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Giornata del malato: mons. Boccardo (Spoleto-Norcia), “la vita ha un senso sempre, anche quando può sembrare il contrario”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 15:11

“Gesù ci è compagno, è solidale con noi, ci dice che la vita ha un senso sempre, anche quando può sembrare il contrario. Ciascuno di noi è prezioso ai suoi occhi, la sua tenerezza non ci abbandona”. Lo ha affermato ieri pomeriggio l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, nel corso della celebrazione eucaristica che ha presieduto al santuario della Madonna della Stella in Montefalco in occasione della 26ª Giornata mondiale del malato. Nell’omelia, Boccardo ha osservato che “tutti noi siamo malati, in un modo o nell’altro, tutti siamo bisognosi di essere purificati”. “Gesù – ha proseguito – ebbe compassione del lebbroso, cioè si mise in sintonia con lui, si fece carico del suo bisogno e stese la mano su di lui e lo toccò”. Per l’arcivescovo, “questo vuol dire avere compassione, mettersi nella stessa condizione dell’altro, e non provare sentimenti dolciastri”. “Nessuno di noi – ha aggiunto – deve sentire di non essere importante agli occhi di Gesù, medico al quale presentiamo le nostre sofferenze e i nostri dolori, che a volte sono ingiusti”. “Non siamo qui per chiedergli la guarigione – ha ammonito – ma per domandargli la forza di vivere il momento presente, caratterizzato per molti di voi dalla malattia”. “Siamo qui – ha continuato – per essere consolati, ma al tempo stesso siamo qui anche per consolare e guarire: quante occasioni abbiamo nella nostra vita di tutti i giorni di fare il bene e non lo facciamo o aspettiamo che altri lo facciano a noi”. “Viviamo in una società ferita dal male, ma il male non può averla vinta, si può guarire facendo il bene – ha concluso Boccardo – iniziando nelle nostre case e con le persone che ci sono vicino”.

Papa Francesco: c’è un modo di fare informazione che tende a “sporcare” i migranti

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 15:10

C’è un modo di fare informazione che tende a “sporcare” i migranti. A denunciarlo è stato il Papa, in una delle numerose aggiunte a braccio fatte durante il dialogo botta e risposta con i partecipanti alla Giornata mondiale di preghiera e di riflessione sulla tratta di persone, ricevuti oggi in udienza. “Ho letto su un giornale – uno degli aneddoti raccontati ai presenti – che una piccola città dell’Italia era quella in cui avvenivano gli stupri e che gli autori del 40% degli stupri erano i migranti. E l’altro 60%? Erano italiani!”. “Questo è un modo per sporcare i migranti”, il commento di Francesco: “C’è un modo per raccontare i fatti che cambia la verità”. Il Papa, sempre a braccio, ha raccontato anche un altro aneddoto: quello di una ragazza poi schiavizzata che era arrivata in Italia grazie all’insistenza di “una donna molto cattolica”. “Lei si è fidata”, ha detto il Papa, “e all’aeroporto l’aspettavano gli uomini della tratta”.

Papa Francesco: ai giovani, “chiedete di partecipare all’incontro pre-sinodale del 19 marzo”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 14:53

Si è concluso con un appello a chiedere di partecipare all’incontro pre-sinodale del Sinodo dei giovani, il 19 marzo, il dialogo domanda-risposta del Papa, con i partecipanti alla Giornata mondiale contro la tratta. “Desidero, per coloro che sono i testimoni reali dei rischi della tratta nei propri Paesi di origine, che possano trovare nel Sinodo un luogo per esprimere sé stessi, da cui richiamare la Chiesa all’azione”. Francesco ha chiesto direttamente ai giovani di “chiamare” i responsabili della segreteria del Sinodo per poter partecipare all’incontro, cui parteciperanno circa 350 persone, mentre al Sinodo di ottobre, “che è il Sinodo dei vescovi, sono invitati dieci-dodici giovani”, ha precisato il Papa. “Chiamali da parte mia, così mi faciliti un po’ il lavoro”, ha detto Francesco alla ragazza che gli ha rivolto la domanda. “È mio grande desiderio che giovani rappresentanti delle periferie siano protagonisti di questo Sinodo, tramite l’incontro pre-sinodale”, le parole del Papa: “Auspico che possano vedere il Sinodo come un luogo per lanciare un messaggio ai governanti dei Paesi di provenienza e di arrivo per richiedere protezione e sostegno”. “Mi auguro che questi giovani lancino un messaggio globale per una mobilitazione giovanile mondiale”, l’auspicio di Francesco. “La Chiesa cattolica – ha assicurato – intende intervenire in ogni fase della tratta degli esseri umani: vuole proteggerli dall’inganno e dall’adescamento; vuole trovarli e liberarli quando vengono trasportati e ridotti in schiavitù; vuole assisterli una volta liberati. Spesso le persone che sono state intrappolate e maltrattate perdono la capacità di fidarsi degli altri, e la Chiesa risulta essere spesso l’ultima ancora di salvezza”.

