Agensir.it

Syndicate content
Servizio Informazione Religiosa
Updated: 6 min 29 sec ago

Cardinale Bassetti: convegno su La Pira, “solo se la politica ha a cuore dignità della persona e bene comune può trovare soluzioni alle sfide del mondo moderno”

Fri, 2017-10-13 17:10

“Solo con una politica che abbia veramente a cuore la dignità della persona umana e che utilizzi il bene comune come unico criterio di scelta, si possono trovare delle soluzioni responsabili e realiste alle grandi sfide del mondo moderno: ai temi dello sviluppo, del disarmo, della mobilità umana, della bioetica, della convivenza di culture e religioni diverse, degli equilibri ecologici”. Lo ha affermato oggi pomeriggio il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, intervenendo, a Palermo, al IV convegno nazionale “Spes contra Spem”, in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Giorgio La Pira. “Credo che noi, uomini e donne del terzo millennio, dobbiamo risvegliarci da un certo torpore in cui siamo sprofondati negli ultimi decenni”, ha osservato Bassetti, secondo il quale sono stati “anni in cui ci siamo voluti illudere che assieme al tramonto delle ideologie fossero finite anche le ‘emergenze storiche’. Ma non è così”. Il grande “cambiamento d’epoca”, secondo il presidente della Cei, “ci obbliga a stare svegli, a guardare lontano e ad assumere una prospettiva globale, pur restando ben ancorati alla nostra storia, alle nostre tradizioni e ai nostri luoghi”.
“Da questo punto di vista – ha rilevato – la visione profetica di La Pira è di fondamentale importanza: per la Chiesa e l’Italia”. Per il cardinale, “non sarà il realismo dei materialisti a consegnare un ‘mondo migliore’ alle generazioni future; non sarà certo il ‘realismo’ di chi crede che tutto abbia un prezzo e che l’uomo vive solo di ciò che riesce a vendere e comprare; e non sarà, infine, il realismo dei fondamentalisti che, negando la bellezza di Dio, operano la più radicale ed atea negazione di Dio”. “L’unico realismo che apre le prospettive alle generazioni future – ha concluso – è quello del Vangelo delle Beatitudini e di chi non si stanca di avere un inesauribile fame e sete di giustizia”.

Shoah: Comunità Ebraica Roma e Sant’Egidio, domenica marcia silenziosa per ricordare deportazione del 16 ottobre 1943

Fri, 2017-10-13 16:54

Il 16 ottobre 1943, durante l’occupazione nazista di Roma, oltre 1.000 ebrei romani furono presi e deportati nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Solo un esiguo numero, 16 persone, tra cui una sola donna, tornarono alle loro case. A 74 anni dalla deportazione degli ebrei romani, la Comunità di Sant’Egidio e la Comunità Ebraica di Roma, come ogni anno dal 1994, ricordano questo tragico momento della vita della città con un “pellegrinaggio della memoria”. Domenica 15 ottobre, alle ore 18.30, una marcia silenziosa si snoderà a ritroso da Piazza S. Maria in Trastevere lungo il percorso dei deportati di quel 16 ottobre 1943, che dal quartiere ebraico furono condotti al Collegio militare a Trastevere prima di essere imprigionati nei treni con destinazione Auschwitz-Birkenau fino al Portico di Ottavia. Interverranno Ruth Dureghello, presidente della Comunità Ebraica di Roma, Pietro Grasso, presidente del Senato, mons. Ambrogio Spreafico, vescovo presidente Commissione CEI per il dialogo interreligioso, Riccardo Di Segni, rabbino Capo di Roma, Virginia Raggi, Sindaca di Roma, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio.
“Il ricordo del 16 ottobre 1943 – si legge in una nota della Comunità di Sant’Egidio – è un fatto decisivo per rafforzare la coesione sociale di Roma, in un momento segnato da risorgenti episodi di razzismo, ed è significativa la presenza, crescente lungo gli anni, di giovani – studenti delle scuole e università romane – e di immigrati ‘nuovi italiani’, insieme a cittadini di ogni età”. La marcia silenziosa per le vie di Trastevere e del quartiere ebraico sarà accompagnata da alcuni cartelli con i nomi dei campi di concentramento nazisti e si concluderà presso il Tempio maggiore di Roma con gli interventi di alcune personalità.

Scuola: Diaco (Unesu), “qualificare l’orientamento”. “Il mondo cattolico può contribuire al bene del Paese”

Fri, 2017-10-13 16:49

“Occorre qualificare maggiormente le iniziative di orientamento: su questa realtà incentrerei tutta la pastorale scolastica”, ha detto Ernesto Diaco, direttore dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università (Unesu) della Cei introducendo oggi a Roma la seconda parte dell’incontro della Consulta nazionale Unesu organizzato in vista della 48ma Settimana sociale dei cattolici italiani (Cagliari, 26 – 29 ottobre). “Su questi aspetti – ha aggiunto – il mondo cattolico è molto attivo. Se c’è una realtà viva che può contribuire al bene del Paese sono le comunità cristiane, ci sentiamo gratificati ma anche responsabilizzati”. A prendere la parola, dopo gli interventi di Claudio Gentili e Paola Vacchina, alcuni membri della Consulta. Per Giuseppe Vecchio, docente di diritto privato all’Università di Catania, “spesso sottovalutiamo l’importanza dell’educazione alla manualità nel processo di formazione della personalità”. Occorre “tenere il doppio canale e dare dignità al sistema della formazione professionale. Gli Its non devono essere considerati ‘secondari’ rispetto all’università”. Secondo Gianmarco Mancini, presidente nazionale maschile Fuci, “tre pilastri” devono accompagnare i giovani in un percorso di discernimento per arrivare ad “una scelta vocazionale: in primis la famiglia, poi la Chiesa e la scuola. Occorre lavorare sinergicamente su questi tre aspetti”.
“La questione culturale è il modo nel quale viene visto il lavoro nel contesto della scuola – avverte Roberto Pellegatta, rappresentante Dirigenti scuole autonome libere (Disal) -. Manca la consapevolezza del suo ruolo formativo, e la manifestazione di oggi (degli studenti contro l’alternanza, ndr) lo dimostra. Cruciale il nostro ruolo di cattolici”. Su due punti si sofferma, in particolare, Sandra Chistolini, vicepresidente nazionale vicario Aidu. Anzitutto i minori non accompagnati: “Arrivano a 16-17 anni e devono essere inseriti tempestivamente in percorsi professionalizzanti” anche se, avverte, negli ultimi mesi l’età si è abbassata fino a zero anni. Necessaria, inoltre, “una ricognizione di quanto esiste di buono sul territorio in materia di formazione professionale”.

Diocesi: Venezia, il patriarca Moraglia apre domenica 15 a Mestre la sua prima visita pastorale

Fri, 2017-10-13 16:37

Sarà una concelebrazione eucaristica aperta a tutti nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Mestre (in via Aleardi) domenica 15 ottobre (inizio ore 15) l’atto ufficiale di apertura della visita pastorale del patriarca Francesco Moraglia alle collaborazioni e alle parrocchie della diocesi veneziana. Le singole tappe “locali” avranno poi inizio nel gennaio 2018, a partire dal Lido di Jesolo. Oltre ai fini canonici, la prossima visita pastorale – la prima a Venezia del patriarca Moraglia – vuole incentivare e sostenere il processo attivato in questi anni nella diocesi con l’individuazione e l’avvio delle collaborazioni pastorali ed esattamente per tale motivo si concretizzerà, appunto, come incontro con le collaborazioni e le parrocchie. Perciò, spiega don Pierpaolo Dal Corso, segretario della visita, si  concorderà  con i sacerdoti interessati (vicario foraneo, coordinatori delle collaborazione e parroci) la preparazione, il tipo di incontri e le celebrazioni che si terranno”. Il patriarca desidera che l’attenzione si concentri in particolare sulla trasmissione della fede ai giovani, le famiglie e l’esortazione apostolica post-sinodale “Amoris laetitia”, la catechesi degli adulti, le vocazioni sacerdotali e religiose. Si suggerisce, inoltre, “di incoraggiare la  missionarietà delle parrocchie, soprattutto di quelle ‘forti’ nei confronti delle più ‘deboli’ – sia in termini di risorse umane (sacerdoti,  consacrati, ministri,  fedeli laici impegnati nel servizio, sia quanto alle risorse  materiali  (beni,  strutture) – incentivando  meccanismi di perequazione”. “Mi aspetto che questa visita pastorale, prima ben preparata e poi ben vissuta – afferma Moraglia in un’intervista pubblicata sul numero di Gente Veneta in uscita oggi  – conduca ogni soggetto ecclesiale interessato e coinvolto” ad “un mandato specifico che sia il frutto del confronto e del dialogo. E che aiuti a far crescere la vita ecclesiale e la trasmissione della fede in quella comunità e in quel territorio”.

Diocesi: Novara, mostra “Avori rari” nel Palazzo dei Vescovi. Percorso artistico nella storia della Chiesa locale

Fri, 2017-10-13 16:19

“Avori rari. I dittici episcopali della Chiesa novarese”: è il titolo della mostra che sarà inaugurata venerdì 20 ottobre, alle 17.30, presso la sala della Maddalena del Palazzo dei Vescovi di Novara in via Puccini 11. L’esposizione, organizzata dall’Ufficio per i beni culturali ecclesiastici della diocesi di Novara e curata da Simona Gavinelli, docente all’Università Cattolica di Milano, sarà visitabile dal 21 ottobre al 20 dicembre il sabato e la domenica dalle 14.30 alle 18 (con possibilità di visite fuori orario prenotando allo 0321-661654). “Saranno esposti – si legge in una nota della curia – per la prima volta insieme, entrambi i dittici eburnei recanti la cronotassi degli antichi vescovi novaresi: quello della cattedrale e quello di San Gaudenzio”. Saranno inoltre esposti alcuni codici antichi con le vite dei primi pastori novaresi. “I dittici sono preziose tavolette in avorio lavorato – spiega Gavinelli –. In epoca romana erano doni celebrativi di unioni matrimoniali e di nomine consolari. Con il cristianesimo gli originali dittici imperiali vennero riadattati come legature di evangeliari, o come contenitori dove i testi preesistenti venivano sostituiti con preghiere, immagini devozionali o liste episcopali che legittimassero la continuità della Chiesa locale. È quello che accadde a Novara per i due dittici della cattedrale e della basilica di San Gaudenzio”.
La mostra che si inaugura il 20 ottobre è inserita nel progetto annuale di “Città e cattedrali”, promosso dalla Consulta regionale per i beni culturali delle diocesi piemontesi, dalla Regione Piemonte e dalla Fondazione Crt. Il filo conduttore di tutte le iniziative culturali di quest’anno è stato sintetizzato nel titolo “Dal conflitto all’inclusione” e prende le mosse dai 500 anni della Riforma protestante e della Controriforma. Paolo Mira, direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici, in proposito afferma: “Proprio al tempo della Riforma cattolica il vescovo Bascapè aveva scelto di valorizzare i dittici, come testimonianza della storia di evangelizzazione della Chiesa novarese, direttamente collegata alla Chiesa delle origini. La sua opera ‘Novaria Sacra’ sarà tra i volumi esposti nella mostra”. L’inaugurazione della mostra rientra anche nel quadro del programma del ciclo di conferenze “I venerdì dell’arte” organizzata in collaborazione con l’assessorato alla cultura del Comune di Novara e con la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli.
“La mostra – aggiunge Mira – è il frutto della collaborazione di diversi soggetti, ecclesiali e civili, attivi nel mondo della cultura e dell’arte. Crediamo molto in questo progetto e ci siamo impegnati per costruire una rete che ci ha visto lavorare fianco a fianco con l’Archivio storico diocesano, la Biblioteca capitolare di Santa Maria, i Musei della cattedrale, il Capitolo di San Gaudenzio, la Soprintendenza e il Comune di Novara. Oltre che con il mondo dell’università e della scuola, con un progetto di alternanza scuola/lavoro che ci ha permesso di realizzare indagini scientifiche non invasive sulle opere che verranno esposte in mostra”.

Scuola: Vacchina (Forma), “200mila posti non occupati per mancanza di profili adatti. Serve filiera professionalizzante”

Fri, 2017-10-13 16:12

“Una filiera professionalizzante forte è una risorsa strategica per l’occupazione giovanile e il reinserimento degli adulti espulsi dal mercato del lavoro”. Ne è convinta Paola Vacchina, presidente nazionale di Forma (Associazione nazionale enti di formazione professionale), intervenuta all’incontro della Consulta dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università (Unesu) della Cei in corso a Roma. Secondo il rapporto dell’Ocse OECD Skills Strategy Diagnostic Report: Italy 2017  (Strategia per le competenze per l’Italia), diffuso il 5 ottobre dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, il nostro è un Paese “a bassa competenza”, intrappolato in un “low-skillequilibrium”. Secondo l’indagine, 13 milioni di italiani adulti (il 40% della popolazione) possiedono basse competenze. Solo il 20% dei giovani tra i 25 e i 34 anni è laureato (contro la media Ocse del 30%), e anche chi è in possesso di un titolo universitario ha, in media, “un più basso tasso di competenze” in lettura e matematica (26° posto su 29 Paesi Ocse). Tenendo conto di questo, dell’altissimo numero di Neet (giovani Not in education, employment or training) e del grande mismatch tra i contenuti dello studio e le competenze richieste dal mercato di lavoro, per Vacchina “occorre rafforzare la filiera professionalizzante.
Alla base – spiega – c’è un problema di orientamento e conoscenza del mercato del lavoro. Servono politiche pubbliche tese e intravvedere e intercettare i bisogni di questo mercato e ad orientare gli studi in questo senso”. Oggi, fa sapere, in Italia “200mila posizioni lavorative rimangono non occupate per mancanza di giovani non formati”. Per quanto riguarda la disoccupazione, in Germania quella generale è pari al 3,8% della popolazione; in Italia arriva all’11,1% (dati aggiornati a giugno 2017); quella giovanile raddoppia in Germania (6,7%) ma è più che triplicata nel nostro Paese: 36,5%. Per Vacchina “una filiera professionalizzante solida e sviluppata costituisce una risorsa strategica non solo per l’occupazione dei giovani ma anche per il reinserimento degli adulti espulsi dal mercato del lavoro”.

Scuola: Vacchina (Forma), “in regioni prive di formazione professionale, tassi di dispersione più alti”

Fri, 2017-10-13 16:10

“La questione giovanile è la questione per eccellenza del nostro Paese”. Lo sostiene Paola Vacchina, presidente nazionale di Forma (Associazione nazionale enti di formazione professionale), intervenuta all’incontro della Consulta dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università (Unesu) della Cei in corso a Roma. Richiamando la legge 107/2015, più nota come “Buona scuola”, che ha introdotto nella scuola superiore l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria (almeno 400 ore nell’ultimo triennio dell’istruzione tecnica e professionale, almeno 200 ore nei licei), Vacchina osserva: “In Italia si passa da un eccesso all’altro. Prima non si poteva parlare di lavoro a scuola; ora il lavoro vi entra in modo massiccio mentre richiederebbe un po’ di gradualità e accompagnamento”. Per quanto riguarda gli abbandoni scolastici (con  numeri record in Italia rispetto all’Europa), tra gli obiettivi della strategia Europa 2020, c’era il loro contenimento al di sotto del 10%. “In Italia – spiega l’esperta – la situazione sta gradualmente migliorando ma rimangono ancora serie difficoltà.  Il dato odierno del 13,8% contro il 14,7% del 2015 è un piccolo passo avanti ma rimane lontano dagli obiettivi”.
Soprattutto perché si tratta di un fenomeno distribuito in modo disomogeneo sul territorio: “a Nordest pari all’8,9%; al 12% al Nordovest per toccare il 18,1 in Sardegna dove è schizzato in alto con l’eliminazione della formazione professionale”. Per Vacchina, “la mancanza di sistemi di formazione professionale, ossia di enti accreditati dalle regioni, corrisponde a un tasso più alto di dispersione scolastica”.

 

 

Nuovi santi: mons. Bertolone (Cec), “Angelo d’Acri” era “uno che spendeva tutte le proprie forze, fin quasi a perdersi, pur di venire incontro al prossimo”

Fri, 2017-10-13 16:02

“Una festa di fede e di popolo per ricordare l’amore di cui il frate calabrese, presbitero dell’Ordine dei Cappuccini, era sì ricco da indurre il biografo fra Giocondo Leone ad affermare: ‘Padre Angelo d’Acri è morto consumato dall’amore verso Dio e verso il prossimo’”. A scriverlo oggi, in un messaggio, il presidente della Conferenza episcopale calabra (Cec), mons. Vincenzo Bertolone, in vista della canonizzazione del beato Angelo d’Acri che avverrà domenica 15 ottobre. “Stella di carità”, “uno che spendeva tutte le proprie forze, fin quasi a perdersi, pur di venire incontro al prossimo, specialmente il più abbandonato e derelitto, come – ad esempio – i detenuti, che andava spesso a visitare ed istruiva e soccorreva, adoperandosi – scrive il presule – affinché venissero mitigate le pene loro inflitte se non addirittura graziati e rimessi in libertà quanti erano stati incarcerati per debiti non pagati a causa della povertà”. “Carità inestinguibile animata dal fuoco dello Spirito che in lui si trasforma – scrive mons. Bertolone – in fuoco di carità verso Dio e il prossimo, anche dopo la rovinosa caduta che lo renderà zoppo sulla strada, per i territori meridionali. Andava a piedi o con mezzi di fortuna a predicare qua e là nel Regno di Napoli, vero mosaico di contraddizioni socioculturali, economiche, tipiche di una società feudale. Con tutti i suoi contrasti tra ricchi feudatari (per esempio i Sanseverino) e la povera gente. Padre Angelo dà a Cesare quel che è di Cesare e, pur avendo compiuto la scelta preferenziale per i poveri, non disdegna di frequentare i potenti (come i citati Sanseverino) con l’unico scopo di cercare di porsi come mediatore tra la nobiltà e i miserabili, sempre al centro delle sue cure e in cima ai suoi pensieri”. Padre Angelo, conclude, “ci guiderà da santo, facendosi banditore per nostro tramite della gioia del Vangelo, in una Chiesa in uscita verso tutte le situazioni socioculturali ed economiche, dove poveri e scartati aspettano da noi la semplicità della Parola del Vangelo e il fuoco divino della carità”.

Società: Meter, domani l’inaugurazione del Polo formativo e educativo a Pachino

Fri, 2017-10-13 15:46

Domani 14 ottobre s’inaugura il Polo formativo ed educativo di Meter a Pachino (Sr). Per l’occasione i presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, e l’ambasciatore di Polonia presso la Santa Sede, Janusz Kotański, hanno espresso al presidente di Meter don Fortunato Di Noto il loro ringraziamento e augurio per l’inaugurazione. La benedizione sarà presieduta da mons. Antonio Staglianò , vescovo di Noto; anche l’arcivescovo di Siracusa, mons. Salvatore Pappalardo, ha espresso parole di stima per l’opera che sarà a servizio dell’infanzia e delle famiglie. Il Polo per la formazione ed educazione, si legge in una nota, “è uno spazio armonico multidisciplinare dotato di sale attrezzate ed equiparate ad alti standard tecnici e funzionali. Una superficie interna di oltre 1.500 mq ed un’area esterna di 10.500 mq con una chiara attività di servizi correlati e strutturati tra di loro per dare risposte di aiuto a tutte le esigenze sociali ed ecclesiali. Le attività formative del Polo sono seguite dalle figure professionali di Meter e si avvalgono anche di collaboratori di enti statali e privati di notevole importanza. Il Polo si erge per formare risorse umane di alto profilo, per arginare e rispondere alle problematiche sociali nell’ambito dell’infanzia, dell’adolescenza e della famiglia. Le attività sono studiate ed elaborate per tutti gli interessi sociali”. Per Meter onlus il Polo “è un ulteriore incoraggiamento ad andare avanti con vigore e forza sulla strada intrapresa. Grazie alla generosità della Congregazione religiosa Suore Adoratrici del Beato Francesco Spinelli, Meter prosegue l’importante impegno intrapreso a beneficio del territorio siciliano, nazionale e internazionale, per l’infanzia, l’adolescenza, le famiglie, le comunità ecclesiali, civili e sociali”.

Gioco d’azzardo: D’Urso e Simeone, lettera aperta a Lino Banfi, “vittima di una manipolazione pubblicitaria”. “Sia di esempio ad altri personaggi che speculano sul dolore”

Fri, 2017-10-13 15:28

Il presidente della Consulta nazionale Antiusura, Mons. Alberto D’Urso, e il Coordinatore del Cartello “Insieme contro l’Azzardo”, Attilio Simeone, esprimono “solidarietà” a “Lino Banfi che nei giorni scorsi, vittima di una manipolazione pubblicitaria, ha visto la sua immagine associata a una campagna di comunicazione a favore dell’azzardo”. In una lettera aperta all’attore, D’Urso e Simeone sottolineano che “il mondo dei mass media è alterato e sottomesso al sistema del marketing e della pubblicità, in cui i lettori sono considerati consumatori e non persone con una dignità. L’obiettivo è fare colpo ad ogni costo. Disposto a tutto pur di conquistare fette di mercato. Il sorpruso, la violenza, la manipolazione della realtà sono alcune delle tecniche del marketing. Catturano più lettori o telespettatori sull’onda di una comunicazione sensazionalistica. Un tritacarne mediatico in cui ci passa di tutto pur di arrivare alla pancia del pubblico. E questa volta nel tritacarne ci è finito lei caro Lino Banfi, per i nipoti d’Italia ‘Nonno Libero'”.
“La nostra società della comunicazione – prosegue la lettera aperta – ha bisogno di tornare a riflettere sull’etica che significa andare oltre la correttezza deontologica. Comporta interrogare la propria coscienza in quanto persone e non soggetti al servizio delle regole del mercato”. Di qui l’appello: “La società della comunicazione deve smettere i panni del venditore e deve tornare a generare verità e relazioni tra le persone. Per esempio il sistema mass mediale per quanto riguarda l’usura riesce solo in modo sensazionalistico a sbattere in prima pagina gli usurai-carnefici arrestati, che subiscono il sequestro dei beni, ma non va oltre. I giornalisti non si interrogano sulle cause dell’usura, le dinamiche delle relazioni umane tra l’ usurato e il coniuge o il figlio o il genitore. Cosa c’è nell’animo di una vittima di usura. Per quanto riguarda l’azzardo, stesso discorso, spingono in prima pagina i pochi vincitori milionari, ma tacciono sui milioni di persone che si suicidano a causa dei debiti di gioco”. La lettera si conclude con un attestato di stima a Banfi “per aver preso subito le distanze dal mondo dell’azzardo” e l'”auspicio è che sia da esempio per tanti personaggi del mondo dello spettacolo che ne hanno fatto una ragione di guadagno facile speculando sul dolore e la disperazione delle persone più povere e indifese”.

G7: Oxfam, “pochi aiuti per i piccoli agricoltori nei Paesi in via di sviluppo”

Fri, 2017-10-13 15:10

“Un numero ancora troppo grande di piccoli agricoltori nei Paesi in via di sviluppo non riceve oggi gli aiuti necessari per sfamare le proprie famiglie e i mezzi necessari per adattarsi all’impatto dei cambiamenti climatici”. A lanciare l’allarme è Oxfam alla vigilia del G7 Agricoltura, in programma domani e domenica a Bergamo, attraverso il rapporto “Finanziare le donne in campo”. Il report analizza il livello di finanziamenti pubblici stanziati da alcuni Paesi, soprattutto in Africa, e dai Paesi donatori per lo sviluppo del settore agricolo e rurale, evidenziando che i governi “non si stanno impegnando a fondo”. Solo l’Etiopia ha raggiunto l’obiettivo, fissato nella dichiarazione di Maputo del 2013 sui diritti delle donne in Africa, di destinare il 10% del bilancio dello Stato per il finanziamento delle attività delle donne impegnate in agricoltura. Nel 2014, il Ghana ha investito quasi la metà dei fondi internazionali ricevuti per l’adattamento ai cambiamenti climatici – sostenendo il settore agricolo – ma di questi finanziamenti, il ministero delle Pari opportunità ha ricevuto, in media, dal 2010 al 2015, solo lo 0.1%. La Nigeria ha ricevuto una minima parte degli aiuti internazionali destinati al settore agricolo e allo sviluppo rurale (il 4.9%) nel periodo 2007-2015. L’Unione europea, degli oltre 7.500 progetti di sviluppo agricolo finanziati tra il 2007 e il 2015, ha destinato solo lo 0.6% dell’aiuto all’obiettivo principale di eliminare la disuguaglianza di genere nel settore agricolo. “Al G7 Agricoltura non possiamo dimenticarci della sopravvivenza di decine di milioni di persone vittime della fame in molti Paesi del mondo”, ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia.

Lavoro: Pontificia Università Santa Croce, congresso interdisciplinare a 500 anni dalla riforma e a 100 dalla rivoluzione russa

Fri, 2017-10-13 14:53

Un’ampia riflessione interdisciplinare sul lavoro come attività che perfeziona l’uomo e la società, mettendo a confronto Riforma protestante e teologia cattolica, materialismo marxista e fede cristiana, economia e dimensione sociale, futuro e dignità del lavoratore. È quella che coinvolgerà oltre 250 partecipanti da tutto il mondo al congresso promosso dalla Pontificia Università della Santa Croce, in programma il 19 e il 20 ottobre sul tema “Quale anima per il lavoro professionale?”. Due le ricorrenze che faranno da cornice al convegno: il V centenario della Riforma protestante e il primo della Rivoluzione russa. Ad offrire un approccio storico-antropologico saranno Brad S. Gregory, dell’University of Notre Dame (Indiana, Usa) e Benedetta Giovanola (Università Macerata). Della riflessione teologica sul lavoro si occuperanno Santiago Sanz, dell’Università della Santa Croce, e Ana Marta González, dell’Universidad de Navarra. A fornire l’approccio etico ed economico saranno Brian Griffiths of Fforestfach, della Goldman Sachs International, e Maria Chiara Carrozza, della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa. I lavori si concluderanno con una tavola rotonda su “Economia e lavoro: il futuro del lavoro e la dignità del lavoratore” a cui prenderanno parte l’amministratore delegato di Acea Spa, Stefano Antonio Donnarumma, il presidente e amministratore delegato di Anas Spa, Gianni Vittorio Armani, e Martin Schlag, direttore del Centro di ricerca Markets, Culture & Ethics.

 

Scuola: Gentili (Settimane sociali), contro dispersione “rafforzamento formazione professionale asset strategico di politiche e investimenti”

Fri, 2017-10-13 14:42

“La vera politica attiva del lavoro è rafforzare con adeguati finanziamenti la filiera della formazione professionale”. Non ha dubbi Claudio Gentili, membro del Comitato scientifico organizzatore della Settimana sociale dei cattolici italiani (Cagliari 26 – 29 ottobre). Intervenendo oggi all’incontro della Consulta dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università (Unesu) della Cei , Gentili sostiene che di fronte alla sfida dell’industria 4.0 l’ampliamento, la diffusione e il consolidamento della formazione professionale devono diventare “un asset strategico delle politiche e degli investimenti del futuro”. Occorre inoltre “aggiornare e ampliare il repertorio nazionale delle qualifiche e dei diplomi” di questa formazione e “ampliare i certificati di Its proponendo nuove figure e nuovo indirizzi”. Per l’esperto è necessario raddoppiare la Iefp offerta dagli enti accreditati nelle regioni in cui è debole o inesistente. Lo Stato, spiega, finanzia ogni anno l’università con 7 miliardi, mentre “la posta di 13 milioni messa l’anno scorso per la formazione professionale è scomparsa. Con investimenti contenuti sarebbe possibile in un anno raddoppiare gli iscritti alla Iefp delle regioni in cui essa coinvolge meno del 2% della popolazione scolastica di quella fascia di età riducendo così il forte divario sul territorio (in Lombardia gli studenti coinvolti sono il 20%) e rafforzando la lotta alla dispersione”.
Indispensabile, secondo l’esperto, anche l’istituzione di una cabina di regia scuola-lavoro presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, realizzata in accordo con i ministeri dell’Istruzione, del Lavoro e dello Sviluppo economico, rappresentanti di Regioni e imprese “per coordinare le azioni necessarie”.

