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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 3 min 56 sec ago

Lavoro e giovani: Forum famiglie, presentato “Generare Futuro”

Fri, 2017-12-22 12:30

Presentato “Generare Futuro” un progetto cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e realizzato dal Forum delle associazioni familiari in collaborazione con le Acli di Roma. “L’iniziativa – si legge in una nota – si pone l’obiettivo di promuovere e rimettere al centro il lavoro quale perno di cittadinanza e sviluppo integrale della persona e della comunità, con un approccio valoriale, educativo e al tempo stesso concreto in grado, inoltre, di fornire ai giovani un kit di strumenti per facilitarne l’ingresso e la permanenza nel mondo del lavoro”.
Il progetto “si sviluppa a livello nazionale, ma prende avvio con una prima sperimentazione condotta dalle Acli di Roma nel territorio della Capitale attraverso l’organizzazione di incontri educativi e informativi per giovani dai 18 ai 35 anni, apertura di 3 corner point ovvero sportelli di orientamento al lavoro volti ad aiutare i ragazzi nell’elaborazione del curriculum e percorsi di empowerment volti alla comprensione e allo sviluppo delle proprie risorse personali, comunicative e relazionali”. Nel 2018 il progetto si svilupperà ulteriormente grazie al coinvolgimento dei Forum delle famiglie regionali nel Lazio, in Liguria, in Lombardia, nelle Marche, in Umbria ed in Toscana in un’ottica di rete con le scuole secondarie di secondo grado e le diverse realtà sociali locali.
Si tratta, conclude la nota, di “un’occasione per riattivare i talenti del nostro territorio, talenti intesi come doti e capacità personali di ciascuno, che rappresentano la ricchezza spesso nascosta del nostro Paese. In un contesto occupazionale difficile e spesso ostile alla formazione di una nuova famiglia, è essenziale stimolare reti e forme di cooperazione per promuovere l’occupazione giovanile, anche considerando la tappa fondamentale del passaggio alla genitorialità”.

Medio Oriente: p. Vitores (Betlemme), intervenire per arrestare l’emorragia dei cristiani dalla Terra Santa

Fri, 2017-12-22 12:13

“Gerusalemme è una madre e non esclude nessuno dei suoi figli. Se diverrà la capitale di Israele o della Palestina, non vi sarà più spazio per le altre religioni”. Così dichiara ad Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), padre Artemio Vítores, guardiano della Basilica della Natività a Betlemme. “Questi sono tempi difficili, ma purtroppo non è una novità” dichiara il frate che ha vissuto per 46 anni a Gerusalemme prima di trasferirsi a Betlemme. E dopo aver visto “otto guerre e due intifade” testimonia che “la pace annunciata dai pastori in questo luogo sacro è sempre stata difficile da raggiungere”. Padre Vítores nota come Betlemme sia uno dei pochi luoghi sacri che si è conservato esattamente come era duemila anni fa. Nella città si respira “la gioia del Natale, nonostante le violenze abbiano negli anni decimato la comunità cristiana”. Sono oltre 350mila, infatti, i cristiani che hanno abbandonato Betlemme dalla creazione dello Stato di Israele nel 1948. Un’emorragia che si è acutizzata in occasione delle due intifade e delle diverse ondate di violenza. “Tali tragici avvenimenti hanno inoltre privato i luoghi sacri di turisti e pellegrini – continua il religioso – con gravi conseguenze sui cristiani, prevalentemente impiegati nel settore turistico. Soltanto dal 2001 al 2005, ha perso il lavoro circa l’80% dei capofamiglia cristiani. Anche oggi la situazione è drammatica: se non c’è turismo non c’è lavoro e se non c’è lavoro non c’è cibo”. Non è migliore la condizione della comunità cristiana di Gerusalemme drasticamente ridottasi dal 20% all’1,4% negli ultimi 70 anni. Per questo il frate francescano ha voluto lanciare, attraverso Acs, un appello ai cristiani occidentali. “Dovete intervenire, altrimenti non rimarranno più cristiani in Terra Santa. Come? Ad esempio visitando questi luoghi sacri. Così porterete conforto e sostegno ai cristiani della terra in cui è nato Gesù”. Nel 2017 Aiuto alla Chiesa che soffre ha donato più di 16 milioni di euro in favore dei cristiani di Terra Santa e dell’intero Medio Oriente.

