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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 11 hours 57 min ago

Montenegro: Djukanovic eletto presidente al primo turno. Podgorica resta nella scia dell’Unione europea

Mon, 2018-04-16 15:21

Nelle prime elezioni dopo l’adesione del Montenegro alla Nato, la vittoria preannunciata va al leader del Partito democratico socialista, attualmente al governo (Dps) Milo Djukanovic, che ha ottenuto il 53,8% dei voti. “Il risultato conferma la solida intenzione del Montenegro di proseguire nel cammino europeo, affinché i suoi cittadini abbiano una qualità di vita europea e raggiungere la piena adesione all’Ue”, ha detto il neopresidente eletto al primo turno. A larga distanza segue il candidato dell’opposizione, il filorusso Mladen Bojanic con il 33,5% mentre terza rimane l’unica donna, Draginja Vuksanovic, del partito socialista con l’8,3%. Circa il 64% dei montenegrini si è recato alle urne ieri, il 10% in meno rispetto alle parlamentari scorse ma più delle presidenziali del 2013. Per questo il quotidiano montenegrino Vijesti titola “Djukanovic al potere per altri cinque anni, ma tanti elettori sono rimasti a casa”. Uomo forte di Podgorica, Djukanovic e il suo partito stanno governando il Montenegro da circa 30 anni, tempo in cui il neopresidente è stato sei volte premier e una volta presidente della Repubblica. E mentre le agenzie internazionali lo segnalano come il candidato del partito che ha voltato le spalle alla Russia portando il Paese nella Nato, il quotidiano Blic scrive: “Politico o leader, Milo Djukanovic è il montenegrino più grande dopo il Re Nicola”, paragonandolo anche al fondatore della Jugoslavia, Tito. Sempre secondo Vijesti però, sulla costa adriatica, Djukanovic ha avuto minori consensi, mentre ha avuto un forte successo a Podgorica.

Unione europea: Comece, una delegazione della Chiesa italiana guidata dal card. Bassetti in visita a Bruxelles presso le istituzioni europee

Mon, 2018-04-16 15:20

Una delegazione della Chiesa italiana, guidata dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, si recherà a Bruxelles dal 22 al 25 aprile per una serie di incontri con funzionari di alto livello dell’Unione Europea. Ne dà notizia la Comece, la Commissione degli episcopati dell’Ue che in una nota diffusa oggi, spiega: “La visita del cardinale Bassetti mostra la dimensione europea della Chiesa italiana, fortemente impegnata ad affrontare le sfide attuali e a lavorare per il bene comune in un dialogo costruttivo con le istituzioni dell’Ue”. Istruzione, sanità, servizi sociali, integrazione e azione umanitaria, attenzione particolare alle fasce più deboli della società. Saranno questi i temi che la delegazione della Chiesa italiana affronterà nei suoi incontri con i rappresentanti delle istituzioni europee. Il presidente della Cei sarà accompagnato da mons. Mariano Crociata, vicepresidente della Comece, e da mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio (già delegato Cei alla Comece). La delegazione incontrerà Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo, Frans Timmermans, primo vicepresidente della Commissione Ue, Luca Jahier (Comitato economico e sociale europeo) e vari deputati italiani. Durante il loro soggiorno a Bruxelles, il card. Bassetti  e i due vescovi celebreranno tre Messe: il 23 aprile (alle 12.30 nella cappella della Comece), il 24 aprile (alle 11.30 al Parlamento europeo) e il 25 aprile (alle 11.30 sempre nella cappella della Comece). Una conferenza stampa avrà luogo presso la Comece martedì 24 aprile (ore 17).

Giustizia: padre Occhetta (La Civiltà Cattolica), “percorsi di mediazione e riparazione tra vittime e attori del reato ancora poco utilizzati in Italia”

Mon, 2018-04-16 15:06

“I percorsi di mediazione e di riparazione tra vittime e attori del reato sono ancora poco utilizzati in Italia e la legge li permette solo per i reati entro i 4 anni di reclusione. Si tratta di percorsi che servono per le vittime, che possono esprimere e condividere il proprio dolore, e per il reo, che si responsabilizza e prende consapevolezza delle sofferenze provocate”. Lo ha detto il consulente ecclesiastico nazionale dell’Ucsi e scrittore de La Civiltà Cattolica, padre Francesco Occhetta, davanti ai settanta giornalisti che, nei giorni scorsi, hanno partecipato a un seminario di formazione, nella sala teatro del carcere di Augusta, sul tema “Giustizia e informazione e la Giustizia capovolta”. “Capovolgere la giustizia, senza che sia solo lo Stato a stabilirla, è possibile – ha aggiunto -. A una condizione, però: il primo passo di ogni riforma è sempre interiore. È un appello che nasce nella coscienza morale personale e comunitaria di un popolo”. L’evento formativo è stato preceduto da un incontro con 100 detenuti delle varie sezioni che hanno partecipato alla riflessione sulla “La Giustizia capovolta. Dal dolore alla riconciliazione” proposta da padre Occhetta, che è autore di un libro che presenta lo stesso titolo. Tra le testimonianze pronunciate dai detenuti, uno di loro ha manifestato il desiderio di incontrare la persona offesa dal reato. “La giustizia riparativa – ha affermato il gesuita – è un approccio che consiste nel considerare il reato principalmente in termini di danno alle persone e che quindi pone al centro il dolore della vittima”.

