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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 2 hours 9 min ago

Dj Fabo in Svizzera: Gigli (Mpv), “torna indietro, la tua vita è preziosa”

Mon, 2017-02-27 11:12

“Fabo torna indietro, la tua vita è preziosa per tutti noi e soprattutto per quelli che ti vogliono bene. Preservandola per te puoi insegnare a noi quanto la vita valga e quale sia il valore della sofferenza, far comprendere la reciproca dipendenza e il comune bisogno di solidarietà a un mondo sempre più individualista”. È questo l’appello rivolto a Dj Fabo dal deputato Gian Luigi Gigli, presidente del Movimento per la Vita Italiano (Mpv), che aggiunge: “Quelli che hanno portato all’estero il Dj Fabo stanno strumentalizzando una drammatica vicenda umana solo per perseguire obiettivi ideologici e condizionare emotivamente il dibattito parlamentare. Se essi dovessero riportarne la salma a casa, sappiano che non sono dei monatti, perché avranno concorso a provocarne la morte, inducendolo al suicidio. Non potendolo fare in Italia, si stanno macchiando le mani di sangue nella vicina Svizzera: cambiano i fattori, ma non il prodotto. Ci appelliamo a quanti possono in concreto ancora evitare una tragedia nella tragedia”.

Caporalato: mons. Bertolone (Cec), “mettere fine ad ogni forma di sfruttamento e di schiavizzazione del lavoro”

Mon, 2017-02-27 11:05

“È essenziale mettere fine ad ogni forma di sfruttamento e di schiavizzazione del lavoro e prosciugare il mare di illegalità e irregolarità delittuose e mafiose dentro cui sguazzano aguzzini, caporali ed imprese che utilizzano intermediazione illegale di manodopera mandando tra l’altro in rovina un settore vitale per le sorti di un Paese, quale quello agricolo, divenuto invece la base portante dello sviluppo in nazioni come l’Irlanda, anche attraverso una seria e rigorosa politica di incentivi in favore dei giovani”. Lo ha scritto in una nota monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabra (Cec) e arcivescovo di Catanzaro-Squillace. Il presule ha evidenziato i fenomeni del “consumismo che ci assedia”, la “‘ndrangheta che soffoca le nostre città”, gli “schiavisti di oggi, che fanno mercato di esseri umani da una costa all’altra del Mediterraneo” e quelli “che nelle nostre campagne – con minor pericolo, ma uguale profitto – lucrano da caporali sulla fatica dei braccianti, pagati 2/3 euro l’ora”. Richiamando alcuni episodi di cronaca, mons. Bertolone ha ricordato come” il caporalato è un fenomeno tutt’altro che relegato tra le pagine nere del passato”, sottolineando la “paga di fame corrisposta a dei poveri sfruttati, migranti e no, in molte aree del Paese ed in particolare al Sud e pure in Calabria”. Il presidente dei vescovi calabresi ha detto che “oggi il caporalato è reato”, ma la “buona legge non è bastata a sradicare il fenomeno”, richiamando così all’“etica” e alle “coscienze rette riconoscono il bene dal male ed osservano le leggi”. Per mons. Bertolone, “è necessario un maggiore impegno se si vuole vivere in un’Italia più equa, più solidale nel far affermare prima e presidiare poi – attraverso i tutori della legge – il bene comune”.

Oscar 2017: il miglior film è “Moonlight”. Tutti i premi assegnati dall’Academy

Mon, 2017-02-27 10:15

Oscar miglior film 2017 per l’Academy è “Moonlight” di Adele Romanski, Dede Gardner e Jeremy Kleiner. Colpo di scena finale, per un errore di lettura sul palco Warren Beatty annuncia la vittoria di “La la Lan”, poi si scusa. Il vincitore è dunque il film “Moonlight” sul dramma afroamericano diretto da Barry Jenkins.
A “La la Land” va il premio per la miglior regia di Damien Chazelle, il più giovane regista di sempre a vincere all’età di 32 anni (classe 1985). In totale 6 Oscar su 14 nomination.
Niente da fare per Gianfranco Rosi e il suo “Fuocoammare”, il premio per il miglior documentario va al film “OJ: Made in America” sul caso OJ Simpson.
L’Italia è però sul podio, ha alzato la statuetta, per il miglior trucco del film “Suicide Squad”, ovvero Alessandro Bertolazzi, Giorgio Gregorini e Christophere Nelson. Bertolazzi ha detto: “Ho aspettato 50 anni per questo. Sono italiano, pertanto sono un immigrato, dunque lo dedico a tutti gli immigrati”.
Veniamo a tutti i premi Oscar della serata.
Miglior attrice protagonista è Emma Stone in “La la Land”, invece la statuetta per il miglior attore è andata a Casey Affleck “Manchester by the Sea”. Miglior attrice non protagonista Viola Davis per “Barriere” (“Fences”), attore non protagonista dell’anno è Mahershala Ali per “Moonlight”.
Miglior film straniero l’iraniano “Il cliente” (“The Salesman”) di Asghar Farhadi. Il regista non si è presentato sul palco, ma ha mandato un messaggio contro la legge voluta dal presidente Trump che vieta l’accesso ai migranti dai Paesi sulla “black list”. “Non servono divisioni – ha detto il regista – non serve dividere tra noi e loro. Il cinema deve unire”.
La sceneggiatura originale è del film “Manchester by the Sea” scritta da Kenneth Lonergan, opera di cui è anche regista. La miglior sceneggiatura non originale è di Barry Jenkins per il film “Moonlight”, sulla storia di Tarell Alvin McCraney.
Miglior costume a Coleenn Atwood per il film “Animali fantastici, dove trovarli”, premio per la scenografia “La la Land”. Miglior fotografia a Linus Sandgren per “La la Land”, il montaggio è quello di John Gilbert per il film “Hacksaw Ride”, mentre gli effetti speciali sono del film “Il libro della giungla” (“The Jungle Book”).
La miglior colonna sonora è quella di “La la Land” composta da Justin Hurwitz. La miglior canzone è “City of Stars” sempre di Hurwitz e testo di Benj Pasek e Justin Paul per “La la Land”. Invece, il premio per il sonoro va a “La battaglia di Hacksow Ridge” (“Hacksow Ridge”) e il montaggio sonoro ad “Arrival”.
Miglior film di animazione “Zootropolis” (“Zootropia”) della Disney, mentre il corto animato è “Piper” della Pixar (dunque sempre Disney). Premio per il cortometraggio documentario “The White Helmets”, mentre miglior corto live action è “Sing”.

