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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 9 hours 48 min ago

Meeting Grottammare: Gheno (Crusca), “è possibile fare cultura su internet”. Il progetto #scritturebrevi

Fri, 2017-06-23 15:14

“Internet è dimostrazione della vitalità della lingua. Internet va visto come una risorsa, non come un pericolo. È possibile fare cultura su internet”. Lo ha affermato questa mattina Vera Gheno, sociolinguista dell’Accademia della Crusca. Intervenuta al Quarto meeting dei giornalisti cattolici e non, in corso a Grottammare, Gheno ha sottolineato che la lingua “è un atto di identità, identifica la mia appartenenza a un gruppo, i miei amici, la mia ‘tribù’, e chi sono gli ‘altri'”. Riflettendo sulla nostra società, Gheno ha ricordato che “viviamo in un mondo di paure, ma spesso alla base di queste tensioni c’è la non conoscenza dell’altro”. “Dobbiamo resistere alla tentazione di dare tutto per scontato e, soprattutto di fronte alle sollecitazioni che arrivano dalla rete, dobbiamo fare informazione ripetendo concetti che magari abbiamo ripetuto tante volte e che forse per questo ci fa fatica anche ripetere”. Usare un linguaggio umoristico: questo l’invito di Fabio Colagrande, giornalista di Radio Vaticana: “Una Chiesa capace di umorismo è un balsamo benefico per l’Occidente triste e malinconico. L’umorismo non è mai cattivo, è un’intelligenza nuova per relativizzare quanto si vorrebbe comunicare; l’umorismo collega creatività, arte e genialità”. La Chiesa teme l’umorismo? “La Chiesa – afferma Colagrande – basa il suo potere non sul timore, ma sulla misericordia e quindi non ha paura dell’umorismo”. Di linguaggi sul web si è parlato con Francesca Chiusaroli, linguista dell’Università di Macerata, che ha parlato del progetto #scritturebrevi, dedicato all’analisi dei cambiamenti linguistici e della comunicazione all’indomani del l’avvento dei social.

Teresio Olivelli: mons. Rizzi (postulatore), “per tutti è stato un sorriso di Dio”

Fri, 2017-06-23 15:07

“Nei prossimi giorni sarà stabilità la data della desiderata beatificazione di Teresio Olivelli che, come prevede la normativa vigente, si terrà nella diocesi che ha promosso la causa del nuovo beato, quindi a Vigevano”. Lo ricorda, oggi mons. Paolo Rizzi, postulatore della causa di beatificazione, in una nota, nella quale ripercorre “l’impegnativo percorso processuale, iniziato trent’anni fa dalla sollecitudine pastorale del vescovo Mario Rossi e dalla sapienza giuridica di don Mario Tarantola, nella sua qualità di giudice delegato”. Teresio, dopo i fatti dell’8 settembre 1943, divenne oggetto della persecuzione dei nazisti e dei fascisti a causa dell’opera di evangelizzazione e di moralizzazione che egli svolse negli ambienti in cui operava. “Il martirio di Olivelli non è un accadimento improvviso, ma è l’epilogo di un intenso cammino di fede e di un costante esercizio delle virtù cristiane – osserva mons. Rizzi -. Il prossimo beato ha affrontato il martirio mosso dalla sua fede, preparandosi adeguatamente a sacrificare la vita per testimoniare la propria fedeltà a Cristo e l’amore ai fratelli, sofferenti come lui nel campo di concentramento, a cui diede assistenza spirituale e materiale, incurante delle punizioni, fino a morire per i maltrattamenti subiti a causa della sua inesausta carità”.
“Come buon samaritano dell’umanità – aggiunge – ha vissuto la sua breve esistenza di soli 29 anni percorrendo le strade dei più deboli e indifesi portando a tutti solidarietà e condivisione, si è chinato su molte ferite del corpo e dello spirito, per tutti è stato un sorriso di Dio e ha accarezzato i cuori desolati, con la sua fede ha operato meraviglie di benessere fisico e spirituale”. Con la beatificazione, “la Chiesa riconosce ufficialmente la santità e la concessione del culto pubblico di Teresio Olivelli, indicandolo come esempio a quanti desiderano essere nel mondo testimoni di carità”, conclude il postulatore.

