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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 2 hours 8 min ago

Papa Francesco: arrivato nella basilica di S. Pietro, Messa inizia con la processione delle candele

Thu, 2017-02-02 18:42

Il Papa è arrivato qualche minuto prima delle 17.30 nella basilica di San Pietro, dove lo attendeva il “popolo” dei religiosi e delle religiose, radunatasi intorno al loro Pastore per la Giornata mondiale di preghiera per la vita consacrata, che da tradizione si svolge il 2 febbraio, festa della presentazione di Gesù al Tempio, giorno in cui il calendario liturgico segna la fine del tempo di Natale. La Messa è cominciata con la benedizione delle candele e la processione. “Benedici questi ceri e ascolta le preghiere del tuo popolo, che viene incontro a te con questi segni luminosi e con inni di lode. Guidalo sulla via del bene, perché giunga alla luce che non ha fine”, la benedizione del Papa.  Subito prima, il riferimento liturgico alla solennità di oggi, al centro della quale ci sono le figure di Simeone e Anna, che “illuminati dallo stesso Spirito riconobbero il Signore  e pieni di gioia gli resero testimonianza”. “Anche noi qui riuniti dallo Spirito Santo andiamo incontro a Cristo nella casa di Dio – l’invito di Francesco all’inizio della Messa – dove lo troveremo e lo riconosceremo nello spezzare il pane, nell’attesa che egli venga e si manifesti nella sua gloria”.

Diocesi: Alife-Caiazzo, in arrivo le Monache Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento

Thu, 2017-02-02 18:41

La diocesi di Alife-Caiazzo si prepara ad accogliere una nuova famiglia monastica di vita contemplativa, quella delle Monache Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento, appartenenti alla Federazione Nostra Signora del SS. Corpo e Sangue di Cristo, provenienti dal Monastero San Giuseppe de’ Ruffi di Napoli. Essa si affiancherà e presto includerà quella delle Benedettine del monastero di Piedimonte Matese. Lo si legge su “Clarus”. Il 10 febbraio, nella festa di Santa Scolastica, giungeranno le prime 4 monache Adoratrici provenienti dal monastero che ha sede nel centro storico di Napoli.

“In questi ultimi anni – ha commentato  il vescovo, mons. Valentino Di Cerbo – il Signore ha donato alla nostra diocesi, insieme a momenti di sofferenza, segni straordinari del suo amore e del suo ‘camminare’ con noi. Basti ricordare le 5 ordinazioni presbiterali, la Visita pastorale, il Sinodo, la presenza della nuova comunità di Suore Salesie, l’avvio di importanti processi di rinnovamento pastorale, il restauro di tanti edifici di culto, un nuovo protagonismo nella cultura del territorio…. Tuttavia, sento l’arrivo della Monache Adoratrici, come la grazia sorprendente del mio episcopato, perché garantisce il futuro di una Istituzione religiosa particolare, a rischio di estinzione, quale il Monastero di Monache di vita contemplativa, che da secoli rappresenta un presidio di fede, di preghiera, di testimonianza radicale dei valori evangelici e che garantirà ancora alla città di Piedimonte e alla diocesi il richiamo a quei valori che avvicinano l’umanità a Dio e ne garantiscono la qualità più alta”.

Terremoto Centro Italia: Coldiretti, “bene semplificazione. Solo 12% stalle mobili”

Thu, 2017-02-02 18:30

“E’ determinante intervenire sulla semplificazione e sulla velocizzazione delle procedure in una situazione in cui a più di 5 mesi dalle prime scosse di terremoto sono state montate e rese operative appena il 12% delle stalle mobili previste”. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare l’approvazione del Consiglio dei Ministri del decreto in favore delle popolazioni del Centro Italia colpite dal terremoto, annunciata dal premier Paolo Gentiloni che contiene tra l’altro attese misure come la conferma di circa 35 milioni di euro di aiuti diretti per il mancato reddito delle imprese di allevamento da erogare entro febbraio, l’estensione del fondo di solidarietà alle colture assicurabili e non solo a quelle assicurate e agevolazioni per l’accesso al credito per i giovani agricoltori, oltre ad ulteriori semplificazioni per accelerare l’acquisto delle stalle mobili da parte delle Regioni, su proposta del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina. “Si tratta di interventi – sottolinea la Coldiretti – per far fronte anche ai danni provocati dalla straordinaria ondata di maltempo che nel Centro Sud ha causato danni all’agricoltura superiori a 400 milioni di euro. Va colmato un insostenibile ritardo che ha fatto salire a più di mille il conto degli animali morti, feriti e abortiti nelle zone terremotate – spiega la Coldiretti – con gli allevatori che non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti che stanno cedendo mentre si è dimezzata la produzione di latte”. Avviate a riguardo alcune iniziative con l’Associazione Italiana Allevatori e ai Consorzi Agrari e l’operazione “adotta una mucca” per dare ospitalità a pecore e mucche sfollate a causa dei crolli delle stalle fino alla “caciotta della solidarietà” con il latte degli allevatori terremotati e degli altri prodotti in vendita nei mercati di Campagna Amica. Ora però serve anche “una accelerazione nella realizzazione delle opere per mettere al sicuro animali e uomini che non posso abbandonarli e per questo la Coldiretti sta lavorando per consentire l’applicazione dell’ordinanza “azzeraburocrazia” che autorizza finalmente gli allevatori a comprare direttamente tutto ciò che serve per garantire la continuità produttiva delle proprie aziende a fronte di un rimborso pubblico previsto fino al totale delle spese sostenute”. Complessivamente sono circa tremila, secondo la Coldiretti, le aziende agricole e le stalle sepolte dalla neve nelle aree del Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo colpite dal terremoto, con centomila animali allevati.

Adozioni: Parlamento Ue, riconoscimento automatico dei rispettivi certificati tra i Paesi dell’Unione

Thu, 2017-02-02 18:12

(Bruxelles) “Ogni adozione dovrebbe essere fatta nel miglior interesse del bambino, tenendo in conto le specifiche circostanze di ogni caso. Poiché con l’adozione si deve garantire al bambino amore, cura e un ambiente stabile, chiediamo alla Commissione europea di adottare misure in materia di riconoscimento dei certificati di adozione nazionali, in modo che le famiglie con bambini adottati abbiano la certezza del diritto quando si spostano in un altro Stato membro”. Tadeusz Zwiefka, eurodeputato polacco, commenta la risoluzione votata oggi dall’Assemblea in chiusura di plenaria, che sollecita il riconoscimento automatico dei rispettivi certificati di adozione tra i Paesi membri dell’Unione. Il documento approvato in emiciclo invita la Commissione a “proporre regole per un ampio riconoscimento comunitario delle adozioni all’interno dell’Ue in casi dove chi adotta e chi viene adottato risiedano nella stesso Paese”. “La Convenzione dell’Aia – chiarisce ora una nota dell’Europarlamento – richiede un riconoscimento automatico di adozione in tutti i Paesi firmatari, fra cui tutti gli Stati membri UE, ma essa si applica solo in casi nei quali i genitori e il bambino adottato provengano da due Paesi differenti.
I deputati “hanno proposto la creazione di un Certificato europeo di adozione per accelerare il processo di riconoscimento automatico dei certificati di adozione “nazionali” a livello comunitario. Inoltre, chiedono “standard minimi comuni da seguire in caso di adozione, non in forma legislativa ma piuttosto definendo delle linee guida”. Le famiglie che hanno adottato bambini adottati del loro proprio Paese “devono oggi affrontare ostacoli giuridici e amministrativi quando si spostano da uno Stato membro a un altro. Ad esempio, i genitori potrebbero non essere in grado di occuparsi dell’istruzione o di un trattamento medico del loro bambino adottato, a meno che non abbiano avviato iniziative legali per dimostrare che ne hanno la custodia”.

Papa Francesco: intenzioni preghiera febbraio, “non abbandonate” poveri, profughi ed emarginati

Thu, 2017-02-02 17:56

Pregate perché profughi ed emarginati “trovino accoglienza e conforto nelle nostre comunità”. E’ l’esortazione di Papa Francesco nel videomessaggio per le intenzioni di preghiera del mese di febbraio, pubblicato oggi. “Viviamo in città che costruiscono torri e centri commerciali e realizzano grandi affari immobiliari, ma lasciano una parte ai margini, in periferia”, dice il Papa: “Come conseguenza di questa situazione – ammonisce – grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza orizzonti, senza via d’uscita”. “Non li abbandonate – è l’esortazione di Francesco –. Pregate con me per quanti sono nella prova, soprattutto i poveri, i profughi e gli emarginati, perché trovino accoglienza e conforto nelle nostre comunità”. Nel videomessaggio che accompagna le intenzioni di preghiera del Papa si vedono immagini di un giovane emarginato, sulla strada di una grande città, prima nell’indifferenza della gente poi circondato dall’affetto e dalla solidarietà dei passanti.

Omicidio Vasto: Padula (Aiart), “i media evitino la spettacolarizzazione del dolore”

Thu, 2017-02-02 17:41

“Una vicenda che inquieta e allo stesso tempo pone tante domande di senso”. A sottolinearlo è Massimiliano Padula, presidente dell’Aiart (l’Associazione dei telespettatori) in riferimento a quanto è successo ieri pomeriggio a Vasto, quando Fabio Di Lello, 34 anni, ha sparato e ucciso il 20enne che sette mesi fa investì e uccise sua moglie Roberta Smargiassi. “L’idea di vendetta personale – spiega Padula – rievoca un immaginario che i media (in particolare il cinema e la televisione) hanno lungamente raccontato. Si pensi al film ‘Un borghese piccolo piccolo’, nel quale il protagonista rapisce e tortura il presunto assassino del figlio fino a farlo morire. Ma quella che poteva essere una liberazione diventerà per lui un’ulteriore gabbia di dolore”.
“Il nostro timore – prosegue il presidente dell’Aiart – è che fatti di questo tipo, certamente fagocitati ed esibiti ampiamente dai media, stravolgano l’idea di giustizia, contribuendo a creare una giungla sociale e culturale che non fa bene alla nostra civiltà”. “Ci appelliamo quindi ai media (e in particolare ai contenitori giornalistici di cronaca nera) – conclude Padula – affinché non spettacolarizzino il dolore creando narrazioni ad uso e consumo esclusivo degli ascolti ma aiutino a consolidare il buon senso, il rispetto della legge e la creazione di una cittadinanza responsabile”.

Balcani: lavoro e diritti, confronto tra sindacalisti di Serbia, Bosnia, Macedonia, Montenegro, Albania, Kosovo, Croazia, Slovenia

Thu, 2017-02-02 17:34

(dall’inviato a Skopje) “La Macedonia ha scelto il peggiore modello per una transizione dal comunismo all’economia di mercato. L’abbiamo pagato con migliaia e migliaia di licenziamenti e oggi il Paese ha un elevato tasso di disoccupazione e uno sviluppo modestissimo”. Jakim Nedelkov è presidente del sindacato libero Sonk che in Macedonia si occupa di scuola, istruzione, scienza e cultura. Racconta, al convegno internazionale in corso nella capitale della Macedonia, la situazione del suo Paese. Spiega le difficoltà dei sindacati a proteggere i diritti dei lavoratori, le divisioni all’interno dello stesso movimento sindacale, l’attività per giungere ai contratti collettivi nazionali (scuola materna e scuola elementare, istituti superiori, università…). Contratti che sono costati anche scioperi e tensioni sociali. Nedelkov insiste sul “valore del confronto tra sindacati di altri Paesi balcanici ed europei” in funzione di una tutela dei lavoratori e delle loro famiglie. Blagoja Ralpovski, presidente della Confederazione dei sindacati liberi in Macedonia (60mila iscritti), segnala che “la difficile situazione del Paese mette talvolta all’angolo il dialogo sociale e i temi promossi dal sindacato passano in secondo piano anche a causa della instabilità politica” a Skopje.
Questo intreccio tra sfera politica e socio-economica viene testimoniata anche da altri presenti al convegno promosso da Mcl. Nel pomeriggio è in corso una tavola rotonda dal titolo “Ripensare il modello europeo e governare le sfide aperte: dal lavoro ai diritti sociali, all’immigrazione”. Intervengono Srda Kekovic, segretario generale dell’Unione dei sindacati liberi del Montenegro; Bilbil Kasmi, presidente dei Sindacati liberi e indipendenti di Albania; Haxhi Arifi, presidente dell’Unione sindacati liberi del Kosovo; Vanja Gavran, membro del Consiglio nazionale di Napredak (Croazia); Klemen Stibelj, Associazione dei lavoratori – Nuova Slovenia. Guida i lavori Antonio di Matteo – che ha introdotto il confronto –, vice presidente Mcl. Tra le testimonianze portate al convegno anche quelle di Branislav Canak, già presidente di Tuc Nezavisnost – Serbia (“Sfide globali e costruzione del dialogo sociale”); Franjo Topic, presidente di Napredak – Bosnia Erzegovina (“La fragile pace nella regione balcanica, le sfide dell’economia debole e il ritorno dei nazionalismi). Da tutti i relatori emergono osservazioni circa il processo di avvicinamento all’Unione europea e alle attese circa la futura adesione dei rispettivi Paesi.

Giulio Regeni: Ungaro (Vita isontina), “giustificare una sola volta la tortura significa giustificarla sempre”

Thu, 2017-02-02 17:19

“Nei giorni in cui ricordiamo il martirio di Giulio Regeni, fanno ancora più impressione le dichiarazioni di Donald Trump sull’uso della tortura. Il presidente americano, in un’intervista all’Abc, ha sdoganato il waterboarding giustificandone l’uso con il diritto degli Stati Uniti di combattere ‘il fuoco con il fuoco’ (‘fire with fire’)”. Lo scrive Mauro Ungaro, direttore della “Vita isontina” (Gorizia). “Dinanzi a queste esternazioni ci saremo aspettati un moto condiviso di indignazione nel nostro Paese – osserva Ungaro -. In primis da parte di quanti, in questi mesi ed in questi giorni, hanno speso fiumi di parole per ribadire il proprio impegno personale ed istituzionale nella ricerca della verità su quanto avvenuto al giovane ricercatore friulano un anno fa a Il Cairo”. Ma “nulla di tutto questo è avvenuto e, tranne qualche isolata voce di protesta, le parole del presidente sono passate pressochè sotto silenzio, venendo bollate, al massimo, come una delle sue ‘sparate’ di inizio mandato”.
Il problema, secondo Ungaro, “è che parlare di tortura in Italia rimane ancora un tabù. La Convenzione Onu sulla tortura del 1989 obbliga gli Stati aderenti ad inserire questo reato nei propri Codici penali: così è avvenuto – ad esempio – in Francia, in Spagna, in Gran Bretagna. Sino ad oggi, però, il nostro Paese non ha ritenuto di dover ottemperare a quanto previsto dalle Nazioni Unite. È almeno dal 1998 che il Parlamento cerca di approvare una legge che introduca tale fattispecie giuridica nel nostro Ordinamento: tentativi vanificati dai veti incrociati posti, soprattutto, da chi ne teme un’equivoca applicazione all’attività delle Forze dell’Ordine”.
Ungaro ricorda che qualcuno obietta: “Trump, in fondo, prevede di applicare la tortura solo ai terroristi per estorcere loro importanti informazioni che potranno salvare vite umane”. Però, sottolinea il direttore della “Vita isontina”, “questa, è l’atavica motivazione (‘il fine giustifica i mezzi’) che ogni torturatore pone alla base delle proprie azioni per ‘sanare’ anche gli eventuali ‘effetti collaterali’. Giustificare una sola volta la tortura significa giustificarla sempre”.

Chiesa e omosessualità: mons. Nosiglia (Torino), “continueremo a sostenere l’istituto del matrimonio e il vangelo della famiglia”

Thu, 2017-02-02 17:00

“Le regole non sono cambiate. Il matrimonio rimane un sacramento; i funerali continuano a essere momenti in cui la comunità cristiana si riunisce per pregare, celebrare la fede nel Signore morto e risorto, e non per fare comizi (né, tanto meno, per dare occasione che i comizi li faccia qualcun altro)”. Inizia così la risposta che l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, offre, su “La Voce e il Tempo”, a una delle tante persone che hanno scritto a lui e alla redazione del settimanale diocesano sul tema delle persone omosessuali nella comunità cristiana, sollevato nei giorni scorsi da alcuni quotidiani torinesi, dopo i funerali di un anziano. “Don Gian Luca Carrega – come si evince dalla sua omelia – non ha detto quanto i giornali polemicamente hanno riportato, frasi di condanna della Chiesa, di necessità che chieda scusa o contro questo o quel rappresentante della gerarchia. Ha espresso invece gratitudine ai cristiani presenti, anche omossessuali, per il loro desiderio di vivere la fede nella Chiesa”, ha precisato Nosiglia. Nel nostro tempo, ha aggiunto, “la Chiesa sta compiendo grandi sforzi per individuare e perseguire cammini di ascolto, accoglienza, discernimento e accompagnamento spirituale, con le persone omosessuali che desiderano approfondire la loro situazione alla luce della fede. Queste esperienze, pur con tutte le fatiche e contraddizioni, sono in atto da tempo anche nella nostra diocesi di Torino, e il magistero di Papa Francesco ha indubbiamente dato una forte spinta affinché le comunità cristiane prendano seriamente in carico anche questo tema”. È tuttavia “doveroso” che “il dialogo e l’incontro si svolgano nella verità del confronto con la Parola di Dio e con il Magistero della Chiesa”.

Ricordando il recente Sinodo dei vescovi e la lettera apostolica “Amoris Laetitia”, che hanno ribadito che “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia composta di uomo e donna e dei loro figli”, l’arcivescovo ha sottolineato che “la Chiesa di Torino continuerà a sostenere in ogni modo l’istituto del matrimonio e ad annunciare il vangelo della famiglia secondo quanto la Parola di Dio e il Magistero ci indicano, in continuità con la tradizione bimillenaria della Chiesa” e che, al tempo stesso, “continuerà a promuovere con saggezza ed equilibrio i suoi percorsi di accoglienza e di accompagnamento per le persone omossessuali che lo desiderano, ma anche per ogni altra persona che vive situazioni particolari di vita coniugale come sono i separati, conviventi, divorziati e divorziati risposati e tante famiglie e singoli che subiscono condizioni di povertà o ingiuste disuguaglianze sul piano sociale, per non escludere nessuno e sostenere tutti sulla via del Vangelo, all’incontro con il Signore, e sperimentare la tenerezza materna della Chiesa, a cui ci ha invitato con forza Papa Francesco nella sua visita tra noi”.

Lavoro: ricerca Acli, precarizzazione e disintermediazione. I giovani faticano ma rispondono

Thu, 2017-02-02 16:50

Critico, profondamente difficile ma con qualche squarcio di positività. È così che viene dipinto lo scenario attuale sul tema dei “giovani e lavoro” curato dall’Iref, l’Istituto di ricerche educative e formative delle Acli, e illustrato questo pomeriggio durante il convegno che l’Associazione ha organizzato a Roma. Lo scenario studiato farà parte di una ricerca, i cui risultati verranno illustrati a settembre. La cifra caratterizzante della generazione fra i 18 e i 35 anni è sicuramente la precarizzazione e la disintermediazione del lavoro. “I giovani – ha spiegato al Sir Cristiano Caltabiano, membro del comitato scientifico dell’Iref – sono consapevoli che il lavoro non può essere più a tempo indeterminato e per tutta la vita. E in questo contesto annotiamo dei segnali positivi di cui sono protagonisti i giovani come il co-sharing, cioè la condivisione del lavoro, il ritorno alla agricoltura non più tradizionale ma biologica, e la nascita di molte imprese sociali. Sono risposte flebili purtroppo, che non bastano ad arrestare la crescita della disoccupazione. Dal 2008 sono stati distrutti posti di lavoro, le vittime sacrificali sono state soprattutto i giovani”. Altro aspetto indagato dalla ricerca sarà l’emigrazione delle nuove generazioni. “Il nostro – ha spiegato il ricercatore – è un Paese che ha circa 60 milioni di cittadini all’estero. Sarà interessante vedere se quelli che oggi vivono fuori si legano a delle reti associative per italiani emigrati. Nel passato – ha concluso – la nazione è cresciuta grazie alle rimesse dei migranti. Sarà interessante vedere se avverrà lo stesso in futuro”.

Diocesi: Adria-Rovigo, sabato 4 il III congresso del Movimento lavoratori di Azione Cattolica

Thu, 2017-02-02 16:40

Sarà “Il lavoro educa” il tema del III congresso diocesano del Movimento lavoratori di Azione Cattolica (Mlac) che si terrà sabato 4 febbraio a Rovigo. L’appuntamento, ospitato dalle 15.30 presso la nuova sede della Confartigianato in piazza Duomo, vedrà la partecipazione di Nicola Boscoletto, presidente di Officina Giotto (cooperativa sociale Giotto), realtà che da decenni promuove, all’interno del carcere “Due Palazzi” di Padova, esperienze di lavoro per la riqualificazione e la rieducazione dei detenuti. “Educazione e lavoro sono due parole che rappresentano i tratti distintivi della nostra associazione e del nostro Movimento”, spiega Andrea Padoan, segretario diocesano del Mlac, secondo cui “la scelta educativa è fin dall’origine elemento fondante per l’Azione Cattolica attraverso una proposta formativa organica per ragazzi, giovani e adulti, in cui la fede parla alla vita e viceversa”, mentre “il lavoro è l’‘ambiente’ di evangelizzazione prescelto dagli aderenti al Movimento”. Il Mlac diocesano di Adria-Rovigo, che si appresta a eleggere il nuovo segretario diocesano e l’equipe che lo accompagnerà nel prossimo triennio, è stato costituito nel febbraio del 2011 e rappresenta l’unica realtà di Movimento nel Triveneto, quale espressione di attenzione alle tematiche sociali e del lavoro. “Nei primi sei anni di attività – conclude Padoan – sono state proposte agli aderenti e alla comunità cristiana varie iniziative come la veglia diocesana dei lavoratori o momenti di riflessione sui temi referendari, contro le aperture domenicali dei supermercati, sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Balcani: Cvetanoski (Sonk), “Skopje procede con riforme verso l’Ue, ma gli ostacoli sono molti”. Disputa con la Grecia sul nome della Repubblica

