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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 28 min 41 sec ago

Nubifragio Livorno: mons. Giusti, “perché nessuno è stato avvertito del rischio esondazione? La gente aspetta risposte”

Mon, 2017-09-11 15:40

“Perché si è tombato, ossia coperto, un torrente senza rispettare il suo corso idrologico? Perché nelle aree di golena si è permesso di costruire? Perché le autorità preposte non hanno avvertito le popolazioni che potevano essere a rischio?”. Mons. Simone Giusti, vescovo di Livorno, in un’intervista al Sir fa sue le domande che in queste ore si stanno sollevando dalla popolazione colpita dal violento nubifragio che nella notte tra sabato e domenica ha flagellato il capoluogo toscano causando sei vittime e due dispersi. “Il problema di fondo – sottolinea – è che la zona colpita era vicino ad un torrente. Le persone sono arrabbiate e fanno molte domande alle quali occorrerà dare risposta”. Anzitutto “perché ‘Fiumi e Fossi’, l’organismo provinciale che ha il compito di monitorare fiumi e fossi e controllare gli argini, sempre solerte nell’inviarci le cartelle dei pagamenti, non ci ha avvertito del rischio esondazione? Nessuno è stato messo in guardia o invitato a lasciare la propria casa per mettersi in salvo”. Secondo le ricostruzioni, la pressione dell’acqua del torrente Ardenza ha distrutto l’argine confinante con la villetta del primo Novecento nella quale sono stati travolti da un’ondata di acqua e fango un bambino, i suoi genitori e il nonno. “E’ assurdo – osserva il presule – che sia stato ‘tombato’ un corso d’acqua senza procedere al rafforzamento dell’argine. Quando venne costruita la villetta ai primi del Novecento, il torrente non era tombato (incanalato sotto costruzioni, strade e piazze, ndr)”. La procura di Livorno ha aperto un’inchiesta per disastro colposo. “Nessuno è stato messo in guardia o invitato a lasciare la propria casa per mettersi in salvo – ribadisce il presule -. La magistratura dovrà indagare e la gente aspetta risposte”.

Nubifragio Livorno: mons. Giusti, “grazie a Presidenza Cei per vicinanza e aiuto”. Gente “molto spaventata”

Mon, 2017-09-11 15:36

“Desidero ringraziare di cuore il cardinale Gualtiero Bassetti, che mi ha chiamato, ed anche mons. Nunzio Galantino per la loro vicinanza e per il milione di euro immediatamente stanziati per i primi interventi con i quali stiamo già rispondendo alle prime necessità”. Esordisce così mons. Simone Giusti, vescovo di Livorno, intervistato dal Sir all’indomani del violento nubifragio che nella notte tra sabato e domenica ha flagellato la città. Appresa la notizia, la Presidenza della Cei, esprimendo vicinanza alla popolazione colpita, ha infatti stabilito immediatamente lo stanziamento di un milione di euro dai fondi dell’8xmille per far fronte alla prima emergenza. Sei morti e due dispersi dei quali sono ancora in corso le ricerche il tragico bilancio del nubifragio. “La gente – racconta il presule in attesa della Protezione civile che lo accompagnerà per un nuovo sopralluogo nelle aree colpite, dopo quello effettuato ieri per una prima ricognizione dei danni e per dare conforto alle persone coinvolte – è molto spaventata”.  Ora “le persone non hanno più il coraggio di andare a dormire per il timore che l’evento possa ripetersi”. Ieri, “come è prevedibile nella prima emergenza, i soccorsi erano un po’ disarticolati”. La Caritas ha attivato subito i volontari per la distribuzione di cibo, acqua, torce elettriche per la notte”. Grazie al milione stanziato dalla Cei, sarà possibile iniziare subito i lavori per “rimettere in sesto” una scuola materna cattolica e la chiesa e la canonica della parrocchia Nostra Signora di Lourdes in Collinaia devastate dal nubifragio, il cui “parroco è riuscito a mettersi in salvo, grazie a Dio”, dice il presule. A subire danni anche il Santuario mariano di Montenero per il quale Giusti riferisce di avere allertato la Sovrintendenza ai beni culturali. “Ieri non è stato possibile celebrare alcuna Messa”, conclude auspicando di poter “ripartire” domenica prossima.

Giovanni XXIII: Ordinariato militare, domani consegna bolla pontificia con nomina a patrono dell’Esercito italiano

Mon, 2017-09-11 15:28

“Domani, martedì 12 settembre, alle ore 15 presso la Biblioteca Centrale di Palazzo Esercito in Roma, l’Ordinario Militare per l’Italia, mons. Santo Marcianò, consegnerà al capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Danilo Errico, la Bolla Pontificia di San Giovanni XXIII Papa quale Patrono dell’Esercito italiano”. Lo rende noto in un comunicato l’Ordinariato militare. “Nel corso della cerimonia – aggiunge la nota – alcuni studiosi relazioneranno su tempi e motivazioni che hanno condotto a proclamare san Giovanni XXIII celeste patrono presso Dio dell’Esercito italiano”.

Germania-Polonia: mons. Schick su riconciliazione tra i due Paesi, “buoni risultati ottenuti non vanno compromessi”

Mon, 2017-09-11 15:17

“La riconciliazione è una parola che definisce i rapporti tedesco-polacchi da più di un quarto di secolo. Questo successo enormemente importante è coltivato da entrambe le parti grazie agli sforzi di politici e innumerevoli persone di buona volontà. Siamo però consapevoli che ciò che è stato raggiunto può essere facilmente annullato da decisioni imprudenti e persino da parole frettolose”. Comincia così il messaggio sottoscritto l’8 settembre scorso dai vescovi del Gruppo di contatto tra la Conferenza episcopale tedesca e quella polacca, che fa riferimento agli attuali contrasti tra i governi dei due Paesi e li invita a portare avanti uno “stile di politica per la pace”. “Il messaggio è per noi, vescovi tedeschi, esortazione e invito a ricordarci l’eredità comune dell’incontro di riconciliazione e di pace degli anni ’60”, scrive oggi l’arcivescovo di Bamberga Ludwig Schick, presidente del Gruppo di contatto. “Da decenni è nostra preoccupazione promuovere la riconciliazione e la pace” tra i due Paesi e “abbiamo fatto buoni progressi”, al punto che anche la politica riconosce “che le Chiese l’hanno preceduta nel processo di pace tra le nostre nazioni”. Per questo le Chiese si sentono oggi “in dovere e in diritto di sottolineare che questi risultati non devono essere compromessi”, perché i cittadini lo vogliono, ne hanno bisogno e perché se “Germania e Polonia, nel cuore dell’Europa, vivono in pace”, contribuiscono “alla stabilità di tutta l’Europa ed è un segno di speranza”.

Diocesi: mons. Pompili (Rieti), “terremoto una sciagura, ma ci ha fatto ritrovare la solidarietà di tanti. Più di 300 giovani da tutta Italia si sono alternati nell’area del cratere”

Mon, 2017-09-11 14:59

“Andare all’essenziale, rinnovarsi, coinvolgersi”: sono le tre direttrici tracciate dal vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, al termine dell’incontro pastorale diocesano, svoltosi dall’8 al 10 settembre a Contigliano (Rieti), sul tema “In cammino al passo dei giovani”. Per il vescovo “andare all’essenziale significa ascoltare i giovani” come insegna la Bibbia dove “è sempre a partire dall’interrogazione del figlio che il padre diventa tale. Un conto infatti è essere genitore e un conto è diventare padre. Il figlio è colui che interroga, che mette il padre in condizione di parlare a sua volta”. Per saper rispondere agli stimoli che l’ascolto della gioventù suscita, la strada è quella del “rinnovarsi” che implica “ringiovanirsi anche noi. Ma non con tecniche di maquillage o make-up, ma facendo con spirito nuovo le cose di sempre”. E le cose di sempre da rinnovare sono, per il vescovo, “una catechesi più personalizzata. Quello che rimane a un giovane è la figura educativa di riferimento: più che di metodo e tecnica, dunque, è questione di stile nell’educare i ragazzi”. Poi, “una liturgia più viva, coinvolgente, popolare e non clericale; un momento di bellezza, di emozione interiore, di silenzio profondo”. E poi “una carità più condivisa. Il terremoto è stata una sciagura, ma ci ha fatto ritrovare la solidarietà di tanti. Più di 300 giovani da tante parti di Italia si sono alternati nell’area del cratere. Ma noi reatini – ha sottolineato il vescovo – dobbiamo evitare di restare in finestra. Il progetto di Casa Futuro ad Amatrice deve porsi come una realizzazione da far crescere insieme come occasione per sperimentare forme di volontariato e di cooperazione”. Terzo impegno, quello di “coinvolgersi: ce ne torniamo a casa con una persuasione. Le cose non cambiano se non ci si coinvolge, sporcandosi le mani. C’è bisogno di fare proposte. Ma ci vogliono persone pronte a perdere tempo e a uscire dall’isolamento. C’è spazio per tutti. E per ogni età”. Chiaro il riferimento a clero, religiosi, insegnanti e tutte le figure educative. E occorre, ha ribadito mons. Pompili, “ mobilitare le famiglie e la Chiesa con loro. Solo insieme si riuscirà a smuovere le generazioni più giovani”. Infine l’esortazione del vescovo, modulata sulle parole di Adriano Celentano di qualche anno fa, “lento o rock”: “Il contrario di lento non è veloce, ma è rock. Non dobbiamo inseguire i giovani sulla loro frequenza iperveloce della rete. Ce lo chiedono loro stessi. Sono già abbastanza confusi di loro. Ci è chiesto di essere ‘pietre’, cioè solidi e, nello stesso tempo, affidabili. Questo è il cammino che ci attende. A figli assenti corrispondono educatori assenti. A figli presenti corrispondono educatori non lenti e neanche veloci, ma rock, cioè consapevoli che quello che abbiamo è solo quello che riusciremo a trasmettere a chi verrà dopo di noi”.

Myanmar: Msf, “almeno 290.000 rifugiati Rohingya in Bangladesh, mai visto nulla di simile”

Mon, 2017-09-11 14:40

Sale a 290.000 il numero di rifugiati Rohingya che scappano in Bangladesh dalla violenza nello Stato di Rakhine, in Myanmar, ed hanno urgente bisogno di assistenza, mentre si aggrava la già disastrosa situazione umanitaria lungo il confine. Medici senza frontiere (Msf) sta ampliando il proprio intervento, ma serve un aumento dell’assistenza su larga scala. Questa cifra – che si somma alle 75.000 persone arrivate da quando la violenza è iniziata, a ottobre 2016 – rappresenta uno dei più grandi afflussi di Rohingya in Bangladesh. La maggior parte dei nuovi arrivati risiede in baraccopoli già esistenti, in campi delle Nazioni Unite, in tre nuove baraccopoli che sono emerse di recente o nella comunità ospitante. Molti rifugiati sono però bloccati in terre di nessuno al confine con il Myanmar. Anche prima del più recente afflusso, molti rifugiati Rohingya in Bangladesh vivevano in condizioni di insicurezza, sovraffollamento e mancanza di igiene, con poca protezione dalle intemperie. “In tanti anni, non abbiamo mai visto nulla di simile”, dichiara Pavlo Kolovos, capo missione di Msf in Bangladesh. “Le nostre équipe vedono fiumi di persone che arrivano in condizioni terribili, molto traumatizzate e senza aver avuto accesso a cure mediche. Molti dei nuovi arrivati hanno bisogni medici seri, come ferite dovute alla violenza gravemente infette e complicazioni ostetriche in stadio avanzato. Senza un aumento del supporto umanitario, i potenziali rischi per la salute sono altissimi”.  Msf ha aperto un secondo reparto di degenza in una delle due cliniche esistenti nell’area di Kutupalong per far fronte all’aumento dei pazienti, grazie anche all’arrivo di nuovi infermieri, ostetrici e medici. Sta inoltre supportando i trasferimenti in altri ospedali, fornendo ambulanze attive 24 ore su 24 e ha installato alcuni punti per l’approvvigionamento di acqua potabile nell’insediamento di Kutupalong, dove ha anche distribuito beni essenziali, materiali per la costruzione di latrine e 7.500 saponette antibatteriche. Nonostante siano in corso alcune distribuzioni di cibo, molti rifugiati hanno ricevuto solamente delle razioni di biscotti secchi e preoccupa l’accesso all’acqua pulita.

Gioco d’azzardo: Caritas Roma, un nuovo sussidio di formazione e documentazione per parroci e animatori

Mon, 2017-09-11 14:22

“Gioco d’azzardo di massa e ruolo delle comunità”: è il nuovo sussidio promosso dalla Caritas di Roma per l’animazione parrocchiale sui rischi del gioco d’azzardo e il contrasto delle ludopatie. La pubblicazione – 64 pagine con dati, tabelle, grafici e testimonianze – disponibile online, descrive il gioco d’azzardo nei suoi aspetti sociali e normativi, considerando il fenomeno come uno dei prodotti della cultura consumistica e della mercificazione della vita. Ma fornisce anche “una strategia per affrontare le difficoltà che derivano dalla pratica dell’azzardo attraverso lo sviluppo e la cura delle relazioni autentiche, l’ascolto e la vicinanza e proponendo un cammino di revisione di vita da praticare nei gruppi e nelle comunità”. “Questo – si legge in una nota – è il percorso che Caritas Roma propone a quanti, laici e religiosi, vogliono impegnarsi nel combattere questa piaga sociale. Un percorso di vicinanza e ascolto comunitario per le persone che sviluppano un comportamento di azzardo problematico ovviamente non va mai disgiunto dagli interventi specialistici terapeutici e medici necessari”. Per questo, in appendice, vengono riportati i servizi che possono essere contattati per la cura del disturbo da gioco d’azzardo a Roma.
Commentando l’accordo approvato, lo scorso 7 settembre, dalla Conferenza unificata Stato-Regioni per il riordino del sistema del gioco d’azzardo in Italia, il direttore della Caritas di Roma, mons. Enrico Feroci, spiega: “Si tratta di un provvedimento che ci lascia insoddisfatti perché l’intero iter è il continuo richiamo a intese o convergenze, come fosse possibile tenere insieme istanze del tutto inconciliabili: quelle delle grandi società concessionarie che dai giocatori d’azzardo estraggono profitto; quelle dello Stato, che sulla tassazione del gioco d’azzardo fonda una quota esorbitante del proprio bilancio pubblico; quelle delle amministrazioni locali su cui si scaricano i costi, in primis socio-sanitari ma non solo, dell’offerta e del consumo di gioco d’azzardo; quelle della società civile ed ecclesiale, che rilevano sul campo, spesso direttamente nei volti delle persone e dei familiari colpiti da dipendenza, l’enormità delle ricadute di questo fenomeno”. Per mons. Feroci, “una legge che regolamenti il fenomeno non può essere promossa dal solo Ministero dell’Economia e delle Finanze, perché l’azzardo prima di essere una posta di bilancio è l’origine di gravi patologie che investono soprattutto le famiglie più vulnerabili. Per questo auspichiamo al più presto un coinvolgimento del Ministero della Salute”. Allo stesso tempo “si corre il rischio concreto che le concessioni di sale giochi e distribuzione di slot finiscano in mano a organizzazioni criminali per cui occorre coinvolgere nelle politiche quanti ogni giorno contrastano le mafie, come forze dell’ordine e magistrati”.
Per mons. Feroci “un accordo non può fondarsi sulle ambiguità. Per questo Caritas Roma continuerà a presidiare il dibattito sull’attuazione di queste misure perché ciò che si chiedeva al governo era un’inversione di tendenza sul gioco d’azzardo e l’inversione non potrà mai realizzarsi finché l’argomento sarà affrontato salvaguardando i profitti a discapito delle persone”.

Irlanda: Knock, 5mila partecipanti al pellegrinaggio dei nonni. Mons. Eamon Martin, “siete un link vitale nella catena” familiare

Mon, 2017-09-11 14:05

Sono stati oltre 5mila i partecipanti al pellegrinaggio 2017 dei nonni alla basilica di Nostra Signora di Knock, nella contea di Mayo, Irlanda. “Viviamo in un mondo connesso, tutto fatto di reti e link, ma a volte dimentichiamo che la famiglia è la più naturale delle reti, fatta di connessioni, e voi, miei cari nonni, siete un link vitale nella catena” ha detto l’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda, mons. Eamon Martin, nell’omelia. Essi “assicurano che la fede e i valori più importanti passino alle nuove generazioni” e insegnano che “siamo tutti parte di un pellegrinaggio antico”. “Anche se la famiglia è fatta di relazioni, può essere difficile creare connessioni in una generazione che può essere molto individualista, enfatizzando il tempo del ‘mio’”, quando invece bisogna creare spazi di “nostro”. Per i nonni può essere anche difficile mettere a disposizione la “saggezza e la sofferenza delle proprie esperienze di vita” e far notare “ciò che è giusto e sbagliato”: occorre invece farlo con “amore, tenerezza e misericordia” e non rinunciare ad aiutare figli e nipoti a “formare la propria coscienza”. “La Chiesa ha molto da imparare da voi”, ha detto mons. Martin, nel modo di “condividere le gioie, le paure e le preoccupazioni delle sue famiglie”. E ha concluso: “A nome dei figli e dei nipoti d’Irlanda, a nome della Chiesa, vi ringrazio dal profondo del cuore” perché “siete una parte importante delle nostre vite e ci tenete connessi con chi siamo come famiglia e come Chiesa”.

Ireland: Knock, 5 thousand people join the grandparents pilgrimage. Mgr. Eamon Martin, “you are a vital link in the” family chain

Mon, 2017-09-11 14:05

 

 

11 September 2017 @ 14:05

The people who joined the 2017 grandparents pilgrimage to the basilica of Our Lady in Knock, County Mayo, Ireland, were over 5 thousand. “We live in a connected world, where everything is made up of networks and links, but sometimes we forget that the family is the most natural network ever, made up of connections, and you, my dear grandparents, are a vital link in the chain”, the archbishop of Armagh and primate of Ireland, mgr. Eamon Martin, said in his sermon. They “make sure faith and the most important values are handed down to the new generations” and they teach that “we are all part of an ancient pilgrimage”. “Even if the family is made up of relationships, it may be difficult to create connections in a generation that can be very individualistic, that emphasises ‘my’ time”, when instead one should create “’our’” time. Grandparents can also find it hard to provide the “wisdom and pains of their own life experiences” and place emphasis on “what is right and what is wrong”: this should be done, instead, with “love, tenderness and mercy”, and one should not give up helping one’s children and grandchildren “acquire a conscience of their own”. “The Church has a lot to learn from you”, mgr. Martin said, in the way of “sharing the joys, fears and concerns of its families”. And he ended: “On behalf of the children and grandchildren of Ireland, on behalf of the Church, I thank you from the deep of my heart” because you “are an important part of our lives and keep us connected with who we are, as a family and as a Church”.

Giovanni XXIII: mons. Ricchiuti (Pax Christi), “il Papa della pace non può diventare patrono dell’esercito”

Mon, 2017-09-11 13:47

“Papa Giovanni XXIII è nel cuore di tutte le persone come il Papa Buono, il papa della pace, e non degli eserciti”. Così mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi Italia, contesta oggi la notizia della nomina di San Giovanni XXIII a patrono dell’esercito italiano, che secondo l’Ansa sarà ufficializzata domani, 12 settembre, in una celebrazione riservata nel Palazzo Esercito di via XX Settembre. L’ordinario militare per l’Italia, mons. Santo Marcianò, consegnerà la Bolla della Congregazione per il Culto divino al capo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen. Danilo Errico. “Come presidente della sezione italiana di Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace, mi sembra irrispettoso coinvolgere come patrono delle Forze Armate colui che, da Papa, denunciò ogni guerra con l’Enciclica ‘Pacem in terris’ e diede avvio al Concilio che, nella Costituzione ‘Gaudium et spes’, condanna ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi”, afferma mons. Ricchiuti. Per il presidente e tutto il movimento Pax Christi questa notizia è ritenuta “assurda” anche perché “l’Esercito di oggi, formato da militari professionisti e non più di leva, è molto diverso da quello della Prima guerra mondiale” ed è cambiato anche il modello di Difesa, “con costi altissimi (23 miliardi di euro per il 2017) e teso a difendere gli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi”. “Pensare a Giovanni XXIII come patrono dell’Esercito – sottolinea – lo ritengo anticonciliare anche alla luce della forte ed inequivocabile affermazione contenuta nella Pacem in Terris, ‘con i mezzi di distruzione oggi in uso e con le possibilità di incontro e di dialogo, ritenere che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace è fuori dalla ragione – alienum a ratione’. È ‘roba da matti’, per usare un’affermazione di don Tonino Bello, anch’egli presidente di Pax Christi fino al 1993”. Mons. Ricchiuti è certo che “questo sentire non sia solo di Pax Christi, ma di tante donne e uomini di buona volontà, a cui chiediamo di unirsi con ogni mezzo a questa dichiarazione per esprimere il proprio rammarico per una decisione che non rappresenta il ‘sensus fidei’ di tanti credenti che hanno conosciuto Giovanni XXIII o che ne apprezzano la memoria di quella ventata profetica che ha indicato alla Chiesa nuovi sentieri di giustizia e di pace”.

Festa di Avvenire: Monreale, sabato 16 incontro su “giustizia e bellezza” come antidoto “contro la corruzione e la mafia”

Mon, 2017-09-11 13:30

“Giustizia, corruzione e mafia”. Sono i temi su cui verterà l’incontro promosso sabato 16 settembre, alle ore 18, presso il palazzo arcivescovile di Monreale, in occasione della seconda edizione di “Avvenire… per passione! Festa”. A parlare durante l’incontro, presieduto dall’arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi, di “giustizia e bellezza” come antidoto “contro la corruzione e la mafia”, saranno l’arcivescovo Silvano Tomasi, nunzio apostolico e membro del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, Antonino Di Matteo, magistrato della Direzione nazionale antimafia, Vittorio V. Alberti, filosofo e direttore della rivista on line “Sintesi dialettica”.
L’incontro prende spunto dal libro edito da Rizzoli: “Corrosione. Combattere la corruzione nella Chiesa e nella società”, scritto dal card. Peter Kodwo Appiah Turkson con Vittorio V. Alberti, sul quale daranno la loro “testimonianza… dalla parte dei lettori” Sonia La Dolcetta, dottoressa in Legge, componente della Associazione culturale “Così, per… passione!”, e Giovanna Parrino, dottoressa in Antropologia culturale e presidente dell’Azione cattolica diocesana, componente del gruppo di collaboratori della Biblioteca “Ludovico II De Torres” del Seminario arcivescovile di Monreale. Coordineranno i lavori Lucia Bellaspiga, inviata di Avvenire, e Alessandra Turrisi, collaboratrice di Avvenire e del Giornale di Sicilia. È previsto un intervento di saluto di Piero Capizzi, sindaco di Monreale. A seguire “…Pulcherrimum in toto orbe terrarum”: visita alla cattedrale di Monreale tra visione e catechesi con don Nicola Gaglio, arciprete-parroco della stessa cattedrale.

Papa in Colombia: card. Chavez (San Salvador), “è emersa la Chiesa che Francesco sogna per l’America Latina”

Mon, 2017-09-11 13:11

(dall’inviata a Münster) Ciò che è emerso nel viaggio di Francesco in Colombia è “la Chiesa che il Papa sogna per l’America Latina”. Parla di un “viaggio emblematico” il card. Gregorio Rosa Chavez, vescovo ausiliare di San Salvador rispondendo, a margine dell’incontro internazionale “Strade di pace” in corso a Münster (Germania), rispondendo a una domanda sul viaggio del Papa in Colombia. “Quello che impressiona nei suoi discorsi è la visione globale della Chiesa che sogna. Lui vuole una Chiesa  che faccia parte della storia della gente, che consoli le ferite, le guarisca, le accarezzi, che percorra la strada per la pace”. A colpire il card. Chavez sono stati soprattutto i discorsi tenuti  a Medellin e a Cartagena: “Il Papa – dice  – ha dato alla Colombia le chiavi della riconciliazione: non si può fare a meno della verità ma non basta. Ci vuole verità, giustizia, perdono e misericordia. Le parole del Papa sono sicuramente difficili da applicare, ma sono l’unico modo per riconciliare il Paese. È stato un viaggio emblematico. Una parabola della Chiesa  che il Papa sogna in America Latina”. Francesco parla ma “il messaggio, in primo luogo, è  quello che lui è e, in secondo luogo, sono i gesti che compie. La Colombia è un Paese con tante difficoltà, ma il Papa è riuscito, tra ostacoli enormi, a parlare a tutto il paese. Ha parlato ad un Paese diviso e quello che ha detto è meraviglioso. Tutte le parole erano pensate e lui le ha dette. Sono una sintesi vitale della Chiesa che vive in questa terra”.

Mons. Romero: card. Chavez (Salvador), “importante preparare il popolo alla sua canonizzazione”. “Il Paese deve cambiare perché il Papa venga”

Mon, 2017-09-11 13:02

(dall’inviata a Münster) Il processo per la canonizzazione di mons. Romero è quasi completato, il miracolo sarà approvato, ma prima che la canonizzazione avvenga, “bisogna preparare il popolo a questo momento”. È il card. Gregorio Rosa Chavez, vescovo ausiliare di San Salvador (El Salvador), a parlare dell’ arcivescovo di San Salvador, ucciso il 24 marzo del 1980, mentre stava celebrando la Messa nella cappella di un ospedale, da un cecchino degli squadroni della morte, a causa del suo impegno nel denunciare le violenza della dittatura militare nel suo Paese. Il card. Chavez è a Münster, ospite della Comunità di Sant’Egidio, per partecipare all’incontro internazionale “Strade di Pace” che si è aperto ieri. Erano circolate diverse voci, poi smentite sulle date della canonizzazione dell’arcivescovo Romero e su un probabile viaggio di Papa Francesco in El Salvador. “Abbiamo parlato con Papa Francesco – dice parlando al Sir e alla Radio Vaticana – e abbiamo visto che era importante preparare il popolo a questo momento della canonizzazione. Cioè il popolo deve imparare a conoscere Romero e abbiamo bisogno di tempo. Il miracolo sarà approvato per quello che sappiamo. Ma ciò che più ci sta a cuore è che la figura di Romero sia conosciuta e imitata”. Il cardinale ricorda come parte del processo di preparazione del popolo le celebrazioni che si sono svolte questa estate in El Savador per i 100 anni della nascita di Romero. “Sono accadute cose incredibile, la gente chiedeva la pace, altri chiedevano perdono a Romero, altri esprimevano il proprio amore per Romero. È stata una esperienza che ha aperto porte di speranza, ha avuto un forte impatto e si farà ogni anno. Sarà qualcosa di permanente che apre una nuova tappa”. “Romero – afferma il card. Chavez – è il pastore che Papa Francesco vuole. Rappresenta la Chiesa che il Papa immagina, una Chiesa povera per i poveri. Dunque Romero è come una sintesi viva di quello che il Pontefice vuole per tutto il mondo. A me colpisce molto sentire il Papa parlare di Romero, della conoscenza che ha di lui. Sono due persone molto simili. Romero aveva uno sguardo universale proprio come Papa Francesco”. E sulla possibilità di un viaggio del Santo Padre in Salvador, il card. Chavez risponde: “Aspettiamo il Papa ma affinché venga c’è una condizione. Un Paese così violento come il nostro deve cambiare perché possa arrivare il Papa. Questa è la grande sfida quando parliamo di tale ipotesi, perché abbiamo una guerra, la gente soffre tantissimo e ingiustamente e abbiamo bisogno di una formula che ancora non abbiamo trovato. Siamo paralizzati. Non sappiamo come andare avanti. Questa è la nostra grande sfida ma anche la nostra grande chance: trovare nuove vie. È un debito che abbiamo come Chiesa , essere strumenti perché i nostri Paesi ritrovino vie di pace, di vita e non di morte”.

Maltempo: Caritas Livorno, attive due squadre di volontari “manca acqua, prodotti per l’igiene e indumenti”

Mon, 2017-09-11 12:46

“Servono bottiglie di acqua potabile, prodotti per la prima infanzia, per l’igiene personale, disinfettanti, indumenti per adulti e bambini, materiale scolastico”: la Caritas Livorno sta fornendo aggiornamenti via Twitter sulla situazione e le necessità durante il suo intervento dopo il nubifragio che ha sconvolto la città, con 6 persone morte e 2 dispersi. La Caritas è presente con due squadre di operatori e volontari e nel pomeriggio attiverà due punti di distribuzione aiuti in città. Al tempo stesso cerca volontari ed ha aperto una raccolta fondi.

*** FLASH ***

Necessarie bottiglie di acqua da bere.
Punto di raccolta: Caritas Torretta, Via delle Cateratte,… https://t.co/sxeJKUZ9ZQ

— Caritas Livorno (@caritaslivorno) September 11, 2017

#NEWS #Maltempo from #Caritas #Livorno #aggiornamento
*** IMPORTANTE *** pic.twitter.com/ZohYUpH25F

— Caritas Livorno (@caritaslivorno) September 11, 2017

Diocesi: Caritas Bolzano-Bressanone, un primo aiuto di 30mila euro per il Centro America colpito da terremoto e uragano

Mon, 2017-09-11 12:33

La Caritas di Bolzano-Bressanone, in diretto contatto con la rete internazionale Caritas, ha inviato un primo aiuto di 30mila euro dal fondo catastrofi per contribuire alle iniziative di aiuto in Messico e Haiti. Lo si apprende da una nota della Caritas altoatesina nella quale si fa il punto della situazione delle popolazioni della zona caraibica e messicana. Come si legge nella nota, “in Messico, mentre aumenta purtroppo il numero delle vittime del terremoto più forte mai registrato dal 1932, la situazione si fa di ora in ora più grave. Varie località nel sud del Paese sono ridotte a cumuli di macerie, senza luce elettrica, senza acqua potabile e con pochissimo cibo. Difficile è anche la viabilità”. “L’uragano Irma, invece, nella sua corsa con venti a 300 chilometri orari e piogge torrenziali verso e oltre la Florida, ha devastato e sta devastando vaste zone di Porto Rico, Repubblica Dominicana, Haiti, Isole dei Caraibi Orientali. Altri due uragani, José e Katia, stanno minacciando ora le stesse popolazioni”. In questi Paesi, così come in Messico, le Caritas locali hanno organizzato gruppi di emergenza e di volontari e l’apertura di centri di accoglienza. “Due – spiega la Caritas altoatesina – le linee di intervento principali: da un lato la fornitura di acqua potabile, prodotti per l’igiene, medicinali e dall’altro la distribuzione di aiuti alimentari”. La Caritas di Bolzano-Bressanone invita chi volesse contribuire a sostenere le iniziative di aiuto alle popolazioni del Centro America colpite in questi giorni a farlo con un’offerta attraverso i conti bancari intestati alla Caritas diocesana indicando la causale “Aiuto nelle catastrofi”.

Società sacerdoti san Giuseppe Cottolengo: don Carmine Arice è il nuovo superiore generale

Mon, 2017-09-11 12:14

È don Carmine Arice, attuale direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, il sedicesimo superiore generale della Società dei sacerdoti di san Giuseppe Benedetto Cottolengo e padre della Piccola Casa della Divina Provvidenza, di fatto il presidente di tutta l’Opera. La nomina è avvenuta nell’ambito del capitolo generale in corso a Torino. Secondo la procedura elettiva, i sacerdoti designano una terna che viene condivisa con il Consiglio generale delle suore e dei fratelli, quindi in seduta plenaria avviene l’elezione. Don Arice diventa così il sedicesimo successore del Fondatore. “Non me l’aspettavo – confida raggiunto telefonicamente al Sir -. Ero convinto, finito il capitolo, di tornare a Roma a riprendere il mio servizio”. “Oggi il momento che stanno vivendo la Chiesa e tutte queste opere di carità non è facile –riconosce -. In questi tempi, essere sempre in sintonia con il carisma della scelta dei più poveri richiede proprio una grazia speciale del Signore in cui confido. Sono inoltre rasserenato dalla comunione dei confratelli e delle consorelle che ho percepito forte e piena”. Con quali sentimenti si accinge ad assumere questo nuovo incarico? “Con fiducia nella Provvidenza, in obbedienza al Papa e a quello che ci sta chiedendo, in comunione con tutti i miei confratelli e con tutta la Piccola Casa. Soprattutto con umiltà perché ciò che dovrò fare è sproporzionato rispetto a quello che sono, e ponendomi nel solco dei miei predecessori: la grande volontà di cercare la volontà di Dio e il bene di questa Opera”.

11 settembre 2001: mons. Whalen (Staten Island), “in quei frangenti ho colto la forza che veniva dalla fede”

Mon, 2017-09-11 12:12

(New York) “Noi abbiamo perso tanti parrocchiani ma tra noi non c’era rabbia o scoraggiamento, anzi cercavamo di incoraggiare le persone, di contattare le famiglie per consentire ai dispersi di raggiungerle e riunirsi. In quei frangenti ho colto che la forza veniva come non mai dalla nostra vocazione cristiana, dalla fede”. È quanto racconta al Sir mons. Edmund Whalen, preside della scuola cattolica di Staten Island, dove hanno studiato pompieri e poliziotti che l’11 settembre 2001 hanno prestato i soccorsi a seguito dell’attentato alle Torri Gemelle del World Trade Center di New York. Whalen non dimentica “la risposta del quartiere alla tragedia”. “La nostra Chiesa – spiega – è diventata un ricovero per operatori sanitari, pompieri, polizia e tutti coloro che erano ingaggiati nelle azioni di primo soccorso”. “In tantissimi – aggiunge – hanno aperto le loro case per consentire una sosta o il riposo anche per i primi soccorritori” mentre “la nostra parrocchia” era “strapiena di gente venuta a pregare”. Nei giorni seguenti, poi, “c’era un sentimento unico che attraversava tutta la città ed era quello del prendersi cura”. “Ci sono state scene commoventi – continua – e non c’era rabbia o vendetta, ma un senso di unità, di responsabilità verso tutti, soprattutto verso chi aveva perso un genitore: era di loro che dovevamo occuparci e non sull’onda dell’emozione ma anche dopo, nel futuro”. Secondo il preside, “amare l’altro era l’unico modo di dare senso a quello che non aveva senso, era dare una risposta ad una perversione della religione, era confortare il frutto dell’odio e del male”.

11 settembre 2001: mons. Whalen (Staten Island), “proviamo a non dimenticare”

