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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 2 hours 9 min ago

Salesiani: Locri, il “Don Bosco bus” per difendere il diritto a tempo libero, gioco e creatività dei bambini

Tue, 2017-02-21 10:30

“Difendere il diritto al tempo libero, al gioco e alla creatività dei bambini di Locri” attraverso l’impiego di un pulmino, il “Don Bosco bus”. È l’idea lanciata da don Mimmo Madonna, direttore della casa salesiana di Locri, che – si legge in una nota – dalla scorsa estate “ha pensato di affittare un bus per accompagnare in oratorio tutti quei bambini che abitano le periferie del paese”. “In questa zona a sud della Calabria, da anni, sono tante le famiglie che soffrono la carenza di servizi educativi essenziali – prosegue la nota – e nonostante l’oratorio salesiano rappresenti un’alternativa ai modelli negativi proposti dalla ‘ndrangheta, per molti di loro è difficile raggiungerlo” anche perché “in molte contrade, di sera viene interrotta la fornitura di energia elettrica rendendo impraticabili le vie di collegamento”. “È nato come possibilità di andare a cercare i ragazzi anche nelle contrade più disperse di Locri”, spiega don Madonna, secondo cui “accompagnandoli in oratorio permettiamo loro di giocare, di seguire gli allenamenti, partecipare alle formazioni di gruppo e anche a quelle spirituali”. “In questo modo – prosegue – l’oratorio salesiano di Locri ha voluto dare una risposta concreta al territorio”. Il salesiano decide però di non comprare il pulmino ma di affittarlo da “un’azienda locale onesta e leale – aggiunge – che ci è sempre venuta incontro, anche quando i ragazzi non potevano pagarsi gli abbonamenti”. “Creare rete è il nostro obiettivo”, conclude don Mandonna, rivelando che “vorrei che il pulmino diventasse uno strumento a servizio del territorio e non solo di proprietà di noi salesiani. Don Bosco, del resto, ci ha insegnato a lavorare per più per gli altri che per sé stessi. E questa terra ne ha bisogno!”.

Terra Santa: Enoc (Bambino Gesù), “il sapere dell’ospedale pediatrico a disposizione del Sud del mondo”

Tue, 2017-02-21 10:14

“Portare il Bambino Gesù in Terra Santa, dove la guerra sembra non finire mai, non è come svuotare il mare con un secchiello?”. Non si sottrae alla domanda provocatoria Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale pediatrico della Santa Sede, al termine della missione a Betlemme e Karak. In un’intervista pubblicata oggi su Avvenire, risponde che non solo “significa dare un contributo, come ha detto il nunzio per Gerusalemme e i Territori palestinesi, monsignor Lazzarotto, ad abbattere i muri”, ma lo si fa realizzando “due obiettivi molto concreti” quali “dare anche ai bambini più poveri – pensiamo ai profughi siriani – la possibilità di accedere all’eccellenza medico-scientifica che offriamo ai bambini italiani” e “farlo in loco, formando staff medici e infermieristici locali; perché noi vogliamo lavorare con il Sud del mondo e non solo per il Sud del mondo”. La Enoc spiega che le due realtà con cui il Bambino Gesù collabora, ovvero l’ospedale Sacra Famiglia di Betlemme e l’ospedale italiano di Karak, “hanno entrambe un ruolo consolidato e il nostro compito è integrare le loro competenze con le nostre”. Per questo, sottolinea, “a Betlemme offriremo soprattutto un supporto formativo, mentre a Karak la nostra attività è anche di ricerca e cura e valorizza il ruolo delle famiglie”. In questo modo, aggiunge, “trasferiamo il sapere dell’ospedale pediatrico e lo mettiamo a disposizione delle periferie del mondo”. Un altro modo di “declinare la dimensione della Chiesa in uscita”. La presidente chiarisce che “un ospedale della Chiesa non è un ospedale qualsiasi: è un ospedale del mondo e deve fare in modo che tutti gli uomini, realmente, abbiano una vita piena, com’è possibile solo universalizzando l’accesso alle cure mediche e alle migliori conoscenze scientifiche”. Il tutto, conclude tenendo presente la visione di un ospedale “che ha le radici nel Vangelo” e che pertanto deve “arrivare a curare quelli che gli altri non curano”.

Sir: le principali notizie di oggi dall’Italia e dal mondo. Grecia, riforme in cambio di aiuti Ue/Fmi. Turchia, al lavoro 94mila minori

Tue, 2017-02-21 10:00

Grecia: Eurogruppo chiede “riforme strutturali” per una nuova tranche di aiuti finanziari

Definire un “pacchetto aggiuntivo di riforme strutturali” per favorire la stabilità dell’economia e dei conti pubblici greci; dare il via libera a una nuova tranche di aiuti dall’Ue. Sono i due punti chiave, connessi tra loro, emersi all’Eurogruppo di ieri a Bruxelles, sulla delicata situazione greca. Per questo la cosiddetta “troika” dei creditori (Bce, Commissione Ue e Fmi) arriverà ad Atene il 27 settembre, per una serie di incontri e di verifiche sul campo. Assieme al governo guidato da Alexis Tsipras, le autorità internazionali dovranno definire quali riforme avviare o rafforzare per ottenere, a luglio, la seconda tranche del terzo pacchetto di aiuti da 85 miliardi di dollari, che era stato concordato nell’agosto del 2015. Nel frattempo il Fondo monetario internazionale insiste su un alleggerimento del debito complessivo della Grecia, ritenuto insostenibile.

