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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 8 hours 39 min ago

Scomunica mafiosi e corrotti: Alberti (Santa Sede), “una censura severa e un invito a convertirsi”

Wed, 2017-08-02 15:55

“La scomunica è una censura severa, ma è un invito a convertirsi; bisogna sempre avere l’orizzonte della speranza, altrimenti anche la politica, il bene comune possibile, salta per aria”. È quanto afferma Vittorio V. Alberti, officiale del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e coordinatore della Consulta internazionale sulla giustizia e la corruzione per conto del cardinale Turkson, in un’intervista a Radio Vaticana nella quale commenta il Documento finale del dibattito sulla corruzione svoltosi in Vaticano il 15 giugno scorso. “Il percorso non si chiude qui, anzi, si apre in modo notevole e più ordinato”, rileva Alberti. Diversi gli obiettivi elencati: “C’è un’azione educativa, culturale, di azione sull’opinione pubblica – spiega -. Educativa, istruttiva e informativa, perché spesso non si sa che dietro a un crimine c’è un fatto di corruzione”. “Poi – aggiunge – c’è l’aspetto istituzionale, cioè di studio, approfondimento e azione sui documenti internazionali e sulle legislazioni; infine, c’è la questione relativa alla cittadinanza, cioè come far partecipare le persone alla propria educazione, ma in libertà”. Per aumentare la consapevolezza sul fenomeno della corruzione, “vogliamo fare leva sulle notevoli professionalità che sono all’interno della Consulta per insegnare questa consapevolezza ma, allo stesso tempo, apprendere dal di fuori, cioè dare voce a persone anche all’esterno per poi reinsegnare e rieducarci tutti insieme, noi compresi”. “Bisogna essere consapevoli del fatto che la corruzione riguarda tutti noi. Questo – prosegue – è un processo dialettico di educazione, di relazione. Ed ecco l’importanza di fare rete nella Chiesa e non solo”. “Per quanto riguarda la scomunica – rileva Alberti – si è molto discusso su quella legata alla corruzione, ma l’idea era partita come proposta di allargare, a livello di Chiesa universale, la scomunica ai mafiosi che è stata elaborata e – più o meno – codificata sul piano del diritto canonico nelle tre regioni italiane, Campania, Calabria e Sicilia”.

Salute: Casa sollievo della sofferenza, partita l’emodialisi a domicilio

Wed, 2017-08-02 15:31

È stato eseguito la scorsa settimana su una paziente di San Severo di 45 anni, con l’assistenza del marito, il primo trattamento di emodialisi domiciliare fornito dall’Irccs Casa sollievo della sofferenza di San Giovanni Rotondo. Ne dà notizia oggi lo stesso Irccs in una nota nella quale si spiega che “il marito, grazie all’addestramento svolto nell’Unità di nefrologia e dialisi, ha eseguito alla lettera la procedura, prestando attenzione alle prescrizioni del medico”. “Sempre il marito – prosegue la nota – si occuperà della gestione del macchinario, concesso in comodato d’uso gratuito, del filtro e delle sacche di liquido che arriveranno a domicilio. Dovrà tenere inoltre un diario mensile in cui annotare i parametri da consegnare al nefrologo per la verifica periodica”. “Per accedere al servizio è sufficiente che ogni paziente abbia un ‘partner terapeutico’, un famigliare o un ‘caregiver’ che decida di assisterlo”, precisa Filippo Aucella, direttore dell’Unità di nefrologia e dialisi di Casa sollievo della sofferenza. “Sarà necessario per entrambi – aggiunge – un periodo di addestramento in ospedale della durata di un mese circa. Completato il percorso formativo certificato siamo pronti ad affiancarli a domicilio per le prime volte”. Aucella conclude comunicando che “siamo pronti a fornire il servizio a tutti i pazienti che ne faranno richiesta”. Con l’emodialisi domiciliare il paziente ha dei vantaggi visto che in questo modo è possibile sottoporsi a 5-6 trattamenti a settimana della durata di 2-3 ore senza dover recarsi in ospedale. “Si può eseguire il trattamento – specificano dall’Irccs – in una qualsiasi ora della giornata, a scelta, basta svolgere le sedute con una certa regolarità fisiologica”.

