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Papa in Colombia: Messa a Bogotá, “prendere il largo” per farsi “promotori della vita”

Thu, 2017-09-07 23:15

“Bogotá e la Colombia sono, nel medesimo tempo, riva, lago, mare aperto, città attraverso la quale Gesù è passato e passa, per offrire la sua presenza e la sua parola feconda, per farci uscire dalle tenebre e portarci alla luce e alla vita”. È la metafora con cui il Papa ha concluso l’omelia della Messa al Parco Bolivar di Bogotá, a chiusura della prima giornata del suo ventesimo viaggio apostolico. “Chiamare gli altri, tutti, perché nessuno rimanga in balìa delle tempeste; far entrare nella barca tutte le famiglie, santuario di vita; fare spazio al bene comune al di sopra degli interessi meschini o particolari, farsi carico dei più fragili promuovendo i loro diritti”. L’esempio è quello di Pietro, che “sperimenta la sua piccolezza, la grandezza della Parola e dell’azione di Gesù, conosce le proprie fragilità, il suo buttarsi in avanti e tirarsi indietro, come lo conosciamo noi, come lo conosce la storia di violenza e di divisione del vostro popolo che non sempre ci ha trovati disponibili a condividere la barca, le tempeste, le disavventure”. Come fece con Simone, Gesù – ha concluso il Papa – “ci invita a prendere il largo, ci spinge a condividere il rischio, a lasciare i nostri egoismi e a seguirlo; ad abbandonare paure che non vengono da Dio, che ci paralizzano e ritardano l’urgenza di essere costruttori della pace, promotori della vita”.

Papa in Colombia: Messa a Bogotá, “lavorare per la cura e la difesa della vita umana”

Thu, 2017-09-07 23:13

“Noi possiamo invischiarci in discussioni interminabili, fare la conta dei tentativi falliti ed elencare gli sforzi finiti nel nulla; come Pietro, sappiamo cosa significa l’esperienza di lavorare senza nessun risultato. Anche questa nazione conosce questa realtà”. Con queste parole il Papa ha descritto la storia della Colombia, “quando per un periodo di sei anni, al suo inizio, ebbe 16 presidenti e pagò caro le sue divisioni”. “Anche la Chiesa in Colombia ha fatto esperienza di impegni pastorali vani e infruttuosi – l’analisi di Francesco – però come Pietro, siamo anche capaci di confidare nel Maestro, la cui Parola suscita fecondità persino là dove l’inospitalità delle tenebre umane rende infruttuosi tanti sforzi e fatiche”. “Pietro è l’uomo che accoglie con risolutezza l’invito di Gesù, che lascia tutto e lo segue, per trasformarsi in un nuovo pescatore, la cui missione consiste nel condurre i suoi fratelli al Regno di Dio, dove la vita diventa piena e felice”, ha spiegato il Papa. “Ma il comando di gettare le reti non è rivolto soltanto a Simon Pietro”, ha proseguito: “A lui è toccato di prendere il largo, come quelli che nella vostra patria hanno per primi riconosciuto quello che più urge, quelli che hanno preso iniziative di pace, di vita”. “Gettare le reti comporta responsabilità”, ha ammonito Francesco: “A Bogotá e in Colombia si trova in cammino un’immensa comunità, che è chiamata a diventare una rete robusta che raccolga tutti nell’unità, lavorando per la difesa e la cura della vita umana, particolarmente quando è più fragile e vulnerabile: nel seno materno, nell’infanzia, nella vecchiaia, nelle condizioni di disabilità e nelle situazioni di emarginazione sociale”. “Anche le moltitudini che vivono a Bogotá e in Colombia possono diventare vere comunità vive, giuste e fraterne se ascoltano e accolgono la Parola di Dio”, ha assicurato il Papa: “In queste moltitudini evangelizzate sorgeranno molti uomini e donne divenuti discepoli che, con cuore veramente libero, possano seguire Gesù; uomini e donne capaci di amare la vita in tutte le sue fasi, di rispettarla, di promuoverla. C’è bisogno di chiamarci gli uni gli altri, di mandarci dei segni, come i pescatori, di tornare a considerarci fratelli, compagni di strada, soci di questa impresa comune che è la patria”.

Papa in Colombia: Messa a Bogotá, in questo Paese “bellezze” e “tenebre”

Thu, 2017-09-07 23:11

“Questa amata città, Bogotá, e questo bellissimo Paese, la Colombia, presentano molti degli scenari umani descritti nel Vangelo”, l’omaggio di Francesco nell’omelia della Messa celebrata al Parco Simon Bolivar, polmone verde al centro città oggi gremito fino all’inverosimile nonostante la pioggia che si è abbattuta su Bogotá fino a poco prima che iniziasse la Messa : “Qui si trovano moltitudini che anelano a una parola di vita, che illumini con la sua luce tutti gli sforzi e mostri il senso e la bellezza dell’esistenza umana. Queste moltitudini di uomini e donne, bambini e anziani abitano una terra di inimmaginabile fecondità, che potrebbe dare frutti per tutti”. Ma anche in Colombia, come in altre parti del mondo, “ci sono fitte tenebre che minacciano e distruggono la vita: le tenebre dell’ingiustizia e dell’inequità sociale; le tenebre corruttrici degli interessi personali o di gruppo, che consumano in modo egoista e sfrenato ciò che è destinato al benessere di tutti; le tenebre del mancato rispetto per la vita umana che miete quotidianamente l’esistenza di tanti innocenti, il cui sangue grida al cielo; le tenebre della sete di vendetta e di odio che macchia di sangue umano le mani di coloro che si fanno giustizia da soli; le tenebre di coloro che si rendono insensibili di fronte al dolore di tante vittime”. Tutte queste tenebre, Gesù le disperde e le distrugge con il suo comando sulla barca di Pietro: “Prendi il largo”.

Papa in Colombia: Messa a Bogotá, il “mare aperto” e le parole “profonde, giuste e sicure di Gesù”

Thu, 2017-09-07 23:09

La chiamata dei primi discepoli avvenne sulle rive del lago di Genesaret, il cosiddetto mare di Galilea, “dove la gente si affollava per ascoltare una voce capace di orientarla e illuminarla”. È cominciata con questa immagine l’omelia della prima Messa celebrata dal Papa in terra di Colombia, al termine della seconda giornata del suo ventesimo viaggio internazionale, dedicata alla capitale Bogotá. Il lago, ha sottolineato Francesco davanti a una folla sterminata del Parco Simon Bolivar, che può contenere fino a 700mila persone, “è anche il luogo dove i pescatori terminano le loro faticose giornate, in cui cercano il sostentamento per condurre una vita senza penurie, dignitosa e felice”. “Nel mare aperto si confondono l’agognata fecondità del lavoro e la frustrazione per l’inutilità degli sforzi vani”, ha spiegato il Papa ricordando che “secondo un’antica interpretazione cristiana, il mare rappresenta anche l’immensità dove convivono tutti i popoli”. Infine, “a causa della sua agitazione e oscurità”, il mare “evoca tutto quello che minaccia l’esistenza umana e che ha il potere di distruggerla”, tanto che noi “usiamo espressioni analoghe per definire le moltitudini: una marea umana, un mare di gente”. Quel giorno, ha osservato Francesco riguardo al brano evangelico narrato da Luca, “Gesù si trova ad avere alle spalle il mare e di fronte una moltitudine che lo ha seguito perché sa della sua commozione davanti al dolore umano e delle sue parole giuste, profonde, sicure. Tutti vengono ad ascoltarlo; la Parola di Gesù ha qualcosa di speciale che non lascia indifferente nessuno; la sua Parola ha il potere di convertire i cuori, di cambiare piani e progetti. È una Parola confermata dall’azione, non sono conclusioni scritte a tavolino, espressioni fredde e staccate dal dolore della gente, e perciò è una Parola che serve sia per la sicurezza della riva sia per la fragilità del mare”. Arrivato in “papamobile” nel parco, dopo il giro nei vari settori Francesco è stato accolto da un gruppo di disabili.

Papa in Colombia: al Celam, “superare il clericalismo”, oggi “c’è bisogno di passione”

Thu, 2017-09-07 21:26

“È indispensabile superare il clericalismo che rende infantili i laici e impoverisce l’identità dei ministri ordinati”. Nella parte finale del suo discorso al Celam, il Papa ha auspicato “l’attuazione serena, responsabile, competente, lungimirante, articolata, consapevole, di un laicato cristiano che, in quanto credente, sia disposto a contribuire: nei processi di un autentico sviluppo umano, nel consolidamento della democrazia politica e sociale, nel superamento strutturale della povertà endemica, nella costruzione di una prosperità inclusiva fondata su riforme durature e capaci di tutelare il bene sociale, nel superare le disuguaglianze e salvaguardare la stabilità, nel delineare modelli di sviluppo economico sostenibili che rispettino la natura e il vero futuro dell’uomo – che non si esaurisce nel consumismo illimitato –, come pure nel rifiuto della violenza e nella difesa della pace”. “La speranza deve sempre vedere il mondo con gli occhi dei poveri e a partire dalla situazione dei poveri”, ha affermato Francesco, che subito dopo ha ammonito: “La ricchezza autosufficiente spesso priva la mente umana della capacità di vedere, sia la realtà del deserto sia le oasi che vi sono nascoste. Propone risposte da manuale e ripete certezze da talkshow; balbetta la proiezione di sé stessa, vuota, senza avvicinarsi minimamente alla realtà”. “Se vogliamo servire, come Celam, la nostra America Latina, dobbiamo farlo con passione”, la consegna finale del Papa: “Oggi c’è bisogno di passione. Mettere il cuore in tutto quello che facciamo. Passione del giovane innamorato e dell’anziano saggio, passione che trasforma le idee in utopie praticabili, passione nel lavoro delle nostre mani, passione che ci trasforma in incessanti pellegrini nelle nostre Chiese” come san Toribio di Mogrovejo, che “non si installò nella sua sede: di 24 anni di episcopato, 18 li passò nei paesi della sua diocesi”.

Papa in Colombia: al Celam, “la speranza in America Latina ha un volto giovane e di donna”

Thu, 2017-09-07 21:20

“La speranza in America Latina ha un volto giovane” e “un volto femminile”. Ne è convinto il Papa, che nel discorso al Celam ha fatto notare come “si parla spesso dei giovani: alcuni riportano notizie sulla loro presunta decadenza e su quanto siano assopiti, altri approfittano del loro potenziale come consumatori, non pochi propongono loro il ruolo di manovalanza dello spaccio e della violenza”. “Non lasciatevi catturare da simili caricature sui giovani”, l’invito ai vescovi latinoamericani: “Guardateli negli occhi e cercate in loro il coraggio della speranza. Non è vero che sono pronti a ripetere il passato. Aprite loro spazi concreti nelle Chiese particolari a voi affidate, investite tempo e risorse nella loro formazione. Proponete programmi educativi incisivi e obiettivi da realizzare, chiedendo loro, come i genitori chiedono ai figli, di mettere in atto le loro potenzialità ed educando il loro cuore alla gioia della profondità, non della superficialità. Non accontentatevi della retorica o di scelte scritte nei piani pastorali e mai messe in pratica”. “In ogni giovane si nasconde un istmo, nel cuore di tutti i nostri ragazzi c’è un pezzo di terreno stretto e allungato che si può percorrere per condurli verso un futuro che solo Dio conosce e a Lui appartiene”, ha assicurato Francesco citando il luogo della prossima Giornata mondiale della Gioventù, in programma a Panama: “Tocca a noi presentare loro grandi proposte per suscitare in essi il coraggio di rischiare insieme a Dio e di rendersi, come la Vergine, disponibili”. “La speranza in America Latina ha un volto femminile”, ha proseguito il Papa soffermandosi sul “ruolo della donna nel nostro continente e nella nostra Chiesa”: “Dalle sue labbra abbiamo imparato la fede; quasi con il latte del suo seno abbiamo acquisito i tratti della nostra anima meticcia e l’immunità di fronte ad ogni disperazione. Penso alle madri indigene o “morenas”, penso alle donne delle città con il loro triplo turno di lavoro, penso alle nonne catechiste, penso alle consacrate e alle così discrete “artigiane” del bene. Senza le donne la Chiesa del continente perderebbe la forza di rinascere continuamente. Sono le donne che, con meticolosa pazienza, accendono e riaccendono la fiamma della fede”. “Se vogliamo una fase nuova e vitale della fede in questo continente, non la otterremo senza le donne”, la tesi di Francesco auspicando che le donne siano “protagoniste nella Chiesa latinoamericana”, e non vittime del “clericalismo”.

Papa in Colombia: al Celam, “costruire ponti” ed essere “sacramento di speranza”

Thu, 2017-09-07 21:15

“La Chiesa non sta in America Latina come se avesse le valige in mano, pronta a partire dopo averla saccheggiata, come hanno fatto tanti nel corso del tempo”. Lo ha detto il Papa al Celam, spiegando che “quanti operano così guardano con senso di superiorità e disprezzo il suo volto meticcio; pretendono di colonizzare la sua anima con le stesse formule, fallite e riciclate, sulla visione dell’uomo e della vita; ripetono uguali ricette uccidendo il paziente mentre arricchiscono i medici che li mandano; ignorano le ragioni profonde che abitano nel cuore del popolo e che lo rendono forte proprio nei suoi sogni, nei suoi miti, malgrado i numerosi disincanti e fallimenti; manipolano politicamente e tradiscono le loro speranza, lasciando dietro di sé terra bruciata e il terreno pronto per l’eterno ritorno dello stesso, anche quando si ripresenti con un vestito nuovo”. “Uomini e utopie forti hanno promesso soluzioni magiche, risposte istantanee, effetti immediati”, ha ammonito Francesco, ribadendo che la Chiesa “deve continuare a prestare l’umile servizio al vero bene dell’uomo latinoamericano”: “Deve lavorare senza stancarsi per costruire ponti, abbattere muri, integrare la diversità, promuovere la cultura dell’incontro e del dialogo, educare al perdono e alla riconciliazione, al senso di giustizia, al ripudio della violenza e al coraggio della pace”. La Chiesa dell’America latina, ha sintetizzato il Papa, ha un “volto meticcio: non unicamente indigeno, né ispanico, né lusitano, né afroamericano, ma meticcio, latinoamericano! Guadalupe e Aparecida sono manifestazioni programmatiche di questa creatività divina”. “Le pagine più luminose della storia della nostra Chiesa sono state scritte proprio quando abbiamo saputo nutrirci di questa ricchezza, parlare a questo cuore nascosto che palpita custodendo, come una piccola luce accesa sotto apparenti ceneri, il senso di Dio e della sua trascendenza, la sacralità della vita, il rispetto per il creato, i legami di solidarietà, la gioia di vivere, la capacità di essere felici senza condizioni”, il bilancio a proposito dell'”anima profonda” del continente. No, dunque, alla “ombrosità lamentosa”, sì invece alla capacità del “cuore latinoamericano” di essere “un  sacramento di speranza”.

Papa in Colombia: al Celam, “ritrovare unità”, senza “lasciarsi condizionare dall’aria condizionata degli uffici”

Thu, 2017-09-07 21:12

“Ritrovare l’unità”, senza “confondere le nostre vane necessità con la causa” di Gesù. È il secondo imperativo affidato dal Papa ai vescovi latinoamericani, nel discorso rivolto oggi ai membri del Celam da Bogotà, in cui ha esortato i presuli a non “cedere allo scoraggiamento”, nella loro azione missionaria, partendo dalla consapevolezza che “il Vangelo è sempre concreto, mai un esercizio di sterili speculazioni”. No, allora, alla “ricorrente tentazione di perdersi nel bizantinismo dei ‘dottori della legge’, di domandarsi fino a che punto si può arrivare senza perdere il controllo del proprio territorio delimitato o del presunto potere che i limiti garantiscono”. Sì, invece, ad una Chiesa “in stato di permanente di missione”, che “mentre cammina, incontra; quando incontra, si avvicina; quando si avvicina, parla; quando parla, tocca col suo potere; quando tocca, cura e salva”. “Uscire per incontrare, senza passare oltre; chinarsi senza noncuranza; toccare senza paura”, la ricetta di Francesco per la Chiesa del suo continente: “Si tratta di mettersi giorno per giorno nel lavoro sul campo, lì dove vive il Popolo di Dio che vi è stato affidato. Non ci è lecito lasciarci paralizzare dall’aria condizionata degli uffici, dalle statistiche e dalle strategie astratte. Bisogna rivolgersi alla persona nella sua situazione concreta; da essa non possiamo distogliere lo sguardo. La missione si realizza in un corpo a corpo”.