Ue: vertice a 4 (Francia, Germania, Italia, Spagna) a Versailles. Juncker smentisce le dimissioni

Si avvicina il Consiglio europeo del 9 e 10 marzo e si infittiscono le iniziative politiche europee. Tre i fronti aperti: ridare slancio all’integrazione, predisporre i negoziati per l’uscita del Regno Unito, preparare le celebrazioni del 60° dei Trattati di Roma (25 marzo) con una celebrazione dei 27 (Londra autoesclusa) in Campidoglio. Ieri il presidente francese, François Hollande, ha mostrato l’intenzione di convocare un minivertice a quattro con i leader dei governi di Spagna (Mariano Rajoy), Germania (Angela Merkel) e Italia (Paolo Gentiloni). Per il presidente francese non si tratterebbe “di definire a quattro quello che deve essere l’Europa del futuro; ma siamo i quattro Paesi più importanti e tocca a noi dire che cosa vogliamo fare insieme con gli altri”. La riunione si terrebbe a Versailles il 6 marzo. Nel frattempo da Bruxelles è giunta la smentita circa possibili dimissioni dell’attuale presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, annunciate da un quotidiano italiano. Secondo il portavoce, Juncker “è qui per restare, per combattere tutte le crisi che l’Europa sta affrontando, dalla Grexit alla Brexit, alla migrazione”.

Egitto: cristiani copti ancora nel mirino dell’estremismo jihadista

Site, sito americano di monitoraggio dell’estremismo jihadista, riferisce che una “cellula” dell’Isis in Egitto ha diffuso un video che mostra l’attentato kamikaze che a dicembre aveva colpito una chiesa copta al Cairo. Il video servirebbe per minacciare nuovi possibili attentati alle comunità e alle chiese cristiane presenti nel Paese africano.

Turchia: 94mila minori al lavoro. E i 370mila ragazzi rifugiati non frequentano la scuola

Il ministro del Lavoro turco, Mehmet Muezzinoglu, rispondendo ieri a una interrogazione parlamentare, ha riferito che sono 94.124 “i minori che lavorano in Turchia”, oltre a quelli che lavorano come apprendisti o sono impegnati nella formazione professionale. Nel Paese la legge permette di lavorare a partire dai 14 anni, pur escludendo lavori pesanti e usuranti. Fra l’altro le cifre fornite dal governo non considerano i 370mila minori ufficialmente rifugiati in Turchia da Siria e altri Paesi del Medio oriente, che vivono principalmente in campi profughi, e che non frequentano una formazione scolastica strutturata.

Terremoto: Tajani (Parlamento Ue) visita le regioni colpite dal sisma. Due miliardi di aiuti da Bruxelles

“Il messaggio che vi porto da Bruxelles è che l’Europa non dimenticherà quanto accaduto. L’Europa ha già fatto per i terremoti de L’Aquila e dell’Emilia Romagna e farà molto anche per il centro Italia in termini di sostegno economico”. Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, ha visitato ieri le zone terremotate del centro Italia. A Camerino ha affermato: “La protezione civile ha presentato” a Bruxelles “una fotografia in cui si contano quasi 25 miliardi di danni. Da parte dell’Europa ci sono due miliardi, di cui uno del fondo di solidarietà, pronto nel giro di due o tre mesi”.

Unar: si è dimesso il direttore dell’Ufficio antidiscriminazioni razziali

Si è dimesso il direttore dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali), Francesco Spano, in seguito a un servizio di denuncia della trasmissione televisiva “Le iene”. Il servizio tv mostra che Unar finanzierebbe una associazione gay nei cui circoli si consumerebbero rapporti sessuali a pagamento. Convocato a Palazzo Chigi, dal quale Unar dipende, dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Maria Elena Boschi, Spano ha rassegnato le dimissioni.

Firenze: tre detenuti evadono dal carcere di Sollicciano. Ricerche in corso

Fuga dal carcere come nei film. Tre detenuti rumeni sono evasi ieri sera dal carcere fiorentino di Sollicciano dopo aver effettuato un buco in un muro per poi calarsi con delle lenzuola. I tre appartengono a una banda specializzata in furti e “spaccate” smantellata dai carabinieri tra Firenze e Lucca a inizio febbraio. Sono in corso le ricerche degli evasi.

Notizie Sir del giorno: guerra in Ucraina, sussidio Cei per la Quaresima, Pastorale giovanile, 110 anni di suor Candida

Mon, 2017-02-20 20:30

Guerra in Ucraina: nunzio Gugerotti, “il primo martirio è il silenzio internazionale”

“Destinati a morire nel silenzio, nell’indifferenza generale”. Monsignor Claudio Gugerotti, nunzio apostolico in Ucraina, descrive al Sir la situazione nella regione orientale del Paese dove i combattimenti, nonostante gli Accordi di Minsk, le prese di posizione e le promesse, non sono mai cessati. Nei giorni scorsi il nunzio si è recato in quelle zone, visitando in particolare la città di Avdiyivka, presa di mira da bombardamenti pesanti a fine gennaio che hanno causato decine di morti, distruzione, interruzioni del servizio di erogazione di acqua e di luce e, quindi, mancanza di riscaldamento. Il nunzio racconta di case danneggiate e di una città in parte disabitata, perché la gente è sfollata. (clicca qui)

Quaresima: on line il sussidio liturgico della Cei

È online “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo”, il sussidio per la Quaresima e il tempo di Pasqua curato dall’Ufficio liturgico della Cei. Mons. Galantino: obiettivo del testo è “offrire strumenti a sostegno del cammino di fede delle nostre comunità cristiane”. (clicca qui)

Pastorale giovanile: convegno nazionale a Bologna sul “ruolo centrale della figura dell’educatore”

“La cura e l’attesa. Il buon educatore e la comunità cristiana” è il tema del XV convegno nazionale di pastorale giovanile aperto oggi a Bologna. Oltre 650 delegati da tutta Italia, fino al 23 febbraio, si ritrovano per riflettere sul “ruolo centrale della figura dell’educatore” che, afferma don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile, “non è un solitario che va per la sua strada ma si costruisce attraverso un sistema educativo integrato”. (clicca qui)

Corruzione: 25 anni dopo Tangentopoli

La stagione di Tangentopoli, piena di luci così come pure di ombre, ha provocato il parziale azzeramento di una classe dirigente, la nascita di una nuova offerta politica, di nuove alleanze e di riforme importanti come la separazione tra politica e amministrazione. Ma non è certamente riuscita a provocare quel cambio di mentalità necessario per rendere la nostra società più giusta e rispettosa della dignità della persona. (clicca qui)

Messico: una scultura di Papa Francesco alla frontiera di Ciudad Juárez

Una scultura di Papa Francesco, alta 4 metri e 60 centimetri, è stata collocata a Ciudad Juárez, alla frontiera tra Messico e Stati Uniti, nel punto che Francesco visitò un anno fa, come ultima tappa del suo viaggio in Messico. (clicca qui)

Vita religiosa: i 110 anni di suor Candida Bellotti

“Oggi non sono giovane come un tempo, però sto bene forse anche meglio di quando ero giovane”. Lo dice sorridendo suor Candida, al secolo Alma Bellotti, che oggi ha compiuto 110 anni. Nata in provincia di Verona da una famiglia di contadini, da oltre 80 anni fa parte della Congregazione delle ministre degli infermi di San Camillo de Lellis. Una vita passata ad assistere gli ammalati e a formare, come maestra delle novizie, intere generazioni di suore. “Dobbiamo credere fermamente che siamo nelle mani di Dio. Dirgli grazie per la vita che ci ha donato è importante, ci rende felici. Io infatti forse triste non sono mai stata. Addolorata e piangente sì. Ma con la fede e aiutando gli altri, ho superato tutto”. (clicca qui)

Cuneo: morto don Aldo Benevelli, il “sacerdote partigiano”

È morto a Cuneo don Aldo Benevelli, 93 anni. Originario di Monforte d’Alba, era conosciuto come “sacerdote partigiano” perché dopo l’8 settembre 1943 era stato attivamente coinvolto nella difesa partigiana del cuneese, e per questo fu anche arrestato e torturato dalle Ss. Nel 1945 partecipa alla nascita del settimanale cattolico cuneese “La Guida”. Ordinato sacerdote il 27 giugno 1948, attraverso le sue molteplici attività ha sempre avuto la preoccupazione di sostenere e difendere una cultura di pace, giustizia e convivenza. (clicca qui)

Avvenire: i temi della prima pagina di domani 21 febbraio. Offensiva a Mosul Ovest contro Stato islamico, missione mediorientale del Bambino Gesù, scissione Pd, Italia ed euro

Mon, 2017-02-20 20:29

“Avvenire” apre la sua prima pagina con un titolo dedicato all’offensiva avviata contro lo Stato islamico a Mosul Ovest. La parte occidentale della città, in cui abitavano prima dell’invasione 700mila persone, è sotto attacco da parte dell’Iraq e dalle forze della coalizione, decise a riconquistarla. Il rischio è quello di una nuova catastrofe umanitaria. Sotto il titolo principale, una fotocronaca della missione mediorientale dell’ospedale Bambino Gesù: l’ente sanitario vaticano collabora con varie realtà in Giordania e in Terra Santa per curare le popolazioni locali e i piccoli profughi. A centro pagina, le vicende del Partito democratico, ormai prossimo alla scissione ufficiale della minoranza guidata da Rossi, Bersani, Speranza e D’Alema. Sulla traumatica spaccatura nel Pd si concentra l’editoriale a firma del direttore, Marco Tarquinio. Tra i temi di “Avvenire”, un commento dell’economista Leonardo Becchetti sul costo insopportabile per l’Italia di una eventuale uscita dall’euro. Infine, un’intervista al presidente del Cnr Massimo Inguscio.

Giovani: mons. Galantino, essere educatori con uno “sguardo di misericordia”

Mon, 2017-02-20 20:28

(dall’inviato Sir a Bologna) – “Siate persone che vivono la cura nei confronti dei giovani come un’esperienza di fede pasquale. Soltanto se riuscirete a guardare al vostro compito con la speranza nella vita e con gli occhi del Risorto, ne sarete testimoni credibili; guardando ai vostri giovani con gli occhi di Gesù. Che il Signore vi doni – prima di ogni carisma educativo o di ogni capacità di intrattenimento – di avere questo sguardo di misericordia: è l’unico capace di pazienza, di ascolto e di attesa. È l’unico che, davvero, crede nella vita e la fa crescere nella storia”. Così monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, nella Messa a chiusura della prima giornata del XV Convegno nazionale di pastorale giovanile sul tema “La cura e l’attesa” si è rivolto agli oltre 700 partecipanti provenienti da 165 diocesi. Per il vescovo “la sfida più grande che abbiamo è trasformare la fragilità dei giovani in ‘luogo teologico’ di annuncio della salvezza. Quante volte mi è capitato di sentire (anche quando ero parroco) le lamentele di chi avrebbe voluto incontrare solo ragazzi e giovani già formati, pienamente inseriti in una vita di fede. La più classica delle espressioni è quella di chi si lamenta così: ‘Non sanno fare nemmeno il segno della croce’”. Da qui l’esortazione a guardare ai giovani “con gli occhi di Gesù”. “Il Signore – ha concluso – vi doni di essere segno di ascolto profondo, di avere un cuore pieno di compassione per le fatiche a cui va incontro ogni figlio di questo mondo nello sforzo di crescere e diventare grande”.

Giovani: mons. Galantino, Chiesa in uscita “rifiuta di creare isole di ‘duri e puri’”

Mon, 2017-02-20 20:27

(dall’inviato Sir a Bologna) – “Una ‘Chiesa in uscita’ non è quella che nei confronti dei giovani va chissà dove, ma è quella che si rifiuta di creare isole di ‘duri e puri’ che ce la fanno anche in mezzo a mille guai. ‘Chiesa in uscita’ è quella che sa essere grembo accogliente, che rigenera proprio là dove la vita è già compromessa dal peccato, dalla stanchezza e dalla sfiducia”. Lo ha detto monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, celebrando, oggi a Bologna la Messa a chiusura della prima giornata del XV Convegno nazionale di pastorale giovanile sul tema “La cura e l’attesa”. Nella sua riflessione mons. Galantino è partito dal recente fatto di cronaca del sedicenne Giò, suicidatosi a Lavagna qualche giorno fa, e dal tormento della madre. “Chissà quante lacrime miste a impotenza avrà versato prima di chiedere aiuto”, ha osservato. “Oggi – ha proseguito – accettare il compito educativo significa – anche – incontrare una fragilità che appare sempre più pervasiva, dilagante e angosciante. Non vogliamo certo essere pessimisti e pensare l’educazione solo in termini drammatici; ma non vogliamo nemmeno essere ingenui e chiudere gli occhi sulle fatiche di crescere oggi”. “Ho paura di quei preti e di quei vescovi che non sanno sopportare la fragilità. Ho paura di questa gente che ha escluso la fragilità dalla loro vita”, ha aggiunto il segretario generale della Cei, sottolineando come ci siano “persone e anche qualche movimento ecclesiale che creano isole di duri e puri. Da dove viene tutta questa presunzione? Attenzione a fare i maestrini perché i ragazzi se ne accorgono e vanno via, vanno altrove”.

 

Tribunale ecclesiastico umbro: inaugurato l’anno giudiziario. Card. Bassetti, “tutti vogliamo riscoprire e apprezzare la bellezza del matrimonio”

Mon, 2017-02-20 20:24

“Comprendere adeguatamente il valore della vita e dei principi umani e cristiani costituisce una qualità e capacità indispensabile per valutare e giudicare sulla validità del matrimonio legiferati dalla norma canonica da applicare con equità e carità”. Lo ha affermato oggi il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza episcopale umbra e moderatore del Tribunale ecclesiastico interdiocesano umbro (Teiu) nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Nel suo intervento, il card. Bassetti ha osservato che “viviamo un tempo speciale dopo la chiusura del Giubileo della Misericordia, ma lo spirito e le opere della misericordia non sono finite o esaurite nell’Anno giubilare: devono continuare”. Parlando del matrimonio cristiano, Bassetti si è detto “convinto che tutti vogliamo riscoprire e apprezzare la bellezza del matrimonio, che è la premessa indispensabile per aiutare a far nascere tanti matrimoni e famiglie cristiane e accompagnare i giovani a scegliere con coscienza e maturità il matrimonio sacramento” e ha richiamato le parole del card. Beniamino Stella secondo cui il giudice ecclesiastico deve imparare “l’arte del discernimento, l’impegno di accompagnare quanti sono feriti, la creatività pastorale per integrare tutti nella comunione con Dio e con la Chiesa e davanti alla varietà della realtà matrimoniale e alle situazioni complesse di tante famiglie bisogna proporre la verità evangelica” evitando “che sia accolta come un peso insopportabile, imposto sulle spalle della gente, una pietra scagliata contro la loro coscienza o addirittura un ostacolo a varcare la soglia della Chiesa”. Secondo i dati forniti da padre Cristoforo Pawlik, vicario giudiziale del Teiu, nel 2016 le cause di nullità trattate sono state 214, delle quali 104 pendenti dal 2015. Quelle espletate lo scorso anno sono state 121 (con un iter processuale durato al massimo un anno e mezzo), delle quali 115 chiuse con sentenza affermativa. Le cause pendenti al 31 dicembre 2016 sono 93, di cui 9 prossime alla sentenza. Durante la cerimonia, mons. Joaquín Llobell, ordinario di diritto processuale canonico alla Pontificia Università della Santa Croce, ha tenuto la prolusione sul tema: “Questioni sull’appello nelle cause di nullità del matrimonio”.

Pd: Fondazione Trentina De Gasperi, “Renzi potrebbe accelerare fine Gentiloni”

Mon, 2017-02-20 20:01

“Il governo Gentiloni non avrà conseguenza dalla scissione del Pd perché tutti saranno preoccupati di avere il tempo per potersi presentare alle prossime elezioni politiche in maniera autonoma e più strutturata. Semmai potrebbe essere Renzi ad accelerare la fine del governo Gentiloni perché l’ex premier ha fatto una scommessa sull’andare a votare presto”. Lo ha detto il presidente della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, Giuseppe Tognon, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000.
“Renzi – ha aggiunto Tognon – sa benissimo che la distruzione del Partito democratico, che ormai è un partito finito, sta appesa alla possibilità che lui ritorni a governare ma non sa che dopo quello che è avvenuto sarà molto difficile. E se tornerà a governare lo sarà perché sostenuto dai notabili che gli sono ancora stretti intorno” per questo “il governo Gentiloni può e deve andare avanti per necessità e per virtù”.
“Il ritorno al proporzionale – ha sottolineato Tognon – senza i grandi partiti di massa di un tempo rende molto difficile l’incontro di culture politiche. La responsabilità dei cattolici è quella di ripensare completamente il modello di partecipazione politica per evitare scorciatoie che hanno portato in questi ultimi anni a giocare d’azzardo, a puntare su primarie e leadership e non a costruire sui territori una partecipazione razionale all’agire politico”.
“Il limite della sinistra – ha concluso Tognon – è non aver creduto al progetto dell’Ulivo e del Partito Democratico. È inutile dare la colpa agli altri. C’è una colpa della sinistra che non ha voluto fino in fondo tagliare i cordoni con un passato che era finito. E vedere una sinistra completamente frammentata non è uno spettacolo bello”.

Papa in Congo: missionario (Paolini), “si attende con ansia sua visita”

Mon, 2017-02-20 19:57

“I congolesi stanno aspettando con ansia la visita del Papa. Tutti sarebbero entusiasti nel poterlo accogliere”. Lo ha detto il Superiore regionale dei Paolini nella Repubblica Democratica del Congo, don Roberto Ponti, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000. “È chiaro – ha aggiunto il missionario dei Paolini – che ci devono essere delle condizioni minime. Non tanto di sicurezza, quanto di avere la possibilità di un interlocutore politico e amministrativo, capace di poter gestire la situazione”.

“Oggi – ha concluso don Ponti – è cominciato il Consiglio permanente della Conferenza episcopale congolese. Il presidente e il vicepresidente sono stati ricevuti dal Capo dello Stato. Sembra che qualcosa si muova per arrivare ad una soluzione politica e da questo potrebbe venire una data per poter accogliere il Papa qui in Congo”.

La Chiesa congolese da tempo sta mediando la transizione verso una pacifica elezione presidenziale, entro il 2017, senza che il presidente Joseph Kabila forzi la Costituzione per un terzo mandato. L’instabilità politica si sta ripercuotendo sulla sicurezza. Nella capitale Kinshasa, ieri mattina gruppi di giovani hanno assaltato la casa degli Oblati di Maria Immacolata e poi la parrocchia di Saint Dominique, la cui chiesa è stata devastata e profanata. E sabato, a Kananga il seminario è stato attaccato da un gruppo di ribelli il cui leader è stato ucciso tempo fa.

Sud Sudan e Somalia: Intersos, “popolazioni sull’orlo di una nuova carestia. Agire subito per evitare catastrofe”

Mon, 2017-02-20 19:54

“È tempo di agire per evitare una nuova catastrofe”. È l’appello lanciato dall’organizzazione umanitaria Intersos relativamente alla situazione in cui si trova la regione dell’Est Africa che “è di nuovo sull’orlo di una nuova carestia, per il momento dichiarata solo in due province del Sud Sudan, dove vivono più di centomila persone”. “Se la risposta umanitaria non sarà efficace e tempestiva, probabilmente ci troveremo di fronte alla più grave carestia del nuovo millennio”, dichiara Giacomo Franceschini, direttore dei programmi di Intersos, secondo cui “quando viene dichiarata una carestia, vuol dire che abbiamo già fallito, che molte vite umane saranno perdute perché non si è riusciti a prevenire una catastrofe spesso annunciata”. “Lanciamo un appello affinché le agenzie internazionali garantiscano i fondi necessari per far fronte a questa nuova emergenza – prosegue Franceschini – in particolare per proteggere i bambini, ed evitare nel modo più assoluto una carestia come quella del 2011”. Secondo Intersos “attualmente sono oltre 17 milioni le persone che si trovano in condizione di grave insicurezza alimentare tra Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Uganda”. Le situazioni più gravi sono in Sud Sudan e Somalia. “In Sud Sudan metà della popolazione, circa 5 milioni e mezzo, rischia la vita per via dell’insicurezza alimentare” e anche “in Somalia i numeri sono altrettanto allarmanti”, denuncia l’organizzazione umanitaria, rilevando che “oltre 6 milioni di persone, la metà della popolazione somala, si trovano in una condizione di urgente stato di bisogno”.

Cittadinanza: Roma, domani alle 16.30 sit in e flash mob per chiedere nuova legge

Mon, 2017-02-20 19:49

Un nuovo sit in – dopo quello di due settimane fa – e un flash mob per chiedere la riforma della legge sulla cittadinanza. A promuoverli, domani (21 febbraio) a Roma (piazza del Pantheon, ore 16.30) sono i promotori della campagna “L’Italia sono anch’io” con il movimento #italianisenzacittadinanza, che annunciano una “mobilitazione permanente fino a che non verranno stabiliti tempi certi per l’approvazione della legge”. “Nonostante gli impegni assunti – lamentano i promotori – dal presidente del Senato, le dichiarazioni della presidente della Camera e quelle del ministro Delrio al sit in di due settimane fa, perché si arrivi all’approvazione della riforma della legge sulla cittadinanza prima della fine della legislatura, ancora non si hanno notizie sulla sua calendarizzazione”. Per questo, all’insegna del “Febbraio della cittadinanza”, domani si terrà un sit in al Pantheon e il 28 febbraio una manifestazione nazionale, con presidi e flash mob per ribadire l’urgenza della riforma.
La Campagna “L’Italia sono anch’io” è promossa da Acli, Arci, Asgi, Caritas italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, Comitato 1° Marzo, Comune di Reggio Emilia, Comunità di Sant’Egidio, Coordinamento enti locali per la pace, Emmaus Italia, Fcei, Legambiente, Libera, Lunaria, Migrantes, Il razzismo è una brutta storia, Rete G2 – seconde generazioni , Tavola della pace, Terra del fuoco, Ugl, Uil, Uisp. Il movimento #italianisenzacittadinanza è stato fondato nell’ottobre 2016 da giovani cresciuti in Italia.

Bangladesh: inviato Onu a Dacca per crisi Rohingya

Mon, 2017-02-20 19:49

(DIRE-SIR) DACCA – Nella capitale bengalese c’è grande attesa per l’arrivo di Yanghee Lee, Special Rapporteur Onu per i diritti umani in Myanmar. La visita, come riferisce il quotidiano bengalese “The News Today”,durerà quattro giorni e si focalizzerà sulla crisi dei Rohingya, la minoranza etnica del Myanmar che da decenni subisce discriminazioni e violenze, e che per questa ragione vede migliaia di suoi membri fuggire ogni anno verso i paesi vicini. Un gran numero si concentra attualmente in varie zone di Cox’s Bazar, distretto sud-orientale del Bangladesh, frutto dei ripetuti assalti compiuti dai militari birmani contro i villaggi Rohingya a ottobre 2016. Yanghee Lee compirà un sopralluogo anche in questi campi profughi, sia per monitorare le condizioni in cui queste persone vivono, sia per approfondire le motivazioni che negli ultimi 4-5 mesi le hanno spinte a varcare il confine.
“Accogliamo con favore l’annuncio della fine delle operazioni militari di sicurezza nello stato del Rakhine, tuttavia non possiamo ignorare le numerose denunce da parte degli osservatori Onu circa il sospetto di gravi violazioni contro i diritti umani”. Il team fa parte dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani (Ohchr), inviato il mese scorso a Cox’s Bazar, e ha raccolto circa 200 testimonianze da parte degli sfollati. A ottobre 2016 l’esercito birmano ha lanciato un assalto alla popolazione di questa minoranza: centinaia di persone sono state uccise, altre hanno subito torture e violenze sessuali. Molti villaggi sono stati dati alle fiamme, così come hanno confermato anche le immagini satellitari diffuse da Amnesty International.

(www.dire.it)

Iraq: al patriarca caldeo, Mar Louis Raphael I Sako, il premio intitolato al cardinale Franz König

Mon, 2017-02-20 18:34

Assegnato al patriarca della Chiesa caldea, Mar Louis Raphael I Sako, il premio intitolato al Cardinale Franz König. Il premio, secondo quanto riferisce il sito Baghdahope, è stato riconosciuto in virtù degli “straordinari meriti del Patriarca nella protezione dei diritti dei cristiani orientali, fedeli testimoni del Vangelo di Cristo da 2000 anni”. A consegnare il premio a Mar Sako è stato il neo presidente della Fondazione mons. Manfred Scheuer, vescovo di Linz (Austria). Il premio ha previsto la consegna di 10.000 euro che il Patriarca ha assegnato al seminario maggiore come contributo alla formazione dei sacerdoti iracheni. “Questo premio – ha detto Mar Sako nell’omelia – non è stato riconosciuto solo a me: è un onore per la nazione irachena che soffre da anni e un onore per la Chiesa caldea che tanto si è impegnata a favore del dialogo, della riconciliazione e della pace, e che ha aiutato migliaia di sfollati cristiani, musulmani e yazidi. Questo premio è un incoraggiamento per tutti coloro che lavorano per il dialogo e la pace, e per quanto mi riguarda il riconoscimento della mia determinazione nel proseguire nella missione di diffondere sempre di più la cultura dell’apertura, del dialogo ecumenico e della buona convivenza fra tutti. Tutti temi cari proprio al cardinale König che fu creatore della fondazione Pro Oriente per il dialogo fra le Chiese orientali, una fondazione di successo di cui sono membro da più di 15 anni e dai cui incontri ho imparato che ascoltare, capire e cercare il dialogo è base fondamentale della fede”.

Luterani e cattolici: convegno a Firenze. Rev. Mounib Younan (LwF), “Dio ci sta chiedendo di guardare avanti ai prossimi 500 anni”

Mon, 2017-02-20 18:34

Per i luterani sparsi in tutto il mondo questo 2017 è un anno di celebrazione per quanto in questi 500 anni è nato grazie al movimento di Riforma. “Ma non celebriamo le divisioni che si sono generate nella Chiesa. Dio non ci sta chiedendo di congratularci per essere stati separati per 500 anni. Questo anno di anniversario è anche un anno di pentimento per quanto è accaduto nel passato e di impegno di riconciliazione per quanto ci aspetta in futuro”. Lo ha detto il vescovo Mounib Younan, presidente della Lwf (Lutheran World Federation), intervenendo questo pomeriggio a Firenze al Colloquio internazionale dal titolo “Rileggere la Riforma”. “La Chiesa luterana – ha detto il vescovo luterano in un lungo e articolato discorso – non spenderà questo anno 2017 guardando indietro. Crediamo che Dio ci stia chiedendo di guardare avanti ai prossimi 500 anni, ci stia chiedendo che cosa ha da dire oggi la Chiesa in un tempo di terrorismo religioso, odio, dolore, divisione. Abbiamo tutti come cristiani la responsabilità perché la luce di Cristo illumini il mondo. Questa è la Chiesa semper reformanda”. D’altra parte “i cristiani oggi in tutto il mondo affrontano le stesse sfide”: perché “non affrontarle insieme, invece che da soli?”. Co-protagonista insieme a papa Francesco della preghiera congiunta a Lund per i 500 anni della Riforma, il vescovo Younan ancora oggi parla di “un evento” che nessuno poteva prevedere e racconta che in macchina il papa gli ha detto: ‘Lo avremmo dovuto fare prima, siamo già in ritardo’, ed io credo – aggiunge oggi Younan – che il Papa avesse ragione”. Younan annuncia che il prossimo mese in Vaticano luterani e cattolici si ritroveranno per affrontare una nuova tappa del dialogo teologico mettendo al centro dei lavori il nodo della ecclesiologia, del ministero e dell’Eucaristia. “Lo Spirito Santo ci ha condotto in Svezia”, dice il vescovo luterano. Nessuno poteva prevedere che cattolici e luterani si potessero incontrare in nome della Riforma. Questo significa che lo Spirito Santo è “illogico e imprevedibile”. “Chiediamo allo Spirito Santo che continui ad agire nella storia della Chiesa, ci trasformi e ci cambi, e guidi la Chiesa nel futuro perché possiamo scrivere gli Atti degli apostoli insieme nei nostri giorni. Siamo pronti a essere insieme, siamo pronti a portare la grazia e l’amore di Dio insieme nel mondo? Siamo pronti ad essere voci profetiche per la dignità dell’uomo? Siamo pronti ad accogliere lo straniero, a dar da mangiare al povero, pregare per i nostri nemici e glorificare così Dio insieme?”.

Francescani: Convento di Monteripido, corsi di lingua italiana per sacerdoti e religiosi con l’Università per Stranieri di Perugia

Mon, 2017-02-20 18:10

Saranno organizzati per i mesi di agosto e settembre, dal Convento di Monteripido in Perugia e dalla locale Università per Stranieri, corsi di lingua italiana per sacerdoti e religiosi che – si legge in una nota – “l’istituzione francescana offre soprattutto per coloro che si preparano agli studi di specializzazione nelle Università Pontificie”. “L’attivazione dei corsi specifici richiede un numero minimo di 5 studenti di pari livello nella conoscenza della lingua italiana”, spiegano i promotori, sottolineando che “i corsi ad hoc per sacerdoti e religiosi, che saranno tenuti perlopiù presso Casa Monteripido, prevedono lezioni frontali di lingua italiana, esercitazioni orali e scritte e lezioni di linguaggio settoriale in ambito ecclesiastico”. “Qualora non venisse raggiunto il numero sufficiente per costituire la classe – proseguono – è possibile comunque iscriversi ai corsi standard dell’Università per Stranieri, tenuti presso le proprie sedi, potendo usufruire dello sconto del 20% riservato a sacerdoti e religiosi residenti presso Casa Monteripido”. Il Convento di Monteripido, distante 15 minuti a piedi dal centro di Perugia offre la tranquillità di un luogo francescano, particolarmente adatto per il riposo, lo studio e la preghiera. Dal XV secolo questo luogo è divenuto, per opera di san Bernardino da Siena, centro di formazione culturale per i francescani, di cui la prestigiosa biblioteca settecentesca è emblema.

Educazione: Andreoli (psichiatra), “un buon educatore deve essere fragile per insegnare e per imparare”

Mon, 2017-02-20 18:00

(dall’inviato Sir a Bologna) “Un buon educatore deve essere fragile, avere la percezione dei propri limiti, deve sentire particolarmente il piacere di stare in contatto con le nuove generazioni, per insegnare e per imparare. La fragilità è la forza della relazione”. Lo ha detto lo psichiatra Vittorino Andreoli che oggi a Bologna ha aperto i lavori del XV convegno nazionale di pastorale giovanile (fino al 23) con una relazione sul tema “Quale adulto per una educazione possibile?”. “Educatore non è uno status. L’educatore lo si vede solo nelle relazioni che ha con coloro che devono essere allevati. Lo si vede mentre educa in un dialogo tra lui e l’educando, tra allievo e maestro di vita in relazione. E relazione significa essere interessato all’altro, avere bisogno dell’altro. L’educazione sta nel bisogno dell’altro”, ha rimarcato Andreoli, che ha invitato i partecipanti a “non avere paura che internet stravolga tutto perché non sarà in grado di sostituire le relazioni interumane”. Educare, allora, “vuol dire insegnare a vivere. Oggi il mondo giovanile non sa vivere. Ci sono ragazzi intelligenti – ha spiegato lo psichiatra – che non sanno affrontare le difficoltà affettive e di fronte a una sconfitta, a una frustrazione, compiono gesti tragici, come la cronaca spesso, purtroppo, mostra. Trasmettete che cosa è la vita, fate scoprire la vita e la sua bellezza. Vivere vuol dire sapere che cosa è la vita, il suo senso, sapere che cosa significa, quindi, anche morire. I giovani non sanno che cosa è la morte”.

Diocesi: Firenze, pellegrinaggio del card. Betori con i sacerdoti in Terra Santa

Mon, 2017-02-20 17:57

Sono appena rientrati dalla Terra Santa 40 sacerdoti fiorentini che hanno compiuto un pellegrinaggio accompagnati dal loro arcivescovo, cardinale Giuseppe Betori. Ed è stato proprio il cardinale a fare la proposta ai preti della sua diocesi. “Il pellegrinaggio in Terra Santa – spiega Betori in una nota diffusa dalla diocesi di Firenze – serve a ridare un fondamento alla storicità del nostro credo. Riflettere che in questo luogo 2000 anni fa è avvenuto ciò che è oggetto della nostra fede è decisivo per non ridurla soltanto a delle idee, ma ritrovarla in quella che è la sua dimensione più autentica che è la dimensione storica”. Proporre il pellegrinaggio ai sacerdoti ha inoltre una serie di altre valenze. “Anzitutto quella di poter vivere fra loro e con il loro vescovo alcuni giorni – spiega il porporato – evento molto raro dato l’impegno pastorale nelle parrocchie e non solo. Un’esperienza fatta insieme fra sacerdoti è sempre molto bella e serve a dare concretezza a quella dimensione del presbiterio che affermiamo di principio, ma che di fatto sperimentiamo poche volte solo in alcune celebrazioni”. Il pellegrinaggio in Terra Santa, per il cardinale, è inoltre un’esperienza fortemente spirituale, un’occasione importante per far riemergere le ragioni del nostro ministero”. “Questa settimana mi ha dato la possibilità ogni giorno di dettare una mia riflessione sul mio rapporto con il clero e sullo svolgere il loro ministero a Firenze”, conclude Betori. Nella settimana che li ha portati a Nazareth, Betlemme e Gerusalemme non è mancata la visita al Caritas Baby Hospital di Betlemme, dove suor Gemma ha raccontato le difficoltà quotidiane nel prendersi cura di tantissimi bambini e delle loro mamme che non hanno un’adeguata assistenza sanitaria. Molto interessante anche l’incontro con il vescovo ausiliare di Gerusalemme che ha chiesto di pregare e di incentivare i pellegrinaggi per sostenere la comunità cristiana.

Germania: don Bingener (Giovani cattolici), “compito dello Stato è di perseguire un’azione politica di pace attiva”

Mon, 2017-02-20 17:48

La Federazione dei giovani cattolici tedeschi (Bdkj) respinge l’aumento richiesto al bilancio della difesa tedesca e chiede, invece, l’impegno per una politica di pace attiva. “La Germania deve dare un importante contributo a una politica di pace attiva in Europa, fondandola sulle responsabilità storiche tedesche e sulle sue opportunità economiche”, ha detto il presidente federale della Bdkj, don Dirk Bingener. Per la Federazione, “questo non può attuarsi se la spesa militare tedesca viene aumentata di anno in anno raggiungendo un livello senza precedenti a causa delle richieste del governo degli Stati Uniti. Queste azioni inevitabilmente si traducono in una corsa agli armamenti e seguono modelli di difesa di un tempo”, dice Bingener. I giovani cattolici, invece, si aspettano che i politici diano priorità a meccanismi di azione civile, specie in termini finanziari: la “pace attiva” si “caratterizza in particolare per la prevenzione delle crisi civili e la gestione dei conflitti. Ciò include la ricerca della giustizia, in particolare nelle relazioni internazionali, e la lotta contro le cause di diseguaglianza”, ha specificato Bingener. La Bdkj rifiuta in particolare l’aumento della spesa militare sino al 2 per cento del Pil della Germania, mentre l’assistenza allo sviluppo è inferiore allo 0,7 per cento. Per questo, chiede “invece di maggiori spese militari, opere strutturali e relative al progetto di educazione alla pace e l’aiuto concreto verso i minori e i giovani di Paesi in crisi”.

Luterani e cattolici: convegno a Firenze. Card. Betori, “camminare insieme a servizio dell’uomo, soprattutto se ferito e debole”

Mon, 2017-02-20 17:34

“Possano cattolici e luterani camminare insieme a servizio dell’uomo e della persona umana, soprattutto della persona debole, ferita, malata e quindi in situazione di criticità. Il tutto fondato sulla comprensione reciproca di quelle che sono le istanze di fede che ancora oggi ci guidano e ci animano. Non sia quindi un semplice umanitarismo a dettare il nostro impegno verso il prossimo ma la fede, che va compresa, riletta”. Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, aprendo questo pomeriggio il Colloquio internazionale dal titolo “Rileggere la Riforma” al quale da oggi fino a domani stanno partecipando una quarantina di relatori su invito del Centro studi per l’ecumenismo in Italia di Venezia e dell’Università Cattolica di Pernambuco (Brasile). Nel suo breve saluto l’arcivescovo Betori ha riletto un passaggio della Dichiarazione congiunta che papa Francesco e il vescovo Munib Yunan, presidente della LWF (Lutheran World Federation), hanno firmato in Svezia il 31 ottobre dello scorso anno: “Cinquant’anni di costante e fruttuoso dialogo ecumenico tra cattolici e luterani ci hanno aiutato a superare molte differenze e hanno approfondito la comprensione e la fiducia tra di noi. Al tempo stesso, ci siamo riavvicinati gli uni agli altri tramite il comune servizio al prossimo, spesso in situazioni di sofferenza e di persecuzione. Attraverso il dialogo e la testimonianza condivisa non siamo più estranei. Anzi, abbiamo imparato che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci divide”. “Credo che queste parole – ha quindi commentato Betori – possano costituire l’orizzonte in cui si colloca lo sforzo di questo convegno e, cioè, comprendere più profondamente le istanze che erano dentro la Riforma e che devono guidare il comune cammino di cattolici e luterani anche oggi”.

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