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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 18 min 39 sec ago

Natale: Coldiretti, 4,8 miliardi a tavola (+10%) prima voce di spesa

Wed, 2017-12-20 13:05

L’agroalimentare con regali enogastronomici, pranzi e cenoni è quest’anno la voce più importante del budget che le famiglie italiane destinano alle feste di fine anno, con una spesa complessiva per imbandire le tavole del Natale e del Capodanno di 4,8 miliardi di euro, il 10% in più dello scorso anno. È quanto emerge dall’analisi Coldiretti presentata all’Assemblea nazionale di fine anno in corso oggi a Roma per fare il bilancio del settore agroalimentare italiano alla vigilia dell’inizio dell’anno internazionale del cibo italiano nel mondo. La maggior parte della spesa alimentare delle feste è dedicata al pranzo di Natale che l’86% degli italiani, secondo l’indagine Coldiretti/Ixè, consumerà nelle case dove il menu resta fortemente legato alla tradizione Made in Italy. Lo dimostra il fatto che il 90% dei cittadini del Belpaese porterà in tavola lo spumante, seguito da panettone, pandoro, frutta locale. La novità di quest’anno è l’arrivo nel piatto dei cosiddetti superfood ai quali sono associate specifiche proprietà salutistiche: noci, farro, visciole, roveja. Tra le novità di quest’anno – continua Coldiretti – l’arrivo dei primi panettoni e pandori 100% italiano che utilizza grano tenero, burro, zucchero, uova, lievito madre e scorze di arance candite, tutti da produttori nazionali. Record storico anche con l’export di vini, spumanti, grappa e liquori, panettoni, formaggi e salumi solo per il periodo di Natale che supera i 3,5 miliardi di euro, in aumento del 6% sulla base delle proiezioni Coldiretti per il mese di dicembre 2017. Sono 5047 i prodotti alimentari tradizionali dal Made in Italy , 292 specialità Dop/Igp e e 523 vini Doc/Docg/Igt. Per il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo “si stima valga almeno trentamila posti di lavoro la scelta di un menu italiano per i pranzi ed i cenoni delle feste, ma anche quella del regalo enogastronomico veramente Made in Italy Un impatto importante che puo’ aiutare anche a risollevare le aree del centro Italia colpite dal terremoto dove la ripresa dipende in gran parte da cibo e turismo”.

Diocesi: Trapani, domani la festa dei volontari con mons. Fragnelli

Wed, 2017-12-20 12:48

Domani con inizio alle ore 16, si terrà presso i locali dell’ex asilo Charitas in via Errante, a Trapani, si terrà la festa dei volontari. Sarà l’occasione di presentare il progetto “L’arco della speranza – Per una città dei volti” e la Missione internazionale “Madre Clelia” a cura delle Suore Apostole del Sacro Cuore che sono in città per avviare un servizio per i migranti. Obiettivo dell’incontro sarà anche “accendere i riflettori sulla figura del tutore volontario dei minori stranieri presenti sul nostro territorio”. Nel corso del pomeriggio sarà, inoltre, inaugurata la mostra “Noi, cittadini del mondo” realizzata dall’Istituto comprensivo “Eugenio Pertini” di Trapani: quattro alunni faranno da cicerone per raccontarla ai presenti. L’incontro sarà animato dalla fraternità delle “Serve di Gesù Povero”.
Interverranno il vescovo di Trapani, mons. Pietro Maria Fragnelli, suor Ana Carolina Nogueira e suor Linda Pettinella, dell’Istituto delle Apostole del Sacro Cuore. È prevista anche la testimonianza di una ragazza immigrata che si trova in questo periodo a Trapani. Alle ore 18, l’intervento di Arianna Lo Vasco, giudice tutelare del Tribunale di Trapani, per presentare la figura del tutore volontario dei minori stranieri. L’incontro si concluderà con un momento di fraternità.

Diocesi: mons. Petrocchi (L’Aquila), “basilica di Collemaggio nel patrimonio genetico della nostra città”. Appello per la ricostruzione del duomo

Wed, 2017-12-20 12:30

“Questa chiesa è un segno distintivo della ‘aquilanità’: infatti, a mio avviso, compare tra i ‘cromosomi’ culturali e religiosi che costituiscono il ‘patrimonio genetico’ della nostra città. Un capolavoro monumentale ed artistico, che oggi viene riconsegnato agli aquilani”. Lo ha affermato questa mattina l’arcivescovo de L’Aquila, mons. Giuseppe Petrocchi, in occasione della riapertura della basilica di Collemaggio, chiusa dall’agosto 2013. “Entrando si resta come ‘folgorati’ dalla maestosità, sobria e solenne, di questa basilica”, ha osservato l’arcivescovo, aggiungendo che “l’impegno ricostruttivo non si è limitato al semplice ripristino della ‘versione’ architettonica antecedente il sisma” ma “si avverte un ‘novum’ estetico, frutto di un intervento competente e pregevole, che ha gettato una luce inedita su una bellezza che, nel corso dei secoli, era rimasta in parte coperta”. Petrocchi ha poi evidenziato come “per uscire dal devastante ‘trauma’, materiale e psicologico, del terremoto, non basta ‘rifare’ i muri, ma occorre ricostruire la città, nella mente e nel cuore degli aquilani”. “Questa impresa – ha ammonito – postula una dimensione spirituale e culturale, che non può essere assicurata solo da metodologie di stampo ingegneristico e urbanistico. Bisogna mobilitare l’‘anima’ cristiana e sociale della nostra gente, per attivare anche un condiviso ‘umanesimo civico’, che consenta di rinvigorire i valori dell’‘etica comunitaria’ e delle ‘solidarietà municipale’”. “Nell’impresa della ricostruzione – ha proseguito – il cuore della speranza deve pulsare con il ritmo della partecipazione integrata, della rigorosa legalità e della rapidità esecutiva”. L’arcivescovo si è augurato che “la fattiva e lungimirante ‘managerialità’, dimostrata nel restauro di questa chiesa, sia trasferita anche nella ricostruzione del duomo”. E ha rivolto un appello “affinché siano accelerate le procedure tecnico-giuridiche mirate ad avviare, in tempi brevi, l’apertura dei cantieri”.

Manovra 2018: Moncalvo (Coldiretti), “storico via libera allo street food contadino dal campo alla tavola”

Wed, 2017-12-20 12:20

“Storico via libera allo street food contadino dal campo alla tavola nella manovra 2018”. A renderlo noto è il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, in occasione dell’Assemblea nazionale di fine anno nel commentare “positivamente la Manovra che contiene importanti misure per il settore agricolo, dalla decontribuzione per giovani agricoltori, al bonus verde fino alla sterilizzazione delle aliquote Iva”. “Per la prima volta – ha sottolineato Moncalvo – gli agricoltori potranno vendere direttamente i propri prodotti anche derivati da processi di manipolazione o trasformazione e pronti per il consumo, direttamente dal produttore al consumatore, anche in forma itinerante”. Si tratta di “un’opportunità importante per i consumatori – rileva l’associazione – con 1 italiano su 2 che ha mangiato cibo da strada nell’ultimo anno in tutte le sue forme secondo l’indagine Coldiretti/Ixè”. “Ora – spiega la Coldiretti – sarà finalmente possibile farlo acquistando direttamente a chilometro zero dagli agricoltori e dagli allevatori a garanzia della genuinità e della qualità ma anche del rispetto degli ingredienti e della vera tradizione enogastronomica Made in Italy. Un’opportunità importante alla vigilia dell’anno del cibo italiano nel mondo per qualificare l’offerta delle città, minacciata dalla banalizzazione e dall’omologazione ma anche per difendere l’identità alimentare nazionale che rischia di sparire dalle strade e dalla piazze invase dal kebab al sushi, dalla frutta fuori stagione come le caldarroste congelate disponibili durante tutto l’anno”. Altre novità introdotte dalla Manovra riguardano il “bonus verde”, la conferma dell’esonero triennale per gli agricoltori under 40 dal pagamento dei contributi previdenziali e una riduzione contributiva nel limite del 66% per il successivo anno e del 50% per l’ulteriore anno, l’estensione al 2018 dell’indennità giornaliera di 30 euro per i lavoratori della pesca marittima, oltre agli interventi a sostegno delle imprese colpite da Xylella fastidiosa e risorse da destinare per il reimpianto di piante non sensibili al batterio Xylella.

Natale: mons. Oliva (Locri-Gerace), “spalanchiamo le porte del cuore a relazioni fraterne. Diciamo no ai muri di un’umanità senza cuore”

Wed, 2017-12-20 12:01

“Spalanchiamo le porte del cuore a relazioni fraterne. Non giriamoci dall’altra parte se un fratello o una sorella (qualunque sia il suo credo o nazionalità) bussa alla porta. Affrontiamo le difficoltà della vita, il dramma della precarietà e della disoccupazione. Tutti insieme, in questa periferia geografica troppo dimenticata. Diciamo no ai muri di un’umanità senza cuore”. A scriverlo, nel messaggio alla diocesi “L’amore s’è fatto carne”, il vescovo di Locri-Gerace, mons. Francesco Oliva. “Non vorrei che continuassimo a scambiarci gli auguri di Natale solo per abitudine. Non vorrei che ci sfuggisse ancora una volta la novità dell’evento che celebriamo. È la novità delle novità! Quella che è capace di rompere gli schemi della ripetitività”. Per il vescovo, “il Bambino che nasce porta alla famiglia umana l’annuncio più atteso: tu sei l’amato! Sei l’amato, nella tua povertà e fragilità, con i tuoi fallimenti ed errori. Sei l’amato, perché sei stato pensato da sempre”. Mons. Oliva sottolinea come il mondo “può avere futuro solo nel segno della fraternità”. “E allora – l’esortazione del vescovo – porgi la tua mano a chi non ti ama, fa sentire il calore del tuo abbraccio. Rendi al nemico la gioia del perdono. Offri a chi incontri l’amicizia vera del fratello, dell’amico, del compagno. Condividi con lui sogni e speranze. Sii tu per primo ad andare incontro a lui e a dirgli: sogno con te un mondo diverso”. La certezza che mons. Oliva vuole offrire è che “c’è speranza per tutti”, l’invito a che “vinca l’amore sull’odio e le chiusure, sugli egoismi e l’indifferenza. Siamo tutti mendicanti d’amore”. Da qui l’esortazione: “Riscopriamo questo amore che si fa carico delle nostre povertà e vuole condividere i sogni dell’umanità. Diventiamo con lui, per lui e in lui cercatori di vita. La vita buona che apre alla speranza! Siamo tutti mendicanti d’amore!”.

Albania: mons. Meta (Rrëshen), appello a preti e religiosi d’Europa. “Venite qui ad annunciare il vangelo ai poveri”

Wed, 2017-12-20 11:43

“Vuoi annunciare il Vangelo ai poveri? Vieni a Rrëshen”: l’appello viene da mons. Gjergji Meta, vescovo di Rrëshen, diocesi nel nord est dell’Albania. Una regione, spiega lo stesso vescovo in una lettera aperta, “povera, segnata dall’emigrazione” delle forze più giovani, con il rischio di vedere le chiese svuotate. Da qui la decisione di rivolgersi a sacerdoti, suore e religiosi: “Questo è un invito per la missione nella diocesi di Rrëshen. Un invito a vivere una meravigliosa esperienza evangelica: annunciare il Vangelo ai poveri”. “Grazie al lavoro di tanti sacerdoti, missionari e missionarie, qui in 26 anni si è fatto molto per il territorio, ma, in questo stesso lasso di tempo, il 60% della popolazione è emigrata verso le grandi citta come Tirana, Durazzo, Lezha e il Sud dell’Albania. Nei villaggi sono rimaste poche famiglie, nella maggior parte impossibilitate a muoversi perché abitano in zone impervie di montagna e sono molto povere. Se potessero, anche loro – afferma il vescovo – scapperebbero, andrebbero da qualche altra parte per poter istruire i loro figli e avere una vita più dignitosa”. Le chiese sono abbastanza frequentate, “ma non in proporzione rispetto a coloro che si dicono cattolici, perché tra questi ci sono anche molti indifferenti, agnostici e atei. C’è bisogno di annunciare loro il Regno di Dio”.
Ebbene, “per far fronte a questa situazione siamo solo 6 preti, incluso il vescovo, e 7 congregazioni religiose femminili. Abbiamo quasi 40 chiese e cappelle sparse in tutto il territorio, così come molti gruppi di famiglie sono isolati in villaggi lontani rispetto al centro della diocesi. Perciò invito tutti quelli che lo desiderano, sacerdoti, missionari e missionarie, in modo particolare sacerdoti diocesani a venire a Rrëshen per evangelizzare i poveri, i lontani, gli indifferenti e, in questo modo, evangelizzare se stessi”. Infine, ancora una annotazione da parte di mons. Meta: “Vieni e annuncia il Vangelo ai poveri e i poveri evangelizzeranno te!”.

Argentina: negli auguri dei vescovi al presidente Macri la preoccupazione per la riforma previdenziale

Wed, 2017-12-20 11:28

In vista delle festività di Natale e Capodanno, i membri della Commissione esecutiva della Conferenza episcopale argentina (Cea) hanno reso ieri la rituale visita al presidente della Repubblica, Mauricio Macri, per il tradizionale saluto e gli auguri di fine anno. Nel corso dell’incontro, il presidente dell’episcopato argentino e vescovo di San Isidro, mons. Oscar Vicente Ojea, e i vicepresidenti card. Mario Poli e mons. Marcelo Colombo, insieme al segretario generale mons. Carlos Malfa, hanno colto l’occasione per esprimere al capo dello Stato le loro preoccupazioni per la discussa legge di riforma previdenziale che è stata approvata proprio ieri mattina alla Camera dei deputati, nel contesto di scontri ed estreme violenze, verificatesi fuori dal palazzo parlamentare tra le forze dell’ordine e i dimostranti che protestavano contro il provvedimento di origine governativa. In particolare, i vescovi hanno richiesto al presidente della Repubblica che “lo sforzo maggiore, data l’attuale situazione economica del Paese, sia compiuto da coloro che hanno di più”.
Si è appreso inoltre che i vescovi hanno insistito nel suggerire la necessità del dialogo quale unico cammino possibile nel rispetto delle istituzioni democratiche, le associazioni rappresentative della società civile e delle diverse comunità religiose.

Papa Francesco: applaude gli artisti del Circo di Cuba

Wed, 2017-12-20 11:10

Finale festoso per l’udienza generale in Aula Paolo VI. Il Papa ha applaudito ammirato e divertito un saggio degli artisti del Circo di Cuba, presenti a Roma con il loro spettacolo fino al 7 gennaio. Prima dei saluti in lingua italiana, i circensi de L’Avana, per la prima volta in Italia, hanno offerto un saggio della loro arte che mette insieme danza, folklore e arti circensi, vestiti nei loro sgargianti costumi tradizionali. Francesco ha mostrato di gradire molto lo spettacolo, al centro del quale c’erano le evoluzioni di un giocoliere, applaudendo più volte i protagonisti. Uno di loro, al termine del saggio, dalla platea ha suonato con la tromba, in versione salsa, anche gli auguri per il compleanno che il Papa ha festeggiato domenica scorsa. Le danze cubane hanno contagiato gli oltre 5mila fedeli presenti oggi in Aula, molti dei quali hanno ballato in piedi dalle loro postazioni. Prima dello spettacolo del circo cubano, i bambini di un orfanatrofio polacco, nei loro costumi bianchi e blu, hanno cantato per Francesco. “Vorrei ringraziare il circo cubano per questo spettacolo”, le parole a braccio di Francesco rivolte agli artisti cubani. Nel triplice saluto ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, il Papa – come aveva fatto anche nei saluti agli altri gruppi linguistici – ha ricordato l’imminenza del Natale. “Preparatevi al mistero del Natale del Signore con l’obbedienza di fede e l’umiltà che furono di Maria”, l’invito ai giovani. “Contemplate l’esempio della santa Famiglia a Betlemme, per praticare le stesse virtù nel vostro cammino di vita familiare”, quello agli sposi.

Papa Francesco: udienza, messa è “sinfonia”. “Tutti siamo peccatori”

Wed, 2017-12-20 10:42

Con il saluto iniziale del sacerdote – “Il Signore sia con voi” – a cui l’assemblea risponde “e con il tuo spirito”, “stiamo entrando in una sinfonia, nella quale risuonano varie tonalità di voci, compresi tempi di silenzio, in vista di creare l’accordo tra tutti i partecipanti, cioè di riconoscersi animati da un unico Spirito e per un medesimo fine”. Lo ha spiegato il Papa, che nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata ai riti d’introduzione della Messa, ha fatto notare che “il saluto sacerdotale e la risposta del popolo manifestano il mistero della Chiesa radunata. Si esprime così la comune fede e il desiderio vicendevole di stare con il Signore e di vivere l’unità con tutta la comunità. E questa è una sintonia orante che si s sta creando, e che presenta subito un momento molto toccante, perché chi presiede invita tutti a riconoscere i propri peccati”. “Tutti siamo peccatori”, ha proseguito Francesco a braccio: “Forse qualcuno di voi non è peccatore? Se non è peccatore, alzi la mano”, il dialogo con i fedeli. “Non ci sono mani alzate, va bene, avete buona la fede”, il commento del Papa sempre fuori testo: “E per questo all’inizio della Messa chiediamo perdono. È l’atto penitenziale”. “Non si tratta solamente di pensare ai peccati commessi, ma molto di più”, ha precisato Francesco annunciando che sarà questo l’argomento della prossima udienza: “È l’invito a confessarsi peccatori davanti a Dio e ai fratelli, con umiltà e sincerità, come il pubblicano al tempio”. “Se veramente l’Eucaristia rende presente il mistero pasquale, vale a dire il passaggio di Cristo dalla morte alla vita, allora la prima cosa che dobbiamo fare è riconoscere quali sono le nostre situazioni di morte per poter risorgere con lui a vita nuova”, ha proseguito il Papa sottolineando l’importanza di questo gesto. “Andiamo passo passo”, ha annunciato a braccio a proposito del prossimo argomento dell’udienza. “Mi raccomando”; l’ultimo invito a braccio sul tema toccato poco prima nella catechesi: “Insegnate bene ai bambini a fare il segno della croce”.

Papa Francesco: udienza, “insegnate ai bambini a fare bene il segno della croce”

Wed, 2017-12-20 10:28

“Voi avete visto come i bambini fanno il segno della Croce? Non sanno cosa fanno. Fanno un disegno, che non è un segno della croce”. Durante la catechesi di oggi, dedicata ai riti d’introduzione della Messa, il Papa ha dialogato a braccio con gli oltre 5mila fedeli presenti tornando su un tema a lui caro. “Per favore, mamme, papà, nonni”, l’appello: “Insegnate ai bambini a fare bene il segno della croce. Spiegate che è avere come protezione la croce di Gesù. E la Messa incomincia con il segno della Croce”. “Tutta la preghiera si muove, per così dire, nello spazio della Santissima Trinità, che è spazio di comunione infinita”, ha detto il Papa soffermandosi sulla parte iniziale del rito liturgico: “Ha come origine e come fine l’amore di Dio Uno e Trino, manifestato e donato a noi nella Croce di Cristo. Infatti il suo mistero pasquale è dono della Trinità, e l’Eucaristia scaturisce sempre dal suo cuore trafitto. Segnandoci con il segno della croce, dunque, non solo facciamo memoria del nostro Battesimo, ma affermiamo che la preghiera liturgica è l’incontro con Dio in Cristo Gesù, che per noi si è incarnato, è morto in croce ed è risorto glorioso”.

Papa Francesco: udienza, “l’altare è Cristo”. Si va a messa “non per guardarsi la faccia”

Wed, 2017-12-20 10:24

“L’altare è Cristo”, e si va a messa “non per guardarsi la faccia”, ma per “guardare Cristo”, che è “il centro della comunità”. Lo ha spiegato, a braccio, il Papa, che durante la catechesi di oggi in Aula Paolo VI ha ripercorso i riti d’introduzione della Messa. “Mentre normalmente si svolge il canto d’ingresso, il sacerdote con gli altri ministri raggiunge processionalmente il presbiterio, e qui saluta l’altare con un inchino e, in segno di venerazione, lo bacia e lo incensa”, ha ricordato Francesco. “Perché l’altare è Cristo, è figura di Cristo”, ha proseguito a braccio: “Quando guardiamo l’altare guardiamo proprio dov’è Cristo. L’altare è Cristo”. “Questi gesti, che rischiano di passare inosservati, sono molto significativi – ha osservato il Papa – perché esprimono fin dall’inizio che la Messa è un incontro di amore con Cristo, il quale offrendo il suo corpo sulla croce divenne altare, vittima e sacerdote”. “L’altare, in quanto segno di Cristo, è il centro dell’azione di grazie che si compie con l’Eucaristia”, ha ribadito Francesco. “E tutta la comunità è attorno all’altare, che è Cristo, non per guardarsi la faccia, ma per guardare Cristo. Tutti intorno all’altare, perché Cristo è al centro della comunità”, ha commentato ancora fuori testo.

Papa Francesco: udienza, a messa “non è una buona abitudine guardare l’orologio”. “Non arrivare in ritardo, bensì in anticipo”

Wed, 2017-12-20 10:19

A Messa “non è una buona abitudine guardare l’orologio e dire: ‘No no, sono in tempo, arrivo dopo il sermone e con questo compio il precetto'”. A mettere in guardia, parlando a braccio, da questo tipo di “calcolo” è stato il Papa, nella catechesi dell’udienza generale di oggi, una meditazione sui riti di introduzione della Messa. “La Messa comincia con il segno della croce e con i riti d’introduzione, perché lì cominciamo ad adorare Dio come comunità”, ha spiegato Francesco ancora a braccio: “Per questo è importante non arrivare in ritardo, bensì in anticipo, per preparare il cuore a questa celebrazione della comunità”. La Messa, ha esordito il Papa, “è composta da due parti, che sono la liturgia della Parola e la liturgia eucaristica, così strettamente congiunte tra di loro da formare un unico atto di culto. Introdotta da alcuni riti preparatori e conclusa da altri, la celebrazione è dunque un unico corpo e non si può separare, ma per una comprensione migliore cercherò di spiegare i suoi vari momenti, ognuno dei quali è capace di toccare e coinvolgere una dimensione della nostra umanità”. “È necessario conoscere questi santi segni per vivere pienamente la Messa e assaporare tutta la sua bellezza”, il consiglio: “Quando il popolo è radunato, la celebrazione si apre con i riti introduttivi, comprendenti l’ingresso dei celebranti o del celebrante, il saluto – ‘Il Signore sia con voi, la pace sia con voi’ – l’atto penitenziale, ‘io confesso’, dove noi chiediamo perdono dei nostri peccati, il Kyrie eleison, l’inno del Gloria e l’orazione colletta”. “Non perché lì si fa la colletta delle offerte”, ha spiegato ancora fuori testo il Papa agli oltre 5mila fedeli in Aula Paolo VI: “Si fa una colletta, è la colletta dell’intenzione di tutti i popoli, e quella colletta di tutti i popoli sale al cielo, è una preghiera”.

Terra Santa: mons. Pizzaballa, “la fame di dignità non spegne la nostra gioia”

Wed, 2017-12-20 10:03

“La salvezza di Dio non è un pacchetto già pronto, non qualcosa di già fatto, ma un continuo ricominciare, un sempre nuovo mettersi in cammino dietro di Lui”. È quanto afferma l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, nel messaggio letto durante la tradizionale conferenza stampa di Natale che si è svolta stamattina a Gerusalemme. Dopo aver ripercorso i principali eventi del 2017 che hanno segnato la vita della comunità ecclesiale locale, l’arcivescovo ha voluto ribadire l’importanza del Natale, momento in cui, ha spiegato, “Dio si affaccia ed entra nella storia dell’uomo con un semplice annuncio di gioia e non di giudizio”. E la gioia di Dio è “una gioia incarnata” che “passa per le cose semplici della vita. Non c’è gioia se non c’è vita, la vita umile di gente normale: una madre, un padre, un figlio”. La gioia di Dio è anche “salvezza: questo Bambino, che i pastori vedranno se si metteranno in cammino, è il Salvatore”. E salvezza, ha aggiunto mons. Pizzaballa, “è possibilità di ricominciare sempre. Salvezza è possibilità che tutto sia trasformato: il buio in luce, il male in bene, il dolore in gioia, l’egoismo in amore, la morte in vita. Le difficoltà di questi giorni, le difficoltà di sempre, la sete di giustizia, la fame di dignità – ha concluso – non ci impediscono di ricominciare, non spengono la nostra gioia, né la nostra determinazione a collaborare per migliorare il nostro mondo, a lavorare a difesa della vita, quella semplice dei nostri fedeli, delle nostre famiglie e delle nostre comunità religiose”.

Terra Santa: mons. Pizzaballa, “pellegrini raddoppiati. Crisi presente su Gerusalemme non li spaventi”

Wed, 2017-12-20 10:01

Il raddoppio della presenza dei pellegrini in Terra Santa, la riorganizzazione e ristrutturazione amministrativa del Patriarcato, condotta con la società di consulenza “Deloitte”, gli avvicendamenti consistenti nel personale religioso e nell’amministrazione, l’avvio di un ufficio pastorale che aiuti i vescovi e i sacerdoti, la scelta della famiglia come tema da seguire per la pastorale: sono questi alcuni dei punti evidenziati dall’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, nel messaggio letto durante la tradizionale conferenza stampa di Natale che si è svolta stamattina a Gerusalemme. L’arcivescovo, soffermandosi sull’ambito strettamente ecclesiale, ha comunicato che “la ristrutturazione amministrativa proseguirà per tutto questo anno pastorale” e che sul tema della famiglia saranno focalizzati argomenti quali “la preparazione al matrimonio, accompagnamento delle giovani coppie, educazione alla genitorialità, formazione”. Mons. Pizzaballa ha inoltre reso noto di aver cominciato da Gaza le visite alle parrocchie e alle comunità religiose della diocesi. “Abbiamo assistito a quasi un raddoppio della presenza dei pellegrini in Terra Santa – ha poi rivelato l’amministratore apostolico – ci auguriamo che la presente crisi su Gerusalemme non spaventi quanti hanno deciso di venire in Terra Santa. La presenza dei pellegrini, oltre ad essere una importante esperienza di fede, è anche una bella espressione di solidarietà ai tanti cristiani e non, che lavorano nell’ambito del turismo religioso. In Giordania vi è serenità. Invitiamo dunque i pellegrini a visitare la Terra Santa e la Giordania senza timore, perché non vi è alcun pericolo”. Particolarmente significativo, infine, è stato “il miglioramento nelle relazioni tra le Chiese cristiane, suggellato dall’inaugurazione della restaurata Edicola del S. Sepolcro lo scorso mese di marzo. Un evento che – ha concluso il presule – qualche anno fa sarebbe sembrato di impossibile realizzazione e che ha invece segnato un punto di non ritorno nelle nostre relazioni interne”.

Terra Santa: mons. Pizzaballa, “politica è la grande assente di questo momento. Abbiamo bisogno di politica, non quella di salotto”

Wed, 2017-12-20 10:00

“La politica è la grande assente di questo momento. Non sappiamo se e cosa stia maturando nelle cancellerie dei Paesi che decidono il nostro futuro, ma qui, nel nostro contesto, la politica, quella che indica prospettive e delinea il futuro, è assente. Ciò è fonte di frustrazione e disorientamento. Abbiamo bisogno di politica, non quella di salotto, ma quella che sa tradurre in scelte concrete sul territorio le attese dei rispettivi popoli”. Lo scrive l’amministratore apostolico del Patriarcato latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa, nel messaggio letto durante la tradizionale conferenza stampa di Natale che si è svolta stamattina a Gerusalemme. Nel testo l’amministratore apostolico ha ripercorso i momenti e gli eventi che hanno maggiormente caratterizzato la vita della comunità ecclesiale in questo ultimo anno, allargando lo sguardo al contesto sociale e politico nel quale la Chiesa è calata. “Le nostre popolazioni sono stanche di violenza, che non ha portato ad alcun risultato. Sono invece assetate di giustizia, di diritti, di verità. Sembrano affermazioni generiche e retoriche – ha affermato mons. Pizzaballa – ma qui in questo nostro contesto, hanno un risvolto concreto e preciso nella vita quotidiana, negli spostamenti e nella libertà di movimento, nei permessi, nei ricongiungimenti familiari e nella vita quotidiana di tutte le famiglie cristiane”. Da Pizzaballa è giunto anche l’auspicio che “la violenza di questi giorni cessi completamente e che si possa continuare a discutere legittimamente su Gerusalemme in ambito non solo politico, ma anche religioso e culturale”. Chiaro il riferimento alle dichiarazioni del presidente Donald Trump, su Gerusalemme, considerata dagli Usa capitale di Israele, “le cui conseguenze sono note e non sono ancora cessate del tutto”.

Papa Francesco: udienza, accolto da oltre 5mila fedeli. Benedice coppie che festeggiamo 25° e 50° di matrimonio

Wed, 2017-12-20 09:41

Il Papa ha fatto il suo ingresso in Aula Paolo VI, per l’udienza generale prenatalizia, alle 9.35 circa, dove lo attendevano oltre 5mila fedeli, secondo i dati della Prefettura della Casa Pontificia. Tra la folla di fedeli che lo hanno salutato dai due lati delle transenne del corridoio centrale, percorso a piedi, anche due coppie speciali, accompagnate da cartelli scritti a mano: Roberto e Simona, che festeggiavano 25 anni di matrimonio, e una coppia che celebrava invece il 50° delle nozze. Entrambe le coppie sono state benedette da Francesco, che ha scambiato anche qualche parola con gli sposi, sorridente e rilassato. Molti i doni, come di consueto, offerti al Papa dai fedeli, tra cui anche una statuetta di Gesù Cristo misericordioso. Tra foto e selfie, non è mancato l’ormai tradizionale “scambio dello zucchetto”: dopo aver indossato quello nuovo, offertogli da un gruppo di giovani, Francesco ha lanciato lo zucchetto che indossava poco prima tra la folla, un po’ come fanno le spose con i loro bouquet dopo la celebrazione liturgica.

Yemen: Save the Children, “migliaia di bambini morti a causa di violenza, fame o patologie prevenibili come il colera”

Wed, 2017-12-20 09:39

“Sono trascorsi mille giorni dall’inizio dell’escalation internazionale del conflitto in Yemen, che ha già condotto alla morte di migliaia di bambini a causa di violenza, fame o patologie prevenibili come il colera”. Lo denuncia oggi Save the Children, in una nota nella quale evidenzia come “dal 26 marzo 2015 la situazione in Yemen, già Paese più povero del Medio Oriente, si è ulteriormente deteriorata, fino a divenire un incubo a occhi aperti in cui i bambini muoiono di fame ogni giorno e sono bombardati a casa e a scuola”. Secondo l’organizzazione, “4,5 milioni di minori e donne incinte o in allattamento sono ora affetti da malnutrizione acuta (+148% rispetto al tardo 2014), mentre 462mila bambini soffrono di malnutrizione acuta grave (+200% rispetto al 2014) e 63 nati vivi ogni 1.000 muoiono prima del quinto compleanno (contro i 53 del 2014). Se le attuali tendenze saranno confermate potrebbero esserci quasi 600mila bambini sotto i cinque anni gravemente malnutriti in Yemen nel 2018”. Nella nota si sottolinea anche che “negli ultimi 1.000 giorni sono stati registrati 15mila attacchi aerei. L’uso di armi esplosive in aree densamente popolate sta aumentando, con il conflitto che diventa più prolungato e urbano, e i bambini ne stanno pagando il prezzo più alto. Quando queste bombe cadono sulle città, il 92% dei feriti è rappresentato da civili”. Per Tamer Kirolos, direttore di Save the Children in Yemen, “di fronte a tutto questo dolore, l’inattività della comunità internazionale o l’incapacità di porre fine alla sofferenza dei bambini in Yemen è vergognosa. Ci aspettiamo che muoiano 50mila bambini solo in questo anno e se la guerra continuerà saranno innumerevoli le ulteriori vite perse, senza ragione, in Yemen”. “È necessario porre immediatamente fine a ogni restrizione che sta impedendo di entrare ad aiuti umanitari e rifornimenti di carburante, cibo e medicine e abbiamo urgente bisogno di un cessate il fuoco credibile e di negoziare un accordo di pace”, conclude Kirolos.

Santa Sede: morto il cardinale Bernard Law

Wed, 2017-12-20 09:10

È morto il cardinale Bernard Law nelle prime ore di questa mattina dopo una lunga malattia. A darne notizia è la Sala Stampa della Santa Sede. Il porporato statunitense, 86 anni, già arcivescovo di Boston e arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore,  è morto nella clinica romana dove era ricoverato. Nato il 4 novembre 1931 a Torreón, in Messico, è stato ordinato sacerdote per la diocesi di Natchez-Jackson nel 1961. Esperto di ecumenismo e di dialogo con l’ebraismo, venne nominato da Paolo VI vescovo di Springfield-Cape Girardeau nel 1973. Nel 1984 Giovanni Paolo II lo ha nominato arcivescovo di Boston. Ha collaborato alla preparazione del nuovo Catechismo della Chiesa cattolica. Dopo l’inchiesta del Boston globe sui preti pedofili, denominata “Spotlight”, il 13 dicembre 2002 si dimette chiedendo scusa per quanti avevano sofferto a causa dei suoi errori, prima di lasciare gli Stati Uniti per ritirarsi a Roma. Il il 27 maggio 2004 Giovanni Paolo II lo ha nominato arciprete della patriarcale Basilica Liberiana di Santa Maria Maggiore, incarico che Law ha ricoperto fino al 2011, quando ha compiuto ottant’anni.

Procreazione assistita: Rapporto Giovani 2018, il 2,4% consiglia maternità surrogata ad amici etero, il 4,5% e l’8,8% ad amici gay. Eterologa mette in crisi identità

Wed, 2017-12-20 09:05

Dalle anticipazioni dell’indagine su giovani e procreazione assistita condotta dall’Istituto Toniolo in vista del prossimo Rapporto Giovani, emerge che solo il 2,4% degli intervistati consiglierebbe il ricorso alla maternità surrogata ad un amico eterosessuale, il 4,5% ad un’amica lesbica, l’8,8% ad amico gay. Sondando il vissuto più personale dei giovani chiedendo loro di immaginare di avere un figlio in “modo naturale” o ricorrendo alla fecondazione omologa, eterologa o adozione, emerge che il ricorso alle tecniche di fecondazione eterologa pare mettere in crisi più delle altre procedure il loro senso di identità. La procreazione assistita risulta infatti associata a livelli molto bassi sia di stima di sé (24,5%), sia del senso della vita (26,3%), sia del senso di vicinanza agli altri (23,5%). L’avere un figlio in modo “naturale”, invece, risulta rinforzare e incrementare il senso di identità con percentuali molto alte in tutte e tre queste dimensioni (rispettivamente 58%, 48,6% e 39%). In posizione intermedia tra questi due estremi si situano sia la fecondazione omologa che l’adozione. Sono le femmine, più che i maschi, a sentirsi svilite nella propria identità se immaginano di dover ricorrere alla fecondazione eterologa, e arricchite se invece immaginano di avere un figlio in modo “naturale”.

Procreazione assistita: Rapporto Giovani 2018, più favorevoli al Sud. Il 15% dice sì, più della metà approva donazione gameti

Wed, 2017-12-20 09:03

Il 15% dei giovani intervistati dall’Istituto Giuseppe Toniolo in tema di procreazione assistita – l’indagine completa sarà pubblicata nel prossimo Rapporto Giovani in primavera 2018 – consiglierebbe ad amici che non riescono ad avere figli la fecondazione omologa; una percentuale tra il 15 e il 19% consiglierebbe invece l’eterologa. Per quanto riguarda la donazione dei gameti (maschili e femminili) oltre l’80% dichiara di non conoscere le modalità della procedura, ma oltre la metà approva entrambe le pratiche. Solo il 12,5% disapprova la donazione di sperma; il 15,7% quella di ovulo. Sono le femmine ad approvare maggiormente rispetto ai maschi la scelta di un’amica a donare ovuli. Significativa l’influenza del fattore religioso: “sono infatti i giovani che danno poco valore alla religione – si legge nell’indagine – ad approvare con maggiore probabilità la scelta di donare gameti, mentre i giovani che danno più valore alla religione tendono a disapprovare in misura maggiore tale scelta”. In generale, i giovani si mostrano più cauti se si chiede loro di dare un consiglio, più favorevoli in caso debbano esprimere un parere. I giovani del Sud, regioni nelle quali peraltro sono più diffusi i centri di procreazione assistita, sembrano più favorevoli alla fecondazione eterologa per le coppie eterosessuali e alla donazione di sperma ed ovulo rispetto ai coetanei del Centro e del Nord.

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