Diocesi: Trento, “Camminata della fraternità” a Rovereto con immigrati e richiedenti asilo

Wed, 2017-08-02 15:10

In occasione delle celebrazioni votive del 5 agosto per la festa di Maria Ausiliatrice, patrona di Rovereto, il Consiglio decanale ha organizzato la sera della vigilia, venerdì 4 agosto, una Camminata della fraternità, coinvolgendo anche i migranti, in particolare coloro che vivono a Rovereto e in Vallagarina. “Insieme con gli immigrati per costruire la pace” recita il sottotitolo dell’iniziativa che prenderà le mosse dalla chiesa di san Marco per arrivare fino alla Campana dei caduti, sul Colle di Miravalle. Il gruppo scout Agesci di Rovereto guiderà il cammino portando la Croce di Lampedusa, costruita con il legno dei “barconi della speranza” naufragati nel Mediterraneo. La croce è divenuta ormai simbolo itinerante, in tutta Italia, del dramma dei migranti, così come il presepio di Lampedusa, costruito con il medesimo materiale e collocato in questi giorni in san Marco. “L’invito – sottolinea il Consiglio decanale – è rivolto a tutti gli immigrati e richiedenti asilo presenti tra noi e a tutte le comunità del nostro decanato, in particolare ai giovani, alle famiglie e a tutti coloro ai quali sta a cuore l’accoglienza e la convivenza fraterna”.
Venerdì 4 agosto, l’appuntamento è alle ore 18.30 per un momento di preparazione nella chiesa di san Marco prima della partenza della camminata (ore 19.). Giunti sul Colle di Miravalle, si terrà una preghiera interreligiosa, conclusa dal suono della Campana dei vaduti, “Maria dolens”, alle ore 21.30. Sabato 5, festa votiva dell’Ausiliatrice, alle ore 10, concelebrazione eucaristica nella chiesa di san Marco; nel pomeriggio, alle ore 17, la recita del rosario e il canto delle litanie, a cui seguirà (ore 18) la processione con la lettura del voto e l’offerta del cero votivo da parte del sindaco. La giornata si chiude alle ore 20.30 con la cena sobria di condivisione in piazza san Marco e via della Terra.

Mattarella ad Amatrice: mons. Pompili (Rieti), “lavoro e scuola per ripartire. Vigilare per evitare spopolamento”

Wed, 2017-08-02 15:05

“Lavoro e scuola prima di tutto. Sono le condizioni perché la gente possa tornare. La mia sensazione è che accanto a una fetta significativa di persone che ostinatamente resistono, ce ne sia un’altra che – di fronte alla mancanza di lavoro e all’impossibilità di una vita diciamo ‘normale’ per i propri figli – opta per altre soluzioni che non sono quelle del ritorno. Bisogna vigilare perché questa terra non si spopoli”. Così il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, richiama al Sir le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, oggi in visita ai centri colpiti dal sisma di quasi un anno fa, Accumoli, Arquata del Tronto e Amatrice. Incontrando le popolazioni terremotate il presidente ha sottolineato l’importanza del lavoro e della scuola come volano per la ripartenza e la necessità di accelerare la rimozione delle macerie per favorire una veloce ricostruzione. “Sono state rimosse le macerie pubbliche, perché è più facile e non è necessario il consenso dei privati – ha detto Mattarella – ora, qui nel Lazio, si è fatto un grande affidamento con importanti fondi per togliere tutte le macerie e quindi in una prospettiva a breve questo si farà”. “Questa delle macerie – afferma il vescovo – è una questione che costituisce la premessa per la ricostruzione. Fin quando ci si trova in mezzo alle macerie è difficile poter sognare qualcosa di diverso. Credo che questa vicenda delle macerie vada affrontata da parte delle istituzioni anche con una accelerazione dei corto circuiti delle responsabilità e dei procedimenti burocratici”. Durante la visita ad Amatrice, dopo aver reso omaggio alle vittime del sisma, il presidente Mattarella si è recato al “Polo del Gusto” dove il 29 luglio scorso hanno ripreso la propria attività otto ristoranti del comune reatino distrutti dal sisma. Per mons. Pompili questa visita al Polo “è un segnale importante perché la filiera agroalimentare è certamente una delle possibilità di questo territorio, in linea con la propria vocazione e tradizione. In linea anche con i tempi, visto che ad Amatrice troviamo un contesto naturale che è stato ferito dal terremoto, ma che ripropone l’esigenza di un diverso rapporto con la natura, con la quale non si può venire a patti, mentre lo si può fare con i propri modelli di sviluppo”.

Austria: Caritas, giovani volontari in Etiopia per realizzare tre progetti sociali

Wed, 2017-08-02 14:33

Stanno rientrando a casa, nella diocesi del Vorarlberg, in Austria, undici ragazzi e ragazze che hanno partecipato, nelle scorse settimane, alla realizzazione di tre progetti sociali in Etiopia. La Caritas del Vorarlberg collabora da 15 anni con le diocesi cattoliche di Addis Abeba e Meki. Grazie al primo dei tre progetti sono stati piantati alberi di mango per sessanta famiglie di un villaggio. I giovani austriaci hanno anche costruito i recinti spinati per proteggere le piante dalla voracità delle capre. Ogni famiglia ha ricevuto quattro alberi: “Il vantaggio degli alberi di mango è che sono molto robusti e danno sempre molti frutti – ha spiegato Lea Fellacher, una delle volontarie –, così possono offrire un buon sostentamento alle famiglie”. Il secondo progetto ha visto l’utilizzo degli 8mila euro raccolti dalla Caritas del Vorarlberg per costruire quattro servizi igienici in una scuola: i volontari hanno realizzato tabelloni informativi ed esplicativi sull’uso delle toilette e sull’importanza dell’igiene, partendo dal semplice lavaggio delle mani. Il terzo progetto ha impegnato quarantacinque ragazze tra gli 11 e i 16 anni che hanno approfondito i problemi tipici della pubertà, argomenti tabù per le popolazioni locali e, purtroppo, fonte di gravi problemi sanitari. Con la collaborazione di intermediari locali, le ragazze austriache hanno guadagnato la fiducia delle loro coetanee del luogo. Il vescovo di Meki, mons. Abraham Desta, auspica ulteriori esperienze di questo tipo: “Il silenzio è rotto grazie all’impegno dei giovani, alla loro preoccupazione per le persone di altri Paesi, alla compagnia e alla diffusione della solidarietà”.

Ambiente: Wwf, “oggi è l’Overshoot day, si è esaurito tutto il budget di risorse rigenerabili nel corso dell’anno”

Wed, 2017-08-02 14:15

“Oggi è il giorno del sorpasso, l’Overshoot day”. È l’amaro annuncio lanciato dal Wwf. Dall’elaborazione del Global footprint network – con il quale il Wwf collabora da anni nella stesura del Living planet report – risulta che “nel 2017 abbiamo impiegato solo 7 mesi e 2 giorni per esaurire tutto il budget di risorse rigenerabili nel corso dell’anno che il pianeta ci mette a disposizione”. “L’Italia – prosegue la nota – è il quarto Paese al mondo in termini di consumi di risorse, dopo Sud Corea, Giappone e Svizzera”. Per il Wwf, “a livello mondiale, con questo ‘stile di vita’ abbiamo bisogno di 1,7 pianeti. Una Terra non basta”. Secondo il Global footprint network, che ogni anno calcola l’impronta ecologica dell’umanità e la confronta con la biocapacità globale, “dagli inizi di agosto sino alla fine dell’anno, soddisfaremo la nostra domanda ecologica dando fondo alle risorse (il capitale) e accumulando gas ad effetto serra nell’atmosfera”. Secondo i calcoli del Global footprint network il primo anno in cui l’Overshoot day è andato sotto i 365 giorni dell’anno è stato il 1971 quando cadde il 21 dicembre; nel 1981 l’Overshoot day è stato il 12 novembre, nel 1991 l’11 ottobre, nel 2001 il 23 settembre, nel 2011 il 5 agosto. Per Gianfranco Bologna, direttore scientifico di Wwf Italia, “in questa situazione è urgentissimo dare immediata concretizzazione agli accordi presi in sede internazionale per migliorare lo stato del Sistema Terra e provare a sanare l’enorme ‘debito ecologico’ che abbiamo con il nostro pianeta e i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti”. “È urgente attivare l’Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Ordo Virginum: Napoli, dal 23 al 27 agosto l’Incontro nazionale su “La gioia del Vangelo coinvolge, accompagna, fruttifica e festeggia”

Wed, 2017-08-02 14:11

“La gioia del Vangelo coinvolge, accompagna, fruttifica e festeggia”: questo è il filo conduttore dell’Incontro nazionale dell’Ordo Virginum delle diocesi italiane, che si terrà dal 23 al 27 agosto presso il Centro congressi “American” di Agnano Terme (Na) alla presenza di più di 200 consacrate o in formazione da tutta Italia. Le consacrate dell’Ordo Virginum, le donne impegnate in un cammino di formazione alla consacrazione o desiderose di conoscere più da vicino questa realtà ecclesiale, i vescovi e i loro delegati per l’Ordo Virginum saranno accompagnati, durante questa tappa di riflessione e fraternità, dalle parole di Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium: “Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”. L’attenzione sarà, dunque, particolarmente rivolta alle varie periferie esistenziali, per aprire sempre più lo sguardo al prossimo e accoglierne le domande, interpretare i suoi bisogni, appassionarsi alla sua vita. L’Incontro nazionale sarà arricchito da numerosi momenti di preghiera, presieduti dal card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, mons. Oscar Cantoni, vescovo di Como e delegato per l’Ordo Virginum nella Commissione Cei per il clero e la vita consacrata, mons. Gennaro Pascarella, vescovo di Pozzuoli, e da mons. Salvatore Angerami, vescovo ausiliare di Napoli, mentre l’approfondimento del carisma dell’Ordo Virginum “come vicinanza e incontro con Gesù e con l’uomo” sarà affidato alla relazione del card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, e alla testimonianza di Gloria Mari, consacrata della diocesi di Milano. L’Incontro nazionale sarà preceduto da un seminario di studio sulla “povertà nel carisma dell’Ordo Virginum”, curato da padre Lamberto Crociani e da Emanuela Consoli, consacrata della diocesi di Frascati. Info: www.ordovirginum.org

Terremoto: Ceriscioli, presto altre casette ad Arquata del Tronto

Wed, 2017-08-02 13:53

(DIRE-SIR) Arquata del Tronto – “Presto un altro blocco di casette per Arquata. Nel frattempo già rimosse 53mila tonnellate di macerie”. Lo ha detto oggi il governatore delle Marche, Luca Ceriscioli, in occasione della visita del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ad Arquata. “Il desiderio del presidente era quello di incontrare le persone che sono tornate nelle casette a Pescara del Tronto – dice Ceriscioli -. Tornare nei luoghi del sisma per confermare ogni volta l’impegno costante dello Stato e la vicinanza nei confronti della popolazione: un impegno che ha mantenuto più volte e una vicinanza non solo formale e simbolica ma anche sostanziale”. Ceriscioli ha poi ricordato che in un anno nelle Marche sono arrivate risorse per un miliardo di euro. Risorse da spendere per rilanciare il territorio. “È chiaro che qui i problemi sono enormi e la presenza dello Stato e essenziale per poter affrontare una situazione cosi difficile – continua Ceriscioli -. Solo ad Arquata del Tronto sono state rimosse 53mila tonnellate di macerie. Presto comunque consegneremo un altro blocco di casette per Arquata”. (www.dire.it)

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Itinerari della fede: Acli Marche, una corsa tra edifici storici e religiosi in occasione della “Camminata per Sant’Anna”

Wed, 2017-08-02 13:50

Una corsa tra edifici storici e religiosi della frazione di Sant’Anna del comune di Monteprandone, nelle Marche. Numerosi podisti hanno partecipato alla “Camminata per Sant’Anna”, l’iniziativa organizzata nell’ambito del progetto “Gli itinerari della fede” dal Circolo Acli Oscar Romero e dall’Us Acli Marche, in collaborazione con la diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto e con l’associazione Sant’Anna. La manifestazione sportiva non competitiva, aperta ai cittadini di tutte le età, ha proiettato i partecipanti nelle bellezze del territorio, tra chiese, conventi ed edifici di valore artistico e culturale. La sua particolarità, infatti, è quella di abbinare la promozione dell’attività fisica alla valorizzazione e alla conoscenza delle strutture religiose della zona. Nel progetto sono coinvolti anche i territori dei comuni di Acquaviva, Cossignano, Ascoli, Monteprandone, Spinetoli e Montedinove.

Gmg 2019: online il sito ufficiale, anche in italiano. C’è un videomessaggio di papa Francesco

Wed, 2017-08-02 13:27

È online il sito ufficiale della Gmg 2019 che si terrà a Panama dal 22 al 27 gennaio sul tema “Ecco la serva del Signore. Avvenga per me secondo la tua parola”. Il sito è consultabile in cinque lingue: spagnolo, inglese, italiano, francese e portoghese. Oltre ad alcune informazioni sul Paese che ospiterà la Gmg, appare un videomessaggio di papa Francesco, il quale ricorda ai giovani l’importanza dell’appuntamento come spazio di incontro e dialogo. Afferma il Papa: “Sono molto importanti per me questi momenti di incontro e dialogo con voi e ho desiderato che questo itinerario fosse in sintonia con la preparazione al prossimo Sinodo dei vescovi, che sarà dedicato proprio a voi giovani”.

Nel sito si trovano anche il logo, l’inno e la preghiera ufficiale della Gmg, con un’intervista video ad Ambar Calvo, giovane studentessa panamense che ha vinto il concorso per il disegno del logo ufficiale della Gmg.

Migranti: Caritas ambrosiana, “improprio affidare a parroci e operatori il ruolo di ufficiali giudiziari”

Wed, 2017-08-02 13:06

“Forti preoccupazioni” per le conseguenze dell’applicazione del cosiddetto decreto Minniti che ha introdotto nuove disposizioni per l’accelerazione dei procedimenti in materia di protezione internazionale viene espressa oggi da Caritas ambrosiana.  Il punto controverso riguarda la procedura di notificazione nei centri di accoglienza che entrerà in vigore il 12 agosto. Il decreto convertito nella legge n.46/17 trasferisce, infatti, ai responsabili delle strutture che accolgono richiedenti asilo il compito di comunicare formalmente agli ospiti gli atti assunti dalle Commissioni territoriali, compresa, ad esempio, la decisione sugli esiti della loro domanda di asilo.
“Desideriamo continuare a offrire la nostra assistenza ai richiedenti asilo, collaborando lealmente con le istituzioni – sottolinea Luciano Gualzetti, direttore di Caritas ambrosiana -. Tuttavia dobbiamo segnalare che tale norma trasforma di fatto i responsabili dei centri di accoglienza, e indirettamente i parroci nel caso dell’accoglienza in parrocchia, in ufficiali giudiziari, con responsabilità penali e civili. Si tratta di un compito improprio che non possiamo sostenere e che modificherebbe la natura del nostro intervento, pregiudicando il rapporto di fiducia instaurato con gli stessi ospiti”.

