Agensir.it

Syndicate content
Servizio Informazione Religiosa
Updated: 3 hours 16 min ago

Diocesi: mons. Mazzocato (Udine), “dare a Dio quanto è di Dio e collaborare con i governanti per una buona convivenza sociale”

Mon, 2017-10-23 10:31

“Per noi cristiani, santa Teresa di Lisieux è uno straordinario ed attuale esempio. Il primo nostro compito dentro la società di questo tempo è quello di mostrare quello che è il fondamentale equilibrio che regge il bene comune di tutti: a Dio si deve dare quello che è di Dio mentre si collabora con tutti, anche con il governanti di turno, per una buona convivenza sociale”. E’ un passaggio dell’omelia pronunciata ieri nel Santuario della Beata Vergine delle Grazie a Udine dall’arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, nel corso della solenne concelebrazione eucaristica per il rinnovo del “voto cittadino”. A celebrare con il presule tutti i parroci della città. Il “voto cittadino”, istituito nel 1555 per debellare la peste, ripetuto più volte nei momenti di grandi tragedie e difficoltà che hanno segnato la storia della città, è diventato un appuntamento annuale che riunisce autorità civili e religiose per un grande omaggio alla Madonna delle Grazie e per chiedere la sua protezione su Udine. Nel commentare la celebre pagina evangelica in cui Gesù ammonisce: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”, mons. Mazzocato osserva: “Con queste parole, indica ai sui discepoli come avrebbero dovuto comportarsi dentro la società in cui vivevano” e fa riferimento alla “radicale scelta di vita” di santa Teresa di Lisieux, la cui urna è ospitata davanti all’altare insieme a quella dei suoi santi genitori, che non la fece tuttavia estraniare dal mondo. Il nostro mondo, afferma il presule, “ha bisogno di credenti che ricordino che non si possono separare i due fondamentali comandamenti: ‘Ama Dio con tutto te stesso e ama il prossimo come te stesso’. Quando si dimentica o si nega il primo fatichiamo terribilmente a vivere anche il secondo e la società umana paga gravi conseguenze; e i primi a pagarle sono i più deboli”. Una preghiera, infine, per “quanti si stanno preparando ad impegnarsi ad amministrare il bene comune della città attraverso le prossime scadenze elettorali”.

Impresa: protocollo d’intesa giovani Ucid/Unindustria per promuovere sussidiarietà e responsabilità sociale

Mon, 2017-10-23 10:27

E’ stato firmato presso Unindustria a Roma il protocollo d’intesa tra il Gruppo giovani laziale dell’Unione cristiana imprenditori dirigenti e il Gruppo giovani imprenditori di Unindustria. L’accordo, firmato dal presidente regionale dei Giovani Ucid Benedetto Delle Site e dal presidente dei Giovani imprenditori di Unindustria Fausto Bianchi, impegna i rispettivi gruppi a collaborare nella promozione della dignità della persona umana e del bene comune attraverso l’estensione del principio di sussidiarietà, la responsabilità sociale d’impresa e l’esercizio etico della professione. “Oggi – sostiene Bianchi – etica ed innovazione costituiscono i pilastri della leadership del nuovo millennio e le frontiere per essere competitivi in un mercato in continua evoluzione”. L’intesa “vuole essere il punto di partenza per i giovani di Unindustria per focalizzare l’attenzione sui temi dell’etica e della responsabilità d’impresa, così fortemente invocate dal magistero di Papa Francesco”. Per Delle Site, “di fronte all’intensificarsi degli interventi del Santo Padre sui temi dell’impresa e del lavoro, come giovani dell’Ucid ci siamo sentiti responsabili della traduzione di questi moniti nel nostro ambito imprenditoriale e professionale”. Di qui l’intenzione di promuovere l’estensione del principio di sussidiarietà, “che permette di sposare la libera iniziativa privata con le esigenze della giustizia sociale”. Il 10 novembre alle 17, presso la Sala Santa Maria in Aquiro del Senato della Repubblica, si terrà il primo evento del percorso associativo comune, con il convegno dal “Impresa: vocazione creativa per il bene comune”. Interverranno tra gli altri di Giancarlo Abete, presidente di Abete Spa; Flavio Felice, presidente del Centro studi & ricerche Tocqueville-Acton.

Papa Francesco: ai giovani del Canada, “siate tessitori di relazione, di apertura, di condivisione”

