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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 11 hours 32 min ago

Giornata rifugiato: Caritas Italiana, pubblicato dossier su “la sfida dell’accoglienza”

Wed, 2018-06-20 17:13

Si intitola “Rifugiati: la sfida dell’accoglienza”, il dossier che Caritas Italiana pubblica oggi sul proprio sito, in occasione della Giornata internazionale del rifugiato. Il documento evidenzia le drammatiche situazioni in cui vivono le persone in fuga dalle loro terre e al tempo stesso, il peso reale che l’accoglienza porta con sé. “Un peso che, – affermano i vertici di Caritas Italiana in un comunicato – se lasciato sulle spalle di pochi, oltre a rivelare una profonda ingiustizia strutturale, è in grado, a livello globale, di condurre a conseguenze ancora più gravi, allargando la crisi a macchia d’olio”. Il dossier traccia in particolare un quadro della situazione in Giordania, Paese in cui il peso oggettivo della presenza di rifugiati, in particolare a causa della guerra in Siria, è altissimo. “Secondo i dati del ministero della Pianificazione e della Cooperazione – afferma Caritas Italiana –, i siriani residenti in Giordania sarebbero in totale 1,3 milioni, il doppio di quanti sono riusciti a registrarsi ufficialmente presso l’Unhcr. Questo significa che la crisi siriana ha portato un incremento nella popolazione superiore al 10%: come se in Italia si fossero riversati più di 6 milioni di rifugiati siriani”. La Caritas è presente in tutti i paesi colpiti dalla crisi siriana e dal movimento enorme di profughi, in aiuto ai tantissimi rifugiati ma anche alla popolazione locale. In particolare Caritas Giordania sta portando avanti un vasto piano triennale, che comprende aiuti umanitari e progetti di sviluppo, per un totale di 5.834.000 euro. Nel corso del 2017 gli aiuti di Caritas Giordania hanno raggiunto 11.334 beneficiari, rifugiati siriani, iracheni e famiglie giordane, che hanno ricevuto un sostegno mensile al reddito, la necessaria assistenza medica di base e specialistica, supporto educativo e psicosociale. Caritas Italiana è stato nel corso del 2017 il principale finanziatore dell’appello di emergenza di Caritas Giordania.

Giornata rifugiato: Caritas Italiana, “lasciare il proprio Paese non piace a nessuno. Rimuovere le cause che generano questi sfollati”

Wed, 2018-06-20 17:12

Sono circa 68,5 milioni – secondo l’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) – le persone costrette a lasciare le proprie. Di questi 25,54 milioni sono rifugiati, 40 milioni sfollati interni e 3,1 milioni i richiedenti asilo. L’85% dei rifugiati sono accolti dai Paesi in via di sviluppo e il 68% proviene da 5 Paesi: Siria 6,3 milioni, Afghanistan 2,6 milioni, Sud Sudan 2,4 milioni, Myanmar 1,2 milioni, Somalia 986.400. Questi i dati inseriti nel dossier “Rifugiati: la sfida dell’accoglienza”, pubblicato oggi da Caritas italiana sul proprio sito web, in occasione della Giornata internazionale del rifugiato. “Lasciare il proprio Paese e vivere da rifugiato non piace a nessuno – afferma Caritas italiana in un comunicato -, così come mettere la propria vita, e quella della propria famiglia, in mano a trafficanti di esseri umani. Nessuno lo farebbe se fosse libero di restare nel proprio Paese. In un mondo in cui il numero di sfollati a causa di guerre e ingiustizie aumenta, occorre aumentare anche l’impegno per rimuovere le cause che generano questi sfollati”. Caritas italiana sottolinea che “la comunità internazionale è chiamata a risolvere, o quanto meno intervenire in maniera concreta su guerre, carestie, povertà, calamità e ridurre la forbice delle diseguaglianze”. “Nel contempo – prosegue la Caritas – i governi dei Paesi di arrivo di migranti e rifugiati sono chiamati a impegnarsi su politiche capaci di sviluppare integrazione, un processo non breve né tantomeno facile. Inoltre il ritorno dei rifugiati dovrebbe idealmente diventare parte di una più ampia strategia per lo sviluppo e la ricostruzione postbellica, che favorisca processi di riconciliazione e protezione dei più vulnerabili. Ma invece che investire su questi processi, i leader dei Paesi più ricchi del mondo sembrano sempre più interessati a investire sulla paura e sulle fortificazioni”.

Giornata rifugiato: gli appuntamenti nella diocesi di Andria

Wed, 2018-06-20 17:10

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato l’ufficio Migrantes della diocesi di Andria, insieme alla comunità “Migrantesliberi” che gestisce il servizio Sprar cittadino, ha organizzato per oggi momenti di condivisione per rafforzare l’incontro tra la comunità locale, i rifugiati e i richiedenti asilo e per proseguire la campagna #WithRefugees lanciata da Unhcr. Le celebrazioni hanno avuto inizio alle 17 nella “Casa S. Croce – Rosario Livatino”, bene confiscato alla criminalità e sede dello Sprar con una tavola rotonda insieme, tra gli altri, a don Geremia Acri, responsabile di “Migrantesliberi”. La giornata proseguirà nella parrocchia San Riccardo in Andria con la messa in ricordo dei tanti morti in mare ma anche di quanti sono colpiti dall’odio, dall’indifferenza e dai pregiudizi. A seguire, nell’auditorium della stessa parrocchia di San Riccardo, verrà messo in scena lo spettacolo “L’Uomo Nero” scritto da Sabino Liso. A chiudere la celebrazione della giornata la comunità è invitata a un grande momento di convivialità, negli spazi aperti dell’Oratorio San Riccardo, con piatti della tradizione e musiche dal mondo. “Molti in questo tempo riconoscono nel migrante, giunto sui barconi, un potenziale terrorista o delinquente – si legge in una nota della diocesi -. La Giornata del rifugiato è l’occasione propizia per ricordare a noi cittadini, l’impegno della civiltà. La civitas latina nei secoli si contraddistingueva dalla rusticitas. Per questo la civiltà deve perseguire il suo obiettivo per la costruzione di una comunità umana e democratica, che difende le persone deboli e vulnerabili”.

