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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 14 min 43 sec ago

Diocesi: Perugia, venerdì il card. Ravasi all’incontro “Giovani nella Bibbia” commenta il libro di Daniele

Tue, 2018-01-09 18:28

Sarà il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, il “protagonista” dell’evento promosso a Perugia il 12 gennaio dal Settore apostolato biblico dell’archidiocesi nell’ambito degli incontri dedicati ai “Giovani nella Bibbia” in preparazione al Sinodo dei vescovi (Vaticano, ottobre 2018). Ad accogliere il porporato alle 19 nella cattedrale di San Lorenzo saranno il cardinale arcivescovo di Perugia – Città della Pieve Gualtiero Bassetti e padre Giulio Michelini, responsabile dell’Apostolato biblico. Ravasi interverrà sul libro del profeta Daniele, un giovane che secondo il libro omonimo si trova esiliato fuori dalla sua terra, e al quale Dio si rivolge con sogni e altri aiuti, e aiuterà i partecipanti all’incontro anche a decifrare il difficile linguaggio della letteratura apocalittica. Nel libro di Daniele, osserva padre Michelini, “nonostante la grave situazione di crisi, il Signore si rende presente e assiste il suo popolo, soprattutto grazie a questo giovane. La Bibbia dice che in alcuni momenti difficili, sono proprio i giovani a intervenire con soluzioni inattese”. Dopo l’incontro con il card. Ravasi, gli incontri sul libro di Daniele proseguiranno con altri esperti come mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata e già docente di Antico Testamento presso l’Istituto Teologico di Assisi, e i professori David Micheletti e Alessio Fifi. Info, date, video e audio sono consultabili-scaricabili dal sito http://www.lapartebuona.it/

 

Terra Santa: mons. Bentz delegato Chiesa tedesca al pellegrinaggio a sostegno dei cristiani

Tue, 2018-01-09 18:17

Comincerà sabato 13 gennaio il 18° Incontro internazionale dei vescovi a sostegno dei cristiani in Terra Santa. Parteciperanno i rappresentanti di dodici Conferenze episcopali europee e nordamericane e del Sud Africa oltre che di Comece e Ccee, gli organismi episcopali europei. Nei cinque giorni previsti, i lavori si muoveranno tra Gerusalemme, Betlemme, Emmaus e Gaza. Delegato dei vescovi tedeschi, rende noto un comunicato diffuso oggi da Bonn, sarà mons. Udo Bentz, vescovo ausiliare di Magonza e presidente del gruppo di lavoro “Medio Oriente” della commissione “Chiesa universale”. I vescovi, dice la nota, sono “preoccupati” per le conseguenze che la “dichiarazione unilaterale” del presidente Trump circa il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele ha “sullo status quo della città”. Di questo si parlerà negli incontri con l’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, rappresentanti delle Chiese cattoliche locali, diplomatici internazionali. I vescovi guarderanno anche ai giovani della regione e in particolare alle possibilità di “sviluppare una migliore convivenza” tra popoli e comunità religiose, e al “contributo dell’istruzione e della formazione alla pace e alla giustizia nel Paese”, con alcune visite a scuole cristiane palestinesi a Betlemme. Numerosi nel programma gli incontri con giovani e studenti, le visite a iniziative di collaborazione e progetti nel segno della convivenza pacifica.

Giornata dell’allevatore: mercoledì 17 gennaio messa in San Pietro con il card. Comastri. Poi benedizione di persone e animali

Tue, 2018-01-09 18:00

L’appuntamento è per il 17 gennaio prossimo, ma gli allevatori italiani sono già pronti per celebrare – per l’undicesima volta consecutiva a livello nazionale – la “Giornata dell’allevatore” in onore di sant’Antonio abate. L’XI edizione della Giornata, organizzata dall’Associazione italiana allevatori (Aia), si svolgerà in una serie di momenti distinti. Nella mattinata il card. Angelo Comastri, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e arciprete di San Pietro, presiederà nella basilica vaticana la santa messa. Successivamente nel piazzale Pio XII antistante il Colonnato del Bernini, dopo la visita aperta ai partecipanti ed ai cittadini presenti della “stalla sotto al cielo”, ci sarà la benedizione di uomini ed animali, cui parteciperanno anche cavalli e cavalieri dei Corpi Militari a cavallo e delle Forze dell’Ordine. “La nostra festa – spiega il presidente dell’Aia, Roberto Nocentini – assume in questa edizione un particolare significato essendo stato proclamato il 2018 ‘Anno del cibo italiano’: siamo perciò orgogliosi di portare in piazza i nostri valori e una seppur piccola rappresentazione, con la ‘stalla sotto il cielo’, del frutto del nostro lavoro quotidiano. Un lavoro costante, spesso silenzioso, svolto con tenacia, passione, attaccamento alla terra e con un saper fare che sovente proviene da una lunga tradizione familiare”. Nocentini aggiunge che “col nostro lavoro, ogni giorno, operiamo per garantire il benessere dei nostri animali, per rassicurare il cittadino-consumatore sulla sostenibilità delle scelte operate nelle nostre stalle, per la tutela del territorio e dell’ambiente e per la salvaguardia della ricca biodiversità animale dell’Italia”.

