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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 19 min 13 sec ago

Papa Francesco: a gesuiti del Myanmar, “di fondamentalismi ce ne sono dappertutto”. Quello “cristiano nega l’Incarnazione”

Thu, 2017-12-14 13:44

“Di fondamentalismi ce ne sono dappertutto. E noi cattolici abbiamo ‘l’onore’ di avere fondamentalisti tra i battezzati”. Lo ha affermato Papa Francesco incontrando i gesuiti del Myanmar nel corso del suo ultimo viaggio apostolico. Secondo quanto riferisce padre Antonio Spadaro, riportando sull’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica” la trascrizione delle due conversazioni avute dal Papa con i gesuiti di Bangladesh e Myanmar, Francesco ha definito il fondamentalismo “un atteggiamento dell’anima che si erge a giudice degli altri e di chi condivide la sua religione”. “È un andare all’essenziale – pretendere di andare all’essenziale – della religione, ma a un punto tale da dimenticarsi di ciò che è esistenziale. Dimentica le conseguenze”. Per il Papa, “gli atteggiamenti fondamentalisti prendono diverse forme, ma hanno il fondo comune di sottolineare molto l’essenziale, negando l’esistenziale”. “Il fondamentalista nega la storia, nega la persona. E – ha ammonito – il fondamentalismo cristiano nega l’Incarnazione”. Riferendosi al ministero di sacerdoti e vescovi, Francesco ha ribadito che “dobbiamo conoscere l’odore di pecora, per capire, comprendere e accompagnare, e le pecore devono percepire che emaniamo odore di Dio. E questa è la testimonianza. Oggi la missionarietà, grazie a Dio, non passa dal proselitismo”. Il Papa ha anche evidenziato che “una delle cose che il Signore rispetta è la libertà. Compresa la libertà di allontanarsi da lui, la libertà di peccare. Lui sta in silenzio e soffre. Sta zitto. Arriva a questo estremo”. E ha suggerito “prossimità, vicinanza” nelle situazioni in cui “le risposte intellettuali non servono”. Per “rispondere” ad una domanda esistenziale, ha consigliato il Papa, “avvicinati. Accompagna. Stai vicino. E lo Spirito Santo ti ispirerà che cosa puoi fare, che cosa puoi dire”. “Perché dire – ha esortato – è l’ultima cosa. Prima fare. Stare in silenzio, accompagnare, stare vicini”.

Papa Francesco: a gesuiti del Myanmar, “bisogna essere uomini di preghiera nell’abitare i crocevia della storia”

Thu, 2017-12-14 13:42

“Bisogna essere uomini di preghiera nell’abitare i crocevia della storia”. Lo ha affermato Papa Francesco incontrando i gesuiti del Myanmar nel corso del suo ultimo viaggio apostolico. Secondo quanto riferisce padre Antonio Spadaro, riportando sull’ultimo numero de “La Civiltà Cattolica” la trascrizione delle due conversazioni avute dal Papa con i gesuiti di Bangladesh e Myanmar, Francesco ha ricordato quanto disse Paolo VI il 3 dicembre 1974. “Ci ha rivolto un discorso che resta pienamente attuale”, ha notato il Papa. “Vi raccomando di leggerlo. È un documento attuale”. “Dice – ha aggiunto – questa frase: ‘Ovunque, nei crocevia della storia vi sono i gesuiti’. Lo ha detto Paolo VI! Non dice: ‘State chiusi in un convento’, ma dice ai gesuiti: ‘Andate nei crocevia’”. “E – ha ammonito Francesco – per andare ai crocevia della storia, miei cari, bisogna pregare!”. Riferendosi ai fedeli del Myanmar presenti alla celebrazioni, il Papa ha anche rivelato che “quando ho saputo che queste persone avevano viaggiato e camminato molto, che per venire avevano risparmiato denaro, vi confesso che ho provato una grande vergogna”. “Il Popolo di Dio ci insegna virtù eroiche”, ha proseguito, ribadendo che “ho provato vergogna di essere pastore di un popolo che mi supera per virtù, per sete di Dio, per senso di appartenenza alla Chiesa, perché venivano a vedere Pietro. L’ho provata, e ringrazio Dio per avermela fatta provare”. Francesco ha evidenziato che “c’è una grazia che il gesuita deve chiedere, è quella di una grande vergogna”. Il Papa ha poi definito quello in Myanmar e Bangladesh “un viaggio molto difficile”. “Forse – ha osservato – ha rischiato pure di essere cancellato a un certo punto. Dunque, è un viaggio difficile. Ma proprio perché difficile, dovevo farlo!”. E “se questo viaggio appariva difficile, sono venuto perché noi dobbiamo stare nei crocevia della storia”.

Biotestamento: Centro studi Livatino, ora “indispensabile un lavoro, culturale prima ancora che politico, per convincere che la vita non è un bene disponibile”

Thu, 2017-12-14 13:30

“Con il voto di oggi il Senato non ha operato una scelta originale: ha disposto che sia pubblicato sulla Gazzetta ufficiale quel che da un decennio a oggi avevano già sancito – a partire dal caso Englaro – sentenze di merito, della Cassazione e della Corte costituzionale. Se, proprio alla stregua di quelle sentenze, una legge era necessaria, essa avrebbe dovuto ribadire il diritto alla vita in ogni momento della esistenza dell’uomo”. Lo si legge in una nota del Centro studi Rosario Livatino, a commento dell’approvazione, oggi in Senato, della legge in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento (Dat).  “Per uscire dal totalitarismo, subdolo ma reale, che manipola la vita, la seleziona geneticamente e ne dispone con arbitrio la fine, non sarà sufficiente il sostegno ai medici che rifiuteranno il ruolo di boia: sostegno che pure diventerà necessario in assenza di una norma sull’obiezione di coscienza – denuncia il Centro studi Livatino -. Nè sarà sufficiente l’eventuale modifica delle norme più devastanti approvate oggi: come quella che impone l’eutanasia pure agli ospedali di ispirazione religiosa”. Sarà “indispensabile un lavoro, culturale prima ancora che politico, per riscoprire le basi antropologiche dell’ordinamento, per convincere che la vita non è un bene disponibile, per ribadire che il medico opera per il bene del paziente e non per far rientrare i conti della sanità pubblica, per scongiurare il suicidio di una Nazione di zombie, nella quale ogni anno il numero dei morti supera largamente quello dei nuovi nati”. In definitiva, “per rendere possibili ‘le scelte più difficili, quelle che hanno a che fare con il diritto alla vita in presenza di leggi che intendono introdurre nel nostro ordinamento un diritto all’eutanasia’. Queste ultime sono le parole profetiche che Rosario Livatino pronunciava nell’aprile 1986: oggi calpestate dal voto di un Parlamento che ha sancito per legge la ‘morte di Stato'”.