Tawadros II: a Unitalsi, “qui c’è sicurezza e pace. Siete i benvenuti su questa terra e anche nei nostri cuori”

Wed, 2018-06-20 10:54

“Qui c’è sicurezza, qui c’è amore, qui c’è pace, siete i benvenuti non solo sulla terra, ma siete i benvenuti anche nei nostri cuori”. È il caloroso saluto del patriarca di Alessandria, Tawadros II, capo della Chiesa copta ortodossa in Egitto, ai partecipanti al pellegrinaggio dell’Unitalsi in Egitto che vede anche la presenza del vescovo di Viterbo, mons. Fumagalli e del vescovo copto ortodosso Barnaba El Soriani. “Ancora è vivo il ricordo della visita di Papa Francesco dell’anno scorso avvenuta proprio in questa sala”, ha detto il patriarca accogliendo i visitatori italiani. “È stata una visita di benedizione per tutto l’Egitto. Quattro anni prima sono stato in Vaticano a far visita al Santo Padre, abbiamo dei bei rapporti, ci sentiamo costantemente e ci siamo promessi di pregare l’uno per l’altro”. Papa Tawadros ha augurato alla delegazione dell’Unitalsi che dalla loro permanenza in Egitto possano “ricevere una forte benedizione da tutti questi posti sacri che state visitando”. E ha poi aggiunto: “In Egitto abbiamo un detto: avete illuminato l’Egitto”. Don Gianni Toni, assistente regionale dell’Unitalsi ha ringraziato il patriarca della sua accoglienza e del suo caloroso messaggio e ha spiegato come questo primo pellegrinaggio per l’Unitasi rappresenta l’inizio di un nuovo cammino, sulle orme delle radici cristiane, soprattutto per accompagnare in Egitto le persone che Gesù ama, i malati.

Papa Francesco: udienza, “pregate per me e per il mio pellegrinaggio a Ginevra domani”

Wed, 2018-06-20 10:45

“Pregate per me e per il mio pellegrinaggio ecumenico a Ginevra domani”. Lo ha chiesto il Papa ai 13mila fedeli presenti oggi in piazza San  Pietro, durante i saluti ai pellegrini di lingua tedesca. Domani, infatti, Francesco partirà per il suo 23° viaggio apostolico e raggiungerà il 35° Paese del suo pontificato. Il viaggio apostolico, nelle intenzione del Papa, è un pellegrinaggio ecumenico durante il quale farà visita al Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) di Ginevra.
Durante i saluti ai fedeli , il Papa ha salutato anche i giovani che sulla imbarcazione “Dar Mlodziezy” navigano per il mondo prima di raggiungere Panama, luogo della Giornata mondiale della gioventù del prossimo gennaio.

Papa Francesco: udienza, “il mondo non ha bisogno di legalismo, ma di cura”. “Dio è padre, Gesù è la parola del Padre, non la condanna del Padre”

Wed, 2018-06-20 10:32

“Il mondo non ha bisogno di legalismo, ma di cura. Ha bisogno di cristiani con il cuore di figli. Non dimenticatevi questo”. Con queste parole il Papa ha concluso la catechesi dell’udienza di oggi, la seconda dedicata ai comandamenti. “L’uomo – ha detto Francesco – è di fronte a questo bivio: Dio mi impone le cose o si prende cura di me? I suoi comandamenti sono solo una legge o contengono una parola per curarsi di me?”. “Dio è padrone o Padre? Cosa pensate voi?”, ha chiesto ai 13mila presenti oggi in piazza San Pietro: “Dio è padre, non dimenticatevi mai questo, mai! Anche nelle situazioni più brutte, pensate che avete un padre che ci ama tutti”. “Siamo sudditi o figli?”, l’altra domanda rivolta alla folla. “Questo combattimento, dentro e fuori di noi, si presenta continuamente”, la tesi del Papa: “Mille volte dobbiamo scegliere tra una mentalità da schiavi e una mentalità da figli. Il comandamento è dal padrone, la parola è dal padre”. “Lo Spirito Santo è uno Spirito di figli, è lo Spirito di Gesù”, ha ricordato Francesco: “Uno spirito da schiavi non può che accogliere la legge in modo oppressivo, e può produrre due risultati opposti: o una vita fatta di doveri e di obblighi, oppure una reazione violenta di rifiuto. Tutto il cristianesimo è il passaggio dalla lettera della legge allo Spirito che dà la vita”. “Gesù è la Parola del Padre, non è la condanna del Padre”, ha esclamato il Papa: “Gesù è venuto a salvare con la sua parola, non a condannarci”, ha aggiunto fuori testo. “Si vede quando un uomo o una donna hanno vissuto questo passaggio oppure no”, ha assicurato Francesco: “La gente si rende conto se un cristiano ragiona da figlio o da schiavo. E noi stessi ricordiamo se i nostri educatori si sono presi cura di noi come padri e madri, oppure se ci hanno solo imposto delle regole. I comandamenti sono il cammino alla libertà, perché sono la parola del Padre che ci fa liberi in questo cammino”.

