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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 11 hours 35 min ago

Pasqua: mons. Gervasoni (Vigevano), “non ci sono chiesti progetti di sviluppo e progresso universale, ma di seguire Gesù nel cammino della croce”

Mon, 2018-04-02 14:39

“A noi non è dato di condividere la risurrezione, passando direttamente alla gloria pasquale, né di elaborare progetti di sviluppo e di progresso universale tanto entusiastici, quanto improbabili, ma a noi è chiesto di seguire Gesù nel cammino della croce, con lo stesso amore e con la stessa fede, ogni giorno con pazienza e intelligenza”. Lo scrive mons. Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano, nel suo messaggio per la Pasqua dal titolo “Il coraggio dell’Amore”. La sequela di Cristo, però, “non esalta la sofferenza e lo sforzo ascetico, ma la profondità dell’amore in uno slancio di fede”, sottolinea il presule. È questa “la gioia profonda della Pasqua, quella che ci permette di dare la vita per gli altri e di avere la gioia vera, quella che sboccia dall’amore, quella sola da cui la vita è veramente accolta”. Mons. Gervasoni richiama anche il “Sinodo dei giovani in preparazione”, che “fa emergere questa profonda esigenza dalle riflessioni e dal desiderio di autenticità e di coraggio che i giovani chiedono e profondamente sentono”.

Pasqua: mons. Ravinale (Asti), in Italia necessario “un rinnovamento autentico e vitale”

Mon, 2018-04-02 14:05

“Tutti noi, consapevoli delle tensioni della nostra società, abbandonata a profonde inquietudini, sentiamo una grande voglia di novità. Anche la nostra Italia ha espresso in questi giorni il bisogno di rinnovamento che ci auguriamo autentico e vitale. A questo rinnovamento vorremmo contribuire, chiedendo di tenere in evidenza alcune attenzioni che riteniamo fondamentali”. Lo scrive mons. Francesco Ravinale, vescovo di Asti, nel messaggio per la Pasqua dal titolo “Tre passi indietro, ma per andare avanti”, pubblicato sul settimanale diocesano “Gazzetta d’Asti”. La prima richiesta rivolta alla politica è quella del “realismo di comprendere che nessuna persona e nessuna forza politica possiede da sola i requisiti per realizzare un rinnovamento vero”. “Le novità sociali – aggiunge il presule – non possono essere realizzate se non di comune accordo, nel dialogo, nella stima vicendevole e nella capacità di lavorare insieme”. Secondo mons. Ravinale, “è segno di saggezza accogliere il bene e l’arricchimento che ci può venire dagli altri, compresi gli avversari e coloro che provengono da culture diverse”. Altra richiesta di attenzione è quella di “evitare pericolosi passi in avanti, che potrebbero determinare la caduta in baratri irreparabili”. Quindi, l’auspicio che venga garantita “la possibilità di guadagnarsi la vita con il proprio onesto lavoro” e “la stabilità dell’istituzione familiare, ora pericolosamente minata da ambigui ‘passi in avanti’, che hanno reso sempre più precaria la stabilità dei rapporti”. “Allo stesso modo – sottolinea il presule – ci auguriamo di poter ritornare in zona di sicurezza per quanto riguarda la tutela della vita, garantendo la sicurezza sul lavoro, allo stesso modo che l’accettazione della vita nascente e la garanzia di una assistenza paziente alla vita che volge al termine”. Quindi, l’augurio pasquale del vescovo: “L’aiuto più sicuro per la vita di ciascuno è il riferimento a Dio, da tante voci dimenticato o proclamato facoltativo”.

Pasqua: mons. Solmi (Parma), “nel Paese sofferenza e tensione a guardare oltre la morte”

Mon, 2018-04-02 13:30

“La Pasqua entra in ogni persona e situazione di vita. Nel Paese c’è sofferenza e una tensione a guardare oltre, per cercare in cielo una risposta e la dimora di affetti che non possono finire con la morte”. Lo scrive il vescovo di Parma, mons. Enrico Solmi, nel suo messaggio di Pasqua alla diocesi. Il presule, facendo riferimento “all’improvvisa scomparsa del carissimo Fabrizio Frizzi”, ha segnalato un “atteggiamento collettivo” degli italiani che “non accettano la fine di una relazione che lui aveva amabilmente trattenuto con persone prossime, famose, fino al largo pubblico”. “Non sono mancate parole di rabbia, ma sono state un’eccezione in questa ricerca comune che fa tanto riflettere – aggiunge –. Si vorrebbe un cielo aperto dove poter lanciare lo sguardo, quasi verificare che la persona amata fosse là e negare che sia tutto finito. Questo anelito la Pasqua lo raccoglie in modo sorprendente, in realtà, unico”. Mons. Solmi la indica come un “passaggio offerto a tutti”. La condizione che si lascia è quella di chi sta chino “sotto massi troppo grandi, quasi impossibili da portare, chiusi in noi stessi, in fatiche che ci accompagnano, si sommano”. “Sono la pietra che sembra chiudere la speranza”. Ma “il Risorto si presenta a noi. È la chiave per leggere o rileggere la nostra vita, la Speranza che la motiva, la via da percorrere insieme a Lui”.

Giornata autismo: card. Turkson, “tanti i limiti che la stessa società pone”. “Prendere in considerazione tutti i membri della famiglia”

Mon, 2018-04-02 13:10

“La Chiesa, con le sue opere, testimonia la sua attenzione e sollecitudine verso le persone con disturbi dello spettro autistico. È presente nelle nostre comunità un generale atteggiamento di accoglienza, anche se ancora si fa fatica a praticare una vera inclusione, per cui è fondamentale che ‘le nostre comunità cristiane siano ‘case’ in cui ogni sofferenza trovi compassione, in cui ogni famiglia con il suo carico di dolore e fatica possa sentirsi capita e rispettata nella sua dignità'”. Lo scrive il card. Peter K. A. Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, nel messaggio per la Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. “È essenziale essere al fianco in modo fattivo di coloro che sono colpiti da disturbi dello spettro autistico e delle loro famiglie, sulle quali pesa una mole di lavoro enorme, a volte insopportabile. Le loro manifestazioni di disagio e i loro appelli di aiuto – aggiunge il cardinale – vanno ascoltati e trasformati in azioni ed attività concrete ed appropriate. Si devono prendere in considerazione tutti i membri della famiglia, non solo i genitori ma anche eventuali altri figli, il cui sviluppo necessita della massima attenzione e cura. Quanto spesso essi provano una sensazione di inadeguatezza, di inefficacia e di frustrazione!”.

“È fondamentale costruire una solida alleanza tra i settori sanitario, socio-sanitario ed educativo e garantire la continuità dell’assistenza e della cura per tutto l’arco della loro vita. La specializzazione e l’integrazione tra i servizi dell’età evolutiva e quelli dell’età adulta consentano loro di ricevere gli interventi appropriati senza vanificare le risorse impiegate”, prosegue il card. Turkson: “È, dunque, importante che i Governi, le Istituzioni e l’intera comunità sociale, si adoperino per rispondere adeguatamente ai bisogni delle persone con disturbi dello spettro autistico, imparando a comprenderne le differenti specificità nel corso della loro vita e ad offrire loro opportunità di inclusione sociale. Si favoriranno, in questo modo, la cultura dell’incontro e della solidarietà a dispetto di quella dell’esclusione e dello scarto, che invece li relega ai margini della società. Infatti, le persone colpite da questi disturbi, quotidianamente, si confrontano non solo con le difficoltà conseguenti alla loro condizione ma anche con i tanti limiti che la stessa società pone loro, privandoli di poter vivere al pieno delle proprie possibilità”.

Pasqua: mons. Arnolfo (Vercelli), “promuovere l’educazione dei giovani e degli adulti all’accoglienza reciproca”

Mon, 2018-04-02 12:55

“Nessuno deve sentirsi escluso perché Gesù è risorto per tutti, perché ogni uomo possa aprirsi alla speranza di una vita che va oltre, oltre le disgrazie umane, oltre le persecuzioni e le violenze, oltre la solitudine e il tradimento, oltre le umiliazioni e la morte; perché Cristo, che ha provato tutto questo, è risorto, aprendoci la strada a una umanità nuova, fondata sull’amore, sulla fede in Dio, sulla fiducia vicendevole, sul dono reciproco del nostro tempo e del bene che possiamo regalarci l’un l’altro”. Lo scrive mons. Marco Arnolfo, arcivescovo di Vercelli, nel suo messaggio di auguri per la Pasqua, pubblicato sul settimanale diocesano “Corriere Eusebiano”. Il presule lo indirizza, in modo particolare, “ai fratelli e alle sorelle che ho incontrato in carcere in questi giorni, ai malati e agli anziani, sia quelli che già ho salutato nelle tante case di riposo che ho visitato sia quelli che dovrò ancora incontrare nella visita pastorale in corso”. “Auguro ai cristiani di tutte le parrocchie, piccole e grandi, di lasciarsi illuminare nella fede e riscaldare nella carità operosa dal fuoco dello Spirito che, quest’anno, grazie al rinnovamento della diocesi, si è acceso in ciascuna delle 21 comunità pastorali, perché ciascuno possa facilmente alimentare la propria vita spirituale”. Infine, l’augurio rivolto a “tutti gli uomini di buona volontà” che il vescovo ha incontrato durante la visita pastorale, nelle riunioni con le autorità civili e militari e con tutte le associazioni, di “continuare a promuovere, in grande sinergia, l’educazione dei giovani e degli adulti all’accoglienza reciproca, senza distinzioni di razza e nazionalità, al rispetto per la vita di chi è povero ed emarginato, alla cura amorevole della famiglia e della natura che ci circonda e di cui siamo parte, alla ricerca del lavoro dignitoso per tutti”.

Papa Francesco: a Regina Coeli, “le persone sequestrate o ingiustamente private della libertà siano rilasciate”

Mon, 2018-04-02 12:37

“La Pasqua di Cristo ha fatto esplodere nel mondo un’altra cosa: la novità del dialogo e della relazione, novità che per i cristiani è diventata una responsabilità”. Così Papa Francesco prima del Regina Coeli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in piazza San Pietro: “Non possiamo rinchiuderci nel nostro privato, nel nostro gruppo, ma siamo chiamati a occuparci del bene comune, a prenderci cura dei fratelli, specialmente quelli più deboli ed emarginati. Solo la fraternità può garantire una pace duratura, può sconfiggere le povertà, può spegnere le tensioni e le guerre, può estirpare la corruzione e la criminalità”. Dopo la recita del Regina Coeli, il Papa ha invocato “il dono della pace per tutto il mondo, specialmente per le popolazioni che più soffrono a causa dei conflitti in atto”: “Rinnovo in particolare il mio appello affinché le persone sequestrate o ingiustamente private della libertà siano rilasciate e possano tornare alle loro case”.

Papa Francesco: a Regina Coeli, “riscoprire la fraternità, così come era vissuta nelle prime comunità cristiane”

Mon, 2018-04-02 12:35

“Quello di oggi è un giorno di festa e di convivialità vissuto di solito con la famiglia. È una giornata di famiglia. Dopo aver celebrato la Pasqua si avverte il bisogno di riunirsi ancora con i propri cari e con gli amici per fare festa. Perché la fraternità è il frutto della Pasqua di Cristo che, con la sua morte e risurrezione, ha sconfitto il peccato che separava l’uomo da Dio, l’uomo da sé stesso, l’uomo dai suoi fratelli. Ma noi sappiamo che il peccato sempre separa, sempre fa inimicizie”. Lo ha detto il Papa prima del Regina Coeli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in piazza San Pietro: “Gesù ha abbattuto il muro di divisione tra gli uomini e ha ristabilito la pace, cominciando a tessere la rete di una nuova fraternità. È tanto importante in questo nostro tempo riscoprire la fraternità, così come era vissuta nelle prime comunità cristiane. Riscoprire come dare spazio a Gesù che mai separa, sempre unisce. Non ci può essere una vera comunione e un impegno per il bene comune e la giustizia sociale senza la fraternità e la condivisione. Senza condivisione fraterna non si può realizzare una comunità ecclesiale o civile: esiste solo un insieme di individui mossi o raggruppati dai propri interessi. Ma la fraternità è una grazia che fa Gesù”.

 

Pasqua: card. Bassetti, “chi ama e perdona fa nascere la vita, senza perdono c’è la guerra”

Mon, 2018-04-02 12:11

“Forse siamo troppo fermi come Chiesa: dovremmo essere comunità in corsa. La Pasqua è anche questa fretta, che è attenzione e premura verso il prossimo nell’esercizio delle opere di misericordia”. Lo scrive l’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, nel messaggio augurale alla comunità diocesana nella domenica di Pasqua. Il cardinale ricorda che “il primo a giungere al sepolcro è Giovanni, il discepolo dell’amore”: “L’amore corre più veloce”. Rivolgendosi ai fedeli, il cardinale osserva come “spesso la nostra è una vita senza risurrezione e senza Pasqua, rassegnata di fronte ai dolori e ai drammi delle persone e del mondo”. Il suo pensiero è rivolto “ai sedici morti e ai più di mille feriti della Striscia di Gaza”. “Il Signore ha vinto la morte e vive per sempre – aggiunge -. Non possiamo più starcene chiusi come se il Vangelo della Risurrezione non fosse stato annunciato. Il Vangelo stesso è Risurrezione, vita nuova”. Ma anche “un’altra legge”, che è “amore, misericordia, perdono”. “Essa non ci rende deboli, al contrario, ci fa costruttori di vita. Chi ama e perdona fa nascere la vita – sottolinea -. Fare la Pasqua vuol dire cercare la pace del perdono di tutti. Senza perdono c’è la guerra. Sono proprio coloro che si sentono giusti a non perdonare e a opprimere gli altri”. Il card. Bassetti spiega anche così il “fare Pasqua nella misericordia e nell’amore”: “Vuol dire avere compassione di quelli che hanno fame, di quelli che non sanno come finire la giornata, dei poveri, dei tanti bimbini abbandonati, dei profughi, di tutti quelli che nel giorno di Pasqua vivono il dramma della solitudine e dell’abbandono. Solo chi ama può capire queste cose”. Quindi, “fare Pasqua vuol dire costruire un mondo nuovo”. “Con tutto il mio cuore – conclude – questo mondo nuovo lo auguro ai giovani senza lavoro, a coloro che lo hanno perso, a quei genitori, e non sono pochi, che non sanno come dire ai propri figli che la dispensa è vuota. Mi è capitato, in questi giorni, di ascoltare anche questo”.

Pasqua: mons. Pellegrini (Concordia-Pordenone), “porti pace nella società, in famiglia e la gioia di vivere”

Mon, 2018-04-02 11:45

“La Pasqua del Signore porti la pace nella società, in famiglia e la gioia di vivere. Noi che crediamo nella Risurrezione di Gesù non possiamo più essere uomini e donne tristi, scoraggiati, senza speranza, pessimisti”. Lo scrive mons. Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia-Pordenone, nel suo messaggio di Pasqua pubblicato sul settimanale diocesano “Il Popolo”. Il presule riflette sulla “ricerca della felicità”. “Quante ingiustizie, quante disgrazie, quante notizie negative ci bombardano ogni giorno. Come facciamo a essere gioiosi, sereni, ottimisti, pieni di speranza e di coraggio? Cosa fare perché la nostra vita sia piena di gioia? – si chiede – Che senso ha la nostra gioia?”. Pronte le risposte. “È vero, però, che ci sono cose belle nella nostra vita come l’amicizia, l’amore di una persona, le bellezze della natura, dell’arte, il successo, la carriera, il divertimento. Tutte cose che ci offrono qualche momento di felicità ma che durano poco e non arrivano nel profondo di noi stessi, senza donarci la vera gioia”. E c’è anche qualcosa di più profondo. “Pasqua significa passaggio: passaggio dal freddo dell’inverno al tiepido calore della primavera; passaggio, per noi cristiani, dalla morte alla risurrezione di Gesù”. “La Pasqua – conclude – è la festa della vittoria della vita sulla morte, la festa della gioia, perché Gesù è Risorto dai morti. La Risurrezione di Cristo è la garanzia della nostra immortalità”.

Pasqua: mons. Petrocchi (L’Aquila), “se la fede è solida manteniamo la quiete nella tempesta”

Mon, 2018-04-02 11:13

“Il timore nasce dalla tensione a non sciupare i ‘talenti’ preziosi, ricevuti da Dio, ed è irrobustito dalla vigilanza, mirata a custodirli e valorizzarli. La paura, invece, scaturisce dal fatto che gravitiamo su noi stessi e misuriamo gli eventi solo sulle nostre forze”. Lo scrive mons. Giuseppe Petrocchi, arcivescovo di L’Aquila, nel suo messaggio per la Pasqua alla diocesi, in cui richiama l’episodio della tempesta sedata, raccontato nel Vangelo di Matteo. Il presule indica nella fede “il segreto per mantenere intatta la pace del cuore, qualunque cosa accada”. “Se la nostra fede ha una bassa ‘caratura’ – sottolinea –, siamo esposti alle ‘intemperie’ della storia, personale e comunitaria, e le ondate contrarie della vita ‘squassano’ la nostra anima e le tolgono la serenità”. Invece, “quanto più la nostra fede è adulta e solida, tanto più restiamo sereni e manteniamo la quiete: non solo ‘dopo’ la tempesta, ma ‘dentro’ la tempesta, se la viviamo nel Signore”. L’invito dell’arcivescovo “di fronte alle difficoltà, che sembrano più forti di noi”, è quello di “non scappare e neppure applicare strategie sbagliate: occorre, invece, gestire la mente e le emozioni alla luce del Vangelo e della retta ragione”. “Le sofferenze, che ci hanno messo a dura prova, possono diventare il ‘luogo’ in cui ci è donata la grazia di incontrare Gesù: in modo più vero e più profondo”. Perché “non si risorge dai naufragi della propria storia se non si accetta, serenamente, che da soli non ci salviamo, ma restiamo intrappolati nelle nostre debolezze”. Diventa, quindi, necessario “il coraggio di uscire dal guscio della nostra ‘barca’”. “Si tratta – conclude – di oltrepassare i nostri schemi usuali di giudizio e di comportamento, che risultano perdenti di fronte alla violenza delle avversità, per entrare in un modo di pensare, di sentire e di agire più conforme al Vangelo”.

Pasqua: mons. Sacchi (Casale Monferrato), “i primi cristiani portavano stampata in volto la notizia della Resurrezione. E noi?”

