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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 3 hours 21 min ago

Educazione secondo Francesco: suor Del Core (Auxilium), ai giovani chiede di essere “protagonisti del cambiamento” e “costruttori di umanità nuova”

Sat, 2017-10-14 16:47

Il Papa conosce i giovani “con il cuore”. Ne è convinta suor Pina Del Core, preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma, intervenuta alla X Giornata pedagogica della scuola cattolica in corso nella capitale sul tema “L’educazione secondo Francesco” per iniziativa del Centro studi per la scuola cattolica e dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei. Del Pontefice, sottolinea Del Core, “colpisce la grande simpatia e passione con cui parla dei giovani e ai giovani. Una simpatia ‘reciproca’ che del resto costituisce la naturale risposta all’interesse e all’attenzione privilegiata che papa Francesco dichiara apertamente e in ogni occasione”. Le coordinate essenziali con cui legge e interpreta la realtà giovanile sono, per la religiosa, anzitutto “l’insistenza davvero peculiare sulla dimensione processuale e progettuale dell’educazione: generare processi, lavorare sui percorsi, aprire cammini, intravvedere nuovi orizzonti”. In Evangelii Gaudium, spiega Del Core, “pur non parlando direttamente di educazione ma piuttosto di evangelizzazione”, insiste sul fatto che “il tempo è superiore allo spazio”. Il secondo elemento ravvisato dalla religiosa è la speranza, “criterio e metodo dell’educare”, “diritto di ogni giovane”, “linfa di ogni processo educativo” strettamente “collegata alla resilienza”. Il terzo aspetto riguarda “l’urgenza di costruire il futuro” assumendo il compito di “affinare le coscienze” e “educare ai valori che danno senso alla vita” mettendosi in ascolto del “grido profondo che sale dal cuore dei giovani”. A loro Francesco chiede, tra l’altro, di “diventare artigiani di futuro”; “sognare alto”; non guardare la vita “dal balcone” ma “immergersi in essa”; “non vivacchiare ma vivere”; “andare controcorrente”; “essere protagonisti del cambiamento” e “costruttori di umanità nuova”.

Educazione secondo Francesco: Zanniello (Univ. Cattolica), “genitori esercitino propri diritti” e siano “saldi nella speranza”

Sat, 2017-10-14 16:44

Niente facce “quaresimali”, sì a facce “pasquali”; capacità di ricominciare a lavorare dopo ogni insuccesso e di “curare i feriti nell’anima”. A delineare l’identikit dell’educatore secondo il pensiero di papa Bergoglio è Giuseppe Zanniello (Università di Palermo) nel suo intervento alla X Giornata pedagogica della scuola cattolica in corso a Roma sul tema “L’educazione secondo Francesco”. Il Papa invita anzitutto i genitori ad esercitare i propri diritti educativi senza farsene espropriare da sedicenti “esperti” e spiega: “La prossimità psicologica dell’educatore con l’educando mentre cammina insieme a lui per cercare di fargli fare l’esperienza della scoperta personale della verità” è uno dei punti fermi della metodologia educativa di Francesco. Educatore, dunque, come “compagno di strada del ragazzo” di cui il giovane si fida. E ancora: mansuetudine, capacità di ascolto e di dialogo, gioia e ottimismo costituiscono doti indispensabili a ogni educatore. “Il bene tende sempre a comunicarsi – afferma Zanniello -. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione” perché “comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa”. Un invito costante di Francesco agli educatori è ad “essere saldi nella speranza” perché “educare è un atto di speranza”. Infine, conclude Zanniello, “il Papa vuole che sia pubblicamente riconosciuto che, insieme ad alcuni cristiani che danno scandalo per la loro condotta, ce ne sono molti altri che spendono con gioia la loro vita per liberare le persone dalla schiavitù di diverse forme di dipendenza e, positivamente, per educare alla libertà i bambini e i giovani. Il Santo Padre ha più volte ringraziato questi educatori, che pur consapevoli dei propri limiti danno testimonianza dell’amore immenso a ogni singolo uomo”.

Diocesi: Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, nel pomeriggio mons. Tani presiede la messa di inizio anno pastorale

Sat, 2017-10-14 16:38

Il vescovo di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado, mons. Giovanni Tani, presiederà nel pomeriggio di oggi, sabato 14 ottobre, alle 18 nelle Chiesa di san Domenico di Urbino, la celebrazione eucaristica per l’inizio dell’anno pastorale in diocesi. “È un momento importante della vita della nostra Chiesa diocesana – si legge in una nota – ed è raccomandata la partecipazione a tutte le realtà diocesane: sacerdoti, religiosi e religiose, diaconi, famiglie, associazioni e movimenti, ministri straordinari dell’Eucaristia, collaboratori parrocchiali, catechisti e insegnanti di religione”. Nel corso della messa, mons. Tani conferirà il mandato ai catechisti. Nel pomeriggio di domani, domenica 15 ottobre, il vescovo presiederà alle 15.30 la celebrazione eucaristica a San Giovanni Battista in Pieve di Cagna in occasione della fine dei lavori di restauro della casa canonica con le sue stanze pastorali, dell’ufficio parrocchiale e della cappellina. Concelebreranno il vicario generale della diocesi, mons. Giuseppe Tabarini, e il parroco, don René Theodore Ngimbi.

