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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 8 hours 34 min ago

Papa Francesco: Angelus, “la linea di confine tra il bene e il male passa nel cuore di ogni persona”

Mon, 2017-07-24 09:02

“Il Signore, che è la Sapienza incarnata, oggi ci aiuta a comprendere che il bene e il male non si possono identificare con territori definiti o determinati gruppi umani: ‘Questi sono i buoni, questi sono i cattivi’. Egli ci dice che la linea di confine tra il bene e il male passa nel cuore di ogni persona, passa nel cuore di ognuno di noi, cioè: siamo tutti peccatori”. Lo ha detto il Papa, durante l’Angelus di ieri. “A me viene la voglia di chiedervi”, ha proseguito rivolgendosi ai fedeli in piazza San Pietro: “’Chi non è peccatore alzi la mano’. Nessuno! Perché tutti lo siamo, siamo tutti peccatori”. Per questo Gesù, oltre al battesimo, “ci ha dato anche la Confessione, perché abbiamo sempre bisogno di essere perdonati dai nostri peccati”. “Guardare sempre e soltanto il male che sta fuori di noi, significa non voler riconoscere il peccato che c’è anche in noi”, ha ammonito Francesco, che è partito dalla parabola del grano buono e della zizzania, “che illustra il problema del male nel mondo e mette in risalto la pazienza di Dio”. “Quanta pazienza ha Dio!”, ha esclamato: “Anche ognuno di noi può dire questo: ‘Quanta pazienza ha Dio con me!’”.
Con l’immagine del grano e della zizzania, ha spiegato il Papa, “Gesù ci dice che in questo mondo il bene e il male sono talmente intrecciati, che è impossibile separarli ed estirpare tutto il male. Solo Dio può fare questo, e lo farà nel giudizio finale. Con le sue ambiguità e il suo carattere composito, la situazione presente è il campo della libertà, il campo della libertà dei cristiani, in cui si compie il difficile esercizio del discernimento fra il bene e il male”. Di qui la necessità di “congiungere, con grande fiducia in Dio e nella sua provvidenza, due atteggiamenti apparentemente contraddittori: la decisione e la pazienza”.
“La decisione – ha detto Francesco – è quella di voler essere buon grano, con tutte le proprie forze, e quindi prendere le distanze dal maligno e dalle sue seduzioni. La pazienza significa preferire una Chiesa che è lievito nella pasta, che non teme di sporcarsi le mani lavando i panni dei suoi figli, piuttosto che una Chiesa di ‘puri’, che pretende di giudicare prima del tempo chi sta nel Regno di Dio e chi no”. Gesù, inoltre, “ci insegna un modo diverso di guardare il campo del mondo, di osservare la realtà. Siamo chiamati a imparare i tempi di Dio – che non sono i nostri tempi – e anche lo sguardo di Dio: grazie all’influsso benefico di una trepidante attesa, ciò che era zizzania o sembrava zizzania, può diventare un prodotto buono. È la realtà della conversione. È la prospettiva della speranza!”. L’augurio finale del Papa è di “cogliere nella realtà che ci circonda non soltanto la sporcizia e il male, ma anche il bene e il bello; smascherare l’opera di Satana, ma soprattutto a confidare nell’azione di Dio che feconda la storia”.

Cinema: mons. Viganò al Siloe Film Festival, “donne coraggiosamente intervengono, parlano e decidono nella Chiesa e nella società”

Sat, 2017-07-22 17:31

“Siamo invitati a uno sguardo integrale sull’universo femminile, sulle donne che coraggiosamente intervengono, parlano e decidono nella Chiesa, nella società, nella loro famiglia, in modo particolare negli angoli più remoti del mondo, nei territori più periferici. Stiamo attraversando uno scorcio di storia complesso, con prospettive inedite, con mezzi e tecnologie a disposizione inimmaginabili fino a poco tempo fa, e nel contempo siamo testimoni di violenze, diseguaglianze, conflitti e difficoltà che vedono spesso le donne soccombere, rimanere intrappolate in una spirale di violenza e di sopraffazione”. È un passaggio della relazione tenuta oggi da mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede, alla conferenza “Lo sguardo femminile sulla realtà. Uno sguardo di speranza” nell’ambito del Siloe Film Festival. Dalle donne, spiega, “ci arrivano esempi e testimonianze di forza interiore e di consapevolezza dei problemi e della necessità di risolverli, non scelte strategiche di fuga di fronte alle difficoltà. Mostrano il coraggio di guardare al futuro, di pensare al domani, dei loro figli e delle giovani generazioni, facendosi custodi del bene comune e delle risorse disponibili nel nostro ecosistema reso fragile da uno sfruttamento incontrollato. Tendenzialmente, le donne ci offrono prova di saper portare frutto, e non di sfruttare, cioè appropriarsi indebitamente e con violenza delle risorse dell’altro, o dell’altro stesso”.

