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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 2 hours 14 min ago

Inquinamento: Commissione Ue richiama l’Italia, “difendere la salute pubblica”. Polveri sottili, 66mila morti premature l’anno

Thu, 2017-04-27 13:18

(Bruxelles) La Commissione europea “esorta l’Italia ad adottare azioni appropriate contro l’emissione di Pm10 al fine di garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica”, dal momento che “tale Paese non è ancora riuscito a risolvere il problema dei livelli persistentemente elevati di polveri sottili”. L’esecutivo richiama il governo di Roma sull’inquinamento causato dal consumo di energia in relazione al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura. “Ogni anno l’inquinamento da polveri sottili provoca nel Paese più di 66mila morti premature, rendendo l’Italia lo Stato membro più colpito in termini di mortalità connessa al particolato, secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente”. Si tratta, da parte del collegio dei commissari, “di un ultimo avvertimento riguardante 30 zone di qualità dell’aria in tutto il territorio italiano in cui dal 1° gennaio 2005, data dell’entrata in vigore dei valori limite giornalieri di polveri sottili in sospensione (Pm10), si sono registrati dei superamenti”. Una precedente sentenza della Corte di giustizia aveva già ritenuto l’Italia responsabile della violazione della legislazione Ue pertinente.
Le 30 zone interessate sono situate nelle seguenti regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. Tra le aree più colpite dal problema: Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, Torino e Valle del Sacco (Lazio). A questo punto l’Italia deve prendere provvedimenti. La decisione odierna fa seguito, infatti, a un’ulteriore lettera di costituzione in mora inviata all’Italia nel giugno 2016. Se l’Italia non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell’Ue.

Papa Francesco: a congresso Fiac, Ac “in uscita” e con “passione cattolica”. “Non clericalizzare laicato”

Thu, 2017-04-27 12:37

“Vi siete proposti un’Azione cattolica in uscita, e questo è un bene”, osserva Papa Francesco nel suo discorso al Congresso del Forum internazionale di  Azione cattolica (Fiac) in corso nell’Aula del Sinodo su “Azione cattolica è missione, con tutti e per tutti”. Per il Pontefice, “uscita significa apertura, generosità, incontro con la realtà al di là delle quattro mura dell’istituzione e delle parrocchie”. “Quante volte – aggiunge a braccio – Gesù bussa dall’interno delle porte delle nostre chiese per uscire”. Cinque i passi indicati da Francesco per il progetto evangelizzatore dell’Ac. “Primerear, e mi permetto un neologismo – dice sorridendo – cioè prendere l’iniziativa, partecipare, accompagnare, fruttificare e festeggiare. Un passo avanti nell’uscita, incarnati e camminando insieme. Questo è già un frutto da festeggiare. Contagiate con la gioia della fede”. “Non cadete nella tentazione dello strutturalismo”, ammonisce; “incoraggiate i vostri membri ad apprezzare la missione corpo a corpo” e “non clericalizzate il laicato. Che l’aspirazione dei vostri membri non sia di far parte del sinedrio delle parrocchie che circonda il parroco ma la passione per il regno. Non dimenticatevi però d’impostare il tema vocazionale con serietà”. L’invito del Papa è ad essere “luogo d’incontro per il resto dei carismi istituzionali e dei movimenti che ci sono nella Chiesa”. Essere “il braccio lungo della gerarchia”, definizione frequente data all’Azione cattolica, “lungi dall’essere una prerogativa che fa guardare gli altri dall’alto in basso, è una responsabilità molto grande che implica fedeltà e coerenza a quello che la Chiesa mostra in ogni momento della storia”, precisa Francesco.   “La passione cattolica, la passione della Chiesa – conclude – è vivere la dolce e confortante gioia di evangelizzare. Questo è ciò di cui abbiamo bisogno dall’Azione cattolica”.

Papa Francesco: a congresso Fiac, “l’Azione cattolica deve stare in mezzo al popolo”. Accogliere tutti “è sfida alla sua maternità ecclesiale”

Thu, 2017-04-27 12:14

L’Azione cattolica “non può stare lontano dal popolo, ma viene dal popolo e deve stare in mezzo al popolo”. Ne è convinto Papa Francesco. Intervenuto al Congresso del Forum internazionale di  Azione cattolica (Fiac) in corso nell’Aula del Sinodo sul tema “Azione cattolica è missione, con tutti e per tutti”, il Pontefice avverte: “Dovete popolarizzare di più l’Azione cattolica”. Di qui l’importanza di “condividere la vita della gente e imparare a scoprire quali sono i suoi interessi e le sue ricerche, quali sono i suoi aneliti e le sue ferite più profonde; e di che cosa ha bisogno da noi. Ciò è fondamentale per non cadere nella sterilità di dare risposte a domande che nessuno si fa. I modi di evangelizzare si possono pensare da una scrivania, ma solo dopo essere stati in mezzo al popolo e non al contrario”. Per Francesco, un’Ac “più popolare, più incarnata” che accoglie persone ferite o con un passato o presente difficile è “una sfida alla maternità ecclesiale” dell’associazione stessa per “ricevere tutti e accompagnarli nel cammino della vita con le croci che portano sulle spalle”. Tutti, assicura, “possono partecipare a partire da ciò che hanno e con quel che possono. Per questo popolo concreto ci si forma. Con questo e per questo popolo concreto si prega” e, sottolinea Francesco “c’è tanta saggezza nel nostro popolo”. Di qui l’invito ad aguzzare la vista “per vedere i segni di Dio presenti nella realtà, soprattutto nelle espressioni di religiosità popolare. Da lì potrete capire meglio il cuore degli uomini e scoprirete i modi sorprendenti con cui Dio agisce al di là dei nostri concetti”.

Politica: Card. Parolin, serve “rinnovata consapevolezza” dei “valori condivisi”

Thu, 2017-04-27 12:10

La ricostruzione di una nuova classe politica “può partire soltanto da una rinnovata consapevolezza di quelli che sono i valori che devono essere alla base di ogni convivenza civile”. Viceversa, “se non c’è una forte coscienza che la politica non è soltanto una gestione immediata della ‘cosa pubblica’, ma è la costruzione della ‘Città’ come tale” e che “alla base di tutto debbano esserci dei valori condivisi”, sarà “difficile compiere quest’opera di ricostruzione e quindi anche un’opera di educazione, per esempio nei confronti dei giovani”, per “ritrovare la passione della politica”. Lo afferma il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, in un’intervista al settimanale diocesano di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto, L’Ancora. “Per i cristiani – ricorda Parolin – la politica è sempre stata, come diceva il beato Paolo VI, una delle espressioni più alte della carità, quindi bisogna invogliare i giovani a impegnarsi per il bene comune, impegnarsi per gli altri, per la costruzione di una città che sia solidale e che sappia mettere al primo posto le esigenze della persona e della sua dignità, con attenzione alle persone più povere ed emarginate”.

Papa Francesco: a Santa Marta, “vita del cristiano non è status sociale”, ma “obbedienza” fino alle “persecuzioni”

Thu, 2017-04-27 11:51

“Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”. Questa la risposta di Pietro portato assieme agli apostoli davanti al sinedrio dopo essere stati liberati dal carcere da un angelo. A citarla è stato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta. “Il cristiano – ha spiegato Francesco – è un testimone di obbedienza e se noi non siamo su questa strada di crescere nella testimonianza dell’obbedienza non siamo cristiani. Almeno camminare su questa strada: testimone di obbedienza. Come Gesù. Non è testimone di un’idea, di una filosofia, di una ditta, di una banca, di un potere: è testimone di obbedienza. Come Gesù”. Ma diventare “testimone di obbedienza” è “una grazia dello Spirito Santo”, ha spiegato il Papa: “Soltanto lo Spirito può farci testimoni di obbedienza. ‘No, io vado da quel maestro spirituale, io leggo questo libro…’. Tutto sta bene ma soltanto lo Spirito può cambiarci il cuore e può farci a tutti testimoni di obbedienza. È un’opera dello Spirito e dobbiamo chiederlo, è una grazia da chiedere: ‘Padre, Signore Gesù, inviatemi il vostro Spirito perché io divenga un testimone di obbedienza’, cioè un cristiano”. “Le conseguenze del testimone di obbedienza sono le persecuzioni”, ha fatto notare il Papa: “Quando Gesù elenca le Beatitudini finisce: ‘Beati voi quando siete perseguitati, insultati’. La croce non si può togliere dalla vita di un cristiano. La vita di un cristiano non è uno status sociale, non è un modo di vivere una spiritualità che mi fa buono, che mi fa un po’ migliore. Questo non basta. La vita di un cristiano è la testimonianza in obbedienza e la vita di un cristiano è piena di calunnie, dicerie, persecuzioni”. Per essere testimoni di obbedienza come Gesù, ha concluso il Papa, serve pregare, riconoscersi peccatori, con tante “mondanità” nel cuore e chiedere a Dio “la grazia di divenire un testimone di obbedienza” e di non impaurirsi quando arrivano le persecuzioni, “le calunnie”, perché il Signore ha detto che quando si sarà portata davanti al giudice, “sarà lo Spirito a dirci cosa rispondere”.

Papa Francesco: a congresso Fiac, “voglio un’Azione cattolica tra la gente”. Accogliere “quanti si sentono cristiani di second’ordine”

Thu, 2017-04-27 11:39

“Tutti i membri dell’Azione cattolica sono dinamicamente missionari”, e deve essere “la realtà” a “dettarvi il compito” perché “s’impara a evangelizzare evangelizzando”. Così il Papa, intervenuto questa mattina al Congresso del Forum internazionale di  Azione cattolica (Fiac) in corso nell’Aula del Sinodo sul tema “Azione cattolica è missione, con tutti e per tutti”. Nel suo discorso in spagnolo, in gran parte a braccio, il Pontefice ha sottolineato l’importanza che l’associazione  “sia presente nel mondo politico, imprenditoriale, professionale” ma anche “nelle carceri, negli ospedali, nelle strade, nelle baraccopoli, nelle fabbriche” per non essere “un’istituzione di esclusivisti che non dicono nulla a nessuno, neppure alla stessa Chiesa”. “Voglio un’Azione cattolica tra la gente, nella parrocchia, nella diocesi, nel paese, nel quartiere, nella famiglia, nello studio e nel lavoro, nella campagna, negli ambiti propri della vita – l’esortazione di Francesco -. È in questi nuovi areopaghi che si prendono decisioni e si costruisce la cultura”. Dal Pontefice anche l’invito a snellire i modi d’inserimento. “Non siate dogane”, avverte. “Aprite le porte, non fate esami di perfezione cristiana perché così facendo promuoverete un fariseismo ipocrita. C’è bisogno di misericordia attiva”. “L’impegno che assumono i laici che aderiscono all’Azione cattolica guarda avanti. È la decisione di lavorare per la costruzione del regno”. Per il Papa, “tutti hanno diritto a essere evangelizzatori”. “Che l’Azione cattolica – l’auspicio conclusivo – offra lo spazio di accoglienza e di esperienza cristiana a quanti, per motivi personali, si sentono ‘cristiani di second’ordine’”.

Papa Francesco: a congresso Fiac, “la missione è il compito, la concretezza il criterio”

Thu, 2017-04-27 11:28

“La missione non è un compito tra i tanti nell’Azione cattolica, è il compito”. A precisarlo è Papa Francesco, rivolgendosi ai partecipanti del Congresso del Forum internazionale di  Azione cattolica (Fiac) in corso nell’Aula del Sinodo sul tema “Azione cattolica è missione, con tutti e per tutti”. Parlando in spagnolo e con ampi inserti a braccio, il Pontefice avverte: “Se la missione non è la sua forza distintiva, si snatura l’essenza dell’Azione cattolica, e perde la sua ragion d’essere”. Vitale aggiornare l’impegno per l’evangelizzazione, giungendo “in tutte le periferie esistenziali” e ripensando piani di formazione, forme di apostolato e preghiera “affinché siano essenzialmente, e non occasionalmente, missionari”. “Abbandonare il vecchio criterio: perché si è sempre fatto così”, il monito del Papa, per il quale l’Azione cattolica “deve assumere la totalità della missione della Chiesa in generosa appartenenza alla Chiesa diocesana a partire dalla parrocchia”. Di qui l’insistenza sulla concretezza: l’Azione cattolica deve assumere “come propria la pastorale di ogni Chiesa diocesana nel suo inserimento concreto a partire dalle parrocchie”. “Dovete incarnarvi concretamente”, l’invito ai laici, “non potete essere come quei gruppi tanto universali che non hanno una base in nessun posto, che non rispondono a nessuno e vanno cercando ciò che più li aggrada di ogni luogo”. “Il criterio – insiste Francesco – è la concretezza -. Quando recitiamo il Credo professiamo qualcosa di molto concreto. Se la fede non è concreta non è cattolica. Il cattolico è sempre concreto”.

Museo diocesano: Genova, oggi convegno di presentazione di 4 nuove sculture lignee del ’700

Thu, 2017-04-27 11:04

Quattro nuove opere entrano nel percorso espositivo del Museo diocesano di Genova. Si tratta di quattro sculture lignee genovesi di fine Settecento raffiguranti la Preghiera nell’orto, Cristo alla colonna, Ecce homo e la Pietà, di proprietà della Congregazione delle suore domenicane di Santa Caterina da Siena, che erano conservate nel convento di Genova Quinto. Grazie alla collaborazione tra diversi enti (tra cui Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Genova e le province di Imperia, La Spezia e Savona, la Regione Liguria e il suo Laboratorio di restauro, l’Arcidiocesi di Genova con l’Ufficio beni culturali e il Museo diocesano) è stato possibile progettare e realizzare il recupero e la successiva esposizione al pubblico dei quattro rilievi lignei che giungeranno ad arricchire il percorso museale. L’intervento di restauro è stato reso stato possibile grazie al progetto di crowfounding del Museo diocesano intitolato “La Bellezza è un dono”. Per presentare le nuove opere, oggi pomeriggio (ore 16.30, Sala Fieschi del Museo) si terrà un convegno dal titolo “La Passione in rilievo. Scultura lignea genovese di fine Settecento”, al quale parteciperanno i responsabili e i curatori del progetto di restauro. Per informazioni ulteriori info@museodiocesanogenova.it.

Diocesi: Roma, sabato 6 maggio secondo appuntamento del Forum degli studenti universitari

Thu, 2017-04-27 10:51

Sarà dedicato al tema “Protagonisti nella storia. Lo studio come passione, vocazione, missione” il secondo appuntamento del Forum degli studenti universitari, promosso dall’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma. L’incontro, che coinvolgerà giovani provenienti da tutti gli atenei della Capitale, si terrà sabato 6 maggio, dalle 8.15, nell’aula magna dell’Università Luiss “Guido Carli”. Dopo un momento di preghiera e i saluti del prorettore della Luiss Roberto Pessi, i lavori saranno aperti dalla relazione introduttiva di Marco Guzzi, docente presso la Pontificia Università Salesiana. Seguiranno i lavori di gruppo, per i quali i partecipanti si suddivideranno in 13 aree disciplinari: dalla filosofia alle scienze biomediche, dall’economia alle scienze politiche e sociali, dalla comunicazione al diritto, dalle arti alla teologia. Nel pomeriggio, il confronto proseguirà con il dialogo degli studenti con monsignor Lorenzo Leuzzi, vescovo ausiliare di Roma e delegato per la Pastorale universitaria. Il vescovo presiederà poi alle 16.45 la celebrazione eucaristica che chiuderà la giornata. “Questo nuovo Forum – spiega mons. Leuzzi – ha un obiettivo ambizioso e coraggioso: invitare i giovani a essere protagonisti nella società contemporanea mettendo in gioco i propri talenti”. “Lo studio diventa allora fondamentale – conclude – perché proprio all’università si delinea la loro personalità futura e la preparazione a essere uomini e donne responsabili della società di domani”.

Papa Francesco: a Papal Foundation, il mondo “ha grande bisogno della nostra testimonianza del messaggio di speranza” del Vangelo

Thu, 2017-04-27 10:42

“Il mondo odierno, spesso segnato dalla violenza, dall’avidità e dall’indifferenza, ha grande bisogno della nostra testimonianza del messaggio di speranza nella forza redentiva e di riconciliazione dell’amore di Dio, che promana dal Vangelo”. Così papa Francesco si è rivolto questa mattina ai membri della Papal Foundation, ricevuti in udienza nel corso della loro visita annuale a Roma. “Sono grato – ha aggiunto Francesco – per il vostro proposito di aiutare gli sforzi della Chiesa nel proclamare tale messaggio di speranza fino ai confini della terra e di lavorare per il progresso spirituale e materiale dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nel mondo, specialmente nei Paesi in via di sviluppo. Ciascuno di noi, come membro vivo del Corpo di Cristo, è chiamato a promuovere l’unità e la pace della famiglia umana e di tutti coloro che la compongono, secondo la volontà del Padre, in Cristo”. Dal Papa, quindi, la richiesta “quale parte essenziale del vostro impegno” di “pregare per le necessità dei poveri, per la conversione dei cuori, la diffusione del Vangelo e per la crescita della Chiesa nella santità e nello zelo missionario”. “E vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi – ha concluso – di pregare per me”.

Manovrina: Falabella (Fish), “nessuna reintegrazione dei Fondi sociali. Clima a dir poco imbarazzante”

Thu, 2017-04-27 10:26

“La vicenda dei Fondi sociali e del loro aumento, poi del loro taglio, quindi della loro reintegrazione, degli accordi fra Stato e Regioni per recuperare la dovuta capienza sembra non avere mai fine ingenerando un clima a dir poco imbarazzante”. Così Vincenzo Falabella, presidente della Federazione italiana per il superamento dell’handicap (Fish), si esprime relativamente alla cosiddetta “manovrina”, il decreto legge 50/2017 approdato all’esame della Camera dei deputati. “Ci si aspettava che nel maxi-decreto il Governo avrebbe realmente previsto 210 milioni di euro per integrare i recenti tagli che hanno ridotto a un terzo il Fondo nazionale per le politiche sociali e i 38 milioni per garantire l’assistenza e il trasporto degli alunni con disabilità nel prossimo anno scolastico”, si legge in una nota, nella quale si evidenzia che “queste almeno erano le promesse che il Governo, e in particolare il Mef, avevano assunto con le Regioni affinché queste da parte loro integrassero il Fondo per la non autosufficienza per 50 milioni di euro riportandolo a 500. Ma niente di tutto ciò”. “Oltre ad augurarci che il Parlamento ripari a questa bizzarra dimenticanza, restituendo un senso alla lealtà dei confronti istituzionali, confidiamo – auspica Falabella – che le Regioni, forti della lacuna del Governo, ritirino la loro disponibilità frutto di una specifica e documentata intesa”. La preoccupazione maggiore è dovuta all’ipotesi che manchino le risorse per garantire il diritto allo studio delle persone con disabilità: “Su questo, con più forza, la Fish darà battaglia – conclude il presidente – se necessario anche nelle aule dei tribunali”.

Diocesi: Caritas Bolzano-Bressanone, il 4 maggio convegno su “Suicidio: un grido di vita” per i 15 anni di “Sostegno al telefono”

Thu, 2017-04-27 10:06

In occasione del quindicesimo anniversario di attività del “Sostegno al telefono”, servizio dedicato alle persone in crisi bisognose di consiglio e di una voce amica, la Caritas di Bolzano-Bressanone promuove per martedì 4 maggio il convegno “Suicidio: un grido di vita”. L’iniziativa, in programma alle ore 20 presso l’Academy della Cassa di Risparmio a Bolzano, vedrà la partecipazione dell’olandese Viktor Staudt che, a causa di un tentato suicidio, ha perso 17 anni fa entrambe le gambe. “La scelta – si legge in una nota – è dovuta al fatto che nelle 95mila conversazioni tenute in questi anni dai collaboratori appositamente formati del servizio spesso si è toccato il labile confine tra vita e morte”. “Il ‘Sostegno al telefono’ della Caritas è nato nel 2002 in collaborazione con la diocesi e su suggerimento della Südtiroler Vinzenzgemeinschaft (Società di San Vincenzo)”, spiega il direttore della Caritas, Franz Kripp, ricordando che “erano i primi anni in cui ci si confrontava anche con le necessità psichiche e spirituali delle persone”. “Negli ultimi tempi ci hanno raggiunto circa 10mila chiamate all’anno”, aggiunge Silvia Moser, che guida il servizio da quando è nato. “In media ci arrivano 28 chiamate al giorno, compresa la notte”, prosegue, sottolineando che “questo sostegno telefonico è reso possibile grazie a più di 80 volontari che si sono preparati affrontando una formazione approfondita”. Nel 2016 sono state 94, l’1%, le chiamate di persone che annunciano di volersi togliere la vita. “A queste persone – aggiunge Moser – se ne aggiungono altre (più della metà) che sono tendenzialmente soggette al rischio di suicidio a causa di fragilità psichiche croniche”. La metà delle persone (il 45% sono uomini) che si rivolgono al servizio ha tra i 40 e i 59 anni; uno di temi più ricorrenti è la solitudine.

Belgio: il perdono dei vescovi belgi per i figli “meticci” strappati alle madri durante la colonizzazione in Africa

Thu, 2017-04-27 09:57

Il perdono oggi della Chiesa cattolica belga per una delle più dolorose e oscure pagine della storia del Belgio, quella dei figli meticci, frutto di relazioni spesso clandestine tra i colonialisti belgi in Africa e donne del posto. Con una Dichiarazione, i vescovi riconoscono la sofferenza vissuta da queste persone che sono state strappate ancora bambine dalle loro madri e chiedono perdono per la parte di responsabilità avuta dalla Chiesa.
La storia – si legge nella Dichiarazione – riguarda molti bambini meticci nati da madre congolese, ruandese e del Burundi e da un padre bianco allora presente in uno di questi Paesi. È una storia che “fa parte delle pagine più oscure della colonizzazione belga in Africa”: denominati in senso peggiorativo “mulatti”, questi bambini furono considerati dalle autorità coloniali, civili e purtroppo anche ecclesiastiche, come “un vero problema”, frutto cioè di relazioni che “non avrebbero dovuto aver luogo”. “Molti furono pertanto strappati alle loro madri e messi in orfanotrofi o in collegi, spesso gestiti da suore o da religiosi belgi, lontani dalla famiglia, dai loro fratelli e dalle loro radici africane”. “Fu per molti – scrivono oggi i vescovi – l’inizio di una rottura dolorosa e di una lunga ricerca. Molti non hanno mai conosciuto il padre e/o la madre; molte di queste madri non hanno mai visto il loro bambino. Dal 1959, alcuni sono stati inviati in Belgio e presi in carico da case o famiglie adottive. Per molto tempo non hanno potuto godere pienamente dei loro diritti civili e molti si sono ritrovati ai margini della società belga”. Questo allontanamento forzato dalle proprie radici ha provocato in molti di loro un senso di alienazione non potendo conoscere la loro origine e la loro vera identità.
La Chiesa chiede, dunque, perdono e assicura tutta la sua piena disponibilità ad aprire i suoi archivi dove possono essere contenuti informazioni e documenti personali, contribuendo così per quanto possibile alla ricerca di questi figli meticci (e dei loro discendenti) della loro origine. I vescovi chiedono anche a tutti coloro che possono disporre di documenti storici d’archivio di mettere a disposizione tutte le informazioni così da facilitare la ricerca. L’appello si rivolge in particolare all’Œuvre nationale de l’Enfance, direction de l’Adoption – Autorité centrale Communautaire (ACC) (per i francofoni) e a Kind en Gezin (per i fiammighi).

La Dichiarazione si conclude con un appello al governo federale per una soluzione al problema dei meticci e dei loro discendenti in Belgio: “Tutti i cittadini, a prescindere dalla loro origine e cultura sono uguali per dignità e hanno gli stessi diritti e obblighi. La Chiesa cattolica sostiene la richiesta legittima dei meticci e dei loro discendenti di vedere questo principio fondamentale pienamente applicato”.

Diocesi: Crema, domenica l’inaugurazione del “Dado della pace”

Thu, 2017-04-27 09:50

Domenica 30 aprile a Crema, alle 16 presso il parco “Chiappa” verrà inaugurato il “Dado della pace”. L’iniziativa, condotta da quattro anni come nuovo metodo pedagogico educativo dal gruppo catechistico e sostenuta dal parroco della cattedrale, don Emilio Lingiardi, ha trovato pieno sostegno e condivisione da parte del sindaco della città, Stefania Bonaldi. Il percorso, avviato a partire dalle frasi evangeliche legate all’amore reciproco e alla pace, intende costituire, spiega una nota, “un appello a costruire la pace a cominciare da ciascuno e nel proprio anche seppur piccola città”. “I valori contenuti nel Vangelo possono aiutare a guarire le tante piaghe del mondo”, si legge nel volumetto che sarà distribuito domenica. “Non possiamo stare fermi a guardare il telegiornale che ci racconta sempre di guerre e di tanti bambini innocenti che muoiono sotto le bombe. Cominciamo da noi stessi a casa, a scuola, dappertutto, perché la nostra Crema diventi la città della pace”. Di qui l’auspicio che il “Dado della pace” possa entrare anche nelle aule scolastiche.

Profughi: Eurostat, Germania nel 2016 ha accolto 445mila richiedenti asilo. Timmermans, “Ong salvano vite umane”

Thu, 2017-04-27 09:44

(Bruxelles) La Germania rimane il Paese Ue più aperto agli immigrati, altri Paesi invece, specialmente nell’est e nel nord-ovest europeo, faticano ad accogliere i profughi. Lo attestano le cifre diffuse da Eurostat sulla protezione internazionale nel 2016. Le statistiche segnalano che i 28 Stati aderenti all’Unione lo scorso anno nel loro insieme hanno concesso lo status di protezione internazionale a 710.400 richiedenti asilo, doppiando i numeri del 2015. La Germania da sola ha accolto 445mila richieste (triplicando i dati dell’anno precedente); la Svezia ha conferito protezione a 69mila richiedenti asilo; l’Italia è a quota 35mila, come la Francia. L’Austria, con una popolazione nettamente inferiore a Francia e Italia, ha dato protezione a 31mila persone e i Paesi Bassi a 21mila. Distanziati tutti gli altri Paesi. Ieri l’Organizzazione internazionale delle migrazioni ha affermato che dal 1° gennaio al 23 aprile di quest’anno sono giunti in Europa 43mila migranti, oltre 36mila dei quali in Italia. Dall’inizio dell’anno i morti in mare sarebbero già 1.089. Sempre ieri Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione, è indirettamente intervenuto sulla polemica relativa al ruolo delle Ong al fine di salvare vite nel Mediterraneo. Frontex, l’agenzia europea, aveva sollevato il problema di una eventuale collusione tra queste e i trafficanti libici salvo poi correggere il tiro.
Timmermans ha dichiarato: “Non esiste alcuna prova di Ong che lavorino con trafficanti per aiutare migranti a entrare nell’Unione europea”. Per poi aggiungere che l’Ue persegue una politica di “tolleranza zero per il traffico di essere umani”. Timmermans ha quindi ribadito il ruolo delle diverse Ong operanti “per salvare vite in mare”.

Refugees: Eurostat, in 2016 Germany homed 445 thousand asylum seekers. Timmermans, “NGOs save human lives”

Thu, 2017-04-27 09:44

(Brussels) Germany is still the EU country that is most open to immigrants, while other countries, especially in the east and north-east of Europe, are struggling to home the refugees. This has been shown by the figures posted by Eurostat about international protection in 2016. Statistics point out that last year, taken together, the 28 member states granted refugee status to 710,400 asylum seekers, doubling up 2015’s numbers. Germany alone took in 445 thousand applications (three times 2015’s number); Sweden gave protection to 69 thousand asylum seekers; Italy is at 35 thousand, the same as France. Austria, where the population is markedly smaller than in France or Italy, gave protection to 31 thousand people, and the Netherlands to 21 thousand. All the other countries are a long way down from there. Yesterday, the international organisation for migration stated that 43 thousand migrants came to Europe from January 1st to April 23rd this year, over 36 thousand of whom to Italy. Since the beginning of the year, 1,089 people have already died at sea. Also yesterday, the deputy president of the EU Commission, Frans Timmermans, indirectly took position on the controversy about the role of NGOs, to save lives in the Mediterranean. European agency Frontex had raised the problem of potential collusion between them and Libyan traffickers, though it eventually changed tack.
Timmermans stated: “There’s no evidence of NGOs working with traffickers to help migrants get into the European Union”. Then, he added that the EU pursues a “zero-tolerance policy on human trafficking”. Timmermans then insisted on the role of the NGOs working “to save lives at sea”.

+++ Ong e salvataggi in mare: Catambrone (Moas), “una macchina del fango perché nessuno vuole aiutarli” +++

Thu, 2017-04-27 09:30

“Sono polemiche sterili. La verità è solo una: nessuno vuole aiutare queste persone. Questi politici stanno facendo la campagna elettorale sulla morte delle persone. Se ci sono delle evidenze che le tirino fuori. Tutto il resto è fumo, è una macchina del fango”. Regina Catambrone, fondatrice del Moas, la prima missione di salvataggio con navi nel Mediterraneo, replica alle accuse e alle polemiche di questi giorni sulle presunte collusioni con i trafficanti: “Vogliono criminalizzare la solidarietà e spaventare i cittadini – dice in un’intervista al Sir -. Io non mi difenderò perché so che sono pulita. Stanno creando una politica del terrore. Siccome non riescono a fare politiche serie, buttano fango su chi ha portato umanità”. “Ho letto che stanno facendo una indagine conoscitiva – chiarisce – ma ad oggi non ho mai parlato con alcun procuratore”. Catrambone afferma di “non aver mai ricevuto soldi” dal magnate Soros e di ricevere fondi solo “tramite una piattaforma mediatica da tanti privati che vogliono donare”. “Io li odio i trafficanti: sono la feccia della feccia del mondo – precisa -. Mi facciano vedere i bonifici che attestano ch io ho preso soldi dai trafficanti o che i trafficanti fanno le telefonate. Il mio telefono è sotto controllo, lo so, non ho niente da nascondere. Portate le evidenze, i fatti”. La fondatrice del Moas dice di ricevere “tweet di odio, continue minacce, mi augurano la peggiore morte possibile”.

“Che lo dicessero chiaramente e terminassero la frase: la volontà delle nazioni è farli morire in mare – afferma -. Perché l’organizzazione umanitaria lavora a favore dell’umanità. Invece quella è disumanità”. “La classe politica – prosegue – non dovrebbe lavorare contro le organizzazioni umanitarie ma per le riunificazioni familiari, i resettlement e le relocation negli altri Paesi europei, perché le migrazioni non si fermeranno mai, moriranno solamente più persone. E loro vogliono farli morire in mare perché voi non li vediate”. “È necessario aiutare queste persone, in mare, nel loro Paese di origine – conclude -. Servono corridoi umanitari e vie legali che funzionano per non affidarli delle mani dei trafficanti. Perché altrimenti rimarranno in Libia finché non riusciranno ad imbarcarsi. Non può continuare questo genocidio”.

+++ Ong e salvataggi in mare: card. Montenegro, “l’immigrazione è fastidiosa per chi regge la sua vita sul numero degli elettori” +++

Thu, 2017-04-27 09:27

“Salvare le vite umane credo sia un dovere di tutti. Tante Ong, generosamente e anche rischiando, vanno incontro a chi sta perdendo la vita o è in prossimità di farlo: credo sia un atto di grande rispetto e che vada sopportato anche da chi sta in terra ferma e decide le sorti di tutti”. Così il cardinale Francesco Montenegro, presidente di Caritas italiana e arcivescovo di Agrigento, commenta le accuse nei confronti delle Ong umanitarie che soccorrono in mare i migranti. In una videointervista al settimanale diocesano agrigentino “La Voce del Popolo”, Montenegro afferma che “circa le polemiche, se ne spegne una e se ne accende un’altra”.

Questo “perché l’immigrazione è fastidiosa soprattutto per chi regge la sua vita sul numero degli elettori, per cui bisogna tentare il più possibile da parte di chi si trova in certi posti di acquistare più simpatia e avere più voti”. Riguardo alle accuse alle Ong “non si può sparare nel mucchio e dir tutto”, accusa il cardinale, osservando che “se io dovessi dire che ‘tutti i politici sono disonesti’ qualcuno alzerebbe il dito per dire ‘come fai a dire che anch’io lo sono’”. “Non bisogna dire che tutte le Ong approfittano della situazione per arricchirsi. Se ce n’è qualcuna – aggiunge Montenegro – si fanno le debite indagine e ricerche, e chi sfrutta questa situazione sarà penalizzato”.

Formazione: Pont. Ateneo S. Anselmo, primo corso di specializzazione in “Scienza politica e spiritualità”

Thu, 2017-04-27 09:23

“Incoraggiare a una ripresa di valori umani, far acquisire una consapevole autonomia di pensiero che conduca ad una edificazione dell’umanità, ad un rinnovato umanesimo”. Questo l’obiettivo del primo Corso di alta specializzazione in “Scienza politica e spiritualità”, promosso dalla specializzazione di Teologia spirituale della Facoltà di Teologia e dalla Facoltà di Filosofia del Pontificio Ateneo S. Anselmo. Il corso – informano gli organizzatori – si baserà su un percorso di studi multidisciplinare, puntando a “formare futuri esperti nei campi delle assemblee legislative, in grado di assumere funzioni di responsabilità, di salvaguardia dei diritti umani, di comprendere ed analizzare i processi giuridico-istituzionali, politico-economici, sociologici, filosofici, di comunicazione, al fine di farsi promotori di un processo che veda l’affermazione dei principi democratici nazionali e internazionali”. Il Corso è annuale, e prevede 108 ore di lezioni frontali, ripartite in 9 Moduli Didattici: la spiritualità nell’orizzonte esistenziale dell’umanità (prof. Bernard Sawicki); multiculturalità e laicità (prof. Giuseppe Mazza); biopolitica (prof. Philippe Nouzille); dialoghi sull’Europa e la comunità internazionale (prof. ssa Raffaella Raffa); etica del politico (prof. Stefano Biancu); politica e spiritualità (prof. Matteo Monfrinotti); sociologia e spiritualità della comunicazione politica (prof. ssa Maria Francesca Carnea); mistica, politica e filosofia (prof. Stefano Oliva); aspetti spirituali per l’economia (prof. Bernardino Manzocchi). Previsti, inoltre, interventi ed incontri con rappresentanti del mondo della politica, delle istituzioni amministrative, della cultura, del pensiero politico-spirituale. Le iscrizioni al corso, che si svolgerà dal 6 ottobre 2017 al 15 giugno 2018, termineranno il 30 settembre 2017.  Al termine verrà rilasciato Diploma congiunto dalla Facoltà di Filosofia e dall’Istituto di Teologia Spirituale della Facoltà di Teologia del Pontificio Ateneo S. Anselmo.

Parlamento Ue: Ungheria sotto accusa su libertà d’istruzione, legge su Ong e referendum sull’Europa. La difesa di Orban

Thu, 2017-04-27 09:20

(Bruxelles) L’Ungheria resta sotto la lente d’ingrandimento dell’Ue. Una serie di provvedimenti del governo di Viktor Orban lasciano intravvedere una violazione dei valori di fondo dell’Unione e un attacco ai diritti fondamentali. È quanto emerge dalle discussioni in corso a Bruxelles. Il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria ha affrontato una discussione sull’Ungheria. Particolare attenzione è stata accordata alla legge sull’istruzione in Ungheria, che colpisce la Central European University, e alle norme sulle Ong e i richiedenti asilo; problematico anche il sondaggio governativo “Consultazione nazionale – Fermiamo Bruxelles!”, ritenuto una sorta di referendum contro l’integrazione comunitaria. I deputati europei ieri hanno ritenuto che la nuova legge sull’istruzione rappresenti “un attacco alla libertà accademica” e che le Ong “siano prese di mira per sopprimere le voci critiche” nel Paese. Alcuni deputati ungheresi e di vari gruppi politici hanno difeso le mosse del governo ungherese sostenendo che “la società civile ha bisogno di regole e gli Stati membri hanno il diritto di disciplinare l’istruzione”. Ungheria sotto accusa anche per non aver accettato frontiere aperte agli immigrati. Il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, presente in aula, ha affermato che l’analisi giuridica della nuova legge sull’istruzione “ha confermato la sua incompatibilità con la legislazione dell’Ue” e annunciato l’avvio di una procedura di infrazione.
Il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orbán, anche in emiciclo, ha risposto che l’accusa che il suo governo intenda chiudere il Ceu “è falsa” e ha descritto la consultazione nazionale come “uno strumento democratico”. La legge sulle Ong a suo avviso “segue un esempio americano”. “Vogliamo riformare l’Ue, ma l’Ungheria – ha detto Orban – è indiscutibilmente impegnata in Europa”. Durante la plenaria di maggio il Parlamento europeo adotterà una risoluzione sull’Ungheria. Il capogruppo del Ppe, il tedesco Manfred Weber, cui aderisce il partito di Orban, ha dal canto suo affermato: “Aspettiamo che la Commissione valuti in quale misura la nuova legge ungherese sulle università sia compatibile con il diritto comunitario. Riteniamo che le libertà di educazione e scienza siano principi fondamentali europei e non-negoziabili, devono essere preservati. Questo vale anche per l’Ungheria. Per questo motivo abbiamo sostenuto il dibattito di oggi nel Parlamento europeo e riteniamo un buon segno il fatto che il primo ministro Viktor Orban stia affrontando la questione con gli eurodeputati. Il Governo ungherese deve continuare a implementare le raccomandazioni della Commissione come ha sempre fatto”.

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