Libano: summit Bkerké, i capi cristiani e musulmani uniti nel “no” alle scelte Usa su Gerusalemme

Thu, 2017-12-14 13:27

Ogni tentativo unilaterale mirante a imporre Gerusalemme come capitale esclusiva dello Stato di Israele rappresenta un atto “ingiusto” e contrario a tutte i pronunciamenti internazionali riguardanti il profilo della Città Santa. Lo ha ribadito il Patriarca maronita il card. Bechara Boutros Rai, aprendo il summit inter-religioso da lui convocato nella sede patriarcale di Bkerké per esprimere una posizione comune riguardo alla questione di Gerusalemme e alle nuove tensioni scatenatesi intorno alla Città Santa dopo che l’Amministrazione Trump ha reso operativa la decisione di trasferirvi l’ambasciata Usa in Israele. Tutte le principali comunità religiose presenti in Libano hanno aderito alla convocazione del Patriarca Rai: al “summit” di Bkerkè hanno partecipato, tra gli altri, il Gran Mufti sunnita Abdellatif Daryan, il Mufti Kabalan in rappresentanza dei musulmani sciiti, il Catholicos armeno apostolico Aram I, il rappresentante dei drusi, il Patriarca siro cattolico Ignatius Youssif III Younan, il Patriarca cattolico greco-melkita Youssef Absi e anche il rappresentante dei drusi. Il Patriarca maronita Rai, nel suo intervento, ha anche ribadito la necessità di applicare tutte le risoluzioni internazionali che riconoscono e tutelano il profilo unico e lo statuto speciale di Gerusalemme, città santa per gli ebrei, i cristiani e i musulmani di tutto il mondo. Il Mufti della Repubblica libanese Daryan ha ribadito la propria opposizione ai processi di “giudaizzazione” di Gerusalemme, confermando il sostegno ai palestinesi “nella loro lotta per la giustizia” e nel loro “legittimo diritto alla resistenza”.

Musica: il 16 dicembre il Concerto di Natale torna in Vaticano. Molti gli ospiti internazionali. Spazio anche alla danza

Thu, 2017-12-14 13:23

Sarà Gerry Scotti il conduttore del Concerto di Natale che sabato prossimo, 16 dicembre (ore 18.30), in occasione del 25° anniversario della sua nascita, tornerà nell’Aula Paolo VI in Vaticano sotto l’egida della Congregazione dell’Educazione Cattolica. Accompagnati dall’Orchestra Sinfonica Universale Italiana diretta dal maestro direttore e concertatore Renato Serio e dai vocalizzi di Art Voice Academy si esibiranno star italiane e internazionali all’insegna della cultura dell’incontro nello spirito di unità e di pace della festa cristiana. Tra le “star” internazionali, figurano Patti Smith, Annie Lennox, Noa, Lola Ponce. Tra gli italiani, Albano, Gigi D’Alessio, Enrico Ruggeri, Alex Britti, Fabio Armiliato.  Spazio anche alle esibizioni strumentali che vedranno sul palco il grande flautista Andrea Griminelli con Gabriel’s Oboe, l’indimenticabile melodia scritta da Morricone per il film “Mission”, e lo spagnolo Hevia, virtuoso di “Midi”, la cornamusa elettronica da lui inventata. Le immancabili voci bianche saranno quelle del Piccolo Coro di Piazza Vittorio, diretto dal maestro Giuseppe Puopolo. Novità assoluta nella sua storia, il Concerto di Natale ospiterà la danza con uno dei suoi interpreti  più prestigiosi, lo spagnolo Joaquin Cortès.  A ricordare il senso cristiano del Natale i componenti del Presepio Vivente di Vetralla. Il Concerto di Natale è prodotto dalla Prime Time Promotions e promosso da Fondazione Don Bosco nel Mondo e dalla Fondazione Pontificia Scholas Occurrentes a sostegno di due progetti  che hanno al centro la comunicazione digitale: “Liberare i bambini che lavorano come schiavi nelle miniere congolesi di coltan, il minerale necessario alla costruzione di computer e smartphone, e promuovere un’educazione alla gestione e all’uso degli stessi per combattere il cyberbullismo”. Domani il Papa incontrerà in udienza privata, nella Sala Clementina,  gli artisti e gli organizzatori del Concerto.  Il Concerto di Natale sarà messo in onda da Canale 5 la sera del 24 dicembre in prima serata ed in contemporanea, per tutto il mondo, su www.canale5.mediaset.it. I biglietti sono acquistabili on line o presso l’Ufficio delle Poste Vaticane in Piazza San Pietro (orario: dal lunedi al sabato dalle 8.30 alle 18.30 – domenica  dalle 9.30 alle 17.00).

Europa: Omnes (Unione giovani federalisti), “Ue torni alla solidarietà e parli con i cittadini”

Thu, 2017-12-14 13:14

(Bruxelles) “È tempo che l’Ue si assuma le proprie responsabilità e si concentri sui valori che l’hanno vista nascere. Il ‘metodo intergovernativo’, che lascia agli Stati membri l’iniziativa delle decisioni, cristallizzando così gli egoismi nazionali, a scapito del metodo comunitario, non è più un’opzione, nel momento in cui l’Ue fatica a occupare il posto che dovrebbe essere il suo in un mondo sempre più globalizzato”. La pensano così i giovani dell’Unione dei federalisti europei, una rete di 30mila Ong, politicamente plurali unite dall’obiettivo di creare una federazione democratica europea. La loro vice-presidente Ophélie Omnes ha partecipato al Congresso della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), in Vaticano a ottobre “(Re)thinking europe”. Rilanciando alcune riflessioni, sul numero di dicembre del mensile Comece Europeinfos, Omnes muove dalla constatazione condivisa tra tutte le persone così tanto diverse presenti a Roma che “l’Europa non parla abbastanza alle persone”. Oggi l’Ue “deve dotarsi di una nuova struttura per assicurare una vera solidarietà”, nel senso di essere “più democratica, più vicina alle preoccupazioni dei cittadini, più forte sulla scena internazionale”. L’ambizione è quella di definire “una struttura federale, basata sul principio di sussidiarietà”. “Fintanto che le decisioni sono confiscate dai governi nazionali, che non vedono le cose secondo il prisma dell’interesse comune europeo, sarà difficile avvicinare gli europei”.

Diocesi: Reggio Calabria-Bova, da domani on line il patrimonio archivistico per un periodo storico compreso tra il 1589 e il 1945

Thu, 2017-12-14 12:57

Più di 4 secoli di storia, quasi un milione di megabytye, oltre 300mila immagini digitalizzate dalle pagine di migliaia di registri di 109 parrocchie dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova per un periodo storico compreso tra il 1589 e il 1945 costituiscono l’immenso patrimonio archivistico (in continua evoluzione) che domani sarà online a disposizione di tutti. Saranno consultabili, dopo quattro anni di lavoro, tutti i registri parrocchiali dell’Archivio storico della diocesi calabrese suddivisi in atti di battesimo, defunti, matrimoni e stato delle anime, un tesoro stimato in circa 625mila informazioni anagrafiche utili per ricerche storiche e genealogiche. Il risultato di questo progetto verrà presentato proprio domani da Maria Pia Mazzitelli per l’Archivio storico diocesano, Antonio Galletta e Giorgio Nordo per Calabria Formazione e dall’arcivescovo mons. Giuseppe Fiorini Morosini e dall’arcivescovo emerito mons. Vittorio Mondello.

Beneficenza: Roma, nel pomeriggio si inaugura la mostra “Misericordia in Russia”

Thu, 2017-12-14 12:42

Verrà inaugurata nel pomeriggio di oggi, giovedì 14 dicembre, presso il Palazzo della Cancelleria, a Roma, la mostra fotografica “Misericordia in Russia”. “Le opere di noti fotografi contemporanei russi – si legge in una nota – mostrano il contributo della Chiesa ortodossa russa e delle Fondazioni di beneficenza nelle opere misericordia, spirituale e corporale”. L’esposizione, che sarà inaugurata alle 18, è curata da Igor Lapshin ed Ekaterina Soboleva ed è realizzata dalla Fondazione San Gregorio il Teologo e dalla Casa Editrice del Patriarcato di Mosca, insieme alla Associazione “Sofia: Idea Russa, Idea d’Europa”, all’Accademia “Sapientia et Scientia”, alla Fondazione di beneficenza “Sofia” (Russia) e alla Fondazione “Dialogo delle culture – Mondo unito”. Gode anche del patrocinio del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, dell’Ambasciata russa presso la Santa Sede, del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca e del Dipartimento sinodale per le opere di beneficenza e gli affari sociali. “La misericordia è un punto di vitale importanza per una sempre maggiore vicinanza tra le Chiese nel cammino verso l’unità, come dice dal Dichiarazione congiunta di Cuba. Oggi, per esempio, le Chiese operano fianco a fianco nell’assistenza ai profughi siriani e alla popolazione dilaniata dalla guerra”, affermano gli organizzatori. “Non è un caso – aggiungono – che una delle sezioni della mostra è dedicata alla visita di Madre Teresa di Calcutta a Mosca nel 1987, su invito di Sua Santità il Patriarca di Mosca e tutte le Russia Pimen, proprio in occasione della del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Demetrio”. Dell’esposizione fa parte anche la scultura in bronzo di Madre Teresa con bambini a grandezza naturale, realizzata dallo scultore Aleksej Leonov, e donata a Roma dalla Fondazione “Dialogo delle culture – Mondo Unito”. La mostra, ad ingresso gratuito, resterà aperta fino al 28 dicembre.

Migrazioni: mons. Marcianò (ordinario militare), “ogni possibile soluzione solo nel rispetto della dignità della persona”

Thu, 2017-12-14 11:17

“Una cosa è l’ordine e l’integrazione, altra è il rifiuto; una cosa è la necessaria regolamentazione, altra è l’eliminazione. Soprattutto, una cosa è la necessità di evitare ogni superficialità nella gestione di un fenomeno complesso”, come le migrazioni, “altra è l’isolamento di un Paese come l’Italia da parte dell’Europa, l’isolamento di alcune città e regioni d’Italia da parte di altre città e regioni, addirittura l’isolamento di operatori specializzati e generosi, quali voi siete, da parte di figure istituzionali o dei cittadini”. Lo ha detto, ieri, mons. Santo Marcianò, ordinario militare in Italia, nella Messa, celebrata nella chiesa di Santa Caterina da Siena, a Roma, con le Capitanerie di Porto in preparazione al S. Natale. “Il messaggio cristiano, in particolare il messaggio del Natale, ce lo insegna – ha sottolineato il presule -: dinanzi alla gestione di un fenomeno immane e controverso come quello migratorio, ogni possibile soluzione potrà essere trovata solo rispettando la dignità della persona e i diritti umani, la promozione del bene comune e la sussidiarietà da parte dello Stato; non ultimo, risvegliando la solidarietà, che fa dell’umanità un popolo di fratelli. Sono i principi di Dottrina Sociale della Chiesa; e sono principi che, nel vostro lavoro, mettete in pratica giorno dopo giorno, testimoniandoli e insegnandoli a ciascuno di noi”.
Non solo: “È un giogo quello che vi unisce a coloro che voi servite, agli stranieri, ai migranti, ai profughi. È come se voi sentiste che la vostra vita è legata alla loro, che sono per loro i vostri gesti, le vostre scelte, le vostre stesse stanchezze, che è per loro quella lontananza dalla famiglia, anche a Natale…”. Per l’ordinario militare, “tutto questo fa del vostro servizio un modo di celebrare il Natale, rispettando il mistero della vita, la cui sacralità mai dobbiamo tradire. Si tratta di un messaggio che voi offrite a tutti, che è per tutti gli uomini, perché tutte le vite umane debbono riscoprirsi legate tra loro da un giogo, non separate dall’indifferenza!”.

Rohingya: Medici senza frontiere, “almeno 6.700 morti nel Rakhine tra agosto e settembre per le violenze”

Thu, 2017-12-14 10:58

“In un mese, dal 25 agosto al 24 settembre 2017, sono morti a causa della violenza in Myanmar, nello Stato di Rakhine, almeno 6.700 Rohingya, tra cui 730 bambini al di sotto dei 5 anni”. È quanto emerge da un’indagine condotta dall’organizzazione medico umanitaria Medici senza frontiere (Msf) tra i rifugiati Rohingya in Bangladesh. “Secondo le stime più prudenti – si legge in una nota – sui 9mila decessi accertati, nel 71,7% dei casi la causa del decesso è legata direttamente alla violenza. In un solo mese 6.700 Rohingya hanno perso la vita colpiti da armi da fuoco (69% dei casi negli adulti; 59% nei bambini), bruciati vivi nelle loro case (9% negli adulti; 15% nei bambini), per violenti percosse (5% negli adulti; 7% nei bambini) e a causa dell’esplosione di mine (2% nei bambini)”. Secondo Medici senza frontiere, “i numeri dimostrano come i Rohingya siano stati il bersaglio della spirale di violenza iniziata il 25 agosto scorso quando l’esercito e la polizia del Myammar, oltre ad alcune milizie locali, hanno lanciato l’operazione di sgombero nello Stato di Rakhine in risposta agli attacchi dell’Esercito per la salvezza dei Rohingya dell’Arakan. Da allora, più di 647mila Rohingya sono fuggiti dal Myanmar per trovare rifugio in Bangladesh, dove oggi vivono in campi sovraffollati e in scarse condizioni igieniche”. I dati raccolti da Msf sono il risultato di sei analisi retrospettive sulla mortalità condotte nei primi giorni di novembre in diverse aree dei campi profughi Rohingya a Cox’s Bazar in Bangladesh, poco oltre il confine con il Myanmar. La popolazione totale coperta dall’analisi è di 608.108 persone; tra loro 503.698 sono fuggite dal Myanmar dopo il 25 agosto. “Il tasso di mortalità totale – tra il 25 agosto e il 24 di settembre – tra la popolazione intervistata è di 8 persone su 10mila al giorno, che equivale al decesso del 2,26% (con un intervallo di confidenza che va dall’1,87% al 2,73%) del campione della popolazione. Applicando questa proporzione alla popolazione totale arrivata in Bangladesh dal 25 agosto nei campi presi in esame dalle ricerche, il numero di Rohingya morti nel primo mese dopo l’inizio del conflitto si attesterebbe tra le 9.425 e le 13.759 persone, includendo almeno 1.000 bambini di età inferiore ai 5 anni”. Secondo Sidney Wong, direttore medico di Msf, “il numero totale dei decessi è probabilmente sottostimato perché Msf non ha condotto indagini in tutti i campi profughi in Bangladesh, oltre a non essere riuscita a intervistare i Rohingya ancora in Myanmar”. “Ancora oggi – aggiunge – molte persone stanno fuggendo dal Myanmar verso il Bangladesh. Chi riesce ad attraversare il confine racconta di essere stato vittima di violenza nelle ultime settimane”. Per Wong, “la firma di un accordo per il ritorno dei Rohingya tra i governi di Myanmar e Bangladesh è prematura. I Rohingya non possono essere costretti a ritornare in Myanmar e la loro sicurezza e i loro diritti devono essere garantiti prima che qualsiasi piano di rientro venga preso seriamente in considerazione”.

Solidarietà: Comunità Sant’Egidio, nel fine settimana a Milano il “Rigiocattolo per l’Africa 2017”

Thu, 2017-12-14 10:40

Si svolgerà sabato 16 e domenica 17 dicembre, a Milano, la diciottesima edizione del “Rigiocattolo per l’Africa”, manifestazione promossa dal “Paese dell’Arcobaleno”, movimento di bambini e adolescenti di tutto il mondo della Comunità di Sant’Egidio. L’evento principale avrà luogo in piazza San Carlo, angolo corso Vittorio Emanuele, dalle 9 alle 19; anche la comunità parrocchiale Giovanni Paolo II ospiterà l’iniziativa presso il salone dell’oratorio di santa Maria Goretti, dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 19. Il “Rigiocattolo per l’Africa”, si legge in una nota, “è un’iniziativa di solidarietà con l’Africa ed è una proposta ecologica: i ragazzi del ‘Paese dell’Arcobaleno’, aiutati da altri coetanei di numerose scuole e gruppi della città, venderanno in piazza giocattoli e libri usati, raccolti e risistemati durante l’anno per evitare sprechi e aiutare la natura”. “Il ricavato della vendita – prosegue la nota – andrà a sostegno del Programma Dream di approccio globale alla cura dell’Aids in dieci Paesi dell’Africa sub-sahariana (Mozambico, Malawi, Tanzania, Kenya, Repubblica di Guinea, Guinea Bissau, Nigeria, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Camerun), avviato nel febbraio 2002 dalla Comunità di Sant’Egidio”. Oltre che a Milano, gli stand del “Paese dell’Arcobaleno” saranno presenti anche nelle piazze di Roma, Napoli, Novara, Genova, Bari, Firenze, Catania, Messina, Livorno, Pisa, Padova, Trieste, Parma e poi Parigi, Barcellona, Madrid, Manresa e ancora Antwerpen, Genk e Liège in Belgio, Gladbach e Würzburg in Germania.

