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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 17 min 27 sec ago

Malta: mgr. Scicluna (archbishops), message for election. Forum on “Europe of faith, healing and hospitality” under way

Mon, 2017-05-08 12:32

“All priests and men of religion can play a positive role with their mission in the Church and in society, and be a sign and instrument of unity and love in the community”, the archbishop of Malta, Charles Scicluna, wrote in a message in the run-up to the early legislative election of June 3rd. The archbishop calls all clergy to “not take part in political meetings and other political events, not be involved in initiatives or write about political issues in papers or magazines, and not appear on mass media run by political parties, except for religious programmes and on condition they have been authorised by their ordinaries”. On the contrary, mgr. Scicluna calls to “inspire feelings of fraternity, love, understanding and tolerance in words and actions” and to pray to “be helped by the light of the Holy Spirit”, adding to every Mass, until Saturday June 3rd, the special invocation “to choose suitable leaders for our country”, able “to look for our real wealth”. The fourth Forum of the State of the Union, called “Towards a Europe of faith, healing and hospitality”, organised by the Schuman Centre and the European Christian Political Foundation, in partnership with the archdiocese of Malta, has been going on since yesterday, also in Malta. NATO, Africa, refugees, interreligious dialogue and populism will be addressed in its sessions. The meeting will be closed by the President of the Republic of Malta, Marie-Louise Coleiro Preca.

Venezuela: messaggio dei vescovi, “basta repressione! Non riformare la Costituzione”. Il 21 maggio giornata di preghiera per la pace

Mon, 2017-05-08 12:32

“Facciamo nostro il dolore del popolo venezuelano e diciamo: Basta repressione!”: è l’ennesimo appello dei vescovi del Venezuela in una nota pubblicata lo scorso 5 maggio che contiene anche l’invito a “non riformare la Costituzione ma attuarla”, in seguito alla proposta del presidente della Repubblica Nicolás Maduro d’indire un’Assemblea Costituente per il Paese. Il Venezuela è scosso da oltre un mese da una grave crisi politica ed economica, con manifestazioni di piazza, scontri e vittime. La decisione di indire una nuova Assemblea Costituente, precisano i vescovi, “è stata percepita dalla maggioranza della popolazione come una iniziativa separata dalle urgenti necessità del Paese e come un passo in più verso lo svuotamento dello Stato sociale di diritto previsto dall’attuale Costituzione”. “In questo momento il popolo ha bisogno di cibo, medicine, libertà, sicurezza personale e giuridica e pace”, sottolineano i sei vescovi della Conferenza episcopale del Venezuela. “Non possiamo dimenticare – affermano – né mettere da parte la tristezza e la sofferenza che questo regime sta provocando al nostro popolo. Inoltre, in questo ultimo mese si è vantato della sua natura repressiva soffocando la legittima protesta con eccessiva e disumana violenza, generata dagli organismi di sicurezza dello Stato, in particolare dalla Guardia armata bolivariana e i gruppi armati chiamati ‘colectivos’ che agiscono sotto lo sguardo protettivo delle autorità”. I vescovi esortano nuovamente la popolazione “a non rassegnarsi ad alzare la voce in segno di protesta, senza cadere nel gioco di coloro che, causando violenza, vogliono guidare il Paese verso scenari di conflitto per aggravare la situazione e rimanere al potere”. A questo proposito invitano tutte le parrocchie e comunità ad organizzare una Giornata di preghiera per la pace in Venezuela il 21 maggio, perché “cessi la violenza e la repressione ufficiale, per la ricerca di strade verso l’intesa e la riconciliazione di cui abbiamo tanto bisogno”.

Malta: mons. Scicluna (arcivescovo), messaggio per elezioni. In corso forum “Europa di fede, guarigione e ospitalità”

Mon, 2017-05-08 12:32

“Tutti i sacerdoti e i religiosi possono avere un ruolo positivo con la loro missione nella Chiesa e nella società ed essere segno e strumento di unità e di amore nella comunità”, ha scritto in un messaggio l’arcivescovo di Malta Charles Scicluna in vista delle elezioni legislative anticipate del 3 giugno prossimo. L’arcivescovo invita il clero a “non partecipare alle riunioni e alle varie attività politiche, a non coinvolgersi in iniziative o scrivere su temi politici in giornali o riviste né comparire su mezzi di comunicazione gestiti da partiti politici, ad eccezione dei casi in cui il programma sia di natura religiosa e con il permesso del proprio ordinario”. Mons. Scicluna esorta invece a “ispirare sentimenti di fraternità, di amore, comprensione e tolleranza con le parole e le azioni” e invita a pregare per avere “l’aiuto della luce dello Spirito Santo”, aggiungendo in ogni messa, fino a sabato 3 giugno, l’invocazione speciale “per scegliere leader adatti per il nostro Paese”, in grado “di cercare la nostra vera ricchezza”. Sempre a Malta è in corso da ieri la quarta edizione del Forum dello Stato dell’Unione dal titolo “Verso un’Europa di fede, guarigione e ospitalità”, organizzato dal Centro Schuman e dalla European Christian Political Foundation, in collaborazione con l’arcidiocesi di Malta. Nelle sessioni si parla di Nato, Africa, accoglienza, dialogo interreligioso e populismi. Chiuderà i lavori la Presidente della Repubblica di Malta Marie-Louise Coleiro Preca.

