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Servizio Informazione Religiosa
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Egitto: attentato chiesa copta. Mons. Musarò (nunzio), “un gesto per dire che l’Isis è ancora presente”

Sat, 2017-12-30 10:41

“Si presume, anche se non ha ancora fatto alcuna rivendicazione, che l’Isis sia tornato ad attaccare i cristiani. Forse in vista della celebrazione del Natale dei copti, il prossimo 7 gennaio, vuole essere un gesto per dire che l’Isis è ancora presente”. Mons. Bruno Musarò, nunzio apostolico in Egitto, commenta così al Sir l’attacco terroristico alla chiesa di San Mena (Mar Mina) a Helwan, a sud del Cairo, che ha provocato la morte di 9 persone (incluso uno dei due terroristi). “Con l’orribile attacco alla moschea nel nord del Sinai del 24 novembre scorso si pensava che i terroristi dell’Isis avessero cambiato strategia, cioè cominciassero ad attaccare le moschee. Si pensava che sarebbero state risparmiate le chiese cristiane copte – ha aggiunto -. Così non è stato”. Il nunzio ha sottolineato che “il presidente della Repubblica egiziana ha detto che continuerà la sua opera di sradicamento del terrorismo dall’Egitto”. Mentre “sono arrivati messaggi di condoglianze da diverse parti del mondo. Addirittura dal Qatar con cui l’Egitto aveva sospeso le relazioni diplomatiche nel giugno scorso, perché sospettato di accogliere i terroristi”. “Purtroppo – ha concluso mons. Musarò – si continua a vivere ancora sotto questa minaccia. Non resta a noi cristiani copto cattolici e copto ortodossi che invocare il dono della pace da Dio, che si è fatto Bambino proprio per trasformare i nostri cuori, la nostra società e il mondo intero”.

Corridoi umanitari: 20 profughi dalla Libia a Biella, in attesa dei ricongiungimenti familiari

Sat, 2017-12-30 09:00

“Dopo il loro arrivo a Biella, hanno chiesto, tra le prime cose, la possibilità di effettuare i ricongiungimenti familiari. Alcuni di loro dicono di avere parenti in Svezia e in Germania, altri in Norvegia”. Lo racconta al Sir Roberta Mo, responsabile della cooperativa Maria Cecilia, che gestisce i Cas del territorio biellese. Lì sono stati accolti in collaborazione con la Caritas diocesana venti profughi tra i 160 giunti in Italia, nei giorni scorsi, all’aeroporto militare di Pratica di Mare, a Pomezia (Roma), grazie al primo corridoio umanitario aperto con la Libia, con l’impegno della Cei e del governo italiano. Si tratta di quindici uomini e cinque donne, in fuga da Yemen, Eritrea ed Etiopia. Dopo l’arrivo, sono stati traferiti in diversi centri che si trovano nei paesi limitrofi. “Per le donne sono stati scelti appartamenti già abitati da altre signore arrivate da altri Paesi africani”, racconta Mo, che indica la principale difficoltà vissuta in questi giorni, cioè “la comunicazione”. “Pochi parlano inglese. Ci siamo aiutati con un mediatore eritreo. Abbiamo dato subito informazioni sul posto in cui si trovano e sulle visite mediche che effettueranno nei prossimi giorni”. I primi controlli sono stati già compiuti, ma gli screening continueranno. “Nessuno è arrivato in condizione di febbre alta ma qualcuno con scabbia e disidratazione”. Le donne, tutte eritree, si conoscevano già tra loro. Insieme hanno affrontato il viaggio dal loro Paese alla Libia. Raccontano agli operatori di essere state per diverso tempo in un campo in Sudan. Poi, l’esperienza della “prigione” in Libia. Definiscono così le strutture dove sono state rinchiuse e dalle quali sono state portate via per essere trasferite in Italia. “Ci sembra che facciano riferimento ai centri dove sono detenuti gli immigrati irregolari”, spiega Mo. Adesso il loro sguardo è rivolto oltre Biella. “Una donna ci ha chiesto di potere raggiungere il marito, che si trova in un Cas a Pisa. Dice che ha pagato 11mila euro per poter arrivare in Italia con l’aiuto dei trafficanti. Altri invece vogliono andare all’estero. Intanto, noi spieghiamo che i ricongiungimenti si possono fare in modo legale e che non è necessario attraversare il Brennero a piedi e il rischio di congelare”.

Spagna: il premier Rajoy pellegrino al santuario della Vera Croce a Caravaca (diocesi di Cartagena)

Fri, 2017-12-29 19:30

Il presidente del governo spagnolo, Mariano Rajoy, si è recato il 28 dicembre in pellegrinaggio alla basilica minore – santuario della Vera Croce di Caravaca, nella diocesi di Cartagena (sud della Spagna), dove si sta celebrando un anno giubilare. Rajoy è stato accolto all’ingresso della basilica dal vescovo di Cartagena, mons. José Manuel Lorca Planes.

All’interno del santuario si è tenuta una celebrazione, durante la quale mons. Lorca Planes ha illustrato al presidente l’andamento dell’anno giubilare, caratterizzato dall’afflusso di migliaia e migliaia di pellegrini che quest’anno si sono recati a Caravaca alla ricerca della “Vera Cruz”: “La gente di fede trova qui la consolazione di essere vicina alla Croce, nella quale è stata inchiodata la Salvezza del mondo”, ha detto il vescovo, che ha poi ringraziato il presidente per la sua visita a Caravaca e gli ha chiesto di governare con “saggezza e successo”, per “il bene dell’unità della nazione e per la Spagna”.

Diocesi: mons. Satriano (Rossano-Cariati) per i funerali di Tonino Vitale, “ciascuno è chiamato a ridare senso e vita ai propri giorni”

Fri, 2017-12-29 19:15

“Oggi sentiamo tutti il bisogno di un abbraccio che ci restituisca il sapore del cielo; un abbraccio che ci apra alla speranza; di un abbraccio che non ci faccia perdere il volto dell’altro restituendo dignità alla vita”. Lo ha scritto l’arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Giuseppe Satriano, nel messaggio letto oggi durante i funerali di Giuseppe Antonio Vitale detto Tonino, presieduti dal vicario da don Pino Straface, ai quali l’arcivescovo non ha potuto partecipare perché impossibilitato. Vitale è stato ucciso il giorno di Natale per mano del figlio Cesare. “Avrei desiderato essere con voi – rivela mons. Satriano – per vivere questo momento di profondo dolore che ha colpito al cuore la famiglia di Tonino e la nostra realtà cittadina ed ecclesiale”. “La morte di Tonino ci tocca tutti da vicino e ci interpella nel profondo come uomini e donne”, prosegue l’arcivescovo, ricordando che “con i suoi sacrifici e il suo lavoro ha cercato di rendere migliore questo mondo, questa nostra città, affrontando la quotidianità con le sue gioie e le sue fatiche e cercando di essere padre in un tempo in cui non è facile far crescere ed educare”. “Nei nostri cuori – ha osservato mons. Satriano – non può rimanere solo il ricordo amorevole e riconoscente per un uomo mite e buono quale era Tonino, uomo dal cuore pronto e disponibile così come lo abbiamo conosciuto; e neanche un facile giudizio su quanto avvenuto”. “Siamo inariditi da una cultura che, nella diffusa indifferenza, va affermando orizzonti che risucchiano l’esistere nel non senso”, ha aggiunto l’arcivescovo, rilevando che “siamo immersi in un esasperante individualismo, in cui tutto perde consistenza lasciando posto al vuoto e al male. Dinanzi a questo ciascuno è chiamato a ridare senso e vita ai propri giorni”. “Tonino – l’invocazione dell’arcivescovo – questa sera ci affidiamo con te all’abbraccio del Bambino Gesù per ritrovare quella pace che ci permetta di costruire sentieri lontani dalla banalità del male. Ti affidiamo con amore grande all’abbraccio di Maria e nelle sue braccia poniamo Cesare e tutta la tua famiglia”.