Focolarini: domenica 25 giugno Maria Voce incontra i parlamentari della Iao

Fri, 2017-06-23 14:50

In occasione della 24ª Assemblea generale dell’Interparliamentary Assembly on Orthodoxy (Iao), 115 parlamentari provenienti da 46 Paesi dei 5 continenti saranno nei prossimi giorni in Italia, ospiti il 26 e 27 giugno 2017 del Parlamento italiano a Montecitorio. I parlamentari hanno voluto far precedere l’inizio dei lavori da una visita, domenica 25 giugno, al Monastero Bizantino di San Nilo a Grottaferrata (Rm) e da un incontro del Bureau Internazionale della Iao con Maria Voce, al vicino Centro internazionale dei Focolari a Rocca di Papa. Tra gli obiettivi della Iao, nata nel 1993 da un’iniziativa del Parlamento greco, ci sono – si legge in una nota – la messa in rilievo del ruolo dell’Ortodossia come espressione politica, culturale e spirituale; il contributo dello spirito ecumenico e unificante dell’Ortodossia sia per il superamento di contrasti nazionalistici e confessionali, sia nella ricerca di mezzi efficaci di protezione delle minoranze; lo sviluppo del patrimonio culturale ortodosso come contributo al rispetto dei diritti umani e alla coesistenza pacifica dei popoli; la partecipazione più attiva dell’Ortodossia nella ricerca di soluzioni per l’ambiente”. “Un campo di azione in consonanza – prosegue la nota – con gli scopi del Movimento dei Focolari, in particolare con le iniziative intraprese da una delle sue espressioni, il Movimento politico per l’unità, con cui la Iao collabora da alcuni anni”. Il 28 giugno i parlamentari della Iao hanno in programma una visita culturale ad alcuni luoghi significativi della Roma cristiana del primo millennio e parteciperanno alla preghiera dei vespri a Santa Maria in Trastevere con la Comunità di Sant’Egidio. Il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo, parteciperanno alla celebrazione eucaristica in Vaticano presieduta da Papa Francesco.

Fuci: Camaldoli, dal 23 luglio al 5 agosto due settimane teologiche per universitari

Fri, 2017-06-23 14:43

Saranno dedicate al dialogo come esperienza di relazione e all’ecumenismo le Settimane teologiche estive per studenti universitari che si terranno a Camaldoli, tra fine luglio e inizio agosto, per iniziativa della Federazione universitaria cattolica italiana (Fuci). Sarà un’occasione per creare, si legge in una nota, “uno spazio di riposo, incontro, confronto e approfondimento, al termine della sessione estiva di esami che molti studenti decidono di vivere per ricaricarsi e distendersi dalle fatiche di studio e di vita quotidiana appena passate”. La prima, in programma dal 23 al 29 luglio, sarà sul tema “Dia- o mono- logo? Alle radici della relazione”. Le riflessioni proposte da Maria Armida Nicolaci, docente presso l’Istituto superiore di scienze religiose della Facoltà Teologica di Sicilia, da Vincenzo Pace, ordinario di sociologia generale presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università di Padova, da Emanuele Bordello, monaco camaldolese, e da padre Gianfranco Testa, missionario della Consolata e fondatore dell’Università del perdono. La seconda settimana, dal 30 luglio al 5 agosto, sarà incentrata su “Ecumenismo: il coraggio di una strada comune”. Interverranno Riccardo Burigana, direttore del Centro per l’ecumenismo a Venezia, Brunetto Salvarani, docente di teologia della missione e del dialogo presso la Facoltà teologica dell’Emilia Romagna, e Fulvio Ferrario, pastore valdese e coordinatore della Commissione consultiva per le relazioni ecumeniche della Tavola valdese.

Dialogo cattolici-ebrei: delegazione Cei a mostra sulla “Menorà”. Di Segni (Ucei), “una mostra unica, un’occasione di dialogo”

Fri, 2017-06-23 14:28

“Una mostra unica, per il dialogo che offre, per il percorso storico che propone, per lo spessore che mette in evidenza, per i reperti unici che raccoglie ed espone”. Così Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), spiega al Sir le ragioni per visitare (fino al 23 luglio e con biglietto unico) la mostra “La Menorà: culto, storia e mito” che si evolve lungo il Braccio di Carlo Magno in Vaticano e al Museo ebraico di Roma. La mostra sulla Menorà, il candelabro a sette braccia, simbolo per eccellenza della fede ebraica, offre – dice Di Segni – “un’occasione di dialogo per incrociare i nostri percorsi. Un incontro che nasce da un simbolo identitario così forte come la Menorà che però essendo stato poi ripreso in altri contesti, si è evoluto in altre culture pur mantenendo la sua identità. Mi sembra questo un po’ un simbolo di quello che caratterizza oggi la nostra società chiamata a vivere nel confronto, nella convivenza e nel dialogo, e a saper raccogliere elementi dall’altro ma mantenendoli come propri e identitari. In una parola, saper stare insieme e mantenere ciascuno la propria identità in un confronto che è un percorso che si fa insieme”.

Diocesi: Cesena, sabato 24 mons. Regattieri presiede la celebrazione per il patrono san Giovanni

Fri, 2017-06-23 14:20

In occasione della festa di san Giovanni Battista, titolare della cattedrale e patrono della Città di Cesena, sabato 24 giugno il vescovo di Cesena-Sarsina, monsignor Douglas Regattieri, presiederà alle 10 la messa pontificale nel corso della quale la Schola “Santa Cecilia” eseguirà la Messa “Salve Regina” di Valeriano Tassani. Al termine della celebrazione eucaristica, mons. Regattieri inaugurerà la casa-famiglia dell’Associazione Papa Giovanni XXIII che sarà ospitata nei locali dell’episcopio. Nella Cattedrale di san Giovanni Battista, altre messe verranno celebrate alle 7, 8.30 e 11.30 mentre alle 17 verrà recitato il Santo Rosario seguito dal Vespro della solennità di san Giovanni Battista. Alle 18, la celebrazione eucaristica sarà presieduta da mons. Giorgio Biguzzi, vescovo emerito di Makeni. Alle 21 si terrà invece il concerto del maestro Gianni Della Vittoria, organista della basilica cattedrale.

Obolo di San Pietro: mons. Becciu, “la solidarietà non conosce confini”

Fri, 2017-06-23 14:19

I donatori 2.0 dell’Obolo di San Pietro – che possono donare via telefono o inviando la propria offerta direttamente al Santo Padre oppure, grazie al nuovo sito, donare online tramite bonifico bancario e carta di credito – provengono da tutto il pianeta con una quota significativa di fedeli italiani, statunitensi e tedeschi. Il 28% risiede in Italia, il 25% negli States e il 22% in Germania. Più bassa la percentuale di donazioni on-line che arriva da Brasile, Francia, Spagna e dal resto dell’America Latina (circa il 15%). Una quota minore copre il resto d’Europa e alcune zone di Africa, Asia e Oceania. È quanto rende noto l’apposito ufficio dell’Obolo in una nota diffusa oggi, alla vigilia della secolare colletta che si svolgerà in tutte le chiese italiane domenica 25 giugno, in occasione della Giornata per la carità del Papa. “Lo sguardo di quanti hanno effettuato donazioni in favore dell’Obolo di San Pietro – si legge ancora nella nota – è rivolto principalmente alle vittime dell’indifferenza globale: i poveri, i senzatetto, chi fugge dai conflitti, dalla carestia e dall’indigenza. Alcuni fedeli, ad esempio, chiedono di assistere i bambini siriani di Aleppo o i rifugiati che scappano dalla guerra civile in Somalia, scoppiata nel 1991 e tuttora in corso. Altri sottolineano la necessità di realizzare opere di misericordia come ospedali o scuole in Terra Santa”. “Il donatore dell’Obolo – afferma il sostituto della Segreteria di Stato della Santa Sede, l’arcivescovo Angelo Becciu – è un cittadino globale e questo significa che la solidarietà non conosce confini. Invito i fedeli a scoprire le attività dell’Obolo di San Pietro e a riflettere sui messaggi del Santo Padre visitando il sito e i profili social”.

Obolo di San Pietro: mons. Becciu, donare “è un segno di solidarietà”

Fri, 2017-06-23 14:17

“Sensibile verso i più bisognosi, attento ai conflitti e alle grandi tragedie civili che colpiscono alcune zone della terra, desideroso di sostenere le vittime delle violenze perpetrate in nome della religione o di contribuire alla costruzione di scuole e ospedali nelle periferie del mondo”. È il profilo del donatore dell’Obolo di San Pietro, con una provenienza geografica che va dall’Europa all’Oceania. “Ci siamo domandati ‘Chi è il donatore tipo?’, ‘Quali sono le motivazioni che lo spingono ad aprirsi verso il prossimo?’ – spiega il sostituto della Segreteria di Stato della Santa Sede, l’arcivescovo Angelo Becciu – per far comprendere a pieno il significato dell’Obolo di San Pietro, l’aiuto economico offerto dai fedeli direttamente al ministero universale del Santo Padre per le opere di carità”. La secolare colletta, che si differenzia dall’8×1000 destinato alla Chiesa cattolica, si svolgerà in tutte le chiese italiane domenica 25 giugno, in occasione della Giornata per la carità del Papa. Tradizionalmente a Roma si svolge contestualmente alla Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, il 29 giugno. Dal 2017 l’Obolo è diventato 2.0 grazie all’apertura del nuovo sito www.obolodisanpietro.va e dei profili social Facebook, Twitter e Instagram. “Numerosi fedeli, dopo il lancio del sito e delle pagine social – si legge in una nota diffusa oggi dall’apposito ufficio dell’Obolo -, hanno offerto direttamente online, attraverso la pagina dedicata ‘Dona’, il loro apporto concreto alle opere di misericordia, di carità cristiana, di pace e di aiuto alla Santa Sede”. “Donare all’Obolo – chiarisce mons. Becciu – è come quando un fedele dà un’offerta al proprio parroco e gli dice: ‘Usala per il bene della comunità’. Insomma, è un segno di solidarietà, lo stesso che compie il Papa per il bene della Chiesa universale”.

Dialogo cattolici-ebrei: delegazione Cei a mostra sulla “Menorà”. Dureghello (Comunità ebraica Roma), “evento storico”. Segno della “volontà di andare insieme verso il futuro”

Fri, 2017-06-23 14:01

“Un evento storico, che si succede alle visite dei tre Papi che lo hanno preceduto, ma che si aggiunge a questa volontà che il percorso del dialogo non sia soltanto sulla carta e sulle parole, ma sia accompagnato da gesti concreti di fratellanza, distensione e una volontà di andare insieme verso il futuro”. Con queste parole Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, spiega al Sir il significato di una visita oggi di una delegazione della Cei alla mostra sulla “Menorà” che sarà aperta al pubblico fino al 23 luglio presso il Braccio di Carlo Magno in Vaticano e il Museo ebraico di Roma. “La comunità ebraica di Roma – ha detto Dureghello – è il cuore dell’ebraismo italiano. È la comunità più lungamente radicata in Italia: 22 secoli di storia, di vicissitudini e, direi, di rapporti non sempre così sereni con i nostri vicini di Oltre Tevere. Oggi questa visita della Cei ha un significato che va oltre il fatto che siamo tutti interessati a questo lavoro ma è anche il sintomo di un percorso in divenire e proiettato verso il futuro, in cui il passato, che ci ha sicuramente e profondamente segnato, diventa uno strumento per costruire un futuro insieme”.

Papa Francesco: lettera a nuovi cardinali, “cardinalato è servizio non promozione principesca”. Vicinanza fraterna e “preghi per me”

Fri, 2017-06-23 13:56

“Caro fratello, nel giorno in cui celebriamo la visita della beata Vergine Maria le invio un caloroso abbraccio, come anticipo di quello che le farò il 28 giugno durante Concistoro”. Così comincia il testo di una lettera che Papa Francesco ha inviato il 31 maggio scorso al vescovo di Stoccolma mons. Anders Arborelius e che oggi è stata pubblicata sul sito della diocesi svedese. “Con questo saluto, esprimo la mia speranza che la sua testimonianza come discepolo del Signore possa essere ancora più evidente nel servizio che oggi la Chiesa le chiede”, scrive il Papa. “Il cardinalato è un servizio”, si legge, non “una dignità che rende più importanti degli altri, né un’onorificenza o una promozione principesca”. “Si tratta di qualcosa di completamente diverso e più grande: è una chiamata a seguire il Signore più da vicino, e a farlo senza compromessi o condizioni”. Il Papa scrive poi di aver pregato in modo speciale per il cardinale il giorno precedente aver scritto la lettera, ascoltando una lettura dagli Atti degli Apostoli, riflettendo sulla generosità del servizio di san Paolo e sulle parole dell’apostolo “Non ritengo la mia vita meritevole di nulla”. “Ho desiderato e ho chiesto per lei lo stesso atteggiamento nella sua vita da cardinale”, spiega Papa Francesco, che ringrazia il futuro cardinale “per l’aiuto che darà alla Chiesa di Roma”, lo assicura delle sue “preghiere” e della sua “vicinanza fraterna”, e chiede di “ricordarsi di pregare per me”.

Dialogo cattolici-ebrei: delegazione Cei a mostra sulla “Menorà”. Mons. Galantino, “l’incontro con l’altro non può che far bene e far crescere”

Fri, 2017-06-23 13:43

“L’incontro per essere autentico è sempre un incontro con l’altro. In quelli che sono poveri intellettualmente provoca paura. In chi è culturalmente e spiritualmente attrezzato l’incontro non può che far bene e far crescere”. Lo ha detto il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, al termine della visita, questa mattina, che una delegazione della Cei ha fatto alla mostra su “La Menorà: culto, storia e mito”. L’esposizione si svolge in contemporanea a Roma presso il Braccio di Carlo Magno in Vaticano e il Museo ebraico di Roma e può essere visitata fino al 23 luglio con un biglietto unico. È frutto di tre anni di lavoro condotto in stretta collaborazione fra lo Stato della Città del Vaticano e la Comunità ebraica di Roma. Si possono vedere circa 130 opere che raccontano in un percorso ricco e costellato di capolavori d’arte provenienti da tutto il mondo, la storia plurimillenaria, incredibile e sofferta, della “Menorà”, il candelabro a sette braccia che rappresenta il simbolo per eccellenza della spiritualità ebraica. Ad accogliere questa mattina la delegazione della Cei e a condurla lungo tutto il percorso della mostra sono stati esponenti del mondo ebraico, tra cui Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, e Rav. Amedeo Spagnoletto, uno dei rabbini di Roma. “Curiosità, attenzione e devozione”: con questi tre stati d’animo – ha detto Galantino – la delegazione della Cei è entrata questa mattina nei luoghi della mostra. Curiosità – ha spiegato – “vuol dire riconoscere di non conoscere e avere voglia di riempire questo vuoto. Attenzione perché evidentemente non basta riempire la propria ignoranza, bisogna anche farlo con la testa e il cuore. E con il cuore essere disposti a far entrare questo messaggio nella propria storia, nella propria vita, nelle proprie relazioni”.

A margine della visita, mons. Galantino ha poi spiegato al Sir che la presenza della Cei è “nel segno della continuità” di un rapporto costruito nel tempo anche grazie ai Papi e questa continuità “significa riconoscimento e riconoscenza delle radici ebraiche nell’esperienza cristiana e nella Chiesa cattolica”. E “di fronte ad un mondo che cerca di marginalizzare l’esperienza religiosa, noi siamo qui a dire e a riconoscere che queste radici sono importanti per questo albero della vita che è l’Italia”. Emerge sempre più chiaramente – ha osservato il segretario generale della Cei – l’importanza del “ritrovarci insieme” in un momento in cui la società oggi è attraversata dalla minaccia di una polarizzazione sempre più accentuata. E per vincerla occorre “informazione e formazione” perché “molto spesso chi polarizza, chi demonizza, è vittima prima di tutto della semplificazione. Chi polarizza anche rispetto agli immigrati o ai profughi, prima di tutto fa cattiva informazione e sulla cattiva informazione cerca di guadagnare attraverso la violenza verbale”. Da qui l’importanza dell’incontro con l’altro che questa mostra permette, in questo caso, con il mondo ebraico.

Fine Ramadan: card. Scola, “invitati a cercare gli uni negli altri il bene che Dio semina e a farlo fruttificare”

Fri, 2017-06-23 13:19

“Siamo invitati dalle nostre fedi a cercare gli uni negli altri il bene che Dio semina e a farlo fruttificare”. È quanto scrive l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, nel messaggio inviato ai fedeli musulmani per la fine del Ramadan, che si concluderà il 24 giugno. Scola rileva che “c’è un passo del Corano che ha risvegliato in me echi molto forti, legati alla mia tradizione cristiana: ‘Gareggiate nelle opere buone’ (Sura 5,48)”. “Nelle nostre Sante Scritture – aggiunge – l’apostolo Paolo ha un’affermazione simile: ‘Gareggiate nello stimarvi a vicenda’ (Rm 12,10)”. “Per poter eseguire questo compito servono concentrazione, contemplazione (capacità di sguardo), solidarietà”, aggiunge il cardinale, osservando che “il mese di Ramadan vi sta donando questi frutti”. “Abbiamo bisogno di comunicare la loro bellezza nel mondo in cui viviamo – prosegue – per poter compensare e guarire le conseguenze del peccato degli uomini: violenze, guerre, carestie, migrazioni, inquinamento, tristezza, perdita della speranza e, soprattutto, del rapporto con Dio”. Per Scola, “risponderemo così alla sete di vita, felicità, verità e bene che, soprattutto i giovani, mostrano di avere”. “Vorrei che gli incontri e i dialoghi avviati tra le nostre parrocchie ed associazioni e i vostri centri culturali e di preghiera avessero questo esito”, si augura Scola, invitando a proseguire “il proprio cammino di fede, approfondendo quella relazione con Dio che porta come dono la pace a ciascuno e a tutta la famiglia umana”.

Papa Francesco: ai “Serra club”, “triste vedere uomini di Chiesa che non sanno cedere il posto”

Fri, 2017-06-23 13:18

“Com’è triste vedere che, a volte, proprio noi uomini di Chiesa non sappiamo cedere il nostro posto, non riusciamo a congedarci dai nostri compiti con serenità, e facciamo fatica a lasciare nelle mani di altri le opere che il Signore ci ha affidato!”: ne ha parlato oggi Papa Francesco, ricevendo in udienza i partecipanti alla 75ª Convention del “Serra international” sul tema “Siempre adelante. Il coraggio della vocazione”. Il Papa ha infatti messo in guardia sul rischio che le strutture pastorali “possono cadere in questa tentazione di preservare sé stesse invece di adattarsi al servizio del Vangelo”. “Del resto – ha precisato -, la vocazione è essere chiamati da un Altro, cioè non possedersi più, uscire da sé stessi e mettersi al servizio di un progetto più grande. Con umiltà, diventiamo allora collaboratori della vigna del Signore, rinunciando a ogni spirito di possesso e di vanagloria”. Ha poi esortato i membri dei “Serra club” sparsi in tutto il mondo – con la mission di essere amici dei sacerdoti e dei seminaristi – ad andare avanti, “con coraggio, con creatività e con audacia. Senza paura di rinnovare le vostre strutture e senza permettere che il prezioso cammino fatto perda lo slancio della novità. Come nei giochi olimpici, possiate essere sempre pronti a ‘passare la fiaccola’ soprattutto alle generazioni future, consapevoli che il fuoco è acceso dall’Alto, precede la nostra risposta e supera il nostro lavoro. Così è la missione cristiana: ‘uno semina e l’altro miete'”.

Papa Francesco: ai “Serra club”, no ai “cristiani da museo” che “temono i cambiamenti” e non osano

Fri, 2017-06-23 13:16

“Ho paura dei cristiani che non camminano e si rinchiudono nella propria nicchia. E’ meglio meglio procedere zoppicando, talvolta cadendo ma confidando sempre nella misericordia di Dio, che essere dei ‘cristiani da museo’, che temono i cambiamenti e che, ricevuto un carisma o una vocazione, invece di porsi al servizio dell’eterna novità del Vangelo, difendono sé stessi e i propri ruoli”. Lo ha affermato oggi Papa Francesco ricevendo in udienza privata i partecipanti alla 75ª Convention del “Serra International” sul tema: “Siempre adelante. Il coraggio della vocazione”, in corso a Roma, dal 22 al 25 giugno. Il Papa ha apprezzato lo slogan del convegno “Siempre adelante! Sempre avanti”, una “parola-chiave della vocazione cristiana”. “Non può camminare chi non si mette in discussione – ha sottolineato -. Non avanza verso la meta chi ha paura di perdere sé stesso secondo il Vangelo. Nessuna nave solcherebbe le acque se avesse timore di lasciare la sicurezza del porto. Allo stesso modo, nessun cristiano può entrare nell’esperienza trasformante dell’amore di Dio se non è disposto a mettere in discussione sé stesso, ma resta legato ai propri progetti e alle proprie acquisizioni consolidate”. Il cristiano, invece, “camminando nei solchi della vita quotidiana senza timore, sa di poter scoprire le sorprendenti iniziative di Dio quando ha il coraggio di osare – ha detto -, quando non permette alla paura di prevalere sulla creatività, quando non si irrigidisce di fronte alla novità e sa abbracciare le sfide che lo Spirito gli pone, anche quando esse gli chiedono di cambiare rotta e di uscire dagli schemi”.

Papa Francesco: ai “Serra club”, “non basta la conoscenza superficiale” per definirsi “amico”

Fri, 2017-06-23 13:13

“La parola ‘amico’ è diventata oggi un po’ logora”, perché “non basta la conoscenza superficiale”: “C’è vera amicizia solo quando l’incontro mi coinvolge nella vita dell’altro fino al dono di me stesso”. Lo ha detto oggi Papa Francesco ricevendo in udienza privata i partecipanti alla 75ª Convention del “Serra International” sul tema: “Siempre adelante. Il coraggio della vocazione”, in corso a Roma, dal 22 al 25 giugno. Organizzato con sedi in tutto il mondo chiamate “Serra club”, è un movimento che ha come mission il sostegno da parte di laici alle vocazioni sacerdotali e alle vite consacrate. Ispiratore del movimento è san Junipero Serra, canonizzato da Papa Francesco. “Un serrano è anzitutto questo: un ‘amico speciale’ che il Signore ha messo accanto ad alcuni seminaristi e ad alcuni preti”, ha detto il Papa, sottolineando che “si è amici solo se l’incontro non rimane esterno o formale ma diventa condivisione del destino dell’altro, compassione, coinvolgimento che conduce fino a donarsi per l’altro”. Un amico, ha precisato, “si affianca con discrezione e tenerezza al mio cammino; mi ascolta in profondità, e sa andare oltre le parole; è misericordioso nei confronti dei difetti, è libero da pregiudizi; sa condividere il mio percorso, facendomi sentire la gioia di non essere solo; non mi asseconda sempre, ma, proprio perché vuole il mio bene, mi dice sinceramente quello che non condivide; è pronto ad aiutarmi a rialzarmi ogni volta che cado”. Essere “laici amici dei preti” significa quindi “accompagnarli e sostenerli con senso di fede, con la fedeltà della preghiera e con l’impegno apostolico”, guardando “con comprensione e tenerezza i loro slanci generosi insieme alle loro debolezze umane”.

Giornalismo: Tajani a meeting Grottammare, cercare sempre di dire la verità, senza farsi strumentalizzare

Fri, 2017-06-23 13:11

Cercare sempre di dire la verità, senza farsi strumentalizzare: questo l’augurio che il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha rivolto ai partecipanti al Quarto meeting nazionale giornalisti cattolici e non, in corso a Grottammare (fino a domenica 25 giugno). Intervenuto telefonicamente da Bruxelles, Tajani ha sottolineato la necessità di “un’informazione corretta e basata su alcuni valori fondamentali a cominciare dalla libertà e dalla verità”. Tajani ha sollecitato l’apertura di un dibattito sui nuovi metodi comunicativi e sulle nuove tecnologie che, pur offrendo risorse comunicative interessanti e importanti, consentono anche la veicolazione di messaggi negativi. “Va assolutamente trovato un sistema perché l’interconnessione non crei danni, soprattutto ai giovani”. Per quanto riguarda il rapporto tra politica e news media, il presidente del Parlamento europeo ha rammentato che “il vero consenso non si prende insultando, ma facendo vedere quello che si fa. La politica deve usare i social per informare i cittadini su quanto viene fatto”.

Benin: Opera Don Orione, a settembre una nuova missione a Malanville

Fri, 2017-06-23 12:49

Prenderà il via a settembre nella parrocchia “Notre Dame du Sacré Cœur” di Malanville, città del Benin a confine con il Niger e con la Nigeria, la nuova missione dell’Opera Don Orione in Africa. A comunicane l’apertura è padre Basile Aka, direttore della Provincia africana: “La nostra Provincia è in piena espansione per il numero di religiosi e sentiamo l’esigenza di diffondere il carisma di San Luigi Orione al di là delle nostre attuali frontiere”. Nello scorso aprile c’erano stati i primi contatti tra direttore della Provincia africana e vescovo della diocesi di Kandi, mons. Clet Feliho, per individuare un luogo adatto all’apertura della missione. Nella parrocchia di Malanville, racconta padre Aka, ci “sono le strutture per dare inizio all’opera missionaria orionina: la chiesa parrocchiale, l’ufficio, la canonica, la scuola cattolica”. Attualmente “lì non ci sono sacerdoti. Il vicario generale, parroco di un’altra parrocchia deve fare ogni fine settimana più di 200 km per garantire la messa della domenica”. “Già da qualche tempo – conclude il direttore provinciale – avevamo preso in considerazione l’apertura della Congregazione in Ghana o in Benin, tanto da inserire tale proposito anche nella programmazione del sessennio 2016-2022. Ma noi sappiamo che è la Provvidenza a guidare i nostri passi. E, infatti, ci si è presentata un’opportunità concreta con l’invito ufficiale da parte di mons. Clet Feliho”.

Polonia: a Cracovia il festival di cultura ebraica. Domani oltre 200 eventi, Gerusalemme al centro dell’attenzione

Fri, 2017-06-23 12:39

“Gerusalemme” è il titolo della rassegna di cultura ebraica a Cracovia, in Polonia, che verrà inaugurata domani, sabato 24 giugno. Nell’ambito di oltre 200 eventi fra i quali concerti, esposizioni, conferenze e workshop, gli organizzatori intendono presentare come la città e la storia di Gerusalemme inspirano e influenzano la vita contemporanea. La rassegna di cultura ebraica organizzata per la 27ma volta nell’antica capitale polacca è il più grande festival ebraico al mondo che ogni anno attira migliaia di partecipanti da molti Paesi. Gerusalemme “verrà presentata come archetipo della città divisa e unita, centro spirituale di più religioni, culture e tradizioni dove la storia incessantemente s’intreccia con il mito”, sottolineano i promotori dell’iniziativa aggiungendo che la città “sia anche un luogo dove si focalizzano i problemi e le sfide del mondo moderno”. Nell’ambito della manifestazione, che terminerà il 2 luglio, verrà consegnato il riconoscimento del “Giusto tra le nazioni”, l’onorificenza conferita dal Memoriale ufficiale di Israele, Yad Vashem, fin dal 1962, a tutti i non ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita e senza interesse personale per salvare la vita anche di un solo ebreo dal genocidio nazista della Shoah.

Turismo: mons. Mazza (Ceer), “una sfida e un banco di prova”

Fri, 2017-06-23 12:37

Una Regione che possiede un tesoro inestimabile in santuari e luoghi di culto e che ha il più alto numero di cammini e vie di pellegrinaggio: l’Emilia Romagna assiste oggi alla crescita esponenziale del turismo religioso accanto a quello tradizionale. “Per la Chiesa il turismo è una sfida e insieme un banco di prova della sua apertura alle genti”, spiega mons. Carlo Mazza, vescovo di Fidenza e delegato della Conferenza episcopale regionale (Ceer) per la pastorale dello sport, turismo e tempo libero, in occasione della presentazione del Sussidio “La gioia del Vangelo nel turismo”. Un “semplice strumento di sensibilizzazione pastorale”, che “sollecita forme di accoglienza fraterna, suggerisce uno stile di ospitalità solidale, promuove un premuroso servizio religioso e riflessivo a tutti coloro che credono, che cercano, che desiderano un incontro di serenità e di pace”. La comunità cristiana si propone dunque come “una presenza competente” declinata con “l’ausilio di verbi rivelatori di azioni propriamente pastorali, significative di una Chiesa che si dona”. Il turismo, conclude mons. Mazza, è una grande “opportunità, sia di spazio che di tempo, per l’annuncio del Vangelo della gioia”.

Turismo: presentato a Bologna un Sussidio pastorale regionale. Don Zoli (Ceer), “occasione di evangelizzazione”

Fri, 2017-06-23 12:35

“Siamo una Regione ad alta vocazione turistica ma spesso le comunità cristiane non sanno che pesci prendere”. Don Tiziano Zoli, incaricato per la pastorale dello sport, turismo e tempo libero dell’Emilia Romagna, commenta così il Sussidio pastorale “La gioia del Vangelo nel turismo” presentato oggi a Bologna. Cinque parole – accogliere, condividere, annunciare, celebrare e camminare – per uno strumento di condivisione, in stile sinodale, di quanto è stato realizzato finora in Regione. A partire dall’Eucaristia, che è ciò che tiene viva la comunione anche durante le ferie: gli orari delle messe, la traduzione in lingua straniera, il coinvolgimento dei giovani diventano percorsi per creare accoglienza. Secondo i dati di Unioncamere, nel 2016 in Emilia Romagna sono arrivate 48 milioni e 273mila persone, quasi 11 milioni si sono fermate per almeno una notte. “Di fronte a questi numeri – dice don Zoli – ci siamo interrogati su come metterci in gioco: il turismo è un’occasione di evangelizzazione, un’opportunità missionaria”.

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