Bullismo: card. Bassetti, “orizzonte cupo dell’intera società”

Mon, 2018-04-16 15:03

“Gli episodi di bullismo, nei confronti sia degli studenti che dei docenti, delineano un orizzonte cupo non solo della scuola ma della società occidentale”. Lo ha affermato il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, per il quale siamo di fronte ad “un’avanzata inesorabile di uno stile di vita nichilista che appiattisce tutto e toglie di significato ad ogni realtà sociale”. Ecco perché, ha scandito, è necessario “dare una risposta alta a questa deriva sociale e culturale, dando un senso alla vita che svolgiamo e alle istituzioni che viviamo”.
Aprendo i lavori del Convegno nazionale dei responsabili diocesani e regionali della pastorale della scuola e dell’Irc, in programma a Roma fino a mercoledì, il card. Bassetti ha invitato “a ripensare la scuola” che resta “la più grande agenzia educativa del mondo contemporaneo e dunque non può essere pensata distrattamente”. Al contrario, “merita di avere la massima attenzione da parte di tutti: non solo per denunciare ogni volta ciò che non funziona, ma per iniziare a costruire il futuro”. “La scuola quindi deve essere pensata e ripensata nel suo essere un sistema complesso e dilatato sull’intero Paese”, ha sottolineato il presidente della Cei per il quale “non dobbiamo farci dettare l’agenda dal piccolo cabotaggio degli interventi occasionali, degli interessi corporativi, dei ritocchi spacciati per riforme epocali”. “La scuola – ha concluso – vale in quanto scuola, in quanto luogo educativo per eccellenza, in quanto bene comune per tutta la società”.

Siria: Lotti (Tavola della pace), “contro i venti di guerra dobbiamo generare un nuovo movimento di pace”

Mon, 2018-04-16 14:33

“Le guerre che si stanno combattendo in Siria e in Medio Oriente minacciano di estendersi e di gettare il mondo nel caos più profondo. Il giorno dopo” l’attacco in Siria da parte di missili americani, inglesi e francesi “molti minimizzano: ‘È stato solo un atto dimostrativo!’. Così la guerra e gli orrori possono continuare e noi possiamo ritornare ad occuparci delle nostre faccende quotidiane”. A denunciarlo è Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della pace. Eppure, prosegue, “così ci stiamo giocando quel che resta della pace. Missile dopo missile, bomba dopo bomba, ritorsione dopo ritorsione si degradano le relazioni internazionali, si riducono gli spazi e gli strumenti di iniziativa, si rafforzano i signori della guerra, si moltiplicano i lutti e le sofferenze”. Per Lotti, “chi guarda in faccia questa realtà viene chiamato ‘pacifista’, ma è solo un altro modo per silenziare ogni voce responsabile”. In realtà, prosegue la disamina, “vogliamo la pace ma… solo per noi stessi. La vogliamo a tutti i costi. Per questo siamo disponibili anche a fare la guerra. Meglio, per la verità, se qualcuno la fa al posto nostro, senza coinvolgerci direttamente, senza rovinare la nostra immagine di persone perbene, educate, civili, rispettose…”.
Eppure, avverte Lotti, “così non funziona. Il mondo è sempre più interconnesso e interdipendente. Lo sono le nostre vite, le nostre economie, i nostri ambienti. Nel bene e nel male. Non abbiamo alcuna possibilità di sfuggire alle conseguenze delle nostre decisioni.
Non ci sono solo le guerre. Crisi economica, cambiamento climatico, disuguaglianze, ingiustizie e migrazioni non ci lasciano molto tempo. Quello degli auspici è finito. Ci resta solo il tempo dell’azione” per “ricostruire”, innanzitutto, “la capacità di agire assieme. Ciascuno può fare cose importanti. Ma le sfide sono troppo grandi e complesse per affrontarle da isolati”.
“Contro i venti di guerra che soffiano da ogni parte del mondo, dobbiamo generare un nuovo movimento di pace fatto di persone che la vogliono per davvero. Persone che ci credono e, siccome ci credono, ci lavorano! Non sarà facile, ma ci dobbiamo provare!”, l’appello, connesso anche all’invito a “capire cosa sta succedendo realmente”, attraverso “incontri, occasioni di studio, riflessione, dialogo”: “Riuniamoci ovunque è possibile! Facciamo spazio ai giovani! Condividiamo idee e proposte! Generiamo nuovi percorsi! Costruiamo un’agenda comune! Facciamoci sentire! Diamoci da fare con creatività e fiducia! La pace è nelle nostre mani!”.

