Agensir.it

Syndicate content
Servizio Informazione Religiosa
Updated: 3 hours 25 min ago

Terremoto: Errani, ritardi da contestualizzare, ma bisogna accelerare

Tue, 2017-06-27 13:54

(DIRE-SIR) – “Sulla ricostruzione non vedo in passato un impianto più forte di quello che c’è oggi. Ma anche sull’emergenza abbiamo fatto un lavoro molto importante”. Lo dice il commissario alla ricostruzione Vasco Errani, al termine della riunione a Palazzo Chigi sul terremoto, rispondendo ai giornalisti. “Non vedo problemi di ritardi. Bisogna contestualizzare e allora pur in presenza di fattori critici come 4 terremoti in momenti diversi, bisogna riconoscere che è stato fatto un lavoro molto importante anche nell’emergenza”, aggiunge Errani.

(www.dire.it)

Terremoto: Curcio, polemiche? Non commento, lavoro a testa bassa

Tue, 2017-06-27 13:49

(DIRE-SIR) – “Si sta lavorando su tutti i fronti. Direi che ci sono buone soluzioni che si stanno concretizzando su tutti gli aspetti”, dice il Capo della protezione civile Fabrizio Curcio, al termine della riunione sul terremoto con il premier Paolo Gentiloni, il commissario per la ricostruzione e i presidenti delle regioni interessate. A chi gli chiede cosa pensi delle polemiche di questi giorni, in particolare sulla rimozione delle macerie, Curcio risponde: “I numeri li vedete: sono quelli pubblicati, il quadro è chiaro. Noi pensiamo a lavorare a testa bassa. I dati ci sono tutti, anche nel confronto col passato. Io non commento. Io lavoro”.

(www.dire.it)

Pastorale migratoria: padre Bentoglio (Brescia), “la parrocchia coltivi il dialogo interculturale”

Tue, 2017-06-27 13:42

La parrocchia, “sebbene continui ad essere la forma di prassi pastorale più diffusa, non può rimanere insensibile ai mutamenti che sono sotto gli occhi di tutti. Nelle nostre società multiculturali, multietniche e multireligiose, essa può rinnovarsi coltivando varie forme di dialogo interculturale, superando la tendenza a ignorare o ad esasperare le diversità”. Lo ha sostenuto padre Gabriele Bentoglio, direttore dell’Ufficio Migrantes di Brescia, durante il corso di “Linee di pastorale migratoria” in corso a Roma e promosso dalla Fondazione Migrantes. Da qui la necessità di “esplorare la possibilità di erigere parrocchie interculturali, che dovrebbero essere sempre più la norma nella prassi delle Chiese locali, con il passaggio da una molteplicità di missioni mono etniche (sia di migranti sia di autoctoni) ad una concezione intercomunitaria della pastorale”. Le tradizionali strutture pastorali “non possono ignorare che oggi viviamo in una società plurireligiosa: la sollecitudine verso quelli che chiamiamo i ‘lontani’ (gli atei, gli agnostici e i non praticanti) e verso i migranti non cattolici rappresenta una sfida che esige un incontro complesso e globale, che per essere fecondo deve passare attraverso il dialogo del quotidiano, il dialogo della solidarietà e il dialogo del reciproco scambio. Le precarietà, alle quali le migrazioni odierne sono sottoposte, sollecitano una presenza nei contesti di frontiera, nel senso sia geografico sia culturale e sociale: vale a dire che l’attenzione specifica e costante del missionario con i migranti, che è e rimane un missionario di frontiera, dovrebbe saper cogliere le situazioni di frontiera, nelle quali la missione va alla periferia per riportare al centro ciò che è marginale”. Per questo, ha concluso, “è importante prestare un’attenzione speciale alle categorie più sfruttate, emarginate e vulnerabili, come i migranti irregolari, le donne, i minori, le vittime della tratta e del traffico, i rifugiati e gli sfollati”.

Terremoto: Gentiloni, risposte urgenti su problemi di questo periodo

Tue, 2017-06-27 13:42

(DIRE-SIR) – “L’obiettivo di questa riunione è cercare di fare una fotografia il più possibile realistica della situazione, sapendo che è stato fatto un lavoro enorme, viste le dimensioni e le tre crisi che si sono ripetute, e che questo lavoro ha partorito l’impianto di ricostruzione sul medio termine che forse non ha precedenti dal punto di vista delle risorse, delle potenzialità, delle facilitazioni, della dimensione di persone coinvolte in questo intervento e delle risorse mobilitate”. Così il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni aprendo la riunione con il commissario per la ricostruzione Vasco Errani, il capo della protezione civile Fabrizio Curcio e i presidenti di Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. “Naturalmente per la gravità di quello che è successo, accentuata dal ripetersi dei momenti di crisi, dobbiamo ragionare non soltanto sull’impianto del medio lungo termine. I territori colpiti dal sisma, oltre ad una prospettiva molto facilitata con grandi potenzialità per il futuro, devono poter contare su risposte immediate, urgenti e risolutive sui problemi di queste settimane, di questi mesi”, ha aggiunto il premier.

(www.dire.it)

Pastorale migratoria: padre Bentoglio (Brescia), “il missionario-cappellano ponte e raccordo tra le Chiese”

Tue, 2017-06-27 13:40

“Le migrazioni costituiscono un fenomeno strutturale del nostro tempo e continueranno a rappresentare, nella loro evoluzione, una sfida alla Chiesa, alla comunità internazionale e ai singoli Stati”. A dirlo, questa mattina, il direttore dell’Ufficio Migrantes di Brescia e già sotto-segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti, padre Gabriele Bentoglio, durante il corso di “Linee di pastorale migratoria” in corso a Roma e promosso dalla Fondazione Migrantes. L’azione del missionario-cappellano per i migranti potrebbe, secondo il religioso, privilegiare anzitutto la promozione di progetti d’integrazione dei migranti nella società e nella Chiesa, per “impedire lo sviluppo di comunità parallele, l’isolamento e la formazione di ghetti, salvaguardando le identità dei migranti nel rispetto delle norme di convivenza civile”. Oggi il missionario-cappellano dei migranti si muove tra “l’azione di guida nella maturazione della propria gente e quella di animazione della chiesa di arrivo: assume la funzione di ponte e di raccordo tra le Chiese”. Dopo aver ripercorso alcuni documenti del magistero e del ruolo del missionario dei migranti, padre Bentoglio ha spiegato che il missionario “punta a diventare presenza attiva nella Chiesa locale, senza con questo dover seguire in tutto e per tutto il sistema pastorale locale tradizionale. Questa pastorale missionaria risulta necessaria sia per la comunità dei migranti sia per la comunità indigena, anche perché la parrocchia territoriale non sembra essere in grado di offrire uno spazio di espressione umana e spirituale all’immigrato e ai giovani delle seconde e terze generazioni”.

Terza età: Impagliazzo (Comunità di Sant’Egidio), il programma “Viva gli anziani” sarà esteso ad altre 7 città, compresa Amatrice

Tue, 2017-06-27 13:08

“Il programma ‘Viva gli anziani!’ dal prossimo autunno sarà esteso ad altre sette città, compresa Amatrice e la zona povera del Sulcis”. Ad annunciarlo è stato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, alla conferenza stampa di oggi sui numeri del programma con cui la Comunità, in collaborazione della Fondazione Enel Cuore, già oggi monitora 45mila anziani soli in sette città durante l’anno. “In particolare – ha illustrato Andrea Val Calda, consigliere delegato della Fondazione Enel Cuore – saranno 14 le città italiane dove impiegheremo i volontari della Comunità e i nostri operatori. Questo programma ha ricevuto un finanziamento dalla Fondazione di 2 milioni di euro per il 2016 e il 2017 e ha permesso l’assunzione di 34 persone fra cui molti nuovi europei che hanno una particolare sensibilità verso gli anziani. La nostra è una proposta che supera questi giorni di ondate di calore, la vera soluzione è monitorare la vita degli anziani durante tutto l’anno. I volontari sono anche gli anziani stessi perché sanno per primi come interagire con gli altri”. La signora Sofia è una delle volontarie che risponde al numero previsto dal programma (068992222). “Quando mi dicono – ha raccontato – ‘Io ho 81 anni” rispondo: ‘E io ne ho 84’. Questo è consolante per loro. Quelli che sento sono in tutto 250 ma molti ormai li conosco bene, ci incontriamo alla preghiera o nel quartiere. Quando telefonano verifichiamo le telefonate precedenti. È un lavoro complesso ma bellissimo”. Il programma “Viva gli anziani!” non è però l’unica iniziativa che la Comunità di sant’Egidio mette in campo in favore degli anziani soli. Anche il co-housing, la coabitazione di più persone fragili, è fortemente promossa. “A Roma – ha osservato Impagliazzo – ci sono 20mila anziani che vivono soli. A loro proponiamo delle forme di co-housing supportate dai nostri volontari più giovani. Abbiamo creato luoghi di convivenza per quasi 300 anziani, fatti uscire dagli istituti dove purtroppo si muore prima e le condizioni sono peggiori. Chi ha la casa la mette a disposizione e nei casi dove è accaduto, si vede la felicità della vita comune”.

Anziani: Impagliazzo (Comunità di Sant’Egidio), “isolamento e povertà principali causa di morte. Una visita può salvare una vita”

Tue, 2017-06-27 13:01

Dal 2004 è attivo a Roma un programma per fronteggiare le ondate di calore estive, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio con il sostegno della Fondazione Enel Cuore. Prima con il nome “A casa è meglio” e poi dal 2016 con quello “Viva gli anziani!”, il programma monitora gli ultraottantenni di quattro rioni del primo Municipio di Roma e di sette città italiane. In particolare, fra il 2014 e il 2015, facendo un confronto con gli altri rioni, il programma ha prodotto un tasso di mortalità esattamente della metà. I risultati e le attività previste per quest’anno sono state illustrate alla conferenza stampa di questa mattina presso la sede della Comunità. Il programma parte dal principio che prevenire è meglio che curare, anche nel caso delle ondate di calore, fenomeno che oggi colpisce 34 capoluoghi italiani ma che si prevede aumenterà nei prossimi anni colpendo in particolare i soggetti deboli come gli anziani. Le azioni di prevenzione agiscono in particolare sul fattore di rischio principale dell’isolamento sociale. “Abbiamo iniziato questo programma nel 2004 – ha spiegato Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio – dopo la spaventosa ondata di calore del 2003 in cui morirono tanti anziani in Europa. Abbiamo deciso, quindi, di monitorare la vita delle persone più fragili sopra gli ottanta anni, in accordo con le Asl di Roma. Riusciamo in particolare a evitare l’ospedalizzazione visto che vivere in casa propria fa vivere più a lungo”. Il programma funziona in maniera molto semplice grazie alla rete dei volontari della Comunità che gestisce un numero verde e il coinvolgimento dei negozianti “che – ha continuato Impagliazzo – segnalano ai nostri volontari se gli anziani non si vedono più, non vanno più a fare la spesa o a comprare i farmaci. Ai cittadini faccio un appello: chiedete agli anziani soli dei vostri condomini o quartieri se va tutto va bene, suonate un campanello e portate qualcosa di fresco da bere! L’isolamento e la povertà sono le principali cause di morte di queste persone e una visita può salvare una vita. Alle istituzioni invece chiedo di prendere esempio da questo programma visto che funziona”.

Diocesi: Roma, giovedì 29 giugno la prima Messa capitolare del nuovo vicario Angelo De Donatis

Tue, 2017-06-27 12:59

L’arcivescovo Angelo De Donatis, nominato il 26 maggio dal Papa nuovo vicario di Roma, celebrerà giovedì 29 giugno, solennità dei santi Pietro e Paolo, la sua prima Messa capitolare da arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano. Ne dà notizia oggi Romasette.it, giornale on line della diocesi di Roma, informando che l’inizio della celebrazione, a cui parteciperà il capitolo della cattedrale di Roma, è previsto per le 10. Prevista la presenza di numerosi gruppi parrocchiali, religiosi e clero romano. Per partecipare alla Messa non è previsto alcun biglietto d’ingresso. Basterà accedere dalla facciata principale della basilica, dopo aver espletato i controlli di sicurezza. La Sala stampa della Santa Sede, intanto, ha fatto sapere che monsignor De Donatis, martedì 27, è stato ricevuto da Papa Francesco in Vaticano.

