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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 13 min 5 sec ago

Giornata migrante e rifugiato: p. Gazzola (scalabriniani), “in molte parti del mondo si fatica a vivere la cultura dell’incontro”

Mon, 2018-01-08 12:49

“Se è vero, come ci ricorda il Santo Padre e come si evince dal Vangelo di Matteo, che ogni migrante che bussa alle nostre frontiere è un’occasione di incontrare Gesù Cristo, è altrettanto vero e sotto gli occhi di tutti come in molte parti del mondo si fatichi a vivere, o si ostacoli addirittura, la cultura dell’incontro che Papa Francesco continua a proporci come orizzonte e, nientemeno, si arrivi a criticare ogni suo intervento in merito”. Così padre Alessandro Gazzola, superiore generale della congregazione scalabriniana, commenta il messaggio del Papa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (14 gennaio 2018) sul tema “Accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e i rifugiati”. “I quattro verbi usati dal Papa – osserva p. Gazzola – possono essere occasione per molti, un’opportunità per i più rigidi, per fermarsi, fare un serio esame di coscienza e magari rivedere certi punti di vista”. “Immaginando le quattro azioni come attimi di un’unica scena – prosegue il superiore generale – accogliere diviene la porta d’ingresso della nostra casa che si apre per ‘offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione’, coscienti che troppo spesso si dimentica la centralità della persona umana e si antepongono spesso preoccupazioni e faziosità”. “Proteggere – continua Gazzola – ci richiama, invece, a un gesto naturale nell’incontro con chi è in una situazione di disagio e che impegna a dare il giusto valore alle capacità e competenze dell’altro, del migrante in questo caso, considerando come imprescindibile, ad esempio, una libertà di movimento nel Paese d’accoglienza o la possibilità di lavorare”. Segue il promuovere che è, per il superiore generale, un “mettere in condizione ognuno di realizzarsi come persona e sedersi alla nostra tavola comune”. Integrare, conclude, “non può consistere puramente nell’assimilare l’altro, ponendo a lato l’identità culturale di ciascuno, bensì dice il paziente processo di ascolto reciproco che ‘dà cittadinanza’ all’altro, per richiamare un tema estremamente attuale”.

Migranti: Asgi, “la Corte Europea ammette i ricorsi contro l’espulsione collettiva di sudanesi. Il Governo italiano dovrà rispondere entro il 30 marzo”

Mon, 2018-01-08 12:31

“Sono stati dichiarati tutti ammissibili i ricorsi presentati dai cittadini sudanesi contro il Governo italiano per il respingimento collettivo che, il 24 agosto 2016, ha dato esecuzione all’accordo tra il Capo della Polizia italiana ed il suo omologo sudanese”. Ne dà notizia l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) in una nota nella quale sottolinea che “la Corte Europea per i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (Cedu) ha comunicato formalmente i ricorsi al Governo italiano ed ha posto dei precisi quesiti volti a conoscere le modalità dell’espulsione e se siano stati rispettati i diritti e le garanzie previste dalla Convenzione europea”. “I cittadini sudanesi – ricorda l’Asgi – furono oggetto di una vera e propria ‘retata’ a Ventimiglia, alcuni furono trasportati in condizioni disumane e poi rinchiusi illegittimamente nell’hotspot di Taranto. Quindi vi fu il tentativo di rimpatriarli tutti”. “Alcuni – prosegue la nota – furono effettivamente riportati in Sudan e 5 di loro incontrarono rappresentanti di Asgi ed Arci che, tra il 19 ed il 22 dicembre 2016, si recarono a Khartoum grazie al supporto di una delegazione di parlamentari europei del gruppo della Sinistra europea”. Tutti coloro che non furono rimpatriati hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale in Italia. “I ricorsi – sottolinea l’Asgi – hanno denunciato la violazione di diverse norme della Convenzione Edu e della Convenzione di Ginevra. Il Governo italiano, entro il 30 marzo 2018, dovrà fornire una risposta al proprio operato dinanzi alla Cedu”.

Diocesi: Trani-Barletta-Bisceglie, il 14 gennaio a Velletri l’ordinazione episcopale di mons. D’Ascenzo

Mon, 2018-01-08 12:08

Sarà celebrata domenica 14 gennaio l’ordinazione episcopale di mons. Leonardo D’Ascenzo, arcivescovo eletto di Trani-Barletta-Bisceglie. A presiederla, alle 16, al palasport “Spartaco Bandinelli” di Velletri, diocesi in cui finora è stato incardinato, sarà il vescovo mons. Vincenzo Apicella. Il motto scelto da mons. D’Ascenzo per il suo stemma episcopale è un passo del Vangelo di Luca: “Messis quidem multa”, quello in cui Gesù dice ai suoi discepoli: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone perché mandi operai per la sua messe”. Dal luglio 2015, mons. D’Ascenzo ha ricoperto l’incarico di rettore del “Pontificio Collegio Leoniano” di Anagni. Papa Francesco lo ha nominato arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie lo scorso 4 novembre.

Ccee: Slovakia-born don Martin Michalíček is the new deputy general secretary

Mon, 2018-01-08 11:49

Since January 1st, Ccee (Council of European Bishops Conferences) has had a new deputy general secretary, don Martin Michalíček, who will be in office for the five years’ period 2018-2023. A priest of the old diocese of Nitra, in Slovakia, don Michalíček comes to St Gallen (Switzerland) – the headquarters of Ccee’s secretariat – to assist the current general secretary, mgr. Duarte da Cunha, and replaces don Michel Remery, deputy general secretary from 2012 to 2017. “This appointment – the newly appointed father says – comes as a call from the Lord, to which I said yes. I thank the presidency of Ccee for the trust it has placed in me, and I ask the Lord to guide my steps in this new service for the European Church. I am aware that Europe poses a lot of challenges, but it is also the cradle of Christian civilisation. In its history, in its cultures, in its values, Europe already has all the medicines it needs. So, it is with a passion for all the European peoples that I take this office. Quoting the Psalmist’s words, ‘Unless the Lord builds the house, the builders labour in vain’ (Psalm 126), I intend to carry on this ministry in support of European men to announce God’s mercy to them, through His Good News that is the person of Jesus Christ”. The appointment of the deputy general secretary must be made by the presidency, according to Ccee bylaws, and lasts five years, which can be renewed.  Don Michalíček (born on August 18th 1974) was ordained priest for the diocese of Nitra (Slovak Republic) in 1999. He studied philosophy and theology in Nitra at Comenius University in 1999, then he also attended the University of Salzburg from 1993 to 1995. Then he gained a diploma and postgraduate diploma in catechetical studies. Since 2007 he has been teaching at the Major Seminary of Nitra; from 2008 to 2017, he has directed the Catechistic Office of that diocese and since 2015 he has chaired the Episcopal Curia. He speaks German, Italian, English and Slovakian (his native language).

Ccee: don Martin Michalíček, slovacco, è il nuovo vice segretario generale

Mon, 2018-01-08 11:49

Dal 1° gennaio il Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali europee) ha un nuovo vice segretario generale, don Martin Michalíček, che resterà in carica per il quinquennio 2018-2023. Sacerdote dell’antica diocesi di Nitra (Slovacchia), don Michalíček giunge a St. Gallen (Svizzera) – sede del Segretariato Ccee – per affiancare l’attuale segretario generale, mons. Duarte da Cunha, e succede a don Michel Remery, vice segretario generale dal 2012 al 2017. “Questa nomina – dichiara il neo eletto – giunge come una chiamata del Signore alla quale ho dato il mio sì. Ringrazio la presidenza del Ccee per la fiducia che mi ha accordata e chiedo al Signore di guidare i miei passi in questo nuovo servizio per la Chiesa in Europa. Sono consapevole che l’Europa presenta numerose sfide, ma è anche culla della civiltà cristiana. Nella sua storia, nelle sue culture, nei suoi valori, l’Europa possiede già tutte le medicine di cui ha bisogno. E’ quindi con passione per tutti i popoli europei che assumo questa funzione. Ricordando le parole del salmista ‘Invano faticano i costruttori, se non è il Signore a costruire la casa’ (Salmo 126), intendo portare avanti questo ministero a favore dell’uomo europeo per annunciargli la misericordia di Dio attraverso la Sua buona novella che è la persona di Gesù Cristo”. La nomina del vice segretario generale spetta alla presidenza secondo gli statuti Ccee e ha una durata di cinque anni rinnovabili. Don Michalíček (nato il 18 agosto 1974) è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Nitra (Repubblica slovacca) nel 1999. Ha completato gli studi in filosofia e teologia a Nitra presso l’Università di Comenio nel 1999, studiando anche, dal 1993 al 1995, presso l’Università di Salisburgo. Successivamente ha conseguito la Licenza ed anche il Dottorato in catechetica. Dal 2007 insegna presso il Seminario maggiore di Nitra; dal 2008 al 2017 è stato direttore dell’Ufficio catechistico della stessa diocesi e dal 2015 moderatore della Curia vescovile. Parla tedesco, italiano, inglese e slovacco (madrelingua).

Papa Francesco: al Corpo diplomatico, “lasciare alle generazioni che seguiranno una terra più bella e vivibile”

Mon, 2018-01-08 11:38

“Tra i doveri particolarmente impellenti vi è oggi quello di prendersi cura della nostra Terra”. È il tema della responsabilità verso il creato, l’ultimo argomento trattato nell’amplissimo discorso del Papa al Corpo diplomatico, durato quasi un’ora. “Sappiamo che la natura può essere di per sé cruenta anche quando ciò non è responsabilità dell’uomo”, ha detto il Papa lungamente applaudito: “L’abbiamo visto in quest’ultimo anno con i terremoti che hanno colpito diverse parti della terra, particolarmente negli ultimi mesi in Messico e in Iran mietendo numerose vittime, come pure con la forza degli uragani che hanno interessato diversi Paesi caraibici fino a giungere sulle coste statunitensi e che, più recentemente, hanno investito le Filippine”. Tuttavia, “non bisogna dimenticare che c’è anche una precipua responsabilità dell’uomo nell’interazione con la natura”, il monito di Francesco: “I cambiamenti climatici, con l’innalzamento globale delle temperature e gli effetti devastanti che esse comportano, sono anche conseguenza dell’azione dell’uomo. Occorre dunque affrontare, in uno sforzo congiunto, la responsabilità di lasciare alle generazioni che seguiranno una Terra più bella e vivibile, adoperandosi, alla luce degli impegni concordati a Parigi nel 2015, per ridurre le emissioni di gas nocivi all’atmosfera e dannosi per la salute umana”.
“Lo spirito che deve animare i singoli e le nazioni in quest’opera è assimilabile a quello dei costruttori delle cattedrali medievali che costellano l’Europa”, l’immagine scelta dal Papa: “Tali imponenti edifici raccontano l’importanza della partecipazione di ciascuno ad un’opera capace di travalicare i confini del tempo. Il costruttore di cattedrali sapeva che non avrebbe visto il compimento del proprio lavoro. Nondimeno si è adoperato attivamente, comprendendo di essere parte di un progetto, di cui avrebbero goduto i suoi figli, i quali – a loro volta – lo avrebbero abbellito ed ampliato per i loro figli. Ciascun uomo e donna di questo mondo – e particolarmente chi ha responsabilità di governo – è chiamato a coltivare lo stesso spirito di servizio e di solidarietà intergenerazionale, ed essere così un segno di speranza per il nostro travagliato mondo”.

Papa Francesco: al Corpo diplomatico, “non c’è pace né sviluppo senza lavoro”. Far cessare lavoro minorile

Mon, 2018-01-08 11:32

“Non vi è pace né sviluppo se l’uomo è privato della possibilità di contribuire personalmente tramite la propria opera all’edificazione del bene comune”. Con queste parole il Papa, nella parte finale del discorso al Corpo diplomatico, si è soffermato sull’importanza del diritto al lavoro. “Rincresce constatare come il lavoro sia in molte parti del mondo un bene scarsamente disponibile”, il grido d’allarme: “Poche sono talvolta le opportunità, specialmente per i giovani, di trovare lavoro. Spesso è facile perderlo non solo a causa delle conseguenze dell’alternarsi dei cicli economici, ma anche per il progressivo ricorso a tecnologie e macchinari sempre più perfetti e precisi in grado di sostituire l’uomo. E se da un lato si constata un’iniqua distribuzione delle opportunità di lavoro, dall’altro si rileva la tendenza a pretendere da chi lavora ritmi sempre più pressanti”. “Le esigenze del profitto, dettate della globalizzazione – la denuncia di Francesco – hanno portato ad una progressiva riduzione dei tempi e dei giorni di riposo, con il risultato che si è persa una dimensione fondamentale della vita – quella del riposo – che serve a rigenerare la persona non solo fisicamente, ma anche spiritualmente”. Per il Papa, inoltre, “sono motivo di particolare preoccupazione i dati pubblicati recentemente dall’Organizzazione Mondiale del Lavoro circa l’incremento del numero dei bambini impiegati in attività lavorative e delle vittime delle nuove forme di schiavitù. La piaga del lavoro minorile continua a compromettere seriamente lo sviluppo psico-fisico dei fanciulli, privandoli delle gioie dell’infanzia, mietendo vittime innocenti”. “Non si può pensare di progettare un futuro migliore, né auspicare di costruire società più inclusive, se si continuano a mantenere modelli economici orientati al mero profitto e allo sfruttamento dei più deboli, come i bambini”, il monito di Francesco: “Eliminare le cause strutturali di tale piaga dovrebbe essere una priorità di governi e organizzazioni internazionali, chiamati ad intensificare gli sforzi per adottare strategie integrate e politiche coordinate finalizzate a far cessare il lavoro minorile in tutte le sue forme”. Un posto eminente tra i diritti, infine, spetta alla “libertà di pensiero, di coscienza e di religione, che include la libertà di cambiare religione”. Spesso, invece, il diritto alla libertà di religione è “disatteso”, e la religione diviene “l’occasione per giustificare ideologicamente nuove forme di estremismo o un pretesto per l’emarginazione sociale, se non addirittura per forme di persecuzione dei credenti”.

Papa Francesco: al Corpo diplomatico, “integrazione è processo bidirezionale”

Mon, 2018-01-08 11:24

“L’integrazione è un processo bidirezionale, con diritti e doveri reciproci”. Lo ha ricordato il Papa, che nel discorso al Corpo diplomatico si è soffermato sul quarto verbo del messaggio per la Giornata mondiale della pace: integrare, sul quale “si confrontano posizioni diverse alla luce di altrettante valutazioni, esperienze, preoccupazioni e convincimenti”. “Chi accoglie è chiamato a promuovere lo sviluppo umano integrale, mentre a chi è accolto si chiede l’indispensabile conformazione alle norme del Paese che lo ospita, nonché il rispetto dei principi identitari dello stesso”, ha ribadito Francesco: “Ogni processo di integrazione deve mantenere sempre la tutela e la promozione delle persone, specialmente di coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità, al centro delle norme che riguardano i vari aspetti della vita politica e sociale”. La Santa Sede, da parte sua, “non intende interferire nelle decisioni che spettano agli Stati, i quali, alla luce delle rispettive situazioni politiche, sociali ed economiche, nonché delle proprie capacità e possibilità di ricezione e di integrazione, hanno la prima responsabilità dell’accoglienza”. Tuttavia, ha precisato il Papa, “ritiene di dover svolgere un ruolo di ‘richiamo’ dei principi di umanità e di fraternità, che fondano ogni società coesa ed armonica”. Di qui la necessità di “non dimenticare l’interazione con le comunità religiose, sia istituzionali che a livello associativo, le quali possono svolgere un ruolo prezioso di rinforzo nell’assistenza e nella protezione, di mediazione sociale e culturale, di pacificazione e di integrazione”. “Nell’anno passato i governi, le organizzazioni internazionali e la società civile si sono interpellati reciprocamente sui principi di base, sulle priorità e sulle modalità più opportune per rispondere ai movimenti migratori ed alle situazioni protratte che riguardano i rifugiati”, ha sottolineato Francesco auspicando che “tali sforzi, con i negoziati che si apriranno a breve, portino risultati degni di una comunità mondiale sempre più interdipendente, fondata sui principi di solidarietà e di mutuo aiuto. Nell’attuale contesto internazionale non mancano le possibilità e i mezzi per assicurare ad ogni uomo e ogni donna che vive sulla Terra condizioni di vita degne della persona umana”.

Papa al Corpo diplomatico: “grazie” all’Italia per i migranti. Europa deve essere “fiera di questo suo patrimonio”

Mon, 2018-01-08 11:18

“Desidero esprimere particolare gratitudine all’Italia che in questi anni ha mostrato un cuore aperto e generoso e ha saputo offrire anche dei positivi esempi di integrazione”. È il grazie del Papa per l’impegno italiano sul versante delle migrazioni. “Il mio auspicio – ha proseguito Francesco rivolgendosi al Corpo diplomatico – è che le difficoltà che il Paese ha attraversato in questi anni, le cui conseguenze permangono, non portino a chiusure e preclusioni, ma anzi ad una riscoperta di quelle radici e tradizioni che hanno nutrito la ricca storia della nazione e che costituiscono un inestimabile tesoro da offrire al mondo intero”. Il Papa ha poi lodato l’impegno di non pochi Paesi in Asia, in Africa e nelle Americhe, che accolgono e assistono numerose persone” e ha espresso “apprezzamento per gli sforzi compiuti da altri Stati europei, particolarmente la Grecia e la Germania”. “Non bisogna dimenticare che numerosi rifugiati e migranti cercano di raggiungere l’Europa perché sanno di potervi trovare pace e sicurezza – ha ribadito Francesco – che sono peraltro il frutto di un lungo cammino nato dagli ideali dei Padri fondatori del progetto europeo dopo la Seconda Guerra Mondiale”. “L’Europa deve essere fiera di questo suo patrimonio, basato su certi principi e su una visione dell’uomo che affonda le basi sulla sua storia millenaria, ispirata dalla concezione cristiana della persona umana”, l’esortazione del Papa: “L’arrivo dei migranti deve spronarla a riscoprire il proprio patrimonio culturale e religioso, così che, riprendendo coscienza dei valori sui quali si è edificata, possa allo stesso tempo mantenere viva la propria tradizione e continuare ad essere un luogo accogliente, foriero di pace e di sviluppo”.

Papa Francesco: al Corpo diplomatico, “uscire da diffusa retorica” sui migranti. “Accogliere, promuovere, proteggere e integrare”

Mon, 2018-01-08 11:17

“Uscire da una diffusa retorica sull’argomento e partire dalla considerazione essenziale che davanti a noi ci sono innanzitutto persone”. È la ricetta del Papa per le migrazioni, tema sempre presente nei suoi cinque discorsi al Corpo diplomatico. “Oggi si parla molto di migranti e migrazioni, talvolta solo per suscitare paure ancestrali”, la disamina di Francesco nel discorso di quest’anno: “Non bisogna dimenticare che le migrazioni sono sempre esistite. Nella tradizione giudeo-cristiana, la storia della salvezza è essenzialmente storia di migrazioni. Né bisogna dimenticare che la libertà di movimento, come quella di lasciare il proprio Paese e di farvi ritorno appartiene ai diritti fondamentali dell’uomo”. “Pur riconoscendo che non sempre tutti sono animati dalle migliori intenzioni, non si può dimenticare che la maggior parte dei migranti preferirebbe stare nella propria terra – l’analisi del Papa – mentre si trova costretta a lasciarla a causa di discriminazioni, persecuzioni, povertà e degrado ambientale”. “Accogliere l’altro – ha fatto notare Francesco – richiede un impegno concreto, una catena di aiuti e di benevolenza, un’attenzione vigilante e comprensiva, la gestione responsabile di nuove situazioni complesse che, a volte, si aggiungono ad altri e numerosi problemi già esistenti, nonché delle risorse che sono sempre limitate”. “Praticando la virtù della prudenza, i governanti sapranno accogliere, promuovere, proteggere e integrare, stabilendo misure pratiche, nei limiti consentiti dal bene comune rettamente inteso, permettere quell’inserimento”, l’auspicio: “Essi hanno una precisa responsabilità verso le proprie comunità, delle quali devono assicurare i giusti diritti e lo sviluppo armonico, per non essere come il costruttore stolto che fece male i calcoli e non riuscì a completare la torre che aveva cominciato a edificare”.

Papa Francesco: al Corpo diplomatico, famiglia non è “istituto superato”, servono “politiche a sostegno” per “famiglie spezzate” e “inverno demografico”

Mon, 2018-01-08 11:14

“Ritengo urgente che si intraprendano reali politiche a sostegno delle famiglia, dalla quale peraltro dipende l’avvenire e lo sviluppo degli Stati. Senza di essa non si possono infatti costruire società in grado di affrontare le sfide del futuro”. Nel suo quinto discorso al Corpo diplomatico, il Papa ha dedicato “un pensiero speciale alla famiglia”, “nucleo naturale e fondamentale della società” che “ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”, come è riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948. “È noto come, specialmente in Occidente, la famiglia sia ritenuta un istituto superato”, il grido d’allarme di Francesco: “Alla stabilità di un progetto definitivo, si preferiscono oggi legami fugaci. Ma non sta in piedi una casa costruita sulla sabbia di rapporti fragili e volubili. Occorre piuttosto la roccia, sulla quale ancorare fondamenta solide. E la roccia è proprio quella comunione di amore, fedele e indissolubile, che unisce l’uomo e la donna, una comunione che ha una bellezza austera e semplice, un carattere sacro e inviolabile e una funzione naturale nell’ordine sociale”. “Il disinteresse per le famiglie porta poi con sé un’altra conseguenza drammatica – e particolarmente attuale in alcune Regioni – che è il calo della natalità”, l’analisi del Papa, secondo il quale “si vive un vero inverno demografico”, che “è il segno di società che faticano ad affrontare le sfide del presente e che divengono dunque sempre più timorose dell’avvenire, finendo per chiudersi in se stesse”. “Non si può dimenticare la situazione di famiglie spezzate a causa della povertà, delle guerre e delle migrazioni”, l’altro appello di Francesco: “Abbiamo fin troppo spesso dinanzi ai nostri occhi il dramma di bambini che da soli varcano i confini che separano il sud dal nord del mondo, sovente vittime del traffico di esseri umani”.

Papa Francesco: al Corpo diplomatico, appello a “rispettare lo status quo di Gerusalemme” e a “trovare soluzione politica” per “due Stati indipendenti”

Mon, 2018-01-08 11:10

Nella parte centrale del discorso al Corpo diplomatico, il Papa ha rivolto “un pensiero particolare a israeliani e palestinesi”, in seguito alle tensioni delle ultime settimane. “La Santa Sede, nell’esprimere dolore per quanti hanno perso la vita nei recenti scontri – le parole di Francesco – rinnova il suo pressante appello a ponderare ogni iniziativa affinché si eviti di esacerbare le contrapposizioni, e invita ad un comune impegno a rispettare, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite, lo status quo di Gerusalemme, città sacra a cristiani, ebrei e musulmani”. “Settant’anni di scontri rendono quanto mai urgente trovare una soluzione politica che consenta la presenza nella Regione di due Stati indipendenti entro confini internazionalmente riconosciuti”, ha proseguito il Papa, secondo il quale “pur tra le difficoltà, la volontà di dialogare e di riprendere i negoziati rimane la strada maestra per giungere finalmente ad una coesistenza pacifica dei due popoli”. “Anche all’interno di contesti nazionali, l’apertura e la disponibilità all’incontro sono essenziali”, ha affermato Francesco citando il “caro Venezuela, che sta attraversando una crisi politica ed umanitaria sempre più drammatica e senza precedenti”: la Santa Sede, “mentre esorta a rispondere senza indugio alle necessità primarie della popolazione, auspica che si creino le condizioni affinché le elezioni previste per l’anno in corso siano in grado di avviare a soluzione i conflitti esistenti, e si possa guardare con ritrovata serenità al futuro”. “La Comunità internazionale non dimentichi neppure le sofferenze di tante parti del Continente africano” – l’altro appello del Papa – “specialmente in Sud Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo, in Somalia, in Nigeria e nella Repubblica Centroafricana, dove il diritto alla vita è minacciato dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse, dal terrorismo, dal proliferare di gruppi armati e da perduranti conflitti. Non basta indignarsi dinanzi a tanta violenza. Occorre piuttosto che ciascuno nel proprio ambito si adoperi attivamente per rimuovere le cause della miseria e costruire ponti di fraternità, premessa fondamentale per un autentico sviluppo umano”. “Un impegno comune a ricostruire i ponti è urgente pure in Ucraina”, ha detto Francesco, ricordando che “l’anno appena conclusosi ha mietuto nuove vittime nel conflitto che affligge il Paese, continuando a recare grandi sofferenze alla popolazione, in particolare alle famiglie che risiedono nelle zone interessate dalla guerra e che hanno perso i loro cari, non di rado anziani e bambini”.

Papa Francesco: al Corpo diplomatico, “sostenere ogni tentativo di dialogo nella penisola coreana”

Mon, 2018-01-08 11:08

“È di primaria importanza che si possa sostenere ogni tentativo di dialogo nella penisola coreana, al fine di trovare nuove strade per superare le attuali contrapposizioni, accrescere la fiducia reciproca e assicurare un futuro di pace al popolo coreano e al mondo intero”. Il primo appello alla pace il Papa lo ha rivolto allo scacchiere della Corea del Nord. Subito dopo, rivolgendosi al Corpo diplomatico, Francesco ha citato la Siria: “È importante che possano proseguire, in un clima propositivo di accresciuta fiducia tra le parti, le varie iniziative di pace in corso, perché si possa finalmente mettere fine al lungo conflitto che ha coinvolto il Paese e causato immani sofferenze”. “Il comune auspicio è che, dopo tanta distruzione, sia giunto il tempo di ricostruire”, le parole del Papa, secondo il quale “più ancora che costruire edifici, è necessario ricostruire i cuori, ritessere la tela della fiducia reciproca, premessa imprescindibile per il fiorire di qualunque società. Occorre dunque adoperarsi per favorire le condizioni giuridiche, politiche e di sicurezza, per una ripresa della vita sociale, dove ciascun cittadino, indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa, possa partecipare allo sviluppo del Paese”. In questa prospettiva, ha fatto notare Francesco, “è vitale che siano tutelate le minoranze religiose, tra le quali vi sono i cristiani, che da secoli contribuiscono attivamente alla storia della Siria”. Altrettanto importante è far sì “che possano far ritorno in patria i numerosi profughi che hanno trovato accoglienza e rifugio nelle Nazioni limitrofe, specialmente in Giordania, in Libano e in Turchia”. “L’impegno e lo sforzo compiuto da questi Paesi in tale difficile circostanza merita l’apprezzamento e il sostegno di tutta la comunità internazionale – l’invito di Francesco – la quale nel contempo è chiamata ad adoperarsi a creare le condizioni per il rimpatrio dei rifugiati provenienti dalla Siria. È un impegno che essa deve concretamente assumersi a cominciare dal Libano, affinché quell’amato Paese continui ad essere un ‘messaggio’ di rispetto e convivenza e un modello da imitare per tutta la Regione e per il mondo intero”. “La volontà di dialogo è necessaria anche nell’amato Iraq – ha proseguito il Papa – perché le varie componenti etniche e religiose possano ritrovare la strada della riconciliazione e della pacifica convivenza e collaborazione, come pure nello Yemen e in altre parti della regione, nonché in Afghanistan”.

Salute: Coldiretti, aumento di peso fino a 2 chili con l’abbuffata per le festività natalizie

Mon, 2018-01-08 10:26

“L’effetto del maggior consumo di cibi calorici abbinato a bevande alcoliche ha portato un aumento di peso fino a 2 chili per quanti non sono riusciti a resistere al tour de force alimentare durante il quale sono state assunte circa 15mila-20mila chilocalorie”. È quanto rileva la Coldiretti al termine delle festività natalizie, sottolineando che “nel nuovo anno da smaltire per gli italiani ci sono i quasi 100 milioni di chili tra pandori e panettoni, 65 milioni di bottiglie di spumante, tonnellate di pasta, 6 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci per un valore complessivo vicino ai 4,8 miliardi di euro, solamente tra il pranzo di Natale e i cenoni della Vigilia e di Capodanno, senza contare il boom finale dell’Epifania”. Per la Coldiretti, “ad aggravare la situazione, il fatto che l’abbuffata per le festività è stata anche accompagnata spesso dalla sospensione delle attività sportive e da una maggiore sedentarietà con le lunghe soste a tavola con parenti e amici che hanno ridotto il movimento fisico e favorito l’accumulo di peso”. “Con l’inizio del nuovo anno – aggiunge la Coldiretti – la dieta diventa dunque un obiettivo prioritario per molti italiani. Per rimettersi in forma secondo i dietologi non aiutano i drastici digiuni e i ‘salti del pasto’, ma adottare una dieta a base di cibi leggeri, ricca di frutta e verdura con il consumo di molta acqua”. Per aiutare le buone intenzioni la Coldiretti ha stilato una lista dei prodotti le cui proprietà terapeutiche e nutrizionali sono utili per disintossicare l’organismo e per accompagnare il rientro in salute alla normalità dopo gli stress dei viaggi e dei banchetti natalizi. Suggerito il consumo di arance, mele, pere e kiwi mentre per quanto riguarda le verdure quelle particolarmente indicate sono spinaci, cicoria, radicchio, zucche e zucchine, insalata, finocchi e carote”. “Tutte le insalate e le verdure vanno condite – sottolinea la Coldiretti – con olio d’oliva e abbondante succo di limone”. Inoltre, nella dieta non vanno trascurati piatti a base di legumi (fagioli, ceci, piselli e lenticchie).

Migranti: Cosenza, inaugurata la casa “Santa Famiglia” per l’accoglienza di mamme straniere

Mon, 2018-01-08 10:25

“Entriamo dentro questa casa, piccolo segno di carità verso donne spesso dimenticate, ricordandoci che nella vita qualsiasi cosa facciamo ad uno dei fratelli più piccoli lo abbiamo fatto a Gesù stesso”. Con queste parole padre Pietro Ammendola, ministro provinciale dei frati cappuccini di Calabria, ha benedetto e inaugurato sabato a Cosenza la nuova casa “Santa Famiglia”, un centro di accoglienza che servirà a dare ospitalità a quattro donne migranti in stato di gravidanza o da poco diventate mamme, insieme ai loro piccoli. Gli spazi, all’interno dell’ex mensa del santuario diocesano del Santissimo Crocifisso, sono stati completamente ristrutturati e riconfigurati. La nuova casa di accoglienza, dedicata alla fuga della Santa Famiglia in Egitto, rientra nei progetti della Fondazione Casa San Francesco dei frati cappuccini ed operante in città a favore dei più bisognosi. “La nuova casa ‘Santa Famiglia’ – si legge in una nota – in piena aderenza alla mission istituzionale di Casa San Francesco, sarà per le sue ospiti ed i loro bambini, dimora calorosa e accogliente nella quale custodire ed elevare in pienezza il valore cristiano della vita, sviluppare abilità e talenti, intessere rapporti autentici di amicizia e di reciprocità, promuovere le forme più efficaci di scambio e di integrazione, nel contesto nazionale e cittadino, al di là di ogni provenienza e differenza”. Nei mesi scorsi, ad opera dei frati cappuccini di Calabria, era stato aperto un centro diurno per anziani. Per l’autunno 2018, invece, è prevista l’attivazione di un nuovo poliambulatorio specialistico per l’assistenza sanitaria agli indigenti.

Istituto Teologico Pugliese: Mignozzi (direttore), “Michele Lenoci interprete della svolta conciliare nell’approccio alla Scrittura”

Mon, 2018-01-08 10:23

“Formatosi durante gli anni del Vaticano II, si è reso, attraverso la sua attività di docente, interprete della svolta conciliare nell’approccio alla Scrittura e alla sua lettura ecclesiale”. Don Vito Mignozzi, direttore dell’Istituto Teologico Pugliese “Regina Apuliae” di Molfetta, ricorda così al Sir il biblista mons. Michele Lenoci, morto ieri, che ha insegnato per più di 40 anni Sacra Scrittura nello stesso Istituto. “Giunto qui, dopo aver conseguito la licenza in Scienze Bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico di Roma, ha insegnato dal 1970 fino al 2011, mettendo a disposizione le proprie competenze nell’offerta di corsi sull’Antico e sul Nuovo Testamento”, ha raccontato. Nelle parole di don Mignozzi, il profilo di un sacerdote, “profondamente appassionato della ricerca biblica”, che “ha saputo coniugare il rigore dell’analisi testuale alla sua mediazione pastorale, formando, così, generazioni di studenti che attualmente servono le Chiese pugliesi come presbiteri o laici”. Il direttore dell’Istituto Teologico ricorda anche che “insieme alle competenze scientifiche, sempre aggiornate, mons. Lenoci ha unito una spiccata sensibilità spirituale e sapienziale nella lettura del testo sacro, riuscendo ad appassionare e coinvolgere i suoi studenti in itinerari formativi di qualità, necessari per lo sviluppo di un pensiero teologico adeguato e, nondimeno, per un servizio al Vangelo all’altezza delle sfide odierne”. Un ricordo, quello di don Mignozzi, che continua con l’apprezzamento anche per l’impegno nella “predicazione di corsi di esercizi spirituali e di ritiri mensili al clero di diverse diocesi pugliesi e non solo, nella guida di corsi biblici e di pellegrinaggi in Terra Santa”. “Al compimento del suo 70° anno, la Facoltà Teologica Pugliese ha inteso dedicargli una Miscellanea di studi, pubblicata con le edizioni Dehoniane di Bologna e intitolata ‘Gestis verbisque’. In essa si ritrovano saggi di diversi docenti della Facoltà, molti dei quali suoi colleghi e prima ancora alunni”. “La sua morte, che vela di tristezza i ricordi di quanti lo hanno conosciuto – conclude il direttore -, consegna allo stesso tempo un’eredità preziosa che la Facoltà Teologica e quanti lo hanno conosciuto sono chiamati a portare avanti”.

Istituto Teologico Pugliese: morto il biblista mons. Michele Lenoci

Mon, 2018-01-08 10:18

È morto ieri, domenica 7 gennaio, all’età di 77 anni, mons. Michele Lenoci, noto biblista ed esegeta. Si è spento in seguito a una malattia nella sua casa, a Canosa di Puglia, dov’era nato il 14 maggio 1940. Fu ordinato sacerdote nella cattedrale di San Sabino, a 23 anni. Poi, la nomina a canonico della cattedrale di Andria. L’insegnamento è stato il suo impegno principale: fu docente di Sacra Scrittura nell’Istituto Teologico Pugliese “Regina Apuliae” di Molfetta, dove insegnò dall’ottobre 1970 al giugno 2011. Nella mattinata di oggi, la salma di mons. Lenoci resterà nella chiesa dei Santi Francesco e Biagio di Canosa di Puglia per un ultimo saluto. I funerali saranno celebrati alle 16,30 nella cattedrale di San Sabino.

Intelligenza artificiale: Cingolani (IIT), “crescita sostenibile che metta sempre al centro l’uomo” e “pensiero umanistico per delineare quadro etico-giuridico”

Mon, 2018-01-08 10:09

“Robotica e automazione devono essere impiegate per promuovere una crescita sostenibile all’interno di un modello di economia intelligente e circolare, ottimizzando processi che nel lungo termine abbiano un impatto positivo per tutti”. Non ha dubbi Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’ Istituto italiano di tecnologia (IIT), avanguardia mondiale dell’intelligenza artificiale e della robotica, che in un’intervista al Sir sottolinea l’urgenza di “interrogarsi sul modello di sviluppo che vogliamo perseguire e sulla sua sostenibilità”. Crescita non è solo incremento del Pil indipendentemente dai suoi costi; “occorre valutare l’impatto dell’uomo e delle sue attività sull’ambiente in termini di produzione rifiuti, consumi di acqua ed energia, emissioni di Co2″. Per questo, secondo lo scienziato, la partita si deve giocare nell’alleanza di” intelligenza artificiale e robotica – corpo e mente che messi insieme fanno la macchina intelligente – con l’essere umano per una maggiore sostenibilità che metta al centro sempre l’uomo e non lasci indietro nessuno”. Ad esempio “con macchine intelligenti in grado di produrre dimezzando il consumo di acqua”. Ma la sostenibilità è anche “etica, sociale e antropologica”. Urgente allora “una riflessione interdisciplinare che delinei l’orizzonte della scienza e indirizzi lo sviluppo della tecnologia” mettendo intorno al tavolo “scienziati, tecnici, politici e imprenditori ma anche esperti in scienze umane, filosofi morali e teologi. E educatori, quelli che dovranno preparare le future generazioni”. Il progresso, conclude Cingolani, “deve continuare a correre”, ma “all’interno di un quadro di riferimento etico-antropologico-giuridico-culturale da definire. Le competenze tecnico-scientifiche non sono sufficienti. Abbiamo bisogno dell’apporto del pensiero umanistico”.

Intelligenza artificiale: Cingolani (IIT), “frutto di macchine sempre più performanti ma non in grado di surclassare l’uomo”

Mon, 2018-01-08 10:08

Non esiste tecnologia che possa dotare una macchina “intelligente” di autocoscienza e di emozioni. Il futuro è intelligenza artificiale(AI) e robotica per una migliore sostenibilità del pianeta ma occorre definire un quadro etico-giuridico e intorno al tavolo dovrebbero sedere anche filosofi e teologi. Al centro deve essere sempre l’uomo e nessuno deve essere lasciato indietro. Parola di Roberto Cingolani, direttore scientifico dell’ Istituto italiano di tecnologia (IIT), avanguardia mondiale dell’intelligenza artificiale e della robotica, che in un’intervista al Sir fa il punto della ricerca in materia, delinea possibili scenari futuri e sgombra il campo da timori infondati: “Niente demonizzazioni. Qualsiasi tecnologia è di per sé neutra, ma se utilizzata da un imbecille è dannosa”. E con buona pace di chi agita spauracchi, “non esiste tecnologia che possa rendere una macchina intelligente, dotata di autocoscienza e di emozioni, in grado di surclassare l’uomo – avverte il responsabile dell’Istituto con sede a Genova dove è nato, ad esempio, iCub, diventato lo standard di riferimento dei robot umanoidi -. Queste proiezioni lasciamole alla letteratura o ai film di fantascienza”. L’AI, spiega, “è il frutto di macchine di calcolo sempre più performanti che compiono ormai milioni di miliardi di operazioni al secondo. E’ legata al concetto di algoritmo. Dalla complessità degli algoritmi deriva un’intelligenza artificiale più o meno evoluta”. Grazie a modelli matematici accurati  queste macchine possono calcolare con enorme velocità lo sviluppo di un evento, prevedere tutti gli scenari diventando “quasi predittive”.

Famiglia: card. Bassetti, “cardine della società e della Chiesa”

Mon, 2018-01-08 10:07

“La famiglia è il cardine della società e della Chiesa. E come Chiesa siamo da sempre impegnati a sostenere e a difendere la famiglia, che ha la sua origine nel progetto di Dio, fin dall’inizio della storia della salvezza”. Lo ha detto il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, in occasione della sacra rappresentazione dell’arrivo dei Re Magi nella cattedrale di san Lorenzo, a Perugia, nel pomeriggio dell’Epifania. Quest’anno ad animarla sono stati i giovani dell’oratorio parrocchiale di Ospedalicchio. “Vedo tutti gli anni nella nostra cattedrale, la sera dell’Epifania, una sacra rappresentazione dell’arrivo dei Magi, giunti da lontano per adorare Gesù, davvero originale, nuova e molto bella, mai ripetitiva”, ha affermato il cardinale. “Non è stata una commedia – ha proseguito – ma una recitazione bellissima descrivendo i fatti della vita con semplicità. Sembrava quasi di aver reso il nostro tempo contemporaneo al tempo di Gesù anche con espressioni caratteristiche dell’intercalare perugino. La spontaneità di Maria e Giuseppe nel descrivere la loro famiglia come le altre è stata importantissima, quasi un monito: se viene meno la Sacra Famiglia, modello per tutte le famiglie, crolla tutto”. Poi, il ringraziamento ai protagonisti della rappresentazione e ai diversi attori e figuranti. “È stato bellissimo rendere il Vangelo con espressioni attuali, ma questo non ha tolto nulla alla sacralità di un presepe. Il vostro è stato un vero presepe raccontato nella vita di oggi”. Infine, dal card. Bassetti l’invito a “tenere vivo il Natale e continuare a tenere viva, anche tra i giovani, la fede”.

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