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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 28 min 51 sec ago

Siria: padre Alsabagh (parroco Aleppo), “ricevute quasi 700 richieste per riparare case e 190 per avviare attività commerciali”

Tue, 2017-05-02 12:32

“Il futuro è nebbioso, sappiamo che la guerra è lunga: basta vedere l’esempio dell’Iraq o del Libano, dove il conflitto non cessa a distanza di molti anni e regna il caos. Nonostante il realismo, siamo positivi e certi della vittoria della vita sulla morte, della carità sull’odio. Teniamo sempre aperto il cuore, sicuri che Gesù avrà l’ultima parola; come cristiani ci sentiamo responsabili di creare il regno dei cieli e diventare ponte di riconciliazione, perdono, pace”. Lo dice al Sir padre Ibrahim Alsabagh, parroco della parrocchia latina di san Francesco di Assisi nel quartiere di Azizieh ad Aleppo, facendo un punto sulla situazione della città martire siriana. Continua il parroco: “Davanti alla distruzione, pensiamo alla ricostruzione. Abbiamo ricevuto quasi 700 richieste per riparare case danneggiate o distrutte e 190 per avviare un’attività commerciale: ci sono tanti giovani valorosi e con esperienza che non riescono a ricominciare a lavorare. Ne abbiamo aiutati 140, con la speranza che acquisiscano indipendenza dagli aiuti umanitari: per esempio abbiamo pagato per un anno l’affitto di una panetteria-pasticceria a un giovane, cui abbiamo acquistato anche macchinari usati ma in buono stato. Ora compriamo da lui i dolci per i bambini e le famiglie che distribuiamo alle feste”. Per il parroco, “prima di tutto è indispensabile ricostruire l’uomo. Le ferite sono molto profonde negli adulti e in particolare nei piccoli, ecco perché abbiamo avviato un progetto d’istruzione che aiuta le scuole private cattoliche e ortodosse della città: il livello d’istruzione non deve abbassarsi, gli insegnanti devono essere retribuiti e il Governo non dà sovvenzioni. La scuola è indispensabile affinché i bambini non subiscano ulteriori traumi: alcuni professori sostengono che ora si vedono i primi risultati della guerra e la nuova generazione è persa. I ragazzi sono resistenti al processo educativo, sono maltrattati, violenti, parlano di morte e mostrano enormi disagi psicologici. Per rinascere puntiamo proprio sui bambini: oltre alla scuola, ci dedichiamo all’oratorio estivo, in partenza il 1° giugno, e al catechismo, con gite e campi gioco, in modo da scoprire i talenti, promuoverli e permettere loro di vivere in armonia”.

Siria: padre Alsabagh (parroco Aleppo), “la situazione resta difficilissima. Abbiamo adottato 740 famiglie”

Tue, 2017-05-02 12:31

“Se dal 22 dicembre non sono più caduti missili nel centro di Aleppo, tante battaglie atroci tra l’esercito siriano e l’Isis continuano e la strada principale che conduce alla città rischia sempre di essere bloccata”. Lo dice al Sir padre Ibrahim Alsabagh, parroco della parrocchia latina di san Francesco di Assisi nel quartiere di Azizieh ad Aleppo, facendo un punto sulla situazione della città martire siriana. “La realtà – spiega – resta difficilissima. Tutti i quartieri sono devastati, l’elettricità manca e la comunità continua ad acquistarla dai generatori sparsi nelle strade. Per l’acqua abbiamo in progetto di costruire dei pozzi. Inoltre abbiamo fornito 1500 depositi di acqua da tenere in casa. Continuiamo ad affrontare l’emergenza: consegniamo più di 3mila pacchi alimentari al mese e a gennaio abbiamo adottato 740 famiglie sposate nel 2012: ho promesso che a maggio avremmo incluso anche quelle che si sono unite nel 2010. Si tratta di un grande progetto umano e spirituale che necessita di un accompagnamento materiale per assistere la scelta eroica di avvicinarsi al sacramento del matrimonio, e al dono della vita”. “Adottare” significa fornire un pacco alimentare di 40 dollari ogni mese e dare un aiuto economico per spese indispensabili come l’elettricità, che costa 20 dollari al mese. In tutto assicuriamo alle famiglie 100 dollari mensili, ai quali si aggiunge l’assicurazione medica, in particolare durante gravidanza, nascita e post-partum. Conclude il parroco: “Il progetto è stato sostenuto in parte da Papa Francesco. Al termine dei suoi esercizi spirituali di Quaresima ha diretto ad Aleppo 100mila euro. Gli ho scritto una lettera di ringraziamento in cui dettagliavo i conti. Abbiamo ricevuto la somma il 17 marzo e il 18 la metà era già stata utilizzata: le famiglie hanno bisogno complessivamente di quasi 50mila euro al mese. Cerchiamo di procurare loro il minimo e vivere la povertà con dignità umana”.

Papa Francesco: a Santa Marta, “la tenerezza di Dio è capace di cambiare un cuore di pietra con un cuore di carne”

Tue, 2017-05-02 12:20

“La tenerezza di Dio è capace di spostare un cuore di pietra e mettere al suo posto un cuore di carne”. Papa Francesco ha concluso così l’omelia dell’odierna Messa mattutina a Casa Santa Marta. Partendo dalla Prima Lettura che narra il martirio di Stefano, il Papa ha spiegato che il cristiano è un testimone di obbedienza mentre chi lapidava Stefano non capiva la Parola di Dio. Anche i discepoli di Emmaus, ha riconosciuto Francesco, non capivano, “avevano paura” ma “erano buoni”, “aperti alla verità”. E quando Gesù li rimprovera il loro cuore si riscalda mentre coloro che lapidarono Stefano “erano furibondi”, non volevano ascoltare. Questo, per il Papa, è il dramma della “chiusura del cuore”: “il cuore duro”. Di qui l’esortazione del Salmo 94 a non indurire il cuore e la promessa di cambiare il cuore di pietra con uno di carne: un cuore “che sappia ascoltare” e “ricevere la testimonianza dell’obbedienza”. “Questo fa soffrire tanto, tanto, la Chiesa – assicura Francesco -: i cuori chiusi, i cuori di pietra, i cuori che non vogliono aprirsi” e non lasciano entrare lo Spirito Santo. “Invece, la Lettura di oggi ci dice che Stefano, pieno di Spirito Santo, aveva capito tutto: era testimone dell’obbedienza del Verbo fatto carne, e questo lo fa lo Spirito Santo. Era pieno”. Dal Papa l’invito a guardare “questa tenerezza di Gesù: il testimone dell’obbedienza, il Grande Testimone, Gesù, che ha dato la vita, ci fa vedere la tenerezza di Dio in confronto a noi, ai nostri peccati, alle nostre debolezze. Entriamo in questo dialogo e chiediamo la grazia che il Signore ammorbidisca un po’ il cuore di questi rigidi”.

Diocesi: Benevento, da venerdì 5 maggio il IV corso di formazione per Caritas parrocchiali

Tue, 2017-05-02 12:16

L’ascolto, l’osservazione e il discernimento, il centro di ascolto, l’Osservatorio sulla povertà, la comunicazione Caritas, il laboratorio promozionale Caritas, lo statuto di una Caritas parrocchiale: saranno questi gli argomenti che saranno affrontati durante il quarto ciclo dei corsi di formazione per attuare le Caritas parrocchiali che prenderà il via venerdì 5 maggio alle ore 17, alla Cittadella della Carità “Evangelii Gaudium”, a Benevento. Saranno cinque gli appuntamenti della durata di un’ora ognuno, rivolti ai volontari delle parrocchie dell’arcidiocesi di Benevento. Al termine del ciclo di incontri i partecipanti saranno impegnati in un tirocinio al centro di ascolto diocesano e all’Osservatorio della povertà. Gli incontri si terranno venerdì 5 maggio, 12 maggio e 19 maggio, martedì 30 maggio e venerdì 9 giugno dalle ore 17alle ore 18e saranno guidati dalla responsabile della promozione Caritas, Giusy De Vita. Gli interessati possono iscriversi al corso telefonando alla segreteria Caritas al numero 0824/25508, o mandando una email all’indirizzo segreteriacaritas@diocesidibenevento.it .

Partecipazione: Pass, “cresce la disuguaglianza sociale fra élites e massa”

Tue, 2017-05-02 11:58

“Il fattore più significativo che opera contro la partecipazione sociale è la crescente disuguaglianza sociale fra ristrette élites e la massa della popolazione”. È una delle conclusioni della plenaria della Pontificia Accademia delle scienze sociali (Pass), ancora in corso in Vaticano.  “Le statistiche sulla distribuzione  della ricchezza e delle opportunità di vita indicano degli enormi divari fra Paesi e Paesi e interni ai vari Paesi”, si legge nel comunicato diffuso oggi dall’organismo pontificio: “Preoccupa in particolare il fatto che in Europa e America la classe media si sia notevolmente  indebolita, diversamente da altri paesi come l’India e la Cina dove la classe media si è rafforzata”. “Laddove la classe media subisce dei tracolli, la democrazia partecipativa è  messa in pericolo”, il grido d’allarme. “Nonostante tutto ciò – l’auspicio – è possibile operare per una migliore ‘società partecipativa’ qualora si  riesca a instaurare una vera cooperazione sussidiaria fra un sistema politico che si renda sensibile alla voce di chi non è rappresentato, una economia civilizzata e forme associative di società civile basate su reti di reciprocità”. “Occorre rendere circolari le forme di partecipazione da top-down a bottom-up – il dettaglio della proposta –  valorizzando le realtà intermedie basate sul principio di collegialità”.

