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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 11 hours 48 min ago

Osservasalute 2017: Ricciardi (direttore), “come strutture centrali non possiamo intervenire sugli squilibri delle Regioni, servirebbe un cambiamento della Costituzione”

Thu, 2018-04-19 14:09

“Le regioni che si sono attivate nella prevenzione e nella promozione di stili di vita corretti hanno impresso una svolta positiva per la salute dei loro abitanti”. Lo ha spiegato Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane e ordinario di Igiene all’Università cattolica, in occasione della presentazione del Rapporto Osservasalute 2017, al Policlinico Gemelli, a Roma. “Con la prevenzione vaccinale in tutte le fasce di età e con la prevenzione oncologica salviamo vite umane. Laddove non si fa, perdiamo vite e la qualità stessa della vita è più scadente”. Nel Mezzogiorno, ha ricordato Ricciardi, “abbiamo indicatori simili a quelli dei Paesi del Sud del mondo”. E ha denunciato: “Le condizioni di salute sono molto disuguali al Nord e al Sud e anche le aspettative di vita sono diverse dal punto di vista geografico”. Così, nella Provincia autonoma di Trento si registra l’aspettativa di vita alla nascita più alta per una donna (86,3 anni), mentre in Campania la più bassa (83,3). Un altro problema è la qualità di vita. “Ancora più eclatante – ha sottolineato -, in questo caso, è il raffronto tra area metropolitana di Napoli e di Stoccolma: nella prima le donne in media vivono di più, ma male gli ultimi 16 anni della loro esistenza per le condizioni di salute, le svedesi solo 5”.
Tra le regioni più virtuose sul fronte prevenzione e stili di vita corretti al Nord, Ricciardi, rispondendo a una domanda del Sir, ha indicato “Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, ma anche Umbria e Marche. Tra quelle che si sono mosse con più ritardo, il Lazio adesso sta recuperando tangibilmente. Sono invece sensibilmente indietro sono Campania, Sicilia, Calabria, come testimoniano i dati sulla vita dei cittadini di queste regioni, ma – attenzione – a determinare questa situazione non è una cattiva qualità professionale dei medici e infermieri: anzi, quelli del Sud sono più bravi perché operano in contesti più difficili”. È “l’organizzazione – ha spiegato al Sir – che deve essere ripensata di fronte a queste sfide, ma molto spesso non lo è stata. Ed è anche una questione di governance. Di fatto, noi strutture centrali non possiamo intervenire per correggere gli squilibri delle Regioni perché la Costituzione ce lo impedisce, possiamo avere solo compiti di programmazione, di controllo e di supporto tecnico-scientifico, ma la gestione è affidata alle Regioni. Il cambiamento costituzionale in questo caso, secondo me, è necessario, non per interferire con le Regioni che funzionano bene, ma per aiutare quelle che funzionano male. Altrimenti, il potere centrale può mandare solo gli ispettori, ad esempio, nel momento in cui c’è un bambino che muore in un punto parto”. Cosa possiamo auspicare? “Dipende da noi, dalla capacità che avremo di convincere i politici, che apparentemente sono tutti a sostegno del Sistema sanitario nazionale, a passare dalle parole ai fatti, e anche i cittadini che devono capire che sono le amministrazione regionali che devono dare loro una mano e, quindi, devono essere pienamente consapevoli di questa responsabilità”.

Terremoto Centro Italia: il libro “E vissero… sconfitti e vincenti” a sostegno della ricostruzione di Castelsantangelo sul Nera

Thu, 2018-04-19 14:09

Piccole realtà italiane che si legano nel segno della ricostruzione, perché la forza della solidarietà e della speranza può vincere quella delle scosse che dall’agosto 2016 non cessa di torturare l’entroterrra del Maceratese. Nasce con questo spirito l’iniziativa che in questi giorni unisce Macerata, Castelsantangelo sul Nera, Romentino (Novara) e Rivarolo Mantovano (Mantova) attraverso il libro “E vissero… sconfitti e vincenti”, un titolo fatto di storie, aneddoti, racconti e fantasie che collega questi angoli del nostro Belpaese. Il testo, scaturito dall'”Overtime Festival” (il festival di letteratura e sport che si tiene ogni anno a Macerata), ha coinvolto tante penne e voci del giornalismo sportivo italiano – ventidue gli autori di fama nazionale aderenti al progetto – che credono fortemente e concretamente nel valore dell’etica in campo agonistico, e non solo: i proventi della pubblicazione, infatti, sono destinati alla ricostruzione della comunità di Castelsantangelo sul Nera, piccolo centro tra i più colpiti dallo sciame sismico. Grazie alla collaborazione tra le diverse Amministrazioni comunali e la Pindaro eventi, dunque, il volume contenente diciannove racconti, di cui molti inediti, avrà tra oggi e domani una doppia presentazione. A firmare la prefazione è la giovane atleta Bebe Vio, che in riferimento al suo successo paralimpico scrive: “Non è stato un oro, ma per me ha un valore maggiore: il bronzo che ho vinto con le mie compagne di Nazionale, Loredana Trigilia e Andrea Mogos. Perché quello lo abbiamo raggiunto insieme”. Così come insieme, ora, i Comuni intendono testimoniare con un gesto concreto che la paura del terremoto si può vincere aiutando chi è in difficoltà.

Comece: mons. Jean-Claude Hollerich (presidente) su guerra in Siria, “se si tradisce la pace si tradisce l’Europa”

Thu, 2018-04-19 14:03

“L’Europa è sempre stato un progetto di pace. Se si tradisce la pace, si tradisce l’Europa”. Lo afferma in una intervista rilasciata oggi al Sir mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), a proposito dei venti di guerra che soffiano in Siria e dell’implicazione di alcuni Paesi europei nel conflitto. “La forza dell’Europa non può essere unicamente fondata sulle forze armate”, dice il presidente dei vescovi Ue che è anche presidente di “Giustizia & Pace Europa”. “Se si ha bisogno di ricorrere alle forze armate, o all’intervento militare per la pace, bisogna sempre ben valutare quando e in quali condizioni farlo. La guerra è sempre un disastro. Le guerre uccidono. Non esistono guerre pulite”.

Comece: incontro del presidente Hollerich con Jean-Claude Juncker

Thu, 2018-04-19 14:02

“Rule of Law” e cioè rispetto della democrazia, dell’uguaglianza, dei diritti e delle libertà. Dialogo tra Est e Ovest dell’Europa e l’importanza del ruolo che la Chiesa ricopre nella società, in tempo di egoismi nazionali. Questi i principali temi toccati nell’incontro tra mons. Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece, e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione dell’Unione europea. L’incontro è avvenuto ieri, è durato un’ora e si è svolto in un clima “molto cordiale”. Era la prima volta che mons. Hollerich incontrava Juncker in qualità di presidente neo eletto della Commissione degli episcopati dell’Unione europea. “Abbiamo espresso al presidente Juncker – racconta al Sir l’arcivescovo – anche la nostra preoccupazione per la tentazione da parte di alcuni Paesi di contrastare la pratica della circoncisione”. Il riferimento è alla legge presentata al Parlamento islandese che mira a rendere illegale la circoncisione maschile. “È un non rispetto della libertà religiosa”, aggiunge Hollerich. “Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a questa questione. Tutti i diritti fondamentali  sono interconnessi tra loro e se un diritto non è rispettato,  sono tutti i diritti e la persona umana con la sua libertà ad essere messi in pericolo”. L’incontro è avvenuto nel giorno in cui Bruxelles ha dato il via libera all’apertura dei negoziati di adesione per Albania e Macedonia. “È un segnale molto positivo”, commenta l’arcivescovo di Lussemburgo: “Innanzitutto vuol dire che non si è ancora abbandonato del tutto il progetto europeo, come ideale di una unione veramente europea. Ed è un segnale di solidarietà. È chiaro che l’Albania e la Macedonia sono Paesi poveri che si trovano ad afforntare sfide economiche e di costruzione democratica. Tendere loro la mano è un atto di solidarietà di cui abbiamo bisogno. È il segnale di un’Europa che non volge le spalle”.

Comece: mons. Hollerich (presidente), “guerra civile” in Europa è “un’espressione forte che designa bene le ombre che possono sovrastare” il continente

Thu, 2018-04-19 14:00

“’Guerra civile’ è un’espressione molto forte. Ma designa bene le ombre che possono sovrastare l’Europa, se non si agisce e soprattutto se non si è sufficientemente coscienti del pericolo”. Lo afferma in una intervista rilasciata oggi al Sir mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece), a commento del discorso pronunciato dal presidente francese Emmanuel Macron. Parlando per la prima volta alla plenaria degli eurodeputati di Strasburgo, Macron ha messo in guardia contro il rischio di una guerra civile in Europa a causa della rinascita di populismi ed egoismi nazionali. “I populismi sono una grave minaccia”, osserva mons. Hollerich. “Perché la semplificazione non aiuta a superare e risolvere i problemi e rappresentano una mancanza di democrazia. I movimenti populisti sono in gran parte centrati su forti personalità, hanno alcune idee-chiave che ritornano sempre e sono lontani dall’aprirsi a un dibattito democratico anche al loro interno come avviene in tutti i partiti politici. Combattono un processo di mondializzazione che non solo è inevitabile ma anche sempre più forte. E se non si è coscienti della complessità verso cui il mondo attuale tende, non si è in grado di proporre e realizzare politiche che mettano al centro la persona umana”. Riguardo al ruolo che in questo contesto le Chiese possono giocare, il presidente dei vescovi dell’Unione europea risponde: “Credo che il nostro compito sia quello di mobilitare i cristiani per l’Europa. Non spetta alla Chiesa fare proposte politiche concrete. L’Europa in sé è un progetto di pace e l’Europa è sempre stata un progetto di solidarietà, chiamata per vocazione a lavorare per il bene comune. Credo però che le persone non si rendano abbastanza conto che un’Europa senza Unione europea, sarebbe una Europa molto più pericolosa e molto più povera”.

Ue: nel 2017 accordata protezione a 538mila richiedenti asilo, un quarto in meno dell’anno prima. Germania Paese più accogliente

Thu, 2018-04-19 13:55

(Strasburgo) Sono 538mila i richiedenti asilo che nel 2017 hanno ottenuto protezione nei Paesi Ue e la Germania, da sola, ne ha accolti il 60%. Una cifra del 25% inferiore a quella del 2016. Lo rileva Eurostat con uno studio pubblicato oggi. La principale provenienza dei rifugiati è la Siria (175mila persone, un terzo del totale, di cui 124mila accolte in Germania), seguita da Afghanistan (101mila) e Iraq (64mila). Il secondo Paese per numero di persone che accorda protezione è la Francia (40.600), quindi Italia (35.100), Austria (34mila), Svezia (31.200). Le domande totali presentate nel corso dell’anno erano state 970mila. Molto diversa la percentuale di riconoscimenti di protezione internazionale a secondo della cittadinanza del richiedente: la protezione (asilo, status di rifugiato, protezione umanitaria…) è stato accordato al 94% dei siriani, al 92% degli eritrei, al 69% dei somali, al 60% dei sudanesi, e in misura minore a iracheni, iraniani, afghani, turchi, etiopi, gambiani e nigeriani.

Diocesi: Pescara, domani convegno sulle azioni di contrasto allo sfruttamento sessuale

Thu, 2018-04-19 13:54

“Con la schiavitù non trattiamo. Azioni di contrasto e sensibilizzazione sulla tratta per sfruttamento sessuale”. Questo il titolo del convegno organizzato dall’arcidiocesi Pescara-Penne in programma venerdì 20 aprile alle 16, presso il salone “Mons. A.Iannucci” del Centro Emmaus di Pescara (Strada Colle San Donato, 56). L’evento si colloca a conclusione del progetto “Tratti-Amo, conoscere-informare-agire” che ha visto l’equipe della Caritas diocesana impegnata in azioni di contrasto al fenomeno della tratta per sfruttamento sessuale, attraverso azioni a tutela delle vittime e percorsi di sensibilizzazione dei giovani su questa piaga sociale. “L’appuntamento sarà un’occasione – spiega don Marco Pagniello, direttore della Caritas di Pescara-Penne – per discutere su un particolare aspetto del dramma relativo alle schiavitù moderne. La crescente domanda dei servizi sessuali nei Paesi sviluppati produce fenomeni di tratta nei territori in via di sviluppo e su questo dobbiamo interrogarci, riflettere e proporre soluzioni concrete”. Dopo la presentazione del video di sensibilizzazione “Skin” per la regia di Stefano Schirato interverranno: Chiara Giorgi, coordinatrice del progetto Tratti-Amo della Caritas diocesana, rappresentanti della Polizia di Stato sugli interventi di contrasto al fenomeno della tratta sul territorio di Pescara e Manuela De Marco, dell’Ufficio Immigrazione di Caritas Italiana. “È indispensabile – conclude il direttore della Caritas – tenere alta l’attenzione sul problema attraverso il rafforzamento del lavoro di rete e di formazione che stiamo svolgendo con le associazioni, il mondo della scuola, le Caritas parrocchiali e diocesane. Ci auguriamo di poter proseguire il confronto e di attivare un tavolo di lavoro stabile tra Istituzioni e attori sociali nel territorio, che monitori e ponga interventi di prevenzione e contrasto al fenomeno”.

Israele: Grossman (scrittore), “la letteratura è uno strumento meraviglioso per recuperare il lato umano di cui il conflitto ci ha privati”

Thu, 2018-04-19 13:39

“Non si può crescere all’interno di un conflitto senza esserne influenzati. I giovani sono pesantemente condizionati da questa realtà sia in Israele che in Palestina, crescono in un clima di paura, di violenza. Molti di loro non vogliono continuare a vivere qui così se hanno la possibilità vanno via. È doloroso vedere i nostri giovani, israeliani e palestinesi, subire l’impatto di questa situazione”. È uno dei passaggi dell’intervista concessa al Sir dallo scrittore israeliano David Grossman, nel febbraio scorso, pochi giorni dopo aver ricevuto la notizia dell’assegnazione del Premio Israele per la Letteratura, riconoscimento conferito dal Paese alle personalità più influenti e rappresentative della società israeliana. Oggi la cerimonia di consegna del Premio che si svolge nell’ambito delle celebrazioni del 70° anniversario della fondazione dello Stato di Israele. Nell’intervista che il Sir ripropone per l’occasione, Grossman rispondendo alla domanda se la cultura, la letteratura, i libri possono favorire la soluzione pacifica del conflitto tra israeliani e palestinesi, spiega che “c’è qualcosa di speciale nella letteratura: essa si occupa sempre dell’individuo, lo pone al centro. Mentre in una situazione di guerra, l’essere umano della fazione nemica non esiste, non ha un volto: in guerra si cerca sempre di de-umanizzare l’altro”. Quindi, “la letteratura conferisce un ruolo fondamentale alla persona umana, a ogni persona, mostrando le infinite sfaccettature dell’individuo, e le infinite opzioni di ogni situazione che ci troviamo ad affrontare, mille strade che si dipanano a ogni svolta, a ogni bivio, non solo la strada della disperazione, della difficoltà, dell’apatia”. Secondo Grossman, “c’è qualcosa di molto intraprendente, innovativo, di creativo nello scrivere che va nella direzione contraria alla disperazione, al lutto, al fatalismo”. “La letteratura inoltre valorizza le sfumature: quando si è in mezzo a una guerra si tende ad aderire a dei cliché, a degli stereotipi. Ma quando si scrive la ricerca si addentra nelle complessità delle relazioni, nelle sfaccettature di ogni situazione, di ogni realtà dei rapporti umani. La letteratura è uno strumento meraviglioso per recuperare il lato umano di cui il conflitto ci ha privati”.

Immigrazione: Gatti (Proactiva – Open Arms), “Iniziativa coraggiosa ma necessaria”

Thu, 2018-04-19 13:25

“L’iniziativa è coraggiosa ma necessaria”. Così Riccardo Gatti di Proactiva – Open Arms, durante la conferenza di presentazione questa mattina in Senato dell’iniziativa dei cittadini europei “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”. La Ong Proactiva – Open Arms ha subito il sequestro da parte della procura di Ragusa di una nave lo scorso marzo per l’ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. Solo da pochi giorni il Gip ha disposto il dissequestro dell’imbarcazione. “Il nostro operato – ha spiegato Gatti – si è tenuto nel rispetto delle normative del salvataggio in mare. Il dissequestro non lo vedevamo come un fatto scontato perché abbiamo visto un aumento della violenza con cui viene condannato il cosiddetto reato di solidarietà. La nave Open Arm ripartirà il prima possibile. Noi sappiamo come procedere e salvare le persone ma in futuro non sappiamo cosa succederà in questo disegno volto a fermare il flusso degli immigrati. Ieri abbiamo ricevuto delle minacce verbali, avvisi avvertimenti da parte della guardia costiera libica. Noi paghiamo le conseguenze delle intenzioni politiche per far si che le persone non entrino in Europa. Siamo coscienti del panorama che abbiamo davanti. Le vere vittime sono le persone che soccorriamo, che ci chiedono aiuto. Troppe volte le abbiamo viste buttarsi in acqua per suicidarsi alla vista della guardia costiera libica. Lo diciamo da tempo siamo dei testimoni scomodi”. Durante la conferenza ha parlato anche Giorgina Sayegh, rifugiata siriana giunta in Italia grazie al corridoio umanitario realizzato dalla Comunità di sant’Egidio, la federazione delle Chiese Evangeliche, Chiese Valdesi e metodiste. “Sono arrivata – ha detto – con mio marito e due figli due anni fa, fino a sette anni fa vivevamo ad Aleppo con una casa e dei sogni. Un giorno abbiamo perso tutto. Siamo scappati in Libano. Grazie al progetto del corridoio umanitario siamo venuti in Italia. Abbiamo evitato il viaggio in mare. La gente si chiede perché tante persone rischiano la vita per venire in Europa. La ragione sta negli occhi dei figli che hanno visto la guerra. Ringrazio l’Italia e il corridoio umanitario che ci ha dato la possibilità di avere un luogo sicuro anche se dobbiamo ricominciare da meno di zero. Con l’esperienza che abbiamo avuto e l’aiuto che riceviamo possiamo avere una vita normale, se non per me e mio marito, almeno per i nostri figli”.

Politica: Rapporto Giovani 2018, quasi il 41% degli under 35 si sente lontano da tutta l’offerta in campo

Thu, 2018-04-19 12:47

Il 35,1% dei giovani italiani esprime una vicinanza alta e convinta per almeno un partito, il 24,2% pur non sentendosi vicino ad un partito esprimono un interesse potenziale per una forza politica mentre il 40,7% è disaffezionato, si sente cioè lontano da tutta l’offerta in campo. È quanto emerge dalla quinta edizione del Rapporto Giovani, l’indagine curata dall’Istituto Toniolo, con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo. “Nonostante l’attuale quadro poco incoraggiante – si legge in una nota – il 73,8% degli intervistati si dichiara convinto che sia ancora possibile impegnarsi in prima persona per cercare di far funzionare meglio le cose in Italia”.
Il Rapporto 2018 mette anche a confronto i giovani italiani e i coetanei europei nel quadro delle aspirazioni professionali e come ritengano di poterle realizzare: sono i tedeschi (39,6%) e gli spagnoli (36,7%) a esprimere maggiori certezze su ciò che intendono realizzare nel loro futuro professionale, mentre si dichiarano certi del loro destino il 31,3% dei britannici, il 28,8% dei francesi e meno di 1 italiano su 4 (22,5%). Viceversa, i giovani italiani spiccano (40,7%) insieme a spagnoli (35,3%) e francesi (33,6%) tra quelli che dichiarano di avere sì delle aspirazioni professionali definite, ma non sanno se riusciranno a realizzarle. Più preoccupante è il caso dei giovani disorientati, quelli che non hanno alcuna idea rispetto a un possibile percorso professionale o che non ci vogliono nemmeno pensare, che rappresentano insieme una quota consistente degli intervistati italiani (26,8%), francesi (25,4%) e britannici (23,4%).
Un altro aspetto che emerge dall’indagine è il modo con cui i giovani si pongono di fronte all’esperienza religiosa e alla trascendenza. “Viene rivelata – prosegue la nota – una sensibilità religiosa non spenta, ma attutita. Si è di fronte a un ‘fai da te’ in cui prevale la ricerca di benessere e armonia interiore”. Il 52,7% dice di credere nella religione cattolica (52,7%) mentre dichiara di non credere a nessuna religione il 23% degli intervistati. “Anche la frequenza ai riti conferma la distanza dei giovani dall’esperienza religiosa: coloro che dichiarano di frequentare la Chiesa una volta a settimana sono l’11,7%. Il 53,8% è costituito da frequentatori occasionali: il 20,2% partecipa a una funzione religiosa qualche volta l’anno oppure in particolari circostanze. Il 25,1% non partecipa mai”.

Internet: Rapporto Giovani 2018, per il 61,2% l’odio sul web è collegato alle tensioni che circolano nella società

Thu, 2018-04-19 12:39

“I giovani sono sempre connessi, ma in maniera autonoma e attenta, e con una chiara tendenza a rifiutare ogni forma di violenza e di odio”. È quanto emerge dal Rapporto Giovani 2018, in uscita in questi giorni in occasione della 94ª Giornata per l’Università Cattolica. L’indagine curata dall’Istituto Toniolo, con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, si è soffermata anche sulla “vita nella rete” delle giovani generazioni. “In particolare, rispetto alle cause del fenomeno hate speech, gli intervistati ritengono che l’odio in rete sia collegato, in qualche modo, alle tensioni che circolano all’interno della società”. Ad essere “Molto d’accordo” o “Abbastanza d’accordo” con l’affermazione è il 61,2% degli intervistati. “Le percentuali di accordo significativo sul fatto che esprimere l’odio in rete possa essere considerata una forma socialmente accettabile in cui incanalare l’espressione dell’odio e del risentimento sono molto basse (12,2%)” mentre “si alzano lievemente quando si tratta di prendere posizione sul fatto che esprimere online atteggiamenti negativi verso l’altro possa in un certo senso sublimare la violenza sottraendola alla vita reale. Sono infatti d’accordo con questa affermazione il 19,9% dei giovani italiani”. “Questo – si legge in una nota – non significa, però, che l’hate speech sarebbe, alla fine, ‘solo parole’, quindi un fenomeno di cui non preoccuparsi affatto. Che si tratti di mero flatus vocis lo pensa solamente il 16,1% dei giovani italiani”.

Osservasalute 2017: Solipaca (direttore scientifico), “la sostenibilità del Ssn conquistata a caro prezzo”

Thu, 2018-04-19 12:35

“I 21 Sistemi sanitari regionali in Italia stanno raggiungendo il pareggio di bilancio, tranne Liguria, Toscana, Campania, Calabria e Sicilia. Nel corso degli anni la spesa pubblica sanitaria è diminuita di qualche decimale. Il nostro Sistema sanitario è diventato sostenibile, ma a che prezzo?”. Se lo è chiesto Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che oggi a Roma, al Policlinico Gemelli, ha presentato il XV Rapporto Osservasalute (201/). Il dottore ha ricordato, infatti, che “questa sostenibilità è stata conquistata a caro prezzo: a livello nazionale il numero di medici e odontoiatri del Ssn si è ridotto in modo costante tra il 2012 e il 2015, passando da 109.151 unità nel 2012 a 105.526 nel 2015 (-3,3%)”. Lo stesso trend si riscontra, in maniera più accentuata, “se si rapporta il numero dei medici e odontoiatri alla popolazione: in questo caso la riduzione del numero di unità è del 5,4%”. In Sicilia, ha ricordato Solipaca, “per 100 medici che vanno in pensione solo 19 entrano nel Ssn”. Anche per il personale infermieristico si riscontra a livello nazionale una riduzione, anche se meno marcata, passando da 271.939 nel 2012 a 266.330 nel 2015.
E mentre diminuiscono le entrate da ticket, aumenta la spesa sanitaria privata. “Ci interroghiamo allora – ha affermato il direttore scientifico dell’Osservatorio – sulla sostenibilità reale del sistema. Se in questi anni sono tate tagliate le spese inutili, va bene, altrimenti il quadro è problematico”.

Immigrazione: Rapporto Giovani 2018, per oltre il 70% degli under 35 in Italia c’è un atteggiamento generale diffidente e ostile

Thu, 2018-04-19 12:27

“Oltre il 70% dei giovani intervistati ritiene che l’atteggiamento generale degli italiani nei confronti degli immigrati sia prevalentemente diffidente e ostile. Nel confronto con la rilevazione del 2015 il dato si impenna: in quell’anno, infatti, la stessa percezione riguardava il 57%”. È quanto emerge dal Rapporto Giovani 2018, in uscita in questi giorni in occasione della 94ª Giornata per l’Università Cattolica. Curata dall’Istituto Toniolo, con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, la quinta edizione dell’indagine fa emergere come “in condizioni di scarsità di lavoro di cui soffrono soprattutto le nuove generazioni, i giovani tendono ad assumere un atteggiamento protezionistico: la maggioranza (soprattutto nelle classi sociali più deboli) ritiene che l’immigrazione dovrebbe essere gestita in modo da non entrare in competizione con le condizioni di lavoro di chi già è in Italia”. In particolare, più del 60% ritiene che i datori di lavoro dovrebbero prendere in considerazione l’offerta di lavoro degli italiani prima di valutare quella degli immigrati (62,6%), a fronte del 37,4% che si dichiara in disaccordo con questa affermazione. Secondo il Rapporto Giovani 2018, “il timore della concorrenza lavorativa degli immigrati non risulta comunque più forte rispetto al prolungamento della permanenza dei lavoratori più anziani e alla crescente automazione nei processi produttivi”. “Esiste quindi una preoccupazione generale sull’impatto dei cambiamenti demografici, sociali e tecnologici rispetto alle opportunità di lavoro, che spinge i giovani con capitale umano più debole verso posizioni difensive”. Inoltre, se si considera l’atteggiamento verso gli stranieri regolari presenti in Italia, si ottiene una valutazione largamente positiva (solo 1 su 3 pensa che la loro presenza peggiori la sicurezza e l’economia del Paese).

Media: don Maffeis (Cei), “abitare maggiormente il territorio con proposte culturali”

Thu, 2018-04-19 12:17

“Una delle nostre priorità va a potenziare la scelta di abitare il territorio con proposte culturali che si muovano sulla duplice linea dell’approfondimento teorico e dell’offerta di iniziative pastorali”, rimarca don Ivan Maffeis, sottosegretario della Conferenza episcopale italiana e direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali intervenendo questa mattina nella tavola rotonda dedicata alla Comunicazione istituzionale e al dibattito pubblico durante il XI seminario professionale sugli uffici di comunicazione della Chiesa organizzato dalla Pontificia Università della Santa Croce. Il sottosegretario Cei, oltre ad anticipare l’imminente rilascio di un nuovo portale comunicativo in occasione della 52a Giornata delle comunicazioni sociali il prossimo 13 maggio, sottolinea anche la sfida educativa nel settore della comunicazione.
Come ricorda papa Francesco, indica don Maffeis, “la responsabilità di ciascuno nella comunicazione della verità chiede di educarsi e di educare al discernimento, all’approfondimento, alla capacità di essere presenti nel dibattito pubblico con una precisa identità. Il cammino formativo cerca di rispondere alle esigenze manifestate dai Rettori dei Seminari: al riguardo, abbiamo preparato nei mesi scorsi un manuale di comunicazione (‘Di terra e di cielo’, San Paolo 2017) e promosso una settimana estiva di formazione a luglio”.
E aggiunge: “Siamo attenti alle richieste delle diocesi (per incontri con gli animatori della cultura e della comunicazione, ma anche con associazioni, famiglie, scuole) e a loro è destinato il testo che da tre anni accompagna il Messaggio del Papa con riflessioni, commenti e schede pastorali (‘Fake news e giornalismo di pace’, Morcelliana 2018). E più in generale, abbiamo approfittato della domanda di formazione di cui lo stesso Ordine dei giornalisti si è fatto portavoce per inserirci con percorsi qualificati e gratuiti che ci hanno portato a incontrare centinaia di professionisti”.
Da ultimo, don Maffeis ha ricordato come per la Chiesa in Italia sia fondamentale, nella prassi comunicativa, anche promuovere dialogo e sinergia con le altre Conferenze episcopali. “Di qui la scelta di investire sulla dimensione del Sir Europa, anche in risposta alla richiesta esplicita di alcune Chiese, specie dell’Est, di essere aiutate a comunicare all’opinione pubblica un’immagine di sé non deformata. All’intensificarsi delle relazioni tra noi contribuisce anche l’incontro annuale dei portavoce delle diverse Conferenze episcopali, che quest’anno si svolgerà a Roma a fine giugno”.

Caritas: Soddu (direttore), no al “vecchiume” nella Chiesa e nella società

Thu, 2018-04-19 12:13

(da Abano Terme) – “Essere giovani nella Chiesa e nella società non è sinonimo di età anagrafica ma intende una gioventù esistenziale. La Chiesa deve tenere sempre alta la guardia, per liberarsi di un ‘vecchiume’ che è sempre in agguato”. Lo afferma mons. Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, in una intervista a conclusione del 40° Convegno nazionale delle Caritas diocesane “Giovane è…una comunità che condivide”, che si è svolto ad Abano Terme (Pd). “Essere giovani vuol dire sapersi liberare di vecchi stili e modi di fare che appartengono al passato – prosegue -, saper cogliere la novità e l’azzardo, per essere capaci di scuotere il mondo attraverso lo scandalo e la novità del Vangelo. Vuol dire essere al passo con i tempi, dare risposte che sappiano cogliere le nuove povertà facendo un cammino insieme, condividendo la strada con i giovani, facendo nostre le loro lotte e speranze. Si tratta di cogliere modelli lavorativi nuovi che non si fondano sul passato, all’interno di un cambiamento epocale pieno di interrogativi”. Per quanto riguarda l’Italia mons. Soddu punta il dito su “modelli vecchi, triti e ritriti, che non sono capaci di creare nuova economia, soprattutto nelle regioni del Sud. In Sardegna, ad esempio, non si riesce ad inventare qualcosa che colga gli aspetti positivi di una civiltà unica per generare invece percorsi virtuosi a livello economico. Questo produce avvilimento, si rimani fermi nel ‘vecchiume’. Bisogna invece dare fiducia ai giovani, investire sulle loro idee, creare lavoro buono e bello, lottando con loro affinché qualcosa cambi”.

Media: don Maffeis (Cei), “un nuovo portale per fare sistema”

Thu, 2018-04-19 12:12

“Come Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei abbiamo messo a punto alcune priorità con le quali rafforzare la nostra comunicazione nel dibattito pubblico”, ha spiegato questa mattina don Ivan Maffeis, sottosegretario della Conferenza episcopale italiana e direttore dell’Ufficio comunicazioni sociali, nella tavola rotonda dedicata alla Comunicazione istituzionale e al dibattito pubblico durante il XI seminario professionale sugli uffici di comunicazione della Chiesa organizzato dalla Pontificia Università della Santa Croce.
Il seminario si è aperto martedì 17 aprile, snodandosi in tre giorni di incontri e dibattiti sul tema “Dialogo, rispetto e libertà di espressione nella sfera pubblica”. Un convegno impostato su tre livelli di approfondimento: teorico-metodologico,  un quadro dello scenario mediale di riferimento e la dimensione esperienziale con focus sulle pratiche comunicative della Chiesa.
Nella giornata conclusiva si svolge dunque la tavola rotonda cui hanno preso parte diversi portavoce delle Conferenze episcopali europee e internazionali. Insieme a don Maffeis sono  presenti anche Vincent Neymon (Conferenza episcopale francese), Martin Kramara (Conferenza episcopale slovena), Oleh Luka (Commissione “Justice and peace”, Chiesa greco-cattolica ucraina) e María del Mar Chapa (arcidiocesi Città del Messico). Moderatore dell’incontro è Diego Contreras (Pusc).
Portando la sua esperienza, don Ivan Maffeis ha sottolineato tre linee di intervento della Cei nel settore mediale: “In primo luogo un portale, online in occasione della prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, che mira a rispondere all’esigenza che viene dalla comunità di cogliere e approfondire la posizione della Chiesa su alcune tematiche particolarmente sensibili e, comunque, strettamente legate al dibattito pubblico. L’obiettivo è quello di partire dalla notizia per andare oltre la notizia e offrire percorsi di senso attorno a determinati contenuti”.
Un nuovo portale, dunque, ha proseguito don Maffeis, che “farà sistema di quelli prodotti dalle diverse testate della Cei (agenzia, radio, televisione e giornale), rilanciandoli sui social e aprendo una finestra di dialogo interattivo con tutti”.

Caritas: card. Montenegro, “guardare ai giovani è una necessità di vita”

Thu, 2018-04-19 12:11

(da Abano Terme) – “Papa Francesco ci sta chiedendo una Chiesa giovane. Dobbiamo guardare a loro non per fare una buona azione ma per una necessità di vita”. Ne è convinto il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente di Caritas italiana, tracciando – in una intervista al Sir – un bilancio del 40° Convegno nazionale delle Caritas diocesane che si chiude oggi ad Abano Terme (Padova), sul tema “Giovane è…una comunità che condivide”. “Finora abbiamo visto i giovani come coloro che bisogna riempire di buone idee e a cui far fare buone azioni – osserva -. Credo che lo Spirito lavori anche nel cuore dei giovani, che sono già una novità, in una Chiesa che tende a restare seduta, ad essere vecchia. Chiedere ai giovani, come fa il Papa, maggiore protagonismo, diventa la speranza”. Il giovane, precisa il card. Montenegro, “non è colui che devo portare per mano ma è lui che deve prendere me per mano, perché i sentieri nuovi io non li conosco. Il giovane è intraprendente, sa anche perdere, mentre l’adulto vuole sempre vincere. Il giovane è capace di girare pagina e ricominciare da capo”. Purtroppo, fa notare, “questo è un mondo compromesso, offeso e anche ferito”. Dai giovani”pretendiamo che facciano le cose e non sbaglino mai, mentre noi ci possiamo permettere il lusso di sbagliare. Questo mondo pieno di compromessi, dove la lealtà non è al primo posto, dove il prepotente vince, dove c’è un nord e un sud, è stato fatto dagli adulti. Alcuni giovani cadono nel trabocchetto, altri non vogliono cadere e fanno proposte nuove”. A suo avviso “davanti ad un mondo così bisogna indignarsi. Non è più possibile che se un uomo vuole vivere deve rischiare la vita come un immigrato e annegare insieme alla sua speranza. Ogni uomo ha la sua dignità. I giovani hanno tante carte in regola per poter mettere dei paletti nuovi e aiutare questo mondo a non scricchiolare più”.

Immigrazione: Zanchini (Legambiente), “il reato di solidarietà è un’assurdità”

Thu, 2018-04-19 12:09

“Il reato di solidarietà è un’assurdità che qualcuno si è inventato per ragioni politiche”. Lo ha detto Edoardo Zanchini di Legambiente, durante la conferenza di presentazione questa mattina in Senato dell’iniziativa dei cittadini europei “Welcoming Europe. Per un’Europa che accoglie”. Il progetto si pone tre obiettivi: decriminalizzare la solidarietà, creare passaggi sicuri per i rifugiati, proteggere le vittime di abusi. In collegamento streaming, l’iniziativa è stata presentata anche a Bardonecchia, dove hanno portato la loro testimonianza il pastore valdese David Rostan e i volontari delle associazioni Rainbow for Africa e Tous Migrants. Nell’arco di 12 mesi, i promotori vogliono raccogliere un milione di firme di cittadini europei in almeno sette Paesi. In virtù della “raccolta delle firme – ha aggiunto Zanchini -, la Commissione europea dovrà stendere un atto legislativo. Si comincia da oggi per raccogliere le firme, in alcuni Paesi sarà più difficile, pensiamo all’Ungheria o alla Francia”. Sono molte le associazioni che aderiscono al progetto, fra cui Radicali italiani, Acli, Fcei e Actionaid. “L’iniziativa propone l’introduzione di sponsor quali garanti per l’ingresso dei richiedenti asilo – ha spiegato Chiara Favilli dell’Università di Firenze -. In questo modo si aggiunge un ulteriore canale di accesso al fondo. La previsione di un accesso diretto è importante perché si aggiunge ai canali istituzionali. Oggi grazie a Caritas e Sant’Egidio abbiamo già dei corridoi umanitari ma dovrebbero essere aggiuntivi e non sostitutivi allo Stato. Il sistema a cui ci ispiriamo è quello canadese per l’accompagnamento delle comunità locali all’integrazione. Inoltre proponiamo di modificare la direttiva che impone sanzioni ai privati che forniscono assistenza sanitaria senza fini di lucro. E infine l’accesso alla giustizia e l’ingresso dei lavoratori non qualificati. Lo straniero che non è in regola diventa un soggetto invisibile che non può difendersi. L’Ice chiede che nelle normative europee vengano affinati gli strumenti affinché non ci siano conseguenze negative per chi denuncia. Queste proposte – ha concluso – non sono rivoluzionarie e non cambiano radicalmente il quadro vigente, dimostrano che si può rendere più efficace il sistema dei flussi ispirato al principio dell’accoglienza che una parte dei popoli europei vuole”. È possibile sottoscrivere l’iniziativa on line sul sito www.welcomingeurope.it e nei vari banchetti che verranno realizzati.

Ue: Mogherini su presidenziali in Venezuela, “mancano condizioni per un processo elettorale credibile e inclusivo”

Thu, 2018-04-19 12:06

(Bruxelles) L’Unione europea, attraverso l’Alto rappresentate Federica Mogherini deplora “profondamente” che le elezioni presidenziali del 20 maggio in Venezuela “siano state indette senza un ampio accordo sul calendario elettorale né sulle condizioni per un processo elettorale credibile e inclusivo” e deplora anche che ci siano ancora “prigionieriBrux politici e ostacoli per limitare la partecipazione di partiti e candidati politici”. In una dichiarazione diffusa oggi Mogherini fa appello al governo venezuelano affinché non si mini “la credibilità” del processo elettorale né si esacerbi la polarizzazione politica esistente con misure inadeguate che creeranno “maggiori ostacoli a una soluzione politica pacifica”. L’Ue fa quindi alcune raccomandazioni al governo venezuelano, tra cui garantire “la partecipazione di tutti i partiti politici in condizioni di parità”; concordare il calendario elettorale”, definire un consiglio nazionale elettorale (Cne) equilibrato e assicurare “elezioni conformi agli standard internazionali”. L’Ue dichiara tutto il suo impegno per “sostenere” il Venezuela, e “monitorerà” il processo elettorale, riservandosi la possibilità di “reagire con misure appropriate a qualsiasi decisione o azione che possa continuare a minare la democrazia, lo stato di diritto e la situazione dei diritti umani nel Paese”. A preoccupare l’Ue è anche “l’impatto sociale della crisi economica in corso” e la conseguente “migrazione di massa” che sta avvenendo verso Colombia e Brasile.

Uruguay: vescovi, “la società superi indifferenza e paura”. “Scommettiamo sulla costruzione di vincoli personali”

Thu, 2018-04-19 11:18

L’opzione per i poveri, l’appello alla comunione e al principio di uguaglianza, che chiedono di considerare la dignità di ogni essere umano come creatura di Dio. Sono questi alcuni criteri di discernimento per leggere e cambiare la realtà del Paese, indicati dalla Conferenza episcopale (Ceu) dell’Uruguay nel documento “Costruiamo ponti di fraternità in una società frammentata”, presentato ieri a Florida dal presidente della Ceu, mons. Carlos Collazzi, dall’arcivescovo di Montevideo, card. Daniel Sturla, e dal segretario generale della Ceu, mons. Milton Tróccoli. Nell’ultima parte, incentrata su alcune proposte di cammino per il futuro, la Conferenza episcopale uruguaiana distingue tra responsabilità della società, dello Stato e della Chiesa. Il documento afferma che, come Chiesa, “manteniamo una visione positiva: puntiamo sul potenziale della nostra società e sul bene che è nel cuore di tutti coloro che, con buona volontà, cercano un Uruguay migliore. Crediamo che lo Spirito di Gesù risorto risvegli il meglio di ognuno, trasformi la nostra interiorità e susciti gesti di perdono che incoraggiano la nostra speranza”. Inoltre, “come società dobbiamo superare l’indifferenza, la paura, la percezione che i problemi siano sempre degli altri, aprire strade e incontrare spazi che aiutino a superare diverse forme di isolamento. Scommettiamo sulla costruzione di vincoli personali, relazioni strette e risposte comunitarie”. Allo Stato si dà atto di aver realizzato uno sforzo, assieme alla società civile, “per recuperare spazi pubblici significativi”. I vescovi della Ceu concludono auspicando “a partire dai nostri gesti e dalle nostre opere, segni credibili del Regno che annunciamo”.

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