Diocesi: mons. Santoro (Taranto) ai ragazzi missionari, “guardate gli altri con lo stesso sguardo d’amore con cui siete stati guardati”

Mon, 2018-04-16 14:16

“Guardàti dall’amore” è il filo rosso che ha guidato le riflessioni di un migliaio di bambini e adolescenti tarantini, che sabato pomeriggio hanno partecipato alla 17ª edizione della Festa dei ragazzi missionari, sul tema “Sorridi ed il mondo cambierà”, organizzata dall’Ufficio di cooperazione missionaria tra le Chiese, per mezzo della Pontificia Opera dell’infanzia missionaria. Le parrocchie, divise in vicarie, hanno lavorato per un anno intero in vista di questo momento conclusivo, approfondendo un continente ed una virtù: Oceania e l’amore, Asia e la contemplazione, l’Africa e la fiducia, l’America e la misericordia e l’Europa e l’accoglienza. A dare il benvenuto ai missionari in erba, c’era l’arcivescovo della diocesi ionica, mons. Filippo Santoro. “Il vescovo viene prima di tutto per guardarvi uno ad uno, così numerosi e colorati – ha detto, prendendo la parola dopo essersi prestato alle foto con i giovani – così come si fa con un’opera d’arte. Chi ama guarda con attenzione l’altro. E la bellezza è scoprire che oltre a guardare siamo guardati con occhi d’amore, in primis dai nostri genitori e poi da insegnanti, educatori, catechisti, amici. Guardate gli altri con lo stesso sguardo d’amore con cui siete stati guardati, che è lo sguardo di Gesù che è sempre su di noi e ci accompagna per tutta la vita. Non ricambiate mai ghiaccio con ghiaccio e durezza con durezza, siate portatori di pace a scuola, in casa, nello sport, tra gli amici. L’annuncio di Gesù non si fa a parole ma con gli occhi, un abbraccio, la propria testimonianza”.

Fake news e giornalismo di pace: Pacelli (sociologa), “silenzio non più codice espressivo, la comunicazione si è impoverita”

Mon, 2018-04-16 14:04

“Il silenzio non è più un codice espressivo, ma espressione di omissione o strumento di esclusione”. Lo ha detto Donatella Pacelli, docente di Sociologia alla Lumsa e presidente del Comitato Media e minori, intervenuta questa mattina a Roma al comitato dei presidenti e dei delegati del Copercom. Parlando di fake news e giornalismo di pace, la sociologa ha indicato lo stato di salute della comunicazione. “In un disgelo cognitivo non è importante quanto l’ipertensione comunicativa abbia migliorato la nostra vita”, ha osservato la docente che ha mostrato più preoccupazione per “gli effetti perversi di una comunicazione che si è impoverita nell’azzeramento dei confini”. E sulla quale hanno inciso le post-verità, “alterandone i codici e impoverendo la nostra capacità educativa”. “I nostri tempi – ha aggiunto – mal celano un modesto impegno nel trasmettere un’etica dell’educazione” e le conseguenze si ripercuotono sul “senso del noi”, che viene “impoverito invece che amplificato”. Pacelli ha sottolineato inoltre come “la relazione comunicativa sia abilitata a creare comunità” ma “nella pluralizzazione delle relazioni è faticoso rintracciare il reciproco sintonizzarsi e il soggiogare l’altro prende il sopravvento”. La conseguenza indicata è un “deficit di solidarietà”, che “rimane sul piano dell’emozione e non diventa prassi”. La docente ha poi sostenuto che “media mainstream e media digitali non ci hanno liberato da rapporti asimmetrici”. “Sappiamo che sono ambienti che possono implementare e reinventare rapporti con la realtà e le persone. Ma non ci aiutano a migliorare il rapporto con gli altri”. L’auspicio indicato è quello di “riappropriarsi della capacità di analizzare i contenuti” e “azzerare le barriere che remano contro una comunicazione che fa solidarietà”. Infine, l’attenzione sulle “post-verità”, di cui si rendono “complici i sistemi di comunicazione”. “In una cultura di eventi che prendono il sopravvento sui fatti, il verosimile diventa interessante quanto il vero. Il silenzio rappresenta una disfunzione dei sistemi di comunicazione. Eppure il silenzio è un elemento costitutivo dello stare insieme”.

Spagna: card. Osoro (Madrid), “spazi di accoglienza e integrazione dei rifugiati con qualità e calore evangelico”

Mon, 2018-04-16 13:47

“Nelle scorse settimane ho potuto seguire da vicino, con preoccupazione e speranza, come gli stranieri, per lo più giovani, dopo un viaggio migratorio di estremo disagio, lasciati senza un rifugio, siano stati accolti da uomini e donne di buona volontà nelle loro abitazioni: case private e, in alcuni casi, edifici ecclesiali o di comunità religiose stanno diventando spazi benedetti di calore e accoglienza d’emergenza”. Lo scrive il cardinale di Madrid Carlos Osoro oggi alla diocesi, chiedendo mobilitazione per sostenere la “Mesa por la Hospitalidad” ente della diocesi che “anima e coordina il servizio ai rifugiati”. In realtà, segnala la “Mesa”, i profughi attesi dalla Siria non sono arrivati perché “il governo di Spagna e di altri Paesi Ue non hanno rispettato la quota stabilita”; stanno però arrivando “attraverso il confine meridionale e da altrove (ad esempio, dal Venezuela), persone in fuga da persecuzioni e carestia”, molti di loro richiedenti asilo. Mentre la Chiesa di Madrid sta cercando di aprire un corridoio umanitario, la Mesa por la Hospidalidad chiede alle parrocchie e comunità “spazi di accoglienza e integrazione dei rifugiati con qualità e calore evangelico”, locali che possano essere abitati, sostegno economico. La Mesa si offre per accompagnare i volontari, coordinare gli enti che danno ospitalità, preparare informazioni ed eventi per una sensibilizzazione politico-sociale poiché “non ci si vuole e non ci si deve sostituire alle amministrazioni pubbliche”.

