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Servizio Informazione Religiosa
Updated: 15 min 28 sec ago

Tumori: Rolfo (Tueamore onlus), piattaforma che incontra domanda e offerta solidale per assicurare possibilità di accesso a cure

Sat, 2017-05-27 13:00

“Assicurare reale possibilità di accesso alle cure oncologiche e garantire realmente a tutti i cittadini la possibilità della prognosi migliore possibile: aiutando così a debellare la cosiddetta tossicità finanziaria. L’unica cosa che conta è l’attenzione per gli ultimi”. Ugo Maria Rolfo, avvocato, presidente Tueamore Onlus, presenta l’omonima piattaforma alla tavola rotonda “Tra scienza, dedizione e normalità” nell’ambito del convegno di Scienza & Vita. “Tueamore” (nato da un gioco di parole fra “tumore” e “amore”) realizza l’incontro fra la “domanda” (malati oncologici e loro familiari che necessitano di spostarsi sul territorio nazionale per accedere a visite specialistiche, cure, indagini strumentali, interventi chirurgici nei luoghi di cura liberamente scelti) e l’offerta solidale (case d’accoglienza – religiose o laiche -, b&b, alberghi, case vacanze, agriturismi, case private) in modo da “ottimizzare l’organizzazione degli spostamenti e incentivare il paziente a riferirsi a centri di eccellenza, senza impedimenti economici”. Da Rolfo l’esortazione ad “essere operosi e al contempo solidali pensando alla propria vita senza rinunciare a prendersi cura degli altri”, almeno fino a quando le reti oncologiche saranno in grado di garantire a tutti l’accesso alle cure.

Tumori: Rinninella (Policlinico Gemelli), per medico e paziente sfida è “condivisione nella verità”

Sat, 2017-05-27 12:56

Per il medico e per il paziente oncologico “la sfida da vincere insieme”, che “fa bene a entrambi”, è “la condivisione nella verità”. Evitando “risposte scontate” ma allo stesso tempo “offrendo speranza” e guardandosi dal rischio, per il medico, dell’indifferenza “come scudo”; per il paziente, di “sfiducia e senso di abbandono”. Lo ha detto oggi Emanuele Rinninella, medico internista (Policlinico A. Gemelli, Università Cattolica Sacro Cuore, Roma), parlando alla tavola rotonda promossa nell’ambito del XV convegno nazionale e del XVII incontro delle associazioni locali di Scienza & Vita, sul tema “Rosso come l’amore. Accanto alla persona malata tra scienza, dedizione e normalità” che si concludono oggi a Roma. Descrivendo il proprio impegno nello sviluppo di progetti di collaborazione multidisciplinare con i reparti di chirurgia (protocolli Eras) che hanno come obiettivo la preparazione del paziente all’intervento e la rapida ripresa di alimentazione e mobilità, Rinninella si è soffermato sugli ambiti assistenziale, della ricerca, umano. Quest’ultimo, ha spiegato, comporta la presa in carico del paziente oncologico a vari stadi di malattia: “ambito molto delicato poiché coinvolge paziente e famiglia e mette a nudo fragilità e bisogni fisici, umani e spirituali, a cui spesso è necessario dare una risposta”. Domande che “spesso interrogano profondamente anche il medico”.

Papa a Genova: a clero e religiosi, “la diocesanità è la faccia del popolo di Dio”

Sat, 2017-05-27 12:50

“La diocesanità è la porzione del popolo di Dio che ha la faccia: nella diocesanità c’è la faccia del popolo di Dio. La diocesi ha fatto, fa e farà la storia”. Ne è convinto il Papa, che nella parte finale del discorso al clero e ai religiosi di Genova ha fatto notare che “tutti siamo inseriti nella diocesanità, e questo ci aiuta a far sì che la nostra fede non sia teorica ma sia pratica”. “Ogni carisma è un regalo per la Chiesa universale”, ha ricordato Francesco, ma “tutti i carismi nascono in un posto concreto, molto unito alla vita di quella diocesi concreta. Non nascono dall’aria. Poi il carisma cresce, cresce, cresce e ha un carattere molto universale, ma sempre con la radice nella diocesanità”. “Se diciamo francescani, quale posto ci viene in mente? Assisi”, l’esempio citato: “Questo ci insegna ad amare la gente nei posti concreti: la concretezza della Chiesa la dà la diocesanità. Questo non vuol dire uccidere un carisma, aiuta il carisma a farsi più reale, più visibile, più vicino. Quando l’universalità di un istituto religioso si dimentica di inserirsi nei posti concreti, delle diocesi concrete, quest’ordine religioso alla fine si dimentica da dove è nato. Si universalizza al modo delle Nazioni Unite. Non c’è quella concretezza della diocesanità. Istituti religiosi volanti non esistono: la radice è sempre la diocesi, e responsabile è il vescovo. Un carisma che abbia la pretesa di non prendere sul serio l’aspetto della diocesanità e si rifugia soltanto negli aspetti ad intra, lo porterà a una spiritualità autoreferenziale e non universale”. Altra parola chiave affidata ai religiosi: “disponibilità”, per “andare dove c’è più bisogno, più necessità”, verso “tutte le periferie, non solo quelle della povertà, anche quelle del pensiero, tutte”. Disponibilità, per il Papa, è anche “revisione delle opere”, che implica la capacità di “essere disponibili ad andare oltre, sempre oltre. Non aver paura dei rischi”.

Diocesi: Benevento, per Giornata comunicazioni sociali la mostra “La storia che vogliamo”

Sat, 2017-05-27 12:50

In occasione della 51ª Giornata mondiale per le comunicazioni sociali, che si celebrerà domenica 28 maggio, l’Ufficio comunicazioni sociali e la Caritas di Benevento allestiranno la mostra “La storia che vogliamo. La buona notizia in prima pagina”. L’iniziativa è inserita nell’ambito del Festival dei popoli (organizzato nel fine settimana dalla Caritas diocesana) e vuole esprimere “una modalità personale della Chiesa locale di accogliere il messaggio del Papa per la giornata. La parola chiave sulla quale si sta riflettendo in queste ultime settimane è la ‘buona notizia’ che Papa Francesco ricorda essere ‘l’occhiale adeguato per decifrare la realtà’. La mostra – si legge in una nota – ripropone la storia dall’11 settembre 2001 ad oggi, attraverso la lente d’ingrandimento delle principali testate giornalistiche nazionali, per poi – ed è questa l’originalità dell’iniziativa – proporre un percorso alternativo, immaginario, riproponendo gli eventi da una prospettiva diversa, quella relativa alle conseguenze proprie di scelte di pace anziché di guerra”.

L’allestimento è curato dai ragazzi del Servizio civile nazionale, operatori di pace per definizione, coordinati dall’Ufficio Comunicazioni sociali diocesano. Se è vero che la storia non si fa con i “ma”, è altrettanto vero che “l’intenzione della mostra – spiegano gli organizzatori – è quella di lanciare un input per il futuro, dimostrando alle attuali generazioni, soprattutto quelle più giovani, che è possibile una difesa dei valori della pace attraverso scelte politiche diverse”.

 

Papa a Genova: card. Bagnasco, Francesco è un “riferimento sicuro e lieto” per i giovani

Sat, 2017-05-27 12:48

I giovani guardano al Papa “con simpatia e affetto, come a riferimento sicuro e lieto per seguire il Signore che chiama ciascuno per nome, e che vuole realizzare con loro un capolavoro”. Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nel saluto che ha preceduto l’incontro di Francesco con i giovani nel Santuario N.S. della Guardia. “Il Sinodo dei giovani, che Lei ha voluto, riempie tutti di gioia e speranza: i giovani davanti a Lei vogliono partecipare nelle forme possibili, e portare un contributo che aiuti il mondo a pensare e sognare in grande”, ha spiegato il cardinale. Ricordando il Congresso eucaristico nazionale che si è tenuto a Genova lo scorso anno, Bagnasco ha evidenziato che “la parola non è passata invano”: “Si è costituito un nutrito gruppo di circa 150 giovani che si sono preparati ad ‘uscire’ per essere missionari del Vangelo nei loro ambienti di vita: è in atto la missione dei giovani ai giovani dal titolo ‘gioia piena’” che echeggia la “Evangelii Gaudium”.

Papa a Genova: a clero e religiosi, “nell’Italia sotto zero” c’è “crisi trasversale delle vocazioni”

Sat, 2017-05-27 12:46

“Nell’Italia siamo sotto zero”. Lo ha detto il Papa a proposito del calo demografico, che è una delle cause del calo delle vocazioni. La nostra, per Francesco, è un’epoca di “crisi trasversale delle vocazioni”, che “tocca tutti, anche le vocazioni matrimoniali”. Per questo, ha detto nella parte finale dell’incontro a braccio con il clero e i religiosi di Genova, occorre domandarsi: “Cosa dobbiamo fare? Cosa dobbiamo cambiare? Affrontare i problemi è una cosa necessaria, imparare dai problemi è una cosa obbligatoria, e noi dobbiamo imparare dai problemi”, cercando “una risposta che non sia intuitiva o di conquista”, come quella di “alcune Congregazioni” che andavano “a cercare vocazioni” nei Paesi poveri. “È difficile il lavoro vocazionale, ma si deve fare. E’ una sfida, dobbiamo essere creativi. Come consacrati, come sacerdoti, dobbiamo testimoniare che siamo felici e che finiamo la nostra vita felici della scelta che Gesù ha fatto di noi”. No, inoltre, alle comodità e al lusso, come quello di un palazzo costruito dalle suore a Buenos Aires, con tanto di tv in ogni stanza per guardare le “telenovelas”.

“Le vocazioni ci sono, Dio le dà, ma se tu prete o consacrato sei sempre occupato e non hai tempo di ascoltare i giovani, non hai tempo, allora i giovani vanno a cerare un altro che li ascolta”, il monito del Papa, che ha esortato a prendere in considerazione i giovani “sempre in movimento”, facendo sì che la “testimonianza” della bellezza dell’essere consacrati prevalga sulla “contro-testimonianza”. Poi l’esempio di alcune suore coreane che si sono prodigate per tre anzianissime suore tedesche ricoverate sempre in Argentina, facendo il viaggio dalla Corea solo per assisterle in ospedale, “senza sapere una parola di spagnolo”. “Dopo alcuni giorni gli ammalati erano tutti felici, ma che suore brave, ma che bello quello che dicono!”, la testimonianza di Francesco: “È il sorriso, ti prendono una mano, ti fanno una carezza… Il linguaggio dei gesti, il linguaggio della testimonianza dell’amore anche senza parola può attrarre. E’ la chiave per le vocazioni”.

Papa a Genova: incontro con il clero, “ho paura del prete statico”. “Gesù non è fermo, sta in strada”, ma “non è in fretta”

Sat, 2017-05-27 12:18

“Sempre Gesù era in cammino. E i Vangeli, con le sfumature di ognuno, sempre fanno vedere Gesù in cammino in mezzo alla gente”. Lo ha detto il Papa, che nell’incontro a braccio con il clero in cattedrale a Genova ha esortato i presenti a guardare allo “stile di Gesù”, che “la maggior parte del tempo lo passava sulla strada”: “Questo vuol dire vicinanza alla gente, ai problemi: non si nascondeva. Poi alla sera tante volte si nascondeva per pregare, per essere col Padre”. La nostra “vita contemporanea”, invece, “non è in strada, è in fretta: sono cose diverse”, ha precisato a proposito di “questo mondo impazzito”, in cui viviamo “sempre guardando l’orologio”. “Gesù non faceva questo, Gesù mai è stato fermo”, ha ricordato il Papa: “Come tutti quelli che camminano, Gesù era esposto alla distrazione, a essere fermato. Non dobbiamo aver paura del movimento, della dispersione del nostro tempo. La paura più grande alla quale dobbiamo pensare è una vita statica, una vita del prete che ha tutto ben risolto, in ordine, strutturato, tutto è al suo posto”. “Io ho paura del prete statico”, ha confessato Francesco: “Ho paura, anche quando è statico nella preghiera. Una vita così tanto strutturata non è una vita cristiana. Forse quel parroco è un buon imprenditore: sì, celebra la Messa, lo stile è uno stile cristiano o di un uomo con la grazia di Dio ma con lo stile di un imprenditore”. “Gesù sempre è stato un uomo di strada, di cammino, aperto alle sorprese di Dio”, ha proseguito il Papa: “Invece il sacerdote che ha tutto pianificato, tutto strutturato, generalmente è chiuso alle sorprese di Dio, si perde quella gioia della sorpresa, dell’incontro: il Signore che ti prende quando non te l’aspetti, ma sei aperto”.