Diocesi: mons. Sorrentino (Assisi), “è bello vedere tanti ragazzi che vengono interrogandosi sul futuro e chiedendosi di che cosa debbano spogliarsi oggi”

Fri, 2017-10-13 14:37

“Una giornata di grande spessore culturale e spirituale è quella vissuta giovedì pomeriggio 12 ottobre al santuario della Spogliazione di Assisi dove nella prima parte dell’incontro Francesco Santucci ha illustrato le ultime ricerche sul palazzo vescovile, mentre nella seconda si è svolta la messa in ricordo di Carlo Acutis, il giovane milanese, già servo di Dio, morto prematuramente undici anni fa che è sepolto ad Assisi per il suo forte legame con la città” e a cui “è dedicato l’oratorio di Santa Maria Maggiore”. Lo ricorda un comunicato diffuso oggi dalla diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. Nella Messa, il vescovo, mons. Domenico Sorrentino, ha messo in risalto la specialità del santuario della Spogliazione “che gli assisani devono sentire sempre più come casa loro, perché è qui che nasce tutto, prima ancora del francescanesimo. Il santuario della Spogliazione è il luogo della città che più appartiene agli assisani. È una perla dentro il santuario a cielo aperto che è la nostra Assisi ed io sono ben felice che le porte di casa mia siano sempre più aperte a tutti, residenti, turisti e pellegrini”. Nell’omelia ha poi ha puntato l’attenzione sulla figura del giovane Carlo che “aveva delle grazie speciali. Carlo si è innamorato di Assisi tanto da respirare la santità di Francesco. Questo giovane, la cui santità deve essere ancora dichiarata e riconosciuta ufficialmente dalla Chiesa, viveva però questo suo stato di grazia nell’ordinario: era un ragazzo solare, gli piaceva giocare, andare in piscina qui ad Assisi, era poi un mago del computer ma che amava dire a tutti: ‘Il segreto della mia vita è Gesù’. Sono felice che l’oratorio di Santa Maria Maggiore sia stato dedicato a questo giovane, oltretutto è anche il Papa, nella lettera inviatami per l’inaugurazione del 20 maggio, ad aver messo in evidenza come questo luogo sia il santuario dove i giovani possono avere il loro discernimento”. Ed “è bello – ha concluso il vescovo – vedere tanti ragazzi che vengono interrogandosi sul loro futuro e chiedendosi di che cosa debbano spogliarsi oggi”.

Luciana Frassati: giovedì 19 ottobre il ricordo all’Istituto Sturzo di Roma a 10 anni dalla morte

Fri, 2017-10-13 11:42

A dieci anni dalla morte sarà ricordata a Roma Luciana Frassati, sorella del beato Pier Giorgio Frassati e moglie del diplomatico polacco Jan Gawronski. La sua figura e la sua opera saranno delineate giovedì 19 ottobre, alle 16, all’istituto Luigi Sturzo. Interverranno, tra gli altri, il vescovo di Ivrea, mons. Edoardo Cerrato, lo storico Franco Cardini, il poeta Elio Pecora, il giornalista Marcello Sorgi. “Mia madre è stata una delle grandi protagoniste del secolo scorso – dichiara il figlio Jan -. Rischiò la vita per aiutare i patrioti polacchi perseguitati dal nazismo, mantenendo i contatti fra loro e il governo in esilio di Sikorski, nascondendo esponenti della resistenza e trasferendo all’estero testimonianze dell’occupazione. Non a caso Walesa le ha conferito la più alta onorificenza polacca”.

Papa Francesco: a Santa Marta, vigilare per non cadere nella “mondanità”, che viene dal demonio