Papa Francesco: udienza, “il serpente ha mentito, ha fatto credere che una parola di amore era un comando”

Wed, 2018-06-20 10:26

“Il serpente ha mentito, ha fatto credere che una parola di amore era un comando”. Così il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, ha commentato il racconto della Genesi. “Guardiamo cosa è successo all’inizio”, l’invito: “il tentatore vuole ingannare l’uomo e la donna su questo punto: vuole convincerli che Dio ha vietato loro di mangiare il frutto dell’albero del bene e del male per tenerli sottomessi”. “La sfida è proprio questa”, ha spiegato Francesco: “la prima norma che Dio ha dato all’uomo, è l’imposizione di un despota che vieta e costringe, o è la premura di un papà che sta curando i suoi piccoli e li protegge dall’autodistruzione? È una parola o è un comando?”. “La più tragica, fra le varie menzogne che il serpente dice a Eva, è la suggestione di una divinità invidiosa e possessiva”, la tesi del Papa: “Ma no, Dio è invidioso di voi, Dio non vuole che voi abbiate libertà…”, la parafrasi a braccio dell’atteggiamento del serpente. “I fatti dimostrano drammaticamente che il serpente ha mentito, ha fatto credere che una parola di amore era un comando”, il commento.

Papa Francesco: udienza, “i comandamenti sono un dialogo”

Wed, 2018-06-20 10:21

“Altro è ricevere un ordine, altro è percepire che qualcuno cerca di parlare con noi”. Lo ha spiegato il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, a proposito della differenza tra comandamento e parola. “Un dialogo è molto di più che la comunicazione di una verità”, ha detto Francesco, che poi ha proseguito a braccio: “Io posso dirvi: ‘Oggi è l’ultimo giorno della primavera’. Questa è una verità, non è un dialogo. Ma se io vi dico: ‘Cosa pensate di questa primavera?’, io incomincio un dialogo. I comandamenti sono un dialogo”. “La comunicazione si realizza per il piacere di parlare e per il bene concreto che si comunica tra coloro che si vogliono bene per mezzo delle parole”, ha affermato il Papa citando l’Evangelii gaudium: “È un bene che non consiste in cose, ma nelle stesse persone che scambievolmente si donano nel dialogo”. “Ma questa differenza non è una cosa artificiale”, ha commentato ancora una volta fuori testo.

Papa Francesco: udienza, “niente nella Bibbia è banale”. “I comandamenti sono parole di Dio”

Wed, 2018-06-20 10:15

“Questa udienza si svolge in due posti: noi qui in piazza e in Aula Paolo VI più di 200 malati che seguono col maxischermo l’udienza. Tutti insieme formiamo una comunità: salutiamo con un applauso salutiamo quelli che sono nell’Aula!”. Il Papa ha cominciato con queste parole, a braccio, l’udienza di oggi, proseguendo il ciclo di catechesi dedicate ai comandamenti, iniziato mercoledì scorso. “Nella Bibbia i comandamenti non vivono per sé stessi, ma sono parte di una relazione, quella dell’alleanza fra Dio e il suo popolo”, ha spiegato Francesco citando l’Esodo, in cui si legge: “Dio pronunciò tutte queste parole”. “Niente nella Bibbia è banale”, ha sottolineato il Papa: “Il testo non dice: ‘Dio pronunciò questi comandamenti’, ma ‘queste parole’. La tradizione ebraica chiamerà sempre il Decalogo ‘le dieci Parole’. E il termine ‘decalogo’ vuol dire proprio questo. Eppure hanno forma di leggi, sono oggettivamente dei comandamenti”. “Che differenza c’è fra un comando e una parola?”, ha chiesto il Papa ai 13mila presenti oggi in piazza San Pietro: “Il comando – la risposta – è una comunicazione che non richiede il dialogo. La parola, invece, è il mezzo essenziale della relazione come dialogo. Dio Padre crea per mezzo della sua parola, e il Figlio suo è la Parola fatta carne”. “L’amore si nutre di parole, e così l’educazione o la collaborazione”, ha detto Francesco: “Due persone che non si amano, non riescono a comunicare. Quando qualcuno parla al nostro cuore, la nostra solitudine finisce”. “Riceve una parola, si dà la comunicazione”, ha proseguito a braccio: “e i comandamenti sono parole di Dio, Dio si comunica in queste dieci parole e aspetta la nostra risposta”.

Migranti: Mattarella, “l’Ue non deleghi solamente ai Paesi di primo ingresso l’onere di affrontare le emergenze”

Wed, 2018-06-20 10:06

“La comunità internazionale deve operare con scelte politiche condivise e lungimiranti per gestire un fenomeno che interessa il globo intero. L’Unione Europea, in particolare, deve saper intervenire nel suo insieme, non delegando solamente ai Paesi di primo ingresso l’onere di affrontare le emergenze”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. “Per governare i grandi spostamenti di esseri umani – prosegue Mattarella – occorre prevenire i conflitti e mettere fine a quelli in corso, sostenere i Paesi di origine dei flussi aiutandoli a combattere carestie e malnutrizione, fornire adeguato sostegno ai Paesi limitrofi e alle aree soggette a ostilità”.
Sottolineando la “natura globale di questa sfida”, il Capo dello Stato ricorda che “l’Italia promuove da tempo, nei consessi europei ed internazionali, una politica che si ispira ai principi della responsabilità, della solidarietà e della condivisione dei doveri e dei compiti tra tutti i Paesi interessati”. “Anche in seno alle Nazioni Unite, l’Italia – evidenzia – è fortemente impegnata nei negoziati in vista dell’adozione di un patto mondiale sui rifugiati, che rappresenta lo strumento per offrire risposte concrete e universalmente accettate”. “Nel sollecitare la comunità internazionale e l’Unione Europea a compiere passi crescenti su questo terreno – conclude Mattarella – la Repubblica Italiana si conforma alle norme sancite dal diritto internazionale relative all’accoglienza di coloro che hanno diritto a protezione”.

Giornata rifugiato: Mattarella, servono “interventi strutturali che rimuovano le cause politiche, climatiche, economiche e sociali che alimentano tante tristi vicende”

Wed, 2018-06-20 10:05

“La gestione attuale dei fenomeni migratori deve lasciare il posto a interventi strutturali che rimuovano le cause politiche, climatiche, economiche e sociali che alimentano tante tristi vicende”. Lo afferma il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. “La tragedia dei rifugiati – donne, uomini e bambini costretti ad abbandonare le proprie case in cerca di un luogo dove poter vivere – è oggi sempre più drammaticamente attuale, come hanno sottolineato anche le Nazioni Unite”, osserva Mattarella, rilevando che “da tempo, l’Italia contribuisce al dovere di solidarietà, assistenza e accoglienza nei confronti di quanti, costretti a fuggire dalle proprie terre, inseguono la speranza di un futuro migliore per sé e per i propri figli”. “Obbedisce a sentimento di responsabilità – sottolinea il Capo dello Stato – l’impegno dei moltissimi concittadini che, sul suolo nazionale, nel Mediterraneo e in altre più lontane aree di crisi del pianeta, tengono vivo lo spirito di umanità che – profondamente radicato nella nostra Costituzione – contraddistingue il popolo italiano”. Mattarella rivolge poi il “più vivo ringraziamento a tutti coloro che, in Italia e nel mondo, si adoperano con passione, impegno e dedizione, per questa causa”.

Ue: Tajani incontra il premier austriaco Kurz. “Migrazione sfida più grande”. “40 miliardi per l’Africa”

Wed, 2018-06-20 09:58

(Bruxelles) “L’immigrazione è la nostra sfida più grande e sta mettendo a rischio il futuro stesso dell’Unione”: lo ha affermato ieri il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, dopo l’incontro a Vienna con il Cancelliere austriaco, Sebastian Kurz. L’Austria assumerà la presidenza di turno Ue dal 1° luglio. “Nei prossimi sei mesi, sotto la guida della presidenza austriaca, l’Ue e gli Stati membri – ha aggiunto Tajani – devono dare risposte concrete alle preoccupazioni di 500 milioni di cittadini, e non possono permettersi di fallire”. Il presidente dell’Eurocamera ha specificato: “Non c’è soluzione all’immigrazione se non a livello europeo e sulla base di una strategia a breve, medio e lungo termine. Dobbiamo mettere immediatamente a disposizione 6 miliardi di euro per fermare le partenze dal Nord Africa, così come è stato fatto per chiudere la rotta balcanica. In parallelo, dobbiamo sostenere la Libia nel suo processo di stabilizzazione e consolidamento democratico”. Quindi Tajani è tornato su un tema più volte sollevato: “Dobbiamo, inoltre, destinare 40 miliardi di euro per un Piano Marshall per l’Africa, con l’obiettivo di creare opportunità per i giovani africani nei loro Paesi d’origine”.
Tajani ha concluso ricordando l’importanza del prossimo Consiglio europeo di fine giugno e lanciando un appello ai leader Ue perché facciano prova di maggiore convinzione: “La prima riforma dell’Ue – ha detto – non è quella dei Trattati, ma è trovare il coraggio di tornare a decisioni politiche che rispondano alle priorità dei nostri cittadini, a cominciare dalla riforma del sistema europeo dell’asilo”. Tajani è stato ricevuto anche dal Presidente austriaco, Alexander Van der Bellen, con cui ha discusso del futuro dell’Europa, sottolineando il ruolo chiave dell’Austria nell’Europa dell’est e nei Balcani.

Papa Francesco: udienza, 13mila in piazza. Prima dell’udienza saluta in Aula Paolo VI i malati di Sla

Wed, 2018-06-20 09:53

Tra i 13mila fedeli presenti all’udienza di oggi, ci sono anche più di 350 persone tra malati di Sla, accompagnati dai loro familiari e volontari di Aisla (Associazione italiana Sclerosi laterale amiotrofica). Una “prima volta” in piazza San Pietro, organizzata in vista della Giornata mondiale sulla Sla che si celebra ogni anno il 21 giugno per portare l’attenzione su una malattia che colpisce circa 450mila persone in tutto il mondo. Il Papa è arrivato in piazza alle 9.35 circa, dopo aver salutato i malati in Aula Paolo VI. Durante il giro tra i settori della piazza, la prima sosta della jeep bianca scoperta è stata quella per permettere al Papa di sorseggiare il “mate”, la bevanda tipica argentina offertagli da un esponente della folla piuttosto nutrita di sudamericani, provenienti da Argentina, Colombia, Messico, Perù, Honduras, Repubblica Dominicana e Brasile. Molti i cappellini e gli ombrelli colorati usati per ripararsi dal sole che splende alto oggi sulla Capitale. Prima di compiere a piedi il tratto che lo separa dalla sua postazione al centro del sagrato Francesco, sceso dalla papamobile, ha salutato un gruppo di studenti in divisa blu e cappellino bianco, che lo hanno richiamato a gran voce dalla prima fila delle transenne.

Usa: vescovi su riforma immigrazione, “avrà un impatto negativo su famiglie e persone più vulnerabili”

Wed, 2018-06-20 09:10

(da New York) Il presidente della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale americana, mons. Joe S. Vásquez, vescovo di Austin, ha inviato ieri una lettera a tutti i membri della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti in risposta a due leggi sull’immigrazione che dovrebbero essere proposte questa settimana e che avevano già suscitato contrarietà tra i presuli statunitensi. Nella sua lettera al Congresso, Vásquez ha scritto: “Mentre vogliamo veramente una soluzione legislativa per i dreamers (i giovani arrivati bambini negli Usa illegalmente a seguito dei genitori, ndr), non possiamo, in buona fede, approvare i cambiamenti strutturali nel sistema di riforma dell’immigrazione poichè avranno un impatto negativo sulle famiglie e sulle persone più vulnerabili”. Mons. Vásquez propone di aprire un tavolo di dialogo con i legislatori per offrire nuove soluzioni e opportunità per tutti i soggetti interessati, soprattutto quelli più in difficoltà, e ricorda che da ben 18 anni la Chiesa chiede una riforma delle migrazioni. Pur apprezzando lo sforzo dei rappresentanti della Camera di trovare una soluzione legislativa per i dreamers, i vescovi insistono sul mettere fine alla separazione delle famiglie ai confini degli Usa attraverso un ordine esecutivo e chiedono che la legislazione in discussione nei prossimi giorni “sia bipartisan, offra un percoso di cittadinanza, difenda le famiglie, protegga i più fragili, sia rispettosa della dignità umana anche quando viene applicata per garantire la sicurezza delle frontiere”.

