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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 17 min 11 sec ago

Festa della musica: Roma, domani al Gemelli “The Twins Father’s Band”, medici con la chitarra che cantano temi sociali con ironia

Tue, 2017-06-20 09:57

Due psichiatri, un radiologo interventista, un cardiochirurgo, un geriatra, un medico del lavoro sono i componenti della Twins Father’s Band che si esibirà in concerto domani, mercoledì 21 giugno, alle ore 18, nella Hall del Policlinico universitario Agostino Gemelli nell’ambito della Festa della musica 2017, manifestazione promossa dal Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo in collaborazione con il Comune di Roma. Per un pomeriggio i medici saranno in prima linea, non in corsia, ma su un palco per celebrare la Giornata europea della musica insieme a pazienti e familiari. La Twins Father’s Band, formata da Emanuele Caroppo, Alessandro Cina, Piero Farina, Maria Grazia Stilo, Salvatore La Carrubba, Emiliano Santacroce, Silvia De Santis, è un gruppo musicale di medici provenienti dalla Università Cattolica del Sacro Cuore conosciutisi durante gli anni del corso di laurea in Medicina e Chirurgia nato al fine di avvicinare le persone alle associazioni che operano nel sociale delle quali sono portavoce e sostenitori.
Dopo aver suonato da studenti nelle serate musicali organizzate nell’Auditorium dell’Università Cattolica di Roma, si sono riuniti nel 2015, a 20 anni dalla laurea, e da lì hanno iniziato questo percorso a sostegno di onlus no-profit con la loro musica caratterizzata da “parodie mediche e sociali sulla base di musiche rock evergreen”, dice il vocalist Caroppo. “Medici con la chitarra – continua – consapevoli che il percorso verso la salute non può più passare soltanto dalla cura attenta delle malattie ma anche attraverso la promozione del benessere e della felicità, calcano oramai vari palcoscenici diffondendo in musica scienza, medicina, prevenzione e sorrisi. Tutto no-profit, rigorosamente”. Nel repertorio che la band presenterà mercoledì anche dei brani di grande attualità sociale, tra cui uno dedicata ai rifugiati e uno al cyberbullismo.

Papa Francesco: a Bozzolo, “don Mazzolari non ha rimpianto la Chiesa del passato, ma ha cercato di cambiare la Chiesa e il mondo”

Tue, 2017-06-20 09:56

“Don Mazzolari non è stato uno che ha rimpianto la Chiesa del passato, ma ha cercato di cambiare la Chiesa e il mondo attraverso l’amore appassionato e la dedizione incondizionata”. Lo ha ricordato il Papa, a commento della prima immagine usata nel discorso tenuto a Bozzolo: il fiume. “Don Primo ha svolto il suo ministero lungo i fiumi, simboli del primato e della potenza della grazia di Dio che scorre incessantemente verso il mondo”, ha spiegato Francesco: “La sua parola, predicata o scritta, attingeva chiarezza di pensiero e forza persuasiva alla fonte della Parola del Dio vivo, nel Vangelo meditato e pregato, ritrovato nel Crocifisso e negli uomini, celebrato in gesti sacramentali mai ridotti a puro rito”. “Don Mazzolari, parroco a Cicognara e a Bozzolo, non si è tenuto al riparo dal fiume della vita, dalla sofferenza della sua gente, che lo ha plasmato come pastore schietto ed esigente, anzitutto con sé stesso”, il ritratto del Papa: “Lungo il fiume imparava a ricevere ogni giorno il dono della verità e dell’amore, per farsene portatore forte e generoso”. “L’essere un ‘ripetitore’ è la nostra forza. Però, tra un ripetitore morto, un altoparlante, e un ripetitore vivo c’è una bella differenza!”, ha esclamato Francesco citando le parole rivolte da don Mazzolari ai seminaristi: “Il sacerdote è un ripetitore, però questo suo ripetere non deve essere senz’anima, passivo, senza cordialità. Accanto alla verità che ripeto, ci deve essere, ci devo mettere qualcosa di mio, per far vedere che credo a ciò che dico; deve essere fatto in modo che il fratello senta un invito a ricevere la verità”. “La sua profezia si realizzava nell’amare il proprio tempo, nel legarsi alla vita delle persone che incontrava, nel cogliere ogni possibilità di annunciare la misericordia di Dio”, ha proseguito Francesco, che ha menzionato uno dei suoi scritti, “La parrocchia”, dove il parroco di Bozzolo “propone un esame di coscienza sui metodi dell’apostolato, convinto che le mancanze della parrocchia del suo tempo fossero dovute a un difetto di incarnazione”.

 

Papa Francesco: a Bozzolo, don Mazzolari “parroco d’Italia”. “I parroci sono la forza della Chiesa in Italia”

Tue, 2017-06-20 09:46

“Oggi sono pellegrino qui a Bozzolo e poi a Barbiana, sulle orme di due parroci che hanno lasciato una traccia luminosa, per quanto ‘scomoda’, nel loro servizio al Signore e al popolo di Dio. Ho detto più volte che i parroci sono la forza della Chiesa in Italia”. Con queste parole il Papa ha iniziato il suo discorso a Bozzolo. “Ho detto più volte che i parroci sono la forza della Chiesa in Italia”, l’omaggio di Francesco: “Quando sono i volti di un clero non clericale, essi danno vita ad un vero e proprio ‘magistero dei parroci’, che fa tanto bene a tutti”. “Don Primo Mazzolari è stato definito il parroco d’Italia; e San Giovanni XXIII lo ha salutato come ‘la tromba dello Spirito Santo nella Bassa padana’”, ha ricordato il Papa: “Credo che la personalità sacerdotale di don Primo sia non una singolare eccezione, ma uno splendido frutto delle vostre comunità, sebbene non sia stato sempre compreso e apprezzato”, ha proseguito francesco, che ha citato Paolo VI: “Camminava avanti con un passo troppo lungo e spesso noi non gli si poteva tener dietro! E così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. È il destino dei profeti”. La formazione di don Mazzolari, per Francesco, “è figlia della ricca tradizione cristiana di questa terra padana, lombarda, cremonese. Negli anni della giovinezza fu colpito dalla figura del grande vescovo Geremia Bonomelli, protagonista del cattolicesimo sociale, pioniere della pastorale degli emigranti”. “Non spetta a me raccontarvi o analizzare l’opera di don Primo”, ha detto il Papa: “Ringrazio chi negli anni si è dedicato a questo. Preferisco meditare con voi, soprattutto con i miei fratelli sacerdoti, l’attualità del suo messaggio, che pongo simbolicamente sullo sfondo di tre scenari che ogni giorno riempivano i suoi occhi e il suo cuore: il fiume, la cascina e la pianura”.

Associazioni: Acli, dal 30 giugno a Firenze la prima Summer School dedicata a Giorgio La Pira

Tue, 2017-06-20 09:36

“Dare risposte concrete agli amministratori pubblici per svolgere al meglio il loro compito”: è la proposta della prima Summer School delle Acli dedicata a Giorgio La Pira, che si terrà a Firenze dal 30 giugno al 2 luglio sul tema “Non sprecare la democrazia, non sprecare le risorse”. Al centro della tre giorni la problematica “dello spreco e del recupero delle risorse per contrastare le disuguaglianze sociali”. La Scuola estiva, spiega una nota, è destinata a “tutti coloro che hanno un ruolo pubblico e si riconoscono nei valori della nostra associazione, quel cattolicesimo sociale che da sempre innerva la nostra storia”. L’obiettivo è “offrire ai politici e ai dirigenti locali un percorso di analisi e di riflessione per affrontare alcune difficoltà quotidiane”. Nello stesso tempo, conclude la nota, si propone di “far crescere la consapevolezza che la politica va intesa come un servizio per il bene comune”. Info: www.acli.it.

Papa a Bozzolo: mons. Napolioni (Cremona), il 18 settembre si apre il processo diocesano per la beatificazione di don Mazzolari

Tue, 2017-06-20 09:35

Il 18 settembre si aprirà ufficialmente il processo diocesano per la beatificazione del servo di Dio don Primo Mazzolari. Lo ha annunciato il vescovo di Cremona, monsignor Antonio Napolioni, salutando il Papa dopo la preghiera privata sulla tomba di don Primo. “Qui parla don Primo”, ha esordito il presule, che “continua a consolare i semplici e a infastidire quelli che si credono potenti”, perché “la profezia di Bozzolo è quella di Nazaret, che il Concilio e i suoi Papi stanno facendo diventare la profezia di Roma”. “Oggi, carissimo papa Francesco, lei riconsegna due grandi preti del ‘900 alle loro Chiese”, ha proseguito il vescovo:”Ci aiuti a non aver paura di ascoltarli e seguirli”.

Giornata mondiale rifugiato: Caritas Udine, una pubblicazione racconta l’accoglienza diffusa

Tue, 2017-06-20 09:18

Nell’Alto Friuli 20 strutture Cas (Centri di accoglienza straordinaria) per 141 posti e con 10 operatori. Nel Medio e Basso Friuli 15 strutture, 150 posti e 7 operatori. Nel cividalese il Progetto Sprar (Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati) con 7 strutture, 40 posti e 7 operatori. Infine la città di Udine, con il Progetto Aura (Accoglienza a Udine di richiedenti asilo) con 12 strutture, 121 posti totali e 7 operatori. Questi i numeri delle accoglienze della Caritas diocesana di Udine raccontati – grazie a mappe, grafici e testimonianze degli operatori – in “Richiedenti asilo e rifugiati. Dall’accoglienza all’integrazione”: un volumetto pubblicato dalla Caritas diocesana di Udine in occasione della Giornata mondiale del rifugiato che ricorre oggi, martedì 20 giugno. La pubblicazione è in distribuzione proprio in questi giorni alle comunità parrocchiali della diocesi, ma anche agli amministratori locali e politici, ed è inoltre disponibile in versione pdf sul sito della diocesi di Udine (www.diocesiudine.it) e della Caritas diocesana (www.caritasudine.it) .
Da tempo la Caritas diocesana ha scelto il criterio dell’accoglienza diffusa che, spiega il direttore, don Luigi Gloazzo, “rispetto a quello problematico della concentrazione in grandi strutture, rende possibile ed effettiva sia l’accoglienza in strutture medio-piccole, che il percorso di integrazione sociale”. La Giornata mondiale del rifugiato sarà ricordata anche con “La sedia accanto”, evento che si terrà venerdì 23 giugno alle 18 in contemporanea a Cividale, in piazza Foro Giulio Cesare, a Buttrio, in piazza Municipio, a Remanzacco, in piazza dell’Amicizia. Si tratta di un’iniziativa ideata nell’ambito della campagna “Porte Aperte” della rete Sprar, la Caritas di Udine proporrà un’installazione costituita da una serie di coppie di sedie poste una davanti all’altra, e distanziate dalle altre in modo che possa crearsi una sorta d’intimità. Da una parte si siederanno rifugiati e richiedenti asilo della rete Sprar, e chiunque potrà sedersi di fronte a loro e far partire un dialogo. Ogni partecipante avrà un foglio con 10 domande da poter fare, e a sua volta potrà rispondere alle domande dell’interlocutore. A conclusione dell’incontro verrà rilasciato un invito, per la settimana successiva, ad un momento conviviale in alcune strutture di accoglienza: un tè che sarà ancora una volta occasione di incontrare, conoscere e riconoscere le persone ospitate sul territorio.