Ustica: Mattarella, “ferita sempre aperta”. “Alla domanda di giustizia le istituzioni hanno il dovere di dare risposta”

Tue, 2017-06-27 12:55

“La data del 27 giugno, ricorrenza della strage di Ustica, resta impressa nella coscienza del Paese come un evento tragico e come una ferita sempre aperta, per le vite spezzate, per le indicibili sofferenze dei familiari, e per il vulnus alla sensibilità civile e democratica del nostro popolo”. È quanto scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio nella ricorrenza della strage di Ustica. “In questa giornata – scrive il presidente – esprimo la partecipazione della Repubblica al comune dolore e la vicinanza nel costante impegno affinché siano compiutamente accertate le responsabilità e vengano ricostruite in modo univoco le circostanze e il contesto che provocarono così tante morti innocenti. Alla domanda di giustizia le istituzioni hanno il dovere di dare risposta, percorrendo fino in fondo la strada della verità e facendo onore alla professionalità e alla dedizione di uomini dello Stato che sono riusciti ad aprire questo cammino superando ostacoli e difficoltà. Altri passi potranno essere compiuti, nella auspicabile collaborazione con istituzioni di Paesi amici, affinché la memoria di quanto avvenuto nel cielo di Ustica rafforzi la solidarietà e la speranza di quanti operano per il trionfo delle ragioni dello stato di diritto”.

Giovani: Ricucci (sociologa), “occorre destinare le energie migliori, servono sforzi di tutta la comunità educante”

Tue, 2017-06-27 12:54

“Accompagniamo i giovani e con loro scopriamo le loro vocazioni e attitudine, ma anche le loro paure e speranze, o ci poniamo davanti ai giovani pensando a come li vogliamo, plasmandoli secondo un ideale?”. È una delle provocazioni lanciate questa mattina da Roberta Ricucci, docente di sociologia all’Università di Torino, intervenendo alla 67ª Settimana nazionale di aggiornamento pastorale in corso a Pianezza (To) sul tema “Ri-partire dalle periferie”. Nel focus dedicato a “I giovani: generazione oltre il recinto?”, Ricucci ha rilevato che “per occuparsi dei giovani, per accompagnarli rispetto al loro futuro occorre destinare le energie migliori, occorre definire le politiche migliori. Si tratta di un compito comune che richiede gli sforzi di tutta la comunità educante”. Evidenziando che “i giovani sono una risorsa preziosa, una risorsa rara”, Ricucci ha rilevato che “c’è un racconto dei giovani italiani e stranieri che non tiene conto di tutto l’universo giovanile che vive nel nostro Paese”. “Non abbiamo solo giovani con difficoltà di cui occuparci – ha spiegato – ma ci sono anche dei giovani che rappresentano delle eccellenze. Ce ne dobbiamo occupare in maniera diversa, con strumenti differenti”. La sociologa ha anche sottolineato che “di fronte alla alta disoccupazione giovanile, alla crisi del welfare e delle risorse dedicate alle politiche per l’ingresso nel mercato del lavoro e ad un sistema di solidarietà tipicamente mediterraneo dove conta la famiglia, c’è chi decide di partire per l’estero e chi decide di restare”. “Non fuggono solo le ‘eccellenze’ – ha notato – ma anche diplomati e chi ha solo una qualifica professionale. È solo differente la dimensione temporale con cui questi giovani guardano ad una mobilità internazionale”.

Ricucci ha aggiunto che, secondo un suo recente studio, “i giovani italiani tra i 24 e i 29 anni a Berlino e Londra, pur considerandosi cittadini europei, fanno riferimento a quelle strutture o parrocchie che un tempo erano a sostegno degli immigrati degli anni ‘60”. La sociologa ha poi messo in luce come “al di là dei social network, nei giovani c’è necessità di relazioni autentiche e concrete” così come “c’è richiesta di coerenza negli adulti che si incontrano”. “Parlando dei giovani – ha continuato – non possiamo tenere da parte i giovani migranti, quelli che hanno appartenenze religiose differenti. Rispetto ai giovani stranieri, è il tempo di guardare a loro ponendo l’accento sul loro essere giovani. Anche perché sono sempre di più le similitudini tra i giovani stranieri e quelli italiani”. Ricucci ha concluso notando che “in un tempo di rapida evoluzione tecnologica, i tempi di vita e di educazione non sono così rapidi. Dobbiamo scegliere se fare con i giovani dei percorsi che facciano di loro dei maratoneti o dei centometristi”.