Papa Francesco: no al bullismo nelle scuole, “facilita il mondo della schiavitù e della tratta”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 14:45

“Quando i Paesi sono in preda a povertà estrema, violenza e corruzione, l’economia, il quadro normativo e le infrastrutture di base sono inefficienti e non riescono a garantire sicurezza, beni e diritti essenziali”. Lo ha detto il Papa, che nell’udienza ai partecipanti alla Giornata contro la tratta ha spiegato come “in tali contesti, gli autori di questi crimini agiscono impunemente. Si infilano nella società che ha tanti problemi di povertà estrema e agiscono impunemente. La criminalità organizzata e il traffico illegale di droghe e di esseri umani scelgono le prede tra le persone che oggi hanno scarsi mezzi di sussistenza e ancor meno speranze per il domani. È una grande parte della società che è in questa situazione, e i criminali vanno lì a prendere, a ingannare”. “L’educazione e il lavoro”: sono questi, per Francesco, gli antidoti alla tratta di esseri umani. “Pensate alla fine dell’Ottocento, al Piemonte, a don Bosco”, l’esempio scelto dal Papa a braccio: “Aveva visto i ragazzi sulla strada senza educazione, senza lavoro. Ha fatto gli oratori, le scuole, ha insegnato i mestieri per dare loro lavoro. Questa è la strada: l’educazione”. “L’educazione è oggi il nome della pace”, ha proseguito Francesco sempre fuori testo: “Educazione è anche il nome dello sviluppo. Mai bambini senza educazione, questo è il primo passo. Altrimenti, saranno schiavi”. No, allora, alla “cultura dello scarto”, ma anche al bullismo, “l’aggressività contro quello che considero disprezzabile e scartabile”. “Nelle vostre scuole”, con il bullismo “comincia il male”, il grido d’allarme del Papa ancora a braccio: “Questa aggressività che uccide è alla base di tutti questi problemi. Noi respiriamo quest’aria, si capisce che si facilita con questo il mondo della schiavitù, della tratta”.

Papa Francesco: “giovani vittime di tratta” sono “supporto per le nuove vittime”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 14:36

“Tutti coloro che sono stati vittime di tratta sono fonte inesauribile di supporto per le nuove vittime e importantissime risorse informative per salvare molti altri giovani”. Ne è convinto il Papa, che nell’udienza ai partecipanti alla Giornata mondiale contro la tratta ha affermato che “i giovani che hanno incontrato la criminalità organizzata possono giocare un ruolo chiave nel descriverne i pericoli”. “Per i giovani è fondamentale costruire passo dopo passo la propria identità e avere un punto di riferimento, un faro-guida”, ha detto Francesco, ricordando che “la Chiesa da sempre vuole essere al fianco delle persone che soffrono, in particolare dei bambini e dei giovani, proteggendoli e promuovendo il loro sviluppo umano integrale. I minori sono spesso ‘invisibili’, soggetti a pericoli e minacce, soli e manipolabili; vogliamo, anche nelle realtà più precarie, essere il vostro faro di speranza e supporto, perché Dio è sempre con voi”.

Payne e la riscoperta dell'adorazione

Evangelici.net - Mon, 2018-02-12 12:27
FIRENZE - Jon Payne, nel suo ultimo libro pubblicato da BE edizioni, rilegge il culto comunitario alla luce della Bibbia per restituire all'adorazione il giusto equilibrio e le opportune basi bibliche.

Papa Francesco: a Sinodo greco-melkita, servono “pastori poveri, non attaccati al denaro e al lusso”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 12:07

Pastori “poveri”, non attaccati al denaro e al lusso, che non si accontentano di rimanere “a bassa quota” e sanno “rianimare” il loro popolo. Questo, in sintesi, l’identikit del vescovo tracciato dal Papa, ricevendo in udienza i membri del Sinodo greco-melkita. Riferendosi alla loro ultima assise sinodale, svoltasi in Libano nei primi giorni del mese, Francesco l’ha definita “un momento fondamentale, di cammino comune, durante il quale patriarca e vescovi sono chiamati a prendere decisioni importanti per il bene dei fedeli, anche attraverso l’elezione dei nuovi vescovi, di pastori che siano testimoni del Risorto”. “Pastori che, come fece il Signore con i suoi discepoli, rianimino i cuori dei fedeli, stando loro vicini, consolandoli, scendendo verso di loro e verso i loro bisogni”, ha specificato il Papa: “Pastori che, al tempo stesso, li accompagnino verso l’alto, a cercare le cose di lassù, dov’è Cristo, non quelle della terra”. “Abbiamo tanto bisogno di pastori che abbraccino la vita con l’ampiezza del cuore di Dio, senza adagiarsi nelle soddisfazioni terrene, senza accontentarsi di mandare avanti quello che già c’è, ma puntando sempre in alto”, ha esclamato Francesco: “Pastori portatori dell’Alto, liberi dalla tentazione di mantenersi ‘a bassa quota’, svincolati dalle misure ristrette di una vita tiepida e abitudinaria; pastori poveri, non attaccati al denaro e al lusso, in mezzo a un popolo povero che soffre; annunciatori coerenti della speranza pasquale, in perenne cammino con i fratelli e le sorelle”. “Mentre sono lieto di accordare l’assenso pontificio ai vescovi da voi eletti, vorrei poter toccare con mano la grandezza di questi orizzonti”, l’auspicio del Papa.