Papa Francesco: arrivato a Bozzolo per preghiera sulla tomba di don Mazzolari

Tue, 2017-06-20 09:04

Papa Francesco è atterrato intorno alle 9 nel campo sportivo di Bozzolo, prima tappa del suo pellegrinaggio in forma privata e non ufficiale a Bozzolo (provincia di Mantova e diocesi di Cremona) e Barbiana (provincia e diocesi di Firenze), per pregare sulle tombe di don Primo Mazzolari e di don Lorenzo Milani. All’arrivo a Bozzolo, prima tappa del viaggio, Francesco è stato accolto da monsignor Antonio Napolioni, vescovo di Cremona, e dal nuovo sindaco di Bozzolo, Giuseppe Torcio. Subito dopo, il percorso in auto chiusa lungo Via Castello, piazza Europa, via Matteotti, piazza Mazzolari. Sul portone della chiesa parrocchiale, intitolata all’apostolo Pietro, hanno accolto il Papa il parroco di Bozzolo, don Gianni Maccalli, e il vicario parrocchiale, don Gabriele Barbieri. Passando per il corridoio centrale, il Papa si dirigerà ora nella navata di destra entrando nella cappella del Santo Cuore, dove sosterà brevemente in preghiera offrendo poi dei fiori all’immagine della Vergine Maria collocata a sinistra della cappella. Poi la sosta in preghiera silenziosa alla tomba di don Primo Mazzolari, collocata in fondo alla navata di destra. Qui deporrà un cesto di fiori, portato da due ragazzi della parrocchia. Sulla tomba è incisa l’invocazione latina tratta dal libro del profeta Geremia che don Primo trascrisse di suo pugno: “Et ego non sum turbatus te pastorem sequens/. E io non ho paura perché seguo te, il Pastore” (Ger 17, 14-16). Sulla lesena a destra della tomba è stata collocata la rosa d’argento, con il biglietto autografo d’accompagnamento, che lo stesso Papa Francesco ha donato lo scorso gennaio con il desiderio che fosse collocata sulla tomba di don Primo. Terminata la preghiera alla tomba di don Mazzolari il Papa riceverà il saluto del vescovo di Cremona, dopo il quale terrà il proprio discorso, che si concluderà con la recita del Padre Nostro e la benedizione. Francesco, in forma privata, visiterà quindi lo studio di don Primo in casa parrocchiale, accompagnato da don Bruno Bignami, presidente della Fondazione Mazzolari, e da Giorgio Vecchio, presidente del Comitato scientifico della Fonazione.

Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Parigi, terrore sugli Champs-Elysées. Migranti. 126 morti al largo della Libia. Siria, sale la tensione tra Mosca e Usa

Tue, 2017-06-20 09:00

Parigi: attacco alla polizia, terrore sugli Champs Elysées

All’indomani delle elezioni legislative, Parigi ripiomba nella paura di un nuovo attentato terroristico. Adan Lofti Djaziri, un trentunenne francese già bollato con la lettera ‘S’ degli individui a rischio, si è schiantato volontariamente con la sua Renault Megane contro un furgone della Gendarmeria di pattuglia sugli Champs-Elysées. A bordo della camionetta, che al momento dell’attacco, intorno alle 15.40, si trovava sul Rond-Point degli Champs-Elysées, c’erano otto agenti, tutti illesi. Il furgone delle forze dell’ordine è stato urtato violentemente. Secondo una prima versione del Parisien, i militari sono scesi, hanno cercato di estrarre l’aggressore incosciente dall’abitacolo in fiamme ma non c’è stato niente da fare: è morto qualche minuto dopo per gravi lesioni. L’uomo era schedato dagli 007 francesi per radicalizzazione ma con regolare porto d’armi.

Londra: “morte ai musulmani”, terrore bianco colpisce Londra

Voleva “uccidere tutti i musulmani”, ha cominciato falciandone una decina alla cieca di fronte a una moschea. Londra torna in preda agli incubi, ammesso che nelle ultime settimane ne sia mai uscita, ma questa volta a colpire è la mano di un “terrorista bianco”: tale Darren Osborne, spuntato dall’appartato Galles e animato da un odio per l’Islam uguale e contrario a quello che i jihadisti riservano agli “infedeli”. Un intreccio di deliri che rischia di scuotere i delicati equilibri della società multiculturale in salsa britannica. Il teatro dell’ultimo fatto di sangue, in una città ancora alle prese con le cicatrici dell’attacco di London Bridge del 3 giugno e degli almeno 79 morti del micidiale incendio killer alla Grenfell Tower, è stata, poco dopo la mezzanotte, Seven Sisters road, la strada che corre di fronte alla moschea di Finsbury Park: ex bastione dell’estremismo più irriducibile, da qualche anno esempio di dialogo ecumenico.

Migranti: 126 morti nel naufragio di un gommone al largo della Libia. Arrestato trafficante uomini e torturatore

Sarebbero 126 le vittime del naufragio di un gommone avvenuto tra giovedì e venerdì scorsi al largo della Libia. Lo hanno riferito all’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni) due sudanesi superstiti arrivati a Palermo a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera. Intanto la polizia di Agrigento ha fermato John Ogais, nigeriano, 25 anni. L’uomo, che si trovava nel Cara “S.Anna” di Isola di Capo Rizzuto, è accusato di far parte di un’organizzazione criminale che gestiva la tratta di migranti tra la Libia e la Sicilia, di sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento di immigrazione clandestina.

Nord Corea: morto studente Usa rilasciato da Pyongyang. Era tornato in patria in coma

Otto Warmbier, lo studente Usa rilasciato dalla Corea del Nord nei giorni scorsi in stato di coma con un trauma al cervello, è morto. Lo rende noto la famiglia in un comunicato diffuso dall’ospedale dell’Ohio dove era ricoverato. Il ragazzo, 22 anni, universitario della Virginia era finito in carcere durante un viaggio con altri studenti verso Hong Kong, ed è stato condannato a 15 anni di lavori forzati per aver cercato di rubare un poster-ricordo del regime. La storia di Otto “rafforza la mia determinazione di prevenire queste tragedie – ha detto il presidente Usa, Donald Trump – e a impedire che gente innocente finisca nelle mani di regimi che non rispettano la legge o i diritti umani fondamentali”.

Siria: abbattuto jet siriano da Usa. Mosca reagisce. Escalation pericolosa

Sale la tensione fra Russia e Stati Uniti dopo l’abbattimento di un cacciabombardiere siriano Su-22 da parte di un F-15 della coalizione a guida americana. Il ministero della Difesa russo ha comunicato che “ogni aereo a Ovest dell’Eufrate sarà considerato un obiettivo nemico” e quindi rischia di essere colpito. Poco prima Mosca aveva annunciato che il coordinamento fra la sua aviazione e quella statunitense sui cieli siriani era “sospeso”. La tensione tra Mosca e Usa è salita dopo che ieri, per la prima volta, gli Stati Uniti hanno abbattuto un aereo siriano che bombardava i combattenti della coalizione vicino Raqqa. Il pilota, afferma Damasco, è “disperso”. Il comando generale siriano ritiene che l’abbattimento di un caccia militare siriano da parte delle forze Usa, ieri in Siria, è una “flagrante aggressione che mostra inequivocabilmente la reale posizione degli Stati Uniti in sostegno al terrorismo” che “mina la capacità” delle forze di Damasco di combattere l’estremismo in tutto il Paese.