Papa Francesco: nomina mons. Gian Franco Saba arcivescovo di Sassari

Tue, 2017-06-27 12:40

Mons. Gian Franco Saba, della diocesi di Tempio-Ampurias, è il nuovo arcivescovo di Sassari. Lo ha nominato oggi Papa Francesco accettando la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi, presentata da mons. Paolo Mario Virgilio Atzei. Nel darne notizia la sala stampa vaticana riporta anche alcune note biografiche del nuovo arcivescovo: è nato il 20 settembre 1968 a Olbia, in provincia di Sassari, nella diocesi di Tempio-Ampurias. Concluso il percorso del Seminario minore diocesano, ha proseguito la sua formazione al sacerdozio per un biennio presso il Seminario regionale umbro e l’Istituto teologico di Assisi e poi presso il Pontificio Seminario regionale sardo di Cagliari, conseguendo il baccalaureato in teologia presso la Facoltà teologica della Sardegna.
Ha proseguito gli studi per la specializzazione presso l’Istituto Patristico Augustinianum di Roma, ove ha ottenuto la licenza in teologia e scienze patristiche, il diploma in scienze patristiche per la ricerca e la docenza ed infine il dottorato nella stessa disciplina. Ha frequentato, inoltre, l’Istr dell’Ic de Paris per la specializzazione in “Interculturalité Religions et Societé”. Si è iscritto anche al corso di “Sistemi di comunicazione nelle relazioni internazionali” presso la Facoltà di lettere dell’Università per stranieri di Perugia.
È stato ordinato sacerdote il 23 ottobre 1993, incardinandosi nella diocesi di Tempio-Ampurias.
Dopo l’ordinazione sacerdotale è stato vicerettore e rettore del Seminario diocesano, membro del Consiglio presbiterale diocesano e del Collegio dei consultori. Dal 1998 al 2001 è stato anche assistente diocesano dei giovani di Azione Cattolica e delegato della Commissione presbiterale regionale, membro della Commissione preparatoria del Sinodo diocesano; assistente diocesano e regionale del Movimento ecclesiale d’impegno culturale.
Nel 2001 è divenuto direttore dell’Istituto diocesano di scienze religiose, sviluppandolo nel 2004 in Istituto euromediterraneo-Isr e quindi in Istituto superiore di scienze religiose riconosciuto dalla Santa Sede. Ha fondato e diretto il progetto editoriale dell’Istituto, la Collana di studi e ricerche di religione e società. Dal 2004 è docente stabile associato di Teologia patristica nella Facoltà teologica della Sardegna.
Nel 2008 è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Nuchis. Dal 2010 al 2015 è stato rettore del Pontificio seminario regionale sardo di Cagliari. Dal 2015 è parroco a Sant’Antonio di Gallura. Nel 2011 è stato nominato cappellano di Sua Santità. Ha prodotto numerose pubblicazioni degne di nota e contributi scientifici apparsi su riviste specializzate.

Muslim ban: mons. Vasquez (vescovi Usa), “la decisione della Corte Suprema avrà conseguenze umane”

Tue, 2017-06-27 12:33

“La decisione della Corte Suprema avrà conseguenze umane”. Lo afferma monsignor Joe Vasquez, vescovo di Austin e presidente della Commissione episcopale Usa per i migranti, riguardo alla decisione presa dall’Alta Corte degli Stati Uniti sul cosiddetto “muslim ban”, il provvedimento che limita l’accesso nel Paese ai cittadini di alcuni Paesi musulmani. I giudici, che torneranno ad esaminare il provvedimento a ottobre, hanno disposto intanto che il decreto di bando si applichi solo a chi non ha e non può dimostrare legami (“bona fide relationship”) con una persona o con una entità negli Usa.

“I miei confratelli vescovi e io – scrive Vasquez – apprezziamo la sentenza della Corte che consente a coloro che hanno un rapporto di ‘bona fide’ con una persona o un’entità negli Stati Uniti di continuare ad arrivare, siamo profondamente preoccupati, però, per il benessere di molte altre persone vulnerabili per le quali ora non è consentito di arrivare e trovare protezione”, in particolare “chi fugge dalla persecuzione religiosa e i bambini rifugiati non accompagnati”. I vescovi chiedono pertanto un riesame del programma rifugiati e che questo riesame includa gli operatori che lavorano nei servizi ai rifugiati e gli esperti di immigrazione e sicurezza nazionale. “Riteniamo fondamentale utilizzare la massima competenza”, nel corso di “una valutazione così importante”.

Muslim ban: mgr. Vasquez (US Bishops), “the decision of the Supreme Court will have human consequences”

Tue, 2017-06-27 12:33

 

“The decision of the Supreme Court will have human consequences”. This was stated by monsignor Joe Vasquez, bishop of Austin and president of the US Bishops Commission for migrants, about the decision taken by the Supreme Court of the United States on the so-called “Muslim ban”, a provision that reduces access to the country for citizens of some Muslim countries. For the time being, the judges, who will review the provision in October, ruled that the ban will only apply to those who do not have and cannot prove to have a relationship (“bona fide relationship”) with a person or entity in the USA.

“My brethren the bishops and I – Vasquez writes – appreciate the ruling of the Court, which lets those who have a ‘bona fide’ relationship with a person or entity in the United States keep coming, though we are deeply worried about the wellbeing of many other vulnerable people, who for the time being cannot come and find protection”, especially “people who flee religious persecution and unaccompanied refugee children”. Therefore, the bishops ask that the refugee programme be reviewed, and that such review include also workers engaged in refugee services and immigration and national security experts. “We think it is essential that the greatest expertise be used” in “such an important review”.

 

 

Ue: Estonia si prepara alla presidenza di turno del Consiglio. Nel programma economia, sicurezza, Europa digitale

Tue, 2017-06-27 11:55

(Bruxelles) L’Estonia sta per cominciare per la prima volta il suo semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Un milione e trecentomila abitanti in un lembo d’Europa attaccato alla Russia e per metà coperto da foreste, è uno dei Paesi più digitalizzati, più in crescita, più dinamici dell’Europa. Quattro le priorità che la piccola Repubblica baltica si è data per questo semestre: lavorare per un’economia aperta e innovativa, in grado di affrontare la competitività, sostenendo l’imprenditoria, semplificando le regole e rafforzando il mercato unico; garantire un’Europa sicura e protetta al suo interno e un’Europa capace di portare pace nel mondo; favorire la digitalizzazione dell’Europa, in particolare nel settore deli libero movimento dei dati; puntare a un’Europa che diventi “campione di inclusività e sostenibilità”, vale a dire capace di garantire pari opportunità a tutti i suoi cittadini e lavoratori nel pieno rispetto e cura delle risorse ambientali disponibili. Per fare tutto questo l’Estonia dovrà presiedere circa duemila incontri, di cui 200 organizzati nel Paese; 1.300 persone sono coinvolte nell’organizzazione e implementazione del lavoro con un budget di 75 milioni di euro. La filosofia della macchina organizzativa, che si è messa in moto nel 2012, è “il lavoro e gli investimenti devono portare vantaggi a lungo termine al nostro Paese e non essere uno sforzo che si esaurisce con se stesso”. La presidenza estone si presenterà ufficialmente la prossima settimana alla plenaria dell’Europarlamento a Strasburgo.

EU: Estonia getting ready to take over at the helm of the EU Council. Economy, security, digital Europe on the agenda

Tue, 2017-06-27 11:55

 

(Brussels) Estonia is about to start, for the first time, its six months at the helm of the European Council. With a population of one million three hundred thousand, in a strip of Europe clinging to Russia, half of which covered by forests, it is one of the most digital, fastest growing, most dynamic countries in Europe. Four are the priorities that the small Baltic Republic has set out for its six months’ presidency: working for an open, innovative economy that can face competitiveness, while supporting entrepreneurship, streamlining the rules and strengthening the single market; making Europe safe and protected within, and a Europe that can bring peace into the world; promoting the digitalisation of Europe, especially the free movement of data; aspiring to a Europe that will be “a champion of inclusiveness and sustainability”, i.e. able to provide equal opportunities to all its citizens and workers, while fully respecting and taking care of the available environmental resources. To do all this, Estonia will have to attend about two thousand meetings, 200 of which organised within the country; 1,300 people are involved in the organisation and implementation of such efforts, with a 75 million euros budget. The philosophy of the organisational machinery that started working in 2012 is “work and investments must bear long-term benefits to our country, not be an effort that is an end in itself”. The Estonian presidency will be officially presented at the plenary meeting of the European Parliament in Strasbourg next week.

 

Ius soli: Unicef Italia, Save the Children e Rete G2, sostenere “la riforma della legge sulla cittadinanza”

Tue, 2017-06-27 11:36

Sostenere “la riforma della legge sulla cittadinanza, in discussione in questi giorni al Senato”. È l’appello che Unicef Italia, Save the Children Italia e Rete G2- Seconde Generazioni rilanciano oggi a tutte le forze politiche e alla società civile. Ieri le tre organizzazioni hanno avuto un incontro con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, la senatrice Anna Finocchiaro, e hanno sottolineato la necessità di superare la condizione di svantaggio di migliaia di bambini e adolescenti nati e/o cresciuti in Italia ai quali – a causa di una legge ormai obsoleta – è sbarrata la via alla cittadinanza prima del compimento della maggiore età. “La posizione delle tre organizzazioni – si legge in una nota – è dettata dai principi di superiore interesse dei bambini e degli adolescenti, non discriminazione, pari opportunità, nonché di giustizia, umanità, inclusione e pace, sanciti dalla Costituzione della Repubblica italiana e dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”. Per Unicef Italia, Save the Children Italia e Rete G2- Seconde Generazioni, “l’approvazione della riforma costituirebbe un passo avanti verso il rispetto, la promozione e l’applicazione di questi principi.

Parlamento Ue: Bruxelles, seminario sul futuro dell’Europa con i rappresentanti delle Chiese

Tue, 2017-06-27 11:19

(Bruxelles) Nell’ambito di una serie di seminari organizzati dal Parlamento europeo con le chiese, le comunità religiose e le organizzazioni filosofiche e non confessionali, si svolge oggi a Bruxelles (ore 15-18, sede del Parlamento Ue) un convegno dal titolo “Il futuro dell’Europa – Riflessioni per l’Ue entro il 2025”. Il primo vicepresidente dell’Assemblea, Mairead McGuinness, e il primo vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, apriranno il seminario. Tra i partecipanti figurano Jean-Claude Hollerich (arcivscovo cattolico di Lussemburgo), Albert Guigui (rabbino capo di Bruxelles), Khalid Hajji (Consiglio europeo degli ulema), e Tamas Fabiny (chiesa evangelica di Ungheria).

Giovanni XXIII: mons. Beschi (Bergamo), “una gioia grande e una grazia speciale” il ritorno del Papa buono qui

Tue, 2017-06-27 11:07

“Ringraziamo Papa Francesco per questo gesto di amore paterno nei confronti della nostra diocesi di Bergamo. È per noi una gioia grande e una grazia speciale. Pensare al santo Papa Giovanni XXIII che torna nella sua terra, mi ha fatto ricordare quanto lui disse, pochi mesi dopo l’elezione a Pontefice, in un’udienza ad un gruppo di bergamaschi: ‘Vi esorto a progredire sempre nella bontà, nella virtù, nella generosità, affinché i Bergamaschi siano sempre degni di Bergamo’”. Così mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, annunciando questa mattina che Papa Francesco ha accolto benevolmente la richiesta che Papa Giovanni XXIII “torni a Bergamo”. “La sua presenza – ha detto mons. Beschi – interpellerà la nostra Chiesa e la nostra società. Scriveva mons. Roncalli ai familiari il 26 novembre 1930: ‘Da quando sono uscito di casa ho letto molto libri e imparato molte cose che voi non potevate insegnarmi. Ma quelle cose che ho appreso da voi sono ancora le più preziose e importanti; sorreggono e danno calore alle molte altre che appresi in seguito, in tanti e tanti anni’. Da queste profonde radici bergamasche fiorisce la sua preferenza – mostrata al mondo da Papa – a guardare gli aspetti positivi, più che a quelli negativi e a considerare, nei rapporti con gli altri, ciò che unisce più di che ciò che divide. Una bergamaschicità che determina la sua umanità e la sua spiritualità e diventa pazienza nelle difficoltà, sobrietà nell’uso delle cose, costanza e fiducia. La stessa bergamaschicità che generava serena concordia nella numerosa patriarcale famiglia dei Roncalli, con la disponibilità a condividere con i più poveri quel poco che si aveva. Era la ‘scuola del cortile’ che insegnava a guardare la vita e il futuro con ottimismo e a considerare le persone con stima e fiducia. Guardando a questo frutto della nostra terra, siamo stimolati a ritornare alle nostre radici e soprattutto a rinnovare quella medesima linfa di grazia che ci unisce a lui”. Nelle prossime settimane, fa sapere la diocesi, si studieranno i dettagli organizzativi con la Santa Sede che verranno poi resi noti attraverso comunicati stampa e tramite il sito www.diocesibg.it