Egitto: attentato chiesa copta. Tawadros II, il Paese “rimarrà forte e capace di vincere le forze del buio e della violenza”

Fri, 2017-12-29 19:00

“Crediamo che la nostra vita è nelle mani di Dio, l’Onnipotente, e che niente di ciò che succede non sia permesso da Lui”. Comincia così, con queste parole cariche di fede, il comunicato di Papa Tawadros II, il leader della Chiesa copta ortodossa, che questa mattina, ancora una volta, è stata colpita da un attacco terroristico alla chiesa di San Mena (Mar Mina) a Helwan, a sud del Cairo provocando la morte di 9 persone (incluso uno dei due terroristi). Papa Tawadros esprime tutto il suo dolore e le sue più vive condoglianze “per i martiri di questa mattina – così ha definito le vittime dell’attentato -, che Dio ha scelto. Il tradimento di uomini malvagi è la causa di questo doloroso attentato”. Le condoglianze di Tawadros si rivolgono alle famiglie delle vittime, alla polizia e alla chiesa e aggiunge: “L’Egitto rimarrà forte, e capace di vincere le forze del buio e della violenza che è senza coscienza e sentimenti. Preghiamo per i martiri e i feriti che Dio li porti presto alla guarigione e alla salute, e che Dio protegga il nostro Paese e il nostro popolo”.

Egitto: appello ai musulmani del Grande Imam di al-Azhar, “siate vicini ai cristiani nella celebrazione del Natale”

Fri, 2017-12-29 18:30

Dura condanna per l’attentato di matrice terroristica di questa mattina al Cairo e piena solidarietà con la comunità cristiana di Egitto in vista del Natale. È quanto esprime in un comunicato il Grande Imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib. La più grande autorità musulmana del Paese condanna nei “termini più forti, l’attacco terroristico che ha colpito la chiesa di Mar Mina a Helwan, provocando la morte di numerose persone e feriti – poliziotti e fratelli copti” – e sottolinea come “il ripetersi di tali attacchi terroristici atroci contro i fratelli copti nei giorni delle vacanze” mira a colpire non solo “i seguaci di questa religione” ma anche a far fallire “lo spirito di amore e di affetto tra musulmani e cristiani” e, quindi, a minare l’Egitto e la sua unità. Il Grande Imam invita, pertanto, i figli musulmani del popolo egiziano a contrastare “questo piano del maligno” e ad “accompagnare, attraverso la partecipazione dei musulmani, i loro compagni copti nella celebrazione della ricorrenza della nascita di Cristo: la pace sia su di lui”. La Chiesa copta ortodossa – come la maggior parte delle Chiese ortodosse nel mondo – celebrano il Natale il 7 gennaio. Il comunicato si conclude con “le sue sincere condoglianze alle famiglie delle vittime, chiedendo a Dio d’ispirare pazienza e conforto e a garantire ai feriti una cura”.

Gendarmeria Vaticana: questa sera su Rai Uno il documentario “Custodire e proteggere” per i 200 anni della Gendarmeria

Fri, 2017-12-29 18:00

Andrà in onda questa sera in prima tv su Rai Uno il film “Custodire e proteggere. La Gendarmeria Vaticana”, documentario realizzato dalla Segreteria per la Comunicazione con la sua divisione audiovisiva e dal partner produttivo Officina della Comunicazione per i duecento anni del corpo della Gendarmeria Vaticana.
Dopo l’anteprima mondiale a Buenos Aires lo scorso 1° dicembre, in occasione del Film Market di Ventana Sur – evento dedicato al mercato del cinema e dell’audiovisivo più rilevante dell’America Latina -, e la presentazione riservata per la Gendarmeria e la stampa a Palazzo San Carlo in Vaticano, l’11 dicembre, nella sede della Filmoteca Vaticana, il documentario approda ora su Rai Uno, nella programmazione della seconda serata, alle ore 00.20.
“Custodire e proteggere. La Gendarmeria Vaticana” è scritto da Matteo Ceccarelli e Fabio Mollo e diretto da Cesare Cuppone, primo operatore papale per le riprese televisive, che nella nota stampa ha sottolineato: “Con questo documentario vogliamo raccontare il corpo della Gendarmeria Vaticana con una prospettiva particolare: dal punto di vista della quotidianità, dando spazio soprattutto agli aspetti umani legati a una scelta che riguarda tutta la vita. Il focus, dunque, è sui Gendarmi. Sono loro i protagonisti della narrazione che parla certamente della missione, ma anche di questioni più semplici come il coinvolgimento delle famiglie in relazione a turni svolti anche di notte, durante le festività e i viaggi apostolici”.
Come ha ricordato anche il Comandante Domenico Giani, in occasione dell’evento in Filmoteca Vaticana, “la storia di questi uomini, della Gendarmeria, ha un unico filo conduttore: il Papa, la Chiesa e il prossimo, con particolare attenzione ai poveri e agli ultimi”.
Dopo la messa in onda su Rai Uno, il film proseguirà il suo percorso internazionale nei vari Festival, approdando poi nella versione home video in Dvd nella primavera 2018, grazie all’accordo con Multimedia San Paolo, che lo distribuirà con i suoi periodici “Famiglia Cristiana” e “Credere”.

