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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 56 min 5 sec ago

Filippine: esortazione pastorale dei vescovi contro le “fake news”

Fri, 2017-06-23 10:14

I vescovi filippini combattono uniti contro le “fake news”: in una esortazione pastorale firmata dal presidente Socrates B.Villegas, arcivescovo di Lingayen Dagupan, invitano la popolazione a non “promuovere, diffondere e sostenere fonti che propongono ‘fatti alternativi’ “o ‘fake news'” e a “smettere di condividere” le notizie false.  Secondo i vescovi le “fake news” sono un “peccato contro la carità perché impediscono alle persone di prendere decisioni giuste e sane e le convincono a prendere, invece, quelle sbagliate”, con conseguenze disastrose per le persone e le comunità. “Il coinvolgimento attivo dei cittadini nella creazione di una società nutrita dalla giustizia dipende dalla verità”, sottolineano. Esortano perciò chi naviga su internet ad individuare le fonti di “notizie false” per informare le persone. La proliferazione di “fake news” sui social media – aggiunge l’agenzia cattolica Ucanews – è diventata un fenomeno recente nelle Filippine, in particolare dall’elezione del presidente Rodrigo Duterte lo scorso anno. I sostenitori del presidente hanno diffuso sui social media attacchi contro chi critica le politiche governative. Perfino alcuni vescovi cattolici sono caduti nella rete delle “fake news” o post ingannevoli sui social media quando hanno criticato la guerra del governo contro le droghe. Nelle Filippine, il 58% dei 60 milioni di abitanti ha accesso a internet, utilizzato in maggioranza per navigare sui social media.

Diocesi: Trento, la mostra “Viaggi e incontri di un artista dimenticato. Il Rinascimento di Francesco Verla” al Museo tridentino

Fri, 2017-06-23 10:04

Dall’8 luglio al 6 novembre 2017 è aperta al Museo diocesano tridentino la mostra “Viaggi e incontri di un artista dimenticato. Il Rinascimento di Francesco Verla”, la prima monografica mai dedicata a questo singolare pittore, noto per lo più agli studiosi, ma poco al grande pubblico. L’esposizione, curata da Domizio Cattoi e Aldo Galli, conclude un complesso percorso di ricerca sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trento. L’indagine ha fatto emergere numerosi dati inediti, nuove attribuzioni e documenti finora sconosciuti che vanno a riempire significative lacune nella conoscenza di un artista di notevole importanza per la storia dell’arte locale.
La mostra riunisce per la prima volta la gran parte delle opere di Francesco Verla, alcune delle quali restaurate per l’occasione: un corpus di sedici opere – pale d’altare, affreschi e bizzarri fregi a grottesche – radunato grazie a prestiti provenienti da numerose istituzioni nazionali e chiese del Vicentino e trentine. L’itinerario di visita, che intreccia opere note ad altre pressoché inedite, svela al visitatore la singolare personalità artistica del Verla e permette di misurane i debiti con Pietro Perugino e Bartolomeo Cincani, detto il Montagna, maestro della civiltà figurativa vicentina tra XV e XVI secolo. Per ricostruire al meglio i contesti storici e stilistici dell’epoca, saranno poste a confronto con le opere del Verla una pala del Montagna proveniente da San Giovanni Ilarione, già a Vicenza, una scultura lignea di bottega veronese della fine del XV secolo e un dipinto legato al mondo figurativo di Pietro Perugino.
Non mancheranno le tradizionali visite guidate, programmate ogni prima e terza domenica del mese alle ore 16.00; la partecipazione a questi appuntamenti è compresa nel biglietto d’ingresso all’esposizione. Nel corso dell’estate sono previste quattro speciali visite guidate alla chiesa di San Pantaleone a Terlago: sabato 15 luglio ore 18; giovedì 27 luglio ore 21; sabato 26 agosto ore 18; sabato 16 settembre ore 18. La partecipazione a questi appuntamenti è libera e gratuita, il ritrovo previsto presso la chiesa.

Ccee: presidenza a Vilnius per beatificazione arcivescovo Teofilo Matulionis. Da Cunha, “modello di fedeltà a Cristo e alla Chiesa”

Fri, 2017-06-23 09:58

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), e i vice-presidenti dell’organismo, il cardinale Vincent Nichols e mons. Stanisław Gądecki, parteciperanno alla beatificazione dell’arcivescovo Teofilo Matulionis (1873-1962). “Quella di Matulionis – spiega una nota Ccee – è la prima beatificazione che la Lituania celebrerà nel Paese dopo l’era del totalitarismo sovietico”. Nella capitale lituana, “famosa per essere il luogo che custodisce il primo quadro di Gesù Misericordioso, realizzato sulle indicazioni di suor Faustina Kowalska, e il dipinto di Nostra Signora della Porta dell’Aurora, numerose autorità civili e religiose, provenienti da vari Paesi europei, parteciperanno alla beatificazione”. Commentando la partecipazione della presidenza Ccee, il segretario generale, mons. Duarte da Cunha, afferma: “L’Europa è stata costruita anche sul sangue dei martiri, quali il venerabile Teofilio Matulionis, che sotto il regime sovietico, totalitarista e agnostico, non ha lesinato gli sforzi per difendere i diritti fondamentali di ogni uomo e si prodigò in particolare per la salvaguardia della libertà di coscienza”. La presidenza Ccee “vuole rendere omaggio al modello di fedeltà a Cristo, alla Chiesa e alla Santa Sede, che fu il venerabile Matulionis e ricordare al continente, la necessità di custodire la libertà religiosa guardando alla testimonianza che hanno dato persone come l’arcivescovo lituano nel difendere la dignità della persona e i valori su cui l’Europa è stata forgiata”.

Anziani: don Arice (Cei), “la loro cura è un bisogno emergente” ma “c’è molta poca attenzione dei responsabili della cosa pubblica e della comunità ecclesiale”

Fri, 2017-06-23 09:55

“L’aumento della longevità ci ha fatto dimenticare che siamo esseri limitati, finiti, destinati a non restare per sempre su questo pianeta, e il pensiero della morte è stato spostato ‘da questione ultima’ a ‘un’ultima questione’ che, prima o poi, grazie al progresso scientifico, sarà in qualche modo risolta”. Lo ha affermato don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, aprendo oggi, a Roma, il convegno “Dolore e sofferenza nell’anziano”, organizzato dall’Ufficio Cei in collaborazione con la Società italiana di gerontologia e geriatria. C’è “un cambiamento culturale epocale che stiamo subendo con un certo senso di impotenza e che, quando si parla di anziani, manifesta tutta la sua complessità per non dire drammaticità”, ha osservato don Arice, secondo cui “l’operatore sanitario o pastorale che non accetta i propri limiti, il declino del proprio corpo, l’invecchiamento, la possibile realtà della malattia e anche la morte, poiché non è né onnipotente e nemmeno immortale, non può stare serenamente vicino ad una persona anziana, soprattutto in una relazione di cura”. “La cura degli anziani è un bisogno emergente”, ha proseguito il direttore, rilevando però come ci sia “molta poca attenzione concreta e operativa dei responsabili della cosa pubblica” e “purtroppo anche della comunità ecclesiale”. Viviamo in “una società sempre più vecchia, molto pesante a gestirsi economicamente per la mancanza di un numero sufficiente di contribuenti e decisamente impegnativa da gestire” nella quale gli anziani “vedono peggiorare la loro povertà di salute”, ha notato don Arice secondo cui “umanamente parlando il quadro è davvero drammatico”.

Anziani: don Arice (Cei), prioritario “un accompagnamento serio”, non “leggi su autodeterminazione e interruzione della vita”

Fri, 2017-06-23 09:53

“Considerare la cura degli anziani nel nostro tempo significa non dimenticare il pericolo che corrono ‘i vecchi’ di essere tra le vittime più illustri della cultura dello scarto, tante volte denunciata da Papa Francesco”. Lo ha affermato don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, aprendo oggi, a Roma, il convegno “Dolore e sofferenza nell’anziano”, organizzato dall’Ufficio Cei in collaborazione con la Società italiana di gerontologia e geriatria. Nella sua relazione, il direttore ha richiamato il magistero della Chiesa, sempre “attento ai segni dei tempi” anche relativamente alla “presenza degli anziani nel contesto socio-culturale” con continui interventi, a partire da Paolo VI fino a Papa Francesco passando anche per la “testimonianza personale” di san Giovanni Paolo II. Secondo il direttore, rispetto alla cura verso gli anziani, è necessario “accompagnare la solitudine e l’esistenza di ciascuno di loro perché possa percepire che la sua esistenza è ‘molto buona’ e non soltanto un problema o un peso difficile da risolvere e oneroso da sopportare”. “Prima ancora di pensare a leggi che garantiscano l’autodeterminazione e l’interruzione della vita – ha ammonito – dovremmo adoperarci in un accompagnamento serio perché nessuno si trovi in una radicale solitudine, così pesante da dover chiedere la morte”. Don Arice ha concluso individuando quattro aspetti per “un progetto che voglia considerare seriamente ‘la questione anziani’”: quello “giuridico-politico, con politiche sugli anziani e per la famiglia”; quello “culturale, riflettendo seriamente su questione antropologica, dignità della persona e qualità di vita”; quello “pastorale, ponendo la dovuta attenzione a dimensione spirituale e orizzonti di senso necessari per vivere”; infine, quello “operativo, cominciando ad agire concretamente e subito, nelle situazioni di crisi, ciascuno secondo le proprie responsabilità”.

Televisione: Rai Vaticano, “dal terremoto alla speranza” nella prossima puntata di “Viaggio nella Chiesa di Francesco”

Fri, 2017-06-23 09:45

Dal terremoto alla speranza. La ricostruzione è ancora lontana nel centro Italia. In questi giorni l’appello di Amatrice allo Stato. Cosa sta facendo la Chiesa per ricostruire, laddove ci sono ancora macerie, lutti, sgomento, uomini ed identità? Questi i temi del servizio di apertura di “Viaggio nella Chiesa di Francesco”, il programma di Rai Vaticano che torna su Raiuno, lunedì 26 giugno, ore 02.00, a cura di Massimo Milone. Dice mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti: “Il terremoto ha stimolato le popolazioni a collaborare, ad unirsi, a riscoprire il valore del territorio che si era un pò affievolito”. Per un giorno la troupe di Rai Vaticano ha seguito anche i francescani inviati dal vescovo nelle zone colpite per assistere la popolazione. Dice fra Massimo Fusarelli, coordinatore dei francescani: “La Chiesa non è solo una costruzione di pietre ma è qualcosa che trova fondamento nel cuore”.
Nella puntata riflettori sulle associazioni ambientaliste, le ong, i movimenti ecclesiali che lavorano per migliorare lo stato di salute della terra e dell’ambiente. Per due giorni a Roma, Earth Day Italia e il Movimento dei Focolari hanno dato vita a Villa Borghese a forum e kermesse sull’ecologia integrale. Con Rai Vaticano, poi nel Triveneto, dove per 10 giorni il Festival Biblico ha alimentato il dibattito sulla Bibbia. Ed ancora a Roma, tra spiritualità ed arte, preghiera e musica, con la Notte Sacra promossa dalla diocesi. Infine in chiusura, in primo piano, per la rubrica “In viaggio con i Papi”, il significato del suggestivo canto che, a conclusione del viaggio di Papa Francesco a Genova, ha ricordato che “siamo tutti migranti”. La controcopertina è dedicata alla mostra “La bellezza ritrovata” che nei Musei Capitolini espone opere d’arte recuperate dall’Arma dei Carabinieri, dopo furti e saccheggi. “Viaggio nella Chiesa di Francesco”, a cura di Massimo Milone, va in replica domenica 2 luglio alle ore 12, su Rai Storia e per l’estero, su Rai Italia.

Scuole paritarie: Diaco (Cei), “ci sono ancora delle ragioni ideologiche che ostacolano il pieno riconoscimento nel sistema nazionale di istruzione”

Fri, 2017-06-23 09:25

“A proposito della scuola paritaria, ci sono ancora delle ragioni ideologiche che ostacolano il suo pieno riconoscimento all’interno dell’unico sistema nazionale di istruzione” anche se “il dialogo, soprattutto con il Miur, esiste ed è proficuo”. Lo conferma Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei. In un’intervista pubblicata sull’ultimo numero di “Docete”, rivista della Fidae, Diaco parla di “pregiudizi” che “esistono ancora, direi anzi che resistono” in chi pensa che “in quanto gestite da privati, sarebbero scuole d’elite, per i figli della borghesia, in cui avverrebbe un indottrinamento politico e religioso”. Questo si aggiunge ad “una concezione che identifica il servizio pubblico con la sola gestione statale: una visione che è ormai superata in tutti i settori della vita sociale tranne che nella scuola”. Il paradosso è che “limitando l’erogazione delle risorse pubbliche alle scuole pubbliche paritarie, davvero si finisce per privilegiare chi è più abbiente e può permettersi di pagare una retta”. In realtà, per Diaco “se molte scuole paritarie sono in difficoltà è anche perché non vogliono rinunciare alla loro vocazione popolare e solidale”. Il direttore ricorda poi che “non esiste un’educazione neutra dal punto di vista dei valori che trasmette: lo ripete spesso anche Papa Francesco”, sottolineando che “sbaglierebbe chi pensasse che i cattolici si preoccupano solo delle ‘loro’ scuole”. “Al mondo ecclesiale – precisa – sta a cuore la scuola nella sua interezza”. Diaco, inoltre, annuncia che, rispetto alle scuole cattoliche, nel prossimo futuro verranno diffuse “buone pratiche ed esperienze che hanno saputo trasformare la crisi in opportunità”.

Scuola: Diaco (Cei), “serve un’alleanza con le forze della società civile e ritrovare il rapporto con le famiglie”

Fri, 2017-06-23 09:22

La scuola “ha bisogno di stringere alleanze con le forze della società civile, con il mondo della ricerca e delle professioni, ma soprattutto ritrovando il rapporto con le famiglie, che è oggi a dir poco difficile”. Ne è convinto Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei. In un’intervista pubblicata sull’ultimo numero di “Docete”, rivista della Fidae, Diaco parlando di famiglie e insegnanti osserva che “gli atteggiamenti di delega e di pretesa non aiutano, così come l’individualismo che colpisce sia l’insegnamento che l’apprendimento degli studenti”. Secondo il direttore, “la prima sfida per la scuola è sempre quella di essere all’altezza del suo compito, che è quello di educare i bambini, i ragazzi e i giovani, in un fecondo rapporto con le famiglie e la società”. “Per sua stessa natura – aggiunge Diaco – la scuola è sempre un cantiere aperto, in cui non ci si accontenta di ripetere ogni anno le stesse cose e si cerca di finalizzare l’organizzazione e la burocrazia all’educazione, e non viceversa”. D’altra parte, “alla base di tutto, resta l’impegno di non spegnere, anzi alimentare le domande di vita e di futuro dei nostri ragazzi”.

Dialogo cattolici-ebrei: una delegazione della Cei guidata da mons. Galantino oggi alla mostra sulla Menorà

Fri, 2017-06-23 09:09

“Un’occasione di dialogo tra cristiani ed ebrei, sottolineando la portata del valore artistico e storico della mostra e ribadendo la nostra volontà ad approfondire la conoscenza dell’ebraismo, consapevoli del fatto che più conosciamo la nostra storia, più conosciamo noi stessi e il nostro presente”. Così don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo, spiega al Sir il significato della visita che la Segreteria generale della Conferenza episcopale italiana farà questa mattina alla mostra “La Menorà: culto, storia e mito”. La mostra è stata aperta al pubblico il 15 maggio in contemporanea nelle due prestigiose sedi del Braccio di Carlo Magno in Vaticano e del Museo ebraico di Roma. Si tratta di un’esposizione su un simbolo decisamente molto importante dell’ebraismo, la Menorà, il candelabro a sette braccia. La mostra è stata realizzata in cooperazione, per la prima volta, dallo Stato Vaticano e dalla Comunità ebraica di Roma. A visitarla questa mattina ci saranno mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, alcuni direttori degli Uffici Cei, alcuni assistenti nazionali di Azione Cattolica e alcuni professori del Centro per gli studi giudaici “Cardinal Bea” della Università Gregoriana di Roma. La visita sarà guidata da esponenti del mondo ebraico romano tra cui Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, e Rav. Amedeo Spagnoletto, uno dei rabbini di Roma.
“Non siamo ancora riusciti ad estirpare il male dell’antisemitismo dal cuore delle nostre società. Occorre allora tenere alta la guardia, non stancarsi mai di condannare ogni forma di antisemitismo e favorire l’amicizia, la conoscenza. Cosa che questa mostra intende proprio fare”, sottolinea don Bettega.

Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Emergenza idrica a Parma e Piacenza. Al Consiglio europeo il nodo-migrazioni

Fri, 2017-06-23 09:00

Siccità: emergenza idrica nelle province di Parma e Piacenza. Allarme anche per Roma e Sardegna

Emergenza acqua e il governo interviene con un fondo straordinario di 8 milioni e 650mila euro per le province di Parma e Piacenza. Il Consiglio dei ministri ha deliberato ieri la dichiarazione dello stato di emergenza nel territorio delle due province emiliane, dove la crisi idrica è dovuta a un lungo periodo di siccità che risale allo scorso autunno, cui si aggiungono gli effetti delle elevate temperature estive. Oltre al fondo speciale, il governo concede deroghe alle norme nazionali per assicurare la fornitura di acqua potabile alla popolazione, anche mediante autobotti, e per potenziare l’approvvigionamento di acqua con interventi strutturali. Problemi analoghi si registrano in altre aree della Val Padana (Piemonte, calo delle acque del Po), nelle Alpi orientali, nel Lazio e in Sardegna. Nell’Italia centrale, “la situazione più delicata è certamente quella che coinvolge la città di Roma e i comuni limitrofi”, spiega una nota, “collegata in particolare alla condizione del lago di Bracciano, il cui livello, a fine maggio, era di +5 cm sullo zero idrometrico”.

Monza: muore in ospedale bimbo affetto da leucemia colpito da morbillo. Torna il dibattito sulle vaccinazioni

“Complicanze polmonari e cerebrali da morbillo”: sarebbero le cause che hanno portato al decesso, avvenuto ieri, di un bambino di 6 anni affetto da leucemia ricoverato nel reparto di rianimazione dell’Ospedale San Gerardo di Monza. A darne notizia l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera. Gallera ha affermato che “solo l’immunità di gregge avrebbe salvato il piccolo”. Il bimbo sarebbe stato contagiato dai fratelli maggiori che non erano stati vaccinati, notizia confermata da fonti ospedaliere. Gallera ha aggiunto: “La storia di questo piccolo affetto da leucemia è l’esempio di come la cosiddetta ‘immunità di gregge’ sia fondamentale per la protezione di coloro che, per la loro malattia o per lo stato di trattamento in cui si trovano, non sono protetti, anche quando fossero vaccinati dal morbillo così come da altre malattie infettive… Ci tengo a sottolineare come solo l’immunità di gregge, cioè la vaccinazione di oltre il 95% dei bambini, sia l’unica strada per tutelare soggetti immunodepressi o che hanno contratto malattie come nel caso del piccolo del San Gerardo, che per queste ragioni non possono vaccinarsi”. Sulla stessa linea il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Consiglio europeo/1: accordo su sicurezza e difesa. Oggi al centro delle discussioni il problema delle migrazioni

La riunione del Consiglio europeo (capi di Stato e di governo Ue) riprende oggi a Bruxelles trattando di migrazioni, commercio, Europa digitale. La prima giornata di ieri è parsa ai protagonisti densa di risultati: l’accordo unanime per rafforzare la sicurezza e la lotta al terrorismo, la decisione sul fondo per la difesa, il contrasto alla radicalizzazione anche attraverso internet. In serata i leader hanno ascoltato le proposte della premier britannica May sul Brexit e la relazione Merkel-Macron sull’Ucraina: a questo proposito l’Unione europea estenderà di sei mesi, quindi fino a fine anno, le sanzioni economiche contro la Russia per il conflitto in Ucraina e la mancata attuazione degli accordi di Minsk. Il clima che si registra al summit è generalmente di accordo, anche se i nodi principali emergeranno oggi sull’accoglienza dei profughi e il sostegno solidale a Italia e Grecia, i Paesi più esposti ai flussi in arrivo da Africa e Medio oriente. Nell’aprire il vertice, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha affermato che “le cose si stanno muovendo in una direzione migliore”, citando la ripresa economica e occupazionale, l’accordo finanziario con la Grecia, “l’aumento di sentimenti europeisti nelle ultime settimane” e “le vittorie dei leader politici schierati al 100% a favore dell’Ue dalla Bulgaria all’Austria fino ai Paesi Bassi, senza dimenticare ovviamente la Francia”. “Non possiamo tuttavia essere né compiaciuti né ingenui. Dobbiamo dimostrare ai cittadini che siamo capaci di riprendere il controllo di eventi che ci sconvolgono e talvolta persino ci terrorizzano”.

Consiglio europeo/2: Brexit, May rassicura, “proteggeremo i diritti dei cittadini europei” che vivono nel Regno Unito

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, aprendo il summit di ieri aveva affermato: sul divorzio da Londra “si sentono pronostici diversi, hard Brexit, soft Brexit, no deal. Alcuni amici britannici mi hanno persino chiesto se sarebbe possibile invertire il processo della Brexit… Ho detto loro che di fatto l’Ue è stata costruita su sogni che sembravano impossibili da realizzare, perciò chi lo sa? Come cantava John Lennon: ‘Direte che sono un sognatore, ma non sono l’unico’”. Nel corso del vertice è poi arrivata la relazione della premier britannica Theresa May, giunta a Bruxelles in una posizione politica indebolita dopo la recente elezione parlamentare e la formazione di un governo che conta su una maggioranza risicata. “Proteggeremo i diritti dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito”, ha affermato, lasciando intendere di voler procedere verso il cosiddetto “soft Brexit”. Nessun cittadino con passaporto europeo dovrà lasciare – ha fatto intendere May – il Regno Unito dopo il Brexit; a tutti verrà data la possibilità di regolarizzare la permanenza; dovrebbe inoltre essere riconosciuta la residenza agli europei che vivono sul suolo britannico da almeno 5 anni. Londra preciserà le proposte in un documento che sarà reso noto la prossima settimana in vista della nuova tappa dei negoziati Brexit che inizieranno il prossimo 17 luglio. Intanto il Consiglio europeo ha stabilito ieri i criteri per individuare le due città, all’interno dei 27 Paesi Ue, che ospiteranno le Agenzie del farmaco e bancaria, che sinora avevano la sede in Inghilterra.

Austria: Braunau, dove nacque Hitler, contenzioso sulla casa natale del dittatore. Il governo vorrebbe abbatterla

Il villaggio di Braunau in Austria conta meno di 20 mila abitanti, “ma lo spettro del concittadino più famoso l’ha portata al centro di uno scontro giudiziario. La decisione di sequestrare la casa dove nacque Adolf Hitler, togliendola al suo attuale proprietario, è infatti finita di fronte alla Corte Costituzionale di Vienna”; lo riferisce Euronews. La donna proprietaria della casa ha fatto ricorso contro la legge di espropriazione, passata lo scorso dicembre. Dal 2011 il palazzo è disabitato, in quanto il governo e la proprietaria non riuscivano ad accordarsi sul futuro utilizzo della casa, diventata meta dei gruppi neonazisti. L’espropriazione permetterà alle autorità di modificare l’aspetto del palazzo oppure di abbatterlo per ricostruirne uno nuovo.

Padre Ambrosoli: mons. Paglia (Pontificia Accademia Vita), “la sua esperienza stimolo di crescita enorme”

Thu, 2017-06-22 20:42

“Le iniziative come quelle di padre Giuseppe Ambrosoli rendono l’Italia un Paese migliore, la Chiesa più bella e noi riusciamo a raccogliere un patrimonio di santità e di azione sociale importante”. Lo ha detto l’arcivescovo mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, durante la presentazione del libro, dedicato al missionario in Uganda, dal titolo “Chiamatemi Giuseppe. Padre Ambrosoli, medico e missionario” (Edizioni San Paolo), che si è svolta questo pomeriggio a Roma. “La sua era una generazione di preti che hanno scelto in maniera differente di aiutare i più deboli e i poveri. In questo libro stiamo cogliendo un Paese e una Chiesa straordinaria – ha affermato mons. Paglia -. Non parliamo di una sola persona. La sua era la generazione di don Milani e di don Mazzolari. Oggi invece l’Italia è depressa da tutti i punti di vista. L’esperienza di padre Giuseppe, da un lato, ridicolizza l’Italia di oggi, dall’altro è uno stimolo di crescita enorme”. Mons. Paglia ha raccontato di un suo recente viaggio in Uganda e della sua visita in un campo per rifugiati, che ospita 450mila persone fuggite dal Sud Sudan. “L’Europa non riesce a gestire questi numeri – ha aggiunto -. I testimoni come padre Ambrosoli hanno generato un Paese che per tanti versi è migliore del nostro. Era circondato da una voglia di vivere incredibile. E il Paese non va in default. Questo è il modo di vivere la vita politica ed ecclesiale. Noi invece ci perdiamo nei dibattiti sullo ius soli”.

Padre Ambrosoli: Calabresi (La Repubblica), “una vita ben spesa è capace di farne fiorire altre nonostante i numerosi ostacoli”

Thu, 2017-06-22 20:40

“Nella storia di padre Ambrosoli c’è la fede ma anche l’idea che la fede vada accompagnata con una professionalità”. Lo ha detto Mario Calabresi, direttore del quotidiano La Repubblica e autore della prefazione del libro dedicato al missionario in Uganda dal titolo “Chiamatemi Giuseppe. Padre Ambrosoli, medico e missionario” (Edizioni San Paolo), presentato questo pomeriggio a Roma. “La sua storia non è una storia di passato ma di presente. Fu l’esempio per i miei zii che aprirono un ospedale in un’altra località dell’Uganda e per altri ragazzi – ha detto -. Queste storie hanno seminato talmente in profondità che non solo quella pianta ha germogliato ma ne ha fatte germogliare anche delle altre”. Calabresi ha ricordato la preparazione professionale e gli studi specialistici del missionario. “Credeva che bisognava avere una formazione professionale per riuscire a compiere la missione che desiderava – ha aggiunto -. Il messaggio che emerge è che una vita ben spesa è capace di far fiorire altre vite nonostante i numerosi ostacoli. In un tempo di disimpegno come il nostro, la storia di padre Giuseppe ci dice che, se si scommettono i propri talenti nella direzione giusta, si possono ottenere risultati eccezionali”.

Padre Ambrosoli: p. Albanese (Popoli e Missione), “testimone esemplare di pace”

Thu, 2017-06-22 20:39

“Padre Giuseppe Ambrosoli con i suoi gesti è stato un testimone esemplare di pace”. Padre Giulio Albanese, direttore della rivista “Popoli e Missione”, per molti anni missionario in Uganda ha ricordato così il sacerdote lombardo, durante la presentazione del libro “Chiamatemi Giuseppe. Padre Ambrosoli, medico e missionario” (Edizioni San Paolo), questo pomeriggio a Roma. Padre Albanese ha raccontato del suo impegno al fianco del missionario, che ha conosciuto poco prima di terminare gli studi proprio in Uganda. “Aveva una grande statura spirituale, umana e missionaria. I suoi gesti precedevano le parole – ha raccontato -. In questo mondo in crisi di valori ci mancano a volte dei modelli. Padre Giuseppe è stato testimone esemplare, aveva la capacità di sapere interpretare i segni dei tempi”. Il contesto è quello dell’Uganda degli anni ’80, Paese in fermento per guerre e contrasti tra varie parti della popolazione. “Padre Ambrosoli diceva che una delle grandi responsabilità della Chiesa era quella di formare la società civile, tutte cose che i comboniani hanno fatto – ha aggiunto padre Albanese -. Rispetto al fenomeno dei ribelli, sosteneva che dobbiamo impegnarci per la pace. Sosteneva che il tribalismo era una maledizione e diceva che dovevamo portare tutte le componenti della società sotto lo stesso cerchio. È stato un grande interprete della carità”.

Padre Ambrosoli: Giovanna Ambrosoli (nipote), “ha vissuto la sua santità ogni giorno con normalità”

Thu, 2017-06-22 20:38

“Padre Giuseppe Ambrosoli ha vissuto la sua santità ogni giorno con normalità”. Lo ha detto Giovanna Ambrosoli, nipote del missionario in Uganda, presidente della Fondazione Dr. Ambrosoli e autrice con la giornalista Elisabetta Soglio del libro “Chiamatemi Giuseppe. Padre Ambrosoli, medico e missionario” (Edizioni San Paolo), presentato questo pomeriggio a Roma, al Palazzo del Vicariato Maffei Marescotti. A introdurre l’incontro, mons. Liberio Andreatta, amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi. Subito dopo l’intervento della nipote del missionario di cui è in corso l’iter per la beatificazione: “Da adulta ho avuto modo di riscoprire la sua figura in base alle storie di chi ha lavorato con lui in Uganda e in Italia – ha raccontato Ambrosoli -. Da qui è nato il desiderio di scrivere della sua storia. Nei 32 anni in quel Paese africano padre Giuseppe si è trovato a vivere in condizioni di povertà e violenza ma è riuscito a resistere, costruendo un’opera oggi essenziale per il nord Uganda. Ha lasciato un ospedale e una scuola di formazione, un’eredità che cerchiamo di portare avanti perché opera fondamentale per la popolazione locale”. Le ha fatto eco la coautrice del libro, Elisabetta Soglio: “La forza della mitezza di padre Giuseppe mi ha affascinato e mi ha permesso di collaborare al racconto della sua storia in questo libro. La fondazione a lui dedicata è un segno di forza e continuità, il suo spirito è rimasto a collegare l’Italia con l’Uganda”.

Meeting di Rimini: Affinati (scrittore) “l’Italia guidi l’Europa a prendere sul serio l’immigrazione”

Thu, 2017-06-22 20:26

“Ho sempre sentito in me la responsabilità della parola e per questo ho scritto un libro su don Milani”. Così ha sostenuto Eraldo Affinati, scrittore e insegnante, alla presentazione, staser a Roma, del Meeting di Rimini. Affinati ha recentemente pubblicato un libro “L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani”. “I ragazzi di Barbiana – ha detto – oggi sono gli immigrati. Gli immigrati di prima generazione sono protagonisti della loro azione. Per loro la lingua è ortopedica: salda le fratture della loro vita. Ma i loro figli sono in qualche modo ragazzi senza una lingua iniziale. Nella nostra scuola (la ‘Penny Wirton’ di Roma, ndr), chiamiamo gli studenti italiani ad insegnare ai ragazzi stranieri e, vedete – ha evidenziato -, c’è bisogno di luoghi simili dove scambiare le diverse realtà”. Lo scrittore ha infine ricordato un altro suo titolo “Vita di Vita” in cui ha raccontato la storia di un ragazzo fuggito dalla Sierra Leone a cui ha fatto da insegnante alla Città dei ragazzi, il centro di formazione di Roma: “Oggi insegno a suo figlio”, ha aggiunto. Sul fenomeno dell’immigrazione, invece, Affinati ha invocato il ruolo di guida del nostro Paese. “Abbiamo una doppia responsabilità come italiani: geografica, perché siamo al centro del Mediterraneo, e storica perché qui è nato l’umanesimo. Dobbiamo quindi guidare gli altri Paesi europei a prendere sul serio questo tema. C’è un lavoro umano da compiere. Bisogna iniziare la politica dell’immigrazione ‘sortendo insieme’ come voleva don Milani”.

Meeting di Rimini: Alfano (ministro Esteri), “difendere l’Europa per riguadagnare l’eredità”. Oggi “il vento contrario sono razzismo e paura”

Thu, 2017-06-22 19:53

“Il messaggio di Papa Francesco al mondo è per me molto duro e forte. È stato conforto, di fronte alle mille aggressioni che ho ricevuto da ministro e una bussola. Da uomo di governo mi è stato utilissimo”. Lo ha detto Angelino Alfano, ministro degli Affari Esteri, alla presentazione del Meeting di Rimini. “Nelle parole di Goethe – ha continuato il ministro, riferendosi al titolo dell’edizione di quest’anno – eredità non diventa mai possesso interiore se non c’è stato un esercizio per riguaguadagnarsela. Penso che per un uomo delle istituzioni c’è una fatica supplementare rispetto al compito che si deve svolgere. Ho capito – ha aggiunto Alfano parlando della sua esperienza – di avere un debito perché nella mia famiglia sono stato il primo ad aver conosciuto solo la pace. Mio padre e mio nonno hanno conosciuto le guerre infatti. Il mio modo per riguadagnare la pace è agganciare l’eredità a un progetto più grande che si chiama Europa. Il mio modo è difendere l’Europa – ha sottolineato -. È il mio modo civile per riconoscere le generazioni passate. Questa libertà e democrazia non sono scontate e mi hanno impegnato per tenere duro. Vengo da un posto di mare e una delle prime cose che ti insegnano quando fai vela è indovinare l’andatura del vento e di andare avanti anche se il vento è contrario. Il vento contrario oggi è il vento del razzismo e della paura”. “Nell’ottobre del 2013, a Lampedusa quando ci sono andato da ministro di fronte ai 300 morti del naufragio, ho cambiato la mia consapevolezza. Da li è partita l’operazione Mare nostrum, quella esperienza mi ha cambiato”. “Al Meeting parleremo di pace ma per farlo dovremo parlare necessariamente di Africa. L’Italia è un paese sicuro in un contesto della storia in cui è stato dimostrato che il rischio zero non esiste. Ma è anche solidale perché ha salvato mezzo milione di vite. L’Italia deve però migliorare l’autostima. Il lavoro che stiamo compiendo – ha concluso – è positivo per riguadagnare l’eredità che è difendere l’Europa”.

Meeting di Rimini: padre Spadaro (La Civiltà Cattolica), “ereditiamo dai nostri padri la saggezza dell’inquietudine”

Thu, 2017-06-22 19:42

“Il modo per riguadagnare l’eredità ricevuta dei padri è la libertà”. Così padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, stasera alla presentazione, a Roma, del Meeting di Rimini, in programma alla fine di agosto. “Niente – ha proseguito – è scontato nel passaggio tra le generazioni. Ciò che ricevo è mio se attraversa la mia libertà. E dove c’è libertà, c’è inquietudine. Nulla è mio se non attraversa la mia personale inquietudine. Se questo non avviene la mia vita diventa una ‘bottega di restauro’ o un ‘laboratorio di utopie’”. “Ciò che mi appartiene – ha spiegato – mi appartiene perché si è avvicinato alla mia inquietudine e l’ha attraversata impastandosi con me e lanciandomi verso il desiderio di un futuro da costruire”. “Sorprendentemente – ha continuando riportando vari esempi dalla vita di Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires – per Papa Francesco i padri, gli ‘anziani’ sono coloro che sognano. I giovani invece sono coloro che hanno visioni. Per Bergoglio, in questa catena di sogni e visioni, se i padri sono incapaci di narrare i loro sogni non permettono alle giovani generazioni di avere visioni, di fare progetti, dal momento che il futuro genera insicurezza, sfiducia, paura”.

Di qui l’invito: “Questo ci serve oggi: riappropriarci della ‘pace dell’inquietudine’, di cui parla Papa Francesco, quella che non ci inabissa nel vortice delle paure, ma ci fa respirare la statura della nostra umanità. Ereditiamo dai nostri padri soprattutto questo: la saggezza dell’inquietudine. Qualcosa che si deve impastare con ciò che siamo. Da arcivescovo Bergoglio disse che Gesù era un disadattato perché non assoggettava la sua libertà. Un ragazzo inquieto è sensibile agli stimoli del mondo, si apre alle crisi e si ribella contro i limiti ma d’altra parte li accetta se sono giusti. È questa la chiave di volta: l’eredità che riceviamo non ci inquieta. Fra passato e futuro c’è un contatto che crea un brivido, una scossa”. In una omelia del 2010, “Bergoglio diceva che ciò che i giovani ricevono non va conservato in una scatola ma vissuto. Secondo me, nulla è mio se non attraversa le mie inquietudini. Anche Cristo non è interessante se non tocca il mio cuore. Quindi – ha concluso – ciò che eredito passa per le mie inquietudini; se non lo fa diventa un museo di ricordi”.

Notizie Sir del giorno: appello del Papa ad accogliere i cristiani che soffrono, giovani al voto, Consiglio europeo, siccità, fine Ramadan

Thu, 2017-06-22 19:30

Papa Francesco: alla Roaco (Chiese orientali), “accogliere i cristiani che soffrono”. No “alla tentazione dello status sociale” tra i preti

Le Chiese orientali “in Siria, Iraq ed Egitto vedono i loro figli soffrire a causa del perdurare della guerra e le insensate violenze perpetrate dal terrorismo fondamentalista”, una esperienza di “turbamento e sofferenza”, ma al tempo stesso “fonte di salvezza”: sono le parole che Papa Francesco ha riservato ai partecipanti all’Assemblea della “Riunione delle opere per l’aiuto alle Chiese orientali” (Roaco), ricevendoli oggi in udienza in occasione della 90ma sessione plenaria. La Roaco è attiva dal 1968 per sostenere le attività pastorali, educative ed assistenziali e i bisogni delle Chiese, orientali e latina. Il Papa ha esortato anche le comunità ad accogliere “nei luoghi dove giungono” i cristiani orientali “costretti ad emigrare”: “non importa se cattolici, ortodossi e protestanti”. (clicca qui)

Istituto Toniolo: per i giovani destra e sinistra quasi indifferenti, in politica vince il partito della sfiducia

Disillusione verso le istituzioni, sfiducia nei confronti dei partiti, scarso rilievo alla distinzione destra-sinistra. È questo il quadro che scaturisce da una rilevazione di approfondimento condotta dall’Istituto Giuseppe Toniolo, nell’ambito del “Rapporto Giovani”, su un campione di 2000 giovani dai 20 ai 34 anni. La rilevazione, effettuata nello scorso febbraio, chiedeva di attribuire nelle risposte un voto da 1 a 10. Ebbene, oltre un giovane su tre (il 34,6%), ha dato l’insufficienza a tutti i partiti. Un voto pari o superiore al 6 è stato assegnato – nell’ordine – al Movimento 5 Stelle (35,1%), al Pd (25,7%) e alla Lega (23,1%). Tutti gli altri partiti sono sotto il 20%. (clicca qui)

Consiglio europeo: Tajani, subito la riforma dell’asilo. “Contro il populismo servono soluzioni per sicurezza e lavoro”

(Bruxelles) “I recenti risultati elettorali e molti sondaggi segnano una chiara inversione di tendenza nel giudizio dei nostri cittadini sull’Unione europea. Certamente, questo è legato in parte alla ripresa economica, ma non solo. Brexit, le crisi fuori e dentro i nostri confini e i timori dei cittadini per la globalizzazione alimentano la ricerca di protezione attraverso l’unità europea. Non possiamo voltarci dall’altra parte davanti a questa richiesta”. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, è intervenuto oggi in apertura del Consiglio europeo, convocato fino a domani per trattare di migrazioni, difesa e divorzio Ue-Regno Unito. Tajani ha avvertito: “Senza soluzioni su sicurezza, immigrazione, disoccupazione o cambiamento climatico, saranno le sirene populiste a colmare il vuoto”. (clicca qui)

Chiesa greco-melkita: Youssef Absi è il nuovo patriarca

Il Sinodo dei vescovi della Chiesa greco-melkita, riunitosi ad Ain Traz (Libano) ha eletto nuovo patriarca di Antiochia dei greco-melkiti mons. Joseph Absi, della Società dei Missionari di S. Paolo, finora arcivescovo titolare di Tarso dei greco-melkiti presso la Curia patriarcale di Damasco. Sua Beatitudine ha assunto il nome di Youssef Absi. (clicca qui)

Siccità: Cdm, stato di emergenza per province Parma e Piacenza

Il Consiglio dei ministri (Cdm), su proposta del presidente Paolo Gentiloni, ha deliberato la dichiarazione dello stato di emergenza nel territorio delle Province di Parma e Piacenza, in conseguenza della crisi idrica in atto, dovuta a un lungo periodo di siccità a partire dall’autunno 2016, aggravato dalle elevate temperature estive e dai rilevanti afflussi turistici che hanno determinato un considerevole aumento delle esigenze idropotabili. (clicca qui)