Partecipazione: Pass, “frammentazione” e “sistemi politici incapaci di governare la società” creano “disintegrazione”

Tue, 2017-05-02 11:37

“Il diffondersi della frammentazione sociale” e l'”incapacità dei sistemi politici di governare la società”: sono “due  fenomeni” che “si vanno diffondendo in tanti Paesi e creano situazioni di forte disintegrazione sociale, in cui diventa sempre più difficile realizzare forme di partecipazione sociale ispirate a principi di giustizia, solidarietà e fraternità”. A lanciare il grido d’allarme è la Pontificia Accademia delle scienze sociali (Pass), in un comunicato diffuso oggi, a conclusione della sessione plenaria dell’organismo pontificio, svoltasi in questi giorni sul tema: “Verso una società partecipativa: nuove strade per l’integrazione sociale e culturale”. “Le cause di queste tendenze disgregative che operano contro una società più partecipativa – si legge nel comunicato – sono state individuate nella crisi della rappresentanza politica, nelle crescenti disuguaglianze sociali, negli squilibri demografici a livello planetario, le crescenti migrazioni e il numero elevato di rifugiati, il ruolo ambivalente delle tecnologie dell’informazione e comunicazione, nei conflitti religiosi e culturali”. “Partecipazione, lotta all’esclusione e integrazione sociale e culturale”, i temi dell’incontro, cui il Papa ha fatto pervenire il suo messaggio. “Lo scopo di includere le persone e le comunità nella società non può essere perseguito con misure forzate o in maniera standardizzata”, evidenzia il comunicato, che in negativo cita l’esempio di “sistemi scolastici che non tengono conto delle differenze culturali e delle culture locali”. “Una reale partecipazione sociale è possibile solo a condizione che vi sia libertà religiosa”, la tesi di fondo.

Portogallo: Conferenza episcopale auspica progetti di reinserimento per i detenuti

Tue, 2017-05-02 11:30

Al termine della 191ma Assemblea plenaria, la Conferenza episcopale porto-ghese (Cep) ha emesso un comunicato nel quale è stato fatto “il punto della situazione riguardante l’attività religiosa, giuridica e sociale svolta della Chiesa negli istituti carcerari di tutto il Paese”. Dal testo, si apprende che attualmente l’azione della Pastorale penitenziaria riguarda “50 stabilimenti di pena, dove si trovano rinchiusi circa 14mila detenuti”. Inoltre, dall’analisi dell’esperienza operativa emerge che “insieme alla prevenzione della reiterazione dei crimini, la risocializzazione dei detenuti costituisce una delle maggiori sfide della giustizia portoghese”. A parere dei vescovi, risulta “assolutamente vitale incentivare la creazione di iniziative che favoriscano il reinserimento nella vita attiva delle persone che hanno scontato la pena nel periodo immediatamente successivo alla loro liberazione”. Al fine di espletare nel miglior modo possibile la propria missione secondo tale prospettiva, la Cep ha quindi deciso di dotare il settore della Pastorale penitenziaria di ulteriori risorse economiche, che consentano anche una diversificazione e un miglioramento degli strumenti operativi. In particolare, i vescovi hanno evidenziato “la necessità di una maggiore formazione e un più accurato accompagnamento degli agenti pastorali, dei collaboratori e dei volontari”, per il cui reclutamento è infine auspicata “la costituzione di un servizio specifico in tutte le diocesi”.

Sinodo dei giovani: card. Baldisseri a Lecce, “mettere i giovani al centro, per ringiovanire le nostre comunità sempre più stanche e invecchiate”

Tue, 2017-05-02 11:16

“Dobbiamo riconoscere che noi adulti, anche credenti e pastori d’anime, ci siamo spesso mostrati distratti di fronte al potenziale immenso dei giovani. Come Chiesa siamo chiamati a mettere i giovani al centro, a farli parlare anche quando ci criticano, ad ascoltarli con pazienza e attenzione. Solo così potremo ‘ringiovanire’ le nostre comunità, che appaiono sempre più stanche e ‘invecchiate’”. È quanto ha affermato ieri sera il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, chiudendo, a Lecce, il cammino sinodale dei giovani leccesi. Per questo, ha spiegato il cardinale rivolgendosi ai giovani, il Papa ha convocato “un Sinodo dei giovani, con e per tutti i giovani, nessuno escluso, nel quale vi è stato chiesto di diventare protagonisti del cammino della vostra Chiesa locale”. “Sarebbe bello – ha proseguito Baldisseri – se uno dei frutti di questo Sinodo dei giovani fosse l’impegno a promuovere qui, in questa vostra bellissima terra, una nuova e coraggiosa cultura dell’ambiente, combattendo la mentalità consumistica dilagante e riscoprendo il rapporto con la natura sul modello di san Francesco d’Assisi”. Il cardinale ha consegnato ai giovani anche un altro impegno: quello “a rispettare la donna, riconoscendo la sua pari dignità e a vivere le relazioni affettive con rispetto, delicatezza, attenzione all’altro”. “Cari giovani – ha aggiunto – riportate l’amore nella nostra società. Incendiate le nostre città con la forza di una ritrovata capacità di donazione”.

Missioni: dal convegno di Monreale i seminaristi chiedono una Chiesa più aperta e in dialogo

Tue, 2017-05-02 11:05

Dialogo ecumenico e confronto all’interno della Chiesa. Sono due aspetti messi in evidenza dai 150 partecipanti al 61° Convegno missionario nazionale per i seminaristi, organizzato dalla Pontificia Unione Missionaria, che si è tenuto nei giorni scorsi a Monreale. Al temine dei lavori i seminaristi hanno stilato un documento che verrà consegnato ai vescovi come contributo alla Chiesa per arricchire la formazione dei giovani sacerdoti. I seminaristi vorrebbero una Chiesa missionaria autenticamente in dialogo: “Le ferite possono diventare feritoie per comunicare tra di noi”, hanno detto al termine dei laboratori. “La base ha voglia di confronto, senza per questo rinunciare alla certezza dell’identità”, hanno proseguito, osservando che “non si tratta di perderla ma semmai di metterla in gioco, stando nel qui ed ora”. Inoltre, è generale la richiesta che nei seminari si potenzi l’offerta dei corsi: “Per conoscere meglio le altre religioni bisogna che qualcosa di più su di esse ci venga insegnato”. Ma non solo: hanno suggerito di far partecipare anche le figure femminili alla loro formazione accademica oltre a chiedere di ricevere una preparazione meno teorica, più in contatto col mondo e con la vita di tutti i giorni. C’è necessità di maggiore aderenza ai problemi reali della gente, aprendo le porte, anche quelle dei seminari stessi, per accogliere e incontrare. Non a caso, i seminaristi propongono che si dedichi maggioro spazio a materie sociali, alla salvaguardia del creato, all’ambiente, alla psicologia.

Diocesi: mons. Oliva (Locri-Gerace), omelia per la festa di San Giuseppe lavoratore. Se manca il lavoro manca la dignità

Tue, 2017-05-02 10:47

“Questa nostra terra a causa della mancanza di lavoro rischia di essere una terra provata della sua dignità, una terra di scarto e abbandonata. Una terra che dalla politica null’altro ha da aspettarsi se non vere politiche del lavoro. Solo autentiche politiche del lavoro possono dare speranza e futuro”. A dirlo è stato ieri il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva, celebrando messa al santuario della madonna della Gratta di Bombile. Per il presule “non è tollerabile in alcun caso che il lavoro diventi un diritto negato, il privilegio di pochi. La festa di San Giuseppe lavoratore è un’occasione per ricordare che non c’è vivere sociale se questo diritto non viene equamente riconosciuto e se a ogni famiglia non è riconosciuto il sacrosanto diritto a vivere con dignità la propria vita”. Mons. Oliva parla di un “lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale”. “libero, che non crei dipendenze”: “non il lavoro che proviene dal capobastone di turno, al quale sei chiamato a pagare un conto salato, e nelle cui mani sei costretto a consegnare la tua libertà”. Un lavoro “creativo, che “aiuti la persona a sviluppare le sue capacità di intelligenza attraverso attività che lo realizzano e lo facciano sentire cooperatore del Creatore”.
L’intervento ha tocacto anche la piaga del lavoro nero. La festa del Primo Maggio, ha detto il vescovo, è “un’occasione favorevole per dar voce ai disoccupati e ai senza lavoro o mal pagati, a chi non ha che strascichi di lavoro insufficiente per soddisfare le proprie esigenze e quelle della propria famiglia. Il grido di chi non ha lavoro deve scuotere il Palazzo”. Come credenti “non possiamo chiudere gli occhi” “né possiamo porci in modo egoistico di fronte ad essi. Il lavoro è di tutti e per tutti. Nessuno può pretendere di svolgere il proprio lavoro, togliendolo agli altri. Più solidarietà anche nel lavoro. Alla nostra terra spetta purtroppo un triste primato: il record della disoccupazione giovanile attestato al 58,7%”.

Card. Montenegro: ai giovani, “mettete in discussione il mondo e anche per la Chiesa siate una presenza critica”

Tue, 2017-05-02 10:30

“Chi non rischia non vince. Questa è la sfida che Papa Francesco ci lancia. Una sfida che vale la pena accettare. Una sfida – che qualcuno direbbe rock – interessante e intrigante”. Lo ha affermato ieri pomeriggio l’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, presiedendo a Ravanusa la celebrazione eucaristica per “Giovaninfesta”, il tradizionale evento organizzato dalla diocesi di Agrigento ogni 1° maggio. Commentando il tema della giornata – “Chi non rischia non vince” – il cardinale ha osservato che “il Papa, ma soprattutto Cristo, non riescono ad immaginare giovani che si accontentano di una fede sbiadita, fatta di abitudini e vuote tradizioni”. “Gesù è un Dio strano, imprevedibile e sconvolgente” che “non ha bisogno di stanchi, annoiati è noiosi amici”, ha aggiunto l’arcivescovo, ammonendo che “ha bisogno di giovani veri, coraggiosi, rivoluzionari, credibili”. “Con lui non è possibile barare. Né si può annacquare la sua proposta, né sostituire il suo molto con quello del dio delle nostre mediocrità”, ha proseguito Montenegro, rilevando che “Gesù ci provoca, sfida la nostra tiepida fede, spesso miope e fatta di progetti mignon”. “Dice di non delegare agli altri ciò che tocca fare a voi perché se lo doveste fare sarebbe viltà”. “Chiede di gridare al mondo e a questo territorio la voglia di libertà”, ha continuato il cardinale, sottolineando che “Lui cerca giovani che mettano in gioco la loro vitalità migliore, giovani che sanno riempire di spifferi di aria pulita il mondo”. “Mettete in discussione il mondo, siate costruttori di una società diversa e anche per la Chiesa siate una presenza critica”, ha concluso Montenegro.

Comece: università d’estate, “Definizioni radicali: stato-società-religione”

Tue, 2017-05-02 10:15

(Bruxelles) Anche quest’anno avrà luogo l’Università d’estate internazionale, esperienza che dal 2006 vede collaborare la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), l’università di Graz e la medesima diocesi per offrire a studenti e insegnati una cornice in cui “lavorare in modo interdisciplinare su temi di attualità e in particolare quelli che riguardano l’Unione europea e le sue relazioni con le Americhe” spiegano gli organizzatori. In particolare l’edizione 2017 (che si svolgerà dal 2 al 15 luglio) avrà come tema “Definizioni radicali: stato-società-religione”. In Europa, “al posto della coesione e della comunitarietà, sta avvenendo una rinegoziazione delle definizioni di stato, società e religione, a volte solo con un voto popolare e manovre politiche, come mostra Brexit”, spiega la coordinatrice Roberta Maierhofer. Il tema offrirà l’occasione per una “analisi approfondita in un mondo di vaghezza e chiacchiere e validerà lo sforzo intellettuale come assunzione di responsabilità radicale verso l’impegno politico e accademico”. Ridefinire i termini sarà un modo per “comprendere le dinamiche e le strutture che governano le nostre società e noi come individui”. Nelle giornate si alterneranno relazioni e dibattiti in plenaria e incontri seminariali. Alla scuola internazionale nelle edizioni passate hanno preso parte circa ottanta studenti provenienti da atenei di tutto il mondo. Per informazioni: www.comece.eu.

Papa in Egitto: p. Zaky (rettore seminario), “un dono a tutto il Paese”

Tue, 2017-05-02 09:58

“Un grande dono a tutto l’Egitto”: così padre Toma Adly Zaky, rettore del seminario maggiore copto di al-Maadi, parla al Sir della visita di Papa Francesco al Cairo. Secondo il rettore del seminario la visita segna uno spartiacque per la comunità cattolica egiziana. Papa Francesco, afferma Zaky, “lascia una grande eredità ai cattolici dell’Egitto: proseguire sulla strada dell’unità, della cooperazione non solo con le Chiese ma anche con le Istituzioni, dell’umiltà e del perdono”. È questa la risposta “più bella” al terrorismo che ha preso di mira la comunità cristiana locale. Si tratta di un’eredità che i cattolici locali non devono disperdere se vogliono davvero essere “seminatori di speranza e operatori di dialogo” nella società egiziana. “Questo viaggio – dice – ci ha dato consapevolezza che possiamo fare molto in Egitto se restiamo uniti, popolo, Governo, organizzazioni sociali, l’esercito. Un viaggio che ci dona un modello di collaborazione da seguire anche in futuro e che spero lasci frutti importanti per la comunità cristiana e cattolica”. Il primo di questi frutti è “un nuovo spirito per andare avanti sulla strada dell’unità e della pace. Moltissimi egiziani, non solo quelli di fede cristiana, hanno seguito i momenti della visita grazie alla diretta televisiva e sono rimasti colpiti dalle parole e dai gesti del Pontefice che hanno espresso amore, pace, concordia, carità. Tanti opinionisti hanno commentato positivamente questo viaggio: farà molto bene alla nostra Nazione”. Circa il terrorismo padre Zaky ribadisce: “il Pontefice ci ha confermato che non esistono limiti alla carità, che è l’unica via da praticare e testimoniare. E si testimonia anche attraverso il perdono, atto essenziale nella vita di tutti i cristiani, non solo quelli egiziani o mediorientali. Per praticare l’amore dobbiamo anche perdonare”.