Ordinanza anti-accattonaggio Como: mons. Cantoni (vescovo), “senza cuore i problemi non si affrontano né si risolvono”

Fri, 2017-12-22 12:00

“Serve un cuore grande per accogliere questo tipo di fragilità. Senza cuore i problemi non si affrontano e non si risolvono. Non si risolvono a tavolino e neanche con le ordinanze. Ma rimboccandosi le maniche e mettendosi in gioco di persona, con un’attenzione delicata a coloro che hanno bisogno”. Lo ha dichiarato ieri il vescovo di Como Oscar Cantoni – come ricorda il Settimanale della Diocesi di Como – in merito ai fatti degli ultimi giorni con le polemiche seguite all’ordinanza firmata dal sindaco di Como, Mario Landriscina, contro l’accattonaggio e i bivacchi in centro. Un’ordinanza finita nell’occhio del ciclone dopo che, nella mattinata di domenica 17 dicembre, alcuni agenti di polizia municipale avevano vietato ad un gruppo di volontari di distribuire la colazione ad alcuni senza tetto. “La scelta di emanare un’ordinanza – ha aggiunto mons. Cantoni – è una questione di tipo politico. Come cristiani dobbiamo continuare a lavorare, a impegnarci, nel dono di noi stessi, manifestando vicinanza ai poveri e ai più poveri fra i poveri, per coloro che alla mancanza di risorse materiali aggiungono fragilità e marginalità personali che chiedono di essere capite e accolte”. Proprio in questi giorni il vescovo Cantoni è ritornato in più occasione sul tema delle povertà e della vicinanza agli ultimi. “Credo che la questione debba essere riportata in un solco di correttezza – ha aggiunto il presule -. I problemi si possono risolvere cercando di capire insieme cosa si può fare e non con le polemiche. Lo stile deve essere quello del dialogo. La carità non avrà mai fine, dice San Paolo, e la comunità cristiana, da parte sua, continuerà a impegnarsi per non far mancare aiuto e vicinanza a nessuno, in particolare a coloro che più di altri mostrano di essere effettivamente in situazione di bisogno».

Natale in Iraq: padre Mekko (Karamles), la preghiera dei cristiani di Ninive “la pace dei nostri nemici sarà anche la nostra pace”

Fri, 2017-12-22 11:58

“Chiederemo pace e perdono anche per i nostri nemici per chi ha sparso morte, per chi ci ha scacciato via dalle nostre terre, chiederemo al Signore il dono della riconciliazione per il nostro Paese. La pace dei nostri nemici sarà anche la nostra pace”. È questa la preghiera dei cristiani iracheni della Piana Ninive che si apprestano a vivere il loro primo Natale nei loro villaggi “oramai sicuri e liberati” dopo la sconfitta definitiva dello Stato islamico. A raccontarlo al Sir è padre Paolo Mekko, parroco caldeo di Karamles, uno dei tanti villaggi cristiani della Piana di Ninive occupati nell’estate del 2014 dai miliziani del Califfo, Al Baghdadi. Sono passati oltre tre anni dalla fuga precipitosa di oltre 100 mila cristiani dai loro villaggi verso il Kurdistan per scampare all’Isis. Oggi il lento ma costante ritorno dei cristiani e la ripresa dei restauri di chiese e case. “Qui a Karamles la chiesa è ancora un cantiere – spiega padre Mekko – ne abbiamo una più piccola ma è insufficiente ad accogliere tutti i parrocchiani rientrati, oltre 300 famiglie, e quindi celebreremo in una grande sala che stiamo sistemando con decorazioni, fiori e un grande presepe, forse il più grande tra quelli dei villaggi della Piana. La mangiatoia è rappresentata dall’altare dove poggeremo Gesù bambino la notte di Natale”. Sulle strade di nuovo frequentate dei villaggi si notano le prime luminarie. “Alberi e simboli natalizi sono tornati anche a Mosul dove fino ad oggi sono circa 70 le famiglie cristiane rientrate”, rivela il sacerdote, originario della città che si affaccia sulla sponda occidentale del fiume Tigri. Le celebrazioni natalizie, afferma il parroco, “prenderanno il via il 24 dicembre da Mosul con una messa alle 10 del mattino del patriarca caldeo, Mar Louis Raphael I Sako, nella chiesa di San Paolo che si trova nei pressi dell’università cittadina. La chiesa – sottolinea padre Mekko – sarà allestita da giovani cristiani e da giovani musulmani molto attivi che vogliono in questa maniera lanciare un messaggio di pace e di riconciliazione”. Le liturgie proseguiranno, poi la sera nelle chiese dei vari villaggi della Piana dove sono riapparsi alberi natalizi e luminarie. Oggi la Piana di Ninive è sicura e celebrare di notte, come vuole la tradizione, è possibile – afferma senza tentennamenti il parroco di Karamles -. Tutto questo serve a ricreare quel senso di gioia e di speranza che sembrava svanito con la violenza cieca dell’Isis”. “Confidiamo in questo Natale – conclude – per vedere famiglie tornare anche solo per festeggiare. Potrebbe essere la scintilla che li spingerà poi a rientrare definitivamente. Nessuno tra noi credeva di tornare e di rivedere la propria casa, ma stiamo rientrando, e questo è un miracolo di Natale.

Natale: Coldiretti/Ixè, l’80% degli italiani resta in Italia per paura del terrorismo

Fri, 2017-12-22 11:54

L’Italia delle feste resta a casa. L’80% degli italiani, infatti, pare sia intenzionato a rinunciare a qualsiasi spostamento oppure ha già deciso di cambiare meta e scegliere un brevissimo spostamento verso luoghi sicuri. Ad indicarlo è un’indagine Coldiretti/Ixè. Effetto terrorismo da un lato, ma probabilmente anche conseguenza delle ristrettezze economiche che si fanno ancora sentire. La tendenza generale pare così essere quella di ritrovarsi in casa e di preparare cibi in casa.
Stando ai risultati del sondaggio comunque, 10,2 milioni di italiani hanno deciso di trascorrere almeno un giorno fuori casa durante le festività natalizie e di fine anno; per le partenze nelle festività di Natale la spesa media sarà di 412 euro per persona con un calo del 10% rispetto allo scorso anno. “A pesare sulle destinazioni – sottolinea la Coldiretti – sono i drammatici episodi di terrorismo internazionale che condizionano quest’anno la scelta delle vacanze di più di un italiano su cinque (22%) e tra questi il 42% ha scelto di non andare in Paesi esteri considerati a rischio e il 36% di evitare le grandi città. Il 65% dei vacanzieri starà fuori di casa meno di una settimana, il 27% da una settimana a quindici giorni e il resto ancora di più”. E solo il 25% di chi si sposterà preferisce l’albergo mentre tengono le formule alternative. In questo caso, sarebbero poco più di 800mila – sempre secondo una stima Coldiretti – i vacanzieri che per Natale e/o Capodanno hanno scelto l’agriturismo.

Natale: card. Bagnasco (Genova), “cresca la fiducia verso il futuro”. Necessario impegno contro la denatalità e a favore del lavoro giovanile

Fri, 2017-12-22 11:46

“Porgo gli auguri alla città intera, augurando che nel cuore di ciascuno, di ogni cittadino, cresca la fiducia verso il futuro, a partire proprio dal santo Natale che è il Signore con noi, che ci dice e ci ricorda che non siamo soli nel portare la vita”. Così il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), che questa mattina ha incontrato i cronisti locali per registrare il tradizionale messaggio di auguri natalizi alla città. Il porporato ha esortato ad avere “fiducia nel domani, raccogliendo i segnali positivi che qua e là si vedono” auspicando “che questa fiducia diventi in tutti una voglia di collaborazione, di mettersi insieme, a tutti i livelli, perché la fiducia possa sempre più crescere ma anche portare frutto per il bene e il benessere di tutti i cittadini”. L’arcivescovo ha però ricordato che “le situazioni di disagio, soprattutto per quanto riguarda il lavoro sono ancora grandi, non sono ancora assolutamente superate, nonostante segnali positivi”. Però, ha aggiunto, “se cresce nel cuore di tutti la fiducia e la collaborazione, sicuramente potremo fare nel 2018 un salto in avanti”. La preoccupazione del cardinale “riguarda innanzitutto le famiglie che devono essere molto più sostenute da ogni punto di vista, innanzitutto culturale, in secondo luogo anche economico”. Il porporato ha quindi ricordato il dato demografico – “la denatalità è molto elevata, soprattutto a Genova e in Liguria” –  e il lavoro perché “senza il lavoro i giovani non riescono a fare un progetto di famiglia, non riescono a guardare al futuro con sufficiente serenità e quindi affrontare i rischi che la vita comporta”. “I giovani – ha concluso – anche a livello europeo, sappiamo che desiderano farsi una famiglia, è in cima ai loro desideri e alle loro prospettive. Questo richiede, oltre a uno scatto culturale, anche uno scatto concreto dal punto di vista socio-economico”.

Biotestamento: card. Bagnasco (Genova), “al medico attribuita “una funzione puramente notarile”. “Non è chiaro se è garantita l’obiezione di coscienza”

Fri, 2017-12-22 11:41

Un testo con “gravissime lacune”, che riduce il medico “ad una funzione puramente notarile”, e nel quale “non è per nulla chiaro il diritto all’obiezione di coscienza”. Incontrando i cronisti locali in occasione del Natale, il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), è intervenuto sul tema del testamento biologico affermando che “basta leggere il testo per accorgersi come ci sono delle gravissime lacune e che l’impianto generale non rispetti la vera dignità umana e la più realistica qualità della vita”. Ha poi ricordato che nutrizione e idratazione artificiale, “il mangiare e il bere, non sono più considerate delle funzioni vitali essenziali per chiunque ma sono considerate alla stregua di terapie e pertanto possono essere sospese, eliminate”. Inoltre “non mi è chiaro il rapporto, l’alleanza medico-paziente” perché “come è sempre stato auspicabile, ed è giusto che sia, il medico – all’interno del rapporto fiduciario con il paziente, in scienza e coscienza – può avere quella libertà di giudizio nelle situazioni concrete, senza essere considerato in una funzione puramente notarile”. Per il porporato, poi, “non è per nulla chiaro, nonostante un inserimento all’ultimo momento nel testo che è stato approvato, se è garantito il diritto fondamentale all’obiezione di coscienza, da parte dei medici e del personale sanitario coinvolto”. A suo avviso, infatti, “è stato inserito un articolo, senza però fare la parola ‘obiezione di coscienza’ attraverso una locuzione molto ambigua che può essere interpretata in modi opposti”. Infine, il presidente dei vescovi europei ha ricordato che “la vera qualità della vita non è l’efficienza, o l’assoluta autonomia, ma vivere dentro a delle relazioni virtuose con gli altri tanto è vero che vi sono persone, anche molto giovani, con cultura, professionalità e benessere, che sono terribilmente soli, quindi preda di una facile tristezza e depressione”.

Ilva: card. Bagnasco (Genova), “tutte le forze in campo collaborino fattivamente”

Fri, 2017-12-22 11:40

“Le autorità, i responsabili e la nuova proprietà si rendano conto della preziosità – e questo credo stia accadendo – dello stabilimento e di questa azienda nel panorama europeo e anche del radicamento importantissimo nel territorio nei diversi siti a cominciare da Genova, dove praticamente è nata, Novi e il grande stabilimento di Taranto”. In occasione dell’incontro con i cronisti locali per la registrazione del tradizionale messaggio per gli auguri natalizi alla città e alla diocesi di Genova, il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi europei, ha lanciato un appello alla società in merito alla vicenda dell’Ilva. L’auspicio del card. Bagnasco è che, da una parte, l’azienda “metta in atto un piano per risolvere i gravi problemi che esistono a Taranto, e che tutti conosciamo, e, dall’altra, è necessario che tutte le forze in campo, a tutti i livelli, e tutti i soggetti che sono interessati – e tutti dovremmo essere interessati, parlo in modo particolare per Genova – si mettano in un clima di collaborazione concreta, fattiva perché la sfida dell’Ilva possa essere superata nel modo migliore per l’azienda a cominciare dai lavoratori e delle loro famiglie”.

Ius soli: card. Bagnasco (Genova), “un tema da meditre a prescindere da interessi politici o elettorali”. “Accoglienxa, nel quadro della sicurezza e del rispetto dei diritti”

Fri, 2017-12-22 11:37

“Il tema dello ius soli, o dello ius culturae, deve ancora essere seriamente meditato, a prescindere da interessi immediati di tipo politico ed elettorale, perché un clima, un approccio di questo tipo, non permette di affrontare un tema così importante e delicato”. Ne è convinto il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente dei vescovi europei, che questa mattina ha incontrato i cronisti locali nel salone episcopale della curia di Genova, per registrare il tradizionale messaggio di auguri alla città e alla diocesi. La riflessione su questi temi, ha aggiunto il porporato, deve rientrare “sempre nello spirito dell’accoglienza, che soprattutto come cristiani ma innanzitutto come persone, non dobbiamo mai dimenticare e nel quadro della sicurezza di tutti, nel rispetto dei diritti e delle speranza di cui tutti sono depositari”.

Germania: il 26 dicembre cattolici tedeschi in preghiera per cristiani perseguitati in Nigeria

Fri, 2017-12-22 11:20

Il 26 dicembre i cattolici tedeschi celebrano la giornata di preghiera per i cristiani perseguitati e oppressi del nostro tempo. La Conferenza episcopale tedesca (Dbk) ha scelto di ricordare i fratelli e le sorelle di fede che sono vittime delle violenze e dell’oppressione in tutto il mondo nelle liturgie della festa di santo Stefano protomartire. Oltre che nelle intercessioni corali, l’invito viene rivolto ai fedeli affinché dedichino la propria preghiera personale per questa causa. Il tema principale proposto per il 2017 dalla Dbk sarà la preghiera per i cristiani della Nigeria, costantemente esposti ad attacchi da parte del terrorismo islamista. Il segretariato della Dbk sta distribuendo materiale divulgativo e di sensibilizzazione per la giornata di preghiera, destinato soprattutto alla esposizione nelle parrocchie. Sono disponibili anche preghiere e canti devozionali sul tema. La Giornata di preghiera del 26 dicembre è stata istituita nel 2003 e ogni anno permette ai cattolici tedeschi di approfondire i bisogni e la necessità di aiuto e solidarietà dei cristiani di alcune zone del mondo, anche con il confronto continuo con vescovi e missionari: con questo spirito, il 29 novembre scorso mons. Matthew Hassan Kukah, vescovo della diocesi nigeriana di Sokoto, insieme con il presidente della Commissione per la Chiesa mondiale della Conferenza episcopale tedesca, l’arcivescovo di Bamberga, mons. Ludwig Schick, ha presentato un dossier informativo sulla attuale situazione dei cristiani nigeriani.

Mafia e massoneria: Bindi (Commissione parlamentare), “intervenire su regole che vanno contro i principi della democrazia”

Fri, 2017-12-22 11:08

“Nella nostra relazione non facciamo i nomi, neanche dei condannati per mafia, perché potremmo citarli in quanto condannati per mafia, ma non potremmo farlo in quanto appartenenti alla massoneria. Persino nei confronti di una Commissione parlamentare d’inchiesta si potrebbe verificare un ricorso presso la Commissione europea dei diritti dell’uomo, perché in qualche modo violeremmo la privacy”. Lo denuncia al Sir Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia, che presenta oggi a Roma, in una conferenza stampa, i contenuti della Relazione sulle infiltrazioni mafiose nella massoneria in Sicilia e Calabria. “Nella Relazione – sottolinea – non facciamo nomi, ma vogliamo dire al Parlamento che bisogna intervenire su queste regole che vanno contro i principi della democrazia, il cui principio fondamentale è la trasparenza e l’obbedienza a un unico ordinamento generale, non ad ordinamenti che possono confliggere con l’ordinamento statale generale”. Bindi ribadisce anche “la necessità di rendere conto: uno può essere iscritto ad un’associazione, ma lo dichiara, non lo tiene nascosto, perché occorre sapere con chi abbiamo a che fare, soprattutto se l’appartenenza all’associazione prevede il giuramento”. Infine, la presidente della Commissione parlamentare antimafia ricorda: “Abbiamo dedicato questo lavoro a Tina Anselmi”.

Mafia e massoneria: Bindi (Commissione parlamentare), “ci sono dei reati spia che andrebbero presi in considerazione”. Attenzione al pericolo “segretezza”

Fri, 2017-12-22 11:02

“Nella nostra inchiesta ci siamo soffermati solo sui reati di mafia, ma con il cambiamento delle mafie, che corrompono e trasformano sempre di più le loro vittime in complici, ci sono alcuni reati spia, che andrebbero presi in considerazione”. Lo spiega al Sir Rosy Bindi, presidente delle Commissione parlamentare antimafia, che presenta oggi a Roma i risultati dell’indagine sulle infiltrazioni mafiose nella massoneria in Sicilia e Calabria. Un dato allarmante, per Bindi, è “la presenza di appartenenti alle organizzazioni massoniche in persone con un ruolo dirigenziale nei Comuni e nelle Asl sciolti per mafia”. Tutto questo, rileva Bindi, “è reso possibile anche dal regime di segretezza che è consentito alle organizzazioni massoniche”. Di qui la necessità di “intervenire sulla legge Spadolini-Anselmi del 1982” e di pretendere soprattutto da “chi riveste incarichi pubblici” una “dichiarazione sull’appartenenza ad altre realtà associative, soprattutto quando queste richiedono un giuramento”. Infatti, chiarisce la presidente della Commissione antimafia, “il funzionario dello Stato deve giurare fedeltà alla Stato, non a un altro ordinamento, con il rischio che i due ordinamenti entrino in conflitto tra loro, al punto tale che c’è una sorta di giustizia interna che finisce per rivestire un ruolo prioritario rispetto alla giustizia dello Stato”. L’altra caratteristica delle mafie, ricorda Bindi, è “l’essere associazioni segrete a loro volta. Le due segretezze che s’incontrano sono pericolose. Abbiamo ascoltato dei collaboratori di giustizia che erano al tempo stesso massoni e mafiosi che ci hanno confermato quanto sospettavamo. E qui, preciso, non stiamo parlando di logge deviate, ma di logge ufficiali, perché noi riconosciamo la legittimità di queste realtà associative, tutelate dalla nostra Costituzione, che prevede per le formazioni sociali la libertà di associazione, ma proibisce le associazioni segrete”.

Mafia e massoneria: Bindi (Commissione parlamentare), “193 appartenenti alle logge con procedimenti penali in corso per reati di mafia”

Fri, 2017-12-22 11:00

“Sono circa 200 i nominativi – 193 per l’esattezza – appartenenti alle logge massoniche con 350 procedimenti penali in corso, alcuni dei quali si sono conclusi con sentenze di condanna per reati di mafia”. Lo dice al Sir la presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, che oggi presenta, a Roma, in una conferenza stampa i contenuti della Relazione sulle infiltrazioni mafiose nella massoneria in Sicilia e Calabria. “Per l’indagine – spiega Bindi, in un’ampia intervista sul contrasto alla mafia e alla corruzione quest’anno in Italia, che sarà pubblicata nei prossimi giorni dal Sir – noi ci siamo soffermati sulle infiltrazioni mafiose nella massoneria solo in Calabria e Sicilia, ma riteniamo che un’inchiesta del genere debba riguardare tutto il Paese perché la massoneria e le mafie sono presenti ormai in tutta l’Italia”. La presidente della Commissione parlamentare racconta anche delle difficoltà trovate in questo lavoro: “In questa nostra inchiesta abbiamo sperimentato la resistenza, in nome della privacy, da parte delle organizzazioni massoniche, che, in questo modo, non hanno offerto collaborazione. Appongono la questione della privacy, ma sono delle vere e proprie società segrete”. Il fatto, poi, che l’indagine abbia individuato circa 200 nominativi con processi per mafia in corso o già condannati dimostra che “c’è una realtà associativa, di fatto segreta, che tollera al proprio interno la presenza della mafia”.

Natale: mons. Gardin (Treviso), “fare spazio alle domande di chi soffre povertà, solitudine, incomprensione, ingiustizia, emarginazione, oppressione”

Fri, 2017-12-22 10:44

“Sembra che il Natale sia amato da tutti, magari per ragioni che non coincidono del tutto con quelle dei cristiani. Che sia, in ogni caso, per molti un’occasione in cui volersi bene o fare del bene, anche solo con semplici regali che esprimono tali sentimenti, non può che essere positivo e farci benedire questa ricorrenza”. Lo sottolinea mons. Gianfranco Agostino Gardin, vescovo di Treviso, nel suo messaggio natalizio. “È vero però che i cristiani sentono, in questi giorni, il bisogno di cogliere il significato più vero del Natale – prosegue il presule -. E lo riconoscono allora come il grande Dono di Dio. Per i cristiani Dio non è una divinità fredda e lontana, da temere, o alla quale accostarsi attraverso un impegnativo e arduo cammino ascetico e purificatore. È il Dio che viene tra noi, anzi si fa uno di noi e si china su di noi. E assume su di sé – il Bambino di Betlemme sarà l’Uomo crocifisso del Calvario – il male dell’umanità, offrendo alla libertà di ciascuno di divenire ‘creatura nuova in Cristo’”.
Al vescovo piace pensare che “l’usanza di farsi regali a Natale derivi proprio dalla gioia di ricevere il Dono che è Cristo, fratello che ci si fa accanto e si prende cura di noi. Questo è anche il desiderio più bello e più salutare che il Natale può suscitare in noi”. Di qui l’invito, rivolto a tutti, “a fare spazio alle domande, e sono tante e talora sono drammatiche, di chi soffre povertà, solitudine, incomprensione, ingiustizia, emarginazione, oppressione. Penso a chi non conosce la gioia di donare e a chi raramente sperimenta quella di ricevere doni; a chi sente spegnersi dentro speranza e fiducia nel futuro; a chi non è più in grado di dare un senso al proprio esistere; a chi si ritrova schiavo del vizio e delle dipendenze; a chi subisce le conseguenze nefaste delle guerre e della infelice distribuzione dei beni sulla faccia della terra”. Infine, l’augurio di “un desiderio e una volontà di bene più intensa, più fattiva, più solidale possa divenire un inarrestabile contagio, tra noi e in tutto il mondo. Questo sarebbe davvero un autentico Natale”.

Vita Pastorale: Virgili (biblista), “dalle parole di Papa Francesco tutti possono attingere qualcosa”

Fri, 2017-12-22 10:29

“Il linguaggio di Francesco è inclusivo come quello del Vangelo: tutti possono attingervi una consolazione, assumervi un impegno e condividere una ricerca di senso”. Lo afferma la biblista Rosanna Virgili, docente all’Università Lateranense, nell’articolo dal titolo “Parla come il Vangelo”, pubblicato sul numero di gennaio della rivista “Vita pastorale” e anticipato dal Sir. “L’abbandono dei registri linguistici tradizionali del Magistero e il rifiuto di adottare i tipici canoni dottrinali e dogmatici, nei suoi insegnamenti, hanno spesso dato adito a critiche aperte verso la parola di Francesco”, ricorda Virgili, che sottolinea la volontà del Papa di adottare “un linguaggio che possa creare un dialogo con i cristiani e la realtà multiculturale delle nostre società”. In un mondo “sconfinato” e “complesso”, “Francesco ha capito che, per dare senso ed efficacia alla presenza della Chiesa nel mondo, occorre ripercorrere la via kèrigmatica: quella dell’annuncio della prima ora”. Un annuncio di “misericordia per tutti i lontani, gli esclusi, gli scartati; un Vangelo di amore, di pace, di concordia universale, di denuncia dell’ipocrisia e dell’ingiustizia; un linguaggio comprensibile ai non iniziati, come quello usato da Gesù nelle parabole”.

Vita pastorale: Belletti (Cisf), “in famiglia la relazione tra le persone a volte sostituita da interazioni digitali”

Fri, 2017-12-22 10:23

Da un lato, gli adulti di età matura con figli grandi sono presenti “moderatamente in rete” (il 13,4%); dall’altro, single giovani e coppie di giovani (il 34,2%), sono molto più immersi nel mondo delle tecnologie. È quanto emerge dal rapporto del Centro internazionale studi sulla famiglia, che ha realizzato oltre 3mila rilevazioni sull’uso delle tecnologie digitali in famiglia, i cui risultati, anticipati dal Sir, sono pubblicati sul numero di gennaio di “Vita pastorale”. Partendo dalla considerazione che “la vita quotidiana di ciascuno di noi, ormai, è fortemente intrecciata con strumenti e supporti digitali, che hanno modificato il rapporto con la realtà”, il direttore del Cisf, Francesco Belletti, segnala un fenomeno in atto. “Dal rapporto Cisf emerge un processo che può essere definito di ‘ibridizzazione delle relazioni familiari’, in cui la relazione diretta tra le persone è integrata, a volte sostituita, da relazioni digitali, da interazioni a distanza”. Forme che “possono anche sostituire – spiega Belletti – le relazioni faccia a faccia, a favore di messaggi inviati sullo smartphone, in cui ci si tiene a distanza”. La crescente digitalizzazione delle comunicazioni e delle interazioni familiari, invece, “può rivelarsi estremamente positiva”, e “non sostitutiva”, “nelle situazioni in cui la distanza fisica è un dato non facilmente superabile”. In sintesi, la famiglia “ibridata” propone una “forma diversa di relazionalità”, che “non sempre rafforza i legami tra i membri della famiglia”. Perché “essere costantemente connessi non sempre significa ‘essere in relazione’”.

Vita pastorale: Enzo Bianchi, “preoccupante la contestazione degli atteggiamenti caritatevoli della Chiesa verso i migranti”

Fri, 2017-12-22 10:18

“Forse, oggi con l’avvento di Papa Francesco, nella Chiesa italiana non c’è più paura, ma c’è ancora esitazione, indecisione rispetto alle sfide di una società indifferente alla religione ma non a Gesù Cristo e al Vangelo”. Lo scrive Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, nell’articolo “I ‘cristiani del campanile’ e quelli del Vangelo”, pubblicato sul numero di gennaio della rivista “Vita pastorale” e anticipato dal Sir. Nel testo viene segnalata la contraddizione di chi “invoca i valori cristiani come identitari”, ma “arriva a osteggiare ogni forma di accoglienza dei migranti”. “Il fenomeno è preoccupante e la contestazione degli atteggiamenti caritatevoli della Chiesa verso i migranti dovrebbe interrogare i pastori di queste comunità cristiane che hanno potuto crescere fuori dall’egemonia del Vangelo”. Bianchi, richiamando le origini dell’organizzazione caritativa ecclesiale, sottolinea che “la vera carità, secondo il Vangelo, va praticata personalmente, concretamente: non basta un’offerta, tantomeno inviando un sms, o dedicare qualche ora di servizio ai poveri. Sarebbe più umano e più cristiano invitare un povero alla tavola di casa, dargli un letto, mettere la mano nella sua”.

Vita pastorale: Enzo Bianchi, “nella Chiesa italiana costante attenzione ai deboli e ai poveri”

Fri, 2017-12-22 10:16

“In tutto il territorio della penisola, in ogni diocesi c’è stata in questi anni una costante attenzione ai deboli e ai poveri: i fedeli, attraverso il volontariato e la disponibilità dei doni, hanno reso possibile un’organizzazione della carità veramente efficace, capace di raggiungere, in modo capillare, le realtà della sofferenza e del bisogno”. Lo scrive Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, nell’articolo “I ‘cristiani del campanile’ e quelli del Vangelo”, pubblicato sul numero di gennaio della rivista “Vita pastorale” e anticipato dal Sir, parlando di “un tratto tipico della Chiesa italiana fin dal XIX secolo”. “Soprattutto le strutture diocesane della Caritas, ma non solo, conferiscono alla Chiesa un volto caritatevole, attento prioritariamente ai poveri”, aggiunge. Un atteggiamento caritativo “dovuto anche alla sua capacità di prossimità con la gente”. “I presbiteri, in particolare, sono vicini alle persone, stanno in mezzo al gregge, ‘conoscono l’odore delle pecore’”. Considerazione che trova forza in un altro dato. “È raro che un prete sia disponibile solo a orari prefissati, come un impiegato, ma questo fa sì che la maggioranza dei presbiteri sia oberata e stanca per questo spendersi per gli altri fino a essere ‘mangiati’ dalla gente”. Per evidenziare il valore del loro impegno Bianchi suggerisce un confronto. “Altre Chiese europee e nordamericane, pur molto organizzate e con notevole impiego di personale stipendiato, non mostrano la medesima prossimità né altrettanta disponibilità da parte dei pastori”.

Vita pastorale: card. Bassetti, “il legno delle barche dei profughi è lo stesso della croce di Cristo”

Fri, 2017-12-22 10:14

“Tante corse, scadenze e impegni probabilmente svaniranno come neve al sole; la bontà, la tenerezza, la passione di chi sa smorzare i toni non per timore né per calcolo, ma per camminare davvero insieme appartengono a un’agenda che non invecchia”. Lo scrive il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nella lettera pubblicata da “Vita pastorale” sul numero di gennaio, anticipato oggi al Sir, parlando di cosa resta dell’anno che sta per terminare. Il cardinale racconta un episodio verificatosi a Rimini, durante le commemorazioni di don Oreste Benzi. “Alla fine della celebrazione mi è stato donato un pastorale di legno, realizzato con il legno dei barconi dei migranti. Portava affissa una targhetta che mi ha commosso profondamente: ‘Il legno delle barche dei profughi è lo stesso della croce di Cristo’”. Secondo il presidente della Cei, “questo è il messaggio che il dono del Natale porta al nostro cuore inquieto. Da quella Notte santa non possiamo più sentirci semplicemente soli o abbandonati, perché Lui cammina con noi nei sentieri del tempo”.

Vita pastorale: don Sciortino (direttore), “la politica sia meno cinica con i migranti”

Fri, 2017-12-22 10:13

Ormai vicini alle elezioni “non si parla del problema del lavoro e del futuro dei giovani”. “Richiederebbe impegno, intelligenza, programmazione e visione di futuro. Troppa fatica. Più facile, allora, parlare alla pancia della gente. E speculare sulle loro paure. Un irresponsabile populismo ha gioco facile con gli immigrati”. Lo scrive don Antonio Sciortino, direttore di Vita Pastorale, nel nuovo numero del mensile, anticipato dal Sir. “Niente di meglio, quindi, che scatenare una guerra tra poveri: prima i nostri e poi gli altri – sostiene -. Nel frattempo, non si fa nulla per gli uni e per gli altri. Solo bieca propaganda”. Da qui l’invito ai politici a “essere meno cinici con i migranti” e a leggere il Messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace, che si celebra il 1° gennaio 2018, dedicato a migranti e rifugiati. Realtà da “affrontare con umanità e civiltà, mettendo da parte le vuote ideologie. E trasformando quelle che vengono enfatizzate come minacce in opportunità per costruire un futuro di pace”. Secondo don Sciortino, “una politica meno cinica comincerebbe con il riconoscimento dello ‘ius soli’”.

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