Giornata migrante e rifugiato: diocesi Pistoia, domenica 14 gennaio messa con il vescovo Tardelli e festa multietnica. Il 10 febbraio giornata di studi

Tue, 2018-01-09 17:39

In occasione della Giornata del migrante e del rifugiato, l’Ufficio Migrantes della diocesi di Pistoia organizza due iniziative. Domenica 14 gennaio, il vescovo di Pistoia, mons. Fausto Tardelli, presiederà alle 15.30 nella cattedrale di san Zeno la celebrazione eucaristica animata dalle varie comunità etniche presenti in diocesi. A seguire, verso le 17, è in programma un momento di convivialità nell’atrio del Comune con cibi, canti e danze tradizionali delle varie etnie. Il secondo appuntamento si terrà, invece, sabato 10 febbraio. Dalle 10, l’aula magna del seminario vescovile ospiterà una giornata di studi dedicata al fenomeno migratorio e alle sue principali problematiche. Daranno il proprio contributo Cristina Molfetta, antropologa esperta di cooperazione internazionale e coordinatrice dell’Ufficio Migrantes dell’arcidiocesi di Torino, Luca Insalaco, avvocato di Palermo specializzato in politiche di immigrazione, e l’avvocato Alketa Metani che parlerà sul fenomeno migratorio in Toscana. “Il fenomeno migratorio – afferma don Elia Matija, direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano – come ben sappiamo è assai complesso, anche perché assistiamo ad un passaggio dal mondo multiculturale al mondo interculturale. Ed è in questo contesto che siamo chiamati a saper leggere i ‘segni dei tempi’ perché spesso si affronta e si interpreta questo fenomeno solo con le categorie sociologiche, politiche ed economiche”.

Diocesi: Roma, sabato l’arcivescovo vicario De Donatis ordina vescovi ausiliari p. Daniele Libanori e don Paolo Ricciardi

Tue, 2018-01-09 17:24

Padre Daniele Libanori, gesuita, e don Paolo Ricciardi, del clero romano, nominati dal Papa vescovi ausiliari di Roma il 23 novembre scorso, sabato 13 gennaio riceveranno l’ordinazione episcopale durante la concelebrazione eucaristica che avrà inizio alle 16 nella basilica papale di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma. A ordinarli sarà l’arcivescovo vicario di Roma Angelo De Donatis. Con-consacranti mons. Gianrico Ruzza, vescovo ausiliare della diocesi per il settore Centro, e mons. Andrea Turazzi, vescovo di San Marino-Montefeltro. La celebrazione sarà animata dal Coro della diocesi di Roma, diretto da mons. Marco Frisina, e dal Coro della parrocchia di Santa Silvia (quartiere Portuense). Padre Libanori, cui è stata assegnata la sede titolare di Buruni, è nato a Ostellato, in provincia di Ferrara, nel 1953 e appartiene alla Compagnia di Gesù. Ordinato sacerdote nel 1977, è stato per otto anni, fino al 2016, rettore della Chiesa del Gesù. Dal 1° settembre scorso è rettore della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami al Foro Romano, nuova “casa” dei preti di Roma per iniziativa del vicario generale De Donatis. P. Libanori continuerà ad occuparsi del clero di Roma e il suo impegno pastorale si estenderà anche ai diaconi permanenti. Don Ricciardi, romano, 49 anni, era dal 2015 parroco ad Acilia, a San Carlo di Sezze, dopo aver guidato per 12 anni la parrocchia di Santa Silvia al Portuense. Era anche membro del Collegio dei consultori della diocesi. Ordinato sacerdote nel 1993, è stato assistente del Seminario Maggiore fino al 1998, poi per cinque anni vicario parrocchiale di Nostra Signora di Guadalupe a Monte Mario, e per due anni addetto dell’Ufficio catechistico del Vicariato. Il Papa gli ha assegnato la sede titolare di Gabi e sarà delegato per la pastorale sanitaria.