Islanda: domani conferenza interreligiosa a Reykjavík sulla circoncisione e la libertà di religione

Mon, 2018-04-16 13:41

Leader religiosi uniti in difesa della libertà religiosa e della circoncisione maschile. Si apre domani, alla Nordic House di Reykjavík, una Conferenza promossa dal Forum interreligioso d’Islanda per impedire che il Parlamento islandese approvi la legge che chiede di rendere illegale la circoncisione maschile. Tra i partecipanti anche padre Heikki Huttunen e mons. Duarte da Cunha, segretari generali rispettivamente della Conferenza delle Chiese europee (Kek) e del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). Padre Jakob Rolland, portavoce del Forum interreligioso, dice al Sir: “Molti sono spaventati, hanno come l’impressione che questa legge sia solo il primo passo verso un nuovo periodo di antisemitismo”. E aggiunge: “La legge a nostro parere mette in questione i diritti umani e la libertà religiosa. Questo è il punto. Una famiglia ebrea, che vive in Islanda e deve – secondo la legge ebraica – fare la circoncisione al proprio figlio entro l’ottavo giorno, rischia addirittura una pena di 6 anni di prigione, se la legge dovesse passare. È una pena pesantissima che obbliga di fatto le famiglie ebree ad uscire dal Paese. Significa che viviamo in Islanda la stessa situazione del 1933 quando Hitler ha preso il potere in Germania”. La Conferenza – promossa per permettere ai rappresentanti religiosi di esprimere la loro opinione – ha già ottenuto un importante successo. “Sono andato dal ministro degli Affari esteri dell’Islanda, per presentare la Conferenza e la lista dei partecipanti – racconta padre Rolland – e lui, due giorni dopo, ha pubblicato una Dichiarazione molto forte, per chiedere ai parlamentari di pensarci due volte prima di approvare questa legge, considerando soprattutto l’immagine dell’Islanda nel mondo”. La legge per essere approvata deve essere discussa in Parlamento almeno 3 volte. Al momento è stata discussa una volta e non sono state rese ancora note le date delle altre due discussioni.

Siria: mons. Jeanbart (Aleppo) al Sir, “non ci sarà pace fino a quando avremo potenze straniere sul suolo siriano”

Mon, 2018-04-16 13:41

“Stanno impedendo alla Siria di rinascere. Una cosa tremenda. Siamo addolorati e preoccupati. La popolazione soffre e non sa più cosa attendersi, vive sotto la costante paura di nuovi attacchi e di altre bombe. Quanto accade va oltre ogni ragione e sentimento umano”. Così mons. Jean-Clement Jeanbart, arcivescovo greco-cattolico di Aleppo, commenta al Sir la situazione in Siria, dopo l’attacco sferrato all’alba di sabato 14 aprile da Usa, Gran Bretagna e Francia. “La gente è sfiduciata – aggiunge l’arcivescovo – stanno impedendo alla Siria di rinascere sulle sue macerie. Ogni volta che si accende una minima speranza di dialogo essa viene spenta da altre bombe. E questo è diabolico”. “I siriani vogliono la pace non la guerra – sottolinea mons. Jeanbart – ma finché nel nostro Paese avremo potenze straniere, che perseguono i loro interessi geopolitici personali, questa sarà impossibile da raggiungere. Tutto ciò che accade in Siria – denuncia il presule – proviene dall’estero e non dal nostro popolo. Sono ben pochi i siriani che vogliono la guerra, la stragrande maggioranza dei combattenti sono stranieri o fondamentalisti che credono che gli altri non abbiano diritto a vivere. Queste potenze straniere vadano via dalla Siria e permettano ai siriani di dialogare tra loro. Sapranno uscire da questa tragica situazione” è l’appello di mons. Jeanbart che ringrazia “Papa Francesco per le sue parole di ieri al Regina Coeli con le quali ha invocato un’azione comune in favore della pace in Siria e in altre regioni del mondo ed esortato i responsabili politici, perché prevalgano la giustizia e la pace”. Dall’arcivescovo di Aleppo anche un ringraziamento al patriarca di Mosca Kirill che ha parlato della Siria “con Papa Francesco e tutti i Patriarchi ortodossi del Medio Oriente, con il patriarca ecumenico Bartolomeo, con Teodoro di Alessandria, con Giovanni di Antiochia e Teofilo di Gerusalemme. Confortano – afferma mons. Jeanbart – le parole di Kirill per il quale i cristiani non possono restare distanti da tutto ciò che sta accadendo oggi in Siria. Tutta la cristianità prega per la pace: è una grande testimonianza che speriamo il mondo sappia recepire”. Nella giornata di sabato il patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente per i greco-ortodossi, Giovanni X, quello siro-ortodosso Ignatius Aphrem II e il greco- cattolico, Joseph Absi, hanno diffuso una dichiarazione in cui condannano la “brutale aggressione di Usa, Gb e Francia contro la Siria. Si tratta di una chiara violazione della legge internazionale e della carta delle Nazioni Unite. Questa ingiusta aggressione incoraggia – si legge nella dichiarazione – le organizzazioni terroristiche”. I tre leader religiosi esortano “le chiese dei Paesi che hanno partecipato all’aggressione a condannarla e a fare appello ai loro Governi perché si impegnino a protezione della pace internazionale”.