Mon, 2017-10-23 10:15

“Quando le persone lavorano insieme, cercando il bene gli uni con gli altri, il mondo si rivela in tutta la sua bellezza. Non lasciatevi rovinare da chi pensa solo a sfruttarlo e distruggerlo senza scrupoli!”. Comincia con questo appello il videomessaggio del Papa ai giovani del Canada, pronunciato in italiano, in cui Francesco esorta i ragazzi ad “irrigare il mondo e la storia con la gioia che viene dal Vangelo, dall’aver incontrato una persona, Gesù, che vi ha affascinato”. “Non lasciatevi rubare la vostra giovinezza, non permettete a nessuno di frenare e oscurare la luce che Cristo vi mette nel volto e nel cuore”, prosegue il Papa: “Siate tessitori di relazione, di apertura, di condivisione. Non innalzate muri di divisione, costruite ponti”. Poi il riferimento al Sinodo dei giovani, che “vi riguarda in modo particolare”, sottolinea Francesco, che cita le parole di Gesù ai discepoli: “Venite e vedrete”. “Avete inconrato questo sguardo ? Avete udito questa voce? Avete sentito quell’impulso a mettervi in cammino?”, le domande di Francesco: “Anche se il frastuono e lo stordimento sembrano regnare nel mondo, questa chiamata continua a risuonare nel vostro animo per aprirlo di gioia piena. Sarà possibile nella misura in cui saprete intraprendere un itinerario di discernimento, per scoprire il progetto di Dio sulla vostra vita, sulla vita di ognuno di noi”. “Quando il vostro cammino è segnato da precarietà e caduta, Dio ricco di misericordia tende la sua mano per rialzarvi”, assicura il Papa, citando la lettera inviata il 13 gennaio scorso ai giovani di tutto il mondo per presentare il tema del prossimo Sinodo: “Il mondo e la Chiesa hanno bisogno di giovani coraggiosi, che non si spaventano di fronte alle difficoltà, che affrontano le prove, che tengono gli occhi e il cuore ben aperti sulla realtà perché nessuno sia rifiutato, vittima di giustizia e o di violenze o privato della dignità umana”.  “Lasciatevi raggiungere da Cristo”, l’invito finale: “Lasciate che vi parli, vi abbracci, vi consoli, guarisca le vostre ferite e risolva i vostri dubbi e paure”.

Diocesi: card. Betori (Firenze), “non si è discepoli di Gesù e poi anche missionari, ma si è discepoli missionari”

Mon, 2017-10-23 10:12

“Non si è discepoli di Gesù e poi anche missionari, ma si è discepoli missionari”. Lo ha affermato ieri pomeriggio l’arcivescovo di Firenze, il card. Giuseppe Betori, nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore per l’ordinazione diaconale dei seminaristi Francesco Alpi e Luca Bolognesi e del francescano fra Matteo Tosti. “Tutti dobbiamo riconoscerci nelle mani di Dio, strumenti della sua volontà, chiamati da lui e destinatari di un nome, di un’identità che solo lui può donarci”, ha rilevato l’arcivescovo, sottolineando che “questo vale oggi in particolare per voi, cari Francesco, Luca e fra Matteo” a cui “è chiesto di farvi strumenti di edificazione del Regno che viene mediante il servizio”. “Mostrare nella propria vita l’immagine del Figlio di Dio, è la vostra missione”, ha proseguito il cardinale, aggiungendo che “mentre oggi vi affido la missione del servizio nella nostra Chiesa, in questa stessa celebrazione vogliamo esprimere la nostra vicinanza, nella preghiera e nel sostegno concreto, a tutti i missionari che nel mondo testimoniano il vangelo di Gesù là dove esso non è ancora conosciuto o vive in Chiese ancora giovani”. Rivolgendosi ai novelli diaconi, Betori ha evidenziato che “fare della propria esistenza un dono totale, riconoscendo in ogni persona un amico è la forma che deve assumere la vostra missione, il vostro servizio”. “Un traguardo umanamente fuori dalla nostra portata” che diventa possibile solo “in forza di un legame di vera amicizia con Cristo”. “Gesù vi fa suoi amici – ha concluso – dovete poi vivere da amici di Gesù, guidati dal comandamento dell’amore”.

Parlamento Ue: da oggi plenaria a Strasburgo. Giovedì sarà annunciato il vincitore del Premio Sacharov

Mon, 2017-10-23 09:32

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, annuncerà giovedì 26 ottobre il nome del vincitore del Premio Sacharov per la libertà di pensiero. L’annuncio avverrà nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, convocata da oggi a giovedì. La plenaria discuterà anche degli esiti del Consiglio europeo della scorsa settimana, di libertà di espressione, dopo la tragica scomparsa di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese assassinata. Martedì 24 ottobre i deputati discuteranno della piaga delle molestie sessuali, in seguito allo scandalo delle molestie a Hollywood e alle campagne #metoo e #quellavoltache in cui le donne sui social media hanno denunciato le molestie di cui sono state vittime. In agenda figurano anche la lotta alle nuove droghe, il nuovo sistema Schengen per rafforzare i controlli alle frontiere dell’Europa, gli accordi commerciali con Australia e Nuova Zelanda e la messa al bando degli erbicidi a base di glifosato a partire da dicembre 2020. Una risoluzione che sarà discussa in serata, in apertura di sessione, e votata domani, riguarda l’istituzione di un regime di reddito minimo, ritenuto “uno dei modi più efficaci per far uscire le persone dalla povertà”.