Mon, 2018-04-02 10:55

“I primi cristiani portavano stampata in volto la notizia della Resurrezione. E noi, sul nostro volto, che cosa portiamo stampato?”. Lo ha chiesto ieri il vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nell’omelia pronunciata nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto in cattedrale nel giorno di Pasqua. “L’annuncio della Resurrezione di Cristo non è così semplice da accettare – ha osservato – ma è la questione discriminante: o crediamo o non crediamo che Cristo è risorto. E questo ci cambia la vita”. Ma, ha continuato, “non basta una tomba vuota per definire la Resurrezione. Che prove abbiamo per fare un annuncio così sconvolgente e inaudito?”. “I discepoli – ha spiegato mons. Sacchi – non hanno assistito alla Resurrezione, nessuno è stato testimone diretto di quel che è accaduto in quella tomba”. “I discepoli ci parlano solo del dopo”, degli “incontri con il Risorto”, ha aggiunto, osservando che nei Vangeli “il Gesù che ci viene mostrato non è il trionfatore, circondato di gloria ma un uomo umanissimo, quasi vulnerabile, indifeso”. E “i segni che mostra non sono quelli del potere, della gloria, ma sono i segni della Passione, le sue ferite che chiede di guardare e toccare”. “È davvero bella e toccante – ha sottolineato il vescovo – questa tenerezza del Risorto che ci chiede amore, che vuole guarire le nostre ferite mostrandoci le sue”. “La prima ragione per credere ai discepoli” è dunque “l’immagine che ci hanno trasmesso di Gesù risorto”. Inoltre, crediamo ai discepoli “perché la loro vita è completamente cambiata” dall’incontro con il Risorto. E “noi crediamo noi nel Cristo risorto? Se crediamo in Cristo risorto, come possiamo rendere credibile la nostra fede in lui? Credo che la risposta sia una sola: con la nostra vita”, ha ammonito mons. Sacchi. “L’unica via è quella della nostra gioia, del nostro amore, della nostra vita che diventa una testimonianza”. Senza Gesù risorto, ha concluso il vescovo, “non possiamo vivere. E senza di lui non possiamo essere testimoni di speranza e di vita, di cui il mondo oggi ha tanto bisogno”.

Testimonianza: mons. Sanguineti (Pavia), dal gendarme francese Arnaud Beltrame “un esempio di fede cristiana”

Mon, 2018-04-02 10:39

“Un gesto nato non solo dal suo senso profondo del dovere, ma da qualcosa di più, dalla sua fede cristiana, che aveva riscoperto in età adulta, ricevendo la comunione e la cresima nel 2010 e iniziando un cammino intenso verso la celebrazione del matrimonio sacramentale con la sua amata”. Lo scrive il vescovo di Pavia, mons. Corrado Sanguineti, nel suo editoriale-messaggio di Pasqua pubblicato dal settimanale diocesano “il Ticino”, dedicato alla vicenda del gendarme francese Arnaud Beltrame, che a Carcassonne ha preso il posto di una donna, di una mamma, come “ostaggio del terrorista inneggiante al Daesh”. “Il cammino e il gesto finale di Arnaud – sottolinea il vescovo – sono solo uno dei segni di come ancora oggi la potenza della Pasqua di Gesù sia all’opera: nei tanti padri e madri di famiglia che si donano e si spendono per i loro figli, nei tanti uomini e donne che sanno prendersi cura di chi soffre e sanno condividere i bisogni dei propri fratelli, nei giovani e adulti che diventano capaci di vivere impegni seri e prolungati di servizio, magari partendo per terre povere e dimenticate, nei cristiani che, perseguitati o emarginati in molte nazioni, sanno essere fedeli, pagando di persona, senza nutrire sentimenti di odio e di vendetta”. Una vicenda che segnala come “la Pasqua di Cristo diviene una festa di speranza perché ci assicura che, nonostante tutte le tenebre e le oscurità presenti nel nostro tempo, è sempre possibile il miracolo di un amore più potente del male e della morte”. “Tutti – conclude il presule – possiamo diventare testimoni nel quotidiano di un tale amore”.

Lavoro: mons. Boccardo (Spoleto-Norcia), “il nostro territorio sta vivendo una crisi socio-economica di notevoli proporzioni”

Mon, 2018-04-02 10:34

“Possiamo anche stupirci che l’annuncio di gioia pasquale non tolga la sofferenza del mondo, che dopo una breve euforia ci ritroviamo, dopodomani, domani e forse oggi stesso di fronte ai problemi di sempre: malattia, ingiustizia, violenza, fame, disoccupazione. Come dunque intendere la gioia pasquale perché non sia semplicemente di maniera, perché non sia fondata sulla rimozione delle sofferenze di Cristo e delle nostre? Perché non sia soltanto una breve pausa ma segni un cambiamento nella vita?”. Sono alcune delle domande poste ieri dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, nell’omelia pronunciata nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto in cattedrale nel giorno di Pasqua. “Che cosa è la gioia di Pasqua? Non corre forse il rischio di essere qualcosa di superficiale? Oppure, se guardiamo con fede alla sua vera sorgente che è il Cristo risorto, non corriamo forse un altro rischio, quello di esprimere una gioia fatta di dimenticanza, fondata sull’oblio?”, ha chiesto l’arcivescovo. “Si potrebbe trattare di una gioia basata sulla resurrezione di Cristo, fatto che riceviamo e proclamiamo nella fede, ma – ha osservato – quasi dimenticando la morte, la passione, la croce, i chiodi e i flagelli”. “Un po’ come se tutte queste cose non fossero avvenute, come se la passione e la morte di Gesù fosse stata come un brutto sogno”, ha proseguito, sottolineando che “in realtà, queste cose sono ancora oggi in mezzo a noi, nella sofferenza di tanti”. “Penso in particolare alla situazione emersa in occasione del progetto promosso dall’arcidiocesi di Spoleto-Norcia per il sostegno all’occupazione mediante l’assegnazione di borse lavoro semestrali finalizzate alla formazione ed all’assunzione presso aziende selezionate. Per 18 borse disponibili, sono pervenute 191 domande, quasi tutte da cittadini italiani, in maggioranza giovani con percorsi di scolarizzazione di elevata qualità”. “Ciò significa – ha spiegato – che il nostro territorio sta vivendo una crisi socio-economica di notevoli proporzioni”. “I dati raccolti – ha aggiunto – preoccupano e tratteggiano una situazione di profonda crisi del sistema economico produttivo locale, confermato dalla chiusura di molte aziende”.

Pasqua: card. Betori (Firenze), “c’è ancora posto per Cristo in questa città?”

Mon, 2018-04-02 10:32

“C’è ancora posto per Cristo in questa città? E c’è attenzione tra noi per la famiglia, nella sua autentica identità e nel suo ruolo esclusivo, di luogo della vita, essenziale per la promozione della società?”. Sono gli interrogativi posti ieri dall’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, nell’omelia pronunciata nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto in cattedrale nel giorno di Pasqua. “La verifica va fatta certamente anzitutto a livello della fede della comunità ecclesiale”, ha osservato Betori che ha richiamato le parole pronunciate nella stessa cattedrale da Papa Francesco nel novembre del 2015, “quando – ha ricordato il cardinale – mise in guardia la Chiesa fiorentina e tutte le Chiese d’Italia dalla duplice tentazione del pelagianesimo e dello gnosticismo”. “Chiedo oggi alla mia Chiesa quanto ancora siamo imprigionati in questi atteggiamenti, che ci impediscono di dare spazio tra noi a Cristo, al Risorto, e a metterci al servizio degli uomini e delle donne a cui egli ci ha inviati”. Sull’essere una Chiesa “umile, disinteressata e beata”, una “Chiesa libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa”, Betori ha evidenziato che “come Chiesa fiorentina vogliamo verificarci” e “per tale motivo abbiamo aperto un Cammino sinodale, per il quale rinnovo l’invito al coinvolgimento di tutti”. L’arcivescovo ha poi invitato a “chiederci quanto l’aver sminuito la nostra frequentazione del Vangelo abbia impoverito la nostra visione del mondo e indotto a squilibri, tensioni, violenze, emarginazioni, poco amore per la nostra stessa città”. “Solo se riconosciamo nel Risorto la vittoria dell’amore di Dio sul male – ha concluso – possiamo sperare, fondatamente, di poter sconfiggere anche i nostri mali. Alla fede nella realtà del Risorto ancoriamo la nostra speranza”.

Pasqua: mons. Delpini (Milano), “la storia nuova si scrive se ci sono uomini e donne nuovi”. Preghiera “per i morti sul lavoro a Treviglio e i loro familiari”

Mon, 2018-04-02 10:30

“La storia nuova si scrive se ci sono uomini e donne nuovi. Ci vorrebbe insomma qualche cosa come una conversione, per essere protagonisti di una storia nuova”. Lo ha affermato ieri l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nell’omelia pronunciata nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto in duomo nel giorno di Pasqua. “La liturgia della domenica di Pasqua – ha spiegato – mette in evidenza i tratti di quella storia vecchia che ci è venuta a noia. Ci è venuta a noia la storia vissuta in attesa della rivincita”. “I popoli e le persone che soffrono l’ingiustizia, che sentono frustati i loro desideri, che sono umiliati nella loro dignità, se non vogliono accontentarsi di piangere – ha proseguito – sono in attesa della rivincita, del giorno in cui gli altri la pagheranno, del giorno in cui finalmente si vedranno i giusti trionfare e i malvagi andare in rovina nel modo più disastroso”. “Del resto – ha notato mons. Delpini – è una storia noiosa, tante volte riscritta e sempre tragica: i servi sono diventati padroni e i poveri sono diventati ricchi, quelli che erano sottomessi hanno sottomesso gli altri”. “Ma dov’è la giustizia? Dov’è la pace? Dov’è il bene per tutti?”, ha domandato. “Gesù propone ai suoi discepoli un’obbedienza che possa dare inizio a una storia nuova. Gesù chiede ai discepoli di vivere l’attesa dello Spirito. La storia nuova si costruisce solo se si accoglie lo Spirito di Gesù: la grazia di vivere come Lui, di condividere il suo pensiero, i suoi sentimenti, il suo stile”. “Celebriamo i santi misteri”, ha concluso, “per invocare lo Spirito di Gesù che ci battezza con la forza e la luce del risorto e per essere disponibili alla conversione, per diventare persone capaci di scrivere una storia nuova”.
Nel corso della celebrazione, mons. Delpini ha invitato i presenti “a pregare per i morti sul lavoro a Treviglio e per i loro familiari. Una tragedia avvenuta proprio nel giorno di Pasqua” e ha ricordato anche le violenze “che ancora oggi si consumano nella terra di Gesù, dove lui duemila anni fa ha vissuto la sua Pasqua”.

Pasqua: mons. Moraglia (Venezia), “il Risorto annuncia un mondo che si costruisce sul perdono”

Mon, 2018-04-02 10:28

“Cristo, mia speranza, è risorto!” è “la buona notizia che può cambiare il nostro mondo che è sempre più vecchio, non solo anagraficamente; un mondo segnato da crescenti conflittualità e che – come ha detto il Santo Padre – rischia, senza accorgersene, di trovarsi dentro una guerra che si combatte a pezzi”. Così mons. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia, nell’omelia della Messa di Pasqua nella basilica cattedrale di San Marco. “Dove inizia questa guerra che, continuamente, ritorna a divorare l’umanità?”, si chiede osservando che “fintanto che ci limiteremo a puntare il dito contro gli altri o a incolpare le istituzioni – dimenticando che sono gli uomini a costituirle – non potremo che limitarci a constatare la nostra impotenza nei confronti del male”. “Dio in Gesù, suo figlio ci indica la via maestra che conduce alla pace. Invece, spesso, gli accordi di pace fra gli uomini sono premessa di una nuova conflittualità ancora più sanguinosa della precedente; la seconda guerra mondiale – non dimentichiamolo – fu anche l’esito di una pace costruita sulle logiche dell’uomo vecchio, ossia la rivalsa, l’umiliazione dell’avversario e la vendetta”. “Se questo Vangelo non entra nel cuore degli uomini col suo messaggio di novità che è il perdono – il monito del patriarca -, l’accoglienza degli altri, allora gli uomini rimarranno sempre prigionieri del loro io e saranno impegnati soltanto a rivendicare le proprie pretese, pensando che l’ascolto e l’accoglienza dell’altro ostacoli l’affermazione di sé e che il perdono sia solo debolezza”. “Il Risorto – avverte Moraglia – annuncia un mondo che si costruisce sul perdono, l’ascolto dell’altro e le opere di misericordia spirituali e materiali”. Un pensiero, infine, alle donne, oggi “oggetto di brutale e sistematica violenza”, che “hanno saputo accompagnare e stare vicine a Gesù, più e meglio degli uomini, soprattutto nel momento in cui anche gli amici più intimi – discepoli e apostoli – lo abbandonarono”. “Non stupisce, allora, che Gesù le volle prime testimoni della Pasqua, ‘apostole’ degli apostoli”.

Pasqua: mons. Mogavero (Mazara del Vallo), “malattia, ingiustizia, violenza, dipendenza e disoccupazione sono ceneri da cui si può risorgere”

Mon, 2018-04-02 10:05

“Provvidenzialmente questo è il messaggio della Pasqua: la morte ignominiosa, ingiusta e raccapricciante ha perduto la sua battaglia e la vita ha vinto più bella che mai”. Lo scrive mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, nel suo messaggio per la Pasqua dal titolo “La bellezza della Pasqua, dono di vita nuova”. Il vescovo sottolinea come “a chi ha tutto dalla propria esistenza, la risurrezione del Signore forse ha poco da dire”. “Ma quanti sperimentano quotidianamente una lenta agonia e una morte annunziata dalla malattia, dall’ingiustizia, dalla violenza, da una dipendenza, dalla disoccupazione, dalla disperazione la Pasqua dice che queste non sono parole ultime”. L’augurio del vescovo a chi si trova in queste situazioni è un messaggio di speranza: “Da queste ceneri si può risorgere perché il Signore Gesù ha sconfitto per sempre la maledizione della morte che gravava sull’umanità”. Mentre per chi non crede “la fede dei cristiani nella risurrezione e la celebrazione pasquale possono diventare una forma di contagio gioioso, che arricchisce la qualità delle buone relazioni umane”.

Aborto: mons. Rocconi (Jesi), “ogni scelta di amore è seminare ancora vita”

Mon, 2018-04-02 09:32

“Ogni scelta di morte è negare e ostacolare l’azione del Dio della Vita ed è permettere al principe delle tenebre di spargere ancora morte; ogni scelta di vita, ogni scelta di amore è seminare ancora vita, perché ormai il Risorto-Vincitore fa suo e moltiplica a dismisura ogni generosa fatica”. Lo scrive mons. Gerardo Rocconi, vescovo di Jesi, nel suo messaggio ai fedeli della diocesi per la Pasqua, dal titolo “Comunque vince la vita”. “Pasqua è la festa della vita. Pasqua è la festa dell’inizio di una nuova creazione. È la festa della speranza. È la certezza che a Dio nulla è impossibile: basterebbe avere fede quanto un granello di senape per vedere le meraviglie che Egli compie – sottolinea il presule –. Basterebbe scommettere su di lui e sul suo amore, sulla sua tenerezza, sul suo essere Padre per cambiare la nostra vita e di conseguenza il mondo”. Mons. Rocconi osserva, però, che “purtroppo non è così”. “Spesso prevale la paura, magari mascherata di bei ragionamenti, di parole grosse, di analisi specialistiche. Discorsi, atteggiamenti, scelte che di fatto dicono solo la paura e la mancanza di profezia”. Una voce autorevole, evidenzia il vescovo, “ci ha invitati a essere coraggiosi nell’accogliere la novità della resurrezione”. È quella del Papa che “ha messo in luce il triste cammino di questo mondo che non vede la luce della resurrezione”. Il presule nel suo messaggio ricorda anche le parole che Francesco ha dedicato ai “bambini ai quali non viene data la possibilità di vivere”. “E a questo proposito – sottolinea il vescovo – vorrei ricordare che nel 2016, ultimo anno di cui si hanno i dati, gli aborti sono stati quasi novantamila. Novantamila figli uccisi. E ora anche nella nostra città di Jesi si è fatta di nuovo questa scelta di servizio di morte”. “Noi crediamo che Gesù è vivo – conclude – e a tutti è offerta oggi la possibilità di entrare in questa nuova creazione. Unica condizione, unico passaporto: la fede e la preghiera. Solo una fede umile ci permette di credere che il Signore è risorto ed è quindi capace di cambiare cuori e situazioni, è capace di rinnovare relazioni e realtà corrotte”.

Pasqua: mons. Delbosco (Cuneo e Fossano), “c’è bisogno di resurrezione nel nostro Paese e nelle nostre Chiese”

Mon, 2018-04-02 09:00

“È difficile guardare in faccia alla complessità del presente. A prima vista, si respira molta incertezza per il futuro. Forse come non mai, oggi, ci si parla poco, nonostante i mezzi in nostro possesso”. Lo afferma mons. Piero Delbosco, vescovo di Cuneo e Fossano, nel suo messaggio per la Pasqua, pubblicato sul settimanale diocesano fossanese “La Fedeltà”. “C’è tanta instabilità sociale e i poveri sono sempre più poveri – sottolinea il presule –. Anche chi ha la fortuna di aver un lavoro guarda a un futuro pieno di incognite perché non sa fino a quando potrà mantenere l’occupazione”. Continua la serie di preoccupazioni di mons. Delbosco. “Preoccupa il relativismo morale e, con difficoltà, si cercano veri punti di riferimento. Scandali, guerre, violenze private, furberie, sono all’ordine del giorno”. “Ma, se vogliamo addentrarci un po’ di più e leggere dentro queste situazioni, ci si accorge che regna un’insoddisfazione dalla quale si vorrebbe uscire. La speranza vera non delude”. Da qui i bisogni di resurrezione indicati dal vescovo. “C’è bisogno di risurrezione sul piano internazionale segnato da conflitti, potere di pochi che spesso portano ad emergenze umanitarie. C’è bisogno di risurrezione nei meandri della politica del nostro Paese. Chi ha responsabilità sociali cerchi esclusivamente il bene comune mettendo sempre la vita umana al primo posto. C’è bisogno di risurrezione nelle nostre città. Spesso viviamo giustapposti gli uni gli altri senza mai tessere veri rapporti umani di amicizia e solidarietà. Le solitudini vanno annientate perché corrodono il nostro essere”. E poi anche “di risurrezione nella Chiesa”. “Siamo popolo variegato, con ruoli e doni diversi, tutti utili per le reciproche competenze – conclude –. Dobbiamo imparare sempre più a conoscere la Parola e a viverla nella testimonianza gioiosa. Nella misura in cui diamo testimonianza di unità, di comunione, di fraternità, di condivisione, diventiamo credibili e così passa la Lieta notizia del Risorto”.

Papa Francesco: messaggio “Urbi et orbi”, no a “cultura dello scarto” per bambini e anziani. Preghiera speciale per Venezuela

Sun, 2018-04-01 12:39

Nel messaggio Urbi et orbi, il Papa ha stigmatizzato ancora una volta la “cultura dello scarto”, di cui sono vitime in primo luogo i bambini e gli anziani. Francesco ha auspicato, in particolare, un futuro di pace per “i bambini che, a causa delle guerre e della fame, crescono senza speranza, privi di futuro e di assistenza sanitaria”, e anche per gli anziani “scartati dalla cultura egoistica, che mette da parte chi non è produttivo”. Un posto speciale nelle parole del Papa anche per la popolazione venezuelana, che “vive in una specie di terra straniera nel suo stesso Paese”. “Possa trovare la via giusta, pacifica e umana per uscire al più presto dalla crisi politica e umanitaria che lo attanaglia, e non manchi accoglienza e assistenza a quanti tra i suoi figli sono costretti ad abbandonare la loro patria”, l’auspicio di Francesco.

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