della dignità e dell’inviolabilità di ogni persona umana.” Così il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ha commentato in un’intervista all’agenzia russa statale Ria Novosti il motivo della sua visita nel Paese che inizia da oggi fino a giovedì prossimo. Molti gli incontri previsti: con i vescovi cattolici del Paese, con il metropolita Hilarion di Volokolamsk, con il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin e il ministro degli Affari Esteri Sergey Lavrov. Tra i temi dei colloqui, una particolare attenzione sarà rivolta al Medio Oriente e alla situazione in Siria e Iraq, ma anche alla guerra in Ucraina e alle situazioni irrisolte nel Caucaso meridionale. “Ci sono vari dossier internazionali che preoccupano – ha spiegato nell’intervista il porporato all’agenzia Novosti – e penso che ad alcuni di essi si potrà dedicare un’attenzione particolare durante la visita, specie nelle situazioni dove la Russia è più direttamente attiva”.
Sulle relazioni internazionali, il segretario di Stato ha sottolineato che il messaggio della Santa Sede è sempre quello di mettere sempre al di sopra degli interessi del singolo Stato il rispetto reciproco e il dialogo sincero, “persino quando tale atteggiamento può essere poco popolare per vasti strati della popolazione, per varie ragioni”.
Domani il porporato incontrerà il patriarca Kirill di Mosca. “Dopo lo storico incontro, tra Papa Francesco e il patriarca a Cuba, non c’è dubbio che i rapporti tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa stanno attraversando un periodo positivo – ha sottolineato il card. Parolin -. Ma questo traguardo diventa a sua volta l’inizio di un nuovo cammino, quello di un dialogo ancora più intenso, nell’intento di capirsi sempre meglio gli uni gli altri, superando le incomprensioni e le differenze che ci possono essere”. Rispondendo poi a una domanda su una possibile apertura ad un viaggio di Papa Francesco in Russia, ha spiegato che al momento “il tema di una eventuale visita papale non fa parte dell’agenda delle conversazioni”, ma la speranza è che ogni incontro soprattutto con il patriarca Kirill “possa contribuire a preparare la strada allo sviluppo di contatti sempre più positivi e intensi”.

Sinodo valdese: mons. Malvestiti (Cei), “le Chiese si cimentino nell’impresa di tessere la pace”

12 hours 45 min ago

“Le Chiese si cimentino, accelerando ogni intento di unità, nell’impresa di tessere e ritessere la pace per l’unica famiglia dei figli di Dio”. Lo ha detto, questa mattina, mons. Maurizio Malvestiti, vescovo di Lodi e membro della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, portando al Sinodo delle Chiese valdesi e metodiste (in corso a Torre Pellice fino al 25 agosto) i saluti del presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, e dei vescovi italiani. Nel prendere la parola, il presule ha elogiato l’impegno profuso dalle Chiese evangeliche in Italia nei “corridoi umanitari”, iniziativa ecumenica che in due anni e in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri ha portato in Italia, in tutta sicurezza, 1.000 profughi siriani e iracheni dai campi profughi libanesi. Il vescovo ha quindi esortato le Chiese a proseguire su questa strada lasciandosi ispirare – ha affermato – da “quanto la carità potrà escogitare per vincere l’indifferenza e la violenza che avvelenano le relazioni, colpendo i giovani e minando il bene comune di una società che non reggerà se non includerà quanti vengono da lontano per sopravvivere”. Il vescovo ha poi espresso anche la sua preoccupazione per la “recrudescenza terroristica” invitando le Chiese a proseguire sul sentiero dell’unità.  “Pregando, camminando e lavorando insieme, nonostante i punti di divergenza – ha osservato mons. Malvestiti – lo Spirito affretterà la nostra unità, indispensabile anche a livello interreligioso”. L’unità dei cristiani, ha concluso il vescovo, “è una priorità”.

Ricostruzione post terremoto: Delrio (ministro), “in Italia non si riesce a far atterrare gli investimenti già stanziati sulla concretezza della vita delle famiglie”

13 hours 45 sec ago

(Dall’inviato a Rimini) Oggi, al Meeting di Rimini, dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, che è intervenuto parlando di prevenzione e messa in sicurezza del territorio, è giunta anche l’ammissione che “l’Italia è un Paese in cui non si riesce a far atterrare gli investimenti già stanziati sulla concretezza della vita delle famiglie”. “Nel 2014 – è stato l’esempio portato dal ministro – per il dissesto abbiamo trovato due miliardi non spesi, lo stesso sull’edilizia scolastica, soldi stanziati e mai utilizzati. C’è un problema di responsabilità di tutta la filiera delle amministrazioni e questo vale anche per la ricostruzione del post terremoto”. “L’Italia, fortunatamente, pratica una sussidiarietà verticale molto spinta che però richiede responsabilità”, ha aggiunto Delrio per il quale “non esiste possibilità di far funzionare un Paese senza un diffuso senso di responsabilità inter-istituzionale e comunitario”. “La grande sfida è anche quella di rafforzare i controlli a tutti i livelli e fare in modo che i soldi stanziati vengano realmente utilizzati e che le Amministrazioni, specie che non sono in grado di svolgere questi ruoli, possano avere affiancamenti per sopperire ad eventuali carenze. Questo implica un rafforzamento di tutta la filiera istituzionale con il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali. E questo non solo per cimentarci nell’emergenza ma nella quotidiana costruzione della sicurezza delle famiglie e della comunità. Il desiderio di fare le cose insieme e con responsabilità è una delle chiavi del successo anche della ricostruzione del post terremoto. Lo dico alla vigilia del 24 agosto, primo anniversario del sisma. Ci sono famiglie colpite cui dobbiamo rendere conto dando una vicinanza costante e quotidiana”.

Terremoto in Centro Italia: Delrio (ministro), “la vera sfida è quella di ricominciare a far tornare le persone”

13 hours 4 min ago

(Dall’inviato a Rimini) “La vera sfida nell’area del terremoto è quella di ricominciare a far tornare le persone. Dove ci sono le persone, c’è anche la rinascita del territorio”. Non ha usato mezzi termini Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che oggi al Meeting di Rimini è intervenuto parlando di prevenzione e messa in sicurezza del territorio, argomenti di importante attualità anche alla luce del primo anniversario (24 agosto 2016) del sisma che ha colpito il Centro Italia. “Chi oggi si trova sfollato sulla costa o ha trovato un tetto dai parenti – ha ricordato il ministro – ha bisogno di capire che c’è un futuro in questa terra e che questa sarà di nuovo abitata. Ha bisogno di capire che c’è un’economia che può essere ricostruita”. Delrio non ha nascosto le difficoltà di questa sfida”: “Bisogna dire la verità: per ricostruire ci vogliono anni, dopodiché dobbiamo fare più alla svelta possibile per rifare i nostri borghi belli come una volta”. Altro punto nodale individuato dal ministro è quello di “sopperire alle carenze strutturali dei territori terremotati. Non si tratta solo di mettere in sicurezza le prime e le seconde case, ma di avere progetti di maggiore e migliore fruibilità e accessibilità a questi territori, realizzando infrastrutture, perché senza queste è impossibile che qualcuno torni ad abitarvi. Abbiamo bisogno di pensieri che guardino a questi obiettivi di sviluppo, in primis quello di far tornare le persone. È una sfida che fa tremare i polsi ma che si può vincere con l’impegno collettivo e la pazienza di fare un passo dietro l’altro senza pretendere di trovare soluzioni facili”.

Attacchi in Spagna: Passionisti, al santuario della Civita di Itri ieri preghiere per le vittime durante le Messe

13 hours 6 min ago

Durante tutte le celebrazioni delle Sante Messe, ieri, domenica 20 agosto, i padri passionisti che guidano il santuario della Civita di Itri, nell’arcidiocesi di Gaeta, hanno ricordato le vittime del terrorismo in Spagna e in altre Nazioni, dei giorni scorsi. Dalla prima Messa delle ore 8, fino all’ultima celebrazione delle ore 19, in ogni messa celebrata dai padri Emidio Petringa, Antonio Rungi, Francesco Vaccelli e Cherubino De Feo, oltre al ricordo nell’omelia e nella preghiera dei fedeli è stato svolto un minuto di silenzio per pregare e ricordare. In tutte le celebrazioni è stata elevata al Signore, attraverso l’intercessione di Maria Regina della Pace, venerata al santuario della Civita, fin dall’anno 1000, una preghiera affinché nel mondo “questa disumana violenza”, come l’ha definita Papa Francesco, all’Angelus, “possa terminare e dare vita a un tempo di vera pace al livello mondiale”. “Alle Sante Messe – ricorda padre Antonio Rungi – hanno partecipato migliaia di fedeli e devoti del santuario. Tantissimi i pellegrini anche di altre nazioni che hanno pregato ai piedi di Maria per questa giusta e santa causa che tutti i cattolici hanno a cuore e per la quale elevano al Signore quotidiane e ferventi preghiere di impetrazione, oltre che fare penitenza e sacrifici di ogni genere”.

Riforma della Chiesa: Meic, a Camaldoli al via la Settimana teologica 2017

13 hours 22 min ago

Alla ricerca di idee e percorsi concreti per camminare insieme a Papa Francesco sulla via del rinnovamento della Chiesa. È l’obiettivo dell’edizione 2017 della Settimana teologica del Movimento ecclesiale di impegno culturale (Meic), che si terrà al Monastero di Camaldoli da oggi 21 agosto fino a venerdì 25. Cinque giorni di studio, approfondimento e dibattito intorno al tema della “forma e riforma della Chiesa” che coinvolgeranno oltre cento partecipanti da tutta Italia e che vedranno il contributo di tre relatori: Serena Noceti, docente di Teologia dogmatica presso l’Istituto superiore di Scienze religiose di Firenze e assistente di Ecclesiologia presso la Facoltà teologica dell’Italia centrale, don Riccardo Battocchio, docente di Teologia sistematica presso la Facoltà teologica del Triveneto, e mons. Luigi Renna, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano.
“Con i suoi gesti e i suoi documenti Papa Francesco sta ispirando un grande movimento di riforma della Chiesa, non privo di detrattori e di insidie – afferma il presidente nazionale del Meic, Beppe Elia -. C’è un ampio dibattito sulla riforma delle strutture ecclesiali e del loro governo, ma c’è anche un radicale cambiamento nello stesso annuncio cristiano, il modo di raccontare la fede ad un mondo che l’ha perduta”. A Camaldoli, continua il presidente, “vorremmo interrogarci su questo rinnovamento complessivo: quale nuovo rapporto tra la Chiesa e il mondo, nella lunga e luminosa scia conciliare, è oggi possibile immaginare? Come la comunità dei credenti può integrare e accogliere le tante forme di emarginazione che oggi bussano alle sue porte, secondo la logica evangelica? E quali spazi e ruoli per i nuovi carismi, i nuovi ministeri, le donne, le parrocchie chiamate a ripensarsi e a trasformarsi in un’ottica di piena e matura sinodalità? La nostra Settimana teologica ruoterà intorno a questi interrogativi”. Per il secondo anno consecutivo la Settimana teologica ospiterà una giornata di studi, promossa dalla Fondazione Camaldoli Cultura e dalla Fondazione Fuci, incentrata sulla rilettura del ruolo storico proprio delle Settimane di Camaldoli, promosse dal Movimento laureati cattolici (progenitore del Meic) fin dal 1936. Giovedì 24 agosto si parlerà di “spiritualità della Ricostruzione”, indagando il contributo culturale delle Settimane nell’immediato secondo dopoguerra, a partire dal celebre Codice di Camaldoli.

Uova contaminate: Moncalvo (Coldiretti), “pubblicare la lista delle aziende coinvolte”

13 hours 41 min ago

“Fare i nomi delle aziende coinvolte, pubblicare come in Francia subito l’elenco dei prodotti coinvolti e togliere il segreto sulla destinazione finale di tutti i prodotti alimentari importati rendendo finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero”. Lo chiede il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo dal Meeting di Rimini nel commentare l’annuncio del Ministero della Salute sul fatto che due campionamenti di uova, prodotti derivati e alimenti che li contengono, sono risultati positivi al fipronil a completamento delle analisi effettuate ad oggi dagli Istituti zooprofilattici su 114 del numero totale di campioni oggetto di monitoraggio in Italia e pervenuti. “Di fronte alle emergenze sanitarie provenienti dall’estero che si ripetono nell’alimentare occorre – precisa Moncalvo – intervenire subito con la trasparenza dell’informazione per evitare allarmismi che danneggiano imprese e consumatori”. Lo scandalo delle uova contaminate con l’insetticida Fipronil e commercializzate in Europa, sottolinea la Coldiretti, riguarda “esclusivamente quelle importate dall’estero ma le uova italiane possono essere riconosciute poiché è presente l’indicazione di origine su ogni guscio anche se è necessario migliorarne la visibilità scrivendo chiaramente per esteso, anche sulle confezioni e sui cartoni, da dove arrivano”.

La raccolta delle uova Made in Italy è assicurata da un patrimonio di oltre 41,6 milioni di galline accasate per la maggior parte in 1.600 allevamenti a gestione professionale secondo la Coldiretti che sottolinea come la produzione nazionale di 12,9 miliardi di uova è sicura ed in grado di soddisfare praticamente l’intero fabbisogno nazionale, senza ricorrere alle importazioni. Nonostante questo “l’Italia ha importato dall’Olanda 610mila chili di uova in guscio di gallina nei primi cinque mesi del 2017 ai quali si aggiungono però anche 648mila chili di derivati come uova sgusciate e tuorli freschi, essiccati, congelati o diversamente conservati mentre non sono quantificabili gli alimenti venduti come paste e dolci realizzati con le uova a rischio”, secondo una analisi della Coldiretti su dati Istat. “Gli italiani – conclude la Coldiretti – consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari”.

Uova contaminate: ministero Salute, 2 campioni positivi

13 hours 50 min ago

(DIRE-SIR) – Uova al fipronil anche in Italia, secondo quanto riferisce il ministero della Salute. In una nota, si legge che “in collaborazione con le autorità sanitarie regionali e il Comando Carabinieri per la tutela della salute ha proseguito nella scorsa settimana un’intensa attività di monitoraggio su uova, prodotti derivati e alimenti che li contengono, sia di provenienza estera che nazionale, per la ricerca di eventuali contaminazioni da fipronil”. Alla data odierna, continua il comunicato, “sono stati effettuati: 42 campionamenti conoscitivi dai NAS su prodotti trasformati contenenti Uova o derivati, prelevati nei negozi e supermercati su disposizione del ministero del 14/8; 181 campionamenti dalle Regioni, nell’ambito del Piano di ricerca su pollame, uova, derivati disposto dal ministero il giorno 11/8; 60 campionamenti dagli Uffici periferici del ministero della salute per gli adempimenti comunitari (Uvac), per merci provenienti dai Paesi interessati dall’allerta”. Continua il ministero: “Sono stati inoltre gestiti, con segnalazioni alle autorità territoriali e attività di rintraccio, i sei messaggi sul sistema di allerta comunitario Rasff che riguardavano anche l’Italia. Per quanto riguarda l’attività analitica, ad oggi gli Istituti zooprofilattici hanno completato le analisi su 114 dei campioni pervenuti. Sono state rilevate due positività con conseguente segnalazione alle Regioni e Asl competenti territorialmente per ulteriori accertamenti sulla fonte di contaminazione e l’adozione, in esito ad essi, di eventuali provvedimenti restrittivi”. Infine, “L’attività delle autorità sanitarie centrali e periferiche prosegue, anche alla luce di quanto concordato nel corso di una riunione di verifica e coordinamento con le autorità regionali e i Carabinieri Nas in corso questa mattina presso il ministero”.