Papa Francesco: a Sinodo greco-melkita, “incoraggiare i fedeli a rimanere nella loro terra”. 23 febbraio preghiera speciale per la Siria

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 12:05

“In questo difficile periodo storico tante comunità cristiane in Medio Oriente sono chiamate a vivere la fede nel Signore Gesù in mezzo a molte prove. Auspico vivamente che, con la loro testimonianza di vita, i vescovi e i sacerdoti greco-melkiti possano incoraggiare i fedeli a rimanere nella terra dove la Provvidenza divina ha voluto che nascessero”. È l’appello del Papa “per l’amata Siria e per tutto il Medio Oriente”, regione nel quale la Chiesa greco-melkita – i cui membri del Sinodo sono stati oggi ricevuti in udienza da Francesco – “è profondamente radicata e svolge un prezioso servizio per il bene del Popolo di Dio”. “Una presenza, la vostra, che non si limita al Medio Oriente, ma si estende, ormai da molti anni, a quei Paesi nei quali tanti fedeli greco-melkiti si sono trasferiti in cerca di una vita migliore”, ha esordito Francesco, assicurando la sua vicinanza – oltre che al patriarca, Sua Beatitudine Youssef Absi, eletto nel giugno scorso – “anche a questi fedeli in diaspora e ai loro pastori”. E proprio alla lettera di giugno in occasione dell’elezione del patriarca, Francesco ha fatto riferimento, per ricordare che “mai come in questi momenti i Pastori sono chiamati a manifestare, davanti al popolo di Dio che soffre, comunione, unità, vicinanza, solidarietà, trasparenza e testimonianza”. “Vi invito fraternamente a proseguire su questa strada”, ha detto il Papa ai greco-melkiti, ricordando la Giornata di preghiera e digiuno per la pace da lui indetta per il 23 febbraio: “In quella occasione non mancherò di ricordare, in maniera speciale, la Siria, colpita in questi ultimi anni da sofferenze indicibili”, ha anticipato.

Disabilità: Policlinico Gemelli, da oggi rassegna cinematografica “Vite Extra-ordinarie” sui temi clinici, umani, sociali e relazionali

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 12:03

“La disabilità non è una scelta, la nostra attitudine sì”. Prende spunto da questa affermazione la rassegna cinematografica “Vite extra-ordinarie” che parte oggi, alle 17, presso la sala MediCinema al Policlinico “A. Gemelli” di Roma. Sarà “The elephant man”, il capolavoro di David Lynch, il primo dei sette film che verranno proiettati nel corso della rassegna promossa dal Centro di Ateneo per la vita dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’iniziativa è nata da un’idea del Centro di malattie rare e difetti congeniti della Fondazione Gemelli. Dopo il primo appuntamento di oggi pomeriggio, le pellicole protagoniste dei successivi incontri saranno “Inside I’m dancing” di Daniel O’Donnell (26 febbraio), “Basta guardare il cielo” di Peter Chelsom (12 marzo), “Qualcosa di buono” di George C. Wolfe (19 marzo), “Misure straordinarie” di Tom Vaughan (9 aprile), “Ottavo giorno” di Jaco van Dormael (16 aprile), “Il mio piede sinistro” di Jim Sheridan (7 maggio). “Ogni film – si legge in una nota – tratterà una condizione legata alla disabilità che sarà presentata, per gli aspetti clinici, da un esperto. Al termine della proiezione seguirà una riflessione sull’aspetto umano, relazionale e sociale della trama, curata da un neuropsichiatra infantile esperto di problematiche relazionali e da un’esperta di problematiche sociali”. Nel corso degli incontri si delineeranno le caratteristiche cliniche di alcune malattie rare come sindrome di Proteus, distrofia muscolare di Duchenne, Sla, sindrome di Pompe, sindrome di Morquio, sindrome di Down e paralisi cerebrale. Le riflessioni saranno guidate da Paolo Mariotti, dirigente medico dell’Unità di neuropsichiatria infantile della Fondazione Gemelli, e da Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’Associazione italiana persone down.

Iraq: Unicef, “un bambino su quattro è povero”. “A Mosul il 90% ancora traumatizzati per la morte di persone vicine”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 11:49

“In Iraq un bambino su quattro è povero. Circa 1 milione di bambini hanno bisogno di supporto psicosociale. 2.260 sono detenuti in Iraq, metà dei quali sono sospettati di essere stati utilizzati come bambini soldato. Il 90% dei bambini a Mosul sono ancora traumatizzati per la morte di persone a loro vicine”. Questi alcuni dei dati della ricerca “Committing to Change – Securing the Future” che Unicef e UN-Habitat hanno presentato oggi in occasione della Conferenza internazionale del Kuwait per la ricostruzione dell’Iraq (fino al 14 febbraio). “I bambini sono il futuro dell’Iraq”, dichiara Geert Cappelaere, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa. “I bambini sono i più duramente colpiti in tempi di conflitto, il recupero urbano e la ricostruzione in Iraq dovrebbero essere prioritari, con particolare attenzione alle persone vulnerabili e ai bambini”, aggiunge Zena Ali Ahmad, direttore UN-Habitat per la Regione Araba. “Nella città di Mosul oltre 21.400 case sono state danneggiate o distrutte – si legge nella ricerca -. La metà di tutte le scuole irachene avrebbe bisogno di riparazioni e il 35% dei bambini non completa la scuola primaria. Più di 3 milioni di loro sono stati costretti a lasciare la scuola”. Unicef e UN-Habitat lanciano un appello affinché vengano ripristinate le infrastrutture e i servizi di base per i bambini, compresi l’istruzione, il sostegno psico-sociale, la sanità e l’acqua, i servizi igienico-sanitari e la casa.

Volontariato: Csvnet, Tabò confermato presidente. “Essere tempestivi e radicati nella società”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 11:38

Stefano Tabò è stato confermato presidente di Csvnet, il network dei Centri di servizio per il volontariato, per il terzo mandato consecutivo. Al suo fianco, come vicepresidenti, ci saranno Luciano Squillaci, anch’egli riconfermato, e Chiara Tommasini. I nuovi organi sociali governeranno l’associazione nei prossimi tre anni. La loro elezione è stata l’ultimo atto dell’assemblea nazionale, che si è svolta a Roma nei giorni scorsi. Nella sua relazione Tabò ha invitato ad “avere coraggio, essere tempestivi e radicati nella società”. “Con la riforma – ha aggiunto il presidente – i Centri di servizio per il volontariato hanno conquistato sul campo il riconoscimento della loro azione in questi venti anni”. Riferendosi alla riduzione del numero dei Csv che la stessa riforma determinerà entro il 2018, Tabò ha spiegato che “a prescindere da quanti saranno i Centri, colgo attorno a noi sollecitazioni affinché ci sia più presenza dei Csv sui territori per una più efficace promozione del volontariato. Per fare questo dobbiamo essere sempre di più un ‘sistema’, una grande infrastrutturazione nazionale in grado di avere impatto anche sulle mappe culturali del Paese”. Durante l’assemblea è stata anche illustrata la programmazione delle attività messe in campo da Csvnet per il 2018. Tra queste, il varo del “Sistema informativo”, finalizzato alla raccolta dei dati e alla trasparenza. Si tratta di un software di rilevazione dei servizi erogati dai Centri, che presenta un’anagrafica degli enti del Terzo settore coerente con la riforma e strumenti per il monitoraggio e la gestione della vita associativa.

Papa Francesco: a Santa Marta, “chiediamo al Signore la virtù della pazienza”, come “i nostri fratelli perseguitati in Medio Oriente”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 11:25

“Chiediamo al Signore la virtù della pazienza” propria di chi è in cammino e porta sulle proprie spalle difficoltà e prove, come molti dei fratelli cristiani perseguitati in Medio Oriente. Lo ha chiesto il Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta. “La vostra fede, messa alla prova, produce pazienza”, ha esordito Francesco citando la prima lettura di oggi, tratta dalla lettera di san Giacomo apostolo. La pazienza, ha spiegato il Papa – secondo quanto riporta Vatican News -, non è “rassegnazione” o “sconfitta”, ma la “virtù” di “chi è in cammino”, non di chi è “fermo” e “chiuso”. “E quando si va in cammino capitano tante cose che non sempre sono buone”, ha commentato il Papa: “A me dice tanto sulla pazienza come virtù in cammino, l’atteggiamento dei genitori quando viene un figlio ammalato o disabile, nasce così. ‘Ma grazie a Dio che è vivo!’: questi sono i pazienti. E portano tutta la vita quel figlio con amore, fino alla fine. E non è facile portare per anni e anni e anni un figlio disabile, un figlio ammalato… Ma la gioia di avere quel figlio dà loro la forza di portare avanti e questo è pazienza, non è rassegnazione: cioè, è la virtù che viene quando uno è in cammino”. Pazienza, inoltre, significa “portare su” e non affidare a un altro la propria difficoltà o il proprio problema: “La porto io, questa è la mia difficoltà, è il mio problema. Mi fa soffrire? Eh, certo! Ma lo porto. Portare su. E anche la pazienza è la sapienza di saper dialogare con il limite. Ci sono tanti limiti nella vita ma l’impaziente non li vuole, li ignora perché non sa dialogare con i limiti. C’è qualche fantasia di onnipotenza o di pigrizia, non sappiamo… Ma non sa”. La pazienza di cui parla san Giacomo, ha proseguito Francesco, non è un “consiglio per i cristiani”, secondo il quale “se guardiamo alla storia della salvezza” possiamo vedere “la pazienza di Dio, nostro Padre”, che ha condotto e portato avanti il suo “popolo testardo” ogni volta che “faceva un idolo e andava da una parte all’altra”. E pazienza è anche quella che il Padre ha con “ognuno di noi”, “accompagnandoci” e “aspettando i nostri tempi”. Dio che ha anche inviato suo Figlio perché “entrasse in pazienza”, “prendesse la sua missione” e si offrisse “con decisione” alla Passione. “E qui penso ai nostri fratelli perseguitati nel Medio Oriente, cacciati via per essere cristiani”, l’esempio citato dal Papa: “E loro ci tengono ad essere cristiani: sono entrati in pazienza come il Signore è entrato in pazienza. Con queste idee, forse, possiamo oggi pregare, pregare per il nostro popolo: ‘Signore, dà al tuo popolo pazienza per portare su le prove’. E anche pregare per noi. Tante volte siamo impazienti: quando una cosa non va, sgridiamo… ‘Ma, fermati un po’, pensa alla pazienza di Dio Padre, entra in pazienza come Gesù’. È una bella virtù la pazienza, chiediamola al Signore”.

Diocesi: Ferrara-Comacchio, ieri posa della prima pietra della chiesa di san Giacomo Apostolo. L’arcivescovo Perego, “sia il segno dell’Evangelii gaudium”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 10:59

“Questa chiesa desideriamo che sia il segno dell’Evangelii gaudium, della gioia del Vangelo. La gioia sia di casa in questa casa di Dio, diventando un luogo di festa, di accoglienza, di attenzione ai poveri, evitando – come ricorda l’apostolo Giacomo – i favoritismi, costruendo incontro e testimonianze gioiose”. Lo ha affermato ieri pomeriggio mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, nel corso della celebrazione per la posa della prima pietra della nuova chiesa di san Giacomo Apostolo, a Ferrara. Con il sindaco Tiziano Tagliani erano presenti circa 150 persone. “È un bel giorno questo, per la nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio”, ha osservato l’arcivescovo, aggiungendo che “qui, su questo grande argine, in questo angolo della nostra città si fa una grande festa, perché nasce tra le case una nuova casa, la casa in cui Dio abbraccia il suo popolo, dove uomini e donne nei prossimi anni continueranno o inizieranno un cammino di fede, di perdono, di carità, dove la sofferenza e la morte saranno vissuti insieme, dove la domenica vedrà nell’Eucaristia il pane di vita”. “Una casa – ha proseguito – non solo per le persone e le famiglie, i bambini e gli anziani, i giovani e gli adulti di questo quartiere, ma una casa per tutti, un luogo d’incontro, assembleare anche per occasioni di preghiera, di musica e di arte, di testimonianza per i fedeli della nostra città”. “Oggi si realizza un sogno che sembrava troppo lungo nei tempi, troppo costoso, con tanti problemi, permessi sempre rimandati”, ha rilevato mons. Perego, sottolineando che “inizia quasi un tempo di catecumenato, da oggi, per questa comunità, ma anche per tutta la nostra Chiesa, perché inizia un tempo per prepararsi a una nuova stagione di testimonianza della fede, che non solo edifica una comunità ancora più unita e fraterna, ma diventa segno, anima in una città”.

Nazioni Unite: prima bozza del Global Compact per le migrazioni. Mons. Auza, avrà successo se improntato su “prudenza e generosità”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 10:47

(da New York) La prima bozza del Global Compact per le migrazioni (GCM), il documento delle Nazioni Unite per la regolazione a livello internazionale delle migrazioni è stata presentata, lo scorso 5 febbraio in un incontro informale e riservato presieduto da H.E. Jürg Lauber, rappresentante permanente della Svizzera, e da H.E. Juan José Gómez Camacho, rappresentante permanente del Messico, che sono stati tra i facilitatori della conferenza intergovernativa di Puerto Vallarta, dove sono stati raccolti tutti gli interventi e i suggerimenti degli Stati membri. Il documento suddiviso in quattro sezioni presenta un preambolo, dove sono esplicitate le comuni sfide e responsabilità dei 193 Paesi aderenti al Patto. Seguono 10 principi guida che costituiscono le fondamenta del progetto e una terza sezione che spiega la struttura cooperativa del piano e i 22 obiettivi, declinati in impegni attuabili dagli Stati, secondo quanto previsto dalla Dichiarazione di New York del settembre 2017. Il documento termina con gli strumenti d’implementazione del patto e i meccanismi di revisione e verifica. Ora si apre la fase dei negoziati governativi che proseguirà fino a luglio 2018, mentre in settembre è programmata l’approvazione definitiva del trattato.
La bozza zero è stata accolta favorevolmente dalla missione permanente della Santa Sede presso l’Onu. Il nunzio apostolico monsignor Bernardito Auza ha dichiarato che il processo avrà successo se sarà improntato sulle virtù della “prudenza” e della “generosità” e non “sulla competizione tra il diritto degli Stati a controllare i propri confini e la responsabilità di rispettare e proteggere i diritti umani”. Ha poi ricordato che “l’integrazione è un processo a doppio senso, che implica diritti e doveri reciproci tra coloro che accolgono e sono chiamati a promuovere lo sviluppo umano integrale di coloro che sono accolti; e questi ultimi, a loro volta, devono conformarsi alle leggi del Paese che li ospita”. L’auspicio di Papa Francesco, precisa il nunzio, è che questo processo conduca a risultati in grado di rispondere alle sfide di “una comunità mondiale sempre più interdipendente e con un maggiore bisogno di solidarietà e assistenza reciproca”.

Siria: mons. Khazen (Aleppo), “si stanno dividendo le vesti del nostro Paese”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 10:37

“Si stanno dividendo le ‘vesti’ del nostro Paese. Abbiamo paura di una spartizione della Siria. È giusto che per interessi economici e politici un intero popolo debba soffrire così?”. È la denuncia di mons. Georges Abou Khazen, francescano della Custodia di Terra Santa e vicario apostolico di Aleppo, che al Sir fa il punto della guerra siriana che sta per entrare nel suo ottavo anno. “Qui è di nuovo l’inferno. Piovono bombe e la povera popolazione siriana non smette mai di soffrire. Perché tutto questo? Quando finirà?”, si chiede il vicario apostolico. “Ogni volta che rinasce un briciolo di speranza ecco che questo viene sepolto di nuovo dalle bombe. Ogni volta che si compiono timidi passi in avanti per la ripresa di negoziati ecco che ci ricacciano indietro. Perché?”. La tragedia siriana non conosce fine. Daesh? “Sembra essere stato sconfitto ma non è così – risponde mons. Khazen -. Daesh è una sorta di cavallo di Troia per le potenze coinvolte nella guerra. Serve loro per spostare il conflitto da un punto all’altro della Siria, a seconda delle convenienze. Ma non c’è solo Daesh, nel campo di battaglia siriano. Ci sono Al Nusra e tanti altri gruppi affiliati teleguidati da tutte le potenze, regionali e internazionali, coinvolte in questo conflitto per procura. Li assoldano, li addestrano e li armano: questo è il maggiore ostacolo al dialogo tra le parti siriane”. Intanto si contano ancora morti e feriti nel Ghouta orientale, a Damasco, Idlib e Afrin è una tragedia immane. Qui secondo l’Unicef sono stati uccisi, nel solo mese di gennaio, 60 bambini e molti altri sono stati feriti durante i combattimenti in corso. “Siamo addolorati – prosegue mons. Khazen -. La gente soffre e si chiede cosa accadrà. Ci sono migliaia di famiglie, donne, anziani intrappolate dalle bombe delle parti in lotta. Sono queste persone la parte più debole della popolazione. Ma soprattutto ci sono migliaia di bambini malnutriti, abbandonati, orfani, che vagano soli che hanno bisogno di ogni forma di assistenza materiale e morale”. Piccoli che diventano preda delle fazioni armate in lotta: “In alcune zone, soprattutto quelle sotto controllo del Daesh e di Al Nusra – spiega il religioso francescano – i più piccoli vengono arruolati, addestrati alla guerra e mandati a combattere”. “Gesù sta patendo sulla croce per tutta la popolazione della Siria, senza distinzione di etnia e fede. Siamo un corpo solo. La guerra – ricorda il vicario – ha allontanato i siriani dalle loro terre e case, metà della popolazione è profuga, centinaia di migliaia di morti, milioni di feriti, almeno diecimila rapiti, spariti nel nulla e dei quali non si conosce la sorte. Cosa altro vogliono da noi queste potenze?”. “La speranza non deve abbandonarci perché abbiamo la certezza che il nostro destino non è nelle mani di un uomo o di una superpotenza. Il nostro destino – conclude – è nelle mani di Dio, Padre provvidente. In Lui, e solo in Lui, poniamo la nostra salvezza”.

