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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 9 hours 48 min ago

Focolari: a Loppiano per tre giorni oltre un migliaio di persone di 50 Paesi. “Da Chiara Lubich una luce sulla famiglia”

Mon, 2017-03-13 12:05

“Da Chiara Lubich una luce sulla famiglia”. Si è concluso a Loppiano l’evento di tre giorni promosso dal Movimento dei Focolari a 50 anni dalla fondazione della diramazione delle Famiglie Nuove (nel 1967) e nel nono anniversario della morte della fondatrice Chiara Lubich. Oltre un migliaio di persone di 50 Paesi, di tutte le generazioni – cristiani, ma anche musulmani, buddisti e indù – hanno partecipato all’evento. Il programma, diffuso in diretta streaming e tradotto in 19 lingue, si è articolato in tre grandi temi: la famiglia come trama di rapporti all’interno della coppia, con i figli e tra le generazioni; l’amore, come risposta alle criticità nella famiglia con le sue ferite, sfide e dolori; la famiglia, risorsa creativa nei confronti del tessuto sociale. Per tre giorni a Loppiano si sono ascoltate voci di padri e di figli. C’è la famiglia ferita dal padre vittima dell’alcool. C’è la storia di una coppia alla ricerca del figlio che, distrutta l’azienda di famiglia e indebitato fino al collasso, fugge in un altro Paese. Ci sono Basma e Tatiana. Musulmana la prima e cristiana la seconda, che diventano più che sorelle nella condivisione quotidiana, profonda e concreta, dopo la morte del marito di Basma in terra straniera, con due figli a carico e senza appoggi.

Della ricchezza che emerge, si fa interprete Maria Voce che nel suo intervento ripropone la chiamata iniziale di Chiara Lubich alle famiglie a prendersi sulle spalle quella porzione di mondo che appare “più frantumato, più simile a Lui Abbandonato”, ricordando che l’insostituibile compito delle famiglie è quello di “tenere sempre acceso nelle case l’amore, ravvivando così quei valori che sono stati donati da Dio alla famiglia, per portarli ovunque nella società, generosamente e senza sosta”. Nel corso dell’evento, nella prima giornata, si è svolto anche un seminario culturale su “Il patto di reciprocità nella vita familiare, generativo della fiducia e della relazione”, che ha riunito un centinaio di accademici e esperti nel campo dell’accompagnamento familiare, del counseling, della ricerca pedagogica e psicologica. A Loppiano si è infine profilata l’apertura, in seno all’Istituto universitario Sophia e in sinergia con altri istituti a livello internazionale, di un centro di ricerca ad alto livello, interreligioso, interconfessionale, interculturale, interdisciplinare che approfondisca e studi questo patrimonio di vita per poterlo esprimere a livello universale.

Terra Santa: Custodia, inaugurato centro giovani a Gerico. P. Patton: “Sarà una scuola di convivenza”

Mon, 2017-03-13 11:45

È stato inaugurato lo scorso 9 marzo, a Gerico, un nuovo per i giovani. A darne notizia è oggi la Custodia di Terra Santa. All’apertura del centro, che si trova nei pressi della locale Terra Santa School, hanno partecipato, tra gli altri, il Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, il capo del club del buon pastore Basem Abedrabbo, il sindaco di Gerico Mohammad Jalayta, il presidente del Consiglio Superiore palestinese per la gioventù e lo sport, Jibril Rajoub. Presenti anche il vice Direttore di Usaid Jonathan Kamin (per la Cisgiordania e Gaza) e il direttore di Anera, Paul Butler. Usaid (United states agency international development) e Anera (American Near East Refugee Aid) hanno infatti contribuito materialmente alla realizzazione di questo nuovo spazio per i giovani reso possibile grazie alla disponibilità dei frati francescani. “Il territorio dove è stato costruito il centro è della Custodia di Terra Santa, ma servirà tutta Gerico, come già avviene per la scuola – spiega il Custode padre Patton – . La politica della Custodia non è mai autoreferenziale, ma prendendosi cura della piccola comunità cristiana presente, rimane aperta alla comunità locale e in questo caso alla maggioranza musulmana. Come per gli studenti della nostra scuola, così sarà per questo centro. Saranno presenti i giovani cristiani e anche quelli musulmani: diventerà così una scuola di convivenza”. Accessibile ai giovani che risiedono nella zona di Gerico, il nuovo centro farà da supporto ai giovani di età tra i 14 e i 29 anni e offrirà gratuitamente corsi di pittura, corsi di computer, corsi di teatro, attività sportive, corsi per i media. La costruzione del centro ha creato quasi 570 posti di lavoro temporanei tra i palestinesi e a lungo termine offrirà nuove opportunità ai ragazzi del luogo per sviluppare la propria personalità, mettersi in gioco, formarsi per entrare nel mondo del lavoro.

