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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 6 hours 51 min ago

Cile: Senato approva depenalizzazione dell’aborto. Vescovi: “Ingiusta discriminazione”

Mon, 2017-07-24 13:00

Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale cilena, in un comunicato reso noto venerdì scorso, prende posizione sull’approvazione da parte del Senato, avvenuta mercoledì scorso, del progetto di legge che depenalizza l’interruzione volontaria di gravidanza in tre situazioni (rischio di vita per la madre, malformazione fetale e commesso stupro verso la madre). Prima della definitiva approvazione manca solo il voto finale della Camera. Secondo i vescovi cileni il progetto di legge approvato è “una battuta d’arresto che introduce e legittima nella società cilena una ingiusta discriminazione verso esseri umani indifesi, la cui vita lo Stato è chiamato a garantire e proteggere”.
Perciò, “non pensiamo che questo progetto di legge costituisca una risposta di maggiore umanità e civiltà di fronte al dramma che vivono le donne che si trovano in situazioni limite. Invece di fare tutti gli sforzi per promuovere due vite umane ugualmente degne – quella della madre e quella del figlio atteso – d’ora in poi in Cile ci saranno bambini e bambine considerati da scartare”. Nel comunicato si riprende infatti questa espressione usata da papa Francesco e si sottolinea la contraddizione “rispetto ad un’etica fondata nella persona umana in quanto immagine e somiglianza di Dio”; per questo i vescovi si dichiarano particolarmente addolorati per il voto favorevole alla legge di parlamentari che si dichiarano cristiani. Apprezzamento, invece, per i parlamentari coerenti e per le organizzazione della società civile che si sono mobilitate durante il lungo iter legislativo.

Emergenza siccità: Moncalvo (Coldiretti), “fare manutenzione dell’esistente” e “dare spazio agli agricoltori”

Mon, 2017-07-24 12:57

A seguito dell’emergenza siccità, dieci regioni sono pronte a chiedere lo stato di calamità naturale. “L’agricoltura è sempre la prima vittima dei fenomeni meteorologici e atmosferici – dice in un’intervista al Sir il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo. Anche in questo caso la bassissima disponibilità di acqua unita al calo delle precipitazioni – nei primi quindici giorni di luglio il 70% in meno della norma – si sta trasformando in una situazione di siccità che riguarda i due terzi della superficie agricola nazionale coltivata”. In forte difficoltà ortofrutta, mais e soia. A rischio anche la produzione di foraggi per l’alimentazione degli animali quest’inverno, vigneti e uliveti. A questo si aggiunge il calo importante della produzione di latte pari al 20% cui sono sottoposti gli animali per lo stress da caldo. Per Moncalvo si tratta di emergenza annunciata: “Dal punto di vista climatico tutto il 2017 è stato un anno anomalo” e “la conta dei danni supera i due miliardi di euro”. “Non possiamo limitarci a gestire l’emergenza – insiste – ma dobbiamo affrontare il tema puntando sulla prevenzione”. Con riferimento all’emergenza acqua a Roma e all’ipotesi razionamento, il presidente di Coldiretti punta il dito contro la mancata manutenzione delle infrastrutture esistenti: “Condotte dell’acqua potabile” ma anche invasi, tubazioni e “canalizzazioni per uso irriguo”. Di qui il ruolo degli agricoltori: “La manutenzione ordinaria di molte di queste strutture e dei canali al di fuori dei centri urbani può vedere un grande impegno degli agricoltori che grazie alla legge di orientamento del 2001, che ne ha ridefinito il ruolo, possono occuparsi di gestione dell’acqua e di manutenzione del territorio e del verde pubblico. In tutti i territori in cui si sono già messe in opera questo tipo di convenzioni i risultati sono importanti”. Contenimento dei costi, qualità dell’intervento e capacità di gestire l’emergenza: per Moncalvo dare spazio agli agricoltori “utilizzando i contenuti normativi previsti nella legge” può essere “un grande passo in avanti”.

Siria: Aiuto alla Chiesa che soffre, due progetti per dare degna sepoltura ai cristiani di Aleppo

Mon, 2017-07-24 12:52

Due progetti per dare degna sepoltura ai cristiani di Aleppo. Sono quelli promossi da Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) nei confronti delle famiglie che nella città martoriata da guerra e grande povertà, non hanno potuto seppellire i propri cari defunti. “Pensando a loro – si legge in una nota – Acs ha deciso di stanziare un contributo di 45mila euro per sostenere la traslazione dei resti di 2.461 cristiani di diverse denominazioni deceduti ad Aleppo tra l’aprile 2013 e il dicembre 2016”. “I fedeli – prosegue la nota – sono stati momentaneamente sepolti in un terreno fornito dal governo vicino all’università, giacché l’area in cui si trovano i cimiteri cristiani, il quartiere di Jabal al-Saydé, è stata prima teatro di scontro tra esercito curdo e gruppi islamici quali il Fronte al-Nusra (in seguito Jabhat Fateh al-Sham), e poi chiusa ai civili dalle forze curde. Soltanto di recente si sono potuti appurare i gravi danni causati ai cimiteri dai bombardamenti, ma anche dai numerosi saccheggi”. Acs coprirà inoltre i costi necessari alla restaurazione del cimitero dove sono sepolti fedeli greco-ortodossi di Aleppo.

(Foto: Acs)

“Il nostro cimitero è stato in larga parte distrutto”, riferisce ad Acs Moses Alkhassi, vicario generale dell’arcidiocesi greco-ortodossa di Aleppo e Alessandretta. Come una delegazione della Fondazione ha potuto osservare, è necessario rimuovere la maggioranza dei feretri dalle nicchie gravemente danneggiate. Inoltre diverse lapidi sono state rubate e alcune bare aperte. “È un insulto per i nostri cari che prima della guerra riposavano in pace in questo luogo – aggiunge Alkhassi – ma purtroppo le povere famiglie aleppine hanno a malapena di che vivere e non possono permettersi di prendersi cura dei loro cari defunti”. I due progetti – conclude la nota – “mostrano la cifra ecumenica del sostegno di Acs che nelle aree in difficoltà supporta le diverse denominazioni cristiane e cerca di favorire il dialogo”. “La guerra ci ha fatto scoprire il grande miracolo dell’unità – afferma Alkhassi – e ora i nostri cari potranno finalmente riposare in un terreno benedetto”.

Emergenza siccità: Moncalvo (Coldiretti), “interventi strutturali per gestire meglio l’acqua e mettere in sicurezza il territorio”

Mon, 2017-07-24 12:52

“L’alta frequenza di fenomeni climatici anomali ci deve indurre ancora una volta ad andare oltre la logica emergenziale e a mettere in campo interventi strutturali di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio di una risorsa preziosa come l’acqua”. Di fronte all’emergenza siccità, peraltro annunciata, non usa mezzi termini il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo. In un’intervista al Sir spiega: “Nel nostro Paese continua a mancare la programmazione. L’Italia è un territorio piovoso, ogni anno cadono circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua, ma per le carenze delle infrastrutture ne perdiamo il 90% perché non riusciamo a trattenerla. Servono interventi strutturali Occorre potenziare la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l’acqua piovana, tenendo conto che, oltre che per uso potabile, l’acqua è essenziale per mantenere in vita il settore agricolo e consente la produzione di energie rinnovabili”. Per Moncalvo si tratterebbe di un investimento fruttuoso: “Negli ultimi 20 anni per ogni miliardo speso in nuovi investimenti ne abbiamo speso 2.5 per ristorare danni, peraltro in maniera solo parziale”. Investire sulla prevenzione consente invece di “gestire meglio la risorsa idrica”, creare nuovo lavoro e “mettere in sicurezza il territorio rispetto al tema importante del dissesto idrogeologico che riguarda l’82% dei Comuni italiani: dalle frane in collina al rischio di alluvioni anche in pianura proprio per una rete di canali che gestisce l’acqua non all’altezza dell’intensità dei fenomeni piovosi ai quali ci siamo abituati”.

Diocesi: Catanzaro, domani sera l’oratorio musicale “Natuzza. Canto alla Bellezza” scritto dal vescovo Renzo (Mileto-Nicotera-Tropea) e musicato da Palermo