Fri, 2017-10-13 11:33

Solo Cristo crocifisso ci salverà dai demoni che ci fanno “scivolare lentamente verso la mondanità”, salvandoci pure dalla “sciocchezza” – di cui parla San Paolo ai Galati – e “dalla seduzione”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta, a partire dal brano odierno del Vangelo di Luca,  in cui Gesù dice: “Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio”. Francesco ha esortato ad un esame di coscienza e a compiere le opere di carità, “quelle che costano”, ma che “ci porteranno a essere più attenti” e vigili affinché non entrino “furbi” personaggi, appunto i demoni. Il Signore, ha spiegato, “chiede di essere vigilanti”, per non entrare in tentazione: Per questo il cristiano è sempre “in veglia, vigila, sta attento”, come una “sentinella”. Il Vangelo parla della lotta tra Gesù e il demonio, di “alcuni” che dissero come Cristo avesse il “permesso di Belzebù” per farlo. Gesù non racconta una parabola, bensì “dice una verità”: quando lo spirito impuro “esce dall’uomo”, si aggira “per luoghi deserti”, cercando sollievo e, non trovandone, decide di ritornare da dove era venuto, dove abita l’uomo “libero”. Allora il demone decide di prendere “altri sette spiriti peggiori di lui”, in modo che anche la “condizione di quell’uomo” diventi “peggiore della prima”. Proprio la parola “peggiore”, ha evidenziato il Papa, ha “tanta forza” nel brano, perché i demoni entrano “in sordina”: “Incominciano a fare parte della vita. Anche con le loro idee e le loro ispirazioni – ha detto Francesco – aiutano quell’uomo a vivere meglio … e entrano nella vita dell’uomo, entrano nel suo cuore e da dentro incominciano a cambiare quell’uomo, ma tranquillamente, senza fare chiasso. È diverso, questo modo è diverso da quello della possessione diabolica che è forte: questa è una possessione diabolica un po’ ‘da salotto’, diciamo così. E questo è quello che il diavolo lentamente fa, nella nostra vita, per cambiare i criteri, per portarci alla mondanità. Si mimetizza nel nostro modo di agire, e noi difficilmente ce ne accorgiamo. E così, quell’uomo, liberato da un demonio, diventa un uomo cattivo, un uomo oppresso dalla mondanità. E questo è quello che vuole, il diavolo: la mondanità”. La mondanità, per il Papa,  è “un passo avanti nella ‘possessione’ del demonio”: è un “incantamento”, è la “seduzione”. Il demonio, infatti, è il  “padre della seduzione”, e quando entra “così soavemente, educatamente e prende possesso dei nostri atteggiamenti”, ha spiegato il Papa, i nostri valori “vanno dal servizio di Dio alla mondanità”. Così si diventa “cristiani tiepidi, cristiani mondani”, con una “mescolanza”, una “macedonia” – tra “lo spirito del mondo e lo spirito di Dio”. Tutto ciò “allontana dal Signore”. Per “non cadere” e per uscire da tale situazione, la tesi del Papa, occorre la vigilanza: “Vigilare significa capire cosa passa nel mio cuore, significa fermarmi un po’ ed esaminare la mia vita. Sono cristiano? Educo più o meno bene i miei figli? La mia vita è cristiana o è mondana? E come posso capire questo? La stessa ricetta di Paolo: guardare Cristo crocifisso. La mondanità soltanto si capisce dov’è e si distrugge davanti alla croce del Signore. E questo è lo scopo del Crocifisso davanti a noi: non è un ornamento; è proprio quello che ci salva da questi incantamenti, da queste seduzioni che ti portano alla mondanità”. Oltre all’esame di coscienza e alla preghiera, Francesco ha esortato a “farsi una frattura, ma non alle ossa: una frattura agli atteggiamenti comodi: le opere di carità. Io sono comodo, ma io farò questo, che mi costa. Visitare un ammalato, dare un aiuto a qualcuno che ne ha bisogno… non so, un’opera di carità. E questo rompe l’armonia che cerca di fare questo demonio, questi sette demoni con il capo, per fare la mondanità spirituale”.

Sud Sudan: padre Albanese, “non è solo una periferia geografica, ma soprattutto esistenziale”. È “una regione del mondo di cui si parla troppo poco”

Fri, 2017-10-13 11:27

“Il Sud Sudan non è solo una periferia geografica, ma soprattutto esistenziale. Si tratta di una regione del mondo assai dimenticata e di cui si parla troppo poco”. Lo ha detto padre Giulio Albanese intervenendo questa mattina alla presentazione del libro “Sud Sudan: Il lungo e sofferto cammino verso pace, giustizia e dignità”, scritto dal frate comboniano Daniele Moschetti. Il volume, presentato stamane nella sede di Radio Vaticana, si apre con un’introduzione di Papa Francesco ed è un reportage dettagliato della situazione dei diritti umani nel Sud Sudan, dilaniato da una guerra civile che dura ormai da quattro anni. Partendo dal testimonianza di Moschetti, padre Giulio Albanese ha voluto lanciare un messaggio chiaro: l’informazione va considerata sempre come la prima forma di solidarietà, “perché la comunicazione, soprattutto quella che riguarda i Paesi poveri, in fondo rappresenta una missione”. Secondo padre Albanese, “è curioso che in Italia la maggior parte delle testate giornalistiche si focalizzi soltanto sugli sbarchi e sulla cronaca nera, dimenticandosi quali sono le vere ragioni alla base del fenomeno migratorio. La verità – ha aggiunto il sacerdote – è che il sistema dei media non dà minimamente rilievo a cosa accade in Paesi come la Somalia, o il Sudan, dove si combattono guerre dimenticate e dove la povertà è enorme”. Padre Albanese ha infine elogiato il ruolo della comunità cristiane e della Chiesa nei territori africani, da lui definite “agenzie educative che possono aiutare a guardare al futuro con speranza”.

Salute: Forum sociosanitario cristiano, il 19 ottobre a Caserta un convegno per “umanizzare” la medicina

Fri, 2017-10-13 11:25

“Il Forum sociosanitario cristiano si batte da sempre per diffondere la cultura dell’umanizzazione della medicina. È evidente, infatti, che gli ammalati, se curati con competenza, accoglienza, ascolto, se seguiti bene e se ‘studiati’ attentamente per le loro patologie, possono andare più facilmente verso la guarigione, incorrendo in un numero minore di complicanze”. Ad affermarlo è Aldo Bova, presidente nazionale del Forum sociosanitario cristiano e primario emerito dell’Ortopedia dell’ospedale San Gennaro di Napoli, il quale aggiunge: “Nel campo della riabilitazione, in particolare, il rapporto amorevole tra medici e riabilitatori e pazienti è indispensabile per condurre soggetti fragili e deboli da una condizione di ridotta abilità ad una condizione di buona funzionalità”. “Stiamo avviando una capillare attività di sensibilizzazione in giro per l’Italia per ‘ricordare’ agli operatori del mondo della salute che i pazienti non sono numeri e non possono essere trattati come macchine da riparare in officina”, sottolinea il presidente Bova che annuncia l’iniziativa “Riabilitare con amore”, in programma giovedì 19 ottobre (ore 10.30) nell’auditorium della clinica Villa delle Magnolie in Castel Morrone (Ce). Previste le relazioni di padre Carmine Arice, superiore generale del Cottolengo e già direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della salute; di Vincenzo Saraceni, segretario nazionale Associazione medici cattolici italiani, e dello stesso Aldo Bova.