(www.dire.it)

Venezuela: mons. Reyes Sequera (Puerto Ayacucho), uccisi 37 detenuti “un massacro pianificato”

13 hours 59 min ago

“Queste persone sono state massacrate in modo pianificato”: lo ha detto mons. Jonny Eduardo Reyes Sequera, vicario apostolico di Puerto Ayacucho (Venezuela), commentando il massacro di mercoledì scorso nel carcere di Puerto Ayacucho dove sono morte 37 persone durante l’intervento di un’unità antisommossa della polizia venezuelana nel carcere di Puerto Ayacucho, capitale dello stato di Amazonas, nel sud del Paese. La stampa locale aveva informato che prima dell’intervento armato, un gruppo di detenuti aveva preso il controllo del carcere. “Qui parliamo di una tragedia grave, perché sono vite umane, perché quando si pagano gruppi armati per andare ad ammazzare la gente, è una cosa pianificata”, ha ribadito Mons. Reyes, incontrando ieri la stampa locale, come riferito dall’agenzia Fides: “Non si tratta di polli o gatti, sono persone, e neppure sappiamo se sono solo 37. Sentiamo da tutti i telegiornali ciò che è accaduto a Barcellona, ma in Venezuela? Cosa succede veramente qui?”.

Papa Francesco: a Sinodo valdese, “camminare verso piena unità è tanto importante”, “in un mondo segnato da violenza e paura”

14 hours 18 min ago

“Camminare verso la piena unità, con sguardo di speranza che riconosce la presenza di Dio più forte del male, è tanto importante. Lo è specialmente oggi, in un mondo segnato da violenza e paura, da lacerazioni e indifferenza, dove l’egoismo di affermarsi a discapito degli altri oscura la semplice bellezza di accogliersi, condividere e amare. Ma la testimonianza cristiana non può cedere alla logica del mondo: insieme aiutiamoci a scegliere e vivere la logica di Cristo!”. Lo scrive Papa Francesco nel messaggio inviato al Sinodo delle Chiese metodiste e valdesi letto ieri dal moderatore della Tavola valdese Eugenio Bernardini, nella seduta di apertura dei lavori a Torre Pelice (To). Il Papa ricorda gli incontri avuti con i rappresentanti delle Chiese valdesi e metodiste presso la chiesa valdese di Torino nel giugno 2015, a Roma in Vaticano nel marzo 2016 e, precedentemente, in Argentina. Ed esprime un auspicio: “Lo sguardo di Gesù illumini anche i nostri rapporti, perché non siano solo formali e corretti, ma fraterni e vivaci. Il Buon Pastore ci vuole in cammino insieme e il suo sguardo già abbraccia tutti noi, discepoli suoi che Egli desidera vedere pienamente uniti”. Oltre a chiedere di pregare per lui, il Pontefice ha augurato che “queste giornate di condivisione e riflessione, che ricorrono nel 500° anniversario della Riforma, siano animate dalla gioia di porsi davanti al volto di Cristo: il suo sguardo, che si volge su di noi, è la fonte della nostra pace, perché ci fa sentire figli amati dal Padre e ci fa vedere in modo nuovo gli altri, il mondo e la storia”.
Al culto inaugurale, ieri, era presente il vescovo di Pinerolo, mons. Derio Olivero, accompagnato dal suo predecessore mons. Pier Giorgio Debernardi, nonché numerosi rappresentanti di Chiese evangeliche italiane e straniere. Questa mattina, con la lettura della relazione della “Commissione d’esame” – che valuta l’operato dell’anno appena trascorso della Tavola valdese – sono entrati nel vivo i lavori. I 180 deputati, divisi a metà tra pastori e laici, si sono dedicati al nuovo documento elaborato dalla “Commissione famiglie” dal titolo: “Famiglie, matrimonio, coppie, genitorialità”. Un documento limato e rivisitato anche alla luce della nuova legge Cirinnà sulle unioni civili. Tra i temi in discussione previsti da qui al 25 agosto: cinquecentenario della Riforma, migrazioni, accoglienza, ecumenismo, famiglie, fine vita, diaconia, otto per mille e finanze. Questa sera invece si terrà un evento pubblico dal titolo “Il futuro della Riforma”, con la partecipazione dello storico Alberto Melloni, il direttore dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Cei, don Cristiano Bettega, i teologi Marinella Perroni e Fulvio Ferrario.

Devozione: Opera Don Orione, martedì 29 festa della Madonna della Guardia a Tortona

14 hours 35 min ago

Sarà il card. Mauro Piacenza, penitenziere maggiore del Tribunale della Penitenzieria apostolica, a presiedere il 29 agosto, alle ore 10.30, la celebrazione presso il santuario della Madonna della Guardia, in occasione dalla tradizionale festa della Madonna della Guardia a Tortona (Al). Tortona si trasformerà per oltre una settimana nel centro del mondo orionino, con centinaia di fedeli provenienti da decine di nazioni diverse. Per i festeggiamenti di quest’anno, sempre martedì 29 agosto a Tortona, alle ore 8.30 verrà celebrata la Santa Messa dei giubilei sacerdotali e religiosi della Famiglia orionina presieduta dal superiore generale della Congregazione orionina, don Tarcisio Vieira. Alle ore 18, poi, la processione con la statua della Madonna tra le vie di Tortona fino ad arrivare al santuario della “Madonna della Guardia”, dove verranno celebrate le ultime due Messe da mons. Mario Bonati, vicario generale della diocesi di Tortona, e da don Renzo Vanoi, rettore della basilica santuario “Madonna della Guardia”. In avvicinamento alla festa , inoltre si svolge una novena che ha preso il via ieri e proseguirà fino a lunedì 28 agosto. Sono previste anche altre due funzioni speciali: sabato 26 agosto alle ore 18 presso il cortile del Centro “Mater Dei” verrà celebrata la Santa Messa per i malati, mentre lunedì 28 agosto alle ore 23 si terrà la Messa presieduta da mons. Vittorio Francesco Viola, vescovo di Tortona, insieme ai parroci della città. A seguire si svolgerà il tradizionale “Caffè di Don Orione”.
“La festa della Madonna della Guardia – dichiara don Vieira – è un appuntamento che la nostra Congregazione vive ogni anno con gioia, e per questo vogliamo onorarlo al meglio con una serie di celebrazioni che coinvolgono tutta la famiglia orionina e che ci aiutano a preparare lo spirito per vivere al meglio questa giornata di festa e di preghiera”.

Liturgia: mons. Maniago (Cal), “un modo di celebrare stanco, minimalista e poco coinvolgente, contribuisce alla sterilità di una Chiesa chiamata ad ‘uscire’”

14 hours 53 min ago

“Un modo di celebrare stanco, minimalista e poco coinvolgente, contribuisce alla sterilità di una Chiesa chiamata ad ‘uscire’”. È il monito lanciato oggi da mons. Claudio Maniago, vescovo di Castellaneta e presidente del Centro di azione liturgica (Cal), in un’intervista al Sir in cui presenta la 68ª Settimana liturgica nazionale che si apre nel pomeriggio a Roma. Nel 70° anniversario di fondazione del Cal, per Maniago “è necessario non abbassare la guardia per evitare che ignoranza o superficialità provochino un calo di consapevolezza e quindi di quella tensione partecipativa che rende fecondo il celebrare cristiano”. L’antidoto è “una liturgia viva per una Chiesa viva, in grado di dire e comunicare il mistero di Dio all’uomo di oggi”. “Quando si parla di liturgia – rileva il vescovo – si parla di comunicazione sempre perché è proprio nell’atto celebrativo che avviene quella comunicazione fondamentale fra un Dio che dialoga e si dona e un popolo che ascolta, offre, loda, invoca”. “La liturgia – aggiunge – attiva poi come conseguenza indispensabile una comunicazione fraterna e missionaria che dà sostanza alla vita di una Chiesa in uscita”. Secondo Maniago, “il Papa sta richiamando il popolo di Dio a non dimenticare che la vita quotidiana per un credente deve essere illuminata dalla Parola di Dio e nutrita dalla presenza eucaristica del Signore”. Il vescovo ricorda poi che nella liturgia “accade qualcosa in cui il fedele è essenzialmente coinvolto”. Per questo, “fra i fedeli e i sacerdoti” ci dev’essere “riconoscimento e rispetto nella consapevolezza che solo nell’armonia dei ruoli la liturgia manifesta la sua bellezza”.

Attacchi in Spagna: anche la comunità italiana di Barcellona partecipa stasera alla manifestazione delle associazioni musulmane per dire no al terrorismo

15 hours 8 min ago

Anche la comunità italiana di Barcellona parteciperà questa sera, alle 10, in Plaza Catalunya, alla manifestazione promossa da diverse associazioni musulmane della città per dire no al terrorismo. “In coscienza ognuno è libero di partecipare”, dice il cappellano della comunità italiana, don Luigi Usubelli, invitando tutti a essere presenti per “dire no a ogni forma di terrorismo” e ribadire che “islam e terrorismo non sono la stessa cosa”. Ieri a Ripoll, cittadina di 10mila abitanti nei Pirenei catalani, si sono radunati i familiari dei giovani jihadisti coinvolti nell’attentato di giovedì scorso per dire no al terrorismo.

Venezuela: Caritas, “migliaia di persone in fuga da violenze, rischio sfruttamento sessuale e lavorativo”

15 hours 9 min ago

“Migliaia di persone fuggono dalla violenze e dalla persecuzione attraversando la frontiera con la Colombia. Oltre 60.000 persone attraversano ogni giorno il confine. Molti di loro – uomini, donne e minori non accompagnati – sono a rischio tratta, sfruttamento sessuale o coinvolgimento dei gruppi armati”: lo denuncia in una nota Caritas Venezuela, parlando del peggioramento della situazione umanitaria nel Paese. “Clamor”, la rete latinoamericana di organizzazioni cattoliche a sostegno dei migranti, ha infatti lanciato l’allarme sulla situazione di molti migranti venezuelani, la maggioranza senza documenti, che cadono vittime della tratta di esseri umani, della schiavitù sessuale e dello sfruttamento nel lavoro. Secondo l’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati) almeno 50.000 venezuelani hanno chiesto asilo. Si stima la presenza di circa 20.000-30.000 venezuelani in Brasile, 40.000 a Trinidad e Tobago e 300.000 in Colombia. Caritas apprezza le misure di accoglienza adottate dai governi “del Brasile, del Cile, del Perù e, più recentemente, della Colombia, che promuovono l’occupazione degli immigrati venezuelani” ma si dice “preoccupata  per l’atteggiamento di vari governi che non hanno ancora adottato una politica di accoglienza”. Si tratta di “una diaspora senza precedenti nella storia democratica del Paese”.

Migranti e rifugiati: p. Baggio (Santa Sede), “la cittadinanza è impegno con un luogo”; ius sanguinis e ius soli “possono coesistere”

15 hours 22 min ago

“La cittadinanza non è soltanto un passaporto ma è prendersi un impegno con un luogo, con un territorio”. “I diritti ius sanguinis e ius soli possono coesistere, come già avviene in molti Paesi. Dipende semplicemente dalla volontà di mettersi in gioco”. Lo afferma al Sir padre Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione migranti & rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, in una intervista a commento del messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale del migrante e rifugiato, reso noto oggi. “La Chiesa italiana ha esplicitato molto chiaramente la posizione: ogni bambino che nasce deve avere una nazionalità, sia quella dei genitori (qualora lo prevedano e utilizzino i canali adeguati allo scopo) oppure riconosciuta dallo Stato”, ricorda padre Baggio a proposito del dibattito sulla cittadinanza secondo lo ius soli. Il sotto-segretario aggiunge poi una considerazione personale: “In questi casi è sempre opportuno insistere non tanto sul diritto ma sul fatto che appartenere ad una nazione è una scelta personale e responsabile. Da questa scelta derivano una serie di doveri e responsabilità di partecipazione, di crescita, di sviluppo del Paese in cui si ha deciso di vivere”. Nel messaggio il Papa chiede anche di riconoscere “le capacità e le competenze dei migranti con la convalida di titoli di studio e professionali, perché queste persone possano offrire il meglio e approfondire la loro istruzione” e la loro presenza sia “un contributo e una opportunità di sviluppo per i Paesi che li ricevono”. Tra le proposte contenute nel documento, quella di “riconoscere ai migranti e ai rifugiati che permangono per lungo tempo un facile canale di nazionalizzazione. Per chi è nei Paesi da 20 o 30 anni in permanenza irregolare si può cercare una facile soluzione, con formule di regolarizzazione straordinaria che in qualche Paese sono state già previste”.

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