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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 11 hours 56 min ago

Comigi 2018: Rocca (Missio giovani), “siamo stati imbevuti di disfattismo e intrisi di rabbia e delusione”

Mon, 2018-04-30 09:23

(Sacrofano) “È azzardato pensare che Gesù, la sua vita e il suo vangelo siano stati il sogno migliore mai sognato da Giuseppe?”. È iniziata con questa domanda la catechesi su “Giuseppe il falegname” di padre Pietro Pierobon, missionario saveriano, che ha aperto ieri la seconda giornata di lavori del Comigi 2018 il Convegno missionario giovanile a Sacrofano. Ai duecento giovani di tutte le diocesi giunti alla fraterna Domus per seguire la grande kermesse missionaria – “Sulla tua parola getterò i miei sogni” – padre Pierobon ha offerto una meditazione su uno dei personaggi più centrali e meno indagati delle scritture. “I vangeli parlano molto poco di Giuseppe – ha spiegato -. Di lui sappiamo che è invitato a non avere paura e a farsi carico di una situazione senza temere. Ma come mai nella tradizione cristiana Giuseppe è rappresentato come un adulto o anche come un vecchio, cui è stata affidata una ragazzina di 12 anni?”.

L’iconografia classica con la quale è stato da sempre rappresentato non gli rende giustizia, spiega Pierobon: “In realtà io penso che Giuseppe doveva essere un giovane, non un vecchio. Nei suoi sogni vediamo quelli di ogni ragazzo della sua età. Le scritture non ce ne parlano, ma cosa poteva sognare in Palestina un ragazzo come lui?”. Pierobon ha ricordato che Giuseppe “viveva in una terra occupata da potenze straniere, colonizzata dai romani: come doveva essere nascere in una terra così? Che sogni potevano avere?”. Sebbene tra mille difficoltà (“è stato perseguitato, è dovuto fuggire, era circondato da violenze. La dominazione straniera te la porti dentro”) Giuseppe “ha preso in mano il mistero”. “Si è fatto carico di una paternità non sua e ha portato il bambino ad una maturità di uomo. Ha preso in mano il mistero”, spiega Pierobon.

“Il più bel sogno di Giuseppe si chiama Gesù ed è quello più riuscito”, ha concluso il missionario. I giovani del Comigi ieri hanno assistito prima all’intervento di apertura di mons. Arturo Aiello, vescovo di Avellino, e in serata alla relazione di Giovanni Rocca, segretario nazionale di Missio Giovani: “Noi giovani siamo stati imbevuti di disfattismo e siamo intrisi di rabbia e delusione: qualcuno ce li ha messi dentro, ma non ci appartengono. Ce li hanno cuciti addosso come un vestito, ma non è un vestito questo, è un’armatura!”. E ancora, rivolto agli adulti, ha aggiunto: “Quelli che stiamo vivendo noi sono altri tempi, non sono i vostri, sono i nostri! Noi vogliamo vivere qui ed ora, ma quante volte ci siamo lasciati rubare l’entusiasmo?”. Il Comigi si chiuderà il primo maggio con un documento conclusivo in vista del Sinodo, e oggi vedrà la presenza di mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo.

Rinnovamento nello Spirito Santo: Pesaro, calice, pisside e patena in ceramica donati ai celebranti

Mon, 2018-04-30 09:19

(Pesaro) Un kit composto da calice, pisside e patena in ceramica decorato a mano. È questo il pensiero che il Rinnovamento nello Spirito Santo ha donato al card. Lorenzo Baldisseri, all’arcivescovo Mario Delpini e a mons. Francesco Moraglia, celebranti delle Eucaristie che rappresentano il fulcro quotidiano delle quattro giornate previste a Pesaro, in occasione della 41ª Convocazione nazionale dei Gruppi e delle Comunità. Si tratta di “un gesto più che simbolico”, spiegano gli organizzatori: le ceramiche, infatti, sono state realizzate presso la fondazione istituto di promozione umana “Mons. Francesco Di Vincenzo” da parte di giovani ex detenuti e immigrati. Mons. Di Vincenzo, tra gli iniziatori della Comunità “Ancilla Dei” di Enna – sorta nel 1977 in seno al Rinnovamento nello Spirito Santo e tra le primissime espressioni di questo movimento ecclesiale in Italia – lasciò tutti i suoi beni alla Comunità medesima, perché si ponesse “nel mondo” come segno e testimonianza della carità. Ancora oggi, dunque, attraverso questo regalo offerto agli ospiti dell’edizione 2018, RnS nella memoria del religioso vuole custodire “la semplicità evangelica, la gioiosa riscoperta dell’azione dello Spirito Santo, la pienezza del sacerdozio vissuto in seno alla Comunità ‘Ancilla Dei’, la partecipazione alle sofferenze Cristo e lo speciale amore per la Chiesa e per il servizio carismatico dei fedeli laici”. A guidare la fondazione dal 2000 è Salvatore Martinez, presidente di RnS.