Papa Francesco: a Pont. Collegio Portoghese, “Maria, Chiesa e anima sono tre madri”. “Prete che si dimentica della Madre è orfano”

Mon, 2017-05-08 12:29

“Il rapporto con la Madonna ci aiuta ad avere un buon rapporto con la Chiesa: tutte e due sono Madri”. Lo ha assicurato il Papa, che ricevendo in udienza la comunità del Pontificio Collegio Portoghese ha citato il commento di sant’Isacco, l’abate della Stella: “Quello che si può dire di Maria si può dire della Chiesa e anche della nostra anima. Tutte e tre sono femminili, tutte e tre sono Madri, tutte e tre danno vita”. Di qui la necessità di “coltivare il rapporto filiale con la Madonna, perché, se questo manca, c’è qualcosa di orfano nel cuore”. “Un prete che si dimentica della Madre, e soprattutto nei momenti di difficoltà, manca di qualcosa”, ha ammonito Francesco: “È come se fosse orfano, mentre in realtà non lo è! Si è dimenticato di sua madre. Ma nei momenti difficili il bambino va dalla mamma, sempre. E la Parola di Dio ci insegna ad essere come bambini svezzati in braccio alla madre”. “La vostra comunità sacerdotale continui ad essere un vivaio di apostoli, punto di unione delle Chiese dei vostri Paesi con Roma, uniti nella carità e nella testimonianza viva dell’amore di Dio per l’umanità”, l’auspicio di Francesco, che al termine del suo discorso è tornato a citare la Madonna e i tre pastorelli di Fatima: “Prego la Madonna di Fatima perché vi insegni a credere, adorare, sperare e amare come i Beati Francesco e Giacinta e la Serva di Dio Lucia”.

Papa Francesco: a Pont. Collegio Portoghese, cita viaggio a Fatima e tre pastorelli

Mon, 2017-05-08 12:27

“Auguro pace e speranza nel Signore a ognuno di voi e alle vostre famiglie e nazioni di provenienza”. Con queste parole il Papa ha salutato la comunità del Pontificio Collegio Portoghese, ricevuta oggi in udienza. “In Portogallo, questo augurio lo porterò – a Dio piacendo – di persona, nel mio ormai imminente pellegrinaggio al Santuario di Fatima, dove cento anni orsono è apparsa la Madonna ai tre Pastorelli”, ha proseguito Francesco riferendosi al suo diciannovesimo viaggio apostolico fuori dall’Italia. “L’incontro con la Madonna è stata per loro un’esperienza di grazia che li ha fatti innamorare di Gesù”, ha ricordato: “Come tenera e brava Maestra, Maria introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio come la realtà più bella dell’esistenza umana”. “Non posso non augurare lo stesso a tutti voi, cari amici”, ha esclamato il Papa: “Al di sopra di ogni altro obiettivo che vi abbia portato a Roma e qui vi trattenga, ci sia sempre questo: conoscere e amare Cristo – come direbbe l’apostolo Paolo – cercando di conformarsi sempre più a Lui fino al dono totale di sé”. “Siete chiamati a progredire, senza stancarvi, nella vostra formazione cristiana e sacerdotale, pastorale e culturale”, l’invito ai sacerdoti: “Qualunque sia la vostra specializzazione accademica, la vostra prima preoccupazione resti sempre quella di crescere nel cammino della consacrazione sacerdotale, mediante l’esperienza amorosa di Dio: un Dio vicino e fedele, come lo sentirono i Beati Francesco e Giacinta e la Serva di Dio Lucia”. “Cercare rifugio sotto il manto di Lei, una madre che ci prende per mano e ci insegna a crescere nell’amore di Cristo e nella comunione fraterna”, l’invito mariano del Papa.

Scienza e fede: “cosa accadrebbe se si cadesse in un buco nero?”

Mon, 2017-05-08 12:22

“Dalla soluzione cosmologica che aveva trovato nel 1927, Lemaître capì che andando indietro nel tempo l’universo originariamente si era trovato in uno stato di densità energetica elevata e che, lui ipotizzò, doveva essere come quello di un atomo originario da cui tutto aveva avuto inizio”. Presentando la conferenza su “Buchi neri, onde gravitazionali e singolarità dello spazio-tempo”, che si svolgerà presso la Specola Vaticana dal 9 al 12 maggio, padre Gabriele Gionti, cosmologo della Specola Vaticana, ha sintetizzato così il pensiero di Lemaître, che fu il primo a spiegare nel 1927 il moto di recessione delle galassie come un effetto dell’espansione dell’universo, e non come un moto peculiare degli oggetti osservati. Ottenne questo risultato risolvendo le complesse equazioni dell’allora giovanissima teoria della relatività generale di Einstein, che prevede la possibilità che la geometria stessa della distribuzione delle masse nell’universo si comporti come vera e propria sorgente di energia, capace di curvare la geometria dello spazio-tempo. Tuttavia è la sua teoria dell’Atomo Originario, poi passata alla storia come Big-Bang, la ragione per cui è diventato famoso. “Cosa accadrebbe se si cadesse in un buco nero?”. Sarà questa, ha spiegato Alfio Bonanno, cosmologo dell’Inaf, una delle domande al centro del convegno, a cui parteciperanno scienziati di fama internazionale, come il premio Nobel della fisica nel 1999 Gerald ’t Hooft, Roger Penrose, i cosmologi George Ellis, Andrei Linde e Joe Silk. “All’interno di un buco nero – ha spiegato l’esperto a proposito di uno dei suo misteri – lo spazio diventa tempo e il tempo diventa spazio. Resta ancora da capire se i buchi neri siano oggetti matematici o abbiano una dignità scientifica”. Altro mistero ancora da decifrare, ha fatto notare Fabio Scandigli, del Politecnico di Milano, la presenza dell’energia oscura, che costituisce oltre il 90% della massa totale dell’universo.

Portogallo: Lisbona, manifesto di benvenuto al Papa nella piazza del Marchese di Pombal

Mon, 2017-05-08 12:11

In occasione dell’imminente visita di Papa Francesco in Portogallo, i laici cattolici di Lisbona hanno esposto “un manifesto gigante di benvenuto” nella piazza del Marchese di Pombal. Commentando l’iniziativa, il direttore del Servizio della pastorale del turismo del Patriarcato ha detto che “si tratta dell’espressione del forte sentimento di aspettativa e di accoglienza del popolo portoghese, ma anche di un modo per mobilitare la partecipazione dei fedeli all’evento di Fatima”. Padre Mário Rui Pedras ha aggiunto che “tutti i portoghesi sono consapevoli dell’importanza mediatica connessa al viaggio del Santo Padre, ma soprattutto dell’onore e del privilegio che è reso alla Chiesa lusitana mediante la canonizzazione di due dei tre pastorelli di Fatima, Francisco e Jacinta, che avverrà nel corso della commemorazione del centenario delle apparizioni della Vergine Maria del 12 e 13 maggio prossimi”. Quello esposto nella celebre “Rotonda” della capitale è il quarto manifesto celebrativo legato a significativi accadimenti ecclesiastici concernenti il Portogallo: il primo ha riguardato il Congresso internazionale della nuova evangelizzazione svoltosi nel 2005; il secondo, il 50º anniversario dell’inaugurazione del monumento al Cristo Re, nel 2009; il terzo, la precedente visita dell’attuale Papa emerito Benedetto XVI, avvenuta nel 2010.

Politica: nasce Trimarium fra Paesi di Adriatico, Baltico e Mar Nero. “Più unità dell’Europa centrale per un’Europa più unita”

Mon, 2017-05-08 11:30

“Più unità dell’Europa centrale per un’Europa più unita” è il motto dell’iniziativa di 12 Paesi europei i cui presidenti s’incontreranno a luglio a Breslavia (Polonia) per migliorare la coesione dell’asse nord-sud e “rinforzare” in quel modo “la stabilità del continente”. Il Trimarium che comprende i bacini dell’Adriatico, Baltico e Mar Nero è stato lanciato ufficialmente ad agosto del 2016 a Dubrovnik in Croazia. Ne fanno parte i Paesi del Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia), le Repubbliche Baltiche (Lettonia, Lituania ed Estonia) nonché Austria, Slovenia, Croazia, Bulgaria, e Romania. “Desideriamo l’unità dell’Europa anche attraverso un’unità delle infrastrutture per appianare il gap di sviluppo tra i vari Paesi”, ha spiegato di recente Krzysztof Szczerski, capo di gabinetto del Presidente della Polonia. Szczerski ha aggiunto che “per anni si sono costruite le infrastrutture dell’asse est-ovest” e che “adesso è arrivato il tempo dell’asse nord-sud”. All’incontro di Breslavia è stato invitato il presidente americano Donald Trump. Un invito ufficiale è stato rivolto anche all’Ue poiché la collaborazione nei settori energia, trasporti, digitalizzazione ed economia va realizzata, sottolinea Szczerski, “con e in Europa”. Il Trimarium, osservano alcuni analisti “potrebbe essere un’opportunità per riformare l’Ue” mentre altri rilevano “gli interessi contrastanti” dei Paesi aderenti nei confronti della Russia.

Scienza e fede: dal 9 al 12 maggio un convegno sui “buchi neri”

Mon, 2017-05-08 11:29

Celebrare la figura di monsignor George Lemaître, a cinquant’anni dalla sua morte, e la sua eredità scientifica: questo l’obiettivo della conferenza dal titolo “Buchi Neri, Onde Gravitazionali e Singolarità dello Spazio-Tempo” (Black Holes, Gravitational Waves and Space-Time Singularities), che si svolgerà dal 9 al 12 maggio presso la Specola Vaticana a Castel Gandolfo. Uno degli scopi della conferenza – si legge in un comunicato dei promotori dell’iniziativa, che viene presentata oggi in Sala Stampa vaticana – sarà di “incoraggiare una proficua interazione fra i partecipanti, provenienti sia dalla cosmologia teorica che osservativa, e di creare un ambiente adatto alla nascita di nuove idee e direzioni di ricerca nella cosmologia contemporanea”. “La recente rivelazione delle onde gravitazionali ha aperto una nuovo scenario nel nostro modo di vedere l’universo ed ha anche stimolato nuove speculazioni sulla vera natura delle singolarità dello Spazio-Tempo”, si ricorda nella nota. Le domande che il convegno intende sviluppare sono: “Quali sono i limiti della moderna cosmologia? Quali sono le sfide scientifiche che potranno essere esplorate nel futuro prossimo?”. La conferenza è stata organizzata anche con il contributo di Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica) e Infn. (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare). Lemaître, considerato il padre della teoria del “Big bang”, fu anche direttore dell’Accademia Pontificia dal 1960 al 1966, anno della sua morte. Egli fu un sacerdote fervente e appartenne alla Fraternità Sacerdotale degli Amici di Gesù, fondata dal cardinale Mercier, vescovo di Malines, che lo ordinò sacerdote e che in quegli anni cercò di promuovere un rinnovamento della spiritualità sacerdotale.

Elezioni in Francia: gli auguri di mons. Dumas (vescovi francesi) a Macron, “impegnativa missione al servizio del Paese e del bene comune”

Mon, 2017-05-08 11:15

“Vittoria di Emmanuel Macron. I nostri auguri e le nostre preghiere l’accompagnino nella sua impegnativa missione al servizio della Francia in vista del Bene comune”. È monsignor Olivier Ribadeau Dumas, segretario generale e portavoce della Conferenza episcopale francese, a esprimere per primo in un tweet gli auguri dei vescovi francesi al nuovo presidente, in attesa di un comunicato ufficiale che dovrebbe essere pubblicato domani.

Victoire d'#Emmanuel Macron. Nos vœux et nos prières l'accompagnent pour sa lourde mission au service de la France en vue du Bien Commun.

— O.RIBADEAU DUMAS (@ORDUMAS) May 7, 2017

Croce Rossa: da oggi a Roma il tour “Diventa SocIO CRI”

Mon, 2017-05-08 10:57

La Croce Rossa di Roma parte in tour, con un camper, per la campagna “Diventa SocIO CRI”. Un’iniziativa che durerà una settimana e sarà inaugurata oggi, 8 maggio, in occasione della Giornata mondiale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. Appuntamento in centro a Piazza Navona alle ore 14.30 dove i volontari con la presidente Debora Diodati daranno il via ufficiale all’iniziativa che vede coinvolti, per ora, anche i Comitati territoriali afferenti le zone dell’Eur, di Monteverde, Portuense, San Paolo, Garbatella e di Civitavecchia. “Al camper – informano i promotori – sarà possibile effettuare gratuitamente la misurazione della pressione e della glicemia e incontrare i volontari Cri per informarsi sulle tante attività portate avanti sul territorio, dalla donazione del sangue, all’assistenza per le persone senza dimora, alle attività sociali verso le persone più vulnerabili, alle famiglie in difficoltà, alla prevenzione ed educazione alla salute, alle attività formative come il primo soccorso e tanto altro”. Il camper, dice Debora Diodati, “vuole essere un presidio itinerante per portare la Croce Rossa direttamente nelle piazze e incontrare i romani che vogliono dare un loro contributo diventando soci sostenitori. Credo che ci sia nella città un sentimento diffuso di condivisione del lavoro che i nostri oltre 7mila volontari svolgono ogni giorno e che tanti abbiano voglia di dare una mano”.

Incendio Pomezia: Granieri (Coldiretti Lazio), “chiederemo ristoro danni”. Divieto di raccolta e pascolo in un’area di 5 chilometri

Mon, 2017-05-08 10:49

“Ci costituiremo parte civile per chiedere il ristoro dei danni diretti, indiretti e di immagine subiti”. Lo annuncia David Granieri, presidente Coldiretti Lazio, commentando il divieto di raccolta di ortaggi e frutti nei terreni coltivati entro il raggio di 5 chilometri dall’impianto di trattamento di rifiuti di Pomezia dove venerdì scorso si è verificato un incendio. “Apprendiamo comunque con favore la delimitazione dell’area perché – aggiunge Granieri – in osservanza al principio di precauzione, arreca un importante contributo di chiarezza, circoscrivendo con precisione i terreni interdetti e liberando tutti gli altri dai timori circa la salubrità delle produzioni. I 5 chilometri di interdizione restringono la zona ai soli 4mila ettari vicini all’impianto di stoccaggio e sollevano da ogni preoccupazione una vasta area di produzione agricola che comprende 21 Comuni, si estende per oltre 100mila ettari e che registra la presenza di almeno 150 aziende. Fatta eccezione per le poche realtà produttive insediate nella circoscrizione dei 5 chilometri, per le quali comunque chiederemo opportuni risarcimenti in sede civile, da oggi possiamo escludere, grazie alle analisi eseguite dalle autorità sanitarie e ambientali, ogni qualsiasi rischio di contaminazione dei prodotti provenienti dal resto del comprensorio”. Per Granieri questo episodio tuttavia conferma “la necessità di apprestare misure sempre più pressanti ed efficaci a tutela del sistema agricolo regionale che, anche nella zona devastata dal rogo, è una fonte preziosa di economia, reddito, lavoro e di produzioni agroalimentari di qualità”. Il divieto in oggetto riguarda la raccolta, la vendita e il consumo di prodotti ortofrutticoli, il pascolo degli animali e l’impiego di foraggi prodotti in loco per l’alimentazione del bestiame.

Focolari: una settimana ecumenica a Castel Gandolfo (Roma), con la partecipazione di circa 700 cristiani di 70 Chiese e Comunità ecclesiali

Mon, 2017-05-08 10:32

Prenderà il via domani a Castel Gandolfo (Roma) e si concluderà il 13 maggio la 59ª Settimana ecumenica promossa dal Movimento dei Focolari che vedrà la partecipazione di circa 700 cristiani di 70 Chiese e Comunità ecclesiali, di 40 Paesi. Saranno – spiegano i promotori in un comunicato – “giorni di condivisione, spiritualità, riflessione, vita insieme: una ‘Mariapoli ecumenica’, come molti amano chiamare tale convivenza, che si presenta come un nuovo passo nel ‘dialogo della vita’ e nell’ecumenismo di popolo. È infatti nel ‘dialogo della vita’ che Chiara Lubich vedeva il contributo tipico della spiritualità dell’unità alla piena e visibile comunione tra le Chiese”, “nella consapevolezza dei molti passi ancora da fare e nel rispetto fra tutte le Chiese, si cercherà di approfondire il patrimonio comune che già tutti unisce”.

“Camminando Insieme. Cristiani sulla via verso l’unità”, è il titolo della Settimana nel corso della quale si alterneranno momenti di riflessione, di dialogo e testimonianze di diverse aree del mondo. Interverranno tra gli altri il vescovo Christian Krause, già presidente della Federazione Luterana mondiale, il rev. Dr. Martin Robra, del Consiglio ecumenico delle Chiese di Ginevra, il vescovo Brian Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari. Un momento particolare sarà affidato a S.E. Gennadios Zervos, metropolita d’Italia e di Malta, del Patriarcato di Costantinopoli, sul tema: “50 anni dal primo incontro di due protagonisti del dialogo: Patriarca ecumenico Athenagoras I e Chiara Lubich”. Il programma prevede anche la partecipazione all’udienza generale con Papa Francesco in piazza San Pietro, la visita alle basiliche di San Pietro e di San Paolo fuori le Mura, e la preghiera comune nelle catacombe di S. Domitilla e S. Sebastiano.

Incendio Pomezia: Coldiretti, “mettere in atto ogni misura per garantire sicurezza. Evitare allarmismi”

Mon, 2017-05-08 10:24

“Occorre mettere in atto tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza, tutelare i cittadini e le imprese agricole evitando però pericolosi allarmismi”. È quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che “occorre al più presto superare la situazione di emergenza, verificare la realtà dei fatti su dati e analisi concreti e poi immediatamente accertare le responsabilità e i danni diretti ed indiretti alle imprese agricole impegnate nel garantire la qualità delle produzioni locali”.

Sociale: RG2017 (Istituto Toniolo), l’identikit dei millennials del Meridione

Mon, 2017-05-08 10:17

“Un ritratto delle nuove generazioni del Sud, sospese fra tradizione e spinta al cambiamento. Queste sembrano essere le parole chiave per tracciare un identikit dei giovani meridionali, stando a quello che emerge dalle analisi del Rapporto Giovani (RG2017), un’indagine longitudinale che fotografa l’universo dei giovani italiani fra i 19 e i 34 anni curata dall’Istituto Toniolo di Studi Superiori”. È quanto spiega Emiliano Sironi, ricercatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e collaboratore del gruppo scientifico del Rapporto Giovani diretto da Alessandro Rosina, tracciando un identikit dei “millennials” del Meridione. Dal RG2017 emerge anche come i giovani del Sud mantengano più saldo il proprio orientamento religioso: il 56,5% degli intervistati riferisce di appartenere alla religione cristiana cattolica contro il 50% della media nazionale e, allo stesso tempo, i giovani si dimostrano maggiormente assidui nella frequenza ai riti religiosi: oltre il 25% frequenta i riti almeno una volta al mese contro il 15,3% del Nord e il 17,0% dei giovani del Centro. D’altro canto il maggior tradizionalismo dei giovani meridionali non si limita alla pratica religiosa, ma riguarda più in generale valori e atteggiamenti, ad esempio rivendicando la centralità della famiglia: positivi si confermano gli atteggiamenti verso il matrimonio, con il 56,1% dei giovani del Sud che lo ritiene ancora una istituzione attuale (contro il 52% di giudizi positivi nel Centro-Nord). Seppur ormai la stragrande maggioranza dei giovani italiani ritenga accettabile la convivenza al di fuori del matrimonio (circa 8 giovani su 10), esiste una certa eterogeneità geografica nelle risposte che vede al Sud una visione un po’ più tradizionale dell’unione fra partner: mentre la percentuale di chi ritiene socialmente accettabile la convivenza al di fuori del matrimonio è pari all’83% dei giovani al Nord, tale percentuale scende al 76,6% nelle Regioni meridionali, mentre al Centro si attesta su valori intermedi (81,3%). Questi dati sembrano confermare, in un quadro comunque aperto nei confronti di forme di unione alternative, una sfumata preferenza al Sud in favore del matrimonio.

Sociale: RG2017 (Istituto Toniolo), i giovani al Sud insoddisfatti e sospesi fra tradizione e cambiamento

Mon, 2017-05-08 10:14

I giovani del Sud Italia sono più insoddisfatti dei coetanei al Nord, ma allo stesso tempo sono molto dinamici e orientati a mettersi in gioco e a favorire un cambiamento positivo del proprio destino. È questo il quadro che emerge dal Rapporto giovani 2017 (RG2017) dell’Istituto Toniolo realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo. L’intera indagine è raccolta nel volume “La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2017” edito da Il Mulino. Il RG2017 si è basato su un campione di oltre 9.000 giovani tra i 18 e i 32 anni. Dai dati diffusi oggi dall’Istituto Toniolo emerge che se, da un lato, la soddisfazione generale nei confronti della propria vita è nettamente inferiore ai giovani del Nord (36,8% di insoddisfatti al Sud rispetto al 26% del Centro-Nord), così come nel lavoro (33,3% di risposte negative contro circa il 20% del resto della penisola), i giovani del Sud sono quelli più dinamici a cogliere le nuove opportunità lavorative. I dati mostrano i giovani del Sud più propensi ad accettare nuove proposte di lavoro (il 36,7% le accetterebbe immediatamente, contro il 26% circa del Nord), anche se tali proposte richiedessero un trasferimento dalla terra di origine: solo il 61,8% dei giovani del Sud considera importante la distanza da casa nell’accettare una proposta contro l’80,5% dei coetanei del Nord e il 74,8% di quelli del Centro. Il mondo giovanile del Sud appare dinamico e aperto alle nuove tecnologie della comunicazione: stupisce, ma non troppo, una maggiore fiducia nei social media (39,1% di risposte positive contro il 34,4% del Nord e il 33,4% del Centro): evidentemente in una zona d’Italia dove l’occupazione è più precaria e i giovani sono spesso posti ai margini del mondo del lavoro, internet diventa il primo strumento per non restare ai margini, preparando i giovani ad aprirsi al mondo.

Giordania: nel parco Lampedusa un ulivo per la pace

Mon, 2017-05-08 09:46

(DIRE-SIR) Sabha (Giordania) – La conferma dell’amicizia tra due Paesi che pur in circostanze differenti affrontano il fenomeno migratorio in tutta la sua gravità e, anche, un rinnovato impegno di solidarietà e accoglienza: è il messaggio che arriva dall’estremo nord della Giordania, al confine con la Siria, dove oggi è stato inaugurato un parco dedicato all’isola di Lampedusa. La cerimonia si è tenuta nel Comune di Sabha e Al Dafyaneh, uno dei più colpiti dall’afflusso di profughi giunti dall’altro lato della frontiera a seguito dell’inizio del conflitto civile nel 2011. “È l’ennesima dimostrazione dell’amore e dell’amicizia che esiste tra l’Italia e la Giordania” ha detto il sindaco, Sabha Bakeet. Deciso a sottolineare che l’allestimento del parco, in un’area finora inutilizzata, è solo uno degli interventi finanziati dal nostro Paese: “L’Italia ci sta sostenendo riabilitando scuole, istituendo centri ricreativi e portando avanti iniziative per la coesione sociale e il diritto alla salute”. Il legame con le comunità locali è stato evidenziato anche dai responsabili dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), che da luglio solo nei Comuni dell’emergenza rifugiati dovrebbe investire ancora un milione e 125mila euro. “Sono felice di vedere qui tanti giovani” ha esordito il direttore, Laura Frigenti: “Saranno loro a portare avanti questa tradizione giordana di ospitalità e accoglienza, che si è rafforzata nelle difficoltà degli ultimi decenni e ancora in questo tempo difficile”. Il riferimento è a un conflitto siriano che, nonostante i tentativi per un cessate-il-fuoco rilanciati venerdì da Russia, Iran e Turchia, sembra restare lontano da una soluzione. Ecco allora, nel Parco, un germoglio d’ulivo segno di amicizia e speranza. E l’omaggio a Lampedusa, terra lontana ma vicina per un sentire comune. “Giusi Nicolini all’accoglienza ha dedicato una vita” ha detto Frigenti del sindaco del Comune siciliano, insignito del premio Unesco per la pace, oggi sostenitore dell’iniziativa giordana. Lampedusa e Sabha avanti insieme, l’appello del direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo: “Tutti abbiamo bisogno degli altri e il Parco è un luogo perché la gente possa stare insieme”.

(www.dire.it)

Giordania: Petra senza folla e con regine nuove

Mon, 2017-05-08 09:43

(DIRE-SIR) Petra (Giordania) – Le regine di Petra sono cinesi, malesi o indonesiane con l’abaya, il velo islamico che copre fin sotto gli occhi. Trottano su carretti trainati dai muli lungo il Siq, la gola tra i costoni di arenaria. Passano accanto a qualche americano in pantaloncini, a volte sentono parlare russo. Ma di tedeschi, spagnoli o italiani non se ne vedono.
Anche perché a Petra, necropoli nabatea, patrimonio dell’umanità con edicole, tombe e frontoni scolpiti nella roccia nel I secolo dopo Cristo, i turisti sono molti di meno.
Non è solo colpa del sole allo zenit: maggio è alta stagione e anche nel deserto che porta al Negev, sul confine tra la Grande Siria e l’Arabia, si sente profumo di malva e oleandro. “Dalle rivolte arabe del 2011 c’è stato un crollo negli arrivi del 60 o del 70 per cento” spiega Mohammed Al Nawafleh, il direttore del Parco archeologico di Petra: “Molti europei sono intimoriti perché la Giordania confina con l’Iraq e la Siria e pure la Turchia non è lontana”. Non la vedono così i beduini con il kohl, il trucco nero sotto gli occhi tipico delle tribù. Rispondono che “la Giordania è sicura” e l’accoglienza una tradizione. Ma Al Nawafleh guarda in direzione di New Petra, la città sorta accanto al sito archeologico, una delle poche tra Amman e il Mar Rosso, e tiene il conto: “Dall’ inizio del 2016 hanno chiuso nove alberghi”.
Anche se dalle bombe al Grand Hyatt, al Radisson e al Days Inn di Amman sono trascorsi ormai 12 anni, il governo di re Abdallah non può fare a meno di essere preoccupato. Il turismo vale il 20 per cento del Prodotto interno lordo ed è una risorsa difficilmente sostituibile. Anche perché dei nove milioni di abitanti della Giordania almeno due sono costituiti da profughi: giunti dalla Palestina prima o dopo la Guerra dei sei giorni del 1967, e poi ancora dall’Iraq e dalla Siria in fiamme. Solo i siriani censiti nei campi dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) sono oltre 650 mila. Si capisce, allora, perché sul turismo il Regno hashemita abbia cambiato marcia. Uno dei segnali è il Jordan Pass, un documento che sostituisce e integra il visto per stranieri in vendita all’aeroporto per 40 dinari, circa 67 euro. Costa uguale e da’ diritto anche a visitare tutti i siti archeologici: un’opportunità vantaggiosa per chi arriva ad Amman se si considera che solo l’ingresso a Petra costa 50 dinari.
Un altro segnale lo ha lanciato l’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura.
Dal 2012 sono in corso interventi per salvaguardare il sito nabateo dai rischi di carattere idro-geologico, alimentati dai rigori del clima desertico con l’alternarsi di caldo e freddo e le precipitazioni improvvise. Proprio in questi giorni è cominciata una terza fase del progetto, co-finanziata ancora dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). “Dopo le ricerche tecniche e gli interventi pilota condotti per testare le metodologie cominceranno i lavori a parete”, spiega alla DIRE Costanza Farina, rappresentante dell’Unesco in Giordania, italiana non a caso. L’impegno è mettere in sicurezza rocce e frammenti di costone anche di un peso superiore alle cinque tonnellate: decisivo il contributo dei rocciatori alpini e degli esperti italiani per la formazione nell’uso di tecnologie avanzate, dal laser scanning alla fotogrammetria.
Sempre per ridurre il rischio di frane, si continuerà anche con i terrazzamenti a picco sulla gola del Siq; sperando sempre nelle nuove regine di Petra, dagli occhi vagamente a mandorla. “I turisti asiatici ci hanno un po’ salvato” conferma Ghassan Shalaldeh, una guida turistica. Sorride davanti alla facciata del Tesoro con le colonne ellenistiche scolpite nell’arenaria, nero ferro e rosso rame: “Dopo Petra di solito proseguono con il tour dei siti islamici della Giordania, cominciando dalle tombe dei nipoti di Maometto”.

(www.dire.it)

Migrante morto a Milano: Osculati (Comune), “lavorare insieme perché nessuno sia più abbandonato”

Mon, 2017-05-08 09:40

“La settimana che si è conclusa ha visto la Stazione Centrale teatro di due fatti ben diversi, ma che mi paiono due facce della stessa triste medaglia. Il primo è il blitz di martedì 2 maggio: manovra spettacolare da parte della polizia con cavalli, cani, un elicottero, un pullman che ha portato via 52 persone, di cui 12 accompagnati alla frontiera e cinque che hanno scoperto proprio in Questura che la loro richiesta di protezione umanitaria è stata finalmente accolta dallo Stato italiano. Il secondo fatto è la tragica decisione di un giovane migrante, privo di documenti, giunto dal Mali un anno e mezzo fa, di togliersi la vita” domenica 7 maggio “nella via che fiancheggia la stessa stazione, non lontano dal Centro di Aiuto sociale del Comune, allestito vicino alla Centrale”. Lo afferma Roberta Osculati, consigliere comunale di Milano, presidente della Commissione periferie e presidente della Commissione di studio sulle Politiche familiari. Il primo episodio “si è svolto come un film, con molto rumore e spettacolarizzazione; il secondo nell’assoluto silenzio, forse facendo sorgere un po’ di rimorso e senso di colpa in qualcuno di noi… In entrambi i casi l’attenzione è ricaduta su poveracci vittime delle loro fragilità e di una città incapace di rilanciarle a nuova vita”.
Osculati aggiunge: “In entrambi i casi il palcoscenico è stata la stazione – povera, stracciona, sporca, ferita, anonima, chiusa – terra di tutti e di nessuno, luogo di passaggio per chi entra e chi esce dalla città, luogo del confine metropolitano, simbolo di un’umanità distratta e di corsa, spazio che si apre verso mete sempre nuove e diverse… ma dove qualcuno questo viaggio l’ha dovuto bruscamente interrompere, per sventura o per scelta. A me entrambi i fatti richiamano l’urgenza di lavorare insieme nella quotidianità – non nell’eccezionalità – nella gestione dei migranti, per rafforzare gli interventi messi in atto, nel rispetto delle persone e nello stile di una città che può essere accogliente e inclusiva, che mette al centro la forza dell’integrazione e della convivenza, affinché nessun uomo, donna o bambino possa sentirsi più abbandonato”.

Cooperazione: Giordania, salvare Petra. Avanti con l’Italia

Mon, 2017-05-08 09:37

(DIRE-SIR) Petra (Giordania) – “I rischi ambientali e idro-geologici sono una minaccia intollerabile per il valore culturale del Siq e poi, soprattutto, c’è il senso di un patrimonio che ci unisce”: lo ha detto sabato pomeriggio (6 maggio) Laura Frigenti, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), presentando a Petra una terza fase di interventi a salvaguardia del sito giordano patrimonio dell’umanità. Il progetto, coordinato dall’Unesco, si avvale di un nuovo contributo del nostro Paese che a partire da un appello lanciato da Amman nel 2011 aveva già sostenuto i primi interventi con un milione di euro. “Siamo onorati di co-finanziare ora la terza fase” ha sottolineato Frigenti: “Ci si concentrerà sull’installazione di un sistema di monitoraggio integrato e sull’uso di tecnologie avanzate come il laser scanning in 3D, la fotogrammetria e la fotografia panoramica”. Alla cerimonia, con l’inaugurazione di una mostra sui risultati degli interventi degli anni scorsi, hanno partecipato personalità politiche, esperti e rappresentanti dei due Paesi. Tra loro l’ambasciatore d’Italia Giovanni Brauzzi, il direttore del dipartimento delle Antichità del ministero del Turismo giordano Munther Jamhawi e il direttore del Parco archeologico di Petra, Mohammed Al Nawafleh.
Dopo la stima dei rischi e l’individuazione delle priorità, l’obiettivo è ora limitare i pericoli di frane. Nel canyon di rocce arenarie che conduce al Tesoro di Petra, la meraviglia del Regno nabateo dichiarata patrimonio dell’umanità nel 1984, sono previsti interventi di sostegno o al contrario di rimozione di rocce e frammenti. L’impegno in Giordania è apprezzato. “È un progetto unico possibile grazie al contributo dell’Italia” ha sottolineato Al Nawafleh, convinto del “successo della sinergia” tra il nostro Paese e la Giordania. Un punto evidenziato pure da Costanza Farina, rappresentante dell’Unesco in Giordania, italiana forse non per caso: “A partire dal 2012 c’è stato un sostegno finanziario dal valore inestimabile, che ha permesso di condividere esperienze e tecnologie all’avanguardia”. Di un “progetto importante perché mette insieme formazione e trasferimento di tecnologie” ha detto Brauzzi: “Italia e Giordania sono insieme sotto la bandiera dell’Unesco, unite per il patrimonio culturale”. Si spinge più in là Jamhawi, il direttore del dipartimento delle Antichità: “Il progetto è forse il più importante in termini di ‘best practices’ mai realizzato nel nostro Paese; siamo fiduciosi che presto, con i fondi, l’esperienza, le tecnologie e i percorsi di formazione della Cooperazione italiana, ce ne possano essere nuovi altrettanto fruttuosi”.

(www.dire.it)

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