Europa: Enrico Letta su Europeinfos, “cristiani facciano sentire la loro voce nelle sedi deputate”

Thu, 2017-12-14 10:22

(Bruxelles) “Non c’è bisogno di inventare nuovi appuntamenti con il rischio di rinchiudersi”, facendo “gruppo a parte”; i cristiani, “qualunque sia il loro stato, dovrebbero partecipare ai dibattiti in corso, ascoltare e parlare”, nei “luoghi nella società civile, che hanno bisogno di nuove forze” o, ad esempio, nelle “convenzioni democratiche o altre forme di dialogo con i cittadini” che dovrebbero partire nei mesi a venire. È l’indicazione che Enrico Letta, presidente dell’Istituto Jacques Delors dà, sul numero di dicembre di Europeinfos, il mensile della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), rileggendo il “piccolo miracolo” del dialogo tra uomini politici e uomini di Chiesa di tutta Europa che si è svolto a Roma a fine ottobre. Secondo l’ex-premier italiano, per proseguire quel dialogo i cristiani possono anche aprire i propri spazi a “temi e iniziative europee”, com’è avvenuto alle recenti Settimane sociali di Francia, cita Letta, o come fa Taizé. “Che cosa abbiamo previsto quest’anno sull’Europa?” è la domanda che “diocesi, parrocchie, scuole” dovranno porsi guardando al calendario del 2018. Da proseguire, secondo Letta il dialogo tra Est e Ovest, perché “dagli stessi riferimenti cattolici, traiamo conclusioni a volte troppo distanti”. Non basta “fermarsi all’osservazione di una distanza, il dispiacere per le differenze, la rinuncia all’unità”. I cristiani trovano qui “una vocazione a essere ponte”: “un ottimo” e “urgente” servizio per l’Europa”.

Ecuador: il vicepresidente Glas condannato a sei anni di carcere per corruzione nell’ambito della vicenda Odebrecht

Thu, 2017-12-14 10:04

Il vicepresidente dell’Ecuador Jorge Glas, fedelissimo dell’ex presidente Rafael Correa e già sospeso dalle proprie funzioni dal presidente Lenín Moreno lo scorso agosto, è stato condannato a sei anni di reclusione dal Tribunale di Quito. Glas è accusato di aver ricevuto tangenti per 13,5 milioni di dollari dalla multinazionale brasiliana delle costruzioni Odebrecht. Glas è il politico di più alto grado nell’ambito dello scandalo Odebrecht, che ha coinvolto buona parte dei Paesi sudamericani e ha finora sfiorato altri numerosi presidenti, ex presidenti e uomini di governo di vari stati. La condanna di Glas traccia un ulteriore solco tra il presidente Moreno (eletto nel febbraio scorso con l’appoggio di Correa) e il suo predecessore, che ieri, appena giunta la notizia, ha twittato: “Hanno condannato un innocente! Una sentenza piena di tante irregolarità dovrà essere trasmessa ai tribunali internazionali, però hanno già raggiunto il loro obiettivo: appropriarsi della vicepresidenza. È lo stesso spartito di quanto accaduto con Dilma, Lula, Cristina (gli ex presidenti brasiliani Roussef e Lula e l’ex presidente argentina Kirchner, ndr). È questione di tempo, i nostri popoli avranno una reazione”.

¡Condenaron a un inocente!
Un juicio lleno de tantas irregularidades tendrá que ir a instancias internacionales, pero ya tienen su objetivo: apoderarse de la Vicepresidencia.
El mismo libreto que con Dilma, Lula, Cristina.
Todo es cuestión de tiempo, nuestros pueblos reaccionarán

— Rafael Correa (@MashiRafael) December 13, 2017


Nessun commento, invece, da Moreno, in partenza per le visite di Stato in Spagna e Italia. Glas ha già annunciato che ricorrerà in appello. Non ci sono commenti ufficiali da parte della Chiesa dell’Ecuador. Sul suo profilo personale di twitter il portavoce dell’arcidiocesi di Gyayaquil, padre César Piechenstein, scrive: “L’impunità è fertilizzante per maggior corruzione. Un applauso ai giudici che hanno avuto la responsabilità e il coraggio di fare bene il proprio lavoro, nonostante le pressioni e le minacce”.

La impunidad es abono para más corrupción.
Un aplauso a los fiscales que tuvieron la responsabilidad y el valor de hacer bien su trabajo, aun en medio de presiones y amenazas.
Sigan haciéndolo.#CasoOdebrecht

— César Piechestein (@elcuradetodos) December 13, 2017


Nell’agosto scorso, in un comunicato, la Conferenza episcopale dell’Ecuador aveva scritto che il popolo “soffre sulla propria carne delle conseguenze di una corruzione che, in alcun modo, può restare impunita, poiché sempre l’impunità causa ancora maggiore corruzione”.

Egitto: mons. Chiavarini (Orp), “dal 2018 ripartiranno i pellegrinaggi”

Thu, 2017-12-14 09:45

“Dal 2018 l’Egitto tornerà nel nostro catalogo, ripartiranno così i pellegrinaggi”. Lo dice l’amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi, mons. Remo Chiavarini, che sta guidando in questi giorni una delegazione in visita ai principali luoghi dell’itinerario della Sacra Famiglia nel Paese, dove si sarebbe rifugiata in fuga da Erode, come raccontato dal Vangelo di Matteo. Due i percorsi in programma che l’Orp intende realizzare. Il primo si sviluppa sulle mete dell’Egitto classico, toccando Assuan e la zona delle piramidi. Il secondo, invece, guarda ai luoghi che hanno accolto la Sacra Famiglia e a quelli del monachesimo, da Alessandria al Cairo. “L’Egitto può entrare nella nostra programmazione perché è esempio di quel grande mondo mediorientale dal quale nasce il Cristianesimo. È di grande importanza perché permette di capire lo sfondo biblico – ha spiegato mons. Chiavarini -. Gesù che da bambino arriva qui riassume la storia di Israele, che è intimamente legata all’Egitto. Non si potrebbe capire la Bibbia senza il sostrato babilonese ed egiziano”. Dal governo egiziano sono giunte rassicurazioni sul fronte della sicurezza. E così l’amministratore delegato dell’Orp sottolinea l’importanza di un’iniziativa che va “al di là di volumi e numeri” e “vuole essere strumento di legami”. “L’Egitto è la chiave di accesso al mondo arabo islamico col quale creare vie di comunicazione”.

Gerusalemme: mons. Chiavarini (Orp), “nessuna disdetta dei pellegrinaggi”

Thu, 2017-12-14 09:44

“Non ci sono state disdette dei pellegrinaggi per Gerusalemme, dopo gli ultimi fatti”. Lo afferma l’amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi, mons. Remo Chiavarini, commentando le possibili conseguenze sui viaggi religiosi che potrebbero essere causate dall’annuncio del presidente statunitense Donald Trump sul riconoscimento di Gerusalemme come capitale israeliana e dai relativi scontri. “La Terra Santa aveva visto negli ultimi tempi una grande ripresa delle richieste – aggiunge -. Sono stato a novembre lì ed era complicato, ad esempio, entrare nella basilica della Natività per il grande numero di visitatori. Adesso l’annuncio di Trump ha creato molto scompiglio. Finora, però, non abbiamo ricevuto disdette per questo motivo, se non alcune fisiologiche che non si possono attribuire a ciò”. All’Orp arrivano voci rassicuranti dal Medio Oriente. “Sappiamo che adesso a Gerusalemme e a Betlemme, accanto alla basilica della Natività, oltre che a Nazareth, la situazione è piuttosto calma. C’è una militarizzazione abbastanza evidente, ma tutto è tranquillo”.

Mediterraneo: Pftim sezione San Luigi, sabato tavola rotonda su “identità e crisi, tra storia, cultura e religione”

Thu, 2017-12-14 09:38

Di “Identità e crisi del Mediterraneo tra storia, cultura, religione” si discuterà sabato 16 dicembre, dalle ore 10.50 alle ore 12.30, a Napoli, nella sala convegni della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale (Pftim), sezione “San Luigi”, in viale Sant’Ignazio di Loyola 51. Organizzata dalla Scuola di alta formazione di arte e teologia, nell’ambito del corso “Operatore per la valorizzazione dei beni culturali del Mediterraneo”, la tavola rotonda si configura come un workshop che ha “l’obiettivo di rintracciare gli elementi che, all’interno del patrimonio culturale, storico-artistico e religioso, testimonino il ruolo e il legame del Mediterraneo con i popoli, le parole, i territori, individuando i momenti i crisi e riscoprendo l’importanza del dialogo”. Il Mediterraneo, in effetti, è stato individuato come tema specifico del biennio 2017/18‐2018/19.
Coordinato da padre Emanuele Iula, l’incontro prevede la partecipazione di Sergio Tanzarella, Valerio Petrarca e padre Antuan Ilgit. Si rifletterà “sulla fortuna delle nozioni di ‘identità’ e di ‘popolare’, connettendola con i dinamismi sociali del Mediterraneo negli ultimi decenni. Attraverso alcuni esempi di studio, si faranno emergere temi utili per il dibattito riguardante l’interpretazione delle dinamiche religiose, istituzionali e popolari, negli scenari della globalizzazione”. Previsto anche un focus sulla Turchia: considerata dai Papi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco come “ponte naturale tra due Continenti”, è chiamata ad essere “non soltanto un crocevia di cammini ma anche un luogo di incontro e di dialogo”.

Consiglio europeo: leader Ue a Bruxelles per decidere su difesa comune, Brexit e Unione bancaria

Thu, 2017-12-14 09:33

(Bruxelles) Prende avvio oggi alle 15 a Bruxelles il Consiglio europeo di fine anno durante il quale i 28 capi di Stato e di governo dei Paesi membri “esamineranno alcune delle questioni più urgenti, tra cui difesa, migrazione, affari esteri, temi sociali, istruzione e cultura”. Il summit – informa il Consiglio – procederà anche nella giornata di domani nella formazione “articolo 50” per discutere di Brexit. Infine il “vertice euro” sull’Unione economica e monetaria porterà alla conferenza stampa di chiusura prevista per domani attorno alle 13. Nella lettera di invito spedita ai leader, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha scritto: “Negli scorsi mesi abbiamo dato prova di un’unità eccellente. Abbiamo dimostrato di essere saldamente compatti e di sostenerci reciprocamente ove necessario”. Anche in questa occasione “potremo dimostrare che, nonostante le differenze, è possibile mantenere l’unità. Il miglior esempio in questo senso sarà l’avvio di una nuova cooperazione nel settore della difesa europea, ossia la cooperazione strutturata permanente (Pesco)”. Ed è proprio la “difesa comune europea”, nella quale si sono finora impegnati 25 Paesi, il primo piatto forte del summit. Seguiranno i “temi sociali” – finalmente all’attenzione dei vertici comunitari –, con in primo piano istruzione e cultura, secondo le indicazioni e gli obiettivi definiti con il “Pilastro sociale” inaugurato a novembre a Goteborg.
Le discussioni si porteranno poi sulle relazioni esterne (a partire dalla questione di Gerusalemme capitale) e sulle migrazioni (dimensioni interna ed esterna del fenomeno). Quindi il Consiglio europeo, riunito nel formato Ue27, “esaminerà gli ultimi sviluppi intervenuti nei negoziati in seguito alla notifica dell’intenzione di uscire dall’Ue da parte del Regno Unito”. I leader valuteranno nuovamente lo stato di avanzamento dei negoziati sul Brexit “al fine di stabilire se siano stati compiuti sufficienti progressi in tre questioni specifiche: diritti dei cittadini, Irlanda, obblighi finanziari” di Londra verso l’Ue. I leader dovrebbero decidere di passare alla seconda fase dei negoziati, ovvero quelli relativi ai rapporti futuri una volta che si sarà consumato il divorzio tra Ue e isola. Da ultimo il vertice euro discuterà dell’Uem e dell’Unione bancaria. Tusk ha più volte insistito: “il completamento dell’unione bancaria non è solo possibile ma anche necessario”.

Servizio civile: Caritas Italiana, venerdì 15 dicembre a Roma convegno “Tra memoria e prospettive” per i 40 anni dall’avvio dell’esperienza

Thu, 2017-12-14 09:19

Sarà “40 anni di Servizio civile in Caritas. Tra memoria e prospettive” il tema del convegno che si svolgerà venerdì 15 dicembre, a Roma, presso The Church Village (via di Torre Rossa, 94). “Nella data che ricorda i 45 anni dall’entrata in vigore della prima legge sull’obiezione di coscienza al servizio militare, il convegno – si legge in una nota – celebra l’avvio dell’esperienza del servizio civile in Caritas Italiana”. “La convenzione con il Ministero della difesa – prosegue la nota – fu infatti firmata il 10 giugno 1977, con l’avvio dei primi due obiettori di coscienza il successivo 15 settembre”. Da allora sono stati quasi 100mila i giovani obiettori in servizio civile nelle Caritas diocesane, cui si aggiungono dal 2001 oltre 10mila ragazzi e ragazze del nuovo servizio civile nazionale. Il convegno prenderà il via alle 10 con il videomessaggio del card. Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana, e gli interventi di mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, di Luigi Bobba, sottosegretario al Ministero del lavoro e delle politiche sociali con delega al Servizio civile, di Calogero Mauceri, capo Dipartimento della gioventù e del servizio civile nazionale del Governo italiano, e di Licio Palazzini, presidente di Cnesc. Seguiranno la relazione di Maurizio Ambrosini, docente di sociologia all’Università di Milano su “Giovani e servizio civile: come sono cambiati in 40 anni?” e la tavola rotonda su “Giovani e servizio civile in Caritas in 40 anni” coordinata da Francesco Marsico di Caritas Italiana con la partecipazione di Luciano Gualzetti (Caritas Ambrosiana), Silvana Piccinini (Caritas Genova) e don Maurizio Tarantino (Caritas Otranto). Nel pomeriggio, dopo la relazione di Walter Nanni, di Carita Italiana, su “Giovani e servizio 2001-2016: una ricerca tra le Caritas diocesane”, è prevista un’altra tavola rotonda, dedicata a “Il mio servizio civile. Testimonianze di obiettori e volontari” a cui prenderanno parte Bruna Dilena, Alfredo Remedi, Mauro Salvatore e Francesco Tripodi. Le conclusioni saranno affidate a don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana.

Sir: principali notizie dall’Italia e dal mondo. Paesi islamici, “Gerusalemme est, capitale dello Stato di Palestina”. Biotestamento, no del Senato a obbligo di idratazione

Thu, 2017-12-14 09:00

Medio Oriente. Paesi islamici al vertice di Istanbul, “Gerusalemme est, capitale dello Stato di Palestina”

L’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) ha riconosciuto “Gerusalemme est come capitale dello Stato di Palestina occupato”, invitando tutti i Paesi del mondo a fare altrettanto. È quanto si legge nella Dichiarazione finale del vertice straordinario dell’Oic, che si è svolto ieri a Istanbul. In apertura dei lavori, lo aveva ribadito anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan: “Dobbiamo riconoscere lo Stato di Palestina con i confini del 1967, liberandoci dall’idea che questo sia un ostacolo alla pace”, e “Gerusalemme come capitale dello Stato occupato di Palestina”. “Almeno 196 Paesi Onu sono fermamente contrari” alla decisione di Donald Trump, ha aggiunto Erdogan mentre il presidente palestinese Abu Mazen ha chiarito che “d’ora in poi” i palestinesi non accetteranno più alcun ruolo di mediazione degli Usa nel processo di pace in Medio Oriente. Su questa linea si sta muovendo anche il guardiano delle Chiavi del Santo Sepolcro a Gerusalemme, Adib Joudeh al-Husseini, che non incontrerà il vicepresidente Usa Mike Pence quando arriverà in visita, la prossima settimana, in città. “Non riceverò Pence – ha detto, citato dalla Wafa – come espressione del mio assoluto rifiuto della decisione del presidente Trump su Gerusalemme”. Husseini ha fatto appello anche al patriarca greco ortodosso Teofilo III e al custode di Terra Santa Francesco Patton “a boicottare la visita di Pence”.

Somalia. Kamikaze contro polizia, 10 morti

È di almeno 10 morti il bilancio di un attacco contro una accademia di polizia a Mogadiscio. Un attentatore suicida si è infiltrato tra gli agenti, facendosi esplodere durante l’addestramento del mattino.