Mon, 2017-07-24 11:50

Verrà messo in scena nella serata di domani, martedì 25 luglio, al Parco archeologico “Scolacium” di Roccelletta di Borgia, l’oratorio musicale sacro “Natuzza. Canto alla bellezza”, scritto dal vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, e musicato da Vincenzo Palermo. L’opera, realizzata – si legge in una nota – per “evidenziare particolarmente il senso ed il valore della spiritualità della mistica calabrese di Paravati, Natuzza Evolo, quale capolavoro della bellezza di Dio”, sarà proposta dalle 22 come evento speciale di “Armonie d’arte festival”. L’oratorio sarà presentato alle 12 di oggi, lunedì 24 luglio, a Catanzaro. “Bellezza è Dio stesso contemplato nella sua grandezza ed insieme nella sua semplicità offerta al cuore dell’umanità come modello infinito”, scrive mons. Renzo nella presentazione del testo: “è quello che ha reso possibile e visibile Natuzza con la sua semplicità, al punto da arrivare a definirsi ‘verme di terra’, e con la totale oblazione di se stessa al piano salvifico di Dio, che ha trovato in lei uno strumento docile per manifestare a tutti la sua Bellezza fatta carne nel Figlio e nei figli”. Peril vescovo, “Natuzza si è trasformata in canto umano ‘della’ bellezza di Dio data all’umanità ed insieme canto di gratitudine ‘alla’ bellezza di Dio per le meraviglie da Lui operate a favore della redenzione dell’uomo con l’oblazione totale del Figlio sulla Croce”. L’oratorio è un atto unico di parole e musica per voce recitante, accompagnato da clarinetto, coro, voci bianche e orchestra. La voce recitante sarà quella di Alessandro Preziosi mentre l’orchestra sarà diretta da Maurizio Dones. L’opera è prodotta da “Armonie d’Arte Festival” e “Life Communication”.

Richiedenti asilo: Caritas, al via il progetto “Pier” per l’integrazione e l’accoglienza

Mon, 2017-07-24 11:33

Un progetto di Caritas italiana, Caritas Austria e dell’associazione greca Arsis per l’integrazione e l’accoglienza dei richiedenti asilo o altre forme di protezione internazionale: si chiama Pier (Protection, integration and education for refugees) e sarà presentato domani a Cagliari (ore 11, Sala Vescovile dell’Episcopio, Piazza Palazzo 1). I promotori lavoreranno per rafforzare le numerose attività di accoglienza ed integrazione già svolte nei rispettivi Paesi. In Italia, grazie al progetto Pier, 11 Caritas diocesane – Aversa, Benevento, Cagliari, Capua, Conversano, Firenze, Genova, Saluzzo, Pescara, Ragusa, Palermo – potranno incrementare corsi di lingua italiana, azioni di supporto psico sociale ed inserimenti lavorativi a beneficio dei rifugiati ma anche distribuire migliaia di kit “Warm up” alle navi che svolgono attività di ricerca e soccorso in mare e alle Caritas che operano nei porti di sbarco. Caritas italiana e le Caritas diocesane vogliono ribadire quanto Papa Francesco ha voluto ricordare affermando la sua vicinanza a coloro che “si aprono saggiamente al complesso fenomeno migratorio con adeguati interventi di sostegno, testimoniando quei valori umani e cristiani che stanno alla base della civiltà europea”. Il progetto è finanziato dalla Coca Cola Foundation.

Padre Jacques Hamel: mons. Pontier (vescovi Francia), “una grande testimonianza”

Mon, 2017-07-24 11:20

“È stato uno di quegli avvenimenti impensabili che lasciano senza parole e che diventano portatori di una grande testimonianza, fonte d’insegnamenti per tutti”. Il riferimento è alla morte di padre Jacques Hamel, il sacerdote di 85 anni assassinato il 26 luglio 2016 mentre celebrava la messa nella chiesa di St-Etienne-du-Rouvray, e lo fa il vescovo George Pontier, vescovo di Marsiglia e presidente della Conferenza episcopale francese, in una dichiarazione pubblicata stamane. “La comunità cristiana, e ben oltre, la società francese, se lo ricorda”. Né vuole dimenticare “chi gli era vicino, la sua famiglia, le altre vittime, la sua parrocchia, feriti nei loro affetti e legami umani profondi”. A essere ucciso è stato “un uomo tra gli uomini” come ha detto anche la sorella Roseline, un “prete che è divenuto il simbolo di una vita vissuta con gli altri, per gli altri, una vita di fedeltà quotidiana, radicata nell’amore di colui che si è fatto uno di noi per amore, il Cristo”, scrive mons. Pontier. Questa vita è diventata “modello e incoraggiamento per tutti”. Il vescovo di Marsiglia rivolge poi un invito particolare a “pregare per la Francia” quando si festeggerà l’assunzione, il 15 agosto prossimo: “Chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Maria, di poter avere tanti uomini e donne che nella loro vita ordinaria vivono per gli altri e con gli altri. Che la fraternità tanto desiderata diventi una realtà. Che ispiri le nostre scelte personali e le scelte di coloro che hanno responsabilità a qualsiasi livello”.

Missioni: Comunità Villaregia, 12 missionari e 30 volontari ricevono mandato missionario

Mon, 2017-07-24 11:10

Dodici missionari, pronti per partire e portare il Vangelo fino agli estremi confini del mondo, in quelle periferie della Chiesa tanto amate da Papa Francesco. Sono dodici, tra sacerdoti, missionarie e missionari della Comunità di Villaregia, associazione pubblica di fedeli nata nel 1981 e riconosciuta dal Vaticano nel 2012, e che opera in 7 missioni nel sud del mondo. Lo scorso 14 luglio i missionari hanno ricevuto l’invio. Si tratta di Adriana Lima e padre Edson Santana in partenza per il Mozambico; padre Hernando Echeverry, Marzia Buzzat e Diego Fieni per il Perù; Adeline Loukouri e padre Olivier Nelle per la Costa d’Avorio; Dani Moras e padre Paolo Motta per il Burkina Faso; Maura Alhuay per il Messico; Mariarosa Testa per il Brasile; Juan Carlos Coto per il Porto Rico. Particolarmente emozionante è stato il momento della consegna del crocifisso che per l’occasione è stato realizzato da alcuni rifugiati ospitati dalla Comunità di Villaregia nella sede in Veneto (a Porto Viro).  Oltre ai missionari, ci sono anche 30 volontari, giovani, coppie, famiglie, che hanno deciso di vivere un periodo in una missione dell’Africa o dell’America del Sud della Comunità Missionaria di Villaregia.

Migranti: una linea guida per uniformare i controlli sanitari ai migranti

Mon, 2017-07-24 11:08

Una linea guida per fornire raccomandazioni sui controlli sanitari di profughi e richiedenti asilo, a partire da una valutazione iniziale in fase di soccorso alla visita medica completa nei centri di prima accoglienza fino alla “presa in carico” vera e propria nella seconda accoglienza. Si rivolge ai decisori, agli enti gestori dei centri di accoglienza e agli operatori sociosanitari per uniformare i comportamenti sul territorio nazionale. Sarà presentata stasera alle 17.30 nella sala stampa della Camera dei Deputati con il Ministro della salute Beatrice Lorenzin, il direttore generale dell’Istituto nazionale salute migrazioni e povertà (Inmp) Concetta Mirisola, il presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, il presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni – Simm Maurizio Marceca e il direttore generale della prevenzione del Ministero della Sanità Ranieri Guerra. E’ il primo importante contributo scientifico a livello europeo su un tema così attuale. Il documento, intitolato “Controlli sanitari all’arrivo e percorsi di tutela per i migranti ospiti nei centri di accoglienza”, è stato elaborato nell’ambito del “Programma nazionale linee guida salute migranti, sviluppato dall’Inmp in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e la Simm. “Sono state prese in considerazione le principali malattie infettive e diffusive (tubercolosi, malaria, epatite B e C, HIV, parassitosi, infezioni sessualmente trasmissibili) e alcune patologie cronico-degenerative (diabete, anemie, ipertensione, carcinoma cervice uterina) – si legge in una nota del Ministero della Sanità  – la cui diagnosi precoce si associa a una riduzione degli esiti negativi per la salute e dei costi per il Servizio sanitario nazionale. Sono state anche considerate alcune condizioni – quali la gravidanza – meritevoli di particolare tutela e in grado di modificare il percorso di accoglienza”.

Medio Oriente: Cappelaere (Unicef), “violenza e conflitti stanno mettendo a rischio la vita e il futuro di quasi 27 milioni di bambini”

Mon, 2017-07-24 10:57

“La violenza e i conflitti stanno mettendo a rischio la vita e il futuro di quasi 27 milioni di bambini” in Yemen, in Siria e nei Paesi che ospitano i rifugiati, nello Stato della Palestina, in Iraq, Libia e Sudan. È quanto denuncia Geert Cappelaere, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa. “Il momento peggiore delle violenze a Mosul può essere terminato – osserva Cappelaere – ma per troppi bambini a Mosul e nella regione, continua una sofferenza estrema”. “Continuano ad essere trovati bambini in stato di shock – spiega – alcuni tra i detriti o nascosti nei tunnel di Mosul. Alcuni bambini hanno perso le loro famiglie mentre fuggivano per salvarsi. Le famiglie sono state costrette ad abbandonare i loro bambini, che ora vivono nella paura, soli”. Inoltre, aggiunge, “molti bambini sono stati costretti a combattere e alcuni a compiere atti di violenza estrema”. Secondo Cappelaere, nella città nord-orientale di Ar-Raqqa, in Siria, “la violenza si è ulteriormente intensificata nelle ultime settimane, con i bambini che vengono ripetutamente attaccati”. “Tra 30mila e 50mila civili – prosegue – continuano ad essere intrappolati nella città, mentre continua una terribile violenza attorno a loro. Le famiglie hanno parlato di condizioni orribili e pericolose, con cecchini, mine e ordigni di guerra inesplosi”. Per il direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, “questi bambini che sono soli hanno bisogno del nostro supporto per trovare le loro famiglie, essere riuniti e essere accuditi con protezione e assistenza, indipendentemente dall’origine o dall’affiliazione della loro famiglia. Come per qualsiasi altro bambino nel mondo, hanno il diritto di essere salvaguardati, anche attraverso la documentazione legale”. “Ora – conclude Cappelaere – è il momento di agire”. È ancora possibile contribuire alla campagna lanciata da Unicef Italia per aiutare i bambini di Mosul e dell’Iraq.

Diocesi: Gaeta, da giovedì 27 al Museo diocesano la mostra “Tessere la speranza”

Mon, 2017-07-24 10:27

Verrà inaugurata giovedì 27 luglio, alle 17.30 presso il Museo diocesano e della religiosità del Parco dei Monti Aurunci a Gaeta, la mostra “Tessere la speranza”. “L’esposizione – si legge in una nota – presenta un aspetto molto peculiare del culto della Madonna: la vestizione dei simulacri della Santissima Vergine, densa di significati simbolici, ritualità e segretezza”. Una manifestazione del sacro, diffusa in tutto il mondo cattolico fin dalle origini del Cristianesimo e che riguarda insieme la storia dell’arte, della devozione e del costume”. Nell’allestimento della mostra, viene dedicata una specifica attenzione alle espressioni del culto per la Madonna a Gaeta, “Città di Maria nel Giubileo della Misericordia” ed è anche incentrata sul restauro, particolarmente impegnativo, di alcune “Madonne vestite”: la Madonna della cintura di Gaeta e la Madonna del Rosario di Casalattico, di recente riportate all’antico splendore a conclusione di delicati interventi. All’inaugurazione, interverranno l’arcivescovo di Gaeta, mons. Luigi Vari, Tiziana Coccoluto, vice capo di Gabinetto del Mibatc, Alfonsina Russo, soprintendente per archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Saverio Urciuoli, soprintendente per archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti, don Gennaro Petruccelli, direttore del Museo diocesano, Elisabetta Silvestrini, etnoantropologa dell’Università La Sapienza di Roma. Modererà Lino Sorabella, del Museo diocesano di Gaeta. “Tessere la speranza” sarà visitabile fino a domenica 1° ottobre.

Stati Uniti: leaders religiosi scrivono a Trump per incoraggiare la pace tra Israele e Palestina

Mon, 2017-07-24 10:03

(da New York) – “Crediamo sia possibile la pace tra Israele e Palestina”. Così si sono espressi trentacinque leaders religiosi cristiani, musulmani ed ebrei in una lettera indirizzata a Donald Trump per incoraggiare gli sforzi della presidenza statunitense nella soluzione del conflitto israelo-palestinese. I leaders aggiungono che “sulla base delle aspettative legittime e di lunga durata degli israeliani e dei palestinesi per l’autodeterminazione e la sicurezza nazionale, la soluzione di due Stati rappresenti ancora il modo più realistico per soddisfare gli interessi essenziali di entrambi i popoli e risolvere il conflitto”. Nell’analisi presentata a Trump, frutto del rapporto di ciascun leader con il Consiglio delle Istituzioni religiose della Terra Santa, si sottolinea che nonostante “alcuni israeliani e alcuni palestinesi sostengano che uno Stato sia preferibile, i recenti sondaggi mostrano che la maggioranza dei popoli ancora desidera due Stati. Seguire la soluzione di un solo Stato porterebbe ulteriori anni di violenze”. Le autorità religiose offrono il loro sostegno e il loro aiuto agli sforzi e alle iniziative, messi in campo dal governo, per trovare una soluzione di pace. E aggiungono che “la realizzazione di una giusta pace tra israeliani e palestinesi avrebbe effetti positivi sia per i due popoli, sia per la regione mediorientale, sia per gli interessi Usa che per il mondo intero”. Tra i firmatari della lettera ci sono mons. Oscar Cantú, vescovo di Las Cruses e presidente della Commissione giustizia e pace degli Stati Uniti, il vescovo emerito di Washington, McCormick, il vescovo della Chiesa ortodossa e di quella metodista, membri del clero di tutte le denominazioni cristiane, imam e rappresentanti del mondo islamico e dodici rabbini a capo di sinagoghe e di organizzazioni ebraiche.

Scontri a Gerusalemme: Patton (custode), “Situazione molto pericolosa”. Occorre “trovare punti di consenso e di compromesso”

Mon, 2017-07-24 09:41

“Desidero anzitutto ringraziare il Santo Padre perché ha a cuore la situazione di Gerusalemme. Per dei credenti il suo richiamo alla preghiera è fondamentale perché senza questa ispirazione interiore, che viene da Dio, è difficile che le persone si aprano al dialogo, alla riconciliazione e alla pace”. A dichiararlo al Sir è padre Francesco Patton, custode di Terra Santa, commentando le parole di Papa Francesco all’Angelus di ieri. Il Pontefice ha lanciato un forte appello alla “moderazione e al dialogo”. Queste le sue parole: “Seguo con trepidazione le gravi tensioni e le violenze di questi giorni a Gerusalemme. Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”. “Pregare per la pace – afferma il custode – aiuta chi prega a maturare una coscienza di pace, che porta all’impegno per la pace. Ritengo molto importante anche l’invito alla moderazione e al dialogo”. “Alla moderazione – spiega Patton – per evitare che la tensione e la violenza siano ulteriormente alimentate e al dialogo perché è lo strumento diplomatico, cioè pacifico, che aiuta a trovare punti di consenso e di compromesso che permettano alle parti in causa di uscire in modo onorevole da una situazione molto pericolosa”.

Siccità: Coldiretti, “in Italia si trattiene solo l’11% dell’acqua piovana”. “Po più basso di decine di centimetri rispetto all’anno scorso”

Mon, 2017-07-24 09:40

“L’Italia resta un Paese piovoso con circa 300 miliardi di metri cubi d’acqua che cadono annualmente, ma per le carenze infrastrutturali se ne trattengono solo l’11%”. È quanto denuncia oggi la Coldiretti, sottolineando che secondo l’ultimo monitoraggio del 24 luglio il Po al Ponte della Becca (Pv) è sceso a -3,30 metri sotto le zero idrometrico, circa 70 centimetri più basso dello scorso anno mentre a Piacenza è di -0,41 metri, circa 35 centimetri più basso. “Dal bacino idrografico del Po – ricorda Coldiretti – dipende direttamente il 35% dell’agricoltura nazionale, ma lo stato di sofferenza è esemplificativo della situazione nella Penisola dove i 2/3 del territorio nazionale sono in una situazione di difficoltà idrica”. Nell’evidenziare la necessità di interventi strutturali, la Coldiretti rileva che “l’Italia è costretta ad affrontare una grave emergenza che è già costata all’agricoltura perdite per 2 miliardi e che mette a rischio la disponibilità di acqua per usi civili perché è mancata la programmazione in un Paese che è ricco della risorsa acqua, ma che deve fare i conti con cambiamenti climatici in atto”. “Di fronte alla tropicalizzazione del clima – ha affermato la Coldiretti – serve organizzarsi per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi e per poi distribuirla in quelli più siccitosi”. Secondo Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, “insieme alle necessarie misure per affrontare l’emergenza con lo stato di calamità occorrono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini aziendali e utilizzando anche le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere l’acqua piovana”. “Non deve essere dimenticato che l’acqua – conclude Moncalvo – è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare”.

Abusi coro Ratisbona: mons. Voderholzer (vescovo) annuncia nuove indagini su contesti storici e sociologici. Vittime trovino “il coraggio di fidarsi di noi” e denuncino

Mon, 2017-07-24 09:26

“Altri due studi dovranno chiarire ulteriormente i contesti storici e sociologici” delle vicende consumatesi negli anni ‘60 e ‘70 nelle scuole frequentate dai piccoli membri del “Regensburger Domspatzen”, letteralmente “gli uccellini del duomo di Ratisbona”, oggetto delle 425 pagine del Rapporto dell’avvocato Ulrich Uber. A renderlo noto è mons. Rudolf Voderholzer, vescovo di Ratisbona, che il 22 luglio ha scritto ai fedeli. Una parte del Rapporto infatti riferisce di come siano stati affrontati i casi noti soprattutto dopo il 2010, quando la diocesi ha messo in funzione misure, strutture e persone che si occupano non solo dei casi di abusi sessuali, ma anche di violenze fisiche. La diocesi continuerà a impegnarsi per le vittime con sostegni economici e psicologici identificati alla luce delle conclusioni dei nuovi studi. Il vescovo chiede aiuto perché “tutti coloro che sono stati vittime di violenze o abusi sessuali in altre istituzioni ecclesiastiche e che fino ad ora non lo hanno ancora segnalato, trovino il coraggio di fidarsi di noi”, perché “possano sperimentare riconoscimento e giustizia, e trovino aiuto”. Quanto alla tutela dei bambini e ragazzi oggi se “molto è stato fatto” nel Coro e nelle scuole, internati e asili, il vescovo chiede “sostegno” per altre iniziative per prevenire e identificare tempestivamente simili casi. “Sostenere i bambini ei giovani, testimoniare la fede con la parola e con l’esempio, ma anche imparare da loro, questo è il nostro compito per il futuro”.

Abusi coro Ratisbona: mons. Voderholzer (vescovo), “profondamente addolorato” e pieno di vergogna per quanto subito dai bambini

Mon, 2017-07-24 09:23

È stata letta ieri, nelle chiese della diocesi di Ratisbona, una lettera del vescovo Rudolf Voderholzer che si è rivolto ai fedeli dopo la pubblicazione, il 18 luglio, del “Rapporto sui casi di violenza” sui piccoli cantori del coro di Regensburg: nella sua parte più consistente è fatto dalle descrizioni, spiega il vescovo. Sono fatti risalenti agli anni ‘60 e ‘70, ma alcuni casi sono del 1992. “Chi legge queste descrizioni può solo provare orrore e sbigottimento”, perché le violenze corporali sui bambini, in molti casi fin dall’età prescolare, erano “ben superiori” ai “ceffoni” che costituivano all’epoca una misura punitiva accettata; perché bimbi e ragazzi sono stati abusati sessualmente; perché molti “vivevano in un costante terrore” di punizioni “arbitrarie e imminenti” e perché molti, ancora oggi soffrono per le “umiliazioni subite”. “Isolamento”, “barriere comunicative” e “omissioni” da parte dei responsabili politici ed ecclesiali sono alcune delle circostanze che l’hanno reso possibile. “Tutto ciò mi addolora profondamente e mi riempie di vergogna”, scrive mons. Voderholzer, ed è tanto più grave perché “questi bambini erano stati affidati in buona fede a sacerdoti e a personale ecclesiale”, il cui impegno era di vivere i “dieci comandamenti e il comandamento dell’amore”. “Posso solo chiedere umilmente perdono” e, come vescovo di Regensburg, “a nome dei colpevoli per la maggior parte deceduti” chiedo di perdonare e “di accogliere questa richiesta di perdono”.

Abusi coro Ratisbona: mons. Voderholzer (vescovo), lettera a diocesi dopo rapporto su violenze bambini

Mon, 2017-07-24 09:22

“Il contributo più importante a questo lavoro è stato dato dalle persone coinvolte. A loro va il mio sincero ringraziamento perché, nonostante la sofferenza vissuta, si sono messi in contatto con i rappresentanti della diocesi, e in particolare con il signor Weber”. Lo scrive il vescovo di Ratisbona, mons. Rudolf Voderholzer, in una lettera del 22 luglio che ha chiesto fosse letta in tutte le celebrazioni domenicali di ieri in diocesi. Una lettera per affrontare un “tema molto serio che in questi giorni agita molti”, cioè la pubblicazione del Rapporto conclusivo, curato dall’avvocato Ulrich Weber, sui casi di violenze sui piccoli cantori del Regensburger Domspatzen, il rinomato coro di voci bianche della diocesi. È la “fine di un lavoro compiuto da un avvocato indipendente su incarico della diocesi” per “documentare” gli atti di violenza che si sono consumati, “fare luce” sulle “strutture” e i “contesti” che hanno “reso possibili o addirittura favorito” questi atti e “valutare” il lavoro che la diocesi dal 2010 sta già compiendo a riguardo. Si tratta di risultati “difficili da digerire anche per noi”, scrive il vescovo, ma il rapporto è stato accolto positivamente sia da “alcune vittime”, che hanno detto che “il rapporto li aiuterà a mettere pace in questo doloroso capitolo della loro storia”, sia dalle autorità competenti del Governo Federale.

Giovani: mons. Galantino, “sono ancora capaci di sognare e di progettualità”

Mon, 2017-07-24 09:12

“I giovani oggi sono ancora capaci di sognare. Sono capaci di progettualità perché il futuro nessuno può fermarlo”. Lo ha affermato ieri il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, intervenendo alla Summer school “Una speranza per l’Europa” che si chiude oggi a Cagliari. “Questo desiderio di futuro lo vedo realizzato in tanti modi e in tante storie”, ha osservato Galantino, richiamando l’esperienza del progetto “Erasmus”, quella del “Servizio civile, quella “sempre più diffusa del volontariato che riveste un ruolo cruciale nella crescita umana, individuale e collettiva” e quella “di impegno e formazione su terreni e beni confiscati alle mafie” che “migliaia di giovani scelgono ogni estate di fare”. Per il segretario generale della Cei, in Italia va rafforzandosi “la percezione di un’effettiva distanza tra il bene presentato come bene comune e che di fatto va a vantaggio solo di pochi ed il vero bene comune, che non è mai semplicemente la somma di interessi, fosse pure interessi di molti”. “Se questa è l’aria che spira – ha rilevato – diventa davvero faticoso educare al bene comune e contribuire alla sua costruzione”. La “cattiva globalizzazione”, il “duro e angoscioso ‘egoismo generazionale’”, la “società della prestazione efficace” complicano il quadro. In questo contesto, percorrere le “vie dell’uscire, annunciare, abitare, educare e trasfigurare”, secondo Galantino, “vuol dire sentirsi di fatto protagonisti del cammino che porta al bene comune. Un bene comune che richiede impegno, partecipazione e responsabilità pubblica”. “Non può esserci vera assunzione di responsabilità da parte del singolo senza una reale partecipazione di tutti”, ha ammonito. D’altra parte, se ai giovani “non proponiamo di assumersi una responsabilità attraverso il lavoro, se li dichiariamo inutili, in quanto per loro non c’è posto, diventa impensabile che accettino di inserirsi in un quadro di leggi o di comportamenti, e – ha concluso – di assumere un’etica condivisa e quindi di contribuire al bene comune della città”.

Giovani: mons. Galantino, “in Italia si investe davvero poco sulle nuove generazioni”

Mon, 2017-07-24 09:10

“È un dato di fatto che, per motivi diversi, da troppo tempo in Italia si semini poco e non necessariamente bene. È un dato di fatto che si investa davvero poco sulle nuove generazioni”. Lo ha affermato ieri il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, intervenendo a Cagliari alla Summer school di dottrina sociale della Chiesa promossa dall’Opera salesiana “Teresa Gerini” e dalle diocesi di Cagliari e Faenza-Modigliana in preparazione alla 48ª Settimana Sociale dei cattolici italiani. Secondo Galantino, “l’Italia malata di bassa mobilità sociale e di scarsa crescita economica del primo decennio di questo secolo, è il coerente ritratto di un Paese che non è stato in grado di predisporre e offrire adeguati strumenti di protezione, promozione e partecipazione per i giovani”. Il segretario generale ha ricordato i “dati impietosi” secondo cui “l’Italia è al primo posto in Europa nella classifica dei cosiddetti ‘Neet’”. “Si è prodotta una mutazione antropologica nelle nuove generazioni”, ha aggiunto Galantino, rilevando che “i ventenni di oggi non fanno più parte della ‘generazione X’”. I “Millennials”, ha proseguito, hanno “una spiccata identità generazionale” e si caratterizzano per “l’uso delle nuove tecnologie, che considerano vitali come l’aria che respirano”. Inoltre, “domina una visione positiva del proprio ruolo, la grande maggioranza è convinta infatti di poter dare un contributo attivo per migliorare il proprio Paese se potesse avere spazio e opportunità adeguati”. Ma “la politica e il sistema produttivo italiano – ha osservato Galantino – fanno fatica a trovare risposte credibili per una generazione il cui talento è indubbiamente sottoutilizzato ancorché poco riconosciuto nelle sue specificità”.

Papa Francesco: Angelus, appello per “moderazione” e “dialogo” a Gerusalemme

Mon, 2017-07-24 09:04

“Seguo con trepidazione le gravi tensioni e le violenze di questi giorni a Gerusalemme. Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace”. Sono le parole dedicate dal Papa, al termine dell’Angelus di ieri, all’escalation di violenza a Gerusalemme. Tra i saluti ai fedeli, quelli ai giovani di Casamassima, “che hanno svolto un servizio di volontariato a Roma”, e ai ragazzi partecipanti al “Cantiere Hombre Mundo”, che “sono impegnati a testimoniare la gioia del Vangelo nelle periferie più disagiate dei vari continenti”.

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