Festival della Missione: Cristina Togni, laica in Cambogia tra i premiati al “Nobel del missionario”

Sat, 2017-10-14 16:00

(dall’inviata a Brescia) – Cristina Togni fa parte della Comunità missionarie laiche del Pime e fin da giovanissima ha scelto di dedicare la vita ai ragazzi e adulti con disabilità fisiche e mentali gravi in Cambogia, dove “sono considerati uno scarto, abbandonati da tutti, perfino dalle famiglie”. E’ una dei tre missionari/e che hanno ricevuto oggi a Brescia, nella storica cornice del Palazzo Loggia, il Premio Cuore Amico 2017, oramai comunemente definito il “Premio Nobel ai missionari”. Organizzato dalla Onlus Cuore Amico, si colloca quest’anno all’interno del Festival della Missione in corso dal 12 al 15 ottobre, per iniziativa della diocesi di Brescia, della Conferenza degli istituti missionari e della Fondazione Missio. Intervistati dalla conduttrice Licia Colò i tre premiati hanno raccontato brevemente la loro vita e missione. Cristina Togni è arrivata in Cambogia nel 1996, quando il Paese si stava appena riprendendo dal sanguinoso regime dei kmer rossi e versava in condizioni di profonda miseria. “Eravamo in tre e ci siamo fatte forza nonostante le difficoltà – ha detto -. Ci siamo rese conto che la disabilità è vissuta come un karma, per colpe commesse nelle vite precedenti dei genitori. Perciò le famiglie si vergognano di questi bambini, non li registrano all’anagrafe e non li considerano parte della comunità. Inoltre il governo non offre nessun tipo di assistenza”. Perciò le tre missionarie laiche si sono rimboccate la maniche e hanno cominciato ad occuparsi dei bisogni dei più emarginati. Dopo aver dato vita ad un centro di ospitalità diurna per bambini, giovani e adulti portatori di disabilità e ad un’iniziativa di educazione e cura per disabili mentali, ora Cristina ha iniziato un nuovo progetto: una scuola per bambini autistici, visto che in Cambogia non esistono educatori formati. Destinerà il premio di 50.000 euro a questo progetto, ad una scuola per persone disabili gestita dai missionari gesuiti e ai più poveri di una comunità cristiana nei pressi della capitale Phnom Penh.

 

 

Festival della Missione: suor Giannantonia Comencini, da 69 anni in Eritrea è tra i premiati al “Nobel” dei missionari

Sat, 2017-10-14 15:50

(dall’inviata a Brescia) – Suor Giannantonia Comencini, missionaria comboniana delle Pie Madri della Nigrizia in Eritrea, dove vive da 69 anni, ha 97 anni ed è una forza della natura. Ha l’entusiasmo e la gioia di chi “ama il Signore senza misura”, come ha spiegato oggi mentre riceveva a Brescia il Premio Cuore Amico 2017, definito il “Premio Nobel ai missionari”. Organizzato dalla Onlus Cuore Amico, si colloca quest’anno all’interno del Festival della Missione in corso dal 12 al 15 ottobre, per iniziativa della diocesi di Brescia, della Conferenza degli istituti missionari e della Fondazione Missio. Originaria di Castion Veronese (Verona) dove è nata nel 1920, ultima di 11 fratelli, suor Giannantonia è arrivata appositamente dall’Eritrea per raccontare una vita completamente dedicata ai più poveri, attraverso il lavoro di insegnante. “Sono arrivata in nave a Massawa nel ’48 dopo sei mesi in mare – ha detto – ed ero già ammalata di tifo intestinale. Pensavo di varcare il mare, salvare l’Africa e poi morire, invece il dottore eritreo mi ha detto: ‘No, devi vivere’. In ospedale per un mese ho sofferto moltissimo e lì ho visto il purgatorio”. Da allora non si è più fermata: ha iniziato ad aiutare le ragazze, a visitare le famiglie, ad insegnare la sera agli operai, andare negli ospedali geriatrici. Ancora oggi distribuire gli aiuti che le arrivano dall’Italia girando a piedi. Destinerà i 50.000 euro del premio per costruire un asilo in una regione isolata dell’Eritrea. Ha ricevuto la targa dalle mani del cardinale Ernest Simoni, 89 anni, l’ultimo sacerdote vissuto durante il regime comunista albanese, durante il quale è stato condannato a 25 anni di carcere e lavori forzati. E’ stato liberato il 5 settembre 1990 e creato cardinale da Papa Francesco il 19 novembre 2016.

Educazione secondo Francesco: Mari (Università cattolica), “formare cuori cristiani, coltivare magnanimità, opporsi a cultura dello scarto”

Sat, 2017-10-14 15:36

“Con l’elezione di Francesco, si è verificata la novità non solo del primo Papa latinoamericano, ma anche del primo Papa gesuita”, fatto significativo perché la Compagnia di Gesù “rappresenta la più grande Congregazione insegnante della Chiesa cattolica, dovunque impegnata a fondare e tenere scuole”. Intervenuto alla X Giornata pedagogica della scuola cattolica in corso a Roma sul tema “L’educazione secondo Francesco”, Giuseppe Mari, docente di pedagogia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ripercorre la parabola “scolastica” di Bergoglio – da allievo della scuola primaria fino al Collegio salesiano, esperienza particolarmente significativa per il futuro Pontefice –, i quasi trent’anni di insegnamento, il suo pensiero da vescovo, il suo magistero da Papa. Per Francesco, sottolinea Mari, “la scuola cattolica rientra costitutivamente nella missione evangelizzatrice della Chiesa”. Più in generale, la scuola è “preposta ad introdurre in una identità comunitaria condivisa, alimentata dalla cultura che il popolo riconosce comune”. Categoria portante del pensiero di Francesco, “la logica della trasformazione” di cui elemento strategico è “la disciplina, in controcorrente con la caricatura mediatica che viene spesso fatta di Bergoglio”. Francesco identifica la scuola come luogo dell’“apertura alla realtà”. Ulteriori elementi caratteristici, prosegue Mari, si identificano nell’“incontro”, nell’educazione “al vero, al bene e al bello” e nell’educazione “globale perché sa abbracciare tutte le dimensioni dell’umano”. Alla scuola cattolica, in particolare, il compito di rafforzare “l’alleanza tra famiglie e comunità cristiana”, “formare cuori cristiani”, coltivare la “magnanimità in ordine al servizio”, vincere la “cultura dello scarto”. “La scuola cattolica – come la delinea il magistero di Papa Francesco – è in prima linea nell’affrancare rispetto a questa nuova forma di schiavitù, mostrando che la fede – in quanto è anche conoscenza – sa introdurre in una visione del mondo tanto originale quanto essenziale”, conclude Mari.

Processo in Vaticano: un anno di reclusione a Profiti, con sospensione condizionale della pena per cinque anni, e assoluzione di Spina

Sat, 2017-10-14 15:05

Si è conclusa con la condanna ad un anno di reclusione per Giuseppe Profiti – con sospensione condizionale della pena per cinque anni – e con l’assoluzione di Massimo Spina “per non aver commesso il fatto” il processo per la distrazione di Fondi della Fondazione Bambino Gesù. Profiti – come recita il dispositivo della sentenza letto in aula dal giudice Paolo Papanti-Pellettier – è stato condannato per “abuso d’ufficio” e non per peculato, come richiesto invece dal promotore di Giustizia, Roberto Zannotti, nell’udienza di lunedì scorso. La sentenza di oggi prevede, inoltre, per l’ex presidente della Fondazione Bambino Gesù l’interdizione dai pubblici uffici “per un periodo di eguale durata” alla reclusione, cioè un anno, e una multa 5mila euro, previa concessione delle attenuanti generiche previste dall’art. 59 del Codice penale. Profiti, però, non sconterà per ora la sua pena, in quanto beneficiario della sospensione condizionale della condanna per un termine di cinque anni. Se, trascorso tale termine, commetterà un nuovo reato dovrà espiare la pena a norma di legge, recita il dispositivo della sentenza. Profiti è condannato, infine, al rifacimento delle spese processuali. L’altro imputato, Massimo Spina, è stato invece assolto per non aver commesso il fatto.

Festival della Missione: don Tarcisio Moreschi, fidei donum bresciano in Tanzania, tra i premiati al “Nobel” dei missionari

Sat, 2017-10-14 14:54

(dall’inviata a Brescia) – Don Tarcisio Moreschi, 70 anni, è un fidei donum inviato dalla diocesi di Brescia. Vive in Tanzania dal 1993 ma è in Africa da 34 anni, dopo essere passato in Burundi e nell’ex Zaire (oggi Repubblica democratica del Congo). E’ tra i vincitori del Premio Cuore Amico 2017, definito il “Premio Nobel ai missionari”, che ha ricevuto oggi a Brescia durante la cerimonia a Palazzo Loggia organizzata dalla Onlus Cuore Amico. Il premio si colloca quest’anno all’interno del Festival della Missione in corso dal 12 al 15 ottobre, per iniziativa della diocesi di Brescia, della Conferenza degli istituti missionari e della Fondazione Missio. Don Tarcisio ha costruito in questi anni 60 chiese – “quattro mura, un tetto e un altare” -, orfanotrofi, scuole, un ospedale, un centro per bambini disabili, un servizio di assistenza sanitaria per mamme sole affette da Hiv/Aids a Ilembula, nella diocesi di Injombe. “Per me quello che conta è far comunità – ha spiegato -. In alcuni villaggi vivono 1500/2000 persone con 10/12 cattolici. Non importa se sono pochi, intanto si comincia a costruire una comunità. Per me l’evangelizzazione è alla base di tutto”. Userà i 50.000 euro del premio per ultimare la costruzione di due villaggi per orfani, per un centro di riabilitazione per bambini disabili realizzato insieme alla Comunità di Capodarco, per i malati di Aids e per aiutare 13 suore clarisse di clausura a trasferirsi in un nuovo convento.

Festival della Missione: card. Tagle (Caritas), Papa andrà in Myanmar e Bangladesh per “creare un ponte tra buddisti, musulmani e cristiani”

Sat, 2017-10-14 14:15

Il prossimo viaggio di Papa Francesco in Myanmar e Bangladesh dal 26 novembre al 2 dicembre “è una opportunità per creare un ponte tra buddisti, musulmani e cristiani e  tra Myanmar e Bangladesh. Ed è una grande speranza per la Chiesa asiatica”. Lo dice oggi al Sir il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas internationalis, ospite d’onore al Festival della missione in corso dal 12 al 15 ottobre a Brescia, per iniziativa della Conferenza italiana degli istituti missionari (Cimi), della Fondazione Missio e della diocesi di Brescia. “Il Papa l’anno scorso mi ha detto che voleva visitare i Paesi dove la Chiesa è minoranza – confida il card. Tagle -, non solo per appoggiare la missione della Chiesa in Myanmar e Bangladesh ma anche per andare avanti nel dialogo interreligioso”. “Questa visita è speciale – sottolinea – perché negli ultimi mesi la situazione dei Rohingya si è molto complicata. Papa Francesco è molto sensibile ed è consapevole della complessità del problema”. L’arcivescovo di Manila, con il suo sorriso e la sua risata trascinante, dice di essere “un po’ emozionato” per questo viaggio. Ha ricevuto l’invito dal card. Charles Bo, arcivescovo di Yangon in Myanmar e dal card. Patrick D. Rozario, arcivescovo di Dakka in Bangladesh. “Devo organizzare la mia agenda – dice -. Vorrei andare per vedere”.

Processo in Vaticano: conclusa ultima udienza, in attesa per la sentenza

Sat, 2017-10-14 14:06

E’ stata dedicata alle arringhe dei due avvocati difensori la nona e ultima udienza del processo in Vaticano per la distrazione di fondi della Fondazione Bambino Gesù. La sentenza è attesa a breve. L’avvocato di Massimo Profiti, Antonello Blasi – ha riferito il “pool” di giornalisti ammessi al processo, durante il briefing di oggi in sala stampa vaticana – ha tenuto una lunga arringa divisa in due, contestuale e tecnica, nella quale ha voluto confutare le parole-chiave della requisitoria del promotore di giustizia, Roberto Zannotti,  definita una “requisitoria omissiva” fondata su prove precedenti al dibattimento e non su quanto è stato detto in aula. In particolare, Blasi ha contestato il fatto che quella in questione sia stata definita una “vicenda opaca” e caratterizzata dai “silenzi sulla gestione della cosa pubblica”. La Fondazione Bambino Gesù, secondo Blasi, è un ente ecclesiastico di natura pubblica e il presidente non è un pubblico ufficiale, indipendentemente da quello che il suo assistito aveva dichiarato. Quanto ai lavori di ristrutturazione dell’attico del cardinale Bertone, Blasi ha insistito molto sul fatto che “si è trattato di un investimento e non di una spesa”, e che “questa è la chiave” dell’intera vicenda: “Se è un investimento non ci può essere perdita, perché solo la spesa implica una perdita”, ha spiegato. La prima richiesta di Blasi per il suo assistito non è stata l’assoluzione, ma il difetto di giurisdizione: l’avvocato ha richiamato una sentenza della Cassazione, in cui si afferma che l’Ospedale Bambino Gesù è sottoposto alla giurisdizione italiana, e non rientra tra le istituzioni vaticane. Blasi ha citato inoltre San Vincenzo de’ Paoli, che “ha chiesto alla regina spagnola di fare da benefattrice di un ospedale e dopo è diventato santo”. Quanto alla posizione di Profiti, Blasi ha fatto notare che nessun movente è emerso né è stato ipotizzato, e che non esiste una doppia fatturazione, perché non c’è sovrapposizione di data. Di qui la richiesta di assoluzione “perché il fatto non sussiste”.

L’avvocato di Massimo Spina, Alfredo Ottaviani, ha chiesto per quest’ultimo l’assoluzione piena: perché il fatto non consiste reato, perché il fatto non sussiste e – in subordine – assoluzione per assenza di prove, che è poi la richiesta del Promotore di Giustizia. “In questo processo non c’è un colpevole”, ha affermato Ottaviani, che ha dichiarato: “L’ordine di andare ad occupare quell’appartamento poteva darlo al cardinale Bertone solo il Santo Padre, che però non si era accorto che era un tugurio”. Secondo Ottaviani, l’ex segretario di Stato “è la vittima del processo: ha pagato di tasca propria quasi 500mila euro, lui che è prossimo a compiere 83 anni, e l’aspettativa media è di 83 anni e 8 mesi”. “In questa aula abbiamo sentito invocare il segreto di Stato, il segreto d’ufficio e la riservatezza da persone che svolgono funzioni ben inferiori. Bertone, lui sì che avrebbe potuto opporre segreto di Stato, invece ha spiegato in una  lettera punto per punto tutto quello che è successo”. “L’attico di Bertone innanzitutto non è di Bertone e non è un attico”, ha proseguito Ottaviani: “questo è un processo dove non c’è un perché. Non è opaco, è tutto chiarissimo. C’è stato un ordine della massima autorità che telefona e dice a Bertone di andare a occupare un certo appartamento. Il Santo Padre non si è subito reso conto che non era un appartamento normale, era un tugurio, e che si doveva mettere a posto, con costi abbordabilissimi”.  “Non è un appartamento di un satrapo orientale – ha proseguito l’avvocato –  ma appartamentino, nel quale c’è una parte dove vivono le suore e la parte che rimane per il cardinale è di soli 150 metri quadrati”.  Il cardinale Bertone, inoltre, ha fatto notare Ottaviani, è stato “pressantemente” invitato a contribuire alle spese. “In questa storia alzano troppe persone il telefono”, ha chiosato l’avvocato, a parere del quale questo “cortocircuito” è “il centro della storia”.  Quanto a Massimo Spina, al quale è stata imputata la correità, Ottaviani ha ricordato che il suo assistito non aveva obbligo di denuncia, dunque il reato non c’è: “Spina non aveva poteri, ma era un soggetto che subiva ordini specifici e legittimi, non ha fatto altro che eseguire gli ordini”. Ottaviani ha dichiarato inoltre di non aver trovato neanche una prova a carico del suo assistito: tutti i testi, del resto, hanno concordato sul fatto che Spina non avesse alcun potere decisionale. L’assoluzione, dunque, non può essere con formula dubitativa, perché non c’è prova. Il Promotore di Giustizia, nella sua replica, ha ribadito integralmente e senza modifiche le richieste fatte nell’udienza di lunedì scorso, ribadendo che la Fondazione Bambino Gesù “non è un’impresa: non può investire in borsa”. La ristrutturazione dell’attico del card. Bertone, quindi, per Zannotti  “è una spesa, non è un investimento: è denaro pubblico utilizzato per investimenti, tutto ciò è un reato, non un illecito amministrativo”. Infine le repliche di Blasi e Ottaviani, che hanno ribadito quanto detto in precedenza. L’avvocato Ottaviani ha chiesto che non vengano considerati atti consegnati prima del processo e non esplicitamente richiamati nel processo.  Profiti, infine, ha precisato che le lettere citate da Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Bambino Gesù, nella sua deposizione erano protocollate e che tutti i bilanci della Fondazione, sotto la sua presidenza, erano certificati. La perdita di bilancio di cui ha parlato Enoc, ha precisato, non era dovuta al corrispettivo sui lavori dell’attico, ma all’insussistenza del credito promesso e poi non corrisposto da una delle aziende di Bandera. Profiti ha insistito, inoltre, sulla positività della raccolta fondi durante la sua gestione, consentita dalle attività connesse dallo statuto, che hanno comportato un incremento progressivo nel triennio. Il 99,97% dei fondi raccolti tramite l’attività di “fund raising”, ha dichiarato Profiti, andavano all’Ospedale Bambino Gesù: non un euro, quindi, della raccolta fondi è andato alla ristrutturazione dell’attico del cardinale Bertone, che era un’operazione di investimento. “La mia non era un’attività extra-statuto, non ho infranto alcun divieto”, ha assicurato Profiti: “C’è un rischio in ogni investimento di una Onlus”, ha concluso precisando ai giornalisti di aver svolto la carica di presidente della Fondazione Bambino Gesù a titolo gratuito.

Educazione secondo Francesco: mons. Zani (Congregazione educazione cattolica), “rifondare patto per superare tre grandi fratture”

Sat, 2017-10-14 13:50

Di fronte alle sfide di oggi “il Papa propone di rifondare il patto educativo per superare tre grandi fratture”. Lo afferma l’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, nel suo intervento alla X Giornata pedagogica della scuola cattolica in corso a Roma. Fratture, spiega, tra “educazione e trascendenza, tra educazione e differenze da tenere insieme, tra uomo, natura e società”. “Occorre educare umanamente – avverte il presule – ma con orizzonti aperti” e senza cedere alla tentazione del proselitismo. Per Papa Francesco, spiega ancora, di fronte a queste tre grandi fratture “ci vuole un’educazione in uscita: valori, principi, sapere, certezze, ma anche confronto e dialogo rompendo gli schemi senza il timore dei rischi da correre. Un esempio sono le Scholas occurrentes nate alle periferie di Buenos Aires”. Essenziale in ogni processo formativo “un’antropologia della reciprocità: insieme si genera un’educazione nuova”. Di qui il richiamo al documento “Educare all’umanesimo solidale” recentemente pubblicato dalla Congregazione in occasione dei 50 anni dalla Populorum progressio. “Umanizzare l’educazione – spiega l’arcivescovo – è rifondare una nuova antropologia per aiutare ognuno a diventare protagonista di un mondo nuovo”. Ulteriori passaggi la “cultura del dialogo” e la “globalizzazione della speranza: dobbiamo innestare nel processo della globalizzazioni elementi che lo facciano diventare strumento di crescita per tutti” perché solo “una vera inclusione” prepara il futuro. Ultima indicazione: “creare reti di soggetti che lavorano insieme valorizzando le best practice esistenti a volte anche in contesti problematici. Per andare in questa direzione – conclude Zani – stiamo costituendo un osservatorio sull’educazione cattolica a livello mondiale”.

Festival della missione: card. Tagle (Caritas), “oggi è missionario chi ascolta e condivide gioie, dolori, sogni”

Sat, 2017-10-14 13:35

(dall’inviata a Brescia) “Il missionario/a è colui o colei che è capace di dare testimonianza della propria vita, di ascoltare in silenzio, senza troppe parole, per condividere la gioia, il dolore, i sogni della gente”. E’ un po’ questo l’identikit del missionario del XXI secolo secondo il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila e presidente di Caritas internationalis, ospite d’onore al Festival della missione in corso dal 12 al 15 ottobre a Brescia, per iniziativa della Conferenza italiana degli istituti missionari (Cimi), della Fondazione Missio e della diocesi di Brescia. Il card. Tagle sta intervenendo a diversi eventi pubblici all’interno del Festival e presentando il suo libro “Il rischio della speranza” (Emi) e parla volentieri a tu per tu con i giornalisti. Da asiatico, dove le comunità cristiane sono minoranza, intende la missione come “un dialogo di vita, non partendo da una posizione di superiorità – dice oggi al Sir -. In Asia siamo abituati ad essere una piccola minoranza e dobbiamo dialogare prima di tutto attraverso la testimonianza di vita”. Porta l’esempio della Cambogia, dove una piccola comunità di suore comboniane guidata da una superiora filippina suscita la curiosità della gente: “Non capiscono perché indiane, spagnole, filippine vivano insieme. La vita comunitaria è la prima testimonianza”. Il secondo criterio che a suo avviso deve guidare chi fa missione ad gentes è “saper ascoltare le storie delle persone, per confermare la presenza di Dio nella loro vita. Invece di imporre il Vangelo – sottolinea -, dare la possibilità al Vangelo vissuto di scaturire dalla vita quotidiana. Un missionario che ascolta ha compassione, capacità di condividere la gioia, il dolore, i sogni della gente”. Questo perché, osserva il card. Tagle, “il mondo di oggi ha tanta paura, le persone si sentono disperate” perciò c’è bisogno di “un messaggio che porti speranza e gioia. Senza speranza non c’è il senso della vita e noi cristiani abbiamo una buona novella che ci dà questa speranza e questa gioia”.

 

Educazione secondo Francesco: mons. Zani (Congregazione educazione cattolica), “strettamente connessa con evangelizzazione”

Sat, 2017-10-14 13:14

“Oggi l’educazione si deve misurare con scenari nuovi, provocanti. Il pensiero del Papa è una spinta continua a misurarsi con le grandi sfide. Al riguardo, il Learning Framework per il 2030 dell’Ocse dice che il 21° secolo sarà caratterizzato da due grandi sfide: economica e sociale, tra crescenti disuguaglianze e spostamenti sempre più accentuati”. Lo afferma l’arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, nel suo intervento alla X Giornata pedagogica della scuola cattolica. Alla Congregazione fanno capo 216 mila istituti nel mondo per un totale di circa 40 milioni di studenti e studentesse, molti non cattolici. “Le nostre scuole in Libano – racconta – raccolgono un milione di rifugiati”. L’Ocse, riprende, “chiede di preparare per il futuro persone innovative, responsabili e consapevoli, capaci di pensare in modo creativo”. Nell’annunciare un incontro, la prossima settimana alla Pontificia Accademia delle scienze, con i premi Nobel credenti e non credenti “che si vogliono misurare sull’educazione”, Zani si chiede: “Di fronte a questo scenario qual è il messaggio di Papa Francesco? Quello di una prospettiva aperta che si sintetizza in impegno a promuovere una cultura dell’incontro perché nell’incontro si svela la verità. La parola – spiega l’arcivescovo -va vissuta, incarnata, inculturata. Il tema educazione è strettamente connesso con il tema evangelizzazione, l’annuncio di una parola che apre gli orizzonti”.

Educazione secondo Francesco: mons. Zani (Congregazione educazione cattolica), richieste da Iraq, Francia e Cuba di indicazioni per reimpostare sistemi scolastici

Sat, 2017-10-14 13:13

A seguito della distruzione dei fondamenti dell’educazione ad opera dell’Isis, nove parlamentari e l’ambasciatore dell’Iraq, “pur essendo musulmani”, chiedono aiuto alla Chiesa cattolica per “reimpostare il sistema educativo del Paese sulla base della pedagogia cristiana”. A riferirlo è mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, nel suo intervento alla X Giornata pedagogica della scuola cattolica promossa oggi a Roma dal Centro studi per la scuola cattolica (Cssc) e dall’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei sul tema “L’educazione secondo Francesco”. L’arcivescovo ricorda le visite dei rappresentanti del governo iracheno al suo dicastero al quale, aggiunge, sono arrivate anche dalla laicissima Francia richieste di “indicazioni su come educare le seconde e terze generazioni di immigrati dal nord Africa”. La Congregazione sta ricevendo i vescovi del Centro America in visita ad limina. Tra questi, prosegue Zani, “ i presuli di Cuba, dove fa 70 anni non ci sono scuole cattoliche, che riferiscono le richieste di molti insegnanti delle scuole statali di conoscere l’esperienza cristiana dell’educazione”. A seguito di queste richieste, i vescovi cubani hanno iniziato ad offrire piccoli corsi di aggiornamento estivi, una sorta di summer school per docenti di scuola statale, ad oggi gli “allievi” sono stati 1.500.

Agricoltura: Coldiretti, “G7 fermi sfruttamento” di minori e lavoratori

Sat, 2017-10-14 13:13

Il “G7 fermi lo sfruttamento” in campo agricolo. È l’appello lanciato oggi dalla Coldiretti in occasione del G7 dell’agricoltura a Bergamo. Nella città bassa, l’associazione ha organizzato una mobilitazione con i prodotti locali del territorio e la pecora “Vicky” di razza bergamasca, che è la più grande del mondo, assunta a simbolo del G7. Prima di partecipare alla conferenza “Obiettivo fame zero”, è intervenuto anche il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino. La Coldiretti denuncia come “dal riso asiatico alle conserve di pomodoro cinesi, dall’ortofrutta sudamericana alle nocciole turche, gli scaffali dei supermercati dell’Unione Europea sono invasi dalle importazioni di prodotti extracomunitari ottenuti dallo sfruttamento spesso anche grazie alle agevolazioni commerciali”. A finire sotto accusa è innanzitutto “il lavoro minorile, che riguarda in agricoltura circa 100 milioni di bambini secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), di operai sottopagati e sottoposti a rischi per la salute, di detenuti o addirittura di veri e propri moderni ‘schiavi’”. Ci sono “i laogai, i campi agricoli lager” in Cina e poi c’è “lo sfruttamento del lavoro delle minoranze curde”, quello delle rose dal Kenya “per il lavoro sottopagato e senza diritti”, quello dei fiori dalla Colombia “dove è stato denunciato lo sfruttamento del lavoro femminile”, quello della carne dal Brasile “dove è stato denunciato il lavoro minorile” e “lo sfruttamento del lavoro minorile nelle coltivazioni di aglio, uva, olive, fragole e pomodori” in Argentina. A questo si aggiunge anche uno sviluppo che porta al disboscamento e aumenta l’inquinamento. Per Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, “non è accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia dalla legge nazionale sul caporalato. È necessario, invece, che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda ambiente, salute e lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale”.

Papa Francesco: ai vincenziani, “chi ama non sta in poltrona a guardare”

Sat, 2017-10-14 12:41

“L’amore è dinamico, esce da sé. Chi ama non sta in poltrona a guardare, aspettando l’avvento di un mondo migliore, ma con entusiasmo e semplicità si alza e va”. È la terza consegna del Papa alla Famiglia Vincenziana, riunita in piazza San Pietro. Il Papa ha citato San Vincenzo de’ Paoli: “La nostra vocazione è dunque di andare, non in una parrocchia e neppure soltanto in una diocesi, ma per tutta la terra. E a far che? Ad infiammare il cuore degli uomini, facendo quello che fece il Figlio di Dio, Lui che è venuto a portare il fuoco nel mondo per infiammarlo del suo amore”. “Questa vocazione è sempre valida per tutti”, il commento del Papa, e “pone a ciascuno delle domande: io vado incontro agli altri, come vuole il Signore? Porto dove vado questo fuoco della carità o resto chiuso a scaldarmi davanti al mio caminetto?”. “Vi ringrazio perché siete in movimento per le strade del mondo, come San Vincenzo vi chiederebbe anche oggi”, il tributo: “Vi auguro di non fermarvi, ma di continuare ad attingere ogni giorno dall’adorazione l’amore di Dio e di diffonderlo nel mondo attraverso il buon contagio della carità, della disponibilità, della concordia. Benedico tutti voi e i poveri che incontrate. E vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me”.

Diocesi: Perugia-Città della Pieve, veglia di preghiera e “cena povera di solidarietà” tra le iniziative per l’“Ottobre missionario”

Sat, 2017-10-14 12:40

A partire da lunedì 16 ottobre, a Perugia, sono in programma una serie di iniziative di sensibilizzazione e raccolte offerte in preparazione alla 91ª Giornata mondiale missionaria che si celebrerà il 22 ottobre sul tema “La messe è molta”. Alle 16.30, presso la cappella della Madonna del Riscatto, detta del Collandone, avrà inizio l’“Ottobre missionario” con la celebrazione eucaristica presieduta dal sacerdote nigeriano don Stephen Okworchinedu, assistente spirituale delle famiglie anglofone del continente africano presenti in diocesi. Nella stessa cappella si terrà l’adorazione eucaristica missionaria, martedì 17 ottobre alle 17.30, e la santa messa per i fratelli perseguitati in terra di missione, martedì 24 ottobre alle 16.30, celebrata dal direttore emerito dell’Ufficio diocesano missionario, padre Dante Volpini, per 40 anni missionario saveriano in Brasile. Giovedì 19 ottobre, la chiesa-prefabbricato di Prepo ospiterà alle 21 la veglia diocesana a cui interverrà il vescovo ausiliare di Perugia-Città della Pieve, mons. Paolo Giulietti. Il momento di preghiera sarà preceduto, alle 20, dalla “cena povera di solidarietà”, a base di riso e patate, servita nei locali parrocchiali dall’equipe missionaria con il coinvolgimento dei ragazzi del catechismo e dell’oratorio “san Giovanni Paolo II”. Annamaria Federico, membro dell’equipe del Centro missionario diocesano e referente regionale per la Cooperazione missionaria tra le Chiese, sottolinea che “è importante ricordare alla gente che la partecipazione alla raccolta di offerte collegate alla Giornata mondiale è l’espressione più alta di comunione ecclesiale e di fraternità universale a sostegno di quanti soffrono nel mondo”. In questi giorni, una delegazione di perugini sta partecipando al “Festival della Missione” in svolgimento a Brescia fino a domani.

Papa Francesco: ai vincenziani, “accogliere è ridimensionare il proprio io, comprendere che la vita non è proprietà privata”. Chiesa ha accoglienza nel “Dna”

Sat, 2017-10-14 12:33

Accogliere “non richiede solo di far posto a qualcuno, ma di essere persone accoglienti, disponibili, abituate a darsi agli altri”. Lo ha spiegato il Papa alla Famiglia Vincenziana, nell’udienza in piazza San Pietro per il quattrocentesimo anniversario del carisma, in cui ha precisato che “accogliere significa ridimensionare il proprio io, raddrizzare il modo di pensare, comprendere che la vita non è la mia proprietà privata e che il tempo non mi appartiene. È un lento distacco da tutto ciò che è mio: il mio tempo, il mio riposo, i miei diritti, i miei programmi, la mia agenda. Chi accoglie rinuncia all’io e fa entrare nella vita il tu e il noi”. “Il cristiano accogliente è un vero uomo e donna di Chiesa, perché la Chiesa è Madre e una madre accoglie la vita e la accompagna”, l’identikit del Papa: “E come un figlio assomiglia alla madre, portandone i tratti, così il cristiano porta questi tratti della Chiesa. Allora è un figlio veramente fedele della Chiesa chi è accogliente, chi senza lamentarsi crea concordia e comunione e con generosità semina pace, anche se non viene ricambiato”. “San Vincenzo ci aiuti a valorizzare questo ‘Dna’ ecclesiale dell’accoglienza, della disponibilità, della comunione, perché nella nostra vita scompaiano ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità”, l’invito.

 

Papa Francesco: ai vincenziani, “chi adora diventa più misericordioso, supera le sue rigidità”

Sat, 2017-10-14 12:26

“Chi adora, chi frequenta la sorgente viva dell’amore non può che rimanerne, per così dire, ‘contaminato’. E comincia a comportarsi con gli altri come il Signore fa con lui: diventa più misericordioso, più comprensivo, più disponibile, supera le proprie rigidità e si apre agli altri”. Con queste parole il Papa ha spiegato alla Famiglia Vincenziana, radunata in piazza San Pietro per i quattrocento anni dalla fondazione, il senso della prima delle sue tre consegne.”Per San Vincenzo – ha ricordato – la preghiera non è soltanto un dovere e tanto meno un insieme di formule: è fermarsi davanti a Dio per stare con Lui, per dedicarsi semplicemente a Lui. È questa la preghiera più pura, quella che fa spazio al Signore e alla sua lode, e a nient’altro: l’adorazione”. “Una volta scoperta, l’adorazione diventa irrinunciabile, perché è pura intimità col Signore, che dà pace e gioia, e scioglie gli affanni della vita”, ha assicurato Francesco durante l’udienza: “A qualcuno che era sotto particolare pressione, San Vincenzo consigliava anche di stare in preghiera ‘senza tensione, gettandosi in Dio con semplici sguardi, senza cercare di avere la sua presenza con sforzi sensibili, ma abbandonandosi a lui'”. “Ecco l’adorazione”, il commento del Papa: “Mettersi davanti al Signore, con rispetto, con calma e nel silenzio, dando a lui il primo posto, abbandonandosi fiduciosi. Per poi chiedergli che il suo Spirito venga a noi e lasciare che le nostre cose vadano a Lui”. In questo modo, ha spiegato Francesco, “anche le persone bisognose, i problemi urgenti, le situazioni pesanti e difficili rientrano nell’adorazione, tanto che San Vincenzo chiedeva di ‘adorare in Dio’ persino le ragioni che si faticano a comprendere e accettare”.

Papa Francesco: ai vincenziani, “adorare, accogliere, andare”

Sat, 2017-10-14 12:25

“San Vincenzo ha generato uno slancio di carità che dura nei secoli, uno slancio che è uscito dal suo cuore: per questo oggi abbiamo qui la reliquia di San Vincenzo”. E’ il saluto del Papa alla Famiglia Vincenziana, radunata oggi in piazza San Pietro – insieme alla reliquia del cuore di San Vincenzo de’ Paoli – in occasione dei 400 anni dalla fondazione del carisma. “Oggi vorrei incoraggiarvi a proseguire questo cammino, proponendovi tre semplici verbi che credo molto importanti per lo spirito vincenziano, ma anche per la vita cristiana in generale: adorare, accogliere, andare”, la triplice consegna del Papa alle migliaia di persone, provenienti da tutto il mondo, presenti oggi in piazza San Pietro e riconoscibili dai fazzoletti e cappellini gialli.

 

 

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