Cinema: mons. Viganò al Siloe Film Festival, “cerchiamo dalle donne uno sguardo che ci spinga oltre le oscurità e le paure”

Sat, 2017-07-22 17:30

“Forse, abbiamo bisogno di chiedere con più convinzione e insistenza alle donne di affiancarci con i loro occhi lungimiranti, di offrirci il loro grembo generatore di vita nuova. Ci donino instancabilmente lampi di luce in grado di orientare il cammino, un passo dopo l’altro, come se dovessero sostenere l’andatura incerta, quasi sillabata, di chi sta imparando a camminare, di seguire con gli occhi della tenerezza e della cura un progetto già tracciato ma non ancora del tutto realizzato. Cerchiamo dalle donne uno sguardo che ci spinga oltre le oscurità e le paure, soprattutto ci sproni a vincere il timore di perdere potere”. Così mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione (SpC) della Santa Sede, intervenendo oggi pomeriggio alla conferenza “Lo sguardo femminile sulla realtà. Uno sguardo di speranza” nell’ambito del Siloe Film Festival dedicato quest’anno al tema “Donna, alla ricerca”. Nella sua relazione, anticipata al Sir, mons. Viganò ricorda che “figure come Etty Hillesum ed Edith Stein, Teresa Benedetta della Croce, continuano a seminare speranza, a diffondere fiducia che sulla terra, su questa terra, si può ancora vivere, amare, incontrarsi e ammirare la bellezza e il volto dell’altro, anche del diverso e dello straniero”. Le donne, aggiunge, “ci ‘insegnano’ l’ospitalità necessaria, anche se a volte si mostra difficile, scomoda, provocatoria, quando non si presenta drammaticamente striata di sangue. Eppure un ‘io ospitale’ è l’appello che le donne rivolgono al mondo, continuano a ripeterlo, come un’invocazione alla vita e alla pace, all’accoglienza e alla riconciliazione, una sfida per le nostre coscienze assopite o colpevolmente anestetizzate”.

Oratorio: card. Bassetti, “dare il giusto rilievo alla formazione della fraternità educante”

Sat, 2017-07-22 17:26

“Laddove l’oratorio è una risposta attuale e moderna all’emergenza educativa delle giovani generazioni, chi ne assume la cura, l’organizzazione e la gestione è chiamato a dare il giusto rilievo alla formazione della fraternità educante e a seguirne con attenzione e discernimento il cammino personale e comunitario”. Lo ha affermato questa mattina il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, presiedendo la celebrazione eucaristica nell’ambito dello stage di formazione annuale promosso dall’Anspi per oratori e circoli. “Aspetto fondamentale da curare – ha sottolineato Bassetti – è la formazione dei formatori”. Secondo il cardinale, “per servire i più piccoli, accompagnarli, custodirli e seguirli in una relazione educativa positiva e costruttiva è prima di tutto necessario e imprescindibile conoscere Gesù, seguire Gesù, imparare l’Amore da Gesù”. Per questo, “le figure educative in oratorio prima di tutto camminano dietro a Gesù e poi si allenano quotidianamente ad eccellere in umanità, personalità, coerenza, professionalità, affinché il loro agire educativo sia sempre consapevole, intenzionale e competente, e si traduca in un’autentica relazione con i ragazzi e in proposte che siano per questi ultimi occasioni di vita, crescita, incontro”. Bassetti ha poi dedicato una riflessione all’associazionismo: “Servire la Chiesa senza servirsene è la sfida bella di tutte le realtà associative”. Il presidente della Cei ha poi espresso un invito: “Non perdete mai di vista l’importanza della comunione con i vostri vescovi, cercando di rispondere con disponibilità e competenza alle loro indicazioni. C’è bisogno di un nuovo patto tra educatori, formatori e sacerdoti”. “Quella che siamo chiamati a vivere come Chiesa – ha aggiunto – è una grande sfida condivisa e l’Anspi possiede una preziosa eredità da investire”.

Europa e Africa: p. Albanese, “dobbiamo coltivare la speranza perché abbiamo un destino comune”

Sat, 2017-07-22 17:08

“Dobbiamo coltivare la speranza, guardano oltre la linea dell’orizzonte, perché abbiamo un destino comune”. Lo ha affermato questa mattina padre Giulio Albanese intervenendo alla giornata conclusiva della Summer School “Acting EurHope. Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”, promossa dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” dell’Azione cattolica italiana in collaborazione con Caritas italiana, Focsiv e Missio. Nel suo intervento, padre Albanese ha messo in guardia “dallo strapotere degli stupidi” che in questo momento sembrano avere la meglio. “Li troviamo dappertutto”, ha osservato: “Nelle istituzioni, nelle nostre comunità ecclesiali, nella società civile”. “Dobbiamo difenderci da loro – ha ammonito – affermando il pensiero forte, operando un sano discernimento, combattendo il pressapochismo”. “Il fenomeno migratorio, le relazioni tra Europa ed Africa e con il Sud del mondo non sono questioni complicate ma complesse” per cui “la risposta non è scontata, non è immediata. Per questo sono importanti il discernimento, la capacità di ascolto e di dialogo”. Secondo Albanese, “nelle relazioni tra Europa ed Africa, la sfida è soprattutto culturale” mentre “populismi, nazionalismi e regionalismi sono sintomatici del pensiero debole e sono in netta contraddizione con quello che si sta affermando sul palcoscenico della storia”. “Dire che è una sfida culturale significa capire con il cuore e con la mente che i problemi delle periferie del Sud del mondo, delle Afriche, sono i nostri problemi”. “È indecente che nessuno dei nostri telegiornali dica qualcosa su quello che succede in Somalia, nella Repubblica centrafricana, in Eritrea”. “In Francia – ha proseguito – si ha almeno la decenza di parlare delle ex colonie nei notiziari televisivi. Da noi sembra quasi che non abbiamo a che fare con le vicende del Corno d’Africa”. “Molto del pregiudizio nei confronti dei migranti – ha rilevato – è legato a questa ignoranza”. “Oggi lo slogan che va di moda è ‘aiutiamoli a casa loro’”. “Uno slogan – ha spiegato – che lascia il tempo che trova perché il Sud del mondo e le Afriche non sanno che farsene della nostra carità pelosa, della nostra beneficenza. Invocano giustizia, perché non sono Paesi poveri ma impoveriti”. Invece “la nostra gente è convinta che a quelle popolazioni abbiamo dato una barca di soldi. Dobbiamo comprendere – ha concluso – che ci troviamo di fronte a situazioni di esclusione sociale, di ingiustizia e di sopraffazione che gridano vendetta al cospetto di Dio”.

Migranti: don De Robertis (Migrantes), “messaggio di paura e di chiusura” da Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca

Sat, 2017-07-22 16:58

“Un messaggio di paura e di chiusura. È il rifiuto di guardare la realtà del mondo in cui noi viviamo, che è una realtà tragica, dove a tanti esseri umani è negata non dico una vita dignitosa, ma la stessa possibilità di vivere, a causa delle guerre che purtroppo sono in crescita”. Lo afferma don Giovanni De Robertis, direttore della Fondazione Migrantes, in merito alla lettera che Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno indirizzato al presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni per ribadire l’esigenza di proteggere le frontiere esterne dell’Ue. Quello che colpisce, spiega De Robertis, “è l’incapacità dell’Europa di affrontare insieme certamente questa fatica, questa sfida; ma accogliere un milione di profughi in un continente di 550 milioni di persone – il continente più ricco della terra – non sarebbe un’impresa impossibile se ci fosse una unità di intenti”. “Bisogna guardare la realtà così com’è – conclude -, non chiudere gli occhi e cercare le soluzioni più adeguate e rispettose della dignità umana”.

Siccità: Coldiretti, Roma a secco con -72% pioggia a luglio

Sat, 2017-07-22 16:22

Roma è a secco perché nella provincia le precipitazioni sono risultate in calo. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Ucea che evidenzia le ragioni dello stato di sofferenza del Lago di Bracciano, la riserva idrica della Capitale. “La situazione – sottolinea la Coldiretti – è critica in tutto il Lazio dove nella prima decade di luglio il calo delle precipitazioni è stato del 65%, dopo che a giugno era caduta il 70% di pioggia in meno ma particolarmente secchi sono stati tutti i mesi del 2017. Il risultato è una grave siccità nelle campagne dove si contano complessivamente danni per 100 milioni di euro – secondo la Coldiretti – tra investimenti sostenuti per le semine, aggravio di spese per gasolio o corrente per irrigare, mancata produzione diretta di foraggio per gli allevamenti e mancato reddito”. Nell’Agro Romano compromessi i raccolti di grano, carote, patate. Nelle province di Roma, Rieti e Frosinone produzione di latte ovino/bovino calata mediamente del 30% mentre a Viterbo – continua la Coldiretti – irrigazione di soccorso per salvare vigneti e uliveti che comunque si avviano a una stagione in perdita, con rese almeno dimezzate. Nei noccioleti sprovvisti di irrigazione le mandorle non si sono formate o si annunciano di scarsa qualità. A Latina – conclude la Coldiretti – compromessi fino al 50% i raccolti di mais, ortaggi, meloni, angurie.

Volontariato: Cattai (Focsiv), “mettiamo a disposizione la nostra esperienza di europei perché possa crescere anche in Africa”

Sat, 2017-07-22 15:59

“Accanto ai progetti per le emergenze come Italia ed Europa mettiamo a disposizione la nostra esperienza e il nostro modo di essere volontari perché possa crescere anche in Africa, assumendo loro delle scelte che vanno dalla base al Capo di Stato. Lì il fenomeno del volontariato non è diffuso come da noi”. È il suggerimento offerto questa mattina da Gianfranco Cattai, presidente nazionale di Focsiv, intervenendo alla giornata conclusiva della Summer School “Acting EurHope. Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”, promossa dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” dell’Azione cattolica italiana in collaborazione con Caritas italiana, Focsiv e Missio. Nel suo intervento, Cattai rispetto alla “domanda di sicurezza” diffusa in Europa ha ricordato come “il Papa ha detto che bisogna disarmare i cervelli”. “Invece – ha osservato – per ogni telegiornale che guardiamo ci armiamo il cervello”. “Dobbiamo lavorare e impegnarci a progettare la sicurezza”, ha proseguito. “Dobbiamo educarci alla sicurezza e non possiamo accettare supinamente – ha ammonito – che i nostri media ci dicano sistematicamente che ‘siamo invasi’ quando non è così”. “Bisogna finire di vendere paura” e invece “lavorare per dare risposte di collettività alla domanda di sicurezza”. Venendo all’impegno dei volontari, il presidente Focsiv ha rilevato come questi siano “uomini di speranza nella nostra Italia e nella nostra Europa”. “Il volontario – ha ricordato – non è l’uomo del fare ma innanzitutto l’uomo dell’essere, delle scelte”. “Per dare futuro al nostro Paese nell’ambito della dimensione europea bisogna valorizzarci reciprocamente. In Italia ci sono 6 milioni di volontari, impegnati in modo diverso anche nelle associazioni di promozione sociale, nelle cooperative sociali e in quelle che saranno le imprese sociali”. “Realtà che mettono in piedi la straordinaria forza che è il servizio civile”. “Questa rete europea di persone convinte e con speranza – ha concluso – è una forza che forse non abbiamo sufficientemente valorizzato culturalmente”.

Europa: don Soddu (Caritas italiana), “urgente confrontarci sulle politiche e sulle scelte” per “offrire risposte adeguate a questo tempo”

Sat, 2017-07-22 15:31

“È più che mai urgente confrontarci sulle politiche e sulle scelte europee. Si tratta di essere e rendere le istituzioni e i governi più consapevoli dei cambiamenti che stanno modificando i nostri territori e che pongono in maniera ancora più pressante la domanda su come offrire risposte adeguate a questo tempo e ai bisogni che incontriamo. Se è vero che ‘la realtà è superiore all’idea’, come ci ricorda Papa Francesco nella Evangelii Gaudium, non siamo noi a scegliere su che cosa orientare azioni e impegni, ma è il ‘grido’ dei popoli che deve indicarci le priorità”. Lo ha affermato questa mattina don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, intervenendo alla giornata conclusiva della Summer School “Acting EurHope. Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”, promossa dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” dell’Azione cattolica italiana in collaborazione con Caritas italiana, Focsiv e Missio. Secondo Soddu, “la Chiesa ha un ruolo nella costruzione della nuova Europa” ed è “necessaria una conversione, una rimodulazione di atteggiamenti e azioni concrete che dovrebbero mirare a rimettere la persona al centro, al primo posto, non più schiava di nessuno”. Il direttore di Caritas italiana ha parlato anche di povertà e solidarietà e ricordato che “il Papa ci suggerisce tre strade da percorrere per rafforzare la casa europea, per promuovere un cambiamento radicale di mentalità: la capacità di integrare, di dialogare e di generare”. “Siamo fiduciosi – ha sottolineato – che ci siano le condizioni per avviare le riforme necessarie affinché le istituzioni europee possano concretizzare nuovamente il sogno dei padri fondatori”. “Se, partendo proprio dalla crisi dell’Europa, riusciamo a generare alleanze, a coagulare energie, ad aggregare soggetti diversi su proposte che sostengano i valori comuni della reciprocità e della fraternità, dell’equità e della democrazia, allora saremo anche in grado di ristabilire alcuni primati che, oggi, appaiono invertiti rispetto al loro ordine: il Vangelo sulla legge; l’uomo sulle regole dei codici; il servizio sul potere”. “Questo – ha concluso – per l’Europa non è un sogno irrealizzabile ma un percorso reale e quindi una missione per tutti noi”.

Salute: Raffaele Calabrò nuovo rettore del Campus Bio-Medico di Roma

Sat, 2017-07-22 15:07

Il Consiglio di amministrazione dell’Università Campus Bio-Medico di Roma ha approvato la nomina di Raffaele Calabrò a nuovo rettore dell’ateneo. Il cardiologo ed ex parlamentare si insedierà il prossimo primo settembre. Dopo la designazione Calabrò ha atteso il sì della Camera dei Deputati, lo scorso 28 giugno, per poter accettare l’incarico e avere il via libera ufficiale alla nomina. “Desidero ringraziare il Consiglio di amministrazione dell’Università che, a pochi mesi dal venticinquesimo anniversario dell’Ateneo, ha voluto affidarmi questo importante compito”, ha dichiarato Calabrò: “Torno con entusiasmo in quel mondo accademico dal quale provengo e che mi ha dato tante soddisfazioni. L’Università Campus Bio-Medico di Roma è un’istituzione giovane ma con radici solide e una storia importante: oggi è una realtà riconosciuta a livello nazionale sia per i suoi corsi di laurea, sia per la ricerca scientifica, sia per la qualità del suo Policlinico. Sono convinto che sia un luogo nel quale i giovani possono diventare adulti consapevoli, oltre che i professionisti di domani. Dal primo settembre – conclude Calabrò – metterò la mia esperienza a disposizione degli studenti e di tutta l’istituzione, con l’obiettivo di rendere questo ateneo una realtà sempre più conosciuta e apprezzata”. Il primo a fare gli auguri a Calabrò è stato il rettore uscente, Andrea Onetti Muda, che andrà a ricoprire il ruolo di direttore del Dipartimento dei Laboratori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Europa: Truffelli (Azione Cattolica), “non possiamo dimetterci dall’essere europei”

Sat, 2017-07-22 14:28

“Non possiamo dimetterci dall’essere europei. Siamo intimamente europei”. Lo ha affermato questa mattina Matteo Truffelli, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana, intervenendo alla giornata conclusiva della Summer School “Acting EurHope. Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”, promossa dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” dell’Azione cattolica italiana in collaborazione con Caritas italiana, Focsiv e Missio. Per Truffelli, “il processo di integrazione europea ha generato una storia di valori condivisi” rispetto ai quali “occorre riappropriarcene perché siano ricompresi, rideclinati e restituiti agli europei come patrimonio comune”. “L’Europa – ha proseguito – è più delle istituzioni e del mercato comune. È un processo dentro cui ci sentiamo di essere immersi”. “Un processo che ha generato una cultura di umanità, una cultura del diritto, della pace, del lavoro, dello sviluppo, intesa come speranza di futuro”, ha proseguito il presidente di Ac. “L’Europa ha generato fattori culturali che ci tengono insieme e si radica in una cosa immateriale: la volontà di stare insieme”. Secondo Truffelli, “siamo europei in quanto depositari di un patrimonio storico e per questo siamo chiamati a farci custodi di questo patrimonio per farlo nuovamente fruttare” . Il presidente di Ac ha concluso sottolineando la necessità di “far fermentare una cultura europea nei nostri territori, nelle comunità e nelle aggregazioni di cui facciamo parte, per esercitare ciascuno la propria responsabilità e per costruire un’Europa che – ancor prima che dalle istituzioni o dalle regole – nasce dal basso e dal contributo di ciascun europeo”.

Europa: Tesauro (giurista), “l’Italia è il Paese che ha investito di meno”

Sat, 2017-07-22 14:25

“L’Italia è il Paese che ha investito di meno nell’Europa”. Lo ha affermato questa mattina Giuseppe Tesauro, avvocato generale presso la Corte di giustizia dell’Ue e presidente emerito della Corte costituzionale, intervenendo alla giornata conclusiva della Summer School “Acting EurHope. Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”, promossa dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” dell’Azione cattolica italiana in collaborazione con Caritas italiana, Focsiv e Missio. Per spiegare le sue parole, Tesauro ha fatto riferimento a come gli italiani, in passato, “hanno affrontato la discussione di regolamenti e direttive che si andavano ad approvare, con poca consapevolezza degli effetti che quel documento produceva sul proprio ordinamento giuridico”. Lo stesso atteggiamento si è avuto relativamente “alla mancata formazione di persone in grado di svolgere il ruolo di direttore generale”. Per il giurista, sono “non molti i Paesi che hanno investito sull’Europa” e anche per questo siamo di fronte ad una “riduzione di entusiasmo”. Tesauro, che si è definito un “ottimista avvertito” rispetto all’Europa, ha rilevato che “è un valore che possiamo dignitosamente trasferire ai giovani”. Ricordando che l’integrazione europea è nata per la costruzione della pace nel continente attraverso “lo strumento del mercato comune e della libera circolazione di merci e lavoratori”, il giurista ha sottolineato che, negli anni, “la Commissione e la Corte di giustizia hanno spostato il baricentro del sistema dalle merci e dai lavoratori alle persone in quanto tali, con i propri diritti fondamentali richiamati nelle Costituzioni degli Stati membri e nella Dichiarazione dei diritti fondamentali”. Due, secondo il giurista, gli errori commessi nell’integrazione europea: il primo è “l’adesione contemporanea di 10 Stati all’Unione europea”, il secondo invece è avvenuto con l’introduzione “dell’Euro e la separazione della moneta dalle politiche economiche affidate ai singoli Paesi”. Per Tesauro “all’Unione europea vengono spesso date colpe non sue, come nel caso della crisi greca che si è risolta con l’accordo con i creditori internazionali. L’Unione europea non c’entra niente, anche perché ancora oggi non ha competenze nelle scelte di politica economica”. Non negando che ci siano problemi, il giurista ha osservato che stiamo però assistendo ad un “aumento di tensione nei confronti dell’Europa, moltiplicato da disinformazione e ignoranza o dalla manipolazione delle conoscenze dei cittadini per ragioni politiche interne”. “Come valore fondamentale e unificante – ha concluso – dobbiamo sostituire alla forza il diritto e i valori comuni che da anni ci hanno consentito di vivere in pace”.

Carcere: Genova, la prima audioteca realizzata all’interno della casa circondariale di Marassi

Sat, 2017-07-22 14:00

Don Roberto Fiscer, giovane sacerdote genovese, ideatore ed anima di Radio fra le note, ha dato il via alla prima audioteca realizzata all’interno della casa circondariale di Marassi. Si chiama “joybox” e vuole essere, come spiega don Fiscer, “il jukebox della gioia”. “La musica è speciale – dice il sacerdote – e annulla ogni differenza e ogni problema: quando sono con i detenuti, mi sento vicino a loro, come loro e gioisco con loro”. Grazie alla collaborazione dei responsabili della Casa circondariale, ogni settimana, al giovedì pomeriggio, don Roberto varca il cancello del carcere di Marassi con i lettori audio pieni di musiche dei Paesi dell’Est Europa, del Sud America, del Nord Africa. Per tre ore, a turno, i detenuti possono ascoltare le musiche che gli hanno chiesto la settimana prima. “È commovente vedere come anche le persone apparentemente più dure si sciolgono ascoltando le musiche dei loro paesi e nella loro lingua. Grazie a questa iniziativa si è creato un bellissimo rapporto con molti detenuti ed uno di loro, in particolare, mi aiuta a raccogliere i titoli delle canzoni per la settimana successiva”. Don Fiscer ha anche già portato il suo spettacolo di musiche cristiane nel Teatro dell’Arca, il teatro all’interno del carcere. Una replica è prevista a metà agosto.

Europa: Jahier (Cese), “ha garantito pace e progresso e ha costruito una convergenza sociale di economie e territori”

Sat, 2017-07-22 13:46

“Il processo di unione europea ha garantito la pace, il progresso e ha costruito una convergenza sociale delle economie e dei territori. Una forza di trasformazione straordinaria”. Lo ha affermato questa mattina Luca Jahier, presidente del Gruppo III – Interessi diversi del Comitato economico e sociale Ue (Cese), intervenendo alla giornata conclusiva della Summer School “Acting EurHope. Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”, promossa dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” dell’Azione cattolica italiana in collaborazione con Caritas italiana, Focsiv e Missio. “L’Euro – ha ricordato – non si è imposto per una guerra ma per decisione pacifica e di convergenza degli Stati. Oggi è la seconda valuta mondiale e si è imposto come punto di riferimento della stabilità economica mondiale”. Per Jahier, “l’Europa oggi vive cinque crisi”. “Dal 2009 ad oggi – ha spiegato – vive la crisi che prima è stata finanziaria, poi economica e infine sociale”. Poi “c’è il fenomeno dell’immigrazione, che nelle sue dimensione è una questione gestibile ma è stato trasformato in una ‘bomba’”. Inoltre, c’è “la questione del terrorismo e della sicurezza”. A proposito, Jahier ha notato che “i morti legati agli attentati in Europa negli ultimi 3 anni, da quello del Bataclan in poi, è inferiore al numero di donne uccise in Italia ogni anno”. La quarta crisi è “il caso della Brexit”. Infine “la dinamica di delegittimazione delle istituzioni democratiche e la crisi dei partiti”. “Il voto populista – ha commentato – sta avanzando dappertutto: secondo una rilevazione, nelle ultime elezioni in diversi Stati europei sono stati 56 milioni gli elettori che hanno votato forme di populismo autoritario, un decimo degli abitanti europei”. Jahier ha anche fatto riferimento “all’invecchiamento della società europea e all’industria 4.0, che impattano su welfare e politiche del lavoro”. “Per l’Europa – ha aggiunto – esiste una finestra di straordinarie opportunità nei prossimi 18 mesi”. Si tratta di “fare un’agenda di cose concrete intorno a tre assi: domanda di sicurezze dei cittadini, domanda di futuro e di nuove prospettiva di crescita (economia circolare), ruolo sullo scenario internazionale”. “Sul tavolo delle opportunità – ha aggiunto – ci sono l’Agenda dello sviluppo sostenibile e la leva della cultura, che cambia il volto dei territori e crea ricchezza e lavoro; è un bacino di energia che dovrebbe essere sfruttato”. Jahier ha concluso sottolineando che “c’è bisogno di una battaglia per la difesa delle libertà e dei diritti che non può vederci tornare indietro” così come “c’è bisogno di produrre leadership che sappiano assumersi responsabilità”.

Siccità: presidente Acea, da Regione atto abnorme e irresponsabile

Sat, 2017-07-22 13:42

(DIRE-SIR) – “L’atto della Regione è abnorme e illegittimo” ed è “inutile per la tutela del Lago di Bracciano” dal quale vengono prelevati 86mila metri cubi al giorno” che corrispondono ad “un abbassamento di 1,5 millimetri. Il Lago è profondo 164 metri. Azzerare la derivazione creerà pesantissimi disagi per gli abitanti”. Lo dice il presidente di Acea Paolo Saccani, intervistato da Sky Tg24. “Non nascondo che il lago si sia abbassato di 90 centimetri – prosegue – rispetto allo scorso anno, ma stiamo attuando delle misure per ridurre la derivazione, interromperla però è un atto irresponsabile”.

(www.dire.it)

Siccità: presidente Acea, dal 28 acqua razionata per i romani

Sat, 2017-07-22 13:41

(DIRE-SIR) – Da qui “a sette giorni non ci sarà nessuna soluzione, se non quella di razionare l’acqua dei romani. Questo succederà dal 28 in poi per un milione e mezzo di cittadini”. Lo dice il presidente di Acea Paolo Saccani, intervistato da Sky Tg24. Queste misure, dice ancora, “impatteranno” su un milione e mezzo di persone, ma anche sui palazzi delle istituzioni, sulle ambasciate. “Parliamo della capitale dell’Italia, non faremo certo del bene all’immagine internazionale del Paese e tutto per 1,5 millimetri al giorno”. Dunque, ribadisce, da qui al 28 non succederà niente, poi ci sarà “un piano di razionamento dell’acqua a Roma. Noi non la fabbrichiamo l’acqua”.

(www.dire.it)

Siccità: Zingaretti, problema c’è ed è grave, sta finendo acqua a Roma

Sat, 2017-07-22 13:37

(DIRE-SIR) – “Purtroppo è una tragedia. Il livello del lago di Bracciano si è abbassato con il rischio di catastrofe ambientale fino a questo evento. Abbiamo tempo 7 giorni per trovare tutte le possibilità al fine di limitare al massimo il disagio per i cittadini, ma è sbagliato chiudere gli occhi. Il problema c’è ed è grave. Sta finendo l’acqua a Roma”. Così Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, a Tgcom24. “Basta andare con una fotocamera a Bracciano per capire che sta accadendo l’inimmaginabile – aggiunge -. Far uscire l’acqua dai rubinetti è un diritto ma dobbiamo fare i conti con un problema enorme che è la siccità. Mi piacerebbe invitare qui Donald Trump per fargli capire cosa significa non rispettare gli accordi sul clima”.
“Acea preleva dal lago di Bracciano solo l’8% di tutto il fabbisogno e quindi immagino una quantità non importante dell’acqua – aggiunge Zingaretti -. Per ridurre al massimo i disagi, Acea ha stabilito degli orari di eventuale blocco. Sui dati che ha fornito però dovete chiedere a loro”.

(www.dire.it)

Europa: Ac, Caritas, Focsiv e Missio, il manifesto “Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”

Sat, 2017-07-22 13:31

Vogliamo un’Unione europea più giusta; più solidale; più democratica; più responsabile; più unita; insomma, vogliamo più Europa: è l’appello di fondo che accompagna “Our EurHope – Insieme per ridare speranza e futuro al progetto europeo”, il Manifesto per l’Europa presentato quale impegno condiviso e proposto dai partecipanti alla Summer School Acting EurHope organizzata dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo” dell’Azione cattolica italiana in collaborazione con Caritas, Focsiv e Missio. Dal 18 luglio ad oggi, cinque giornate di confronto e formazione con l’obiettivo di fornire un contributo originale all’attuale dibattito sul futuro dell’Europa e alle concrete possibilità di proseguire e rilanciare il progetto politico originario dell’Unione europea, riconoscendo sempre più la centralità della persona umana, garantendo la vitalità del sistema democratico e investendo con decisione sul piano educativo, della custodia del creato e del lavoro. Certi della validità dei valori che hanno ispirato i Padri fondatori nell’avviare il processo di integrazione europea; consapevoli delle crisi che attraversano l’Europa e che rischiano di arrestare e far regredire tale processo; preoccupati per lo svilimento del messaggio valoriale europeo nell’immaginario collettivo dei suoi cittadini; coscienti dell’urgenza di avviare una riflessione che sia popolare e condivisa su una nuova visione del progetto comune che orienti ed animi la presente stagione di riforme.
Di seguito, il testo del manifesto.

Nutriamo speranza per il futuro dell’Europa e dei popoli europei.
Sospinti dalla forza profetica dei Santi Patroni d’Europa,
Certi della validità dei valori che hanno ispirato i Padri fondatori nell’avviare il processo di integrazione europea,
Consapevoli delle crisi che attraversano l’Europa e che rischiano di arrestare e far regredire tale processo,
Preoccupati per lo svilimento del messaggio valoriale europeo nell’immaginario collettivo dei suoi cittadini,
Coscienti dell’urgenza di avviare una riflessione che sia popolare e condivisa su una nuova visione del progetto comune che orienti ed animi la presente stagione di riforme,

Vogliamo un’Unione europea:

Più giusta
La giustizia e la pace hanno bisogno dell’Unione Europea, come insegnano le recenti guerre nei Balcani e nell’Europa orientale. Occorre promuovere una strategia comune di politiche attive di pace tra la gente e tra gli Stati Membri.
In particolare vogliamo adoperarci attivamente per realizzare reti territoriali di confronto e partecipazione, a favore di un tessuto sociale maggiormente coeso e pacificato.
Le Istituzioni europee si impegnino per salvaguardare con effettivo rigore il rispetto dei diritti fondamentali degli uomini e delle donne riconosciuti nelle carte internazionali e nei trattati europei.
C’è bisogno di armonizzare e governare la redistribuzione della ricchezza prodotta per garantire a tutti eguaglianza e pari opportunità di futuro.
Occorre che venga sancito il dovere di accoglienza in ogni Stato membro quale nuova concretizzazione della visione europea sui diritti umani.
L’Europa riparte se la persona umana è rimessa al centro.

Più solidale
L’Europa sociale è un progetto ancora incompiuto ma oggi sempre più necessario.
Il principio di solidarietà sul quale si fondano i trattati ha in sé potenzialità di sviluppo ancora inespresse.
Le Istituzioni europee si impegnino non solo alla piena occupazione, ma anche a promuovere un equo funzionamento dei sistemi di protezione sociale.
C’è bisogno di rinnovare e armonizzare i sistemi di welfare nazionali, patrimonio identitario della cultura europea, rafforzando le competenze e le politiche europee in materia sociale.
C’è bisogno di superare la logica dell’austerity, ispirata ad un modello economico liberista, con politiche inclusive ed egalitarie a favore dello sviluppo delle regioni periferiche e rurali.
Un’azione congiunta per ridurre le diseguaglianze all’interno dei singoli Stati e tra Stati è il presupposto fondamentale per un vero processo di integrazione.

Più democratica
Il deficit democratico presente nei trattati richiede uno sforzo ulteriore per rinsaldare e rilanciare il legame tra cittadini ed istituzioni.
Auspichiamo una dimensione più democratica dell’architettura istituzionale europea che rappresenti il comune interesse dei popoli e non il mero compromesso di interessi nazionali.
L’esercizio responsabile della cittadinanza europea ha bisogno di molteplici luoghi di partecipazione, dibattito e conoscenza sul funzionamento e la vita delle istituzioni, anche valorizzando le nuove forme di comunicazione digitale.
Ci impegniamo ad attivare programmi mirati di formazione ed educazione alla cultura e al diritto europeo, coinvolgendo attivamente le istituzioni tutte e le organizzazioni della società civile.

Più responsabile
Le sfide globali in materia di ambiente, energia e sviluppo integrale della persona richiedono fedeltà ai principi fondativi del progetto europeo.
E’ urgente promuovere nuove pratiche europee nell’economia sociale, nella finanza etica e nella sostenibilità energetica e ambientale, in accordo con gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU e gli Accordi di Parigi sul clima.
Ci impegniamo, a sostegno delle istituzioni europee, per la cura delle nuove generazioni affinché siano protagoniste del cambiamento necessario.
Urge una nuova governance istituzionale dei sistemi finanziari che protegga l’economia europea dagli attacchi speculativi internazionali e ridia alla finanza il ruolo di “strumento” dello sviluppo al servizio dell’uomo.

Più unita
Il bene comune europeo è possibile soltanto se gli Stati membri rinunciano agli interessi particolari e contingenti.
Occorre sviluppare una sempre maggiore unità di intenti e di azioni, per generare politiche europee più condivise e autentici processi di coesione, capaci di ridare senso all’ideale della comune appartenenza europea.
È urgente riscoprire la vocazione europea di promozione della pace, dentro e fuori i confini, rinunciando con forza ad una “politica dei muri”.
Le Istituzioni europee si impegnino per il potenziamento di una politica estera comune e la realizzazione di una sempre maggiore sicurezza, basata non sul “diritto della forza”, ma sulla “forza del diritto”.
I cittadini europei desiderano di riconoscersi in una posizione dei singoli Stati membri che sia unitaria e coerente sul piano internazionale.
Ci impegniamo a promuovere e sostenere il Servizio Volontario Europeo e il nascente Corpo Europeo di Solidarietà, quali strumenti per il rafforzamento di un’identità europea pacifica e solidale.

Vogliamo più Europa
Un’Europa che “possa e sappia fare molto di più insieme”.
Questo tempo chiede di guardare avanti, osando il futuro.
L’Europa che oggi ereditiamo, spazio di civiltà e di diritto, patrimonio spirituale e culturale dell’umanità, può essere ancora una risorsa per il mondo intero.
Vogliamo un’Europa che diventi modello avanzato di multiculturalità, che sappia porsi come potenza di valori e non solo come potenza economica e commerciale sullo scenario globale, riscoprendo il vero significato della sussidiarietà come principio guida per garantire la centralità della persona, mediante l’apporto delle istituzioni locali, nazionali e sovranazionali.
Un’Europa aperta al mondo e all’uomo, ispiratrice di dialogo, integrazione e accoglienza.
Un’Europa che promuova il diritto internazionale e che eserciti il suo ruolo di leadership nella governance globale.
Un’Europa capace di memoria, coraggio e speranza.

Università: “StaibeneconSapienza”, servizio di prevenzione e assistenza per 112mila studenti

Sat, 2017-07-22 13:29

Non solo lezioni ed esami nel più grande ateneo italiano, ma anche assistenza e sostegno agli studenti in difficoltà per problemi di salute fisici o psicologici. Succede all’Università Sapienza di Roma, dove grazie all’iniziativa “StaibeneconSapienza” i 112mila studenti potranno usufruire, direttamente o tramite le aziende sanitarie di riferimento, servizi gratuiti di orientamento e accessibilità alle cure mediche. “Si tratta di un progetto ambizioso che inizia con alcuni strumenti immediati di prevenzione – spiega il rettore Eugenio Gaudio – e si avvale delle competenze specialistiche dei professionisti della Sapienza e delle strutture all’avanguardia delle Facoltà mediche dell’ateneo”. I servizi sono numerosi e sono stati pensati per offrire ai giovani una guida pratica per affrontare le problematiche profonde più diffuse, legate alla nutrizione, alla sessualità e alle dipendenze. “Gong”, acronimo di Gruppo orientamento nutrizione giovani, è il servizio che la Sapienza offre a tutti gli studenti per insegnare loro a nutrirsi correttamente senza sacrificare il gusto, attraverso un punto di ascolto, informazione e indirizzo che prevede incontri individuali e collettivi, seminari e convegni organizzati su temi specifici. Il Counseling psicologico è un servizio di assistenza a cui gli studenti possono rivolgersi per far fronte alle difficoltà connesse alla propria sfera relazionale ed emotiva, nonché per prendere coscienza di eventuali dipendenze più o meno gravi. Tra queste, la dipendenza da fumo ha un sportello dedicato nell’Unità di tabaccologia – Unitab che, oltre a essere un punto di ascolto e di informazione, fornisce un supporto pratico a chi ha deciso di smettere. Per le emergenze, la Sapienza ha istituito un proprio recapito telefonico: oltre al 112, numero unico europeo, è possibile rivolgersi all’800 811 192 (da fisso) o allo 06 49694233 (da cellulare), per ricevere H24 un servizio di assistenza immediata da parte di personale formato per il primo soccorso e dotato di defibrillatore che interviene prontamente e agevola l’eventuale accesso dell’ambulanza e l’intervento degli operatori sanitari. Le strutture preposte alle attività di prevenzione e di assistenza a favore degli studenti si trovano all’interno della Città universitaria, nelle sedi di San Lorenzo, del Policlinico Umberto I e dell’Azienda S. Andrea a Grottarossa.

Terzo settore: Fiaschi (Forum), riforma è “traguardo molto importante”

Sat, 2017-07-22 13:11

Terzo settore e Governo a confronto: ieri, nell’ambito di una visita ad alcune esperienze del Terzo settore piemontese, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha incontrato, insieme al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti e al sottosegretario Luigi Bobba, la portavoce del Forum nazionale del Terzo Settore Claudia Fiaschi. L’incontro è avvenuto nei giorni di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dei decreti legislativi di riforma del Terzo settore, ed è stato pertanto un’occasione unica per discutere dell’impatto che le nuove norme avranno sulla vita degli enti. “Siamo davanti a un traguardo molto importante”, ha dichiarato Fiaschi, “perché finalmente vengono riconosciuti al Terzo settore una funzione strategica per la coesione sociale del nostro Paese e un ruolo fondamentale nella costruzione di modelli di sviluppo sociale ed economici inclusivi e sostenibili. La riforma, inoltre, disegna la via italiana dell’impresa sociale: uno strumento che guarda al modo di pensare lo sviluppo delle nuove generazioni e che ci proietta nell’ambito dell’innovazione sociale europea”. L’intervento di Fiaschi è stato seguito da quello di Paolo Gentiloni, che ha parlato della “Italia sociale” come della parte migliore del nostro Paese, di cui bisogna essere orgogliosi. Anche il ministro Poletti ha sottolineato l’importanza del nuovo impianto normativo, specificando che ci sarà bisogno di lavorare insieme perché la legge entri davvero nella vita quotidiana degli enti e tutti i suoi contenuti vengano apprezzati.

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