Papa Francesco: a “All Saints” Church, “l’ecumenismo è più facile nelle Chiese giovani”. Allo studio viaggio in Sud Sudan con arcivescovo di Canterbury

Mon, 2017-02-27 10:07

“I miei collaboratori stanno studiando la possibilità di un viaggio in Sud Sudan”. Ad annunciarlo è stato il Papa, rispondendo alle domande di alcuni membri della Congregazione al termine della visita alla “All Saints’ Church”. “Sono venuti i vescovi, l’anglicano, il presbiteriano e il cattolico, tre insieme a dirmi: ‘Per favore, venga in Sud Sudan, soltanto una giornata, ma non venga solo, venga con Justin Welby, cioè con l’arcivescovo di Canterbury'”, ha raccontato Francesco per spiegare che “l’ecumenismo è più facile nelle Chiese giovani”, che “hanno più vitalità e un bisogno forte di collaborare”. “E stiamo pensando se si può fare, se la situazione è troppo brutta laggiù… Ma dobbiamo fare perché loro, i tre, insieme vogliono la pace, e loro lavorano insieme per la pace…”, ha detto il Papa, che subito dopo ha raccontato un aneddoto “molto interessante”: “Quando il Beato Paolo VI ha fatto la beatificazione dei martiri dell’Uganda – Chiesa giovane –, fra i martiri – erano catechisti, tutti, giovani – alcuni erano cattolici e altri anglicani, e tutti sono stati martirizzati dallo stesso re, in odio alla fede e perché loro non hanno voluto seguire le proposte sporche del re. E Paolo VI si è trovato in imbarazzo perché diceva: ‘Io devo beatificare gli uni e gli altri, sono martiri gli uni e gli altri’. Ma, in quel momento della Chiesa Cattolica, non era tanto possibile fare quella cosa. C’era appena stato il Concilio… Ma quella Chiesa giovane oggi celebra gliuni e gli altri insieme; anche Paolo VI nell’omelia, nel discorso, nella Messa di beatificazione ha voluto nominare i catechisti anglicani martiri della fede allo stesso livello dei catechisti cattolici. Questo lo fa una Chiesa giovane. Le Chiese giovani hanno coraggio, perché sono giovani; come tutti i giovani hanno più coraggio di noi… non tanto giovani!”.

Poi la testimonianza personale: “Io ero molto amico degli anglicani a Buenos Aires, perché la parte di dietro della parrocchia della Merced era comunicante con la cattedrale anglicana. Ero molto amico del Vescovo Gregory Venables, molto amico. Ma c’è un’altra esperienza: nel nord dell’Argentina ci sono le missioni anglicane con gli aborigeni e le missioni cattoliche con gli aborigeni, e il vescovo anglicano e il vescovo cattolico di là lavorano insieme, e insegnano. E quando la gente non può andare la domenica alla celebrazione cattolica va a quella anglicana, e gli anglicani vanno alla cattolica, perché non vogliono passare la domenica senza una celebrazione; e lavorano insieme. E qui la Congregazione per la Dottrina della Fede lo sa. E fanno la carità insieme. E i due i Vescovi sono amici e le due comunità sono amiche”. “Credo che questa sia una ricchezza che le nostre Chiese giovani possono portare all’Europa e alle Chiese che hanno una grande tradizione”, ha commentato il Papa: “E loro dare a noi la solidità di una tradizione molto, molto curata e molto pensata. Credo che a noi farebbe bene, ad ambedue le Chiese: da qui, dall’Europa inviare alcuni seminaristi a fare esperienze pastorali nelle Chiese giovani, si impara tanto. Loro vengono, dalle chiese giovani, a studiare a Roma, almeno i cattolici, lo sappiamo. Ma inviare loro a vedere, a imparare dalle Chiese giovani sarebbe una grande ricchezza”.

Papa Francesco: a “All Saints” Church, “il dialogo ecumenico si fa in cammino”

Mon, 2017-02-27 10:06

Il dialogo teologico “non si può fare in laboratorio: si deve fare camminando, lungo la via”. Ne è convinto il Papa, che nel dialogo domande-risposte con alcuni membri della Congregazione, durante la visita di ieri alla “All Saints’ Church”, ha spiegato: “Noi siamo in cammino e in cammino facciamo anche queste discussioni. I teologi le fanno. Ma nel frattempo noi ci aiutiamo, noi, l’uno con l’altro, nelle nostre necessità, nella nostra vita, anche spiritualmente ci aiutiamo. Per esempio nel gemellaggio c’era il fatto di studiare insieme la Scrittura, e ci aiutiamo nel servizio della carità, nel servizio dei poveri, negli ospedali, nelle guerre… È tanto importante, è tanto importante questo”. “Non si può fare il dialogo ecumenico fermi”, ha ammonito Francesco: “Il dialogo ecumenico si fa in cammino, perché il dialogo ecumenico è un cammino, e le cose teologiche si discutono in cammino”.

Papa Francesco: a “All Saints” Church, tra cattolici e anglicani santi e monaci in comune, “due passi avanti, mezzo passo indietro”

Mon, 2017-02-27 10:05

“È vero, il rapporto tra cattolici e anglicani oggi è buono, ci vogliamo bene come fratelli!”. Lo ha detto il Papa, rispondendo alle domande di alcuni membri della Congregazione, durante la visita di ieri alla Chiesa “All Saints” di via del Babuino. “E mai, mai le due Chiese, le due tradizioni hanno rinnegato i santi, i cristiani che hanno vissuto la testimonianza cristiana fino a quel punto. E questo è importante”, ha proseguito Francesco: “Ma ci sono stati anche rapporti di fratellanza in tempi brutti, in tempi difficili, dov’erano tanto mischiati il potere politico, economico, religioso, dove c’era quella regola ‘cuius regio eius religio’ ma anche in quei tempi c’erano alcuni rapporti”. Poi un aneddoto personale: “Io ho conosciuto in Argentina un vecchio gesuita, anziano, io ero giovane lui era anziano, padre Guillermo Furlong Cardiff, nato nella città di Rosario, di famiglia inglese; e lui da ragazzino è stato chierichetto – lui è cattolico, di famiglia inglese cattolica – lui è stato chierichetto a Rosario nei funerali della Regina Vittoria, nella chiesa anglicana. Anche a quei tempi c’era questo rapporto”. ” rapporti fra cattolici e anglicani sono rapporti – non so se storicamente si può dire così, ma è una figura che ci aiuterà a pensare – due passi avanti, mezzo passo indietro, due passi avanti mezzo passo  indietro…”, li ha definiti il Papa: “È così. Sono umani. E dobbiamo continuare in questo”. “C’è un’altra cosa che ha mantenuto forte il collegamento tra le nostre tradizioni religiose”, ha proseguito: “ci sono i monaci, i monasteri. E i monaci, sia cattolici sia anglicani, sono una grande forza spirituale delle nostre tradizioni. E i rapporti sono migliorati ancora di più, e a me piace, questo è buono. ‘Ma non facciamo tutte le cose uguali…’. Ma camminiamo insieme, andiamo insieme. Per il momento va bene così. Ogni giorno ha la propria preoccupazione”, ha concluso.

Papa Francesco: a “All Saints” Church, insieme “a servizio del Vangelo e di questa città”

Mon, 2017-02-27 10:04

“Una comunione vera e solida cresce e si irrobustisce quando si agisce insieme per chi ha bisogno. Attraverso la testimonianza concorde della carità, il volto misericordioso di Gesù si rende visibile nella nostra città”. Nella parte finale dell’omelia pronunciata durante i vespri con la comunità anglicana della Chiesa “All Saints'”, Francesco ha fatto notare che “per la prima volta un vescovo di Roma visita la vostra comunità. È una grazia e anche una responsabilità: la responsabilità di rafforzare le nostre relazioni a lode di Cristo, a servizio del Vangelo e di questa città”. “Incoraggiamoci gli uni gli altri a diventare discepoli sempre più fedeli di Gesù, sempre più liberi dai rispettivi pregiudizi del passato e sempre più desiderosi di pregare per e con gli altri”, l’invito del Papa, secondo il quale “un bel segno di questa volontà è il ‘gemellaggio’ realizzato tra la vostra parrocchia di All Saints e quella cattolica di Ognissanti”. “Che il volto di Dio splenda su di voi, sulle vostre famiglie e su tutta questa comunità!”, l’augurio di Francesco.

Papa Francesco: a “All Saints” Church, “oggi siamo fratelli e sorelle”

Mon, 2017-02-27 10:03

“Sono trascorsi più di duecento anni da quando si tenne a Roma il primo servizio liturgico pubblico anglicano per un gruppo di residenti inglesi che vivevano in questa parte della città. Molto, a Roma e nel mondo, è cambiato da allora”. Sono le parole con cui il Papa ha iniziato l’omelia pronunciata nel corso dei Vespri recitati ieri con la comunità della Chiesa “All Saints”, prima chiesa anglicana di cui ha varcato la soglia. “Nel corso di questi due secoli molto è cambiato anche tra anglicani e cattolici, che nel passato si guardavano con sospetto e ostilità”, il bilancio di Francesco: “Oggi, grazie a Dio, ci riconosciamo come veramente siamo: fratelli e sorelle in Cristo, mediante il nostro comune battesimo. Come amici e pellegrini desideriamo camminare insieme, seguire insieme il nostro Signore Gesù Cristo”. “La misericordia divina è la sorgente di tutto il ministero cristiano”, ha detto il Papa, esortando a fare come San Paolo, che “supera le divergenze del passato e, vivendo il suo ministero secondo la misericordia ricevuta, non si rassegna davanti alle divisioni ma si spende per la riconciliazione”. Di qui l’invito a “diventare umili”, che vuol dire “decentrarsi, uscire dal centro, riconoscersi bisognosi di Dio, mendicanti di misericordia: è il punto di partenza perché sia Dio a operare”. “Siamo solo vasi di creta, ma custodiamo dentro di noi il più grande tesoro del mondo”, l’immagine usata da Francesco sulla scorta di San Paolo: “Dove la miseria umana si apre all’azione misericordiosa di Dio, il Signore opera meraviglie. Solo riconoscendoci deboli vasi di creta, peccatori sempre bisognosi di misericordia, il tesoro di Dio si riversa in noi e sugli altri mediante noi. Altrimenti, saremo soltanto pieni di tesori nostri, che si corrompono e marciscono in vasi apparentemente belli. Se riconosciamo la nostra debolezza e chiediamo perdono, allora la misericordia risanatrice di Dio risplenderà dentro di noi e sarà pure visibile al di fuori”.

 

Papa Francesco: Angelus, “non potete servire Dio e la ricchezza”. “Dio mai delude”, “non strafare”

Mon, 2017-02-27 10:02

“Tanti amici o tanti che noi credevamo amici, ci hanno deluso; Dio mai delude!”. Lo ha assicurato, a braccio, il Papa, durante l’Angelus di ieri, a cui hanno partecipato 30mila persone. “Realizzare il progetto che Gesù ha annunciato nel Discorso della montagna, fidandosi di Dio che non delude”: è questo, per Francesco, il programma di vita per il cristiano. Ciò significa, ha spiegato il Papa, “darsi da fare come amministratori fedeli dei beni che Lui ci ha donato, anche quelli terreni, ma senza ‘strafare’ come se tutto, anche la nostra salvezza, dipendesse solo da noi”. “Questo atteggiamento evangelico richiede una scelta chiara”, ha ammonito il Papa citando il Vangelo del giorno: “Non potete servire Dio e la ricchezza”. “O il Signore, o gli idoli affascinanti ma illusori”, il bivio di fronte a cui ci troviamo di fronte: “Questa scelta che siamo chiamati a compiere si ripercuote poi in tanti nostri atti, programmi e impegni”, ha fatto notare il Papa: “E’ una scelta da fare in modo netto e da rinnovare continuamente, perché le tentazioni di ridurre tutto a denaro, piacere e potere sono incalzanti. Ci sono tante tentazioni per questo”. “Mentre onorare questi idoli porta a risultati tangibili anche se fugaci, scegliere per Dio e per il suo Regno non sempre mostra immediatamente i suoi frutti”, l’analisi del Papa: “È una decisione che si prende nella speranza e che lascia a Dio la piena realizzazione. La speranza cristiana è tesa al compimento futuro della promessa di Dio e non si arresta di fronte ad alcuna difficoltà, perché è fondata sulla fedeltà di Dio, che mai viene meno. È fedele, è un padre fedele, è un amico fedele, è un alleato fedele”. “Questo è il presupposto per superare i tormenti e le avversità della vita, e anche le persecuzioni, come ci dimostra la testimonianza di tanti nostri fratelli e sorelle”, ha concluso il Papa.

Papa Francesco: Angelus, “fidarsi di Dio, in quest’epoca di orfanezza”, è “difesa dal male sempre in agguato”. “Chi si aggrappa a Dio non cade mai”

Mon, 2017-02-27 10:01

“Sentirlo Padre, in quest’epoca di orfanezza è tanto importante! In questo mondo orfano, sentirlo Padre”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, durante l’Angelus di ieri, pronunciato davanti a 30mila fedeli riuniti in piazza San Pietro, esortando a “fidarsi di Dio”, che “veglia quotidianamente sulla nostra vita” A volte, quest’ultima “scorre sotto l’assillo di tante preoccupazioni, che rischiano di togliere serenità ed equilibrio; ma quest’angoscia è spesso inutile, perché non riesce a cambiare il corso degli eventi”, ha affermato Francesco. Gesù, invece, “ci esorta con insistenza a non preoccuparci del domani, ricordando che al di sopra di tutto c’è un Padre amoroso che non si dimentica mai dei suoi figli: affidarsi a Lui non risolve magicamente i problemi, ma permette di affrontarli con l’animo giusto, coraggiosamente, sono coraggioso perché mi affido al mio Padre che ha cura di tutto e che mi vuole tanto bene”. “Dio non è un essere lontano e anonimo”, ha ammonito il Papa: “È il nostro rifugio, la sorgente della nostra serenità e della nostra pace. È la roccia della nostra salvezza, a cui possiamo aggrapparci nella certezza di non cadere”. “Chi si aggrappa a Dio non cade mai! È la nostra difesa dal male sempre in agguato”, ha esclamato Frnacesco, secondo il quale “Dio è per noi il grande amico, l’alleato, il padre, ma non sempre ce ne rendiamo conto. Non ci rendiamo conto che noi abbiamo un amico, un alleato, un padre che ci vuole bene, e preferiamo appoggiarci a beni immediati che noi possiamo toccare, a beni contingenti, dimenticando, e a volte rifiutando, il bene supremo, cioè l’amore paterno di Dio”. “Noi ci allontaniamo dall’amore di Dio quando andiamo alla ricerca ossessiva dei beni terreni e delle ricchezze, manifestando così un amore esagerato a queste realtà”, ha spiegato il Papa.

Tavolo nazionale psichiatria: Don Arice (Past. Salute Cei), “la Chiesa è in un atteggiamento di ascolto”

Sat, 2017-02-25 19:00

L’Ufficio di Pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana ha avviato un Tavolo nazionale sulla psichiatria che ha coinvolto i principali esperti italiana. Si celebra infatti in questi giorni a Roma il Congresso nazionale della Sopsi, Società italiana di psicopatologia. Una sessione parallela ai lavori congressuali è stata dedicata al tema “La psichiatria nella postmodernità e la comunità ecclesiale”, con la presenza, tra gli altri, di don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio di Pastorale della salute Cei; Alberto Siracusano, presidente Sopsi e ordinario di psichiatria all’Università di Roma Tor Vergata; Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, tra gli organizzatori dell’iniziativa.
Il Tavolo, si legge in una nota, ha evidenziato che “la salute mentale è un bene individuale e collettivo, è il diritto alla felicità di ognuno. Ma è anche una condizione imprescindibile per lo sviluppo economico e sociale del nostro Paese”.
Dopo il saluto inaugurale del presidente Sopsi Siracusano, ha aperto i lavori don Carmine Arice, affermando che “la Chiesa è in un atteggiamento di ascolto nei confronti della medicina e della psichiatria, per conoscere la reale situazione attuale e valutare le prospettive di lavoro future con l’obiettivo di svolgere un servizio sempre attento al benessere psicofisico delle persone”. Dal canto suo, Tonino Cantelmi, nel coordinare i liberi interventi dei presenti, ha citato papa Francesco “che parla di una ‘cultura del provvisorio’, che di fatto limita il diritto dell’uomo alla felicità”.
Nel corso della sessione, sono stati posti accenti particolari sui problemi che si presentano nell’età evolutiva e la necessità di sviluppare interventi preventivi con sostegni alla famiglia e contro le povertà.
Attenzione particolare agli adolescenti, con la sottolineatura di due emergenze: da un lato, la situazione di migliaia di minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro territorio; dall’altro, la constatazione che nella fascia dell’età adolescenziale si sono evidenziate le manifestazioni di un malessere soprattutto relazionale, in cui l’utilizzo indiscriminato dei social media e le mancate occasioni di condivisione reale tendono ulteriormente ad aumentare il disagio identitario.
Una parte della discussione è stata condotta sul gioco d’azzardo patologico, che ormai colpisce il 2% della popolazione, con risvolti drammatici per le persone e le loro famiglie.
Al termine del Tavolo, conclude la nota, è stato espresso “un comune desiderio di dare seguito a questo primo incontro”, sottolineando “l’importanza di avere uno spazio comune di riflessione a cui far seguire comuni proposte operative”.

Diocesi: Genova, messe feriali per lavoratori e studenti nella pausa pranzo

Sat, 2017-02-25 18:30

Un’opportunità data ai lavoratori, che possono sfruttare la pausa pranzo diversamente, ma aperta anche a quanti hanno piacere di partecipare alla messa feriale in un orario non abituale. A Genova sono già due le chiese che offrono la possibilità di partecipare alla messa in pausa pranzo alle 13.15. Si tratta della chiesa di Santa Zita (in Corso Buenos Aires) e della Basilica delle Vigne (nel centro storico) dove le porte rimangono aperte rispettivamente al martedì e al mercoledì per lavoratori, studenti universitari e altre persone che hanno piacere di partecipare alla celebrazione eucaristica. “La prima a partire è stata la Basilica delle Vigne da un’idea di monsignor Nicolò Anselmi”, spiega don Massimiliano Moretti, parroco di Santa Zita e cappellano del lavoro. “Ormai va avanti da alcuni anni e ogni settimana ci sono circa 60-70 persone. Nella mia parrocchia, invece, abbiamo iniziato da poco tempo ma la partecipazione ha raggiunto le 20 persone”. “È un piccolo segno – prosegue -, ma dimostra che è gradito e che le persone vengono volentieri perché la messa è un valore universale”. Sono celebrazioni “necessariamente veloci”, perché soprattutto i lavoratori devono ritagliarsi il tempo della partecipazione durante la pausa pranzo. E proprio nell’ottica di favorire i lavoratori, la settimana prossima, in occasione del Mercoledì delle ceneri, don Moretti celebrerà una messa anche durante la pausa pranzo.

Card. Ravasi: a incontro Sab, “uno dei momenti di grande felicità è quando i genitori stringono tra le braccia le loro creature”

Sat, 2017-02-25 18:20

“La felicità non è il piacere e l’allegria, è qualcosa di più profondo. Non si può comprare. Un filosofo molto importante, come Adorno, diceva che la felicità, come la verità, non la si ha ma vi si è”. Il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la cultura, è intervenuto al Palazzo comunale dei Priori di Perugia in occasione dell’incontro, promosso dal Settore apostolato biblico (Sab) dell’arcidiocesi, sul passo evangelico del “Discorso della Montagna”, definito la “magna carta” del cristiano. È un discorso, come ha evidenziato il card. Ravasi, “che guarda all’orizzonte infinito dei secoli”, che lo fa attraverso le “Beatitudini”, “espressioni di felicità e di libertà”. Da qui l’invito di Ravasi a “riscoprire il valore più autentico della felicità come componente che esprime la nostra libertà, la nostra capacità generativa, di donare figli. Io credo – ha detto il cardinale – che uno dei momenti di grande felicità è quando i genitori stringono tra le braccia le loro creature, perché in quel momento essi sentono che vanno oltre il tempo e lo spazio nel creare il capolavoro in assoluto che loro stessi potevano generare”. All’incontro hanno partecipato non solo cattolici, ma anche credenti di altre fedi e atei, presenti per ascoltare e approfondire la Parola di Dio. Sul sito del Sab (www.lapartebuona.it) sono disponibili audio e video dell’incontro.

Quaresima: mons. Morosini (Reggio Calabria-Bova), “prospettare soluzioni credibili al problema del lavoro”

Sat, 2017-02-25 18:16

“I giovani sono stanchi di sentirsi ripetere le stesse promesse. E intanto continuano a fuggire dalla Calabria”. Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, nel suo messaggio in vista della Quaresima invita all’ascolto. E si rivolge, in particolare, a chi guida, oggi, la Regione Calabria, la Città metropolitana di Reggio Calabria e i Comuni, affinché facciano lo “sforzo di prospettare soluzioni credibili al problema del lavoro”. Poi, l’arcivescovo invita tutti “all’ascolto di noi stessi, per capire dove ci conduce il cuore e intercettare così il desiderio di verità che portiamo dentro. Solo se riusciamo ad impostare rettamente quest’ascolto, sarà facile incontrare Dio e i fratelli”, scrive. Poi, si rivolge alle famiglie, invitandole all’ascolto di Dio, “attraverso la lettura più attenta della Bibbia, che deve avere un posto privilegiato nella nostra casa, perché strumento fondamentale per trasmettere la fede. Vi propongo di leggere assieme, in famiglia, il vangelo domenicale”. L’arcivescovo reggino chiede agli educatori e ai genitori attenzione per i ragazzi. “State accanto ai giovani, parlate con loro, dei loro problemi. Fate capire che siete disposti a portare insieme il peso delle loro fatiche e paure. La solitudine è la vera malattia dei nostri ragazzi”. Infine, dall’ascolto all’azione. “Cercate concrete occasioni di servizio, soprattutto in favore dei più poveri”.

Volontariato: Acli di Roma, riparte il progetto “Anziani supervigili” per la sicurezza dei bambini

Sat, 2017-02-25 18:09

Nonni e nonne davanti alcune scuole romane per facilitare, sia in entrata sia in uscita, l’attraversamento pedonale e per tutelare la sicurezza dei bambini. Lunedì 27 febbraio, alle 16, ripartirà il progetto “Anziani supervigili”, promosso dalle Acli di Roma e provincia, con il patrocinio del Municipio Roma I Centro. La prima scuola presidiata sarà l’elementare Adelaide Bono Cairoli, in via Giordano Bruno, 2. L’iniziativa era cominciata lo scorso anno grazie al finanziamento della Regione Lazio. Quest’anno, si rinnova con nuovi partner e grazie alla disponibilità dei tanti anziani che mettono a disposizione volontariamente il loro tempo. “Riproporre questo progetto anche quest’anno – dichiarano Lidia Borzì e Francesco De Vitalini, rispettivamente presidente delle Acli di Roma e provincia e segretario della Fap Acli Roma – è un segnale di come le buone pratiche sul territorio siano in grado di creare legami di solidarietà e prossimità duraturi nel tempo che vanno oltre il termine dei progetti finanziati”. “Iniziamo dalla scuola Cairoli, ma vogliamo lanciare un appello alle persone anziane più attive del nostro territorio – dichiara Sabrina Alfonsi, presidente Municipio Roma I Centro -, perché si facciano avanti per fornire il loro importante contributo, in modo tale che sia possibile organizzare altre squadre di volontari e replicare l’iniziativa anche presso altri istituti scolastici”.

Religiose: Roma, benedetto il nuovo Collegio di Santa Maria del Patrocinio. Per il card. Sandri “deve rimanere scuola di autentica umanità e vita evangelica”

Sat, 2017-02-25 17:54

“Una casa di formazione come quella che oggi benediciamo non può essere pensata semplicemente come uno spazio dove vivere mentre si sta a Roma per conseguire un titolo accademico: deve rimanere una scuola di autentica umanità e di vita evangelica”. Lo ha affermato il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella corso della celebrazione eucaristica per la benedizione del Collegio di Santa Maria del Patrocinio a Roma destinato ad accogliere le Religiose Orientali che beneficiano di una borsa di studio per completare il curriculum formativo in Urbe da parte del Dicastero. Nell’omelia, il card. Sandri ha voluto sottolineare tre dimensioni. Per prima “l’obbedienza, un voto che nella sua radice esprima la tensione ad una vita che rimane in ascolto, che ricorda quindi la presenza dell’Altro che è Dio attraverso la presenza dei Superiori e delle consorelle”. Poi “la riconoscenza”, che “oltre a farci vivere in maniera eucaristica, dilata gli orizzonti e i limiti della nostra ragione”. “Vivere con serietà il tempo di studio e soggiorno a Roma – ha osservato il prefetto – oltre che arricchire i vostri Istituti di appartenenza quando vi farete rientro, è un modo di vivere la riconoscenza e la gratitudine con umiltà evangelica”. Infine, “il senso dell’assente” che “è la capacità di vivere, studiare e lavorare, sapendo sempre che quanto stiamo operando non è per noi stessi o arricchire o mostrare le nostre conoscenze, ma è un atteggiamento di servizio che dobbiamo al Popolo santo di Dio”. Alla funzione, celebrata nella cappella del Collegio recentemente decorata dall’Atelier del Centro Aletti sotto la guida di padre Marco Rupnik, erano presenti anche l’arcivescovo segretario della Congregazione, mons. Cyril Vasil’, e il sotto-segretario, padre Lorenzo Lorusso.

Cinema: domani sera programmazione dedicata di Sky al regista Luca Viotto

Sat, 2017-02-25 17:30

Nella serata di domani, domenica 26 febbraio, Sky dedicherà una programmazione speciale a Luca Viotto, regista dei film d’arte cinematografici di Sky, scomparso nella notte tra il 23 e il 24 febbraio a soli 55 anni. “È stato il regista 3D per eccellenza”, si legge in una nota, nella quale vine ricordato che “ha curato la regia del documentario ‘27 aprile 2014 – racconto di un evento’, in occasione di un evento storico, la canonizzazione di due Papi, che è stato presentato in anteprima nella giornata di inaugurazione del Festival del Cinema di Roma e premiato con lo European Lumiére 3D Awards, un prestigioso riconoscimento europeo per le produzioni in 3D”. Inoltre “è stato il regista della produzione evento ‘Firenze e gli Uffizi 3D’, opera che ha riscosso grandissimo successo di pubblico in Italia e nel mondo e premiata con il Nastro d’Argento, riconoscimento di cui era orgogliosissimo”. “La sua seconda prova registica cinematografica, ‘San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D’, è stata la prima produzione di Sky riconosciuta come film di interesse culturale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”. I colleghi lo ricordano “come una persona di grande cuore, sempre disponibile e mai debole: aveva carattere, si sapeva far valere e si faceva voler bene”. Il prossimo 3 aprile uscirà nei cinema ‘Raffaello – il Principe delle Arti in 3D’, terzo film cinematografico con la sua regia. Domani, a partire dalle 18.45, in contemporanea su Sky Cinema Cult, Sky Arte e Sky 3D verranno trasmessi “27 aprile 2014 – Racconto di un evento”, “San Pietro e le Basiliche Papali di Roma 3D” e “21.15 Firenze e gli Uffizi 3D”.

Ordo Virginum: mons. Pelvi (Foggia), “se vogliamo crescere nella vita spirituale non possiamo rinunciare a essere missionari”

Sat, 2017-02-25 17:01

“Se vogliamo crescere nella vita spirituale non possiamo rinunciare ad essere missionari. L’impegno dell’evangelizzazione arricchisce la mente ed il cuore, ci apre orizzonti spirituali, ci rende più sensibili per riconoscere l’azione dello Spirito, ci fa uscire dai nostri schemi spirituali limitati… Può essere missionario solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri”. Lo ha detto l’arcivescovo di Foggia-Bovino, monsignor Vincenzo Pelvi, che oggi, a Roma, ha tenuto una relazione sul tema “Stupite il mondo con una vita credibile e attraente. L’Evangelii gaudium interpella l’Ordo Virginum”, nell’ambito del seminario nazionale dell’Ordo Virginum. Il presule ha esortato le circa 150 consacrate presenti a “essere presenti con coraggio là dove vi sono differenze e tensioni, e essere segno credibile della presenza dello Spirito che infonde nei cuori la passione perché tutti siano una sola cosa”. L’Ordo, ha aggiunto, “è un percorso, si potrebbe dire un dialogo ‘che fa’, che agisce. E’ il metodo auspicato al Convegno ecclesiale di Firenze. Dialogare non è negoziare. Negoziare è cercare di ricavare la propria ‘fetta’ della torta comune. Dialogare è cercare il bene comune per tutti. E il modo migliore per dialogare non è quello di parlare e discutere, ma di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà”.

Per mons. Pelvi “è arrivato il momento di sciogliere gli ormeggi, intraprendere nuovi viaggi, costruire ponti, per rendere attuale il Vangelo e irradiarne la luce e la bellezza. Se la vita consacrata vuole riscoprirsi nel suo senso e autenticità deve tornare alle fonti, alle sue radici, alla fonte viva che è Gesù Cristo. La vitalità del carisma dell’Ordo virginum dipende dallo Spirito che lo abita. Metterci in strada, avanzare verso questo rinnovamento interiore e comunitario implica rotture e rinunce a un modo di vivere che abbiamo addomesticato e fatto nostro, senza quasi accorgerci che non stiamo più camminando ma siamo seduti ai bordi delle nostre strade oppure stiamo camminando per sentieri o scorciatoie che allontanano dalla fonte originaria e non orientano più lo sguardo alla meta. È necessario – ha concluso l’arcivescovo – uscire dalle proprie comodità e sicurezze per aprire gli occhi su quei luoghi umani personali e comunitari, sociali ed ecclesiali, fuori dalle nostre comunità o al margine di esse, dove c’è bisogno della luce e della sapienza del Vangelo”.

Ordo Virginum: mons. Pelvi (Foggia), “la Chiesa non può fare a meno delle donne”

Sat, 2017-02-25 17:00

“Sogniamo una Chiesa che si avventura con coraggio sulle strade della missione perché crede nel Signore più che nelle proprie strategie e vive la convinzione di non avere nulla da perdere. Una Chiesa che crede che nulla è impossibile a Dio e quindi anche dai momenti difficili si aspetta che esca qualche sorpresa, inattesa e imprevedibile; una Chiesa che crede che l’esperienza della missione salva e redime più dell’impegno puntiglioso e moralistico. Per questo la Chiesa non può fare a meno delle donne!”. A dichiararlo è stato oggi l’arcivescovo di Foggia-Bovino, monsignor Vincenzo Pelvi, che, a Roma, è intervenuto al seminario nazionale dell’Ordo Virginum con una relazione sul tema “Stupite il mondo con una vita credibile e attraente. L’Evangelii gaudium interpella l’Ordo Virginum”. “La Chiesa generata da questo stile – ha spiegato il presule – sarà una Chiesa attenta a tutta la persona: alla sua storia, alle sue difficoltà, al suo cammino. Sarà una Chiesa capace di apprezzare il valore delle relazioni, percepite come famiglia, come luogo in cui le persone possono sperimentare uno stile fraterno, quello stesso che essi dovrebbero testimoniare nel mondo. C’è bisogno oggi di comunità cristiane che si decidano a curare le relazioni con cordialità e calore, con delicatezza, con umanità, con fantasia”.

“Sogniamo che le donne dell’Ordo vivano di profezia, di tenerezza, di desideri, di gioia evangelica – ha detto mons. Pelvi rivolto alle 150 consacrate partecipanti – la profezia della vostra consacrazione è significativa. Richiama la presenza dello Spirito. Questa forza scompagina le nostre abitudini e il quieto vivere. Invece di arrendersi, la donna offre il possibile… il ‘forse’, non tutto è perduto, che qualche riparazione dell’esistente si può provare. Certo l’animo profetico della donna non esclude il dubbio, impara il rischio pagando di persona. La donna sa prendere sempre in mano gli strumenti della lode, nonostante la drammaticità del vivere, imparando a vedere la realtà davvero come è. Quando tutto sembra finito, nel cuore del dolore succede qualcosa; c’è un ‘ma’ che apre all’azione di Dio”. Per far sorgere “questo arcobaleno della femminilità è richiesto a tutti nella Chiesa di salvare i valori femminili senza mantenere le donne nel recinto delle qualità attraenti e passive, da cui esse vogliono uscire per essere trattate semplicemente come persone. Certo è grazie alla presenza di Maria, che nel cristianesimo le donne hanno un ruolo imprescindibile. È bene, perciò, associarle non solo al suo silenzio, alla sua presenza discreta e di umile servizio, ma anche al suo generoso e fedele coinvolgimento nella sequela di Gesù”.

Diocesi: Caritas Noto, ieri sera la messa per la città all’ospedale Maggiore

Sat, 2017-02-25 16:46

È stato l’ospedale Maggiore di Noto ad ospitare ieri sera la messa per la città, appuntamento mensile promosso dalla Carita diocesana e che “esprime la dimensione comunitaria del celebrare la fede vissuta nella quotidianità”. “Grazie per tutto quello che fate per me. Per voi non posso fare nulla, non ho come ripagarvi: posso solo pregare il Signore perché perdoni i vostri peccati”. Don Giorgio Cicciarella, cappellano dell’ospedale Maggiore di Modica, ha voluto condividere questa ‘preghiera di benedizione’ che lo ha interrogato in prima persona, facendogli sperimentare tutta la forza del donarsi agli altri. A pronunciarla è stato uno dei malati a cui quotidianamente sta vicino. “È un giovane dell’Armenia, ha 34 anni”, ha spiegato ai presenti il sacerdote, aggiungendo che “sta molto male. Nel suo Paese non poteva curarsi, è andato in Germania, poi lo hanno portato qui. Da tempo è in dialisi, ora ha subito tre delicati interventi”. “Noi gli stiamo accanto e stiamo anche espletando tutte le pratiche burocratiche per permettere al fratello di raggiungerlo. Vuole accanto una persona della sua famiglia. Il suo grazie, la sua preghiera, li sento come qualcosa di straordinario”, ha rivelato don Giorgio, che nell’omelia ha osservato come “spesso nella malattia si sperimenta l’abbandono”. Perciò – l’invito del sacerdote – “chi può, dopo l’eucaristia, vada nei reparti. Così il Corpo di cui ci nutriamo lo portiamo agli altri”. “Don Giorgio – ha affermato Maurilio Assenza, direttore della Caritas diocesana di Noto, prima dell’inizio della messa – mi ha spiegato che ai malati è stato comunicato che noi saremmo stati qui per pregare per loro. Sono invisibili spesso agli occhi di molti, ma non lo sono agli occhi di Dio”.

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