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Servizio Informazione Religiosa
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Natale: mons. Gaid (Santa Sede) celebra al carcere di Latina. “Vi porto l’abbraccio di Papa Francesco”

Sun, 2017-12-24 21:05

“Il mio essere qui, oggi, in mezzo a voi è soprattutto il voler portare a tutti, e a ciascuno singolarmente, il saluto, l’abbraccio, l’augurio di ogni bene da parte di Sua Santità Papa Francesco, che, attraverso piccoli e semplici doni, desidera farvi giungere il suo augurio di un Santo Natale e la sua benedizione apostolica”. Lo ha detto mons. Yoannis Lahzi Gaid, secondo segretario personale di Papa Francesco, durante l’omelia della celebrazione eucaristica che ha presieduto, sabato 23 dicembre, nel carcere di Latina. Ai detenuti ha presentato la risposta delle persone alla venuta di Gesù. E così, durante la Messa alla quale hanno partecipato la direttrice del carcere, Nadia Fontana, e il cappellano, padre Nicola Cupaiolo, ha parlato delle persone “disinteressate” o “scoraggiate”. Sono “le persone troppo prese dalla vita e dagli affari, talmente presi che non si rendono neanche conto dell’arrivo del Signore. Sono accecati da se stessi, dagli affanni e dagli affari della vita – ha aggiunto -, dai sentimenti negativi: odio, vendetta, violenza, invidia, avversità, rabbia, malvagità, rancore. A loro Gesù viene, bussa, cerca posto ma loro non lo sentono, non lo vedono, non lo accolgono e, qualche volta, lo cacciano perfino fuori dalla loro vita”. La chiosa di mons. Gaid è netta: “Per loro il Natale non significa niente. Il sole sorge ma loro chiudono gli occhi e continuano a vivere nel buio”. Sulla stessa frequenza le persone “potenti” o “prepotenti”, cioè “le persone che trovano in Cristo un pericolo da eleminare”. “Confidano nella loro forza, ricchezza, gioventù, conoscenze, mettono la loro speranza nella loro forza fisica, professionale, sociale, nelle cose che periscono. A loro viene Gesù ma loro non lo accolgono – conclude -, anzi cercano di ucciderlo, parlando male di Lui, considerando i credenti persone sciocche, per loro il Natale rappresenta un peso”.

Natale: mons. Giudice (Nocera-Sarno), “a Betlemme ritrova il significato della vita e anche della morte”

Sun, 2017-12-24 20:00

“La notte di Natale a Betlemme Dio si è fatto uomo, cioè ha voluto condividere dell’uomo, dell’umanità, tutta la storia eccetto il peccato. Dalla notte di Natale una luce è brillata nella storia, per questo l’umanità è sempre in cammino verso Betlemme, perché a Betlemme ritrova il significato della vita e anche il significato della morte”. Lo dice mons. Giuseppe Giudice, vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, nel messaggio video e audio rivolto alla diocesi per Natale, pubblicato stasera sul sito della diocesi e sui suoi canali social. “Se guardiamo intorno a noi con uno sguardo non di fede potremmo dire ‘dov’è il Natale, dov’è il Signore?’. L’indicazione che ci viene dalla fede, che ci viene dalla liturgia che attualizza il mistero, è proprio questa sottolinea il presule -: tutti dobbiamo passare per Betlemme, perché a Betlemme c’è una grotta angusta, a Betlemme è sporco il fango, è sporca la paglia, però su quella paglia, in quella grotta angusta, scende la luce del Signore, il verbo si fa carne. Per questo motivo, se nella nostra vita ci sono sofferenze, ci sono motivi di lutto e di difficoltà, non dimentichiamo mai che Gesù è passato per Betlemme”. Il vescovo sottolinea: “Il mistero del Natale è questo andare a Betlemme. Andiamoci come i pastori, andiamoci con il cuore di Maria, andiamoci con il silenzio di Giuseppe. A Betlemme abbiamo ricevuto un dono che è il Figlio di Dio, per questo nel giorno di Natale ci scambiamo gli auguri, ci scambiamo i doni, ed è bello che la famiglia si ritrovi intorno alla tavola del Natale”. Di qui l’auspicio: “Come sarebbe bello se nel giorno di Natale, alle nostre tavole, si potesse sedere un povero, uno straniero, uno che è solo, uno che è in difficoltà”. E a chi gli chiede dove cercare gli ultimi, mons. Giudice risponde: “Guarda bene sul tuo pianerottolo, guarda nel tuo cortile, guarda nel tuo quartiere, guarda nel tuo cuore e troverai Gesù che ancora si nasconde nel volto di quel povero. Ecco c’è stato dato un figlio: un figlio si accoglie, un figlio si ama, questo Figlio è il principe della Pace”. Da quando “la Parola si è fatta storia e Dio cammina con noi – conclude -, non siamo più soli, non siamo senza figli, non siamo abbandonati: un bambino è nato per noi, questo Bambino è il Figlio di Dio”.