Papa Francesco: a Santa Marta, “idolatria del denaro uccide tanti bambini”

Mon, 2017-10-23 09:19

In questi tempi in cui i media ci riportano “tante calamità, tante ingiustizie”, che riguardano in particolare i bambini, leviamo una preghiera “forte” a Dio affinché converta il cuore degli uomini: che conoscano il Signore e “non adorino il dio denaro”. Così il Papa nell’omelia della Messa mattutina a Casa Santa Marta, in cui ha commentato la parabola dell’uomo ricco i cui soldi “sono il suo dio”. Di fronte all’abbondanza del suo raccolto, il protagonista del brano di Luca pensa ad ampliare i propri magazzini e ,”nella sua fantasia” ad “allungare la vita”: punta cioè a prendere “più beni, fino alla nausea”, non conoscendo “sazietà”: entra quindi, ha commentato Francesco, “in quel movimento del consumismo esasperato”. “E’ Dio, a mettere il limite a questo attaccamento ai soldi”, ha spiegato: “Quando l’uomo diviene schiavo dei soldi. E questa non è una favola che Gesù inventa: questa è la realtà. E’ la realtà di oggi. E’ la realtà di oggi. Tanti uomini che vivono per adorare il denaro, per fare del denaro il proprio dio. Tante persone che vivono soltanto per questo e la vita non ha senso. ‘Così è di chi accumula tesori per sé – dice il Signore – e non si arricchisce presso Dio’: non sanno cosa è arricchirsi presso Dio”. Il Papa ha poi citato un episodio successo anni fa in Argentina – nell’“altra diocesi”, come ama spesso definire Buenos Aires – quando un ricco imprenditore, pur sapendo di essere gravemente malato, comprò caparbiamente una villa senza pensare invece che a breve avrebbe dovuto presentarsi “davanti a Dio”. E anche oggi ci sono queste persone affamate di denaro e beni terreni, gente che ha “tantissimo”, di fronte a “bambini affamati che non hanno medicine, che non hanno educazione, che sono abbandonati”: si tratta, per Francesco, di “un’idolatria che uccide”, che fa dei “sacrifici umani”. “Questa idolatria fa morire di fame tanta gente”, ha ammonito il Papa, che ha fatto il caso dei 200mila bambini rohingya nei campi profughi: “Lì ci sono 800mila persone. 200mila sono bambini. Appena hanno da mangiare, malnutriti, senza medicine. Anche oggi succede questo. Non è una cosa che il Signore dice di quei tempi: no. Oggi! E la nostra preghiera dev’essere forte: Signore, per favore, tocca il cuore di queste persone che adorano il dio, il dio denaro. Tocca anche il mio cuore perché io non cada in quello, che io sappia vedere”. Un’altra “conseguenza”, ha proseguito Francesco, è la guerra, anche quella “di famiglia”: “Tutti noi conosciamo cosa succede quando c’è in gioco un’eredità: le famiglie si dividono e finiscono nell’odio, l’una per l’altra. Il Signore sottolinea con soavità, alla fine: ‘Chi non si arricchisce presso Dio’. Quella è l’unica strada. La ricchezza, ma in Dio. E non è un disprezzo per il denaro, no. E’ proprio la cupidigia, come dice Lui: la cupidigia. Vivere attaccati al dio denaro”.

 

Festival della migrazione: Modena, oltre 2mila presenze a dibattiti e spettacoli. Barbari (Porta aperta), “bilancio positivo, siamo soddisfatti”

Mon, 2017-10-23 09:12

Sono state oltre 2mila le persone che, tra gli appuntamenti del pre festival e i tre giorni di dibattiti e spettacoli, hanno partecipato alla seconda edizione del Festival della migrazione, conclusosi ieri a Modena. L’appuntamento – promosso da Fondazione Migrantes, Porta Aperta, Università di Modena e Reggio Emilia – ha ospitato tra gli altri il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, il sottosegretario agli Interni Domenico Manzione, i vescovi di Modena-Nonantola, mons. Erio Castellucci, e di Ferrara-Comacchio, mons. Gian Carlo Perego, Regina Catrambone del Moas, Marco Bertotto di Medici senza frontiere, oltre a politici e giornalisti. “Il bilancio è molto positivo – sottolinea il presidente di ‘Porta aperta’, Luca Barbari – siamo davvero soddisfatti”. “Il dibattito – spiega – è stato davvero di altissimo livello e abbiamo potuto ragionare su questi temi, molto sensibili, con qualità e senza stereotipi”. Secondo Barbari, “il connubio di Terzo settore, Università, istituzioni pubbliche e Chiesa al suo massimo livello – la presenza di mons. Galantino è stata particolarmente qualificata – ha fatto sì che potessimo vincere la scommessa”. Per il 2018, aggiunge, “abbiamo in mente novità importanti per far crescere ancora questo Festival e, con esso, la cultura dell’integrazione che è indispensabile per governare il fenomeno migratorio”. Intanto sono 1.500 le persone che nei prossimi giorni visiteranno la mostra “In fuga dalla Siria” promossa da Missio Modena e Caritas diocesana che si chiuderà sabato 28 ottobre al Centro Famiglia di Nazareth.

Festival della migrazione: Bonino, “smontare la paura e dare indicazioni per migliorare l’integrazione”

Mon, 2017-10-23 08:48

“Quello di cui ha bisogno questo Paese, e che è tra gli obiettivi del Festival e della campagna ‘Ero straniero’, è smontare la paura e dare indicazioni per migliorare l’integrazione. Siamo sicuramente bravi a salvare vite umane, qualcuno si è illuso che basti mettere tappi, ma questi non reggono tanto e il nuovo corridoio tunisino lo dimostra. Il fenomeno non ha soluzioni, può solo essere governato”. Lo ha affermato Emma Bonino, ex ministro e promotrice della campagna “Ero straniero”, in un videomessaggio al Festival della migrazione che si è chiuso ieri a Modena. Secondo Bonino, “il Festival contrasta questa idea che siamo stati invasi e dà il senso della mobilità globale, che è vecchia come l’umanità”. “Anche noi italiani siamo stati migranti e lo siamo tutt’oggi”, ha ricordato l’ex ministro, rilevando che “questo è l’essenza dell’essere umano da sempre, ciò nonostante non eravamo preparati”. “È importante analizzare questi problemi per resistere agli imprenditori della paura che vi speculano sostanzialmente per ragioni elettorali”, ha ammonito, augurandosi che “questo evento aiuti a essere più resistenti alle stupidaggini che ci vengono raccontate”. Per Bonino, nel nostro Paese “uno dei limiti più grandi è la legge Bossi-Fini che esclude ogni possibilità di ingresso legale in Italia se non con lo status di rifugiati, quindi ci sono 500-600mila persone che vivono ai margini o sono preda della criminalità”. “Ma se ben gestita l’integrazione fa bene a noi tutti, persino alla nostra economia”, ha osservato. “Questi giorni, anche allegri e stimolanti, servono a far ragionare, a muovere la testa magari abbinata a un po’ di cuore. Non è un reato avere empatia con questo fenomeno – ha concluso – che è destinato a durare per generazioni e generazioni”.

Sud Sudan: fr. Alois (Taizé), “le persone attendono Papa Francesco”. Sua visita “darebbe grande coraggio”

Mon, 2017-10-23 08:39

“Le persone attendono il Papa, attendono una sua visita. Sarebbe per loro un enorme incoraggiamento. Perché si sentirebbero riconosciute e sentirebbero che il loro grido è ascoltato”. Lo confida fr. Alois, priore della Comunità ecumenica di Taizé, in un’intervista rilasciata al Sir al suo rientro in Francia, dopo due settimane trascorse con un altro fratello in Sudan e Sud Sudan. Era stato papa Francesco il 26 febbraio scorso, durante la sua visita nella Chiesa anglicana di “All Saints” a Roma, ad esprimere il desiderio di realizzare una missione in Sud Sudan insieme all’arcivescovo Justin Welby, primate anglicano, la maggiore confessione religiosa del Paese. Viaggio che però fino ad oggi non è stato ancora ufficializzato. “Questa gente – spiega il priore – ha spesso l’impressione che il grido di dolore cada nel vuoto e, se il Papa potesse andare, questa visita infonderebbe grande coraggio. Le persone lo aspettano”. “Il Sud Sudan – dice fr. Alois – sta vivendo un momento di grande difficoltà, che sta provocando nelle persone un senso di pessimismo. Non c’è più speranza. Il Paese è vittima di una inflazione galoppante, i salari non vengono retribuiti da alcuni mesi, e la violenza aumenta e dilaga tra ogni gruppo all’interno del Paese dove circolano molte armi. Ma ho potuto anche vedere la presenza di molte Ong e di Chiese che insieme fanno un lavoro enorme nei settori dell’insegnamento, della solidarietà, cura dei malati, vicinanza agli esclusi e questa presenza è un segno di speranza”. Il priore di Taizé dice anche di essere rimasto colpito dal coraggio e dalla perseveranza delle donne e dalla gioia dei bambini. Alois parlerà di questo viaggio ai giovani che si ritroveranno per l’incontro di fine anno a Basilea (in Svizzera). “Sono esperienze – dice – che ci fanno abbandonare le nostre certezze, il nostro senso di superiorità. Ci rendiamo conto che talvolta in Europa ci poniamo dei falsi problemi. Quando guardiamo i popoli del Sud Sudan, che davvero vivono grandi difficoltà e quando li guardiamo negli occhi, le barriere cadono, i nostri cuori si aprono e diventiamo più umani”.

Daphne Caruana Galizia: mons. Scicluna (Malta), “è il momento di resistere a chi cerca di spaventarci”. “Solidarietà ai giornalisti”

Mon, 2017-10-23 08:22

“Non è questo il momento del silenzio perché siamo terrorizzati, ma è il momento di resistere a coloro che cercano di spaventarci”. Lo scrive l’arcivescovo di Malta, mons. Charles J. Scicluna, in un articolo apparso ieri nell’edizione di domenica del “Malta Independent” dedicato al “brutale assassinio” della giornalista Daphne Caruana Galizia. “Condanno con forza l’omicidio di un essere umano – scrive Scicluna -, chiunque possa essere stato, o qualunque cosa pensi. Dio vieta di ricorrere all’omicidio di una persona quando non condividiamo lo stesso parere. Condanno anche chi ha commissionato e condotto questo atto osceno, chiunque sia stato, ovunque sia”. L’arcivescovo che immediatamente dopo l’assassinio della giornalista aveva pubblicato un comunicato, torna a ribadire l’importanza della libertà di stampa. “In questo momento critico, dobbiamo esprimere solidarietà a tutti i nostri giornalisti e incoraggiarli a non essere schiavi dei loro padroni, ma servitori di libertà e di verità. Noi abbiamo bisogno del loro servizio per rimanere una nazione libera. I giornalisti agiscono in nome nostro quando investigano sull’abuso del potere, la spesa pubblica e lo stato generale del nostro Paese, indipendentemente dalla loro fedeltà a qualsiasi partito politico. Tali indagini devono essere fatte alla luce della verità e la loro lealtà deve essere finalizzata alla ricerca del bene comune, dei principi della Costituzione e della Repubblica di Malta, che almeno sulla Carta, mantengono ancora i diritti umani fondamentali”. “La brutale esecuzione di Daphne Caruana Galizia, indipendentemente da ciò che ha scritto, è una sconfitta per il nostro Paese”, scrive Scicluna che aggiunge di essere rimasto “allarmato e rattristato” dalla scarsa partecipazione di studenti alla manifestazione di solidarietà organizzata dal Campus universitario. “Che tipo di studenti stiamo educando?”, chiede l’arcivescovo che parla di “generazioni di giovani che sono interessati ad ottenere un pezzo di carta e appariscenti curriculum ma totalmente privi di sensibilità etica, sociale e politica”.

This is not the time for #silence but a time to #StandUp to those who attempt to frighten us – @BishopSciclunahttps://t.co/64Br55UGHC pic.twitter.com/Ykb4UJ4H14

— The Church in Malta (@ChurchInMalta) October 22, 2017

Papa Francesco: lettera al card. Sarah su traduzioni testi liturgici

Mon, 2017-10-23 08:10

Il Papa ha inviato ieri una lettera al cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per “esprimere semplicemente” e “chiaramente” alcune osservazioni sul Motu proprio “Magnum Principium” sulle traduzioni dei testi liturgici e dei testi biblici. Nel documento – reso noto dalla Sala Stampa vaticana – Francesco sottolinea innanzitutto la “netta differenza” che il nuovo Motu proprio stabilisce tra recognitio (verifica) e confirmatio (conferma), termini che non sono “sinonimi” né “interscambiabili”. Tutto ciò, precisa, per “abrogare la prassi, adottata dal Dicastero a seguito della Liturgiam authenticam e che il nuovo Motu proprio ha voluto modificare”. In merito alla responsabilità delle Conferenze episcopali di “tradurre fideliter (fedelmente ndr), Francesco puntualizza che “il giudizio circa la fedeltà al latino e le eventuali correzioni necessarie, era compito del Dicastero, mentre ora la norma concede alle Conferenze episcopali la facoltà di giudicare la bontà e la coerenza dell’uno e dell’altro termine nelle traduzioni dall’originale, se pure in dialogo con la Santa Sede”. La confirmatio, aggiunge il Papa, “non suppone più dunque un esame dettagliato parola per parola, eccetto nei casi evidenti che possono essere fatti presenti ai vescovi per una loro ulteriore riflessione”. Ciò, si legge ancora nella lettera, “vale in particolare per le formule rilevanti, come per le preghiere eucaristiche e in particolare le formule sacramentali approvate dal Santo Padre”. In questo senso, ribadisce Papa Francesco, “la recognitio indica soltanto la verifica e la salvaguardia della conformità al diritto e alla comunione della Chiesa”. Ecco perché, aggiunge, “il processo di tradurre i testi liturgici rilevanti (ad es. formule sacramentali, il Credo, il Pater noster) in una lingua – dalla quale vengono considerati traduzioni autentiche -, non dovrebbe portare ad uno spirito di ‘imposizione’ alle Conferenze episcopali di una data traduzione fatta dal Dicastero, poiché ciò lederebbe il diritto dei vescovi”. Per il Papa risulta dunque “inesatto attribuire alla confirmatio la finalità della recognitio (ossia ‘verificare e salvaguardare la conformità al diritto’)”. La confirmatio, inoltre, “non è un atto meramente formale, ma necessario all’edizione del libro liturgico ‘tradotto’: viene concessa dopo che la versione è stata sottoposta alla Sede Apostolica per la ratifica dell’approvazione dei vescovi, in spirito di dialogo e di aiuto a riflettere se e quando fosse necessario, rispettandone i diritti e i doveri, considerando la legalità del processo seguito e le sue modalità”. Il Papa si riferisce infine alla nota “Commentaire”, trasmessa dal cardinale Sarah al Papa il 30 settembre scorso, e “pubblicata su alcuni siti web, ed erroneamente attribuita alla sua persona”. “Le chiedo cortesemente – conclude Francesco rivolgendosi al porporato – di provvedere alla divulgazione di questa mia risposta sugli stessi siti nonché l’invio della stessa a tutte le Conferenze episcopali, ai membri e ai consultori di codesto Dicastero”.

Papa Francesco: Angelus, “pregare per la pace nel mondo” e per il Kenya

Mon, 2017-10-23 08:04

“Ieri, a Barcellona, sono stati beatificati Matteo Casals, Teofilo Casajús, Fernando Saperas e 106 compagni martiri, appartenenti alla Congregazione religiosa dei Claretiani e uccisi in odio alla fede durante la guerra civile spagnola. Il loro eroico esempio e la loro intercessione sostengano i cristiani che anche ai nostri giorni – e tanti – , in diverse parti del mondo, subiscono discriminazioni e persecuzioni”. Lo ha detto il Papa, al termine dell’Angelus di ieri, in cui, nella Giornata missionaria mondiale, ha esortato “tutti a vivere la gioia della missione testimoniando il Vangelo negli ambienti in cui ciascuno vive e opera” e a “sostenere con l’affetto, l’aiuto concreto e la preghiera i missionari partiti per annunciare Cristo a quanti ancora non lo conoscono”. “Ricordo anche che è mia intenzione promuovere un Mese Missionario Straordinario nell’ottobre 2019, al fine di alimentare l’ardore dell’attività evangelizzatrice della Chiesa ad gentes”, ha annunciato il Papa, che nel giorno della memoria liturgica di san Giovanni Paolo II, “Papa missionario”, ha affidato alla sua intercessione “la missione della Chiesa nel mondo”.
“Vi chiedo di unirvi alla mia preghiera per la pace nel mondo”, l’altro invito di Francesco: “In questi giorni seguo con particolare attenzione il Kenya, che ho visitato nel 2015, e per il quale prego affinché tutto il Paese sappia affrontare le attuali difficoltà in un clima di dialogo costruttivo, avendo a cuore la ricerca del bene comune”.

Papa Francesco: Angelus, “contrapporre Dio e Cesare sarebbe un atteggiamento fondamentalista”

Mon, 2017-10-23 08:03

“A chi appartengo io? Alla famiglia, alla città, agli amici, alla scuola, al lavoro, alla politica, allo Stato? Sì, certo. Ma prima di tutto – ci ricorda Gesù – tu appartieni a Dio”. Lo ha detto il Papa, durante l’Angelus di ieri, a cui hanno partecipato – secondo la Gendarmeria vaticana – 25mila persone. “Questa è l’appartenenza fondamentale”, ha spiegato Francesco commentando la frase di Gesù: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. “È Lui che ti ha dato tutto quello che sei e che hai”, ha ricordato il Papa: “E dunque la nostra vita, giorno per giorno, possiamo e dobbiamo viverla nel ri-conoscimento di questa nostra appartenenza fondamentale e nella ri-conoscenza del cuore verso il nostro Padre, che crea ognuno di noi singolarmente, irripetibile, ma sempre secondo l’immagine del suo Figlio amato, Gesù. È un mistero stupendo”. Il cristiano, per Francesco, “è chiamato a impegnarsi concretamente nelle realtà umane e sociali senza contrapporre Dio e Cesare; contrapporre Dio e Cesare sarebbe un atteggiamento fondamentalista. Il cristiano è chiamato a impegnarsi concretamente nelle realtà terrene, ma illuminandole con la luce che viene da Dio. L’affidamento prioritario a Dio e la speranza in lui non comportano una fuga dalla realtà, ma anzi un rendere operosamente a Dio quello che gli appartiene. È per questo che il credente guarda alla realtà futura, quella di Dio, per vivere la vita terrena in pienezza, e rispondere con coraggio alle sue sfide”. Nel brano evangelico, “Gesù dichiara che pagare la tassa non è un atto di idolatria, ma un atto dovuto all’autorità terrena; dall’altra – ed è qui che Gesù dà il “colpo d’ala” – richiamando il primato di Dio, chiede di rendergli quello che gli spetta in quanto Signore della vita dell’uomo e della storia. Il riferimento all’immagine di Cesare, incisa nella moneta, dice che è giusto sentirsi a pieno titolo – con diritti e doveri – cittadini dello Stato; ma simbolicamente fa pensare all’altra immagine che è impressa in ogni uomo: l’immagine di Dio. Egli è il Signore di tutto, e noi, che siamo stati creati a sua immagine” apparteniamo anzitutto a lui. “La Vergine Maria ci aiuti a vivere sempre in conformità all’immagine di Dio che portiamo in noi, dentro, dando anche il nostro contributo alla costruzione della città terrena”, l’auspicio finale.

Papa Francesco: indice mese missionario straordinario ad ottobre 2019

Mon, 2017-10-23 08:01

Nella domenica in cui si celebra la Giornata missionaria mondiale, il Papa ha indetto un Mese missionario straordinario nell’ottobre 2019, “al fine di risvegliare maggiormente la consapevolezza della missio ad gentes e di riprendere con nuovo slancio la trasformazione missionaria della vita e della pastorale”. L’annuncio è contenuto nella lettera indirizzata ieri al cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, dicastero che ha proposto l’iniziativa e ne curerà la preparazione. Papa Francesco aveva già annunciato nel giugno scorso questa sua intenzione incontrando i partecipanti all’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie. Il Papa chiede a tutti i fedeli di avere “veramente a cuore l’annuncio del Vangelo e la conversione delle loro comunità in realtà missionarie ed evangelizzatrici” affinché “si accresca l’amore per la missione, che “è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo”, come affermava San Giovanni Paolo II. Francesco ricorda che il 30 novembre 2019 “ricorrerà il centenario dalla promulgazione della Lettera apostolica ‘Maximum illud’, con la quale Benedetto XV desiderò dare nuovo slancio alla responsabilità missionaria di annunciare il Vangelo. Era il 1919: al termine di un tremendo conflitto mondiale, che egli stesso definì ‘inutile strage’, il Papa avvertì la necessità di riqualificare evangelicamente la missione nel mondo, perché fosse purificata da qualsiasi incrostazione coloniale e si tenesse lontana da quelle mire nazionalistiche ed espansionistiche che tanti disastri avevano causato. ‘La Chiesa di Dio è universale, per nulla straniera presso nessun popolo’, scrisse, esortando anche a rifiutare qualsiasi forma di interesse, in quanto solo l’annuncio e la carità del Signore Gesù, diffusi con la santità della vita e con le buone opere, sono la ragione della missione. Benedetto XV diede così speciale impulso alla missio ad gentes, adoperandosi, con lo strumentario concettuale e comunicativo in uso all’epoca, per risvegliare, in particolare presso il clero, la consapevolezza del dovere missionario”.
“Esso – scrive Francesco – risponde al perenne invito di Gesù: ‘Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura’ (Mc 16,15). Aderire a questo comando del Signore non è un’opzione per la Chiesa: è suo ‘compito imprescindibile’, come ha ricordato il Concilio Vaticano II, in quanto la Chiesa ‘è per sua natura missionaria’”.