Italia: lutto nella moda. È morta Carla Fendi. La stilista aveva 80 anni ed era malata da tempo

È morta a Roma Carla Fendi. La stilista aveva 80 anni ed era malata da tempo. Carla Fendi, presidente onorario del Gruppo Fendi, ha legato la sua vita allo storico marchio al cui successo ha contribuito con le quattro sorelle. Proprio insieme alle sorelle aveva lavorato a lungo nella progettazione al fianco di Karl Lagerfeld. Da sempre amante, insieme al marito Candido, di arte e musica, nel 2007 aveva creato la Fondazione Carla Fendi che opera con azioni di mecenatismo allo scopo di supportare le arti, l’artigianato e il sociale.

Migranti: mons. Nosiglia (Torino), “l’accoglienza è l’investimento più prezioso che possiamo fare”. “Lo ‘ius soli’ è segno di civiltà”

Mon, 2017-06-19 21:45

“L’accoglienza dei poveri, e in questo caso dei rifugiati e immigrati, è l’investimento più prezioso che possiamo fare per noi stessi e per le nostre comunità”. Lo ha affermato stasera l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, nel corso della veglia preghiera “Morire di speranza”, promossa da Comunità Sant’Egidio, Fondazione Migrantes e Federazione Chiese evangeliche. Per Nosiglia è necessario offrire “il massimo sostegno a questi nostri fratelli e sorelle perché possano affrontare e risolvere i loro problemi mediante la sicurezza della nostra accoglienza fraterna e del nostro impegno di sostegno concreto che li aiuti a superare le loro difficoltà e a trovare nel nostro Paese, nelle nostre case e comunità, una sistemazione dignitosa e serena come abbiamo noi”. “Le difficoltà che incontriamo non devono turbarci e spaventarci”, ha aggiunto l’arcivescovo, secondo cui poiché “da noi il problema dei minori sta diventando sempre più esteso ed urgente”, “tocca a tutte le nostre comunità religiose e civili insieme, farsi carico della situazione dei minori migranti e rifugiati favorendo la loro inclusione sociale e risolvendo con giustizia ed equità i loro problemi, accompagnandoli nel loro inserimento scolastico e sociale nel nostro Paese”. Per Nosiglia, il riconoscimento dello ‘ius soli’ “è un segno di quella civiltà di cui il nostro Paese è sempre stato antesignano e promotore nel mondo”. “Polemiche e contrapposizioni – ha ammonito – non fanno certo onore a un Paese di emigranti che hanno trovato in molte nazioni del mondo accoglienza per sé stessi e i propri figli nati in quel Paese che li ha accolti”.

Notizie Sir del giorno: Papa a diocesi di Roma, attacco moschea di Londra, ius soli, incendio in Portogallo, Giornata rifugiato

Mon, 2017-06-19 20:20

Papa Francesco: a Convegno diocesi Roma, “adolescenza non è patologia”. A gennaio 2018 viaggio in Cile e Perù

“L’adolescenza non è una patologia e non possiamo affrontarla come se lo fosse”. È il passaggio centrale del discorso con cui il Papa, a San Giovanni in Laterano, ha aperto, stasera, il Convegno della diocesi di Roma.  “Un figlio che vive la sua adolescenza, per quanto possa essere difficile per i genitori, è un figlio con futuro e speranza”, ha detto Francesco, per il quale  “affinché i nostri giovani abbiano visioni, siano ‘sognatori’, possano affrontare con audacia e coraggio i tempi futuri, è necessario che ascoltino i sogni profetici dei loro padri”. Oggi è stato annunciato anche da Greg Burke, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, che Papa Francesco compirà un viaggio apostolico in Cile dal 15 al 18 gennaio 2018 e in Perù dal 18 al 21 gennaio 2018. (clicca qui)

Attacco moschea di Londra: card. Nichols (presidente vescovi inglesi), “dobbiamo essere tutti costruttori di comprensione, compassione e pace”

“La violenza genera violenza. L’odio genera odio. Ognuno di noi deve ripudiare odio e violenza nelle sue parole e azioni”. È l’invito dell’arcivescovo di Westminster Vincent Nichols, a poche ore dall’attacco davanti a una moschea di Finsbury Park, la Muslim Welfare Centre, da un uomo che a bordo di un’auto si è scaraventato contro i fedeli riuniti in preghiera per la celebrazione dell’Eid, in questo mese sacro di Ramadan. “L’arcivescovo lancia un appello: “Dobbiamo essere tutti costruttori di comprensione, compassione e pace, ed esserlo giorno dopo giorno, nelle nostre case, nel nostro lavoro e nelle nostre comunità. È l’unica strada”. (clicca qui)

Ius soli: Di Tora (Cei), “hanno il diritto di sentirsi cittadini italiani. Non c’è invasione religiosa”

I bambini e i ragazzi nati in Italia e quelli che hanno frequentato almeno 5 anni di scuola “hanno il diritto di sentirsi cittadini italiani”. Lo ribadisce mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione episcopale Cei per le migrazioni, in un’intervista al Sir sul dibattito politico in corso sull’approvazione della legge per dare la cittadinanza italiana a chi nasce (ius soli) e studia (ius culturae) in Italia. Riguardo al timore di fenomeni di radicalizzazione o dell’islamizzazione del Paese afferma: “Ora tutta questa invasione religiosa non c’è”. (clicca qui)

Incendi in Portogallo: mons. Moiteiro Ramos (vescovo di Aveiro), “tragedia ha colpito il Paese. Cambiare atteggiamento verso la natura”

“Il silenzio è il linguaggio della tragedia che ha colpito il nostro Paese. Chiediamo a Dio che dia forza a tutte le persone colpite dagli incendi”, ha scritto il vescovo di Aveiro, mons. António Moiteiro Ramos, dopo il fuoco che sabato a Pedrógão Grande, ha causato più di 60 morti, decine di feriti e sfollati e ingenti danni materiali.  “Un’osservazione indiscutibile sorge spontanea: madre natura fa sentire la sua voce per richiamare l’attenzione sul fatto che è maltrattata e che la sua forza può diventare incontrollabile”. Questi fenomeni continueranno ad aumentare “se gli esseri umani non cambieranno il loro atteggiamento e le loro abitudini”, scrive in un messaggio la Commissione diocesana per la cultura di Aveiro. (clicca qui)

Giornata mondiale rifugiato: Migrantes, “visitare una realtà di accoglienza per richiedenti asilo”

“Visitare nelle nostre comunità un centro, una realtà di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati: una visita e un incontro personale che allargherà la conoscenza e aiuterà una relazione fraterna”. È la proposta della Fondazione Migrantes in occasione della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra domani, 20 giugno. (clicca qui)

Repubblica Centrafricana: Comunità Sant’Egidio, firmato a Roma accordo politico per la pace

È stato firmato oggi pomeriggio a Roma, nella sede della Comunità di Sant’Egidio, un accordo politico per la pace nella Repubblica Centrafricana. Una serie di impegni sul piano politico, della sicurezza ed economico, umanitario e sociale sottoscritti dal ministro degli Esteri, Charles Armel Doubane, in rappresentanza del governo, e i delegati di 13 gruppi coinvolti nel conflitto (il quattordicesimo non è potuto venire a Roma per problemi logistici) dopo tre giorni e tre notti di lavoro e un processo di mediazione iniziato nel novembre 2016. (clicca qui)

Canicattì: omicidio Marco Vinci. Card. Montenegro, “la violenza offende Dio e gli uomini”

“Sono vicino e prego con voi e per la vostra città. Abbiamo bisogno di affidarci davvero a Dio. Quando Lui manca il brutto prende il sopravvento. La violenza offende Dio e gli uomini”. Sono le parole che il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, ha consegnato al vicario foraneo della città di Canicattì, don Giuseppe Argento, dopo avere appreso ieri dell’omicidio del giovane Marco Vinci, in piazza Dante a Canicattì, accoltellato per aver difeso un’amica. (clicca qui)

 

Avvenire: la prima pagina di domani 20 giugno. Terrorismo, domani il Papa a Bozzolo e Barbiana, legge sulla cittadinanza

Mon, 2017-06-19 20:19

“Avvenire” dedica il suo titolo principale all’offensiva terroristica, che registra anche l’attacco contro i musulmani riuniti in preghiera a Londra. L’editoriale porta la firma di Massimo Calvi: “L’islam contro l’Occidente, i bianchi contro i neri, i nati qui contro i non nati qui. Il pericolo che la nostra società corre è fin troppo evidente – scrive Calvi -: quello di permettere che insieme alla paura cresca l’odio, e che con questo si consegni definitivamente la vittoria agli estremisti, al terrorismo. È proprio questo l’obiettivo delle azioni del terrore, metterci gli uni contro gli altri, spaccare, dividere”. Una grande fotocronaca a centro pagina per la vigilia della visita del Papa a Bozzolo e Barbiana, i paesi di don Mazzolari e don Milani, con richiami agli approfondimenti interni (commenti di Bazzari, Affinati, Riccardi e interviste ai vescovi Betori e Napolioni). Un titolo di taglio, a centro pagina, è per il dibattito sempre rovente sulla legge per la cittadinanza. Tra i “temi di Avvenire”, due interventi di Camillo Ripamonti e Paolo Borgna, rispettivamente sulla Giornata del rifugiato e sulle norme per lo Ius culturae. Con “Avvenire”, allegato “Popotus”, il giornale per i più piccoli, che spiega le notizie dei grandi con linguaggio semplice e chiaro.

Papa Francesco: a Convegno diocesi Roma, “austerità” antidoto a “voragine di consumo” e “golosità spirituale”

Mon, 2017-06-19 20:08

“In un contesto di consumismo molto forte”, in cui “sembra che siamo spinti a consumare consumo, nel senso che l’importante è consumare sempre”, è urgente “recuperare quel principio spirituale così importante e svalutato: l’austerità”. Il Papa ha concluso con questa raccomandazione il suo discorso di apertura al Convegno della diocesi di Roma. “Siamo entrati in una voragine di consumo e siamo indotti a credere che valiamo per quanto siamo capaci di produrre e di consumare, per quanto siamo capaci di avere”, la denuncia di Francesco, che a braccio ha citato le statistiche che dicono che, dopo quelle alimentari, le spese maggiori degli italiani – uomini e donne – sono sostenute per i cosmetici: educare, invece, all’austerità “è una ricchezza incomparabile”, perché “risveglia l’ingegno e la creatività, genera possibilità per l’immaginazione e specialmente apre al lavoro in équipe, in solidarietà, apre agli altri”. “Esiste una specie di golosità spirituale”, ha spiegato il Papa a proposito di quell’atteggiamento “dei golosi che, invece di mangiare, divorano tutto ciò che li circonda, sembrano ingozzarsi mangiando”. “Credo che ci faccia bene educarci meglio, come famiglia, in questa ‘golosità’ e dare spazio all’austerità come via per incontrarsi, gettare ponti, aprire spazi, crescere con gli altri e per gli altri”, la proposta di Francesco: “Questo lo può fare solo chi sa essere austero; altrimenti è un semplice goloso”. Infine, la citazione dell’Amoris Laetitia, come bussola e direzione di marcia: “La storia di una famiglia è solcata da crisi di ogni genere, che sono anche parte della sua drammatica bellezza. Bisogna aiutare a scoprire che una crisi superata non porta ad una relazione meno intensa, ma a migliorare, a sedimentare e a maturare il vino dell’unione. Non si vive insieme per essere sempre meno felici, ma per imparare ad essere felici in modo nuovo, a partire dalle possibilità aperte da una nuova tappa”.

