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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 8 hours 45 min ago

Economy: unemployment steady in the EU. Peaks in Greece, Spain and Italy. 4 million young people without a job.

Tue, 2017-05-02 13:12

(Brussels) Unemployment is steady in the euro-zone, having stopped at 9.5% in March, the same as in February. In 2016, it was 10.2%, instead. In the 28-EU, things are not going much better, though, with 8.1% jobless people; one year ago, they were 8.7%. These figures come from Eurostat, which reveals 19 million 716 thousand people across the EU are looking for a job. Compared to one year before, 1.6 million jobs have been found. Young people aged 25 or less that are looking for a job are nearly 4 million, though (17.2% in the EU), with the usual peaks in Greece (48.0%), Spain (40.5%) and Italy (34.1%). In the EU member states, overall unemployment rates are lowest in the Czech Republic (3.2%), Germany (3.9%) and Malta (4.1%). At the opposite end of the spectrum, the highest unemployment rates are in Greece (23.5%) and Spain (18.2%). Of the largest countries, Italy is at 11.7%, France at 10.1%, Poland at 5.3%, and the United Kingdom at 4.5%.

 

 

Economia: disoccupazione stabile nell’Ue. Punte massime in Grecia, Spagna e Italia. 4 milioni di giovani senza lavoro

Tue, 2017-05-02 13:11

(Bruxelles) Disoccupazione stabile nella zona euro, che a marzo si è fermata al 9,5%, lo stesso dato del mese precedente. Un anno prima era invece del 10,2%. Nell’Ue a 28 le cose vanno meglio, con un tasso di senza lavoro all’8,1%; un anno fa era all’8,7%. I dati provengono da Eurostat, che attesta a 19 milioni e 716mila le persone in cerca di impiego a livello comunitario. Rispetto a un anno prima si sono recuperati 1,6 milioni di posti. I giovani con meno di 25 anni in cerca di lavoro sono però quasi 4 milioni (17,2% a livello Ue), con le consuete punte massime in Grecia (48,0%), Spagna (40,5%) e Italia (34,1%). Tra i Paesi membri dell’Ue, i livelli complessivi di disoccupazione sono minimi in Repubblica ceca (3,2%), Germania (3,9%) e Malta (4,1%). Al contrario, i livelli massimi di disoccupazione sono in Grecia (23,5%), Spagna (18,2%). Fra i Paesi più grandi l’Italia è all’11,7%, la Francia al 10,1%, la Polonia al 5,3%, il Regno Unito al 4,5%.

Ong e salvataggi: mons. Perego (Fondazione Migrantes), “è giusto che la Magistratura sia vigile”, ma fuoco politico indistinto “ipocrita e vergognoso”. Serve “accoglienza diffusa”

Tue, 2017-05-02 13:10

La situazione drammatica e instabile della Libia l’ha creata l’Europa e le incaute scelte europee non possono essere pagate solo da coloro che oggi sono costretti a mettersi in mare e arrivano da noi, cioè i migranti. A dirlo è stato il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, che questa mattina ha partecipato alla trasmissione “CoffeeBreak” su La 7. “Sempre e in ogni occasione è giusto che la Procura e la Magistratura siano vigili e assumano conoscenze sulla situazione attuale nel Mediterraneo, perché i migranti non siano doppiamente vittime”, ha detto mons. Perego: però, il fuoco politico “indistintamente sulle nove Ong che operano nel Mediterraneo per salvare le vite umane – di fronte alle morti che sono passate a oltre 5mila nel 2016 rispetto alle 3mila del 2015 –, con risorse di fondazioni bancarie e di privati e della società civile, è stato un atto, lo ripeto, ipocrita e vergognoso. Sono troppi coloro che stiamo accogliendo? Credo sia un atto intelligente e di responsabilità accogliere 175mila persone in maniera diffusa negli 8mila comuni italiani, valorizzando percorsi personali di accompagnamento e di integrazione, utilizzando le risorse disponibili per un servizio nuovo e per figure – educatori, mediatori etc. – che possono essere utili per creare e favorire dialogo e inserimento sociale sul territorio. Tanto più in un Paese che sta morendo – nel 2016 ci sono stati 150mila morti in più rispetto alle nascite – e che può trovare un suo futuro in percorsi di ‘meticciato’ – come più volte ha detto il card. Scola – come è sempre avvenuto nella storia italiana, questa volta in maniera pacifica”. “È chiaro – conclude – che anche nell’accoglienza diffusa dei migranti l’Europa deve finalmente svegliarsi dal sonno e promuoverla in tutti e 27 i Paesi europei”.

Partecipazione: Donati (sociologo), “movimenti populisti prodotto crisi classe media”. Archer (Pass), “economia più complessa di slogan”, “interagire” con Ong

Tue, 2017-05-02 13:00

“I movimenti populisti sono il prodotto della crisi della classe media e dell’incapacità del sistema sociale di assicurare un minimo di partecipazione sociale”. Ne è convinto il sociologo Pierpaolo Donati, intervenuto alla conferenza stampa a conclusione della sessione plenaria della Pontificia Accademia delle scienze sociali (Pass),  in corso fino a stasera sul tema “Verso una società partecipativa: nuove strade per l’integrazione sociale e culturale”. Ai lavori, ha reso noto la vicedirettrice della Sala Stampa della Santa Sede, Paloma Garcia Ovejero, è attesa oggi anche la principessa Carolina di Monaco. “La crisi della democrazia partecipativa – ha spiegato il sociologo – deriva in primo luogo dall’aumento delle disuguaglianze sociali, un fenomeno globale dalla conseguenze drammatiche”. “Il modello del multiculturalismo è ormai fallito – la denuncia dell’esperto – e occorre passare al nuovo modello delll’interculturalità, che si deve far carico del bene comune all’interno delle relazioni tra le varie culture”. “L’economia è più complicata dei semplici slogan”, ha messo in guardia Margaret Archer, presidente della Pontificia Accademia delle scienze sociali, esortando a guardare a Papa Francesco, che indica nella “fraternità” un “altro modo di guardare alle politiche nazionali” o a questioni scottanti come il dibattito attuale sulla Brexit. “Interagire” con le Ong, la proposta operativa, che vanno “sostenute” nel loro modo di “affrontare problemi internazionali” come le migrazioni, il traffico di organi e i cambiamenti climatici.

Associazioni: Asci Don Guanella onlus, festa per i 25 anni. Solidarietà e cooperazione in Italia e nel mondo

Tue, 2017-05-02 12:54

Asci (Associazione per la solidarietà e la cooperazione internazionale) Don Guanella onlus ha festeggiato domenica 30 aprile a Nuova Olonio (Sondrio), durante la tradizionale assemblea annuale, i 25 anni di fondazione. Era infatti il 9 maggio 1992 quando a Chiavenna un gruppo di laici dava vita all’associazione con l’obiettivo di sostenere i Servi della Carità impegnati a portare “pane e Signore” (come amava ripetere san Luigi Guanella) nelle missioni aperte nel mondo. Una realtà cresciuta in questi venticinque anni sia numericamente, con l’adesione dei laici che ruotavano attorno all’Opera don Guanella di Roma, che professionalmente, dotandosi di operatori in grado di arricchire il servizio offerto dai religiosi. Oggi Asci don Guanella è una realtà impegnata con propri progetti di cooperazione internazionale, al fianco delle missioni guanelliane, in Africa (Nigeria, Repubblica Democratica del Congo, Ghana), America Latina (Argentina, Brasile, Colombia, Guatemala, Cile, Paraguay e Messico), Asia (India e Filippine) e Europa (Romania e Italia). Da alcuni anni Asci don Guanella affianca, al servizio nel mondo, anche alcune attività in Italia sia in campo educativo che assistenziale. Da 11 anni l’associazione gestisce a Como – in collaborazione con la Caritas diocesana, la parrocchia di San Bartolomeo e le suore Vincenziane – l’ambulatorio cittadino per senza fissa dimora.
“Nel corso del 2016 – spiega Giacomo Manfredi, operatore dell’associazione e referente per l’Italia – sono state realizzate 900 visite mediche grazie al coinvolgimento di 25 medici volontari che prestano il loro servizio in ambulatorio”. Lo sportello rappresenta un punto di riferimento per persone che, per ragioni diverse, non possono accedere al servizio sanitario nazionale. Asci è presente in Italia anche a Messina, nel quartiere di Fondo Fucile nella parrocchia Santissimo Salvatore, dove due educatori dell’associazione stanno portando avanti un progetto educativo con gli adolescenti in una delle zone a maggior rischio degrado della città.

Siria: mons. Audo (Aleppo) a Acs, “famiglie cristiane iniziano a tornare”. Campagna 2017 per il progetto “Una goccia di latte”

Tue, 2017-05-02 12:38

“La gente di Aleppo ha oggi maggiore fiducia e le famiglie cristiane iniziano a tornare”. A dichiararlo ad Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) è mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e direttore di Caritas Siria, che parla anche di “clima lievemente più disteso” a causa della cessazione dei bombardamenti, motivo per cui alcune famiglie stanno facendo ritorno dal Libano e da alcune aree della Siria dove avevano trovato rifugio negli ultimi anni. “Certo non possiamo sicuramente parlare di un ritorno massivo, ma è senza dubbio un primo segnale di speranza”, aggiunge mons. Audo. La situazione, tuttavia, resta ancora drammatica. L’80% degli aleppini si compone di rifugiati, e il 70% di essi vive al di sotto della soglia di povertà. “Ormai da un mese abbiamo nuovamente l’acqua corrente, ma manca ancora l’elettricità. La gente non ha un lavoro ed è totalmente dipendente dagli aiuti”. Dall’inizio della crisi siriana nel 2011, Acs ha realizzato nella sola città di Aleppo progetti per un totale di 2.458.731 euro, assicurando alle famiglie cristiane beni di prima necessità quali pacchi viveri e combustibile per riscaldamento ed elettricità. Un’attenzione in particolare è rivolta ai bambini, attraverso il progetto “Una goccia di latte”, che dal 2015 assicura latte in polvere a circa 2.850 bambini. “Ora che la situazione è lievemente migliorata si rende ancor più necessario fornire aiuti, affinché sempre più cristiani aleppini tornino alle loro case”. La città, un tempo roccaforte della cristianità in Siria, negli ultimi sei anni è stata abbandonata da circa il 75% dei fedeli. In questi giorni Acs-Italia promuove una nuova campagna per sostenere il progetto “Una goccia di latte” per l’intero il 2017. Sono necessari 18.750 euro mensili affinché i bambini di Aleppo, già espropriati della serenità dell’infanzia, non siano privati anche del latte necessario alla loro crescita.

Siria: padre Alsabagh (parroco Aleppo), “ricevute quasi 700 richieste per riparare case e 190 per avviare attività commerciali”

Tue, 2017-05-02 12:32

“Il futuro è nebbioso, sappiamo che la guerra è lunga: basta vedere l’esempio dell’Iraq o del Libano, dove il conflitto non cessa a distanza di molti anni e regna il caos. Nonostante il realismo, siamo positivi e certi della vittoria della vita sulla morte, della carità sull’odio. Teniamo sempre aperto il cuore, sicuri che Gesù avrà l’ultima parola; come cristiani ci sentiamo responsabili di creare il regno dei cieli e diventare ponte di riconciliazione, perdono, pace”. Lo dice al Sir padre Ibrahim Alsabagh, parroco della parrocchia latina di san Francesco di Assisi nel quartiere di Azizieh ad Aleppo, facendo un punto sulla situazione della città martire siriana. Continua il parroco: “Davanti alla distruzione, pensiamo alla ricostruzione. Abbiamo ricevuto quasi 700 richieste per riparare case danneggiate o distrutte e 190 per avviare un’attività commerciale: ci sono tanti giovani valorosi e con esperienza che non riescono a ricominciare a lavorare. Ne abbiamo aiutati 140, con la speranza che acquisiscano indipendenza dagli aiuti umanitari: per esempio abbiamo pagato per un anno l’affitto di una panetteria-pasticceria a un giovane, cui abbiamo acquistato anche macchinari usati ma in buono stato. Ora compriamo da lui i dolci per i bambini e le famiglie che distribuiamo alle feste”. Per il parroco, “prima di tutto è indispensabile ricostruire l’uomo. Le ferite sono molto profonde negli adulti e in particolare nei piccoli, ecco perché abbiamo avviato un progetto d’istruzione che aiuta le scuole private cattoliche e ortodosse della città: il livello d’istruzione non deve abbassarsi, gli insegnanti devono essere retribuiti e il Governo non dà sovvenzioni. La scuola è indispensabile affinché i bambini non subiscano ulteriori traumi: alcuni professori sostengono che ora si vedono i primi risultati della guerra e la nuova generazione è persa. I ragazzi sono resistenti al processo educativo, sono maltrattati, violenti, parlano di morte e mostrano enormi disagi psicologici. Per rinascere puntiamo proprio sui bambini: oltre alla scuola, ci dedichiamo all’oratorio estivo, in partenza il 1° giugno, e al catechismo, con gite e campi gioco, in modo da scoprire i talenti, promuoverli e permettere loro di vivere in armonia”.

Siria: padre Alsabagh (parroco Aleppo), “la situazione resta difficilissima. Abbiamo adottato 740 famiglie”

Tue, 2017-05-02 12:31

“Se dal 22 dicembre non sono più caduti missili nel centro di Aleppo, tante battaglie atroci tra l’esercito siriano e l’Isis continuano e la strada principale che conduce alla città rischia sempre di essere bloccata”. Lo dice al Sir padre Ibrahim Alsabagh, parroco della parrocchia latina di san Francesco di Assisi nel quartiere di Azizieh ad Aleppo, facendo un punto sulla situazione della città martire siriana. “La realtà – spiega – resta difficilissima. Tutti i quartieri sono devastati, l’elettricità manca e la comunità continua ad acquistarla dai generatori sparsi nelle strade. Per l’acqua abbiamo in progetto di costruire dei pozzi. Inoltre abbiamo fornito 1500 depositi di acqua da tenere in casa. Continuiamo ad affrontare l’emergenza: consegniamo più di 3mila pacchi alimentari al mese e a gennaio abbiamo adottato 740 famiglie sposate nel 2012: ho promesso che a maggio avremmo incluso anche quelle che si sono unite nel 2010. Si tratta di un grande progetto umano e spirituale che necessita di un accompagnamento materiale per assistere la scelta eroica di avvicinarsi al sacramento del matrimonio, e al dono della vita”. “Adottare” significa fornire un pacco alimentare di 40 dollari ogni mese e dare un aiuto economico per spese indispensabili come l’elettricità, che costa 20 dollari al mese. In tutto assicuriamo alle famiglie 100 dollari mensili, ai quali si aggiunge l’assicurazione medica, in particolare durante gravidanza, nascita e post-partum. Conclude il parroco: “Il progetto è stato sostenuto in parte da Papa Francesco. Al termine dei suoi esercizi spirituali di Quaresima ha diretto ad Aleppo 100mila euro. Gli ho scritto una lettera di ringraziamento in cui dettagliavo i conti. Abbiamo ricevuto la somma il 17 marzo e il 18 la metà era già stata utilizzata: le famiglie hanno bisogno complessivamente di quasi 50mila euro al mese. Cerchiamo di procurare loro il minimo e vivere la povertà con dignità umana”.

Papa Francesco: a Santa Marta, “la tenerezza di Dio è capace di cambiare un cuore di pietra con un cuore di carne”

Tue, 2017-05-02 12:20

“La tenerezza di Dio è capace di spostare un cuore di pietra e mettere al suo posto un cuore di carne”. Papa Francesco ha concluso così l’omelia dell’odierna Messa mattutina a Casa Santa Marta. Partendo dalla Prima Lettura che narra il martirio di Stefano, il Papa ha spiegato che il cristiano è un testimone di obbedienza mentre chi lapidava Stefano non capiva la Parola di Dio. Anche i discepoli di Emmaus, ha riconosciuto Francesco, non capivano, “avevano paura” ma “erano buoni”, “aperti alla verità”. E quando Gesù li rimprovera il loro cuore si riscalda mentre coloro che lapidarono Stefano “erano furibondi”, non volevano ascoltare. Questo, per il Papa, è il dramma della “chiusura del cuore”: “il cuore duro”. Di qui l’esortazione del Salmo 94 a non indurire il cuore e la promessa di cambiare il cuore di pietra con uno di carne: un cuore “che sappia ascoltare” e “ricevere la testimonianza dell’obbedienza”. “Questo fa soffrire tanto, tanto, la Chiesa – assicura Francesco -: i cuori chiusi, i cuori di pietra, i cuori che non vogliono aprirsi” e non lasciano entrare lo Spirito Santo. “Invece, la Lettura di oggi ci dice che Stefano, pieno di Spirito Santo, aveva capito tutto: era testimone dell’obbedienza del Verbo fatto carne, e questo lo fa lo Spirito Santo. Era pieno”. Dal Papa l’invito a guardare “questa tenerezza di Gesù: il testimone dell’obbedienza, il Grande Testimone, Gesù, che ha dato la vita, ci fa vedere la tenerezza di Dio in confronto a noi, ai nostri peccati, alle nostre debolezze. Entriamo in questo dialogo e chiediamo la grazia che il Signore ammorbidisca un po’ il cuore di questi rigidi”.

Diocesi: Benevento, da venerdì 5 maggio il IV corso di formazione per Caritas parrocchiali

Tue, 2017-05-02 12:16

L’ascolto, l’osservazione e il discernimento, il centro di ascolto, l’Osservatorio sulla povertà, la comunicazione Caritas, il laboratorio promozionale Caritas, lo statuto di una Caritas parrocchiale: saranno questi gli argomenti che saranno affrontati durante il quarto ciclo dei corsi di formazione per attuare le Caritas parrocchiali che prenderà il via venerdì 5 maggio alle ore 17, alla Cittadella della Carità “Evangelii Gaudium”, a Benevento. Saranno cinque gli appuntamenti della durata di un’ora ognuno, rivolti ai volontari delle parrocchie dell’arcidiocesi di Benevento. Al termine del ciclo di incontri i partecipanti saranno impegnati in un tirocinio al centro di ascolto diocesano e all’Osservatorio della povertà. Gli incontri si terranno venerdì 5 maggio, 12 maggio e 19 maggio, martedì 30 maggio e venerdì 9 giugno dalle ore 17alle ore 18e saranno guidati dalla responsabile della promozione Caritas, Giusy De Vita. Gli interessati possono iscriversi al corso telefonando alla segreteria Caritas al numero 0824/25508, o mandando una email all’indirizzo segreteriacaritas@diocesidibenevento.it .

Partecipazione: Pass, “cresce la disuguaglianza sociale fra élites e massa”

Tue, 2017-05-02 11:58

“Il fattore più significativo che opera contro la partecipazione sociale è la crescente disuguaglianza sociale fra ristrette élites e la massa della popolazione”. È una delle conclusioni della plenaria della Pontificia Accademia delle scienze sociali (Pass), ancora in corso in Vaticano.  “Le statistiche sulla distribuzione  della ricchezza e delle opportunità di vita indicano degli enormi divari fra Paesi e Paesi e interni ai vari Paesi”, si legge nel comunicato diffuso oggi dall’organismo pontificio: “Preoccupa in particolare il fatto che in Europa e America la classe media si sia notevolmente  indebolita, diversamente da altri paesi come l’India e la Cina dove la classe media si è rafforzata”. “Laddove la classe media subisce dei tracolli, la democrazia partecipativa è  messa in pericolo”, il grido d’allarme. “Nonostante tutto ciò – l’auspicio – è possibile operare per una migliore ‘società partecipativa’ qualora si  riesca a instaurare una vera cooperazione sussidiaria fra un sistema politico che si renda sensibile alla voce di chi non è rappresentato, una economia civilizzata e forme associative di società civile basate su reti di reciprocità”. “Occorre rendere circolari le forme di partecipazione da top-down a bottom-up – il dettaglio della proposta –  valorizzando le realtà intermedie basate sul principio di collegialità”.

Partecipazione: Pass, “frammentazione” e “sistemi politici incapaci di governare la società” creano “disintegrazione”

Tue, 2017-05-02 11:37

“Il diffondersi della frammentazione sociale” e l'”incapacità dei sistemi politici di governare la società”: sono “due  fenomeni” che “si vanno diffondendo in tanti Paesi e creano situazioni di forte disintegrazione sociale, in cui diventa sempre più difficile realizzare forme di partecipazione sociale ispirate a principi di giustizia, solidarietà e fraternità”. A lanciare il grido d’allarme è la Pontificia Accademia delle scienze sociali (Pass), in un comunicato diffuso oggi, a conclusione della sessione plenaria dell’organismo pontificio, svoltasi in questi giorni sul tema: “Verso una società partecipativa: nuove strade per l’integrazione sociale e culturale”. “Le cause di queste tendenze disgregative che operano contro una società più partecipativa – si legge nel comunicato – sono state individuate nella crisi della rappresentanza politica, nelle crescenti disuguaglianze sociali, negli squilibri demografici a livello planetario, le crescenti migrazioni e il numero elevato di rifugiati, il ruolo ambivalente delle tecnologie dell’informazione e comunicazione, nei conflitti religiosi e culturali”. “Partecipazione, lotta all’esclusione e integrazione sociale e culturale”, i temi dell’incontro, cui il Papa ha fatto pervenire il suo messaggio. “Lo scopo di includere le persone e le comunità nella società non può essere perseguito con misure forzate o in maniera standardizzata”, evidenzia il comunicato, che in negativo cita l’esempio di “sistemi scolastici che non tengono conto delle differenze culturali e delle culture locali”. “Una reale partecipazione sociale è possibile solo a condizione che vi sia libertà religiosa”, la tesi di fondo.