+++ Giovanni XXIII: diocesi Bergamo, Papa Francesco ha accolto la richiesta che “Roncalli torni qui” +++

Tue, 2017-06-27 10:47

Papa Francesco ha fatto sapere, tramite la Segreteria di Stato, di accogliere benevolmente la richiesta presentata dal vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, che Papa Giovanni XXIII “torni a Bergamo”. L’annuncio è stato dato questa mattina, presso la Curia di Bergamo. “Non si conoscono ancora i dettagli e la data precisa – puntualizza la diocesi in una nota -. Si presume che possa essere in occasione del 3 giugno del prossimo anno, giorno anniversario della morte. L’urna con il corpo del Santo Papa Buono giungerebbe in città e a Sotto il Monte per qualche giorno”. Papa Roncalli, prosegue la diocesi, torna a Bergamo nel 60° anniversario della sua elezione a Pontefice (avvenuta il 28 ottobre 1958), nel 55° anniversario dell’Enciclica “Pacem in Terris” (11 aprile 1963) e della sua morte (3 giugno 1963). La diocesi di Bergamo, si legge ancora nella nota, “ricorda poi quest’anno il 50° del nuovo Seminario Vescovile, intitolato proprio a Papa Giovanni e da lui voluto e sostenuto. Ne seguì personalmente la costruzione tramite il bergamasco cardinale Gustavo Testa. All’ingresso del Seminario, il maestro Attilio Nani (che aveva disegnato la Tiara regalata al Papa dai Bergamaschi), aveva immaginato in un grande affresco che Papa Giovanni XXIII arrivasse a Bergamo a inaugurarlo. Il desiderio che Papa Giovanni XXIII tornasse nella sua terra natale – oltre che espresso dallo stesso Pontefice confidenzialmente in più occasioni – è stato più volte manifestato da tanti fedeli al parroco di Sotto il Monte che lo ha raccolto ed è stato presentato a Papa Francesco insieme alla richiesta formale della diocesi”.

Missioni cattoliche: de Stasio (Mci), è importante “una formazione alla comunione”

Tue, 2017-06-27 10:34

“Si è passati da una fase iniziale in cui il fenomeno migratorio era considerato un problema che richiedeva una pastorale speciale, ad una fase di regolamentazione giuridica delle Missioni cattoliche italiane e del loro inserimento nella pastorale ordinaria della Chiesa locale, per giungere ad una sfida profetica ed ecclesiologica, ad una Chiesa in cammino, pellegrina, segno di una società interculturale”. A dirlo, ieri sera, il coordinatore nazionale delle Missioni cattoliche di lingua italiana in Svizzera, don Carlo de Stasio, parlando ai partecipanti al corso di formazione di pastorale migratoria promosso dalla Fondazione Migrantes. De Stasio, dopo aver ripercorso l’evoluzione delle Mci ha sottolineato che la pastorale migratoria, “come del resto ogni altra pastorale” è sempre un “work in progress”: “Comporta un continuo approfondimento della visione teologica che ne sta a fondamento, una conoscenza dei fenomeni sociali attuali e, in particolare, dei processi migratori nella loro evoluzione e un’attenta considerazione delle varie modalità di esprimere l’unica fede, derivanti dall’inculturazione del Vangelo”. Secondo il missionario, nell’era della globalizzazione, in cui le migrazioni sono un fenomeno strutturale, la pastorale migratoria “non può essere più considerata una pastorale settoriale, transitoria, destinata a dileguarsi nel tempo, ma è di sua natura parte integrante della pastorale ordinaria”. Più che le strutture oggi è la persona dell’operatore pastorale e la persona del migrante che diventano “elemento chiave” nel cammino di comunione tra le diversità nella Chiesa locale. Per questo – ha concluso – è importante “una formazione alla comunione tra le diversità e i luoghi concreti di incontro e di scambio”.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie