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Servizio Informazione Religiosa
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Simposio Ccee giovani: un sussidio in 12 punti per “accompagnare i giovani nell’Europa di oggi”

Thu, 2017-03-16 15:22

Un sussidio in dodici punti in preparazione al simposio sui giovani che si terrà a Barcellona dal 28 al 31 marzo promosso dal Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), in collaborazione con la Conferenza episcopale spagnola e l’arcidiocesi di Barcellona. Intitolato “Camminava con loro (Lc 24,15). Accompagnare i giovani a rispondere liberamente alla chiamata di Cristo”, all’incontro parteciperanno circa 250 partecipanti tra vescovi, responsabili per la pastorale giovanile, scolastica, universitaria, vocazionale e della catechesi delle Conferenze episcopali in Europa e si confronteranno sul tema dell’accompagnamento dei giovani con l’aiuto del sussidio. Il simposio di Barcellona si propone di “cercare il modo di impegnarsi nella situazione attuale in Europa e di capire come affrontarlo, accompagnando i giovani come Gesù fece con i discepoli sulla via di Emmaus”. Sono 12 dunque i punti su cui le Conferenze episcopali europee intendono confrontarsi: Gesù e l’accompagnamento; Entusiasmo cristiano e volontà di Dio; Diversità e relazione; Identità e vita; Comunità e famiglia; Famiglia e Chiesa; Speranza e pienezza di vita; Gioia e vita; Giovani e loro linguaggi; Accompagnamento e Spirito Santo; Esame di coscienza e testimonianza; Evangelizzazione e Cristo. Il sussidio pone per ogni punto una serie d’interrogativi a cui rispondere anche in vista del Sinodo su giovani e vocazioni che si terrà in ottobre 2018.
Il sussidio di Barcellona è il risultato di un’ampia consultazione. Nel settembre 2015, un comitato composto da rappresentanti di cinque ambiti pastorali (catechesi, scuola, università, giovani e vocazioni) si è incontrato a Malta e ha redatto un documento che è stato discusso durante la prima metà del 2016 in incontri separati con i delegati nazionali di tutti e cinque i settori. Il maggior numero possibile dei loro commenti è stato poi inserito nel documento finale, redatto a Madrid, da un altro piccolo comitato in rappresentanza dei cinque ambiti pastorali.

Argentina: conclusa la Commissione permanente della Cea. I vescovi promuovono la “cultura dell’incontro”

Thu, 2017-03-16 15:13

Si sono concluse ieri le riunioni della Commissione permanente della Conferenza episcopale argentina (Cea). Tra le questioni affrontate dai vescovi, il conflitto tra governo e docenti, i casi di abusi su minorenni commessi da sacerdoti e le nuove proposte riguardo alla prevenzione, la situazione del narcotraffico e le minacce ricevute da alcuni sacerdoti e operatori sociali impegnati nella lotta contro questa piaga. I vescovi, dopo essere stati edotti circa il progetto di libertà religiosa promosso dal governo, hanno espresso il loro appoggio al provvedimento e hanno annunciato che inizieranno a operare sulla questione della riconciliazione e lo sviluppo della “cultura dell’incontro”, propiziata da Papa Francesco, in modo da poter offrire riflessioni “sulla comunione tra la Chiesa e la società, come un servizio volto all’incontro fraterno degli argentini”.
È stato il vicepresidente dell’episcopato argentino e arcivescovo di Buenos Aires, cardinale Mario Poli , a presentare – a chiusura delle riunioni – un rapporto sulla situazione del movimento degli scout che sarà discusso in occasione dell’Assemblea plenaria dei vescovi prevista per maggio prossimo. Reso noto, ieri, anche un comunicato della Commissione episcopale per la giustizia e la pace come segno di solidarietà verso i religiosi e i laici della diocesi di Merlo-Moreno (della Provincia di Buenos Aires) che sono stati oggetto di minacce e violenze a causa delle loro azioni contro la droga, la corruzione e lo sfruttamento delle persone.

Libano: il presidente Aoun incontra il Papa, mentre i cristiani non maroniti chiedono maggior rappresentanza politica

Thu, 2017-03-16 15:08

Il presidente libanese Michel Aoun ha incontrato oggi, Papa Francesco nel Palazzo Apostolico in Vaticano. Il capo di Stato, durante la sua visita in Vaticano, ha incontrato anche il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ed altri officiali della Santa Sede. Si tratta del primo viaggio di Aoun in Europa, dopo la nomina a capo dello Stato libanese, avvenuta lo scorso 31 ottobre 2016. Martedì scorso, riferisce Fides, vescovi e membri autorevoli di Chiese cristiane, presenti in Libano a fianco della preminente Chiesa maronita, si sono incontrati presso la sede dell’eparchia caldea di Beirut e hanno sottoscritto insieme un appello al Presidente Aoun e alle forze politiche libanesi in cui chiedono la garanzia di un’adeguata rappresentanza nelle istituzioni politiche e amministrative per le proprie comunità di fedeli. Alla riunione hanno preso parte esponenti della Chiesa caldea, della comunità cattolica latina e delle Chiese assira, siro-cattolica, siro-ortodossa, copto-cattolica e copto-ortodossa. In particolare, nel documento firmato dai presenti, si dichiara che le Chiese rappresentate dai presenti non appoggeranno alcuna nuova legge elettorale – questione attualmente al centro del dibattito politico libanese – che non contempli la regola di riservare almeno 3 seggi parlamentari a rappresentanti di comunità cristiane diverse da quella maronita. I firmatari dell’appello hanno anche annunciato iniziative e mobilitazioni comuni per ottenere che i membri delle proprie rispettive comunità non vengano discriminati nelle distribuzione di seggi e incarichi in seno alle istituzioni politiche e amministrative del Paese dei cedri. Già lo scorso maggio i Primati delle due Chiese siro-antiochene – il Patriarca siro ortodosso Ignatius Aphrem II e il Patriarca siro cattolico Ignatius Youssif III Younan – avevano sottoscritto un documento comune contenente la richiesta di garantire ai membri delle due comunità cristiane una maggiore presenza negli uffici e negli incarichi pubblici, evitando discriminazioni conclamate o occulte di ogni sorta. Prima ancora, a gennaio, i due Patriarchi avevano sottoposto la stessa richiesta ai propri interlocutori nel giro di consultazioni che avevano realizzato congiuntamente presso i leader delle diverse forze politiche nazionali, in un frangente ancora segnato dalla paralisi elettorale e dalla vacanza della carica presidenziale. Secondo il sistema istituzionale libanese, aggiunge Fides, la carica di Presidente della Repubblica spetta a un cristiano maronita.

Papa Francesco: ricevuto in udienza il presidente del Libano

Thu, 2017-03-16 14:45

Il Papa ha ricevuto oggi il presidente del Libano, Michel Aoun, il quale successivamente ha incontrato il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, accompagnato da monsignor Paul Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. A darne notizia è la Sala Stampa della Santa Sede. “Nel corso dei cordiali colloqui – si legge in un comunicato – ci si è soffermati sulle buone relazioni bilaterali tra la Santa Sede e il Libano, sottolineando il ruolo storico e istituzionale della Chiesa nella vita del Paese. Si è quindi espressa soddisfazione per l’impegno delle varie forze politiche nel porre fine alla vacanza presidenziale, auspicando per il futuro una sempre più proficua collaborazione tra i membri delle diverse comunità etniche e religiose in favore del bene comune e dello sviluppo della nazione”. Nel prosieguo della conversazione, “si è fatto riferimento alla Siria, con particolare attenzione agli sforzi internazionali per una soluzione politica al conflitto” ed è stato “ribadito l’apprezzamento per l’accoglienza che il Libano presta ai numerosi profughi siriani”. Infine, la conclusione della nota, “si è avuto un più ampio scambio di vedute sul contesto regionale, facendo cenno agli altri conflitti in corso e alla situazione dei cristiani in Medio Oriente”.

Irlanda: messaggio dei vescovi per la festa di san Patrizio, “pregare per i migranti e dar prova di ospitalità e accoglienza”

Thu, 2017-03-16 14:29

Dedicare il giorno della festa di san Patrizio a tutti quei migranti che nel mondo sono costretti a fuggire dalle loro terre mettendo a rischio la loro stessa vita. È la proposta lanciata quest’anno dall’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda, monsignor Eamon Martin, nel messaggio pubblicato oggi per la festa di san Patrizio che gli irlandesi in tutto il mondo celebrano domani, venerdì 17 marzo.

“Consapevoli che il nostro Apostolo nazionale ha incontrato l’Irlanda come migrante, porgo un saluto speciale ai nuovi irlandesi, ai molti migranti che hanno costruito la loro casa in mezzo a noi. Céad mile failte romhaibh!”. Inizia infatti così il messaggio di mons. Martin. “Sollecitati dalla situazione di migliaia di sfollati in tutto il mondo – prosegue l’arcivescovo – pensiamo a Patrizio come al rifugiato dimenticato (così una volta lui stesso si è definito), schiavo dell’esilio. Patrizio, il migrante irregolare. Molti dei nostri connazionali rimangono senza documenti in vari Paesi del mondo e in alcuni casi si sentono vulnerabili e trattati con sospetto. Come popolo irlandese, non possiamo pensare a san Patrizio senza riconoscere le enormi sfide umanitarie e pastorali che pongono il numero crescente di persone sfollate e senza regolare permesso di soggiorno nel nostro mondo. Si tratta di una situazione che è drammaticamente esemplificata dalla crisi dei profughi qui in Europa. Vi invito pertanto a pregare oggi per i rifugiati e per tutte le famiglie sfollate e a favorire, ovunque ci si trovi, quella ospitalità e accoglienza di cui gli irlandesi sono famosi in tutto il mondo”.

Il pensiero di Martin si rivolge anche a quanti sono impegnati su questo fronte. “Quando pensiamo ai viaggi insidiosi che molti migranti sono costretti a fare – scrive nel messaggio – non possiamo non ricordare anche quanti dedicano la loro vita alla protezione dell’umanità. Saluto a questo proposito l’enorme lavoro della marina irlandese, che ha soccorso migliaia di migranti provenienti dal Mediterraneo”.

Solo rileggendo l’esperienza di vita di san Patrizio, si può capire perché il Santo Patrono dell’Irlanda fosse così vicino ai più vulnerabili e a quanti oggi sono schiavi dei “trafficanti di esseri umani” continuando a incoraggiare gli irlandesi a “lavorare per porre fine allo sfruttamento che sta accadendo ancora oggi”.

Ireland: Bishops’ message for St Patrick’s Day, “praying for migrants and being hospitable and welcoming to them”

Thu, 2017-03-16 14:29

Spending St Patrick’s Day to help all those migrants that all over the world are forced to leave their countries, risking their own lives. This is the idea that the archbishop of Armagh and primate of Ireland, monsignor Eamon Martin, came up with this year, in a message published today in the run-up to St Patrick’s Day that Irish people celebrate all over the world tomorrow, Friday 17th March.

“Aware that our national Apostle met Ireland as a migrant, I give a special greeting to the new Irish, to the many migrants who have built their homes amidst us. Céad mile failte romhaibh!”. This is the beginning of mgr. Martin’s message. “Challenged by the situation of thousands of refugees all over the world – the archbishop goes on –, let’s think of Patrick as of the forgotten refugee (as he called himself once), enslaved to exile. Patrick, the illegal migrant. Many of our fellow countrymen are paperless in many countries across the world, and sometimes they feel vulnerable and mistrusted. As Irish people, we cannot think of St Patrick without acknowledging the huge humanitarian and pastoral challenges that are posed by the increasing number of people who have had to leave their country or have no legal residence permits in our world. This is a situation that is tragically embodied by the refugee crisis here in Europe. So, I ask you to pray today for the refugees and for all evacuee families, and to be, wherever you are, as hospitable and welcoming as the Irish are famous for all over the world”. Martin also thinks of all those people who are committed to this problem. “When we think of the insidious journeys that many migrants are forced to take – he writes in this message –, we cannot forget all the people who spend their lives protecting people. In this respect, I salute the huge efforts made by the Irish Navy, which rescued thousands of migrants coming from the Mediterranean region”.

Only by rereading St Patrick’s life experience can one understand why the patron saint of Ireland was so close to the most vulnerable people and to those who are enslaved nowadays to “people smugglers”, and keep encouraging the Irish to “work to put an end to the exploitation that is still happening today”.

Pastorale universitaria: don Sala (salesiano), “il linguaggio proprio è quello culturale”

Thu, 2017-03-16 14:25

“Il linguaggio proprio della pastorale universitaria è quello culturale, piuttosto che quello giovanile, quindi umanistico, letterario, poetico, linguistico, scientifico, economico, filosofico e teologico”. Lo ha sottolineato don Rossano Sala, salesiano e docente all’Università pontificia salesiana, parlando oggi a Roma al convegno di pastorale universitaria promosso dall’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola e l’università e dal Servizio Cei per la pastorale giovanile. Poco prima, il religioso aveva rilevato – nella sua relazione – che lo specifico “della laboriosità della pastorale universitaria è la cultura e il suo mondo, specialmente il suo rapporto con la fede e con la visione cristiana del tempo, del mondo e della storia. La sua forma specifica di servizio e di carità verso le giovani generazioni è legata alla cura dell’intelligenza, alla valorizzazione della ratio in tutta la sua integrità e integralità”. Ecco allora che il “Documento preparatorio” del prossimo Sinodo dei vescovi – che sarà su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” – c’interroga se “stiamo facendo – osserva Sala – un intelligente discernimento sugli strumenti, le azioni, le priorità e l’ordine della missione della pastorale universitaria”. “Attraverso la nostra presenza in università – ha concluso il salesiano – siamo chiamati a far emergere uno stile culturale alternativo e attrattivo, perché radicato nella fede e ispirato dalla fede”.

Caldo: Coldiretti, a marzo +3 gradi. Improvviso abbassamento temperature avrebbe effetti drammatici su raccolto frutta estiva

Thu, 2017-03-16 14:24

Il caldo anomalo ha provocato l’insolita contemporanea fioritura delle diverse specie di piante in un mese di marzo bollente con una temperatura minima risultata superiore di 2,9 gradi rispetto alla media del periodo lungo tutta la Penisola, con punte di + 4 gradi in Friuli Venezia Giulia, + 3,9 gradi in Trentino Alto Adige e + 3,8 in Abruzzo. È quanto emerge dal monitoraggio di Coldiretti sulla base dei dati Ucea relativi alla prima decade di marzo. L’Italia si è inaspettatamente coperta di fiori in pochi giorni: primule, viole, margherite, mentre sono fioriti mandorli, albicocchi, peschi e tutte le piante da frutto si sono “risvegliate”. Di qui la paura che repentini cambiamenti del tempo possano portare ad un improvviso abbassamento delle temperature con effetti drammatici sui raccolti di frutta estiva. Se anche il mese di febbraio ha fatto segnare temperature minime superiori di 3,1 gradi alla media, il 2016 – ricorda Coldiretti – è iniziato con neve e gelo che ha provocato a gennaio danni nelle campagne superiori ai 400 milioni di euro con decine di migliaia le aziende agricole che hanno perso le produzioni di ortaggi invernali prossimi alla raccolta, dai carciofi alle rape, dai cavolfiori alle cicorie, dai finocchi alle scarole, per effetto del gelo che ha bruciato le piantine, ma – sottolinea Coldiretti – sono saltate molte consegne di verdure salvate e di latte per i problemi di viabilità soprattutto nelle aree interne. “Una sfida anche per i consumatori che – conclude Coldiretti – sono costretti a fare i conti con le fluttuazioni anomale nei prezzi dei prodotti che mettono nel carrello della spesa dove a febbraio si sono registrati aumenti del 37,2% nei prezzi dei vegetali freschi per le gelate di gennaio mentre a marzo le quotazioni stanno rientrando con il bel tempo”.

Ordinariato militare: mons. Marcianò verrà insignito oggi pomeriggio della cittadinanza onoraria di Rossano Calabro

Thu, 2017-03-16 14:23

Monsignor Santo Marcianò, arcivescovo ordinario militare per l’Italia, verrà insignito nel pomeriggio di oggi, giovedì 16 marzo, della cittadinanza onoraria di Rossano Calabro. L’importate riconoscimento, che gli verrà conferito alle 18.30 nella sala consiliare del Comune di Rossano, è stato tributato all’unanimità dal Consiglio comunale per sottolineare l’impegno pastorale, umano e culturale, con il quale il presule ha svolto il suo ministero nella diocesi calabrese dal 2006 al 2013, prima di essere chiamato alla guida dell’Ordinariato militare. Come si legge nelle motivazioni, “a lui e alla sua azione pastorale si deve l’avvio di quel prezioso percorso di valorizzazione su scala nazionale e internazionale del principale marcatore identitario cittadino, il Codex Purpureus Rossanensis e che ha portato nel 2016 al suo riconoscimento da parte dell’Unesco quale patrimonio dell’umanità”. Per Stefano Mascaro, sindaco di Rossano, “mons. Marcianò resterà sempre pastore e amico di Rossano e del territorio”. “Quello che il Consiglio comunale tributerà – aggiunge – sarà il riconoscimento più importante della nostra comunità civile a un rappresentante autorevole della Chiesa che nei suoi intensi anni di guida spirituale della diocesi ha saputo dimostrare a questa terra un attaccamento ed un amore che oggi la Città del Codex vuole ricambiare”. La cerimonia sarà trasmessa anche su due maxischermi installati nella sala Rossa di Palazzo san Bernardino e in piazza santissimi Anargiri.

Paesi Bassi: Woestenberg (consulente Conferenza episcopale), “non siamo radicali, il nostro è un Paese ragionevole”

Thu, 2017-03-16 13:54

“L’affluenza è stata inaspettatamente alta: anche i vescovi”, nella lettera diffusa dieci giorni prima delle elezioni, “avevano invitato ad andare a votare, e siamo contenti di vedere che la gente ha veramente partecipato a queste elezioni”: lo dichiara al Sir Daniëlle Woestenberg, consulente senior per i rapporti Chiesa-Stato presso la Conferenza episcopale olandese, commentando il voto con il quale i Paesi Bassi hanno fermato la marea populista di Wilders (Pvv) e confermato la fiducia al premier liberale Rutte (Vvd) e ai partiti di centro e di centrosinistra. Se l’Europa ci sperava, ma non se lo aspettava, per l’Olanda il risultato è una sorpresa a metà: “Wilders ha attirato molto l’attenzione, e il suo è il secondo partito, non lo si può ignorare”, ma il dato è che “la maggioranza delle persone ha votato i partiti di centro”, commenta Woestenberg. Che spiega: dopo l’omicidio nel 2002 di Pim Fortuy, “una grossa fetta della società olandese ha girato a destra o a sinistra, ma adesso si sono orientati al centro”. Infatti anche i cristiano democratici, i D66, così come i verdi hanno avuto buoni risultati. “Ciò dimostra che non siamo così radicali come alcuni giornalisti ci hanno descritti. L’Olanda continua a essere un Paese ragionevole, senza estremismi. Non siamo gli Usa e non abbiamo un sistema bipartitico. In Olanda si può essere primo ministro con solo il 20% dei voti”.
Un altro dato interessante che sottolinea Daniëlle Woestenberg è il fatto che “Denk, un partito islamico, nelle grandi città ha raccolto tra l’8 e il 9% dei consensi. Mi domando quali evoluzioni ci saranno. Questa è la controparte di Wilders. Denk parla per la comunità immigrata che non si sente presa sul serio e veramente accolta”. Il fatto che i cristiano democratici siano emersi bene dalle elezioni è un buon risultato secondo Woestenberg, insieme alla vittoria di Rutte, da un punto di vista strettamente cattolico. L’interrogativo è su D66, noto sostenitore di tutta la campagna pro-eutanasia: “Bisognerà dunque vedere come la coalizione si formerà attorno a questi temi”.

Diritto allo studio: Msac, bene incremento fondi contro dispersione ma servono integrazione interventi statali-regionali e livelli essenziali di prestazioni comuni a tutte le Regioni

Thu, 2017-03-16 13:18

Secondo fonti di stampa, domani le Commissioni istruzione di Camera e Senato licenzieranno i pareri sulla delega relativa al diritto allo studio prevista nella legge 107/2015.  Nell’attesa di leggere i testi definitivi approvati dalle Commissioni, basandosi sulle proposte di parere formulate da deputati e senatori, il Movimento studenti di Azione cattolica (Msac) considera “positiva l’ipotesi di incremento dei fondi (da 10 a 30 milioni) destinati alle borse di studio contro la dispersione scolastica, ma giudica “negativa” la proposta che siano gli enti locali a erogare, in  collaborazione con le scuole, le borse di studio anti-dispersione. Tale disposizione, secondo il Msac, “non  sarebbe congruente sia con le disposizioni relative alla Carta dello studente, sia con la vigente  normativa regionale che prevede l’erogazione di borse di studio per libri e trasporto da parte delle  Regioni”. Auspicabile invece “un’ integrazione degli interventi statali con quelli regionali.  Un’ulteriore criticità è la mancata introduzione di “livelli  minimi essenziali di prestazioni comuni a tutte le Regioni in materia di diritto allo studio”, richiesta da anni dal Forum nazionale delle associazioni studentesche. Di qui l’auspicio che “nei prossimi passaggi del percorso legislativo, le istituzioni competenti possano farsi carico di  questa necessità segnalata dagli studenti”.  Positiva, per il Msac, “la previsione di un raccordo con le regioni per il potenziamento della  tessera dello studente”. Auspicabile, infine “l’istituzione della Conferenza nazionale sul diritto allo studio”.

Pastorale universitaria: don Sala (salesiano), “incontra i giovani lì dove sono”

Thu, 2017-03-16 13:06

“La pastorale universitaria è una presenza della Chiesa ‘fuori dagli schemi preconfezionati’, ma soprattutto è una presenza che incontra i giovani lì dove sono, con una particolare attenzione ad adeguarsi ai loro tempi e ai loro ritmi”. È quindi “al posto giusto, perché si trova esattamente lì dove si trovano quotidianamente tanti giovani”, “espressione reale di una Chiesa caratterizzata dai verbi uscire, vedere, chiamare, che dicono uno stile di Chiesa”. Così il salesiano don Rossano Sala, docente all’Università pontificia salesiana e direttore di “Note di pastorale giovanile”, si è rivolto oggi a Roma ai partecipanti al convegno di pastorale universitaria promosso dall’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola e l’università e dal Servizio Cei per la pastorale giovanile. Sala ha declinato l’università come una “Gmg permanente”, perché come alla Giornata mondiale della gioventù s’incontrano, per una settimana, milioni di giovani in una località, così in Università se ne incontrano altrettanti in un luogo in cui “passano molto tempo”. Così, “la pastorale universitaria è una presenza che intercetta i giovani della Gmg in maniera permanente, lì dove sono”. Inoltre, ha aggiunto, “gli spazi, i tempi e le strutture della pastorale universitaria la rendono particolarmente adatta e flessibile per rispondere alla situazione sociale, culturale ed ecclesiale dei giovani, offrendo opportunità inedite da sviluppare con creatività e lungimiranza”.

Siria: Acs-Italia, “una goccia di latte” per i bambini di Aleppo

Thu, 2017-03-16 12:55

Si chiama “Una goccia di latte” ed è il progetto che la Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” propone per aiutare i bambini, al di sotto dei 10 anni, di Aleppo alla luce della richiesta giunta dai partner locali delle iniziative di sostegno di Acs. Il progetto è operativo dal maggio 2015 e vede Acs distribuire “latte mensilmente a circa 2.850 bambini. 2.600 di essi ricevono latte in polvere e 250 latte speciale per neonati”, come afferma Nabil Antaki, il medico siriano che sta coordinando il progetto. Perché il progetto vada avanti anche per tutto il 2017 occorre garantirne il finanziamento equivalente a 18.750 euro mensili, cioè 225.000 euro totali. Da qui la richiesta di aiuto di Acs-Italia ai benefattori e alla comunità italiana. Prima della guerra i cristiani presenti nella città di Aleppo erano circa 160.000. Secondo una stima diocesana riferita al settembre 2016, attualmente sono solo 35.000, cioè oltre il 78% in meno rispetto al 2011. Dopo la liberazione della parte orientale della città – si legge in una nota di Acs – le famiglie stanno tuttavia tornando lentamente nelle loro case, trovandosi di fronte una situazione drammatica. Prescindendo dalle distruzioni delle strutture, la priorità ora sono i bisogni primari. Servono anzitutto pacchi viveri, combustibile per riscaldamento ed elettricità. L’80% degli aleppini si compone di rifugiati, e il 70% di essi vive al di sotto della soglia di povertà, per cui il numero di famiglie bisognose anzitutto di cibo è drasticamente aumentato. Sin dall’inizio del conflitto la Fondazione pontificia ha fatto giungere ai cristiani siriani i beni necessari a far fronte ai bisogni primari. Considerando la sola Aleppo, nel periodo 2011-2016, sono stati realizzati progetti per complessivi 2.458.731 euro.

Papa Francesco: a Santa Marta, è “corruzione” anche l’indifferenza verso il povero

Thu, 2017-03-16 12:35

“Quando una persona vive nel suo ambiente chiuso, respira quell’aria propria dei suoi beni, della sua soddisfazione, della vanità, di sentirsi sicuro e si fida soltanto di se stesso, perde l’orientamento, perde la bussola e non sa dove sono i limiti”. A denunciarlo è stato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta, a commento della parabola del povero Lazzaro e del ricco senza nome. Il ricco, ha spiegato Francesco, “sapeva chi era il povero, sapeva anche come si chiamava, ma non gli importava”. “C’è un punto, c’è un momento, c’è un limite dal quale difficilmente si torna indietro: è quando il peccato si trasforma in corruzione”, ha ammonito il Papa: “E questo non era un peccatore, era un corrotto. Perché sapeva delle tante miserie, ma lui era felice lì e non gli importava niente”. “Maledetto l’uomo che confida in se stesso, che confida nel suo cuore”, le parole di Francesco: “Niente è più infido del cuore, e difficilmente guarisce. Quando tu sai quella strada di malattia, difficilmente guarirai”. Poi la domanda: “Cosa sentiamo nel cuore quando andiamo per strada e vediamo i senzatetto, vediamo i bambini da soli che chiedono l’elemosina … ‘No, ma questi sono di quella etnia che rubano …’, vado avanti, faccio così? I senzatetto, i poveri, quelli abbandonati, anche quelli senzatetto benvestiti, perché non hanno soldi per pagare l’affitto perché non hanno lavoro… cosa sento io? Questo è parte del panorama, del paesaggio di una città, come una statua, la fermata del bus, l’ufficio della posta, e anche i senzatetto sono parte della città? È normale, questo? State attenti. Stiamo attenti. Quando queste cose nel nostro cuore risuonano come normali – ‘ma sì, la vita è così … io mangio, bevo, ma per togliermi un po’ di senso di colpa do un offerta e vado avanti’ – la strada non va bene”. L’invito del Papa è ad accorgersi quando siamo sulla strada “scivolosa dal peccato alla corruzione”: “Cosa sento, io – la domanda – quando al telegiornale vedo che è caduta una bomba là, su un ospedale, e sono morti tanti bambini, la povera gente. Dico una preghiera e poi continuo a vivere come se niente fosse? ‘Entra nel mio cuore questo’ oppure ‘sono come questo ricco che il dramma di questo Lazzaro, del quale avevano più pietà i cani, non entrò mai nel cuore?'”. Se fosse così, ha ammonito Francesco, sarei in un “cammino dal peccato alla corruzione”.

Pastorale universitaria: mons. Leuzzi (Roma), “l’evangelizzazione è la bussola”

Thu, 2017-03-16 12:33

“Interrogarsi sulla crisi della presenza dei giovani universitari nella vita della Chiesa significa rispondere alla domanda sul perché e sul come della presenza della Chiesa in università. In altri termini, senza una riflessione sulla pastorale d’ambiente ogni altra riflessione sulla condizione giovanile rischia di essere astratta e fuorviante”. Lo ha rilevato mons. Lorenzo Leuzzi, vescovo ausiliare di Roma, introducendo questa mattina a Roma il convegno nazionale di pastorale universitaria (di cui Leuzzi è incaricato per la diocesi di Roma), promosso dall’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola e l’università e dal Servizio Cei per la pastorale giovanile. “Se la Chiesa locale, soggetto riconosciuto della pastorale d’ambiente, non annuncia, vive e testimonia la sua attenzione verso l’Università in quanto istituzione, condividendone le attese, le sfide e orientando la sua azione pastorale perché essa sia all’altezza della sua missione, ogni attenzione ai giovani universitari – ha osservato – è e resterà occasionale, con scarsa prospettiva di riuscita”. In sintesi, “è l’evangelizzazione la bussola di orientamento: come la Chiesa locale può annunciare il Vangelo ai giovani che sono universitari e non ai giovani che vivono in un ambiente che si chiama università”.

Leuzzi, guardando al tema del prossimo Sinodo dei vescovi, ha messo in guardia dalla “grande insidia per la pastorale universitaria, in particolare, e giovanile in generale”, ovvero “considerare l’ambiente in cui i giovani vivono un ‘recipiente anonimo’ da cui portar via i giovani per poi, eventualmente, riportarli dopo averli formati”. Non bisogna, ha precisato, “ritornare a parlare di pastorale universitaria perché i giovani non ci sono più nelle parrocchie, nelle realtà ecclesiali”, ma partire dalla riflessione sulla pastorale d’ambiente, ovvero sulla “presenza della Chiesa in università”.

Aldo Moro: Formigoni (storico), lo statista “aveva colto i segnali di una crisi incombente della vicenda politica italiana”

Thu, 2017-03-16 12:05

“A ormai quasi quarant’anni di distanza, la tragedia di Moro non ha finito di far discutere. L’impressione di una verità monca e parziale incombe sui fatti. E quindi non permette di trovare una pacificazione della memoria”. È quanto afferma Guido Formigoni, docente di Storia contemporanea all’Università Iulm di Milano, autore della recente biografia “Aldo Moro: lo statista e il suo dramma”. Lo statista di origine pugliese fu rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 e ucciso dai terroristi, dopo 55 giorni di prigionia, il 9 maggio seguente. Nel rapimento, in via Fani, persero la vita i cinque agenti di scorta. Formigoni spiega come la tragedia di Moro abbia segnato uno spartiacque sia nella lotta al terrorismo sia nella storia politica italiana. Lo storico aggiunge: “Lo statista pugliese aveva colto acutamente i segnali di una crisi incombente della vicenda politica democratica italiana. Moro viveva drammaticamente la difficoltà di ricomporre queste dinamiche in un quadro riformatore, in quella che aveva delineato come ‘terza fase’, con un dialogo con il Partito comunista italiano che non intendeva costituire accordi di governo, ma certo un processo di legittimazione reciproca che desse spazio a un nuovo circuito di integrazione democratica della società italiana”.

Fascismo: Tg2000 mostra in esclusiva foto strage Debre Libanos in Etiopia

Thu, 2017-03-16 11:46

Una foto inedita che documenta la strage compiuta dai soldati italiani nel monastero ortodosso etiope di Debre Libanos nel 1937. Il Tg2000, il telegiornale di Tv2000, mostra in esclusiva uno scatto storico con i monaci che attendono di essere caricati sui camion che li avrebbero poi portati sul luogo delle fucilazioni. Un massacro dimenticato avvenuto per mano fascista 80 anni fa. Nessuno sapeva che della strage del monastero di Debre Libanos qualcuno avesse scattato delle foto. Nel maggio del 1937, in Etiopia, alcuni soldati italiani fucilarono per rappresaglia 2000 persone inermi tra monaci e pellegrini ortodossi (449 secondo il rapporto ufficiale). L’ordine venne dato del viceré Rodolfo Graziani. Fu il generale Pietro Maletti ad eseguire il comando. Tv2000 ha dedicato un docufilm al massacro, con documenti e testimonianze inedite a cura del giornalista Antonello Carvigiani, per la fotografia di Andrea Tramontano. Ora, per la prima volta, il Tg2000 mostra anche l’immagine di quella strage, grazie a Luigi Panella, appassionato di storia del colonialismo italiano in Africa.

“C’era un ragazzo – ha raccontato Panella al Tg2000 nel servizio di Antonello Carvigiani e Andrea Tramontano – che non aveva ancora compiuto 27 anni, in quella piana dove furono fucilati i monaci. Si chiamava Virgilio Cozzani, era un tenente di complemento del 45esimo battaglione coloniale musulmano a cui Maletti diede l’incarico di eseguire le fucilazioni a Shunkurti. Questo è il luogo che viene citato nelle fotografie di Cozzani. Cozzani girava con una macchina fotografica, scattava fotografie come tutti i ragazzi italiani in Etiopia, in quel periodo. Il 20 maggio fece alcune fotografie proprio il giorno prima della strage e poi anche il 21 maggio a Shunkurtì”.
“Nel retro della foto – ha rivelato Panella – c’è anche una annotazione fatta da Cozzani, di suo pugno: Debra Libanos, Cascì prigionieri, i Cascì erano i preti copti, 20 maggio 1937. E poi un’altra annotazione. Il 21 maggio 37, ‘ciao neh…’. Il ‘ciao neh…’ di questo ragazzo italiano, che nelle altre foto va a cavallo, sorride ma che poi si rende protagonista di una strage terribile, è quasi irridente. L’impressione è quella della banalità del male, di un giovane che ride e scherza prima di compiere una strage”.

Periferie: “La Voce e il Tempo” (Torino), “i problemi sono carenza del lavoro e distanza dei servizi più che integrazione e sicurezza”

Thu, 2017-03-16 11:36

A Torino, “le periferie lamentano il problema della carenza del lavoro, della distanza dei servizi (socio-sanitari, di assistenza, di trasporto), le sofferenze del commercio, degli arredi urbani spesso scadenti e degradati; meno marcate le questioni dell’integrazione e della sicurezza”. È quanto emerge da un “viaggio nelle periferie” torinesi fatto da “La Voce e il Tempo”, il settimanale diocesano di Torino, all’indomani della convenzione firmata dal sindaco Appendino con il premier Gentiloni per il finanziamento dei progetti di riqualificazione delle periferie torinesi. “Per Torino si tratta di uno stanziamento di 18 milioni di euro per il progetto AxTo che prevede 44 azioni per il rilancio dei quartieri decentrati”, scrive Andrea Ciattaglia, osservando che “il giudizio sul piano è generalmente positivo, anche se si aspettano nei prossimi tre anni le realizzazioni concrete”. Secondo il sociologo Luca Davico, docente al Politecnico di Torino, “per dare risposte alle periferie e per rispondere alle esigenze esposte dai cittadini sarebbe bene integrare interventi di manutenzioni diffuse con interventi di grandi dimensioni, più strategici”. “Ci sono dei luoghi decisamente trasformati negli ultimi 10-20 anni”, prosegue Davico, ricordando come ci siano stati “quartieri interessati dal fenomeno della nuova imprenditorialità, uno degli strumenti per affrontare il tema lavoro”. Per Marco Riva, uno degli attori della riqualificazione dell’area Ex Incet di via Cigna, “ancora oggi all’affermazione ‘La città ha investito nelle aree pubbliche e nella cura delle strade’ la maggioranza dei cittadini risponde in modo negativo” mentre “su trasformazioni urbanistiche, trasporti, offerta formativa, turismo, cultura, musei e aree verdi il giudizio è prevalentemente positivo”.

Immigrazione: la Comunità Sant’Egidio inaugura con il ministro Fedeli due corsi universitari per mediatori interculturali

Thu, 2017-03-16 11:23

Verranno inaugurati oggi, giovedì 16 marzo, alle ore 17, presso la Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio, in via di San Gallicano 25, due innovativi percorsi di formazione dedicati ai mediatori interculturali. All’inaugurazione parteciperanno Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il viceprefetto Maria Eleonora Corsaro, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, e Salvatore Berlingò, rettore dell’Università per stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria.
I corsi, di livello universitario, intendono formare operatori capaci di svolgere la preziosa attività di mediazione tra i cittadini immigrati, i rifugiati, le istituzioni e la società civile, rafforzando la preparazione di una figura professionale, quella del mediatore, che svolge un ruolo chiave per favorire l’integrazione dei nuovi italiani. Il corso di laurea sperimentale per “Mediatori per l’intercultura e la coesione sociale in Europa” e il corso di alta formazione per mediatori interculturali sono stati promossi da Sant’Egidio in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e con il ministero dell’Interno, che ha contribuito al finanziamento con il Fami (Fondo asilo migrazione e integrazione), e si basano su un’esperienza maturata lo scorso anno presso l’Università per stranieri di Perugia. I due corsi, attivati presso l’Università per Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, hanno già numerosi iscritti, di cui oltre duecento provenienti dalla Scuola di lingua e cultura italiana della Comunità di Sant’Egidio, e hanno tasse d’iscrizione molto basse per favorire la partecipazione di studenti immigrati.

Aldo Moro: Agnese Moro (figlia), “ricercare l’umanità di chi ci ha ferito” per “tornare a vivere”

Thu, 2017-03-16 11:16

“È proprio la possibilità di fermare il propagarsi degli effetti del male uno degli elementi più forti nello spingere a dire quel ‘basta’”, che “fa bene a chi lo dice perché apre una porticina in quel luogo chiuso e avvizzito che è un cuore ferito; fa circolare aria nuova; rompe la solitudine e consente di vedere le opportunità, le vicinanze e gli aiuti che possono essere utilizzati per tornare a vivere”. È la riflessione di Agnese Moro, figlia terzogenita dello statista democristiano ucciso dalle Brigate Rosse nel 1978, di cui oggi (16 marzo) ricorre il 39° anniversario del rapimento, affidata alle colonne del settimanale diocesano cremonese “La Vita Cattolica”. “Parte integrante di questo tornare a vivere – spiega – è ricercare l’umanità di chi ci ha ferito. Incontrarlo, potergli chiedere conto, capire le ragioni di ciò che è avvenuto – senza giustificarlo – è quanto ci permette di fare quella ‘giustizia riparativa’ che si affianca oggi a quella ordinaria per aiutare, con persone competenti, formate e di profonda umanità, a curare le ferite che il male esercitato o subito lascia dietro di sé. Una piccola, importante rinascita”.

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