Giornata migrante e rifugiato: diocesi Catania, veglia di preghiera per chi ha perso la vita in mare, torneo di calcio e messa con l’arcivescovo

Tue, 2018-01-09 17:16

Una veglia di preghiera per chi ha perso la vita in mare scappando da fame e conflitti, un torneo di calcio tra i migranti e, infine, una messa con l’arcivescovo. Sono le principali iniziative, organizzate dall’Ufficio per la pastorale dei migranti dell’arcidiocesi di Catania, per riflettere sul tema “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”, scelto quest’anno da Papa Francesco, per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che si celebra domenica 14 gennaio. Domani, mercoledì 10, alle 20, nella chiesa Santa Maria Ogninella, sarà celebrato il momento di preghiera in memoria di chi ha perso la vita in mare durante il viaggio verso l’Europa. La veglia, presieduta dal vicario generale mons. Salvatore Genchi, sarà animata dagli stessi migranti: cingalesi, mauriziani, rumeni e nigeriani. Durante la serata saranno letti brani del messaggio di Papa Francesco. Sabato, alle 16, presso il campo sportivo San Leone vescovo, si svolgerà un mini torneo di calcio con squadre composte da migranti dello Sri Lanka e delle Isole Mauritius. Infine, domenica, alle 17.15, in piazza Università, il raduno delle comunità multietniche in costume tradizionale e l’inizio della processione verso la cattedrale, dove, alle 18, l’arcivescovo Salvatore Gristina, presiederà la messa.

Diocesi: Albano, sabato 13 gennaio il vescovo Semeraro inaugura la casa di accoglienza “Monsignor Dante Bernini” per papà separati

Tue, 2018-01-09 17:11

Verrà inaugurata nel pomeriggio di sabato 13 gennaio dal vescovo di Albano, mons. Marcello Semeraro, la casa di accoglienza “Monsignor Dante Bernini”, realizzata dalla diocesi di Albano in una sede sul litorale di Tor San Lorenzo (Ardea). La struttura, che sarà destinata ad ospitare papà separati, è di proprietà della Provincia italiana centro nord – Mozambico delle Suore di Gesù Buon Pastore (Pastorelle) ed è stata ceduta in comodato d’uso gratuito alla diocesi di Albano per la realizzazione del progetto “Per essere ancora papà”, attuato anche grazie ai fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica destinati alle attività caritative. La casa sarà gestita dalla Caritas diocesana attraverso la Aps onlus (Associazione per la promozione della solidarietà) e “rappresenta – si legge in una nota – il segno concreto di solidarietà nella Chiesa di Albano, frutto del Giubileo straordinario della Misericordia, durante il quale papa Francesco ha chiesto che in ogni diocesi nascesse un’opera concreta e duratura di solidarietà a ricordo dell’Anno Santo”. Casa “Monsignor Dante Bernini”, prosegue la nota, “accoglierà padri rimasti senza una abitazione in seguito alla separazione o al divorzio: una nuova e sempre più pressante forma di povertà che la diocesi di Albano sta affrontando sul proprio territorio”. A disposizione degli ospiti oltre venti stanze e spazi per le riunioni e le attività, oltre a uno sbocco sulla spiaggia. Alla cerimonia di inaugurazione, in programma alle 16.30, parteciperanno anche il direttore della Caritas diocesana, don Gabriele D’Annibale, rappresentanti istituzionali, presidente ed equipe dell’Associazione padri separati (con sede a Bologna). Saranno presenti anche gli otto papà, 7 dei quali italiani, che dal 15 gennaio inizieranno ad abitare nella casa di accoglienza.

Sovrano ordine Malta: fra’ Dalla Torre (luogotente) a Corpo diplomatico, “impegno per tutela diritti umani e persone vulnerabili, assistenza migranti e rifugiati”

Tue, 2018-01-09 16:50

Il luogotenente di gran maestro fra’ Giacomo Dalla Torre ha ricevuto stamani nella Villa Magistrale all’Aventino il Corpo diplomatico accreditato presso il Sovrano Ordine di Malta. Fra’ Dalla Torre ha ripercorso le tappe di un anno ricco e impegnativo per l’Ordine in cui i progetti di assistenza per i migranti e i rifugiati, la lotta al traffico degli esseri umani, il sostegno ai malati di demenza assieme allo sviluppo di nuove terapie mediche e la lotta alle patologie endemiche sono stati temi centrali. “Per il nostro Ordine, la difesa dei diritti umani e la tutela delle persone più fragili – donne, bambini, rifugiati, persone con disabilità, anziani, ma anche minoranze religiose – sono un obbligo morale che risponde e rispecchia in pieno il nostro antico carisma cristiano” ha detto rivolgendosi agli ambasciatori dei Paesi con cui il Sovrano Ordine di Malta intrattiene relazioni diplomatiche: attualmente 107, di cui l’ultimo in ordine cronologico è la Germania. Ricordando gli 80mila volontari delle associazioni e dei corpi di soccorso presenti in tutti i cinque continenti del mondo che quotidianamente assistono sfollati, migranti, famiglie disagiate, indigenti, persone con disabilità e anziani, il luogotenente ha lodato l’impegno degli ambasciatori dell’Ordine di Malta nella promozione delle leggi umanitarie internazionali e nella tutela dei più deboli. Ribadita inoltre la necessità di sviluppare nuovi strumenti giuridici in grado di gestire i flussi migratori. Ad aprire l’udienza è stato il decano del Corpo diplomatico, ambasciatore Pavel Voşalík, giunto quest’anno al termine del suo incarico.

Germania: Magdeburgo, prima istituzione cattolica per assistenza ai minori ammalati. Vescovo Feige, “sotto la protezione di Dio”

Tue, 2018-01-09 16:33

Il vescovo di Magdeburgo, mons. Gerhard Feige, ha benedetto la prima istituzione cattolica per l’assistenza ai minori ammalati del Land Sassonia-Anhalt: 15 posti, assistenza sanitaria, aiuto allo studio, pasti e servizio infermieristico dalle 8 alle 20. Dopo l’inaugurazione del 2 gennaio scorso, la struttura ha iniziato la sua attività con 13 dei 15 posti per ora disponibili. Ed è iniziata la ricerca di professionisti e volontari per attivare anche gli ultimi 2 posti previsti. Il vescovo Feige nel benedire i locali ha evidenziato che si tratta di un segno che nasce dalla cura dei bambini: “Sono sotto la protezione e la cura di Dio, soprattutto nei momenti difficili – ha detto Feige – e gli operatori sono sempre alla ricerca di nuove cose per realizzare ciò che è meglio per i bambini e i loro genitori”. La struttura sta lavorando a ritmo serrato. L’idea è venuta ai due amministratori, Annette Müller e Ute Hubbe, partendo dal loro lavoro all’interno del servizio ambulatoriale itinerante per bambini di Magdeburgo, con la comprensione della necessità per i genitori che lavorano di un maggior sostegno nella cura dei figli a carico.
Per il vescovo Feige è una benedizione che al servizio infermieristico itinerante si sia aggiunta la nuova struttura: “Con questa opportunità i genitori con figli malati sono sollevati, possono godere di una nuova libertà per se stessi e per accudire gli altri figli – ha detto il vescovo – e, d’altra parte, i bambini e i giovani bisognosi di cure mediche e assistenza hanno anche nuove occasioni di sostegno individuale, ma anche di scambi reciproci”.

Immigrazione: Tv2000, dal 14 gennaio “Italiani anche noi”, per “raccontare un’altra Italia”

Tue, 2018-01-09 16:30

“Abbiamo voluto raccontare un’altra Italia, un’Italia che si mette in gioco”. Con queste parole Eraldo Affinati, insegnante e scrittore, ha presentato oggi, presso la Sala Marconi della Radio Vaticana, il programma “Italiani anche noi”, che a partire da domenica prossima, 14 gennaio, alle 19.39 su Tv2000 racconta l’Italia dell’accoglienza: un viaggio in dieci tappe alla scoperta delle Penny Wirton, le scuole di italiano per stranieri, gratuite, fondate da Affinati e dalla moglie Luce Lenzi. “Non possiamo credere di delegare ai politici il tema dell’immigrazione”, ha detto Affinati ai giornalisti soffermandosi sul valore “soprattutto civile” della sua trasmissione: “Vogliamo far vedere che c’è anche un’altra Italia, che non si chiude in modo sterile ma mette in gioco la sua identità con quella altrui”.

“Italiani anche noi” si svolge in dieci puntate su altrettante Penny Wirton, ognuna con un tema di riferimento: Roma (scuola), Viterbo (cura), Trebisacce (legalità), Lucca (amicizia), Forlì (patria), Udine (confine), Ferrara (futuro), Milano (radici), Bari (sud), Roma (famiglia). “Non avevo mai partecipato alla creazione di un programma televisivo”, ha raccontato Affinati: “Ho scritto i testi guardando i filmati, poi li ho letti nella voce fuori campo che accompagna il telespettatore. Sin dall’inizio ho avuto chiaro quale poteva essere la guida ideale: don Lorenzo Milani. Chi sono infatti i ragazzi di Barbiana di oggi se non Mohamed, Omar, Tatiana e Fatima? Il viaggio di ‘Italiani anche noi’ è punteggiato dalle sue frasi ancora profetiche, nel sogno di un’altra scuola. Accanto al priore ho immaginato la presenza dei nostri più grandi scrittori, come se fossero il tetto della casa spirituale che accoglie gli immigrati”. Come “promo” della trasmissione che esordisce domenica, Tv2000 ha realizzato anche due video.

Media e minori: Cnu, “grande soddisfazione” per ricostituzione Comitato. “Subito al lavoro”

Tue, 2018-01-09 16:23

Il Consiglio nazionale degli utenti (Cnu) presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha accolto con grande soddisfazione la ricostituzione del Comitato media e minori del ministero dello Sviluppo economico (Mise), cui è affidato il compito di verificare le violazioni delle emittenti televisive al Codice di autoregolamentazione varato il 29 novembre 2002. “Nel prendere atto dell’indubbia capacità professionale dei componenti scelti dal Ministero, dall’Autorità e dal Cnu stesso, il Consiglio – si legge in un comunicato – auspica il tempestivo insediamento dell’organismo, rimasto fermo per quasi due anni. La qualità delle trasmissioni televisive, che devono essere sempre rispettose della sensibilità dei telespettatori più giovani, è infatti la richiesta più pressante che perviene dalle associazioni, dalle famiglie e dagli utenti che hanno a cuore i diritti dei minori nei confronti dei media”.

Lussemburgo: resoconto diocesano su riforme parrocchie e catechesi. Mons. Hollerich, “non piangere sul passato e leggere i segni dei tempi”

Tue, 2018-01-09 16:20

L’anno appena trascorso è stato per la Chiesa cattolica in Lussemburgo un anno “storico” per gli esiti della riforma territoriale delle parrocchie avviata nel 2016 e per l’introduzione della catechesi nelle parrocchie, in seguito alla riforma che ha tolto l’insegnamento della religione cattolica dalle scuole. Questo lo sguardo sintetico del 2017, presentato dal vicario generale Leo Wagener nel corso del ricevimento che si è svolto ieri, lunedì 8 gennaio, su invito dell’arcivescovo Jean-Claude Hollerich, a cui hanno partecipato sacerdoti, religiosi e laici collaboratori dell’arcidiocesi. In particolare Wagener ha definito “molto incoraggiante e arricchente” la riforma della catechesi che ha visto l’adesione di oltre 8mila bambini ai nuovi percorsi, cioè il 24% degli alunni delle scuole dell’obbligo. Il 2018 vedrà l’istituzione del cosiddetto “fondo della Chiesa” dopo un periodo in cui vigerà un “regime di transizione”. Si comincerà a febbraio con gli “incontri d’informazione”. La riforma va anche nel senso della decentralizzazione e porterà alla creazione di “Comitati di gestione pastorale” per le 33 parrocchie esistenti, con il compito di definirne il bilancio. Dall’arcivescovo Hollerich parole di ringraziamento sono state rivolte in particolare ai catechisti che hanno “accettato la nuova missione di diffondere la fede e proclamare il Vangelo”. Anziché “piangere un passato che non esiste più, è tempo di vedere i segni dei tempi e avanzare risolutamente con l’aiuto di Dio”.

Denatalità: Ciccarelli (Forum famiglie), “Paese senza futuro se la metà delle donne rinuncia al figlio”

Tue, 2018-01-09 16:09

In Italia una donna su due in età fertile non ha figli. Lo rivela oggi l’Istat per il quale sono 5,5 milioni le donne in età fertile tra i 18 ed i 49 anni e senza figli. “Sono dati drammatici che ci rivelano quanto la maternità sia stata il prezzo che le donne hanno dovuto pagare per ottenere l’emancipazione negli ultimi 50 anni; illuse dalla menzogna che la maternità può essere posticipata senza problemi, alimentando lo sviluppo di tecniche che hanno costi economici e psicologici severi”. È il commento di Emma Ciccarelli, vicepresidente del Forum delle associazioni familiari. “La realtà ci viene rivelata in tutta la sua crudeltà: gli italiani sono sempre di meno, non c’è futuro per il Paese”. “Con il Patto sulla natalità che andremo a presentare nei prossimi giorni – prosegue – il Forum vuole restituire alle donne la libertà di poter fare figli senza essere discriminate sul lavoro, di potersi riappropriare della propria fertilità e di poter scegliere di avere un figlio senza essere condizionate dai problemi economici”.

50° Terremoto Belice: p. Nardin (Rosminiani), “per lo Stato esperienza di ricostruzione fallimentare”

Tue, 2018-01-09 16:08

“L’esperienza della ricostruzione della Valle del Belice è stata per gli organi di governo, per i parlamentari, una prova di determinate idee e modi di governare. Bisogna dire che ha rivelato un fallimento quasi totale”. Padre Vito Nardin, generale dei Rosminiani e coadiutore a Santa Ninfa (Tp) con don Antonio Riboldi, nel periodo successivo al sisma che colpì quella zona, considera così nella pubblicazione “Risorgere: insieme si può” l’intervento dello Stato dopo il terremoto che colpì 50 anni fa la zona del Trapanese. “Non si sono rispettati i tempi; si sono fatte delle promesse che poi non sono state mantenute; ci si è trovati impreparati, quindi non si è saputo scegliere la strada migliore, più veloce e più economica”, aggiunge. “Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gli organi preposti alla ricostruzione per come era stata programmata hanno funzionato poco e male”. Padre Nardin evidenzia il “continuo sbaglio nel calcolare il fabbisogno; uno sbaglio sempre per difetto: 108 miliardi la prima volta, 220 ancora fino al 1975; altri 250 miliardi per la ricostruzione delle case; altri 202 per terminare le urbanizzazioni. Non è esagerato dire che la vicenda del Belice per lo Stato si è rivelata un grosso fallimento”. Secondo il padre generale, che è stato anche parroco a Santa Ninfa per molti anni, “per il Belice si era pensato da parte di molti di potere liquidare il problema con un contributo più o meno generoso, ma momentaneo”.

50° Terremoto Belice: p. Nardin (Rosminiani), “un’esperienza unica per la sua drammaticità”

Tue, 2018-01-09 16:07

“Per gli abitanti della Valle del Belice è fuori di dubbio che l’esperienza di questi anni è unica per la drammaticità del suo inizio: quelle interminabili e spaventose scosse sismiche che fanno sobbalzare non solo la terra, ma tutto te stesso fin nelle tue fibre. Le conseguenze si sono rivelate per la massima parte della popolazione una tragedia consumata giorno per giorno”. Padre Vito Nardin, generale dei Rosminiani e coadiutore a Santa Ninfa (Tp) con don Antonio Riboldi, nel periodo successivo al sisma che colpì quella zona, ricorda così il dramma vissuto dagli abitanti della Valle del Belice, nel 50° anniversario del terremoto. Per l’occasione ha pubblicato “Risorgere: insieme si può”, testo che ripercorre la realtà vissuta dalle popolazioni locali e la storia degli interventi di ricostruzione. Padre Nardin, che domenica 14 gennaio celebrerà una messa nella chiesa madre di Santa Ninfa ricostruita, ricorda “l’umiliazione di dovere ricevere tutto per i primi tempi, dal vestiario al vitto, dalle medicine, al sussidio”, vissuta dagli abitanti colpiti dal sisma. Poi “il sentirsi ‘ospitati’ in tende, in baracche, il sentimento di dovere ringraziare per qualcosa che ti è stato dato, ma che odi, perché non è quello che sarebbe giusto avere”. Sentimenti che “a lungo andare corrodono la serenità personale”. Tra le condizioni segnalate, il “disagio di vivere in baracca per anni, dovendosi adattare a situazioni che sarebbero sopportabili solo per poco tempo”. Inevitabili le conseguenze. “Tutta la personalità muta piano piano, ma in peggio: non si parla più per non essere ascoltati, non si sa più stare in famiglia perché non c’è spazio; i bambini crescono per la strada e non acquistano l’amore per la famiglia. I giovani, nonostante doti naturali notevoli, rimangono mortificati nel loro sbocciare per la mancanza di prospettive, per un ambiente ristretto, per una somma di cause che finiscono per disorientare e scoraggiare”. “Eppure, proprio questa gente – sottolinea padre Nardin – ha dimostrato in tante e tante occasioni una capacità di resistenza insospettata”.

Irlanda: diocesi di Dublino, “l’influenza dispensa dalla messa”. E per lo scambio della pace basta “un sorriso o un inchino”

Tue, 2018-01-09 15:56

“È bene ricordare che coloro che accusano i sintomi dell’influenza sono dispensati dall’obbligo domenicale di partecipare alla messa”. Il promemoria arriva dal Centro di risorse liturgiche della diocesi di Dublino che oggi ha emesso un comunicato in relazione all’“aumento del numero di persone colpite dall’influenza”, indicando “alcune ragionevoli pratiche” in queste circostanze. Per esempio, chi è malato può “onorare il giorno del Signore” pregando con la messa radiotrasmessa da alcune stazioni o attraverso le webcam delle parrocchie o sulla televisione nazionale Rte1. “È buona pratica”, inoltre, distribuire fazzoletti imbevuti e gel per le mani alle liturgie e agli incontri, “in particolare a chiunque distribuisca la santa Comunione, con appositi cestini per lo smaltimento del materiale usato”, precisa la nota. Si raccomanda inoltre di “pulire regolarmente con un detergente domestico o con salviette antisettiche” le superfici quali maniglie delle porte, corrimano e rubinetti. Quanto allo scambio della pace, durante le liturgie, si ricorda che “stringere la mano non comporta rischi per la diffusione del virus”. Tuttavia, se “qualche parrocchiano si sente a disagio” a stringere la mano di un’altra persona, può anche solo fare “un sorriso o un inchino” per augurare agli altri la pace di Cristo.

Ireland: diocese of Dublin, “flu exempts from Mass”. And for the sign of peace “a smile or a bow” is enough

Tue, 2018-01-09 15:56

“One should keep in mind that people who suffer from the symptoms of flu are exempted from the Sunday duty to go to Mass”. This memento comes from the Centre for Liturgical Resources of the diocese of Dublin, which issued a release today about the “rise in the number of people affected by flu”, in which it mentions “a few reasonable suggestions” for such circumstances. For example, those who are ill can “honour the Day of the Lord” by praying at Mass when broadcast by some radio station or by the webcams of the churches, or on the national TV channel Rte1. Moreover, “it is a good rule” to hand out wet wipes and hand sanitizer at liturgies and meetings, “especially to all those people who give the Holy Communion, with special waste baskets”, the release points out. Another recommendation is to “regularly clean surfaces with household cleanser or antiseptic wipes”, such as door handles, handrails and taps. As to the sign of peace, the release says that “shaking people’s hands is not a hazard for the transmission of the virus”. However, if “some parishioner feels uncomfortable” shaking someone’s hand, they can simply “smile or bow” to wish Christ’s peace on others.

Immigrazione: mons. Galantino al Gr Radio1, “c’è preoccupazione, migranti nel tritacarne della campagna elettorale”

Tue, 2018-01-09 15:50

“C’è preoccupazione perché il tema dei migranti è stato ridotto a merce elettorale”. Lo ha affermato mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, ai microfoni del Gr Radio1. “Viene meno il clima per ragionare con serenità”, ha aggiunto il vescovo, rilevando che “tutto sta andando a finire nel tritacarne del tifo da stadio, del tifo curvaiolo. Finché ci sarà un profugo, un migrante, la Chiesa, il credente, non potranno darsi pace”.