Diocesi: Caritas Pisa, a incontro giovani servizio civile mons. Filippini (Pescia) propone di destinare quota dell’8xmille a realtà impegnate per la pace

Mon, 2017-03-13 11:24

“La preghiera dell’aviatore e quella del marinaio, che vengono recitate anche qui a Calci in occasione delle cerimonie in ricordo della tragedia del Monte Serra del 1977, sono inadeguate dal punto di vista teologico e anche in contraddizione con la carta costituzionale: per questo ho scritto alla Conferenza episcopale italiana chiedendo di valutare la possibilità di cambiarle’’. L’affondo di monsignor Antonio Cecconi, oggi parroco di Calci e in passato direttore della Caritas diocesana di Pisa e vice di quella italiana, è arrivato l’11 marzo, nel corso della presentazione del “Vangelo della pace” di monsignor Roberto Filippini, vescovo di Pescia e teologo e intellettuale da sempre impegnato nel dialogo ecumenico e interreligioso. L’evento, ospitato nel teatro Valgraziosa di Calci, ha aperto l’incontro degli obiettori di coscienza e dei ragazzi in servizio civile che hanno svolto il servizio in una delle sedi della Caritas diocesana, organizzato in occasione della celebrazione di San Massimiliano, primo martire per obiezione di coscienza. Un centinaio i partecipanti, sui 484 giovani che dal 1979 ad oggi hanno deciso di dedicare un periodo della loro vita al servizio dei più deboli. La proposta, invece, è arrivata da monsignor Filippini: “Dal punto di vista teologico c’è bisogno di approfondire una teologia della pace a partire dalla quale rileggere la nostra fede cristiana: in tal senso è fondamentale insistere con impegno ancora maggiore per la promozione del dialogo ecumenico e interreligioso e occorre che la chiesa scelta con forza e convinzione teoria e prassi della nonviolenza. Papa Francesco lo ha fatto in modo inequivoco nel messaggio per la giornata mondiale della pace ma sarebbe importante che la Chiesa desse un segno concreto in tal senso: perché non destinare una quota, anche minima, dell’otto per mille al sostegno degli istituti e centri di ricerca impegnati nello studio e nella divulgazione delle scienze per la pace? Ci renderebbe molto più credibili, quando parliamo di pace”.

Quattro anni di Papa Francesco: mons. Semeraro (C9), “lo benediciamo, perché continui a essere benedizione per noi”

Mon, 2017-03-13 10:43

“La benedizione invocata dal Signore per il Papa è l’augurio nostro in questo giorno. Lo benediciamo, perché continui a essere benedizione per noi”. Con queste parole monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del C9 (Consiglio di cardinali), esprime – in una nota al Sir – il proprio augurio a Papa Francesco per il quarto anniversario dell’elezione al soglio pontificio. “Ti benedirò e possa tu essere una benedizione! Queste parole – scrive il vescovo -, rivolte da Dio ad Abramo mentre lo spinge a lasciare il suo paese, la sua patria e la sua casa (cfr Gen 12,2) mi risuonano nella memoria quando ripenso, con animo ogni volta sorpreso, al gesto e alle parole di Francesco la prima volta che uscì sulla loggia centrale di San Pietro la sera del 13 marzo 2013. ‘Vi chiedo un favore – disse -: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi preghiate il Signore perché mi benedica’. Non era mai avvenuto. Ti benedirò e possa tu essere una benedizione: la bidirezionalità di quella benedizione funziona da quattro anni. La benedizione del Papa sulla Chiesa e ne sentiamo i benefici effetti: la Chiesa cammina, come è giusto che la Chiesa cammini. ‘Fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio’, come ricorda il Concilio echeggiando Agostino, traendo dalla virtù del Signore risuscitato ‘la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà manifestato nella pienezza della luce’ (Lumen gentium n. 8). Oggi, come ieri e sempre!”. E c’è anche “la benedizione della Chiesa per Francesco”, aggiunge Semeraro, “da lui semplicemente sollecitata con quel: ‘Per favore non dimenticatevi di pregare per me’ che tanto spesso conclude i suoi discorsi. Questa benedizione è anche l’augurio nostro in questo giorno”.