Portogallo: Conferenza episcopale auspica progetti di reinserimento per i detenuti

Tue, 2017-05-02 11:30

Al termine della 191ma Assemblea plenaria, la Conferenza episcopale porto-ghese (Cep) ha emesso un comunicato nel quale è stato fatto “il punto della situazione riguardante l’attività religiosa, giuridica e sociale svolta della Chiesa negli istituti carcerari di tutto il Paese”. Dal testo, si apprende che attualmente l’azione della Pastorale penitenziaria riguarda “50 stabilimenti di pena, dove si trovano rinchiusi circa 14mila detenuti”. Inoltre, dall’analisi dell’esperienza operativa emerge che “insieme alla prevenzione della reiterazione dei crimini, la risocializzazione dei detenuti costituisce una delle maggiori sfide della giustizia portoghese”. A parere dei vescovi, risulta “assolutamente vitale incentivare la creazione di iniziative che favoriscano il reinserimento nella vita attiva delle persone che hanno scontato la pena nel periodo immediatamente successivo alla loro liberazione”. Al fine di espletare nel miglior modo possibile la propria missione secondo tale prospettiva, la Cep ha quindi deciso di dotare il settore della Pastorale penitenziaria di ulteriori risorse economiche, che consentano anche una diversificazione e un miglioramento degli strumenti operativi. In particolare, i vescovi hanno evidenziato “la necessità di una maggiore formazione e un più accurato accompagnamento degli agenti pastorali, dei collaboratori e dei volontari”, per il cui reclutamento è infine auspicata “la costituzione di un servizio specifico in tutte le diocesi”.

Sinodo dei giovani: card. Baldisseri a Lecce, “mettere i giovani al centro, per ringiovanire le nostre comunità sempre più stanche e invecchiate”

Tue, 2017-05-02 11:16

“Dobbiamo riconoscere che noi adulti, anche credenti e pastori d’anime, ci siamo spesso mostrati distratti di fronte al potenziale immenso dei giovani. Come Chiesa siamo chiamati a mettere i giovani al centro, a farli parlare anche quando ci criticano, ad ascoltarli con pazienza e attenzione. Solo così potremo ‘ringiovanire’ le nostre comunità, che appaiono sempre più stanche e ‘invecchiate’”. È quanto ha affermato ieri sera il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, chiudendo, a Lecce, il cammino sinodale dei giovani leccesi. Per questo, ha spiegato il cardinale rivolgendosi ai giovani, il Papa ha convocato “un Sinodo dei giovani, con e per tutti i giovani, nessuno escluso, nel quale vi è stato chiesto di diventare protagonisti del cammino della vostra Chiesa locale”. “Sarebbe bello – ha proseguito Baldisseri – se uno dei frutti di questo Sinodo dei giovani fosse l’impegno a promuovere qui, in questa vostra bellissima terra, una nuova e coraggiosa cultura dell’ambiente, combattendo la mentalità consumistica dilagante e riscoprendo il rapporto con la natura sul modello di san Francesco d’Assisi”. Il cardinale ha consegnato ai giovani anche un altro impegno: quello “a rispettare la donna, riconoscendo la sua pari dignità e a vivere le relazioni affettive con rispetto, delicatezza, attenzione all’altro”. “Cari giovani – ha aggiunto – riportate l’amore nella nostra società. Incendiate le nostre città con la forza di una ritrovata capacità di donazione”.

Missioni: dal convegno di Monreale i seminaristi chiedono una Chiesa più aperta e in dialogo

Tue, 2017-05-02 11:05

Dialogo ecumenico e confronto all’interno della Chiesa. Sono due aspetti messi in evidenza dai 150 partecipanti al 61° Convegno missionario nazionale per i seminaristi, organizzato dalla Pontificia Unione Missionaria, che si è tenuto nei giorni scorsi a Monreale. Al temine dei lavori i seminaristi hanno stilato un documento che verrà consegnato ai vescovi come contributo alla Chiesa per arricchire la formazione dei giovani sacerdoti. I seminaristi vorrebbero una Chiesa missionaria autenticamente in dialogo: “Le ferite possono diventare feritoie per comunicare tra di noi”, hanno detto al termine dei laboratori. “La base ha voglia di confronto, senza per questo rinunciare alla certezza dell’identità”, hanno proseguito, osservando che “non si tratta di perderla ma semmai di metterla in gioco, stando nel qui ed ora”. Inoltre, è generale la richiesta che nei seminari si potenzi l’offerta dei corsi: “Per conoscere meglio le altre religioni bisogna che qualcosa di più su di esse ci venga insegnato”. Ma non solo: hanno suggerito di far partecipare anche le figure femminili alla loro formazione accademica oltre a chiedere di ricevere una preparazione meno teorica, più in contatto col mondo e con la vita di tutti i giorni. C’è necessità di maggiore aderenza ai problemi reali della gente, aprendo le porte, anche quelle dei seminari stessi, per accogliere e incontrare. Non a caso, i seminaristi propongono che si dedichi maggioro spazio a materie sociali, alla salvaguardia del creato, all’ambiente, alla psicologia.

Diocesi: mons. Oliva (Locri-Gerace), omelia per la festa di San Giuseppe lavoratore. Se manca il lavoro manca la dignità

Tue, 2017-05-02 10:47

“Questa nostra terra a causa della mancanza di lavoro rischia di essere una terra provata della sua dignità, una terra di scarto e abbandonata. Una terra che dalla politica null’altro ha da aspettarsi se non vere politiche del lavoro. Solo autentiche politiche del lavoro possono dare speranza e futuro”. A dirlo è stato ieri il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, celebrando messa al santuario della madonna della Gratta di Bombile. Per il presule “non è tollerabile in alcun caso che il lavoro diventi un diritto negato, il privilegio di pochi. La festa di San Giuseppe lavoratore è un’occasione per ricordare che non c’è vivere sociale se questo diritto non viene equamente riconosciuto e se a ogni famiglia non è riconosciuto il sacrosanto diritto a vivere con dignità la propria vita”. Mons. Oliva parla di un “lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale”. “libero, che non crei dipendenze”: “non il lavoro che proviene dal capobastone di turno, al quale sei chiamato a pagare un conto salato, e nelle cui mani sei costretto a consegnare la tua libertà”. Un lavoro “creativo, che “aiuti la persona a sviluppare le sue capacità di intelligenza attraverso attività che lo realizzano e lo facciano sentire cooperatore del Creatore”.
L’intervento ha tocacto anche la piaga del lavoro nero. La festa del Primo Maggio, ha detto il vescovo, è “un’occasione favorevole per dar voce ai disoccupati e ai senza lavoro o mal pagati, a chi non ha che strascichi di lavoro insufficiente per soddisfare le proprie esigenze e quelle della propria famiglia. Il grido di chi non ha lavoro deve scuotere il Palazzo”. Come credenti “non possiamo chiudere gli occhi” “né possiamo porci in modo egoistico di fronte ad essi. Il lavoro è di tutti e per tutti. Nessuno può pretendere di svolgere il proprio lavoro, togliendolo agli altri. Più solidarietà anche nel lavoro. Alla nostra terra spetta purtroppo un triste primato: il record della disoccupazione giovanile attestato al 58,7%”.

Card. Montenegro: ai giovani, “mettete in discussione il mondo e anche per la Chiesa siate una presenza critica”

Tue, 2017-05-02 10:30

“Chi non rischia non vince. Questa è la sfida che Papa Francesco ci lancia. Una sfida che vale la pena accettare. Una sfida – che qualcuno direbbe rock – interessante e intrigante”. Lo ha affermato ieri pomeriggio l’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, presiedendo a Ravanusa la celebrazione eucaristica per “Giovaninfesta”, il tradizionale evento organizzato dalla diocesi di Agrigento ogni 1° maggio. Commentando il tema della giornata – “Chi non rischia non vince” – il cardinale ha osservato che “il Papa, ma soprattutto Cristo, non riescono ad immaginare giovani che si accontentano di una fede sbiadita, fatta di abitudini e vuote tradizioni”. “Gesù è un Dio strano, imprevedibile e sconvolgente” che “non ha bisogno di stanchi, annoiati è noiosi amici”, ha aggiunto l’arcivescovo, ammonendo che “ha bisogno di giovani veri, coraggiosi, rivoluzionari, credibili”. “Con lui non è possibile barare. Né si può annacquare la sua proposta, né sostituire il suo molto con quello del dio delle nostre mediocrità”, ha proseguito Montenegro, rilevando che “Gesù ci provoca, sfida la nostra tiepida fede, spesso miope e fatta di progetti mignon”. “Dice di non delegare agli altri ciò che tocca fare a voi perché se lo doveste fare sarebbe viltà”. “Chiede di gridare al mondo e a questo territorio la voglia di libertà”, ha continuato il cardinale, sottolineando che “Lui cerca giovani che mettano in gioco la loro vitalità migliore, giovani che sanno riempire di spifferi di aria pulita il mondo”. “Mettete in discussione il mondo, siate costruttori di una società diversa e anche per la Chiesa siate una presenza critica”, ha concluso Montenegro.

Comece: università d’estate, “Definizioni radicali: stato-società-religione”

Tue, 2017-05-02 10:15

(Bruxelles) Anche quest’anno avrà luogo l’Università d’estate internazionale, esperienza che dal 2006 vede collaborare la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), l’università di Graz e la medesima diocesi per offrire a studenti e insegnati una cornice in cui “lavorare in modo interdisciplinare su temi di attualità e in particolare quelli che riguardano l’Unione europea e le sue relazioni con le Americhe” spiegano gli organizzatori. In particolare l’edizione 2017 (che si svolgerà dal 2 al 15 luglio) avrà come tema “Definizioni radicali: stato-società-religione”. In Europa, “al posto della coesione e della comunitarietà, sta avvenendo una rinegoziazione delle definizioni di stato, società e religione, a volte solo con un voto popolare e manovre politiche, come mostra Brexit”, spiega la coordinatrice Roberta Maierhofer. Il tema offrirà l’occasione per una “analisi approfondita in un mondo di vaghezza e chiacchiere e validerà lo sforzo intellettuale come assunzione di responsabilità radicale verso l’impegno politico e accademico”. Ridefinire i termini sarà un modo per “comprendere le dinamiche e le strutture che governano le nostre società e noi come individui”. Nelle giornate si alterneranno relazioni e dibattiti in plenaria e incontri seminariali. Alla scuola internazionale nelle edizioni passate hanno preso parte circa ottanta studenti provenienti da atenei di tutto il mondo. Per informazioni: www.comece.eu.

Papa in Egitto: p. Zaky (rettore seminario), “un dono a tutto il Paese”

Tue, 2017-05-02 09:58

“Un grande dono a tutto l’Egitto”: così padre Toma Adly Zaky, rettore del seminario maggiore copto di al-Maadi, parla al Sir della visita di Papa Francesco al Cairo. Secondo il rettore del seminario la visita segna uno spartiacque per la comunità cattolica egiziana. Papa Francesco, afferma Zaky, “lascia una grande eredità ai cattolici dell’Egitto: proseguire sulla strada dell’unità, della cooperazione non solo con le Chiese ma anche con le Istituzioni, dell’umiltà e del perdono”. È questa la risposta “più bella” al terrorismo che ha preso di mira la comunità cristiana locale. Si tratta di un’eredità che i cattolici locali non devono disperdere se vogliono davvero essere “seminatori di speranza e operatori di dialogo” nella società egiziana. “Questo viaggio – dice – ci ha dato consapevolezza che possiamo fare molto in Egitto se restiamo uniti, popolo, Governo, organizzazioni sociali, l’esercito. Un viaggio che ci dona un modello di collaborazione da seguire anche in futuro e che spero lasci frutti importanti per la comunità cristiana e cattolica”. Il primo di questi frutti è “un nuovo spirito per andare avanti sulla strada dell’unità e della pace. Moltissimi egiziani, non solo quelli di fede cristiana, hanno seguito i momenti della visita grazie alla diretta televisiva e sono rimasti colpiti dalle parole e dai gesti del Pontefice che hanno espresso amore, pace, concordia, carità. Tanti opinionisti hanno commentato positivamente questo viaggio: farà molto bene alla nostra Nazione”. Circa il terrorismo padre Zaky ribadisce: “il Pontefice ci ha confermato che non esistono limiti alla carità, che è l’unica via da praticare e testimoniare. E si testimonia anche attraverso il perdono, atto essenziale nella vita di tutti i cristiani, non solo quelli egiziani o mediorientali. Per praticare l’amore dobbiamo anche perdonare”.

Vocazioni: mons. Dal Molin (Cei), “pastorale meno ansiogena e più efficace”. L’efficienza non si riduce ai numeri

Tue, 2017-05-02 09:39

“Solo ritrovando la capacità di ritornare ad essere discepoli dell’amore faremo ardere anche più passione”. Lo ha affermato ieri mattina monsignor Domenico Dal Molin, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni, nel corso dell’incontro “Osare la missione, tra comunione e sinodalità” che a Bari ha riunito consacrati e consacrate, sacerdoti e responsabili della formazione permanente del clero e dei preti giovani della Regione per aprire la Settimana di preparazione alla 54ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (7 maggio). Dal Molin ha voluto ringraziare le Chiese di Puglia perché “stanno dando un input forte a tutta la Chiesa italiana, visto che qui stiamo vivendo momenti belli come la recente settimana di Gallipoli, con otre 250 partecipanti al seminario sull’accompagnamento spirituale”. Introducendo i lavori, mons. Dal Molin ha sottolineato l’importanza di “rendere la pastorale vocazionale ancor più generativa, non tanto efficiente perché produce dei numeri, ma sicuramente meno ansiogena e più efficace”.

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