Presidenza della Repubblica: Mattarella a Forlì ricorda Ruffilli a trent’anni dall’assassinio

Mon, 2018-04-16 13:37

“Pluralismo e riforma”. Secondo Sergio Mattarella sono queste le indicazioni dell’insegnamento di Roberto Ruffilli, che il Capo dello Stato ha voluto ricordare oggi a Forlì in occasione del trentesimo anniversario dell’assassinio per mano delle Brigate Rosse. Il Presidente ha deposto una corona di fiori ai piedi della lapide che ricorda l’agguato terroristico del 16 aprile 1988 e ha visitato la sede della Fondazione Roberto Ruffilli. Ha quindi preso la parola a conclusione della cerimonia commemorativa che si è tenuta presso il Teatro Diego Fabbri, rileggendo e rilanciando la riflessione del grande giurista e senatore dc, della cui statura umana, culturale e politica ha potuto dare anche “personale testimonianza”. Egli, ha sottolineato il Capo dello Stato, “costituisce un punto di quella tessitura di storia del nostro Paese tragica, ma che ha seminato per la nostra convivenza, per il nostro stare insieme positivo”.
Per Ruffilli, ha detto nel suo intervento Mattarella, la cittadinanza andava intesa come “patto tra cittadini e Stato” nell’ambito della Costituzione, richiamando “il senso di comunità che lega tutti gli elementi della nostra Repubblica e tutti i concittadini della nostra Repubblica”.
“Anche da questo – ha osservato il Capo dello Stato – derivava la sua sottolineatura del valore del pluralismo della nostra democrazia”. Secondo il disegno della nostra Costituzione, infatti, “la vita politica non si esaurisce nell’attività del Parlamento, del Governo, delle Regioni e dei Comuni. Tutto questo ne costituisce il punto di raccordo, ma si svolge in tante altre manifestazioni, luoghi e punti d’incontro: negli enti intermedi, nelle formazioni sociali, nelle libere aggregazioni di cittadini, nel mondo associativo. Tutto ciò concorre a perseguire e definire gli interessi generali del nostro Paese e quindi della sua vita politica ed esprime il dinamismo della nostra Repubblica e la vivacità della nostra democrazia”.

“Questo era al centro dell’insegnamento di Ruffilli e anche per questo – ha aggiunto Mattarella – vi era una sua grande attenzione al processo riformatore, all’esigenza di adeguare costantemente la realtà delle nostre istituzioni, del nostro stare insieme, ai mutamenti che nel corso del tempo costantemente, e sempre più velocemente, si realizzano e con cui ci confrontiamo”.

Vescovi europei e africani: Secam/Ccee, incontro a Fatima. “Vigilanza attiva e coraggiosa” della Chiesa sulle dinamiche negative della globalizzazione

Mon, 2018-04-16 13:29

Riunite a Fatima dal 12 al 15 aprile, le delegazioni dei vescovi africani (Secam) e dei vescovi europei (Ccee) hanno discusso circa il significato della globalizzazione per la Chiesa e le culture in Europa e in Africa. Nel comunicato finale diffuso oggi, i vescovi indirizzano “un grato pensiero al Santo Padre Francesco per il suo Magistero e la testimonianza del suo universale servizio”. Per la sua persona elevano alla Madonna di Fatima “una fervida preghiera”. Riguardo alla globalizzazione, i vescovi parlano di un “processo dinamico” ma anche “ambivalente”, perché – si legge nel comunicato – se “da una parte offre solidarietà tra nazioni e popoli” e “può servire la giustizia e la pace”; dall’altra la globalizzazione “tende a provocare un profondo divario tra ricchi e poveri, tra potenti e deboli; rinforza la lotta per il potere, per il profitto crescente e l’edonismo; distrugge l’eredità dell’alta cultura, della spiritualità e della dignità umana innescando una decostruzione delle fondamenta dell’esistenza, come il diritto incondizionato alla vita (aborto, eutanasia, eugenismo…)”.
“Gli aspetti negativi della globalizzazione – scrivono i vescovi – esigono una vigilanza attiva e coraggiosa dei sacerdoti, delle persone consacrate, dei laici, di tutti i credenti e delle persone di buona volontà”. “I vescovi africani ed europei qui presenti indirizzano un appello pressante per un’azione efficace in sostegno delle famiglie nel loro impegno educativo. E in quest’accompagnamento delle famiglie è necessario promuovere tanto il contatto personale quanto il buon uso dei mezzi di comunicazione. Senza dimenticare che la difesa dei poveri, malati, marginalizzati e deboli non è facoltativa ma imperativa”.

Salute: Ospedale Bambino Gesù, nasce il registro pediatrico europeo per il fegato grasso

Mon, 2018-04-16 13:29

È stato creato il registro pediatrico europeo per il fegato grasso, una patologia che colpisce tra il 5 e il 15% della popolazione pediatrica generale. Al Bambino Gesù ne è stato affidato il coordinamento. L’incarico è stato assegnato sabato scorso a Parigi nel corso del congresso annuale dell’European Association fo the Study of the Liver (Easl). “La creazione di un registro pediatrico europeo sul fegato grasso sottolinea l’interesse che c’è nelle comunità scientifiche internazionali su questo problema – spiega Valerio Nobili, responsabile di epatologia, gastroenterologia e nutrizione dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù –. Un problema che ormai affligge milioni di bambini nel mondo e le cui previsioni sono in costante aumento. Il registro è un segnale che tale patologia non può essere più sottovalutata da chi ha interesse alla salute dei nostri ragazzi”.
L’obesità è uno dei principali problemi mondiali sia nei bambini che negli adolescenti. L’aumento del numero dei bambini con sovrappeso e obesità nei Paesi industrializzati ha portato al parallelo aumento di casi di fegato grasso o steatosi epatica non alcolica (Nafld). In Italia si stima che ne sia affetto circa il 15% dei bambini, ma si arriva fino all’80% tra i bambini obesi.
Il coordinamento della neonata rete è stato affidato al Bambino Gesù sia per la sua casistica sul fegato grasso, sia per la capacità di produzione scientifica. L’Ospedale della Sante Sede segue infatti circa 1.500 bambini l’anno di cui 550 sottoposti a biopsia negli ultimi 10 anni. Nel registro confluiranno tutti i dati, sia istologici sia di laboratorio, provenienti dai principali ospedali dei Paesi coinvolti: Germania, Polonia, Inghilterra, Svezia, Spagna e Francia. Il database che ne verrà fuori consentirà la realizzazione di trial più mirati e con coorti più estese. Dati che saranno molto importanti anche per la stesura di nuove pubblicazioni scientifiche. Il progetto sarà finanziato dalla Easl stessa con un grant di 70.000 euro l’anno per due anni. “Siamo grati per l’incarico ricevuto che riconosce la leadership del Bambino Gesù in questa patologia, la Nash, affidandogli il coordinamento europeo della nuova rete – aggiunge Nobili – Viene così colmato un gap che ancora separava l’Europa rispetto ai colleghi americani, già in possesso di un registro di questo genere”.

Scuola: Brugnoli (Confindustria), “fare impresa è prendere le redini del proprio destino e promuovere lo sviluppo del territorio”

Mon, 2018-04-16 13:12

“Fare impresa” significa “prendere in mano le redini del proprio destino e aiutare il proprio territorio a svilupparsi e a competere”. Ne è convinto Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria, che in un’intervista al Sir esprime un giudizio positivo sull’introduzione, per la prima volta nella scuola italiana di secondo grado (statale e paritaria), dell’educazione all’imprenditorialità. La promozione della vocazione al fare impresa è per Confindustria un tema fondamentale che da anni vede impegnate non solo le associazioni territoriali e di categoria ma, prosegue il vicepresidente, “anche le università Liuc di Castellanza (Varese), che ha un eccellente Centro sull’imprenditorialità e la competitività, e la Luiss, che con il Luiss Enlabs, sia a Roma e Milano, aiuta i giovani a far crescere le loro startup”. A questo fine il Miur ha fatto predisporre un Sillabo dedicato, costruito con il coinvolgimento di circa 40 stakeholder – tra cui Confindustria – e suddiviso in 5 macro-aree. Brugnoli parla di “grande occasione per condividere best practice e mettere in rete le tante esperienze di formazione all’imprenditorialità che il nostro sistema industriale già propone, affinché diventino patrimonio di tutti”. Il vicepresidente degli industriali auspica “un’attenzione specifica all’impresa manifatturiera e ai nuovi trend che nascono con Industry 4.0 affinché i nostri ragazzi imparino fin da subito a non subire il cambiamento ma a gestirlo e guidarlo”. “Fare impresa – conclude – significa proprio questo: prendere in mano le redini del proprio destino e aiutare il proprio territorio a svilupparsi e a competere. È fondamentale che sia la scuola a insegnare tutto questo, ovviamente in stretta partnership con le imprese e tutti gli attori economici”.

Scuola: Brugnoli (Confindustria), educare all’imprenditorialità per insegnare a “mettersi in gioco e creare lavoro”

Mon, 2018-04-16 13:11

“I nostri giovani non devono chiedersi soltanto se ci sarà un posto di lavoro per loro, ma anche quanti posti di lavoro potranno creare con le loro idee, con la loro voglia di fare e di mettersi in gioco”. Ad affermarlo in un’intervista al Sir è Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria, commentando l’introduzione da parte del Miur dell’educazione all’imprenditorialità nella scuola italiana di secondo grado (statale e paritaria)  attraverso un Sillabo dedicato, costruito con il coinvolgimento di circa 40 stakeholder – tra cui Confindustria – e suddiviso in 5 macro-aree: forme e opportunità del fare impresa; la generazione dell’idea, il contesto e i bisogni sociali; dall’idea all’impresa: risorse e competenze; l’impresa in azione: confrontarsi con il mercato; cittadinanza economica. L’intervento è legato ai finanziamenti dedicati all’educazione all’imprenditorialità e previsti dal bando Pon 2775 per un investimento complessivo di 50 milioni di euro. “Siamo un grande Paese industriale – ci spiega -, uno dei primi al mondo, e abbiamo bisogno di nuovi imprenditori che diano un futuro al grande patrimonio di cultura d’impresa che definiamo ‘Made in Italy’, e che rappresenta una garanzia di bellezza, efficienza tecnica, creatività e competenza”, ma questa vocazione all’imprenditorialità “va tutelata e trasmessa a partire dalle nostre scuole”.

Fake news e giornalismo di pace: Padula (Copercom), “realizzare una rete tra associazioni” per “costruire una buona comunicazione”

Mon, 2018-04-16 13:01

“Il Copercom e tutte le 29 associazioni aderenti devono riposizionarsi in una logica di conoscenza o di ri-conoscenza di se stessi. Credo che il prefisso ‘ri’ in riposizionarsi, ricominciare, rieducare diventi l’imperativo categorico per lavorare in maniera condivisa e partecipata”. Lo ha detto Massimiliano Padula, presidente del Copercom, il Coordinamento delle associazioni per la comunicazione, aprendo oggi a Roma il comitato dei presidenti e dei delegati. Durante questo momento è stato presentato il libro “Fake news e giornalismo di pace” (ed. Scholé), a cura di Ivan Maffeis e di Pier Cesare Rivoltella con commenti al messaggio di Papa Francesco per la 52ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Padula ha poi indicato il ruolo delle associazioni in questo contesto: “Per la prima volta gli attori individuali e collettivi non sono più fruitori passivi di contenuti e messaggi ma possono diventare protagonisti per costruire comunicazione e riflettere istanze specifiche”. L’obiettivo è, dunque, la “costruzione di una rete che possa aiutare, supportare e accompagnare le associazioni”. “Nello stesso tempo – ha aggiunto – il Copercom deve essere al loro servizio in termini di formazione, di comunicazione e di informazione a 360 gradi”. Un progetto con un fine ben preciso: “Conoscere e costruire buona comunicazione”.

Regno Unito: statua della Madonna di Walsingham, pellegrinaggio in tutte le cattedrali cattoliche fino a Westminster

Mon, 2018-04-16 12:56

(Londra) “Un momento ricco di speranza e un’occasione importante per l’evangelizzazione”: così il cardinale Vincent Nichols, primate cattolico di Inghilterra e Galles, ha definito la decisione di ridedicare il Paese alla Madonna, come “dote di Maria”, proprio come avvenne nel Medioevo. La statua della Vergine del santuario di Walsingham, il più importante del Regno Unito, girerà tutte le cattedrali cattoliche arrivando in quella londinese di Westminster, chiesa madre del cattolicesimo inglese, nel 2020. Responsabile dell’iniziativa è monsignor John Armitage rettore del santuario mariano di Walsingham, nel Norfolk, a due ore d’auto da Londra. “Mentre nel Medioevo era stato il re Riccardo II a donare alla Vergine il nostro Paese, oggi saranno i fedeli a riscoprire che cosa significa che l’Inghilterra è la dote di Maria”, spiega. “Chiediamo alla Madonna di guidare e proteggere il nostro Paese cosi che la nostra gente possa collaborare per costruire il bene comune”. Il giro della statua, una copia dell’originale, che venne bruciata e buttata nel Tamigi, ai tempi della Riforma di Enrico VIII, comincerà dalla cattedrale di Liverpool il 21 giugno prossimo. Maria apparse a Richeldis de Faverches, una nobildonna di Walsingham, attorno all’anno mille, e le chiese di costruire una casa simile a quella di Nazareth. Il santuario venne distrutto durante la Riforma di Enrico VIII e rinacque soltanto alla fine ottocento quando i cattolici riacquistarono i diritti civili.

Salute e solidarietà: Msf Italia, Claudia Lodesani nuovo presidente

Mon, 2018-04-16 12:40

L’Assemblea generale dei soci di Medici senza frontiere (Msf) ha eletto ieri il nuovo Consiglio direttivo. Ad assumere la carica di presidente di Msf Italia è Claudia Lodesani, che prende il posto di Loris De Filippi, il cui mandato, durato sei anni, è giunto a naturale conclusione. Lodesani, medico infettivologo, nata a Modena nel 1972, lavora con Msf dal 2002 e ha passato gli ultimi 15 anni sul campo, coprendo grandi emergenze come l’Ebola e lo tsunami, conflitti come quello in Yemen e Repubblica Centrafricana, contesti dimenticati come il Burundi, la Repubblica Democratica del Congo o il Sud Sudan, dove ha trascorso l’ultimo anno, fino ai progetti sulla migrazione a Lampedusa e in Sicilia, dove vive da 10 anni tra una missione e l’altra. Ha iniziato come medico di terreno per poi svolgere ruoli di coordinatore, capo missione, direttore di strutture sanitarie di Msf. “Siamo un’associazione nata per passione. Nella nostra storia abbiamo preso posizioni forti, che hanno fatto rumore e a volte hanno stupito, ma sempre con un unico obiettivo: le persone che assistiamo, che vediamo, curiamo, con cui parliamo ogni giorno sul campo e che ti rimangono dentro quando torni a casa. Sono felice di raccogliere questo testimone per portare avanti, oggi anche in Italia, i valori fondanti della nostra azione”, ha dichiarato la neo-eletta presidente di Msf in Italia.

Gli altri consiglieri eletti sono Roberto Scaini, medico, che assume il ruolo di vicepresidente, Philippe Berneau, ex capomissione, Patrizio Carnevale, ostetrico, Nicola Pisani, architetto, Ruggero Giuliani, medico infettivologo, Murad Odeh, chirurgo.
“Sono stati sei anni importanti, a volte difficili, soprattutto negli ultimi mesi, in cui abbiamo affrontato un clima di pesanti attacchi alla solidarietà. Sono orgoglioso dell’instancabile lavoro fatto dall’organizzazione. Abbiamo puntato dritto a ciò che conta veramente: aiutare popolazioni in pericolo. In una fase storica come questa, dobbiamo perseverare nell’assistere e nel testimoniare, se possibile con ancora maggiore forza”, ha detto il presidente uscente, Loris De Filippi.
Durante l’assemblea Msf ha anche celebrato i suoi 25 anni in Italia, che ricorrono il 25 aprile, e ha rilanciato la campagna #Umani, che riporta al centro l’atto umanitario nella sua essenza, quella dell’aiuto incondizionato, che muove da persona a persona senza fare differenze.

Papa ad Alessano e Molfetta: mons. Angiuli (Ugento-S. Maria di Leuca), “indulgenza plenaria a chi visita i luoghi di don Tonino Bello”

Mon, 2018-04-16 12:22

“Abbiamo chiesto alla Penitenzieria apostolica di poter usufruire dell’indulgenza plenaria, non solo il giorno in cui verrà il Papa, ma durante tutte le celebrazioni del 25° anniversario della morte di don Tonino”. Lo annuncia, in un’intervista al Sir, mons. Vito Angiuli, vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, spiegando che a partire dall’arrivo di Papa Francesco nel Salento sarà possibile ottenere l’indulgenza plenaria visitando i luoghi di don Tonino: la casa, la chiesa madre e la tomba. Anche i malati, pur non potendo visitare i luoghi, potranno unirsi alla preghiera e lucrare l’indulgenza per sé e per le loro famiglie offrendo la loro sofferenza e la loro malattia. Tra le altre iniziative in programma dopo la visita del Papa, un convegno su don Tonino organizzato congiuntamente dalle Università di Lecce e di Bari, insieme alle Facoltà teologiche di Bari e di Napoli e un convegno il 2 maggio, a Leuca, sulla “convivialità delle differenze”, espressione coniata dal vescovo salentino come ricetta per garantire un futuro di pace. Da diversi anni, inoltre, ad agosto, si svolge la “Carta di Leuca”, che chiama all’appello i giovani di tutte le culture e religioni per un dialogo sul mare Mediterraneo “come luogo di incontro, pace e fraternità”. Il pellegrinaggio notturno da Alessano a Leuca – una tradizione inaugurata proprio da don Tonino – quest’anno si allargherà a tutta la metropolia di Lecce-Nardò-Otranto-Brindisi-Ugento: i ragazzi faranno il percorso dal 5 al 10 agosto, per poi partire l’11 ed andare a Roma dal Papa unendosi al pellegrinaggio dei giovani in preparazione al Sinodo, il 12 e 13 agosto.

Papa ad Alessano e Molfetta: mons. Angiuli (Ugento-Santa Maria di Leuca), don Tonino Bello “ammirato ma incompreso”

Mon, 2018-04-16 12:21

Ad Alessano, ad accogliere Francesco, ci saranno 20mila persone. A fare una stima approssimativa è il vescovo di Ugento-Santa Maria di Leuca, mons. Vito Angiuli, che ha frequentato quotidianamente don Tonino negli anni del seminario a Molfetta e il 20 aprile sarà a fianco del Papa. “Sono una persona fortunata, anzi fortunatissima”, esordisce in un’intervista al Sir riportando alla memoria gli anni dell’impegno comune in seminario dal 1982 al 1993, quelli del ministero episcopale di don Tonino a Molfetta, dove ha voluto morire come un padre che vuole restare accanto al suo popolo. “È stato animatore nel 1982, poi padre spirituale, professore e maestro di musica”, precisa mons. Angiuli a proposito di un aspetto forse meno conosciuto della vita di don Tonino Bello, ma che ha reso unica la sua eredità “accattivamente e imprevedibile”, come quella che traspariva dai suoi scritti: “Ce li leggeva ogni volta, e noi li aspettavamo come il pane fresco di giornata”. A Molfetta don Tonino era ammirato, ma era troppo fuori dagli schemi, testimonia Angiuli: “Era incompreso dovunque, lui soffriva di questo isolamento ma ha saputo accogliere anche questa sofferenza”, così come ha poi vissuto con lucida consapevolezza, offrendolo come un dono, il cancro che lo ha portato alla morte. “Di fronte alle passioni tristi, don Tonino ha proposto una vita appassionata”. Nel sottolinearlo, il vescovo di Ugento spiega come sia questo, in sintesi, ciò che resta di lui: “Una fede colma di umanità, lo stile della vicinanza, un linguaggio che sa parlare”.

 

 

 

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