Agensir.it

Syndicate content
Servizio Informazione Religiosa
Updated: 3 hours 30 min ago

Migranti: mons. Di Tora (Migrantes), il tempo attuale ci invita a “farci prossimi”

Tue, 2017-06-27 10:23

Il tempo attuale ci invita a “farci prossimi ai migranti”. Lo ha detto ieri sera mons. Guerino Di Tora, presidente della Commissione Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, durante la celebrazione che ha concluso la prima giornata del Corso di formazione di pastorale migratoria promosso a Roma dall’organismo della Cei. Mons. Di Tora ha ricordato, nella Giornata internazionale a sostegno delle vittime di tortura celebrata proprio ieri, gli uomini e le donne che mettono a rischio la propria vita per fuggire dai loro Paesi e arrivare in Europa. Da qui la richiesta a tutti a “lavorare insieme perché questo non avvenga”. “Tanti fratelli e sorelle migranti – ha spiegato il presule commentando le letture del giorno con particolare riferimento alla vicenda di Abramo – hanno sentito la necessità di allontanarsi dalla loro terra così come è successo ad Abramo”. Tutto ciò “sollecita anche noi a uscire da noi stessi e andare incontro all’altro che arriva”. Ogni incontro, ha precisato, “diventa un inizio verso una vita nuova e diversa per noi e per l’altro che incontriamo, persone con le quali creare le condizioni di una vita diversa a partire dalla condivisione delle loro storie”. Nella prima giornata del Corso di formazione si è dibattuto anche sulle esperienze dei coordinatori etnici nazionali impegnati in Italia con le comunità cattoliche straniere. Tra queste, la testimonianza del direttore di Migrantes Roma, mons. Pierpaolo Felicolo, che ha fatto notare come “lavorando in rete nella Capitale si è riusciti a costruire tanti centri pastorali dove i fedeli cattolici immigrati possono trovare porte aperte”.

Parlamento Ue: Guzzetti (Fondazione Cariplo) presenta il modello italiano di housing sociale e il “welfare abitativo”

Tue, 2017-06-27 10:00

(Bruxelles) La crescente emergenza abitativa e la necessità di trovare soluzioni efficaci per affrontarla sono al centro del convegno “Verso un mercato sostenibile di housing sociale in Europa: quali esperienze dal modello italiano?”, che si svolge oggi a Bruxelles nella sede dell’Europarlamento. L’evento è ospitato dal vicepresidente David Maria Sassoli e dai deputati Patrizia Toia e Brando Benifei. Nell’occasione Fondazione Cariplo presenterà “il sistema di welfare abitativo che, sperimentato con successo in Lombardia e avviato su scala nazionale, può costituire – si legge in una nota della stessa Fondazione – un modello di riferimento per le future politiche comunitarie in materia”. “Con oltre 120 milioni di persone a rischio povertà ed esclusione sociale, di cui circa 18 milioni solo in Italia, il tema dell’emergenza abitativa si presenta quanto mai attuale. Ma come soddisfare la crescente domanda di alloggi a prezzi accessibili in un contesto caratterizzato da mercati finanziari incerti e minore disponibilità di fondi pubblici per le politiche abitative?”. Nel 2004 Fondazione Cariplo ha affidato a Fondazione housing sociale (Fhs) il compito di “sviluppare soluzioni innovative e al contempo sostenibili per affrontare il problema dell’abitare sociale”.
L’audizione parlamentare “costituisce un importante momento di confronto con le istituzioni europee; un’occasione per condividere con l’Unione l’esperienza italiana di housing sociale” e il percorso che ha condotto alla costituzione del fondo nazionale – “Fondo investimenti per l’abitare” – che, “con un ammontare di 2 miliardi di euro, si colloca tra i più importanti programmi di investimento ad impatto a livello mondiale”. Al convegno saranno presenti diversi relatori fra cui il presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti.

Papa Francesco: Messa 25° ordinazione episcopale, “non siamo geronti” ma “nonni chiamati a sognare e dare questo sogno ai giovani”

Tue, 2017-06-27 09:16

“Quando Abramo fu chiamato aveva più o meno la nostra età, stava per andare in pensione per riposarsi… Un uomo anziano con il peso della vecchiaia, quella vecchiaia che porta i dolori, le malattie”, e invece, “come se fosse un giovanotto, come se fosse uno scout: alzati, vai, guarda, spera”. Lo ha detto il Papa nell’omelia della concelebrazione eucaristica presieduta questa mattina nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico con i cardinali presenti a Roma in occasione del suo 25° di ordinazione episcopale. Nell’omelia pronunciata interamente a braccio, il Pontefice ha affermato: “Questa parola di Dio è anche per noi che abbiamo un’età come quella di Abramo più o meno”. Il Signore “ci dice che non è l’ora di mettere la nostra vita in chiusura; di non compendiare la nostra storia, ci dice che è aperta fino alla fine, aperta con una missione e con questi tre imperativi ce la indica”. “Qualcuno che non ci vuole bene – scandisce Francesco – dice di noi che siamo la gerontocrazia della Chiesa: è una beffa, non capisce quello che dice. Noi non siamo geronti, siamo dei nonni, siamo dei nonni, e se non sentiamo questo dobbiamo chiedere la grazia di sentirlo, dei nonni ai quali i nostri nipotini guardano. Dobbiamo dare loro il senso della vita con la nostra esperienza”. Nonni “non chiusi nella malinconia ma aperti: per noi questo alzati, guarda, spera, si chiama sognare. Noi siamo nonni chiamati a sognare e del nostro sogno la gioventù di oggi ha bisogno perché loro prenderanno dai nostri sogni la forza di profetizzare e portare avanti il nostro compito. Mi viene in mente quel passo di Luca su Simeone e Anna: due nonni, ma quanta capacità di sognare”. “Questo – conclude il Papa – è quello che oggi il Signore ci chiede: di essere nonni, di avere la vitalità dai dare ai giovani che ci aspettano, di non chiudersi. I giovani aspettano dalla nostra esperienza, dai nostri sogni positivi per portare avanti la profezia e il lavoro. Chiedo al Signore per tutti noi che ci dia questa grazia, la grazia di essere nonni, la grazia di sognare e dare questo sogno ai nostri giovani, ne hanno bisogno”.

Papa Francesco: Messa 25° ordinazione episcopale, come ad Abramo “il Signore ci dice: alzati, guarda, spera”

Tue, 2017-06-27 09:15

“Alzati, guarda, spera”: questi tre imperativi che scandiscono il dialogo di Dio con Abramo dopo il “vattene dalla tua terra”, segnano “la strada che deve percorrere” il patriarca ed “anche il suo modo di fare, l’atteggiamento interiore”. Ed “a noi oggi il Signore ci dice lo stesso”. Esordisce così Papa Francesco, nell’omelia della concelebrazione eucaristica presieduta questa mattina nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico con i cardinali presenti a Roma in occasione del suo 25° di ordinazione episcopale. Nella sua riflessione, pronunciata completamente a braccio e incentrata sulla prima lettura che racconta come Abramo credette a Dio e l’alleanza conclusa dal Signore con lui, il Pontefice ribadisce il triplice imperativo “Alzati, guarda spera”. “Alzati – spiega – alza, cammina, non stare fermo. Tu hai un compito, una missione, e devi farla in cammino. Non rimanere seduto, alzati in piedi. Abramo cominciò a camminare, si incamminò sempre e il simbolo di questo è la tenda”. “Dice il libro della Genesi – prosegue Francesco – che Abramo andava con la tenda e quando si fermava c’era la tenda. Mai Abramo ha fatto una casa per lui. Soltanto costruì un altare, l’unica cosa, per adorare colui che gli ordinava di alzarsi ed essere in cammino”. Il Papa si sofferma quindi sul secondo imperativo: “Guarda: alza gli occhi e dal luogo dove stai spingi lo sguardo verso il settentrione, il mezzogiorno, l’oriente e l’occidente. Guarda l’orizzonte, non costruire muri, guarda sempre e vai avanti. E la mistica dell’orizzonte è che più vai avanti, più lontano è l’orizzonte. Spingere lo sguardo, camminare, ma verso l’orizzonte”. “Terzo imperativo – riflette ancora Francesco -: spera”. “L’erede uscirà da te, sarà da te, spera! E questo detto a un uomo che non poteva avere eredità sia per la sua età sia per la sterilità della moglie”. “La tua eredità – il Papa richiama la promessa di Dio ad Abramo – sarà come la polvere della terra”. “Un po’ più avanti alza lo sguardo, guarda il cielo, conta le stelle, se riesci, così sarà la tua discendenza. E Abramo credette e il Signore glielo accreditò come giustizia nella fede di Abramo”.

Festa di Avvenire: mons. Orofino (Tursi-Lagonegro), “Chiesa e mondo non sono due realtà diverse”

Tue, 2017-06-27 09:09

“Chiesa e mondo non sono due realtà diverse. Non a caso il Concilio ha operato una correzione parlando della Chiesa nel mondo. Il cristiano è colui che abita il mondo, che sta nel mondo. E il mondo gli è amico, è il luogo dove trova la risposta ai suoi perché”. Lo ha affermato ieri sera il vescovo di Tursi-Lagonegro, monsignor Vincenzo Carmine Orofino, intervenendo a Matera alla “Festa di Avvenire”. Il vescovo ha fatto l’esempio del “cercatore d’oro, che cerca nel fango. Quando nel fango trova l’oro, quella è la sua ricchezza”. Secondo Orofino, il problema, quindi, è “cosa noi cerchiamo nel mondo? Chi cerchiamo nel mondo?”. “Il mondo è la mia terra e la mia patria. Il mondo lo amo”, ha proseguito il vescovo, rilevando che “nel mondo cerco chi mi rende il cuore lieto, chi mi rende la vita felice”. Parafrasando ciò che disse Giovanni Paolo I, mons. Orofino ha rilevato che “il dramma del nostro tempo e della nostra Chiesa è che vogliamo correggere lo stupore della fede con l’osservanza delle regole”. Per cui, “una volta trovato l’oro, occorre che il cristiano sia stupito da questo incontro, sia felice per questo incontro” perché “il problema non sono gli altri ma siamo noi”. Per il vescovo, “questo stupore cambia la mia vita e quella degli altri se diventa cultura” e attraverso “Avvenire possiamo fare cultura e cambiare il criterio di giudizio”. Orofino ha concluso sottolineando l’importanza di essere “da cristiani nel mondo, Chiesa nel mondo, perché il mondo veda, creda e abbia la gioia di incontrare lo stesso Signore che abbiamo incontrato noi”.

Festa di Avvenire: p. Fortunato (Sacro Convento Assisi), “è possibile unire Chiesa e mondo, è possibile camminare insieme”

Tue, 2017-06-27 09:07

“È possibile unire Chiesa e mondo, è possibile camminare insieme con i principi, il lavoro, la morale, l’umanità, la fede, l’amore, il sacrificio di sé”. Lo ha affermato ieri sera padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento di Assisi, nel corso della “Festa di Avvenire” in corso a Matera. Nel suo intervento padre Fortunato ha parlato di san Francesco, “un uomo che molti amano ma pochi vivono”. “Francesco rappresenta una sfida”, ha proseguito, presentando il linguaggio, i gesti e i luoghi del santo di Assisi. “Francesco – ha spiegato – vuole stare nella Chiesa proponendo un linguaggio nuovo, rivoluzionario”. Il riferimento è al “guardiano” che sostituisce il “superiore”, alla “fraternità” al posto di “communitas”, al “convento” che rimpiazza l'”abbazia”. Per Francesco, “il linguaggio unisce Chiesa e mondo”. “Attraverso il nostro linguaggio – ha evidenziato padre Fortunato – possiamo camminare insieme e unire”. “La politica si deve occupare dell’uomo. Che sia bianco o nero, che sia cristiano o non lo sia, che sia credente o che non lo sia, la politica si deve occupare dell’uomo”, ha ammonito. “È qui che Chiesa e mondo possono camminare insieme, anzi a braccetto, perché la preoccupazione è l’umanità”. Parlando dei gesti di Francesco, padre Fortunato ha detto che “anche questa sera è come se ci chiedesse: ‘vuoi incontrare l’altro?’. Allora scendi dalle tue posizioni, sii uomo disarmato. La conseguenza, che nasce dal Vangelo, è abbracciare l’altro”. Infine, “i luoghi della predicazione di san Francesco sono le piazze del nostro Paese. È lì che ha annunciato la ‘buona novella’, quella che trasforma dal di dentro la società”. “Le parole che usava Francesco per annunciare il Vangelo erano in realtà la sua vita”. Infatti, “la sua prima predicazione l’ha fatta andando in silenzio”.

Festa di Avvenire: Brunelli (Tv2000), “più soli con le nostre incoerenze anche se sempre connessi”

Tue, 2017-06-27 09:06

“Di fronte ad un uomo rispetto al quale il cristianesimo non ha alcun impatto di bene sulla sua umanità, partire lancia in resta sulle regole morali o proporre il cristianesimo ridotto ad una serie di dottrine non ha nessuna chance. L’unica cosa che può scalfire lo scetticismo e mettere in movimento la vita di tante persone che sono lontane dalla Chiesa è quando incontrano qualcosa che attrae, quando sperimentano una corrispondenza tra i loro desideri più profondi e la realtà che viene loro incontro”. Lo ha affermato ieri sera Lucio Brunelli, direttore delle testate giornalistiche Tv2000 e RadioInblu, intervenendo a Matera alla “Festa di Avvenire”. Brunelli ha raccontato la sua esperienza personale, il suo allontanamento dalla Chiesa in gioventù e la riscoperta della fede all’università. “In quel frangente mi fu davvero di conforto la lettura di alcuni autori cattolici francesi, Charles Péguy e Emmanuel Mounier”. “Il mondo è lontano dal cristianesimo – ha aggiunto – vi è una maggioranza di persone, soprattutto tra i giovani, la cui vita prescinde ormai dal cristianesimo”. “Come incontrare queste persone?”, si è chiesto il direttore, osservando che “le miserie, che ci sono sempre state, oggi – non essendoci più un contesto cristiano – non hanno più un ambito dove possono essere riconosciute, accolte e perdonate”. “Il male che fa male è quello che non ha una soluzione”, ha continuato, notando che “è un’esperienza che la stragrande maggioranza delle persone vive drammaticamente, non solo tra i giovani”. Secondo Brunelli, “questo produce una solitudine, perché l’esperienza del limite, del male, della propria incoerenza, non apre più ad una relazione ma è chiusa in se stessa”. “Siamo più soli con le nostre incoerenze anche se, paradossalmente, siamo sempre connessi”. “La maggior parte degli uomini del nostro tempo non incontrano più il cristianesimo come speranza di vita e di felicità”, ha notato il direttore, rilevando che “per diffondere il Vangelo i media sono molto importanti, ma nei primi secoli il cristianesimo si diffuse senza alcun giornale o televisione ma solo da esperienza in esperienza”.

Festa di Avvenire: mons. Galantino, “uscire non vuol dire correre verso il mondo senza direzione e senso, noi abbiamo il Vangelo”

Tue, 2017-06-27 09:06

“Uscire non vuol dire correre verso il mondo senza una direzione e senza un senso. Noi abbiamo il Vangelo, che è vero e possibile. Questo lo diciamo a chi ha paura di uscire dalle sacrestie, da certi schemi, dalla retorica clericale, dal politicamente corretto”. Lo ha affermato ieri sera monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, intervenendo a Matera alla “Festa di Avvenire”. Parlando del rapporto Chiesa-mondo, Galantino ha osservato che “chi denigra il modo di fare del Papa in fondo non ha capito che lui sta facendo quello che c’è scritto nel Vangelo”. “Come si fa a dire ad un Papa, ad un prete o ad un laico che si fa carico del peso dell’altro, della fatica di vivere dell’altro: ‘Ah, ma tu non sei cristiano perché ti stai compromettendo con il male’?”, ha proseguito il segretario generale, rilevando che “se la nostra Chiesa non riscopre la gioia di compromettersi non con il mondo ‘cattivo’ ma con il suo peccato, così come con le sue gioie, se non diventa una carne sola, se non riscopriamo la gioia dell’Incarnazione cioè del sentici parte di questo mondo, allora faremo sempre gli schifiltosi di fronte a gesti di solidarietà, vicinanza, inclusione”. Per Galantino, se questo non si comprende, allora “non capirò il perché devo accogliere il profugo e l’immigrato”. Invece, “con il suo limite, non posso lasciarlo lì, semplicemente perché Gesù non ce l’ha lasciato”. “Non ci sono motivi politici”, ha sottolineato, aggiungendo che “mi interessa la politica che mette tutti quanti noi in gioco rispetto a queste realtà”. Galantino ha anche ripercorso brevemente la “storia del rapporto Chiesa-mondo”, partendo dall’antichità quando “mondo religioso e mondo politico vivevano un rapporto di compenetrazione” fino a quando “in certi periodi e aspetti della modernità la Chiesa è stata ritenuta arretrata e oscurantista”. Il segretario generale ha anche citato quanto l’arcivescovo di Parigi, mons. Darboy, scrisse a Pio IX: “Voi avete segnalato e condannato i principali errori della nostra epoca. Volgete ora gli occhi a ciò che in essa può esservi di onorevole e buono, e sostenetela nei suoi sforzi generosi”. “Questa frase – ha concluso – mi sembra sintetizzi l’appello che è nato in quel periodo ma che ancora oggi viene rivolto a noi”.

Festa di Avvenire: mons. Galantino, “nel rapporto Chiesa-mondo un periodo tra ottimismo illusorio e tentazioni di chiusura”

Tue, 2017-06-27 09:04

“Il rapporto Chiesa-mondo deve andare oltre l’ottimismo ingenuo, deve prendere le distanze dalle tentazioni di chiusura. Solo questo atteggiamento ci fa diventare appassionati del Vangelo e parte bella e integrante del nostro mondo, il mondo nel quale il Signore ci ha messo”. Lo ha affermato ieri sera monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, intervenendo a Matera alla “Festa di Avvenire”. Galantino ha rilevato che “stiamo vivendo un momento bello e problematico che non deve impedirci di capire la bellezza di una Chiesa che oggi con gioia e difficoltà ci mette la faccia attraverso i vescovi, i sacerdoti, i laici, i giornalisti”. “Uno dei limiti di questo nostro mondo è che abbiamo troppi tiratori di pietre e altrettante persone che quella mano con cui lanciano le pietre la nascondono” mentre “noi vogliano essere persone che se dicono una parola con grande umiltà, compassione e convinzione, su questa parola investono e sono disponibili anche a pagare”. “Questa è la Chiesa che a me piace”, ha osservato il segretario generale, secondo cui “nel rapporto Chiesa-mondo, stiamo attraversando un periodo tra ottimismo illusorio e tentazioni di chiusura”. “A partire dal Concilio Vaticano II, stiamo assistendo ad una polarizzazione tra chi auspica questo rapporto con grande ottimismo e chi vi ravvisa solo pericoli di contaminazione deleteria”. “Se per mondo intendo la ‘schifezza’ del mondo e solo questo, allora ci resto alla larga e non voglio averci a che fare”. “Quando questo accade, da una parte c’è la Chiesa con i suoi riti e il suo linguaggio e dall’altra c’è la ‘schifezza’ del mondo. Realtà che non devono incontrarsi”, ha proseguito, notando che “in questo ci sono uomini e donne di Chiesa che ce la mettono tutta e l’enfatizzazione di questo rapporto si vede sui social”. “Il ‘mondo’ – ha continuato – è un termine polisemantico” ma “la visione del mondo secondo la Chiesa è quella che delineò Paolo VI a Betlemme: ‘Per mondo noi intendiamo designare tutti coloro che guardano al cristianesimo, come dal di fuori, sia che lo siano effettivamente sia che si sentano stranieri nei suoi confronti’”. “Questo mondo non è altro dalla Chiesa – ha ammonito – e assume atteggiamenti di arroganza e di presunzione, anche se con le mani giunte, chi non ha questa concezione di mondo”. “I Papi dopo il Concilio ci hanno recuperato alla concezione del mondo che è la famiglia non nella quale siamo inseriti ma della quale facciamo parte”.

Festa di Avvenire: Tarquinio, “il Sud è un giacimento di risorse e non soltanto un problema”

Tue, 2017-06-27 09:03

“Siamo qui per ascoltare, per fare ciò che i giornali e i giornalisti dovrebbero fare sempre. Portiamo uomini e donne che hanno delle parole, ma siamo qui per ascoltare. Nel nostro Paese, nelle nostre comunità, nella nostra gente quello che manca è l’ascolto: se siamo capaci di questo, facciamo bene anche il nostro mestiere”. Lo ha affermato ieri sera Marco Tarquinio, direttore del quotidiano “Avvenire”, aprendo a Matera la prima “Festa di Avvenire” dell’estate 2017. Il quotidiano cattolico – ha ricordato il direttore – “ha una testa milanese, perché è stato pensato da Paolo VI a Milano, ma ha un cuore che batte a Sud dall’inizio della sua storia e ha uno sguardo sul Sud che è innamorato, consapevole ed esigente”. “Sappiamo che c’è una grande ricchezza umana e cristiana in questa parte del Paese, che è un giacimento di risorse e non soltanto un problema come spesso sentiamo dire”. “Fare un giornale ispirato – ha aggiunto – è una responsabilità, e noi dichiariamo la nostra ispirazione che non significa mettere la nostra opinione sopra i fatti di cui ci occupiamo ma tenerla tenacemente accanto ai fatti, mettendola a disposizione di quelli che hanno fiducia in noi”.

Festa di Avvenire: mons. Caiazzo (Matera-Irsina), “da qui un messaggio di riscatto civile e sociale, culturale e umano, spirituale e mariano”

Tue, 2017-06-27 09:02

“Auguro che da questo scenario meraviglioso e unico di Matera possa arrivare a tutti un messaggio di riscatto civile e sociale, culturale e umano, spirituale e mariano: non a caso quest’evento ho voluto che si celebrasse all’interno della festa della Madonna della Bruna. Matera, tra le tante belle definizioni attribuitele, ne ha una in particolare, della quale ne andiamo orgogliosi: è la città di Maria”. Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo di Matera-Irsina, monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo, aprendo a Matera la prima “Festa di Avvenire” dell’estate 2017. L’arcivescovo ha iniziato il suo saluto citando san Giovanni Paolo II: “Cultura è ciò per cui l’uomo, in quanto uomo, diviene maggiormente uomo”. “Da Matera, patrimonio Unesco che si proietta verso il 2019 quale Capitale europea della cultura, come Chiesa cattolica focalizziamo l’umanità intera”, ha rilevato mons. Caiazzo, evidenziando che “è quanto in definitiva, fin dalle prime battute, dice il Concilio Vaticano II nella Costituzione pastorale Gaudium et spes: ‘Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore’”. “Sembra di sentire la voce di Papa Francesco”, ha osservato l’arcivescovo, aggiungendo che “questa è stata la missione della Chiesa da sempre, la stessa che oggi guida Papa Francesco e che ci ricorda: ‘Una Chiesa che presenta questi tre tratti – umiltà, disinteresse, beatitudine – è una Chiesa che sa riconoscere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente’”.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie