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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 9 hours 41 min ago

Charlie Gard: Corte europea diritti uomo, “garantire terapie” fino a pronunciamento definitivo

Tue, 2017-06-20 13:02

Ancora una volta la Corte europea dei diritti dell’uomo ha prorogato la “misura provvisoria” invitando il governo del Regno Unito “a garantire che a Charlie Gard, il bimbo che soffre di una malattia genetica rara, siano somministrati i trattamenti e l’assistenza medica opportuni per assicurare che soffra il meno possibile e conservi tutta la dignità possibile nel mantenerlo in vita”. È la terza volta che la Corte adotta questa misura nell’attesa di arrivare a un pronunciamento sul caso che vede i genitori del piccolo di dieci mesi contestare la decisione dei medici del Grand Ormond Hospital di Londra di sospendere le terapie a Charlie, cosa che lo porterebbe alla morte. La Corte, nella serata di ieri, ha anche reso noto che, “alla luce delle eccezionali circostanze”, a questo caso è stata riconosciuta la “priorità” e quindi verrà affrontata “con la massima urgenza”, anche se non è ancora stato reso noto il calendario delle sedute in cui verrà discusso il ricorso. La Corte suprema del Regno Unito, che in nome dell’”interesse superiore del bambino” e alla luce dei gravi e irreversibili danni cerebrali subiti da Charlie aveva dato ragione ai medici che volevano interrompere la respirazione artificiale, ieri si è di nuovo riunita per una breve udienza e “con grande esitazione” ha accolto le indicazioni dei giudici della Corte di Strasburgo limitandole però a “per un periodo di tre settimane”, cioè fino alla mezzanotte del 10 luglio prossimo. I giudici di Londra invitano “rispettosamente i colleghi della Corte europea a fare tutto il possibile per affrontare il ricorso entro tale data” e aggiungono: “Saremmo in grave difficoltà se si chiedesse di agire ancora più a lungo contro l’interesse superiore di Charlie, ordinando un prolungamento ulteriore della sua sopravvivenza”.

Papa a Barbiana: gli ex allievi di don Milani, “quello che lui diceva cinquant’anni fa oggi è condiviso” dal Pontefice

Tue, 2017-06-20 12:43

“Don Lorenzo oggi è contento di vedere che la Chiesa lo accoglie: quello che lui diceva cinquant’anni fa oggi è condiviso dal Papa”. Agostino Burberi è uno degli ex allievi che frequentavano la scuola di Barbiana creata da don Milani. “Siamo qui in 71, tra gli ex allievi di Barbiana e quelli di Calenzano, la prima parrocchia di don Lorenzo. Per noi oggi è una grande festa”, dice al Sir. Anche Nevio Santini, che ha frequentato la scuola dal 1961 al 1966, esprime la sua gioia: “Don Lorenzo avrebbe fatto i salti mortali per accogliere il Papa quassù, ci teneva all’approvazione della Chiesa e ogni volta che veniva un prete o una persona di Chiesa era accolta con grandi festeggiamenti. La giornata di oggi dimostra che la Chiesa ha i suoi tempi, ma arriva. Forse ci voleva un Papa come Francesco. Quando ho sentito le sue parole, nel videomessaggio su don Lorenzo, ho capito che i tempi erano maturi”. Qualcuno gli chiede se questa visita è un miracolo: “Il vero miracolo – risponde – lo ha fatto il Signore quando ha fatto in modo che don Lorenzo arrivasse quassù, per fare quello che ha fatto”.

Papa a Barbiana: i sacerdoti compagni di don Milani, “non ha mai distinto l’essere cristiano, prete ed educatore”

Tue, 2017-06-20 12:29

“È una cosa meravigliosa, il Papa oggi valorizza il lavoro dei preti, di due preti che sono stati tra la gente come don Mazzolari e don Milani”. Don Aroldo Carotti, 92 anni, è uno dei preti che hanno frequentato il seminario con don Milani. A Barbiana era già salito diverse volte, anche a piedi con i ragazzi della sua parrocchia durante un campo estivo. Ma oggi è un giorno speciale, rivela al Sir: “Non avrei mai immaginato, in quegli anni difficili, che quassù sarebbe venuto il Papa”. Don Silvano Nistri, 91 anni, oltre a condividere il seminario con don Milani è stato viceparroco in un paese vicino a Calenzano, nei primi anni di sacerdozio di don Lorenzo; e su don Milani ha scritto articoli e saggi. “Aveva un livello culturale altissimo, forse troppo alto per la Chiesa fiorentina di allora. La sua convinzione circa il valore della parola era un aspetto importante, un’idea che ci ha lasciato”. Don Silvano era quassù nel giorno del funerale di don Milani: “C’era il vescovo ausiliare di Firenze, ma fu deciso che a presiedere la celebrazione fosse don Cesare Mazzoni, che aveva condiviso con lui tante scelte. Non era ancora entrata in vigore la riforma liturgica, ma anticipammo i tempi e celebrammo la Messa in italiano. Che il Papa venisse a Barbiana allora era impensabile”. “Non ha mai distinto l’essere cristiano, l’essere prete, l’essere educatore: per lui erano una cosa sola” aggiunge mons. Corso Guicciardini, presidente dell’Opera Madonnina del Grappa. “Quando gli mandavo su i ragazzi dell’Opera – ricorda – mi diceva: bene, ma stai attento perché quassù si divertono, c’è il rischio che non vogliano più tornare in città”.

Papa Francesco a Bozzolo: don Bignami (postulatore), “la Chiesa guarda a don Primo come a un modello di prete”

Tue, 2017-06-20 12:27

(Bozzolo) “Sono stato colpito dallo stretto legame tra gesti e parole del Papa. E poi il lungo silenzio sulla tomba di don Primo. Infine il discorso, complesso, che ha colto diverse dinamiche del ministero di don Primo”. Don Bruno Bignami è presidente della Fondazione Don Primo Mazzolari di Bozzolo e postulatore della causa di beatificazione. Commentando la visita del Papa di questa mattina, dice: “Mi pare centrale, nelle parole pronunciate dal Papa, il lungo passaggio sulla Chiesa in uscita, quindi la sottolineatura sui poveri”, soggetto centrale nella vita e nella testimonianza cristiana di don Mazzolari. Bignami aggiunge: “Papa Francesco ha fatto emergere la gradualità” con la quale occorre vivere nella comunità cristiana, a partire “da quel richiamo ai preti a non ‘massacrare’ i laici, la propria gente”. Una ulteriore sottolineatura riguarda l’immagine, già utilizzata in passato, del “pastore che sa stare, all’occorrenza, davanti, in mezzo o dietro al popolo. Questo a dirci che il ministero sacerdotale non è nulla di preconfezionato”; prevede semmai di “calarsi nella realtà della Chiesa e della propria comunità; occorre capire come posizionarsi nella realtà del mondo per poter evangelizzare”. Lei è postulatore della causa e per il 18 settembre è annunciata l’apertura del processo diocesano: un commento? “Si tratta di un momento importante” per la memoria e la diffusione del messaggio di Mazzolari. “Il fatto stesso che il Papa sia venuto a Bozzolo è segno che la Chiesa tutta guarda a don Primo come a un modello di prete”.

Papa a Barbiana: il nipote di don Milani, “ha sempre obbedito alla Chiesa, con creatività e ironia”

Tue, 2017-06-20 12:14

“La giornata di oggi fa molto piacere a noi familiari. Le cose della Chiesa non ci competono, ma ci dispiacque vedere don Lorenzo trattato male dalla Chiesa che lui amava, e ci fa piacere vedere che Papa Francesco ha su di lui una posizione chiara”. Andrea Milani Comparetti è il nipote di don Milani (figlio del fratello Adriano), ed è a Barbiana con gli altri parenti. Questa visita è stata una bella sorpresa: “Don Lorenzo ha sempre obbedito alla Chiesa, anche se lo ha fatto con creatività e ironia, come era nel suo carattere”. Andrea Milani racconta al Sir anche un aneddoto: “Quando scendeva a Firenze veniva a trovarci e ci diceva: avete ancora il riscaldamento in casa? Noi a Barbiana abbiamo un bel fuoco. Era il suo modo per insegnarci, con ironia, che eravamo privilegiati”.

Giornata mondiale rifugiato: Sos Villaggi dei bambini, in Calabria il progetto “Io non viaggio solo” per sostenere i minori stranieri non accompagnati

Tue, 2017-06-20 12:06

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, “Sos Villaggi dei bambini” lancia in Calabria – sotto l’egida della campagna di sensibilizzazione “Nessun bambino nasce per crescere da solo” – il nuovo progetto “Io non viaggio solo” dedicato al sostegno di minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia e che – si legge in una nota – “coinvolgerà ragazzi anche calabresi per sostenerne e promuoverne il benessere psicosociale”. “Dall’inizio dell’anno – prosegue la nota – sono oltre 8mila i bambini e ragazzi che soli hanno affrontato un terribile viaggio e attraversato il Mediterraneo per arrivare sulle nostre coste con un incremento di circa il 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Inoltre, dai dati disponibili ad aprile 2017, “sono 15.939 i minori censiti e presenti nelle strutture di accoglienza”. “Si tratta per lo più di giovani particolarmente vulnerabili e a rischio – spiega ‘Sos Villaggi dei bambini’ – che spesso intraprendono lunghi viaggi per raggiungere parenti e amici nei Paesi del nord Europa e sono costretti, in assenza di corridoi umanitari, ad arrivare in Italia per continuare il loro viaggio”. Verranno coinvolti 215 minori stranieri non accompagnati nei centri di accoglienza di Crotone, Isola Capo Rizzuto, Petilia Policastro, Roccabernarda, Verzino, Crucoli, Cotronei e i giovani adolescenti italiani (tra i 16 e i 21 anni) che risiedono nelle stesse località. “Il progetto – precisa Orso Muneghina – prevede la fornitura di servizi complementari come assistenza legale, mediazione interculturale, attività ricreative e laboratori” che saranno “forniti direttamente dal nostro team nei centri di accoglienza e nelle comunità ospitanti”.

Papa Francesco: a Barbiana, “oggi il vescovo di Roma riconosce” nella vita di don Milani “un modo esemplare di servire il Vangelo, i poveri e la Chiesa”

Tue, 2017-06-20 12:04

“Prima di concludere, non posso tacere che il gesto che ho oggi compiuto vuole essere una risposta a quella richiesta più volte fatta da don Lorenzo al suo vescovo, e cioè che fosse riconosciuto e compreso nella sua fedeltà al Vangelo e nella rettitudine della sua azione pastorale”. Si è concluso con un solenne omaggio di Papa Francesco alla figura di don Milani la visita strettamente privata conclusa a Barbiana.  “In una lettera al vescovo  – ha detto Francesco nell’unico momento pubblico della visita, sul prato adiacente alla chiesa – scrisse: ‘Se lei non mi onora oggi con un qualsiasi atto solenne, tutto il mio apostolato apparirà come un fatto privato…’. Dal card. Silvano Piovanelli, di cara memoria, in poi gli arcivescovi di Firenze hanno in diverse occasioni dato questo riconoscimento a don Lorenzo. Oggi lo fa il Vescovo di Roma. Ciò non cancella le amarezze che hanno accompagnato la vita di don Milani – non si tratta di cancellare la storia o di negarla, bensì di comprenderne circostanze e umanità in gioco –, ma dice che la Chiesa riconosce in quella vita un modo esemplare di servire il Vangelo, i poveri e la Chiesa stessa”. “Con la mia presenza a Barbiana, con la preghiera sulla tomba di don Lorenzo Milani penso di dare risposta a quanto auspicava sua madre”, ha detto Francesco citando l’auspicio di mamma Alice: “Mi preme soprattutto che si conosca il prete, che si sappia la verità, che si renda onore alla Chiesa anche per quello che lui è stato nella Chiesa e che la Chiesa renda onore a lui… quella Chiesa che lo ha fatto tanto soffrire ma che gli ha dato il sacerdozio, e la forza di quella fede che resta, per me, il mistero più profondo di mio figlio… Se non si comprenderà realmente il sacerdote che don Lorenzo è stato, difficilmente si potrà capire di lui anche tutto il resto. Per esempio il suo profondo equilibrio fra durezza e carità”. Il prete “trasparente e duro come un diamante”, ha concluso il Papa utilizzando la definizione di don Milani data da don Bensi, “continua a trasmettere la luce di Dio sul cammino della Chiesa”. “Prendete la fiaccola e portatela avanti”, il congedo sotto forma di invito, pronunciato a braccio, di Francesco. Salutando, infine, i presenti sul prato antistante della Chiesa, ancora a braccio Francesco ha detto: “Anche io prenda l’esempio di questo bravo prete”. E poi, rivolgendosi di nuovo, ma fuori testo, ai preti: “Non c’è pensione nel sacerdozio, tutti avanti con coraggio!”.

Papa Francesco: a Barbiana, “don Lorenzo ci insegna a voler bene alla Chiesa”. “Senza sete di assoluto” si diventa “funzionari del sacro”

Tue, 2017-06-20 12:03

“A tutti voglio ricordare che la dimensione sacerdotale di don Lorenzo Milani è alla radice di tutto quanto sono andato rievocando finora di lui”. Nel discorso a Barbiana, il Papa si è rivolto ai sacerdoti che ha voluto accanto a lui, nella sua visita a carattere strettamente privato: “Vedo tra voi preti anziani, che avete condiviso con don Lorenzo Milani gli anni del seminario o il ministero in luoghi qui vicini; e anche preti giovani, che rappresentano il futuro del clero fiorentino e italiano. Alcuni di voi siete dunque testimoni dell’avventura umana e sacerdotale di don Lorenzo, altri ne siete eredi”. In don Milani, “tutto nasce dal suo essere prete”, ha detto Francesco: “Ma, a sua volta, il suo essere prete ha una radice ancora più profonda: la sua fede. Una fede totalizzante, che diventa un donarsi completamente al Signore e che nel ministero sacerdotale trova la forma piena e compiuta per il giovane convertito”. Di qui l’attualità delle parole di don Raffaele Bensi, sua guida spirituale: “Per salvare l’anima venne da me. Da quel giorno d’agosto fino all’autunno, si ingozzò letteralmente di Vangelo e di Cristo. Quel ragazzo partì subito per l’assoluto, senza vie di mezzo. Voleva salvarsi e salvare, ad ogni costo. Trasparente e duro come un diamante, doveva subito ferirsi e ferire”. “Essere prete come il modo in cui vivere l’Assoluto”, ha commentato il Papa, che come conferma ha citato subito dopo le parole della mamma di don Lorenzo, Alice: “Mio figlio era in cerca dell’Assoluto. Lo ha trovato nella religione e nella vocazione sacerdotale”.
“Senza questa sete di Assoluto si può essere dei buoni funzionari del sacro, ma non si può essere preti, preti veri, capaci di diventare servitori di Cristo nei fratelli”, ha ammonito Francesco: “Cari preti, con la grazia di Dio – il suo invito – cerchiamo di essere uomini di fede, una fede schietta, non annacquata; e uomini di carità, carità pastorale verso tutti coloro che il Signore ci affida come fratelli e figli”. “Don Lorenzo ci insegna anche a voler bene alla Chiesa, come le volle bene lui, con la schiettezza e la verità che possono creare anche tensioni, ma mai fratture, abbandoni”, ha sottolineato il Papa: “Amiamo la Chiesa, cari confratelli, e facciamola amare, mostrandola come madre premurosa di tutti, soprattutto dei più poveri e fragili, sia nella vita sociale sia in quella personale e religiosa. La Chiesa che don Milani ha mostrato al mondo ha questo volto materno e premuroso, proteso a dare a tutti la possibilità di incontrare Dio e quindi dare consistenza alla propria persona in tutta la sua dignità”.

Papa Francesco a Bozzolo: mons. Napolioni (vescovo Cremona), “Mazzolari modello di spiritualità di grande attualità”

Tue, 2017-06-20 11:59

(Bozzolo) “Mi ha impressionato il silenzio. Che è preghiera, ma non solo. È ascolto, è grembo da cui nasce la parola”. Mons. Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, commenta a caldo la visita di Papa Francesco a Bozzolo. Sottolinea il lungo momento di raccoglimento di Bergoglio appena giunto nella chiesa parrocchiale di San Pietro nel paese di cui don Primo Mazzolari fu parroco dal 1932 alla morte, nel 1959. Un silenzio che genera parola ed “esperienza di vita – aggiunge il vescovo – che sta alla radice del ministero” di Francesco “così come di Mazzolari”. “Una Parola innestata sulla vita, che viene dall’autore della vita, da Cristo vivente”. La Parola “all’opera sia in Mazzolari che nel Papa”, la quale guidava il predicare e lo scrivere di Mazzolari. Lei ha annunciato per il 18 settembre l’apertura del processo diocesano per la causa di beatificazione di Mazzolari: quali le attese? “Sarà la fase in cui saranno verbalizzate le testimonianze su don Primo, studiati i suoi scritti e i suoi discorsi. Come comunità cristiana dobbiamo però metterci in preghiera”, non tanto “perché arrivi preso la beatificazione, ma perché il grande messaggio umano, culturale e religioso di Mazzolari sia valorizzato” quanto “la sua eredità spirituale”. Mazzolari, dunque, come “modello di spiritualità di grande attualità, valido per l’oggi”.

Papa Francesco: a Barbiana, “grazie a tutti gli educatori”, da don Milani “appello alla responsabilità”

Tue, 2017-06-20 11:55

“So che voi, come tanti  altri nel mondo, vivete in situazioni di marginalità, e che qualcuno vi sta accanto per non lasciarvi soli e indicarvi una strada di possibile riscatto, un futuro che si apra su orizzonti più positivi”. È il saluto del Papa a ragazzi e giovani, ospiti di case di accoglienza della diocesi di Firenze. “Vorrei da qui ringraziare tutti gli educatori, quanti si pongono al servizio della crescita delle nuove generazioni, in particolare di coloro che si trovano in situazioni di disagio”, l’omaggio di Francesco: “La vostra è una  missione piena di ostacoli ma anche di gioie. Ma soprattutto è una missione. Una missione di  amore, perché non si può insegnare senza amare e senza la consapevolezza che ciò che si dona è solo un diritto che si riconosce, quello di imparare. E da insegnare ci sono tante cose, ma quella essenziale è la crescita di una coscienza libera, capace di confrontarsi con la realtà e di orientarsi in  essa guidata dall’amore, dalla voglia di compromettersi con gli altri, di farsi carico delle loro fatiche  e ferite, di rifuggire da ogni egoismo per servire il bene comune”. Di qui la citazione da “Lettera a una professoressa”: “Ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”. “Questo è un appello alla responsabilità”, ha commentato il Papa: “Un appello che riguarda voi, cari giovani, ma prima  di tutto noi, adulti, chiamati a vivere la libertà di coscienza in modo autentico, come ricerca del vero, del bello e del bene, pronti a pagare il prezzo che ciò comporta”. E “questo senza compromessi”, ha aggiunto a braccio.

Papa Francesco: a Barbiana, don Milani ci insegna a “ridare ai poveri la parola”, per “piena cittadinanza” e “piena umanizzazione”

Tue, 2017-06-20 11:52

“Ridare ai poveri la parola, perché senza la parola non c’è dignità e quindi neanche libertà e giustizia: questo insegna don Milani”. Con questa frase, pronunciata durante il suo discorso a Barbiana, Papa Francesco ha sintetizzato l’insegnamento di don Milani. “Ed è la parola che potrà aprire la strada alla piena cittadinanza nella società, mediante il lavoro, e alla piena appartenenza alla Chiesa, con una fede consapevole”, ha proseguito. “Questo vale a suo modo anche per i nostri tempi, in cui solo possedere la parola può permettere di discernere tra i tanti e spesso confusi messaggi che ci piovono addosso, e di dare espressione alle istanze profonde del proprio cuore, come pure alle attese di giustizia di tanti fratelli e sorelle che aspettano giustizia”, l’attualizzazione del Papa: “Di quella piena umanizzazione che rivendichiamo per ogni persona su questa terra, accanto al pane, alla casa, al lavoro, alla famiglia, fa parte anche il possesso della parola come strumento di libertà e di fraternità”.

Papa Francesco: a Barbiana. Agli ex allievi, “voi siete i testimoni della sua passione educativa”

Tue, 2017-06-20 11:51

“Sono venuto a Barbiana per rendere omaggio alla memoria di un sacerdote che ha testimoniato come nel dono di sé a Cristo si incontrano i fratelli nelle loro necessità e li si serve, perché sia difesa e promossa la loro dignità di persone, con la stessa donazione di sé che Gesù ci ha mostrato, fino alla croce”. Con queste parole, dopo la sua preghiera privata sulla tomba di don Milani, il Papa ha cominciato il suo discorso pubblico a Barbiana, alla presenza – oltre che del card. Giuseppe Betori e al sindaco – degli ex allievi di don Lorenzo a Calenzano e Barbiana, di 30 sacerdoti – tra cui gli attuali parroci delle tre parrocchie in cui don Milani ha esercitato il ministero pastorale, alcuni anziani sacerdoti che hanno condiviso con lui gli anni della formazione e i più giovani preti di Firenze, ordinati nel 2016 – e di una rappresentanza delle 200 case di accoglienza della diocesi di Firenze per coloro che si trovano in particolari situazioni di disagio. E proprio agli ex allievi si è rivolto in primo luogo Francesco: “Voi siete i testimoni di come un prete abbia vissuto la sua missione, nei luoghi in cui la Chiesa lo ha chiamato, con piena fedeltà al Vangelo e proprio per questo con piena fedeltà a ciascuno di voi, che il Signore gli aveva affidato. E siete testimoni della sua passione educativa, del suo intento di risvegliare nelle persone l’umano per aprirle al divino. Di qui il suo dedicarsi completamente alla scuola, con una scelta che qui a Barbiana egli attuerà in maniera ancora più radicale”. La scuola, per don Lorenzo, “non era una cosa diversa rispetto alla sua missione di prete, ma il modo concreto con cui svolgere quella missione, dandole un fondamento solido e capace di innalzare fino al cielo”, ha puntualizzato il Papa: “E quando la decisione del vescovo lo condusse da Calenzano a qui, tra i ragazzi di Barbiana, capì subito che se il Signore aveva permesso quel distacco era per dargli dei nuovi figli da far crescere e da amare”.

Papa Francesco a Barbiana: card. Betori: “ripensare le ragioni” per cui don Milani “può ancora illuminare” i preti di oggi

Tue, 2017-06-20 11:48

“Siamo ben consapevoli che la figura e la vicenda di don Lorenzo Milani vanno liberate da ogni retorica, non vanno minimizzate, vanno sottratte a strumentazioni ideologiche, difendendone invece la permanente e feconda provocazione”. È il saluto del card. Giuseppe Betori, arcivescovo di  Firenze, al Papa, prima del discorso di Francesco a Barbiana, in occasione del pellegrinaggio sulla tomba di don Lorenzo Milani. “Non cerchiamo in lui un esempio da imitare – cosa che lui ha sempre sfuggito – ma vorremmo ripensare le ragioni per cui non fu compreso nei suoi giorni e per cui può ancora illuminare la dedizione di tutti, in particolare dei preti, al Vangelo, alla Chiesa e ai poveri, nel nostro tempo”.

Giornata mondiale rifugiato: suor Mariano (Scalabriniane), “la creazione di una rete porta sempre processi di dialogo che fanno bene al mondo”

Tue, 2017-06-20 11:47

“È bello raccontare la storia di quei rifugiati di Palermo che a breve parteciperanno ai lavori di recupero della chiesa di San Giovanni dell’Origlione. È bello raccontare la storia di altri rifugiati a Milano, Piacenza, Roma, che si impegnano partecipando al miglioramento della città. A San Pietro sono impegnati attivamente per la cura del territorio. La stessa piazza, tra l’altro, da cui il Papa nell’Angelus ha espresso la volontà di creare occasioni di dialogo. Bisogna raccontare una storia drammatica, quella del flusso enorme di rifugiati, partendo da quegli elementi virtuosi, e positivi, che stanno regalando sorrisi e speranze a tanti. Questa è l’ennesima prova che dalle crisi possono nascere grandi momenti”. Lo dichiara in una nota suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Scalabriniane in occasione della Giornata mondial del rifugiato. “La creazione di una rete porta sempre processi di dialogo che fanno bene al mondo – ha aggiunto suor Neusa –. Ciò vale soprattutto per i soggetti più fragili come le donne e i bambini. Lo scenario internazionale non è mutato perché ancora gli Stati devono affrontare le questioni migratorie in maniera organica: oltre al diritto di migrare va tutelato – e garantito – il diritto di non migrare. Dunque, è necessario evitare che scoinvolgimenti climatici, guerre, crisi politiche possano tradursi in richieste in massa di rifugiati – giustamente – disperati. A loro dobbiamo tendere una mano, accoglierli, e allo stesso tempo aiutarli ad essere felici. Ciò, perché nessuno rischia con piacere la propria vita, abbandona i loro affetti e la loro casa. Questo dobbiamo capirlo bene, tutti”.

Papa Francesco: a Bozzolo, “siate orgogliosi di aver generato preti così”, che “hanno visto lontano”

Tue, 2017-06-20 10:46

“Vi ringrazio di avermi accolto oggi, nella parrocchia di don Primo”. È il congedo del Papa da Bozzolo. “Siate orgogliosi di aver generato preti così, e non stancatevi di diventare anche voi preti e cristiani così, anche se ciò chiede di lottare con sé stessi, chiamando per nome le tentazioni che ci insidiano, lasciandoci guarire dalla tenerezza di Dio”, ha proseguito Francesco: “Se doveste riconoscere di non aver raccolto la lezione di don Mazzolari, vi invito oggi a farne tesoro. Il Signore, che ha sempre suscitato nella santa madre Chiesa pastori e profeti secondo il suo cuore, ci aiuti oggi a non ignorarli ancora. Perché essi hanno visto lontano, e seguirli ci avrebbe risparmiato sofferenze e umiliazioni”. “Tante volte ho detto che il pastore deve essere capace di mettersi davanti al popolo per indicare la strada, in mezzo come segno di vicinanza o dietro per incoraggiare chi è rimasto dietro”, ha ribadito Francesco: “E don Primo scriveva: ‘Dove vedo che il popolo slitta verso discese pericolose, mi metto dietro; dove occorre salire, m’attacco davanti. Molti non capiscono che è la stessa carità che mi muove nell’uno e nell’altro caso e che nessuno la può far meglio di un prete’”. “Con questo spirito di comunione fraterna, con voi e con tutti i preti della Chiesa in Italia, voglio concludere con una preghiera di don Primo, parroco innamorato di Gesù e del suo desiderio che tutti gli uomini abbiano la salvezza”, l’omaggio finale del Papa: “Sei venuto per tutti: per coloro che credono e per coloro che dicono di non credere. Gli uni e gli altri, a volte questi più di quelli, lavorano, soffrono, sperano perché il mondo vada un po’ meglio. O Cristo, sei nato ‘fuori della casa’ e sei morto ‘fuori della città’, per essere in modo ancor più visibile il crocevia e il punto d’incontro. Nessuno è fuori della salvezza, o Signore, perché nessuno è fuori del tuo amore, che non si sgomenta né si raccorcia per le nostre opposizioni o i nostri rifiuti”. Prima di riprendere l’elicottero per dirigersi alla volta di Barbiana, il Papa ha salutato i fedeli radunati sul piazzale della parrocchia di San Pietro dicendo alcune parole a braccio: “Vi ringrazio per l’accoglienza tanto calorosa. Vi chiedo una cosa: di pregare per me, perché io posso servire il Signore e la Chiesa come il Signore vuole che lo faccia”.

Papa in Cile: mons. Vargas (Temuco), “conosce le nostre speranze e i nostri problemi”

Tue, 2017-06-20 10:37

Dopo trent’anni un Papa tornerà in visita a Temuco, capoluogo della regione cilena dell’Araucanía, segnata dallo storico conflitto con il popolo indigeno mapuche. Proprio per questo la tappa di Temuco sarà particolarmente rilevante nell’ambito della visita del Papa in Cile (15-18 gennaio 2018) e del suo messaggio di pace e riconciliazione. Da qui la gioia del vescovo, mons. Héctor Vargas, da tempo impegnato in prima persona nei colloqui di pace tra Governo e mapuche. Il Papa, ha detto ieri mons. Vargas, “è molto sensibile rispetto a quello che noi siamo, ci conosce molto bene ed è al corrente delle nostre necessità, delle nostre speranze e anche dei nostri problemi, come Paese”. Prosegue il vescovo: “Credo che la visita del Papa in Cile arrivi in un momento particolare, per darci impulso, speranza, fortezza, per confermarci nella fede. Per noi la sua visita è un grande motivo di felicità e di orgoglio”.