Ecumenismo: card. Koch, “la sorella della religione è la pace”

Fri, 2017-12-29 17:30

“La sorella della religione è la pace e, in alcun modo, la violenza può trovare giustificazione. Questo è il messaggio che dobbiamo diffondere in tutto il mondo”. Lo ha detto il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, in un’intervista al Sir, in cui ripercorre dal “punto di vista ecumenico” il 2017. “I cristiani nel mondo sono perseguitati e uccisi non perché cattolici o ortodossi, protestanti o luterani, riformati e anglicani ma perché cristiani”, ha spiegato. Dopo aver citato Giovanni Paolo II, che “ha dedicato un intero capitolo della sua enciclica “Ut unum Sint” all’ecumenismo dei martiri”, il cardinale ha ricordato che “oggi Papa Francesco parla di ecumenismo del sangue”. “L’80% di tutti gli uomini che nel mondo sono perseguitati in nome della religione sono cristiani”, ha aggiunto. Tra le tappe principali del dialogo ecumenico, l’incontro tra Papa Francesco e l’allora presidente della Federazione luterana mondiale a Lund, in Svezia, per la commemorazione dei 500 anni della Riforma. “Penso che questo evento sia il frutto di un grande dialogo che è stato portato avanti nel passato. Il 2017 è l’anno in cui abbiamo fatto memoria dei 50 anni di dialogo ecumenico tra luterani e cattolici, che è stato il primo che la Chiesa cattolica ha intrapreso dopo il Concilio Vaticano II”. Il 2017 è stato anche l’anno in cui sono state portate da Bari in Russia le reliquie di san Nicola. “Il giorno dopo l’incontro a L’Avana con il Papa, il Patriarca Kirill mi ha espresso il desiderio di avere la reliquia di san Nicola a Mosca e a San Pietroburgo – ha raccontato il porporato, che esclude in questo momento un nuovo incontro tra i due -. E questo trasferimento ha aiutato molto. Dopo l’incontro con il Papa, il Patriarca ha avuto molta opposizione, anche nella Chiesa ortodossa russa. Ma con la presenza delle reliquie, ha potuto dire: questo è il primo frutto dell’incontro dell’Avana e questo ha aiutato molto a cambiare la mentalità. È l’ecumenismo dei santi, che apre opportunità per includere nel dialogo i credenti”.

Capodanno: Coldiretti, 65 milioni di bottiglie di spumante italiano (+8% rispetto al 2017)

Fri, 2017-12-29 17:20

Le feste di fine anno fanno registrare il massimo di domanda dello spumante italiano con circa 65 milioni di tappi di spumante stappati solo in Italia, in aumento dell’8% rispetto allo scorso anno. È quanto stima Coldiretti nel sottolineare che nove italiani su 10 (90%) non rinunciano a fare un brindisi Made in Italy a fine anno, secondo l’indagine fatta l’Istituto Ixè. All’aumento della domanda – sottolinea Coldiretti – fa da contraltare quest’anno il calo della produzione stimato tra il 10 e il 15% per effetto di una delle vendemmia più avare dal dopoguerra. La qualità resta elevata con una produzione che dovrebbe comunque attestarsi attorno ai 600 milioni di bottiglie con in testa il Prosecco seguito da Asti e Franciacorta. La stragrande maggioranza dello spumante italiano si beve comunque all’estero dove a pesare è il fatto che con il successo – conclude la Coldiretti – crescono le imitazioni in tutti i continenti. In Europa sono in vendita bottiglie di Kressecco e di Meer-Secco prodotte in Germania che richiamano palesemente al nostrano Prosecco che viene venduto addirittura sfuso alla spina nei pub inglesi.

 

Corridoi umanitari: Caritas Ferrara, accolte due donne somale dai campi libici

Fri, 2017-12-29 17:00

Qmar e Leila, 40 e 41 anni, entrambe somale, entrambe mamme in fuga dal loro Paese. Sono state accolte dalla Caritas di Ferrara, dopo l’arrivo in Italia, nei giorni scorsi, con altri 158 profughi, all’aeroporto militare di Pratica di Mare, a Pomezia (Roma), grazie al primo corridoio umanitario aperto con la Libia, con l’impegno della Cei e del governo italiano. Per loro, subito le visite mediche nell’ambulatorio della Caritas ferrarese, dalle quali “sono emersi alcuni problemi di salute che abbiamo affrontato con le cure opportune. La situazione adesso si è stabilizzata – spiega al Sir il direttore Paolo Falaguasta -. In Libia i medicinali che utilizzavano non erano adeguati”. Adesso si trovano in un appartamento in cui vivono con altre connazionali. I volontari che le hanno conosciute le descrivono come “due persone sorridenti e positive”. Ma “non abbiamo subito chiesto delle loro storie – aggiunge il direttore della Caritas -. Vogliamo dare loro del tempo per ambientarsi e conoscerci. Crediamo che sia traumatico chiedere di ripercorrerle subito”. Le loro famiglie sono rimaste in Somalia. Anche i loro cinque figli. Da sole hanno provato la fuga verso la Libia, dove sono state rinchiuse in un campo adesso evacuato. “Appena sono arrivate hanno chiamato casa per tranquillizzare le loro famiglie – racconta Falaguasta -. Quando hanno composto i numeri di telefono si sono commosse. Non avevano contatti con loro da almeno due anni”. Nei prossimi giorni, continuerà lo screening sanitario e saranno avviate le pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato. Parallelamente Qmar e Leila saranno inserite nei corsi di lingua italiana per stranieri.

Liberia: suor Brillant (missionaria), “spero che il presidente Weah ispiri i giovani a impegnarsi per cambiare la situazione”

Fri, 2017-12-29 16:49

“I giovani hanno voluto un cambiamento e per questo hanno votato Weah, ma le speranza per un miglioramento a breve termine sono scarse perché l’economia nazionale è a pezzi”. Lo ha detto all’Agenzia Fides suor Barbara Brillant, religiosa di nazionalità americana delle Francescane missionarie di Maria, che da diversi anni vive a Monrovia, capitale della Liberia, dove ieri, 28 dicembre, l’ex stella del calcio, George Weah, è stato proclamato vincitore del ballottaggio presidenziale tenutosi il 26 dicembre. Weah ha battuto col 61,5% dei voti l’altro contendente il vice presidente uscente Joseph Boakai, che ha ottenuto il 38,5%. Il primo turno delle elezioni presidenziali si era tenuto il 10 ottobre. La Liberia deve ancora riprendersi dalla sanguinosa guerra civile scoppiata nel 1989 e conclusa nel 2003 che ha fatto oltre 250.000 morti, e dalla recente epidemia di Ebola.
“Penso che ci saranno tempi difficili, con difficoltà sul piano economico, ma la pace reggerà”, aggiunge la religiosa. “Vista la sua forte popolarità a livello globale, Weah sarà soprattutto un ‘presidente ambasciatore’ in grado di rappresentare la Liberia nel mondo”, afferma ancora suor Barbara. “Quella che sarà importante sarà soprattutto la squadra di suoi collaboratori chiamati a prendere delle decisioni per imprimere una vera svolta all’economia liberiana”. “Spero che con il suo ascendete sui giovani il nuovo presidente motivi e ispiri la gioventù a impegnarsi per cambiare la situazione” l’auspicio conclusivo della religiosa.

Regione Lombardia: contributo da 1,2 milioni di euro per le Sale della comunità

Fri, 2017-12-29 16:39

Un nuovo bando regionale da 4 milioni di euro per “interventi di ristrutturazione e adeguamento tecnologico di sale destinate ad attività di spettacolo” è stato pubblicato oggi sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia. Si tratta di “un’altra iniziativa annunciata da tempo che si concretizza grazie ad un ulteriore investimento nella cultura della nostra Regione. Un nuovo bando destinato alle sale dello spettacolo, sostenendo realtà che nei nostri territori sono fondamentali per dare alla cultura una valenza sociale e di prossimità territoriale”, ha spiegato l’assessore regionale alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Cristina Cappellini. I contributi potranno essere richiesti per interventi di adeguamento strutturale e tecnologico di sale così come per l’installazione di apparecchiature digitali per la proiezione. Il bando, che si aprirà il 23 gennaio 2018 e che rimarrà aperto un mese, si rivolge ai soggetti privati non ecclesiastici (comprese le ditte individuali) ma anche a enti e istituzioni ecclesiastiche come le parrocchie. Proprio alle realtà ecclesiastiche è riservata una quota del fondo pari a 1,2 milioni di euro di cui 900mila destinate alle sale già in attività e i restanti 300mila per l’apertura di nuove sale o il ripristino di sale inattive. “Con il precedente bando – ha spiegato ancora l’assessore – abbiamo reso possibile la riapertura di molte sale pubbliche, anche in territori montani o destinate a piccole comunità lontane dai grandi centri urbani. Ciò dimostra un’attenzione costante e capillare da parte di Regione Lombardia verso i suoi territori e le loro necessità’”.

Papa Francesco: questa mattina ha ricevuto telefonata da Erdogan

Fri, 2017-12-29 16:22

Il vice-direttore della Sala Stampa Vaticana, Paloma García Ovejero, ha confermato che questa mattina è avvenuto un colloquio telefonico tra Papa Francesco e il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan. “La conversazione ha avuto luogo – ha specificato – per iniziativa del Presidente turco”.

Diocesi: Caritas Bolzano, dal 1° gennaio assume per incarico del Comune la gestione del Centro per la pace

Fri, 2017-12-29 16:01

In occasione della Giornata mondiale della pace, il 1° gennaio 2018 la Caritas della diocesi di Bolzano – Bressanone assume la gestione del Centro per la pace su incarico del Comune di Bolzano. “L’attività di promozione della pace e l’attenzione al mondo, all’umanità e ai diritti umani sono da sempre patrimonio della Caritas a tutti i suoi livelli”, dice il direttore Paolo Valente. “Per questo abbiamo accolto volentieri la proposta del Comune di assumere, col nuovo anno, la gestione del Centro”. L’attività del Centro per la pace si ispira agli obiettivi raccolti nello Statuto della Città di Bolzano: “Promuovere la cultura della pace e dei diritti umani, contribuendo alla cooperazione pacifica fra i popoli”. “Lo stile di lavoro del Centro – spiega Valente – si può riassumere nella frase: tradurre i fatti in parole, tradurre le parole in fatti. Concretamente ciò significa avviare processi, proporre percorsi. Gli eventi (convegni, serate ecc.) è bene non siano episodi a sé stanti, ma il frutto, il punto d’arrivo, di verifica o di partenza di un percorso che avvenga nell’ambito del Centro oppure in altri contesti”. Si tratta di dare voce a esperienze concrete, soprattutto a quelle che non sono toccate dai circuiti ufficiali dell’informazione e di promuovere la pace con scelte e azioni tangibili.  Il programma del Centro per la pace sarà elaborato e presentato nel corso del mese di gennaio. La Caritas ringrazia la Giunta comunale di Bolzano per la fiducia e la collaborazione e Pax Christi per il lavoro svolto in questi anni.

Egitto: Monteduro (Acs-Italia) su attentato a chiesa copta ortodossa, “fondamentalismo ancora vivo in molti cuori”

Fri, 2017-12-29 15:55

“L’odierno attacco terroristico alla chiesa copta di Helwan, a sud del Cairo, fa scorrere ancora una volta sangue cristiano. Siamo vicini ai feriti, alle famiglie delle vittime e a tutta la minoranza copta”. Lo afferma il direttore di Acs – Italia, Alessandro Monteduro, assicurando che la vicinanza della fondazione non si ferma “alle parole”. “Occorre rappresentare concretamente – sostiene – l’idea di una grande comunità solidale con chi soffre l’aggressione del terrorismo fondamentalista solo perché cristiano. Ecco perché a fine gennaio 2018 ci recheremo in Egitto insieme al vescovo di Carpi, mons. Francesco Cavina, e insieme visiteremo i luoghi teatro dei recenti attacchi terroristici. Ecco perché, dal 2011, Acs ha finanziato in questa nazione progetti per un totale di 4.618.798 euro”. “Continueremo a farlo ancora con maggiore slancio – prosegue Monteduro -. In particolare vogliamo continuare a sostenere, come abbiamo già fatto in passato, la messa in sicurezza dei luoghi di culto. Lo faremo consapevoli di un fatto: a prescindere dalla sigla terroristica che rivendicherà l’attacco di oggi, la sconfitta militare dell’Isis non equivale all’eliminazione dell’ideologia politico-religiosa islamista. Il fondamentalismo è ancora vivo in molti cuori, e ne fanno le spese gli innocenti”.

Rita Levi Montalcini: a 5 anni dalla morte 70 scuole a lei intitolate. Il suo monito ai giovani: “Rigore, determinazione, creatività”

Fri, 2017-12-29 15:16

Il 30 dicembre 2012 moriva nella sua casa romana Rita Levi Montalcini, una delle più grandi scienziate italiane di tutti i tempi. Nata a Torino nel 1909, crebbe e studiò nel capoluogo piemontese laureandosi in medicina a pieni voti nel 1936. Allieva di Giuseppe Levi e compagna di corso di Renato Dulbecco e Salvatore Luria, inizia le sue ricerche nel settore delle neuroscienze giungendo negli anni cinquanta alla scoperta del fattore di crescita neuronale (Ngf). Sicuramente tra i molteplici riconoscimenti e premi ricevuti il più prestigioso è il Premio Nobel per la medicina e la fisiologia conferitole insieme a Stanley Cohen nel 1986. Membro delle più importanti Accademie scientifiche, fu la prima donna ad essere ammessa alla Pontificia Accademia delle Scienze. Nel 2001 fu nominata senatrice a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi “per aver illustrato la patria con altissimi meriti nel campo scientifico e sociale”. Intenso il suo impegno verso le giovani generazioni che usava spronare dicendo: “Nella vita non bisogna mai rassegnarsi, arrendersi alla mediocrità, bensì uscire da quella zona grigia in cui tutto è abitudine e rassegnazione passiva, bisogna coltivare il coraggio di ribellarsi”. Condividendo la convinzione della zia secondo cui bisogna lavorare guardando al futuro e per le generazioni a venire, Piera Levi-Montalcini, a lungo sua collaboratrice e presidente dell’Associazione Levi-Montalcini, nel 2013 ha gettato le basi della “Rete delle scuole Levi-Montalcini” per mettere in contatto tra loro tutti gli enti di istruzione e formazione che vengono via via intitolati alla zia. Oggi fanno parte della rete oltre 70 scuole di ogni ordine e grado. “Il suo insegnamento – ricorda Piera Levi-Montalcini – è sempre attuale non solo in ambito scientifico”.  Ai nostri ragazzi “dobbiamo trasmettere” la sua eredità: “Il risultato si può raggiungere solo attraverso una ferrea determinazione, sostenuta da un metodo rigoroso di ragionamento e di comprensione di ciò che ci circonda, uniti a una fervida creatività”.

Egitto: attentato chiesa ortodossa copta. I nomi delle vittime

Fri, 2017-12-29 15:04

Un comunicato ufficiale della chiesa copra ortodossa stila i nomi delle persone rimaste uccise nell’attentato ad una chiesa nel sud del paese e ad un negozio di un cristiano sempre a Helwan. Nella lista copioni i nomi  di uno dei poliziotti responsabile per la sicurezza della chiesa e 5 del popolo della chiesa e qualche feriti.
I nomi di quelli che vengono definiti “martiri” sono: Emad abdel scehid 45anni; Safaa abdel scehid 43 anni; Wadii el komos morkos 65 anni; Evelin scokrallah 52anni; Wagih Isac 90 anni; Reda Abdel rahman 45 anni (della polizia). Anche un negozio di eletrodomestici gestito da un cristiano ha avuto subito un attacco, e ha causato il martirio di due persone (i figli del proprietario) e sono Romani scaker e Atef scaker.

Diocesi: Modena-Nonantola, il 31 dicembre festa di san Silvestro Papa, patrono di Nonantola, e Te deum con l’arcivescovo abate Castellucci

Fri, 2017-12-29 14:55

Domenica 31 dicembre sarà grande festa per tutta l’arcidiocesi di Modena-Nonantola. Oltre alla festa legata al termine dell’anno civile, Nonantola celebra la solennità del suo patrono, san Silvestro I papa, le cui spoglie sono custodite nella basilica a lui intitolata. Le celebrazioni solenni avranno luogo nella chiesa parrocchiale, la Pieve di San Michele Arcangelo, essendo la basilica ancora chiusa al culto: alle 17 i secondi Vespri solenni capitolari presieduti dal priore del Capitolo, canonico Alberto Zironi, con la partecipazione dei canonici del Capitolo; alle 17.30 solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Erio Castellucci con la presenza delle autorità del paese. Durante la processione d’ingresso della Messa, il priore recherà il braccio del Santo Papa Silvestro col quale, all’inizio della celebrazione, l’arcivescovo abate impartirà la benedizione su Nonantola e sull’intera diocesi. Oltre alle offerte per il banchetto eucaristico, saranno donati all’arcivescovo abate i prodotti della terra della Partecipanza, dono che ricorda una tradizione molto antica secondo la quale, ogni 31 dicembre, il popolo della Partecipanza rendeva grazie all’abate per la concessione delle terre con un grasso vitello e alcuni doppieri di cera nuova. A conclusione il canto del Te Deum.

Corridoi umanitari: dai centri di detenzione libici arrivate quattro ragazze a Chianche (Avellino)

Fri, 2017-12-29 14:23

“Le abbiamo trovate provate. La cosa più difficile è stata spiegare loro che erano libere. Non se l’aspettavano”. Il coordinatore del progetto Sprar del Comune di Chianche (Avellino), gestito dalla Caritas di Benevento, Francesco Giangregorio, racconta così i primi momenti dopo l’arrivo di quattro ragazze eritree, giunte in Italia nei giorni scorsi, con altri 156 profughi, all’aeroporto militare di Pratica di Mare, a Pomezia (Roma), con il primo corridoio umanitario aperto con la Libia, grazie all’impegno della Cei e del governo italiano. Fairoz, Zabib, Bsirat e Sanboto, accolte a Chianche, hanno tra i 18 e i 29 anni e negli ultimi due sono state rinchiuse in centri di detenzione, in Libia. Il loro viaggio è cominciato dall’Eritrea nel 2015: dopo una decina di giorni hanno raggiunto città libiche differenti dove sono state arrestate. Una di loro è sposata e madre di due figlie. “Ho vissuto il vero senso del Natale, quando ho dato loro il telefono in mano per chiamare i parenti: alcuni in Libia, altri in Eritrea, altri ancora in Germania – racconta Giangregorio -. Non li sentivano da anni, da quando erano partite dall’Eritrea. Ascoltare come è cambiato il loro tono di voce, quando hanno scoperto reciprocamente di essere vivi, è stata una grande gioia. Ci ha riempito gli occhi di lacrime. Adesso stanno capendo che sono libere”. Diverse le prospettive per il futuro. Una di loro ha raccontato di avere una sorella in Germania e la vuole raggiungere. Tutte invece potranno frequentare corsi di formazione e orientamento al lavoro. “A loro disposizione sarà messo un supporto psicologico e assistenza sanitaria”.

Papa Francesco: a membri Ati, “fare teologia nello stupore, in ginocchio” e “nel santo popolo di Dio che ha il fiuto della fede”

Fri, 2017-12-29 14:11

“Non perdere la capacità di stupirsi; fare teologia nello stupore. Lo stupore che ci porta Cristo, l’incontro con Cristo. È come l’aria nella quale la nostra riflessione sarà più feconda”. Lo ha raccomandato Papa Francesco ai membri dell’Associazione teologica italiana (Ati) ricevuti questa mattina in udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, in occasione del 50° anniversario della sua fondazione. Al termine del suo discorso, parlando a braccio, il Pontefice ha aggiunto: “Il teologo è quello che studia, pensa, riflette, ma lo fa in ginocchio. Fare teologia in ginocchio, come i grandi Padri. I grandi Padri che pensavano, pregavano, adoravano, lodavano: la teologia forte, che è fondamento di tutto lo sviluppo teologico cristiano”. E ha ripetuto “una terza cosa che ho detto qui, ma voglio ripeterla perché è importante: fare teologia nella Chiesa, cioè nel santo popolo fedele di Dio, che ha – lo dirò con una parola non teologica – che ha il ‘fiuto’ della fede”. Di qui il richiamo alla confessione con un’anziana portoghese: “E io le ho fatto qualche domanda e lei rispondeva bene; e alla fine mi è venuta voglia di dirle: ‘Ma, mi dica, signora: lei ha studiato alla Gregoriana?. Era proprio una donna semplice, semplice, ma – ha concluso Francesco – aveva il ‘fiuto’, aveva il sensus fidei, quello che nella fede non può sbagliare”.

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