Quattro anni di Papa Francesco: gli auguri del Sir, “ogni giorno vissuto all’insegna della gioia del Vangelo”

Mon, 2017-03-13 10:39

“Grazie Papa Francesco, per questi quatto anni vissuti all’insegna della gioia del Vangelo”. Nel giorno in cui ricorre il quarto anniversario dell’elezione al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio, il Sir esprime “un grande augurio e un affettuoso ringraziamento al Papa venuto dalla fine del mondo”. Da quattro anni, ricorda il Sir, “ogni giorno, Santo Padre, Lei ci indica la strada, antica e sempre nuova, della ‘gioia del Vangelo’. Ci spiega, con parole e gesti da tutti comprensibili, che l’incontro con Gesù cambia l’uomo e lo rende testimone vivo e gioioso della Buona Notizia. Vorremmo anche noi, come giornalisti, incamminarci su questa strada, raccontando la vita della Chiesa, a partire dalle periferie. Vorremmo riuscire a dare voce a chi non ha voce, soprattutto ai poveri, ai piccoli, ai giovani, alle famiglie, attenti a tutte le realtà vive del nostro tempo cui Lei dedica preghiera, affetto e attenzioni infinite. Alla Chiesa e al mondo Lei porta sempre una parola di pace, di cordialità, di comprensione, indicando nella Misericordia il tratto necessario per far vivere il Vangelo. Indica inoltre le ‘periferie esistenziali’ come centro prioritario cui volgere lo sguardo”. In questo giorno, conclude il Sir, “vogliamo solo assicurarLe che, per quel che sapremo e potremo fare, ci impegniamo in questo cammino, accompagnando il Suo ministero con la nostra preghiera”.

Portugal: missions, training in Lisbon about youth volunteering in Africa

Mon, 2017-03-13 10:32

In the attempt to drive lay young people aged between 21 and 40 to join volunteering projects in Africa, the Catholic organisation “Lay people for development” organised a training course called “There is a walk to take together”, due at the Padre António Vieira University Centre (Cupav) in Lisbon on March 17th at 9.30 pm. The release, with which the initiative has been announced, points out that on that day “the programmes will be effectively displayed, the volunteers’ profiles will be outlined, and the training plans of each mission will be announced”. At that public meeting, young applicants can not only “enquire about all the details, they can also talk with the volunteers who have taken part in previous projects”. The new missionary training course will then start on March 31st so that anyone interested can actually leave for their African destinations as early as September and October 2017. The NGO “Lay people for development” has been working for 30 years “in support of the integral and integrated growth of Portuguese-speaking countries” and is currently promoting missionary projects in Angola, Mozambique, Sao Tomé and Príncipe, and even in Portugal, especially in training and education, development and community organisation, entrepreneurship and employment.

Portogallo: missioni, a Lisbona formazione per il volontariato giovanile in Africa

Mon, 2017-03-13 10:32

Al fine d’incoraggiare l’adesione di giovani laici con un’età compresa tra i 21 e i 40 anni a progetti di volontariato in Africa, l’organizzazione cattolica “Laici per lo sviluppo” ha organizzato un’azione informativa intitolata “C’è un cammino da intraprendere insieme”, che si terrà il prossimo 17 marzo, alle ore 21.30, presso il Centro universitario Padre António Vieira (Cupav) di Lisbona. Il comunicato di presentazione dell’iniziativa sottolinea che in tale occasione “saranno esposti in modo concreto i programmi, tracciati i profili dei volontari, e annunciati i piani formativi delle diverse missioni”. L’incontro pubblico non solo consentirà ai giovani aspiranti di “richiedere tutti i chiarimenti possibili, ma anche di dialogare con i volontari che hanno partecipato ai progetti precedenti”. Il nuovo ciclo di formazione missionaria inizierà poi il 31 marzo, e consentirà agli interessati di poter effettivamente partire per le loro destinazioni africane già nei mesi di settembre e ottobre 2017. L’associazione non governativa “Laici per lo sviluppo” lavora da 30 anni “in favore della crescita integrale e integrata dei Paesi di lingua portoghese”, promuovendo attualmente progetti missionari in Angola, Mozambico, nell’isola di San Tomé e Príncipe, e nello stesso Portogallo, in particolare in ambiti riguardanti la formazione e l’educazione, lo sviluppo e l’organizzazione comunitaria, l’imprenditoria e l’occupazione.

Papa Francesco: a Santa Maddalena di Canossa, “la cattiveria e le chiacchiere mi spaventano”. Con lo smartphone “si comunica, ma non si dialoga”

Mon, 2017-03-13 10:05

Non le streghe, ma “la malvagità della gente”. È questo che spaventa il Papa. Lo ha confessato lui stesso ai bambini e ragazzi del catechismo, durante la visita di ieri alla parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, borgata Ottavia. “Quando una persona sceglie di essere cattiva, quello mi spaventa tanto”, le parole a braccio di Francesco: “Perché una persona cattiva può fare tanto male. E mi spaventa anche quando in una famiglia, in un quartiere, in un posto di lavoro, in una parrocchia, anche in Vaticano, quando ci sono le chiacchiere, questo mi spaventa. Vi dirò una cosa, sentite bene. Voi avete sentito o visto in tv cosa fanno i terroristi? Buttano una bomba e scappano: fanno questo. Una delle cose. Le chiacchiere sono così: è buttare una bomba e andarsene via. E le chiacchiere distruggono, distruggono. Distruggono una famiglia, distruggono un quartiere, distruggono una parrocchia, distruggono tutto. Ma soprattutto le chiacchiere distruggono il tuo cuore”. Altro invito ai piccoli: non abusare dello smartphone. “È bello, questo, perché oggi noi possiamo comunicare dappertutto”, ha detto il Papa: “Ma manca il dialogo. Pensate questo… Chiudete gli occhi, immaginate questo: a tavola, mamma, papà, io, mio fratello, mia sorella, ognuno di noi con il suo proprio telefonino, parlando… Tutti parlano ma parlano fuori: tra loro non si parla. Tutti comunicano, sì, tramite il telefonino, ma non dialogano. Questo è il problema. La mancanza di dialogo. E la mancanza di ascolto. Sì, ‘io sto comunicando con il telefonino’, ma non ascolti quelli che sono vicino a te, non dialoghi, sei in comunicazione con altro che forse non è comunicazione vera, non è dialogo: io dico una cosa, tu dici l’altra, ma tutto virtuale. Dobbiamo arrivare al dialogo concreto, e lo dico a voi, giovani. E come si incomincia a dialogare? Con l’orecchio”.

Papa Francesco: a santa Maddalena di Canossa, “non si paga per fare il Papa”

Mon, 2017-03-13 10:04

“Si paga per diventare Papa?”. È una delle domande a cui ha risposto ieri Francesco, nell’incontro con i bambini e i ragazzi del catechismo, durante la visita alla parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, alla Borgata Ottavia. “Se tu hai un mucchio di soldi e vai lì e li dai ai cardinali, loro ti faranno Papa per questo?”, ha chiesto Francesco a sua volta ai bambini, nel “botta e risposta” a braccio, ricevendo un “no” corale. “Gesù sceglie chi vuole che faccia il Papa in questo tempo; in un altro tempo sceglie un altro, e un altro, e un altro..”, ha proseguito Francesco facendo notare ai ragazzi che il primo Papa, Pietro, non era un santo ma un peccatore.  Ti piace il tuo “lavoro”, o ti piaceva più quello di prima, hanno chiesto ancora i bambini: “A me piace, e mi piaceva anche quando ero parroco in una parrocchia, rettore della facoltà e anche parroco, tutti e due: mi piaceva tanto”, la risposta di Francesco: “Mi piaceva anche fare scuola di catechesi, la Messa ai bambini… mi piaceva. Sempre, essere sacerdote è una cosa che a me è piaciuta tanto”. “Così, che è più bello: fare il Papa o fare il prete?”, ha domandato il Papa ai ragazzi:  “Tutti e due: quello che Dio vuole. Quello che il Signore ti dà è bello, perché quando il Signore ti dà un compito da fare, un lavoro, essere pastore di una parrocchia, o di una diocesi o fare il Papa, pastore, lì, ti dà un compito”.

Papa Francesco: messa a santa Maddalena di Canossa, “Gesù si è fatto peccato”. “Parlare dei peccati altrui è una cosa brutta”

Mon, 2017-03-13 10:03

Tra la trasfigurazione e la resurrezione “ci sarà un altro volto di Gesù: ci sarà un volto non tanto bello; ci sarà un volto brutto, sfigurato, torturato, disprezzato, insanguinato dalla corona di spine…”. Lo ha detto il Papa nell’omelia pronunciata, a braccio, ieri pomeriggio, durante la visita alla parrocchia di Santa Maddalena di Canossa, in Borgata Ottavia. “Tutto il corpo di Gesù sarà proprio come una cosa da scartare”, ha proseguito Francesco: “Due trasfigurazioni e in mezzo Gesù Crocifisso, la croce”. “Dobbiamo guardare tanto la croce!”, l’invito: “È Gesù, il Figlio di Dio, Dio stesso, nel quale il Padre si compiace: lui si è annientato per salvarci! E per usare una parola troppo forte, troppo forte, forse una delle parole più forti del Nuovo Testamento, una parola che usa Paolo: si è fatto peccato”. “Il peccato è la cosa più brutta”, ha commentato il Papa: “Il peccato è l’offesa a Dio, lo schiaffo a Dio, è dire a Dio: ‘Tu non mi importi, io preferisco questo…’. E Gesù si è fatto peccato, si è annientato, si è abbassato fino a lì… E per preparare i discepoli a non scandalizzarsi di vederlo così, in croce, ha fatto questa trasfigurazione”. “Noi siamo abituati a parlare dei peccati altrui”, ha detto Francesco: “È una cosa brutta… Invece di parlare dei peccati altrui, non dico di farci peccato noi, perché non possiamo, ma di guardare i nostri peccati e lui, che si è fatto peccato”. “Questo è il cammino verso la Pasqua, verso la Risurrezione”, ha concluso il Papa: “Con la sicurezza di questa trasfigurazione andare avanti; vedere questo volto tanto luminoso, tanto bello che sarà lo stesso nella Risurrezione e lo stesso che troveremo in Cielo, e anche vedere quest’altro volto, che si è fatto peccato, ha pagato così, per tutti noi. Gesù si è fatto peccato, si è fatto maledizione di Dio per noi: il Figlio benedetto, nella Passione è diventato il maledetto perché ha preso su di sé i nostri peccati. Pensiamoci, a questo. Quanto amore! Quanto amore! E pensiamo anche alla bellezza del volto trasfigurato di Gesù che incontreremo in Cielo. E che questa contemplazione dei due volti di Gesù – quello trasfigurato e quello fatto peccato, fatto maledizione – ci incoraggi ad andare avanti nel cammino della vita, nel cammino della vita cristiana. Ci incoraggi a chiedere perdono per i nostri peccati, a non peccare tanto… Ci incoraggi soprattutto ad avere fiducia, perché se lui si è fatto peccato è perché ha preso su di sé i nostri. E lui è disposto sempre a perdonarci. Soltanto, dobbiamo chiederlo”.

Papa Francesco: Angelus, ascoltare “urlo nascosto” di “ragazze e ragazzi vittime di violenze, maltrattamenti, sfruttamento e guerre”

Mon, 2017-03-13 10:02

“Esprimo la mia vicinanza al popolo del Guatemala, che vive in lutto per il grave e triste incendio scoppiato all’interno della Casa Refugio Virgen de la Asunción, causando vittime e ferite tra le ragazze che vi abitavano”. Sono le parole pronunciate dal Papa dopo la recita dell’Angelus di ieri. “Il Signore accolga le loro anime, guarisca i feriti, consoli le loro famiglie addolorate e tutta la nazione”, ha proseguito Francesco. Poi un appello: “Prego anche e vi chiedo di pregare con me per tutte le ragazze e i ragazzi vittime di violenze, di maltrattamenti, di sfruttamento e delle guerre”. “Questa è una piaga, questo è un urlo nascosto che deve essere ascoltato da tutti noi e che non possiamo
continuare a far finta di non vedere e di non ascoltare”, la denuncia del Papa.

Papa Francesco: Angelus, “la Croce cristiana non è una suppellettile”, ma “la porta della Resurrezione”

Mon, 2017-03-13 10:01

“La Croce cristiana non è una suppellettile della casa o un ornamento da indossare, ma è un richiamo all’amore con cui Gesù si è sacrificato per salvare l’umanità dal male e dal peccato”. Lo ha ricordato il Papa, che durante l’Angelus di ieri ha esortato i 35mila fedeli presenti, in questo tempo di Quaresima, a contemplare “con devozione l’immagine del crocifisso, Gesù in croce:  è il simbolo della fede cristiana, è l’emblema di Gesù, morto e risorto per noi”. “Facciamo in modo che la Croce segni le tappe del nostro itinerario quaresimale per comprendere sempre di più la gravità del peccato e il valore del sacrificio col quale il Redentore ha salvato tutti noi”, l’invito di Francesco, che partendo dall’episodio della trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor ha osservato come, sulla strada verso Gerusalemme, “Gesù si stava dimostrando un Messia diverso rispetto alle attese, a quello che loro immaginavano sul Messia, come fosse il Messia: non un re potente e glorioso, ma un servo umile e disarmato; non un signore di grande ricchezza, segno di benedizione, ma un uomo povero che non ha dove posare il capo; non un patriarca con numerosa discendenza, ma un celibe senza casa e senza nido”. “È davvero una rivelazione di Dio capovolta, e il segno più sconcertante di questo scandaloso capovolgimento è la croce”, ha commentato il Papa: “Ma proprio attraverso la croce Gesù giungerà alla gloriosa risurrezione, che sarà definitiva, non come questa trasfigurazione che è durata un momento, un istante”. “Gesù trasfigurato sul monte Tabor ha voluto mostrare ai suoi discepoli la sua gloria non per evitare a loro di passare attraverso la croce, ma per indicare dove porta la croce”, ha concluso Francesco: “Chi muore con Cristo, con Cristo risorgerà. E la croce è la porta della risurrezione. Chi lotta insieme a lui, con lui trionferà. Questo è il messaggio di speranza che la croce di Gesù contiene, esortando alla fortezza
nella nostra esistenza”.

Fossa comune in Irlanda: mons. Neary (Tuam), “la verità emerga in modo chiaro e obiettivo”. “Impariamo dal passato perché queste ingiustizie non si ripetano”

Sat, 2017-03-11 20:00

“Vi è urgente bisogno di un’inchiesta per esaminare tutti gli aspetti della vita a quel tempo, allargando il focus da una particolare congregazione religiosa e affrontando il tema dei ruoli e delle interrelazioni tra Chiesa, Stato, enti locali e la società in generale. Questo approccio dovrebbe assicurare che la verità emerga, per quanto sgradevole possa essere”. In questo modo “saremo in grado di procedere davvero. La speranza è che il report della Commissione faccia emergere la verità in modo chiaro e obiettivo”. Il monito e l’auspicio sono di monsignor Michael Neary, arcivescovo di Tuam, la cittadina irlandese dove alcuni anni fa è stata scoperta in una ex casa di suore una fossa comune in cui sono stati ritrovati almeno 800 corpi di bambini. Nell’omelia – inviata al Sir – della Messa celebrata questa sera nella cattedrale dell’Assunzione, il presule ricorda la vicenda “straziante” della Mother and Baby Home a Tuam. “Possiamo solo tentare di capire lo sconvolgimento emotivo sofferto dalle madri”, afferma, e occorre “tentare di spiegare, ma non giustificare, ciò che è accaduto nel nostro non lontano passato collettivo” chiedendosi come la società irlandese, “che pretendeva di essere definita dai valori cristiani” possa essersi comportata in questo modo verso i più vulnerabili. “Vorrei scusarmi di nuovo per il dolore causato dalle mancanze della Chiesa”, le parole di mons. Neary, quando “questi bambini e le loro madri non sono stati accolti, né voluti né amati”. Quindi il riferimento al presente: “Ancora oggi ci circondano enormi sfide su come ci prendiamo cura delle persone svantaggiate. Negli anni a venire la nostra società attuale sarà inevitabilmente sottoposta a esame e molto probabilmente sarà giudicata carente in molti aree nelle quali al momento siamo ciechi. Dobbiamo imparare dal passato – la conclusione del presule – per evitare simili ingiustizie oggi, e per informare le generazioni future”.

 

 

Firenze: card. Betori, “invierò degli animatori” per “riscoprire la bellezza del Vangelo”. Il 22 aprile apertura del “cammino sinodale”

Sat, 2017-03-11 19:25

“Chiamo le nostre comunità parrocchiali, le comunità di vita consacrata, le associazioni, movimenti, gruppi, comunità e realtà ecclesiali di fedeli laici a essere un popolo di uomini e donne in ricerca della gioia del Vangelo. Vi chiedo di entrare in dialogo con Dio e di comprendere che Lui è in mezzo a noi, ci parla, ci accompagna, e ci vuole bene”. È l’invito rivolto dall’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, in una lettera alla comunità ecclesiale fiorentina, con cui comunica l’indizione di un cammino sinodale sulla “Evangelii gaudium”. “L’ascolto che vogliamo promuovere – osserva l’arcivescovo – riguarda noi stessi, la vita delle comunità ecclesiali e della realtà ecclesiale e culturale di oggi”. “Celebrata la Pasqua – annuncia Betori – vi invierò degli animatori che guidando l’inizio di questo cammino, vi aiuteranno a riscoprire la bellezza del Vangelo, a confrontarvi nella fraternità delle vostre comunità, e a individuare degli obiettivi condivisi per essere confermati dalle parole di Gesù: ‘Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro’ (Mt 18,20)”. La lettera dell’arcivescovo verrà letta e distribuita domani da tutti i parroci della Chiesa fiorentina. Il cammino sinodale si aprirà ufficialmente sabato 22 aprile, alle 21, con una veglia di preghiera presieduta dal card. Betori nella chiesa di san Giovanni Battista all’Autostrada.

Firenze: card. Betori, un “cammino sinodale sulla Evangelii gaudium”

Sat, 2017-03-11 19:19

Un “Cammino sinodale sulla Evangelii gaudium”, “un percorso per crescere insieme nella missione di testimonianza del Vangelo in questo tempo”. L’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori, in una lettera alla comunità ecclesiale fiorentina, che sarà letta e distribuita domani da tutti i parroci della diocesi, comunica l’indizione di un cammino sinodale. Richiamando l’indicazione data da Papa Francesco in Santa Maria del Fiore durante il V Convegno ecclesiale nazionale – “in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium” – il card. Betori afferma che “questa chiara esortazione del Papa non può rimanere senza una nostra risposta”. “So bene – aggiunge l’arcivescovo – che non si tratta di cominciare da ora, perché il suo invito ha già mosso molti tra noi e l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium è stata al centro di iniziative che hanno visto protagoniste la stessa arcidiocesi, molte parrocchie e aggregazioni ecclesiali”. Ma “è bene ora dare a questo nostro impegno una forma organica e condivisa”. “Chiamiamo ‘sinodale’ questo percorso – rileva Betori – perché vogliamo creare un ascolto attento di ciascuno e di tutti, per giungere a un consenso attorno ad alcuni, pochi ed essenziali, spazi di azione su cui intervenire con scelte da condividere”. “Tale consenso – sottolinea il cardinale – non sarà il risultato della somma delle nostre singole volontà, bensì la ricerca insieme della volontà di Cristo per noi”.

Quattro anni di Papa Francesco: il card. Nichols (Inghilterra e Galles), gratitudine, sostegno e preghiere

Sat, 2017-03-11 19:15

Il cardinale Vincent Nichols, presidente della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, scrive a Papa Francesco che si prepara a celebrare il quarto anniversario di elezione a vescovo di Roma e a 265 ° successore di Pietro (13 marzo 2013). Nel testo, pubblicato sul sito della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, il cardinale presidente offre preghiere per il Santo Padre ed esprime al Papa “a nome di tutta la comunità cattolica in Inghilterra e Galles, e sono certo di molte più persone”, gratitudine “per il modo risoluto con cui afferma gli insegnamenti di Cristo e della Chiesa, presentandoli in opere e in parole con una freschezza e immediatezza che attirano l’attenzione del mondo”. Il card. Nichols ringrazia Dio perché “lo Spirito Santo ha guidato la Chiesa nel processo” di elezione del Papa e “lo stesso Spirito Santo” guida e sostiene il Pontefice “di giorno in giorno”. “Ringraziamo Dio – scrive ancora il porporato a Francesco – per la ricchezza di doni e frutti dello Spirito Santo, che sono le caratteristiche del suo ministero: gioia e pace, pazienza e gentilezza, fedeltà, saggezza e misericordia”. “Preghiamo – si legge a conclusione della lettera – che Dio le dia forza e coraggio per continuare questo grande ministero da cui tutti traiamo tale incoraggiamento. Le assicuro, Santo Padre, l’amore, la stima e il sostegno convinto di tutti noi”.

Giornata memoria e impegno in ricordo vittime mafie: mons. Oliva (Locri-Gerace), “mai più violenza e spargimento di sangue”

Sat, 2017-03-11 19:00

“Mai più nella nostra terra violenza e spargimento di sangue, sequestri di persone e faide distruttive! Scompaia ogni tentazione di fare uso della forza e della vendetta! Vengano meno tutte le forme di associazione criminale. La ‘ndrangheta è morte per la nostra terra, la causa principale del nostro sottosviluppo”. A scriverlo in una lettera indirizzata alla diocesi è stato monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, in preparazione alla Giornata nazionale della memoria e dell’impegno per le vittime delle mafie che si svolgerà il 21 marzo a Locri. “‘Memoria’ e ‘impegno’ sono due parole chiave del nostro cammino civile e religioso” – scrive mons. Oliva – perché “la memoria richiama il sangue versato da faide violenti che hanno seminato morte e distrutto i nostri paesi”, richiama “la sofferenza che il tempo dei sequestri ha cagionato”. Per il presule è “memoria delle tante vittime spezzate dalla violenza della mafia, vite di uomini e donne, giovani e meno giovani, ragazzi e bambini, vittime innocenti di una criminalità spietata che non si è mai fermata davanti a niente”. L’invito di mons. Oliva è a stringerci “ai familiari delle tante vittime innocenti delle mafie. Facciamo nostro il loro dolore, ponendoci accanto a loro e condividendone la sofferenza” per “trasformare le fragilità e il dolore in risorse preziose per un cammino nuovo”. Per mons. Oliva poi “impegno è volontà di cambiamento, di conversione e di vita nuova”. Il presule invita a fare “obiezione di coscienza di fronte a qualunque progetto di morte e alla mentalità mafiosa, prepotente e arrogante”, per “ridare dignità alla nostra terra” e “ricostruire rapporti di pace e riconciliazione”, “favorire legami di cooperazione nel bene, di volere un lavoro per tutti”.

Mons. Giovanni Benedetti compie 100 anni: gli auguri dei vescovi umbri

Sat, 2017-03-11 18:51

I vescovi della Conferenza episcopale umbra formulano gli “auguri più affettuosi” a mons. Giovanni Benedetti, vescovo emerito di Foligno, per il suo centesimo genetliaco. Nato a Spello il 12 marzo 1917, nel 1974 è nominato vescovo ausiliare di Perugia e nel 1976 è trasferito alla guida della Chiesa di Foligno, che ha retto fino al 1992. È il vescovo più anziano d’Italia, il quarto nel mondo. I presuli sottolineano “l’acume pastorale, la profondità spirituale, la raffinata intelligenza e la premura paterna di mons. Benedetti, prete e vescovo con profonda visione conciliare della Chiesa, che ha sostenuto attraverso lo studio e la diffusione in Italia del pensiero teologico del gesuita francese Henri-Marie De Lubac. Apprezzato insegnante di materie teologiche, era convinto che la teologia più che fornire risposte dovesse suscitare interrogativi e domande”. Come vescovo di Foligno ha consolidato l’attuazione del Concilio Vaticano II, celebrando anche il Sinodo. “È ricordato – si legge in una nota dei vescovi umbri – come un pastore animato da grande passione per le persone affidate alle sue cure pastorali, in modo particolare per i preti, i giovani e quanti segnati dalla sofferenza”. I vescovi nel “rinnovare gli auguri a mons. Benedetti, in segno di riconoscenza per il lungo e fedele servizio reso alla Chiesa in Umbria, invocano dal Signore, per intercessione della Madonna – a Foligno invocata in modo particolare col titolo del Pianto -, di S. Feliciano e di Santa Angela una rinnovata effusione di doni e di ricompense celesti sulla sua persona”.

Koinè 2017: don Pennasso (Cei), “utile laboratorio di confronto tra mondo della produzione e liturgisti”

Sat, 2017-03-11 18:44

“L’appuntamento di Koinè si conferma come utile laboratorio di confronto tra mondo della produzione e liturgisti, architetti, operatori pastorali e artisti”. È quanto ha affermato questa mattina don Valerio Pennasso, direttore dell’Ufficio nazionale per i Beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza episcopale italiana (Cei), intervenendo all’inaugurazione di Koinè 2017, la rassegna di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto ospitata fino a martedì 14 marzo presso il quartiere fieristico di Vicenza. “La collaborazione ormai quasi trentennale della Cei con Koinè è espressione del dialogo con le professionalità che si esprimono sia nell’arte sacra sia nella liturgia e nei servizi tecnici e progettistici per le parrocchie”, ha sottolineato don Pennasso, secondo cui si tratta di “un dialogo di grande rilievo e necessario perché ai produttori è affidata, in qualche modo, la divulgazione pratica dei principi e delle indicazioni dei vescovi in materia di adeguamento liturgico e di arte sacra”.

Koinè 2017: mons. Pizziol (Vicenza), “qui è forte il legame tra arte e liturgia”

Sat, 2017-03-11 18:41

“Siamo di fronte non solo a degli oggetti commerciali, ma anche e soprattutto a degli oggetti artistici, per sottolineare il forte legame tra arte e liturgia”. Lo ha affermato questa mattina il vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol, nel corso dell’inaugurazione di Koinè 2017, la rassegna biennale di arredi, oggetti liturgici e componenti per l’edilizia di culto, in programma fino a martedì 14 marzo presso il quartiere fieristico di Vicenza. “L’inaugurazione della 17ª edizione – ha sottolineato il vescovo – ha una sua valenza particolare per la presenza del vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, al quale sono stati consegnati oggi dei segni liturgici di solidarietà per le oltre 100 chiese lesionate dal terremoto”. Pizziol ha rivolto “un invito a visitare questa rassegna”, osservando che “l’arte ha quasi una funzione maieutica nel generare quella bellezza che le celebrazioni liturgiche devono esprimere nel loro insieme, nei canti, nei paramenti e negli oggetti”. “Credo che Koinè – ha concluso – può contribuire alla realizzazione di questa celebrazione liturgica che è in sé unica”.

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