Papa Francesco: a Bozzolo, don Mazzolari “ha vissuto da prete povero, non da povero prete”. “Ascoltare il mondo, senza temere di attraversare deserti e zone d’ombra”

Tue, 2017-06-20 10:32

“Vi incoraggio, fratelli sacerdoti, ad ascoltare il mondo, chi vive e opera in esso, per farvi carico di ogni domanda di senso e di speranza, senza temere di attraversare deserti e zone d’ombra”. È l’invito rivolto dal Papa, nella parte finale del suo discorso a Bozzolo, incentrato sull’immagine della pianura. “Alla carità pastorale di don Primo si aprivano diversi orizzonti, nelle complesse situazioni che ha dovuto affrontare: le guerre, i totalitarismi, gli scontri fratricidi, la fatica della democrazia in gestazione, la miseria della sua gente”, ha ricordato Francesco subito prima del suo invito. “Così possiamo diventare Chiesa povera per e con i poveri, la Chiesa di Gesù”, ha assicurato Francesco: “Quella dei poveri è definita da don Primo un’’esistenza scomodante’, e la Chiesa ha bisogno di convertirsi al riconoscimento della loro vita per amarli così come sono: ‘I poveri vanno amati come poveri, cioè come sono, senza far calcoli sulla loro povertà, senza pretesa o diritto di ipoteca, neanche quella di farli cittadini del regno dei cieli, molto meno dei proseliti'”, la frase di don Primo citata dal Papa.

“Il Servo di Dio ha vissuto da prete povero, non da povero prete”, ha fatto notare Francesco, menzionando il testamento spirituale di don Primo: “Intorno al mio Altare come intorno alla mia casa e al mio lavoro non ci fu mai ‘suon di denaro’. Il poco che è passato nelle mie mani è andato dove doveva andare. Se potessi avere un rammarico su questo punto, riguarderebbe i miei poveri e le opere della parrocchia che avrei potuto aiutare largamente”. “Lo stile dell’uomo: con molto fa poco. Lo stile di Dio: con niente fa tutto”, altra citazione: “Per questo la credibilità dell’annuncio passa attraverso la semplicità e la povertà della Chiesa: ‘Se vogliamo riportare la povera gente nella loro Casa, bisogna che il povero vi trovi l’aria del Povero’, cioè di Gesù Cristo”. Nel suo scritto “La via crucis del povero”, don Primo ricorda che la carità è questione di spiritualità e di sguardo: “Chi ha poca carità vede pochi poveri; chi ha molta carità vede molti poveri; chi non ha nessuna carità non vede nessuno”. E aggiunge: “Chi conosce il povero, conosce il fratello: chi vede il fratello vede Cristo, chi vede Cristo vede la vita e la sua vera poesia, perché la carità è la poesia del cielo portata sulla terra”.

Diocesi: Ragusa, oggi e domani iniziative per la Giornata mondiale del rifugiato

Tue, 2017-06-20 10:19

La Fondazione San Giovanni Battista celebra la Giornata mondiale del rifugiato con una serie di appuntamenti che si terranno oggi e domani a Ragusa. Colori, danze, musica e momenti di riflessione per cercare di comprendere, al netto di ogni retorica, il fenomeno delle migrazioni forzate. Primo appuntamento stasera alle ore 19, nella xhiesa della Badia con l’inaugurazione della mostra “Arte profuga” a cura di Giampiero Carta. Espongono la stilista di moda Loredana Roccasalva, Carmen D’Aleo, Ilaria Caruso. Verranno esposte le opere e le creazioni degli ospiti dei centri di accoglienza di “Borgo Tresauro” e dei progetti Sprar gestiti dalla Fondazione San Giovanni Battista. Uno spazio sarà riservato ai mandala creati dagli studenti della scuola Ecce Homo in collaborazione con i richiedenti e titolari di protezione internazionale.
Alle ore 20, sul sagrato di piazza San Giovanni, si terrà la conferenza “Rifugiati: accogliere, proteggere, promuovere ed integrare”. Daniele Albanese, referente area internazionale Corridoi umanitari di Caritas Italiana, relazionerà sul tema “Corridoi umanitari, un modello di accoglienza sostenibile per l’Europa”. È previsto anche l’intervento della Capitaneria di Porto di Pozzallo dal titolo “Le operazioni di soccorso in mare”. Al termine danze, canti, teatro e performance artistiche dai laboratori dei progetti Sprar di Ragusa e Comiso a cura di Progetto Danza Ragusa, Michele Arezzo, Maurizio Morello e l’Orchestra del Liceo scientifico Enrico Fermi Ragusa. Concluderà la serata un momento di preghiera interreligiosa.
domani, sempre sul sagrato della Cattedrale, Andrea Caschetto porterà la sua testimonianza di viaggio. Dunque grande musica con Ambrogio Sparagna Trio con la partecipazione di Mario Incudine e Davide Rondoni. A quest’ultimo anche il compito di introdurre la serata con una riflessione sul tema “La speranza è un diritto”. L’ingresso a tutte le manifestazioni è gratuito. Gli eventi sono promossi dalla Fondazione San Giovanni Battista in collaborazione con Servizio centrale Sprar, Fondazione Migrantes, Caritas diocesana di Ragusa, cattedrale San Giovanni Battista.

Papa Francesco: a Bozzolo, don Mazzolari “parroco dei lontani”. “Non massacrare le spalle della gente”

Tue, 2017-06-20 10:17

Don Mazzolari “è stato giustamente definito il parroco dei lontani” perché “li ha sempre amati e cercati, si è preoccupato non di definire a tavolino un metodo di apostolato valido per tutti e per sempre, ma di proporre il discernimento come via per interpretare l’animo di ogni uomo”. Lo ha detto il Papa, attualizzando il messaggio di don Primo, nel suo discorso a Bozzolo. “Questo sguardo misericordioso ed evangelico sull’umanità lo ha portato a dare valore anche alla necessaria gradualità”, ha proseguito Francesco: “Il prete non è uno che esige la perfezione, ma che aiuta ciascuno a dare il meglio”. “Accontentiamoci di ciò che possono dare le nostre popolazioni. Abbiamo del buon senso! Non dobbiamo massacrare le spalle della povera gente”, ha detto il Papa citando don Mazzolari. E poi ha aggiunto a braccio: “Vorrei ripeterlo, a tutti, i preti dell’Italia e anche del mondo: non dobbiamo massacrare le spalle della povera gente!”. “E se, per queste aperture, veniva richiamato all’obbedienza, la viveva in piedi, da adulto, da uomo, e contemporaneamente in ginocchio, baciando la mano del suo vescovo, che non smetteva di amare”, ha sottolineato Francesco, soffermandosi sulla seconda immagine scelta per il suo discorso: la cascina, che “al tempo di don Primo, era una ‘famiglia di famiglie’, che vivevano insieme in queste fertili campagne, anche soffrendo miserie e ingiustizie, in attesa di un cambiamento, che è poi sfociato nell’esodo verso le città”. “La cascina, la casa, ci dicono l’idea di Chiesa che guidava don Mazzolari”, la tesi del Papa: “Anche lui pensava a una Chiesa in uscita, quando meditava per i sacerdoti con queste parole: ‘Per camminare bisogna uscire di casa e di Chiesa, se il popolo di Dio non ci viene più; e occuparsi e preoccuparsi anche di quei bisogni che, pur non essendo spirituali, sono bisogni umani e, come possono perdere l’uomo, lo possono anche salvare. Il cristiano si è staccato dall’uomo, e il nostro parlare non può essere capito se prima non lo introduciamo per questa via, che pare la più lontana ed è la più sicura. Per fare molto, bisogna amare molto'”. La parrocchia, in questa prospettiva, “è il luogo dove ogni uomo si sente atteso, un ‘focolare che non conosce assenze'”. Don Mazzolari è stato un parroco convinto che “i destini del mondo si maturano in periferia”, l’altra citazione di Francesco, “e ha fatto della propria umanità uno strumento della misericordia di Dio, alla maniera del padre della parabola evangelica, così ben descritta nel libro ‘La più bella avventura’”.

Papa Francesco: a Bozzolo, no a “balconare la vita”, “attivismo separatista” e “soprannaturalismo disumanizzante”

Tue, 2017-06-20 10:05

“Ci sono tre strade che non conducono nella direzione evangelica”: la strada del “lasciar fare”, la strada dell'”attivismo separatista” e quella del “soprannaturalismo disumanizzante”. Lo ha detto il Papa, nel discorso pronunciato a Bozzolo, in cui, sulla scorta di don Mazzolari, ha spiegato che la strada del “lasciar fare” – del “balconare  la vita”, ha aggiunto a braccio – è quella “di chi sta alla finestra a guardare senza sporcarsi le mani”: “Ci si accontenta di criticare, di descrivere con compiacimento amaro e altezzoso gli errori del mondo intorno. Questo atteggiamento mette la coscienza a posto, ma non ha nulla di cristiano perché porta a tirarsi fuori, con spirito di giudizio, talvolta aspro. Manca una capacità propositiva, un approccio costruttivo alla soluzione dei problemi”. Il secondo metodo sbagliato è quello dell’“attivismo separatista”, per cui “ci si impegna a creare istituzioni cattoliche (banche, cooperative, circoli, sindacati, scuole…). Così la fede si fa più operosa, ma – avvertiva Mazzolari – può generare una comunità cristiana elitaria. Si favoriscono interessi e clientele con un’etichetta cattolica. E, senza volerlo, si costruiscono barriere che rischiano di diventare insormontabili all’emergere della domanda di fede. Si tende ad affermare ciò che divide rispetto a quello che unisce. È un metodo che non facilita l’evangelizzazione, chiude porte e genera diffidenza”. Il terzo errore è il “soprannaturalismo disumanizzante”, in nome del quale “ci si rifugia nel religioso per aggirare le difficoltà e le delusioni che si incontrano. Ci si estranea dal mondo, vero campo dell’apostolato, per preferire devozioni. È la tentazione dello spiritualismo. Ne deriva un apostolato fiacco, senza amore”. “I lontani non si possono interessare con una preghiera che non diviene carità, con una processione che non aiuta a portare le croci dell’ora”, ammoniva don Mazzolari: “Il dramma si consuma in questa distanza tra la fede e la vita, tra la contemplazione e l’azione”, il commento del Papa.

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