Riforma media vaticani: mons. Viganò (SpC), “un approccio più antropologico che tecnocentrico”

“Un approccio più antropologico che tecnocentrico”. Così la Santa Sede sta affrontando la riforma dei media. Lo ha ribadito oggi mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC), intervenendo al 4° Meeting nazionale dei giornalisti cattolici e non (Grottammare, 22-25 giugno). L’incontro, promosso da Ufficio comunicazioni sociali della Cei, Avvenire, Fisc, Sir, Ucsi, Tv2000 e Radio in Blu, “L’Ancora” e “La Vita Picena”, ha come tema una frase di Papa Francesco: “Tutto nel mondo è intimamente connesso”. (clicca qui)

Ramadan: mons. Zuppi (Bologna) e mons. Lorefice (Palermo), lavorare insieme per migliorare la vita della città

“L’impegno a isolare quanti sono deformati dal virus della violenza ne trarrà beneficio ed eviterà che le religioni possano essere usate per giustificare azioni che non hanno niente a che vedere con esse”. Lo scrive mons. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, in un messaggio ai musulmani della sua città in occasione dell’Aid el Fitr (festa di fine Ramadan) che si celebra quest’anno il 24 giugno. Anche mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, ha indirizzato un messaggio ai musulmani: “Carissimi fratelli e sorelle, in occasione del sacro mese di Ramadan, caratterizzato da digiuni e da intense preghiere a Dio, il Compassionevole e il Misericordioso porgo a nome della Comunità cristiana della diocesi di Palermo, un sincero e fraterno augurio di gioia e di pace, che abbondi grandemente nel cuore di tutti voi e di ogni persona di buona volontà”. (clicca qui)

Avvenire: la prima pagina di domani 23 giugno. Vertice Ue, battaglia di Mosul, violenza sulle donne, Amoris laetitia

Thu, 2017-06-22 19:29

È sull’intesa raggiunta al vertice Ue contro il terrorismo e sulla difesa comune il titolo principale con il quale “Avvenire” si propone ai suoi lettori nell’edizione di venerdì 23 giugno. Un’intesa che lascia tuttavia aperta la questione dei pesi gravanti su alcuni Paesi nella prima accoglienza dei migranti, tema sul quale – come ricorda lo stesso titolo di apertura del quotidiano – il premier Gentiloni ha chiesto “più impegno” dagli altri Paesi dell’Unione. Il nesso con il dibattito sulla legge che potrebbe introdurre in Italia lo “ius culturae” per l’ottenimento della cittadinanza è evidente. Così come è chiaro che la Ue che “alza la guardia” contro il terrore ha una relazione diretta con l’altro titolo della prima pagina di Avvenire, dedicato alla battaglia di Mosul e al crollo dell’antica moschea simbolo del cosiddetto “califfato”, autoproclamato dal Daesh, tema illustrato da una drammatica fotonotizia a centro pagina.
La scelte dell’argomento dell’editoriale, firmato da Antonella Mariani, è invece su un tema sviluppato nelle pagine interne come la violenza sulle donne, tornato d’attualità dopo la tragica fine dell’oncologa abruzzese Ester Pasqualoni. “È questo che inquieta di più – scrive Mariani, a capo del sito Web del quotidiano –: che le donne molestate scelgano il silenzio, che la paura l’abbia vinta. Che non si fidino di coloro che hanno il dovere di proteggerle e assicurano di volerlo e di saperlo fare. Che non denuncino perché pensano che non serva a nulla, che nessuno le proteggerà”. Il dossier Cei sull’impatto dell’Amoris laetitia sulla pastorale familiare e l’iniziativa per ottenere una tutela di legge dei minori che hanno assistito a episodi di violenza domestica completano la copertina del giornale, che dedica l’analisi di pagina 3, richiamata in prima, a un reportage da Sesto San Giovanni, l’importante centro ormai ex-industriale alle porte di Milano atteso domenica da un incerto ballottaggio tra candidati di centro-destra e centro-sinistra.

Esami di maturità: Milanese (Università Cattolica), “per nulla facile capire sul serio il testo di Seneca”. Sostituire “la traduzione come prova finale si scontra con la paura di cambiare”

Thu, 2017-06-22 19:24

“La scelta di Seneca per la seconda prova al liceo classico compensa quella di Caproni – e non certo il miglior Caproni – per la prima prova”. Ad affermarlo è Guido Milanese, docente di Lingua e letteratura latina presso la Facoltà di Scienze linguistiche nelle sedi di Brescia e Milano dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Seneca è un autore molto letto a scuola, frequentemente assegnato alla Maturità negli ultimi anni”, rileva Milanese, aggiungendo che “in particolare l’argomento trattato – il valore della filosofia per la vita – è essenziale non solo per il filosofo romano, ma per tutta la filosofia ellenistica”. Secondo il docente, “il testo non presenta periodi ‘muscolari’ dal punto di vista sintattico” e “la difficoltà è sempre di tipo semantico, e una traduzione vera in italiano presupporrebbe una conoscenza delle tematiche della filosofia ellenistica superiore a quella di un pur serio studente liceale”. Alcuni esempi a riguardo sono la parola “artificium” all’inizio del brano o quando “Seneca scrive che la filosofia actiones regit” o ancora che senza la filosofia “nemo intrepide potest vivere, nemo secure”. “Facile, questo testo?”, chiede Milanese. “Facile, certo, far finta di capire; ma capire sul serio, per nulla facile”, commenta il docente. E così “risorge, come tutti gli anni, il solito problema: perché una traduzione come prova finale?”. Secondo Milanese, “il discorso è stancamente presente da troppo tempo, e si scontra con la paura di cambiare, con le comprensibili preoccupazioni di perdere una prova che ha certamente le sue qualità, con le difficoltà del liceo classico”.

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