Agensir.it

Syndicate content
Servizio Informazione Religiosa
Updated: 8 hours 33 min ago

Sociale: RG2017 (Istituto Toniolo), l’identikit dei millennials del Meridione

Mon, 2017-05-08 10:17

“Un ritratto delle nuove generazioni del Sud, sospese fra tradizione e spinta al cambiamento. Queste sembrano essere le parole chiave per tracciare un identikit dei giovani meridionali, stando a quello che emerge dalle analisi del Rapporto Giovani (RG2017), un’indagine longitudinale che fotografa l’universo dei giovani italiani fra i 19 e i 34 anni curata dall’Istituto Toniolo di Studi Superiori”. È quanto spiega Emiliano Sironi, ricercatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e collaboratore del gruppo scientifico del Rapporto Giovani diretto da Alessandro Rosina, tracciando un identikit dei “millennials” del Meridione. Dal RG2017 emerge anche come i giovani del Sud mantengano più saldo il proprio orientamento religioso: il 56,5% degli intervistati riferisce di appartenere alla religione cristiana cattolica contro il 50% della media nazionale e, allo stesso tempo, i giovani si dimostrano maggiormente assidui nella frequenza ai riti religiosi: oltre il 25% frequenta i riti almeno una volta al mese contro il 15,3% del Nord e il 17,0% dei giovani del Centro. D’altro canto il maggior tradizionalismo dei giovani meridionali non si limita alla pratica religiosa, ma riguarda più in generale valori e atteggiamenti, ad esempio rivendicando la centralità della famiglia: positivi si confermano gli atteggiamenti verso il matrimonio, con il 56,1% dei giovani del Sud che lo ritiene ancora una istituzione attuale (contro il 52% di giudizi positivi nel Centro-Nord). Seppur ormai la stragrande maggioranza dei giovani italiani ritenga accettabile la convivenza al di fuori del matrimonio (circa 8 giovani su 10), esiste una certa eterogeneità geografica nelle risposte che vede al Sud una visione un po’ più tradizionale dell’unione fra partner: mentre la percentuale di chi ritiene socialmente accettabile la convivenza al di fuori del matrimonio è pari all’83% dei giovani al Nord, tale percentuale scende al 76,6% nelle Regioni meridionali, mentre al Centro si attesta su valori intermedi (81,3%). Questi dati sembrano confermare, in un quadro comunque aperto nei confronti di forme di unione alternative, una sfumata preferenza al Sud in favore del matrimonio.

Sociale: RG2017 (Istituto Toniolo), i giovani al Sud insoddisfatti e sospesi fra tradizione e cambiamento

Mon, 2017-05-08 10:14

I giovani del Sud Italia sono più insoddisfatti dei coetanei al Nord, ma allo stesso tempo sono molto dinamici e orientati a mettersi in gioco e a favorire un cambiamento positivo del proprio destino. È questo il quadro che emerge dal Rapporto giovani 2017 (RG2017) dell’Istituto Toniolo realizzato con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo. L’intera indagine è raccolta nel volume “La condizione giovanile in Italia – Rapporto Giovani 2017” edito da Il Mulino. Il RG2017 si è basato su un campione di oltre 9.000 giovani tra i 18 e i 32 anni. Dai dati diffusi oggi dall’Istituto Toniolo emerge che se, da un lato, la soddisfazione generale nei confronti della propria vita è nettamente inferiore ai giovani del Nord (36,8% di insoddisfatti al Sud rispetto al 26% del Centro-Nord), così come nel lavoro (33,3% di risposte negative contro circa il 20% del resto della penisola), i giovani del Sud sono quelli più dinamici a cogliere le nuove opportunità lavorative. I dati mostrano i giovani del Sud più propensi ad accettare nuove proposte di lavoro (il 36,7% le accetterebbe immediatamente, contro il 26% circa del Nord), anche se tali proposte richiedessero un trasferimento dalla terra di origine: solo il 61,8% dei giovani del Sud considera importante la distanza da casa nell’accettare una proposta contro l’80,5% dei coetanei del Nord e il 74,8% di quelli del Centro. Il mondo giovanile del Sud appare dinamico e aperto alle nuove tecnologie della comunicazione: stupisce, ma non troppo, una maggiore fiducia nei social media (39,1% di risposte positive contro il 34,4% del Nord e il 33,4% del Centro): evidentemente in una zona d’Italia dove l’occupazione è più precaria e i giovani sono spesso posti ai margini del mondo del lavoro, internet diventa il primo strumento per non restare ai margini, preparando i giovani ad aprirsi al mondo.

Giordania: nel parco Lampedusa un ulivo per la pace

Mon, 2017-05-08 09:46

(DIRE-SIR) Sabha (Giordania) – La conferma dell’amicizia tra due Paesi che pur in circostanze differenti affrontano il fenomeno migratorio in tutta la sua gravità e, anche, un rinnovato impegno di solidarietà e accoglienza: è il messaggio che arriva dall’estremo nord della Giordania, al confine con la Siria, dove oggi è stato inaugurato un parco dedicato all’isola di Lampedusa. La cerimonia si è tenuta nel Comune di Sabha e Al Dafyaneh, uno dei più colpiti dall’afflusso di profughi giunti dall’altro lato della frontiera a seguito dell’inizio del conflitto civile nel 2011. “È l’ennesima dimostrazione dell’amore e dell’amicizia che esiste tra l’Italia e la Giordania” ha detto il sindaco, Sabha Bakeet. Deciso a sottolineare che l’allestimento del parco, in un’area finora inutilizzata, è solo uno degli interventi finanziati dal nostro Paese: “L’Italia ci sta sostenendo riabilitando scuole, istituendo centri ricreativi e portando avanti iniziative per la coesione sociale e il diritto alla salute”. Il legame con le comunità locali è stato evidenziato anche dai responsabili dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), che da luglio solo nei Comuni dell’emergenza rifugiati dovrebbe investire ancora un milione e 125mila euro. “Sono felice di vedere qui tanti giovani” ha esordito il direttore, Laura Frigenti: “Saranno loro a portare avanti questa tradizione giordana di ospitalità e accoglienza, che si è rafforzata nelle difficoltà degli ultimi decenni e ancora in questo tempo difficile”. Il riferimento è a un conflitto siriano che, nonostante i tentativi per un cessate-il-fuoco rilanciati venerdì da Russia, Iran e Turchia, sembra restare lontano da una soluzione. Ecco allora, nel Parco, un germoglio d’ulivo segno di amicizia e speranza. E l’omaggio a Lampedusa, terra lontana ma vicina per un sentire comune. “Giusi Nicolini all’accoglienza ha dedicato una vita” ha detto Frigenti del sindaco del Comune siciliano, insignito del premio Unesco per la pace, oggi sostenitore dell’iniziativa giordana. Lampedusa e Sabha avanti insieme, l’appello del direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo: “Tutti abbiamo bisogno degli altri e il Parco è un luogo perché la gente possa stare insieme”.

(www.dire.it)

Giordania: Petra senza folla e con regine nuove

Mon, 2017-05-08 09:43

(DIRE-SIR) Petra (Giordania) – Le regine di Petra sono cinesi, malesi o indonesiane con l’abaya, il velo islamico che copre fin sotto gli occhi. Trottano su carretti trainati dai muli lungo il Siq, la gola tra i costoni di arenaria. Passano accanto a qualche americano in pantaloncini, a volte sentono parlare russo. Ma di tedeschi, spagnoli o italiani non se ne vedono.
Anche perché a Petra, necropoli nabatea, patrimonio dell’umanità con edicole, tombe e frontoni scolpiti nella roccia nel I secolo dopo Cristo, i turisti sono molti di meno.
Non è solo colpa del sole allo zenit: maggio è alta stagione e anche nel deserto che porta al Negev, sul confine tra la Grande Siria e l’Arabia, si sente profumo di malva e oleandro. “Dalle rivolte arabe del 2011 c’è stato un crollo negli arrivi del 60 o del 70 per cento” spiega Mohammed Al Nawafleh, il direttore del Parco archeologico di Petra: “Molti europei sono intimoriti perché la Giordania confina con l’Iraq e la Siria e pure la Turchia non è lontana”. Non la vedono così i beduini con il kohl, il trucco nero sotto gli occhi tipico delle tribù. Rispondono che “la Giordania è sicura” e l’accoglienza una tradizione. Ma Al Nawafleh guarda in direzione di New Petra, la città sorta accanto al sito archeologico, una delle poche tra Amman e il Mar Rosso, e tiene il conto: “Dall’ inizio del 2016 hanno chiuso nove alberghi”.
Anche se dalle bombe al Grand Hyatt, al Radisson e al Days Inn di Amman sono trascorsi ormai 12 anni, il governo di re Abdallah non può fare a meno di essere preoccupato. Il turismo vale il 20 per cento del Prodotto interno lordo ed è una risorsa difficilmente sostituibile. Anche perché dei nove milioni di abitanti della Giordania almeno due sono costituiti da profughi: giunti dalla Palestina prima o dopo la Guerra dei sei giorni del 1967, e poi ancora dall’Iraq e dalla Siria in fiamme. Solo i siriani censiti nei campi dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) sono oltre 650 mila. Si capisce, allora, perché sul turismo il Regno hashemita abbia cambiato marcia. Uno dei segnali è il Jordan Pass, un documento che sostituisce e integra il visto per stranieri in vendita all’aeroporto per 40 dinari, circa 67 euro. Costa uguale e da’ diritto anche a visitare tutti i siti archeologici: un’opportunità vantaggiosa per chi arriva ad Amman se si considera che solo l’ingresso a Petra costa 50 dinari.
Un altro segnale lo ha lanciato l’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura.
Dal 2012 sono in corso interventi per salvaguardare il sito nabateo dai rischi di carattere idro-geologico, alimentati dai rigori del clima desertico con l’alternarsi di caldo e freddo e le precipitazioni improvvise. Proprio in questi giorni è cominciata una terza fase del progetto, co-finanziata ancora dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics). “Dopo le ricerche tecniche e gli interventi pilota condotti per testare le metodologie cominceranno i lavori a parete”, spiega alla DIRE Costanza Farina, rappresentante dell’Unesco in Giordania, italiana non a caso. L’impegno è mettere in sicurezza rocce e frammenti di costone anche di un peso superiore alle cinque tonnellate: decisivo il contributo dei rocciatori alpini e degli esperti italiani per la formazione nell’uso di tecnologie avanzate, dal laser scanning alla fotogrammetria.
Sempre per ridurre il rischio di frane, si continuerà anche con i terrazzamenti a picco sulla gola del Siq; sperando sempre nelle nuove regine di Petra, dagli occhi vagamente a mandorla. “I turisti asiatici ci hanno un po’ salvato” conferma Ghassan Shalaldeh, una guida turistica. Sorride davanti alla facciata del Tesoro con le colonne ellenistiche scolpite nell’arenaria, nero ferro e rosso rame: “Dopo Petra di solito proseguono con il tour dei siti islamici della Giordania, cominciando dalle tombe dei nipoti di Maometto”.

(www.dire.it)

Migrante morto a Milano: Osculati (Comune), “lavorare insieme perché nessuno sia più abbandonato”

Mon, 2017-05-08 09:40

“La settimana che si è conclusa ha visto la Stazione Centrale teatro di due fatti ben diversi, ma che mi paiono due facce della stessa triste medaglia. Il primo è il blitz di martedì 2 maggio: manovra spettacolare da parte della polizia con cavalli, cani, un elicottero, un pullman che ha portato via 52 persone, di cui 12 accompagnati alla frontiera e cinque che hanno scoperto proprio in Questura che la loro richiesta di protezione umanitaria è stata finalmente accolta dallo Stato italiano. Il secondo fatto è la tragica decisione di un giovane migrante, privo di documenti, giunto dal Mali un anno e mezzo fa, di togliersi la vita” domenica 7 maggio “nella via che fiancheggia la stessa stazione, non lontano dal Centro di Aiuto sociale del Comune, allestito vicino alla Centrale”. Lo afferma Roberta Osculati, consigliere comunale di Milano, presidente della Commissione periferie e presidente della Commissione di studio sulle Politiche familiari. Il primo episodio “si è svolto come un film, con molto rumore e spettacolarizzazione; il secondo nell’assoluto silenzio, forse facendo sorgere un po’ di rimorso e senso di colpa in qualcuno di noi… In entrambi i casi l’attenzione è ricaduta su poveracci vittime delle loro fragilità e di una città incapace di rilanciarle a nuova vita”.
Osculati aggiunge: “In entrambi i casi il palcoscenico è stata la stazione – povera, stracciona, sporca, ferita, anonima, chiusa – terra di tutti e di nessuno, luogo di passaggio per chi entra e chi esce dalla città, luogo del confine metropolitano, simbolo di un’umanità distratta e di corsa, spazio che si apre verso mete sempre nuove e diverse… ma dove qualcuno questo viaggio l’ha dovuto bruscamente interrompere, per sventura o per scelta. A me entrambi i fatti richiamano l’urgenza di lavorare insieme nella quotidianità – non nell’eccezionalità – nella gestione dei migranti, per rafforzare gli interventi messi in atto, nel rispetto delle persone e nello stile di una città che può essere accogliente e inclusiva, che mette al centro la forza dell’integrazione e della convivenza, affinché nessun uomo, donna o bambino possa sentirsi più abbandonato”.

Cooperazione: Giordania, salvare Petra. Avanti con l’Italia

Mon, 2017-05-08 09:37

(DIRE-SIR) Petra (Giordania) – “I rischi ambientali e idro-geologici sono una minaccia intollerabile per il valore culturale del Siq e poi, soprattutto, c’è il senso di un patrimonio che ci unisce”: lo ha detto sabato pomeriggio (6 maggio) Laura Frigenti, direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), presentando a Petra una terza fase di interventi a salvaguardia del sito giordano patrimonio dell’umanità. Il progetto, coordinato dall’Unesco, si avvale di un nuovo contributo del nostro Paese che a partire da un appello lanciato da Amman nel 2011 aveva già sostenuto i primi interventi con un milione di euro. “Siamo onorati di co-finanziare ora la terza fase” ha sottolineato Frigenti: “Ci si concentrerà sull’installazione di un sistema di monitoraggio integrato e sull’uso di tecnologie avanzate come il laser scanning in 3D, la fotogrammetria e la fotografia panoramica”. Alla cerimonia, con l’inaugurazione di una mostra sui risultati degli interventi degli anni scorsi, hanno partecipato personalità politiche, esperti e rappresentanti dei due Paesi. Tra loro l’ambasciatore d’Italia Giovanni Brauzzi, il direttore del dipartimento delle Antichità del ministero del Turismo giordano Munther Jamhawi e il direttore del Parco archeologico di Petra, Mohammed Al Nawafleh.
Dopo la stima dei rischi e l’individuazione delle priorità, l’obiettivo è ora limitare i pericoli di frane. Nel canyon di rocce arenarie che conduce al Tesoro di Petra, la meraviglia del Regno nabateo dichiarata patrimonio dell’umanità nel 1984, sono previsti interventi di sostegno o al contrario di rimozione di rocce e frammenti. L’impegno in Giordania è apprezzato. “È un progetto unico possibile grazie al contributo dell’Italia” ha sottolineato Al Nawafleh, convinto del “successo della sinergia” tra il nostro Paese e la Giordania. Un punto evidenziato pure da Costanza Farina, rappresentante dell’Unesco in Giordania, italiana forse non per caso: “A partire dal 2012 c’è stato un sostegno finanziario dal valore inestimabile, che ha permesso di condividere esperienze e tecnologie all’avanguardia”. Di un “progetto importante perché mette insieme formazione e trasferimento di tecnologie” ha detto Brauzzi: “Italia e Giordania sono insieme sotto la bandiera dell’Unesco, unite per il patrimonio culturale”. Si spinge più in là Jamhawi, il direttore del dipartimento delle Antichità: “Il progetto è forse il più importante in termini di ‘best practices’ mai realizzato nel nostro Paese; siamo fiduciosi che presto, con i fondi, l’esperienza, le tecnologie e i percorsi di formazione della Cooperazione italiana, ce ne possano essere nuovi altrettanto fruttuosi”.

(www.dire.it)

Congresso Fuci: Gabriella Serra (Milano Cattolica) nuova presidente nazionale femminile

Mon, 2017-05-08 09:13

(Vigevano) L’Assemblea federale della Fuci ha approvato le mozioni d’indirizzo per l’attività della Federazione, le tesi congressuali elaborate durante il Congresso nazionale e ha eletto Gabriella Serra (gruppo Milano Cattolica) come nuova presidente nazionale femminile, che sarà affiancata da Anna Del Bene (Firenze) nel ruolo di vice. I delegati aventi diritto di voto hanno designato come rappresentanti dell’Assemblea federale Luca Modica (Bologna), Massimiliano Puppi (Milano Statale), Lucia Gentile (Bologna), Davide Sabatini (Reggio Calabria), Maria Ludovica Le Moli (Ragusa), Veronica Bonagura (Napoli). Per quanto riguarda le mozioni, ne sono state approvate cinque che propongono di rimettere al centro della vita fucina l’università, sia come luogo identitario sia come luogo di azione, di porsi a sostegno della vecchiaia riconoscendo come fondamentale la trasmissione della fede tra le generazioni, di affiancare la riflessione in vista della “XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi” dedicata a “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, di riscoprire il ruolo della donna a partire dalla sua presenza nella Bibbia, di affrontare il tema dell’amore nelle sue diverse componenti e con un’attenzione particolare alla pornografia che “rischia di diventare fonte di violenza e di divisione”. Saranno questi cinque punti, insieme alle tesi congressuali, che orienteranno l’attività della Federazione fino al congresso 2018, che sarà il 67° nella storia della Fuci e si svolgerà a Reggio Calabria.

Congresso Fuci: approvate le tesi congressuali, “intraprendere azioni concrete d’integrazione”

Mon, 2017-05-08 09:13

(Vigevano) Promuovere l’integrazione attraverso sport, apprendimento della lingua italiana e supporto psicologico; avvicinare le comunità dei migranti a livello locale e promuovere occasioni d’incontro. Sono alcuni passaggi delle tesi congressuali elaborate al termine del Congresso nazionale Fuci che ha avuto per tema centrale il Mediterraneo e si è svolto a Pavia e Vigevano dal 4 al 7 maggio. “L’insegnamento della religione cattolica – si legge nelle conclusioni – spesso si riduce a riferimenti alla sola fede cattolica, mentre potrebbe divenire il momento privilegiato nel quale si educa a intendere la diversità come un valore e non una minaccia. Questo è particolarmente importante nei primi anni della formazione”. Si è trattato del punto più discusso anche in sede di approvazione degli atti finali, ma accanto a questo invito più generale la Fuci si è impegnata a intraprendere azioni concrete di “sensibilizzazione delle persone, soprattutto degli abitanti dei paesi che si ritrovano ad accogliere da un giorno all’altro gruppi di richiedenti asilo” sia tramite eventi sportivi, corsi di italiano e consulenze psicologiche che tengano conto delle “varie dimensioni dell’uomo al fine di favorire la migliore inclusione sociale possibile” sia “avvicinandoci alle comunità dei migranti che vivono le realtà locali e promuovendo occasioni di incontro” per superare le differenze culturali.

Congresso Fuci: mons. Gervasoni (Vigevano), “dovrete essere bravi cittadini e bravi testimoni”

Mon, 2017-05-08 09:11

(Vigevano) Si è chiuso ieri (7 maggio) a Vigevano il 66° Congresso nazionale della Fuci “Mediterraneo: frontiere di speranza”. I circa duecento studenti universitari giunti nella cittadina lombarda hanno partecipato alla celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Maurizio Gervasoni, vescovo della diocesi di Vigevano, e alla fase finale dell’Assemblea federale. “L’uomo – ha detto mons. Gervasoni durante l’omelia – non si esaurisce nel suo sapere. Il sapere non è la vita, perché c’è una dimensione di essa che non può essere ricondotta al sapere metodico, ma fa riferimento alla sapienza e chiama in causa la buona vita e la capacità di decidere per il bene. La vostra Federazione si è raccolta per permettere a voi di essere persone sagge, che cercano il bene e rispondano della dignità della loro vita, affidata alla vostra libertà”. Il che comporta “superare l’atteggiamento tipico degli scolari e degli studenti di studiare per superare l’interrogazione”; comporta anche essere responsabili. “A voi – ha proseguito il vescovo di Vigevano – è affidato un compito grande nella società del futuro, dovrete essere bravi cittadini e bravi testimoni della resurrezione del Signore, umili e critici costruttori della comunità cristiana, convinti che il sapere più importante è la vostra fede che si traduce in un sentimento d’amore: semplice, ma non ingenuo”. Come a Emmaus Gesù “ripercorre il sapere delle Scritture” e supera la percezione negativa e la delusione dei due discepoli cambiando i loro cuori, così anche oggi “il sapere è lo stesso, la verità nella vita è sempre un incontro, quello con il Risorto”.

Elezioni in Francia: Macron eletto presidente. “Farò tutto il possibile perché non ci sia ragione per votare per l’estremismo”

Mon, 2017-05-08 00:10

“Stasera ha vinto la Francia. Chi diceva che non era possibile, non conosce la Francia”, non conosce “la speranza”. Emmanuel Macron è arrivato ieri sera poco prima delle 23 alla spianata del Louvre per l’abbraccio con la sua gente. Il presidente più giovane della storia della Repubblica francese ha percorso da solo il tragitto per arrivare al palco allestito davanti alla celebre piramide sulle note non della Marsigliese, ma dall’Inno alla Gioia, l’inno dell’Europa. Macron ha ottenuto il 65,5% dei voti contro il 34,5% di Marine Le Pen. “Chi ha votato Le Pen ha espresso la rabbia, la collera, la delusione e io li rispetto, ma farò tutto il possibile perché non ci sia più alcuna ragione nei prossimi cinque anni, per votare per l’estremismo”, ha aggiunto: “L’Europa e il mondo aspettano che difendiamo lo spirito dell’illuminismo, si aspettano che ancora una volta la Francia li sorprenda e sia se stessa: è proprio quello che faremo”. “Ci aspetta un compito immenso, per dare maggiore moralità alla vita pubblica, costruire nuove tutele e protezioni per il mondo che ci circonda”.

Diocesi: mons. Perego (Ferrara-Comacchio), “parto da questa Chiesa cremonese con due valigie di ricordi e sogni”

Sat, 2017-05-06 18:00

“Parto da questa Chiesa con due valigie. Nella prima valigia non ci possono che essere i ricordi, non fotografie scolorite, ma esperienze vive, attorno alle quali ritrovo una tradizione cristiana, familiare, parrocchiale, ecclesiale. La seconda valigia che porto con me è quella dei sogni”. Lo ha affermato oggi pomeriggio mons. Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa, al termine della celebrazione eucaristica nella quale è stato consacrato vescovo. Dopo aver ringraziato i presenti, tra i quali il card. Giuseppe Betori e mons. Nunzio Galantino, mons. Perego ha ripercorso il suo cammino vocazionale riconoscendo che “comunicazione e carità, sono i sentieri e gli affetti in cui il Signore mi ha accompagnato per scoprire la gioia della vita cristiana”. Poi il neo vescovo ha parlato dei sogni. Il primo è quello del vescovo Assi che nel suo primo convegno pastorale diocesano indicava il sogno di costruire “una Chiesa viva, giovane, povera, libera, fedele al Vangelo, aperta al dialogo, rispettosa degli ordinamenti delle istituzioni e docile al soffio dello Spirito”. A questo si associa quanto detto da Papa Francesco a Firenze: “Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta, con il volto di mamma, che comprende, accompagna accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà”. “Siccome i sogni non sono come le cose ma si possono condividere pur restando in luoghi diversi – ha osservato Perego – questi sogni li prendo con me e li condividerò con la Chiesa di Ferrara e Comacchio, ma rimangono anche a voi, a questa Chiesa in Cremona”. Perego ha poi annunciato il dono alla Chiesa cremonese della vita di sant’Omobono, in lingua spagnola, pubblicata a Madrid nel 1719. “È un segno, un ricordo, di un santo, il patrono di Cremona, la cui forza nella carità e nella giustizia, formate dall’Eucaristia e dal Crocifisso, e il desiderio di pace e di dialogo per la città, sono state per me strade di vita cristiana”. “Oggi – ha concluso – a Cremona invitato ad essere Buon Pastore, domani a Ferrara allenato ad essere Pescatore, pescatore di uomini”.

Diocesi: mons. Napolioni (Cremona) a ordinazione episcopale di mons. Perego, “non ti lasceremo solo, perché siamo coinvolti nella medesima missione apostolica”

Sat, 2017-05-06 17:45

“Noi, tutti, non ti lasceremo solo, perché siamo coinvolti nella medesima missione apostolica”. È quanto ha affermato oggi pomeriggio nella Cattedrale di Cremona il vescovo diocesano, mons. Antonio Napolioni, rivolgendosi a monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio e abate di Pomposa, durante la celebrazione eucaristica in cui lo ha consacrato vescovo. Nella sua omelia, citando il card. Martini, Napolioni ha sottolineato che il vescovo “deve avere il Vangelo dentro se stesso e quindi essere un Vangelo vivente”. Richiamando poi le parole dell’allora arcivescovo di Buonos Aires, il card. Bergoglio, Napolioni ha osservato che “essendo chiamati ad un amore sponsale, credo che farà bene a vescovi e preti andare a scuola dalle famiglie, per riscoprire insieme quella ‘amoris laetitia’ che il mondo non conosce, e di cui anche certa nostra vita ecclesiale potrebbe aver smarrito l’alfabeto”. Infine, un riferimento al vescovo Bonomelli, il cui pastorale Napolioni ha consegnato a mons. Perego. “Non è proprio del mio ministero – scriveva Bonomelli nella lettera del 1896 dedicata a ‘L’emigrazione’ – pigliare la parte dei deboli, degli oppressi, dei sofferenti? La Chiesa, imitando il divino suo fondatore, si atteggiò costantemente alla difesa dei piccoli”. “Sappiamo tutti – ha commentato Napolioni – che questa è anche la tua storia, caro don Giancarlo, e sarà una nota caratterizzante la tua missione. Non solo nelle attuali emergenze”.

Congresso Fuci: a Vigevano l’assemblea federale elegge i nuovi rappresentanti e approva le mozioni d’indirizzo

Sat, 2017-05-06 17:40

(Vigevano) Prosegue oggi a Vigevano il Congresso nazionale Fuci che ha per tema “Mediterraneo: frontiere di speranza”. Durante la mattinata i circa duecento studenti universitari provenienti da tutta Italia si sono riuniti per l’Assemblea federale, che in un primo momento si è occupata dello stato dell’arte della Federazione e sta continuando nel pomeriggio con la presentazione delle tesi congressuali, delle candidature a Rappresentanti dell’Assemblea federale e delle mozioni d’indirizzo per l’attività della Fuci. Al termine della discussione i delegati aventi diritto di voto approveranno o bocceranno le diverse proposte e saranno eletti i sei Raf, che resteranno in carica per un anno. Le tesi, che sono state arricchite attraverso la conferenza di apertura, una tavola rotonda dedicata al Mediterraneo e il dibattito assembleare, saranno poste in votazione domani mattina, quando saranno eletti il nuovo presidente nazionale femminile e il suo vice. Le conclusioni si soffermeranno sulle possibilità concrete di intervento della Fuci come ponte tra le diversità. Al termine della seduta odierna si riunirà il Consiglio centrale, che comprende la Presidenza nazionale, i Raf e gli incaricati regionali. Domani il Congresso si chiuderà con la celebrazione ecauristica presieduta da monsignor Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano, presso la cattedrale di Sant’Ambrogio e con l’ultima parte dell’Assemblea federale a partire dalle 10.

Spiritualità: Fatima, si chiude oggi la quinta Ultreya mondiale dei Cursillos di cristianità. Oltre 300 gli italiani partecipanti

Sat, 2017-05-06 17:30

Si conclude oggi, a Fatima, la quinta Ultreya mondiale dei Cursillos di cristianità che si sono radunati nel santuario portoghese a 100 anni dalla nascita del fondatore Eduardo Bonnin. Dopo gli intensi momenti di raccoglimento davanti alla Cappella delle apparizioni, con la consacrazione del movimento alla Vergine, nella giornata odierna vengono ricordati tutti i pionieri del movimento da Bonnin, a Gayà, Hervas, Capò. “Tanti i temi sviluppati – spiega il coordinatore laico italiano Nino Monaco – con riflessioni, testimonianze e riferimenti in particolare alla ‘Evangelizzazione delle periferie’ e al metodo contraddistinto da ‘Amicizia, fiducia e lontani’”. Gli italiani presenti a Fatima sono oltre 300, provenienti dalle 85 diocesi dove questa aggregazione laicale, impegnata nella evangelizzazione degli ambienti, opera da anni. “Papa Francesco – si legge in una nota – ha incaricato il cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti della Vita consacrata e le Associazioni di Vita apostolica, di rappresentarlo per incoraggiare i Cursillos e manifestare la Sua benevolenza nei confronti di questo prezioso movimento”. Lo ha altresì incaricato – conclude la nota – ad esortare il Cursillo a “proseguire diligentemente la sua opera apostolica di grande importanza nella Chiesa”.

Germania: Sternberg (Zdk), “l’educazione è il mezzo migliore per prevenire la violenza”

Sat, 2017-05-06 17:16

Con l’adozione di una dichiarazione sull’educazione religiosa sostenibile e il dialogo, e di una sulla presa di posizione per la democrazia, si conclude oggi a Berlino la due giorni dell’assemblea plenaria del Comitato centrale dei cattolici tedeschi (ZdK). Il presidente del Comitato, Thomas Sternberg, ha messo in guardia i 220 delegati contro le tendenze anti-islamiche in Germania: “Lo stato d’animo nei confronti dell’islam in questo Paese mi dà grande preoccupazione”, ha detto ieri nel corso della relazione. “Si è verificato un corto circuito quando abbiamo equiparato la strumentalizzazione dell’islam per scopi politici con l’islam nelle sue varie forme”, ha sottolineato Sternberg, ribadendo l’importanza delle politiche per l’integrazione dei musulmani. “L’educazione è il mezzo migliore per prevenire la violenza”, ha detto Sternberg evidenziando l’importanza della promozione dell’educazione religiosa islamica nelle scuole statali e la formazione teologica in sedi accademiche islamiche in lingua tedesca di imam e religiosi. Nel ribadire il rifiuto delle posizioni del partito populista di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD,) che chiede l’abolizione degli istituti universitari statali di teologia islamica, Sternberg ha invece rilanciato l’invito del laicato tedesco a intensificare il dialogo islamo-cristiano: “Abbiamo deciso di agire contro la perversione della religione islamica e contro l’abuso del nome di Dio insieme con i musulmani pii”.

Diocesi: Tivoli, domenica la festa della Madonna delle Grazie di Quintiliolo con il vescovo Parmeggiani

Sat, 2017-05-06 17:04

Domenica 7 maggio, come ogni prima domenica di maggio, si rinnoverà a Tivoli una antica manifestazione di pietà popolare. Alle 9, all’Arco di Quintiliolo, alle porte della città, giungerà portata a spalla dai fedeli Buttari, proveniente dal suo Santuario, l’antica icona della Madonna delle Grazie di Quintiliolo. Accolta dal vescovo mons. Mauro Parmeggiani, dal clero e dai fedeli, entrerà solennemente in città. Sul Ponte Gregoriano il sindaco Giuseppe Proietti consegnerà al vescovo le chiavi della città affinchè l’icona di Maria vi possa entrare e dopo una lunga processione raggiungere la cattedrale dove verrà celebrata la Messa dal presule con i sacerdoti della città. L’icona, come vuole la tradizione, rimarrà in cattedrale fino alla prima domenica di agosto quando alle 6 del mattino, dopo Messa, rientrerà presso il Santuario. Quest’anno l’arrivo dell’icona coincide con la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Parmeggiani e i fedeli pregheranno anche per la buona riuscita del prossimo Sinodo dei vescovi su “I giovani, la fede ed il discernimento vocazionale”. Per ascoltarli ed accompagnarli nello scrivere il futuro da protagonisti che non si lasciano rubare la speranza, in questi giorni il vescovo, insieme al responsabile della Pastorale giovanile diocesana don Antonio Pedaci, e a Matteo Mennini, presidente dell’Associazione Bambini + Diritti onlus, per preparare la Giornata hanno visitato alcuni licei della diocesi per trattare insieme il tema: “Territorio, lavoro, futuro” e pensare insieme agli  studenti che si apprestano a terminare gli studi e ai loro insegnanti proposte concrete per crearsi possibilità future di lavoro che sgorghino dalla loro creatività, valorizzando le risorse turistiche, agricole, artigianali del territorio. Accompagnati dal sostegno della diocesi e dall’esperienza degli anziani.

Diocesi: Palermo, si chiude oggi il seminario di formazione “Barellieri fantasiosi” per una catechesi inclusiva con le persone disabili

Sat, 2017-05-06 16:37

È dedicato al tema “Barellieri fantasiosi” il seminario di formazione di base sulla catechesi delle persone disabili organizzato dall’Ufficio per la catechesi dell’arcidiocesi di Palermo che si conclude oggi presso la parrocchia san Gabriele Arcangelo di Palermo dopo tre giorni di lavoro. “È un seminario di formazione per e con le persone disabili – spiega don Giuseppe Vagnarelli, direttore dell’Ufficio diocesano – e nasce più che da un’idea, da un bisogno”. “Dei disabili, penserà qualcuno, in parte sbagliando. La verità – prosegue – è che il bisogno è nostro, di tutta la comunità ecclesiale che si è accorta di essersi impoverita per aver lasciato fuori o ai margini fratelli e sorelle senza i quali la Chiesa stessa è come un Corpo mutilato”. “Siamo ben consapevoli che le prime barriere da abbattere non sono quelle architettoniche, ma quelle mentali”, osserva don Vagnarelli che, rispetto al clima che si è creato in questi tre giorni di corso”, parla di “un piccolo seme per la nostra diocesi”. L’obiettivo di questa iniziativa, spiega il direttore, è di “creare una rete di relazioni perché nessuno si senta solo, poi qualificare gli operatori che spesso hanno già una certa esperienza acquisita sul campo e, infine, sperimentare uno strumento di lavoro che abbiamo denominato ‘Peci’, cioè Progetto educativo per la catechesi inclusiva, il quale, se validato, pensiamo di poter esportare per creare buone prassi nelle nostre parrocchie”. “L’obiettivo è ambizioso – conclude – ma lo perseguiamo nella serena consapevolezza che sia più importante avviare processi che attendere risultati immediati”.

Comunicazione: Roma, lunedì 15 maggio incontro con Viganò, Calabresi e Maggioni. A Beppe Fiorello il premio delle Paoline

Sat, 2017-05-06 16:07

“Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo” è il tema dell’incontro che si terrà a Roma, lunedì 15 maggio, per iniziativa delle Paoline Comunicazione e Cultura onlus e dell’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi di Roma, con il patrocinio della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede. L’evento, che sarà ospitato dalle 18.30 nella basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli Artisti) a piazza del Popolo, vedrà la partecipazione di mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede, Mario Calabresi, direttore del quotidiano “La Repubblica”, e Monica Maggioni, presidente della Rai. Modererà il confronto Vincenzo Corrado, direttore del Sir. Nel corso della serata verrà consegnato il “Premio Paoline Comunicazione e Cultura onlus 2017” a Beppe Fiorello, attore e produttore cinematografico “per la sua scelta etica nelle storie da raccontare. Attraverso l’arte del cinema – si legge in una nota – ha rappresentato i grandi cittadini del nostro tempo, uomini comuni che hanno vissuto un forte impegno civile e religioso”. Inoltre, prosegue la nota, “si batte sempre per la verità schierandosi dalla parte degli ultimi”.

Card. Bassetti: “la speranza ti porta non soltanto a sognare, a progettare, ma ti porta ad operare”

Sat, 2017-05-06 15:43

“Non sono come una tubatura che fa passare l’acqua, ma sono una persona viva che assorbe anche lo Spirito e lo Spirito che comunico lo assorbo, e questa è anche la spiritualità del prete e del vescovo molto, molto importante”. È quanto afferma l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, il cardinale Gualtiero Bassetti, in un’intervista pubblicata oggi dal Sir. “Tutta la nostra vita è un continuo passaggio, è un andare verso il Signore”, osserva il cardinale, rilevando che “un sacerdote, un vescovo, ha tante occasioni, perché nella spiritualità stessa del nostro ministero è insita anche la nostra personale spiritualità”. Bassetti parla anche della speranza: quella cristiana “l’ho capita fino in fondo in un piccolo paese della Valnerina quando ho detto ‘com’era bello il vostro paese’ e un uomo m’ha preso per la mano e m’ha detto ‘no, il nostro paese è bello’”. “Lui – rileva l’arcivescovo – è dalla parte della speranza perché non si ferma a un desiderio, non si ferma a un sogno ma fa sì che il suo sogno sia come il sogno di Dio, perché Dio quando sogna opera”. “La speranza – aggiunge – ti porta non soltanto a sognare, a progettare, ma ti porta ad operare”. Di questa speranza, Bassetti chiede di “farcene testimoni e apostoli e al tempo stesso infonderla”. Il cardinale poi sottolinea come quello di Papa Francesco sia “un pontificato sconvolgente ma bellissimo” evidenziando che il Papa invita a “formare una comunità che si faccia discepola del Vangelo, una Chiesa abitata dalla gioia di condividere il Vangelo, sempre guardando il volto di Cristo e china sull’uomo”. Ma “interessarsi ai problemi della gente, e questo me lo ha insegnato tanto il Papa, senza una profonda dimensione spirituale non servirebbe a niente”, osserva il cardinale.

Vocazioni: mons. Santoro (Taranto), “non dobbiamo ambire ad essere nuovi Mosè o padre Pio”

Sat, 2017-05-06 15:24

“La prima vocazione che abbiamo è essere noi stessi. Non dobbiamo ambire ad essere nuovi Mosè o padre Pio. Noi siamo unici e nella nostra unicità incontriamo il Signore. La vera libertà non è coltivare il proprio orticello o fare sempre e solo quello di cui si ha voglia ma seguire questo rapporto infinito con il Mistero incarnato in Gesù, rischiando, buttandosi, avendo fiducia in Lui”. L’arcivescovo della diocesi di Taranto, monsignor Filippo Santoro, ha spiegato così il senso della vocazione, durante l’adorazione eucaristica sul tema, a cui hanno partecipato centinaia di giovani ma anche famiglie e consacrati. Nella parrocchia Santa Lucia di Taranto c’è stato spazio pure per una testimonianza toccante. Quella di padre Antonio Salinaro, parroco della Chiesa di San Pasquale, nel cuore della città, che prima di incontrare Cristo e la fraternita francescana viveva una gioventù difficile, piegato dalla dipendenza da eroina. “Da ragazzo sono passato dalle canne, alla cocaina, agli acidi e poi all’eroina. Avevo un vuoto interiore da colmare e lo facevo così. Poi un giorno ho rischiato la vita e ho deciso che volevo smettere. Ho chiesto aiuto a mia madre e senza andare in comunità, rimanendo in casa e affrontando terribili dolori, inappetenza, allucinazioni, insonnia, sono riuscito ad uscirne. È arrivata, però, la depressione. Ormai stanco, sono entrato nella chiesa del mio quartiere e ho deciso di confessarmi. Ho incontrato un giovane sacerdote che mi ha fatto capire la grande misericordia di Dio. Per la prima volta mi sono sentito amato, perdonato, liberato e di nuovo dignitoso. Così ho iniziato a frequentare la parrocchia e dopo un lungo cammino di scoperta della fede sono approdato tra i francescani. Ognuno deve scoprire qual è la terra che lo fa germogliare nel migliore dei modi – ha concluso – e io vi auguro di trovare la vostra”.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie