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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 15 min ago

Medio Oriente: p. Monge (teologo), “coesistenza fedi non è impossibile”

Thu, 2017-09-14 14:56

“Non ragionare in termini confessionali ed etnici. Pensare di ricostruire zone totalmente cristiane, come chiesto per alcuni villaggi iracheni, è folle. Ragionare in termini confessionali è preparare le guerre future”. Ne è convinto padre Claudio Monge, teologo delle religioni e parroco a Istanbul, che oggi a Roma è intervenuto al seminario promosso da Caritas Italiana, e rivolto alle Caritas diocesane, per approfondire la situazione in Siria e Terra Santa. Parlando sul tema “Il dialogo interreligioso nel contesto mediorientale”, il domenicano ha ribadito che “il Medio Oriente deve diventare un luogo di vita condivisa. La coesistenza delle tre fedi non è impossibile”. In particolare, ha spiegato il teologo che da oltre 20 anni vive in Turchia, “l’approccio cristiano alla questione mediorientale non può limitarsi alla difesa della presenza cristiana ma dovrebbe estendersi alla possibilità di un vicendevole riconoscimento tra ebrei, cristiani e musulmani e abbracciare il significato che questa intesa potrebbe avere sulle sorti delle regione e del mondo intero”. Ed è nell’orizzonte della coabitazione, “originariamente concepita tra cristiani e musulmani, che va inserita pienamente la componente ebraica. Una strada da percorrere evitando di ridurre la realtà ebraica alle recenti politiche dei governi di Tel Aviv”.

Sinodo giovani: mons. Zani (Santa Sede), “sia ‘con’ i giovani. Nuova indagine per impostare pastorale universitaria a livello mondiale”

Thu, 2017-09-14 14:50

Rilancia l’impegno di “fare del Sinodo dei giovani un Sinodo con i giovani” mons. Angelo Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’educazione cattolica, intervenuto oggi alla quarta e ultima giornata del seminario “In un cuore intelligente risiede la sapienza. Giovani, università e discernimento”, promosso all’Università Cattolica di Roma dal Collegio dei docenti di teologia e dal Centro pastorale dell’Ateneo in collaborazione con l’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi superiori. Obiettivo dell’incontro, fare una riflessione a più voci sui giovani in vista, appunto, dell’assise sinodale. In questa prospettiva la Congregazione sta lavorando ad una nuova indagine sugli studenti universitari, spiega mons. Zani, con domande formulate a partire dalla precedente di qualche anno fa e “tenendo conto dell’Instrumentum laboris del Sinodo”. “Come dicastero vogliamo sviluppare questa ricerca per il Sinodo – prosegue – ma soprattutto per impostare la pastorale universitaria a livello mondiale. Per le università cattoliche la sfida più grande è il rimanere fedeli alla propria identità entrando al tempo stesso con coraggio nei processi di cambiamento in atto”. Il punto di riferimento è la costituzione apostolica “Ex corde Ecclesiae”; tuttavia, chiosa il segretario della Congregazione vaticana, “il nostro servizio riguarda non solo le università cattoliche ma tutti gli atenei. Occorre elaborare delle idee, ma non a tavolino bensì utilizzando la vita e le esperienze che ci sono nelle università. Dopo il Sinodo organizzeremo un seminario ristretto per raccogliere le migliori esperienze in tutti gli atenei e a questo fine stiamo individuando alcune piste di lavoro”.

Ius soli: mons. Tomasi (Santa Sede), “non è saggio strumentalizzare immigrati a fini politici immediati”

Thu, 2017-09-14 14:43

“Strumentalizzare gli immigrati per fini politici immediati non mi pare saggio. Dobbiamo proteggere tutti i cittadini italiani e chi chiede asilo politico perché hanno motivazioni serie. L’obbligo internazionale di accettare persone che chiedono asilo è ben definito. Quindi per quelli che hanno solo interessi ed esigenze economiche c’è una procedura diversa e la legge deve essere rispettata”. Così mons. Silvano Maria Tomasi, nunzio apostolico e membro del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha risposto ai giornalisti sulla questione del rinvio della discussione sullo ‘ius soli’ a margine della presentazione oggi, nella sede di Radio Vaticana a Roma, del Rapporto Unctad sul commercio e lo sviluppo. “È una questione di politica interna italiana – ha precisato -. Il fatto è che la presenza degli immigrati in un Paese deve portare alla loro integrazione. Parliamo molto spesso di numeri da accettare, di come trovare una risposta all’arrivo immediato, ma non parliamo a sufficienza e in maniera esaustiva dell’altra faccia della medaglia che è l’integrazione. Perché se c’è un programma di integrazione ragionevole accettato dalla popolazione, il primo incontro con gli immigrati non diventa conflittivo ma un incontro che può portare ad una società di convivenza pacifica e costruttiva. La presenza degli immigrati può essere un’aggiunta anche per l’aspetto economico”. Mons. Tomasi ha portato l’esempio degli Usa, dove “dopo 5 anni si può diventare cittadini e quelli che nascono nel Paese diventano automaticamente cittadini”. “In Italia c’è un’altra legislazione e un’altra tradizione – ha detto -. Bisogna vedere, nell’interesse stesso dell’Italia e della popolazione italiana, qual è la strada migliore per incorporare gli immigrati che hanno deciso di rimanere qui ed investire il loro futuro con il resto della popolazione italiana, per fare in modo che partecipino alla vita sociale in maniera piena”.

 

Migranti: Tomasi (Santa Sede), “evitare di creare situazioni che costringono persone nei centri di detenzione o a morire nel deserto”

Thu, 2017-09-14 14:38

“Bisogna evitare di collaborare e creare delle situazioni che forzano le persone in campi di detenzione o in prigioni o le costringono a morire nel deserto della Libia. Dobbiamo evitare che si arrivi a questo estremo. Questa è una responsabilità etica di tutta la comunità internazionale e non solo dell’Italia”. Così mons. Silvano Maria Tomasi, nunzio apostolico e membro del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha risposto oggi ad una domanda del Sir in merito alle politiche migratorie per bloccare le partenze dalla Libia, a margine della presentazione a Roma del Rapporto Unctad sul commercio e lo sviluppo. “Bisogna impostare il tema immigrazione in un contesto ampio – afferma -. Dobbiamo guardare alle politiche dei Paesi sviluppati, alla linea e agli interessi economici che seguono e poi vedere anche come, nel Paese di accoglienza, ad esempio in Italia, si possono sistemare queste persone”. Perché ci sono delle situazioni, prosegue, “in cui i Paesi interessati spingono verso politiche che causano e forzano le persone ad emigrare”. Piuttosto che dire “ti diamo 10 milioni di dollari perché vengano sistemate”, precisa mons. Tomasi, “è meglio evitare che queste persone vengano obbligate ad emigrare”. “Adesso i potenziali migranti vanno in Libia da certi Paesi africani e lì vengono trattenuti in centri dove sembra che i diritti umani non vengano rispettati – osserva -. Dobbiamo guardare alla radice del problema e cercare di dialogare con i Paesi di origine, aiutandoli nel loro sviluppo e creando posti di lavoro lì, in modo che la gente possa veder garantito il primo diritto a non emigrare”.

Siria: Rufini (Amnesty), “non esiste possibilità di ricostruzione a causa dell’indifferenza della comunità internazionale”

Thu, 2017-09-14 14:33

Sulla tragedia siriana pesano le colpe del “Consiglio di sicurezza dell’Onu, che da 20 anni omette di compiere il proprio dovere e della Comunità internazionale, paralizzata. Gli organismi che governano il mondo, la comunità internazionale, la stessa Ue sembrano non mostrare desiderio e commozione per dire facciamo qualcosa. Non si fa più niente”. Non ha usato mezzi termini Gianni Rufini, direttore di Amnesty international Italia, per denunciare quanto sta accadendo in Siria. Intervenendo oggi a Roma al seminario promosso da Caritas Italiana, e rivolto alle Caritas diocesane per approfondire la situazione in Siria e Terra Santa, Rufini ha parlato di “miopia della comunità internazionale riguardo al Medio Oriente” citando, tra le varie cose, l’ultradecennale conflitto israelo-palestinese, “la Turchia che marcia verso la dittatura, il Libano sull’orlo del collasso, il problema curdo, le guerre in Iraq negli ultimi 14 anni e le dinamiche pericolose dell’Iran. Nessuno – ha denunciato il direttore di Amnesty – si è interessato a queste materie. Nessuna gara di solidarietà, anche da parte degli Stati, per avarizia e lentezza. Basti ricordare che le ondate migratorie in atto dal 2015 a oggi sono provocate dalla carenza di aiuti umanitari che arrivano a soddisfare a mala pena solo il 50% dei bisogni”. A pesare sulla scelta di emigrare dei siriani sono “la mancanza di futuro, le carenze sanitarie, l’insicurezza nei campi profughi spesso gestiti da Stati non attenti ai diritti umani”.

Come restare in un Paese dove la guerra ha ucciso “500 mila siriani” ha spiegato Rufini citando dati relativi all’autunno del 2016, “i più recenti”. Come restare in un Paese dove “la guerra ha provocato 1,9 milioni feriti, 1500 morti in 161 attacchi chimici, dove l’aspettativa di vita è caduta a 55,4 anni da 70,5 di prima del 2011, dove ci sono 6,3 milioni di sfollati interni, dove 12,8 milioni di persone necessitano di assistenza sanitaria, 4,3 milioni sono bisognosi di rifugio, 400mila vivono in aree assediate e 4,8 milioni di rifugiati patiscono carenze di cibo, medicinali, case, acqua”? “Spesso si dice ‘aiutiamoli a casa loro’ ma come fare – si è chiesto Rufini – se le loro case sono tutte macerie? Se il loro Paese è ridotto ad un cumulo di macerie? Piuttosto diciamo che i rifugiati, i migranti, oggi sono usati come merce di scambio con l’Europa”. Chiaro il riferimento all’accordo tra Ue e Turchia per la gestione dell’arrivo dei migranti. Il direttore di Amnesty nel suo intervento ha poi descritto le condizioni dei bambini siriani e delle loro famiglie: “l’80% dei nuclei familiari fa ricorso a strategie di sopravvivenza come riduzione dei pasti e avere cibo in prestito. Molti vendono i loro beni, bestiame, terra, case, mezzi agricoli, contraggono debiti insostenibili che sono l’anticamera della schiavitù”. Lavoro minorile, prostituzione, matrimonio infantile sono altri indici della crisi siriana così come il reclutamento infantile. “I bambini soldato vengono pagati 400 dollari al mese, una cifra che rappresenta la salvezza per la famiglia ma che condanna il bambino per sempre. Bambini che uccidono e seviziano, che partecipano alla guerra difficilmente tornano alla normalità se non adeguatamente seguiti”. Tutto questo mentre, ha proseguito Rufini, “il regime continua con arresti arbitrari, detenzioni, abusi, torture, esecuzioni, extragiudiziali, punizioni disumane, mentre da parte dell’Isis e dei ribelli si registrano stupri e schiavi sessuali”. “Oggi assistiamo all’inerzia delle organizzazioni internazionali. Non esiste possibilità di ricostruzione a causa dell’indifferenza della comunità internazionale. Per la Siria non ci saranno i fiumi di miliardi spesi dopo la guerra nei Balcani. Davanti al dilettantismo della politica – è stata la secca conclusione – si arena ogni possibilità di ricostruzione”.

Russia: Mosca, Istituto teologico San Tommaso, corso web su “testimonianza cristiana fra storia e modernità”

Thu, 2017-09-14 14:25

L’Istituto teologico San Tommaso di Mosca organizza un corso a distanza (webinar) dal titolo “testimonianza cristiana e identità tra Oriente e Occidente: storia e modernità”. I dieci incontri sono pensati in modo particolare “per coloro che non possono partecipare di persona alle lezioni in aula nel nostro Istituto o che vivono al di fuori della capitale”, si legge sul sito dell’istituto diretto dal gesuita cileno Tomás Garcia-Huidobro Rivas. L’obiettivo del corso nello specifico è “approfondire la conoscenza del passato e del presente della testimonianza cristiana e offrire informazioni ulteriori sulla testimonianza del proprio credo religioso e di quello di altre confessioni cristiane d’Oriente e d’Occidente” nella consapevolezza che esistono “pregi e i difetti in ciascuna di essi”, al fine di “superare i pregiudizi reciproci”, si legge nella presentazione del “webinar”. Il percorso si muoverà attraverso la storia, la teologia e la liturgia, l’arte, il dialogo contemporaneo. I frequentanti avranno anche la possibilità di fare domande e partecipare alla discussione sui diversi argomenti. Docente del corso sarà Sergey Brune, collaboratore scientifico del Museo dell’icona russa, studioso e autore di numerose pubblicazioni sulla storia e l’arte dell’Oriente cristiano. Il corso si terrà ogni sabato alle 12 (ora di Mosca) tra il 7 ottobre e il 16 dicembre 2017; ogni seminario avrà la durata di 1,5 ore ciascuno.

Papa Francesco: ai nuovi vescovi, “non lasciatevi imprigionare dalla nostalgia di avere una sola risposta da applicare in tutti i casi”

Thu, 2017-09-14 14:11

“La missione che vi attende – ha affermato Papa Francesco parlando ai nuovi vescovi – non è portare idee e progetti propri, né soluzioni astrattamente ideate da chi considera la Chiesa un orto di casa sua, ma umilmente, senza protagonismi o narcisismi, offrire la vostra concreta testimonianza di unione con Dio, servendo il Vangelo”. Ciò sarà possibile se il pastore è capace di discernere con “umiltà e obbedienza”. “Umiltà rispetto ai propri progetti”. Obbedienza rispetto al Vangelo, al Magistero, alle norme della Chiesa universale ma anche “alla situazione concreta delle persone”. Solo un discernimento così può essere “rimedio all’immobilismo del ‘si è sempre fatto così’ o del ‘prendiamo tempo’. È un processo creativo – incalza Francesco -, che non si limita ad applicare schemi. È un antidoto contro la rigidità, perché le medesime soluzioni non sono valide ovunque”. Il Papa lancia quasi un appello ai nuovi vescovi: “Non lasciatevi imprigionare dalla nostalgia di poter avere una sola risposta da applicare in tutti i casi. Ciò forse calmerebbe la nostra ansia di prestazione, ma lascerebbe relegate ai margini e ‘inaridite’ vite che hanno bisogno di essere innaffiate dalla grazia che custodiamo”. Il Papa fa riferimento a questo punto alla cultura e alla religiosità del popolo chiedendo ai vescovi “una delicatezza speciale”. “Esse – dice – non sono qualcosa da tollerare, o meri strumenti da manovrare, o una ‘cenerentola’ da tenere sempre nascosta perché indegna di accedere al salotto nobile dei concetti e delle ragioni superiori della fede”. Sono piuttosto “un vero soggetto di evangelizzazione, dal quale il vostro discernimento non può prescindere”. Insomma, conclude il Papa, l’autentico discernimento, “è un processo sempre aperto e necessario, che può essere completato e arricchito. Non si riduce alla ripetizione di formule che ‘come le nuvole alte mandano poca pioggia’ all’uomo concreto” e il pastore è chiamato a saper “penetrare nelle pieghe del reale e tener conto delle sue sfumature per far emergere quanto Dio vuole realizzare in ogni momento”.

Papa Francesco: ai nuovi vescovi, “il vescovo non è il padre padrone autosufficiente e nemmeno l’impaurito pastore solitario”

Thu, 2017-09-14 14:06

“Il vescovo non è il ‘padre padrone’ autosufficiente e nemmeno l’impaurito e isolato ‘pastore solitario’. Il discernimento del vescovo è sempre un’azione comunitaria, che non prescinde dalla ricchezza del parere dei suoi presbiteri e diaconi, del Popolo di Dio e di tutti coloro che possono offrirgli un contributo utile, anche attraverso gli apporti concreti e non meramente formali”. È una delle caratteristiche che dovrebbero contraddistinguere l’azione e lo stile del vescovo. È Papa Francesco ad indicarla ai vescovi che hanno cominciato il loro ministero nel corso dell’ultimo anno, incontrandoli in udienza nella sala Clementina del Palazzo apostolico. Il vescovo – dice – è colui che “non ha paura di condividere, e anche talvolta modificare, il proprio discernimento con gli altri”, con i confratelli nell’episcopato, con i propri sacerdoti, con i fedeli laici”. “Vi invito pertanto a coltivare un atteggiamento di ascolto, crescendo nella libertà di rinunciare al proprio punto di vista (quando si mostra parziale e insufficiente), per assumere quello di Dio”.

Papa Francesco: ai nuovi vescovi, “finito il tempo dei maestri”

Thu, 2017-09-14 13:59

I nostri giorni, “paradossalmente segnati da un senso di autoreferenzialità”, proclamano “finito il tempo dei maestri”. “Nella sua solitudine, l’uomo concreto continua a gridare il bisogno di essere aiutato nell’affrontare le drammatiche questioni che lo assalgono, di essere paternamente guidato nel percorso non ovvio che lo sfida, di essere iniziato nel mistero della propria ricerca di vita e felicità”. Si apre così il discorso, anzi, la “magna charta” che Papa Francesco ha consegnato ai vescovi nominati nel corso dell’ultimo anno. Ricevendoli questa mattina in udienza, nella sala Clementina del Palazzo apostolico, Papa Francesco ha ripercorso l’identikit del pastore. “Soltanto chi è guidato da Dio ha titolo e autorevolezza per essere proposto come guida degli altri. Può ammaestrare e far crescere nel discernimento solo chi ha dimestichezza con questo maestro interiore che, come una bussola, offre i criteri per distinguere, per sé e per gli altri, i tempi di Dio e della sua grazia”. “Senza questa grazia, non diventeremo buoni meteorologi di quanto si può scorgere ‘nell’aspetto del cielo e della terra’, ma saremo incapaci di ‘valutare il tempo di Dio’”. “Il discernimento, pertanto – aggiunge Francesco -, nasce nel cuore e nella mente del vescovo attraverso la sua preghiera”. “Solo nel silenzio della preghiera si può imparare la voce di Dio, percepire le tracce del suo linguaggio, accedere alla sua verità”.

Europa: 70mila eventi per le Giornate del patrimonio sul tema: cultura e natura, “un paesaggio di possibilità”

Thu, 2017-09-14 13:56

(Strasburgo) Sono oltre 70mila gli eventi elencati nel programma delle Giornate europee del patrimonio (Ehd), iniziativa congiunta del Consiglio d’Europa e della Commissione europea, per “sensibilizzare il pubblico al patrimonio comune dell’Europa e alla continua necessità di proteggerlo, condividere l’esperienza del patrimonio culturale, promuovere la partecipazione e incoraggiare la creatività e l’immaginazione”. Le giornate, nate nel 1985 e dal 1999 coordinate dalle due istituzioni, hanno come tema quest’anno, “Patrimonio e natura: un paesaggio di possibilità”. S’intende così far emergere “i valori del patrimonio incarnati dalla natura, il modo in cui l’ambiente modella lo stile di vita delle persone e il suo contributo al loro benessere e alla loro crescita socioeconomica”. “Il tema di quest’anno incoraggia i cittadini a guardare più vicino allo spazio che li circonda, apprezzare la sua bellezza, ispirarsi e trovare nuovi valori nella natura, osservando i diversi luoghi portatori di significato, valore e gioia alla loro vita quotidiana”, ha dichiarato Tibor Navracsics, commissario europeo per la cultura. L’iniziativa è in consonanza con lo sforzo della Commissione europea a sostegno di “politiche incentrate sulla necessità di gestire e curare i paesaggi naturali come elementi compositi di patrimonio naturale e culturale, nonché sui legami tra patrimonio culturale e naturale” ha ancora sottolineato il commissario. Sul portale www.europeanheritagedays.com è disponibile il programma.

Europe: 70 thousand events for heritage days on the theme: culture and nature, “a landscape of possibilities”

Thu, 2017-09-14 13:56

(Strasbourg) There are over 70 thousand events listed in the programme of the European Heritage Days (EHD), a joint initiative of the Council of Europe and the European Commission, to “raise awareness of Europe’s common heritage and the continuous need for its protection, as well as to create shared cultural heritage experiences, promote inclusiveness and foster creativity and imagination”. The days, established in 1985 and coordinated by the two institutions since 1999, have the following theme this year: “Heritage and Nature: A Landscape of Possibilities”. The goal is to emphasise “heritage values embodied in nature, and how the environment shapes people’s lifestyle and contributes to their well-being and their socio-economic growth”. “This year’s theme encourages citizens to take a closer look at the space around them, appreciate its beauty, be inspired and find new values in nature, observing the different places which bring meaning, value and joy to their daily lives”, said Tibor Navracsics, European Commissioner for Culture. The initiative is in line with the effort of the European Commission in support of “policies focusing on the need to manage and care for natural landscapes as composites of both natural and cultural heritage, as well as on the links between cultural and natural heritage”, the Commissioner stressed. The programme is available on the portal www.europeanheritagedays.com

Cortile di Francesco: Giulietti, “non scrivere degli altri ciò che non vorresti fosse scritto di te”

Thu, 2017-09-14 13:28

(dall’inviata ad Assisi) “Non scrivere degli altri ciò che non vorresti fosse scritto di te”. Ha usato un tono da decalogo Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale della Stampa, intervenendo all’incontro di apertura del “Cortile di Francesco”, in corso ad Assisi fino al 17 settembre. La proposta del giornalista è di aggiungere questo principio al manifesto di “Parole o-stili”, per la diffusione del quale la Fnsi ha siglato oggi davanti alla basilica inferiore di San Francesco un apposito protocollo con il Miur. Una parola da rivalutare e di cui riscoprire il significato, ha spiegato Giulietti, è “pudore”, regola d’oro anche per chi fa il mestiere del cronista e cerca di farlo in modo deontologicamente corretto: “Quando sei un giornalista radicale e coraggioso, non hai bisogno di coloranti, perché sono i fatti che parlano per te”. “Qui ad Assisi si viene non per innalzare odiosi muri ma per costruire nuovi ponti”, ha assicurato padre Mauro Gambetti, custode del Sacro Convento di Assisi, salutando i ragazzi che hanno gremito il piazzale antistante la basilica di San Francesco: “Pace nei cuori, negli sguardi, nelle mani. Pace in famiglia, con gli amici, con i professori. Pace nei quartieri, in Parlamento, nei giornali. Pace con gli esseri viventi, con l’ambiente, con il mondo. L’obiettivo è camminare insieme e generare nuove prospettive, che promuovano sensibilità e approcci capaci di vivere la realtà con serenità, fiducia e speranza”.

Accoglienza: Pescara, il 16 settembre se ne parla con i vescovi Valentinetti e Camisasca a partire da “Il miracolo dell’ospitalità” di don Giussani

Thu, 2017-09-14 13:24

Sarà monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, a presentare sabato 16 settembre, a Pescara, il tema dell’accoglienza attraverso i dialoghi contenuti nel volume “Il miracolo dell’ospitalità” (Piemme) scritto nel 2003 da don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. L’iniziativa, che si terrà dalle 18.30 presso l’auditorium della parrocchia Madonna del Rosario, è organizzata dal “Centro Culturale di Pescara”, dall’associazione “Famiglie per l’Accoglienza Abruzzo”, dall’associazione di volontariato “Stella del Mare” e sostenuta dall’arcidiocesi di Pescara-Penne. Ad introdurre l’incontro sarà monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne. “Il libro – spiega Marco Bulferi, responsabile dell’associazione Famiglie per l’accoglienza di Pescara – affronta i temi del mistero della bellezza e della gratuità, dell’accoglienza verso l’altro, che sia minore o abbandonato, temporaneamente allontanato dalla famiglia in difficoltà o anziano, immigrato o disabile e dimostra come per accogliere non servano ‘specialità’ particolari; occorre solo un cuore aperto e disponibile”. Durante l’incontro moderato da Luca Pompei, giornalista di Rete8, interverranno anche membri dell’associazione “Famiglie per l’Accoglienza”. Sarà “per tutti un’occasione di confronto – conclude Bulferi – per cogliere il tesoro nascosto nell’ospitalità, nell’accogliere la diversità dell’altro, nell’accettare la sfida di mettersi in gioco, scoprendo un ‘centuplo’ inimmaginabile, per sé, familiari ed altri”.

“Dopo di noi”: Milano, convegno sulla legge regionale promosso da Caritas e altre realtà no profit

Thu, 2017-09-14 13:13

La Regione Lombardia ha stanziato la prima tranche di finanziamenti per dare attuazione alla cosiddetta legge sul “Dopo di noi”, approvata lo scorso anno. Queste risorse sosterranno comunità alloggio, centri di accoglienza e una pluralità di interventi volti a sostenere percorsi di emancipazione delle persone con disabilità dai rispettivi genitori. Per il vasto mondo delle realtà no profit si apre una nuova stagione di impegno. Per questo si sono date appuntamento martedì 19 settembre alle 9 nella sede del Banco Bpm (in via Massaua 6) a Milano per il convegno “La legge 112/2016 in Lombardia: risposte e percorsi possibili”, promosso da Caritas Ambrosiana, Confcooperative, Ledha Milano. All’incontro interverranno il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti, Alberto Cazzulani, presidente di Confcooperative Milano Lodi e Monza Brianza, Marco Rasconi, presidente di Ledha Milano, Umberto Zandrini di Federsolidarietà. Nel corso della mattinata si confronteranno anche funzionari delle istituzioni, operatori sociali e familiari. “Con questa legge si colma un vuoto normativo per cercare di rispondere alla domanda all’origine di quasi tutte le realtà che operano a sostegno delle persone con disabilità: cosa succederà ai nostri figli dopo di noi, quando noi non ci saremo più?”, ha detto il direttore di Caritas Luciano Gualzetti.
“Si tratta dell’interrogativo di fondo tra i più ricorrenti che ha spinto da una lato le famiglie ad aggregarsi tra loro dall’altro il mondo della cooperazione a trovare soluzioni. Ora – ha aggiunto Gualzetti- si tratta di approfittare al meglio delle opportunità messe a disposizione dalla legge, facendo rete sul territorio tra famiglie, enti locali, cooperazione sociale ed associazionismo. Una sfida tutta ancora da giocare”.

Cortile di Francesco: Fedeli (ministro Istruzione), serve “autorevolezza certificata di tutto ciò che c’è in rete”

Thu, 2017-09-14 13:03

(dall’inviata ad Assisi) Oggi è urgente “arrivare ad una autorevolezza certificata di tutto ciò che si trova in rete, perché in rete si trova di tutto”. Ne è convinta la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, intervenuta alla sessione di apertura del “Cortile di Francesco”, in corso ad Assisi fino al 17 settembre. “La scuola in primis ma anche i media hanno la responsabilità di aiutare i ragazzi a non fermarsi alla prima cosa che trovano in rete”, ha detto la ministra soffermandosi sull’esigenza di educare le nuove generazioni a “come si sta in rete”. A proposito della notizia dell’introduzione dell’uso degli smartphone anche a scuola, e delle polemiche che ne sono seguite, Fedeli ha precisato che “l’uso del digitale a scuola non è un uso libero e personale: è un uso collettivo consapevole, sotto la guida dei docenti. È anche un modo per facilitare l’apprendimento, per dialogare: è uno strumento che facilita l’inclusione delle diverse abilità”, ha affermato Fedeli, ricordando che “altrettanta responsabilità, da parte degli insegnanti ma anche delle istituzioni e della politica, va esercitata sul versante della cultura, delle parole, dei contenuti che stanno dentro il digitale”. Nelle scuole di ogni ordine e grado, ha annunciato il ministro da Assisi davanti a mille studenti e studentesse, provenienti da scuole di ogni ordine e grado, sarà promossa una campagna di sensibilizzazione per il rispetto, che culminerà il 4 ottobre, festa di san Francesco, nella “Giornata del dono”.

Kosovo: don Koliqi (parroco santuario di Pristina), “Madre Teresa ha riunito il nostro popolo martire”

Thu, 2017-09-14 12:57

Don Fatmir Koliqi, parroco del santuario Madre Teresa di pristina, ricorda per il Sir la grande emozione di portare il giorno della consacrazione la reliquia del sangue della santa: il sangue di questa chiesa e di questo popolo che, partita 100 anni fa verso l’India, “torna alla casa dei suo genitori sangue santo”. E poi vedere nel santuario tutto il popolo kosovaro insieme: “è stata una cosa veramente speciale, che può fare solo una persona come Madre Teresa, una persona che ci unisce”. “Emozioni veramente sante” nella storia di un Paese che, dall’invasione ottomana nel XVI secolo e poi con il comunismo, “ci ha tolto la possibilità di praticare la fede, anzi ci ha perseguitati”. In quel giorno “il Signore ci ha donato la grazia di poter essere tutti insieme e festeggiare, e di avere un cardinale albanese, un martire vivente dal sistema comunista, inviato speciale di Papa Francesco. È una rinascita per la nostra Chiesa e per il nostro popolo martire”.

Kosovo: don Koliqi (parroco santuario di Pristina), “pronti ad accogliere pellegrini da tutto il mondo”

Thu, 2017-09-14 12:56

Al santuario dedicato a Madre Teresa, a Pristina, sono attesi pellegrini da tutto il mondo: “Saremo pronti ad accoglierli con gioia – spiega il parroco, don Fatmir Koliqi – e con l’amore di Madre Teresa. Il nostro popolo è conosciuto per la sua ospitalità”, ma si tratterà di capire “le modalità, il contenuto e le specificità che possiamo offrire. Non sarà difficile per la nostra Chiesa nutrire i fedeli con la spiritualità di Madre Teresa, perché apparteniamo allo stesso sangue. I pellegrini potranno capire le radici, la famiglia, la cultura dove è nata e vissuta per 18 anni”. L’idea è di proporre un “cammino nei luoghi di Madre Teresa”, che passi anche dalla cattedrale di Prizren, dove hanno vissuto i genitori, storicamente ricco di spiritualità, archeologia cristiana, cultura, dialogo interreligioso ed ecumenico, dal Santuario della Madonna di Letnica, dove Madre Teresa decise di farsi missionaria al servizio dei poveri, e poi dalla città Skopje. Ancora al santuario il compito di essere in Kosovo, testimone del vangelo di Gesù e “vivere come i nostri antenati testimoniando la bellezza della fede”. Nei “periodi di grande sofferenza”, l’occupazione ottomana e il comunismo, “la Chiesa è stata un baluardo per il nostro popolo, in tutti i sensi”. Oggi i kosovari, che sono musulmani, “stanno ricercando le radici cristiane che i loro antenati hanno perso durante i secoli. Per loro saremo vicini in modo particolare e li aiuteremo a riabbracciare la fede dei loro padri. Madre Teresa, figlia di questo popolo, sarà la persona centrale in questo cammino di fede”.

Kosovo: don Koliqi (parroco santuario di Pristina), preghiere, pastorale e carità in nome di Madre Teresa

Thu, 2017-09-14 12:55

Dal giorno della consacrazione, martedì 5 settembre, sono iniziate al santuario Santa Teresa di Calcutta, a Pristina (Kosovo), le celebrazioni delle messe; ogni giovedì c’è “l’adorazione al Santissimo, spiritualità che per Madre Teresa era fondamentale, sia per la sua vita e sia per la sua carità. Vogliamo così preparare la nascita di un gruppo di preghiera secondo la spiritualità di Santa Teresa”. Lo racconta al Sir don Fatmir Koliqi, parroco del santuario. “Stiamo preparando anche gli incontri pastorali con i giovani, famiglie, anziani… la pastorale universitaria è viva già da due anni nella nostra parrocchia perché gli studenti a Pristina sono tanti e attivi nella vita pastorale e pubblica della città”. Poi si lavorerà alla pubblicazione di testi e strumenti pastorali per promuovere la spiritualità di Madre Teresa. Per vivere la passione della santa per i poveri, fin dall’inizio della costruzione del santuario, dieci anni fa, è stata aperta una mensa: “da allora più di 100 persone hanno il pranzo caldo ogni giorno. Continueremo con questo servizio e, secondo le possibilità, allargheremo il servizio ai poveri in altri ambiti”, racconta ancora don Fatmir. “La nostra Chiesa è lei stessa povera, vive con l’aiuto degli altri, dei fedeli e delle Chiese in Occidente. Con quello che avrà e quando avrà, continuerà a fare”.

 

 

Cortile di Francesco: Fedeli (ministro Istruzione), impegno contro tutte le discriminazioni è terreno di “incontro tra laici e cattolici”

Thu, 2017-09-14 12:52

(dall’inviata ad Assisi) “Le idee si possono discutere, le persone si devono rispettare: non trasformare chi sostiene opinioni che non condividiamo in un nemico da annientare”. Il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ha citato l’ottava parola del “Manifesto” della comunicazione non ostile di “Parole o-stili”, nell’incontro di apertura del “Cortile di Francesco”, che ha visto radunati nel piazzale antistante alla basilica inferiore studenti di scuole di ogni ordine e grado, coinvolti durante l’incontro a risolvere un cruciverba contro “fake news” ed elementi di aggressività sul web. “Uno straordinario strumento d’istruzione e formazione”: così il ministro ha definito il manifesto, per la diffusione del quale è stato firmato proprio oggi ad Assisi dal Miur un doppio protocollo: con “Parole-ostili” e Università Cattolica e con la Federazione nazionale della stampa. “Le parole – ha fatto notare Fedeli durante la tavola rotonda, moderata dal direttore di Tv2000, Paolo Ruffini – possono dividere o possono unire, creare relazioni o difficoltà relazionale”. Declinare correttamente la parola “rispetto”, ha aggiunto, “non significa semplicemente ascoltare: significa tenere conto dell’opinione dell’altro, ma nello stesso tempo non subirla”. Dietro la parola rispetto, per il ministro, “c’è una grande consonanza con l’articolo 3 della nostra Costituzione, che vieta di discriminare tutti i cittadini e le cittadine in base al sesso – la prima differenza, che attraversa le altre possibili discriminazioni – e alla razza, parola che i padri costituenti hanno mantenuto affinché non dimenticassimo la tragedia terribile delle leggi razziali. Oggi, invece di razza, useremmo la parola etnia, che ha un’accezione positiva”. “Mettere al centro il valore della persona, la sua integrità di testa, di cuore e di corpo, e quindi il rispetto delle differenze, è una straordinaria responsabilità e può essere uno straordinario terreno di incontro tra cattolici e laici”.

Diritti: Corte di Strasburgo respinge ricorso del pastore della Chiesa riformata Nagy contro l’Ungheria

Thu, 2017-09-14 12:48

(Strasburgo) La Grand Chambre della Corte europea dei diritti umani respinge con 10 voti favorevoli e 7 contrari il ricorso presentato dal Károly Nagy, pastore della Chiesa riformata, contro l’Ungheria trattandosi della rivendicazione di un diritto che pertiene al diritto ecclesiastico e non a quello civile. Károly Nagy fu assunto nel 1991 nella parrocchia riformata di Gödöllő. Nel 2005 è sospeso con effetto immediato dal tribunale ecclesiastico per aver dichiarato alla stampa locale che “aiuti di Stato” erano stati indebitamente versati a un internato calvinista. Sospensione confermata e trasformata in licenziamento. La causa è però stata aperta da Nagy per controversie legate al pagamento dell’indennità di servizio per i mesi di sospensione, definiti nella lettera di notifica da parte del tribunale ecclesiastico. Tutti i gradi di giudizio del sistema giudiziario ungherese hanno di fatto sentenziato che la controversia fosse di natura ecclesiastica e non civile, trattandosi del rapporto di lavoro di un pastore (e non di un laico) nella Chiesa. Nel 2009 Nagy ha presentato quindi istanza alla Corte europea, in capo all’art. 6 par.1 circa il diritto di accesso a un tribunale. Nella sentenza definitiva di oggi si legge che “il fatto che i servizi ecclesiastici del signor Nagy non avessero un valore commerciale” è uno degli elementi che rende la causa materia ecclesiastica e non civile e quindi non suscettibile di esecuzione da parte della giurisdizione nazionale”.

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