Come già chiesto da Caritas italiana in una lettera inviata al ministro dell’Interno Marco Minniti, Caritas ambrosiana ribadisce la necessità di “un intervento correttivo o esplicativo della norma, affinché siano i Comuni, le Prefetture o comunque gli enti istituzionali o affidatari della gestione dei servizi dei richiedenti la protezione internazionale ad assicurare la notificazione dei provvedimenti attraverso personale della pubblica amministrazione”. In caso contrario, precisa, “ci vedremmo costretti a rimodulare il nostro piano di ospitalità diffusa così come è stato concepito, non rinnovando le convenzioni con le Prefetture che riguardano in particolare le strutture parrocchiali e riservandoci di valutare in che termini coinvolgere per il futuro le parrocchie”.  Caritas ambrosiana garantisce ospitalità diffusa e percorsi di integrazione per circa 2.200 richiedenti asilo nella diocesi di Milano.

Libia: ok Camera a risoluzione maggioranza, via libera a missione

Wed, 2017-08-02 12:59

(DIRE-SIR) – L’aula della Camera ha approvato la risoluzione presentata dalla maggioranza sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell’Italia alla missione internazionale in supporto alla Guardia Costiera libica. I sì sono stati 328, i no 113 e gli astenuti 22. (www.dire.it)

Ddl concorrenza: Calenda, approvazione segnale serietà per il Paese

Wed, 2017-08-02 12:57

(DIRE-SIR) – “È stata approvata oggi per la prima volta in Italia la Legge annuale per il mercato e la concorrenza. Dopo un iter travagliato di quasi tre anni è un importante segnale di serietà per il Paese. La legge introduce significative novità in tema di assicurazioni, professioni, energia, comunicazioni, ambiente, trasporti, turismo, poste, banche e farmacie con l’obiettivo di stimolare la crescita e la produttività e consentire ai consumatori di avere accesso a beni e servizi a minor costo. Il Mise è fin d’ora al lavoro per definire nei tempi più brevi possibili tutti i decreti attuativi necessari per la piena efficacia della legge. Nel futuro occorrerà comunque ragionare sull’opportunità di procedere con un approccio settoriale eventualmente mediante decreti legge elaborati tenendo conto delle indicazioni dell’Antitrust”. È quanto dichiara il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda dopo l’approvazione oggi, in Senato, della Legge annuale per la concorrenza. (www.dire.it)

Card. Sandri: a Bibione, “cristiani Medio Oriente sperimentano sulla loro pelle sofferenze e inutili stragi”

Wed, 2017-08-02 12:47

“In cento anni, l’umanità ha raggiunto traguardi importanti, ha creato delle istituzioni internazionali perché non si ripetessero più certe tragedie, ma non si è estinto purtroppo il desiderio del potere, la sete del guadagno, il mercato delle risorse energetiche e delle armi per difenderle o conquistarle”. Lo ha detto il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, presiedendo, ieri sera, a Bibione, presso la Parrocchia di Santa Maria Assunta, l’apertura della prima “Perdonanza Bibionese”, concessa da Papa Francesco (dall’1 al 16 agosto) e che vede la comunità locale rivolgere una particolare preghiera per le comunità cristiane del Medio Oriente. Citando la “Lettera ai capi dei popoli belligeranti” scritta 100 anni fa da Benedetto XV per scongiurare l’“inutile strage” della Prima Guerra Mondiale, il porporato ha ricordato che “dalle carneficine fatte a colpi di cannone e fucili nelle trincee anche non lontane da qui, in Friuli, siamo passati alle esplosioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki, il cui triste anniversario sarà tra pochi giorni, fino alle bombe che oggi qualcuno osa chiamare ‘Madre’. I fratelli e sorelle delle Chiese Orientali – ha aggiunto Sandri – sperimentano sulla loro pelle sofferenze e ‘inutili stragi’, causate in parte da un altro momento in cui i potenti della terra si fecero sordi all’appello lanciato da san Giovanni Paolo II prima della Guerra del Golfo e l’invasione dell’Iraq: ‘Mai più la guerra!’. Ma l’umanità è rimasta un popolo di dura cervice. Preghiamo – ha concluso il prefetto – per la conversione dei cuori, che assecondi l’aspirazione di tanti ad una pace giusta e duratura”. Al termine della messa il cardinale ha impartito la Benedizione Papale cui è legata anche l’indulgenza Plenaria. Prima della celebrazione l’apertura della Porta Santa.
Il programma della “Perdonanza Bibionese” prevede domani la “Notte bianca della Misericordia” alla presenza di mons. Ovidio Poletto, vescovo emerito di Concordia-Pordenone, e proseguirà con varie iniziative come messe in spiaggia, adorazioni notturne, spettacoli teatrali, giornate di solidarietà e la III edizione del premio “Luigi Padovese” assegnato quest’anno al Custode di Terra Santa, padre Francesco Patton. Venerdì 11 agosto il card. Ernest Simoni celebrerà una messa e porterà la sua testimonianza di internato per 24 anni in un campo di concentramento in Albania. A chiudere le celebrazioni il 16 agosto sarà il vescovo locale mons. Giuseppe Pellegrini.

Giubileo del Perdono: card. Parolin, “sfuggendo a Dio non si ottiene né felicità né pace”

Wed, 2017-08-02 12:42

“Inseguendo soltanto realizzazioni terrene si rischia di andare incontro ad amare sconfitte”. Ma oggi è difficile “non vivere senza bussola, vagando alla ricerca di una felicità che sfugge perennemente perché sfuggendo a Dio non si ottiene mai né la felicità né pace”. Lo ha affermato questa mattina il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, presiedendo presso la basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, la celebrazione eucaristica per la Festa del Perdono con la quale si è concluso l’anno giubilare per l’VIII centenario del Perdono di Assisi. Come nel Magnificat “Maria ringrazia per le mirabili azioni compiute da Dio nella storia e nella sua persona”, così “Francesco gioisce per la bontà del Signore che con la concessione dell’indulgenza offre con larghezza il perdono togliendo non solo la colpa e la condanna ma anche la pena temporale residua per mandarci tutti in Paradiso”. Al tempo di Francesco c’era più consapevolezza che “il destino definitivo, quello vero – ha aggiunto – non si gioca nelle soddisfazioni e realizzazioni terrene, ma lo si trova nel mondo futuro. Lassù, nella città dei santi, e non quaggiù, nelle città terrene colme di affanni, di dubbi commerci e vanità”. “Oggi non è così facile rientrare in se stessi come fece il figliol prodigo”, ha osservato Parolin. “Non è scontato capire che occorre rivolgersi a Dio, chiedere a Lui luce e conforto, accogliere il suo perdono, cambiare vita, mettere al centro il nostro destino definitivo”. Per il segretario di Stato, oggi “risulta complicato far spazio al pensiero su Dio e sull’importanza della Parola di Dio per non compiere scelte distruttrici della comunione delle famiglie, delle parrocchie, degli ambienti di lavoro”. La festa odierna, ha rilevato Parolin, ci invita a “guardare con occhi nuovi la realtà, ad incamminarci verso la Porziuncola per adorare e ricevere la forza di essere gioiosi testimoni di Cristo”. “Da qui, oggi, si diffonda nuovamente per tutti il desiderio di un’autentica conversione, l’aspirazione alla santità, la gioia di camminare nella quotidianità con i piedi ben poggiati a terra ma con lo sguardo costantemente rivolto al cielo per ricevere dall’alto guida, chiarezza d’intenti, consolazione, aiuto e protezione”, ha concluso.

Giubileo del Perdono: card. Parolin, “l’esempio del Poverello di Assisi interroga ancora oggi coscienze e comunità”

Wed, 2017-08-02 12:40

“L’esempio del Poverello di Assisi interroga ancora oggi le nostre coscienze e le nostre comunità e ci attira al Signore”. Lo ha affermato questa mattina il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, presiedendo presso la basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, la celebrazione eucaristica per la Festa del Perdono con la quale si è concluso l’anno giubilare per l’VIII centenario del Perdono di Assisi. Portando il “cordiale e benedicente saluto di Papa Francesco”, Parolin ha osservato che “è davvero motivo di sommo gaudio constatare come il bene compiuto dai santi si dilati nello spazio e nel tempo e giunga fino a noi”. Riferendosi a San Francesco, il segretario di Stato ha sottolineato che “l’ardore con il quale egli amò il Signore divenne compassione e carità verso il prossimo. Si trasformò in supplica a Dio perché riversi con abbondanza la sua misericordia sul suo popolo”. Questa – ha proseguito – “è la missione fondamentale della Chiesa”, che è quella di “favorire l’incontro tra Dio e gli essere umani, di costruire solidi ponti tra il cielo e terra, di mostrare una via di salvezza offerta a tutti e non riservata a piccoli gruppi di dotti e di sapienti”. “Una strada – ha aggiunto – accessibile ai poveri e agli ultimi. Una strada ampia e libera da ostacoli che conduce alla salvezza anche se attraverso una porta stretta come quella della Porziuncola”. Secondo Parolin, “nella Porziuncola, come nella grotta di Betlemme e nella santa casa di Nazaret, l’infinita misericordia divina si manifesta in uno spazio delimitato. Dio si rivela e nello stesso tempo sembra velarsi, si pone al nostro fianco, ci vuole portare tutti in Paradiso ma utilizza canali di umiltà scegliendo luoghi periferici e segni delicati”, facendosi “piccolo e debole”.

Strage di Bologna: Mattarella, “il bisogno di verità non può fermarsi dove sono presenti ancora zone d’ombra”

Wed, 2017-08-02 12:34

“L’Italia si raccoglie in ricordo dell’umanità straziata nella stazione di Bologna, teatro di un attentato infame e sanguinoso nella nostra storia repubblicana”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in una dichiarazione rilasciata oggi, a trentasette anni dalla strage della Stazione di Bologna (2 agosto 1980). “La memoria del Paese – afferma il presidente – esprime anzitutto il cordoglio per le 85 vite spezzate da quel micidiale ordigno, e una profonda solidarietà verso i familiari delle vittime, i loro amici, i feriti di allora e tutta la città di Bologna, che non risparmiò le forze nel dare generosamente aiuto. Al tempo stesso, la memoria si conferma a fondamento di una risoluta, consapevole risposta civile contro il terrorismo di ieri e di oggi, contro coloro che sono pronti a usare violenza per condizionare la vita sociale e la democrazia, contro ogni trama concepita nell’illegalità e nell’ombra per tentare di piegare le istituzioni erette sui valori della Costituzione”. Mattarella ricorda che “la strage della stazione fu parte di un disegno eversivo. Quella strategia di destabilizzazione, che mirava a scardinare le basi democratiche e frenare il progresso sociale dell’Italia, ha seminato per lunghi anni nel Paese lutti, tragedie, paure. Gli italiani hanno saputo reagire con una forte unione, difendendo la nostra convivenza, i principi di civiltà su cui essa poggia, i valori e i diritti che assicurano la libertà dei cittadini. La coesione ci ha consentito di respingere il terrorismo e ci consentirà di affrontare ogni insidia alla vita democratica. Il costante impegno dell’Associazione tra i Familiari delle Vittime della Strage di Bologna è stato, nel tempo, un motore prezioso, che ha fatto crescere la coscienza collettiva, ha cercato incessantemente la verità”. Per il presidente, “la ricerca della verità, e l’affermazione piena della legalità, sono strettamente connesse con i valori democratici. Le sentenze definitive, pronunciate dalla magistratura, hanno affermato responsabilità gravi che contribuiscono a delineare le strategie criminali e destabilizzanti. Il bisogno di verità tuttavia non può fermarsi dove sono presenti ancora zone d’ombra, e pone traguardi verso i quali tendere. Alla partecipazione del nostro popolo al grande e incancellabile dolore per la strage della stazione, desidero unire i miei personali sentimenti e la mia vicinanza ai familiari delle vittime e a tutti i bolognesi”.

Strage di Bologna: mons. Zuppi (arcivescovo), “non arrendersi mai alla logica del male”, “scegliendo sempre la via della solidarietà e del bene comune”

Wed, 2017-08-02 12:30

Un invito a dare e trovare “consolazione aiutando gli altri, amando il nostro Paese e la casa comune che è il mondo intero, cercando che non accada più e ricordando che c’è una strage della stazione ogni giorno in quella guerra a pezzi che tante forze del male hanno causato e alimentano. E tutti possiamo e dobbiamo fare molto”. È l’invito che ha rivolto oggi mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, nella Messa di suffragio per il 37° anniversario della strage di Bologna. Commentando il Vangelo, il presule ha spiegato: “Convertirsi significa costruire ponti, cercare sempre la via del dialogo e non accettare mai muri che separano e fanno crescere le radici dell’odio. Convertirsi è non tollerare nessuna complicità con il male, come, ad esempio, la corruzione, la logica mafiosa che inizia con il sottile piegare il pubblico all’interesse personale o alla convenienza, economica, di ruolo, di considerazione. Convertirsi vuol dire non smettere di provar orrore di fronte al male, qualsiasi esso sia, anche in luoghi di cui non sappiamo nulla e costruire una convivenza giusta, anzitutto compiendo il proprio dovere”. E, ancora, “convertirsi vuol dire rifiutare qualsiasi pregiudizio, l’intolleranza, la violenza nelle parole o l’aggressività banale delle parole, peggio se scagliate nell’anonimato di internet. Convertirsi significa non sciupare le opportunità, non ingannare con mezze verità, con la furbizia, prendendo in giro con parole vuote e promesse che sappiamo non mantenere. Convertirsi significa anche cercare sempre e comunque il bene comune”.
L’arcivescovo ha concluso l’omelia chiedendo al  Signore di insegnarci “a non arrenderci mai alla logica del male, a saperlo riconoscere e combattere con la forza e l’intelligenza dell’amore, scegliendo sempre la via della solidarietà e del bene comune. Disarma i cuori intossicati dall’odio, dalla violenza, dal pregiudizio perché nessuno muoia per colpa di mano assassine. Consola, aiutaci a consolare e a cercare sempre la misericordia e la giustizia per aiutare chiunque è nella sofferenza”.

Diocesi: Caritas Novara, operativa la “Locanda d’agosto”. Volontari a tavola con i più bisognosi

Wed, 2017-08-02 12:24

È iniziata lunedì 31 luglio e proseguirà fino a domenica 3 settembre l’attività della “Locanda d’agosto”, la mensa per i poveri gestita nel periodo estivo dalla Caritas diocesana di Novara in sostituzione delle altre tre mense cittadine operanti nella parrocchia del Sacro Cuore, dai frati di san Nazzaro e presso la Comunità di sant’Egidio. Rispetto al passato, la “Locanda d’agosto” è ospitata presso il centro sociale diocesano “Le Grandi volte” di via Tornielli 9. “Ai volontari, oltre a tutti gli altri compiti – ha spiegato il direttore della Caritas novarese, don Giorgio Borroni, sul settimanale diocesano ‘L’Azione’ – abbiamo chiesto quest’anno anche di sedersi al tavolo con i commensali, per mangiare con loro”. L’obiettivo – aggiunge – è “provare l’aspetto relazionale della cena, della condivisione dell’altro, con chi è in difficoltà”. Dei volontari, una cinquantina, molti sono giovani. “Punteremo molto – prosegue don Borroni – a una mensa che non solo somministra pasti, ma che crea rapporti, che costruisce relazioni con i propri ospiti”. L’invito a partecipare – sottolinea il direttore – è “esteso ai parroci, alla cittadinanza, per sperimentare direttamente lo stare accanto a chi ha bisogno”. Nel 2016 alla “Locanda d’agosto” vennero distribuiti 4.492 pasti, con una media di 124 commensali a cena ogni sera. Nel 2014 furono 93 e nel 2015 salirono a 110. Secondo quanto riportato dal settimanale novarese “L’Azione”, “il 48% degli ospiti sono stati italiani, il 52% stranieri”. “La generazione maggiormente rappresentata è quella tra i 47 e i 56 anni”.

Strage di Bologna: mons. Zuppi (arcivescovo), “non vogliamo consolazioni finte, di convenienza, ma risposte vere”

Wed, 2017-08-02 12:21

“Il male si nutre dell’indifferenza, cresce nell’individualismo, quando cioè il destino dell’altro non mi interessa, non lo sento mio, lo guardo come un estraneo, al massimo posso avere qualche solidarietà, ma sempre da spettatore, come fosse un problema suo e non nostro. Per voi la consolazione avvenne fin dal primo momento dopo quei terribili momenti. Ad una forza di distruzione si contrappose subito una energia straordinaria di amore, di dedizione, di generosità, istintiva, commossa, umanissima”. Lo ha ricordato, stamattina, mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, nella Messa di suffragio per il 37° anniversario della strage di Bologna. “Tutta la città si mobilitò e si unì, si sentì partecipe e tutti furono come parenti delle vittime e sentirono quelle persone come fossero i propri familiari. A distanza di anni è ancora così. Quante lacrime vedere quei nomi! Ecco cosa significa solidarietà: aiutarsi, non lasciare soli”, ha osservato.
“Consolazione – ha precisato il presule – non è solo lenire il dolore, ma trovare delle risposte, sapere trarre dal male una forza di vita che così lo sconfigge. Quello che chiedono i nostri morti non è la vendetta, ma giustizia, fraternità, solidarietà. Non smettiamo di cercarla”. Intanto, l’invito, “la doniamo agli altri anche per le vittime delle troppe stragi che in tante città oggi Caino prepara, con la solita complicità di tanti, di quella belva umana che ancora non è contenta perché non ha imparato a vivere senza ammazzare”. “Non vogliamo consolazioni finte, di convenienza, che in realtà irritano e feriscono ancora di più, come le promesse non rispettate perché perse nel grigio della burocrazia, dove nessuno è responsabile.Vogliamo risposte vere”, ha affermato mons. Zuppi, che ha anche esortato a non stancarsi “di chiedere, con umile fermezza, a chi sa qualcosa di dirlo, di liberarsi, di trovare un modo per aiutare a consolare qualcosa che non trova consolazione. Farlo è un dovere e un debito che essi hanno. Farlo aiuta e mitiga un giudizio severo sulla loro vita, perché oltre quello degli uomini e della coscienza personale c’è il giudizio di Dio”.

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