Papa a Genova: incontro in cattedrale, inizia con una preghiera per i nostri fratelli copti

Sat, 2017-05-27 12:05

È iniziata con una preghiera per i copti uccisi nell’attentato in Egitto, l’incontro del Papa con il clero, i seminaristi e i religiosi della Liguria, insieme con i collaboratori laici della Curia di Genova e ai rappresentanti di altre confessioni, nella cattedrale di San Lorenzo, dove il Papa è arrivato puntuale alle 10 e si è intrattenuto più di un’ora e mezza, rispondendo a braccio a quattro domande. “I martiri oggi sono di più, rispetto ai primi tempi della  Chiesa”, ha fatto notare Francesco, invitando i presenti a “pregare in silenzio, con una Ave Maria”, per “i fratelli copti egiziani che sono stati uccisi”, con l’intento di “stare insieme a loro, e al mio fratello Tawadros”, le parole di Francesco.

Diocesi: Taranto, al vescovo Santoro il conferimento della cittadinanza onoraria

Sat, 2017-05-27 11:50

Il Comune di Taranto ha ufficializzato ieri sera il conferimento della cittadinanza onoraria all’arcivescovo della diocesi ionica, mons. Filippo Santoro. Il consiglio comunale l’ha deliberato all’unanimità. “Giovani, ambiente, bellezza, cultura, lavoro, speranza” sono alcune delle parole chiave che il vicario episcopale, mons. Alessandro Greco, ha citato per raccontare nella sua ‘laudatio’ il ministero di Santoro, arrivato a Taranto il 5 gennaio 2012 dopo una lunga esperienza pastorale in Brasile. L’amore per la città, il ruolo attivo nel favorire il dialogo e l’unione tra le istituzioni locali e nazionali nelle difficili vertenze del territorio, la realizzazione di un centro di accoglienza per senzatetto in un palazzo antico dell’isola proprio alle spalle dell’episcopio, che presto verrà inaugurato, sono l’esempio di quell’“annunciare il diritto degli ultimi alla bellezza”, che il sindaco Ippazio Stefàno ha ricordato nello spiegare le motivazioni che hanno condotto la giunta, lo scorso 28 aprile, a deliberare la scelta di Santoro come cittadino onorario. “Sono grato e commosso – ha affermato l’arcivescovo – è un dono e un’ulteriore responsabilità che mi chiama a favorire l’unione d’intenti, il dialogo tra tutte le parti perché i problemi della città possano trovare una soluzione. Mi sento a casa qui, c’è un’empatia grande con la gente. Tutte le mattine ricevo visite di tarantini. Quello che vorrei subito per la città è che i giovani del nostro territorio fossero valorizzati e non costretti ad andare via per mancanza di occupazione”.

Sport e disabilità: Messori (Nazionale calcio amputati), “in ottobre ai primi europei. Prossimo traguardo Paralimpiadi 2024”

Sat, 2017-05-27 11:36

Francesco Messori, studente diciottenne e capitano fondatore della Nazionale italiana calcio amputati Csi, grande ammiratore di Messi, suo idolo incontrato a Barcellona, si sta preparando all’esame di maturità e sta pensando all’università. Alla tavola rotonda del convegno di Scienza & Vita che si conclude oggi a Roma, porta la sua testimonianza. “Sono nato senza la gamba destra – racconta – e per questo la protesi l’ho sempre odiata. Non avendo perso l’arto durante la mia vita non ho mai sentito il bisogno di averlo, e ho deciso di vivere e di giocare a calcio con le stampelle”. Un tempo però le stampelle erano considerate un oggetto pericoloso in campo: “Per questo potevo solo allenarmi e non disputare partite ufficiali”. A sbloccare la situazione è l’incontro con Massimo Achini, penultimo presidente del Csi: “Mi ha tesserato e mi ha permesso di giocare in campionato. Da quel momento è nato il progetto di giocare a calcio con persone amputate come me. Ho iniziato a cercare su Internet se in Italia esistesse qualcosa, ma non c’era nulla. All’estero sì. In Turchia, ad esempio, da anni si svolge un campionato di professionisti”. Di qui l’idea di creare un gruppo su Facebook, “Calcio amputati Italia”. “Ragazzi che giocavano a calcio prima, amputati per un incidente, hanno iniziato a contattarmi – prosegue – e io li aggiungevo”. Raggiunto il numero necessario per creare una squadra, nel dicembre 2012 il Csi l’ha ufficializzata. “Quest’anno – dice Francesco – dal 1° al 10 ottobre parteciperemo ai nostri primi europei. Tra i progetti futuri, l’integrazione del nostro sport nel mondo parilimpico, spero per il 2024″. “Francesco è il primo calciatore amputato che ha giocato anche in una squadra di normodotati”, chiosa Castellano.

Venezuela: Redentoristi Celam, “questo lungo conflitto sta causando ferite che saranno difficili da guarire”

Sat, 2017-05-27 11:22

“Questo lungo conflitto sta causando ferite che saranno difficili da guarire”. È quanto affermano i Missionari Redentoristi, membri della Conferenza dell’America Latina e dei Caraibi (Celam), riuniti a Marianella, in Colombia, intervenendo sulla situazione in Venezuela. “Non possiamo chiudere gli occhi a ciò che sta accadendo”, si legge in una nota. “Vediamo con dolore la sofferenza di tanti fratelli a causa della smisurata violenza da parte del governo. Siamo preoccupati per le misure estreme di pressione sociale su molte persone che mettono a repentaglio la propria integrità e la propria vita”. “Cari fratelli: non siamo indifferenti alla vostra sofferenza”, proseguono i Redentoristi del Celam, rilevando che “la nostra vocazione profetica ci porta a denunciare l’intolleranza, l’uso della violenza, lo scontro tra fratelli, l’imposizione con la forza, la paura, le persecuzioni e gli arresti: contrari alla dignità di ogni persona e l’esercizio dei diritti fondamentali”. “Questa spirale di violenza fa crescere il dolore e la sofferenza di questo popolo e non contribuisce alla soluzione di qualsiasi problema”, aggiungono, osservando che “essa costituisce anche un grave attentato alla vita, dono sacro di Dio”. “Facciamo un appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, ad essere costruttori della vita e della speranza, a lavorare insieme per costruire un Paese dove venga promossa la vera pace con la giustizia sociale”, continua la nota. “A coloro che governano, ricordiamo che nessuno ha il diritto di arrogarsi tutti i poteri”, ammoniscono i Redentoristi, auspicando che “il Dio della vita e della storia, illumini i responsabili politici, sociali e civili ad avere il coraggio d’abbandonare gli interessi meschini, ideologizzati, di partito o di gruppo nella ricerca di soluzioni concrete, inclusivi e urgenti, per ridare a tutti la speranza che un altro Paese è possibile”.

Disabili: Cordella (Campus Biomedico Roma), “in tecnologie per l’assistenza mettere al centro la persona”

Sat, 2017-05-27 11:05

“La ricerca scientifica sta facendo enormi passi avanti nello sviluppo di tecnologie” per l’assistenza di persone disabili – circa un sesto della popolazione europea -, che siano in grado di supportarne “la mobilità, la comunicazione e l’esecuzione di attività di vita quotidiana”. Lo ha detto Francesca Cordella, ingegnere biomedico, ricercatrice in robotica medica ed industriale (Università Campus Biomedico, Roma), alla tavola rotonda in corso nella capitale nell’ambito del convegno di Scienza & Vita che si chiude oggi. In particolare, l’attenzione è volta all’integrazione “tra le capacità dell’utente e le tecnologie”; l’uomo “non è più un semplice utilizzatore della tecnologia, ma è al centro di essa. Le capacità residue degli utenti vengono quindi valorizzate andando ad utilizzare la tecnologia per lo svolgimento in autonomia delle attività quotidiane”. Diverse le attività di ricerca portate avanti dall’Unità di ricerca di robotica biomedica e microsistemi dell’Università Campus Bio-medico di Roma sui sistemi di interfacce multimodali, e sui dispositivi robotici per assistenza e sulla protesica.

Buone cure: Chieffo (Policlinico Gemelli), “cinematerapia per sollievo pazienti pediatrici e adulti”

Sat, 2017-05-27 10:54

Nel 2016 è stata inaugurata all’interno del Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma la prima sala cinematografica “MediCinema”, un vero e proprio cinema integrato in una struttura ospedaliera, spazio destinato alla “cinematerapia” e alla terapia del sollievo per i pazienti e i loro familiari. A parlarne oggi a Roma, al secondo e ultimo giorno del convegno di Scienza & Vita, è Daniela Chieffo, neuropsicologo e psicoterapeuta, dirigente sanitario neuropsichiatria infantile del Gemelli. La sala è in grado di accogliere anche pazienti non autosufficienti, a letto o in sedia a rotelle. Costruita tra l’8° e il 9° piano del complesso ospedaliero, può ospitare 130 persone tra pazienti, familiari, amici, volontari e personale di assistenza. “La condivisione di un film – spiega Chieffo – porta ad un aumento di comunicazione tra pazienti e personale e aiuta a stabilire un rapporto che va oltre l’assistenza”. In area pediatrica, “dopo la proiezione si registra un’attenuazione dei dolori psicosomatici come dolore allo stomaco e mal di testa; e a livello di relazioni interpersonali gli stessi bambini comunicano di più con i genitori”. “Andiamo avanti”, conclude Chieffo, annunciando la firma di protocolli per patologie oncologiche e vascolari.

Festival della Comunicazione: Cesena, stamattina incontro con don Ciotti e don Sciortino. Lunedì 29 dialogo tra i direttori dei principali media cattolici italiani

Sat, 2017-05-27 10:43

Si avvia alla conclusione il Festival della comunicazione, in svolgimento dal 19 maggio a Cesena. Dopo l’incontro “Comunicazione tra generazioni” in programma nella mattinata di oggi, sabato 27 maggio nell’aula magna della Facoltà di Psicologia con la presenza di don Luigi Ciotti, fondatore del “Gruppo Abele e di “Libera”, e di don Antonio Sciortino, ex direttore di “Famiglia Cristiana”, nel pomeriggio, dalle 15 alle 18, si terrà il convegno “Gli ex voto dell’abbazia del Monte. Fede ed espressione comunicativa”, ospitato all’abbazia di santa Maria del Monte si terrà il convegno “Gli ex voto dell’abbazia del Monte. Fede ed espressione comunicativa”. Nella stessa sede, dalle 18, si parlerà di “Comunicare con la poesia” con i poeti Franco Casadei, Gianfranco Lauretano e Cesare Cavoni. Domani, domenica 28 maggio, in occasione della 51ª Giornata mondiale per le Comunicazioni sociali, alle 11.30 in Cattedrale sarà celebrata una messa animata dal Coro diocesano “Alma canta” della Pastorale giovanile. Lunedì 29 maggio, la giornata conclusiva del Festival si aprirà con “La comunicazione della comunità cristiana e non solo nell’era digitale”. Dalle 9.30 alle 13, nella sala Sozzi di Palazzo del Ridotto, moderati dal cesenate Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola, l’università della Cei, dialogheranno il direttore di “Famiglia Cristiana”, don Antonio Rizzolo, il segretario nazionale dell’Ucsi, Maurizio Di Schino, il direttore dell’agenzia Sir, Vincenzo Corrado, il direttore di rete di Tv2000, Paolo Ruffini, il presidente della Fisc, don Adriano Bianchi, e il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio.

Buone cure: Cera (Casa Sollievo Sofferenza), “approccio olistico e assistenza spirituale riducono sofferenza malato fragile”

Sat, 2017-05-27 10:38

“Un approccio olistico multidisciplinare riduce la sofferenza globale del malato fragile, ma si traduce in percorso di umanizzazione delle cure solo se non rimane isolato ma diventa approccio di sistema”. E ancor più se “è accompagnato dalla cura spirituale del paziente”. Lo ha detto Gennaro Cera, medico, dottore di ricerca in bioetica (Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, San Giovanni Rotondo), presentando uno studio alla tavola rotonda “Tra scienza, dedizione e normalità” in corso oggi, secondo e ultimo giorno del XV convegno nazionale e del XVII incontro delle associazioni locali di Scienza & Vita, sul tema “Rosso come l’amore. Accanto alla persona malata tra scienza, dedizione e normalità” (Roma, 26 – 27 maggio). A moderare la tavola rotonda Massimiliano Castellani, giornalista di Avvenire. “Un approccio integrato – spiega Cera – è in grado di migliorare lo stato clinico di pazienti terminali ospedalizzati ma anche la loro situazione psicologica, morale, sociale” perché sa entrare “nelle periferie esistenziali del mondo della fragilità”. Oggetto di studio 112 pazienti, degenza media di otto giorni, in grado di intendere e di volere, divisi in due gruppi. Al loro ingresso entrambi i gruppi sono stati sottoposti a valutazione multidimensionale dello stato clinico e della sofferenza globale (dolore fisico, esistenziale, sociale). Il primo gruppo è stato sottoposto a modello olistico di assistenza – clinica, piscologica, spirituale, sociale – attraverso un’équipe multidisciplinare; il secondo ha ricevuto cure secondo il modello tradizionale di buona pratica clinica. Alla dimissione sono stati sottoposti a rivalutazione di verifica: “Quelli trattati con modello multidisciplinare hanno mostrato rispetto agli altri un netto miglioramento dei diversi parametri considerati, tra questi anche le capacità cognitive, la depressione e lo stato di ansia”.

Giornata del sollievo: Roma, domenica l’evento più rappresentativo a livello nazionale al Gemelli

Sat, 2017-05-27 10:20

Domenica 28 maggio al Policlinico universitario Agostino Gemelli di Roma sarà celebrata, con un doppio evento, la XVI Giornata nazionale del Sollievo, promossa dal Ministero della Salute, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dalla Fondazione nazionale “Gigi Ghirotti”, il giornalista del quotidiano La Stampa da cui prende il nome la Fondazione, morto nel 1974 per un linfoma di Hodgkin, che attraverso alcuni articoli e due inchieste televisive intitolate “Viaggio nel tunnel della malattia” raccontò la sua vicenda di malato tra i malati, destando grande scalpore nell’opinione pubblica. Obiettivo della manifestazione è “promuovere la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale in favore di tutti coloro che stanno ultimando il loro percorso vitale”.

Con una doppia manifestazione nella hall del Policlinico Gemelli, una al mattino e un’altra al pomeriggio, e la conclusiva concelebrazione eucaristica, presieduta da mons. Vincenzo Paglia, si svolgerà l’evento più rappresentativo a livello nazionale della Giornata del Sollievo per sostenere questa iniziativa di alto valore sociale e per stare accanto ai malati ricoverati in ospedale e condividere con loro momenti di festa e di riflessione sui temi del sollievo dal dolore fisico e morale. Condurrà la giornalista Paola Saluzzi e, tra gli altri, interverranno il conduttore televisivo Fabrizio Frizzi, l’attore Franco Nero e il giornalista e autore televisivo Roberto Giacobbo.

 

Papa a Genova: card. Bagnasco, “i nostri preti cercano di essere fedeli ai loro compiti e a disposizione della gente”

Sat, 2017-05-27 10:19

“La comune missione ci spinge ad incontrarci con stima e amicizia per camminare insieme nella peculiarità di ogni Chiesa Particolare – come Lei insegna – e di ogni territorio. Insieme guardiamo a Lei, Successore del Beato Pietro: la Sua parola e il Suo esempio ci orientano e sostengono per andare al largo senza paura”. Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nell’indirizzo di salto rivolto al Papa prima dell’incontro con i vescovi, il clero, la vita consacrata e i seminaristi nella cattedrale di San Lorenzo. “Sappiamo che la bellezza che vorremmo esprimere – tutti noi qui presenti – non è sempre all’altezza del desiderio; e sappiamo che – come Lei ci sollecita – non dobbiamo arrenderci nel cammino della santificazione e della conversione personale e pastorale. Nello stesso tempo, Santo Padre, noi vescovi Le assicuriamo che il desiderio di seguire il Signore ci abita e serenamente ci inquieta”, ha aggiunto il cardinale. “I nostri preti, in genere, sono schivi, cercano di essere fedeli ai loro compiti, di essere a disposizione della gente, di non perdere le occasioni d’incontro che la pastorale ordinaria sempre più presenta. Ascoltando oggi la Sua parola – ha proseguito Bagnasco -, sono certo che sentiremo crescere l’entusiasmo per andare ancora più al largo, superando timori e stanchezze”. In Liguria sono presenti circa 600 sacerdoti diocesani e 600 religiosi, nonché poco più di 2.000 religiose: “Di fronte alle molte necessità pastorali cerchiamo di scorgere dove conduce lo Spirito, di discernere l’essenziale, di lavorare di più insieme”.

Papa a Genova: all’Ilva, “la cultura competitiva dentro un’impresa è un errore”. “Meritocrazia” in Italia è “disvalore”, perché “crea disuguaglianze”

Sat, 2017-05-27 10:18

“Molti lavori della grande economia e finanza non sono in linea con la tradizione cristiana, e dunque con l’umanesimo cristiano”. È il monito lanciato dal Papa, nel botta e risposta con i lavoratori dell’Ilva. Questa impostazione, secondo Francesco, “è anche un errore economico, perché dimentica che l’impresa è prima di tutto cooperazione, assistenza, reciprocità”. “Quando un’impresa crea un sistema di incentivi individuali che mettono i lavoratori in competizione tra loro può ottenere qualche vantaggio, ma finisce per eliminare quel tessuto di fiducia che è l’anima ogni organizzazione. E così quando arriva una crisi l’azienda si sfilaccia e implode, perché non c’è più nessuna corda che la tiene”. “Bisogna dire con forza che la cultura competitiva dei lavoratori dentro un’impresa è un errore, e quindi è una visione che va cambiata”, l’appello. Altro valore che in Italia è “un disvalore”, secondo il Papa, “è la tanto osannata meritocrazia, che affascina molto, ma siccome la si strumentalizza e la si usa in modo ideologico, la si snatura e perverte”. “Al di là della buona fede di tanti che la invocano, la meritocrazia sta diventando la legittimazione etica delle disuguaglianza”, la tesi di Francesco. “E il nuovo capitalismo tramite la meritocrazia crea disuguaglianze”: “Se due bambini alla nascita nascono diversi per talento, li remunererà diversamente, così quando due bambini andranno in pensione la disuguaglianza tra di loro ci sarà”. Altro disvalore, il “cambiamento della cultura della povertà”, grazie alla quale “il povero è considerato non meritevole e quindi un colpevole: e se la povertà è colpa del povero, i ricchi sono esonerati dal fare qualcosa”. “Non è la logica del Vangelo, non è la logica della vita!”, ha tuonato il Papa: “La meritocrazia è quella del fratello maggiore della parabola del figliol prodigo: lui disprezza il fratello minore e pensa che deve rimanere un fallito perché se l’è meritato”.

Papa Francesco: all’Ilva, “l’obiettivo non è un reddito per tutti, ma il lavoro per tutti”

Sat, 2017-05-27 10:05

“L’obiettivo vero da raggiungere non è un reddito per tutti, ma il lavoro per tutti, perché senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti”. Ne è convinto il Papa, che rispondendo alle domande dei lavoratori dell’Ilva ha definito “ideologia” il pensare che “solo un terzo dei lavoratori lavoreranno e gli altri sono mantenuti da un assegno sociale”. “Il lavoro di oggi e di domani sarà diverso, forse molto diverso – pensiamo alla rivoluzione industriale – ma dovrà essere lavoro, non pensionati, lavoro!”, ha ammonito a braccio: “Si va in pensione all’età giusta, è un atto di giustizia, ma è contro la dignità delle persone mandarle in pensione a 35-40 anni, dargli l’assegno dello Stato e avanti. Ho da mangiare sì, ho la dignità no, perché non ho lavoro”. “Senza lavoro si può sopravvivere, ma per vivere occorre il lavoro, e la scelta è fra il sopravvivere o il vivere”, il grido d’allarme, soprattutto riguardo ai giovani. “Voi sapete la percentuale di giovani disoccupati dai 25 anni in giù che ci sono in Italia? Cercate le statistiche”, l’invito sempre a braccio: “E questa è un’ipoteca per il futuro, perché questi giovani crescono senza dignità, perché non hanno il lavoro che è quello che dà la dignità. Un assegno statale, mensile che ti faccia portare avanti la famiglia non risolve i problemi. Il problema va risolto col lavoro per tutti”.

Papa Francesco: all’Ilva, a volte il lavoro non è “riscatto sociale” ma “ricatto sociale”. “Quando non si lavora va in crisi tutto il patto sociale, togliere lavoro è anticostituzionale”

Sat, 2017-05-27 09:58

Invece che “riscatto sociale”, “ricatto sociale”. A volte, il lavoro è così. Lo ha spiegato il Papa, nell’incontro domande-risposte con i lavoratori dell’Ilva. Francesco ha raccontato l’episodio di “una ragazza colta, parlava alcune lingue” che durante un colloquio di lavoro si è sentita proporre un’assunzione con un orario di lavoro giornaliero di undici ore e una paga di ottocento euro al mese. Alla sua obiezione per il salario così basso rispetto all’orario di lavoro, “lo speculatore – non era un imprenditore – le ha detto: signorina, guardi indietro la coda, se non gli piace se ne vada”. “Questo non è riscatto, è ricatto!”, ha esclamato il Papa, che ha poi menzionato il caso frequente di lavoratori licenziati a giugno e riassunti a settembre: “E così si gioca. E’ lavoro in nero”. “Attorno al lavoro si edifica l’intero patto sociale, perché quando non si lavora – o si lavora male, poco o troppo – è la democrazia che entra in crisi, è in crisi tutto il patto sociale”, la tesi di Francesco: “E’ anche questo il senso dell’articolo primo della Costituzione italiana, che è molto bello: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Possiamo dire che togliere il lavoro alla gente, sfruttare la gente con lavoro nero o malpagato, è anticostituzionale”.

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