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Updated: 52 min 51 sec ago

Papa in Bangladesh: incontro clero, no al “terrorismo” delle chiacchiere, “distrugge una comunità”

Sat, 2017-12-02 14:56

“Non è facile fare comunità. Non è facile. Le passioni umane, i difetti, i limiti minacciano sempre la vita comunitaria, minacciano la pace. La comunità di vita consacrata, la comunità del seminario, la comunità del presbiterio e la comunità della conferenza episcopale devono sapersi difendere da ogni tipo di divisione”. Ad ammetterlo è stato il Papa, che nel discorso a braccio rivolto al clero del Bangladesh ha messo in guardia, ancora una volta dal “terrorismo” delle chiacchiere, il “parlar mare degli altri”, che “distrugge una comunità”. “Anche qui il Bangladesh deve essere un esempio di armonia”, l’invito del Papa, ripetendo tra gli applausi la definizione che il card. Tauran ha dato del Paese. “Il nemico dell’armonia in una comunità religiosa, in un presbiterio, in un episcopato, in un seminario è lo spirito del pettegolezzo”, ha ammonito Francesco: “E questo non l’ho inventato io: duemila anni fa, lo disse un certo Giacomo in una Lettera che scrisse alla Chiesa. La lingua, fratelli e sorelle, la lingua! Quello che distrugge una comunità è il parlare male degli altri. Sottolineare i difetti degli altri. Ma non dirlo all’interessato, ma dirlo ad altri, e così creare un ambiente di sfiducia, un ambiente di sospetto, un ambiente in cui non c’è pace e c’è divisione”. Per il Papa, “lo spirito del pettegolezzo è terrorismo. Sì, terrorismo. Perché chi parla male di un altro non lo fa pubblicamente. Il terrorista non dice pubblicamente: ‘Sono un terrorista’. E chi parla male di un altro, lo fa di nascosto: parla con uno, lancia la bomba e se ne va. E quella bomba distrugge. E lui se ne va, tranquillamente, a lanciare un’altra bomba. Cara sorella, caro fratello, quando hai voglia di parlar male di un altro, morditi la lingua! La cosa più probabile è che ti si gonfi, ma non farai male a tuo fratello o a tua sorella. Lo spirito di divisione”. “Certo, voi mi potete chiedere”, l’obiezione citata da Francesco: “Padre, però, se vedo un difetto in un fratello, in una sorella, e voglio correggerlo, o voglio dirlo, ma non posso tirare la bomba, cosa posso fare?”. “Puoi fare due cose, non dimenticarle”, la risposta: “La prima, se è possibile – perché non sempre è possibile – dirlo alla persona, faccia a faccia. Gesù ci dà questo consiglio. E’ vero che qualcuno mi può dire: ‘No, non si può fare, Padre, perché è una persona complicata’. Come te, complicata. Va bene, può darsi che per prudenza non sia opportuno. Secondo principio: se non puoi dirlo alla persona, dillo a chi può porre rimedio, e a nessun altro. O lo dici in faccia, o lo dici a chi può porre rimedio, ma in privato, con carità”. “Quante comunità – non parlo per sentito dire, parlo di quello che ho visto –, quante comunità ho visto distruggersi per lo spirito del pettegolezzo! Per favore, mordetevi la lingua in tempo!”, il consiglio del Papa.

Papa in Bangladesh: incontro clero, “come è brutta la zizzania” tra i preti

Sat, 2017-12-02 14:49

“Ogni fratello seminarista è un seme di Dio. E Dio lo guarda con tenerezza di padre”. Lo ha detto il Papa, nel discorso pronunciato a braccio, in spagnolo, incontrando il clero nel Bangladesh nella Holy Rosary Chrch di Chittagong. “Di notte, viene il nemico e semina un altro seme, e c’è il rischio che il seme buono rimanga soffocato dal seme cattivo”, ha proseguito Francesco, che poi ha esclamato: “Com’è brutta la zizzania nei presbiteri… che brutta la zizzania nelle Conferenze episcopali… che brutta la zizzania nelle comunità religiose e nei seminari”. “Curare il germoglio, il germoglio del buon seme, e vedere come cresce; vedere come si distingue dal cattivo seme e dall’erbaccia”, il compito affidato ai presenti. Curare la propria vocazione, ha affermato il Papa, “vuol dire discernere. E rendersi conto che la pianta che cresce, se va da una parte, cresce bene; se invece va da un’altra parte, cresce male. E rendermi conto di quando sta crescendo male, o quando ci sono compagnie o persone o situazioni che ne minacciano la crescita. Discernere. E si può discernere soltanto quando si ha un cuore che prega. Pregare. Curare significa pregare. E’ chiedere a Colui che ha seminato il seme che mi insegni ad annaffiarlo. E se io sono in crisi, o mi sono addormentato, che la annaffi un pochino per me. Pregare significa chiedere al Signore di prendersi cura di noi, di darci la tenerezza che noi dobbiamo dare agli altri. Questa è la prima idea che vorrei darvi: l’idea di prendersi cura del seme affinché il germoglio cresca fino alla pienezza della sapienza di Dio. Curarlo con attenzione, curarlo con la preghiera, curarlo con il discernimento. Curarlo con tenerezza. Perché così Dio si prende cura di noi: con tenerezza di padre”.

Germania: è quasi pronta la nuova campana “Cristo nostra Pace” della cattedrale di Paderborn

Sat, 2017-12-02 14:25

La nuova grande campana del tono grave per la cattedrale di Paderborn è quasi pronta. La campana è stata fusa giovedì 23 novembre in presenza dell’arcivescovo Hans-Josef Becker in Olanda, presso la fonderia delle campane reali olandesi “Eijsbouts” di Asten: la massa metallica fusa a 1.100° è stata benedetta prima del versamento nello stampo. Ora la campana ha terminato la prima delle due settimane di raffreddamento: e già fervono i preparativa per l’operazione di liberazione dal cappotto dello stampo, che potrebbe avvenire in occasione della prossima solennità dell’Immacolata Concezione. La campana reca l’iscrizione “Jesus Christus – unser Friede” (Gesù Cristo – nostra Pace) ed il suo nome campanario sarà proprio “Christus-Friedensglocke”. Alla fine peserà 13.500 chilogrammi, avrà un diametro di circa quattro metri e un’altezza di tre metri. Prima di arrivare alla fonditura, è stata lavorata in una fonderia marinara specializzata in stampi di grandi dimensioni. Speciali requisiti musicali sono stati applicati alla nuova campana che si accorderà con il carillon in acciaio della cattedrale. Ma solo quando si sarà completamente raffreddata, il suono potrà essere controllato e armonizzato. Intanto si procede anche alla fusione di una campana minore di 1.000 chili. Le campane esistenti e il campanile della cattedrale di Paderborn sono attualmente in restauro e il loro ripristino avverrà con la riconsacrazione il prossimo 2 aprile, Lunedì dell’Angelo. La “Christus-Friedensglocke” suonerà per la prima volta il il 22 luglio 2018, 950° anniversario della consacrazione della cattedrale.

Immigrazione: Biffoni (Anci), “col ‘bonus gratitudine’ i sindaci possono dare risposte concrete” 

Sat, 2017-12-02 14:22

“Per il secondo anno, attraverso l’erogazione del cosiddetto bonus gratitudine, viene riconosciuto l’impegno di tutti quei Comuni che, ogni giorno, sono coinvolti nella gestione di un fenomeno così complesso come quello dell’accoglienza dei richiedenti asilo, prevedendo risorse ancora maggiori per le amministrazioni che fanno parte della rete Sprar”. Lo ha detto il delegato Anci all’immigrazione e sindaco di Prato, Matteo Biffoni, commentando la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, oggi, del decreto per la ripartizione del fondo a favore dei Comuni impegnati nell’accoglienza di richiedenti asilo. “Si tratta di un contributo che permette ai sindaci di dare risposte concrete nei territori, che ogni giorno sono impegnati nello sforzo dell’accoglienza, operando le scelte migliori nell’interesse di tutta la comunità”, ha aggiunto. Il sindaco ha ricordato inoltre che “si tratta di risorse che i Comuni potranno liberamente impiegare per realizzare interventi concreti a favore dei cittadini” e ha ribadito che “l’Anci auspica che questo sostegno economico ai territori che fanno la propria parte nell’accoglienza diventi una misura strutturale”. L’assegnazione delle somme ai Comuni è effettuata calcolando le presenze, anche di minori stranieri non accompagnati, in tutte le diverse tipologie di centri di accoglienza. Risorse aggiuntive vengono riconosciute ai Comuni sede di hotspot e a quelli interessati da “numerosi eventi di sbarco”.

Accoglienza: Pompei (Sant’Egidio), “corridoi umanitari per fermare l’immigrazione clandestina e le morti in mare”

Sat, 2017-12-02 14:17

(da Capodarco) – “I corridoi umanitari sono la soluzione per fermare l’immigrazione clandestina e le morti in mare, avendo un controllo su chi arriva e ponendo un tetto al numero di arrivi”. Ne è convinta Daniela Pompei della comunità di Sant’Egidio, intervenuta a Capodarco (Fermo) nel corso del secondo giorno di lavori del seminario per giornalisti organizzato da Redattore Sociale. All’interno del workshop sul tema “Accoglienza. Confini, corridoi e il racconto dei media”, Pompei ha presentato l’esperienza dei corridoi umanitari frutto di un Protocollo d’intesa tra la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e il governo italiano:“Siamo partiti dalla volontà di evitare le migliaia di morti in mare, tra cui molti bambini. Siamo riusciti a metterci attorno ad un tavolo con il Governo e dopo un anno di trattative abbiamo attivato il primo canale di accesso legale in Europa, completamente finanziato dalle associazioni che lo hanno promosso”. Da febbraio 2016 un migliaio di siriani in fuga dalla guerra è stato accolto grazie a questo canale umanitario. Altre mille persone saranno ospitate nei prossimi mesi, mentre è stato avviato anche un percorso per aiutare 500 profughi provenienti dal Corno d’Africa, grazie all’impegno di Caritas e Migrantes. “Questa sperimentazione è la dimostrazione concreta che è possibile costruire una via di accesso all’Europa, legale e controllata”, ha aggiunto. Un percorso particolarmente sicuro da tutti i punti di vista: da una parte i profughi viaggiano su normali aerei di linea, evitando di affidare la propria vita agli scafisti; dall’altra vengono controllati e identificati. Le persone accolte vengono poi ospitate da famiglie italiane che mettono a disposizione le proprie abitazioni, garantendo così anche un risparmio per le casse dello Stato. Dopo l’Italia, anche Francia e Belgio si sono aperte a questo tipo di possibilità. “Vorremmo istituzionalizzare la presenza di questi corridoi umanitari introducendo in Italia la forma giuridica della ‘sponsorizzazione’, come accade in Canada. Una possibilità che inizialmente era prevista dalla Turco Napolitano”, ha sottolineato Pompei: “Purtroppo la politica su questi temi non riesce ad avere una visione che vada oltre l’emergenza, anche se qualcosa si sta muovendo”.

Unitalsi: domani la Giornata dell’adesione dal titolo “#aderiscoxche’ nessuno resti indietro”

Sat, 2017-12-02 13:58

Ricorre domani, domenica 3 dicembre, la Giornata dell’adesione Unitalsi, che quest’anno avrà come titolo “#aderiscoxche’ nessuno resti indietro”. Nella Giornata internazionale delle persone con disabilità, in ogni sezione e sottosezione i nuovi soci faranno il loro ingresso nell’associazione, mentre chi vi aderisce già rinnoverà la propria scelta. “È uno dei giorni più importanti per i soci – ha dichiarato il presidente nazionale, Antonio Diella – perché tutti insieme rinnoveremo l’adesione all’associazione, ribadendo ancora una volta l’impegno a essere parte di una grande esperienza di comunione”.  Il 2018 sarà un anno importante per l’associazione, dal momento che ricorrerà il 160° anniversario delle apparizioni della Madonna a Lourdes. “L’Unitalsi con la giornata dell’adesione vuole, anche, ribadire il proprio servizio a fianco delle persone con disabilità, sostenendo la loro piena inclusione in ogni ambito della vita, forte del supporto dato quotidianamente alle persone in difficoltà che, incontrate in pellegrinaggio, diventano parte integrante della famiglia unitalsiana, agli ospiti delle case di accoglienza dell’associazione e a tutti coloro che manifestano un bisogno”.

Diocesi: Roma, parte questa sera il “Piano Freddo” della Caritas

Sat, 2017-12-02 13:22

Al via da questa sera, sabato 2 dicembre, l’attività del “Piano Freddo” della Caritas di Roma in collaborazione con le parrocchie romane. La Caritas, che nel corso dell’anno ospita ogni notte oltre 600 senza dimora, singoli e famiglie, nei mesi più freddi intensifica il servizio notturno itinerante: quattro équipe di operatori e volontari presidieranno, dalle 20, le zone in cui i senza dimora rischiano di rimanere isolati ed emarginati. Il Piano prevede anche l’attivazione di un centralino telefonico al numero 06.88815201 e della casella email servizioitinerante@caritasroma.it a disposizione di chiunque intenda segnalare situazioni di particolare disagio e ed emarginazione su cui intervenire. Fino ad aprile, inoltre, saranno attivi 70 posti di accoglienza straordinari in 24 parrocchie della Capitale. “La Caritas ricorda che Roma Capitale ha predisposto la Sala operativa sociale il cui numero 800440022 rimane a riferimento per tutte le segnalazioni nel territorio romano – si legge in una nota -. Sempre per far fronte alle maggiori richieste che giungeranno nei prossimi mesi, la Caritas invita tutti i romani alla donazione di sacchi a pelo da distribuire alle persone in difficoltà. La raccolta avverrà presso l’ostello Don “Luigi Di Liegro”, in Via Marsala 109”.

Siria: p. Mourad ringrazia “di cuore” per i momenti di preghiera per la sua liberazione

Sat, 2017-12-02 13:00

“Grazie di cuore”. Sono state queste le parole pronunciate da padre Jacques Mourad, monaco della comunità siro-cattolica di Deir Mar Musa, per cinque mesi prigioniero dell’Isis, durante il recente incontro con il team del “Progetto Wake up! Sveglia!”. Lo comunica con una nota lo stesso team, che ha promosso momenti di preghiera per la sua liberazione. Durante l’incontro gli sono state presentate tutte le iniziative e i video che hanno commosso migliaia di persone, spingendole a pregare per lui e per tutti i cristiani che in Siria sono stati rapiti dallo Stato islamico. “Le preghiere che, in quei momenti, sono scaturite dai cuori di quelle anime – si legge nella nota – sono state consegnate faccia a faccia tra fratelli della stessa fede”.

Salute mentale: Cantelmi (psichiatra), “il sistema cervello-mente si sta già adattando alla tecnologia”

Sat, 2017-12-02 12:24

“L’ibridazione uomo-macchina sta già avvenendo tanto da domandarci: Cosa rende umano un essere umano? Cosa resta dell’umanità? Esiste un limite invalicabile?”. Sono i quesiti posti questa mattina da Tonino Cantelmi, professore di Cyberpsicologia all’Università Europea di Roma, nel suo intervento al convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità” organizzato dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale, in collaborazione con l’Aippc. “Secondo molti – ha affermato Cantelmi – siamo alle soglie di una mutazione antropologica che riguarda il sistema cervello-mente. La mente tecnoliquida, dove tecnoliquido significa l’abbraccio fra il paradigma della liquidità e la grande rivoluzione digitale”. “La rivoluzione digitale – ha notato – si sta compiendo. Non è semplicemente un fatto di dati ma è un fatto del sistema cervello-mente”. “Qual è il grande medium che plasma una nuovo dimensione cervello-mente se, paradossalmente, non l’immersione precoce dei nostri bambini nella tecnologia digitale attraverso il grande mondo dei videogiochi?”, ha proseguito. “La tecnologia – ha rilevato – non è più uno strumento ma è una dimensione esistenziale, un prolungamento della realtà, una parte di noi stessi”. Per cui, “oggi ci poniamo questa domanda fondamentale: Che cos’è reale e cos’è virtuale?”. Secondo Cantelmi, “per i nostri bambini la distinzione tra reale e virtuale è fittizia, non ha più senso”. Il docente ha poi parlato dei “tre elementi costitutivi della spinta psicosociale nella postmodernità tecnoliquida”. Il primo è la “velocità”, “che non è più un lusso ma una dimensione antropologica ineludibile. O siamo veloci o non siamo”. Dunque, “l’esperienza non è più collocata nella dimensione spazio-tempo come noi ‘analogici’ siamo abituati a pensare ma in un cervello ‘digitale’ l’esperienza è collocata in una dimensione spazio-velocità”. “Tutto è velocissimo: l’amore, l’amicizia. Tutto – ha osservato – è consumato velocemente”. Il secondo elemento è la “tecnomediazione della relazione”, è la “rivoluzione dei social”. “Tutto è tecnomediato nella relazione”, ha spiegato Cantelmi, evidenziando come “i nostri bimbi sono abituati fin da piccoli”. Infine, “l’estremo narcisismo digitale dove la cosa importante è raccogliere ‘like’ o visualizzazioni per incrementare la reputazione online”. Lo psichiatra ha sottolineato come “in realtà il sistema cervello-mente si sta già adattando alla tecnologia. La rivoluzione digitale sostituisce completamente l’uomo in molte cose e forse ci può sostituire perfino nel pensare e nel provare emozioni”. “Il mondo digitale eliminerà il cervello ‘analogico’? Ci adatteremo all’impatto del digitale?”, ha chiesto Cantelmi. “Il tema dell’umano – ha concluso – penso sia rintracciabile nella possibilità che abbiamo di fare incontri autentici e nella ricostruzione delle relazioni. L’irriducibile bisogno che abbiamo di incontri autentici non sarà soppresso dal passaggio dal cervello ‘analogico’ a quello ‘digitale’. Anzi, questa sarà la consegna che noi generazione ‘analogica’ presto estinta faremo al mondo ‘digitale’”.

Musica sacra: una settimana di concerti nel percorso arabo normanno Unesco in Sicilia

Sat, 2017-12-02 12:20

Monreale, Cefalù e Palermo ospiteranno la Settimana della musica sacra 2017, dal 12 al 17 dicembre. Lo scenario sarà quello del percorso arabo normanno Unesco: oltre al duomo di Cefalù e di Monreale, i concerti si svolgeranno anche nella cattedrale di Palermo, alla Cuba e alla Zisa. Primo appuntamento, martedì 12 dicembre, alle 21, con l’Orchestra sinfonica siciliana, a Monreale, impegnata in un concerto col Coro del Teatro Massimo di Palermo. Eseguiranno la Sinfonia n. 9 in re minore di Anton Bruckner e il “Te Deum”. L’indomani saranno riproposti nel duomo di Cefalù e giovedì nella cattedrale di Palermo. Sempre il duomo di Monreale, invece, ospiterà mercoledì 13 e giovedì 14, alle 21, “Una promessa per la pace” di Karl Jenkins con l’Orchestra Giovanile Siciliana e “O dulcis virgo Maria”, musica per contralto, nel barocco sacro. Venerdì 15, alle 21, i concerti si spostano al Castello della Zisa, a Palermo, dove saranno protagonisti “i ritmi e le melodie del Mediterraneo”. Doppio appuntamento, sabato 16: alla Cuba, a Palermo, in scena “musica e danza dal Maghreb” con Nour Eddine Fatty, mentre nel duomo di Monreale sarà proposto il recital organistico “L’organo di Monreale” di Diego Cannizzaro. La cittadina normanna ospiterà anche la conclusione della Settimana. Domenica 17, alle 21, nel duomo, “Requiem in re minore KV626 per archi” di Wolfgang Amadeus Mozart, eseguito da Gli Archi Ensemble.

Papa in Bangladesh: incontro con i giovani, “parlate con i vostri genitori e nonni, non passate tutta la giornata al cellulare”

Sat, 2017-12-02 12:17

“Parlate con i vostri genitori e nonni; non passate tutta la giornata col cellulare, ignorando il mondo attorno a voi!”. Nella parte finale del discorso rivolto ai giovani del Bangladesh, il Papa ha sottolineato che la loro cultura “insegna a rispettare gli anziani”, che “portano con sé la memoria e la sapienza esperienziale, che ci aiuta ad evitare di ripetere gli errori del passato”. “Gli anziani hanno il carisma di colmare le distanze, in quanto assicurano che i valori più importanti vengano tramandati ai figli e ai nipoti”, ha detto Francesco tornando sul tema della continuità delle generazioni, a lui molto caro: “Attraverso le loro parole, il loro amore, il loro affetto e la loro presenza, comprendiamo che la storia non è iniziata con noi, ma che siamo parte di un antico ‘viaggiare’ e che la realtà è più grande di noi”. “La sapienza di Dio rafforza in noi la speranza e ci aiuta ad affrontare il futuro con coraggio”, ha concluso il Papa: “Noi cristiani troviamo questa speranza nell’incontro personale con Gesù nella preghiera e nei Sacramenti, e nell’incontro concreto con Lui nei poveri, nei malati, nei sofferenti e negli abbandonati”. “Dio benedica il Bangladesh”, il saluto finale ai giovani: “I vostri volti sono pieni di gioia e di speranza: gioia e speranza per voi, per il vostro Paese, per la Chiesa e per le vostre comunità”.

Papa in Bangladesh: incontro con i giovani, quando diciamo “come dico io o arrivederci” rimaniamo “intrappolati”

Sat, 2017-12-02 12:15

“È triste quando cominciamo a chiuderci nel nostro piccolo mondo e ci ripieghiamo su noi stessi”. Dialogando con i giovani nel suo ultimo appuntamento pubblico prima del congedo dal Bangladesh, il Papa ha spiegato che quando facciamo nostro il principio del “come dico io o arrivederci” rimaniamo “intrappolati, chiusi in noi stessi”: “Quando un popolo, una religione o una società diventano un piccolo mondo, perdono il meglio che hanno e precipitano in una mentalità presuntuosa, quella dell’‘io sono buono, tu sei cattivo’”. “La sapienza di Dio ci apre agli altri”, ha detto Francesco: “Ci aiuta a guardare oltre le nostre comodità personali e le false sicurezze che ci fanno diventare ciechi davanti ai grandi ideali che rendono la vita più bella e degna di esser vissuta”. “Sono contento che, insieme ai cattolici, ci siano con noi molti giovani amici musulmani e di altre religioni”, l’apprezzamento del Papa: “Col trovarvi insieme qui oggi mostrate la vostra determinazione nel promuovere un clima di armonia, dove si tende la mano agli altri, malgrado le vostre differenze religiose”. A questo proposito, il Papa ha citato un’esperienza a Buenos Aires, “in una nuova parrocchia situata in un’area estremamente povera”: “Un gruppo di studenti stava costruendo alcuni locali per la parrocchia e il sacerdote mi aveva invitato ad andare a trovarli. Così andai e quando arrivai in parrocchia il sacerdote me li presentò uno dopo l’altro, dicendo: ‘Questo è l’architetto, è ebreo, questo è comunista, questo è cattolico praticante’. Quegli studenti erano tutti diversi, ma stavano tutti lavorando per il bene comune. Erano aperti all’amicizia sociale e determinati a dire no a tutto ciò che avrebbe potuto distoglierli dal proposito di stare insieme e aiutarsi a vicenda”.

Salute mentale: card. Turkson (Santa Sede), “non deve creare fossati individuali né impedire rapporti di autentica carità cristiana con chi ne soffre”

Sat, 2017-12-02 11:43

“La malattia mentale non deve creare fossati individuali né impedire rapporti di autentica carità cristiana con chi ne soffre. Infatti come cristiani siamo coscienti di trovare specialmente nei malati mentali la preziosa immagine di Dio”. Lo ha ribadito questa mattina il card. Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, nella sua prolusione al convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità” organizzato dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale, in collaborazione con l’Aippc. Riferendosi ai malati psichici, il card. Turkson ha fatto riferimento alla “cultura dello scarto” più volte denunciata da Papa Francesco. “Nella dottrina sociale della Chiesa – ha ricordato – c’è un frutto particolarmente significativo del lungo cammino del popolo di Dio: la difesa della vita in tutte le sue fasi, in particolare della vita sofferente, del lavoro dignitoso, della famiglia e dell’educazione”. Il prefetto ha parlato del “problema della malattia mentale” evidenziando come “i disturbi mentali colpiscono con maggiore frequenza le popolazione sfavorite dal punto di vista intellettuale, culturale ed economico”. “In un certo senso – ha ammonito – si può parlare di una guerra dei potenti contro i deboli. La vita – che in ragione della fragilità che la caratterizza richiederebbe più accoglienza, amore e cura – è ritenuta inutile o considerata un peso insopportabile e quindi rifiutata in molte maniere”. Ma “chi con la sua malattia, handicap, o più semplicemente con la sua presenza mette in discussione il benessere o le abitudini di vita di quanti sono più avvantaggiati tende ad essere visto come un nemico da cui difendersi o da eliminare”. “Questo – ha denunciato – può avvenire anche tenendo queste persone ferite in qualche recinto magari dorato o nelle riserve del pietismo e dell’assistenzialismo perché non intralcino il ritmo del falso benessere”. Turkson ha poi citato la Caritas in veritate e la Gaudium et spes. E si è soffermato sulla “dignità della persona umana, che non proviene da un governo o da un giudizio di qualche consiglio ma dalla creazione stessa di Dio. Qualcosa che ogni uomo ha, che ogni uomo condivide con l’altro”. Un passaggio è poi stato dedicato “all’unità dell’uomo”. “L’uomo – ha notato – è uno nella misura in cui è in comunione con Dio e se perde la comunione con Dio perde anche l’unità interiore sia con se stesso sia con l’altro”. “Né malattie né sofferenze – ha continuato – possono ridurre la dignità delle persone”. Riferendosi alla Laudato si’, il cardinale ha raccontato che quando è stata definita una prima bozza dell’enciclica alcuni medici e scienziati hanno chiesto se era stato valutato l’impatto dell’ambiente su malattie e salute. Anche perché “c’è un grande deterioramento della nostra casa comune che è causa di condizioni patologiche che determinano il sorgere e il diffondersi di malattie anche mentali”. Ribadendo che “l’attuale sistema è insostenibile”, Turkson ha rilevato che “la maggior parte di uomini e donne del nostro tempo vivono una quotidiana precarietà con conseguenze funeste. Aumentano alcune patologie, anche le malattie mentali, il timore e la disperazione persino nei cosiddetti Paesi ricchi. La gioia di vivere frequentemente si spegne”. “Parlare della malattia mentale significa parlare della sofferenza che le è sottesa” ma “anche la più atroce sofferenza può essere visitata dalla speranza ad opera di Dio”.

Opere sociali don Bosco: Sesto San Giovanni, al via l’8 dicembre l’anno di celebrazioni per il 70° di presenza

Sat, 2017-12-02 11:31

Il prossimo 8 dicembre, con la celebrazione della solennità liturgica dell’Immacolata Concezione, prende il via il 70° di presenza a Sesto San Giovanni delle Opere sociali Don Bosco (Osdb). Tutto iniziò quando, su iniziativa del cardinale Ildefonso Schuster, l’8 dicembre 1948 un piccolo gruppo di salesiani provenienti dalla comunità di Milano, guidati da don Francesco Beniamino Della Torre, si insediò al quartiere Rondinella avviando in una piccola baracca di fortuna il primo oratorio. Il contributo del senatore Enrico Falck, imprenditore e titolare delle omonime acciaierie, consentì di posare la prima pietra di quelle che diventarono le Osdb. Per celebrare questo importante anniversario, dall’8 dicembre 2017 all’8 dicembre 2018 si terrà a Sesto San Giovanni una serie di eventi e iniziative che avranno al centro Don Bosco e i giovani. Slogan prescelto “Don Bosco all’opera”. Tra i temi trattati Giovani e lavoro, famiglia, sport, spiritualità, politica. “In tal modo – spiega un comunicato – si coglierà la fortunata coincidenza tra il Sinodo dei Giovani” indetto proprio nell’ottobre 2018 e il desiderio, “proprio già di don Bosco, di considerare i giovani come dei protagonisti e non come dei meri spettatori”. Tra gli eventi in calendario, il 22 dicembre una giornata di studio riservata ai docenti, “Il mondo giovanile in Italia. Contesto sociale e rapporto con la scuola” e il 31 gennaio, memoria liturgica di san Giovanni Bosco, la Messa presieduta in duomo dall’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini. Questi i numeri delle Osdb a Sesto: 2.540 studenti (540 scuole medie, 500 formazione professionale, 1.400 superiori, 100 Its), 200
collaboratori, 2 parrocchie, 1 oratorio, 800 ragazzi che frequentano la catechesi, 500 aderenti ad associazioni sportive parrocchiali, 100 volontari Caritas, su una popolazione di circa 18 mila abitanti (di cui 6 mila stranieri).

Bolivia: manifestazioni contro la ricandidatura di Morales e alla vigilia del voto per i giudici. Il vescovo di Sucre invita alla calma

Sat, 2017-12-02 11:03

Situazione tesa in Bolivia alla vigilia delle prime elezioni popolari dei giudici e a due giorni di distanza dalla decisione del Tribunale Costituzionale, che ha disconosciuto il risultato del referendum del febbraio 2016, consentendo al presidente Evo Morales di ricandidarsi nel 2019, a dispetto del dettato costituzionale. Diverse manifestazioni, represse dalle forze dell’ordine, si sono svolte in questi giorni a La Paz e a Santa Cruz de la Sierra. Con riferimento in particolare alle elezioni giudiziarie, è intervenuto oggi l’arcivescovo di Sucre, mons. Jesús Juárez, che ha dichiarato all’agenzia boliviana Fides: “Di fronte ai fatti violenti che abbiamo vissuto e visto in televisione, sia a La Paz che a Santa Cruz, e trovandoci già alla vigilia delle elezioni dei magistrati, rivolgo un appello alla serenità, alla tranquillità e al rispetto. Soprattutto rivolgo un appello alla coscienza di ciascuno perché si possa esercitare questo dovere di cittadini”. Secondo mons. Juárez il voto per l’elezione dei giudici dev’essere svolto “con responsabilità, con consapevolezza, ma soprattutto senza pressioni”. Ed ha concluso invitando a tenere separati potere esecutivo e giudiziario: “La giustizia è per tutti e dev’essere imparziale”, ha sottolineato.

Salute mentale: don Arice (Cottolengo), “doveroso e urgente dare risposte concrete alle persone malate e alle loro famiglie”

Sat, 2017-12-02 10:31

“È doveroso e urgente dare risposte concrete alle persone malate e alle loro famiglie sia nella ricerca di percorsi di cura che di accompagnamento e sostegno dei pazienti”. Lo ha affermato questa mattina don Carmine Arice, superiore generale del “Cottolengo”, intervenendo a Roma al convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità” organizzato dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale, in collaborazione con l’Aippc. Don Arice ha sottolineato come “anche in Italia aumentano persone con problemi di sofferenza psichiatrica” evidenziando come sia “grave la situazione nel nostro Paese”. “Le malattie della mente – ha spiegato – stanno praticamente diventando la prima causa di disabilità”. “Inoltre – ha aggiunto – aumentano le malattie neurodegenerative e, conseguentemente, gli anziani disabili non autosufficienti”. Secondo il sacerdote, “lo stigma verso il malato psichico è ancora molto presente e di conseguenza lo è anche nei confronti della sua famiglia che gradualmente viene a trovarsi in un mondo desertificato nei rapporti sociali, amicali e anche parentali”. Don Arice ha poi ricordato che “nei tempi recenti l’attenzione della comunità ecclesiale italiana per la salute mentale è cresciuta”: non solo per “far presente l’urgenza del problema” ma famiglie religiose e diocesi “hanno attivato centri di ascolto e servizi di accoglienza per il disagio mentale”. Le Residenze sanitarie assistenziali ecclesiali “che si occupano di persone affette da disturbi mentali sono oltre 160 – ha notato don Arice – senza contare ospedali generali o presidi sanitari che hanno reparti per la cura di malattie psichiatriche in fase acuta”. Il superiore generale del “Cottolengo” ha poi evidenziato come sia fondamentale “non isolare il diverso” ma “promuovere una cultura della presenza”. Inoltre, “occorre favorire adeguatamente la ricerca scientifica” e “sostenere e accompagnare le famiglie nel loro percorso”. “L’attenzione alle famiglie – ha ammonito – è una priorità”. Ribadita “la necessità di un’adeguata e integrale formazione degli operatori sanitari e pastorali”, don Arice ha rilevato infine l’importanza di “promuovere una salute integrale del paziente psichiatrico”.

Salute mentale: Lorenzin (ministro), “il nostro Paese ha sempre dimostrato sensibilità nonché una specifica attenzione verso tali problematiche”

Sat, 2017-12-02 10:25

“È sempre più condiviso e scientificamente supportato il fatto che la salute mentale rappresenti uno dei fattori principali che concorrono alla determinazione della salute e del benessere generale della popolazione”. Lo afferma il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in un messaggio inviato ai partecipanti al convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità”, in corso a Roma, organizzato dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale, in collaborazione con l’Aippc. Il ministro ricorda che “in Italia gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2015 ammontano a più di 700mila unità, di cui il 54,4% dei casi di sesso femminile”. “La composizione per età – aggiunge – riflette l’invecchiamento della popolazione, con un’ampia percentuale dei presenti al di sopra dei 45 anni (66,1%). Per Lorenzin, “il nostro Paese ha sempre dimostrato sensibilità nonché una specifica attenzione verso tali problematiche”. “Una delle attività di maggior impatto negli ultimi anni è stata l’elaborazione del piano nazionale di azioni per la salute mentale” con lo “scopo di rilanciare le azioni prioritarie nel settore, implementare le buone pratiche con particolare riferimento agli interventi per la depressione, per la continuità della presa in carico e del sostegno alle famiglie”. “Ognuno di noi – ammonisce il ministro – è chiamato a fare la sua parte per raccogliere le istanze di queste persone oppresse dalla sofferenza psichica, dall’isolamento e dallo stigma”.

Salute mentale: card. Montenegro (Cei), “malati marchiati di discredito e vergogna, atteggiamento purtroppo presente anche nelle comunità ecclesiali”

Sat, 2017-12-02 10:05

“Il malato mentale è un problema sociale ma purtroppo è stato marchiato di discredito e vergogna. Oltre alla sofferenza legata alla malattia deve sperimentare ulteriori disagi quali la riduzione della qualità della vita, una più bassa autostima e stima della comunità. Atteggiamento che purtroppo è presente anche all’interno delle comunità ecclesiali che anziché alzare fasce protettive emarginano tali ammalati e le loro famiglie creando riserve di pietismo e forme di assistenzialismo che significano più sicurezza per i menbri delle comunità che attenzione caritativa per i malati”. Lo ha affermato questa mattina il card. Francesco Montenegro, presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute della Cei, intervenendo a Roma al convegno “La Chiesa e la salute mentale. Cultura del provvisorio, scarti e nuovi poveri: il disagio psichico al tempo della tecnoliquidità” organizzato dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale, in collaborazione con l’Aippc. Montenegro ha ricordato che “la centralità di ogni uomo è valore indiscutibile e non negoziabile”. Un’affermazione messa in discussione da una “società selettiva e ghettizzante che ha una visione sull’uomo riduttive e distorte tanto da affermare pacificamente che ciò che è tecnicamente fattibile è per ciò stesso moralmente ammissibile”. Il cardinale ha ricordato che “per il cristiano il malato è icona di Cristo”. E rivolgendosi ai profesionisti presenti ha invitato a “umanizzare sempre più l’aspetto assistenziale”.

Avvento: al Policlinico Gemelli Messe in diretta ogni mattina su Tv2000. E la domenica anche su Rete 4

Sat, 2017-12-02 09:56

Per tutto il periodo di Avvento, a partire da domenica 3 dicembre fino a domenica 24 dicembre, ogni giorno alle ore 8.30 saranno trasmesse in diretta su Tv2000 (la domenica mattina anche alle 10 su Rete4) le celebrazioni eucaristiche dalla cappella san Giuseppe Moscati del Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma in collaborazione con il Centro pastorale dell’Università Cattolica e la Cappellania del Gemelli. Come è ormai tradizione, in occasione dell’Avvento, grazie alla collaborazione con l’emittente televisiva della Cei, l’Università Cattolica del Sacro Cuore e la Fondazione Policlinico Gemelli vogliono offrire una testimonianza di preghiera e di vicinanza a tutti coloro che seguono da casa, dai reparti dell’ospedale o da altre strutture sanitarie. “L’Eucaristia è il segno per eccellenza della condivisione e della solidarietà che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli perché facciano altrettanto – afferma mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo -. La Santa Messa celebrata nella cappella del Policlinico Gemelli vuole ricordare a tutti che seguendo Gesù siamo chiamati a farci carico dei più deboli e sofferenti, utilizzando le più avanzate conoscenze scientifiche e testimoniando una cura davvero caritatevole. La malattia spesso sconvolge la vita delle persone e spezza la loro esistenza – prosegue Giuliodori -, ma se vissuta alla luce dell’Eucaristia, sia per il malato che per i sanitari, può diventare occasione di vera crescita umana e cristiana. Fare assieme questo cammino di Avvento ci aiuterà a prepararci meglio al Santo Natale e ad accogliere il Bambino Gesù che viene per portare consolazione e speranza a tutti gli uomini e, in particolare, a coloro che sono provati dalla malattia”. Le celebrazioni potranno essere seguite in diretta streaming anche dal sito istituzionale.

Papa in Bangladesh: incontro clero, “distinguere il seme buono da quello cattivo”

Sat, 2017-12-02 09:35

“La vocazione è un seme da far crescere e curare con tenerezza facendo attenzione al diavolo che semina zizzania e pregando per distinguere il seme buono da quello cattivo”. Lo ha detto il Papa, che incontrando 1.500 religiosi, sacerdoti, consacrati, seminaristi e novizie nella chiesa del Santo Rosario ha consegnato il testo scritto e ha parlato a braccio, in spagnolo. “Nelle vostre comunità di vescovi, preti, religiosi e religiose, seminaristi – alcune delle parole a braccio riferite da Radio Vaticana – state attenti alla divisione causata dalle chiacchiere, nemiche dell’armonia, e se avete qualcosa da dire ad un confratello, fatelo faccia a faccia”. “Niente facce tristi, anche nel dolore e nelle difficoltà”, ha concluso il Papa: “cercate la pace e trovate la gioia”. L’ultima giornata di Francesco in Bangladesh si è aperta con la Messa in privato, dopo la quale il Papa ha lasciato la nunziatura apostolica in auto per raggiungere la “Casa di Madre Teresa”, che sorge nel quartiere di Tejgaon nel complesso parrocchiale della Holy Rosary Church che comprende l’antica Chiesa portoghese e ospita anche due cimiteri cristiani. E’ il cuore missionario del Bangladesh, quella Tejgaon dove nel 1580 i padri agostiniani portoghesi ottennero dal governatore imperiale, il permesso a costruire una chiesa e i mercanti lusitani dei negozi. Il Papa ha benedetto le tombe dove riposano molti missionari e, all’interno della Casa delle suore di Madre Teresa, ha abbracciato e salutato alcuni degli ospiti, orfani e malati. Quindi il passaggio nella Chiesa del Santo Rosario per il primo incontro della giornata.

 

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