Colombia: congresso di riconciliazione. “La Chiesa ondamentale per il dialogo e per chiudere il capitolo della violenza”

Fri, 2017-10-13 11:16

“Il ruolo della Chiesa è fondamentale per il dialogo e per chiudere il capitolo della violenza” in Colombia. L’affermazione è stata condivisa ieri, a Bogotá – durante la seconda giornata del settimo congresso nazionale di riconciliazione, promosso dalla Chiesa colombiana – da diversi attori internazionali e in particolare dall’ambasciatore della Norvegia in Colombia, Johan Vibe, e dal capo di gabinetto della missione di verifica dell’Onu in Colombia, Raúl Rosende. Vebe ha evidenziato il ruolo della Chiesa e in particolare della pastorale sociale nel cammino di riconciliazione: “La Chiesa sarà un aiuto fondamentale negli sforzi di dialogo per chiudere tutti i capitoli della violenza”, ha detto.
Rosende ha aggiunto: “La Chiesa ha una presenza radicata come nessun altro, nei territori più lontani, nei luoghi più remoti, in zone dove il conflitto è stato presente e pertanto dove la gente soffre di più”. Inoltre, “ha credibilità e legittimità, la gente ha fiducia in essa”.
I due relatori si sono mostrati preoccupati, mentre l’implementazione dell’accordo con le Farc prosegue lentamente, per le persecuzioni e le uccisioni di leader sociali e per la necessità di presenza dello Stato nei territori più colpiti dal conflitto con progetti di promozione all’educazione e alla salute. È stata anche sottolineata la fondamentale presenza della Chiesa nella verifica del cessate il fuoco bilaterale tra Governo e guerriglia dell’Eln.
Nel pomeriggio il dibattito è proseguito con seminari e tavole rotonde sui temi sello sviluppo integrale e dell’implementazione dell’accordo di pace. Diego Bautista, direttore dell’équipe di pace territoriale dell’Alto Commissariato per la pace ha segnalato che “lo Stato presenta ancora molte mancanze per poter avanzare nella realizzazione degli impegni, non solo verso le Farc, ma verso le comunità nelle periferie del Paese”. E ha poi messo in evidenza l’importanza che il cammino di pace si allarghi al maggior numero possibile di attori della società civile.
Mario Andrés Pineda, del progetto Barometro che sta verificando costantemente l’avanzamento del processo di pace, ha osservato che esso avanza negli aspetti concreti della cessazione del fuoco e del disarmo, ma la sfida del reinserimento e della sicurezza per le comunità, per gli ex guerriglieri e per i loro familiari è ancora una sfida da affrontare.

Cristiani perseguitati: Rapporto Acs, Mantovano e Monteduro “ideologia e estremismi, virus contrari alla libertà religiosa”

Fri, 2017-10-13 11:01

“Oggi vaste aree del mondo subiscono l’azione di due aggressivi ceppi virali, l’ideologia di alcuni Stati e gli estremismi di matrice politico-religiosa, entrambi contrari all’autentica libertà religiosa. Si tratta di virus che sopprimono la libertà di fede con leggi dello Stato (ogni riferimento alla sharia è voluto) e assalti terroristici (che insanguinano anche le strade d’Europa)”. Così Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro, rispettivamente presidente e direttore di Acs-Italia, scrivono nella prefazione del rapporto di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) sulla persecuzione anticristiana “Perseguitati e dimenticati. Rapporto sui cristiani oppressi in ragione della loro fede tra il 2015 e il 2017”, presentato oggi a Milano. Lo studio prende in esame tredici Paesi: Cina, India, Iraq, Pakistan, Siria, Sudan, Turchia, Egitto, Eritrea, Iran, Nigeria, Arabia Saudita e Corea del Nord. Concetti ribaditi anche durante la presentazione: “Ciò che realmente preoccupa – oltre alla presenza dei virus in sé, è la totale indifferenza per i ricercatori che dedicano la loro vita ad individuare ed affinare i vaccini. Questi ultimi esistono, ma non vengono considerati adeguatamente da chi, applicandoli, ridurrebbe le infezioni virali a semplici focolai”. Il vaccino, per Mantovano e Monteduro, è rappresentato dal “sostegno alle minoranze perseguitate direttamente nelle aree in cui soffrono. Se Acs lo garantisce attraverso la generosità dei suoi benefattori, governi e comunità internazionale avrebbero ben altri e più consistenti mezzi”. Citando l’Iraq, il presidente e il direttore di Acs ribadiscono la necessità, ora che il cancro rappresentato dall’Isis è stato “disarticolato militarmente”, di passare “alla terapia per ritrovare quella salute di cui si godeva prima della malattia”. Questa consiste nel riportare “le pacifiche comunità cristiane nei loro originari villaggi di Ninive e a Mosul”. Così facendo “ci vaccineremo dal virus dell’estremismo politico-religioso dello jihadismo. È talmente evidente la questione politica, con chiari riflessi sulla sicurezza e sulla pressione migratoria che giunge anche dal Medio Oriente, che non dovrebbe essere Acs a occuparsene, ma le Istituzioni stesse! Non stiamo ovviamente affermando – concludono Mantovano e Monteduro – che il mondo sarebbe perfetto, ma di certo non dovrebbe più fronteggiare un movimento islamista così virulento. Abbiamo fatto il caso dell’Iraq, ma il medesimo principio può essere applicato in ogni area in cui la libertà religiosa viene calpestata, indipendentemente dalla latitudine”.

Menù ad Accesso Rapido

Accesso rapido

La Parola
Ragazzi
Scie di Luce
Servizi La Stanza
Media
Cattolici  Protestanti  Ortodossi  Ecumenismo  Vita Quotidiana
  • ° Vita Pubblica
  • ° Lui & Lei
  • ° Matrimonio
  • ° Figli
  • ° Ricette
  • ° Viaggi


 Notizie