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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 4 hours 44 min ago

“Rome Half Via Pacis”: Malagò (Coni), “ci saranno anche minori in attesa dello ius soli”. Nel percorso i più importanti luoghi di culto della capitale

Mon, 2017-07-03 15:27

“Insieme ai ragazzi italiani correranno minori che magari stanno aspettando l’esito dello ius soli, ma con i loro coetanei non ci sono distinzioni di cultura, di lingua, sociali o di religione. Questa mezza maratona toccherà i più importanti luoghi di culto della capitale, luoghi e simboli di tutte le religioni. Lo sport è capace di questo”. Così il presidente del Coni, Giovanni Malagò, intervenuto questa mattina in Campidoglio alla presentazione di “Rome Half Marathon Via Pacis”, promossa domenica 17 settembre nella città eterna da Roma Capitale e dal Pontificio Consiglio della cultura in collaborazione con la Fidal (Federazione italiana di atletica leggera) – con il patrocinio del Coni e del Cip (Comitato italiano parilimpico). Nel suo percorso ispirato al tradizionale pellegrinaggio delle sette chiese, la mezza maratona multireligiosa (21,097 km destinati alla corsa competitiva) partirà da piazza San Pietro per snodarsi tra le più significative bellezze architettoniche e archeologiche della capitale toccando la sinagoga, la moschea, la chiesa valdese e la chiesa ortodossa per tagliare, infine, il traguardo a San Pietro attraverso via della Conciliazione. Nel corso della presentazione dell’evento, in forma di talk show condotto da Lorena Bianchetti, è stato fra l’altro proiettato un video con brevi flash di figure autorevoli sullo sport. L’auspicio che “lo sport diventi sempre più inclusivo” perché “siamo tutti figli di Dio” il messaggio di Papa Francesco. Per Nelson Mandela “ha il potere di cambiare il mondo”. Concorda Thomas Bach, presidente del Comitato olimpico internazionale: “Lo sport può cambiare le vite e rendere il mondo un posto migliore”. “Genera una vera cultura dell’incontro e del dialogo”, le parole del card. Gianfranco Ravasi, mentre per il primate anglicano Justin Welby “ha il potere di celebrare la nostra umanità”.

“Rome Half Via Pacis”: Raggi (sindaco), “linguaggio universale in grado di abbattere barriere e annullare differenze”

Mon, 2017-07-03 15:23

Sarà una grande festa dello sport e della città di Roma, ma avrà tutti i colori del mondo perché a tutto il mondo è rivolto il suo messaggio di dialogo e di pace. Pace, integrazione, inclusione, solidarietà sono infatti i principi ispiratori della “Rome Half Marathon Via Pacis”, promossa domenica 17 settembre nella città eterna da Roma Capitale e dal Pontificio Consiglio della cultura in collaborazione con la Fidal (Federazione italiana di atletica leggera) – con il patrocinio del Coni e del Cip (Comitato italiano parilimpico). Con partenza alle 9 da Piazza San Pietro, sarà aperta a tutti coloro che, attraverso lo sport popolare vogliono dire “no” a violenza, razzismo, discriminazioni: donne, uomini, famiglie, anziani, giovani, bambini, sportivi, persone con disabilità ma anche rifugiati, ognuno con il suo messaggio di pace che al traguardo lascerà in alcune colonne trasparenti che simboleggiano le colonne della pace. “Lo sport ha un linguaggio universale e per questo è in grado di abbattere ostacoli e barriere e di annullare le differenze”, ha detto questa mattina la sindaca di Roma Virginia Raggi, presentando l’iniziativa nella sala della Protomoteca in Campidoglio. Per la prima cittadina, “la pace non è qualcosa di astratto e lo sport è un mezzo per raggiungere questo obiettivo”. “Abbiamo accolto questo progetto con entusiasmo – ha proseguito -. Ci stiamo preparando, ci stiamo allenando da tempo. Roma è una città accogliente e vogliamo ribadire l’importanza della fiducia e dell’impegno che tutti devono mettere per renderla migliore”. “Vogliamo – ha concluso – che lo sport sia di tutti e per tutti, sempre”.

Lavoro: Università Cattolica e Randstad, “8 aziende su 10 pronte ad assumere nel 2017, ma la maggior parte trova candidati non idonei”

Mon, 2017-07-03 13:46

“Otto aziende su dieci sono pronte ad assumere nel 2017, ma la maggior parte trova candidati non idonei per carenza di competenze professionali specifiche (60%), poca esperienza lavorativa nel settore (47%) e scarsa conoscenza delle lingue straniere (35%)”. Ma “il gap di competenze riguarda anche il personale già in forza all’azienda”, situazione che verrà affrontata offrendo “programmi di istruzione e formazione” (64%) e “aumento di retribuzioni/benefit” (14%) o con l’“aumento di fornitori esterni” (13%). Sono alcuni dei dati che emergono dall’“Hr Trends and salary report 2017”, realizzato da Randstad Professionals in collaborazione con l’Alta scuola di psicologia Agostino Gemelli (Asag) dell’Università Cattolica di Milano. La ricerca, che tra febbraio e marzo 2017 ha coinvolto 355 dirigenti senior di aziende italiane di diversi settori, “ha analizzato – si legge in una nota – le tendenze e gli sviluppi del settore delle Risorse umane e dei processi di selezione in Italia”. In particolare si è indagato sulla stupidità funzionale, cioè “l’atteggiamento di adesione acritica alle direttive dei vertici aziendali”, e il conflitto creativo in azienda. I risultati mettono in luce che “il 43% delle direzioni Risorse umane (Hr) pensa che la stupidità funzionale porti al fallimento degli obiettivi dell’impresa, contro il 36% che invece ne dà un giudizio positivo”. Inoltre, il “64% dei dirigenti Hr considera il conflitto creativo un utile strumento di lavoro, ma meno di uno su tre si adopera concretamente per sostenere un sano confronto critico in azienda”. Per Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia, c’è “un atteggiamento conservativo che rischia di limitare molto l’innovazione, lo sviluppo del business e la capacità di attrarre i nuovi talenti, che sempre di più cercano un ambiente di lavoro piacevole e stimolante e una cultura aziendale nella quale ci si possa identificare”. Secondo Caterina Gozzoli, direttrice dell’Asag, “sempre di più i talenti per essere trattenuti hanno bisogno non solo di un riconoscimento salariale o di benefit, ma anche di un buon clima di lavoro, di un senso di appartenenza, di una identificazione con l’azienda e di una progettualità condivisa in cui crescere”.

Milano: Fondazione Ambrosianeum, in Lombardia il record di profughi. Caritas e diocesi in prima fila per l’accoglienza

Mon, 2017-07-03 13:12

È della Lombardia il primato italiano dell’accoglienza dei migranti che richiedono protezione, dal momento che la regione accoglie il 13% del totale degli arrivi. A Milano, invece, il tasso di accoglienza è oltre il doppio di quanto previsto, pari al 1,5 per mille abitanti, considerato che a febbraio 2017 risultavano accolti 3.521 tra profughi, richiedenti asilo e titolari di protezione. Sono solo alcuni dei dati presenti nel Rapporto sulla Città 2017 di Fondazione Ambrosianeum, presentato oggi a Milano. Il report scatta ogni anno una fotografia accurata della realtà milanese attraverso settori d’indagine come il lavoro, la demografia e l’economia. Scorrendo i dati del rapporto 2017, si scopre che Caritas Ambrosiana a settembre 2016 ha accolto oltre 2.000 persone nella diocesi di Milano in strutture proprie o della Curia, negli oltre 170 spazi messi a disposizione dalle comunità parrocchiali e dagli ordini religiosi. Inoltre, nella Commissione territoriale di Milano è depositato il numero più elevato di richieste di asilo in attesa di audizione (8.430 ovvero il 10% a livello nazionale). Un secondo fenomeno che emerge dallo studio riguarda le fasce più anziane della popolazione residente a Milano, che per il 30% è composta da persone ultra 60enni (394.673), in maggioranza donne: di questi il 25% è rappresentato da persone senza più il coniuge. Gli ultra 80enni sono invece 94.330, mente gli anziani non autosufficienti superano quota 40mila.

Milano: Lodigiani (Univ.Cattolica), “capitale italiana della Social Innovation”. 200mila studenti universitari

Mon, 2017-07-03 13:12

Presentato stamane a Milano nella sede della fondazione culturale Ambrosianeum il nuovo Rapporto sulla Città 2017 “Una metropoli per innovare, crescere, sognare”. Lo studio è stato curato da Rosangela Lodigiani, sociologa dell’Università Cattolica di Milano, che nel corso della presentazione non ha esitato a definire Milano “la capitale italiana della Social Innovation”. “L’innovazione, sempre più connotata in termini sociali – ha dichiarato Lodigiani – ha subito una brusca accelerazione dal 2008 in poi, visto che l’attenzione per la Social Innovation riemerge ciclicamente nei periodi di crisi”. Alla conferenza stampa è intervenuto anche l’ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia; insieme con lui Mattia Macellari, presidente del gruppo Giovani Imprenditori di Assolombarda-Confindustria Milano, Monza e Brianza e Leonardo Previ, presidente di Trivioquadrivio e docente di gestione delle risorse umane all’Università Cattolica. Secondo lo studio, negli ultimi 10 anni le imprese del non-profit sono cresciute del 40% e oggi, tra volontari e dipendenti, coinvolgono oltre 1 milione di persone in Lombardia. Dai dati emerge inoltre che sono più di 200mila gli studenti che scelgono Milano per il proprio percorso universitario, una popolazione che incide per il 15% sul totale dei residenti e che per il 5% è costituita da giovani internazionali. Per quanto riguarda il livello di istruzione, a Milano e in Lombardia, meno del 20% della popolazione possiede un titolo universitario; la percentuale sale al 30% considerando la fascia dei più giovani (30-34enni).

Milano: Fondazione Ambrosianeum, cresce divario tra ricchi e poveri. Chiudono gli artigiani, crescono gli “imprenditori etnici”

Mon, 2017-07-03 13:11

Il 36% delle famiglie benestanti lombarde riesce ancora a risparmiare, mentre il 20% di quelle a basso reddito contrae debiti. Inoltre, se il 10% dei nuclei familiari milanesi ha a disposizione il 40% del reddito, un altro 10% è considerato “povero”. È quanto emerge dal Rapporto sulla Città 2017 di Fondazione Ambrosianeum, presentato oggi a Milano. Il dossier, intitolato “Una metropoli per innovare, crescere, sognare” e realizzato da studiosi di diverse università con il contributo di Fondazione Cariplo, indaga i fenomeni innovativi caratteristici di Milano e dell’area metropolitana, prendendo in esame temi come l’economia, le imprese, le nuove tecnologie e il welfare. Secondo il Rapporto, in Lombardia dal 2009 ad oggi hanno chiuso bottega quasi 3.500 artigiani e mille commercianti; 1.700 imprenditori ultra 50enni in Lombardia, per la prima volta, si sono inventati un’impresa. Le aziende creative ambrosiane danno lavoro a 250mila persone, ma non si tratta di un’economia virtuale: il 40% collabora infatti stabilmente con la piccola e media impresa e il 30% con la grande impresa. Ancora: a Milano insistono quasi 10mila imprese manifatturiere del tessile (4 miliardi e mezzo di interscambio), mentre la fascia di imprenditori etnici è composta da 5.000 muratori egiziani, 3.000 ristoratori cinesi e 600 imprese di pulizia sudamericane.

Papa Francesco: card. Parolin (Santa Sede), il 16 ottobre si recherà alla Fao

Mon, 2017-07-03 13:08

Il prossimo 16 ottobre il Papa si recherà alla Fao. Ad annunciarlo ufficialmente è stato oggi il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, dopo aver letto il messaggio inviato da Francesco alla sessione inaugurale della 40ma Conferenza generale dell’organismo internazionale che lotta per l’eliminazione della fame nel mondo. “In occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione chiamata quest’anno a riflettere sul tema ‘Cambiar el futuro de la migración’ – l’annuncio di Parolin – Papa Francesco verrà qui alla Fao”, accogliendo l’invito rivoltogli dal direttore generale, José Graziano da Silva.

Employment: Eurostat, unemployment at 9.3% in Europe. Almost 4 million young people without a job

Mon, 2017-07-03 12:55

(Brussels) The unemployment rate is stable at 9.3% in the euro area (19 countries with the single currency) whereas it is 7.8% in the EU28. Eurostat has confirmed the figures for May which are the same as those for the previous month. These are the lowest figures recorded since early 2009. Eurostat estimates that as many as 19.115 million people are currently unemployed, of whom 15 million in the euro area. Among EU Member States, the Czech Republic is the country with the lowest unemployment rate (3.0%), followed by Germany (3.9%) and Malta (4.1%). Among the largest countries, Italy has the highest number of unemployed people (11.3%), followed by France (9.6%), Poland (4.8%), and the United Kingdom (4.3%). Once again, the highest unemployment rates are observed in Greece (22.5%) and Spain (17.7%). It is in Spain, though, as well as in Croatia and Ireland, that one can see the most encouraging signs of recovery in the labour market. By way of comparison, the current unemployment rate in the United States is 4.3%. Youth unemployment remains critical, with 3.7 million under-25s without a job, with the highest rates recorded in Greece (46.6%), Spain (38.6%), and Italy (37.0%).

Lavoro: Eurostat, disoccupazione al 9,3% in Europa. Quasi 4 milioni di giovani senza impiego

Mon, 2017-07-03 12:55

(Bruxelles) Si stabilizza al 9,3% il tasso di disoccupazione nella zona euro (19 Stati della moneta unica), mentre nell’Ue28 il dato è al 7,8%. Eurostat conferma le cifre di fine maggio, identiche a quelle del mese precedente; si tratta comunque delle percentuali più basse rispetto all’inizio del 2009. Eurostat stima che i disoccupati totali siano ora 19 milioni e 115mila, 15 milioni dei quali nell’area euro. La Repubblica ceca si conferma il Paese Ue con il tasso di persone senza impiego più basso, toccando il 3,0%; la Germania è al 3,9%, Malta a 4,1%. Tra i grandi Paesi, l’Italia ha il tasso più elevato di disoccupati: 11,3%; seguono Francia al 9,6%, Polonia (4,8) e Regno Unito (4,3). I livelli più elevati di senza lavoro sono ancora in Grecia (22,5%) e Spagna (17,7). Segnali di recupero dei posti di lavoro si registrano con maggiore intensità in Croazia, nella stessa Spagna e in Irlanda. Per un confronto complessivo, l’attuale saggio di disoccupazione negli Stati Uniti è al 4,3%. Rimane grave la situazione giovanile, con 3,7 milioni di giovani under25 senza impiego, con punte record in Grecia (46,6%), Spagna (38,6%) e Italia (37,0%).

Università: Censis, primati confermati per Bologna, Perugia e Camerino

Mon, 2017-07-03 12:50

Le Università di Bologna, Perugia e Camerino si confermano anche quest’anno al vertice della “Classifica Censis delle Università italiane (edizione 2017/2018)” diffusa oggi. Tra le 40 classifiche redatte che, si legge in una nota, “possono aiutare i giovani e le loro famiglie a individuare con consapevolezza il percorso di formazione migliore”, anche “il ranking dei raggruppamenti di classi di laurea triennali e dei corsi a ciclo unico rispetto alle dimensioni della progressione in carriera e del grado di internazionalizzazione”. Bologna (99,2 punti), tra i mega atenei statali, precede le Università di Firenze (88,2), Padova e Roma La Sapienza. Tra i grandi atenei statali, Perugia (94,8) e Pavia (91,6) ancora in testa davanti a Parma (89,6). Sorpasso tra i medi atenei statali, con l’Università di Siena (99,4) che sopravanza quella di Trento (99,2). Stabile al terzo posto l’Università di Sassari. Altra conferma tra i piccoli atenei statali, dove primeggia nuovamente l’Università di Camerino (97,2), cui seguono le Università di Teramo (89,6) e Macerata. Nessuna variazione tra i politecnici, con Milano (92,8 punti) davanti allo Iuav di Venezia (88,2) e a Torino e Bari. Tra i grandi atenei non statali primeggia anche quest’anno l’Università Bocconi (95,8 punti), seguita dall’Università Cattolica (89,4). Tra i medi atenei non statali, primo posto per la Luiss (91,4) mentre tra i piccoli atenei non statali è la Libera Università di Bolzano a guidare la classifica con 108,8 punti.

Università: Censis, “immatricolazioni in crescita per il secondo anno consecutivo”

Mon, 2017-07-03 12:48

Prosegue il trend positivo relativo al numero di immatricolazioni alle università italiane. Lo rende noto il Censis, in occasione della pubblicazione della “Classifica Censis delle Università italiane (edizione 2017/2018)”. In una nota si legge che “nell’anno accademico 2015/16 (276mila immatricolati) si ha, per il secondo anno consecutivo, una lieve crescita (+1,9%, circa 6mila immatricolati in più, dopo +0,8% registrato nell’anno precedente)”. Si consolida dunque l’inversione di tendenza rispetto a ciò che si era verificato nel decennio precedente. Infatti, “il picco di immatricolati alle Università italiane si era registrato nell’anno accademico 2003/04 (337mila nuovi iscritti)” ma “dopo di allora si è verificato un calo che si è protratto fino al 2013/14, con una riduzione complessiva nel periodo del 20%”.

Giovani: card. Sandri (Santa Sede), “siate fieri dell’eredità cristiana del vostro popolo”

Mon, 2017-07-03 12:33

“Il profeta Isaia dice che anche i giovani si stancano e inciampano lungo il cammino della vita: questo può accadere anche a voi, quando – come afferma spesso Papa Francesco, che mi ha chiesto di recarvi il suo saluto e la sua benedizione – vi lasciate rubare la speranza”. Lo ha detto il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nell’ultimo giorno, ieri, della sua visita in Bulgaria. “Quando non avete il coraggio di sogni grandi e di bene per la vostra vita e quella dell’umanità – ha spiegato il cardinale nell’omelia della messa celebrata a Rakovski, dove nella parrocchia di san Michele Arcangelo ha conferito il sacramento della confermazione a 43 ragazzi e ragazze di 13 anni – quando vi ripiegate in sterili egoismi, quando perdete la fiducia in voi stessi e pensate che non ce la farete a superare le difficoltà, quando pensate di essere soli e vi dimenticate che il Signore è al vostro fianco”. “Le condizioni del mondo di oggi non sono semplici”, ha ammesso Sandri: “Le difficoltà economiche, la fatica a trovare un lavoro onesto, la corruzione che permane in tanti sistemi, e poi sentiamo di guerre vicino a noi, ascoltiamo spesso nei dibattiti affermazioni che ci portano ad aver paura degli altri e a chiuderci in sterili forme di nazionalismo, che si va diffondendo un po’ ovunque in Europa”. Ricordando i tre martiri sacerdoti assunzionisti, Josaphat Chicov, Kamen Vitchev e Pavel Djidjov, il cardinale ha esortato i giovani “a fare della vostra vita un dono, ad essere fieri e orgogliosi dell’eredità cristiana del vostro popolo, ma vivendola nell’oggi come impegno all’accoglienza e alla comunione”, a cominciare dalla famiglia, “che vi dato la vita e la prima educazione, e dove forse potrebbero esserci ferite per la divisione o le difficoltà economiche”. “Impegnatevi per cose grandi e costruite amicizie importanti con i vostri coetanei della Chiesa ortodossa e quelli di altre fedi che vivono o sono giunti in Bulgaria più di recente”, l’altro invito di Sandri.

Migranti: Forum Terzo settore, “Italia e Europa non devono impedire le operazioni di soccorso”

Mon, 2017-07-03 12:26

Il Forum del Terzo settore esprime “viva preoccupazione” in merito all’intenzione da parte delle autorità italiane ed europee di “procedere con misure per limitare gli interventi di salvataggio dei migranti che attraversano il Mar Mediterraneo verso l’Europa, fino a prevedere la chiusura dei porti alle navi di soccorso”. Il Forum raccoglie l’esperienza di una molteplicità di organizzazioni italiane impegnate per affrontare il fenomeno delle migrazioni con gli strumenti della solidarietà, in Italia e nel mondo. “La chiusura dei porti sarebbe una misura inaccettabile – afferma -, che contraddice i più elementari obblighi di assistenza e solidarietà; misure punitive verso le organizzazioni non governative potrebbero portare alla ingiustificata restrizione della loro capacità di prestare soccorso, in presenza di un’iniziativa europea ancora lacunosa. Ci uniamo a quanti in questi mesi hanno richiamato l’Europa nella sua interezza alle proprie responsabilità in termini di assistenza”. In particolare, il Forum pensa che l’Italia non possa essere “lasciata sola nella gestione delle fasi di ospitalità di medio e lungo periodo”: “I governi europei devono assumere scelte coerenti, adottando decisioni credibili per la realizzazione in tempi rapidi di un piano di ricollocazione di rifugiati e migranti dei Paesi dell’Unione”.  Il Forum richiama perciò l’attenzione del presidente del Consiglio Gentiloni e del ministro Minniti, in vista dell’incontro di Tallin, “a fornire rassicurazioni sul fatto che l’Italia non intenda abdicare alle proprie responsabilità in termini di assistenza e solidarietà”. Chiede, in questo senso, “un incontro urgente”.

Migranti: Forti (Caritas), “inaccettabile esternalizzare frontiere e limitare azione Ong”. Sì a relocation e sbarchi in altri porti

Mon, 2017-07-03 12:05

“Limitare fortemente l’azione Ong ed esternalizzare le frontiere è inaccettabile, vuol dire andare nel senso inverso a quanto da noi auspicato: cioè trovare canali legali e sicuri d’ingresso in Europa”. Ma ci sono alcuni punti positivi: “Spingere sulla relocation in altri Paesi europei, abbassando la soglia di accesso sotto il 75%” e “far sbarcare i migranti anche nei porti di Barcellona e Marsiglia”: è questa la posizione di Caritas italiana esposta al Sir da Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione, a proposito dell’intesa, a Parigi, tra i ministri di Italia, Francia e Germania sulla questione migranti, in vista del summit europeo di Tallin. Nel documento si parla, tra l’altro, di regolamentare le azioni e i finanziamenti alle Ong che salvano vite in mare e di ridurre gli sbarchi dando più fondi alla Libia per il controllo delle coste. “Continua la delegittimazione, anche se indiretta, delle Ong – osserva Forti -. Temiamo non si vogliano avere soggetti indipendenti in mare per verificare l’operato della guardia costiera libica, al momento sotto osservazione della Corte di giustizia europea per questioni legate a crimini contro l’umanità, tra cui il caso dell’affondamento di un barcone sparando in aria”. Poi si parla di esternalizzazione delle frontiere in Libia, “un piano per noi inaccettabile dal punto di vista dei diritti umani” sottolinea.
Sulle richieste specifiche alle Ong, Forti ricorda che “molti bilanci sono già pubblici”, “nessuno ha mai dimostrato che qualcuno faccia segnali luminosi” e la guardia costiera italiana “ha più volte ribadito che le operazioni non avvengono mai al di fuori del loro controllo”. Sul divieto di entrare nelle acque libiche Forti fa notare che “la Libia non ha mai riconosciuto il sistema Sar, ossia una area di ricerca e soccorso in mare. Si è sempre mossa in maniera indipendente, al di là degli schemi previsti a livello internazionale. Questo è il primo punto su cui ci si dovrebbe attrezzare”. “Il rischio – avverte – è che diventi la solita narrazione negativa per convincere l’opinione pubblica del contrario”. I governi, a suo avviso, “devono inoltre chiedersi se i singoli Paesi sarebbero in grado di supplire a quello che oggi fanno le Ong, ossia più del 40% dei salvataggi. La questione di fondo è: chi si prende la responsabilità di non salvare le persone? È un problema di coscienza che chi decide dovrà affrontare”.
Nel documento vi sono però, secondo Forti, alcuni aspetti positivi, tra cui “spingere per la relocation affinché il piano funzioni”. “L’obiettivo è far comprendere a tutti i Paesi europei che la relocation è un dovere, non un’opzione – afferma -. Su questo bisogna lavorare politicamente in maniera seria, abbassando la soglia che prevedeva la relocation solo per quelle nazionalità che raggiungono il 75% del riconoscimento, altrimenti nessuno viene ricollocato”. Forti è inoltre favorevole alla proposta del governo italiano di far sbarcare i migranti anche nei porti di Barcellona e Marsiglia: “Potrebbe essere un modo per alleggerire il nostro sistema di primo soccorso”. “Su questi tre aspetti possiamo ragionare – conclude -, tutto il resto va in direzione opposta a quanto auspichiamo”.

Paolo Villaggio: Enrico Vanzina al Sir, “grande intellettuale. Ha scelto di stare vicino al pubblico con la commedia”

Mon, 2017-07-03 11:50

“Mio fratello Carlo ha conosciuto Paolo Villaggio quando faceva l’aiuto regista per Mario Monicelli nel film ‘Brancaleone alle crociate’ nel 1970. È nata subito una grande amicizia, condivisa anche con Ugo Tognazzi. Ci siamo frequentati moltissimo. Ci è capitato poi di fare due film con lui, ‘Io No Speak English’ nel 1995 e ‘Banzai’ nel 1997: lì lavorando insieme con Paolo, abbiamo colto il suo lato più importante. Al di là infatti del suo essere umorista, attore e scrittore, Paolo era un uomo coltissimo, un grande intellettuale”. Così Enrico Vanzina al telefono con il Sir ricorda Paolo Villaggio, morto oggi a Roma all’età di 84 anni. Enrico, sceneggiatore e regista insieme al fratello Carlo, figli del regista della commedia italiana Steno, ovvero Stefano Vanzina, tratteggia il profilo tra cinema e vita reale di Paolo Villaggio: “Un conoscitore dell’arte, della musica, del teatro, della letteratura. Parlare con lui era un incanto. Era un grande professore con una grazia tutta particolare. Io in questo momento di commozione desidero proprio ricordarlo così: con una stupefacente intelligenza e capacità critica, nonché umorismo, che da intellettuale ha preferito rimanere accanto al pubblico. Dietro al comico c’era una figura culturale importante”.
Citando poi il padre Steno, rilancia ancora Vanzina: “Papà ha fatto tre film con lui – ‘Tre tigri contro tre tigri’, ‘Dottor Jekyll e gentile signora’ e ‘Bonnie e Clyde all’italiana’ – e si intendevano a meraviglia essendo molto simili, da veri umoristi senza superbia. Era davvero un caro amico di famiglia”.
Il pensiero poi va alla maschera Fantozzi: “Fantozzi e, in generale, i personaggi di Villaggio sono molto diversi da quelli della classica commedia all’italiana. Lui aveva scelto il modello internazionale, unendo battute graffianti a una comicità fisica alla Charlie Chaplin, Buster Keaton o Jacques Tati. Incantava tutti, dagli stranieri ai bambini. Lui impersonava il perdente, che però faceva letteralmente morir dal ridere. Non ce ne sono altri come lui”.
Chiudendo, Vanzina sottolinea come Villaggio rappresenti “il nostro Stanlio e Ollio insieme. È stato inoltre lo scrittore che ha invento uno dei personaggi più forti della letteratura italiana dal dopoguerra a oggi, ovvero Ugo Fantozzi”.

Incendi: Coldiretti, “il Sud brucia per le precipitazioni in calo del 40%”. Predisposto un decalogo per prevenire i roghi

Mon, 2017-07-03 11:35

“Il Mezzogiorno brucia con le precipitazioni in calo del 40% e le temperature massime superiori di 1,7 gradi rispetto alla media di riferimento a giugno che hanno favorito con il vento la diffusione degli incendi, dalla Sicilia alla Calabria, dalla Puglia all’Abruzzo”. Lo afferma la Coldiretti, sulla base dei dati Ucea, sottolineando che le condizioni di diffusa siccità favoriscono “la diffusione delle fiamme di probabile matrice dolosa”. Nel Sud Italia, le precipitazioni erano risultate scarse anche a maggio (-53%), ad aprile (-43%), a marzo (-64%) e febbraio (-39%). Secondo Coldiretti, “il bilancio dei danni più pesante è in Sicilia con milioni di euro tra animali morti, ettari di terreno per il foraggio bruciati e strutture devastate, tanto da far scattare immediatamente la solidarietà degli agricoltori con consegne immediate di foraggio per l’alimentazione del bestiame”. Per prevenire gli incendi, Coldiretti ha predisposto un decalogo: “La prima cosa per non causare l’insorgenza di un incendio nel bosco – si legge in una nota – è quella evitare di accendere fuochi non solo nelle aree boscate, ma anche in quelle coltivate o nelle vicinanze di esse, mentre nelle aree attrezzate, dove è consentito, occorre controllare costantemente la fiamma e verificare prima di andare via non solo che il fuoco sia spento, ma anche che le braci siano completamente fredde”. “Soprattutto nelle campagne – precisa Coldiretti – non gettare mai mozziconi o fiammiferi accesi dall’automobile e nel momento in cui si è scelto il posto dove fermarsi verificare che la marmitta della vettura non sia a contatto con erba secca che potrebbe incendiarsi”. Inoltre, “non abbandonare mai rifiuti o immondizie nelle zone boscate o in loro prossimità e, in particolare, evitare la dispersione nell’ambiente di contenitori sotto pressione (bombolette di gas, deodoranti, vernici) che con le elevate temperature potrebbero esplodere o incendiarsi facilmente”. “Nel caso in cui venga avvistato un incendio – consiglia Coldiretti – non prendere iniziative autonome, ma occorre mantenersi sempre a favore di vento evitando di farsi accerchiare dalle fiamme per informare tempestivamente le autorità responsabili con i numeri di emergenza disponibili”.

Diocesi: mons. Pompili (Rieti), credere significa “difendere la vita innocente e farsi carico degli immigrati”

Mon, 2017-07-03 11:29

“Sant’Antonio non fu sempre accolto dai suoi contemporanei perché parlava chiaro e non… sul sesso degli angeli, ma sulle questioni spinose del suo tempo”. Lo ha ricordato ieri monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, nell’omelia della Messa celebrata a San Francesco per il giugno antoniano reatino. “Credere comporta avere uno sguardo che non fa sconti sia che si tratti di difendere la vita innocente di Charlie sia che si tratti di farsi carico degli immigrati”, ha detto il presule riferendosi al caso del bimbo inglese di 10 mesi colpito dalla sindrome da deperimento mitocondriale, che ha fatto il giro dei media di tutto il mondo e sul quale si è espresso anche il Papa tramite il portavoce vaticano. “Ciò che conta non è tanto la misura, ma la qualità dell’accoglienza che è disponibilità verso l’altro e non ricerca di rapporti protetti”, ha detto Pompili, secondo il quale “oggi si tende a barattare la libertà per la sicurezza, ma così finiamo per essere divisi e contrapposti. Occorre invece essere aperti all’altro, alle questioni nuove, ai problemi concreti senza rifugiarsi nel privato. Ciò è richiesto soprattutto per dare spazio ai giovani che sono penalizzati da una società che li giudica a distanza, senza coinvolgerli veramente”. “Sant’Antonio ci liberi dal falso amore di sé che conduce alla sterilità e ci proietti verso un amore responsabile che non teme di perdersi per ritrovarsi”, l’auspicio finale.

Diocesi: mons. Pompili (Rieti), natalità “in caduta libera”, serve “esame di coscienza”

Mon, 2017-07-03 11:12

“Rieti è tra le città più vecchie d’Italia, con un trend demografico in caduta libera, in cui l’unico primato è quello che in essa… si invecchia bene”. Lo ha detto ieri sera monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, al termine della processione dei Ceri del giugno antoniano reatino. Il presule ha definito “sterile” la condizione della città, “confermata da numerosi indici: la crisi occupazionale, la fuga dei giovani, l’isolamento dai grandi centri”. “Si diventa fecondi se si vive l’accoglienza”, la proposta del presule per invertire la tendenza, sulla scorta di sant’Antonio: “Accogliere e non rifiutare, aprirsi e non chiudersi, condividere e non accumulare è stata la strada che il Santo ha percorso. Ai suoi tempi, i poveri erano tanti. I ricchi, invece, erano pochi e dominavano su ogni attività economica. L’usura era la forma di sfruttamento più comune di allora, esercitata da uomini senza scrupoli”. “Chi sono oggi gli usurai?”, si è chiesto il presule: “Gli stessi di allora: quelli che come bisce si fanno gli affari propri e si disinteressano della cosa pubblica; quelli che ostentano moderazione, ma poi al dunque non si mettono mai in gioco: quelli sfacciati che ostentano perfino la disonestà se punta al vantaggio proprio”. Di qui la necessità di “un esame di coscienza semplice e concreto: cosa faccio per gli altri? Quanto mi sta a cuore la Città? Che cosa sono pronto a dare perché possa rinascere?”. “Dopo il recente ballottaggio, cui hanno partecipato quasi più candidati che elettori, qualche domanda è pertinente”, ha proseguito il vescovo: “Mentre formuliamo gli auguri al Sindaco della Città, Antonio Cicchetti, non senza aver ringraziato chi lo ha preceduto, una domanda si impone per tutti: come fare perché Rieti possa rinascere e autenticare la sua stessa parola che significa: madre di Roma? Come e non cosa fare. Perché al netto delle idee e dei progetti ciò che fa la differenza resta come siamo. E cioè se pensiamo al futuro dei figli o all’immediato presente”.

Diocesi: Perugia-Città della Pieve, visita pastorale verso la conclusione. Card. Bassetti, “abbiamo bisogno di una Chiesa che integra”

Mon, 2017-07-03 11:07

“La Chiesa che emerge dall’Evangelii Gaudium e dall’Amoris Laetitia, è quella che accoglie e accompagna anche tante persone che vivono ai margini. Abbiamo bisogno di una Chiesa che integra”. Lo ha affermato l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il cardinale Gualtiero Bassetti, nel corso dell’assemblea, svoltasi a Torgiano, con la quale si è chiusa la visita nella terza zona “Bassa Valle del Tevere” dell’arcidiocesi. Ai parroci moderatori sono state consegnate “Lettere pastorali conclusive della visita”, illustrate nei loro “aspetti comuni” dal vescovo ausiliare, mons. Paolo Giulietti. Nel corso della visita pastorale – “un cammino che inizia, non finisce”, ha rilevato Bassetti – “sono emerse delle tematiche che sono il contenuto pastorale del nostro cammino di Chiesa attenta, che vuole stare vicino alla gente, inclusiva, che cerca di accogliere tutti, nessuno può essere escluso”. “Se abbiamo letto con attenzione e profondità l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco – ha aggiunto – comprendiamo l’importanza di una Chiesa accogliente per essere una madre che segue con premura tutti i suoi figli”. “Ho l’impressione che in diocesi, salvo qualche rara eccezione, si sia approfondito poco quest’esortazione apostolica che il Papa ci ha dato come segno di una conversione pastorale”, ha rilevato il cardinale, sottolineando che “mons. Giulietti, nel presentarvi le Lettere pastorali, non ha parlato di aggiustamenti ma di una vita concreta, che deve agganciarsi sempre di più con quella che è la situazione di tutta la gente per essere Chiesa ‘ospedale da campo’, Chiesa in ‘uscita’”.

Papa Francesco: messaggio alla Fao, “sempre più ridotti” gli aiuti ai Paesi poveri. Guerre, terrorismo e migrazioni “non sono fatalità”

Mon, 2017-07-03 10:48

“La fame e la malnutrizione non sono soltanto fenomeni naturali o strutturali di determinate aree geografiche, ma sono piuttosto la risultante di una più complessa condizione di sottosviluppo, causata dall’inerzia di molti e dall’egoismo di pochi”. È l’analisi contenuta nel messaggio inviato dal Papa alla Fao, in cui Francesco osserva che “le guerre, il terrorismo, gli spostamenti forzati di persone che sempre più impediscono o almeno condizionano fortemente le stesse attività di cooperazione, non sono delle fatalità, ma piuttosto il risultato di scelte precise”. Si tratta, spiega il Papa, di “un meccanismo complesso che colpisce anzitutto le categorie più vulnerabili, non solo escluse dai processi produttivi, ma spesso costrette a lasciare le loro terre alla ricerca di rifugio e speranza di vita”. “Uno sguardo sulla situazione del mondo non fornisce immagini confortanti”, ammette Francesco, secondo il quale “non possiamo rimanere solo preoccupati e forse rassegnati” in questo “momento di evidente difficoltà”. Un esempio per tutti, “i dati relativi agli aiuti verso i Paesi poveri, che appaiono sempre più ridotti, nonostante gli appelli che si susseguono di fronte alle situazioni di crisi sempre più distruttive che si manifestano in diverse aree del pianeta”. “Dobbiamo prendere coscienza che in questi casi la libertà di scelta di ognuno va coniugata con la solidarietà verso tutti, in relazione ai bisogni, attuando in buona fede gli impegni assunti o annunciati”, l’invito del Papa, che annuncia un suo contributo “al programma della Fao per fornire sementi alle famiglie rurali che vivono in aree dove si sono sommati gli effetti dei conflitti e della siccità”. “Questo gesto si aggiunge al lavoro che la Chiesa porta avanti secondo la propria vocazione di stare al fianco dei poveri della terra e di accompagnare il fattivo impegno di tutti in loro favore”, sottolinea Francesco citando l’Agenda per lo sviluppo 2030, che indica “il concetto di sicurezza alimentare come obiettivo non più rinviabile”. “Ma solo uno sforzo di autentica solidarietà sarà capace di eliminare il numero delle persone malnutrite e prive del necessario per vivere”, ribadisce il Papa: “È una sfida molto grande per la Fao e per tutte le Istituzioni della Comunità internazionale. Una sfida in cui anche la Chiesa si sente impegnata in prima fila”.

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