Papa in Colombia: al Celam, “imparare dal metodo” di Aparecida, no a “funzionalismo, clericalismo, gnosticismo e casta”

Thu, 2017-09-07 21:10

“Imparare dal metodo” di Aparecida, l’ultimo evento sinodale della Chiesa latinoamericana e dei Caraibi. È l’imperativo con cui è iniziato il discorso del Papa al comitato direttivo del Celam, avvenuto questo pomeriggio (ore 22 in Italia) nella nunziatura apostolica di Bogotà. Il “metodo” di Aarecida, ha ricordato Francesco, è “basato essenzialmente sulla partecipazione delle Chiese locali e in sintonia con i pellegrini che camminano in cerca del volto umile di Dio”: in questa prospettiva, la missione della Chiesa latino americana “vuol essere non la somma di iniziative programmatiche che riempiono le agende e disperdono anche energie preziose, bensì lo sforzo per porre la missione di Gesù nel cuore della Chiesa stessa, trasformandola in criterio per misurare l’efficacia delle strutture, i risultati del lavoro, la fecondità dei ministri e la gioia che essi sono capaci di suscitare. Perché senza gioia non si attira nessuno”. No, allora, alle “tentazioni, ancora presenti, della ideologizzazione del messaggio evangelico, del funzionalismo ecclesiale e del clericalismo”: bisogna “arrivare al cuore dell’uomo”, tenendo presente che “Dio, quando parla all’uomo in Gesù, non lo fa con un generico richiamo come a un estraneo, né con una convocazione impersonale alla maniera di un notaio, né con una dichiarazione di precetti da eseguire come fa qualsiasi funzionario del sacro”, ma “con la voce inconfondibile del Padre che si rivolge al figlio”. Non si può, per Bergoglio, “ridurre il Vangelo a un programma al servizio di uno gnosticismo di moda, a un progetto di ascesa sociale o a una visione della Chiesa come burocrazia che si autopromuove, né tantomeno questa si può ridurre a un’organizzazione diretta, con moderni criteri aziendali, da una casta clericale”. La Chiesa, per Francesco, “è mistero e popolo”, come si legge nella Lumen Gentium: “vicinanza e incontro sono gli strumenti di Dio che, in Cristo, si avvicinato e ci incontrato sempre”. “Aparecida è un tesoro la cui scoperta è ancora incompleta”, le parole di Francesco: “Le realtà indispensabili della vita umana e della Chiesa non sono mai un monumento ma un patrimonio vivo”. “C’è tanta dispersione interiore e anche esteriore!”, il grido d’allarme del Papa: “I numerosi eventi, la frammentazione della realtà, l’istantaneità e la velocità del presente, potrebbero farci cadere nella dispersione e nel vuoto”.

Notizie Sir del giorno: Papa in Colombia, Instrumentum laboris della 48ª Settimana sociale, in Australia Giornata per la protezione dei minori, Uragano Irma

Thu, 2017-09-07 18:30

Papa in Colombia: servono “leggi giuste” per “superare i conflitti”. “Fissare lo sguardo” su esclusi, emarginati, deboli e donne

“La Colombia ha bisogno di tutti per aprirsi al futuro con speranza”. Ne è convinto il Papa, che nel discorso rivolto alle autorità colombiane è partito dal motto del Paese – “Libertà e ordine” – per affermare che “i cittadini devono essere stimati nella loro libertà e protetti con un ordine stabile”. “Non è la legge del più forte, ma la forza della legge, quella che è approvata da tutti, a reggere la convivenza pacifica”, ha ammonito Francesco, secondo il quale “occorrono leggi giuste che possano garantire tale armonia e aiutare a superare i conflitti che hanno distrutto questa azione per decenni; leggi che non nascono dall’esigenza pragmatica di ordinare la società bensì dal desiderio di risolvere le cause strutturali della povertà che generano esclusione e violenza”. (clicca qui)

Settimana sociale: Instrumentum laboris, “denuncia, ascolto, buone pratiche, proposta” per “un vero cambiamento”

Otto capitoli e 75 paragrafi: si sviluppa così l’Instrumentum laboris che illustra ragioni e obiettivi della 48ª Settimana sociale dei cattolici italiani in programma dal 26 al 29 ottobre a Cagliari sul tema “Il lavoro che vogliamo. Libero, creativo, partecipativo, solidale. In calce al documento diffuso oggi, l’affermazione di Papa Francesco al n.192 di Evangelii Gaudium da cui si ispira il tema dell’appuntamento: “Nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita”. “Il lavoro era e rimane un’esperienza umana fondamentale”, esordisce l’Instrumentum invitando a non risolvere i problemi “dimenticando i volti e le storie della gente che lavora”. (clicca qui)

Australia: domenica 10 settembre Giornata per la protezione dei minori. Sondaggio su 1.400 bambini, “adulti, ascoltateci”

La preoccupazione che le cose possano andare peggio se parlano. La convinzione che gli adulti non saprebbero che cosa fare e, infine, il disagio e l’imbarazzo di confidarsi con qualcuno. Sono queste le motivazioni che impediscono ai bambini e ai giovani di parlare con un adulto della loro sicurezza e degli abusi sessuali. È quanto emerge da un sondaggio condotto in Australia dall’Istituto di ricerca sulla protezione dei minori dell’Università Cattolica australiana che ha intervistato a livello nazionale 1.400 giovani e bambini. La stragrande maggioranza degli intervistati (8 bambini su 10 e 9 bambine su 10) ha detto di sentirsi sicuro quando è a scuola, in chiesa, in campi estivi o nella pratica degli sport. Tuttavia 1 bambino su 5 ammette che non saprebbe cosa fare né a chi rivolgersi in caso non si sentisse sicuro o qualcuno procurasse loro del male. Dal sondaggio, ricevuto oggi dal Sir, emerge che nella percezione dei ragazzi, “gli adulti non hanno abbastanza tempo per loro, non prendono in seria considerazione il lavoro di protezione dei minori e che agli adulti non piace parlare di cose delicate e sensibili”. (clicca qui)

Uragano Irma: Caritas, “previste decine di milioni di persone colpite. Al via gruppi di emergenza e centri di accoglienza”

L’uragano Irma sta minacciando le popolazioni dei Caraibi, con venti a 300 km orari, onde gigantesche e piogge torrenziali. Le zone coinvolte sono Porto Rico, Repubblica Dominicana, Haiti, isole dei Caraibi Orientali e gli Usa. Caritas internationalis ha effettuato ieri una video-conferenza con i rappresentanti di alcune Caritas della zona. “Il numero delle persone colpite, secondo le previsioni, potrebbe salire a decine di milioni tra le isole caraibiche – in particolare Haiti, Repubblica Dominicana e Cuba – e Stati Uniti. La Chiesa, attraverso le Caritas nazionali, diocesane e parrocchiali, “sta predisponendo piani diocesani con l’attivazione di gruppi di emergenza, l’organizzazione di volontari e operatori pastorali, l’apertura di centri di accoglienza”, informa Caritas italiana. (clicca qui)

Norvegia: elezioni Parlamento. Rossiné (diocesi Oslo), “temi più dibattuti tasse, immigrazione e decentralizzazione”, ma c’è “nostalgia per un livello più alto di discussione”

Futuro politico molto incerto in Norvegia a quattro giorni dalle elezioni generali per il rinnovo del Parlamento in uno strenuo testa a testa tra i due partiti più votati nel 2013 (laburisti con il 30% delle preferenze e i conservatori con il 26% ma poi a capo del governo) e un’atmosfera “confusa”: i sondaggi non riescono a identificare se ci sarà un cambio di guida o se i conservatori continueranno a governare. Il clima è “teso” perché “c’è eccitazione di sapere i risultati delle elezioni”. A fare al Sir un quadro del dibattito pre-elettorale è il responsabile della comunicazione per la diocesi di Oslo, Hans Rossiné. I temi discussi sono stati principalmente “tasse, immigrazione e decentralizzazione”. (clicca qui)

Terremoto a Ischia: mons. Lagnese (vescovo), “dare in fitto la casa a chi l’ha persa nuova opera di misericordia”. No a “speculazioni”

“‘Ero in cerca di una casa e non me l’avete negata’: potrebbe essere questa per l’Isola di Ischia, visitata la sera del 21 agosto scorso dal terremoto, una nuova opera di misericordia. Ci sono tante famiglie che hanno perso la casa e che sono momentaneamente accolte presso parenti e amici o in strutture alberghiere”. Lo sostiene oggi mons. Pietro Lagnese, vescovo di Ischia, che rivolge un appello “a tutti coloro che, ischitani e non, sono proprietari di una casa sull’Isola di Ischia: se avete la possibilità, datela in fitto senza però speculare sul canone di locazione”. (clicca qui)

Mostra del cinema: il punto della Commissione nazionale valutazione film della Cei

L’Agenzia Sir con la Commissione Nazionale valutazione film della Cei è a #Venezia74, seguendo tutti i film del Concorso. Insieme al segretario della Cnvf Massimo Giraldi, giurato a Venezia per il premio cattolico internazionale “Signis”, ogni giorno il commento sui film in cartellone. Giovedì 7 settembre sono due i titoli in gara per il Leone d’oro: “Jia Nian Hua” (“Angels Wear White”), secondo lungometraggio di Vivian Qu, regista, produttrice e sceneggiatrice cinese, e “Mektoub, My Love: Canto Uno” del franco-tunisino Abdellatif Kechiche, già vincitore a Venezia del Leone d’argento nel 2007 con “Cous Cous”. È invece fuori concorso a Venezia “Il colore nascosto delle cose” di Silvio Soldini, con Valeria Golino e Adriano Giannini, in uscita nelle sale italiane da venerdì 8 settembre. (clicca qui)

Avvenire: la prima pagina di domani 8 settembre. Rapporto di Msf su campi di detenzione immigrati Libia, Papa in Colombia, Settimana sociale

Thu, 2017-09-07 18:29

“Atrocità in Libia”. È dedicato al drammatico rapporto di Medici senza frontiere, che ha visitato i campi di detenzione degli immigrati controllati dal governo di Tripoli, il titolo di apertura di “Avvenire” di domani. Tema, quello dell’immigrazione al quale è dedicato anche l’editoriale a firma di Leonardo Becchetti sul perché non possiamo non essere accoglienti.
Una grande fotocronaca racconta poi la prima giornata del Papa in visita in Colombia, con un reportage, a firma di Lucia Capuzzi, su Mesetas, dove gli ex guerriglieri delle Farc tornano a una vita normale e pacifica.
Ancora, la notizia dell’intesa tra Stato ed enti locali sulla riforma del settore dell’azzardo, con i Comuni che potranno decidere orari e distanze per le sale slot.
Spazio infine al documento preparatorio per la Settimana sociale dei cattolici che già fornisce molti spunti concreti di azione per la crescita dell’occupazione e la dignità del lavoro.

Papa in Colombia: Celam, “messaggero di speranza e pace per tutti i nostri popoli”

Thu, 2017-09-07 18:28

“Unito al Papa nella gioia e nella speranza”. Così si sente il Celam, il Consiglio episcopale latinoamericano, che ha diffuso un comunicato dopo l’incontro del direttivo che si è tenuto questa mattina a Bogotá, in attesa di incontrare Papa Francesco alle 22 (ora italiana). Si legge nella nota: “Da questo organismo che sta al servizio delle 22 Conferenze episcopali dell’America Latina e del Caribe salutiamo il Santo Padre come messaggero di speranza e pace per tutti i nostri popoli e specialmente del popolo colombiano”. I vescovi del Celam ricordano che “in questi giorni siamo stati solidali con popoli e Chiese che vivono gravi situazioni: il Venezuela, nella sua crisi prolungata; i Paesi colpiti da fenomeni climatici; la situazione di numerosi giovani migranti negli Stati Uniti. Il nostro lavoro, in comunione con gli orientamenti del Santo Padre, si sono incentrati nel cammino di una conversione pastorale, profonda necessità della Chiesa in tutti i tempi, però particolarmente nel momento di cambiamento che viviamo”. Conversione che chiede “sempre maggiore fedeltà al Vangelo”. Prosegue la nota: “Aspettiamo da Papa Francesco la sua parola capace di orientare e confermare nella fede; parola che trasmetteremo ai nostri fratelli vescovi e a tutta la comunità ecclesiale”. Il documento si conclude con un augurio al popolo colombiano, perché la visita del Papa “porti frutto e contribuisca alla costruzione della pace”.

Papa in Colombia: incontro con i vescovi, “non abbandonare a se stessa la Chiesa in Amazzonia”

Thu, 2017-09-07 18:27

“Non abbandonare a se stessa la Chiesa in Amazzonia”. Si è concluso con questo invito il discorso del Papa ai vescovi colombiani, in cui Francesco, partendo dalla “meravigliosa biodiversità” del Paese latinoamericano ha affermato che “l’Amazzonia è per tutti noi una prova decisiva per verificare se la nostra società, quasi sempre ridotta al materialismo e al pragmatismo, è in grado di custodire ciò che ha ricevuto gratuitamente, non per saccheggiarlo, ma per renderlo fecondo”. Come esempio, il Papa ha citato l'”arcana sapienza dei popoli indigeni dell’Amazzonia”, chiedendosi “se siamo ancora capaci di imparare da essi la sacralità della vita, il rispetto per la natura, la consapevolezza che la ragione strumentale non è sufficiente per colmare la vita dell’uomo e rispondere alla ricerca profonda che lo interpella”. Quanto alla formazione dei sacerdoti – tema trattato poco prima – Francesco ha esortato i vescovi ad esercitare la “paternità”, chiedendosi se i candidati al sacerdozio “vivono veramente secondo Gesù o si sono improvvisati altre sicurezze come la stabilità economica, l’ambiguità orale, la doppia vita o l’aspirazione miope alla carriera”.

Papa in Colombia: incontro con i vescovi, famiglia, vita, giovani le priorità. Narcotraffico è “metastasi morale” che “semina corruzione”

Thu, 2017-09-07 18:26

La famiglia, la vita, i giovani, i sacerdoti, le vocazioni, i laici, la formazione: sono le “sfide” prioritarie per la Colombia, additate dal Papa ai vescovi incontrati oggi a Bogotá, sulla scia dei suoi predecessori. Nel discorso finora più ampio pronunciato in Colombia, durato circa tre quarti d’ora, Francesco ha citato le famiglie colombiane, minate dalla “piaga della violenza e dell’alcolismo”, nonché dalla “fragilità del vincolo matrimoniale” e dall’assenza dei padri di famiglia, e i “tanti giovani minacciati dal vuoto dell’anima e presi dalla droga come via di uscita” o “dallo stile di vita facile”. In Colombia sono molti i laici, ha riconosciuto il Papa, che “resistono anche quando non pochi proclamano il nuovo dogma dell’egoismo e della morte di ogni solidarietà”. “Conservate la serenità”, l’invito ai vescovi, anche se “di notte il maligno continua a seminare zizzania”. I giovani, in particolare, “vogliono sentirsi amati, diffidano di quelli che li sottovalutano, chiedono coerenza limpida e aspettano di essere coinvolti”. Non è mancato un monito più politico: “Non abbiate paura di alzare serenamente la voce per ricordare a tutti che una società che si lascia sedurre dal miraggio del narcotraffico trascina sé stessa in quella metastasi morale che mercanteggia l’inferno e semina dovunque la corruzione, e nello stesos tempo ingrassa i paradisi fiscali”.

Dire: i titoli e il tg politico

Thu, 2017-09-07 18:25

(DIRE) Ecco titoli e il tg politico realizzato dall’agenzia DIRE (anche su www.dire.it e www.agensir.it)

http://89.97.250.171/News/2017/09/07/2017090701875002931.MP4

Migranti, Msf: in campi Libia torture, Europa complice

Dura lettera di Medici senza frontiere all’Unione europea sul piano migranti. Il presidente internazionale dell’Ong Joanne Liu e Loris De Filippi, presidente di Msf Italia, parlano di una situazione “atroce” nei campi in Libia. Nei centri di detenzione per i migranti- scrivono nella lettera inviata a Istituzioni e leader europei- uomini e donne subiscono estorsioni, abusi fisici e privazione dei servizi di base. Msf punta l’indice contro “l’ipocrisia” dell’Europa che si trasforma, nel peggiore dei casi, “in cinica complicità” con il traffico di essere umani.

Vaccini. Marcia indietro Veneto, Zaia si adegua a legge

Il governatore del Veneto Luca Zaia sospende il decreto di moratoria che “aggirava” la legge Lorenzin sull’obbligo vaccinale posticipandolo al 2019. Il Veneto rispetterà la normativa nazionale così come interpretata dallo stesso ministero della Salute e introdurrà il decadimento dell’iscrizione già da questo anno scolastico. “Apprendiamo con soddisfazione la decisione”, ha detto il ministro Beatrice Lorenzin.

Legge elettorale, falsa partenza, è già stallo alla Camera

Alla ripresa dei lavori, prima battuta d’arresto per la legge elettorale alla Camera. M5s si sfila dal modello tedesco e il Pd chiede una pausa di riflessione, fino a martedì, alla luce delle mutate condizioni politiche. In commissione Affari costituzionali si è così rinviata alla prossima settimana la decisione sui tempi. Intanto nel centrodestra, alla luce dell’ipotesi di un listone unico per le elezioni, matura l’idea di una posizione unitaria in materia di legge elettorale.

Giochi: intesa raggiunta tra regioni all’unanimità

Raggiunto l’accordo tra Governo e Regioni sul riordino dei giochi. Dopo quasi tre ore di riunione, il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta e i governatori hanno trovato l’intesa. Saranno ridotti i volumi e i punti vendita. Aumentato il sistema dei controlli per il contrasto a ludopatie e gioco clandestino. Soddisfazione è stata espressa dalla maggior parte delle Regioni e anche dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro.

Dopo la crisi come creare posti di lavoro, Chiesa in campo

Per rispondere alla crisi del lavoro occorre rafforzare e rendere efficace il nesso tra educazione, formazione e lavoro, e rimuovere gli ostacoli che impediscono di creare nuovo lavoro. Così nel documento Instrumentum laboris diffuso dall’agenzia Sir in vista della 48 Settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà in ottobre a Cagliari. Per la Chiesa italiana, è necessario ridurre il “cuneo” fiscale” e i tempi della giustizia civile “che frena gli investimenti, la creazione d’impresa, aumentandone enormemente i costi.

Mostra del Cinema di Venezia: domani proiezione di “Interno 4 Safari-Cirillo”, vincitore del progetto “MigrArti 2017”

Thu, 2017-09-07 18:20

Sarà proiettato domani 8 settembre – giorno della premiazione dei film partecipanti alla sezione “MigrArti 2017” -, alle ore 11,30, alla 74ª Mostra d’arte internazionale cinematografica La Biennale di Venezia, il documentario-cortometraggio “Interno 4 Safari-Cirillo” de “L’ Alveare Cinema” vincitore del progetto “MigrArti 2017”, realizzato con il contributo del Mibact, in partenariato con Um Onlus Ngo Umubyeyi Mwiza Onlus Ngo. Il documentario-cortometraggio, della durata di 15 minuti, diretto da Paolo Bianchini che ne ha curato anche il soggetto-trattamento insieme con la giovane autrice e filmaker, Federica Sposato, racconta la storia della famiglia Safari/Cirillo composta da Marie Claire che è ruandese, e ha sposato Luigi, italiano. Marie Claire ha tre figli: Ettore, James e Alex. Insieme a loro vivono: Jean, cugina di Marie Claire, suo figlio Samuel, e Anna, rumena, tuttofare di casa. “Vivono tutti insieme in una casa che ha il sapore delle terre africane, di strumenti musicali dalle strane forme e di manufatti pregiati di memorie rurali, chiuse nelle mura di un appartamento di costruzione romana – si legge in una nota -. Marie Claire ci guida verso un viaggio alla scoperta della ricchezza dell’interazione e della mescolanza di culture diverse ma comunicanti. Un passato che anima il presente variegato che la sua famiglia vive, con tutte le difficoltà di vivere da africana in un’Italia ancora poco accogliente, ma anche con la gioia della pienezza di una vita che non è mai appiattita dalla calma di una routine conosciuta”. Il film sarà on line su Rai Cinema Channel dall’8 al 30 settembre.

Papa in Colombia: incontro con i vescovi, “non siete tecnici né politici, siete pastori”. “Riconciliazione” e “sguardo fisso all’uomo concreto”

Thu, 2017-09-07 18:16

“Molti possono contribuire alla sfida di questa azione, ma la vostra missione è peculiare. Voi non siete tecnici né politici, siete pastori”. A precisarlo è stato il Papa, che nel discorso rivolto ai vescovi da Bogotá ha esortato i presuli a pronunciare una parola: riconciliazione.  “Cristo – ha spiegato Francesco – è la parola di riconciliazione scritta nei vostri cuori e avete la forza di porla pronunciare non solo sui pulpiti, nei documenti ecclesiali o negli articoli dei periodici, ma più ancora nel cuore delle persone, nel segreto santuario delle loro coscienze”. “Alla Chiesa non interessa altro che la libertà di pronunciare questa parola”, ha precisato Francesco: “Non servono alleanze con una parte o con l’altra, bensì la libertà di parlare ai cuori di tutti. Proprio lì avete l’autonomia di inquietare, lì avete la possibilità di sostenere una inversione di rotta”. “Tenere sempre lo sguardo fisso all’uomo concreto”, l’altra consegna ai vescovi: “Non servite un concetto di uomo, ma la persona umana amata da Dio, fatta di carne e ossa, storia, fede, speranza, sentimenti, delusioni, frustrazioni, dolori, ferite, e vedrete che questa concretezza dell’uomo smaschera le fredde statistiche, i calcoli manipolati, le strategie cieche, le informazioni distorte”.

Papa in Colombia: incontro con i vescovi, “toccare la carne ferita di storia e gente”. Il Paese “ha bisogno di voi” per “primo passo verso la pace definitiva”

Thu, 2017-09-07 18:08

“Vi invito a non avere paura di toccare la carne ferita della vostra storia e della storia della vostra gente. Fatelo con umiltà, senza la vana pretesa di protagonismo e con il cuore indiviso, libero da compromessi o servilismi. Solo Dio è il Signore e la nostra anima di pastori non si deve sottomettere a nessun’altra causa”. Così Papa Francesco ha esortato i vescovi colombiani a vivere da protagonisti accanto al loro popolo. “La Colombia ha bisogno del vostro sguardo, sguardo di vescovi, per sostenerla nel coraggio del primo passo verso la pace definitiva, la riconciliazione, il ripudio della violenza come metodo, il superamento delle disuguaglianze che sono la radice di tante sofferenze, la rinuncia alla strada facile ma senza uscita della corruzione, il paziente e perseverante consolidamento della res publica, che richiede il superamento della miseria e della disuguaglianza”, ha detto Francesco nei risvolti più politici del suo discorso, in cui – come aveva già fatto nel suo primo discorso in terra di Colombia, rivolto alle autorità – ha citato ancora una volta Gabriel Garcia Marquez: “Non immaginavo che fosse più facile iniziare una guerra che concluderla”. “Tutti sappiamo che la pace esige dagli uomini un coraggio morale diverso”, ha commentato Francesco: “La guerra deriva da quanto di più basso c’è nel nostro cuore, la pace invece ci spinge ad essere più grandi di noi stessi”. “Non pensavo che ci sarebbero volute tante parole per spiegare quello che si provava nella guerra, in realtà ne bastava una sola: paura”, aggiungeva Marquez nel suo romanzo-capolavoro, “Cent’anni di solitudine”. “Non è necessario che vi parli di tale paura, radice avvelenata, frutto amaro e nefasta eredità di ogni conflitto”, il controcanto del Papa, incoraggiando i vescovi “a continuare a credere che si può agire diversamente, ricordando che non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura”.
“Voi vedete con i vostri occhi e conoscete come pochi la deformazione del volto di questo Paese, siete custodi degli elementi fondamentali che lo rendono uno, nonostante le sue lacerazioni”, ha detto ai vescovi: “La Colombia ha bisogno di voi per riconoscersi nel suo vero volto carico di speranza malgrado le sue imperfezioni, per perdonarsi reciprocamente nonostante le ferite non del tutto cicatrizzate, per credere che si può percorrere un’altra strada anche quando l’inerzia spinge a ripetere gli stessi errori, per avere il coraggio di superare quanto può renderla miserabile nonostante i suoi tesori”.

Diocesi: mons. Nosiglia (Torino), “coltivare l’impegno civile, arricchito dalla fede e dalla testimonianza”

Thu, 2017-09-07 18:07

“La radicalità cristiana che cerchiamo di vivere non ha nulla a che spartire con certi radicalismi che cercano di cancellare vita e dignità, che umiliano e disprezzano i nostri valori comuni e non hanno rispetto di ogni persona accolta e valorizzata per quello che essa è”. Lo ha scritto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nella lettera pastorale 2017 dal titolo “Maestro dove abiti?”, rivolta ai giovani e agli educatori. Il presule invita a coltivare “l’impegno civile, arricchito dalla fede e dalla testimonianza, anche nei nostri oratori e nei luoghi di formazione”. “Abbiamo il dovere di annunciarla ai giovani, facendone pratica noi stessi con loro – sostiene -. Ed è uno degli impegni che la Pastorale giovanile diocesana intende assumersi, camminando sempre insieme con i giovani, cristiani, credenti di altre religioni e non credenti, e decidendo passo dopo passo il da farsi nelle forme e modalità ritenute più opportune”. Infine, mons. Nosiglia ricorda l’importanza dell’impegno di Papa Francesco: “L’efficacia della sua parola nasce anche dalla capacità di interpretare in un contesto nuovo, e mondiale, problemi e aspirazioni che sono gli stessi in tutto il pianeta. E da qui viene la forza della speranza che egli ci trasmette”.

Diocesi: mons. Nosiglia (Torino), “affrontare le nuove sfide del futuro della nostra società”

Thu, 2017-09-07 18:06

“I nostri oratori hanno bisogno di accogliere e integrare non solo i giovani garantiti e i figli di garantiti ma anche quell’altro universo meno visibile di ragazzi e ragazze provenienti dalle migrazioni e che qui si conquistano un futuro economico e professionale”. Lo ha scritto l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, nella lettera pastorale 2017 dal titolo “Maestro dove abiti?”, rivolta soprattutto ai giovani e agli educatori. “La nostra società si crede senza futuro perché non c’è posto per i giovani, perché l’età media della popolazione cresce, perché ci saranno sempre meno risorse economiche disponibili da condividere. Dobbiamo – e possiamo – sottrarci a questa logica puramente contabile – sostiene l’arcivescovo -. Il mondo non è soltanto una società per azioni, e neppure un social network: ma molto dipende da quanto siamo capaci di pensare diversamente, di non abbeverarci unicamente alle solite fonti”. Mons. Nosiglia invita a superare la paura nei confronti dell’altro. “Dobbiamo affrontare le nuove sfide del futuro della nostra società, che incrociano i grandi temi della cittadinanza, dell’accoglienza e dell’integrazione, del diritto alla vita e dell’uso del territorio”.

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