Vocazioni: mons. Dal Molin (Cei), “pastorale meno ansiogena e più efficace”. L’efficienza non si riduce ai numeri

Tue, 2017-05-02 09:39

“Solo ritrovando la capacità di ritornare ad essere discepoli dell’amore faremo ardere anche più passione”. Lo ha affermato ieri mattina monsignor Domenico Dal Molin, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni, nel corso dell’incontro “Osare la missione, tra comunione e sinodalità” che a Bari ha riunito consacrati e consacrate, sacerdoti e responsabili della formazione permanente del clero e dei preti giovani della Regione per aprire la Settimana di preparazione alla 54ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (7 maggio). Dal Molin ha voluto ringraziare le Chiese di Puglia perché “stanno dando un input forte a tutta la Chiesa italiana, visto che qui stiamo vivendo momenti belli come la recente settimana di Gallipoli, con otre 250 partecipanti al seminario sull’accompagnamento spirituale”. Introducendo i lavori, mons. Dal Molin ha sottolineato l’importanza di “rendere la pastorale vocazionale ancor più generativa, non tanto efficiente perché produce dei numeri, ma sicuramente meno ansiogena e più efficace”.

Diocesi: Crema, inaugurato il “dado della pace”. Mons. Gianotti, “lanciamolo e chiediamo a Dio di convertire i cuori di chi cerca la guerra”

Tue, 2017-05-02 09:21

“Amo tutti”; “perdono l’altro”; “ci amiamo a vicenda”; “amo l’altro”; “ascolto l’altro; “amo per primo”: sono le frasi scritte sulle sei facce del “dado della pace”, posizionato a Crema nell’Aiuola della pace del parco pubblico Chiappa, in centro città. Il dado, che misura 150 cm per lato, è la riproduzione gigante dei cubi in cartoncino, utilizzati dai bambini del catechismo della cattedrale, durante l’ora d’incontro settimanale e a casa. Il gioco, vero e proprio strumento pedagogico, invita a impegnarsi ogni giorno in una buona azione, insegna il rispetto e si trasforma in un mezzo per imparare a vivere in armonia. “Quando lanciamo il dado – afferma mons. Daniele Gianotti, vescovo di Crema, che ha inaugurato l’iniziativa sabato scorso (29 aprile) -, non sappiamo quale sarà il risultato. Anche nella Bibbia, a volte, sono raccontati episodi in cui si gettano le sorti per comprendere cosa vuole il Signore. Nella Bibbia non è il caso a guidare il gesto, proprio come succede con il nostro dado, che indica un comportamento amorevole da mettere in pratica, secondo la parola del Signore. Se la ascoltiamo, diventiamo costruttori e testimoni della pace nel mondo; seguire il suo insegnamento quotidianamente in modo concreto ci permette di realizzare la sua volontà. Lanciamo il dado, accogliamo il suggerimento e chiediamo a Dio di convertire i cuori di coloro che cercano la guerra, la violenza, la contrapposizione e, come ha detto Papa Francesco, costruiscono muri invece di gettare ponti”.

Azione cattolica: messaggio al Paese, “associazione popolare in cammino verso tutte le periferie”. Eletto il Consiglio nazionale

Tue, 2017-05-02 09:02

“L’Azione cattolica, con i suoi 150 anni di storia, è parte significativa della memoria collettiva del passato, vive i fermenti del presente, contribuisce a costruire il futuro del Paese”. Lo si legge nel “Messaggio al Paese”, testo che conclude l’Assemblea nazionale dell’associazione, svoltasi dal 28 aprile al 1° maggio alla Domus Pacis di Roma, preceduta da un incontro del Forum internazionale associativo con il Papa il 27 aprile e comprendente un nuovo incontro con il Papa, in piazza San Pietro, domenica 30 aprile. “È alla Chiesa tutta, e al Paese intero, che ci rivolgiamo al termine di questa Assemblea nazionale. Non con un appello che impegna altri a fare, ma – si legge nel documento – con una promessa che impegna noi stessi. La promessa di restare pienamente innervati nel cuore dei nostri territori, nella vita delle parrocchie, soprattutto nella vita concreta delle persone che camminano con noi in questa parabola complessa ma affascinante della storia”. “Voglio un’Azione cattolica tra la gente, nella parrocchia, nella diocesi, nel Paese, nel quartiere, nella famiglia, nello studio e nel lavoro, nella campagna, negli ambiti propri della vita”, ha detto Bergoglio all’Ac. “Con questo stile popolare desideriamo aiutare le nostre Chiese locali a prendere sul serio l’Evangelii gaudium, per tradurla in concreto in ciascun contesto”. Il Messaggio (disponibile su http://xviassemblea.azionecattolica.it) ricorda il compito educativo dell’Ac, il profilo popolare e democratico dell’associazione.
“Ci impegniamo per ricucire un’Italia lacerata da tante divisioni. Il nostro impegno è prima di tutto personale, verso tutte le donne e gli uomini del nostro tempo”. “Il nostro impegno si fa comunitario: vogliamo abitare i luoghi della vita sociale e civile del Paese, e per questo accogliamo l’invito dei vescovi italiani a esercitare il discernimento come ‘quel processo che porta a riconoscere il bene e induce a prendere parte, a non cercare il quieto vivere e il conforto dell’abitudine, a non essere spettatori ma corresponsabili del bene comune’”. Un pensiero conclusivo è rivolto “ai fratelli e alle sorelle, agli adulti, ai giovani e ai bambini di ogni nazionalità e di ogni religione che ogni giorno rischiano la vita nel Mediterraneo”. Tra gli adempimenti associativi, oltre al voto del Documento programmatico per il prossimo triennio, anche l’elezione dei componenti del nuovo Consiglio nazionale. Per il settore Adulti: Anna Maria Basile (diocesi di Andria), Nicola De Santis (Cosenza-Bisignano), Renato Meli (Ragusa), Paola Panzani Paola (Milano), Pierpaolo Triani (Piacenza-Bobbio), Lucio Turra (Vicenza), Maria Grazia Vergari (Otranto). Per il settore Giovani: Luisa Alfarano (Locri-Gerace), Gioele Anni (Lodi), Michele Azzoni (Venezia), Sara Falco (Nola), Sonia Rotatori (Senigallia), Michele Tridente (Tursi-Lagonegro), Sara Vielmi (Reggio Emilia-Guastalla). Per l’Azione cattolica dei ragazzi – Acr): Anna Maria Bongio (Como), Claudia D’Antoni (Cefalù), Emanuele Lovato Emanuele (Verona), Luca Marcelli (Ascoli Piceno), Matteo Sabato (Brindisi-Ostuni), Maria Rosaria Soldi (Napoli), Maurizio Tibaldi (Alba).

Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Primo maggio tra feste del lavoro e scontri in vari Paesi. Primarie Pd, 1,8 milioni al voto

Tue, 2017-05-02 09:00

Primo Maggio in Italia: il messaggio del Capo dello Stato, “lavoro è priorità”. Cgil, Cisl e Uil a Portella della Ginestra

“Il lavoro è la priorità” per l’Italia, dove i livelli di disoccupazione restano ancora elevati; “laddove la struttura produttiva e sociale non è più in grado di assicurare quelle condizioni che sorreggono i nostri diritti di cittadinanza, allora la crisi rischia di contagiare le stesse istituzioni rappresentative”. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rivolto il tradizionale messaggio al Paese in occasione della Festa dei lavoratori del Primo Maggio. Manifestazioni, comizi, concerti si sono svolti in tutta Italia. I sindacati nazionali hanno celebrato la ricorrenza a Portella della Ginestra (Palermo) a 70 anni dalla strage di contadini che protestavano contro il latifondismo: erano presenti i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Tensioni e scontri, invece, al corteo di Torino tra le forze dell’ordine e un gruppo di aderenti ai centri sociali.

Primo Maggio nel mondo: manifestazioni e scontri in Germania, Parigi e Turchia

La Festa dei lavoratori ha visto milioni di persone scendere in piazza in quasi tutti i Paesi del mondo, tra manifestazioni pacifiche, rivendicazioni occupazionali e salariali, in qualche caso scontri. A Berlino, blindata dalle forze dell’ordine dopo l’attacco al mercatino di Natale, il corteo organizzato da gruppi di estrema sinistra si è chiuso con diversi arresti, dopo che alcuni manifestanti avevano lanciato bottiglie contro gli agenti. Cento arresti ad Apolda, nella Turingia, dove un corteo organizzato dall’estrema destra è degenerato in scontri con la polizia bersagliata da lanci di pietre e petardi. Violenze, e interventi della polizia, anche ad Amburgo. A Parigi – dove la tensione è alle stelle per il ballottaggio elettorale di domenica 7 maggio – scontri tra polizia e black-bloc nel corso della manifestazione sindacale tra Place de la Republique e la Bastiglia. Anche in questo caso persone incappucciate hanno lanciato oggetti e bottiglie molotov contro le forze dell’ordine. Tre poliziotti sono rimasti feriti, uno dei quali è grave, con ustioni di terzo grado. Mano pesante della polizia turca che ha reso noto di avere arrestato 165 persone, molte delle quali sono manifestanti che cercavano di raggiungere la simbolica piazza Taksim malgrado il divieto delle autorità. Negli Stati Uniti – New York, Los Angeles, San Francisco – la festa del lavoro si è incrociata con cortei per i diritti civili e sindacali che hanno preso di mira il presidente Donald Trump.

Stati Uniti-Corea del Nord: Trump, “pronto a incontrare Kim Jong-un”. Nuove minacce da Pyongyang

Il presidente statunitense Donald Trump si dice pronto “a incontrare il leader nordcoreano Kim Jong-un”. Nel corso di un’intervista ha affermato: “Lo incontrerei sicuramente e ne sarei onorato”. “Molti leader politici non direbbero mai che vorrebbero incontrarlo, ma alle giuste condizioni, lo incontrerei”. Il portavoce della Casa Bianca, Sean Spicer, ha poi specificato che al momento l’incontro “non è in programma”, mentre si attendono da Kim “segnali di buona fede”. Poche ore prima da Pyongyang era emersa la notizia che la Corea del Nord è pronta a un nuovo test nucleare.

Politica: primarie del Pd, quasi due milioni di elettori al voto, Renzi al 70%. “Lavorare per il Paese”

Le primarie del Partito democratico, svoltesi domenica 30 aprile, hanno portato ai gazebo più di 1 milione e 800mila elettori. Larga la vittoria di Matteo Renzi: l’ex premier ha raggiunto il 70% dei consensi (1.283.389 voti; si attendono i dati definitivi), a lunga distanza il ministro della Giustizia Andrea Orlando (357.526 voti; 19,5%) e il presidente della Puglia Michele Emiliano (192.219 voti; 10,5%). “Oggi – ha detto a caldo Renzi – abbiamo fatto qualcosa di straordinario, la democrazia è la possibilità di scegliere. Il primo grazie ad Andrea Orlando e Michele Emiliano. Grazie alla straordinaria passione con cui Emiliano ha posto alcuni temi a iniziare dal Sud, assolutamente prioritario per il Paese. E alla forza con cui Orlando ha insistito sulla necessità di unire il partito e il Paese. Abbiamo bisogno di imparare dalle altre mozioni e lo faremo”. “Grazie a tutte le amiche e gli amici che lavorano nel governo del Paese a iniziare da Gentiloni”.

Ungheria: la piazza contro Orban. “Vogliono dar vita a uno stato illiberale”

Diecimila persone hanno sfilato ieri nel centro di Budapest: slogan contro il governo di Viktor Orban e cartelli a favore dell’Unione europea. “Apparteniamo all’Europa” lo slogan della manifestazione nel 13° anniversario dell’entrata dell’Ungheria nell’Unione europea. “Stiamo assistendo al tentativo di imporre il modello russo di Putin. La propaganda dei media aiuta il governo a fare i propri interessi. Noi daremo coraggio alle persone, abbiamo una presenza forte nella comunità”, spiega a Euronews András Fekete-Győr, presidente del movimento Momentum, che ha organizzato la manifestazione assieme a diversi gruppi della società civile. Viktor Orban è accusato di non rispettare i diritti umani e la democrazia: “Vogliono dar vita ad uno stato illiberale”.

Malta: il premier Muscat, che regge la presidenza di turno Ue, annuncia elezioni anticipate

Il premier maltese, Joseph Muscat, ha annunciato che il prossimo 3 giugno si svolgeranno elezioni politiche anticipate, nonostante il fatto che al momento il Paese regga la presidenza di turno del Consiglio dei ministri Ue. Muscat, parlando a un comizio in occasione del Primo Maggio, ha precisato di avere chiesto al Presidente della Repubblica di sciogliere immediatamente le Camere, otto mesi prima della scadenza naturale della legislatura. L’elezione di Muscat risale al 2013; il suo governo aveva superato in parlamento un voto di censura per lo scandalo dei Panama papers. Attualmente i sondaggi mostrano ancora un minimo vantaggio dei laburisti in un Paese che riporta dati positivi sul piano economico e occupazionale.

Sport: a Cagliari cori razzisti contro il ghanese Muntari che lascia il campo

Dopo un diverbio con i tifosi del Cagliari, mentre si accingeva a raccogliere un pallone, il centrocampista del Pescara Sulley Muntari lascia il campo prima della fine della partita. È accaduta durante il match Cagliari-Pescara allo stadio Sant’Elia del capoluogo sardo. Il calciatore ghanese si era subito recato per riferire l’accaduto all’arbitro e al quarto uomo, ricevendo un’ammonizione. L’allenatore Zeman ha spiegato: “Muntari ha sentito cori razzisti e ha chiesto di intervenire. Facciamo tante chiacchiere e poi ci si passa sopra”. Lo stesso Muntari ha poi dichiarato: “Facevano i cori contro di me da subito, nel primo tempo ho visto che nel gruppetto c’erano dei bambini e allora mi sono rivolto ai genitori e ho dato loro la mia maglia, per dare l’esempio. Poi in curva la cosa è continuata con un altro gruppo di tifosi: io stavo ragionando con loro, ma l’arbitro mi ha detto che dovevo lasciare perdere. E lì mi sono arrabbiato. I tifosi hanno sbagliato ma l’arbitro doveva fare qualcosa di diverso, non accusare me”. “Se si fermassero le partite sono convinto che queste cose non accadrebbero più”.

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