Intervista a Papa Francesco: p. Spadaro (La Civiltà Cattolica), “non è mai stato né di destra né di sinistra”

Sat, 2017-10-21 19:00

“È inutile tirare il Papa a destra o a sinistra, perché non è mai stato né di destra né di sinistra. Il suo approccio è sempre stato pastorale e non ideologico”. Lo ha detto padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, durante la presentazione del libro che nasce dalle sue conversazioni con Papa Francesco, dal titolo “Adesso fate le vostre domande. Conversazioni sulla Chiesa e sul mondo di domani”, questo pomeriggio, a Roma. “Quando il Papa ha detto ‘non sono mai stato di destra’ ho dovuto specificare che si stava riferendo alla dittatura argentina – ha spiegato padre Spadaro -. Voleva dire ‘non sono mai stato legato alla dittatura’, cosa di cui era stato accusato. Anzi, si è scoperto col passare del tempo che ha salvato parecchie persone. Nello stesso tempo ha anche detto ‘non sono mai stato comunista’. Questo per sottolineare la radicale distanza da qualsiasi approccio ideologico”. Il direttore de “La Civiltà Cattolica” ha indicato, infine, la cosa più detestata da Bergoglio: “Rifiuta l’ideologizzazione del cristianesimo, cioè trasformare il cristianesimo in una ideologia religiosa”.

Intervista a Papa Francesco: Badaloni, “non nasconde che le domande più difficili non gli arrivano dai giornalisti ma dai giovani”

Sat, 2017-10-21 18:36

“Bergoglio ha rivoluzionato lo strumento dell’intervista, ne ha fatto un veicolo attraverso cui far passare la sua dottrina. Ha dato una nuova chiave di lettura a questo strumento comunicativo. Il Papa ha voluto dare un nuovo peso sia all’intervista che all’omelia”. Lo ha detto il giornalista Piero Badaloni, intervenendo alla presentazione del libro di Papa Francesco, scritto con padre Antonio Spadaro, dal titolo “Adesso fate le vostre domande. Conversazioni sulla Chiesa e sul mondo di domani”, presentato questo pomeriggio nella sede de “La Civiltà Cattolica” a Roma. “Francesco scrive in un passaggio – ha sottolineato Badaloni – che l’omelia è sempre politica, perché è fatta nella polis e contribuisce alla costruzione della città, aggiunge che non deve essere fatta di concetti astratti”. Il giornalista indica anche l’elemento chiave della preparazione delle omelie: “L’ascolto della vita della gente”. Infine, un’altra novità sottolineata da Badaloni: “Avere sconvolto in maniera radicale gli schemi dei rapporti con la stampa. Il rapporto con i giornalisti diventa pastorale. E Francesco non nasconde che le domande più difficili non gli arrivano dai giornalisti ma dai giovani”.

Intervista a Papa Francesco: De Bortoli, “non considera le domande scomode una mancanza di rispetto”

Sat, 2017-10-21 18:34

“Si può e si deve chiedere tutto, con Francesco non vi è un limite. Questa è la novità del suo pontificato. Inoltre, non considera le domande scomode una mancanza di rispetto”. Lo ha detto Ferruccio De Bortoli, ex direttore del “Corriere della Sera” e autore di un’intervista a Bergoglio. L’occasione è quella della presentazione del libro di Papa Francesco con padre Antonio Spadaro, dal titolo “Adesso fate le vostre domande. Conversazioni sulla Chiesa e sul mondo di domani”, presentato questo pomeriggio nella sede de “La Civiltà Cattolica” a Roma. Secondo il giornalista, dalle interviste fatte al Papa emergono “parole che coinvolgono e avvolgono, caratterizzate da un ideale ‘a tu per tu’ con tutti i lettori. Se non fosse così sarebbe una conversazione rituale ma anche inutile”. De Bortoli ha raccontato un retroscena della sua intervista. “Francesco non chiede di conoscere le domande prima, accetta l’incontro e anche la casualità delle domande. È un gesto di coraggio raro. Nell’intervista che gli feci mandai tantissime domande. Mi fece sapere che era del tutto inutile anticiparle e che avremmo avuto una conversazione libera in spagnolo”. Infine, una sua considerazione su questo “atteggiamento di fiducia nei confronti dei giornalisti”: “Lo espone a rischi e critiche, ma crea le condizioni genuine dell’incontro. Le sue interviste non sono testi chiusi, ma cerca di guardare negli occhi i lettori”.

Intervista a Papa Francesco: p. Spadaro (La Civiltà Cattolica), “il rapporto col giornalista non è qualcosa da temere, ma struttura la sua comunicazione”

Sat, 2017-10-21 18:32

“Il Papa non adotta una strategia comunicativa quando risponde alle domande di un’intervista. È sempre se stesso. Nel momento in cui incontra l’intervistatore comunica con naturalezza”. Lo ha detto padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, intervenendo alla presentazione del libro che nasce dalle sue conversazioni con Papa Francesco, dal titolo “Adesso fate le vostre domande. Conversazioni sulla Chiesa e sul mondo di domani”, presentato questo pomeriggio a Roma. Padre Spadaro ha delineato la dinamica delle interviste col Pontefice: “Prevedono l’incontro, il faccia a faccia. Papa Francesco ha bisogno di guardare negli occhi l’interlocutore quando parla – ha raccontato il gesuita che ha realizzato la prima intervista a Bergoglio nel 2013 -. Anche quando rilascia interviste, lo fa da pastore. Quando sa di non sapere la risposta esatta include l’incertezza, anticipando un ‘non so’. Così non presenta il ruolo del Pontefice come quello di un’enciclopedia”. Nella prefazione del libro, Francesco scrive che “l’intervista ha sempre per me un valore pastorale, tutto quello che faccio ha un valore pastorale. Se non avessi questa fiducia non rilascerei interviste, l’intervista è una forma di comunicazione del mio ministero”. Il direttore de “La Civiltà Cattolica” dà una sua chiave di lettura di ciò. “Il rapporto col giornalista non è qualcosa da temere, ma struttura la sua comunicazione – ha sottolineato -. Il Papa vuole fare interviste perché ascolta le domande. E quelle rappresentano le domande della gente. ‘Usa’ il giornalista perché sa che media le domande della gente”. Un Papa che non si sottrae alle risposte, ma “rigetta la domanda che hanno già avuto una risposta, fugge il falso dubbio e il tranello. Francesco è insensibile alla pressione mediatica. Accetta però il rischio pastorale. Sa che serve prudenza e fiducia. Si sbilancia anche fisicamente. Si vuole avvicinare all’inquietudine dell’interlocutore”.

Guanelliani: Como, due iniziative nel mese dedicato alla memoria del fondatore

Sat, 2017-10-21 17:45

La Casa Provvidenza di Como ospiterà domani, domenica 22 ottobre, due iniziative nell’ambito del mese dedicato alla memoria del fondatore, san Luigi Guanella: visite guidate al museo e il mercatino “Arca di Noè”. Ne dà notizia “Il Settimanale”, l’organo di stampa della diocesi di Como. Le visite al museo si svolgeranno alle 10,45 e alle 15. Questo mese, in ricordo della morte del santo, nella sua camera, accanto al letto in cui spirò, è stata appesa la candela donatagli da Pio X e accesa durante la sua agonia. Inoltre, sul cuscino è stata posta la corona del rosario che gli fu messa tra le mani alla sua morte. Dalle 10 alle 17, sarà aperto invece il mercatino benefico “Arca di Noè”, dove si potranno trovare: vestiti, scarpe, piccoli elettrodomestici, vasellame, soprammobili, oggetti da collezione, libri e giocattoli. Il ricavato sarà devoluto alle opere di carità portate avanti dai Guanelliani.

Diocesi: Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, mons. Ricchiuti “accogliamo in fraternità rifugiati e migranti”

Sat, 2017-10-21 17:27

“In quanto battezzati, siamo chiamati tutti a riscoprirci missionari nella quotidianità, nei luoghi che ogni giorno abitiamo e frequentiamo e tra le persone che incontriamo, nella fiduciosa convinzione che questo nostro mondo ha bisogno del Vangelo e, in modo particolare, di una Chiesa che lo sappia annunciare con amore, facendosi piacevole compagna di viaggio di questa umanità, condividendo gioie e speranze, dolori e angosce”. Il richiamo è di mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Altamura – Gravina – Acquaviva delle Fonti, ed è contenuto nel suo messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale che si celebra domani 22 ottobre. “La missione – ricorda il presule citando il Messaggio di Papa Francesco – non è questione soltanto di distanze geografiche, ma desiderio di vivere una vita cristiana spiritualmente intensa e dinamicamente attiva, per essere oggi Chiesa in ‘continuo esodo’ verso ‘le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo’”. Mons. Ricchiuti nel testo raccomanda che “questa importante Giornata sia ben preparata nelle nostre Comunità parrocchiali, con momenti di spiritualità e di preghiera, con iniziative tese a sollecitare generosa carità verso le Missioni, pensando innanzitutto alle missionarie e ai missionari – sacerdoti, religiose, laiche e laici volontari – che hanno lasciato, e continuano a lasciare, il loro Paese (tanti sono originari di questa nostra diocesi), per andare a parlare di Gesù a quanti ancora non lo conoscono. Non dimentichiamo – conclude l’arcivescovo – che nelle nostre città sono presenti tanti giovani, provenienti soprattutto dall’Africa, immigrati o rifugiati, cattolici o di altra fede religiosa (musulmani, in particolare): comportiamoci nei loro confronti semplicemente… da missionari; dialoghiamo con loro e accogliamoli in fraternità nelle nostre Comunità”.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie