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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 25 min 41 sec ago

Diocesi: Assisi, domenica card. Bassetti presiede a Nocera Umbra pontificale di san Rinaldo

Thu, 2017-08-17 17:37

Domenica 20 agosto, il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, presiederà a Nocera Umbra (ore 11) il solenne pontificale del patrono san Rinaldo. La cerimonia si colloca nell’ambito dei festeggiamenti per l’anno Rinaldiano nel quale la diocesi umbra ricorda gli 800 anni della morte del Santo che fu molto amico di san Francesco, perché fu tra i sette vescovi umbri che il 2 agosto 1216 promulgarono l’indulgenza della Porziuncola. Sempre domenica 20, ma alle 18, il vescovo della diocesi monsignor Domenico Sorrentino guiderà la processione con l’urna del Santo per le vie di Nocera Umbra, mentre è sempre aperta la mostra iconografica allestita nella chiesa di San Filippo. In questi giorni inoltre continua la peregrinatio della statua di san Rinaldo in tutte le parrocchie del vicariato. Oggi è a Boschetto, domani  a Salmata e sabato 19 a Casebasse. I festeggiamenti continuano anche a settembre: il 24 ci sarà la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Beniamino Stella che impartirà il sacramento della Confermazione ai cresimandi. La sua presenza ha una forte rilevanza celebrativa ed evocativa: da un lato perché fu ordinato sacerdote dallo zio Costantino Stella, già vescovo di Nocera Umbra e Gualdo Tadino nel quinquennio 1945-1950 e dall’altro proprio perché nel 1948 il vescovo Stella indisse l’ultimo sinodo a Nocera. San Rinaldo nacque nel 1157, erede del conte di Postignano, Napoleone Trinci. Diciottenne abbandonò le sue ricchezze per vivere un’esistenza da eremita. Alla morte del vescovo di Nocera Ugo, nel 1218, prese il suo posto fino al giorno della morte.

Ventimiglia: un altro migrante morto alla frontiera. Mons. Suetta (vescovo), “fare di più a partire dalla prevenzione”

Thu, 2017-08-17 17:35

“Dolore” misto a un “senso di impotenza” per un’altra morte che non si è riusciti a evitare. Sono questi i sentimenti che il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, mons. Antonio Suetta, confida al Sir all’indomani dell’ennesima morte di un migrante alla frontiera tra Italia e Francia. Nel tardo pomeriggio di ieri un cittadino iracheno di 36 anni è rimasto ucciso, investito da un treno, nei pressi della galleria che da Peglie conduce a Calandre a poche centinaia di metri dal confine francese. “Di fronte a questa ennesima morte ci sentiamo non direttamente, ma indirettamente responsabili – continua mons. Suetta – perché, per quanto si faccia, ci rendiamo conto che si dovrebbe e potrebbe fare di più. Penso soprattutto all’attività di sensibilizzazione sui rischi che si corrono nel voler attraversare la frontiera incamminandosi lungo la ferrovia, salendo sui tetti dei convogli o percorrendo a piedi l’autostrada o il cosiddetto ‘sentiero della morte’ attraverso le montagne. Credo sia fondamentale aumentare il numero di mediatori presenti sul territorio per informare i migranti in transito sui rischi che corrono nel voler attraversare in questi modi il confine”. La tragedia di ieri porta a 14 il numero dei migranti morti nell’ultimo anno nel tentativo di entrare in Francia. “Sono numeri certamente inferiori rispetto alle tragedie che avvengono nel Mediterraneo – conclude il vescovo -, ma per certi versi ancor più dolorosi perché avvengono quando quel sogno di raggiungere un futuro migliore, che aveva spinto questi uomini e donne a mettersi in viaggio, sembrava sul punto di essere raggiunto”.

Ventimiglia: Marmo (Caritas) dopo chiusura s.Antonio, “preoccupazione per donne e minori”

Thu, 2017-08-17 17:30

Il trasferimento dei minori e delle famiglie accolte nella chiesa di s.Antonio a Ventimiglia verso il centro gestito dalla Croce Rossa al parco Roja “non pone fine alle criticità dell’accoglienza” dei migranti in transito nella città ligure. “Anzi per certi versi potrebbe amplificarle”. Ne è convinto il direttore della Caritas di Ventimiglia-Sanremo, Maurizio Marmo, che riflette sui cambiamenti in corso nella città alla frontiera francese. “Il primo elemento di criticità – osserva al Sir il direttore – è certamente rappresentato dalla presenza all’interno del campo, seppur in spazi teoricamente separati, di uomini, donne e minori (per cui sarebbe auspicabile una struttura a sé stante). A regime i posti arriveranno ad essere circa 480, con la possibilità di ulteriori ampliamenti, e questa promiscuità è un problema specie per i soggetti più vulnerabili e bisognosi di assistenza. In secondo luogo, preoccupa la distanza del centro, posto a circa 4 km dalla stazione, e raggiungibile attraverso una strada poco illuminata. Percorso lungo il quale, nei mesi scorsi, si sono verificati anche degli incidenti (uno dei quali mortale sia per un richiedente asilo, che camminava lungo la strada, sia per un italiano, in motorino ndr)”. Ma la preoccupazione ancora maggiore è che i migranti in transito, molti dei quali restano in città solo pochi giorni, possano decidere di non recarsi al campo, anche per evitare l’identificazione, preferendo ricorrere a ripari di fortuna lungo il corso del fiume Roja. “Non esiste un numero preciso di quante siano le persone oggi senza accoglienza – conclude Marmo -, ma ogni mattina alla Caritas serviamo circa 400 colazioni e la maggior parte di queste è migrante che non ha passato la notte al campo. Il nostro timore è che tra loro possa crescere il numero di minori e donne che, fino a pochi giorni fa, erano invece accolti a S. Antonio”.

Venezuela-Colombia: padre Bortignon (scalabriniano), “via dal regime di Maduro anche militari e amministratori locali”

Thu, 2017-08-17 17:01

Di recente, si nota anche un’evoluzione tra le persone che arrivano dal Venezuela alla frontiera colombiana di Cúcuta. Lo spiega al Sir padre Francesco Bortignon, scalabriniano, direttamente dalla città colombiana: “Ci sono anche persone che lavoravano per lo Stato, sindaci, assessori comunali, militari, funzionari, leader sociali. Scappano per proteggersi, anche se si tratta di schegge. L’Esercito, in gran parte, è stato letteralmente comprato dal governo di Maduro”.
Gli Scalabriniani sono coloro che maggiormente operano nel territorio, con due centri di accoglienza oltre alla parrocchia che gestiscono. Attiva anche la diocesi, che ha aperto delle mense. “Siamo passati da circa 50 ospiti al giorno ad oltre 150, qualche volta arriviamo a 200”, spiega il missionario. Oltre all’accoglienza umanitaria, sociale e psicologica, “offriamo anche un servizio di carattere legale, aiutiamo i migranti a ottenere i visti umanitari”. Da qualche settimana infatti l’Ufficio per le migrazioni della Colombia ha garantito tali visti, almeno per coloro che sono entrati nel Paese fino al 28 luglio.
Padre Bortignon dedica, infine, qualche parola sull’accoglienza dei colombiani rispetto ai profughi venezuelani: “Qualche timore c’è, qualcuno teme che aumentino i furti e la prostituzione. Ma molti sono anche coloro che cercano di aiutare queste persone, che sono in tutta evidenza migranti forzati. Va poi messo in evidenza che questa zona vive già di suo condizioni di forte arretratezza. Cúcuta è una città di frontiera nel peggior senso del termine, è una città che vive di contrabbando. Il 75% della popolazione o è disoccupato o vive di lavori occasionali. Nella parrocchia che seguiamo abbiamo aiutato ad avviare delle micro-imprese, ora abbiamo avviato un progetto per 28 famiglie, con l’obiettivo che possano sostenersi con il loro lavoro. Anche qui ci sono tanti ‘desplazados’, i colombiani che sono scappati dalle loro case e dalle loro terre a causa del conflitto degli ultimi decenni”.

Venezuela-Colombia: padre Bortignon (scalabriniano), “numeri in aumento ogni giorno”

Thu, 2017-08-17 17:00

Dopo alcuni giorni di calo dei passaggi alla frontiera, nei giorni del voto per la Costituente, l’esodo dei venezuelani dalla frontiera di S. Antonio, porta d’ingresso alla città frontaliera colombiana di Cúcuta, sta conoscendo nell’ultima settimana numeri record. Lo spiega al Sir padre Francesco Bortignon, scalabriniano, che opera appunto nei centri di accoglienza allestiti dagli Scalabriniani. “Parliamo – spiega – di 40-45mila persone che ogni giorno attraversano il confine. Mi riferisco alla frontiera di Cúcuta, che è il varco principale, ma la frontiera tra Venezuela e Colombia è molto lunga e, quindi, i numeri sono ancora maggiori. L’arrivo dei profughi venezuelani aumenta di giorno in giorno”.
Il religioso spiega che i venezuelani che arrivano in Colombia si possono suddividere in tre categorie: “C’è chi – circa il 40% – prova a comprare qualcosa, nonostante il cambio sfavorevole, e poi torna in Venezuela. Il restante 60% si divide equamente tra chi cerca di appoggiarsi in Colombia ad amici e conoscenti, visto che la frontiera è sempre stata molto porosa, e tra chi cerca di proseguire la propria vita all’estero, in altri Paesi fuori anche della Colombia, come il Perù e il Cile. Infine, c’è un’altra categoria: quella dei colombiani emigrati anni fa in Venezuela a causa del conflitto colombiano, che ora vengono deportati oppure scelgono liberamente di tornare nel loro Paese d’origine, senza però avere qui dei punti di appoggio”.
Al di là dei numeri, ad impressionare padre Bortignon sono soprattutto le condizioni in cui i profughi arrivano in Colombia, “con il terrore negli occhi e segni di violenza, fame, malattie. Aumentano i malati che cercano rifugio qui per la mancanza ormai cronica di medicine nel loro Paese. Ci sono tanti segni di denutrizione, qualche tempo fa è morto un bambino di undici mesi. È una situazione davvero tragica, ogni giorno ci troviamo di fronte a casi che tolgono il respiro”.

Diocesi: Frosinone, delegazione in Rwanda per seguire progetti in corso

Thu, 2017-08-17 16:34

In questi giorni (11-21 agosto) una delegazione della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino è in visita in Rwanda per seguire i progetti in corso. La delegazione è composta da Marco Toti, co-direttore Caritas diocesana; Marco Arduini, presidente della cooperativa Diaconia; Claudio Bianchi, operatore della Caritas diocesana; Marco Fiorini, operatore di Diaconia, gli studenti Cristina ed Anton Giulio Bottoni. Il programma del viaggio prevede la visita al vescovo di Nyundo, nons. Anaclet Mwumvaneza, al vescovo emerito mons. Alexis Habiyambere e alle parrocchie di Gisenyi, Busasamana e Muhato. Da 15 anni la diocesi di Frosinone sostiene ragazzi poveri permettendo loro di frequentare la scuola pagando le tasse scolastiche, il materiale scolastico e le spese del collegio per chi frequenta le superiori. Il gruppo diocesano ha anche incontrato i parroci, le suore che operano nella Caritas, gli operatori parrocchiali, le vedove assistite dalle parrocchie, gli anziani assistiti dalle suore e alcuni ragazzi del sostegno scolastico. Importante anche la visita alla nuova parrocchia di Kora in costruzione: da poco è stato nominato parroco don Epimaque Makuza che sta terminando il periodo di permanenza per studio nella diocesi di Frosinone. Nei prossimi giorni, il gruppo visiterà anche la diocesi di Cyangugu, che si trova nel sud-ovest del Rwanda, in cui Claudio Bianchi (operatore della Caritas diocesana) sta svolgendo un tirocinio nell’ambito di un progetto formativo della Focsiv con la Pontificia Università Lateranense e la Fondazione Migrantes.

Ricollocazione reliquia don Bosco: don Attard (consigliere), “non è spiritualismo”

Thu, 2017-08-17 16:20

La venerazione di una reliquia “non è spiritualismo ma è proiezione di sé verso il sacro che ognuno si porta dentro”. Ne è convinto don Fabio Attard, maltese, consigliere generale per la pastorale giovanile della Congregazione dei salesiani, che ieri ha partecipato alla cerimonia di ricollocazione della reliquia di san Giovanni Bosco, trafugata e ritrovata dai carabinieri, nella basilica del Colle. “La società – spiega in un’intervista al Sir – può rimuovere l’immagine di Dio dal foro pubblico, ma non può eliminare la sete di Dio dal cuore di una persona, e questo trascendente i giovani lo stanno cercando. La reliquia di un santo è allora quella cosa concreta che ci proietta e ci apre al sacro di cui costituisce una parte visibile”. Se ai giovani  vengono offerti “senso di appartenenza in un gruppo, proposte alte e testimoniate, visione e progetto per il futuro, accompagnamento di adulti autentici e significativi”, afferma, essi “iniziano a intravedere quello che stanno cercando”. In questa prospettiva, la venerazione di una reliquia “non è spiritualismo ma è proiezione di sé verso il sacro che ognuno si porta dentro”. Per questo, secondo il salesiano, “il Sinodo è più che mai attuale. I giovani li abbiamo messi in un deserto senza mappe, senza acqua e senza cibo”, ma “sulla scorta di don Bosco, uomo innamorato di Dio ma anche della storia e della vita” e “alla luce del costante incoraggiamento di Papa Francesco, la società globalizzata e post-moderna di oggi è per noi, ma non solo per noi, uno spazio eccellente per la testimonianza cristiana”.

Diocesi: mons. Zuppi (Bologna), “la misericordia chiama altra misericordia, la moltiplica”

Thu, 2017-08-17 16:19

“La misericordia chiama altra misericordia, moltiplica la misericordia”. Così l’arcivescovo di Bologna, mons. Matteo Maria Zuppi, commenta in un’intervista a Radio Vaticana l’odierno tweet in cui Papa Francesco auspica che “Nulla vi impedisca di vivere e crescere nell’amicizia del Padre Celeste e di testimoniare a tutti la sua infinita bontà e misericordia”. “Qualche volta pensiamo alla misericordia come ad un prezzo da pagare, sbagliamo!”, aggiunge Zuppi, secondo cui “la misericordia è un amore da dare. L’amore chiama amore, moltiplica amore, apre successivamente altri interessi, approfondisce quelli che ha vissuto”. Rispetto all’“amicizia con Dio”, per Zuppi, “non c’è niente – la disillusione, lo scetticismo, il pensare a sé – che ci deve impedire di vivere l’amicizia con Dio”. “Se viviamo l’amicizia con Dio capiamo la misericordia – prosegue – e questa non diventa un sacrificio, ma esattamente il suo contrario: una gioia”. “Guardare con misericordia – spiega l’arcivescovo – ci fa scoprire gli altri. Questo non è un prezzo che si paga per cui poi si dice: ‘Ora sono a posto’. Qualche volta capita che si dica: ‘Ma io ho già fatto abbastanza!’. In realtà quando uno vuole bene si accorge di quanto ha voglia di fare ancora di più”. “È contento di quello che ha fatto, ovviamente, perché nella misericordia c’è sempre una pienezza, una sazietà, ma allo stesso tempo c’è anche il desiderio che questo cresca, aumenti e resti”. Interrogato sulla prossima visita del Papa, Zuppi ha affermato che Bologna si sta preparando “con grande gioia, con una grande aspettativa e una grande attesa che certamente aumenterà nelle prossime settimane”.

Migranti: Link 2007, “aprire centri di transito sicuri in Libia con agenzie umanitarie e Onu”

Thu, 2017-08-17 16:00

“Aprire centri di transito sicuri in Libia. Le agenzie delle Nazioni Unite e le organizzazione umanitarie devono agire subito”. Lo chiede oggi la rete di Ong Link 2007, denunciando il “perdurante disinteresse sulla sorte di decine di migliaia di migranti in Libia, uomini, donne e bambini in condizioni di semi schiavitù, detenuti e vessati da bande criminali senza alcun senso della vita umana, spesso colluse se non confuse con le stesse forze che dovrebbero garantire ordine e protezione”. “Comprensibili ragioni di sicurezza hanno impedito finora la creazione in Libia di centri protetti per accogliere i migranti e impedire che continuino sfruttamento, abusi, traffici criminali – osserva Link 2007 – . Questa prudenza deve oggi essere superata”. La rete di Ong ricorda che spesso l’Unhcr (Alto Commissariato per i rifugiati), si è trovato in situazioni con gravi rischi per la sicurezza degli operatori umanitari “ma è sempre riuscito a trovare il modo per esserci, per accogliere e proteggere decine, centinaia di migliaia di persone. In Libia è giunto il momento per superare ogni titubanza”. “Si tratta di dare vita a centri aperti – suggerisce -, rispettosi della libertà di movimento delle persone ma sicuri ed accoglienti per tutti coloro che necessitano di protezione, assistenza, orientamento e sostegno nell’individuazione di decisioni a conferma del proprio progetto migratorio o alternative ad esso”. Centri in cui dovrà essere fornita “assistenza sanitaria, protezione, con particolare attenzione ai minori, alle donne, ai traumatizzati dalle violenze subite, ricongiungendo i nuclei familiari”, aiutando i migranti “nell’identificare i bisogni e le aspettative, offrire consulenza, orientamento, sostegno nell’individuazione e realizzazione delle possibili scelte: dalla permanenza in Libia di fronte a reali occasioni di lavoro, al ritorno dignitoso e assistito nei Paesi di origine, alla verifica delle condizioni per la richiesta di protezione internazionale, nel rispetto di ogni altra autonoma libera scelta. L’importante è toglierli dalle mani dei loro aguzzini”.

Ricollocazione reliquia don Bosco: don Attard (consigliere), “grazie a carabinieri per impegno in ricerca e a servizio dell’uomo”

Thu, 2017-08-17 15:46

“Profonda gratitudine all’Arma dei carabinieri per il suo impegno” nella ricerca della reliquia di san Giovanni Bosco, trafugata lo scorso 2 giugno e ritrovata una decina di giorni dopo. Ma anche per “la convergenza tra l’impegno dell’Arma e il nostro di salesiani” sul territorio “al servizio dell’uomo”. Ad esprimerla in un’intervista al Sir è don Fabio Attard, maltese, consigliere generale per la pastorale giovanile, presente ieri alla ricollocazione della reliquia nella basilica del Colle Don Bosco. Don Attard si sofferma anche sulla “simpatia e convergenza” che don Bosco suscita in ogni ambiente e torna con il pensiero all’Arma dei carabinieri che “non solo promuove il buon ordine ma anche i valori umani”. “La convergenza tra l’impegno dell’Arma e il nostro impegno di salesiani per il sociale sul territorio – afferma – questo mettersi insieme in un’azione comune, anche se con modalità diverse, al servizio dell’uomo avendo a cuore il suo bene, è una luce in quello che potrebbe sembrare uno scenario senza speranza”. “Una dimensione – osserva – che questo evento così triste ha fatto emergere e che noi diamo normalmente per scontata”.
A motivare la scelta del 16 agosto per la ricollocazione, spiega ancora, è stata la coincidenza con la conclusione del “Confronto Mgs 2017” al quale hanno partecipato 250 giovani animatori del Movimento giovanile salesiano (Mgs) provenienti in maggioranza dall’Europa ma anche da Siria, Libano, Egitto, Palestina, Giordania”. Un raduno che si svolge ogni quattro anni e si chiude sempre il 16 agosto, “compleanno del nostro padre don Bosco, quest’anno il 202°”.

Burundi: Acat Italia (rete cattolici contro tortura) chiede liberazione proprio attivista Germain Rukuki

Thu, 2017-08-17 15:20

Anche Acat Italia, la rete dei cattolici contro la tortura, si unisce all’appello lanciato da Fiacat e Acat Burundi per la liberazione di Germain Rukuki, ex responsabile finanziario di Acat Burundi arrestato arbitrariamente da elementi del National intelligence service lo scorso 13 luglio. Dopo un periodo detentivo durato 14 giorni, durante i quali Rukuki non ha avuto la possibilità di parlare con un avvocato, il 26 luglio 2017 è stato trasferito nella prigione di Ngozi. Il 1°agosto Rukuki è stato sentito dal sostituto procuratore generale Adolphe Manirakiza noto per la sua attività legata a dossier di natura politica. “Siamo anche noi convinti che le accuse mosse nei confronti di Germain Rukuki, ovvero ‘minaccia alla sicurezza dello Stato’ – precisa Acat Italia -, siano solo un pretesto per contrastare l’impegno in difesa della libertà e dei diritti umani svolto anche all’interno di Acat”. La stessa Acat ha visto bloccare le proprie attività da parte delle autorità burundesi già nel novembre del 2013 per poi essere sciolta definitivamente il 28 dicembre del 2016. Alla luce di questi fatti Acat Italia chiede la “liberazione immediata e incondizionata di Germain Rukuki facendo appello al governo del Burundi e agli attori internazionali che hanno il potere e la possibilità di intervenire”.

Terremoto: i primi volontari europei a Norcia per aiutare la ricostruzione

Thu, 2017-08-17 14:17

Arriva oggi a Norcia il primo gruppo di volontari del “corpo europeo di solidarietà” per aiutare nella ricostruzione le comunità colpite dal terremoto di un anno fa. Sono 16 giovani volontari che partecipano al progetto “Gioventù europea per Norcia” guidato dall’organizzazione italiana “Kora”. Contribuiranno a ricostruire gli edifici storici gravemente danneggiati dal terremoto, fra i quali la Basilica di San Benedetto e il monastero dei Benedettini. Collaboreranno inoltre con i giovani e gli anziani di Norcia, organizzando seminari, attività all’aperto e manifestazioni culturali. “Meno di un anno dopo l’annuncio del presidente Juncker  – ha detto Tibor Navracsics, Commissario per l’Istruzione, la cultura, i giovani e lo sport -, il corpo europeo di solidarietà è già pienamente operativo e fornisce assistenza a coloro che ne hanno bisogno. Norcia e i suoi cittadini hanno sofferto molto. Sono fiero dei giovani europei che con la loro solidarietà stanno aiutando questa comunità a riprendersi”. Navracsics verrà a Norcia per visitare i progetti e incontrare i volontari e le autorità locali il 4 e 5 settembre. I volontari provengono da Austria, Francia, Grecia, Ungheria, Portogallo e Spagna. A settembre altri membri del corpo europeo di solidarietà prenderanno parte agli altri due progetti, guidati dall’organizzazione Arcs-Arci Culture Solidali e dal Comune di Pescara. Saranno in totale 230 i membri del corpo europeo di solidarietà che sosterranno le comunità italiane terremotate fino al 2020. Il finanziamento di questi progetti è di 790.000 euro. Dall’avvio il 7 dicembre 2016, oltre 34.000 giovani hanno aderito al corpo europeo di solidarietà. Nel marzo di quest’anno è iniziato il partenariato con le organizzazioni: da allora sono stati contattati circa 15.000 partecipanti e accettate 700 richieste. L’obiettivo è raggiungere 100.000 partecipanti entro la fine del 2020. Il 30 maggio 2017 la Commissione ha presentato una proposta per dare stabilità al corpo europeo di solidarietà, stanziando 341,5 milioni di euro per il periodo 2018-2020. La Commissione ha inoltre proposto di ampliare le opportunità per i giovani: oltre al volontariato, ai tirocini e ai collocamenti al lavoro, in futuro il corpo europeo di solidarietà darà ai partecipanti anche la possibilità di creare progetti di solidarietà personalizzati o di aderire come gruppo di volontariato. La proposta di regolamento dovrà ora essere adottata dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di entrare in vigore.

Migranti: esperti Onu contro codice di condotta e piano d’azione Ue, “spostare frontiera in Libia vìola diritti umani”

Thu, 2017-08-17 13:50

L’Unione europea “sta cercando di spostare la frontiera in Libia” utilizzando una politica che violerà i diritti umani”: è la denuncia di due esperti delle Nazioni Unite, che esprimono oggi “serie preoccupazioni” per la nuova politica della Commissione europea sui salvataggi nel Mediterraneo. “Il nuovo piano d’azione proposto dall’Ue, compreso il codice di condotta per le organizzazioni umanitarie che si occupano di salvataggi in mare – hanno dichiarato il relatore speciale sui diritti umani degli immigrati Felipe González Morales e il relatore speciale sulla tortura Nils Melzer – viola le norme internazionali e mette a rischio la vita di molte persone, condannandole ad affrontare ulteriori violazioni dei diritti umani in Libia”.  Il codice di condotta, elaborato dall’Italia con il sostegno di Bruxelles, ricordano gli esperti Onu, “fa parte di un più ampio piano dell’Ue per ridurre la pressione degli sbarchi”. “La soluzione non è limitare l’accesso alle acque internazionali o sparare contro le imbarcazioni, come più volte minacciato dalla Libia – affermano -. Ciò comporterà più morti in mare ed è in contrasto con l’obbligo di salvare le persone in difficoltà”. Gli esperti esprimono “preoccupazione” per l’intenzione della Commissione europea di “spostare i confini europei in Libia”. Secondo il diritto internazionale, ribadiscono, “i migranti dovrebbero essere autorizzati a sbarcare nel porto più vicino dove la loro vita e la loro libertà non è minacciata, ricevendo informazioni, cure e giusto trattamento in merito alle loro richieste di asilo”. “La Libia non può essere considerata un luogo sicuro dove sbarcare – sottolineano – e la politica dell’Ue sta negando questo fatto. I migranti intercettati dalla guardia costiera libica affronteranno un periodo di detenzione indefinito in condizioni terribili e disumane, a rischio di morte, tortura ed altre gravi violazioni dei diritti umani”.  Secondo gli esperti è fondamentale per l’Ue e la Libia “avere a disposizione più navi di salvataggio europee sulle coste della Libia”. “È giunto il momento di affrontare il problema reale, cioè l’impatto sproporzionato delle migrazioni su Stati membri come l’Italia e la Grecia – ribadiscono -, trasferendo migranti e rifugiati in tutti i Paesi membri di Schengen, anziché sostenere misure che spingono ulteriormente alla migrazione e aumentano le sofferenze“. A loro avviso gli Stati europei dovrebbero “ampliare il sistema dei visti e fornire ulteriori opzioni per il reinsediamento dei rifugiati, la protezione temporanea, il ricongiungimento familiare, il lavoro, i residenti, i pensionati e gli studenti, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, per fare in modo che i migranti non siano più costretti ad intraprendere questi viaggi mortali “.

Papa Francesco: “Nulla vi impedisca di testimoniare l’infinita bontà e misericordia del Padre”

Thu, 2017-08-17 13:20

“Nulla vi impedisca di vivere e crescere nell’amicizia del Padre Celeste e di testimoniare a tutti la sua infinita bontà e misericordia”. È il tweet pubblicato oggi da Papa Francesco sull’account Twitter @Pontifex, seguito da oltre 35 milioni di follower.

Nulla vi impedisca di vivere e crescere nell’amicizia del Padre celeste, e di testimoniare a tutti la sua infinita bontà e misericordia.

— Papa Francesco (@Pontifex_it) August 17, 2017

R. D. Congo: Msf, oltre 1 milione di bambini vaccinati contro morbillo

Thu, 2017-08-17 13:19

Per far fronte all’epidemia di morbillo che dilaga in Repubblica democratica del Congo (Rdc), Medici senza frontiere (Msf) ha vaccinato oltre un milione di bambini attraverso una campagna di vaccinazione durata nove mesi, a supporto del Ministero della Salute. Da novembre 2016, le équipe di Msf hanno inoltre curato più di 41.000 bambini colpiti dalla malattia nelle province di Maniema, Lomami, Tanganyika, Ituri, Sud Kivu ed Equateur. Il morbillo è una malattia estremamente contagiosa e si trasmette per via aerea da persona a persona tramite starnuti e colpi di tosse. Colpisce soprattutto i bambini di età inferiore ai cinque anni e può risultare mortale in caso di complicanze e in mancanza di terapie adeguate. Affinché il vaccino sia efficace e impedisca il ripetersi continuo di epidemie, il 95% dei bambini di età compresa tra i sei mesi e i 15 anni deve essere vaccinato. “Con la mia équipe volevamo raggiungere una particolare zona della provincia dell’Equateur, a circa 20 km da Bolomba”, dichiara Faustin Igulu, responsabile della promozione sanitaria di Msf. “Siccome non ci sono strade, abbiamo usato delle motociclette. Per attraversare i fiumi abbiamo dovuto sollevare le moto, i frigoriferi portatili contenenti i vaccini e tutto il resto delle attrezzature necessarie su tavole di legno. Quando i sentieri sono diventati troppo stretti, abbiamo lasciato le moto e camminato per ore attraverso la foresta”. “Tutti questi sforzi sono necessari”, prosegue Igulu. “Le lunghe distanze per raggiungere le strutture sanitarie, la mancanza di risorse economiche per permettersi le terapie, l’uso di rimedi tradizionali sono fattori di rischio particolarmente elevati che compromettono la salute dei bambini in queste zone. Ecco perché facciamo tutto ciò che possiamo per raggiungere i villaggi e gli insediamenti più lontani, dove i bambini altrimenti non avrebbero accesso ai servizi sanitari o ai vaccini”. Msf invita il Ministero della Salute, le organizzazioni internazionali e i donatori ad aumentare rapidamente la loro risposta alle numerose epidemie di morbillo nel Paese.

 

Sierra Leone: Unicef, “disastro senza precedenti. 109 bambini morti e 3.000 sfollati”

Thu, 2017-08-17 13:03

Quello che sta accadendo in Sierra Leone (uno dei Paesi più poveri e dimenticati del pianeta), a causa di frane e alluvioni, è “un disastro senza precedenti”. Lo dichiara Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef Italia: “3.000 persone hanno perso le proprie case, sono costrette a vivere terrorizzate ai bordi delle strade tra fango e melma. E’ diffcile stabilire il numero dei morti. Sappiamo purtroppo che hanno perso la vita oltre 109 bambini ma è una cifra che potrebbe drammaticamente raddoppiare nelle prossime ore”. L’Unicef, già presente nel Paese, è in queste ore in prima linea per fornire sostegno alla popolazione attraverso acqua, aiuti di ogni genere e protezione per i tanti bambini rimasti senza genitori.

Caldo: Coldiretti, da clima anomalo 2 miliardi di danni. Per made in Italy controllare etichettatura di origine

Thu, 2017-08-17 12:20

Agosto bollente in Italia dove le temperature massime sono risultate superiori di 3,9 gradi la media mentre le precipitazioni sono risultate in calo del 62,3% con una crisi idrica di portata storica a livello nazionale. E’ quanto afferma Coldiretti sulla base dei dati Ucea relativi alla prima decade del mese che evidenzia una situazione di criticità diffusa sul territorio con nubifragi e grandine che hanno aumentato i danni portando le perdite a oltre 2 miliardi per coltivazioni e allevamenti. Un andamento climatico anomalo e siccitoso, come dimostra lo stato di difficoltà dei corsi d’acqua con il Po che a Boretto ha un livello idrometrico di -2,92 metri mentre lo stato di riempimento dei laghi va dal 42% per il Maggiore al 38,8% per quello di Coma fino al 25,6% per il Garda. Le colture più colpite sono cereali, pomodoro da industria, lattiero caseario, olio di oliva, ortaggi e legumi. Per quanto riguarda l’olio, Coldiretti invita a difendersi dalle contraffazioni facendo attenzione all’etichettatura di origine che obbligatoriamente indica l’origine sulle bottiglie di extravergine anche se in caratteri minuscoli e spesso nel retro delle bottiglie. “Privilegiare – precisa l’associazione – quelle che indicano 100% italiano, quelle a denominazione di origine o gli acquisti diretti dal produttore o nei mercati di campagna amica”. Il rischio di prodotto straniero spacciato per italiano è presente anche per il pomodoro da conserva. Attualmente l’etichettatura di origine è obbligatoria solo per la passata di pomodoro, ma Coldiretti chiede che venga estesa a tutti i derivati. Una esigenza che vale anche per il grano utilizzato per la pasta con la necessità di rendere immediatamente operativo il decreto interministeriale firmato dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e da Carlo Calenda che obbliga ad indicare in etichetta la provenienza del grano impiegato.

Economia: Becchetti, “debole ripresa ma serve maggiore attenzione a piccole e medie imprese”

Thu, 2017-08-17 12:00

“Con i tanti problemi che ha il Paese sul fronte delle diseguaglianze e della tenuta sociale non appare francamente una priorità discutere dell’ abolizione della Tobin tax italiana”. Lo scrive l’economista Leonardo Becchetti nell’editoriale odierno del quotidiano “Avvenire”, intitolato “Strumenti per la ripresa”. Commentando i segnali di ripresa dell’economia, con la nuova stima del Pil annuale data a 1,5% di crescita, Becchetti osserva: “Sul fronte sociale non può non allarmarci il fatto che la ripresa avvenga tra luci e ombre, con indicatori come la qualità del lavoro che stentano a migliorare e che spiegano buona parte di proteste e disagi “. Secondo l’editorialista, “la ripresa sta debolmente facendosi strada ma permangono difetti strutturali molto importanti e da emendare urgentemente. Il Sistema Italia continua a essere indietro quanto a lacci e lacciuoli”. Per Becchetti, paghiamo inoltre “un divario fondamentale, verso Paesi come gli Stati Uniti ad esempio, quanto ad attenzione a ciò che serve per la crescita delle piccole e medie imprese e delle imprese artigiane che sono l’ossatura del nostro sistema produttivo e la parte che sta soffrendo oggi di più perché ancora non abbastanza internazionalizzata”. Un problema strutturale su cui il lancio dei Pir (piani individuali di risparmio) “ha cercato di intervenire” per  quanto riguarda “una delle dimensioni fondamentali”, ovvero” l’accesso alle fonti di finanza esterna”. Con il grave limite però di “puntare solo sulle medie imprese quotate”. Per Becchetti è invece urgente che quei fondi “vengano usati per partecipazioni in fondi chiusi che investano in capitale di rischio rivolgendosi (con tutte le protezioni e garanzie del caso) alla vastissima platea delle piccole e medie imprese non quotate”.

Sud Sudan: Oxfam, un milione di profughi in Uganda. “Arrivati solo 17% degli aiuti”

Thu, 2017-08-17 11:45

Un milione di sud sudanesi ha trovato rifugio in Uganda, una “crisi migratoria gravissima, di fronte alla quale l’Uganda potrebbe arrendersi: solo il 17% dei 673 milioni di dollari richiesti quest’anno dall’Onu è arrivato nel Paese”: lo denuncia oggi Oxfam,  citando i dati dell’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati). “I sud sudanesi continueranno a scappare dal loro Paese, sconvolto da una guerra brutale, in cerca di protezione, cibo e acqua – ha detto Paolo Pezzati. Policy advisor di Oxfam Italia, – I paesi confinanti e la comunità internazionale devono tener fede all’impegno di riportare le parti in conflitto a un tavolo negoziale. Fino ad allora, nessun sud sudanese potrà tornare a casa e sarà costretto a dipendere dagli aiuti umanitari”. Oggi la politica di accoglienza dell’Uganda consente a un milione di rifugiati di trovare un luogo sicuro in cui vivere. Eppure, tra i Paesi ospitanti, l’Uganda è tra quelli che ricevono meno fondi. “L’Uganda è un Paese povero, ospita una popolazione di rifugiati che è la terza più numerosa al mondo. Se i Paesi donatori non interverranno con urgenza per colmare il gap negli aiuti, l’Uganda potrebbe non farcela più a sostenere il peso di questa immane crisi”. L’86% dei rifugiati sono donne e bambini, che è necessario proteggere da torture, maltrattamenti, stupri e fame. L’Uganda ospita anche profughi provenienti da Repubblica democratica del Congo, Burundi e Repubblica Centrafricana.

Caso Regeni: Redaelli, “normalizzazione relazioni” può “favorire il lavoro della nostra magistratura”

Thu, 2017-08-17 11:23

“Il dolore e la rabbia della famiglia Regeni per la decisione del governo di far ritornare il nostro ambasciatore al Cairo sono ben comprensibili e umanamente condivisibili”, ma si è trattato di “una scelta attesa e finanche logica: è davvero importante recuperare un rapporto pieno con il più importante Stato della sponda sud del Mediterraneo, soprattutto oggi, con la partita libica sempre più intricata – che vede l’ Egitto giocare un ruolo di primissimo piano – e con l’ evoluzione della gestione del problema migranti”. Ad affermarlo, in un commento su “Avvenire” di oggi è Riccardo Redaelli, secondo il quale “non è assolutamente detto che il pieno ristabilimento delle normali relazioni diplomatiche voglia significare la fine della ricerca della verità da parte italiana. Anzi, proprio la normalizzazione può favorire il lavoro della nostra magistratura”. Ben consapevoli che “più si sale nell’ accertamento delle responsabilità e più diventerà difficile riuscire a trovare riscontri e prove. Prove, addirittura esplosive, che secondo un articolo del ‘New York Times’ i nostri vertici politici avrebbero da tempo, fornite dall’ Amministrazione Obama”.  “È quindi il ritorno del nostro ambasciatore in Egitto semplice ‘realpolitik’? – l’interrogativo posto da Redaelli – Sì, se questo significa accettare una resa vergognosa sul caso Regeni. No, se la nostra magistratura continuerà invece a lavorare, come sta facendo con una (apparente?) crescente collaborazione delle autorità giudiziarie locali”.

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