Mon, 2017-09-11 12:05

(New York) “L’11 settembre ha lasciato un marchio in ogni persona e c’è chi ha risposto con rabbia e chi invece ha trovato la fede. Noi proviamo a non dimenticare. Noi ricordiamo sempre i nomi degli ex allievi che sono morti quel giorno e li preghiamo”. È quanto racconta al Sir mons. Edmund Whalen, preside della scuola cattolica di Staten Island dove hanno studiato pompieri e poliziotti che l’11 settembre 2001 hanno prestato i soccorsi a seguito dell’attentato alle Torri Gemelle del World Trade Center di New York. Secondo mons. Whalen la lezione che dovremmo imparare da quella tragedia è “il potere dell’amore e dell’unità”. Anche per questo celebrerà l’11 settembre con “i ragazzi della Farrell, la mia scuola”. “Il rischio per loro – spiega – è che questo fatto diventi storia da manuale, senza possibilità che ne facciano esperienza, come i loro genitori o vicini”. Una messa e la lettura dei nomi delle vittime, “perché sentano – aggiunge – che è reale e non un evento estraneo”. Gli studenti, rivela, “alla fine spesso fanno domande vere e si meravigliano di quanto, in quei giorni, le persone hanno risposto e lavorato insieme per offrire solidarietà e aiuto”. Whalen nei giorni successivi alla tragedia trascorse diverso tempo e per più mesi “all’obitorio, un’enorme tenda bianca sull’East river, per pregare e benedire i brandelli di corpo che venivano portati” e per “stare vicino ai soccorritori”. “È stato un tempo lungo di perché”, ammette, ricordando che in tutti i soccorritori “c’era una fame di Dio, una sete di risposte a dubbi e domande, il desiderio di parlare da uomo a uomo e di gridare a Dio dove fosse”. “Rispondere a tutto quel male con il bene – osserva – ha cambiato il cuore di tanti ragazzi che erano lì, tanti si sono fatti domande, hanno riscoperto il valore della persona e la riverenza verso un Dio che si faceva trovare in quel presente perché non avevi altro”.

Uragano Irma: Unicef, “colpiti quasi 20mila bambini e adolescenti nelle isole dei Caraibi orientali”

Mon, 2017-09-11 11:55

L’Unicef sta mobilitando una risposta urgente per andare incontro ai bisogni dei bambini colpiti dall’uragano Irma, preparandosi al contempo all’arrivo dell’uragano José. Irma, il più potente uragano mai registrato nell’Oceano Atlantico, ha causato ingenti danni alle isole dei Caraibi orientali, con le isole di Barbuda e Anguilla tra le più colpite. Si stima che quasi 20.000 bambini e adolescenti siano stati colpiti su queste isole. “Siamo ancora lontani dall’avere un quadro completo dell’entità dei danni in tutta la regione”, ha dichiarato Khin-Sandi Lwin, rappresentante dell’Unicef per i Caraibi orientali. “I bambini e le famiglie, molti dei quali hanno perso la casa e hanno visto le loro comunità distrutte, si trovano ora di fronte a una seconda potente tempesta. La nostra priorità assoluta è garantire che siano sicuri e abbiano ciò di cui hanno bisogno prima dell’arrivo di José”. Venerdì il governo di Antigua e Barbuda ha dichiarato lo stato di emergenza a Barbuda con i 1.600 residenti dell’isola, tra cui 750 bambini, evacuati ad Antigua. A Barbuda, i servizi di elettricità e acqua non sono operativi mentre l’unica scuola dell’isola è stata danneggiata e le lezioni sono sospese. Ad Antigua, i rifugi sono preparati per gli sfollati e l’Unicef ha preposizionato gli aiuti umanitari nell’area. Altri 4.800 bambini sono stati colpiti dall’uragano ad Anguilla e 9.500 bambini nelle Isole Vergini. L’elettricità e i sistemi idrici sono stati danneggiati, le linee telefoniche interrotte e molte scuole distrutte. A Turks e Caicos, sono circa 10.000 i bambini colpiti. Le priorità dell’Unicef comprendono la fornitura di acqua potabile, sostegno psicosociale, riabilitazione delle scuole e istituzione di centri a misura di bambino. Gli aiuti d’emergenza preposizionati a Barbados e ad Antigua saranno rapidamente distribuiti, in coordinamento con le autorità nazionali. Includono tende, pastiglie per la purificazione dell’acqua e kit igienici per le famiglie sfollate.

Informazione religiosa: Premio “Giuseppe De Carli”, definita la giuria della quarta edizione

Mon, 2017-09-11 11:49

È stata definita la giuria che sarà impegnata a valutare i lavori partecipanti alla quarta edizione del Premio “Giuseppe De Carli”, promosso dall’omonima associazione per ricordare il vaticanista scomparso nel 2010. Ne faranno parte Filippo Anastasi, giornalista di Radio Rai, Luigi Bizzarri, responsabile Cultura e storia di Rai Tre, Fabio Colagrande, redattore di Radio Vaticana, Vania De Luca, presidente nazionale dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi), fra Raffaele Di Muro, docente della Pontificia Facoltà Teologica “San Bonaventura” – Seraphicum, Alessandra Ferraro, vicecaporedattore della Tgr Rai, Marta Ottaviani, giornalista de “La Stampa”, Paolo Rodari, vaticanista de “La Repubblica”, e Carla Rossi Espagnet, docente della Pontificia Università della Santa Croce. Il premio – si legge in una nota – è “rivolto a giornalisti (professionisti, pubblicisti, praticanti o corrispondenti esteri) che si occupano d’informazione religiosa, nei settori della carta stampata, dell’emittenza radiofonica, televisiva e dei nuovi media, in testate sia nazionali che estere”. Per la premiazione, che si terrà entro la fine dell’anno, è in programma, come in ogni edizione, una tavola rotonda “su una tematica di attualità per la professione e per lo specifico ambito dell’informazione religiosa”. Il premio è promosso con la collaborazione della Pusc e del Seraphicum, e gode del patrocinio del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, di Rai Vaticano, dell’Ucsi, della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc) e del Parco Nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema (Lu).

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