Natale: mons. Cerrato (Ivrea), “credere in Gesù Cristo è diventare creature nuove”

Sun, 2017-12-24 19:22

“Credere in Gesù Cristo è diventare creature nuove”. Lo scrive il vescovo di Ivrea, mons. Edoardo Aldo Cerrato, nel messaggio di Natale rivolto alla diocesi. Il presule ricorda che la sua nascita è uno spartiacque per i secoli. “Dalla nascita di Cristo i secoli si distinguono in ‘avanti Cristo’ e ‘dopo Cristo’ e gli uomini in chi crede o no che quel Bimbo, nato a Betlemme, è il Salvatore del mondo”, aggiunge. Una scelta che si ripropone in tutte le epoche. “Credere in Gesù Cristo è vivere con lui, per lui, in lui. Credere in Gesù Cristo è testimoniare che la felicità è possibile, ma è quella che lui propone”. Nelle parole del vescovo ritorna anche una frase di Papa Francesco. “Credere in Gesù Cristo è ‘camminare sulla strada attraverso la quale arriva a noi la grande tradizione della fede’”, su quella strada percorsa da una “moltitudine di testimoni”, che “da duemila anni rinnovano l’annuncio dell’avvenimento del Dio-con-noi, senza lasciarsi spaventare da fatiche e sofferenze”. Così mons. Cerrato indica come raggiungere quella via. “Solo riguadagnando il vero, il bello e il buono che i nostri padri ci hanno consegnato, potremo vivere come un’opportunità il cambiamento d’epoca in cui siamo immersi, come occasione per comunicare agli uomini la gioia del Vangelo”.

Biotestamento: mons. Sanguineti (Pavia), “legge che rischia di aprire le porte a prassi eutanasiche”

Sun, 2017-12-24 18:36

“Mentre in Italia, è in atto un progressivo invecchiamento della popolazione, con una grave crisi demografica, il nostro parlamento, come ultimo atto della legislatura, si preoccupa di varare in fretta, senza accogliere nessuna critica e correzione, una legge che rischia di aprire le porte a prassi eutanasiche e tende a favorire una concezione sempre più individualista e solitaria dell’esistenza”. Lo scrive il vescovo di Pavia, mons. Corrado Sanguineti, nell’editoriale del numero di Natale del settimanale diocesano “il Ticino”. “Proprio a Natale, avvertiamo di più le ferite che sanguinano nel corpo vivo dell’umanità, e i segni di morte che accompagnano i nostri giorni”, aggiunge il presule che fa riferimento a una “cultura che, non riconoscendo più un significato all’umano soffrire e vivendo la morte come la fine di tutto, tende ad accogliere forme, magari mascherate, di eutanasia”. Il riferimento è alla recente approvazione di una legge sul fine vita, di cui mons. Sanguineti segnala “aspetti inquietanti e gravidi di conseguenze imprevedibili”. “Se da una parte, è un tentativo di evitare forme ingiuste e disumane di accanimento terapeutico, dall’altra parte, è stata salutata come conquista civile proprio da esponenti di pensiero che, da tempo, vogliono legittimare forme di eutanasia e di suicidio assistito”. Una vicenda che, secondo il vescovo, ha un forte nesso col Natale. “La venuta di Cristo nel mondo rappresenta l’inizio di una vita nuova, di uno sguardo capace di abbracciare tutta l’esperienza umana, nei suoi tratti luminosi e oscuri, sereni e tragici. In fondo – sottolinea – se oggi abbiamo una percezione soltanto negativa della malattia e del limite, se non abbiamo più parole di senso di fronte al dolore e alla morte, è perché il vero Festeggiato del Natale, come amava chiamarlo il compianto cardinale Giacomo Biffi, è per molti un estraneo, assente dalla concretezza della vita”.

Biotestamento: mons. Lovignana (Aosta), “certifica l’incapacità della nostra società di accompagnare le persone ella malattia e nella morte”

Sun, 2017-12-24 17:43

“La legge certifica l’incapacità della nostra società di accompagnare le persone nel delicato momento della malattia e della morte”. Lo scrive mons. Franco Lovignana, vescovo di Aosta, ai fedeli della diocesi nel messaggio per il Natale, commentando la legge sul “fine vita”. “Rischia di aprire le porte a pratiche eutanasiche, spezzando l’alleanza terapeutica tra paziente, medico e famiglia, equiparando impropriamente la nutrizione e l’idratazione a trattamenti terapeutici e non prevedendo il diritto costituzionale all’obiezione di coscienza”, sottolinea il presule, che indica il modo in cui reagire. “Vorrei indicare un campo particolare in cui impegnarci in questo Natale, la prossimità ai malati, soprattutto a chi è solo e a chi si prepara alla morte – aggiunge -. Mi sembra un luogo di presenza umana nel quale i discepoli di Cristo devono essere presenti”. Poi, l’invito a “vivere il Natale da credenti”, evitando “la retorica commerciale che vuol farne una parentesi nella quale non ci sia spazio per la fatica, la sofferenza”. Mons. Lovignana richiama così alla realtà. “Chi si trova in difficoltà economica, gli ammalati, le persone sole, gli esuli, le famiglie in disaccordo, i figli che patiscono la divisione dei genitori, i perseguitati non hanno tregua neppure in questi giorni. Eppure – conclude – il Sole di giustizia, Gesù, sorge per tutti, anche per chi soffre”.

Natale: mons. Miragoli (Mondovì), “fare silenzio per aprire il cuore a colui che viene”

Sun, 2017-12-24 16:00

“Fare silenzio è un modo per aprire il cuore a colui che viene. Fare silenzio è condizione per cogliere il mistero della nostra vita. Fare silenzio è l’unica possibilità che abbiamo per riappropriarci del nostro tempo, cioè per capire dove siamo, se siamo sulla strada che incrocia la sua o no”. Lo scrive il vescovo di Mondovì, mons. Egidio Miragoli, nel suo messaggio di Natale ai fedeli, per lui il primo alla guida della diocesi. Richiamando un passo del libro della Sapienza, il presule ricorda come “la Parola, anche con la maiuscola, non è un tuono, non si impone con il fragore: è rispettosa, è umile, è il vagito di un bambino”. “Non a caso, il testo biblico – aggiunge – dice che ‘è venuta’ tra noi ‘mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose’. Più che apparire una semplice notazione, queste parole suonano come un invito”. Parole che “suggeriscono come, per ascoltare davvero il Verbo disceso per noi, dobbiamo fermarci un istante e lasciarci invadere dal silenzio: magari dal silenzio delle nostre chiese, dal silenzio delle nostre colline e delle nostre montagne che sto imparando ad amare”.

Lavoro: mons. Renna (Cerignola-Ascoli Satriano), “creare le condizioni giuste per una reale ripresa economica anche nel Sud”

Sun, 2017-12-24 15:30

“Solo quando la famiglia è solida, un paese e una città progrediscono. Perciò, non fate mancare la vostra sollecitudine e il vostro impegno perché, non solo in questi giorni di festa ma sempre, le famiglie possano andare avanti dignitosamente”. Lo scrive nel messaggio per il Natale, mons. Luigi Renna, vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, rivolgendosi agli amministratori locali. “Il lavoro è il primo diritto che esse reclamano, e sta anche a voi creare le condizioni giuste perché possa esserci una reale ripresa economica anche nel nostro Sud – aggiunge -, e i nostri giovani non fuggano via, prima con la testa e poi con le loro splendide energie”. Per il suo messaggio, il vescovo prende spunto dal numero 65 dell’esortazione apostolica di Papa Francesco “Amoris laetitia”, affermando che “il luogo più simile alla Grotta di Betlemme sia quello in cui dimora una famiglia”. E poi approfondisce “l’esempio di chi si è lasciato affascinare dal mistero che stiamo per celebrare”, individuando nelle figure di Francesco d’Assisi, Teresa del Bambin Gesù e Charles de Foucauld la fonte alla quale “si dissetano anche le famiglie cristiane per rinnovare la loro speranza e la loro gioia”. Il vescovo poi volge la sua attenzione alle famiglie nelle quali “la disoccupazione rende più difficile tutto”, invitate a non smarrire “il senso del poco condiviso con onestà, piuttosto che del molto, frutto di disonestà”; alle persone sole, meritevoli di un rinnovato e vivificante “senso della familiarità”; agli immigrati, “soprattutto i più giovani che non hanno qui la loro famiglia: trovino in noi – esorta mons. Renna – rispetto, accoglienza, riconoscimento dei giusti diritti di lavoratori”.

Natale: mons. Lorefice (Palermo), “ogni città deve essere il luogo dove si rivela l’amore di Dio”

Sun, 2017-12-24 14:14

“A Natale tutti ci dobbiamo ricordare che siamo fratelli, perché il Padre ci raduna nel suo Figlio, Lui ci vuole cittadini di una città che deve portare il nome di Betlemme. E guardate che Gesù non nascerà né a Roma né a Gerusalemme, ma nascerà a Betlemme”. Lo scrive l’arcivescovo di Palermo, mons. Corrado Lorefice, nel suo messaggio per il Natale. “È come se volesse dire che in fondo ogni città deve essere il luogo dove si rivela l’amore di Dio e dove cresce dunque la concretezza dell’amore fraterno. Per cui si fa a gara perché nessuno sia infelice”, aggiunge il presule. L’arcivescovo invita i fedeli a permettere “a Dio di amarci ancora nel suo Figlio che si fa pane per noi, che si fa carne per noi, ma soprattutto nel suo Figlio che ci ricorda che siamo fratelli”. “Aiutiamoci insieme, e lo dice, anche da questo punto di vista, un vescovo che ha avuto come consegna una porzione del popolo di Dio, un vescovo che abita in questa città, in questa diocesi a Palermo, che si accorge che c’è tanto bisogno di un pane che raggiunga tutti, il pane fisico”. Il riferimento è a “quanti non lo avranno perché si perde il lavoro”. Ma “penso anche a quanti hanno bisogno del pane della speranza, della consolazione, della solidarietà dell’accoglienza, ed è chiaro che ognuno di noi si deve sentire interpellato”.

Natale: mons. Bertolone (Cec), “Egli si nasconde negli ultimi della terra che vivono accanto a noi”

Sun, 2017-12-24 13:33

“Tutti dovremmo fermarci a riflettere per riscoprire il senso concreto dell’Incarnazione ed il suo effettivo significato, specialmente in luoghi in cui per moltissimi la celebrazione della venuta del Messia sembra da decenni coincidere con la mondanità della festa dei regali, dei piaceri di circostanza e nulla più”. A scriverlo, dando l’augurio ai calabresi, è monsignor Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza episcopale calabra (Cec). La “mondanità”, secondo Bertolone, fa perdere “il provocatorio paradosso di un tempo particolare, in cui Dio sceglie di farsi uomo, di nascere povero, in una stalla, per cambiare il destino oscuro di un mondo che non riconosce le proprie debolezze e devianze”. Il presule ricorda che “al centro di tutto c’è un uomo con la sua storia, non un mito, ma un Evento. Un uomo il cui destino è segnato dalla nascita e dalla morte, simile a tutti gli altri. È su questo uomo che si proietta l’alone del mistero che lo rende diverso da ogni altro essere umano in quanto è il Figlio di Dio, amore infinito”. “La sua venuta – prosegue mons. Bertolone – deve invitarci a chinarci su questo bambino-Figlio di Dio che rinasce e vuole rinnovarci interiormente, rendendoci persone in grado di individuare il bene ed il male, abbandonando l’individualismo egoistico e spronandoci a comprendere finalmente che Egli si nasconde negli ultimi della terra che vivono accanto a noi”. Cristo, la chiosa finale, è “segno di un sentimento e di un’opportunità di cambiamento e di riscatto. Possa essere questo, soprattutto questo, il Natale che arriva”.

Natale: mons. Galantino, “occhi giusti davanti al presepe” e non “sguardi biecamente interessati”

Sun, 2017-12-24 12:42

“La vita è una lunga pedagogia all’incontro con Dio e con gli altri, un lungo cammino di purificazione degli occhi e del cuore per incontrare e ‘vivere nella verità’”. Lo scrive il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, nell’editoriale pubblicato oggi su “Avvenire”, in cui passa in rassegna gli sguardi dei personaggi che “hanno popolato e si sono mossi intorno al ‘primo’ presepe”. Per guardarli, secondo il presule, servono “occhi giusti” in modo da superare i “pasdaran impegnati a spendersi per il rispetto della cultura e della sensibilità altrui”, offesa “da simboli religiosi”, come “l’allestimento di presepi o dall’esecuzione di canti natalizi tradizionali”. Un modo per “liberarci da sguardi biecamente interessati”. Così la rassegna comincia con gli occhi “malati”, “voraci” e “omicidi” di Erode. “Chi è cieco vede buio anche dove c’è luce – spiega -. Chi ha occhi accecati dall’orgoglio del cuore vede un pericolo per se stesso anche nella mano tesa che vorrebbe aiutarlo. Non solo rifiuta l’aiuto, ma colpisce chi cerca di aiutarlo. E vuol convincersi di averlo fatto per il bene, per una giusta causa, magari per legittima difesa”. E poi gli “occhi distratti del mondo”, “l’evento che ha segnato la storia dell’umanità non ha spettatori, non ha cronisti”. Ma “per fortuna ci sono anche gli occhi ‘entusiasti’ dei Magi”. “L’entusiasmo non ha età e non cresce in un terreno privilegiato. Per crescere però ha bisogno di uomini e donne che amano la vita ed hanno voglia di scommettere e di mettersi continuamente in viaggio”, ricorda mons. Galantino. Un altro sguardo è quello degli anziani. “C’è una sapienza umana che si impara faticando sui libri e ce n’è una che nessun libro può insegnare”. E ancora gli “occhi ‘puri’ degli angeli e quelli ‘semplici’ dei pastori”. “I primi ad accorgersi della nascita di Gesù scelgono di comunicarla agli ultimi tra gli uomini”. Da qui, il monito del segretario della Cei: “Chi lavora poco o lavora solo per sé non avrà mai gli occhi semplici dei pastori. Si può lavorare tanto, ma per sé. Per essere riconosciuti, ringraziati, apprezzati. E, appena questi mancano si perde la testa”. A completare il presepe, gli occhi “umili” e “disponibili” di Giuseppe e gli occhi “grandi” di Maria. “Noi siamo ciò che contempliamo. Noi siamo ciò che amiamo. Come ogni mamma, quegli occhi Maria li ha trasmessi a Gesù”.

Papa Francesco: Angelus, appello per la pace nel mondo e la liberazione di tutte le “persone sequestrate”

Sun, 2017-12-24 12:18

“Nell’attesa orante della nascita del Principe della Pace, invochiamo il dono della pace per tutto il mondo, specialmente per le popolazioni che più soffrono a causa dei conflitti in atto”. È l’appello lanciato oggi dal Papa, dopo l’Angelus della vigilia di Natale in piazza San Pietro. Francesco, in particolare, ha rinnovato il suo appello “affinché, in occasione del Santo Natale, le persone sequestrate – sacerdoti, religiosi e religiose e fedeli laici – siano rilasciate e possano tornare alle loro case”. “Preghiamo per loro”, ha aggiunto a braccio sostando qualche momento in silenzio. Poi una preghiera per la popolazione dell’isola di Mindanao, nelle Filippine, colpita da una tempesta che ha causato numerose vittime e distruzioni: “Dio misericordioso accolga le anime dei defunti e conforti quanti soffrono per questa calamità”, la preghiera del Papa: “Preghiamo per questa gente”, ha aggiunto di nuovo a braccio facendo ancora una volta insieme ai fedeli un momento di silenzio. Alle migliaia di fedeli radunati in piazza San Pietro, Francesco ha infine rivolto un invito: “In queste ore che ci separano dal Natale, mi raccomando, trovate qualche momento per fermarvi in silenzio e in preghiera davanti al presepe, per adorare nel cuore il mistero del vero Natale, quello di Gesù, che si avvicina a noi con amore, umiltà e tenerezza. E, in quei momenti, ricordatevi anche di pregare per me. Grazie! Buona domenica e buon Natale!”.

Papa Francesco: Angelus, “Maria non si vanta, è umile, modesta, rimane come sempre”

Sun, 2017-12-24 12:09

“Maria non si vanta, è umile, modesta, rimane come sempre”. Con queste parole, pronunciate a braccio, il Papa ha riassunto l’atteggiamento della Madonna di fronte all’Angelo, al momento dell’Annunciazione. “Maria è veramente umile e non cerca di mettersi in mostra”, ha detto il Papa durante l’Angelus della vigilia di Natale, in cui ha sottolineato che dopo l’annuncio dell’Angelo la futura madre di Gesù “riconosce di essere piccola davanti a Dio, ed è contenta di essere così”. “Al tempo stesso – ha spiegato Francesco – è consapevole che dalla sua risposta dipende la realizzazione del progetto di Dio, e che dunque lei è chiamata ad aderirvi con tutta sé stessa”. Maria, quindi, “non si esalta di fronte alla prospettiva di diventare addirittura la madre del Messia, ma rimane modesta ed esprime la propria adesione al progetto del Signore”. Il “contrasto tra le promesse dell’angelo e la risposta di Maria”, secondo il Papa, “si manifesta nella dimensione e nel contenuto delle espressioni dei due protagonisti”. L’angelo dice a Maria: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”. “È una lunga rivelazione, che apre prospettive inaudite”, il commento di Francesco: “Il bambino che nascerà da questa umile ragazza di Nazaret sarà chiamato Figlio dell’Altissimo: non è possibile concepire una dignità più alta di questa. E dopo la domanda di Maria, con cui lei chiede spiegazioni, la rivelazione dell’angelo diventa ancora più dettagliata e sorprendente”. Invece, “la risposta di Maria è una frase breve, che non parla di gloria o di privilegio, ma solo di disponibilità e di servizio: ‘Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola’”. “In questa circostanza, Maria si presenta con un atteggiamento che corrisponde perfettamente a quello del Figlio di Dio quando viene nel mondo”, ha fatto notare il Papa: “Egli vuole diventare il Servo del Signore, mettersi al servizio dell’umanità per adempiere al progetto del Padre”. “L’atteggiamento di Maria rispecchia pienamente questa dichiarazione del Figlio di Dio, che diventa anche figlio di Maria”, ha osservato Francesco: “Così la Madonna si rivela collaboratrice perfetta del progetto di Dio, e nel Magnificat potrà proclamare che Dio ha innalzato gli umili, perché con questa sua risposta umile e generosa ha ottenuto una gloria altissima”.” Mentre ammiriamo la nostra Madre per questa sua risposta alla chiamata e alla missione di Dio, chiediamo a lei di aiutare ciascuno di noi ad accogliere il progetto di Dio nella nostra vita, con sincera umiltà e coraggiosa generosità”, l’auspicio finale.