Thu, 2017-02-02 16:19

(dall’inviato a Skopje) Il compito di tratteggiare la situazione della Macedonia sul piano sociale e politico è stato assegnato – durante i lavori del convegno su “Le problematiche dell’immigrazione e le nuove politiche europee per la coesione sociale” in corso nella capitale del Paese balcanico – a Dojcin Cvetanoski, presidente onorario del sindacato Sonk. Tale organizzazione, che conta 30mila iscritti, si definisce Sindacato indipendente dell’istruzione, della scienza e della cultura della Macedonia. È la maggior sigla sindacale del settore e fa capo alla Confederazione dei sindacati liberi di Macedonia. Cvetanoski ha indicato alcuni fronti critici del Paese e della regione balcanica (consolidamento della democrazia, tutela dei diritti individuali e sociali, costruzione di un benessere diffuso, emigrazione), per poi insistere sulle “speranze alimentate” dalla prospettiva di convergere verso l’Unione europea. La Macedonia sta procedendo nelle riforme richieste da Bruxelles per raggiungere gli standard comunitari in vista dell’adesione, ha aggiunto Cvetanoski, ma “restano diversi ostacoli da superare”.
In particolare si è soffermato, con una analisi di carattere storico, culturale e politico, sul problema del “nome” della Repubblica macedone, indicata dalle Nazioni Unite come “Ex Repubblica jugoslava di Macedonia” (Former Yugoslav Republic of Macedonia, Fyrom la sigla). Per la vicina Grecia, infatti, il semplice nome di Macedonia non può essere utilizzato perché esso spetterebbe alla omonima regione ellenica. “Secondo Atene con l’utilizzo del vero nome del nostro Paese – ha detto il relatore – noi avanzeremmo pretese territoriali o altro. Ma questo non è assolutamente vero e ciò non corrisponde nemmeno alla verità storica”. Lo stallo sul nome della nazione balcanica è uno dei problemi da risolvere per l’ingresso nella Ue, ma proprio su questo tema per ora la Grecia pone il veto.

Balcani: Sciacqua (Eza), “governare insieme i macrofenomeni che toccano l’Europa”. Il ruolo di associazioni e sindacati

Thu, 2017-02-02 16:11

(dall’inviato a Skopje) Si infittisce il dialogo tra i rappresentanti di parti sociali, sindacati e associazioni presenti a Skopje al convegno promosso dal Movimento cristiano lavoratori e da diverse altre sigle, sul tema “Le problematiche dell’immigrazione e le nuove politiche europee per la coesione sociale”. Piergiorgio Sciacqua, co-presidente di Eza, ha affermato che “occorre affrontare insieme i grandi problemi che attanagliano l’Europa, dalle migrazioni all’economia, dal lavoro alla sicurezza”. Per tale ragione la prospettiva è quella di “governare questi macro fenomeni che toccano tutti indistintamente”, con una percezione specifica di tali “nodi” nella regione balcanica. Sciacqua, intervenendo in apertura di convegno, ha sottolineato altri aspetti critici e indicato al contempo i settori in cui operare a livello di società civile anche al di là dei confini nazionali: lavoro giovanile, formazione professionale, tutela dei diritti, vecchie e nuove povertà, integrazione dei migranti, tutele sindacali… Per il co-presidente di Eza “la prospettiva europea, pur senza trascurare le difficoltà in cui versa oggi l’Ue, rimane fondamentale”. Al convegno sono presenti esponenti di numerose organizzazioni di ispirazione cristiana (ortodossi e cattolici) e sindacati liberi.

Giornata per la vita: sabato alla Lateranense un libro di Olimpia Tarzia su aborto, unioni civili, gender

Thu, 2017-02-02 16:00

Alla vigilia della XXXIX Giornata per la vita indetta il 5 febbraio dalla Chiesa italiana, sabato alle 11, presso la Pontificia Università Lateranense (piazza San Giovanni in Laterano 4), Olimpia Tarzia presenta il suo libro “Ci alzeremo in piedi. L’Italia dall’aborto alle unioni civili: il mio viaggio tra passione civile e testimonianza cristiana”. Intervengono monsignor Enrico dal Covolo, rettore dell’Ateneo; Francesco D’Agostino, ordinario di filosofia del diritto Università Tor Vergata; Cesare Mirabelli, presidente emerito Corte costituzionale. L’attrice Giusy Buscemi, protagonista di diverse fiction di Rai 1, leggerà alcuni brani del libro. A moderare l’incontro Emilio Carelli, giornalista, già direttore responsabile di Sky Tg 24. Il libro, edito dalla Lateran University Press, “vuole offrire un contributo di riflessione e di pensiero – anticipato l’autrice – tracciando un bilancio degli ultimi decenni che hanno visto moltiplicarsi gli attacchi alla vita e alla famiglia, dall’approvazione della legge 194/78, che ha legalizzato l’aborto in Italia, fino al ‘colonialismo ideologico’ della teoria gender”.

Terremoto: Gentiloni, serve un miliardo, ma non possiamo aspettare superiori determinazioni Ue

Thu, 2017-02-02 15:42

(DIRE-SIR) – “Abbiamo fatto sforzi notevoli dopo la prima scossa di fine agosto, ne abbiamo fatti altri dopo la scossa di fine ottobre, ne stiamo facendo di ulteriori dopo le scosse del 18 gennaio. Abbiamo risorse nella legge di bilancio, ne stiamo mettendo in campo ulteriori con questo decreto”, spiega il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa, a proposito dell’ammontare di risorse necessarie per far fronte all’emergenza terremoto. “Nella lettera che il ministro dell’Economia ha mandato a Bruxelles per rispondere alla necessità dell’aggiustamento che la commissione chiedeva abbiamo già anticipato che sono necessarie ulteriori risorse. Nella lettera di Padoan si parla di almeno 1 miliardo. Intanto, però, non è che possiamo aspettare chissà quali superiori determinazioni. Noi decidiamo, ci prendiamo le nostre responsabilità. Cerchiamo di rispondere nel modo migliore possibile alla situazione che si è creata”, aggiunge il premier.

(www.dire.it)

Terremoto: Gentiloni, “accelerare di fronte a una situazione difficile ed evitare strozzature burocratiche”

Thu, 2017-02-02 15:30

(DIRE-SIR) – “Accelerare di fronte a una situazione difficile, evitare strozzature burocratiche e prevenirle se possibile”. Sono i due principali obiettivi del dl terremoto, illustrati oggi dal premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. Il dl terremoto proroga le misure già previste dopo i precedenti terremoti di “cassa integrazione, busta paga pesante, introduzione anticipata di norme a favore della povertà, meccanismi di sospensione dei pagamenti di tributi e agevolazioni fiscali”, ha precisato Gentiloni, che ha aggiunto, rispondendo a una domanda sullo stanziamento di risorse necessarie per il dl terremoto: “Non abbiamo un conto esatto dell’ammontare delle risorse. Sono molto, molto consistenti. Sono diverse centinaia di milioni”.
“Innanzitutto il governo e innanzitutto il presidente del Consiglio – ha affermato Gentiloni – si assumerà la responsabilità di cercare di contribuire attraverso la presenza costante sul territorio, e qui a Palazzo Chigi, di verifica coi responsabili dell’emergenza, della ricostruzione a livello regionale, perché deve essere chiaro a tutti i nostri concittadini che questa è davvero la nostra priorità alla quale intendiamo rispondere oggi nell’emergenza e con il lavoro dei prossimi mesi”. Il governo ha “l’obiettivo di rilanciare, non solo di conservare, un patrimonio che è straordinario ma anche di rilanciare lo sviluppo, la vocazione del territorio e di ridare fiducia al territorio. Non sarà facile ma è un impresa che l’Italia con il gioco di squadra e l’impegno di tutte le istituzioni può portare avanti. Questi cittadini meritano da parte nostra.

(www.dire.it)

Terremoto: Gentiloni, Italia non dimentica. Tutti consapevoli, anche Ue

Thu, 2017-02-02 15:26

(DIRE-SIR) – “Dobbiamo essere tutti consapevoli della gravità e dell’importanza degli eventi che hanno colpito l’Italia due settimane fa”. Lo dice il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato il dl terremoto. Si tratta di eventi che hanno una “gravità in sé, con quattro scosse tutte rilevanti il 18 gennaio. Ma gravi anche per la concomitanza tra le scosse e una nevicata che non aveva precedenti da decenni. Per l’ulteriore concomitanza poi – aggiunge Gentiloni – con calamità gravissime che tutti ricordiamo. L’Italia non dimenticherà questo colpo che è stato inferto a una parte così rilevante di questo territorio. Ma oltre a non dimenticare l’Italia deve reagire con decisione. Con un obiettivo molto semplice: mettere in campo tutte le norme e le iniziative necessarie per accelerare i percorsi sia di emergenza che di ricostruzione”.
“La percezione di gravità che questo periodo ha dato ai nostri concittadini – dice il premier Paolo Gentiloni – dopo quello che era accaduto in agosto e alla fine di ottobre, è una percezione molto seria. Siamo di fronte purtroppo a una sequenza che ha provato le popolazioni di queste regioni di cui non dobbiamo sottovalutare la gravità e anche gli effetti che può produrre sul piano psicologico. C’è bisogno che il Paese intero, a cominciare da noi, dal governo e con tutte le istituzioni, il Parlamento, l’Unione europea, tutti abbiano la consapevolezza dell’importanza di quello che è accaduto e della necessità di rispondere in modo adeguato”.

