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Servizio Informazione Religiosa
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Diocesi: Cremona, don Bruno Bignami nuovo vicedirettore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro

Mon, 2017-09-11 10:03

La Segreteria generale della Conferenza episcopale italiana ha nominato don Bruno Bignami vicedirettore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro, con delega speciale per l’Apostolatus maris e il Progetto “Policoro”. Per ora, don Bignami, sacerdote del clero cremonese, mantiene il ministero di parroco di Picenengo (Cr). Ne dà notizia, in una nota, la diocesi di Cremona. Classe 1969, don Bignami è stato ordinato sacerdote il 18 giugno 1994. In diocesi ha ricoperto gli incarichi di vicerettore del seminario, responsabile dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro, responsabile per la formazione spirituale delle Acli, vicedirettore del Centro pastorale diocesano di Cremona. Dal 2016 è anche responsabile del tavolo di coordinamento pastorale del settore servizi della curia. Inoltre, è insegnante presso l’istituto teologico dei Seminari di Crema-Cremona-Lodi-Vigevano e presso gli Istituti superiori di Scienze religiosa di Mantova e di Crema-Cremona-Lodi, del quale è vicerettore. Don Bignami è stato recentemente riconfermato quale presidente della Fondazione “Don Primo Mazzolari” di Bozzolo, che guida ormai dai 2010. “Postulatore della causa di beatificazione di don Mazzolari – si legge nella nota – ha avuto il privilegio di accogliere a Bozzolo Papa Francesco, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e, poco prima della sua nomina a presidente della Cei, il card. Gualtiero Bassetti”.

Nubifragio Livorno: Cei, stanziato un milione di euro dai fondi dell’8xmille

Mon, 2017-09-11 09:58

“La Chiesa italiana è vicina alla gente di Livorno e delle zone limitrofe, dove domenica 10 settembre un violento nubifragio ha causato sei vittime, due dispersi e danni ingentissimi, mettendo in grave difficoltà centinaia di famiglie, travolte dall’acqua e dal fango. La Presidenza della Cei, d’intesa con il Vescovo Simone Giusti, ha stabilito immediatamente lo stanziamento di un milione di euro, dai fondi dell’8xmille, per far fronte alla prima emergenza”. Lo annuncia un comunicato della Cei informando che Caritas Italiana, in costante collegamento con la Chiesa locale, “si è prontamente messa a disposizione per un pieno supporto e ha destinato un primo contributo per gli interventi in favore della popolazione colpita. Solidarietà anche da parte di molte singole diocesi e di numerosi volontari che si sono resi disponibili”.

Grossetto: parrocchia di Barbanella-Verde Maremma, dal 22 settembre la 50ª festa di santa Lucia

Mon, 2017-09-11 09:56

Momenti di riflessione e preghiera, ma anche di musica. Inizierà venerdì 22 settembre a Grosseto la 50esima edizione della festa di santa Lucia. Fino al 4 ottobre, in programma una serie di iniziative, organizzate dalla parrocchia di Barbanella-Verde Maremma, che saranno accompagnate dalla presenza delle reliquie della Santa, provenienti da Siracusa, e da una delegazione siciliana. Il primo momento, che aprirà la festa sarà, in realtà, giovedì 21 con l’accoglienza delle reliquie nella chiesa dedicata a santa Lucia. Alle 18.30 il vescovo di Grosseto, mons. Rodolfo Cetoloni, presiederà la celebrazione eucaristica. Venerdì 22, alle 20.45, si svolgerà invece la processione per le vie del quartiere. L’indomani, alle 17, sarà il momento della conferenza sul tema “L’attualità del messaggio di Lucia”, con Giuseppe Piccione presidente della deputazione Cappella di santa Lucia. Domenica 24, nelle Messe delle 8 e delle 10 la predicazione sarà affidata a mons. Salvatore Marino, parroco della cattedrale di Siracusa. Alle 18.30 sarà mons. Cetoloni a presiedere la celebrazione eucaristica per il congedo delle reliquie da Grosseto. Nell’occasione sarà celebrato anche il 60° anniversario di ordinazione sacerdotale del vice parroco p. Samuele Duranti. Tra i momenti clou della festa, anche due concerti: quello dei Maldestro, il 23 settembre, e quello di Dodi Battaglia, il 30 settembre.

Seminario: da Agrigento a Scutari. L’esperienza di Riccardo Scorsone

Mon, 2017-09-11 09:22

Dal seminario di Agrigento a quello di Scutari, in Albania. Partirà oggi per vivere una innovativa esperienza missionaria e di formazione Riccardo Scorsone, seminarista del sesto anno nella città siciliana. In terra albanese resterà per tutto l’anno pastorale e completerà il suo percorso di studi nella sede che accoglie anche i seminaristi del Montenegro e del Kosovo.

“È stato bello in questi anni di seminario scoprire una sensibilità missionaria – ha detto Scorsone a ‘L’Amico del Popolo’ -. Nei primi tre giorni della settimana lì frequenterò le lezioni di pastorale, dal giovedì alla domenica farò esperienza in una parrocchia che mi verrà assegnata”. In passato il giovane è già stato in Albania. “I miei genitori – dice – sono stati educati a condividere le scelte che mi sono state proposte e sono contenti, perché vedono la completezza di questo progetto che mi potrà fare sperimentare la bellezza di un’altra realtà ecclesiale e nuove intuizioni”.

Germania: Federazione giovani cattolici, calendario giornaliero in vista delle elezioni del 24 settembre

Mon, 2017-09-11 09:19

L’Avvento a settembre? Quasi. Perché, a partire dal 1° settembre, i giovani aderenti ai movimenti che partecipano alla Bdkj, la Federazione dei giovani cattolici tedeschi, hanno un mezzo pratico per prepararsi con passione alle elezioni per il Bundestag che si terranno il prossimo 24 settembre. 24 giorni, in sostanza come l’Avvento del Natale. Si chiama Qwak ed è un acronimo che significa “l’imbarazzo della scelta del Calendario dell’Avvento delle elezioni” ed è rappresentato da una rana che offre spunti di riflessione e consigli per i giovani che voteranno. Sulla pagina www.qwak-bdkj.de l’obiettivo è naturalmente la scelta del voto per il Bundestag. Perché lo scopo è quello di andare a votare. Ecco che sulla casella del 2 settembre si trova la spiegazione per il voto per corrispondenza. “Chi sceglie la democrazia, non sceglie i razzisti!” è invece il motto che ha caratterizzato il qwak del 6 settembre, con un link organizzato dal collettivo contro il razzismo di Norimberga. Invece il 7 settembre vengono proposti 6 film di 5-8 minuti l’uno che raccontano come sarebbe la vita di un giovane se fosse determinata dai programmi dei partiti in corsa per le elezioni: Verdi, Linke (Sinistra), Partito della libertà, Alternativa per la Germania, Socialdemocratici, Cristiano democratici/Cristiano sociali. E l’8 settembre l’associazione Scout tedeschi di San Giorgio ha proposto un opuscolo dal titolo “AfD-Alternativa per la Germania – Per noi nessuna alternativa”, nel quale vengono rifiutate le impostazioni razziste e xenofobe del partito di ultradestra.

Papa in Colombia: mons. Álvarez (Cec) sui ripetuti inviti di Francesco, “la pace è Vangelo, non politica”

Mon, 2017-09-11 09:05

“Il Papa non si è discostato dal proposito pastorale, questa è stata appunto una visita apostolica, ma era semplicemente assurdo pensare che non invitasse alla pace. La pace è Vangelo, non programma politico. E non si può dimenticare che questo Paese ha bisogno di pace”. Lo afferma in un’intervista al Sir mons. Elkin Fernando Álvarez Botero, segretario generale della Conferenza episcopale colombiana (Cec) e vescovo ausiliare di Medellín, che traccia un bilancio del viaggio papale. Sull’accoglienza di tale messaggio da parte dei colombiani, mons. Álvarez afferma di essere “sorpreso dal modo corale con il quale ciò è avvenuto. I cattolici, ma anche tutti i cittadini in generale, hanno compreso che questo cammino è una necessità per il Paese. Qui, in Colombia, c’è stato un grande impatto anche mediatico, perfino una trasmissione sportiva si è soffermata sull’invito a mettere da parte odio e rancori. Direi che il Papa ha risvegliato tutti”. Resta, certo, il problema della polarizzazione politica, che “in questi giorni non si è vista tanto. Ma il Papa è consapevole che essa esiste. Lo si è capito dalle sue parole, dal fatto che ha invitato a lasciare indietro rancori e divisioni. A questo Paese servono propositi comuni, pur nel rispetto delle idee diverse. Il Santo Padre mi è sembrato molto cosciente che la riconciliazione non è una ricetta magica, ma il compito di ogni giorno, ha accennato alla zizzania che cresce assieme al grano buono. Proprio per questo è necessario rafforzare il buon seme”. Prosegue il segretario dell’episcopato colombiano: “Come Vescovi leggeremo attentamente, studieremo tutto quello che il Papa ha detto e riproporremo le sue parole. In questi giorni ha parlato molto di diseguaglianza, di povertà, di corruzione, della disgregazione e delle violenze nelle famiglie. Abbiamo avuto modo di riflettere molto sulla radice della violenza, sul compito educativo che ci aspetta”. Infine, una speranza sull’evoluzione del dialogo con la guerriglia rimasta sul campo, quella dell’Eln: “Speriamo che il cessate-il-fuoco annunciato nei giorni scorsi diventi definitivo. Noi vescovi siamo presenti con una nostra Commissione che sta facilitando i lavori del tavolo di dialogo di Quito tra Governo ed Eln. Il nostro compito più importante resta quello di accompagnare le comunità nel cammino di pace”.

Papa in Colombia: mons. Álvarez (Cec), “possiamo davvero voltare pagina. Risposta del popolo strabordante”

Mon, 2017-09-11 09:04

“Sabato ho potuto scambiare qualche parola con il Santo Padre, tutto è andato bene, il Papa era molto contento. Ha parlato dello slogan del viaggio, ‘Facciamo il primo passo’, c’è la sensazione che possiamo davvero voltare pagina, fare cose nuove”. Lo racconta mons. Elkin Fernando Álvarez Botero, segretario generale della Conferenza episcopale colombiana (Cec) e vescovo ausiliare di Medellín, che al Sir traccia un bilancio del viaggio papale. Il segretario generale afferma che porterà nel cuore soprattutto tre momenti di questa visita: “Giovedì, a Bogotá, quando il Papa ha messo a fuoco il compito della Chiesa e la sua volontà di essere protagonista nel momento in cui il Paese ha bisogno di una trasformazione profonda. Lo ha fatto davanti al presidente Santos e poco dopo ha rivolto a noi vescovi un discorso che mi ha commosso totalmente, nel quale ci ha parlato dell’approccio spirituale, delle azioni cui siamo chiamati. Il secondo momento l’abbiamo vissuto a Villavicencio, venerdì, durante la cerimonia per la riconciliazione nazionale. Noi colombiani abbiamo un detto, il Papa è stato ‘dado en clavo’ (potremmo tradurre che ha messo a posto le cose, nel punto giusto al momento giusto, ndr). Il terzo momento l’ho vissuto sabato, a Medellín. Il Papa ha animato la vocazione cristiana, ha chiesto generosità e radicalità, in particolare a sacerdoti, religiosi e religiose”. Per mons. Álvarez, il popolo colombiano è stato “strabordante, straordinario, siamo andati al di là di ogni speranza. A Medellín erano presenti alla messa 1 milione e 200mila fedeli, tantissimi altri lungo le strade. Ho vista tanta gioia ed è emersa la devozione del popolo colombiano”.

Diocesi: mons. Catella (Casale Monferrato), “giovani, lottate ancora di più per essere testimoni di speranza”

Mon, 2017-09-11 08:58

È un invito ad “osare” quello rivolto da mons. Alceste Catella, amministratore apostolico di Casale Monferrato, ai giovani della diocesi all’inizio del nuovo anno pastorale. Sabato sera, nel corso della celebrazione eucaristica in occasione del pellegrinaggio diocesano al santuario di Crea, mons. Catella ha affermato che “oggi assistiamo a una crisi della speranza, per cui si cerca di conservare l’esistente e si ha scarsa fiducia nel domani. A farne le spese sono soprattutto i giovani, che si vedono tarpare le ali da un mondo adulto spesso chiuso dentro i propri schemi culturali e sociali, che stenta ad aprirsi al nuovo e a lasciare spazio alla loro progettualità e fantasia”. “Cari giovani – ha ammonito – questo non deve abbattervi, ma semmai spingervi a lottare ancora di più per essere testimoni di speranza per voi, per i vostri coetanei e le vostre famiglie e comunità”. Catella, che a metà ottobre concluderà il suo ministero episcopale in Monferrato, ha auspicato che “la nostra amata diocesi – insieme con il suo nuovo pastore – possa camminare con coraggio e fiducia, scoprendo ogni giorno di più la sua vocazione ad essere realtà che con umiltà e coraggio annuncia la ‘buona notizia’ che è il Signore Gesù”. Al termine della celebrazione eucaristica, don Giampio Devasini, vicario generale della diocesi, ha voluto esprimere a mons. Catella il ringraziamento per i nove anni di ministero episcopale chiedendo anche “perdono per tutte le volte in cui per supponenza, superficialità, pigrizia o per quella scarsa lungimiranza che spesso caratterizza chi guarda solo il proprio orticello, non abbiamo corrisposto alle sue giuste attese di pastore”.

Maltempo: Coldiretti, cordoglio per vittime a Livorno. Danni ingenti ad agricoltura, scatta solidarietà

Mon, 2017-09-11 08:36

Drammatico il bilancio del nubifragio che nella notte fra sabato e domenica si è abbattuto su Livorno provocando frane e smottamenti. Al momento sono sette le vittime e una risulta dispersa. Coldiretti esprime profondo cordoglio per le vittime e vicinanza a tutti i livornesi. Con il nubifragio che ha scaricato almeno 200 millimetri di acqua su Livorno, informa l’associazione, si è abbattuta in poche ore oltre sei volte la pioggia di tutta l’estate che con appena 32,5 millimetri caduti nella provincia è risultata oltre il 71% inferiore della media di riferimento. Oltre alle vittime si contano i danni provocati nella provincia a strutture agricole, attrezzature e scorte con una stima di Coldiretti di oltre 3 milioni di euro per i danni diretti. La gara di solidarietà è appena cominciata e da tutto il territorio si organizzano aiuti concreti per fieno e scorte andati distrutti con Coldiretti che ha offerto aiuto a famiglie e aziende colpite dalle esondazioni. Ad aggravare i danni è il fatto che dopo una lunga assenza di precipitazioni il suolo diventa incapace di gestire il flusso idrico con conseguenti esondazioni dei fiumi, allagamenti e frane. L’andamento climatico anomalo dell’estate 2017 che conquista a livello nazionale il posto d’onore per il caldo con una temperatura superiore di 2,48 gradi alla media si classifica anche come la quarta più siccitosa di sempre riguardando – conclude la Coldiretti – anche aree che storicamente non avevano problemi per la siccità e, in particolare, la Toscana dove è caduto il 57% di precipitazioni in meno rispetto alla media.

Papa in Colombia: Betancourt a Tv2000, “è stato come un uragano. Ha portato speranza su volti sofferenti della gente”

Mon, 2017-09-11 08:33

“Papa Francesco è stato un uragano che è passato sulla Colombia muovendo le strutture e interpellando intimamente i colombiani”. Lo ha affermato Ingrid Betancourt, ex candidata alle presidenziali colombiane, intervenendo come ospite dello speciale di “Diario di Papa Francesco” su Tv2000 commentando il viaggio del Papa in Colombia.

Nell’intervista, che sarà replicata su Tv2000 questa sera alle 20.45, la Betancourt ha evidenziato che “Francesco ha toccato i nostri cuori. Ci ha obbligati a guardare noi stessi come vorremmo essere e come dovremmo guardare chi ci ha fatto del male”. “Come colombiana – ha aggiunto – vedendo da lontano ciò che sta succedendo in Colombia è stato veramente commovente vedere come si sia accesa una luce di speranza e gioia nei volti sofferenti e mutilati del popolo colombiano”. Secondo Betancourt, “la visita di Papa Francesco ci sta ricordando le altre opzioni che abbiamo. Possiamo vivere aggrappati alle nostre vendette, ai valori della guerra o all’idea di uccidere il nemico ma questo è un errore”. “È sbagliato mantenere l’essere umano incatenato ai suoi istinti e non alla sua umanità. Credo – ha osservato – che quello che Papa Francesco ci sta portando è un’altra immagine di quello che possiamo essere. Possiamo essere liberi, capire che la riconciliazione non dipende dal fatto che l’altro venga a chiedermi perdono ma dal fatto che noi stessi dobbiamo cercare il modo di liberarci dai nostri peccati e dal danno che ci è stato creato. In questo senso tutti noi colombiani, non solo i guerriglieri, siamo chiamati a cambiare”.

Maltempo: Coldiretti, ieri Roma sott’acqua dopo -78% pioggia d’estate

Mon, 2017-09-11 08:31

L’ondata di maltempo si è abbattuta ieri su Roma dopo una estate in cui è caduto il 78% di pioggia in meno nella provincia con appena 23,8 millimetri di pioggia in tre mesi. È quanto afferma Coldiretti sulla base dei dati Ucea in rifermento agli effetti provocati ieri sulla capitale dalla caduta di oltre 100 millimetri di pioggia in sole tre ore. “Se la pioggia manca da tempo, il suolo – spiega Coldiretti – diventa incapace di gestire il flusso idrico facendo una sorta di tappo soprattutto in caso di acquazzoni, con il rischio di allagamenti e smottamenti”. Nelle campagne laziali si contano per il clima pazzo di questa estate complessivamente già danni per 200 milioni di euro, secondo Coldiretti, tra investimenti sostenuti per le semine, aggravio di spese per gasolio o corrente per irrigare, mancata produzione diretta di foraggio per gli allevamenti e mancato reddito per ortofrutta e cali produzione per vino e olio. “Ora le precipitazioni – conclude Coldiretti – per poter essere assorbite dal terreno e combattere la siccità devono cadere in modo continuo mentre se sono violente aggravano i danni”.

Papa in Colombia: De Roux (gesuita), “superare contraddizione: perché un Paese tanto cattolico è così corrotto e violento?”

Mon, 2017-09-11 08:23

“Il Papa ha chiesto alla Chiesa di non restare aggrappata all’istituzione, ma di andare primariamente incontro alle persone concrete, soprattutto ai poveri, a coloro che soffrono”. Lo spiega al Sir, commentando la visita in Colombia di Francesco, padre Francisco De Roux, gesuita – uno dei maggiori esperti di pace e dialogo in Colombia, attualmente direttore del centro “Fe y Cultura” e docente all’Università Javeriana di Bogotá. Un invito, quello del Papa, ripetuto anche in altre occasioni, ma che assume una forza particolare in un Paese ferito come la Colombia: “Ha detto ai vescovi – continua padre De Roux – di toccare la carne ferita degli uomini, ma ha anche chiesto loro di non avere paura, di parlare con libertà e di difendere sempre la dignità umana”. Sempre a proposito del discorso rivolto ai vescovi, il gesuita afferma che quello del Papa è stato un “discorso di fraternità, che riconosce gli sforzi fatti dalla Chiesa colombiana. Devo inoltre dire che la preparazione della visita è stata straordinaria, ne devo dare atto al cardinale Salazar, soprattutto per la parte che si è svolta a Bogotá, e al presidente della Cec mons. Urbina, soprattutto per la giornata di Villavicencio, ma anche agli altri vescovi delle varie località toccate”.
Ora che il Papa è partito, la sfida della pace resta tutta in mano al popolo colombiano: “Il Papa ha mostrato la strada, ci fa da guida – afferma De Roux -, la sua forza spirituale ci ha spinto al di là della polarizzazione che vive il Paese. Ora però quello che segue dipende dalle libere scelte dei colombiani, ma partiamo da un grande capitale di forza morale che Francesco ci ha lasciato. Certo, sono rimasto impressionato anche dalla risposta del popolo colombiano, dalla sua attitudine filiale. Ha ascoltato il Santo Padre, si è commosso. Resta però questo contrasto tra un popolo in gran parte cattolico, come in pochi luoghi al mondo e un Paese tra i più corrotti e violenti. È una contraddizione che il Papa ha voluto sfidare con i suoi richiami, è un problema di evangelizzazione”.

Papa in Colombia: De Roux (gesuita), “ha mobilitato tutti alla riconciliazione”

Mon, 2017-09-11 08:20

“Il Papa ha portato consolazione e gioia. Era bene informato sulla situazione della Colombia, non si è lasciato trascinare nella discussione politica ed ha mobilitato tutti alla riconciliazione”. Questo il commento a caldo sulla visita del Papa, per il Sir, di padre Francisco De Roux, gesuita – uno dei maggiori esperti di pace e dialogo in Colombia, attualmente direttore del centro “Fe y Cultura” e docente all’Università Javeriana di Bogotá. “Francesco – prosegue il religioso, che era tra i concelebranti alla messa di Medellín – ha mostrato che i motivi che sostengono l’attuale processo di pace sono comuni a tutti i colombiani, non di parte, seri e forti e che tale cammino va percorso con coraggio”.
Padre De Roux sottolinea anche un’altra costante nei discorsi pronunciati in questi giorni dal Papa: “Ha detto che servono cambiamenti strutturali molto forti, che la pace cammina insieme a verità, giustizia e misericordia”. Negli occhi e nel cuore c’è ancora la giornata di riconciliazione nazionale a Villavicencio: “È stato un momento molto forte, alla presenza delle vittime e di chi ha procurato violenza, di fronte alla statua di Gesù mutilato per l’esplosione di una bomba delle Farc. Ma non dobbiamo dimenticare anche i vari discorsi, il Papa ha parlato ‘muy claro’ al Governo, agli imprenditori, ai vescovi, ai religiosi”.

Incontro Sant’Egidio: Merkel, “combattere i trafficanti di esseri umani e favorire vie di accesso legali e sicure”. Bene i “corridoi umanitari”

