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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 4 hours 38 min ago

Koinè 2017: mons. Pompili (Rieti), “grazie per l’attenzione verso le centinaia di chiese gravemente distrutte dal sisma”

Sat, 2017-03-11 18:38

“La vostra generosa attenzione contribuisce ad affrontare uno dei problemi più rilevanti posti dal sisma. Solo nelle zone di Amatrice ed Accumoli sono oltre 100 le chiese gravemente distrutte e la messa in sicurezza e la ricostruzione sono processi che richiederanno anni”. Lo ha affermato questa mattina a Vicenza il vescovi di Rieti, monsignor Domenico Pompili, all’inaugurazione di Koinè 2017, dove è intervenuto in rappresentanza delle comunità terremotate del Centro Italia per ricevere dalle mani di alcuni espositori presenti doni per la ricostruzione delle chiese distrutte. Ringraziando il vescovo di Vicenza, mons. Beniamino Pizziol, i responsabili di Ieg, che organizza la rassegna, e i produttori per l’invito e i doni ricevuti, mons. Pompili ha sottolineato come “dopo la ricostruzione dei legami sociali e dell’economia di un territorio che già soffriva le conseguenze di un progressivo spopolamento, la distruzione ‘di massa’ delle chiese soprattutto nella zona del cratere è un’ulteriore ferita per le comunità che, intorno ad esse, si riunivano e si riconoscevano e la ricostruzione dei beni artistici cui voi contribuite è anche, e soprattutto, ricostruzione degli spazi pubblici e di incontro di cui le chiese sono simbolo”. Al vescovo sono stati donati paramenti liturgici, calici, patene, arredi per le aule di culto, immagini sacre, impiantistica, offerti da oltre 100 produttori, di cui 60 hanno materialmente consegnato il proprio dono; altri hanno promesso la fornitura d’impianti di amplificazione o campane o elementi per l’edilizia.

Diocesi: mons. Cavina (Carpi), la cattedrale “luogo non solo di culto ma di bellezza”. Oggi un convegno per la riapertura del 25 marzo

Sat, 2017-03-11 18:33

A due settimane dalla riapertura della cattedrale, si è svolto questa mattina a Carpi il convegno “Ora vedrete il Tempio completato… il ricordo visibile della Luce invisibile” promosso dal settimanale “Notizie” e dall’ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi di Carpi, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, della Città di Carpi e dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia Romagna, in collaborazione con Ucsi (Unione italiana stampa cattolica) e Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici). Davanti a una nutrita presenza di partecipanti, gli interventi del presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, dell’assessore regionale alla ricostruzione, Palma Costi, e di Marco Soglia, responsabile dell’Ufficio ricostruzione della diocesi di Carpi, hanno sottolineato l’importanza del lavoro di squadra tra istituzioni civili e religiose, amministratori locali e soprintendenze, per portare avanti la ricostruzione, unendo la tutela dei beni al miglioramento sismico. Un esempio di coesione sociale al di là delle barriere che si è ben espresso nel recupero della cattedrale, “luogo non solo di culto ma di bellezza” – ha sottolineato il vescovo di Carpi, monsignor Francesco Cavina – di cui tutti, credenti e non credenti, hanno riscoperto il valore e l’importanza. Introdotti da Chiara Genisio, vicepresidente della Fisc, sono poi intervenuti Mario Staffolani, direttore di “Radio C1” della diocesi di Camerino, Simone Incicco, caporedattore de “L’Ancora” della diocesi di San Benedetto del Tronto, e don Ermanno Caccia, direttore di “Notizie”. Hanno portato la testimonianza di tre organi d’informazione che, continuando a lavorare tra le difficoltà enormi causate dal terremoto, hanno mantenuto vivo un punto di riferimento importante per le comunità, una volta venuti meno gli spazi di aggregazione. “Dove trovare la speranza di fronte a tanta distruzione?”, si è chiesto Staffolani, secondo cui “la vicinanza del Pontefice, della Chiesa italiana, delle istituzioni, dei sindaci, dei tantissimi volontari che sono accorsi, è stato uno stimolo ad andare avanti”. Come giornalisti, ha concluso Incicco, parlando della situazione degli sfollati di San Benedetto del Tronto, “siamo chiamati a raccontare le storie delle persone, i loro bisogni ed esigenze, con la massima sensibilità, mettendo sempre al centro l’uomo”.

Papa alla borgata Ottavia: padre Spinello (parroco), “gli chiederò di pregare per le vocazioni, ne abbiamo bisogno”

Sat, 2017-03-11 18:30

“Partirò da una consegna – ‘conferma i tuoi fratelli nella fede’ – per poi formulare una speranza: Signore, dacci tante vocazioni, ne abbiamo bisogno”. Ad anticipare, in un’intervista al Sir, cosa dirà al Papa, quando verrà domani in visita alla sua parrocchia, è padre Giorgio Spinello, da dieci anni alla guida di Santa Maddalena di Canossa, periferia Nord Ovest della Capitale. In questi dieci anni padre Giorgio ha avuto la gioia di vedere maturare le vocazioni di un 49enne, ora diacono, e di un ragazzo di 25 anni che riceverà l’ordinazione sacerdotale quest’anno. Ma le situazioni ferite che si incrociano in una periferie sono tante: “Ci sono i malati, le persone che hanno perso il lavoro, i giovani che lo cercano”, l’elenco solo parziale stilato dal parroco. C’è il disagio di un quartiere-dormitorio, in cui mancano punti di aggregazione. Così, solo la parrocchia e la Prefettura sono gli unici punti di riferimento. “Servirebbe una presenza maggiore delle istituzioni”, la richiesta del religioso. “Noi abbiamo l’oratorio, dove portiamo avanti un’azione educativa che offre ai giovani proposte per la loro vita”. Perché la povertà non è fatta solo di carenza di cose materiali, ma di progetti. La parrocchia, su invito del parroco, si è preparata all’incontro con Francesco tramite tre giorni di adorazione eucaristica. “Fare entrare tutti non sarà possibile”, prevede padre Giorgio. Santa Maddalena di Canossa è la terza parrocchia romana visitata dal Papa dall’inizio di quest’anno – dopo Santa Maria a Setteville di Guidonia (15 gennaio) e Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù (19 febbraio) – e la quattordicesima in quattro anni di pontificato.

Cattolici-Luterani: “celebrazione storica” a Hildesheim in Germania. Card. Marx, “continuiamo a camminare insieme”

Sat, 2017-03-11 18:00

Con una liturgia penitenziale e una preghiera di riconciliazione comune, presso la Michaeliskirche di Hildesheim, le Chiese cattolica e protestante tedesche hanno compiuto oggi un passo importante che rovescia una storia secolare di emarginazioni e contrasti reciproci. Nella liturgia, alla presenza del presidente tedesco, Joachim Gauck, della cancelliera Angela Merkel e del presidente del Bundestag, Norbert Lammert, le Chiese hanno ringraziato per la fiducia reciproca resa visibile in questo cinquecentenario della Riforma: “La commemorazione della Riforma dovrebbe essere un nuovo inizio per un percorso che ci riunisce come Chiese e non ci separa più”, ha detto il vescovo Heinrich Bedford-Strohm, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania (Ekd). Nel sermone comune, pronunciato con il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), Bedford-Strohm ha evidenziato che “noi vogliamo lavorare insieme per credere, non vogliamo più un futuro isolato”. Il cardinale Marx ha detto che 500 anni dopo la riforma, questo è un “giorno di gioia”: “Sono contento perché oggi abbiamo un esempio di convivenza nella riconciliazione. Accettiamo la nostra Storia, guardiamo a ciò che i cristiani hanno fatto gli uni agli altri, e continuiamo a camminare insieme”. “Spero che possiamo dire: i cristiani nel nostro Paese sono la speranza per tutte le persone, specialmente i poveri, i deboli e chi non vede futuro”, ha concluso il cardinale Marx. La liturgia ecumenica di Hildesheim è l’evento centrale del cosiddetto processo di “purificazione della memoria”, fatto insieme dalle Chiese per trovare un percorso comune di riconciliazione storica e di fede.

Fuci: dal 20 al 26 marzo Settimana dell’università a Camerino. Dal 4 al 7 maggio Congresso nazionale a Pavia e Vigevano

Sat, 2017-03-11 17:36

In preparazione a due importanti eventi come la IX edizione della Settimana dell’università, che si svolgerà dal 20 al 26 marzo e il cui evento nazionale sarà a Camerino il 22 marzo, e come il 65° Congresso nazionale, dal 4 al 7 maggio a Pavia e Vigevano, la Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci)  ha lanciato l’hastahg #AbitareleFrontiere per dare inizio ad un “viaggio” che l’intera Federazione intraprenderà dalle prossime settimane. La Settimana dell’università affronterà i temi del merito e della valutazione della qualità della ricerca, mentre il Congresso avrà come tema il Mediterraneo. A legare i due momenti è l’immagine della “Frontiera”. “L’Università, e in particolare ogni ateneo – si legge in un comunicato -, viene intesa, parafrasando le parole di Papa Francesco alla Fuci, come una frontiera che attende l’impegno e la passione di ogni studente, ma anche come un piccolo Mediterraneo, dove ogni giorno approdano mille persone con le loro diversità, che pian piano si fondono. Proprio il luogo universitario, inoltre, vive sulla frontiera del costante cambiamento e del continuo rinnovarsi. Il Mediterraneo viene inteso, invece, come frontiera di speranza, in cui la diversità può divenire ricchezza, ma anche causa di conflitti, dove ogni giorno popoli, affacciati sullo stesso mare, dimenticano l’esistenza l’uno dell’altro. Questo luogo, il mare e l’idea del viaggio, che ne deriva, ci parlano di ostacoli di qualsiasi genere da superare, ma rivelano anche molta speranza nel cambiamento e nel futuro”. L’idea di creare un vero “viaggio federativo” inizierà con il far vivere e conoscere il proprio ambiente, l’Università, per poi aprirsi al “mare” di tutto il mondo universitario fino ad arrivare a guardar fuori, verso l’intera società e ai suoi confini. Si conosceranno così i luoghi di Camerino, che ha vissuto il trauma del terremoto, e la sua Università, e i luoghi di Pavia e Vigevano.

Papa a Milano: Giacomo Poretti, “insegnaci non ad essere i primi, ma a diventare migliori”

Sat, 2017-03-11 17:00

“Quando vieni a Milano, Papa Francesco, insegnaci una cosa: che non è importante essere i primi. L’importante è diventare migliori”. Giacomo Poretti conclude così la terza video-lettera, diffusa oggi su www.papamilano2017.it, in preparazione alla visita del Papa a Milano (25 marzo). Nel video Poretti continua a stigmatizzare vizi e virtù dei suoi concittadini. Dopo aver parlato dell’accoglienza riservata dalla città agli stranieri e ironizzato sull’attitudine meneghina a essere sempre in movimento, questa volta l’attore del famoso trio “Aldo, Giovanni e Giacomo” mette garbatamente alla berlina l’operosità dei milanesi e la loro ansia a voler primeggiare. “Per rendere più comprensibile i concetti al Papa argentino – viene sottolineato in una nota -, l’attore prova a tradurre alla sua maniera in spagnolo espressioni milanesi, cita bizzarrie ed eccessi. Racconta, ad esempio, di bambini superindaffarati puniti con lezioni supplementari d’inglese per aver mancato un rigore o addirittura iscritti a corsi di stenografia etrusca solo per placare il desiderio dei loro genitori a eccellere”.

Autoprodotte dallo stesso Poretti con uno smartphone nel salotto di casa, le “letterine” – come ama definirle lo stesso autore – hanno “un tono confidenziale e tenero – osserva don Davide Milani, responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali dell’arcidiocesi di Milano -, come fossero i messaggi di saluto di un figlio a un papà che torna da un lungo viaggio, e vogliono dare il benvenuto al Papa, presentandogli, ogni settimana un aspetto diverso della città e dei suoi abitanti”.

Corridoi umanitari: Comunità di Sant’Egidio, “grande soddisfazione” per l’apertura in Francia

Sat, 2017-03-11 16:39

“Grande soddisfazione”. È quanto esprime la Comunità di Sant’Egidio accogliendo l’annuncio dell’apertura di nuovi corridoi umanitari da parte della Francia, grazie all’accordo che sarà firmato martedì 14 marzo all’Eliseo, alla presenza del Presidente François Hollande. Il progetto riguarderà, in un anno e mezzo, 500 profughi siriani e iracheni attualmente in Libano, “con priorità ai più vulnerabili” (famiglie con bambini, donne sole, anziani, malati, persone con disabilità). Anche loro, come i 700 già arrivati in Italia, viaggeranno in aereo e non sui barconi, senza rischiare la loro vita, effettuando i controlli in partenza. Saranno accolti sul territorio francese dalle cinque organizzazioni promotrici: Comunità di Sant’Egidio, Federazione protestante di Francia, Conferenza episcopale francese, Entraide Protestante et Secours Catholique. Per lo Stato firmeranno il ministro dell’Interno, Bruno Le Roux, e il ministro degli Esteri, Jean-Marc Ayrault. “Si tratta – commenta il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo – di un nuovo, importante, passo avanti verso un’Europa che non si chiude per paura dietro ai muri, ma affronta l’arrivo dei profughi che fuggono dalla guerra con umanità guardando alla sicurezza di tutti, di chi fugge dai conflitti e di chi li accoglie, e favorendo l’integrazione”. A Parigi si recherà per l’occasione una delegazione da Roma, guidata dal fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi.

Somalia: mons. Bertin (Gibuti e Mogadiscio) in prima linea contro la carestia. “Dobbiamo far rinascere dalle ceneri il cristianesimo”

Sat, 2017-03-11 16:37

“In questo momento, attraverso Caritas Somalia – l’unico segno rimasto della presenza concreta della Chiesa cattolica – stiamo stringendo alleanza con Catholic relief services (la Caritas Usa) e Trocaire, l’omologa irlandese” per “provare a limitare i danni della carestia che sembra ormai inevitabile”. A parlare da Hargeisa, nel Somaliland, stato a nord della Somalia, è monsignor Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio, contattato telefonicamente dal settimanale diocesano di Padova La Difesa del Popolo. Sono almeno 110 le persone morte di fame in sole quarantotto ore nella regione sud occidentale somala del Bay. Oltre alla scarsità di cibo, l’emergenza idrica sta causando anche epidemie di colera e di morbillo. Secondo l’Unicef, a causa della siccità e della carestia, sono 1,4 milioni i bambini in pericolo di vita tra Somalia, Nigeria, Sud Sudan e Yemen. “La situazione è particolarmente severa in alcune aree del Paese, in particolare nel Puntland”, sottolinea mons. Bertin. Impossibile un calcolo preciso delle conseguenze nel Sud, a causa della situazione di grande instabilità e insicurezza dovuta alla presenza di Al-Shabaab, il braccio somalo di Al-Qaeda. “Il vero problema della Somalia è proprio questo – certifica il vescovo –. In questi anni, in moltissimi si sono rifugiati nei campi per sfollati in Kenya, Etiopia e Yemen”. Da qualche settimana però c’è un nuovo presidente della repubblica, Mohammed Abdullahi Mohammed detto Farmajo. “Sta componendo il governo con il favore della popolazione e della comunità internazionale e contro gli Shabaab”, osserva Bertin. “Stiamo a vedere”.

Il governo di Mohammed potrebbe ristabilire un margine di sicurezza nella parte meridionale del Paese, e permettere la riapertura di una chiesa cattolica a Mogadiscio, dove manca dal 1991. “A differenza di Gibuti, dove la Chiesa è riconosciuta e ogni giorno accogliamo 2.700 alunni nelle nostre richiestissime dodici scuole cattoliche, in Somalia questo è il tempo della semina e della speranza. Dobbiamo lavorare per far rinascere dalle ceneri il cristianesimo, sapendo che i risultati arriveranno in tempi lunghi”. Accanto a mons. Bertin ci sono cinque sacerdoti provenienti da Nuova Zelanda, Brasile, Stati Uniti, India e Camerun oltre a cinque congregazioni di suore per un totale di 27 religiose. Ad Hardeisa, lo scorso anno è stata riaperta la chiesa dedicata a sant’Antonio di Padova.

Maternità surrogata: Andreatta (“Vita Trentina”), “coppia gay trentina in Canada per aggirare la legge italiana”

Sat, 2017-03-11 16:26

“È evidente che la coppia gay trentina si è rivolta alla costosa pratica di fecondazione assistita in Canada per ‘aggirare’ i divieti della legge italiana. In particolare due ‘paletti’, che godono per ora anche di un maggioritario consenso nell’opinione pubblica: il no alla maternità surrogata e il no all’adozione da parte di coppie omosessuali”. È quanto scrive Diego Andreatta, direttore di “Vita Trentina”, poche settimane dopo il pronunciamento con cui la Corte di Appello di Trento ha riconosciuto il legame genitoriale di due “papà” omosessuali con due gemelli ottenuti in Canada tramite maternità surrogata. Riferendosi al “caso Trento”, “destinato ad essere citato (purtroppo) a lungo, come gancio provvisorio in attesa che il Parlamento arrivi a normare in modo compiuto casistiche impensabili fino a poco tempo fa”, Andreatta sottolinea che “non è ancora definitiva, efficace, quell’ordinanza” e che “sarà certamente impugnata e ci sono buone ragioni anche tecniche per ritenere che la Cassazione possa accogliere i motivi del ricorso”. C’è un problema procedurale, rispetto al quale il direttore domanda: “Un atto emesso secondo regole di un ordinamento straniero deve sempre essere ‘importato’ necessariamente in uno Stato in cui le regole sono diverse?”. Ma soprattutto ci sono i “paletti” del no a maternità surrogata e alle adozioni gay. L’arcivescovo Lauro Tisi – sottolinea Andreatta – ha confermato “le profonde ‘ragioni’ non solo cristiane che rendono inaccettabile ‘l’utero in affitto’” parlando di “umiliazione della donna”. Inoltre, sottolinea il direttore, “il permesso di adozione ad una coppia dello stesso sesso non è previsto e ammesso per ora dalla legislazione italiana, e non certo per volontà di discriminazione verso le persone omosessuali”. E conclude, citando il magistrato Giuseppe Anzani che, su Avvenire, ha parlato di come “la produzione programmata di un bambino per desiderio di adulti che non possono generare, come accade nella maternità surrogata, col contratto che strappa il figlio alla madre al parto e lo consegna ai committenti” è una “violenza atroce contro la donna e la maternità. In Italia è delitto”.

Palermo: clochard bruciato vivo. Mons. Lorefice, “atto scellerato”

Sat, 2017-03-11 16:13

“Un atto scellerato”. Così mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, commenta in un’intervista alla Radio Vaticana l’uccisione di Marcello Cimino, clochard di 45 anni, bruciato vivo nella notte, mentre dormiva sotto il portico della Missione San Francesco in Piazza dei Cappuccini a Palermo. Un video mostra un uomo che getta un secchio di benzina sull’uomo e poi gli dà fuoco. “È terribile – afferma l’arcivescovo -, perché se un uomo è capace di fare un gesto di questo genere vuol dire che il cuore realmente sta diventando di pietra, un cuore che s’indurisce, che perde se stesso, che perde la propria identità, e su questo io non posso che esprimere la mia indignazione. È un gesto che si consuma anche nei confronti di gente che, comunque, porta dentro un disagio: il segno di una povertà non solo materiale. I poveri ad alcuni possono dare problemi, anche fastidio, ma non è assolutamente ipotizzabile un atto scellerato del genere”. A Palermo, racconta Lorefice, “ci sono clochard che sono del luogo e altri che vengono da fuori. Qui abbiamo tante realtà. Penso, soprattutto, a quella di Biagio Conte che ospita più di mille persone. Abbiamo strutture della Caritas dove possiamo ospitare, ma noi sappiamo che i clochard non sempre accettano. Per esempio, l’uomo ucciso stanotte tutti i giorni andava alla mensa dei Frati cappuccini a pranzo e poi alla sera andava al ‘Boccone del povero’ per la cena, però non voleva assolutamente essere ospitato in una struttura. La situazione è quella di una città che sempre di più, quando succedono queste cose, dovrebbe non riuscire a trovare una giustificazione. Se non si riesce a rispettare neanche la libertà personale di chi sceglie di stare in mezzo alla strada, non possiamo assolutamente pensare di essere arrivati, anzi, dobbiamo fare di tutto, lavorare su una cultura della non violenza. A vedere anche le immagini il cuore si strappa: è impensabile che un uomo sia capace di fare un gesto così efferato. Noi tutti siamo sempre di più interpellati a ripensare alla nostra vita in altri termini, a ripensarla dai più fragili”. Questa, conclude Lorefice, “è una cosa che sento come vescovo: una città degli uomini non può che ripensarsi a partire dai più fragili”.

Caritas Trento: mons. Tisi (vescovo), no a “una Chiesa dei servizi”, sì a “una Chiesa fraterna, che serve”

Sat, 2017-03-11 15:49

“Non ci sono conclusioni da trarre ma solo nuovi inizi”. Così mons. Lauro Tisi, arcivescovo di Trento, ha concluso questa mattina l’annuale convegno della Caritas diocesana, svoltosi nella Sala della Filarmonica con la partecipazione dei tanti volontari (più di 300) che operano in tutto il territorio diocesano. Al centro dei lavori: la Chiesa sognata da papa Francesco “inquieta, vicina agli abbandonati, ai dimenticati”, così come la indicava Bergoglio al convegno ecclesiale di Firenze (2015). “Il cristiano – ha detto l’arcivescovo – è un ‘destabilizzato’ strutturale. Chi incontra Gesù si mette in cammino. E l’essere discepoli non si manifesta, però, prioritariamente, nel servizio concreto, ma nell’esperienza fondamentale di sentirsi fratelli e sorelle”. Per Tisi, “la vera povertà è l’essere di nessuno. Senza una Chiesa fraterna avremo una Chiesa dei servizi ma non una Chiesa che serve”. L’arcivescovo Lauro ha citato alcuni segni incoraggianti come l’accoglienza dei migranti in molte comunità cristiane e la sinergia tra Caritas e altri settori della pastorale come giovani e lavoro. E ha concluso: “Mettiamoci in cammino, il primo viandante sono io”.

In Caritas, ha ricordato il direttore Roberto Calzà, “siamo uomini e donne d’azione ma talora poco attenti a coltivare sentimenti di empatia e di attenzione alle persone e al loro vissuto. Non basta l’interventismo. Dobbiamo mostrare il volto di una Chiesa che sa essere davvero come una mamma!”.

Diocesi: mons. Debernardi (Pinerolo) ai genitori, “è indispensabile che i vostri figli vedano in voi come si vive da cristiani”

Sat, 2017-03-11 15:46

“La bellezza della fede si manifesta attraverso la testimonianza. Non è sufficiente che i vostri bambini ricevano il Battesimo. È indispensabile che vedano in voi come si vive da cristiani”. È quanto scrive il vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi, sull’ultimo numero del mensile “Vita Diocesana Pinerolese”, per presentare la lettera “Mi ricordo della tua schietta fede” che ha inviato alle famiglie con figli che frequentano il catechismo. Il vescovo l’ha scritta “per incoraggiarvi a lasciarvi coinvolgere nel cammino di fede dei vostri figli” perché “senza di voi riusciamo ad incidere scarsamente nella loro vita”. “Educare è un’arte difficile, soprattutto oggi”, prosegue Debernardi, osservando che “molte volte vi sentite non preparati e inadeguati” ma “non dovete scoraggiarvi”. “Si educano i figli alla fede con l’esempio, prima ancora che con le parole e i libri”, aggiunge il vescovo, sottolineando che “solo voi potete rendere visibile l’immagine di Dio e le parole del Vangelo che essi porteranno impresse per tutta la vita”. Per questo, “vi incoraggio – afferma Debernardi – ad essere educatori nella fede senza timidezza, ma con autorevolezza, coerenza e fiducia”. “Voi siete i primi educatori”, ammonisce il vescovo, richiamando i genitori alla responsabilità: “Non potete delegare nessun altro. La parrocchia non può subentrare al vostro posto. Vi aiuta, vi sostiene, ma non vi sostituisce”. E “se ci sono i nonni, dovete farli anch’essi partecipi di questa missione, cioè la trasmissione della fede”.

Caritas Trento: mons. Marangoni (Belluno-Feltre), “non esiste una Chiesa senza mondo”

Sat, 2017-03-11 15:46

“Nessuno sguardo su Dio ci può portare lontani dalla storia”. Lo ha ricordato mons. Renato Marangoni, vescovo di Belluno-Feltre, intervenendo questa mattina all’annuale convegno della Caritas della diocesi di Trento. Al centro dei lavori: la Chiesa sognata da papa Francesco “inquieta, vicina agli abbandonati, ai dimenticati”, così come la indicava Bergoglio al convegno ecclesiale di Firenze (2015). “Noi – ha detto Marangoni – siamo questo mondo, non possiamo prendere le distanze da quello che siamo e dal contesto in cui viviamo. Non esiste una Chiesa senza mondo. Alcune sante devozioni rischiano di portarci altrove, lontani dal Vangelo e dalla logica della discesa nella carità, come fece il Buon Samaritano che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Questa è la direzione della Chiesa: è l’amore, dono dello Spirito Santo, ad animare il sogno”. Marangoni ha invitato operatori e volontari Caritas, definiti “ministri della carità”, a coltivare il dono del “discernimento e del dialogo, senza pretendere di avere risposte ma coltivando domande”. “No alla terapia d’urto – ha raccomandato – serve capacità di ricezione”. Certi che ormai “un certo tipo di cristianesimo – ha concluso – è finito, dobbiamo comunque avere il coraggio di ripartire, come ci chiede il Papa, di generare di nuovo, senza pensare di raccogliere i frutti, ma con grande serenità e fiducia, mostrando un’ospitalità contagiosa”.

Salute: Amci, a Salerno il 16 marzo l’incontro “Umanizzazione della medicina – Curare e prendersi cura”

Sat, 2017-03-11 15:12

“Umanizzazione della medicina – Curare e prendersi cura” è il tema di un incontro in programma giovedì 16 marzo 2017 (ore 9) nell’Aula Magna del Campus Universitario di Baronissi (Salerno). L’appuntamento è promosso dall’Associazione medici cattolici italiani, in collaborazione con il Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Salerno e l’Ordine dei medici e degli odontoiatri della Provincia di Salerno. Dopo i saluti del rettore dell’Ateneo, Aurelio Tommasetti, introdurranno i lavori il direttore del Dipartimento di medicina, chirurgia e odontoiatria della Scuola Medica Salernitana, Mario Capunzo, e Bruno Ravera, past-president dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri della Provincia di Salerno. Seguiranno le relazioni di Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dei medici cattolici (“La relazione di cura tra scienza e fede”); Francesco Paolo Adorno, docente di Filosofia morale e bioetica dell’Università di Salerno (“Concetto e funzione della cura”); padre Domenico Marafioti, preside della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale (“Ritrovare l’uomo per costruire un mondo umano – La questione antropologica in medicina”). Concluderà Mario Capunzo, preside Dipartimento di medicina e chirurgia dell’Università di Salerno. Presenta e modera: Mario Ascolese, presidente Amci della Campania.

“L’obiettivo dell’iniziativa è quello di affrontare il tema dell’umanizzazione della medicina approfondendo gli aspetti antropologico, filosofico, etico e didattico del ‘curare e prendersi cura’. Questo approccio multidisciplinare è diretta conseguenza della consapevolezza dell’importanza dell’argomento affrontato, estremamente ricco di sfaccettature che coinvolgono numerose figure professionali che devono necessariamente cooperare al fine di porre la persona – e non la malattia – al centro dell’attenzione della medicina”, si legge in una nota. L’incontro si svolge con il patrocinio dell’Amci Nazionale, dell’Aou San Giovanni di Dio e Ruggi D’Aragona Salerno “La città di Ippocrate”, della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale di Napoli, della Sifir, dell’Avo onlus e della Tin-sider.

Diocesi Abruzzo e Molise: rinnovata l’emittente tv Trsp. Oggi pomeriggio si ricorda il fondatore don D’Anniballe

Sat, 2017-03-11 14:57

Con il beneplacito dei vescovi di Abruzzo e Molise prende il via la nuova gestione di Trsp, emittente di ispirazione cristiana fondata 33 anni fa da don Stellerino D’Anniballe, sacerdote di Scerni (Ch), che ebbe l’intuizione di spendere la propria missionarietà attraverso i mezzi di comunicazione sociale. Trsp, visibile in Abruzzo sul canale 17 e in Molise sul canale 15 è passata recentemente sotto la proprietà dell’emittente Molise Tv. “Dalla seconda settimana di marzo – si legge in una nota – questo stupendo gioiello di devozione popolare è nell’etere per trasmettere la santa messa quotidiana (dalla Basilica di Castelpetroso, ogni giorno alle 15) e programmi dedicati all’edificazione cristiana e alla cultura religiosa e mariana”. “Una serie di servizi distribuiti nell’arco della giornata – prosegue la nota – saranno trasmessi e veicolati per arricchire la programmazione di Trsp, rivolta essenzialmente a chi cerca nel religioso la dimensione della propria vita”. Nel pomeriggio di oggi, dalle 16 alle 19.30, dagli studi di Molise Tv verrà trasmessa una diretta durante la quale verranno ripercorse le tappe salienti dell’opera missionaria di don Stellerino, che ha dovuto cedere il canale tv a causa dell’età e della situazione di salute instabile. In studio saranno presenti don D’Anniballe e altri ospiti. Alle 17.30, verrà trasmessa la santa messa.

Giovani e lavoro: Università europea di Roma, il 14 marzo una tavola rotonda su politiche ed evoluzione del mercato

Sat, 2017-03-11 14:23

“I giovani e il mercato del lavoro” è il tema della tavola rotonda che l’Università europea di Roma organizza il prossimo 14 marzo per “analizzare gli effetti delle politiche del lavoro nazionali e territoriali e delineare l’evoluzione del mercato nei prossimi anni”, si legge in un comunicato (Via degli Aldobrandeschi 190 – ore 11) . Attraverso questa iniziativa l’Ufficio orientamento e job placement dell’ateneo intende offrire agli studenti chiavi di lettura e strumenti nella ricerca delle opportunità professionali per il proprio futuro. All’incontro interverranno Felice Testa, professore associato dell’Ateneo, su “Il perché delle recenti riforme del lavoro”; Lucia Valente, assessore al Lavoro, pari opportunità e personale della Regione Lazio, su “Le politiche attive del lavoro della Regione Lazio”. Domenico De Masi, sociologo  si soffermerà su “Come evolverà il lavoro nei prossimi dieci anni”, mentre “Il lavoro che si crea: fare start up in Italia” sarà il tema affrontato da Roberto Macina, Ceo Qurami e Francesco Serventi, Ceo Croqqer.

Diocesi: Spoleto-Norcia, 40mila euro per le famiglie in difficoltà dalla Fondazione Cassa di Risparmio

Sat, 2017-03-11 14:11

La Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto anche per l’anno 2017 ha stanziato 40.000,00 euro, che confluiranno nel Fondo Sostegno Sociale, per sostenere quelle famiglie colpite dalla crisi socio-economica che ha fortemente impoverito il territorio spoletino. Con il contributo del 2016 sono state sostenute 168 famiglie del Comune di Spoleto. “Ringrazio – afferma il direttore della Caritas diocesana di Spoleto-Norcia Giorgio Pallucco – la Fondazione presieduta dall’avv. Sergio Zinni per il sostegno e la disponibilità a ‘ripartire dagli ultimi’, tenuto anche conto che i danni causati dal terremoto, sia diretti che indiretti, creeranno maggiori fasce di povertà pure nella città di Spoleto”.

Papa Francesco: a volontari “Telefono amico”, “nessuno rimanga isolato”. Dialogo e ascolto per “abbattere muri” e costruire “un mondo migliore”

Sat, 2017-03-11 13:54

Dialogo e ascolto sono i temi al centro del discorso che il Papa ha rivolto ai volontari di “Telefono Amico Italia”, ricevuti oggi in udienza in occasione dei 50 anni di attività. “Condizione del dialogo – ha spiegato Francesco – è la capacità di ascolto, che purtroppo non è molto comune. Ascoltare l’altro richiede pazienza e attenzione. Solo chi sa tacere, sa ascoltare: ascoltare Dio, ascoltare il fratello e la sorella che ha bisogno di aiuto, ascoltare un amico, un familiare”. Dio stesso “è l’esempio più eccellente di ascolto: ogni volta che preghiamo, Egli ci ascolta, senza chiedere nulla e addirittura ci precede e prende l’iniziativa nell’esaudire le nostre richieste di aiuto”, ha osservato Francesco richiamando l’Evangelii gaudium. Di qui il monito: “L’attitudine all’ascolto, di cui Dio è modello, ci sprona ad abbattere i muri delle incomprensioni, a creare ponti di comunicazione, superando l’isolamento e la chiusura nel proprio piccolo mondo. Qualcuno diceva: per fare la pace, nel mondo, mancano le orecchie, manca gente che sappia ascoltare e poi da lì viene il dialogo”. “Attraverso il dialogo e l’ascolto – le parole del Pontefice – possiamo contribuire alla costruzione di un mondo migliore, rendendolo luogo di accoglienza e rispetto, contrastando così le divisioni e i conflitti”. Di qui l’incoraggiamento a “proseguire con entusiasmo rinnovato il vostro prezioso servizio alla società, perché nessuno rimanga isolato, perché non si spezzino i legami del dialogo, e perché non venga mai meno l’ascolto, che è la manifestazione più semplice di carità verso i fratelli”.

Papa Francesco: a volontari “Telefono amico”, “con vero dialogo in famiglia, sul lavoro, in politica, si risolverebbero più facilmente tante questioni”

Sat, 2017-03-11 13:50

“Se ci fosse più dialogo – dialogo vero! – nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nella politica, si risolverebbero più facilmente tante questioni!”. Lo ha detto il Papa ricevendo oggi in udienza i volontari di “Telefono Amico Italia”, in occasione dei 50 anni di attività. “La vostra associazione – ha esordito Francesco – è impegnata a sostenere quanti si trovano in condizioni di solitudine, smarrimento e necessitano di ascolto, comprensione e aiuto morale”. Un servizio “importante”, specialmente “nell’odierno contesto sociale, segnato da molteplici disagi alla cui origine si trovano spesso l’isolamento e la mancanza di dialogo. Le grandi città, pur essendo sovraffollate, sono emblema di un genere di vita poco umano a cui gli individui si stanno abituando: indifferenza diffusa, comunicazione sempre più virtuale e meno personale, carenza di valori saldi su cui fondare l’esistenza, cultura dell’avere e dell’apparire”. In tale contesto, il monito del Papa, è “indispensabile favorire il dialogo e l’ascolto”. Il dialogo “permette di conoscersi e di comprendere le reciproche esigenze”, manifesta “un grande rispetto” ed è “espressione di carità, perché, pur non ignorando le differenze, può aiutare a ricercare e condividere percorsi in vista del bene comune”. Attraverso il dialogo, sostiene Francesco, “possiamo imparare a vedere l’altro non come una minaccia, ma come un dono di Dio, che ci interpella e ci chiede di essere riconosciuto. Dialogare aiuta le persone a umanizzare i rapporti e a superare le incomprensioni. Se ci fosse più dialogo – dialogo vero! – nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nella politica, si risolverebbero più facilmente tante questioni!”.

 

Clima: Coldiretti, il Po in secca come in agosto. Allarme siccità e incendi, rialzo prezzi per i consumatori

Sat, 2017-03-11 13:36

Il fiume Po è in secca con lo stesso livello idrometrico della scorsa estate ad agosto ed inferiore di due metri rispetto allo stesso periodo del 2016, per effetto di un andamento climatico del tutto anomalo in Italia dove anche a febbraio è caduto l’8% di pioggia in meno e le temperature minime sono state superiori di ben 3 gradi rispetto alla media secondo l’Ucea. È quanto emerge da un monitoraggio di Coldiretti sul più grande fiume italiano a Pontelagoscuro dove il livello idrometrico e di -4,9 metri, lo stesso di agosto 2016. La sala operativa della Protezione civile della Lombardia ha addirittura emesso un avviso di criticità per rischio incendi boschivi poiché su alcune zone prealpine e sull’Appennino si prevedono condizioni particolarmente favorevoli all’innesco e alla propagazione. La situazione del Po, sottolinea Coldiretti, “è rappresentativa di una situazione di carenza che riguarda tutti i principali bacini idrografici”. Le maggiori preoccupazioni riguardano le regioni del nord dove la riduzione della pioggia è stata del 78,5% a dicembre e del 56,7% a gennaio. Il risultato è visibile nei principali bacini idrici (lago Maggiore, lago di Iseo, lago di Como, mentre è più positiva la situazione sul Garda). La pioggia e le nevicate invernali – spiega Coldiretti – sono determinanti per ricostruire le riserve idriche necessarie alle piante alla ripresa vegetativa primaverile per crescere e garantire i raccolti. Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestano con pesanti conseguenze sull’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro”. Siccità, bombe d’acqua, gelate estreme e picchi di calore anomali: “Una sfida anche per i consumatori  costretti a fare i conti con le fluttuazioni anomale nei prezzi dei prodotti che mettono nel carrello della spesa dove a febbraio si sono registrati aumenti del 37% nei prezzi dei vegetali freschi per le gelate di gennaio”.

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