Il vescovo Vasquez aveva già scritto in gennaio per opporsi al disegno di legge noto come H.R. 4760, introdotto a gennaio di quest’anno e anch’esso in discussione questa settimana, dove era evidente la riduzione dei visti per i lavoratori del settore agricolo, la riduzione dei visti di ricongiungimento familiare, i finanziamenti per edificare il muro di confine con il Messico e l’aumento degli agenti impiegati nel Dipartimento di sicurezza. Ciò che preoccupa, particolarmente, i vescovi è un secondo disegno, non ancora classificato e voluto dall’area più conservatrice del partito repubblicano. In questa proposta la Conferenza episcopale ha ravvisato “disposizioni contrarie alla dottrina sociale della Chiesa” perchè vengono minate le protezioni in materia di asilo; si estendono le detenzioni dei minori e delle famiglie attraverso la costruzione di tendopoli nei pressi di Flores in Texas; vengono modificate le norme di protezione dei minori non accompagnati e possibili vittime di tratta; si propongono tagli radicali alle politiche migratorie familiari; si prospettano accordi unilaterali, senza alcun trattato o dialogo con Paesi terzi da cui provengono i migranti. “Questo disegno di legge – secondo i vescovi – aumenta considerevolmente il numero di bambini e famiglie in detenzione, il che non è accettabile”.

Ieri sera, intanto, il presidente Trump ha incontrato i rappresentanti del partito Repubblicano mostrandosi disponibile ad approvare entrambe le soluzioni presentate alla Camera e, a detta di fonti interne, più propenso ad accettare la situazione di compromesso. Negli Usa le proteste popolari si allargano: a Philadelfia centinaia di persone hanno lasciato un paio di scarpe da bambino davanti all’hotel dove alloggia il vicepresidente Pence per una conferenza e un sondaggio commissionato dalla Cnn mostra che il 72% degli americani è contrario alla politica di separazione delle famiglie.

Usa: mons. Seitz (El Paso) su migranti al confine, “udiamo il pianto dei bambini separati da madri e padri”

Wed, 2018-06-20 09:02

(da New York) “Le nostre comunità da diverse settimane stanno assistendo ad azioni, al confine con la città gemella di Ciudad Juárez in Messico, che stanno turbando la coscienza cristiana”. Il vescovo di El Paso, Mark J. Seitz, denuncia l’inasprimento delle politiche migratorie e l’impatto sul territorio della diocesi che vede “i ponti che uniscono le nostre città trasformarsi in cancelli d’acciaio mentre udiamo il pianto dei bambini separati dalle madri e dai padri e assistiamo alla trasformazione del porto di Tornillo in un campo profughi per minori. Perchè?”. L’interrogativo del vescovo si estende anche alla tragedia di Claudia Patricia Gómez González, la giovane guatemalteca uccisa da un agente di frontiera appena messo piede negli Usa dove era arrivata a piedi alla ricerca di lavoro.

“La posta in gioco è l’essere cristiani oggi, in questa oscurità”, continua mons. Seitz che annuncia per il 20 luglio una processione pubblica in solidarietà con i migranti proprio perchè “Cristo è nel migrante solitario che bussa alla nostra porta, in cerca di tregua. Ora, nutriamo questi fratelli, preghiamo con loro e laviamo i loro piedi”. Il vescovo allarga l’invito ai leader politici e a quelli del mondo della cultura, ai giuristi e ai commercianti, a tutte le persone di buona volontà ricordando che se oggi “Gesù tornasse dalla Galilea alla Giudea, facendo il percorso che porta da San Juan Ostuncalco in Guatemala a Laredo in Texas, non arriverebbe senza finire in arresto. E continuando così neppure il Vangelo penetrerà nei nostri confini”.

I gesuiti, intanto, attraverso la rivista “America”, hanno proposto cinque azioni a favore dei migranti. Oltre alla preghiera e al sostegno economico delle attività caritative, il direttore p. James Martin propone, sulla scia dei vescovi, di mettersi in contatto con i rappresentanti del Congresso, i senatori, la Casa bianca ed esprimere il proprio dissenso, ricordando che le elezioni del prossimo novembre potrebbero fare la differenza. A queste tre iniziative si aggiunge l’impegno ad informarsi con “fatti e non opinioni o voci infondate e ad ascoltare direttamente le storie di migranti e rifugiati per incontrarli come persone” e si fornisce un elenco di siti attendibili tra cui l’ufficio migranti e rifugiati in Vaticano. Infine, si suggerisce di “dar voce a chi non ha voce usando la nostra voce per parlare ad amici, familiari e pubblicamente perchè i migranti hanno bisogno di difensori”. E magari di firmare anche una petizione contro la separazione delle loro famiglie.