Mon, 2017-09-11 08:15

(dall’inviata a Münster) “Dobbiamo combattere i trafficanti e la migrazione illegale in Europa che è già costata troppe vite umane e dobbiamo fornire possibilità di accesso legali e sicure alle persone che necessitano protezione”. È questa la linea “tedesca” all’emergenza migrazione in Europa e ad esporla è la cancelliera Angela Merkel che ieri pomeriggio è intervenuta all’Assemblea d’inaugurazione dell’incontro internazionale “Strade di Pace”, promosso a Münster dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”. Nel suo intervento la Merkel ha ripercorso quanto la Germania ha fatto per “togliere il terreno sotto ai piedi dei trafficanti di esseri umani”, dall’Accordo con la Turchia a quello con Libia. E poi ha aggiunto: “Noi vogliamo supportare l’Italia e l’Unione europea per rafforzare il controllo sulle coste della Libia cercando così di salvare un numero sempre maggiore di persone”. La cancelliera Merkel ha ricordato che “il numero dei migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale è considerevolmente ridotto”, tuttavia – ha aggiunto – “dobbiamo occuparci delle persone che sono in Libia” e “migliorare le condizioni in cui si trovano perché talvolta sono condizioni catastrofiche”. In sintesi, ha quindi concluso, “da una parte noi vogliamo lottare contro le cause della migrazione, dall’altra vogliamo puntare sulla migrazione legale”. A questo proposito, Merkel ha ringraziato la Comunità di Sant’Egidio per la creazione di corridoi umanitari: “Aiutano i migranti perché non finiscano nelle mani dei trafficanti di esseri umani e quindi per questo vi ringrazio dal profondo del cuore”. Ed ha concluso sottolineando il ruolo che “la società civile può e deve assumere per dare un volto umano al mondo”.

Incontro Sant’Egidio: Riccardi, “lo smisurato gigante della globalizzazione ha bisogno di anima”

Mon, 2017-09-11 08:14

(dall’inviata a Münster) “Lo smisurato gigante della globalizzazione ha bisogno di anima”. Lo ha detto aprendo ieri l’incontro internazionale di Münster, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. I popoli – ha detto Riccardi – “chiedono rassicurazione e la trovano nella retorica urlata dello scontro o in leader bellicosi. Identificare un nemico dà sicurezza. Di fronte al terrore dell’altro si alzano nuovi muri. È la contraddizione attuale: un mondo unito eppure così diviso. La divisione come reazione all’unificazione”. C’è invece bisogno di “un’unificazione spirituale” da compiere e le religioni hanno un posto fondamentale nella costruzione di un mondo migliore. Hanno “una visione comune dell’umanità e ricordano che non c’è futuro sicuro per gli uni trascurando gli altri, per i ricchi in mezzo a tanti poveri. I fautori dell’odio hanno capito l’utilità delle religioni usandole per alimentare la cultura del nemico e il terrorismo. Le ideologie terroristiche sono un terribile congegno nelle mani di violenti, che potranno fare molto male, ma mai vinceranno”. Per le religioni, infatti, “la violenza e la guerra non sono sante. Solo la pace è santa. Per realizzarla, bisogna lavorare come artigiani ogni giorno aprendo strade, connettendo tutti ad un tessuto di dialogo e cooperazione. Mai isolando”. Le correnti spirituali cambiano la storia e una strada di pace da percorrere è “cooperare nella lotta alla povertà”.

Incontro Sant’Egidio: appello di Giovanni X (Damasco), “i cristiani d’Oriente cercano qualcuno che ascolti la loro chiamata ma invano!”

Mon, 2017-09-11 08:13

(dall’inviata a Münster) “Oggi, i cristiani d’Oriente cercano qualcuno che ascolti la loro chiamata; ma invano!”: questo l’appello all’Europa di Sua Beatitudine Giovanni X, patriarca greco ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, a favore dei cristiani della Siria e del Medio Oriente, martoriati dalla guerra, pronunciato durante la cerimonia di apertura della Conferenza “Strade di Pace”, organizzato a Münster dalla Comunità di Sant’Egidio. Il patriarca, fratello del vescovo greco ortodosso di Aleppo Paul Yagizi, rapito 4 anni fa assieme a Mar Gregorios Youhanna Ibrahim (vescovo siro ortodosso di Aleppo), denuncia: “Non riesco a capire come la comunità mondiale ignori il caso dei vescovi Youhanna Ibrahim e Paul Yazigi e degli altri sacerdoti presi in ostaggio da più di quattro anni. Non riesco a capire come i leader politici di questo mondo possano stare a braccia conserte a guardare la violenza sanguinosa nel nostro Paese, solo per favorire interessi economici e geopolitici che servono ai loro schemi disumani a breve termine”. Rivolto alle autorità, il patriarca ha affermato: “Il mondo farebbe molto meglio a diffondere la cultura del dialogo in Medio Oriente, spazzando via la cultura della spada. Liberare il nostro Paese dalla presa del terrorismo; fermare il flusso di armi e richiamare indietro le navi. Le navi da guerra non possono proteggerci né le navi di emigrazione! Piantare le radici della pace è la sola cosa che può proteggerci. Siamo radicati qui, in tutto l’Oriente, da duemila anni! Siamo nati qui, abbiamo vissuto qui e qui moriremo”.
Per il patriarca “l’esperienza della sofferenza dovrebbe riunire i popoli invece di distruggerli” ed è necessario “collaborare per guarire le nostre società attraverso una sincera riconciliazione e una vera costruzione della pace”. A tal fine, ha concluso, “nella Chiesa di Antiochia e di tutto l’Oriente viviamo mantenendo una grande speranza e crediamo che la convivenza pacifica e il dialogo sincero tra tutte le religioni, le comunità e le culture è il fondamento della riconciliazione duratura e della vera pace”.

Incontro Sant’Egidio: appello di Al-Tayyib (Al-Azhar) per la popolazione dei Rohingya, “comunità internazionale incapace di salvarli dalla tragedia”

Mon, 2017-09-11 08:12

(dall’inviata a Münster) Una forte denuncia per “ciò che sta accadendo ai cittadini Rohingya, musulmani soggetti a genocidio ed emigrazione forzata” e un appello alla comunità internazionale che è stata fino ad oggi incapace di “salvarli dalla tragedia per cui stanno soffrendo e che viene trasmesso dalle televisioni, tragedia che la coscienza umana non sopporta”. Si è espresso così Ahmad al-Tayyib, grande Imam di Al-Azhar, intervenendo ieri pomeriggio all’Assemblea d’inaugurazione dell’incontro internazionale promosso dalla Comunità di sant’Egidio a Münster dal titolo “Strade di pace”. Ad ascoltare le parole di denuncia e di appello per il popolo Rohingya del Grande Imam c’erano tra gli altri anche la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, e il presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani. Due giorni fa – ha detto al-Tayyib – l’Università Al-Azhar ha pubblicato una dichiarazione proprio sulla questione dei cittadini Rohingya, che contiene appunto una denuncia e una condanna di quanto sta accadendo. “Certo – ha aggiunto il Grande Imam – le denunce e le condanne non hanno più significato, sono perdite di tempo e di energie, ma non posso permettermi di lasciare questa conferenza così ricca di grandi e distinti leader, di giovani leader sui quali nutriamo grande speranza per salvare l’umanità dagli orrori e di raggiunge la pietà, la pace e la sicurezza”.

Incontro Sant’Egidio: Al-Tayyib (Al-Azhar), “solo le religioni possono salvare il mondo dal suicidio della civiltà”

Mon, 2017-09-11 08:11

(dall’inviata a Münster) La soluzione alle grandi sfide di questo tempo “risiede in un’etica umanitaria globale che comprenda l’Oriente e l’Occidente e che governi il nostro mondo contemporaneo e guidi il suo cammino. Solo le religioni e le religioni soltanto possono essere una alternativa all’etica contraddittoria e conflittuale che ha spinto il nostro mondo verso ciò che assomiglia a un suicidio di civiltà”. Lo ha detto Ahmad al-Tayyib, grande Imam di Al-Azhar, protagonista dello storico incontro con Papa Francesco in Egitto, lo scorso 28 aprile, intervenendo ieri pomeriggio all’incontro “Strade di Pace” promosso dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con la diocesi di Münster e Osnabrück. “Le guerre – ha detto il Grande Imam – sono diventate guerre furiose che colpiscono gli innocenti nelle loro case e nelle strade, nei loro villaggi e nelle loro città, nelle loro scuole e nei loro circoli. Oppure li costringono a lasciare le loro case e i loro paesi per andare verso un ignoto di cui forse conoscono solo l’inizio e ne soffrono grandemente”. Al-Tayyib si è scusato con la platea di Münster per le sue parole intrise di pessimismo ma, ha spiegato, “provengo dall’Oriente i cui uomini, donne, bambini e anziani stanno pagando un prezzo pesante di sangue, morte, fosse comuni” e dove “la macchina dell’uccisione e della distruzione continua a operare contro uomini e pietre e da più di 5 anni”. L’Oriente – ha sottolineato al-Tayyib – “è tornato ad essere la scena di conflitti armati mentre i poveri e miserevoli popoli a cui appartengo per nascita, origine e istruzione, hanno pagato e pagano ancora questa assurdità svolgendo guerre in vece altrui”. Riguardo al terrorismo, il Grande Imam di Al-Azhar è ricorso ad una immagine: “Rimane fino a questo momento una storia confusa che non cessa di somigliare ad un trovatello di genitori ignoti di cui non si sa chi siano suo padre né sua madre”. E poi ha concluso richiamando le religioni al loro ruolo essenziale di costruire la pace. “Ma – ha aggiunto – tutto ciò è condizionato dal fatto che si stabilisca la pace tra le religioni stesse perché come recita un famoso adagio, ‘non c’è pace nel mondo se non c’è pace tra le religioni’”.

Papa Francesco: messaggio a Sant’Egidio, “mai abituarsi al male, mai ad esso essere indifferenti”

Mon, 2017-09-11 08:10

(dall’inviata a Münster) Il primo passo per liberare il mondo dai “mali della guerra e dell’odio” è “saper ascoltare il dolore dell’altro, farlo proprio, senza lasciarlo cadere e senza abituarvisi: mai al male bisogna abituarsi, mai ad esso bisogna essere indifferenti”. È quanto Papa Francesco chiede ai leader religiosi, ai rappresentanti del mondo politico internazionale, agli uomini di cultura, in un messaggio che è stato letto ieri pomeriggio dal nunzio apostolico di Germania, mons. Nikola Eterović, in apertura dell’incontro internazionale “Strade di Pace”, promosso a Münster dalla Comunità di Sant’Egidio nello “spirito di Assisi”. “Quello che non possiamo e non dobbiamo fare è restare indifferenti, così che le tragedie dell’odio cadano nell’oblio e ci si rassegni all’idea che l’essere umano sia scartato e che gli vengano anteposti il potere e il guadagno. L’incontro di questi giorni, che desidera aprire e rafforzare strade di pace e per la pace, sembra voler proprio rispondere a questo invito: vincere l’indifferenza di fronte alla sofferenza umana”.

Ad ascoltare le parole di Papa Francesco una sala gremita di 2.500 persone nella Messe und Congress Centrum. Ci sono anche la Cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou, il grande imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyib, il patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, Giovanni X, e il presidente dell’europarlamento, Antonio Tajani. Il tema dell’Incontro è “Strade di pace” ed è un invito – scrive Francesco – ad “aprire e costruire nuove strade di pace. Ce n’è bisogno, specie dove i conflitti sembrano senza via d’uscita, dove non si vogliono intraprendere percorsi di riconciliazione, dove ci si affida alle armi e non al dialogo, lasciando interi popoli immersi nella notte della violenza, senza la speranza di un’alba di pace”.

In modo particolare, le religioni sono chiamate a rispondere a questa “sete di pace” che emerge oggi dall’umanità, e lo potranno fare solo se i leader religiosi ricordano che “Dio detesta la guerra, che la guerra non è mai santa, che mai la violenza può essere commessa o giustificata in nome di Dio”. “Mai più gli uni contro gli altri, ma gli uni insieme agli altri. Le religioni non possono volere altro che la pace, operose nella preghiera, pronte a piegarsi sui feriti della vita e sugli oppressi della storia, vigili nel contrastare l’indifferenza e nel promuovere vie di comunione”. Significativo, per Papa Francesco, che l’incontro si svolga nel cuore dell’Europa, nell’anno in cui il continente celebra i sessant’anni dei trattati fondativi dell’Unione, siglati a Roma nel 1957. “La vostra presenza in Germania sia un segno e un richiamo per l’Europa a coltivare la pace, attraverso l’impegno a costruire vie di più solida unità all’interno e di sempre maggiore apertura all’esterno, senza dimenticare che la pace non è solo frutto dell’impegno umano, ma dell’apertura a Dio”.

Papa in Colombia: Messa a Cartagena, “costruire la pace, parlando non con la lingua ma con le mani e le opere”

Mon, 2017-09-11 08:08

“Fare il primo passo” è, soprattutto, “andare incontro agli altri con Cristo”, che “ci chiede sempre di fare un passo deciso e sicuro verso i fratelli, rinunciando alla pretesa di essere perdonati senza perdonare, di essere amati senza amare”. Lo ha spiegato il Papa, soffermandosi ieri da Cartagena sul motto del suo viaggio apostolico. “Se la Colombia vuole una pace stabile e duratura, deve fare urgentemente un passo in questa direzione, che è quella del bene comune, dell’equità, della giustizia, del rispetto della natura umana e delle sue esigenze”, ha detto Francesco: “Solo se aiutiamo a sciogliere i nodi della violenza, districheremo la complessa matassa degli scontri: ci è chiesto di far il passo dell’incontro con i fratelli, avendo il coraggio di una correzione che non vuole espellere ma integrare; ci è chiesto di essere, con carità, fermi in ciò che non è negoziabile”. L’impegno chiesto dal Papa alla Colombia è quindi quello di “costruire la pace, parlando non con la lingua ma con le mani e le opere”, come ha fatto san Pietro Claver, alzando gli occhi al cielo. Perché “di fronte al conflitto, alcuni semplicemente lo guardano e vanno avanti come se nulla fosse, se ne lavano le mani per poter continuare con la loro vita. Altri entrano nel conflitto in modo tale che ne rimangono prigionieri, perdono l’orizzonte, proiettano sulle istituzioni le proprie confusioni e insoddisfazioni e così l’unità diventa impossibile. Vi è però un terzo modo, il più adeguato, di porsi di fronte al conflitto. È accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo”, ha concluso il Papa citando l’Evangelii gaudium.

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