Rinnovamento nello Spirito Santo: l’esperienza di due persone che hanno “cambiato vita”

Mon, 2018-04-30 09:15

(Pesaro) La dimostrazione di quanto “Dio può davvero liberare l’uomo dalle catene del peccato” e restituire una vita nuova nel segno della rinascita. Questo emerge dalle storie condivise ieri in questa 41ª Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo in programma fino a domani, 1° maggio, all’Adriatic Arena di Pesaro. Ne dà testimonianza Laura, una ventenne con una famiglia problematica alle spalle. Racconta lei stessa, di fronte ai 10mila partecipanti: “Mio padre, alcolizzato, ha sempre sminuito la mia persona e anche a scuola sono stata vittima di bullismo. Cominciai a pensare che in fondo i miei compagni avessero ragione, iniziai a disprezzarmi, a chiudermi in casa e a buttarmi nel cibo. Entrai in un tunnel: andavo a scuola, tornavo a casa e piangevo, piangevo talmente tanto da sentirmi male. Mi sentivo solo un peso, uno sbaglio da cancellare, la mia esistenza era insignificante e inutile, cercai diversi modi per togliermi la vita”. La disperazione in cui la giovane sta cadendo cede però improvvisamente il passo alla speranza grazie ad un sacerdote e all’incontro con una “famiglia bellissima, il RnS”. Attraverso la frequentazione con il gruppo di Codogno, Laura sperimenta così “l’amore di Gesù e l’amore fraterno”, ritrovando e accettando se stessa. Anche quella di Maria Cavaliere, della comunità “Madonna del Cenacolo” di Napoli, è un racconto intriso di dolore e di gioia, di peccato e redenzione. Cinquantacinque anni, sposata con Giovanni e madre di cinque figli, abita nel cuore dei Quartieri spagnoli. Confida: “Quando non conoscevo il Signore conducevo una vita molto disordinata ed ero convinta che tutto quello che facevo era frutto della mia abilità e intelligenza”. Rubare nei negozi, il gioco d’azzardo: “Comportamenti malsani come segno di ribellione ad una situazione familiare molto tormentata” a cui si aggiunge anche la perdita del lavoro da parte del marito. Maria inizia a comprendere che nel cuore c’è qualcosa di “sbagliato” e la “svolta” arriva attraverso la nuora e l’inserimento nel cammino Rns. Fu allora, spiega la donna commuovendosi più volte sul palco, che “Dio con la sua misericordia non si fece attendere, facendomi sentire il suo amore di padre”.

Venezuela: Caritas e Scalabriniane di diversi Paesi americani, appello ai governi e alla società civile

Mon, 2018-04-30 09:15

Gli scorsi 24 e 25 aprile si sono riuniti a Bogotá i rappresentanti delle Suore Scalabriniane e della Pastorale sociale Caritas di Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Stati Uniti, Perù e Venezuela, su convocazione di Caritas Internationalis, per partecipare al seminario interfrontaliero Pro Venezuela, cui hanno preso parte anche rappresentanti dell’Acnur, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Al termine dell’incontro è stato reso noto un documento finale diffuso sabato scorso, nel quale in primo luogo si lancia un nuovo allarme sull’impoverimento del popolo venezuelano: “Si stima che negli ultimi quattro anni si sia passati dal 40 all’87 per cento di popolazione in situazione di povertà”. A questo si aggiungono l’altissima inflazione e la diminuzione del potere d’acquisto. Una situazione che ha spinto e continua a spingere un alto numero di venezuelani “a emigrare da loro Paese in cerca di una situazione migliore”. Un numero “stimato in 4 milioni di persone”.
Il comunicato prosegue constatando “con gioia e speranza la presenza attiva di Congregazioni religiose, Pastorale sociale Caritas, movimenti, comunità di base, gruppi apostolici, altre Chiese e Comunità cristiane, organizzazioni sociali e popolari che hanno preso l’impegno di aiutare i migranti venezuelani”. Una scelta dettata dalla fede in Dio, che “ci interpella ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare tutte le persone che si sono viste costrette a migrare dal Venezuela verso altri Paesi del continente”.
Da qui gli appelli rivolti in primo luogo a coloro che hanno responsabilità di Governo, perché riconoscano che questi migranti sono “soggetti che hanno diritto a rientrare nei meccanismi di protezione internazionale”. Ai cittadini e alla società civile viene chiesto di accogliere i migranti “in modo fraterno e senza stigmatizzarli, essendo coscienti che essi non sono responsabili delle situazioni che provocano questi processi migratori”. Ancora, il documento si rivolge ai mezzi di comunicazione, “perché con il potere che hanno, trasmettano messaggi di cordialità e accoglienza, così da sensibilizzare i cittadini a riconoscere il valore della multiculturalità e dell’integrazione”.
Infine, si fa appello alle comunità cristiane perché, a partire da una conversione permanente “ispirata ai principi e ai valori del magistero di Papa Francesco, si impegnino nella campagna “Condividendo il viaggio”, in tal modo “accogliendo, proteggendo, promuovendo e integrando le migranti e i migranti venezuelani”.

Rinnovamento nello Spirito Santo: mons. Moraglia (Venezia), “chiamati ad essere qualcosa di più che esteriori imitatori di Cristo”

Mon, 2018-04-30 09:14

(Pesaro) Il titolo della 41ª Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, tratto dalla parabola del buon Samaritano, si conferma più che attuale, poiché “segna il prezioso percorso per i singoli e le comunità: tutto, qui, ha origine dal Vangelo” e genera quel “progetto di vita che chiede di ripensare se stessi a partire dall’essenziale, Gesù e il Vangelo”. Sono parole di mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, che a Pesaro, nella giornata di domenica, animata come da programma da spazi di ascolto e momenti di preghiera, ha presieduto la Concelebrazione eucaristica davanti ai circa 10mila partecipanti. “Lo Spirito ci domanda sempre di fidarci e non di pretendere garanzie umane, di amare gratuitamente senza domandare il prezzo, di perdonare non attendendo il contraccambio”. In questo annuale appuntamento di RnS, ha aggiunto il patriarca, “si presenta in modo concreto il tema della compassione: i discepoli sono mandati a farsi carico del prossimo, non come fossero psicologi ma come discepoli del Signore, come Gesù ha fatto e come vuol continuare a fare attraverso di noi”. Vero è che “questi temi oggi, nella società del benessere, dell’immagine e dell’individualismo, vengono silenziati. Ma è proprio questa stessa società ad aver bisogno di buoni Samaritani”. La parabola, tuttavia, “ci chiede di andare oltre la lettura morale, riducendo la vita dei discepoli a etica o ideologia”, pericoli da cui papa Francesco “mette in guardia sin dall’inizio del suo pontificato”: la parabola narrata dall’evangelista Luca, difatti, segna per i discepoli “una nuova modalità di azione che conducono oltre la mera solidarietà umana”. Inoltre, ha sottolineato Moraglia, “noi siamo chiamati ad essere qualcosa di più che esteriori imitatori di Cristo: in quanto battezzati, siamo ‘altri’ Cristi, radicati in lui. In tal modo, oltre a essere tutti debitori di Gesù quando ci prendiamo cura gli uni degli altri, ci rende creditori e debitori dell’unico buon Samaritano”. Quindi, ancora un’eco del pensiero del Santo Padre, che nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate “si riferisce proprio al testo di Matteo e prende come esempio san Benedetto, il quale non ebbe timore di ‘complicare’ la vita dei suoi monaci stabilendo nella Regola che ogni pellegrino che bussava alla porta doveva essere trattato con massima cura e sollecitudine ”. In questa ottica, pertanto, la Convocazione 2018 del Rinnovamento rappresenta un vero “percorso gioioso di conversione e di vita secondo lo spirito”.

Rinnovamento nello Spirito Santo: le testimonianze dei conduttori televisivi Francesca Fialdini e Alessandro Greco

Mon, 2018-04-30 09:12

(Pesaro) È stato un momento di festa e di confronto quello vissuto ieri pomeriggio alla Festa della Misericordia, nell’ambito della 41ª Convocazione nazionale di Rinnovamento nello Spirito Santo che si sta svolgendo a Pesaro in questi giorni. Ospiti, moderati dalla gionalista Paola Rivetta, i due noti conduttori televisivi Francesca Fialdini e Alessandro Greco. “Le meraviglie del Signore non finiscono mai di sorprendere – ha affermato, visibilmente emozionata, Fialdini – e vedere così tante persone riunite con l’unico desiderio di ascoltarlo mi lascia sempre senza parole. Il nostro lavoro filtra le presenze attraverso il video: qui sono tutti volti veri!”. La conduttrice, a partire dalle vicende familiari, ha inoltre raccontato la propria esperienza di “liberazione” grazie all’incontro con Dio e ad una devozione particolare per padre Pio. Le ha fatto eco Greco, che pure ha testimoniato la “gratitudine, la gioia e la lode” avvertita a San Giovanni Rotondo, anche per ragioni professionali. “Il Signore ha visto che ero moribondo sulla strada della vita – ha concluso – e nelle lacune affettive che per anni hanno attanagliato la mia famiglia ho percepito pian piano il desiderio di essere prossimo al pubblico tramite la mia attitudine artistica. Tuttavia, non riuscivo a percepire realmente il sapore della vita. È lì che c’è stato un sussurro nella mia coscienza, è lì che il Signore Gesù è venuto a salvarmi, prendendosi cura di me, colmando la mia mancanza di amore e trasformando il mio cuore di pietra in cuore di carne, proprio come un buon Samaritano”. Da parte di entrambi, poi, un cenno alla fatica di dover trattare in tv tematiche talvolta cristianamente “scomode” e un appello per contrare l’attualissima e amara piaga del bullismo.

Rinnovamento nello Spirito Santo: p. Michelini (biblista), “pregare per essere liberati dall’indifferenza”

Mon, 2018-04-30 09:10

(Pesaro) “Della Parola di Dio si deve fare una lettura guidata dallo Spirito, e scrupolosamente attenta a ogni suo dettaglio, con il ‘sacro timore’ di non comprenderla, o di interpretarla male. È papa Francesco che ci chiede questo, e se lo chiede in particolare ai sacerdoti che preparano l’omelia per la Messa, lo dice anche a noi con la sua Evangelii Gaudium”. Ha esordito così ieri padre Giulio Michelini, biblista e preside dell’Istituto teologico di Assisi, chiamato a tenere la relazione sul tema “’Ebbe compassione’. Gesù, colui che ci libera dai mali” per la seconda giornata della 41ª Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo che si sta svolgendo a Pesaro. Quindi, secondo un’ottica esperta, l’approfondimento dell’”atteggiamento del samaritano”, collegandosi alla parabola evangelica che dà il tema all’edizione 2018, “ricordando anzitutto come si erano comportati quel sacerdote e quel levita che si imbatterono per primi nell’uomo mezzo morto sulla strada da Gerusalemme a Gerico”. Occorre “stare al testo”, specifica il biblista, e prendere atto che “vedere non basta”. Infatti, in una “società moderna che ci permette di vedere non solo le cose belle, ma anche le tragedie, le sofferenze”, Michelini, facendo cenno all’espressione coniata dal Santo Padre, “globalizzazione dell’indifferenza”, sottolinea che “nonostante oggi si possa vedere più che in altri tempi della storia dell’umanità, si rimane indifferenti, come il sacerdote e il levita nei confronti di quell’uomo: hanno visto, e si sono voltati dall’altra parte. La prima cosa a cui ci spinge la parola di Gesù è pregare per essere liberati dall’indifferenza. Ci chiede di convertirci alle responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri simili, come il Samaritano, che ha soccorso quell’uomo, e per uscire dalla parabola e andare alla storia vera, soprattutto come ha fatto Gesù, che si è mostrato solidale con l’umanità e ci libera dal male dell’indifferenza”.

Un continuo e accurato rimando alla Sacra Scrittura per poter adeguatamente “descrivere la compassione del Samaritano” calata nella nostra quotidianità. Questo è il taglio con cui il biblista ha proseguito la relazione. “Cosa distingue davvero quanto non hanno fatto il sacerdote e il levita da ciò che ha fatto il Samaritano?”, ha domandato all’assemblea, approfondendo ancor meglio il testo evangelico di Luca e traendo al contempo spunto da saggi statunitensi contemporanei incentrati su meditazione e preghiera. Poi, di nuovo la lettura della Bibbia, dove “l’immensa commozione e pietà da cui fu afferrato il Samaritano – la compassione – è la tenerezza immensa che Dio prova per ogni uomo”. “Anche il Samaritano è arrivato, come il sacerdote prima di lui, per coincidenza su quella strada – aggiunge Michelini -, e certamente aveva da fare come gli altri prima di lui, forse anche più degli altri. Ha però colto quella che è divenuta in questo modo la sua speciale vocazione alla carità, la sua occasione. Forse la vita è fatta di tante occasioni che rischiamo di perdere, e che invece sono quelle che ci permettono di incontrare Dio e gli altri”. In conclusione, “di fronte alle grandi aspettative e le attese che ci costruiamo da soli, o rispetto al desiderio di incontrare il Signore in chissà quale modo, in questa parabola ci viene detto che l’incontro avviene quando meno te lo aspetti, magari sulla strada, e forse anche quando hai meno tempo, e forse anche se ti senti il meno adatto o il meno capace per poter fare qualcosa. Il Samaritano ha l’occasione di fare e ci insegna come amare il prossimo”. Non solo. “Appena terminato di raccontare la parabola – conclude il teologo -, Gesù arriva in un villaggio e si ferma a casa di due sorelle, Marta e Maria. Se la prima, Marta, si comporta come il Samaritano, e serve Gesù, accanto a lei c’è però Maria, che è ha scelto quella parte che non le verrà mai tolta. È da lei che impariamo ad amare Dio”.

Caterina da Siena: card. Bassetti, “fu portatrice di pace, anche oggi abbiamo bisogno di voci di speranza”

Mon, 2018-04-30 09:07

“Caterina ha capito fin da giovane qual era il ruolo di ogni cristiano all’interno della comunità dei credenti. Certo non quello di assistere passivi agli eventi della Chiesa e del mondo, ma quello della consapevolezza, nonostante la mentalità dei tempi, di appartenere, come membra vive, a un unico corpo di cui Cristo è capo”. Lo ha detto ieri l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, nell’omelia della messa per la festa di santa Caterina da Siena, compatrona d’Italia, che ha presieduto nella basilica di Santa Maria sopra Minerva, a Roma. Una santa che “dopo sette secoli di storia ha tante cose da dire al nostro tempo ricco di sfide per la Chiesa, ma anche tormentato da guerre e divisioni”. Il cardinale ha ricordato che “Caterina fu portatrice di pace, perché ben sapeva che Cristo è la vera pace: la croce e l’ulivo diverranno i suoi vessilli”. Nelle parole del presidente della Cei la “forza di Caterina”: “Il fuoco d’amore, attinto senza tregua nella fonte dell’Amore che è Dio stesso, ci libererà da inutili preoccupazioni di riuscita o meno del nostro dire, testimoniare”. “Da vera figlia di san Domenico, Caterina congiunge ‘l’andare’ sulle strade delle nostre città allo ‘stare’ nella cella del suo cuore”. Il porporato, sottolineando come “l’esperienza della santità si vive prima di tutto nella comunità”, ha indicato la santa come modello nel presente. “In questo momento, in cui la Chiesa riflette molto sul ruolo della donna, Caterina si presenta a noi forte, vivace, ilare. È lei a insegnarci che la verità va proposta con affetto di carità, solo così sarà accolta”. Un pensiero poi “alle tante genti d’Italia, del Mediterraneo e anche dell’Africa che soffrono a motivo della violenza umana e delle catastrofi ambientali”. “Il fuoco della carità che animava Caterina deve infiammare d’amore anche il nostro cuore – ha aggiunto – per non rimanere insensibili alle necessità dei fratelli”. Tra i protagonisti di quest’impegno le infermiere volontarie della Croce Rossa, che celebrano quest’anno il loro 110° anniversario di fondazione. “Sono per tutti noi esempio concreto di altruismo e di amore al prossimo, sono state le prime, grazie alla Marina Militare italiana, a portare aiuto ai profughi nelle acque del Mediterraneo”. Infine, il card. Bassetti ha evidenziato come “più che mai, oggi, anche a motivo dell’incertezza sociale e politica, abbiamo bisogno di voci di speranza e di una cultura umanistica, come quella di Caterina”.

Rinnovamento nello Spirito Santo: card. Baldisseri, i giovani “chiedono alla Chiesa risposte vere e adeguate”

Sat, 2018-04-28 19:45

(Pesaro) In un clima di profonda condivisione, animata dai canti che da sempre contraddistinguono il carisma del movimento, le parole del card. Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, pronunciate nel corso della Concelebrazione eucaristica con cui si è aperta la 41ª Convocazione nazionale del RnS sono incentrate sul versetto del vangelo di Giovanni: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. “Filippo ci offre l’occasione di compiere una forte e profonda riflessione su Dio che Gesù rivela Padre. Filippo partecipa alla sua missione, ascolta la bella e avvincente Parola, ma si pone interrogativi. E chi più del giovane si pone domande?”. Si rivolge ai numerosi ragazzi presenti a Pesaro il cardinale, ossia a coloro “che chiedono alla Chiesa risposte vere, adeguate, proprio come Gesù fece con Filippo”. Fa quindi cenno alla celebrazione sinodale in programma dal 3 al 28 ottobre prossimo e cita Papa Francesco (“Questo è il Sinodo per e di tutti i giovani, dal quale nessuno deve sentirsi escluso!”), ricordando comunque che “la domanda di Filippo provoca anche noi stasera, giovani e meno giovani”. “Con grande umiltà – sottolinea ancora Baldisseri – davanti alla parola di Gesù ci chiediamo come passare dal vedere fisico al vedere con gli occhi della fede e la risposta di Cristo è lapidaria: ‘Chi ha visto me ha visto il Padre’. Una parola che scuote tutto l’essere di chi l’ascolta”. È qui, infatti, che si racchiude il senso pieno dell’essere cristiani. “Con Gesù abbiamo imparato che Dio ha un ‘cuore di papà’ – conclude adoperando di nuovo l’espressione di Bergoglio – e abbiamo appreso ad essere samaritani come lo fu il Signore sanando le ferite della vita attraverso le sue piaghe. Con Gesù abbiamo

Missione: mons. Aiello (Avellino) a Comigi 2018, “sogno una Chiesa che non si accontenti”

Sat, 2018-04-28 19:30

(Sacrofano) “Se la Chiesa si trova in difficoltà oggi è perché ha privilegiato i punti esclamativi su quelli interrogativi, limitando il tempo delle domande. Io credo che chi ha pensato allo slogan per questo convegno – ‘Sulla tua parola getterò i miei sogni’ – abbia pensato al Vangelo di Luca 5,1-11: ‘Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla’. Ma è proprio dal fallimento che nascono le cose belle, non dall’esaltazione. Proprio quando sulla mia vita cala il sipario e non sono al top, quando cala la luce, allora succedono delle cose”. Sono le parole con le quali mons. Arturo Aiello, vescovo di Avellino, ha aperto il Convegno missionario giovanile-Comigi 2018 a Sacrofano. Prendendo le mosse dal vangelo di Luca, mons. Aiello ha parlato dell’esperienza del “fallimento come luogo di grazia” e ha poi indagato il tema del sogno, che è al centro di questa kermesse missionaria della Fondazione Missio, in corso fino al primo maggio. “I sogni sono sempre deboli se declinati al singolare, solo al plurale si avverano”, ha spiegato il vescovo, rivolgendosi agli oltre duecento giovani di tutte le diocesi intervenuti. “La stoffa dei sogni si chiama desiderio: bisogna rieducarci al senso del desiderare senza fretta. I sogni hanno a che fare col tempo di attesa e non con l’offerta speciale”. E ancora rivolto alla platea: “I’m a dream, io non ho un sogno, ma io sono un sogno: il sogno di Dio”, per passare dalla visione di una “generazione bruciata a quella di una generazione incendiaria”. Infine, rispondendo alle domande dei ragazzi in sala che gli chiedevano quale fosse il suo di sogno, il vescovo ha detto: “Io sogno una Chiesa che non si accontenti, sogno che il sogno di papa Francesco non rimanga chiuso in un cassetto e circoscritto ad un gruppo ma che si estenda a tutti e che il Concilio si avveri”.

Rinnovamento nello Spirito Santo: Pesaro, due testimonianze alla prima giornata della Convocazione nazionale

Sat, 2018-04-28 19:11

(Pesaro) Due le toccanti testimonianze che hanno dato avvio alla 41^ Convocazione nazionale del RnS. Lette al termine della prima Concelebrazione eucaristica che ha aperto la quattro giorni organizzata quest’anno a Pesaro, hanno il “volto” di Anna Egidio e di Giusy. La prima, 45 anni, sposa di Salvatore e mamma di Emanuele e Dora, ha raccontato di fronte ai 9mila presenti all’Adriatic Arena, del grave problema di salute della sua primogenita. “All’età di due anni – ricorda – ci accorgemmo che qualcosa non andava in lei e, facendo tutti gli accertamenti, scoprimmo che era affetta dalla sindrome di Angelman, una malattia neurologica genetica”. Comprensibile la reazione: “Eravamo stravolti, pensai di fare dei ‘patti’ con il Signore per la guarigione di mia figlia. Intanto covavo tanta rabbia nei confronti di Dio e avevo il cuore chiuso. Nel 2012, tramite la parrocchia, cominciai a desiderare di fare un incontro personale con Gesù e, nello stesso periodo, conobbi alcuni amici del RnS decidando di entrare a far parte di questa realtà”. Quindi, l’incontro con la comunità Madonna del Cenacolo di Napoli nella quale Anna, sin dal primo giorno, si è sentita ‘accolta ed amata’. Nel novembre 2017 arriva ‘la preghiera di effusione’ attraverso cui vedere in Dora “un dono prezioso di Dio”: un Dio “buon Samaritano”, che “ha sostenuto questa famiglia nella sofferenza trasformandola in gioia” e l’ha condotta “nella locanda del RnS per dare fraternità”. 

Giusy invece ha 25 anni e fa parte del gruppo Magnificat di Aversa. È attraverso un lutto e la scoperta “dell’amore di Dio” attraverso il Rinnovamento nello Spirito che il suo cammino assume una luce diversa, divenendo pura “grazia che rappresenta una fonte di gioia da testimoniare ogni giorno”. Insegnante a Cava de’ Tirreni, venuta a conoscenza del test legato al Sinodo dei giovani Giusy, non senza difficoltà, ha accolto la proposta di esporre il questionario ai suoi studenti, entrando così a contatto con “le preoccupazioni e le ansie adolescenziali” ma instaurando al tempo stesso con loro un dialogo più che costruttivo. “Abbiamo trascorso più di un’ora a condividere nel rispetto reciproco le difficoltà in amore, amicizia, scuola, futuro e il rapporto con Gesù – conclude – e questo esperimento ha permesso ai ragazzi di mostrarsi come sono senza il timore di essere giudicati: io, come docente, ho capito quanto sia importante ascoltarli, senza alcuna valutazione”.

Registrato a Roma figlio di due padri: Forum famiglia, “atto al di fuori delle norme vigenti e della cornice dei diritti umani garantiti a ogni bambino”

Sat, 2018-04-28 18:37

“Registriamo con preoccupazione che anche Roma ha seguito il solco di Torino, dando vita a un atto al di fuori delle norme vigenti e della cornice propria dei diritti umani garantiti a ogni bambino”. Così il Forum delle associazioni familiari commenta la notizia dell’iscrizione anagrafica di un bebè da parte di due persone dello stesso sesso avvenuta nella Capitale. “Capiamoci: quel bimbo, pur essendo nato con l’utero in affitto, pratica assolutamente vietata in Italia, non ha alcuna colpa e dovrà essere tutelato nei suoi diritti. Proprio per questo, ribadiamo che in questioni delicate come queste al primo posto viene sempre l’elemento più fragile e indifeso, cioè il bambino. Nessun sindaco ha deroghe particolari e può decidere di non ottemperare a quanto previsto dall’articolo 250 del codice civile, secondo cui è diritto di ogni bambino crescere con una madre e un padre”, conclude la nota.

Papa Francesco: a Rinnovamento nello Spirito Santo, “chiamati a percorrere lo stesso cammino del buon Samaritano”

Sat, 2018-04-28 18:15

“Tutti sono chiamati a percorrere lo stesso cammino del buon Samaritano, che è figura di Cristo: per amarci come lui ci ha amato. Il Samaritano si è comportato con vera misericordia: fascia le ferite di quell’uomo e se ne prende cura personalmente. Tutto questo insegna che la compassione, non è un sentimento vago, ma un concreto avvicinamento all’altro fino a immedesimarsi con lui”. Lo scrive Papa Francesco nel messaggio augurale per la 41^ Convocazione nazionale dei Gruppi e delle Comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo, in programma a Pesaro da oggi, 28 aprile, al 1° maggio. Nel testo, il Papa invoca “abbondanti doni del divino Spirito per un fruttuoso discernimento, affidando voti e propositi alla celeste intercessione della Vergine Maria”.

Sentenza su stupro di gruppo in Spagna: carmelitane scalze, “difenderemo con tutti i mezzi il diritto di tutte le donne” a una scelta libera

Sat, 2018-04-28 18:08

“Noi viviamo in clausura, portiamo un abito quasi fino alle caviglie, non usciamo di notte (se non per le emergenze), non andiamo a feste, non assumiamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità. Questa è una scelta che non ci rende migliori né peggiori di chiunque altro, anche se paradossalmente ci renderà più libere e felici di altri. E perché è una scelta libera, difenderemo con tutti i mezzi a nostra disposizione (questo è uno) il diritto di tutte le donne a fare liberamente il contrario senza che vengano giudicate, violentate, intimidite, uccise o umiliate per questo. Sorella, io ti credo”. Lo scrivono su Facebook le carmelitane scalze di Hondarribia, nella diocesi di San Sebastian in Spagna, dopo la sentenza per lo stupro di gruppo della festa di San Fermin a Pamplona nel 2016 che ha suscitato accese polemiche e proteste in tutto il Paese per la decisione dei giudici di condannare i 5 giovani della per “abuso” e non “aggressione” sessuale.

Maleficio voodoo per le prostitute nigeriane: Apg23, parte il 2 maggio l’Unità di strada speciale

Sat, 2018-04-28 18:00

Da mercoledì 2 maggio (e per tutto il mese) la Comunità Papa Giovanni XXIII (Apg23), fondata da Don Oreste Benzi, attiverà una nuova Unità di strada speciale a Bologna. L’unità nasce per creare un punto di contatto con le ragazze nigeriane costrette a prostituirsi, spiegando loro una possibilità concreta di riscatto in seguito all’editto dell’Oba (“re”) Ewuare II, massima autorità religiosa del popolo Edo (ed ex ambasciatore della Nigeria in Italia), che ha emesso a Benin city un editto con il quale sono stati resi illegittimi tutti i giuramenti che vincolano le ragazze vittime di tratta ai loro trafficanti sotto la minaccia di maledizioni. “Con l’editto, Ewuare II ha imposto un divieto ai ‘sacerdoti’ della religione tradizionale juju, uomini spesso corrotti e truffatori, di praticare il rito con cui le ragazze – alle quali viene promesso un futuro di onesto lavoro in Europa – si impegnano a restituire la somma del viaggio (con cifre che si aggirano sui 30-40mila euro), a non rivelare i nomi degli uomini che le hanno fatte partire e a non tradire il patto: pena la morte o la pazzia che si abbatterà su di loro o sulle loro famiglie. Le prostitute sfruttate tra Bologna e provincia – si legge nella nota della Comunità – sono circa 110, di cui 50-60 nigeriane. Queste ragazze nella maggior parte dei casi hanno paura di denunciare i loro aguzzini e di violare il pegno con cui vi si sono legate. Spesso non parlano l’italiano, non sanno leggere e non hanno saputo della decisione dell’Oba che ha posto al di fuori della religione juju la pratica dei giuramenti rituali”.

I volontari della Apg23 hanno organizzato l’Unità di strada speciale proprio con lo scopo di avvicinare le ragazze nigeriane sfruttate nel bolognese e spiegare loro la nuova situazione. L’unità sarà attiva per tutto il mese di maggio, due volte alla settimana, con una uscita diurna e una notturna. Nella squadra, composta da due persone, oltre a un operatore della Comunità ci sarà anche Pat, una mediatrice culturale nigeriana che da un anno lavora con le prostitute salvate. “Non è una psicologa – spiega Nicola Pirani, responsabile del progetto bolgnese – perché in Nigeria questa figura professionale non gode di riconoscimento sociale e le ragazze ne avrebbero paura. Lei, conoscendo la cultura nigeriana, la lingua, le norme religiose e le credenze di quel popolo, riesce ad avvicinare le schiave sessuali e a convincerle a parlare”.

Rinnovamento nello Spirito Santo: mons. Coccia (Pesaro), “vivere un’esperienza cristiana di misericordia pienamente calata nell’attualità”

Sat, 2018-04-28 17:56

(Pesaro) È un benvenuto intriso di paterna vicinanza quello espresso dall’arcivescovo di Pesaro, mons. Piero Coccia, che anche in qualità di presidente della Conferenza episcopale marchigiana ai convenuti a Pesaro dal Rinnovamento nello Spirito Santo per la 41^ Convocazione ribadisce come queste giornate “ci aiutano attraverso la preghiera e la riflessione a vivere un’esperienza cristiana di misericordia pienamente calata nell’attualità”. Il brano di Luca, con la parabola del buon Samaritano che offre il tema per l’edizione 2018, ha infatti “molto da insegnarci, ancora oggi”. Quattro, sostiene Coccia, “sono i verbi che scandiscono il racconto evangelico e indicano le realtà che tutti siamo chiamati a sperimentare, personalmente e contestualmente nel tessuto connettivo della società, ispirati dal buon Samaritano che è Gesù Cristo”. In primo luogo “vivere”, perchè “ciascuno di noi ha bisogno di aprire il cuore e gli occhi verso le tante miserie umane in cui siamo immersi e che, talvolta, ci lasciano quasi indifferenti. Quindi, l’”avere compassione”, poiché “abbiamo tutti bisogno di un cuore nuoveo per poter imparare ad amare il prossimo”. Poi, il “prendersi cura” di chi è nella necessità, “facendoci carico dell’altro in forma concreta, impegnando noi stessi e la comunità dei fratelli”. Da ultimo, il quarto “imperativo categorico”, ossia il “va’ e anche tu fai lo stesso”: secondo l’arcivescovo, “non possiamo non restituire quanto il Signore ci ha fatto conoscere attraverso il suo mistero, facendoci gustare quella presenza che dà sapore all’esistenza”. Questa, difatti, “è la logica della fede, la cifra interpretativa della vita e della cultura dell’amore”. Inoltre, in un frangente storico delicato, in cui le diocesi avvertono davvero “l’urgenza di ricostruire la speranza e di ricostruire un Paese che spesso appare diviso, pacificando un quadro sociale vaporoso”, l’auspicio “come credenti” è dunque quello di “sentirsi chiamati e coinvolti a dare contributi importanti secondo questa prospettiva, con coraggio, chiarezza e determinazione”. Guidato dallo Spirito Santo, tramite questo appuntamento, ognuno, incoraggia monsignor Coccia, sia pertanto motivato a coltivare “in noi e attorno a noi le tre dimensioni di Chiesa impegnata nella contemplazione, nella comunione e nella missione”.

R.D. Congo: arrivata delegazione Pax Christi e diocesi Noto, “qui violenze e massacri ma accoglienza commovente per noi”

Sat, 2018-04-28 17:42

“In questa zona rossa del Nord Kivu, in Congo, si sente continuamente parlare di violenze, massacri, crudeltà. Eppure è incredibile e commovente l’accoglienza verso di noi”. Lo scrivono in una nota Gianni Novello e Sergio Ruggeri di Pax Christi Italia che insieme con alcuni rappresentanti della diocesi di Noto, gemellata con Butembo, guidatati dal vescovo mons. Antonio Staglianò, si trovano in questi giorni a Butembo, nella Repubblica Democratica del Congo. “Una terra martoriata e insanguinata, una delle zone più ricche dell’Africa ma dove ‘si concentrano troppi ed enormi interessi internazionali’, come scrivono i missionari comboniani nell’appello ‘Repubblica Democratica del Congo abbandonata da tutti’”. Il Paese “sta vivendo oggi il suo Venerdì Santo nel silenzio della stampa internazionale e nell’indifferenza del mondo. Grandi liturgie diventano quasi la sola possibilità di denunciare la situazione e di parlare attentamente delle vittime – continua la nota -. Le nostre visite sono viste come incoraggiamento e fraternità. La gente continua a ringraziarci per essere arrivati fin qui malgrado i rischi. Vogliono mostrarci tutti i loro segni concreti di sviluppo e di cooperazione”. I rappresentanti di Pax Christi scrivono anche che “qui si muore alla grande, ma quelli che incontriamo non si piangono addosso, né perdono tempo in considerazioni pessimistiche”. “Nella grande violenza sembra che la risposta nonviolenta sia la sfida della festa”.

San Massimiliano Kolbe: Roma, il 5 maggio un monologo in sua memoria alla Pontificia Università San Bonaventura

Sat, 2018-04-28 17:30

Si intitola “Nostri padri, Kolbe raccontato da Francesco Gajowniczek” il monologo dedicato al santo ucciso ad Auschwitz da Antonio Tarallo. Sarà portato in scena il 5 maggio, alle 18.15, alla Pontificia Università Teologica “San Bonaventura”- Seraphicum, a Roma. L’iniziativa sarà proposta in occasione del convegno “Il dialogo interreligioso interpella la Milizia dell’Immacolata. Una riflessione a partire da Kolbe” della Cattedra Kolbiana. Al centro del monologo, il tema della paternità. La storia di Massimiliano Kolbe, che offrì la propria vita al posto di un padre di famiglia, Francesco Gajowniczek, passa per mezzo del racconto-monologo dello stesso uomo polacco che trovò la libertà grazie al frate francescano. Lo sfondo è la tragica esperienza del campo di concentramento di Auschwitz. “A differenza di precedenti lavori teatrali e cinematografici – si legge in una nota -, ‘Nostri padri, Kolbe raccontato da Francesco Gajowniczek’ vuole essere uno spunto di riflessione sulla paternità, nelle sue due vocazioni: quella sacerdotale, vissuta da san Massimiliano Kolbe, e quella ‘biologica’ di Francesco. Tutte e due trovano un legame nella paternità misericordiosa di Dio”. A interpretare il monologo è la voce di Davide Capone. Quella fuori campo è interpretata da Laura Croccolino.

 

Azione cattolica: nuovo libro di mons. Sigismondi, “L’alfabeto della preghiera è quello dell’amore”

Sat, 2018-04-28 17:11

“La preghiera è un’attività apostolica che accompagna la vita quotidiana dei discepoli di Cristo”. “Più che una pedagogia, l’insegnamento cristiano sulla preghiera, è una vera mistagogia, un approfondirsi graduale del rapporto con Dio”. Lo scrive mons. Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno e assistente ecclesiastico generale dell’Azione cattolica italiana, nella premessa al suo nuovo libro intitolato “L’alfabeto della preghiera è quello dell’amore” (editrice Ave). Sigismondi cita Papa Francesco: “Il luogo in cui cresce la relazione con Cristo – ha affermato Bergoglio – è la preghiera, e il frutto più maturo della preghiera è sempre la carità”. Il Papa, commenta mons. Sigismondi, “sottolinea che esiste un rapporto molto stretto tra preghiera e carità, le quali hanno non solo le stesse regole sintattiche, ma anche il medesimo lessico”. “Quello della preghiera personale è, infatti, un alfabeto fatto di segni inconfondibili, di gesti e parole d’amore inequivocabili: la profondità dello sguardo, il silenzio dell’ascolto, il dialogo delle lacrime, l’intensità dell’abbraccio e la dolcezza del bacio”.
Numerose le pubblicazioni Ave oggi presenti alla Domus Pacis, sede del convegno delle presidenze diocesane di Azione cattolica: tra queste un volume del presidente, Matteo Truffelli, su cristiani e politica (verrà presentato mercoledì 2 maggio), e la rinnovata rivista culturale “Dialoghi” diretta dalla filosofa Pina De Simone. I lavori del convegno nel pomeriggio si sono sviluppati in tre “miniconvegni” su “La religiosità popolare” (al santuario della Madonna del Divino amore), “La parrocchia popolare” (presso la parrocchia San Pio V), e “Un’Ac popolare” (parrocchie San Barnaba e Sant’Elena al Pigneto). Dopo i vespri, in serata la presentazione del libro Ave “A colpi di pedale. La straordinaria storia di Gino Bartali”, che fu socio di Ac. Domani, 29 aprile, messa presieduta da mons. Sigismondi, e concelebrata con una cinquantina di sacerdoti assistenti spirituali di Azione cattolica. A seguire la relazione conclusiva del presidente nazionale Matteo Truffelli: “Per un’Ac popolare”.

Rinnovamento nello Spirito Santo: mons. Lambiasi (Rimini), “la ‘punta’ della parabola si trovi nella comparsa del samaritano”

Sat, 2018-04-28 16:52

(Pesaro) “Ma chi l’ha detto che le parabole evangeliche siano dei semplici espedienti didattici, escogitati da Gesù per catturare l’attenzione degli uditori? O che si possano interpretare come dei candidi raccontini edificanti, pennellati ad arte per istruire discepoli, intenerire curiosi, ammorbidire avversari? Oppure che vadano prese come un innocuo dossier di ‘buoni esempi’ e di generiche esortazioni moraleggianti? In effetti la parabola si colloca dentro una dinamica conflittuale. E’ una provocazione che punge e costringe a scegliere, a schierarsi: con o contro Gesù. E’ un racconto simbolico finalizzato al cambiamento di mentalità e alla conversione della vita. Se quindi lo scopo ultimo di ogni parabola è quello di risvegliare la nostra coscienza, allora la regola fondamentale per comprenderne il messaggio è di lasciarsene sorprendere”. Ad affermarlo è mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, che ha tenuto la relazione “È Gesù il Buon Samaritano” per introdurre la 41^ Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito, in programma a Pesaro. A partire dal primo aspetto, “l’icona della prossimità”, il vescovo ha sottolineato come “il genere parabolico di Gesù scolpisce piccole storie verosimili, ambientate nella vita ordinaria. Ma ecco, nel bel mezzo della normalità, emergere spesso l’imprevedibile, l’insolito, il più singolare paradosso”. Di qui, la domanda fondamentale per ciascun cristiano: “Dove intercettare quel cuore pulsante della parabola che ci consenta di afferrare la ‘buona notizia’ evangelica, con una intuizione globale, più vicina alla percezione artistica che alla deduzione scientifica?”. Non c’è dubbio, afferma Lambiasi, che “la ‘punta’ della parabola si trovi nella comparsa del samaritano”, che figura nel racconto “non come il personaggio bisognoso di aiuto, ma come il soccorritore che si fa carico dell’emergenza di quel poveraccio”. È qui, prosegue il presule, che il messaggio della parabola appare in tutta trasparenza: “Vuoi capire veramente chi devi considerare tuo prossimo? Prova un po’ ad immaginarti nei panni di quel malcapitato, ferito dai banditi, e abbandonato, in fin di vita, ai margini della strada. Vorrei proprio vedere se, in quel frangente da incubo, rifiuteresti di farti toccare dalle mani impure di quel samaritano. O se invece non vorresti, disperatamente, che quel samaritano si fermasse, non tenesse conto della barriera di ordine etnico-religioso e finalmente ti considerasse suo prossimo”.

 

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