Notizie Sir del giorno: Sinodo giovani, Terra Santa, Albania in Ue, rifugiati nel mondo, Def, amianto in Italia, Papa Francesco su preghiera per i nemici

Tue, 2018-06-19 19:30

Sinodo giovani: Instrumentum laboris, “riconoscere, interpretare, scegliere” in una “cultura dell’indecisione”

“Riconoscere, interpretare, scegliere”. Sono i tre verbi attorno a cui si articola l’Instrumentum laboris del Sinodo dei vescovi sui giovani, diffuso oggi e articolato in tre parti: la prima dedicata all’analisi della condizione giovanile, la seconda ad offrire chiavi di lettura per un “discernimento” sulle questioni decisive, la terza per “aiutare i padri sinodali a prendere posizione rispetto a orientamenti e decisioni da prendere”. “Prendersi cura dei giovani non è facoltativo”, il punto di partenza per un “discernimento” inteso come “modo per stare al mondo, atteggiamento fondamentale e metodo di lavoro” e finalizzato ad offrire “strumenti pastorali per cammini vivibili da proporre ai giovani di oggi”, si legge nell’introduzione del documento, che si conclude con un’appendice sulla “santità”. “Orientamenti e suggerimenti non preconfezionati”, quelli offerti dal testo che farà da base ai lavori della XVI Assemblea generale del Sinodo dei vescovi – in programma dal 2 al 28 ottobre su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale” – per “aprire e non chiudere processi” e offrire una bussola concreta in una “cultura dell’indecisione”, quale quella attuale, che “considera impossibile o addirittura insensata una scelta per la vita”. (clicca qui)

Israele: leader cristiani a Netanyahu, “bloccare disegno di legge” che autorizza confisca delle proprietà ecclesiastiche

“Un attacco sistematico e senza precedenti contro i cristiani di Terra Santa”, capace di violare “i diritti più elementari” e minare “il delicato tessuto di relazioni” costruito lungo decenni tra le comunità cristiane locali e lo Stato ebraico. Con queste parole Theophilos III, patriarca greco ortodosso di Gerusalemme, Nurhan Manougian, patriarca armeno apostolico di Gerusalemme, e padre Francesco Patton, custode di Terra Santa, definiscono il disegno di legge israeliano che mira alla confisca di proprietà ecclesiastiche in Israele e che prosegue il suo iter verso l’approvazione. In una lettera indirizzata oggi al premier Benjamin Netanyahu, i tre leader cristiani, responsabili dello Statu Quo dei santuari della Terra Santa, ricordano che “la scandalosa proposta di legge è uno dei motivi principali della recente crisi scoppiata tra la comunità cristiana in Terra Santa e lo Stato di Israele e che, insieme all’imposizione di restrizioni arbitrarie e illegittime sui conti correnti bancari religiosi per presunte tasse municipali, in flagrante violazione dello Status Quo, ci ha portato a ordinare la chiusura della chiesa del Santo Sepolcro (dal 25 al 27 febbraio) come atto di protesta. Purtroppo – scrivono i tre capi cristiani – alcuni elementi del Governo di Israele stanno ancora tentando di promuovere un’agenda razzista e sovversiva, che punta alla divisione, minando lo Status Quo e prendendo così di mira la comunità cristiana sulla base di considerazioni fuori luogo e populiste”. Nella lettera è formulata anche la richiesta al premier israeliano “di agire in modo rapido e deciso per bloccare il disegno di legge la cui promozione unilaterale costringerà le Chiese a rispondere allo stesso modo”. (clicca qui)

Albania: i leader delle comunità religiose scrivono a Macron e Merkel, “decisione importante” aprire i negoziati di adesione all’Ue

“L’apertura dei negoziati di adesione dell’Albania all’Ue è una decisione importante”. È quanto scrivono in una lettera al presidente francese Emmanuel Macron e alla cancelliera tedesca Angela Merkel i leader delle comunità religiose del Paese. “Noi albanesi siamo parte dell’Europa”, di una “storia che risale fino alle sue origini”, e “radici culturali e sociali comuni ci uniscono”, si legge nel testo inviato oggi al Sir. “Riteniamo che il nostro cammino verso l’Ue rappresenti ciò che è sempre stato il desiderio della nostra gente”, di una “società libera in cui ognuno può esercitare i propri diritti, tra cui fondamentale è il diritto alla libertà di religione e credo”. Musulmani, cattolici, ortodossi, protestanti, bektashi chiedono insieme a Macron e Merkel il “sostegno al processo di adesione” in un momento in cui “i valori di tolleranza, solidarietà e diritti umani sono sottoposti a forti pressioni a causa del radicalismo, del fanatismo e di altre ideologie nefaste”, e riconoscere così “il desiderio sincero di tutti gli albanesi” e appoggiare “il nostro impegno irreversibile per l’Albania come parte dell’Europa”. (clicca qui)

Giornata mondiale rifugiati: i dati Onu, 68 milioni di migranti nel mondo. “Siamo a uno spartiacque”

Numeri impressionanti dal Rapporto annuale dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) pubblicato oggi, vigilia della Giornata mondiale per i rifugiati: sono 68,5 milioni le persone che alla fine del 2017 si trovavano lontane dalle proprie case, perché costrette ad abbandonarle. Di loro, 25,4 milioni sono scappate a conflitti e persecuzioni: 2,9 milioni in più del 2016, “l’aumento più grande che l’Unhcr abbia mai registrato in un solo anno”. Di questi, poco più di un quinto sono palestinesi affidati all’Unrwa. Crescono anche i “nuovi sfollati”, con 16,2 milioni di sfollati nel 2017. Repubblica democratica del Congo, Sud Sudan e Myanmar sono stati i tre luoghi che hanno generato più sfollati. I richiedenti asilo in attesa dell’esito delle loro richieste di status di rifugiato erano 3,1 milioni alla fine del 2017 (300.000 in più rispetto al 2016). Diminuisce il numero di persone sfollate all’interno del proprio Paese (40 milioni del totale, rispetto a 40,3 milioni del 2016). “Siamo a uno spartiacque: il successo nella gestione degli spostamenti forzati a livello globale richiede un approccio nuovo e molto più completo, in modo che i Paesi e le comunità non siano lasciati soli ad occuparsene”, ha dichiarato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati Filippo Grandi. (clicca qui)

Def 2018: Tria (min. economia), più investimenti pubblici ma debito sotto controllo

“Invertire il calo degli investimenti pubblici” ma tenendo sotto controllo i conti perché il calo del debito è “imprescindibile e necessario”. Intervenendo alla Camera in occasione del dibattito sul Documento di economia e finanza, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha precisato di non essere ancora in grado di fornire numeri precisi, in quanto “la versione programmatica del Def verrà presentata a settembre” con la prevista Nota di aggiornamento (il Def attuale, varato dal governo Gentiloni, dimissionario, non poteva che fotografare la situazione a legislazione invariata). Tria ha comunque affermato la volontà del governo di “invertire il calo degli investimenti pubblici in atto dall’inizio della crisi”, anche correggendo gli “effetti non voluti” del nuovo codice degli appalti. A questo proposito ha annunciato che verrà costituita un’apposita task force. Il ministro ha anche confermato che nella politica economica del governo “il reddito di cittadinanza, volto a contrastare le sacche di povertà presenti in Italia tramite interventi non assistenziali bensì tramite l’integrazione nel mercato del lavoro, avrà un ruolo centrale”. Tria si è detto fiducioso sulla possibilità di “conciliare la crescita e l’occupazione con la sostenibilità del debito”. (clicca qui)

Amianto: Ona, 6.000 decessi nel 2017 per malattie asbesto-correlate. “Confermato il trend in aumento”

A causa di malattie causate dall’esposizione all’amianto “solo in Italia, ogni anno, perdono la vita non meno di 6.000 persone, e tale trend è destinato ad aumentare per i prossimi anni, fino a raggiungere il picco massimo tra il 2025 e il 2030, per poi iniziare una lenta decrescita”. Le stime dell’Osservatorio nazionale sull’amianto (Ona) per il 2017, “confermano il trend in aumento, sia in ordine alle diagnosi, che, purtroppo, per i decessi”. In particolare nell’ultimo anno 1.900 nuovi casi di mesotelioma e 1.800 decessi, 3.500 decessi per tumori del polmone causati dall’amianto e 600 decessi per asbestosi. Sono alcuni dei dati contenuti nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia” presentato questa mattina a Roma per iniziativa dell’Osservatorio nazionale amianto (Ona). Tra i numeri contenuti nel volume, anche quelli relativi all’amianto ancora da bonificare in Italia: 32 milioni di tonnellate (di cui almeno 36,5 milioni di metri quadrati di coperture) di amianto compatto e 8 milioni di tonnellate di amianto friabile. I siti industriali contaminati “con notevole presenza di materiali di amianto” sono circa 50mila mentre gli edifici (pubblici e privati) sono 1 milione. Per Regioni e Asl “sono stati bonificati soltanto 6.869 edifici, su un totale sottostimato di 265.213, tra edifici pubblici e privati”. Secondo Ezio Bonanni, autore del “libro bianco” e presidente di Ona, “questi ritardi determinano la perdurante esposizione ambientale e lavorativa, a polveri e fibre di amianto, ancora a 26 anni dall’entrata in vigore della legge 257/92” prolungando la “strage di lavoratori e cittadini”. (clicca qui)

Papa Francesco: a Santa Marta, “la preghiera del mafioso è: me la pagherai. La preghiera del cristiano è: Signore, insegnami ad amarlo”

“Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”: è il “mistero” a cui i cristiani devono conformarsi per essere perfetti come il Padre. Così il Papa nell’omelia della messa celebrata oggi a Santa Marta. “Dobbiamo perdonare i nemici”, ha spiegato Francesco, secondo quanto riferisce Vatican News: “lo diciamo tutti i giorni nel Padre Nostro; chiediamo perdono come noi perdoniamo: è una condizione, anche se non facile. Così anche pregare per gli altri, per quelli che ci danno difficoltà, che ci mettono alla prova: anche questo è difficile, ma lo facciamo. O almeno, tante volte siamo riusciti a farlo”. “Ma pregare per quelli che vogliono distruggermi, i nemici, perché Dio li benedica: questo è veramente difficile da capire”, ha ammesso il Papa: “Pensiamo al secolo scorso, i poveri cristiani russi che per il solo fatto di essere cristiani erano mandati in Siberia a morire di freddo: e loro dovevano pregare per il governante boia che li mandava lì? Ma come mai? E tanti lo hanno fatto: hanno pregato. Pensiamo a Auschwitz e ad altri campi di concentramento: loro dovevano pregare per questo dittatore che voleva la razza pura e ammazzava senza scrupolo, e pregare perché Dio li benedicesse! E tanti lo hanno fatto”. È la “logica difficile” di Gesù che, nel Vangelo, è racchiusa nella preghiera e nella giustificazione di quelli che “lo uccidevano” sulla Croce: “perdonali, Padre, non sanno cosa fanno”. “Ci farà bene pensare ai nostri nemici, credo che tutti noi ne abbiamo”, il consiglio del Papa: “La preghiera mafiosa è: ‘Me la pagherai’. La preghiera cristiana è: ‘Signore, dagli la tua benedizione e insegnami ad amarlo’”. (clicca qui)

Stati Uniti: bambini latinoamericani separati da genitori. Miles (Save the Children), “inumano. Abbiamo l’obbligo di mantenere le famiglie unite”

Tue, 2018-06-19 19:25

“Save the Children è molto preoccupata del trattamento e delle condizioni in cui si trovano i bambini del Messico e dei Paesi del Centro America che sono stati presi in custodia dal Governo americano dopo aver attraversato il confine tra Messico e Stati uniti”, dichiara Carolyn Miles, presidente e direttore generale di Save the Children Stati Uniti, commentando le notizie relative ai bambini separati dalle loro famiglie al confine tra Messico e Stati Uniti. “Separare inutilmente un bambino dalla sua famiglia è inumano, traumatico e, senza mezzi termini, inaccettabile. Un atto così crudele come la separazione può infatti causare gravissime conseguenze sociali ed emotive ai bambini e ai loro familiari, con il rischio di comprometterne anche gli anni a venire”. Il nostro Paese, prosegue, “deve rimanere un porto sicuro per i bambini e per le loro famiglie. Abbiamo l’obbligo morale di proteggere l’unità delle famiglie e l’obbligo legale di garantire che i bambini siano protetti e che i loro diritti vengano rispettati”. Di qui la richiesta al governo Usa di fare “ogni sforzo per evitare la separazione o limitarne il più possibile la durata”. Save the Children e Save the Children Action Network sostengono fortemente il progetto di legge della senatrice Dianne Feinstein – il Keep Families Together Act – che eviterebbe l’inutile separazione dei bambini dai loro genitori. Questo disegno di legge, inoltre, prevede la formazione del personale in materia di traumi infantili e sviluppo dell’infanzia, fondamentale per garantire a questi minori le cure di cui hanno bisogno, specialmente se si trovano in una situazione di sofferenza e pericolo. L’organizzazione chiede pertanto ai membri del Congresso di sostenere l’inclusione del Keep Families Together Act nelle leggi specifiche su questo tema che saranno votate alla Camera o al Senato. Nelle ultime 72 ore, i sostenitori e i partner dell’organizzazione hanno inviato più di 38.250 messaggi al Congresso, sottolineando la ferma e condivisa convinzione che le famiglie devono rimanere unite.

Giornata rifugiato: Terni, il 22 giugno serata multietnica alla mensa San Valentino

Tue, 2018-06-19 19:22

In occasione della Giornata mondiale del rifugiato e nell’ambito della settimana di azione “Share the Journey – Condividiamo il viaggio”, promossa dalla Caritas Internationalis e Caritas Italiana, a Terni, la Caritas diocesana di Terni-Narni-Amelia e l’associazione di volontariato San Martino organizzano una serata di festa, che si svolgerà venerdì 22 giugno, dalle 19.30 nel piazzale antistante la mensa San Valentino di Terni. Qui, spiega una nota, “verrà condiviso un pasto multietnico con i migrati e rifugiati ospitati nelle varie strutture di accoglienza e nell’ambito del progetto Corridoi umanitari, i quali rappresenteranno e condivideranno con gli altri i costumi, le danze e la cucina del proprio territorio. Tutti insieme intorno ad un pasto, viatico di vita e di unità, un momento di scambio tra chi ha vissuto direttamente il dover migrare e coloro che a vario titolo lavorano su questi temi”.
“Share the Journey” – si ricorda nella nota – “è una campagna promossa dalle Caritas di tutto il mondo come sensibilizzazione all’appello di Papa Francesco di dar forza ‘alla cultura dell’incontro’ facilitando un’interazione positiva tra migranti, rifugiati e comunità locali”.

Diocesi: Bologna, il 21 giugno l’arcivescovo Zuppi interverrà alla festa dei gruppi estivi

Tue, 2018-06-19 19:14

Si svolgerà giovedì 21 e venerdì 22 giugno “Festinsieme”, l’appuntamento diocesano che riunisce bambini e animatori dei vari gruppi estivi parrocchiali per “conoscersi” e “incontrare” l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi. Nel primo giorno si svolgerà il primo turno per le comunità che concludono l’Estate ragazzi il giorno seguente, mentre venerdì sarà il momento di tutte le altre parrocchie. Il programma prevede, alle 8.30, l’accoglienza e animazione, alle 10 l’arrivo dell’arcivescovo con un momento di preghiera e riflessione, alle 10.45 un grande gioco, che continuerà dopo il pranzo. Il tema di Estate ragazzi 2018 è “Traccia la tua rotta – alla ricerca del tesoro”, racconto liberamente ispirato al film di animazione della Disney “Il pianeta del tesoro”. Il motivo della scelta di questo racconto è legato alle tematiche che accompagnano il Sinodo dei giovani. “Il tema della ricerca del tesoro e della giusta rotta per arrivarci – si legge in una nota – è riletto come immagine della ricerca di ogni ragazzo di ciò che rende piena la vita”.

Migranti: Italia-Svizzera, nei primi cinque mesi del 2018 dimezzati gli ingressi irregolari in Ticino rispetto al 2017

Tue, 2018-06-19 19:09

Numeri in calo per i migranti che cercano di passare la frontiera ai valichi del Ticino. Secondo i dati diffusi ieri, 18 giugno, dall’Amministrazione federale delle dogane di Berna nei primi cinque mesi del 2018 il numero di migranti bloccati nel tentativo di entrare irregolarmente in Svizzera è stato di 2.337 con un calo di oltre il 50% rispetto ai 4.817 dello stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda le nazionalità dei fermati si confermano ai primi posti Nigeria, Eritrea, Gambia, Somalia e Marocco. In forte calo, invece, la presenza di migranti della Guinea Conakry, la nazionalità più presente nel corso del 2017. Il calo dei tentativi di ingresso irregolare in Ticino è confermato anche dal dato nazionale: le guardie di confine hanno fermato, in tutta la Confederazione, dal 1° gennaio 2018, 7.779 persone, a fronte delle 11.932 del 2017. Un altro dato interessante è quello relativo ai mezzi utilizzati per tentare di varcare la frontiera: è in crescita, infatti, il numero di quanti vengono sorpresi a passare il confine in automobile. Non è un caso che si sia registrato anche un aumento dei sospetti “passeaur”; i fermati dal 1° gennaio in tutto la Svizzera sono stati 182 contro i 155 dello stesso periodo del 2017.

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