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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 8 hours 36 min ago

Ong e migranti: tutte le organizzazioni rispondono compatte e “a testa alta” agli attacchi contro la solidarietà

Wed, 2017-05-10 13:43

Un coro di voci compatto e unitario per chiedere a politici e media di smetterla con gli attacchi generalizzati, populisti e strumentali contro e le Ong e tutte le organizzazioni sociali che lavorano nell’accoglienza e nella solidarietà, per riportare verità e ricostruire un dialogo sereno. Lo hanno chiesto oggi a Roma durante un incontro pubblico aperto a politici e giornalisti #OngATestaAlta, organizzato da Aoi (Associazione organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale) e Forum terzo settore. “Noi non ci sottrarremo a nessun confronto – ha detto Silvia Stilli, portavoce di Aoi -. Chiediamo un’azione immediata, certa e trasparente da parte della procura di Catania e laddove emergano prove si perseguano i singoli soggetti. E chiediamo anche ai media di ricostruire un percorso sereno e fattivo, continuativo, oltre l’emergenza”. “Criminalizzare prima i migranti e poi chi li salva è un depistaggio per spostare l’attenzione da tutto quello che c’è prima, l’Africa, le guerre e la povertà”, ha precisato Luciano Scalettari, giornalista di “Famiglia Cristiana”, moderando l’incontro. Vincenzo Manco, presidente Uisp e rappresentante del Forum del terzo settore, ha denunciato “gli atteggiamenti strumentali di propaganda politica”, mentre Giovanni Lattanzi (Cocis) ha invitato a “tirare fuori le prove, se ci sono: ma non vogliamo illazioni o supposizioni. Se ci sono cose che non vanno togliamo il marcio e facciamo in modo di continuare a lavorare in serenità”. “Abbinare la parola salvataggio a illegalità è un accostamento ignobile – ha sottolineato Elisabetta Melandri del Cies -. Tutto ciò è pericoloso per la coesione europea”. “Noi Ong siamo un mezzo e non un fine – ha ribadito Attilio Ascani della Focsiv -. Non siamo preoccupati per le Ong, siamo preoccupati che si perda il senso e il valore della vita umana. Oramai 200 morti in mare non fanno più notizia”. Guido Barbera, del Cipsi, ha invitato a “scegliere da che parte stare, se dalla parte delle bombe o di chi costruisce il bene: è ora di smetterla di pensare a qualche voto in più o a qualche interesse, perché rischiamo di giocarci il futuro dell’umanità”. Contro gli attacchi alla cultura della solidarietà si sono espressi anche i rappresentanti di altre organizzazioni, tra cui Action Aid, Link 2007, Cini, Cospe, ForumSad e il Comitato cittadino romano di cooperazione decentrata.

Papa Francesco: a papa Tawadros, “continuiamo ad avanzare insieme nel nostro cammino verso la stessa Mensa eucaristica”

Wed, 2017-05-10 13:20

Continuiamo ad “avanzare insieme nel nostro cammino verso la stessa Mensa eucaristica, crescendo nell’amore e nella riconciliazione”. È l’esortazione di papa Francesco contenuta nel Messaggio inviato a Sua Santità Tawadros II, papa di Alessandria e patriarca della Sede di San Marco, in occasione della Giornata di amicizia tra copti ortodossi e cattolici, che dal 2014 si celebra in Egitto il 10 maggio. La Giornata fa memoria dell’incontro avvenuto esattamente 40 anni fa, nel 1973, a Roma tra Paolo VI e Shenouda III, che portò alla firma di una Dichiarazione comune che pose in qualche modo fine a “secoli di storia difficili”. Poco dopo l’elezione di papa Francesco, Tawadros scelse la data del 10 maggio per incontrare per la prima volta il nuovo pontefice della Chiesa di Roma, e quell’incontro fu l’inizio di un’amicizia nuova che ha portato quest’anno alla visita di Francesco al Cairo.

“Desidero rinnovare la mia profonda riconoscenza per l’ospitalità che mi ha offerto – scrive il Papa -, così come per il nostro toccante incontro e per la preghiera comune, condivisa come fratelli in Cristo. Sono particolarmente grato per il fatto che abbiamo rafforzato la nostra unità battesimale nel Corpo di Cristo, dichiarando insieme ‘che con un’anima sola e un cuore solo cercheremo, in tutta sincerità, di non ripetere il Battesimo amministrato in una delle nostre Chiese ad alcuno che desideri ascriversi all’altra’. I vincoli di fraternità tra di noi ‘ci stimolano a intensificare i nostri sforzi comuni, perseverando nella ricerca di un’unità visibile nella diversità, sotto la guida dello Spirito Santo’”.

Il Papa ricorda come in questo percorso verso la piena comunione le Chiese siano sostenute “dall’esempio dei martiri”, e conclude: “Desidero assicurare la mia continua preghiera per Vostra Santità e per la pace in Egitto e nel Medio Oriente”. “Possa lo Spirito di pace concederci di crescere nella speranza, nell’amicizia e nella concordia”.

Dopo di noi: Lupoi (avvocato), “con il trust la tutela della vita del figlio disabile” diviene “indipendente dalla presenza dei genitori”

Wed, 2017-05-10 13:16

Una legge che è finanziata, quindi praticabile. Dopo aver illustrato alcuni progetti resi possibili dalla normativa sul “Dopo di noi”, Francesca Romana Lupoi, avvocato del Foro di Roma, intervenendo al seminario in corso a Bologna per iniziativa dell’Ufficio catechistico nazionale ha chiarito l’importanza del trust per la vita presente e futura della persona disabile. Un istituto ora formalizzato per legge nei suoi requisiti perché divenga uno strumento efficace di protezione. “Accanto al trasferimento dei beni – ha chiarito – è previsto infatti un affidamento non solo dei beni stessi ma di una volontà, affinché il programma di tutela della vita del figlio disabile sia portato avanti anche alla morte dei genitori. Affidare a se stesso e poi a un altro tale percorso è avere la certezza che non s’interrompe e dunque il ‘Dopo di noi’ è tutelato e diviene indipendente dalla presenza dei genitori”. Importante per il trust è la garanzia d’intoccabilità poiché il bene è segregato, cioè separato dal patrimonio di chi lo riceve e dunque dalle sue vicende personali. Esente anche dalle tasse di successione, il bene “rimane destinato al progetto di vita della persona disabile, alla sua inclusione sociale, cura e assistenza, progetto che è ad personam e modificabile sulla base della crescita, ma anche d’interessi e inclinazioni specifiche del soggetto”. L’avvocato ha poi chiarito il rapporto con il trustee, affidatario del patrimonio e della progettualità sulla persona disabile per l’intera vita. “Abbiamo fatto tanti passi, la legge – ha concluso – ha ora una grande parte nel cammino per sostenere le famiglie con figli disabili”.

Migrazioni: don Zambito (già parroco di Lampedusa), “accoglienza è ascolto e protezione”. Libro-testimonianza

Wed, 2017-05-10 13:03

“Accoglienza è questione attualissima: sollecita a occupare spazi o piuttosto a generare processi nel tempo? Ci sollecita a guardare insieme alla realtà oppure a scontrarci sul terreno delle ideologie? Accoglienza è questione di cura, di custodia, di chinarsi a prestare ascolto, soccorso e infine comunque a proteggere”. La testimonianza è di don Mimmo Zambito, sacerdote della diocesi di Agrigento, che dal 2013 al 2016 è stato parroco a Lampedusa. Anni di incontri e di condivisioni con migliaia di migranti giunti dall’Africa all’isola italiana nel Mediterraneo. Don Zambito ha raccolto le sue riflessioni, affidandole ora a un volume dell’editrice In Dialogo di Milano intitolato “Accoglienza”. L’editore spiega: “Testimone diretto e attento osservatore dei fatti accaduti sull’isola e dell’immane tragedia degli sbarchi di migranti, delle loro morti e dell’opera immensa dei loro salvataggi, il sacerdote agrigentino indaga con puntualità e attenzione il tema dell’accoglienza e rilancia le provocazioni che esso pone alle coscienze di ogni donna e uomo del nostro tempo”. Con un linguaggio “estremamente ricco di immagini e suggestioni, cariche di emotività e passione per l’umanità sofferente, Zambito offre un saggio di grande efficacia capace di far riflettere, discutere e orientare l’impegno civile, sociale ed ecclesiale verso nuovi orizzonti”.

Movimento apostolico: mons. Bertolone (Cec) ai giovani, “autenticità, stupore e passione”

Wed, 2017-05-10 12:53

“Viviamo in un’epoca che segue un secolo tragico, delle idee assassine, nella quale molti punti saldi sembrano sgretolarsi, in prospettiva di un futuro dai toni incerti, in una società complessa, iperconnessa, che ammannisce post-verità, offrendo notizie scelte ad hoc per far leva non sulla razionalità, ma sulle emozioni (parlano alla pancia); che presenta un politeismo di valori virtuali e non valori reali sperimentati e condivisi da secoli”. È quanto ha detto ieri sera il presidente della Conferenza episcopale calabra (Cec), mons. Vincenzo Bertolone, in occasione del IX convegno internazionale del Movimento apostolico svoltosi a Catanzaro sul tema: “La Chiesa ascolta e accompagna i giovani nel cambiamento d’epoca”. Per mons. Bertolone la Chiesa vuole “farsi prossima” dei giovani, “ascoltarvi, accompagnarvi. Tutti sentiamo il bisogno che ci venga ricordato che un mondo migliore è possibile non ‘per magia’, ma per amore, verso i tanti giovani che hanno voglia di mettersi in cammino, di spendere la loro vita per gli altri, di pensare e disegnare orizzonti di bellezza, come ci dice Papa Francesco. Dovrebbe essere una staffetta tra adulti e giovani per rendere la vita piena di senso e di opportunità”. Ai giovani il presule ha consegnato tre parole: “autenticità”, “stupore” e “passione”, con un invito chiaro ad essere responsabili e autentici nelle proprie scelte. “Bisogna impegnarsi, progettare, lavorare sodo, sudare, studiare, ritornare sui fatti con domande, perché ciò che saremo domani possiamo costruirlo solo oggi”.

Educazione: convegno Cei a Milano. Don Goccini (Reggio Emilia), “ascoltare e comprendere” i giovani

Wed, 2017-05-10 12:50

(Milano) “La parola ‘Sinodo’ indica il percorrere insieme una strada: perché allora non rendere visibile questo tempo, trasformandolo in un cammino di popolo?”. Lo ha affermato questa mattina don Giordano Goccini, incaricato di pastorale giovanile della diocesi di Reggio Emilia, intervenendo a Milano al convegno nazionale dedicato a don Lorenzo Milani, dal titolo “Faccio scuola perché voglio bene a questi ragazzi”. Il seminario, organizzato dall’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei, e dal Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica, era rivolto ai direttori e ai responsabili diocesani della pastorale della scuola e per l’Irc. Al centro dell’intervento di Goccini, il tema portante del prossimo Sinodo dei giovani, in programma ad ottobre 2018 ed entrato ormai nella sua fase preparatoria, sul tema: “I giovani la fede e il discernimento vocazionale”. “Papa Francesco ci insegna che tutti i giovani, anche quelli che si dichiarano atei, hanno qualcosa da dire – ha sottolineato don Goccini -, ed è necessario oggi dar voce ai loro bisogni. Il compito della Chiesa, dunque, è quello di ascoltarli e di comprenderli. Ma il messaggio del Pontefice è rivolto soprattutto alla scuola, che è il luogo dove i giovani abitano e si formano. Bisogna allora interrogarsi sulle pratiche pastorali, tentando di capire se è possibile costruire una pastorale giovanile vocazionale”.
Secondo Goccini, quello di ottobre 2018 sarà un Sinodo “per” i giovani ma soprattutto “con” i giovani, perché saranno loro i protagonisti del futuro. “In questo periodo storico di grande produzioni di slogan – ha concluso – bisogna fare attenzione agli insegnamenti che arrivano dal Pontefice: le sue parole sono cariche di messaggi che è nostro dovere recepire”.

Educazione: convegno Cei a Milano, “faccio scuola perché voglio bene a questi ragazzi”. La lezione di don Milani

Wed, 2017-05-10 12:35

(Milano) Si è svolta stamane a Milano l’ultima giornata del convegno nazionale dedicato a don Lorenzo Milani (1923-1967), dal titolo “Faccio scuola perché voglio bene a questi ragazzi”. Il convegno, iniziato lunedì e promosso dall’Ufficio nazionale Cei per l’educazione, la scuola e l’università e dal Servizio nazionale per l’insegnamento della religione cattolica, era rivolto ai direttori e ai responsabili diocesani della pastorale della scuola e per l’Irc e ricorreva nel cinquantesimo anniversario della morte dell’educatore fiorentino. “Una delle lezioni che ci ha lasciato don Milani è la capacità di ascoltare gli altri, mettendosi nei panni di chi è più debole. È un insegnamento molto attuale, che dovrebbe far parte di qualsiasi programmazione didattica”. Così il rettore della Scuola Cottolengo di Torino, don Andrea Bonsignori, ha aperto questa mattina i lavori del convegno, nel corso del quale è stato dato ampio spazio anche alla ricerca nazionale sull’Irc “Una disciplina alla prova”, pubblicata nelle scorse settimane. “Pensiamo, ad esempio, ai ragazzi disabili che frequentano le nostre scuole – ha aggiunto don Bonsignori -: se è difficile strutturare un ciclo scuola-lavoro per i ragazzi normodotati, è evidentemente molto più complicato dare pari dignità a un percorso così specifico dedicato alle persone con disabilità”.
Nella mattinata di oggi ha preso la parola anche Innocente Pessina, portavoce dell’associazione Don Lorenzo Milani: “La scuola italiana – ha detto Pessina – è cambiata molto in questi anni, sia dal punto di vista educativo che tecnologico. Eppure, l’elemento pedagogico più importante e costante nel tempo rimane senza dubbio la capacità di interessarsi alla vita: ma questo è un compito che spetta principalmente agli insegnanti. Sta a loro trasmettere l’interesse per la cultura e l’educazione ai nostri ragazzi. Gli insegnanti, gli educatori, gli allenatori: ognuno di loro ha l’obbligo di lasciare un segno concreto nella formazione degli studenti”.

Salute: sr. Elena (Missionarie carità), “curare” manifestando “la comprensione dell’importanza della persona davanti a noi”

Wed, 2017-05-10 12:34

(Bologna) – “Non è solo importante curare le necessità fisiche, bisogna farlo con quella delicatezza che manifesta la comprensione dell’importanza della persona davanti a noi”. Lo ha affermato questa mattina suor Elena, Missionaria della carità, intervenendo, a Bologna, al XIX Convegno nazionale dei direttori degli uffici diocesani e degli operatori di pastorale della salute. Suor Elena ha preso la parola dopo che in sala è stato proiettato un lungo filmato dedicato a santa Teresa di Calcutta nel quale è risuonata la voce della “matita di Dio” a difesa della vita e con l’invito all’impegno nei confronti di malati, poveri e sofferenti. “A questi – ha ricordato suor Elena – Madre Teresa diceva che bisogna avvicinarsi con attenzione, cura e amore”. “Come il buon Samaritano, Madre Teresa era molto attenta, era vigile, vedeva anche là dove nessuno aveva guardato, a volte neppure le sorelle”. Inoltre, ha aggiunto, “il modo che aveva Madre Teresa di provvedere alle necessità delle persone che incontrava era quello di pagare di persona o insegnando come rinunciare a qualcosa per poter risolvere i bisogni”. Suor Elena ha parlato anche di come Madre Teresa si faceva prossima alle situazioni, con “parole che erano semplici, ma l’energia che emanava era immensa”. “Madre Teresa ha invitato tante persone a collaborare al servizio dei fratelli – ha proseguito la suora – perché perfino chi è ammalato o impossibilitato a muoversi può collaborare con la sua opera, offrendo al Signore le sue sofferenze”. Per il “servizio immediato ed efficace ai più poveri tra i poveri, per tutto il tempo in cui non c’è alcun altro che li aiuti”, suor Elena ha chiesto la preghiera dei presenti, “perché – ha concluso – non roviniamo l’opera del Signore con la nostra disattenzione e debolezza”.

Dopo di noi: mons. Baturi (Cei), servono “spazi reali” per “raccontare la propria esperienza”

Wed, 2017-05-10 12:19

“La più grande paura dei genitori di persone disabili non è la morte ma l’abbandono. Prima non c’erano gli strumenti per farvi fronte, oggi ci sono”. Lo ha osservato mons. Giuseppe Baturi, sottosegretario Cei e direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi giuridici, intervenendo oggi al Seminario sul “Dopo di noi” in corso al Seminario arcivescovile di Bologna per iniziativa dell’Ufficio catechistico nazionale. “La Cei rappresenta l’unità delle Chiese italiane – ha chiarito – ma occorre che questa unità sia riconosciuta, si esprima visibilmente. Questo tema del ‘Dopo di noi’ necessita non tanto d’indicazioni da parte della Conferenza episcopale, ma di spazi reali in cui chiunque abbia iniziato tentativi o abbia idee possa raccontare la propria esperienza, affinché ci si possa riconoscere vicendevolmente nel tentativo di piegarsi sugli uomini e le donne che incontriamo. Così, l’unità delle Chiese che vanno incontro all’uomo acquista, grazie a questo seminario, una sua figura visibile ed eloquente”.

Sovvenire: Calabresi (Cei), “cresce ancora nel 2017 la percentuale di firme 8xmille per la Chiesa cattolica”

Wed, 2017-05-10 12:14

Partecipazione 8xmille ancora in crescita e Offerte per il sostentamento del clero in ripresa. È il quadro per il 2017 delle due maggiori voci di sostegno economico alla Chiesa presentato al convegno nazionale degli incaricati diocesani, a Salerno. “La percentuale 2017 delle scelte 8xmille a favore della Chiesa cattolica verrà comunicata dall’Assemblea generale dei vescovi dal prossimo 22 maggio, ma si tratta di dati in crescita –sottolinea al Sir Matteo Calabresi, responsabile del Servizio Promozione Cei -. Una conferma del trend positivo avviato dal 2016, con 80,9% di firme per la Chiesa cattolica, in ripresa rispetto all’80,2% del 2015”. Gli ultimi due anni si riferiscono alle dichiarazioni dei redditi 2013 e 2014, dunque registrano “l’effetto Francesco” (dal 13 marzo 2013, giorno dell’elezione al soglio pontificio), con l’ulteriore incremento di fiducia verso la Chiesa generato anche nei fedeli italiani. Confermato l’impegno della Cei a far crescere anche le firme complessive. “Sul fronte della partecipazione – sottolinea Calabresi -, siamo arrivati al 46%. Anche se l’obiettivo psicologico è quello del 50%, anche per rispondere sempre meglio al dibattito sulle scelte inoptate, tuttavia ci troviamo di fronte ad uno scoglio tecnico non indifferente da rimuovere con il modello CU (ex Cud). Oggi infatti oltre 12 milioni di pensionati, pur avendo diritto a partecipare alla scelta 8xmille, non sono più obbligati a consegnarlo e così rinunciano a firmare”.

Terra Santa: l’impegno del Patriarcato latino nelle carceri di Israele. Padre Neuhaus, “un servizio che facilita il dialogo con gli ebrei”

Wed, 2017-05-10 12:14

“Un centinaio di detenuti cristiani, tra loro anche donne e qualche ortodosso, in cinque carceri”. È l’impegno portato avanti dal team – oltre dieci tra sacerdoti, religiosi e religiose e laici – che si occupa di pastorale delle carceri, che opera in seno al Patriarcato Latino di Gerusalemme da metà degli anni ’90, per volere dell’allora patriarca, oggi emerito, Michel Sabbah. “Non si tratta – spiega al Sir il responsabile padre David Neuhaus – di detenuti politici, in quanto ci viene permesso di incontrare solo quelli condannati per crimini comuni che vanno dal traffico di droga all’omicidio e con pene più o meno lunghe”. I detenuti assistiti sono di diverse nazionalità, “arabi cristiani, eritrei, ucraini, russi, filippini, nigeriani, indiani, rumeni, etiopi e latino-americani, soprattutto colombiani arrestati per traffico di droga. In genere nelle nostre visite, che avvengono una volta al mese portiamo un po’ di conforto, parliamo, preghiamo. A Natale e a Pasqua possiamo celebrare la messa. Chi vuole può confessarsi”. “I detenuti – racconta il sacerdote che in questo servizio è coadiuvato da padre Kirill Kozlovsky – sono felici di queste visite, riceviamo sempre una bella accoglienza. Da parte nostra cerchiamo anche di facilitare le visite dei familiari. In alcuni casi siamo un tramite per le famiglie per portare anche aiuto finanziario ai loro congiunti in carcere. Ma accade anche che siano i detenuti a mandare soldi alle famiglie, almeno quelli cui è permesso lavorare in prigione”. Assistere i detenuti cristiani nelle prigioni israeliane ha anche un altro risvolto “molto positivo” ed è legato al dialogo interreligioso. “Il nostro servizio – sottolinea padre Neuhaus – è reso possibile grazie anche alla collaborazione con i rabbini delle varie prigioni. Ci coordiniamo con loro per tutto quello che riguarda le nostre visite. Un lavoro che facilita il dialogo con ebrei ed è molto bello soprattutto perché i rabbini che dirigono il lavoro nelle prigioni sono persone consacrate all’aiuto di questi poveri con un ideale molto simile al nostro. Non si pensa a cristiani e a ebrei ma al bene dei prigionieri”.

Sovvenire: Calabresi (Cei), “tornano a crescere le offerte per i sacerdoti”

Wed, 2017-05-10 12:11

(Salerno) Cinque mesi consecutivi di donazioni in crescita. Le Offerte per i sacerdoti sembrano aver cambiato decisamente passo, rispetto al calo degli ultimi anni, virando verso un incremento costante della raccolta. “Sia negli ultimi due mesi 2016, cioè alla vigilia delle festività natalizie, dove si concentra abitualmente oltre metà delle donazioni annuali, sia nel primo trimestre 2017, gli indicatori superano di slancio quelli di un anno fa”. È quanto ha reso noto oggi Matteo Calabresi, direttore del Servizio Promozione Cei, durante il convegno nazionale degli incaricati del Sovvenire, a Salerno.
“Questo convegno – ha aggiunto Calabresi – è dedicato alla memoria del cardinale Attilio Nicora, scomparso lo scorso 22 aprile, ‘padre’ dell’8xmille e lungimirante costruttore dell’attuale sistema del sostegno economico alla Chiesa. Il suo monito e stimolo a insistere sui valori di condivisione ecclesiale e corresponsabilità economica verso la missione della Chiesa si dimostra tuttora, a diversi anni di distanza, veramente profetico”.
Secondo i dati dell’Istituto centrale sostentamento clero (Icsc), la raccolta ha raggiunto 865mila euro, con una progressione del +17,6 rispetto a un anno fa, quando si era fermata a 735mila euro. Ancor più deciso l’aumento del numero di donazioni: 15.262 offerte, ossia +29,8% rispetto alle 11.761 dello stesso periodo 2015. Si contrae invece l’offerta media del -9,4%: cioè 56,65 euro, rispetto ai 62,52 euro del 2015, scelta comprensibile da parte delle famiglie italiane alle prese con la crisi economica.
La raccolta 2016 si era chiusa a 9 milioni 365mila euro, in flessione rispetto al 2015 (-5.5%), nonostante il 2,4% di donazioni in più (99.906 nel 2016, erano state 97.582 nel 2015), a causa della limatura a ribasso dell’offerta media (da 99 euro a 93).

Sovvenire: don Soddu (Caritas), “la carità e la corresponsabilità economica verso la Chiesa attestano una fede credibile”

Wed, 2017-05-10 12:06

(Salerno) – È un binomio inscindibile quello tra carità e sovvenire, tra ridistribuzione ai poveri e risorse alimentate dai fedeli, formati alla corresponsabilità economica verso la missione della Chiesa. È intervenuto don Francesco Soddu, direttore della Caritas Italiana, alla giornata conclusiva del convegno nazionale degli incaricati per il Sovvenire, oggi a Salerno. Questo incontro tra Caritas e beni messi in comunione, attraverso le firme 8xmille o le Offerte per i sacerdoti, promotori di progetti per gli ultimi, “diventa visibile in parrocchia – ha detto Soddu – luogo privilegiato della Chiesa nel territorio dove testimoniare la carità, che non è un optional ma espressione irrinunciabile dell’essenza della Chiesa. Non a caso il 51% dei Centri ascolto Caritas sono di tipo parrocchiale. La parrocchia è il laboratorio di queste relazioni attorno ai poveri, al Vangelo. È primo lievito di fraternità, perché si mette in discussione di fronte ai mali del territorio e del mondo”. Entrambe – carità e sovvenire – attestano la credibilità della fede che si professa: “I poveri alla porta del ricco non sono un ingombro, ma un appello a convertirsi e a cambiare vita, ci ricorda Papa Francesco. Sono la proposta forte che Dio fa alla nostra Chiesa perché cresca nell’amore e nella fedeltà”, ha evidenziato Soddu. Le firme 8xmille sostengono innumerevoli interventi caritativi oggi in Italia e all’estero: nel 2016, 270 milioni di euro, di cui 40 per esigenze nazionali e 145 alle diocesi.

Corea del Sud: vescovi al nuovo presidente Moon Jae-in, “abbiamo bisogno di un leader che cammina sulla strada della pace e della giustizia”

Wed, 2017-05-10 12:01

“Nell’ultimo anno abbiamo passato il tempo duro dell’impeachment e delle anticipate elezioni presidenziali. Ora il popolo ha eletto un nuovo presidente. Ora abbiamo bisogno di un leader che cammina la strada di vera pace e giustizia, valorizzando questi principi anche nei momenti di conflitti e confronti. Prego che il nuovo presidente diventi un grande leader che realizza la pace nella penisola coreana e lo sviluppo della gente coreana, radicando profondamente la democrazia nella nostra terra”. Comincia così il messaggio di congratulazioni che oggi l’arcivescovo Kim Hee-jung, presidente della Conferenza episcopale coreana, ha inviato al 19° presidente della Repubblica di Corea, Moon Jae-in, eletto ieri nelle anticipate elezioni presidenziali dopo che Park Geun-hye è stata accusata di corruzione e deposta con una procedura di impeachment. I vescovi coreani augurano al nuovo presidente di guidare “la nazione secondo lo spirito della Costituzione” e, in particolare, chiedono che la Corea sia sempre più un Paese in cui “anche i deboli nella società possono godere la dignità umana”; in cui “tutti possono esprimere la loro opinione apertamente senza limitazione della libertà del pensiero e della coscienza” e in cui “le persone di tutte le regioni possono partecipare agli uffici dello Stato senza discriminazione regionale”. Fanno sperare le primissime dichiarazioni rilasciate dal neo-presidente Moon riguardo i rapporti con Washington e Corea del Nord. “Se fosse necessario volerei a Washington immediatamente”, ha detto. Ma “anche a Pechino e Tokyo”, per rilanciare il dialogo necessario a fermare la minaccia nucleare della Corea della Nord, a cui non oppone una chiusura totale. “Andrei anche a Pyongyang nelle giuste circostanze”, ha detto il nuovo presidente, confermando la sua intenzione di essere un uomo della distensione. Il presidente dei vescovi sottolinea l’importanza di questa politica di dialogo rilanciando a Moon, nel suo messaggio di congratulazioni, la necessità di una politica che punti alla “co-esistenza tra la Corea del Sud e del Nord”, alla “pace” e alla “riconciliazione tra le due Coree”.

Dopo di noi: mons. Zuppi (Bologna), “è una vergogna aver impiegato così tanto per la legge”

Wed, 2017-05-10 11:22

(Bologna) – “Una riflessione importante che riguarda tutti perché il ‘Dopo di noi’ è dentro la nostra vita, ha conseguenze sull’oggi: è infatti folle pensare di continuare a fare i giovani per sempre”. Lo ha osservato l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, portando il suo saluto al Seminario di studio in corso oggi a Bologna per iniziativa dell’Ufficio catechistico nazionale. È un tema, ha aggiunto, che “ci fa sfuggire alla tentazione del provvisorio che riguarda noi e ovviamente le persone disabili”. L’arcivescovo ha poi parlato della legge 112/2016 (“Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilita’ grave prive del sostegno familiare”), esprimendo soddisfazione per l’approvazione, “ma è una vergogna – ha rimarcato – aver impiegato cosi tanto tempo per averla”. In chiusura un ricordo per l’uomo che ha ucciso la moglie e la figlia tetraplegica perché “non ce la faceva più. È un’angoscia – ha detto – non soltanto una tragedia personale. È un’urgenza: fare o non fare non è la stessa cosa, c’è un conto che si paga. Alcune intuizioni apriranno possibilità importanti, più personali e meno istituzionali, aspetto fondamentale in un problema come questo”. Non è mancato, infine, il riferimento evangelico: “Questo è tuo figlio, questa è tua madre: è il ‘Dopo di noi’ per Gesù – ha concluso mons. Zuppi -. Dobbiamo trovare soluzioni che ci impegnino, l’uno con l’altro, a essere figlio per la madre e madre per il figlio”.

Europa: mons. Ambrosio (Comece), “l’uomo al centro del progetto comunitario” per dare una “nuova giovinezza” all’Ue

Wed, 2017-05-10 11:03

(Bruxelles) “Purtroppo la festa dell’Europa è ignorata o dimenticata, ma il ricordo della pace e dell’unità in Europa è molto importante. Papa Francesco, in occasione del 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, lo ha richiamato, dicendo: ‘Nel vuoto di memoria che contraddistingue i nostri giorni, spesso si dimentica anche un’altra grande conquista frutto della solidarietà sancita il 25 marzo 1957: il più lungo tempo di pace degli ultimi secoli’”. All’indomani della Festa d’Europa (che si celebra il 9 maggio a ricordo della Dichiarazione Schuman del 1950), celebrata sotto tono in Italia, mons. Gianni Ambrosio, riflette sul tema. Il vescovo di Piacenza-Bobbio è infatti vicepresidente della Comece, la Commissione degli episcopati della Comunità europea, che a Bruxelles raccoglie i rappresentanti delle Conferenze episcopali dei Paesi aderenti all’Ue. “La data del 9 maggio ricorda l’anniversario della storica dichiarazione di Schuman”, dichiara Ambrosio al Sir. “In occasione di un discorso a Parigi, nel 1950, l’allora ministro degli Esteri francese Robert Schuman ha esposto la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa in modo da rendere impensabile e irrealizzabile una guerra tra le nazioni europee. La sua ambizione era grande e questo era solo il primo passo del suo progetto: creare un’istituzione europea che avrebbe messo in comune e gestito insieme la produzione del carbone e dell’acciaio. Un trattato che dava vita a una simile istituzione è stato firmato appena un anno dopo. Per questo la proposta di Schuman è considerata l’atto di nascita di quella che oggi è l’Unione europea. Sono poi stati fatti molti altri passi per avvicinare popoli che nella storia si erano combattuti in guerre terribili, come la seconda guerra mondiale”.
Papa Francesco, sempre nel 60° anniversario della firma dei Tratti di Roma, ricorda mons. Ambrosio, ha invitato a rivolgersi ai Padri fondatori perché “ci ricordano che l’Europa non è un insieme di regole da osservare, non un prontuario di protocolli e procedure da seguire. Essa è una vita, un modo di concepire l’uomo a partire dalla sua dignità trascendente e inalienabile e non solo come un insieme di diritti da difendere, o di pretese da rivendicare. All’origine dell’idea d’Europa vi è la figura e la responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità evangelica”, “con la sua volontà di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria”. Il vescovo aggiunge: “Occorre ritornare al ‘cuore pulsante del progetto politico europeo’ che è l’uomo”, “per superare la crisi davvero grande dell’Europa e dei popoli europei a causa delle spinte centrifughe come pure a causa della riduzione degli ideali fondativi dell’Unione”. “Se l’Europa riscopre il grande progetto dei fondatori, allora”, come afferma il Papa, “non ha davanti a sé un’inevitabile vecchiaia, ma la possibilità di una nuova giovinezza. Il suo successo dipenderà dalla volontà di lavorare ancora una volta insieme e dalla voglia di scommettere sul futuro”.

Balcani: messaggio dei vescovi di Bosnia, Croazia, Slovenia, “Accordo di Dayton non ha generato pace e giustizia”

Wed, 2017-05-10 10:58

“L’Accordo di pace di Dayton ha fermato lo spargimento di sangue, ma non ha generato giustizia ed equità per tutti i cittadini del Paese, bensì un conflitto politico costante tra i soggetti nazionali e i politici che rende lo stato della Bosnia Erzegovina (BiH) sempre più instabile e senza prospettive”. Così scrivono tre vescovi di Slovenia (mons. Stanislav Zore), Croazia (mons. Vjekoslav Huzjak) e Bosnia Erzegovina (mons. Franjo Komarica) presidenti delle commissioni Justitia et Pax nei rispettivi Paesi, in una dichiarazione congiunta. Il testo ricorda gli interventi della Commissione per denunciare le “privazione dei diritti dei cittadini e dei popoli in BiH” e “l’organizzazione antidemocratica, irrazionale e disfunzionale dello stato multietnico di BiH” nato da Dayton. A preoccupare è “la drammatica situazione del popolo croato”, che ancora “manca per più del 45%” da queste terre e per oltre il 90% nella cosiddetta Repubblica Serba”. I vescovi chiedono che “per tutti i rifugiati e gli sfollati si creino le condizioni per un ritorno sicuro e sostenibile” e chiedono “una riforma costituzionale nel senso del federalismo, del decentramento, della sussidiarietà e della rappresentazione legittima dei popoli costituenti e delle minoranze nazionali”. “Salutano con favore” il “Rapporto del Parlamento europeo del 15 febbraio 2017, che manifesta la volontà di aiutare lo Stato della BiH, in modo più efficace, nel quadro del processo di stabilizzazione e di adeguamento alle strutture europee”.

Papa Francesco: udienza, “pellegrino a Fatima per affidare alla Madonna le sorti dell’umanità”

Wed, 2017-05-10 10:52

“Mi recherò, pellegrino, a Fatima, per affidare alla Madonna le sorti temporali ed eterne dell’umanità e supplicare sulle sue vie le benedizioni del Cielo”. Con queste parole, rivolte questa mattina nel corso dell’udienza generale del mercoledì ai pellegrini di lingua portoghese, papa Francesco definisce il suo prossimo viaggio apostolico al santuario di Fatima, il 12 e 13 maggio. “Chiedo a tutti – ha quindi aggiunto il Santo Padre – di unirsi a me, quali pellegrini della speranza e della pace: le vostre mani in preghiera continuino a sostenere le mie. Voglia la più grande e la migliore delle Madri vegliare su ognuno di voi, lungo i vostri giorni fino all’eternità”. Nel salutare i pellegrini di lingua italiana, il Papa ha rivolto un pensiero particolare ai partecipanti alla settimana ecumenica promossa dal Movimento dei Focolari, esortandoli a “proseguire il comune cammino dell’unità, del dialogo e dell’amicizia tra le religioni e i popoli”. Poi la triplice consegna ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli: “Sabato prossimo ricorrerà il centenario delle apparizioni ai tre pastorelli della Beata Maria Vergine di Fatima. Cari giovani, imparate a coltivare la devozione alla Madre di Dio, con la recita quotidiana del Rosario; cari ammalati, sentite la presenza di Maria nell’ora della croce; e voi, cari sposi novelli, pregatela perché non manchi mai nella vostra casa l’amore e il rispetto reciproco”.

Papa Francesco: udienza, “non siamo orfani. Abbiamo una Madre in cielo” soprattutto “quando tutto appare privo di senso”

Wed, 2017-05-10 10:40

“Non siamo orfani. Abbiamo una Madre in Cielo. La Santa Madre di Dio” che “ci insegna la virtù dell’attesa quando tutto appare privo di senso: lei sempre fiduciosa nel mistero di Dio, anche quando Lui sembra eclissarsi per colpa del male del mondo. Nei momenti di difficoltà, Maria, la Madre che Gesù ha regalato a tutti noi, possa sempre sostenere i nostri passi! Possa sempre dirci al cuore: alza, guarda avanti, guarda l’orizzonte perché lei è Madre di Speranza”. È dedicata alla figura di Maria, soprattutto colta nei momenti più bui della passione di Gesù, la catechesi di papa Francesco a pochi giorni dalla sua partenza per il Santuario di Fatima. Il Papa ha ripreso il ciclo di catechesi sulla speranza cristiana e si è soffermato sul tema: “La Madre della Speranza”. Maria – ha detto Francesco – “ha attraversato più di una notte nel suo cammino di madre”, fin dal suo apparire nella storia del Vangelo e fin dal suo primo “sì” all’invito dell’angelo, “ci appare come una delle tante madri del nostro tempo, coraggiose fino all’estremo quando si tratta di accogliere nel proprio grembo la storia di un nuovo uomo che nasce”.
Quel “sì” – ha proseguito Francesco – è il primo di una lunga “lista di obbedienze”. Maria “non è una donna che si deprime davanti alle incertezze della vita, specialmente quando nulla sembra andare per il verso giusto. Non è nemmeno una donna che protesta con violenza, che inveisce contro il destino della vita che ci rivela spesso un volto ostile. È invece una donna che ascolta. Non dimenticate che c’è un grande rapporto tra la speranza e l’ascolto e Maria è una donna che ascolta, che accoglie l’esistenza così come essa si consegna a noi, con i suoi giorni felici, ma anche con le sue tragedie che mai vorremmo avere incrociato. Fino alla notte suprema di Maria, quando il suo Figlio è inchiodato al legno della croce”. “Le madri – ha proseguito il Papa – non tradiscono” e anche quando tutti si dileguano, Maria “stava”. I Vangeli non dicono “se piangesse o non piangesse”. Dicono solamente che “stava”. “Stava lì nel momento più brutto, nel momento più crudele e soffriva con il Figlio. Maria stava, semplicemente era lì”. “Maria stava nel buio più fitto, stava”. “È lì, fedelmente presente, ogni volta che c’è da tenere una candela accesa in un luogo di foschie e nebbie”. E così facendo, Maria risponde al “suo istinto di madre che semplicemente soffre, ogni volta che c’è un figlio che attraversa una passione”. “Le sofferenze delle madri”, si è fermato Francesco. “Tutti noi abbiamo conosciuto donne forti che hanno portato avanti tante sofferenze dei figli”. “Per questo noi la amiamo come Madre”.

Diocesi: Ceis Genova, inaugurata “Casa Bozzo” per richiedenti asilo

Wed, 2017-05-10 10:36

(Genova) “Un dono della provvidenza per la città” perché l’edificio, “che per tanti anni era rimasto inutilizzato, grazie alla Curia è stato messo a disposizione per l’accoglienza sia di persone che arrivano da lontano sia di genovesi anziani”. Così Enrico Costa, presidente del Ceis (Centro italiano di solidarietà) di Genova nonché figlio di Bianca Costa, cui la casa è stata dedicata, ha definito “Casa Bozzo”, la struttura del Ceis Genova che attualmente ospita 50 richiedenti asilo adulti nel quartiere di Quezzi, inaugurata ieri dall’arcivescovo, card. Bagnasco. Si tratta, ha spiegato Costa, di “una dimostrazione dell’accoglienza che la città sa dare alle emergenze sociali”. Oltre al piano già ristrutturato e aperto per l’accoglienza dei migranti, infatti, la casa è dotata di un secondo piano, con 25 posti letto, che, dopo un’impegnativa ristrutturazione ancora da definire, verrà destinato all’accoglienza e alla cura degli anziani, in particolare soli e non autosufficienti o in fase riabilitativa post operatoria.

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