Giovani: mons. Milito (Oppido Mamertina-Palmi), “non siete il futuro del mondo ma siete il presente della storia”

Sun, 2017-12-24 11:32

“Dio viene da Amore per farci vivere una vita di Amore”. È il messaggio di auguri che in un videomessaggio mons. Francesco Milito, vescovo di Oppido Mamertina-Palmi, ha offerto insieme ai sacerdoti della diocesi, dalla nuova Casa del clero, inaugurata nei giorni scorsi. “Natale è anche questo: è Dio che viene nel mondo per prendere il mondo con sé, e quando il mondo l’accetta sa rispondere a questo Dio”.

Il pensiero del presule è andato “in particolare a quanti soffrono nel corpo e nello spirito, impossibilitati di poter vivere i momenti di preghiera delle nostre comunità”. Ma un appello particolare il vescovo reggino ha voluto farlo “a coloro i quali credono che il mondo, anche in questa nostra zona, debba essere ispirato a sentimenti che non sono di amore, ma di odio, di vendetta, di ritorsione, di imperdonabili capacità di saper dire una volta per sempre smettiamo con quel messaggio che è contro Dio, anti-Dio, che si chiama male, soprattutto se organizzato”. Mons. Milito ha ricordato che “il Signore per questo è venuto e desidera che nessuno resti fuori dal suo amore”. Un pensiero “particolarissimo” il presule ha rivolto ai giovani “che quest’anno noi abbiamo eletto come soggetti speciali della nostra attenzione e della nostra cura”. “Non siete il futuro del mondo ma siete il presente della storia che fa capire che cos’è il futuro”, l’esortazione di mons. Milito. “Ve lo diciamo con tutto il cuore di pastori, di fratelli e di amici: avvicinatevi a Cristo se volete comprendere che cosa sia la vita e spenderla bene”.

Natale: mons. Sacchi (Casale Monferrato), “la sua luce entri nel cuore di tutti”

Sun, 2017-12-24 10:41

“La luce del Natale entri nel cuore di tutti”. È l’augurio rivolto dal vescovo di Casale Monferrato, mons. Gianni Sacchi, nel videomessaggio registrato in occasione del Natale. Il vescovo sottolinea “il messaggio straordinario del Natale: Dio scende nella nostra storia per amare, per servire e, soprattutto, per fare dono della sua vita”. “Un Dio nella fragile carne di un bambino – aggiunge – da accogliere, quasi da prendere in braccio”. Ma “spesso – ammonisce mons. Sacchi – abbiamo ridotto il Natale di Gesù ad una bella fiaba. Una bella storia che raccontiamo e che ha messo in piedi la corsa agli acquisti e tante realtà che non c’entrano nulla con il Natale”.

“Il Natale – prosegue – ci ricorda che ‘per loro non c’era posto’. Non avevano alloggio, come per tanti oggi non c’è posto nel mondo secondo le logiche di questo mondo”. Allora “se vogliamo veramente celebrare l’autentico Natale di Gesù, non quello consumistico che abbiamo creato, dobbiamo vivere ciò che Lui è venuto ad insegnarci: l’amore e il dono della vita”. “Il Natale – rileva il vescovo – viene ancora una volta per ricordarci le cose più importanti della vita che sono l’attenzione agli altri, la condivisione, la fraternità”. Mons. Sacchi conclude con un augurio: “Il Natale porti la pace, porti la luce là dove ci sono tante oscurità, dove ci sono situazioni difficili. Porti soprattutto l’amore, la condivisione, la gioia di stare insieme. Penso alle persone sole, a quelle che stanno attraversando momenti difficili, a tante famiglie provate da situazioni di malattia, di sofferenza, di lutto, di morte. La luce del Natale di Gesù entri nel cuore di tutti”.

Natale: mons. Benotto (Pisa), “la bellezza dell’amore è l’unica forza capace di cambiare il mondo”

Sun, 2017-12-24 10:20

“Ho l’impressione che la distrazione sia diventata una virtù piuttosto che una nota di demerito. Mi sembra che a molti, il Natale, dica assai poco. Ma non perché non provino la gioia, almeno una volta all’anno, di ritrovarsi a tavola con parenti ed amici stretti, ma perché quando ciascuno ritorna a casa sua, dopo un bel pranzo, tira un sospiro di sollievo dato che, anche questa volta, quel che si doveva fare si è fatto”. Lo scrive mons. Giovanni Paolo Benotto, arcivescovo di Pisa, in una lettera a Gesù, in occasione del Natale, pubblicata sul settimanale diocesano “Vita Nova”. “Quando al canto del Gloria la tua immagine di Bambino viene scoperta o portata vicino all’altare, in ciascuno c’è qualcosa che dice nel profondo: possiamo ancora sperare, perché la vita nasce sempre”, aggiunge. Dall’altra parte, c’è anche chi “pensa di poter fare a meno”, “non ti fa gli auguri di buon compleanno”. Anzi, “qualche volta arriva a dire che forse sarebbe pure il momento di smetterla con queste cose: presepi, alberi di Natale, canti della tradizione cristiana, perché dicono che sono cose che tolgono libertà a chi la pensa diversamente”. “Sono convinto – conclude il vescovo – che tu vuoi bene anche a queste persone; anzi che gli vuoi ancor più bene proprio perché hanno ancora più bisogno di te e di quello sguardo affinato che permette di vedere oltre l’orizzonte del visibile, per scorgere e fissare sempre più nitidamente la bellezza dell’amore, unica forza capace di cambiare il mondo”.

Natale: mons. Cornacchia (Molfetta), “aprire le porte del cuore e delle case ai più bisognosi”

Sun, 2017-12-24 09:56

“Apprendiamo da don Tonino Bello, alla vigilia del suo 25° dies natalis, l’essere Sentinella della Società e anche della Chiesa”. Lo scrive mons. Domenico Cornacchia, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, bel suo messaggio per il Natale, rivolto alla diocesi, dal titolo “Scegliere e farsi scegliere da Lui”. “Auguro a me e a ciascuno di voi di essere Sentinella del mattino, un ruolo da esercitare di più perché siamo sordi. Sordi non perché non vogliamo sentire, ma perché non vogliamo vedere – aggiunge il presule -. Vige intorno e dentro di noi una preoccupante cecità e un oscurantismo etico, religioso e antropologico”. Segue, quindi, l’invito a “un risveglio, per noi che abbiamo la fortuna di essere toccati dal messaggio cristiano, ancora oggi”. “Il Signore è venuto per noi, è entrato nel nostro cuore, però lo abbiamo ridotto a un personaggio fra i tanti che affollano i nostri presepi, le nostre case e le nostre coscienze”. Da mons. Cornacchia, infine, un appello “perché si aprano le porte del cuore e delle case ai più bisognosi, in particolare ai giovani: siano loro, come dice Isaia, a segnare l’ora esatta in cui il Signore bussa alle porte della storia ed entra prepotentemente come guida della nostra vita”.

Natale: il Sir trasmetterà in diretta streaming le celebrazioni presiedute da Papa Francesco

Sun, 2017-12-24 09:00

Tutte le celebrazioni natalizie, presiedute da Papa Francesco, in diretta streaming su agensir.it. Il Sir le trasmetterà sul proprio sito, in collaborazione con Vatican Media, a partire dalla Messa della Notte di Natale, domenica 24 dicembre. Il Papa la celebrerà nella Basilica di San Pietro, dalle 21,30. E da lì partirà la prima diretta. Un servizio che si rinnoverà nel giorno di Natale, lunedì 25, alle 12, quando, dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, Francesco pronuncerà il suo messaggio natalizio e impartirà la benedizione “Urbi et Orbi”. Altro appuntamento, domenica 31 dicembre, alle 17, con la celebrazione dei primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, ai quali seguiranno l’esposizione del Santissimo Sacramento, il tradizionale canto dell’inno “Te Deum”, a conclusione dell’anno civile, e la benedizione eucaristica. Online l’indomani, lunedì 1°gennaio, anche la Messa, che il Papa celebrerà nella Giornata mondiale della Pace sul tema: “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. Ultimo appuntamento, sabato 6 gennaio, alle 10, con la Messa nella solennità dell’Epifania.

Lavoro: mons. Boccardo (Spoleto-Norcia) e mons. Piemontese (Terni-Narni-Amelia) su “ex Novelli”, “continui a essere garante di occupazione e sviluppo”

Sat, 2017-12-23 17:30

“I vescovi di Spoleto-Norcia e di Terni-Narni-Amelia, territori in cui hanno sede gli stabilimenti della ex Novelli, condividono l’ansia e la preoccupazione di tante famiglie che affrontano nuovamente un tempo difficile per la serenità e la sicurezza della vita quotidiana, ed esprimono loro viva solidarietà, sostenuta dalla preghiera di tutta la comunità ecclesiale”. È quanto si legge in una nota diffusa oggi congiuntamente dagli uffici stampa delle diocesi di Spoleto-Norcia e di Terni-Narni-Amelia. L’arcivescovo Renato Boccardo (Spoleto-Norcia) e mons. Giuseppe Piemontese (Terni-Narni-Amelia) “auspicano che, con l’impegno di tutte le parti interessate, si giunga ad una soluzione concreta ed efficace degli attuali problemi e sollecitano il coinvolgimento delle diverse realtà imprenditoriali del Paese affinché l’azienda possa continuare ad essere garante di occupazione e sviluppo nella regione”.

Diocesi: mons. Perego (Ferrara-Comacchio) ai detenuti, “ognuno è amato da Dio per quello che è”

Sat, 2017-12-23 17:18

“È importante a Natale scoprire il valore di ogni persona”, in quanto “ognuno è amato da Dio per quello che è, il Signore guarda a ognuno per la propria storia. E così il nome dice dell’unicità di ognuno”. Lo ha affermato questa mattina l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, in occasione della celebrazione eucaristica che ha presieduto nella Casa Circondariale di via Arginone. Presenti un centinaio di detenuti, il 79enne cappellano mons. Antonio Bentivoglio – che ha colto l’occasione per lasciare ufficialmente il ruolo di cappellano nell’istituto penitenziario, carica che ha ricoperto dal 1994 -, la Comandante di reparto Annalisa Gadaleta, diversi volontari e catechisti e la Garante dei detenuti di Ferrara, Stefania Carnevale. La messa è stata concelebrata anche da don Giacomo Granzotto, da don Paolo Cavallari, e da don Emanuele Lonardi, vicario della parrocchia di Santa Maria in Vado, che al termine della liturgia ha donato a ogni detenuto presente un piccolo biglietto di auguri, tutti pensieri realizzati dai suoi parrocchiani. Perego ha sottolineato come in occasione del Santo Natale “i desideri, i sentimenti e i ricordi assumono un significato particolare”. Come il Battista deve preparare la venuta di Gesù, così “ciascuno di noi ha un compito speciale che deve scoprire, una vocazione, un progetto particolare che il Signore ha su di lui”. Così il Natale deve farci scoprire “l’unicità di ogni figlio che nasce, di ogni fratello” e di conseguenza dobbiamo cogliere come “Gesù costruisca storie di relazione, di prossimità, di attenzione all’altro: a Natale riscopriamo questa serenità di avere in mezzo a noi il Signore, che ci raggiunge ovunque, anche qui”. La messa si è conclusa con il messaggio letto da mons. Bentivoglio in cui ha voluto salutare e ringraziare il personale, i volontari e i suoi “fratelli ristretti”: “c’è un tempo per incontrarsi e uno per lasciarsi, c’è il tempo del benvenuto e quello dell’addio”, ha scandito il sacerdote commuovendo i presenti. “Le vostre vite – ha detto rivolto ai detenuti – hanno segnato anche la mia, rendendomi più sensibile alla sofferenza dei fratelli”.

Diocesi: Cassano all’Jonio, inaugurata a Francavilla Marittima la casa di accoglienza “Stella del mattino”. Ospiterà minori stranieri non accompagnati

Sat, 2017-12-23 17:16

Sarà destinata ad ospitare minori stranieri non accompagnati la casa di accoglienza “Stella del Mattino” inaugurata nei giorni scorsi a Francavilla Marittima (Cs). Ne dà notizia la diocesi di Cassano all’Jonio. La Fondazione Casa della Provvidenza A.D.F.L. Rovitti, presieduta dal vescovo diocesano, mons. Francesco Savino, ha partecipato al bando Fami 2017/2020 insieme alla cooperativa Medical Center onlus utilizzando anche altre due strutture messe a disposizione del Comune di Mormanno per ospitare complessivamente 50 persone. Nel corso dell’inaugurazione, il vescovo ha visitato i locali della casa di accoglienza, che ospiterà 20 persone, e ha benedetto tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della struttura e che si occuperanno dell’accoglienza. Da oltre un anno la Fondazione ha fatto proprio l’invito di Papa Francesco accogliendo per 15 mesi ragazzi provenienti da ogni parte dell’Africa sub-sahariana e dall’estremo oriente aprendo un centro di accoglienza straordinario prima a Francavilla poi a Mormanno al seminario estivo, con altre 52 persone ospitate. “È stata un’esperienza positiva – commentano i portavoce della nuova cooperativa sociale – portata avanti con molto sacrificio e con lavoro di dedizione di tutti gli operatori che si sono resi disponibili a dare una mano”. “Mentre l’accoglienza stava anche diventando un’occasione per il lavoro e per il sostentamento degli operatori – proseguono – diventava anche un momento di compagnia fra tutti, un momento di condivisione delle fatiche, delle gioie, delle speranze, delle prospettive che hanno portato alla formazione di una Cooperativa sociale appunto, denominata ‘Stella del mattino’ di cui la Fondazione Rovitti ne è stata la madrina”.

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