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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 2 hours 15 min ago

Legalità, don Luigi Ciotti (Libera): tanta “retorica”, ma per essere efficace “deve saldarsi alla responsabilità”

Wed, 2017-02-01 12:06

“Mi auguro che si educhi alla responsabilità, all’attenzione alla libertà e alla dignità delle persone. La legalità è importante. Ma la legalità è solo uno strumento, un mezzo per raggiungere un obiettivo che si chiama giustizia”. A dirlo è il presidente di Libera don Luigi Ciotti, in un suo intervento nell’oratorio don Bosco di Bari durante il convegno “Siamo famiglia, ogni casa, scuola di vita e di amore”, organizzato dagli stessi padri salesiani in occasione della festa di San Giovanni Bosco. “Molti oggi – continua don Ciotti – ne fanno un po’ di retorica della legalità che è diventata l’idolo, è sulla bocca di tutti cominciando da quelli che la calpestano tutti i giorni”. Per don Ciotti “la legalità deve saldarsi alla responsabilità che deve chiamare ciascuno di noi a fare la propria parte. La famiglia e la scuola hanno una responsabilità educativa ma io mi auguro che si possa parlare della città educativa perché la responsabilità di educare, pur con ruoli e modalità diverse, deve veramente coinvolgere oggi più che mai tutta la città. Perché tutti parlano di giovani ma poi non se ne occupano realmente”. Allora parlare di educazione vuol dire di “non dimenticarci di creare le condizioni perché i giovani abbiano dei punti di riferimento, degli spazi e delle opportunità”.
Già “a metà dell’800 don Bosco intuì la necessità di creare dei punti di riferimento, di aggregazione. Inventò così gli oratori. Era la risposta al cambiamento della società di quel tempo. Ecco, oggi, a distanza di secoli si ripropone la stessa cosa: creare un protagonismo sano nei nostri ragazzi che hanno bisogno di trovare dei punti veri di riferimento, di spazio, di opportunità, c’è bisogno di formazione per le nuove professioni. E ci vuole il lavoro”, ha aggiunto don Ciotti. “I diritti non possono solo rimanere solo sulla carta ha osservato -. Nel mio ultimo libro, ‘La classe dei banchi vuoti’ spiego con un linguaggio semplice, per bambini, che la mafia, la violenza, i conflitti non sono problemi di altri ma che attraversano anche le nostre storie. E per questo il cambiamento del nostro Paese passa anche attraverso ciascuno di noi, che non dobbiamo essere cittadini a intermittenza, ma responsabili”.

Diocesi: mons. Castellucci (Modena-Nonantola), “affrontare il male che affligge le persone con un gioco di squadra”

Wed, 2017-02-01 12:05

“Preghiamo san Geminiano perché continui tra di noi la collaborazione, per combattere il male mascherato da bene ed essere di aiuto a chi è svantaggiato nel corpo e nello spirito”. È l’invocazione rivolta ieri dall’arcivescovo di Modena-Nonantola, monsignor Erio Castellucci, in occasione della solennità del patrono san Geminiano. “Gesù predicava il regno e curava le malattie, come se fossero due aspetti di una stessa missione”, ha affermato Castellucci nell’omelia, osservando che “per lui non esiste una predicazione fatta di sole parole, ma la predicazione deve essere sempre incarnata nei fatti, si deve tradurre in azioni concrete di risanamento”. E la Chiesa, ha proseguito, “fin dall’inizio, ha fondato il legame tra le opere di misericordia spirituale e corporale, dedicando la stessa attenzione all’aiuto verso l’affamato e verso l’afflitto, alla visita ai carcerati e al perdono delle offese, alla cura verso i poveri e all’educazione dei piccoli”. Per Castellucci, “san Geminiano ha raccolto pienamente il mandato di Gesù, vivendo il suo ministero come lotta contro gli spiriti immondi, le malattie e le infermità”. “Ne è un esempio la formella dell’architrave della Porta dei Principi, nel nostro Duomo, in cui Geminiano guarisce dalla possessione del demonio la figlia dell’imperatore”, ha sottolineato l’arcivescovo, ricordando che, come successe per il predecessore Antonino, “furono i vescovi che lasciarono un’impronta particolarmente incisiva nella città” perché “nell’impero ormai decadente, rivestirono funzioni non solo spirituali, ma anche civili”. “In un certo senso – ha notato Castellucci – successore di san Geminiano non è solo il vescovo di Modena, ma anche le istituzioni statali, civili e militari”. “Tutti infatti siamo impegnati per combattere il male e risollevare la vita delle persone”, ha spiegato l’arcivescovo, sottolineando che “la divisione delle competenze, che si è realizzata nei secoli, non deve far dimenticare che la persona è sempre e ancora una realtà unitaria e che il male da cui spesso è afflitta va affrontato, da chi ne ha l’autorità, con un gioco di squadra”.

Papa Francesco: udienza, “le chiese locali rispondano con determinazione al grido della terra e al grido dei poveri”. Ricorda Giornata per la vita consacrata

Wed, 2017-02-01 11:49

“Le chiese locali rispondano con determinazione al grido della terra e al grido dei poveri”. È l’appello del Papa, pronunciato durante i saluti ai fedeli di lingua italiana, che come di consueto rappresentano la fine dell’appuntamento del mercoledì con i fedeli. Francesco ha salutato in particolare la delegazione del Movimento cattolico mondiale per il clima, ringraziando “per l’impegno a curare la nostra casa comune in questi tempi di grave crisi socio-ambientale. Incoraggio a continuare a tessere le reti affinché le chiese locali rispondano con determinazione al grido della terra e al grido dei poveri”. Non è mancato il riferimento alla Giornata mondiale di domani, dedicata alla vita consacrata, durante la quale il Papa celebrerà una messa nella basilica di San Pietro, alle 17.30. “Affido alle vostre preghiere quanti sono stati chiamati a professare i consigli evangelici”, l’invito del Papa, che poco prima aveva salutato, tra gli altri, i membri del Centro di spiritualità della misericordia, con il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Rosario Gisana, venuti con l’icona della Madre di Misericordia, che verrà esposta nella basilica di San Pietro. “Invito ciascuno a continuare l’esercizio delle opere di misericordia, in modo che diventino virtù abituali della vita quotidiana”, l’esortazione di Francesco. Anche nei saluti ai fedeli polacchi il Papa ha citato la Giornata mondiale per la vita consacrata: “Raccomando alla vostra preghiera i sacerdoti, le suore e i fratelli degli Istituti religiosi apostolici e contemplativi”, le parole di Francesco. “La loro vita dedicata al Signore e il loro servizio carismatico portino frutti abbondanti per il bene dei fedeli e per la missione evangelizzatrice della Chiesa”, l’augurio.

Strage in moschea Canada: lacrime e commozione alla messa ieri sera nella Chiesa di Notre-Dame. Presente la comunità musulmana

Wed, 2017-02-01 11:39

Lacrime per il dolore che ha colpito la comunità del Québec ma anche la decisione di non soccombere al male e all’odio. Si è svolta in un clima di profonda commozione la messa celebrata ieri sera in comunione con le vittime dell’attentato alla Grande Moschea nella Chiesa Notre-Dame-de-Foy, che si trova a poca distanza dal Centro culturale islamico. A presiedere la messa è stato il cardinale Gérald Cyprien Lacroix, arcivescovo della città. Erano presenti alla celebrazione le autorità politiche del Paese con a capo il primo ministro del Quebéc, i rappresentanti delle Chiese cristiane e i membri della comunità musulmana. “Grazie a voi, fratelli e sorelle, per la vostra testimonianza di solidarietà in questo momento così doloroso”, ha detto il cardinale Lacroix, prendendo la parola all’inizio della celebrazione. “Questa sera, su invito della Chiesa cattolica del Québec, pregheremo per i nostri fratelli e sorelle della comunità musulmana e per tutte le persone che sono state colpite da questo dramma. Ci rivolgiamo insieme a Dio, perché ci aiuti a rialzare la testa e ritrovare la forza che serve per andare avanti con quell’amore necessario per vivere su questa terra in pace e in armonia”. “La nostra speranza è messa alla prova. E’ per questo che ci rivolgiamo al nostro padre in comune, nostro creatore e padre di ogni Misericordia”.

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Prima della messa ha preso la parola Boufeldja Benabdallah, co-fondatore del Centro culturale islamico, che tra le lacrime ha nominato ad uno ad uno i nomi delle 6 vittime ricordando chi erano e cosa facevano. “Grazie di avermi invitato. Siete tutti amici”, ha detto: “Nella nostra religione si dice che quando si vuole bene a qualcuno, bisogna dirglielo. Allora io vi dico, vi amo”. E a queste parole, tutte le persone presenti nella Chiesa si sono alzate in piedi e lo hanno applaudito. “Sono arrivato in Québec circa 48 anni fa. Sono 48 anni che il Québec mi ha teso la mano come ha teso la mano a coloro che sono morti. Siamo arrivati qui, in questa bella città, in questo meraviglioso e immenso Paese del Canada dove abbiamo scelto di vivere e di far crescere i nostri bambini. Voi siete un popolo buono. Abbiamo imparato da voi molte cose, la resilienza di fronte alle avversità, il perdono, il rispetto dell’altro. E siamo riconoscenti per tutto questo”. Il pensiero di Boufeldja Benabdallah si rivolge poi ai bambini che nel tragico attentato hanno perso il loro papà: “Diremo loro che non è stato il Québec a uccidere i loro padri. E’ stato un essere umano che si è sbagliato, che non doveva fare quello che ha fatto. Posso assicurarvi che conosciamo la bontà del cuore umano. Non permetteremo che il rancore e l’odio possano entrare nel cuore dei nostri bambini”.

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Le preghiere prima dell’offertorio sono state lette da Khadija Saïd, della comunità musulmana, e dal decano anglicano della Cattedrale Holy Trinity, il Rev. Christian Schreiner. Si è quindi pregato per le vittime, per i credenti di tutte le religioni perché “il nome di Dio, Misericordioso, rigetti ogni forma di violenza”, per i bambini e i giovani che “sono la speranza di un mondo nuovo”, per la Chiesa, per la diplomazia internazionale che si impegni a “far avanzare la causa della pace e fermare la guerra e la violenza”.

Papa Francesco: udienza, “sperare è imparare a vivere nell’attesa”, come una donna incinta. “Solo un povero sa attendere”

Wed, 2017-02-01 11:34

“Sperare significa imparare a vivere nell’attesa”. Lo ha ripetuto più volte, il Papa, nella parte finale della catechesi odierna: nell’attesa “di trovare la vita”, ha precisato a braccio. “Quando una donna si accorge che è incinta – ha proseguito sempre fuori testo – ogni giorno impara a vivere nell’attesa di vedere lo sguardo di quel bambino che verrà”. “Anche noi dobbiamo imparare da queste attese umane e vivere nell’attesa di guardare il Signore, di trovare il Signore. E questo non è facile, ma si impara: vivere nell’attesa”. “Questo però implica un cuore umile, povero”, ha precisato Francesco: “Solo un povero sa attendere. Chi è già pieno di sé e dei suoi averi, non sa riporre la propria fiducia in nessun altro se non in sé stesso”. “Una cosa che a me tocca tanto il cuore – ha rivelato il Papa- è un’espressione di san Paolo, sempre rivolta ai Tessalonicesi: a me riempie della sicurezza della speranza. Dice così: ‘E così per sempre saremo con il Signore'”. “Cosa bella!”, il commento di Francesco a braccio: “Tutto passa, ma dopo la morte per sempre saremo con il Signore. È la certezza totale della speranza, la stessa che, molto tempo prima, faceva esclamare a Giobbe: ‘Io so che il mio redentore è vivo. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno. E così per sempre saremo con il Signore'”. “Voi credete questo?”, ha chiesto il Papa ai presenti, concludendo la catechesi ancora una volta fuori testo, come ha fatto più volte: “Vi invito a dirlo tre volte con me”, l’esortazione a cui i 6mila dell’Aula Paolo VI hanno prontamente obbedito: “E così  per sempre saremo con il Signore”. “E così per sempre saremo con il Signore. E là, col Signore, ci incontreremo”, il congedo del Papa.

Papa Francesco: udienza, speranza è “elmo”, “certezza che sono in cammino verso qualcosa che è, non che voglio che sia”

Wed, 2017-02-01 11:25

“Avere la certezza che io sono in cammino verso qualcosa che è, non che io voglio che sia”. È la definizione di speranza, offerta a braccio dal Papa durante l’udienza di oggi, a cui sono presenti 6mila fedeli. “Paolo, di fronte ai timori e alle perplessità della comunità, invita a tenere salda sul capo come un elmo, soprattutto nelle prove e nei momenti più difficili della nostra vita, ‘la speranza della salvezza’”, le parole di Francesco: “È un elmo. Ecco cos’è la speranza cristiana”. “Quando si parla di speranza – ha ammonito Francesco – possiamo essere portati ad intenderla secondo l’accezione comune del termine, vale a dire in riferimento a qualcosa di bello che desideriamo, ma che può realizzarsi oppure no; qualcosa che speriamo, come un desiderio. Si dice per esempio: ‘Speriamo che domani faccia bel tempo’, ma sappiamo che il giorno dopo può fare invece brutto tempo”. “La speranza cristiana non è così”, ha esclamato il Papa: “La speranza cristiana è l’attesa di qualcosa che già è stato compiuto”. “C’è la porta, lì, io spero di arrivare alla porta: so cosa devo fare, devo camminare per arrivare alla porta”, l’esempio citato ancora fuori testo. “Anche la nostra risurrezione e quella dei cari defunti – il commento di Francesco – non è una cosa che potrà avvenire oppure no, ma è una realtà certa, in quanto radicata nell’evento della risurrezione di Cristo”.

Università Cattolica: mons. Becciu (Santa Sede), “chiamata a entrare nella logica dell’incarnazione” e “al servizio dell’umano”

Wed, 2017-02-01 11:22

“Vi porto la benedizione di Papa Francesco che vi incoraggia a proseguire l’opera che la Santa Sede sostiene fin dalle sue origini”. Esordisce così monsignor Giovanni Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, nell’omelia della messa celebrata questa mattina in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico 2016/2017 della sede di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore alla quale sarà presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Commentando il brano evangelico secondo Marco dell’insegnamento di Gesù nella sinagoga di Nazareth e sullo scandalo che questo provoca negli abitanti della cittadina, mons. Becciu si chiede se “tante volte non siamo anche noi” simili a loro. “Se Gesù ci venisse incontro nelle persone che incontriamo ogni giorno nella vita normale? Dio agisce nella storia attraverso strumenti umili e ordinari – spiega –: è il realismo dell’incarnazione”. “Questa pagina evangelica – prosegue il sostituto – può aiutarci meglio a comprendere la missione dell’Università Cattolica che partecipa alla missione della Chiesa universale. Per questo troviamo l’aggettivo ‘cattolica’: essa è inserita nella società quale fattore di progresso culturale ma al tempo stesso si ispira ai principi della Chiesa. E’ chiamata perciò a entrare nella logica dell’incarnazione”. Papa Francesco, sottolinea Becciu, “ricorda che non si può parlare di educazione cattolica senza parlare di umanità. Gesù si identifica proprio con quell’uomo quella donna che ci sta accanto, anche se è difficile crederlo. E’ questa l’identità cattolica, direbbe il Pontefice. Dio che si è fatto uomo”. E ancora: “l’Università cattolica è un luogo privilegiato per il dialogo tra vangelo e cultura e tra vangelo e scienza e al tempo stesso luogo di grande umanità. Il Vangelo trascende ogni cultura” e “si pone come fermento nella molteplicità delle culture che noi accogliamo”. L’opera culturale e scientifica che l’Università Cattolica è chiamata a realizzare, ha concluso Becciu, passa sempre più per “un autentico umanesimo aperto alla trascendenza e ispirato ai valori della solidarietà e dell’amore”.

Papa Francesco: udienza, “tutti abbiamo un po’ di paura della morte”

Wed, 2017-02-01 11:18

“Tutti abbiamo un po’ di paura della morte”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, che sempre fuori testo, durante la catechesi dell’udienza generale di oggi, ha citato le parole di “un vecchietto, un anziano bravo, che diceva: ‘Io non ho paura della morte, ho un po’ paura di vederla venire'”. Il riferimento è la prima lettera ai Tessalonicesi: “Quando Paolo le scrive, la comunità di Tessalonica è appena stata fondata, e solo pochi anni la separano dalla Pasqua di Cristo”, ha fatto notare Francesco. Per questo, “l’apostolo cerca di far comprendere tutti gli effetti e le conseguenze che questo evento unico e decisivo comporta per la storia e per la vita di ciascuno”. In particolare, ha osservato il Papa, “la difficoltà della comunità non era tanto di riconoscere la risurrezione di Gesù – tutti ci credevano – ma di credere nella risurrezione dei morti”. “Gesù è risorto, ma i morti… avevano un po’ di difficoltà”, ha aggiunto a braccio, per spiegare come “questa lettera si rivela quanto mai attuale”. “Ogni volta che ci troviamo di fronte alla nostra morte, o a quella di una persona cara, sentiamo che la nostra fede viene messa alla prova”, ha affermato Francesco: “Emergono tutti i nostri dubbi, tutta la nostra fragilità, e ci chiediamo: ‘Davvero ci sarà la vita dopo la morte…? Potrò ancora vedere e riabbracciare le persone che ho amato…?'”. “Questa domanda me l’ha fatta una signora pochi giorni fa in un’udienza: incontrerò i miei? Un dubbio”, la testimonianza del Papa, secondo il quale “anche noi, nel contesto attuale, abbiamo bisogno di ritornare alla radice e alle fondamenta della nostra fede, così da prendere coscienza di quanto Dio ha operato per noi in Cristo Gesù. E cosa significa la nostra morte”.

Papa Francesco: udienza, “noi cristiani siamo uomini e donne di speranza”

Wed, 2017-02-01 11:08

“Noi cristiani siamo donne e uomini di speranza”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, che nella catechesi di oggi – pronunciata in Aula Paolo VI davanti a 6mila persone – ha parlato di speranza mettendone in luce “la portata straordinaria che questa virtù viene ad assumere nel Nuovo Testamento, quando incontra la novità rappresentata da Gesù Cristo e dall’evento pasquale”. “È quello che emerge in modo chiaro fin dal primo testo che è stato scritto, vale a dire la prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi”, ha fatto notare Francesco: “Nel passo che abbiamo ascoltato, si può percepire tutta la freschezza e la bellezza del primo annuncio cristiano”. “Quella di Tessalonica – ha spiegato il Papa – è una comunità giovane, fondata da poco; eppure, nonostante le difficoltà e le tante prove, è radicata nella fede e celebra con entusiasmo e con gioia la risurrezione del Signore Gesù. L’apostolo allora si rallegra di cuore con tutti, in quanto coloro che rinascono nella Pasqua diventano davvero ‘figli della luce e figli del giorno’ in forza della piena comunione con Cristo”.

Stati Uniti: mons. Garcìa-Siller (Texas), “con il Messico siamo un unico Paese”

Wed, 2017-02-01 10:36

“Negli Usa abbiamo avuto una campagna elettorale turbolenta. Ha creato tensioni, ha portato una forte divisione già dalle prime battute. Sento adesso l’urgenza di una situazione di pace”. Così monsignor Gustavo Garcìa-Siller, arcivescovo di San Antonio in Texas, in un’intervista pubblicata oggi su “Avvenire” in cui mette in luce le difficoltà create dal muro che il neopresidente Donald Trump vuole erigere con il Messico. “Sono le famiglie ad essere separate con la costruzione di questo muro – dice l’arcivescovo -. Figli che sono andati a cercare migliore sorte negli Usa, qui in Texas. Genitori che vorrebbero riunirsi”. E continua: “Come vescovi seguiamo la difesa della dignità della persona. Dal primo momento della vita all’ultimo, dai bimbi soli agli homeless”. I più colpiti da questa iniziativa sono “come sempre i poveri, coloro che lasciano situazioni disperate nei loro Paesi: criminalità, narcotraffico, sequestri, arrivando qui tra mille pericoli. E tra questi i bambini, vittime ancora più vulnerabili. Come pure le donne”. E ricordando che proprio a San Antonio, con la battaglia di Alamo, un pezzo di Messico divenne terra statunitense e che tanti texani sono nati o hanno i genitori messicani, ribadisce: “Siamo un unico Paese”. “Sono consapevole delle gravi sfide che abbiamo di fronte lungo il confine – conclude mons. Garcìa-Siller -, ma sono stato anche edificato dai meravigliosi sforzi di persone di buona volontà e di fede, provenienti da tutto il Paese, per accogliere donne e bambini in questo momento difficile”.

Diocesi: Genova, questa sera “Cattedrale Aperta” sui “giovani di fronte alla crisi”

Wed, 2017-02-01 10:21

Secondo appuntamento di “Cattedrale Aperta” di questo anno pastorale sul tema “I giovani di fronte alla vita”: questa sera, sotto le volte della cattedrale di San Lorenzo a Genova, interverranno don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei, e Raffaele Bonanni, professore straordinario di diritto delle relazioni industriali presso l’Universitas Mercatorum e già segretario Cisl. L’incontro avrà inizio alle 20.30 alla presenza del cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei. “Cattedrale Aperta” è l’iniziativa organizzata dall’Ufficio diocesano per la cultura e voluta dal cardinale Bagnasco per offrire una lettura socio-politica oltre che etica e religiosa della società contemporanea. La prossima e ultima conferenza in programma per l’anno pastorale avrà per titolo “La vera crisi spirituale” e si terrà mercoledì 29 marzo. Relatori saranno monsignor Ermenegildo Manicardi, rettore dell’Almo Collegio Capranica (Roma), docente di Sacra Scrittura alla Pontificia Università Gregoriana, e Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito.

Diocesi: Milano, funerali rettore Collegio S. Carlo. D’Avenia, “Arrivederci don Aldo”

Wed, 2017-02-01 10:11

“Ti ho salutato che eri sul tuo letto, ormai incosciente, ti era rimasto solo il respiro. Un respiro rapido e aggrappato alla vita, come la mascherina per l’ossigeno al tuo viso. Occhi chiusi, forse ignaro dei nostri silenzi impauriti, appartenevi al momento tutto personale in cui il corpo lotta per dire il suo ultimo sì alla vita: la vita definitiva”. Queste le prime parole della lunga lettera, pubblicata oggi su Avvenire, in cui lo scrittore Alessandro D’Avenia ha voluto tributare l’ultimo saluto al “suo” rettore del Collegio San Carlo di Milano, don Aldo Geranzani, i cui funerali saranno celebrati oggi alle 14,30 nel duomo di Milano.
“Mentre ti tenevo compagnia la prima volta – ricorda lo scrittore – c’erano urla di bambini dal cortile, nel pieno dell’intervallo” ma “qualcuno, pensando che quelle urla ti dessero fastidio, ha chiuso la finestra”. È in quel momento che D’Avenia comprende “il senso della scena”: “Tu in quel letto, ormai alla fine della tua camminata sulla terra e i bambini sotto a urlare, felici di giochi e libertà. Lasciate che i bambini vengano a me, lasciate che i giovani vengano a me”. E scrive: “Questo è stato il senso della tua vita, per questo in essa nulla è andato sprecato, neanche la malattia e il dolore, perché tutto hai fatto per quei bambini, che poi diventano ragazzi, che poi diventano uomini e donne: tutti tuoi figli spirituali”.
D’Avenia, nel narrare alcuni episodi della sua vita in cui don Geranzani è stato determinante per la sua crescita umana e professionale, conclude con un accorato ringraziamento: “Ti ringrazio per quel libro che mi hai regalato alla fine del viaggio in Terra Santa, dopo averlo letto tu in quei giorni. L’ho aperto adesso per cercare parole sottolineate da te, a caccia di un messaggio dedicato a me, e le ho trovate: ‘Proprio quando la vicenda terrena dell’uomo sarà giunta al proprio compimento, sarà necessario che in ognuno appaia la Gioia infinita che ognuno è nel profondo. Essa oltrepassa ogni dolore sperimentato dall’uomo’”.

Diocesi: Milano, “Cresciuto in oratorio”. Giacomo Poretti, “Che meraviglia l’oratorio!”

Wed, 2017-02-01 10:08

“La prima volta che ho varcato la porta di un Oratorio avevo 6 anni, era quello del mio paese dove sono nato e cresciuto (poco). Il mio Oratorio si chiamava S. Giovanni Bosco e S. Chiara. Fino alla quarta elementare sono stato convinto che S. Chiara fosse la moglie del signor S. Giovanni Bosco”, così il comico Giacomo Poretti ha iniziato il suo intervento, (il testo completo è pubblicato oggi su Avvenire), nella serata di ieri all’oratorio S. Andrea di Milano per “Cresciuto in oratorio”. Poretti, insieme ai calciatori Beppe Bergomi e Manuel Locatelli, la cantante Bianca Atzei, il tennista Corrado Barazzutti e il cantautore Davide Van de Sfroos è uno dei volti dell’iniziativa promossa dalla diocesi di Milano con l’obiettivo di ribadire il valore sociale degli oratori.
“Che meraviglia l’Oratorio! – ha ricordato il comico – La cosa straordinaria era il campo da calcio in erba da 11 giocatori! L’unico problema è che li sopra ci giocavamo in 280, ossia tutti i bambini dai 6 ai 13 anni del paese. Le porte erano fatte con i maglioni o i cappotti ammonticchiati; quando alla sera si andava a casa spesso si ritornava con gli indumenti di un altro”. E l’arbitro non poteva che essere il parroco, don Giancarlo, “che alle ore 17 fischiava la fine delle competizioni e ci trascinava tutti e 280 nella cappella”. L’amarcord di Poretti ripercorre la giornata-tipo di un ragazzino tra scuola, casa e oratorio, dove si arrivava di corsa appena apriva e “il don poi chiudeva la porta con un catenaccio. Tutti i bambini stavano li dentro al sicuro fino alle ore 18, nessun pericolo si sarebbe abbattuto su di loro tranne i calci del don”. L’oratorio è anche il luogo dove il futuro comico fa il suo esordio in teatro: “Ero uno dei 3 bambini che dovevano recitare nella commedia che si sarebbe rappresentata per la fine dell’anno scolastico, servivano un bimbo piccolissimo, uno grasso e uno smemorato”, però “nelle prove ridevamo a crepapelle senza riuscire a fermarci, proprio come quando succedeva in Chiesa durante la Messa; allora don Giancarlo doveva darci qualche scapellotto per farci smettere, proprio come faceva in Chiesa”.
“Quando c’erano gli oratori – conclude Giacomo Poretti – i genitori non avevano bisogno di assumere le tate e di iscrivere i figli ai corsi di judo, karate, nuoto, inglese, tennis, rugby ed equitazione. Il don era la tata di tutti i ragazzi del paese”.

Sir: le principali notizie del giorno. Italia, le condanne per la strage di Viareggio. In Ucraina esclation di violenza nel Donbass

Wed, 2017-02-01 10:00

Strage Viareggio: Elia e Moretti condannati a 7 anni

Condanna a sette anni per gli ex ad di Fs e Rfi Moretti ed Elia al processo per la strage di Viareggi. Dopo oltre sette anni e 140 udienze, è la sentenza del processo di primo grado per la strage ferroviaria che il 29 giugno 2009 costò la vita a 32 persone: quel treno cisterna che deragliò in stazione e prese fuoco non fu una  fatalità. Lo hanno stabilito oggi i giudici che hanno condannato 23 dei 33 imputati. Tra questi anche Mauro Moretti, all’epoca ad di Ferrovie dello Stato, e ora alla guida di Leonardo-Finmeccanica. I familiari delle vittime sono arrivati in corteo al Polo fieristico, dove si è svolto il processo. “Viareggio 29-6-2009 niente sarà più come prima”, è lo striscione con le foto di tutte le vittime che ha aperto il corteo silenzioso. Con loro anche una rappresentanza dei macchinisti delle Ferrovie, una bandiera del gruppo delle ‘Tartarughe lente’, alcuni rappresentanti dei No Tav. Chiudevano il corteo alcuni gonfaloni tra cui quello della Regione Toscana.

Italia: disoccupazione stabile a dicembre, fra i giovani risale al 40,1%

Il tasso di disoccupazione a dicembre è al 12%, stabile su novembre (dato rivisto al rialzo da 11,9% a 12%) e in rialzo di 0,4 punti su dicembre 2015. Lo rileva l’Istat ricordando che è il livello più alto da giugno 2015 (12,2%). I disoccupati raggiungono quota 3.103.000 con un aumento di 9.000 unità su novembre e di 144.000 unità su dicembre 2015. Ancora in calo gli inattivi tra i 15 e i 64 anni con -15.000 unità su novembre e -478.000 unità su dicembre 2015. Il tasso di inattività è stabile sui minimi storici al 34,8%.Il tasso di disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni risale invece a dicembre superando quota 40%. La quota di disoccupati sul totale degli attivi in quella fascia di età (occupati e disoccupati) a dicembre è al 40,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali sul mese precedente, al livello più alto da giugno 2015.

Ucraina: escalation di violenza nel Donbass. 16mila persone senza elettricità e riscaldamento

Terzo giorno di scontri tra l’esercito ucraino e i ribelli filorussi nei pressi di Avdijvka nel Donbass, la regione contesa dell’Ucraina orientale, in un’escalation che ha portato l’Unione europea a parlare di “aperta violazione” degli accordi di Minsk e il presidente ucraino Petro Poroshenko a interrompere la sua visita a Berlino. Da domenica nei combattimenti sarebbero morte almeno 13 persone, tra cui 3 civili, 3 ribelli e 7 soldati ucraini, il peggior bilancio da quando è stato siglato un nuovo cessate-il-fuoco lo scorso dicembre. Le linee di rifornimento di gas ed energia sono state danneggiate tanto che i 16mila abitanti della città a una decina di chilometri da Donetsk, sono senza elettricità né riscaldamento, mentre le temperature toccano i meno 13-18 gradi Celsius, e 207 minatori sono rimasti bloccati per ore nel sottosuolo prima di essere tratti in salvo.

Germania: blitz antiterrorismo nell’Assia, 16 sospettati

Blitz antiterrorismo della polizia tedesca, nell’Assia, dove sono state ispezionati 54 luoghi, fra appartamenti privati, imprese e moschee. Secondo la Bild nel mirino degli investigatori ci sono 16 persone, di età compresa fra i 16 e 46 anni, sospettate di essere in qualche modo coinvolte in attività terroristiche. Figura principale nelle indagini un tunisino di 36 anni, il cui mandato d’arresto è stato spiccato in base al sospetto che sia operativo per Isis.

Usa: Trump nomina il conservatore Gorsuch giudice Corte suprema

Donald Trump ha annunciato in diretta tv dalla Casa Bianca la sua nomina per sostituire il defunto giudice della corte suprema Antonin Scalia: e’ Neil M. Gorsuch, 49 anni, finora giudice di corte d’appello federale, è noto per le sue posizioni conservatrici. La sua nomina cambia di fatto gli equilibri all’interno della massima istanza giudiziaria degli Stati Uniti e sarà certamente osteggiata in tutti i modi dai democratici durante la procedura per la conferma al Senato.

Yemen: uccisa da bombardamenti Usa Nora, la figlia di 8 anni dell’ideologo di Al Qaeda

“La figlia di Shaykh Anwar Al-Awlaqi è morta martire nel raid Usa oggi in Yemen. Obama ha ucciso suo figlio e ora Trump uccide sua figlia”. Così ha twittato domenica il gruppo jihadista Al Maqalaat, dichiarando ufficialmente la morte di Nora, la figlia di 8 anni dell’ideologo di Al Qaeda Anwar al-Awlaki , nel primo bombardamento sotto la presidenza di Donald avvenuto domenica. Nawar al-Awlaki, chiamata Nora, è tra i civili vittima del raid, che ha ucciso circa 30 persone, tra cui 10 donne e 3 bambini.

Notizie Sir del giorno: intervista al patriarca Tawadros II, Santa Sede e dialogo interreligioso, strage moschea Canada, terremoto

Tue, 2017-01-31 20:30

Papa Tawadros II: “il terrorismo non ha alcuna patria né alcuna religione”

“Il terrorismo non ha alcuna patria né alcuna religione”. “Non posso nascondervi che noi tutti in Egitto siamo stati assaliti dalla paura e dal terrore” ma “il mondo ora ha sete d’amore”. Lo afferma in un’intervista al Sir Tawadros II, patriarca della Chiesa copto-ortodossa d’Alessandria, ad un mese dall’attentato dell’11 dicembre alla cattedrale di Abassiya, al Cairo, dove hanno trovato la morte 25 persone. Di qui l’appello del patriarca copto-ortodosso alla comunità internazionale e ai governi “dell’Est e dell’Ovest” a “lottare con fermezza contro la violenza, il terrorismo, l’assassinio, la distruzione e contro ogni forma di discriminazione per porre le basi della pace e dello sviluppo”.  (clicca qui)

Santa Sede: presto un “documento congiunto” su educazione alla pace

“Un documento congiunto sull’educazione alla pace”, considerata “l’urgenza della materia nel contesto globale di oggi”. Lo stanno elaborando l’Ufficio per il dialogo interreligioso e la cooperazione del Consiglio mondiale delle Chiese, insieme al Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, riunitisi in questi giorni nella sede del dicastero vaticano. Ne dà notizia un comunicato congiunto diffuso oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede. Durante l’incontro vi è stato inoltre uno “scambio di notizie e considerazioni sulle rispettive attività dell’anno passato e in programmazione”. (clicca qui)

Strage in moschea Canada: mons. Spreafico (Cei), “ogni violenza è da condannare tanto più se fatta a uomini in preghiera”

Ferma condanna di “ogni violenza “, tanto più “fatta a uomini in preghiera, di qualsiasi credo questi uomini e donne siano”. A esprimerla, insieme alla solidarietà alla comunità musulmana colpita ieri nella città di Québec da un attentato, è monsignor Ambrogio Spreafico, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, richiamando quanto “ribadito da Papa Francesco ad Assisi, che solo la pace è santa, mai la guerra e la violenza”. (clicca qui)

Strage in moschea Canada: la solidarietà della diocesi di Québec ai musulmani. Oggi una messa per le vittime dell’attentato

Una messa in ricordo delle vittime dell’attentato si terrà questa sera alle 19 (ore locali) nella chiesa di Notre-Dame-de-Foy, a Québec City, di fronte al Centro culturale islamico. La diocesi ha anche invitato la popolazione a unirsi ieri pomeriggio per una veglia terminata con una marcia in solidarietà alla comunità musulmana. La diocesi, infine, invita tutti i fedeli cattolici a partecipare il 4 febbraio alla manifestazione di solidarietà organizzata dal Centro culturale islamico davanti alla Grande moschea. A sostenere le iniziative è il cardinale Gérald Cyprien Lacroix, arcivescovo di Québec, che ha ieri ha inviato un messaggio di solidarietà alla comunità musulmana del Paese. (clicca qui)

Terremoto: mons. Boccardo (Spoleto-Norcia), “è corretto ricostruire tutto come prima?”; mons. Pompili (Rieti), “miopia nella cura dei beni culturali”

È giusto “che le ferite del terremoto vengano completamente cancellate” rischiando di trovarsi davanti un “falso d’autore”, o “piuttosto bisognerà riproporre” il nostro patrimonio di arte e di fede colpito “in modo nuovo, che racconti alle generazioni future anche questo capitolo doloroso della nostra storia?”. A porre l’interrogativo è monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia, al convegno nazionale teologico-pastorale “Il pellegrinaggio: fede e bellezza”. La denuncia di monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, in un’intervista all’edizione online del settimanale diocesano “Frontiera” dopo il crollo della parete sinistra della chiesa di Sant’Agostino ad Amatrice: “Quanto è accaduto in questi mesi, nel migliore dei casi”, rivela “una sorta di miopia. La cura dei beni culturali sembra andare a due velocità: più efficace per i beni mobili, recuperati e conservati con cura e impegno, mentre per gli edifici assistiamo alla quasi immobilità”. (per le dichiarazioni di mons. Boccardo clicca qui; per la denuncia di mons. Pompili clicca qui)

Dipendenze: al via la campagna “AlcolOltre” per contrastare l’abuso di alcol in Italia e Africa

Sensibilizzare l’opinione pubblica in Italia e in Africa sull’abuso di alcol, in particolare tra i giovani. È lo scopo della campagna “AlcolOltre”, promossa da Missionari della Consolata e Impegnarsi serve onlus, che ha preso il via oggi. “Europa e Africa sono due continenti accomunati da una stessa schiavitù, l’uso eccessivo e disordinato di alcol”, denuncia il missionario padre Giordano Rigamonti, responsabile del comitato “AlcolOltre”, ricordando che questo problema “colpisce trasversalmente qualsiasi fascia di età, ma per i giovani può rappresentare l’inizio di un degrado profondo, l’ingresso in un labirinto in cui diventa difficile districarsi”. Per Mario Marazziti, presidente della Commissione affari sociali della Camera dei deputati, “si fa troppo poco” per il contrasto a questa dipendenza. (clicca qui)

Palermo capitale cultura 2018: Savagnone, occasione per “dimostrare di essere all’altezza”

“Palermo è una città ricca di potenzialità, estremamente complessa, dove c’è tanto bene e tanto male. Certamente abbiamo delle risorse, e fa piacere che vengano riconosciute anche a livello nazionale. Sta ai palermitani gestirle, e spero che questo riconoscimento stimoli i miei concittadini a dare il meglio di sé”. È il commento di Giuseppe Savagnone, direttore dell’Ufficio per la pastorale della cultura della diocesi di Palermo, alla designazione del capoluogo siciliano a capitale della cultura per il 2018. (clicca qui)

 

Avvenire: i temi della prima pagina di domani 1 febbraio. Trump e la chiusura ai migranti, strage di Viareggio, dati disoccupazione, Kemioamiche

Tue, 2017-01-31 20:29

“Avvenire” apre la prima pagina con le conseguenze a cascata della chiusura decisa da Trump ai migranti provenienti da sette Paesi islamici. Il no della responsabile pro-tempore della Giustizia ha portato al suo brusco allontanamento. L’arcivescovo di San Antonio, in un’intervista esclusiva, spiega che la vera replica a politiche di esclusione è la solidarietà cristiana. Al fenomeno Trump è dedicato anche l’editoriale a firma di Mauro Magatti. “È tempo di andare al di là della parola ‘populismo’ – scrive il sociologo dell’Università Cattolica di Milano -. L’avvicinamento tra Donald J. Trump e Theresa May ha infatti ufficializzato l’inizio di una nuova stagione storica. E anche se non lo si ammette apertamente, la virata politica nasce dai fallimenti di una globalizzazione economica che non ha saputo affrontare le proprie incongruenze”. Spazio sulla prima pagina di “Avvenire” pure alla sentenza di primo grado per la strage alla stazione di Viareggio: severe condanne agli imputati, spiccano i sette anni di carcere inflitti all’ex amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti. Poi i dati sulla disoccupazione. Nella finestra Agorà-cultura, un testo inedito di Chesterton, il nuovo programma di Tv2000 Kemioamiche e Palermo capitale della cultura.

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