Papa Francesco: videomessaggio per Cile e Perù, “vengo come pellegrino della gioia del Vangelo”

Tue, 2018-01-09 15:49

“Vengo come pellegrino della gioia del Vangelo per condividere con tutti la pace del Signore e confermarvi nella stessa speranza”. Ad annunciarlo è il Papa, nel videomessaggio – diffuso oggi in spagnolo -per l’imminente viaggio apostolico in Cile e Perù, dal 15 al 22 gennaio. “Vista la vicinanza del mio viaggio in queste terre, vi saluto affettuosamente”, esordisce Francesco. “Desidero incontrarvi, guardarvi negli occhi, vedere i vostri volti e potere, tutti insieme, sperimentare la vicinanza di Dio, la sua tenerezza e misericordia che ci abbraccia e consola”. “Conosco la storia dei vostri Paesi, tessuta con impegno, dedizione”, assicura Francesco: “Desidero insieme a voi rendere grazie a Dio per la fede e l’amore per Dio e per i fratelli più bisognosi, specialmente per l’amore che voi avete verso coloro che sono scartati dalla società”.
“La cultura dello scarto ci ha invaso sempre di più”, la denuncia del Papa: “Vorrei condividere con voi le vostre gioie, tristezze, difficoltà e speranze, e dirvi che non siete soli, che il Papa è con voi, che la Chiesa intera vi accoglie, che la Chiesa vi guarda”. “Con voi desidero sperimentare la pace che viene da Dio, tanto necessaria; solo Lui ce la può dare”, prosegue Francesco: “È il regalo che Cristo ci fa, a tutti, il fondamento della nostra convivenza e della società; la pace si basa sulla giustizia e ci permette di incontrare istanze di comunione e di armonia. Bisogna chiederla costantemente al Signore e il Signore la dona. È la pace del Risorto che porta la gioia e ci incoraggia ad essere missionari, ravvivando il dono della fede che ci porta all’incontro, alla comunione condivisa di una stessa fede celebrata e donata”. “Questo incontro con Cristo Risorto ci conferma nella speranza”, garantisce il Papa: “Non vogliamo rimanere ancorati alle cose di questo mondo, il nostro sguardo va molto oltre, i nostri occhi sono riposti nella sua misericordia che cura le nostre miserie. Solo lui ci dà la spinta per alzarci e andare avanti. Toccare con mano questa vicinanza di Dio ci rende comunità viva che è capace di commuoversi per coloro che sono accanto a noi e compiere passi fermi di amicizia e di fraternità. Siamo fratelli che escono per incontrare gli altri per confermarci in una stessa fede e speranza”.

Uganda: l’impegno dei Medici per l’Africa-Cuamm in West Nile per rafforzare il sistema sanitario

Tue, 2018-01-09 15:30

Una targa antica ancora leggibile racconta i tanti anni di impegno spesi dal Cuamm in West Nile, nord ovest dell’Uganda. “Si è lavorato molto e la situazione – si legge in una nota firmata da don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa-Cuamm – è migliorata anche se c’è ancora tanta povertà. Allora la gente scappava, ora ha una casa. Da qualche anno invece a scappare in Uganda sono i sud sudanesi”.

“Il campo più impegnativo – spiega – è quello di Bidibidi (distretto di Yumbe) con oltre 280mila profughi mentre il distretto di Moyo ne ha accolti 180mila, più della popolazione residente”.

“Open the gate” – aggiunge – è “la politica che ha adottato il Paese. Il bene ricevuto negli anni, adesso sta diventando bene donato ad altri”. Nei 6 distretti coinvolti ci sono 19 campi profughi e 257 strutture sanitarie tra ospedali, centri sanitari e dispensari, più o meno fatiscenti e senza personale, per una popolazione di 2.180.000 residenti e oltre 1 milione di rifugiati. “Le autorità locali – prosegue il sacerdote – ci conoscono; sanno che siamo sul posto non per seguire le nostre priorità ma per metterci al loro fianco e poter insieme rafforzare il sistema sanitario che già esiste seppur debole”.

“Le priorità – precisa don Carraro – sono i bisogni sanitari dei nuovi arrivati e insieme, quelli della popolazione locale, in particolare mamme e bambini, specie malnutriti, integrando i servizi dei campi con quelli del territorio grazie ad un sistema di ambulanze che consente il trasferimento delle emergenze ostetriche. Questo è quello che stiamo facendo!”.

Il Cuamm negli anni ha investito molto anche nella formazione del personale locale. “Ora – conclude il direttore – il team che lavora in West Nile è di 40 giovani ugandesi tra medici, nutrizionisti, ostetriche, assistenti sociali e amministrativi. Sono freschi, a volte un po’ inesperti ma entusiasti e motivatissimi”.

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