Molestie sessuali: Save the Children, “intervenuti direttamente sulle 31 accuse verso membri dello staff, rendendolo noto anche ai media”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 10:21

Sulle “presunte molestie sessuali che avrebbero coinvolto membri dello staff di Save the Children, l’organizzazione precisa di aver segnalato ai media, e con precisione all’agenzia di stampa Reuters lo scorso novembre, le 31 accuse di molestie sessuale che alcuni membri dello staff avevano mosso nei confronti di altri membri, e sulle quali erano state svolte accurate indagini nel 2016 e 2017”. Lo scrive in una nota l’Ong in relazione alle notizie pubblicate da alcuni media. “Tali indagini avevano portato a 16 licenziamenti e 10 rinvii alle autorità di polizia e civili”, aggiunge Save the Children, che precisa inoltre che “nessuna delle accuse riguardava i bambini”. L’organizzazione ritiene gli episodi di “estrema gravità” e ricorda il proprio “rigido codice di condotta”, che “impone a tutto il proprio personale di agire con rispetto, integrità e professionalità nei confronti dei bambini, dei colleghi e delle comunità con cui lavora” e “di segnalare i casi sospetti”. “Le molestie sessuali continuano a essere un problema significativo in ogni ambito della vita e in ogni paese del mondo – si legge nella nota -. Save the Children ribadisce con forza la propria tolleranza zero nei confronti di episodi di abusi o molestie di qualsiasi tipo ed esamina ogni caso in modo indipendente, intraprendendo azioni tempestive contro chiunque abbia violato la propria policy”.

Quaresima: mons. Mansi (Andria), “il ricavato della colletta per aiutare i carcerati, attraverso il lavoro, a rieducarsi a una vita onesta”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 09:25

Si intitola “Partiamo dal Centro” il messaggio-invito del vescovo di Andria, mons. Luigi Mansi, per la Quaresima. Una sollecitazione per l’intera comunità ecclesiale a “ripartire dal ‘Centro’, da Gesù Cristo che con la sua Parola e la sua grazia torni ad essere davvero centro vitale, centro pulsante della vita di fede di ogni cristiano. Perché Egli è e deve sempre essere il centro per partire con rinnovato slancio missionario”. “Si tratta – aggiunge il presule – di testimoniare nella concretezza delle situazioni quotidiane la perenne novità del Vangelo”. Mons. Mansi raccomanda che “le iniziative quaresimali abbiano una caratterizzazione non solo devozionale, ma anche formativa e soprattutto caritativa”. E qui il vescovo sottolinea quale sia “l’opera tangibile” che la Chiesa di Andria, in questo periodo quaresimale, intende perseguire. “La nostra Chiesa diocesana su questo tema ha fatto la scelta di sposare in pieno il progetto ‘Senza Sbarre’, pensato come modalità concreta di aiutare i nostri fratelli che stanno vivendo una pena per reati commessi”. Così il vescovo ha disposto che “il ricavato della colletta quaresimale vada destinato a questo progetto per i lavori di risanamento e rifunzionalizzazione della masseria San Vittore”, nei pressi del Castel del Monte, nel Comune di Andria. In questo luogo “coloro che pagano il loro debito contratto con la società saranno aiutati attraverso il lavoro a rieducarsi a una vita onesta e laboriosa”. Il messaggio si conclude con un appello rivolto a “tutte le parrocchie, confraternite, gruppi, associazioni e fedeli” per una gara di generosità. Il presule ricorda che “il progetto ‘Senza sbarre’ è stato presentato a Papa Francesco, che se ne è molto compiaciuto e ci ha incoraggiati a proseguire sulla strada della carità operosa ed accogliente”.

San Valentino: mons. Piemontese (Terni), “patrono per coloro che desiderano abbandonare gli amori fluttuanti e passeggeri”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 09:13

“La sua guida pastorale non si è limitata ai cristiani, ma si è manifestata verso ogni persona presente nel contesto civile, sociale e religioso del suo tempo: nella cura dei malati, nel dialogo con i pagani, nella preoccupazione per la città, nell’accompagnamento e nella formazione dei giovani all’amore e al matrimonio”. Lo ha detto il vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Giuseppe Piemontese, durante l’omelia del pontificale di san Valentino, patrono della città, che ha celebrato ieri in cattedrale. “Il cristiano e vescovo Valentino, sperimentando l’ostilità palese e latente della società e del regime imperiale del suo tempo verso la libera confessione pubblica e privata della religione cristiana, ha dovuto proteggere con prudenza e fierezza la ricerca della verità e la testimonianza della sua fede di cristiano”, ha aggiunto il presule. Il vescovo ha ricordato come “non ha temuto ostacoli, minacce e persecuzione”. Quindi, il ricordo di “san Valentino di Terni come patrono dei fidanzati, di coloro che desiderano abbandonare gli amori fluttuanti e passeggeri, per dare inizio all’amore-progetto di vita, stabile, duraturo e benedetto da Dio fino alla morte e oltre la morte”. “Proprio la cura nel favorire la trasformazione del cuore da instabile e perverso a cuore nuovo, in sintonia col disegno di Dio -ha sottolineato il presule -, è stato il segreto del successo di Valentino con i giovani fidanzati e innamorati”. Infine, il messaggio del patrono per la città di Terni oggi, secondo il vescovo Piemontese, è rivolto agli amministratori. “Valentino è stato pastore che si è collocato a seconda della necessità, avanti, in mezzo e dietro al gregge, suo popolo. Avanti per indicare e segnare decisamente la strada; in mezzo per formare e convincere con argomenti e discorsi persuasivi; dietro per raccogliere con amore chi faticava a seguire la carovana”.

Papa Francesco: Angelus, s’iscrive per primo alla Gmg di Panamá. Cita la preghiera per il Congo e si rivolge ai malati soli ed emarginati

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 09:05

Un “clic” sul tablet, e il Papa è l’iscritto numero uno della prossima Giornata mondiale della gioventù, in programma a Panamá nel gennaio 2019. È successo al termine dell’Angelus di ieri, davanti a 30mila persone. “Oggi si aprono le iscrizioni alla Giornata mondiale della gioventù”, le parole di Francesco: “Anch’io, alla presenza di due giovani, adesso mi iscrivo tramite internet… Ecco, mi sono iscritto come pellegrino alla Giornata mondiale della gioventù”. “Dobbiamo prepararci!”, ha esclamato il Papa, invitando “tutti i giovani del mondo a vivere con fede e con entusiasmo questo evento di grazia e di fraternità sia recandosi a Panamá, sia partecipando nelle proprie comunità”. Poi l’accenno al capodanno lunare, che il 15 febbraio, nell’Estremo Oriente e in varie parti del mondo, “milioni di uomini e donne celebreranno”: “Invio il mio cordiale saluto a tutte le loro famiglie, con l’augurio che in esse si vivano sempre di più la solidarietà, la fraternità e il desiderio di bene, contribuendo a creare una società in cui ogni persona viene accolta, protetta, promossa e integrata”, ha detto Francesco, esortando “a pregare per il dono della pace, tesoro prezioso da perseguire con compassione, lungimiranza e coraggio”. Salutando, infine, la comunità congolese di Roma, il Papa si è associato “alla sua preghiera per la pace nella Repubblica Democratica del Congo”, ricordando che “questa intenzione sarà particolarmente presente nella Giornata di preghiera e digiuno che ho indetto per il 23 febbraio”. Poi il grazie ai gruppi del dopo-Cresima, della professione e del catechismo provenienti dalle parrocchie e “un particolare pensiero ai malati che, in ogni parte del mondo, oltre alla mancanza della salute, soffrono spesso la solitudine e l’emarginazione”, affinché possano contare su “una adeguata assistenza sanitaria” e su una “carità fraterna che sa farsi attenzione concreta e solidale”.

Papa Francesco: Angelus, “se vuoi, puoi purificarmi!”. No a “egoismo, superbia, corruzione”

Agensir.it - Mon, 2018-02-12 09:03

“Nessuna malattia è causa di impurità: la malattia certamente coinvolge tutta la persona, ma in nessun modo intacca o impedisce il suo rapporto con Dio”. A ricordarlo, nella Giornata mondiale del malato, è stato il Papa, che durante l’Angelus di ieri – al quale secondo la Gendarmeria vaticana hanno partecipato 30mila persone – in cui ha ricordato che “una persona malata può essere ancora più unita a Dio”. “Invece il peccato, quello sì che ci rende impuri!”, ha ammonito Francesco: “L’egoismo, la superbia, l’entrare nel mondo della corruzione, queste sono malattie del cuore da cui c’è bisogno di essere purificati, rivolgendosi a Gesù come il lebbroso: ‘Se vuoi, puoi purificarmi!’”. “Facciamo un attimo di silenzio – la proposta a braccio ai 30mila in piazza San Pietro – e ognuno di noi – tutti voi, io, tutti – può pensare al suo cuore, guardare dentro di sé, e vedere le proprie impurità, i propri peccati. E ognuno di noi, in silenzio, ma con la voce del cuore dire a Gesù: ‘Se vuoi, puoi purificarmi’. Lo facciamo tutti in silenzio. ‘Se vuoi, puoi purificarmi’. ‘Se vuoi, puoi purificarmi’. E ogni volta che ci accostiamo al sacramento della Riconciliazione con cuore pentito, il Signore ripete anche a noi: ‘Lo voglio, sii purificato!’”. “Quanta gioia c’è in questo!”, ha assicurato il Papa: “Così la lebbra del peccato scompare, ritorniamo a vivere con gioia la nostra relazione filiale con Dio e siamo riammessi pienamente nella comunità”.

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