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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 9 hours 46 min ago

Diocesi: Grosseto, 60 anni di sacerdozio per don Giovanni Tumiatti. Domenica 25 giugno messa e festa nella parrocchia di Buriano

Fri, 2017-06-23 12:30

“Ringrazio Dio di tutto ciò che è avvenuto, perché non è roba mia. Si è servito di me e con gioia gli ho dato la mia vita. Così come ho potuto”. Così don Giovanni Tumiatti, 86enne parroco di Buriano, commenta sul settimanale diocesano “Toscana Oggi-Rinnovamento” i suoi 60 anni di ordinazione sacerdotale. Don Giovanni fu ordinato il 29 giugno 1957, solennità dei santi Pietro e Paolo, nella cattedrale di Grosseto dal vescovo Paolo Galeazzi. Nato a Goro (Ferrara) il 3 febbraio 1931, don Giovanni arrivò in Maremma, a Castiglione della Pescaia, con la sua famiglia quando aveva sei anni. Entra in Seminario negli anni dell’adolescenza: a Grosseto frequenta le medie e il liceo, poi a Siena, al Seminario regionale, studia teologia. “Sono tante le parrocchie nelle quali don Tumiatti ha speso i suoi anni di sacerdozio – ricorda la diocesi di Grosseto -. Appena ordinato viene inviato viceparroco a Ribolla occupandosi della zona agraria tra Sticciano, gli Olmini e Pian del Bichi. Da lì viene inviato viceparroco a Porto Santo Stefano, dove resta due anni; poi amministratore parrocchiale a Casal di Pari, quindi Pian d’Alma-Punta Ala, quando poi passa la mano ai Gesuiti e viene inviato parroco a Sassofortino, dove resta dal 1966 al 1968. L’improvvisa morte di don Biagio Bailo lo porta a Roccastrada, dove il vescovo lo invia come parroco: qui resta tredici anni occupandosi sia della parrocchia che del consolidamento dell’Istituto Geriatrico. Lasciata Roccastrada nel 1981, don Tumiatti è parroco ad Alberese, da dove successivamente il vescovo Angelo Scola lo chiama parroco in cattedrale. Nel 1999 lascia la città per assumere la guida pastorale della parrocchia di Buriano, dove tutt’ora presta il suo infaticabile servizio”. E proprio a Buriano, domenica 25 giugno, don Giovanni festeggerà i 60 anni di ordinazione con la Messa, alle ore 18, presieduta dal vescovo Rodolfo Cetoloni, a cui seguirà un momento di festa coi parrocchiani, gli amici e i familiari, che in questi 60 anni lo hanno accompagnato e seguito in ogni suo nuovo incarico. “Con grande gioia e gratitudine, a nome di tutta la diocesi – afferma il vescovo -, domenica sarò a Buriano per ringraziare Dio con don Giovanni per questo bell’anniversario, che giunge mentre egli è ancora in piena attività, con un entusiasmo che non è mai venuto meno, nonostante le inevitabili difficoltà legate al ministero sacerdotale, perché ha sempre sentito su di lui la fedeltà di quel Dio buono che lo ha chiamato. Tutta la Chiesa diocesana è grata a questo infaticabile prete, intraprendente e laborioso, che ha voluto bene alla gente e ai luoghi, nei quali ha investito le sue risorse spirituali e le sue capacità operative per curare e valorizzare chiese, spazi parrocchiali, arredi sacri. Ne è ultima testimonianza la bella sala espositiva inaugurata a Buriano nel mese di febbraio e da lui fortemente voluta”.

Diocesi: Cesena-Sarsina, nel fine settimana la “Festa della famiglia diocesana”

Fri, 2017-06-23 11:36

Nella settimana della festa del patrono della città di Cesena, san Giovanni Battista, la diocesi di Cesena-Sarsina celebra per il terzo anno consecutivo la “Festa della famiglia diocesana”. Sabato 24 giugno, alle 10 in cattedrale, il vescovo di Cesena-Sarsina, monsignor Douglas Regattieri, presiederà la messa pontificale al termine della quale sarà inaugurata la casa-famiglia dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII ospitata nei locali dell’episcopio. Domenica 25, invece, la famiglia diocesana si ritroverà alle 16 in Cattedrale dove mons. Regattieri presiederà la celebrazione degli anniversari di matrimonio. “Saranno circa 130 – si legge in una nota – le coppie di sposi che rinnoveranno gli impegni sanciti nel giorno del sacramento del matrimonio festeggiando una ricorrenza importante: 25, 50, 60, 70 e oltre anni di nozze”. In serata, poi, alle 21 presso il chiostro di San Francesco, il poeta e narratore cesenate Roberto Mercadini presenterà “Fuoco nero su bianco”, monologo da lui scritto. Si tratta di “un viaggio nella Bibbia e nella cultura ebraica – prosegue la nota – che farà riflettere, con umorismo, sulle vicende di alcuni personaggi dell’Antico Testamento”. Gli appuntamenti saranno preceduti e accompagnati dalla possibilità di sostare in adorazione davanti a Gesù Eucaristia presso la Chiesa del Suffragio, in pieno centro a Cesena, a partire dalle 15 di venerdì 23 fino alle 15 di domenica 25, con esclusione delle ore notturne.

Onu: Ghassan Salamé è il nuovo Rappresentante speciale e capo della missione in Libia (Unsmil)

Fri, 2017-06-23 11:22

Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha annunciato oggi la nomina di Ghassan Salamé, libanese, come Rappresentante speciale e capo della missione delle Nazioni Unite di sostegno alla Libia (Unsmil). Prende il posto del tedesco Martin Kobler. Salamé è stato nel 2003 Political advisor delle Nazioni Unite nella missione in Iraq (Unami), dove ha svolto un ruolo cruciale nel dialogo tra le fazioni irachene. E’ stato quindi Senior advisor presso il Segretariato generale nel 2003, 2007 e 2012. Nel 2016 si è unito alla Commissione nello Stato di Rakhine (Myanmar) presieduta da Kofi Annan. E’ stato docente di relazioni internazionali all’università Sciences-Po a Parigi ed è fondatore della Paris school of international affairs – Psia. Nato nel 1951, è sposato con due figlie.

Papa Francesco: a Santa Marta, “per ascoltare la voce del Signore, bisogna farsi piccoli”

Fri, 2017-06-23 11:17

Per ascoltare la voce del Signore, bisogna farsi piccoli. Lo ha ricordato Papa Francesco nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta, celebrando il Sacratissimo Cuore di Gesù. Commentando la prima lettura tratta dal Deuteronomio, in cui Mosè dice che Dio ci ha scelti per essere il suo popolo particolare fra tutti i popoli della terra, il Papa si è soffermato, in particolare, su due parole: scegliere e piccolezza. Riguardo alla prima, ha ricordato, non siamo stati noi “a scegliere Lui”, ma è Dio che si è fatto “prigioniero di noi”: “Si è legato alla nostra vita, non può staccarsi. Ha giocato forte! E rimane fedele in questo atteggiamento. Siamo stati scelti per amore e questa è la nostra identità. ‘Io ho scelto questa religione, ho scelto …’: no, tu non hai scelto. È Lui che ha scelto te, ti ha chiamato e si è legato. E questa è la nostra fede. Se noi non crediamo questo, non capiamo cosa sia il messaggio di Cristo, non capiamo il Vangelo”.
Per la seconda parola, piccolezza, il Papa ha ricordato come Mosè specifichi che il Signore ha scelto il popolo d’Israele perché è “il più piccolo di tutti i popoli”: “Si è innamorato della nostra piccolezza e per questo ci ha scelti. E Lui sceglie i piccoli: non i grandi, i piccoli. E Lui si rivela ai piccoli: ‘Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli’. Lui si rivela ai piccoli: se tu vuoi capire qualcosa del mistero di Gesù, abbassati: fatti piccolo. Riconosci di essere nulla. E non solo sceglie e si rivela ai piccoli, ma chiama i piccoli: ‘Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi: io vi darò il ristoro’. Voi che siete i più piccoli – per le sofferenze, per la stanchezza… Lui sceglie i piccoli, si rivela ai piccoli e chiama i piccoli. Ma i grandi non li chiama? Il suo cuore è aperto, ma la voce i grandi non riescono a sentirla perché sono pieni di se stessi. Per ascoltare la voce del Signore, bisogna farsi piccoli”.
Così, dunque, si arriva al mistero del cuore di Cristo, che non è – come “qualcuno dice”, ha sottolineato Francesco – una “immaginetta” per i devoti: il cuore trafitto di Cristo è “il cuore della rivelazione, il cuore della nostra fede perché Lui si è fatto piccolo, ha scelto questa via”. Quella di umiliare se stesso e annientarsi “fino alla morte” sulla Croce: è “una scelta verso la piccolezza perché la gloria di Dio possa essere manifesta”. Dal corpo di Cristo trafitto dalla lancia del soldato “uscì sangue e acqua”, ha affermato il Papa, e “questo è il mistero di Cristo”, nell’odierna celebrazione di un “cuore che ama, che sceglie, che è fedele” e “si lega con noi, si rivela ai piccoli, chiama i piccoli, si fa piccolo”: “Crediamo in Dio, sì; sì, anche in Gesù, sì… ‘Gesù è Dio?’ – ‘Sì’. Ma il mistero è questo. Questa è la manifestazione, questa è la gloria di Dio. Fedeltà nel scegliere, nel legarsi e piccolezza anche per se stesso: diventare piccolo, annientarsi. Il problema della fede è il nocciolo della nostra vita: possiamo essere tanto, tanto virtuosi ma con niente o poca fede; dobbiamo incominciare da qui, dal mistero di Gesù Cristo che ci ha salvato con la sua fedeltà”.
La preghiera finale è perché il Signore ci conceda la grazia di celebrare nel cuore di Gesù Cristo “le grandi gesta, le grandi opere di salvezza, le grandi opere della redenzione”.

Siccità: Coldiretti, mobilitazione di 1.500 agricoltori e pastori sardi. Perso il 40% delle produzioni

Fri, 2017-06-23 10:57

Sono 1.500 gli agricoltori e pastori sardi mobilitati da Coldiretti per denunciare “una situazione insostenibile” venutasi a creare a seguito della siccità che continua a colpire la Regione. Secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ucea, “nella prima decade di giugno, in Sardegna è caduto il 40% di pioggia in meno con temperature superiori di 1,8 gradi la media del periodo, dopo mesi praticamente a secco: maggio (-95%), aprile (-71%) e marzo (-73%)”. “Il risultato – conclude Coldiretti – è la perdita del 40% delle produzioni agricole con la dichiarazione dello stato di emergenza per l’Isola”. Pastori e agricoltori, in ginocchio per la siccità, “sono partiti da Ottana, Borone e Bivio Paulilatino Nord Paulilativo per convergere con mezzi agricoli ad Abbasanta, all’altezza del 120° km della SS 131 Carlo Felice”, si legge in una nota, nella quale si precisa che “si scusano per i disagi per il blocco delle principali arterie della Sardegna, ma denunciano una realtà drammatica con coltivazioni distrutte e difficoltà ad alimentare gli animali”. Si è trattato di “una mobilitazione senza precedenti per cercare di salvare le aziende e le greggi che rappresentano un patrimonio economico, occupazionale e ambientale insostituibile della Regione”. La Coldiretti chiede interventi urgenti per garantire la sopravvivenza delle aziende messa anche a rischio dai prezzi troppo bassi pagati in campagna.

Diocesi: Bologna, sabato 24 mons. Zuppi presiede la veglia di preghiera “Morire di speranza” per ricordare i migranti che hanno perso la vita

Fri, 2017-06-23 10:23

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato, sabato 24 giugno, alle 19.30 presso la basilica di san Martino Maggiore, l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, presiederà la veglia di preghiera “Morire di speranza” per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita nei viaggi della speranza. Si tratta di un’iniziativa promossa da Caritas diocesana di Bologna, Ufficio diocesano Migrantes e Comunità di Sant’Egidio. Analoghe veglie di preghiera si svolgeranno in 32 città italiane e in diverse altre città europee. “Le drammatiche crisi che affliggono Paesi feriti come Siria, Libia, Eritrea, Mali, Afghanistan, costringono le popolazioni a enormi sofferenze – si legge in una nota – spingendo tanti a lasciare la loro terra, mentre i pericolosissimi viaggi continuano a provocare morti tragiche via mare e via terra”. “Parteciperanno alla veglia, fra gli altri, numerosi rifugiati e profughi”, spiegano i promotori, aggiungendo che “durante la preghiera saranno letti i nomi e le storie di quanti hanno intrapreso questo viaggio e sono morti nel tentativo di raggiungere il nostro continente. Un’invocazione perché nasca una cultura di accoglienza, e cessino le morti nel Mediterraneo”.

Filippine: esortazione pastorale dei vescovi contro le “fake news”

Fri, 2017-06-23 10:14

I vescovi filippini combattono uniti contro le “fake news”: in una esortazione pastorale firmata dal presidente Socrates B.Villegas, arcivescovo di Lingayen Dagupan, invitano la popolazione a non “promuovere, diffondere e sostenere fonti che propongono ‘fatti alternativi’ “o ‘fake news'” e a “smettere di condividere” le notizie false.  Secondo i vescovi le “fake news” sono un “peccato contro la carità perché impediscono alle persone di prendere decisioni giuste e sane e le convincono a prendere, invece, quelle sbagliate”, con conseguenze disastrose per le persone e le comunità. “Il coinvolgimento attivo dei cittadini nella creazione di una società nutrita dalla giustizia dipende dalla verità”, sottolineano. Esortano perciò chi naviga su internet ad individuare le fonti di “notizie false” per informare le persone. La proliferazione di “fake news” sui social media – aggiunge l’agenzia cattolica Ucanews – è diventata un fenomeno recente nelle Filippine, in particolare dall’elezione del presidente Rodrigo Duterte lo scorso anno. I sostenitori del presidente hanno diffuso sui social media attacchi contro chi critica le politiche governative. Perfino alcuni vescovi cattolici sono caduti nella rete delle “fake news” o post ingannevoli sui social media quando hanno criticato la guerra del governo contro le droghe. Nelle Filippine, il 58% dei 60 milioni di abitanti ha accesso a internet, utilizzato in maggioranza per navigare sui social media.

Diocesi: Trento, la mostra “Viaggi e incontri di un artista dimenticato. Il Rinascimento di Francesco Verla” al Museo tridentino

Fri, 2017-06-23 10:04

Dall’8 luglio al 6 novembre 2017 è aperta al Museo diocesano tridentino la mostra “Viaggi e incontri di un artista dimenticato. Il Rinascimento di Francesco Verla”, la prima monografica mai dedicata a questo singolare pittore, noto per lo più agli studiosi, ma poco al grande pubblico. L’esposizione, curata da Domizio Cattoi e Aldo Galli, conclude un complesso percorso di ricerca sviluppato in collaborazione con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Trento. L’indagine ha fatto emergere numerosi dati inediti, nuove attribuzioni e documenti finora sconosciuti che vanno a riempire significative lacune nella conoscenza di un artista di notevole importanza per la storia dell’arte locale.
La mostra riunisce per la prima volta la gran parte delle opere di Francesco Verla, alcune delle quali restaurate per l’occasione: un corpus di sedici opere – pale d’altare, affreschi e bizzarri fregi a grottesche – radunato grazie a prestiti provenienti da numerose istituzioni nazionali e chiese del Vicentino e trentine. L’itinerario di visita, che intreccia opere note ad altre pressoché inedite, svela al visitatore la singolare personalità artistica del Verla e permette di misurane i debiti con Pietro Perugino e Bartolomeo Cincani, detto il Montagna, maestro della civiltà figurativa vicentina tra XV e XVI secolo. Per ricostruire al meglio i contesti storici e stilistici dell’epoca, saranno poste a confronto con le opere del Verla una pala del Montagna proveniente da San Giovanni Ilarione, già a Vicenza, una scultura lignea di bottega veronese della fine del XV secolo e un dipinto legato al mondo figurativo di Pietro Perugino.
Non mancheranno le tradizionali visite guidate, programmate ogni prima e terza domenica del mese alle ore 16.00; la partecipazione a questi appuntamenti è compresa nel biglietto d’ingresso all’esposizione. Nel corso dell’estate sono previste quattro speciali visite guidate alla chiesa di San Pantaleone a Terlago: sabato 15 luglio ore 18; giovedì 27 luglio ore 21; sabato 26 agosto ore 18; sabato 16 settembre ore 18. La partecipazione a questi appuntamenti è libera e gratuita, il ritrovo previsto presso la chiesa.

Ccee: presidenza a Vilnius per beatificazione arcivescovo Teofilo Matulionis. Da Cunha, “modello di fedeltà a Cristo e alla Chiesa”

Fri, 2017-06-23 09:58

Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), e i vice-presidenti dell’organismo, il cardinale Vincent Nichols e mons. Stanisław Gądecki, parteciperanno alla beatificazione dell’arcivescovo Teofilo Matulionis (1873-1962). “Quella di Matulionis – spiega una nota Ccee – è la prima beatificazione che la Lituania celebrerà nel Paese dopo l’era del totalitarismo sovietico”. Nella capitale lituana, “famosa per essere il luogo che custodisce il primo quadro di Gesù Misericordioso, realizzato sulle indicazioni di suor Faustina Kowalska, e il dipinto di Nostra Signora della Porta dell’Aurora, numerose autorità civili e religiose, provenienti da vari Paesi europei, parteciperanno alla beatificazione”. Commentando la partecipazione della presidenza Ccee, il segretario generale, mons. Duarte da Cunha, afferma: “L’Europa è stata costruita anche sul sangue dei martiri, quali il venerabile Teofilio Matulionis, che sotto il regime sovietico, totalitarista e agnostico, non ha lesinato gli sforzi per difendere i diritti fondamentali di ogni uomo e si prodigò in particolare per la salvaguardia della libertà di coscienza”. La presidenza Ccee “vuole rendere omaggio al modello di fedeltà a Cristo, alla Chiesa e alla Santa Sede, che fu il venerabile Matulionis e ricordare al continente, la necessità di custodire la libertà religiosa guardando alla testimonianza che hanno dato persone come l’arcivescovo lituano nel difendere la dignità della persona e i valori su cui l’Europa è stata forgiata”.

Anziani: don Arice (Cei), “la loro cura è un bisogno emergente” ma “c’è molta poca attenzione dei responsabili della cosa pubblica e della comunità ecclesiale”

Fri, 2017-06-23 09:55

“L’aumento della longevità ci ha fatto dimenticare che siamo esseri limitati, finiti, destinati a non restare per sempre su questo pianeta, e il pensiero della morte è stato spostato ‘da questione ultima’ a ‘un’ultima questione’ che, prima o poi, grazie al progresso scientifico, sarà in qualche modo risolta”. Lo ha affermato don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, aprendo oggi, a Roma, il convegno “Dolore e sofferenza nell’anziano”, organizzato dall’Ufficio Cei in collaborazione con la Società italiana di gerontologia e geriatria. C’è “un cambiamento culturale epocale che stiamo subendo con un certo senso di impotenza e che, quando si parla di anziani, manifesta tutta la sua complessità per non dire drammaticità”, ha osservato don Arice, secondo cui “l’operatore sanitario o pastorale che non accetta i propri limiti, il declino del proprio corpo, l’invecchiamento, la possibile realtà della malattia e anche la morte, poiché non è né onnipotente e nemmeno immortale, non può stare serenamente vicino ad una persona anziana, soprattutto in una relazione di cura”. “La cura degli anziani è un bisogno emergente”, ha proseguito il direttore, rilevando però come ci sia “molta poca attenzione concreta e operativa dei responsabili della cosa pubblica” e “purtroppo anche della comunità ecclesiale”. Viviamo in “una società sempre più vecchia, molto pesante a gestirsi economicamente per la mancanza di un numero sufficiente di contribuenti e decisamente impegnativa da gestire” nella quale gli anziani “vedono peggiorare la loro povertà di salute”, ha notato don Arice secondo cui “umanamente parlando il quadro è davvero drammatico”.

Anziani: don Arice (Cei), prioritario “un accompagnamento serio”, non “leggi su autodeterminazione e interruzione della vita”

Fri, 2017-06-23 09:53

“Considerare la cura degli anziani nel nostro tempo significa non dimenticare il pericolo che corrono ‘i vecchi’ di essere tra le vittime più illustri della cultura dello scarto, tante volte denunciata da Papa Francesco”. Lo ha affermato don Carmine Arice, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, aprendo oggi, a Roma, il convegno “Dolore e sofferenza nell’anziano”, organizzato dall’Ufficio Cei in collaborazione con la Società italiana di gerontologia e geriatria. Nella sua relazione, il direttore ha richiamato il magistero della Chiesa, sempre “attento ai segni dei tempi” anche relativamente alla “presenza degli anziani nel contesto socio-culturale” con continui interventi, a partire da Paolo VI fino a Papa Francesco passando anche per la “testimonianza personale” di san Giovanni Paolo II. Secondo il direttore, rispetto alla cura verso gli anziani, è necessario “accompagnare la solitudine e l’esistenza di ciascuno di loro perché possa percepire che la sua esistenza è ‘molto buona’ e non soltanto un problema o un peso difficile da risolvere e oneroso da sopportare”. “Prima ancora di pensare a leggi che garantiscano l’autodeterminazione e l’interruzione della vita – ha ammonito – dovremmo adoperarci in un accompagnamento serio perché nessuno si trovi in una radicale solitudine, così pesante da dover chiedere la morte”. Don Arice ha concluso individuando quattro aspetti per “un progetto che voglia considerare seriamente ‘la questione anziani’”: quello “giuridico-politico, con politiche sugli anziani e per la famiglia”; quello “culturale, riflettendo seriamente su questione antropologica, dignità della persona e qualità di vita”; quello “pastorale, ponendo la dovuta attenzione a dimensione spirituale e orizzonti di senso necessari per vivere”; infine, quello “operativo, cominciando ad agire concretamente e subito, nelle situazioni di crisi, ciascuno secondo le proprie responsabilità”.

Televisione: Rai Vaticano, “dal terremoto alla speranza” nella prossima puntata di “Viaggio nella Chiesa di Francesco”

Fri, 2017-06-23 09:45

Dal terremoto alla speranza. La ricostruzione è ancora lontana nel centro Italia. In questi giorni l’appello di Amatrice allo Stato. Cosa sta facendo la Chiesa per ricostruire, laddove ci sono ancora macerie, lutti, sgomento, uomini ed identità? Questi i temi del servizio di apertura di “Viaggio nella Chiesa di Francesco”, il programma di Rai Vaticano che torna su Raiuno, lunedì 26 giugno, ore 02.00, a cura di Massimo Milone. Dice mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti: “Il terremoto ha stimolato le popolazioni a collaborare, ad unirsi, a riscoprire il valore del territorio che si era un pò affievolito”. Per un giorno la troupe di Rai Vaticano ha seguito anche i francescani inviati dal vescovo nelle zone colpite per assistere la popolazione. Dice fra Massimo Fusarelli, coordinatore dei francescani: “La Chiesa non è solo una costruzione di pietre ma è qualcosa che trova fondamento nel cuore”.
Nella puntata riflettori sulle associazioni ambientaliste, le ong, i movimenti ecclesiali che lavorano per migliorare lo stato di salute della terra e dell’ambiente. Per due giorni a Roma, Earth Day Italia e il Movimento dei Focolari hanno dato vita a Villa Borghese a forum e kermesse sull’ecologia integrale. Con Rai Vaticano, poi nel Triveneto, dove per 10 giorni il Festival Biblico ha alimentato il dibattito sulla Bibbia. Ed ancora a Roma, tra spiritualità ed arte, preghiera e musica, con la Notte Sacra promossa dalla diocesi. Infine in chiusura, in primo piano, per la rubrica “In viaggio con i Papi”, il significato del suggestivo canto che, a conclusione del viaggio di Papa Francesco a Genova, ha ricordato che “siamo tutti migranti”. La controcopertina è dedicata alla mostra “La bellezza ritrovata” che nei Musei Capitolini espone opere d’arte recuperate dall’Arma dei Carabinieri, dopo furti e saccheggi. “Viaggio nella Chiesa di Francesco”, a cura di Massimo Milone, va in replica domenica 2 luglio alle ore 12, su Rai Storia e per l’estero, su Rai Italia.

Scuole paritarie: Diaco (Cei), “ci sono ancora delle ragioni ideologiche che ostacolano il pieno riconoscimento nel sistema nazionale di istruzione”

Fri, 2017-06-23 09:25

“A proposito della scuola paritaria, ci sono ancora delle ragioni ideologiche che ostacolano il suo pieno riconoscimento all’interno dell’unico sistema nazionale di istruzione” anche se “il dialogo, soprattutto con il Miur, esiste ed è proficuo”. Lo conferma Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei. In un’intervista pubblicata sull’ultimo numero di “Docete”, rivista della Fidae, Diaco parla di “pregiudizi” che “esistono ancora, direi anzi che resistono” in chi pensa che “in quanto gestite da privati, sarebbero scuole d’elite, per i figli della borghesia, in cui avverrebbe un indottrinamento politico e religioso”. Questo si aggiunge ad “una concezione che identifica il servizio pubblico con la sola gestione statale: una visione che è ormai superata in tutti i settori della vita sociale tranne che nella scuola”. Il paradosso è che “limitando l’erogazione delle risorse pubbliche alle scuole pubbliche paritarie, davvero si finisce per privilegiare chi è più abbiente e può permettersi di pagare una retta”. In realtà, per Diaco “se molte scuole paritarie sono in difficoltà è anche perché non vogliono rinunciare alla loro vocazione popolare e solidale”. Il direttore ricorda poi che “non esiste un’educazione neutra dal punto di vista dei valori che trasmette: lo ripete spesso anche Papa Francesco”, sottolineando che “sbaglierebbe chi pensasse che i cattolici si preoccupano solo delle ‘loro’ scuole”. “Al mondo ecclesiale – precisa – sta a cuore la scuola nella sua interezza”. Diaco, inoltre, annuncia che, rispetto alle scuole cattoliche, nel prossimo futuro verranno diffuse “buone pratiche ed esperienze che hanno saputo trasformare la crisi in opportunità”.

Scuola: Diaco (Cei), “serve un’alleanza con le forze della società civile e ritrovare il rapporto con le famiglie”

Fri, 2017-06-23 09:22

La scuola “ha bisogno di stringere alleanze con le forze della società civile, con il mondo della ricerca e delle professioni, ma soprattutto ritrovando il rapporto con le famiglie, che è oggi a dir poco difficile”. Ne è convinto Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università della Cei. In un’intervista pubblicata sull’ultimo numero di “Docete”, rivista della Fidae, Diaco parlando di famiglie e insegnanti osserva che “gli atteggiamenti di delega e di pretesa non aiutano, così come l’individualismo che colpisce sia l’insegnamento che l’apprendimento degli studenti”. Secondo il direttore, “la prima sfida per la scuola è sempre quella di essere all’altezza del suo compito, che è quello di educare i bambini, i ragazzi e i giovani, in un fecondo rapporto con le famiglie e la società”. “Per sua stessa natura – aggiunge Diaco – la scuola è sempre un cantiere aperto, in cui non ci si accontenta di ripetere ogni anno le stesse cose e si cerca di finalizzare l’organizzazione e la burocrazia all’educazione, e non viceversa”. D’altra parte, “alla base di tutto, resta l’impegno di non spegnere, anzi alimentare le domande di vita e di futuro dei nostri ragazzi”.

Dialogo cattolici-ebrei: una delegazione della Cei guidata da mons. Galantino oggi alla mostra sulla Menorà

Fri, 2017-06-23 09:09

“Un’occasione di dialogo tra cristiani ed ebrei, sottolineando la portata del valore artistico e storico della mostra e ribadendo la nostra volontà ad approfondire la conoscenza dell’ebraismo, consapevoli del fatto che più conosciamo la nostra storia, più conosciamo noi stessi e il nostro presente”. Così don Cristiano Bettega, direttore dell’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo, spiega al Sir il significato della visita che la Segreteria generale della Conferenza episcopale italiana farà questa mattina alla mostra “La Menorà: culto, storia e mito”. La mostra è stata aperta al pubblico il 15 maggio in contemporanea nelle due prestigiose sedi del Braccio di Carlo Magno in Vaticano e del Museo ebraico di Roma. Si tratta di un’esposizione su un simbolo decisamente molto importante dell’ebraismo, la Menorà, il candelabro a sette braccia. La mostra è stata realizzata in cooperazione, per la prima volta, dallo Stato Vaticano e dalla Comunità ebraica di Roma. A visitarla questa mattina ci saranno mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, alcuni direttori degli Uffici Cei, alcuni assistenti nazionali di Azione Cattolica e alcuni professori del Centro per gli studi giudaici “Cardinal Bea” della Università Gregoriana di Roma. La visita sarà guidata da esponenti del mondo ebraico romano tra cui Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane, Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma, e Rav. Amedeo Spagnoletto, uno dei rabbini di Roma.
“Non siamo ancora riusciti ad estirpare il male dell’antisemitismo dal cuore delle nostre società. Occorre allora tenere alta la guardia, non stancarsi mai di condannare ogni forma di antisemitismo e favorire l’amicizia, la conoscenza. Cosa che questa mostra intende proprio fare”, sottolinea don Bettega.

Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Emergenza idrica a Parma e Piacenza. Al Consiglio europeo il nodo-migrazioni

Fri, 2017-06-23 09:00

Siccità: emergenza idrica nelle province di Parma e Piacenza. Allarme anche per Roma e Sardegna

Emergenza acqua e il governo interviene con un fondo straordinario di 8 milioni e 650mila euro per le province di Parma e Piacenza. Il Consiglio dei ministri ha deliberato ieri la dichiarazione dello stato di emergenza nel territorio delle due province emiliane, dove la crisi idrica è dovuta a un lungo periodo di siccità che risale allo scorso autunno, cui si aggiungono gli effetti delle elevate temperature estive. Oltre al fondo speciale, il governo concede deroghe alle norme nazionali per assicurare la fornitura di acqua potabile alla popolazione, anche mediante autobotti, e per potenziare l’approvvigionamento di acqua con interventi strutturali. Problemi analoghi si registrano in altre aree della Val Padana (Piemonte, calo delle acque del Po), nelle Alpi orientali, nel Lazio e in Sardegna. Nell’Italia centrale, “la situazione più delicata è certamente quella che coinvolge la città di Roma e i comuni limitrofi”, spiega una nota, “collegata in particolare alla condizione del lago di Bracciano, il cui livello, a fine maggio, era di +5 cm sullo zero idrometrico”.

Monza: muore in ospedale bimbo affetto da leucemia colpito da morbillo. Torna il dibattito sulle vaccinazioni

“Complicanze polmonari e cerebrali da morbillo”: sarebbero le cause che hanno portato al decesso, avvenuto ieri, di un bambino di 6 anni affetto da leucemia ricoverato nel reparto di rianimazione dell’Ospedale San Gerardo di Monza. A darne notizia l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera. Gallera ha affermato che “solo l’immunità di gregge avrebbe salvato il piccolo”. Il bimbo sarebbe stato contagiato dai fratelli maggiori che non erano stati vaccinati, notizia confermata da fonti ospedaliere. Gallera ha aggiunto: “La storia di questo piccolo affetto da leucemia è l’esempio di come la cosiddetta ‘immunità di gregge’ sia fondamentale per la protezione di coloro che, per la loro malattia o per lo stato di trattamento in cui si trovano, non sono protetti, anche quando fossero vaccinati dal morbillo così come da altre malattie infettive… Ci tengo a sottolineare come solo l’immunità di gregge, cioè la vaccinazione di oltre il 95% dei bambini, sia l’unica strada per tutelare soggetti immunodepressi o che hanno contratto malattie come nel caso del piccolo del San Gerardo, che per queste ragioni non possono vaccinarsi”. Sulla stessa linea il ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

Consiglio europeo/1: accordo su sicurezza e difesa. Oggi al centro delle discussioni il problema delle migrazioni

La riunione del Consiglio europeo (capi di Stato e di governo Ue) riprende oggi a Bruxelles trattando di migrazioni, commercio, Europa digitale. La prima giornata di ieri è parsa ai protagonisti densa di risultati: l’accordo unanime per rafforzare la sicurezza e la lotta al terrorismo, la decisione sul fondo per la difesa, il contrasto alla radicalizzazione anche attraverso internet. In serata i leader hanno ascoltato le proposte della premier britannica May sul Brexit e la relazione Merkel-Macron sull’Ucraina: a questo proposito l’Unione europea estenderà di sei mesi, quindi fino a fine anno, le sanzioni economiche contro la Russia per il conflitto in Ucraina e la mancata attuazione degli accordi di Minsk. Il clima che si registra al summit è generalmente di accordo, anche se i nodi principali emergeranno oggi sull’accoglienza dei profughi e il sostegno solidale a Italia e Grecia, i Paesi più esposti ai flussi in arrivo da Africa e Medio oriente. Nell’aprire il vertice, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha affermato che “le cose si stanno muovendo in una direzione migliore”, citando la ripresa economica e occupazionale, l’accordo finanziario con la Grecia, “l’aumento di sentimenti europeisti nelle ultime settimane” e “le vittorie dei leader politici schierati al 100% a favore dell’Ue dalla Bulgaria all’Austria fino ai Paesi Bassi, senza dimenticare ovviamente la Francia”. “Non possiamo tuttavia essere né compiaciuti né ingenui. Dobbiamo dimostrare ai cittadini che siamo capaci di riprendere il controllo di eventi che ci sconvolgono e talvolta persino ci terrorizzano”.

Consiglio europeo/2: Brexit, May rassicura, “proteggeremo i diritti dei cittadini europei” che vivono nel Regno Unito

Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, aprendo il summit di ieri aveva affermato: sul divorzio da Londra “si sentono pronostici diversi, hard Brexit, soft Brexit, no deal. Alcuni amici britannici mi hanno persino chiesto se sarebbe possibile invertire il processo della Brexit… Ho detto loro che di fatto l’Ue è stata costruita su sogni che sembravano impossibili da realizzare, perciò chi lo sa? Come cantava John Lennon: ‘Direte che sono un sognatore, ma non sono l’unico’”. Nel corso del vertice è poi arrivata la relazione della premier britannica Theresa May, giunta a Bruxelles in una posizione politica indebolita dopo la recente elezione parlamentare e la formazione di un governo che conta su una maggioranza risicata. “Proteggeremo i diritti dei cittadini europei che vivono nel Regno Unito”, ha affermato, lasciando intendere di voler procedere verso il cosiddetto “soft Brexit”. Nessun cittadino con passaporto europeo dovrà lasciare – ha fatto intendere May – il Regno Unito dopo il Brexit; a tutti verrà data la possibilità di regolarizzare la permanenza; dovrebbe inoltre essere riconosciuta la residenza agli europei che vivono sul suolo britannico da almeno 5 anni. Londra preciserà le proposte in un documento che sarà reso noto la prossima settimana in vista della nuova tappa dei negoziati Brexit che inizieranno il prossimo 17 luglio. Intanto il Consiglio europeo ha stabilito ieri i criteri per individuare le due città, all’interno dei 27 Paesi Ue, che ospiteranno le Agenzie del farmaco e bancaria, che sinora avevano la sede in Inghilterra.

Austria: Braunau, dove nacque Hitler, contenzioso sulla casa natale del dittatore. Il governo vorrebbe abbatterla

Il villaggio di Braunau in Austria conta meno di 20 mila abitanti, “ma lo spettro del concittadino più famoso l’ha portata al centro di uno scontro giudiziario. La decisione di sequestrare la casa dove nacque Adolf Hitler, togliendola al suo attuale proprietario, è infatti finita di fronte alla Corte Costituzionale di Vienna”; lo riferisce Euronews. La donna proprietaria della casa ha fatto ricorso contro la legge di espropriazione, passata lo scorso dicembre. Dal 2011 il palazzo è disabitato, in quanto il governo e la proprietaria non riuscivano ad accordarsi sul futuro utilizzo della casa, diventata meta dei gruppi neonazisti. L’espropriazione permetterà alle autorità di modificare l’aspetto del palazzo oppure di abbatterlo per ricostruirne uno nuovo.

Padre Ambrosoli: mons. Paglia (Pontificia Accademia Vita), “la sua esperienza stimolo di crescita enorme”

Thu, 2017-06-22 20:42

“Le iniziative come quelle di padre Giuseppe Ambrosoli rendono l’Italia un Paese migliore, la Chiesa più bella e noi riusciamo a raccogliere un patrimonio di santità e di azione sociale importante”. Lo ha detto l’arcivescovo mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, durante la presentazione del libro, dedicato al missionario in Uganda, dal titolo “Chiamatemi Giuseppe. Padre Ambrosoli, medico e missionario” (Edizioni San Paolo), che si è svolta questo pomeriggio a Roma. “La sua era una generazione di preti che hanno scelto in maniera differente di aiutare i più deboli e i poveri. In questo libro stiamo cogliendo un Paese e una Chiesa straordinaria – ha affermato mons. Paglia -. Non parliamo di una sola persona. La sua era la generazione di don Milani e di don Mazzolari. Oggi invece l’Italia è depressa da tutti i punti di vista. L’esperienza di padre Giuseppe, da un lato, ridicolizza l’Italia di oggi, dall’altro è uno stimolo di crescita enorme”. Mons. Paglia ha raccontato di un suo recente viaggio in Uganda e della sua visita in un campo per rifugiati, che ospita 450mila persone fuggite dal Sud Sudan. “L’Europa non riesce a gestire questi numeri – ha aggiunto -. I testimoni come padre Ambrosoli hanno generato un Paese che per tanti versi è migliore del nostro. Era circondato da una voglia di vivere incredibile. E il Paese non va in default. Questo è il modo di vivere la vita politica ed ecclesiale. Noi invece ci perdiamo nei dibattiti sullo ius soli”.

Padre Ambrosoli: Calabresi (La Repubblica), “una vita ben spesa è capace di farne fiorire altre nonostante i numerosi ostacoli”

Thu, 2017-06-22 20:40

“Nella storia di padre Ambrosoli c’è la fede ma anche l’idea che la fede vada accompagnata con una professionalità”. Lo ha detto Mario Calabresi, direttore del quotidiano La Repubblica e autore della prefazione del libro dedicato al missionario in Uganda dal titolo “Chiamatemi Giuseppe. Padre Ambrosoli, medico e missionario” (Edizioni San Paolo), presentato questo pomeriggio a Roma. “La sua storia non è una storia di passato ma di presente. Fu l’esempio per i miei zii che aprirono un ospedale in un’altra località dell’Uganda e per altri ragazzi – ha detto -. Queste storie hanno seminato talmente in profondità che non solo quella pianta ha germogliato ma ne ha fatte germogliare anche delle altre”. Calabresi ha ricordato la preparazione professionale e gli studi specialistici del missionario. “Credeva che bisognava avere una formazione professionale per riuscire a compiere la missione che desiderava – ha aggiunto -. Il messaggio che emerge è che una vita ben spesa è capace di far fiorire altre vite nonostante i numerosi ostacoli. In un tempo di disimpegno come il nostro, la storia di padre Giuseppe ci dice che, se si scommettono i propri talenti nella direzione giusta, si possono ottenere risultati eccezionali”.

Padre Ambrosoli: p. Albanese (Popoli e Missione), “testimone esemplare di pace”

Thu, 2017-06-22 20:39

“Padre Giuseppe Ambrosoli con i suoi gesti è stato un testimone esemplare di pace”. Padre Giulio Albanese, direttore della rivista “Popoli e Missione”, per molti anni missionario in Uganda ha ricordato così il sacerdote lombardo, durante la presentazione del libro “Chiamatemi Giuseppe. Padre Ambrosoli, medico e missionario” (Edizioni San Paolo), questo pomeriggio a Roma. Padre Albanese ha raccontato del suo impegno al fianco del missionario, che ha conosciuto poco prima di terminare gli studi proprio in Uganda. “Aveva una grande statura spirituale, umana e missionaria. I suoi gesti precedevano le parole – ha raccontato -. In questo mondo in crisi di valori ci mancano a volte dei modelli. Padre Giuseppe è stato testimone esemplare, aveva la capacità di sapere interpretare i segni dei tempi”. Il contesto è quello dell’Uganda degli anni ’80, Paese in fermento per guerre e contrasti tra varie parti della popolazione. “Padre Ambrosoli diceva che una delle grandi responsabilità della Chiesa era quella di formare la società civile, tutte cose che i comboniani hanno fatto – ha aggiunto padre Albanese -. Rispetto al fenomeno dei ribelli, sosteneva che dobbiamo impegnarci per la pace. Sosteneva che il tribalismo era una maledizione e diceva che dovevamo portare tutte le componenti della società sotto lo stesso cerchio. È stato un grande interprete della carità”.

Padre Ambrosoli: Giovanna Ambrosoli (nipote), “ha vissuto la sua santità ogni giorno con normalità”

Thu, 2017-06-22 20:38

“Padre Giuseppe Ambrosoli ha vissuto la sua santità ogni giorno con normalità”. Lo ha detto Giovanna Ambrosoli, nipote del missionario in Uganda, presidente della Fondazione Dr. Ambrosoli e autrice con la giornalista Elisabetta Soglio del libro “Chiamatemi Giuseppe. Padre Ambrosoli, medico e missionario” (Edizioni San Paolo), presentato questo pomeriggio a Roma, al Palazzo del Vicariato Maffei Marescotti. A introdurre l’incontro, mons. Liberio Andreatta, amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi. Subito dopo l’intervento della nipote del missionario di cui è in corso l’iter per la beatificazione: “Da adulta ho avuto modo di riscoprire la sua figura in base alle storie di chi ha lavorato con lui in Uganda e in Italia – ha raccontato Ambrosoli -. Da qui è nato il desiderio di scrivere della sua storia. Nei 32 anni in quel Paese africano padre Giuseppe si è trovato a vivere in condizioni di povertà e violenza ma è riuscito a resistere, costruendo un’opera oggi essenziale per il nord Uganda. Ha lasciato un ospedale e una scuola di formazione, un’eredità che cerchiamo di portare avanti perché opera fondamentale per la popolazione locale”. Le ha fatto eco la coautrice del libro, Elisabetta Soglio: “La forza della mitezza di padre Giuseppe mi ha affascinato e mi ha permesso di collaborare al racconto della sua storia in questo libro. La fondazione a lui dedicata è un segno di forza e continuità, il suo spirito è rimasto a collegare l’Italia con l’Uganda”.

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