(www.dire.it)

Diocesi: Ragusa, al via domani iniziative in cattedrale, negli ospedali e nelle scuole

Thu, 2017-02-02 15:02

Domenica 5 febbraio la Chiesa italiana celebra la 39ma Giornata per la vita sul tema “Donne e uomini per la vita nel solco di Santa Teresa di Calcutta”. Raccogliendo l’invio dei vescovi, gli uffici per la Pastorale familiare e per la Pastorale della salute della diocesi di Ragusa, il Centro aiuto alla vita (Cav) di Ragusa, con la collaborazione della Consulta per le aggregazioni laicali, hanno organizzato una serie di iniziative. La prima è in programma domani ed è la visita agli anziani degenti alla Residenza sanitaria assistita (Piazza Igea). Sabato, sulle orme di Madre Teresa di Calcutta, si terrà una Marcia per la vita con la partecipazione di parrocchie, religiosi e religiose, movimenti, gruppi e associazioni. Appuntamento alle 16.30 davanti all’Ospedale civile. Alle 18, nella cattedrale di San Giovanni Battista. alcune testimonianze sul tema “Il dono e il valore della vita”. Interverranno il Cav di Ragusa sui 10 anni di attività in diocesi e sulla presenza dei Cav in Sicilia, e il Centro risvegli Ibleo. Alle 19 la Messa celebrata dal vicario generale don Roberto Asta. Domenica il vescovo monsignor Carmelo Cuttitta visiterà i neonati e i loro genitori nei reparti di ostetricia e neonatologia degli Ospedali “Maria Paternò Arezzo” di Ragusa e “Guzzardi” di Vittoria.
Alle 10, nella cappella dell’Ospedale civile di Ragusa, la celebrazione eucaristica per le vite spezzate. “Nel corso delle prossime settimane – informa la diocesi – saranno svolti anche incontri con gli studenti per sensibilizzare i giovani al rispetto del grande valore della vita”.

Lavoro: mons. Longoni (Cei), ” offrire possibilità concrete di cambiamento “

Thu, 2017-02-02 14:54

“Il lavoro inteso come vocazione significa che ogni persona che trasforma la realtà secondo logiche di bene fa un lavoro”. Lo ha detto monsignor Fabiano Longoni, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, durante il convegno su giovani e lavoro promosso dalle Acli. “Il problema – ha aggiunto – è aiutare la persona a trovare un lavoro che offre possibilità concrete di cambiamento. Lo stesso Stato nel momento in cui eroga servizi dovrebbe chiedersi se il fine di quel lavoro è sociale. Oggi esistono buone pratiche, come il nuovo contratto dei metalmeccanici. Ad esempio, nella definizione della necessità di conciliare la vita familiare con il lavoro. Nell’occupazione giovanile, invece, vedo che va in questa direzione il mondo delle cooperative sociali, quelle che si occupano dell’accoglienza di migranti, che hanno la capacità di andare incontro alle persone prima del risultato”. Mons. Longoni ha ricordato il progetto Policoro, nato 21 anni fa e promosso dalle diocesi, che ha come idea di fondo l’evangelizzazione della vita e del lavoro. “L’attività principale – ha spiegato – è educare le coscienze, dare un aiuto ai giovani formati. Il progetto ha 139 diocesi che collaborano insieme e 195 animatori di comunità. Si tratta di una scommessa riuscita fatta al Meridione perché negli anni ha permesso la nascita di tante imprese e la creazione di reti di comunità. Più dei risultati – ha osservato – è importante secondo me il valore identitario dato ai giovani che vi partecipano e la trasmissione del valore lavoro. Sono infatti gli stessi giovani che aiutano gli altri giovani per creare lavoro”.

Vatileaks 2: p. Lombardi, “dire che non ci saranno più fughe di documenti riservati è una previsione che non mi sento di fare”

Thu, 2017-02-02 14:50

“Dire che non ci saranno più fughe di documenti riservati è una previsione che non mi sento di fare”. Lo ha detto padre Federico Lombardi, presidente della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la presentazione del libro “Vatileaks 2”, scritto a quattro mani con il giornalista Massimiliano Menichetti. “Lo spero, mi dispiacerebbe se avvenisse, ma non mi stupirei se accadesse di nuovo”, ha proseguito l’ex portavoce vaticano, spiegando che si tratta “di un rischio permanente che diventa più forte se ci sono tensioni o discussioni forti”. In casi come questi, infatti, “si può essere tentati di fare uscire una notizia perché rafforza una certa linea: un tentativo di influire su situazioni di tensione tramite la pubblicazione di notizie o indiscrezioni”. “Oltre all’aspetto strettamente giuridico – ha fatto notare Lombardi riferendosi al ruolo dei giornalisti – c’è anche un aspetto che riguarda l’atteggiamento morale, per cui il giornalista prende iniziative con cui facilita la persona che si trova un po’ a rischio a dare informazioni aggiuntive”. “Il limite tra un comportamento giusto e uno meno nobile, volto ad aggravare le situazioni di tensione, dipende dalla coscienza di chi lavora”, ha concluso Lombardi: “Di questo non parlano i magistrati vaticani nella loro sentenza, ma c’è un allusione nell’intervento finale del Promotore di Giustizia, in cui si accenna all’influsso di chi lavora nella stampa, che spinge di più verso l’atto illecito di pubblicazione di documenti”.

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