Biotestamento. Sì del Senato all’articolo su Dat. Respinto l’obbligo di idratazione

L’Aula del Senato conclude l’esame dei 3.005 emendamenti presentati al disegno di legge sul biotestamento e supera la prova del voto segreto indenne. Molte proposte di modifica sono state “cangurate”, cioè ridotte di numero, ma tutte, inesorabilmente, sono state respinte. La seduta si è chiusa così ieri sera  prima del previsto. Alle 9.30 di questa mattina, prenderanno il via le dichiarazioni di voto e poi ci sarà il voto finale del provvedimento. Passato nell’Aula del Senato l’articolo 3 del disegno di legge sul biotestamento, un altro punto nodale del testo che riguarda le Dat, cioè le “disposizioni anticipate di trattamento”. La norma passa con 158 sì, 62 no e 10 astenuti. Respinto con voto segreto l’emendamento, a prima firma Gaetano Quagliariello (Idea), che chiedeva di mantenere sempre i trattamenti di sostegno vitale, ovvero l’idratazione e nutrizione. I no sono stati 163, 80 i sì e 2 astenuti. È stato il secondo voto segreto della giornata.

Cronaca. Sorelle uccise in casa nel Catanese, svolta nelle indagini: un fermo

Svolta nelle indagini dell’uccisione delle sorelle Maria Lucia e Filippa Mogavero, di 70 e 79 anni, accoltellate ieri nella loro casa di Ramacca: i carabinieri del comando provinciale di Catania e della compagnia di Palagonia hanno fermato il presunto duplice omicida. È un 30enne, con precedenti, di Ramacca, che avrebbe agito a scopo di rapina.

Terremoti. Sequenza sismica nel Canale di Sicilia

Sequenza sismica nel Canale di Sicilia: nella notte si sono registrate almeno 5 scosse di terremoto di magnitudo superiore a 2, le più forti di 3.9 e 3.7 alle 2:13 e alle 2:59. Epicentri circa 60 km a sud di Modica, in provincia di Ragusa. Già ieri altre due scosse di magnitudo 3.5 e 3.6 erano state registrate nella zona tra le 12 e le 13. Non si segnalano danni a persone o cose.

Ciclismo. Froome positivo a un controllo antidoping

Il corridore britannico Chris Froome è stato trovato positivo a un controllo antidoping effettuato il 7 settembre scorso durante la Vuelta, il Giro ciclistico di Spagna. La notizia è stata data dalla Federazione ciclistica internazionale, e anche le controanalisi avrebbero dato lo stesso esito. La sostanza incriminata è il salbutamolo, presente in un farmaco antiasmatico. Froome soffre di asma, ha fatto sapere il team Sky, e il farmaco è fra quelli consentiti dalle regole Wada se preso a basso dosaggio. “Tutti sanno che soffro di asma, ma so quali sono le regole e sono stato attento a non superare le dosi consentite”: questa la difesa del campione.

Santa Sede: summit xenofobia e populismo. Card. Turkson, “lungo il cammino delle migrazioni muri, rifiuti, spesso addirittura odio”

Wed, 2017-12-13 20:19

“Assistiamo oggi al fenomeno della migrazione che ha come effetto l’esperienza di rifiuto, di resistenza, di non accoglienza verso chi non appartiene a una comunità. Un sentimento che prende diverse forme. Talvolta è in gran parte xenofobia, altre volte genera populismo. Alla base è evidente una difficoltà di trattare e accettare la diversità”. Così il card. Peter K.A. Turkson, prefetto del Dicastero vaticano per il Servizio dello sviluppo umano integrale, spiega al Sir l’incontro di riflessione che si è aperto questo pomeriggio a Roma per discutere dei fenomeni di xenofobia e populismo che sono in forte crescita in seguito alla crisi migratoria. L’evento è promosso dal Consiglio mondiale delle Chiese insieme al Dicastero vaticano, in collaborazione con il Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani. L’obiettivo è quello di preparare il terreno per una conferenza mondiale sugli stessi temi, in programma dal 21 al 24 maggio 2018. Ad aver accettato l’invito partecipanti da Germania, Italia, Zimbabwe e Costa d’Avorio e rappresentanti delle varie Chiese che compongono l’organismo del Wcc, dalla Chiesa di Grecia, a quella evangelica luterana, metodista, anglicana. Ad aprire oggi i lavori il cardinale Turkson insieme al pastore Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc).
“La sfida per le persone che si mettono in viaggio è di trovare un nuovo habitat in cui vivere”, dice il cardinale: “Sono costrette ad abbandonare la loro terra e la decisione di fuggire non è facile da prendere. Spesso queste persone trovano lungo questo camino un muro, talvolta un rifiuto, alcune volte addirittura odio. La xenofobia intesa come paura per lo straniero, si rivela anche sotto forma di rifiuto razziale che viene attribuita alla diversità delle razze. Una forma di razzismo che si è molto amplificata in questi giorni. Alcune volte la paura si manifesta anche in base alla religione. L’Onu ha pubblicato diverse dichiarazioni contro la islamofobia, la cristianofobia, tutte fobie, non solo per il colore della pelle, non solo per lo straniero, ma anche per l’appartenenza a una fede, a una religione, a un intero sistema di vita. Sono fenomeni che testimoniano la difficoltà di accettare l’altro, soprattutto chi è diverso”.
Durante la tre giorni di lavoro si esploreranno, perciò, le modalità con cui le Chiese possono lavorare insieme per affrontare in modo proattivo questa crescente paura e trovare risposte costruttive modellate sulla spiritualità e sulle tradizioni cristiane di rispetto dei diritti e della dignità umana. Alla base vi è la convinzione del ruolo cruciale che le Chiese possono svolgere nel compito di “promuovere una società umana giusta e più sana”. “I cristiani – dice Turkson – non devono tradire la loro fede. Sono chiamati a condurre l’umanità alla fratellanza universale. Ad essere soprattutto fedeli alla parola di Gesù che ci unisce come fratelli, per essere veri evangelizzatori”.

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