 

Papa Francesco: a Convegno diocesi Roma, no a “competizione” tra genitori e figli e a “lifting” al cuore. “Stagionarsi” non è un male. Cita Anna Magnani

Mon, 2017-06-19 20:05

“I ragazzi vogliono essere ‘grandi’ e i ‘grandi’ vogliono essere o sono diventati adolescenti”. A mettere l’accento su questa “dinamica ambientale che ci interpella tutti” è stato stasera il Papa, nella parte finale del discorso di apertura del Convegno della diocesi di Roma. “Non possiamo ignorare questa cultura, dal momento che è un aria che tutti respiriamo”, il monito di Francesco,  secondo il quale “oggi c’è una specie di competizione tra genitori e figli; diversa da quella di altre epoche in cui normalmente si verificava il confronto tra gli uni e gli altri”. “Oggi siamo passati dal confronto alla competizione”, il grido d’allarme del Papa: “I nostri ragazzi oggi trovano molta competizione e poche persone con cui confrontarsi. Il mondo adulto ha accolto come paradigma e modello di successo l’eterna giovinezza. Sembra che crescere, invecchiare, ‘stagionarsi’ sia un male. È sinonimo di vita frustrata o esaurita. Oggi sembra che tutto vada mascherato e dissimulato. Come se il fatto stesso di vivere non avesse senso”.
“Com’è triste che qualcuno voglia fare il lifting al cuore! Com’è doloroso che qualcuno voglia cancellare le ‘rughe’ di tanti incontri, di tante gioie e tristezze!”, ha esclamato Francesco, che come esempio positivo, in senso contrario, ha citato “la grande Anna Magnani, che quando le hanno proposto di fare un lifting ha risposto: ‘Queste rughe mi sono costate tutta la vita, sono preziose!'”. “Questa è una delle minacce ‘inconsapevoli’ più pericolose nell’educazione dei nostri adolescenti – ha tuonato il Papa salutato dagli applausi -: escluderli dai loro processi di crescita perché gli adulti occupano il loro posto. Adulti che non vogliono essere adulti e vogliono giocare a essere adolescenti per sempre. Questa ‘emarginazione’ può aumentare una tendenza naturale che hanno i ragazzi a isolarsi o a frenare i loro processi di crescita per mancanza di confronto”.

Papa in Cile: la gioia dei vescovi

Mon, 2017-06-19 20:00

In contemporanea all’annuncio vaticano del prossimo viaggio di Papa Francesco in Cile e Perù a gennaio 2018, è stata organizzata una conferenza stampa nella sede della Conferenza episcopale cilena, durante la quale il nunzio apostolico, mons. Ivo Scapolo, insieme alle più importanti autorità episcopali, ha annunciato questa visita. “Accogliendo l’invito dei rispettivi capi di Stato e vescovi”, il Papa compirà un viaggio apostolico in Cile dal 15 al 18 gennaio 2018, visitando le città di Santiago, Temuco e Iquique”, ha rivelato Scapolo. Per il nunzio apostolico, si tratta di “una notizia molto bella, che ci riempie di gioia. Sin da ora, per tutti noi, è un’occasione per rinnovare il nostro impegno per rafforzare la comunione affettiva con il Santo Padre”.
Il presidente della Conferenza episcopale del Cile, mons. Santiago Silva ha commentato: “Grazie a Dio, riceveremo con il cuore molto aperto, con molto affetto il Pastore. Il Papa ci viene a confermare nella nostra fede, in quello che stiamo vivendo come Chiesa, nell’impegno a formare una società molto più accogliente”. Il presule ha parlato anche dell’esigenza di “camminare”, “ancora di più con l’aiuto del Papa, facendo conoscere il suo messaggio, che è un messaggio di comunione, di misericordia, di attenzione ai più deboli”.
Anche l’arcivescovo di Santiago, card. Ricardo Ezzati, ha affermato: “È una gioia molto grande che il papa venga a farci una visita in Cile, e venga, in una maniera molo speciale, a Santiago, dove una parte significativa della popolazione di Cile vive, lavora, sta costruendo la pace, la giustizia”.

Papa Francesco: a Convegno diocesi Roma, “diamo noi la vertigine” ai giovani. Serve “alfabetizzazione integrata”

Mon, 2017-06-19 19:56

“I nostri ragazzi cercano di essere e vogliono sentirsi – logicamente – protagonisti. Cercano in molti modi la ‘vertigine’ che li faccia sentire vivi. Dunque, diamogliela!”. A lanciare l’invito, controcorrente, è stato il Papa, nel discorso con cui ha aperto il Convegno annuale della sua diocesi. “Stimoliamo tutto quello che li aiuta a trasformare i loro sogni in progetti, e che possano scoprire che tutto il potenziale che hanno è un ponte, un passaggio verso una vocazione, nel senso più ampio e bello della parola”, la ricetta pastorale: “Proponiamo loro mete ampie, grandi sfide e aiutiamoli a realizzarle, a raggiungere le loro mete”. “Non lasciamoli soli, sfidiamoli più di quanto loro ci sfidano”, l’invito agli educatori: “Non lasciamo che la ‘vertigine’ la ricevano da altri, i quali non fanno che mettere a rischio la loro vita: diamogliela noi”. “Questo richiede – ha spiegato il Papa – di trovare educatori capaci di impegnarsi nella crescita dei ragazzi. Richiede educatori spinti dall’amore e dalla passione di far crescere in loro la vita dello Spirito di Gesù, di far vedere che essere cristiani esige coraggio ed è una cosa bella. Per educare gli adolescenti di oggi non possiamo continuare a utilizzare un modello di istruzione meramente scolastico, solo di idee. Bisogna seguire il ritmo della loro crescita. È importante aiutarli ad acquisire autostima, a credere che realmente possono riuscire in ciò che si propongono”. Il percorso suggerito dal vescovo di Roma è quello di una “alfabetizzazione integrata”, cioè “un’educazione basata sull’intelletto (la testa), gli affetti (il cuore) e l’agire (le mani)”, che sappia “insegnare ai nostri ragazzi a integrare tutto ciò che sono e che fanno”, attraverso la capacità di “sviluppare in maniera simultanea e integrata i diversi linguaggi che ci costituiscono come persone”.  “Questo offrirà ai nostri ragazzi la possibilità di una crescita armonica a livello non solo personale, ma al tempo stesso sociale”, ha assicurato Francesco, secondo il quale “urge creare luoghi dove la frammentazione sociale non sia lo schema dominante”.

“Occorre insegnare a pensare ciò che si sente e si fa, a sentire ciò che si pensa e si fa, a fare ciò che si pensa e si sente”, ha detto il Papa ripetendo l’invito fatto al mondo della scu0la, in piazza San Pietro, il 10 maggio del 2014: “Un dinamismo di capacità posto al servizio della persona e della società. Questo aiuterà a far sì che i nostri ragazzi si sentano attivi e protagonisti nei loro processi di crescita e li porterà anche a sentirsi chiamati a partecipare alla costruzione della comunità”.  “Spesso pensiamo che l’educazione sia impartire conoscenze e lungo il cammino lasciamo degli analfabeti emotivi e ragazzi con tanti progetti incompiuti perché non hanno trovato chi insegnasse loro a fare”, la denuncia di Francesco: “Abbiamo concentrato l’educazione nel cervello trascurando il cuore e le mani. E questa è anche una forma di frammentazione sociale”.

Diocesi: mons. Semeraro (Albano), chiamata “popolo di Dio” a discernimento spirituale introduce a “principio di Chiesa sinodale”

Mon, 2017-06-19 19:46

Le esigenze del discernimento sono “l’umile disponibilità a lasciarsi interpellare dagli avvenimenti del nostro tempo”, “un rinnovato impulso missionario”, “la volontà di servizio all’uomo e alla comunità degli uomini”. Lo sostiene mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano, nella prolusione con la quale ha inaugurato questa sera il convegno pastorale diocesano 2017 su “Discernimento cuore dell’accompagnare” (19 – 21 giugno). Discernimento che, “ago magnetico di ogni operatività pastorale”, segna direzione, senso ed efficacia di ogni azione. Nel commentare la costituzione conciliare Gaudium et spes, Semeraro ne individua alcuni elementi fondamentali. “Dio – spiega – lascia sempre nella storia dei ‘segni’ della sua presenza, della sua azione, dei suoi progetti”, “non sorvola la storia lasciandovi dall’alto al massimo solo delle ombre, ma la guida dal di dentro e la sospinge con la forza del suo Spirito ‘che riempie l’universo’”. Mentre il mondo “invecchia”, Dio “lo rinnova con l’energia potente dello Spirito che opera in noi”. E ancora: “I segni nei quali siamo chiamati a individuare l’opera rinnovatrice dello Spirito” sono avvenimenti, richieste e aspirazioni “cui il popolo di Dio prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo”. “La terza cosa che mi preme cogliere”, prosegue il vescovo, è che soggetto chiamato a discernere i segni della presenza o del disegno di Dio “è il popolo di Dio”, un soggetto “in compagnia, che accompagna ed è accompagnato”, ovvero “la comunità credente”. Ciò comporta che “quanti hanno il compito della guida della comunità (vescovo e presbiteri, in particolare) non possono contare solo su se stessi; devono, anzi, ascoltare ‘volentieri’ (libenter) il parere dei laici”. “Questo – conclude Semeraro – c’introduce in quel principio di ‘Chiesa sinodale’, che è uno dei frutti più promettenti dell’ecclesiologia conciliare e che oggi, grazie all’impulso di Francesco, conosce una felice stagione di rilancio”.

Papa Francesco: a Convegno diocesi Roma, “adolescenza non è patologia”, non “medicalizzare” ma “discernere quali battaglie sono da fare e quali no”

Mon, 2017-06-19 19:46

“L’adolescenza non è una patologia e non possiamo affrontarla come se lo fosse”. È il passaggio centrale del discorso con cui il Papa, a San Giovanni in Laterano, ha aperto il Convegno della diocesi di Roma.  “Un figlio che vive la sua adolescenza, per quanto possa essere difficile per i genitori, è un figlio con futuro e speranza”, ha detto Francesco, ribaltando la prospettiva con cui questa fase della vita dei figli viene in genere affrontata dai genitori. “Mi preoccupa tante volte la tendenza attuale a ‘medicalizzare’ precocemente i nostri ragazzi”, il grido d’allarme del Papa: “Sembra che tutto si risolva medicalizzando, o controllando tutto con lo slogan ‘sfruttare al massimo il tempo’, e così risulta che l’agenda dei ragazzi è peggio di quella di un alto dirigente”. “L’adolescenza non è una patologia che dobbiamo combattere”, ha ripetuto Francesco: “Fa parte della crescita normale, naturale della vita dei nostri ragazzi. Dove c’è vita c’è movimento, dove c’è movimento ci sono cambiamenti, ricerca, incertezze, c’è speranza, gioia e anche angoscia e desolazione. Inquadriamo bene i nostri discernimenti all’interno di processi vitali prevedibili. Esistono margini che è necessario conoscere per non allarmarsi, per non essere nemmeno negligenti, ma per saper accompagnare e aiutare a crescere”. “Non è tutto indifferente, ma nemmeno tutto ha la stessa importanza”, la tesi del Papa, secondo il quale “bisogna discernere quali battaglie sono da fare e quali no”.

“In questo serve molto ascoltare coppie con esperienza, che se pure non ci daranno mai una ricetta, ci aiuteranno con la loro testimonianza a conoscere questo o quel margine o gamma di comportamenti”, il consiglio. Il punto di partenza da cui partire è che “l’adolescenza è una fase di passaggio nella vita non solo dei vostri figli, ma di tutta la famiglia”. “Voi lo sapete bene e lo vivete; e come tale, nella sua globalità, dobbiamo affrontarla”, le parole rivolte ai genitori: “È una fase-ponte, e per questo motivo gli adolescenti non sono né di qua né di là, sono in cammino, in transito. Non sono bambini – e non vogliono essere trattati come tali – e non sono adulti, ma vogliono essere trattati come tali, specialmente a livello di privilegi. Vivono proprio questa tensione, prima di tutto in sé stessi e poi con chi li circonda. Cercano sempre il confronto, domandano, discutono tutto, cercano risposte. Passano attraverso vari stati d’animo, e le famiglie con loro. Però, permettetemi di dirvi che è un tempo prezioso nella vita dei vostri figli. Un tempo difficile, sì. Un tempo di cambiamenti e di instabilità, sì. Una fase che presenta grandi rischi, senza dubbio. Ma, soprattutto, è un tempo di crescita per loro e per tutta la famiglia”.

Diocesi: mons. Semeraro (Albano), discernimento “ago magnetico di ogni attività pastorale”

Mon, 2017-06-19 19:45

Sul discernimento inteso come “ago magnetico di ogni attività pastorale” si sviluppa la prolusione con la quale mons. Marcello Semeraro, vescovo di Albano, ha inaugurato questa sera i lavori del convegno pastorale diocesano 2017 che ha per tema “Discernimento cuore dell’accompagnare” (19 – 21 giugno). Nel commentare il n.11 della costituzione conciliare “Gaudium et spes”, Semeraro ha precisato che il discernimento in questione “è l’esplicito riferimento alla volontà di Dio da compiersi qui e ora” e, come tale, è “l’atteggiamento spirituale costitutivo di ogni vita cristiana”. Secondo il presule, è tutta qui “la ragione per la quale Francesco, formato peraltro nella scuola ‘specializzata’ del discernimento ignaziano, da qualche tempo insiste sempre più frequentemente sulla necessità per la Chiesa di ‘crescere nella capacità del discernimento’”. Discernimento spirituale che “non consiste propriamente in giudizio”, ma in un “processo”, un “cammino” che Dio non rimane a guardare da lontano ma “accompagna e sostiene come padre, fratello e amico”. “Chiunque entra nel discernimento deve, perciò, individuare una guida esperta e sapiente”, spiega il presule precisando che l’accompagnare “è ben diverso dallo stare in compagnia. È il mettersi e il rimanere ‘generativamente’ accanto ad una persona”. Si tratta insomma di “favorire la relazione tra la persona e il Signore, collaborando a rimuovere ciò che la ostacola”.

Papa Francesco: a Convegno diocesi Roma, “i nonni che sognano danno ai bambini l’appartenenza di cui hanno bisogno”. “Attenti agli zii”

Mon, 2017-06-19 19:44

“I  nonni che sognano danno ai bambini l’appartenenza di cui hanno bisogno”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, nel discorso di apertura del Convegno della sua diocesi. “Oggi ai nonni non li lasciamo sognare”, ha proseguito sempre a braccio: “La nostra cultura li scarta perché non producono”. “Ma i nonni possono sognare soltanto quando si incontrano con la vita nuova, e lì sognano”, ha puntualizzato Francesco a proposito del dialogo intergenerazionale, oggetto di uno dei laboratori della diocesi di Roma. “Non lasciamoli da parte!”, ha esclamato il Papa, esortando la diocesi ad un “esame di coscienza” sul modo in cui vengono trattati gli anziani. A questo proposito, il Papa ha raccontato ancora una volta l’aneddoto del nonno molto vecchio che a tavola, mangiando, si sporcava. Così il figlio ha deciso di farlo mangiare da solo in un’altra stanza, in modo da porter invitare gli amici. “Alcuni giorni dopo – le parole di Francesco – il papà ha trovato suo figlio che giocava con il martello, i chiodi e il legno e gli ha chiesto: ‘Cosa stai facendo?’. “Un tavolo’. ‘Perché?’. ‘Perché quando tu invecchi possa mangiare da solo lì'”. “Dobbiamo stare attenti agli zii”, l’altro invito del Papa: “Le prime parolacce le ho imparate da uno zio ‘zitello'”, ha rivelato. “Per guadagnarsi la simpatia dei nipoti, tante volte non fanno bene”, l’obiezione di Francesco: “Noi avevamo uno zio che ci dava di nascosto le sigarette”.

Papa Francesco: a Convegno diocesi Roma, no a “società sradicata”, reti ci lasciano “per aria”. Giovani “sognatori” solo con i nonni

Mon, 2017-06-19 19:40

La nostra è una società “liquida”, cioè “sradicata”, vale a dire abitata da “persone, famiglie”, che “a poco a poco vanno perdendo i loro legami, quel tessuto vitale così importante per sentirci parte gli uni degli altri, partecipi con gli altri di un progetto comune”. È l’analisi del Papa, che nel discorso di apertura del Convegno della sua diocesi ha aggiornato la celebre definizione del sociologo Bauman denunciando che la nostra società sta perdendo “l’esperienza di sapere che apparteniamo ad altri, nel senso più nobile del termine”. “È importante tenere conto di questo clima di sradicamento, perché a poco a poco passa nei nostri sguardi e specialmente nella vita dei nostri figli”, il monito di Francesco, secondo il quale “una cultura sradicata, una famiglia sradicata è una famiglia senza storia, senza memoria, senza radici. E quando non ci sono radici, qualsiasi vento finisce per trascinarti”. Per questo, suggerisce il Papa, “una delle prime cose a cui dobbiamo pensare come genitori, come famiglie, come pastori sono gli scenari dove radicarci, dove generare legami, trovare radici, dove far crescere quella rete vitale che ci permetta di sentirci ‘casa’”.

“Oggi le reti sociali sembrerebbero offrirci questo spazio di ‘rete’, di connessione con altri, e anche i nostri figli li fanno sentire parte di un gruppo”, l’analisi di Francesco: “Ma il problema che comportano, per la loro stessa virtualità, è che ci lasciano come ‘per aria’ e perciò molto ‘volatili’. Non c’è peggior alienazione per una persona di sentire che non ha radici, che non appartiene a nessuno”. “Tante volte esigiamo dai nostri figli un’eccessiva formazione in alcuni campi che consideriamo importanti per il loro futuro”, il rilievo sull’educazione: “Li facciamo studiare una quantità di cose perché diano il ‘massimo’. Ma non diamo altrettanta importanza al fatto che conoscano la loro terra, le loro radici. Li priviamo della conoscenza dei geni e dei santi che ci hanno generato”. Di qui l’apprezzamento del laboratorio intergenerazionale della diocesi, e al suo “spazio” dedicato ai nonni.  “Affinché i nostri giovani abbiano visioni, siano ‘sognatori’, possano affrontare con audacia e coraggio i tempi futuri, è necessario che ascoltino i sogni profetici dei loro padri”, ha ribadito il Papa: “Se vogliamo che i nostri figli siano formati e preparati per il domani, non è solo imparando lingue  che ci riusciranno. È necessario che si connettano, che conoscano le loro radici. Solo così potranno volare alto, altrimenti saranno presi dalle ‘visioni’ di altri”.

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