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Mons. Antonio Riboldi: il ricordo del Sir. Ecco alcuni suoi interventi negli ultimi 20 anni

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:30

Condanne della disoccupazione e del gioco d’azzardo, richieste di un lavoro degno che sottragga le persone alla criminalità organizzata. Sono riemerse in più occasioni negli interventi di mons. Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra, morto ieri all’età di 94 anni. Il Sir lo ricorda rilanciando alcune delle sue parole pronunciate negli ultimi 20 anni. Parole che tratteggiano un prete che ha vissuto fino in fondo il Vangelo.
Intervenendo al convegno della Consulta pastorale della Campania, il 21 febbraio 1995, il presule riconobbe che “da noi il lavoro è considerato una fortuna anziché un diritto. C’è poi il lavoro nero che assume l’aspetto di una vera e propria rapina. È un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio”. Il 22 novembre 1995, era presente al Convegno ecclesiale nazionale, che si svolse a Palermo. Mons. Riboldi, disse che “forse si pensa che qui i cattolici siano venuti solo per ‘rifondare’ qualcosa che assomigli alla vecchia Dc. Invece, non accadrà nulla di tutto questo. C’è la volontà di dare una svolta decisa e di impegnarsi per la rievangelizzazione”. Poi, una lunga condanna della disoccupazione in più momenti: 23 settembre 1996, “la disoccupazione, la ‘cassa integrazione’ è la vera linea che separa la nostra nazione. Non è il Po a segnare un confine, come qualcuno va blaterando, ma è la disoccupazione”, scrisse con mons. Umberto Tramma, vescovo di Nola, all’allora presidente del Consiglio, Romano Prodi, al quale lanciò un invito a trovare “terapie che abbiano il sapore della giustizia e quindi della guarigione”; 20 marzo 1998, sciopero in Campania per la mancanza di lavoro. Il vescovo di Acerra chiese che “la questione del Sud Italia diventasse prioritaria in Italia e in Europa” e “interventi volti a realizzare uno sviluppo equo e solidale. Anche la Chiesa è chiamata a moltiplicare i propri sforzi per promuovere una cultura della solidarietà nazionale ed europea”.
L’esperienza del terremoto nella Valle del Belice aveva segnato il presule. E così, il 6 ottobre 1997, tornò a parlarne, dopo quello che aveva colpito Umbria e Marche: “La Chiesa non si limita a condividere il dolore”, disse. Poi, il gioco d’azzardo. Era il 25 novembre 1999 e la condanna arrivò dalle pagine del “Messaggero di sant’Antonio”. “Lo Stato – dichiarò mons. Riboldi – non può risolvere i suoi problemi finanziari con il lotto o il superenalotto. Questo è un vero e proprio ‘furto ai poveri’. Lo Stato deve, al contrario, garantire che il gioco non giunga a essere una vera e propria follia”.
In occasione del Giubileo, nel 2000, gli fu affidata la catechesi nel carcere romano di Regina Coeli. Il 16 agosto lanciò un messaggio ai detenuti: “Anche se ci separa un muro, non c’è alcun muro per il cuore di Dio. Voi siete con noi e vi sentiamo vicini”. Nel 2007 l’ormai vescovo emerito inviò un messaggio all’associazione Meter per incoraggiarla nella lotta alla pedofilia. “Purtroppo la società, che pare non conosca più la profondità del male, a volte mostra fastidio che si condanni questo incredibile male – scrisse il 15 novembre -. Questo atteggiamento di apparente tolleranza, dice quanto si è oscurata la coscienza dell’uomo”.
Infine, il 15 febbraio 2008, ancora una condanna della criminalità organizzata, intervenendo a un incontro promosso dalla diocesi di Novara. “L’unica via per uscire dal tunnel della criminalità organizzata – disse mons. Riboldi – è una rivolta civile che deve nascere dal basso, con un’alleanza tra cittadini, Chiesa e istituzioni civili, per rivendicare con coraggio i diritti della persona e pretendendone il loro rispetto, senza sconti”.

Santa Casa: card. Bassetti, “stimolo ad abitare la società, camminando per una sempre maggiore sua umanizzazione”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:16

“Il mio pensiero in questo momento non può non andare alle tante famiglie ancora senza casa dopo il devastante terremoto dell’anno scorso. Per migliaia di persone anche il prossimo Natale sarà un tempo di disagio e di sofferenza, perché ancora raminghe negli alberghi della regione o in alloggi di fortuna”. Lo ha ricordato, ieri, nella festa della Madonna di Loreto, il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nella celebrazione eucaristica nella Santa Casa di Loreto. “Da questo santuario, faccio mio l’appello di tanti confratelli vescovi e di moltissimi fedeli che ho potuto incontrare nei mesi scorsi nelle zone terremotate dell’Italia centrale, affinché tutti coloro che hanno responsabilità si impegnino per alleviare in ogni modo le sofferenze delle nostre care popolazioni, che hanno innato il senso e il valore della terra, della casa e della famiglia – ha affermato -. Non si può perdere altro tempo, bisogna mettere subito mano alla ricostruzione dei nostri paesi e dei nostri borghi per tornare ad una vita di normalità, di tranquillità, di lavoro e di sano benessere. Alle care popolazioni marchigiane che vivono nella sofferenza per la mancanza della casa, giunga il mio fraterno saluto e l’assicurazione della mia costante preghiera al Signore”.
Ricordando, poi, che “la Casa di Loreto ha solo tre pareti, quasi a simboleggiare l’abbraccio di Dio per tutti noi e il suo invito ad aprirci agli altri”, il porporato ha aggiunto: “Come sottolineava il cardinale Ratzinger all’inizio degli anni Novanta, nel far visita al santuario marchigiano, la Casa di Loreto è stata posta su di una strada, come a dire che casa e strada non si escludono, ma si intrecciano l’una nell’altra. Il santuario lauretano non è la ‘casa privata di una persona, di una famiglia, di una stirpe, ma sta sulla via di noi tutti’ ed è per ognuno di noi lo stimolo ad ‘abitare’ la società, ‘camminando’ per una sempre maggiore sua umanizzazione, nella fraternità e nella pace”.

Santa Casa: card. Bassetti, “esempio di Chiesa in uscita, protesa all’incontro con l’altro”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:14

“In questa Casa, cielo e terra si sono toccati, l’Infinito è entrato nel finito prendendolo definitivamente con sé. Maria ha aperto la porta all’arcangelo e ha spalancato quella del suo cuore al progetto incommensurabile del suo Signore. In lei Dio si sente a casa, mentre lei stessa diviene la ‘casa vivente di Dio’”. Lo ha detto, ieri, nella festa della Madonna di Loreto, il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nella celebrazione eucaristica nella Santa Casa di Loreto, per tradizione l’abitazione dove visse Maria, dentro le cui mura ella ricevette la visita dell’arcangelo Gabriele, concependo il Figlio di Dio. Ma, si è chiesto Bassetti, “come è possibile divenire la casa di Dio, se non facciamo esperienza dell’altro? Se non ci immergiamo in maniera empatica nell’altro? Se tra di noi non c’è un unico sentire?”. L’incarnazione di Dio in Maria porterà la Madre di Gesù “a fare esperienza dell’umanità”. In particolare, “nella Casa nazarena Maria fece esperienza di quell’amore immenso di Dio, il quale l’ha condotta a cantare il Magnificat nell’esperienza concreta dell’umanità durante la sua vita, rendendola non solo Madre di Dio ma anche Madre nostra”. La Casa di Loreto, allora, diviene per tutti “icona dell’ospitalità”, “dell’accoglienza dell’altro e di Dio. L’ospitalità inizia dallo sguardo. Maria non guarda se stessa tra quelle mura”, “non si rinchiude in se stessa”. Nel momento in cui l’arcangelo Gabriele lascia Maria, “quella casa non diviene serrata, ma rimane aperta ai bisogni del prossimo”. Maria “fa della sua Casa un esempio di ‘Chiesa in uscita’, protesa all’incontro con l’altro. Lascia la sua casa per entrare nelle case altrui e renderle a sua volta ‘santuario di Dio’”. Entrare o meditare il mistero della Casa di Loreto significa, “volerci mettere in cammino nel ripensare la nostra fede all’interno di una spiritualità dell’accoglienza, nella quale fare esperienza di Dio e della umanità del fratello e della sorella che Lui ci fa incontrare nella nostra strada; nella quale fare esperienza dei tanti bisogni del prossimo, primo fra tutti quello di non avere una casa”.

Diocesi: Acerra, morto mons. Riboldi “pastore attento alla vita e ai problemi delle persone”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:05

“Il vescovo emerito, Antonio Riboldi, 94 anni, si è spento all’alba a Stresa, in Piemonte, presso la casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate”. Lo ha annunciato ieri mattina la diocesi di Acerra, guidata dal presule tra il 1978 e il 2000, pubblicando sul proprio sito la notizia. “Il ritorno di monsignor Antonio Riboldi alla Casa del Padre genera umana malinconia nel cuore dei fedeli dell’intera diocesi di Acerra – si legge -, il cui vescovo, Antonio Di Donna, il vescovo emerito, Giovanni Rinaldi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose con animo commosso ricordano la figura e l’opera di Riboldi e rendono grazie a Dio che, in un periodo difficile della sua storia, ha affidato la diocesi all’amorevole cura di tal grande Pastore”. Nella nota viene evidenziato il “profondo, indelebile legame”, che unisce la diocesi di Acerra al suo “don Antonio”, megafono dei bisogni e delle sofferenze delle popolazioni terremotate nella Valle del Belice, in Sicilia, prima di essere nominato vescovo. “Legame rimasto tale anche dopo la rinuncia del presule all’esercizio episcopale per limiti di età nel dicembre del 1999, tanto da scegliere di rimanere a vivere in città continuando a celebrare Messa nella chiesa dell’Annunziata, e da dichiarare più volte pubblicamente la volontà di essere seppellito in cattedrale”, dove saranno celebrati i funerali. Don Riboldi fu nominato vescovo di Acerra, il 25 gennaio 1978, da Paolo VI. “Attento fin dal primo momento alla vita e ai problemi di ogni giorno delle persone – ha sottolineato la diocesi -, l’azione più impegnativa per complessità e per durata è il contrasto alla camorra. Storica la marcia che negli ’80 porta migliaia di giovani ad Ottaviano, città del capo indiscusso Raffaele Cutolo”, ha ricordato la diocesi di Acerra, citando le parole di “don Antonio”, come amava essere chiamato: “Meglio ammazzato che scappato dalla camorra”. Precursore anche nei tempi più recenti. “Curioso e aperto alla modernità, Riboldi è stato uno dei primi vescovi a sbarcare su internet nel 1997. Fino a poco tempo fa le sue omelie arrivavano a centinaia di migliaia di persone”.

Papa Francesco: “scongiurare nuova spirale violenza”. Santa Sede: “rispetto dello status quo” e “soluzione negoziata”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:03

“Nell’esprimere dolore per gli scontri che negli ultimi giorni hanno mietuto vittime, il Santo Padre rinnova il suo appello alla saggezza e alla prudenza di tutti ed eleva ferventi preghiere affinché i responsabili delle nazioni, in questo momento di particolare gravità, si impegnino a scongiurare una nuova spirale di violenza, rispondendo, con le parole e i fatti, agli aneliti di pace, di giustizia e di sicurezza delle popolazioni di quella martoriata terra”. È quanto si legge in un comunicato diffuso ieri dalla Sala Stampa vaticana, in cui si rende noto che “la Santa Sede segue con grande attenzione gli sviluppi della situazione in Medio Oriente, con speciale riferimento a Gerusalemme, città sacra ai cristiani, agli ebrei e ai musulmani di tutto il mondo”. “Le preoccupazioni per le prospettive di pace nella regione sono oggetto in questi giorni di varie iniziative, tra cui le riunioni convocate con urgenza dalla Lega Araba e dall’Organizzazione per la cooperazione islamica”, prosegue il comunicato, in cui si assicura che “la Santa Sede è sensibile a dette preoccupazioni e, richiamando le accorate parole di Papa Francesco, ribadisce la sua ben nota posizione circa il singolare carattere della Città Santa e l’imprescindibilità del rispetto dello status quo, in conformità con le deliberazioni della comunità internazionale e le ripetute richieste delle gerarchie delle Chiese e delle comunità cristiane di Terra Santa”. Allo stesso tempo, la Santa Sede “reitera la propria convinzione che solo una soluzione negoziata tra israeliani e palestinesi possa portare ad una pace stabile e duratura e garantire la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini internazionalmente riconosciuti”.

Papa Francesco: Angelus, appello per “un mondo senza armi nucleari” e per Vertice di Parigi sul clima

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:02

“Impegnarsi per la tutela della dignità di tutte le persone, in modo particolare di quelle più deboli e svantaggiate, significa anche lavorare con determinazione per costruire un mondo senza armi nucleari”. Con queste parole, dopo l’Angelus di ieri, il Papa ha spiegato il legame tra l’assegnazione del Premio Nobel per la pace alla Campagna internazionale per abolire le armi nucleari e la Giornata delle Nazioni Unite per i diritti umani. “Dio ci dona la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”, ha ricordato Francesco: “Abbiamo la libertà, l’intelligenza e la capacità di guidare la tecnologia, di limitare il nostro potere, al servizio della pace e del vero progresso”. Poi il riferimento al Vertice di Parigi “Our Planet Summit”, che si apre domani: “A due anni dall’adozione dell’Accordo di Parigi sul clima, esso intende rinnovare l’impegno per la sua attuazione e consolidare una strategia condivisa per contrastare il preoccupante fenomeno del cambiamento climatico”. “Auspico vivamente che questo Vertice, così come le altre iniziative che vanno nella medesima direzione – l’appello – favoriscano una chiara presa di coscienza sulla necessità di adottare decisioni realmente efficaci per contrastare i cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, combattere la povertà e promuovere lo sviluppo umano integrale”. Non è mancata, infine, la “vicinanza” del Papa “alle popolazioni indiane colpite dal ciclone Okhi, specialmente alle famiglie dei moltissimi pescatori dispersi; e anche alla popolazione dell’Albania, duramente provata da gravi inondazioni”.

Papa Francesco: Angelus, no a “peccati di omissione”, “orgoglio, superbia e prepotenza”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:01

L’Avvento “è un tempo per riconoscere i vuoti da colmare nella nostra vita, per spianare le asperità dell’orgoglio e fare spazio a Gesù che viene”. Lo ha detto il Papa, durante l’Angelus di ieri, al quale – secondo la Gendarmeria vaticana – hanno partecipato 20mila persone. Quelli da colmare sono “tutti i vuoti del nostro comportamento davanti a Dio, tutti i nostri peccati di omissione”, ha spiegato Francesco elencandoli subito dopo: “Un vuoto nella nostra vita può essere il fatto che non preghiamo o preghiamo poco. L’Avvento è allora il momento favorevole per pregare con più intensità, per riservare alla vita spirituale il posto importante che le spetta. Un altro vuoto potrebbe essere la mancanza di carità verso il prossimo, soprattutto verso le persone più bisognose di aiuto non solo materiale, ma anche spirituale. Siamo chiamati ad essere più attenti alle necessità degli altri, più vicini. Come Giovanni Battista, in questo modo possiamo aprire strade di speranza nel deserto dei cuori aridi di tante persone”. I monti e i colli che “devono essere abbassati”, ha proseguito il Papa sulla scorta del profeta Isaia, “sono l’orgoglio, la superbia, la prepotenza”: “Dove c’è orgoglio, dove c’è prepotenza, dove c’è superbia non può entrare il Signore perché quel cuore è pieno di orgoglio, di prepotenza, di superbia. Per questo, dobbiamo abbassare questo orgoglio. Dobbiamo assumere atteggiamenti di mitezza e di umiltà, senza sgridare, ascoltare, parlare con mitezza e così preparare la venuta del nostro Salvatore, lui che è mite e umile di cuore”. “Quando attendiamo a casa la visita di una persona cara, predisponiamo tutto con cura e felicità”, l’esempio scelto da Francesco per questo tempo liturgico: “Allo stesso modo vogliamo predisporci per la venuta del Signore: attenderlo ogni giorno con sollecitudine, per essere colmati della sua grazia quando verrà”.

Gioisci, adora, sii in festa: Cristo è nato per te! (Gregorio di Nazianzo)

Natidallospirito.com - Mon, 2017-12-11 05:03

[Accogli] il concepimento [di Cristo] e compi un balzo di gioia: anche se non fai come Giovanni, che era nel grembo materno, fai però come David, che balzò di gioia quando si fermò l’arca.

Rispetta il censimento, grazie al quale anche tu sarai censito nel cielo; onora la sua generazione, grazie alla quale sei stato liberato dalle catene della generazione;

onora la piccola Betlemme, che ti ha fatto risalire al paradiso;

adora la mangiatoia, per mezzo della quale tu, che eri privo di ragione, fosti nutrito dal Logos.

Conosci, come il bue, Colui che è il tuo padrone: questa è l’esortazione di Isaia; conosci, come l’asino, la mangiatoia del tuo Signore, sia che tu sia uno dei puri e di quelli che sono sotto la legge e di quelli che ruminano la parola e che sono adatti al sacrificio, sia che tu sia uno di quelli che sono ancora impuri e che non sono adatti ad essere mangiati e ad essere sacrificati, e appartengono alla parte dei pagani.

Corri insieme con la stella,

reca i doni insieme con i Magi, l’oro, l’incenso e la mirra a Colui che è il Re ed è Dio, ed è morto per causa tua.

Glorificalo con i pastori,

cantalo con gli angeli,

intreccia cori con gli arcangeli.

Sia comune la festa alle potenze celesti e a quelle terrene.

Gregorio di Nazianzo (Nazianzeno)
Discorso 38,13
in Gregorio Nazianzeno, Omelie sulla Natività, Città Nuova, 1983, pp. 63-64

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Marco Pozza - Sun, 2017-12-10 22:55

Diocesi: Napoli, domani i trecento ragazzi delle bande di “Canta, suona e cammina” allo Stadio San Paolo

Agensir.it - Sat, 2017-12-09 19:30

Tornano domani i trecento ragazzi delle bande di “Canta, suona e cammina” (progetto formativo della Regione Campania con la curia di Napoli) per un saluto allo Stadio San Paolo, prima della partita Napoli–Fiorentina. Con questo evento si dà il via alla sezione formativa del progetto “Musica nei luoghi sacri”, a cura della Scabec, che dal 2014 promuove la realizzazione di un percorso di crescita sociale e didattica – attraverso la musica – per minori di aree e periferie della Campania caratterizzate da una forte povertà educativa e sociale. Quest’anno partecipano al progetto le parrocchie “Santa Caterina a Formiello” per Porta Capuana–Primo Decanato, “Santa Lucia a Mare” per Santa Lucia-Quartieri Spagnoli, “Santa Maria della Misericordia a Porta Grande” per Capodimonte, “Maria Santissima del Buon Rimedio” per Scampia, “San Michele Arcangelo” per Afragola, “Santa Maria del Popolo” per Torre del Greco-Ercolano, l’Istituto “Povere Figlie della Visitazione di Maria” per Barra, il centro educativo “Bartolo Longo” per Pompei. Nell’ottica di un maggiore coinvolgimento territoriale alle otto bande si unisce l’Orchestra sinfonica dei Quartieri Spagnoli.
I 300 giovani tornano allo Stadio San Paolo, su invito del card. Crescenzio Sepe., arcivescovo di Napoli Prima del fischio d’inizio, intorno alle 13,50, sfileranno insieme ai loro maestri annunciati dallo speaker Daniele Decibel Bellini e con i colori rappresentativi del territorio di appartenenza.
Iniziate presso le parrocchie e i centri educativi anche le lezioni di pratica degli strumenti per banda (flauto, clarinetto, sassofono, tromba, trombone, flicorno, percussioni) e di teoria, con ore dedicate al solfeggio e alla musica di insieme, tenuti da maestri musicisti affiancati dai tutor. Il progetto, promosso con Fondi Poc dalla Regione Campania e dalla diocesi di Napoli, è a cura della Scabec e della Fondazione “Fare Chiesa e Città”. Prevede anche un programma di concerti nei luoghi sacri con orchestre e ensemble musicali ed eventi pubblici con le bande congiunte. Info: Info: www.cantasuonaecammina.it e sulla pagina Facebook “Canta suona e cammina”.

Diocesi: Savona-Noli, a Santa Lucia una doppia festa delle luci fra ebrei e cattolici

Agensir.it - Sat, 2017-12-09 19:25

A Santa Lucia una doppia festa delle luci fra ebrei e cattolici nella diocesi di Savona-Noli. Mercoledì 13 alle 18 nelle sale del vescovado sarà celebrato il rito ebraico di Hannukkah per la prima volta nel giorno dedicato alla martire siracusana come “occasione di fraternità, incontro e preghiera comune fra diverse fedi”, spiega una nota della diocesi. Alla presenza del vescovo Gero Marino e di Amnon Cohen, primario di pediatria e già presidente della Comunità ebraica della Liguria, Giuseppe Momigliano, rabbino capo della Sinagoga di Genova, celebrerà il rito dell’Hannukkah, accendendo al tramonto la tradizionale candela. “La festa ebraica delle luci quest’anno è fissata dalla sera di martedì 12 a quella di mercoledì 20 dicembre – ricorda la nota -. Quindi, per una felice combinazione del calendario, il secondo giorno coincide proprio con quello in cui la Chiesa ricorda santa Lucia: la festa dedicata alla martire siracusana, da sempre molto sentita a Savona, è anch’essa tradizionalmente legata alle luci. Perciò, la diocesi di Savona-Noli, con l’aiuto di Fabio Cecchini, ha proposto alla Comunità ebraica questo suggestivo momento di fratellanza e raccoglimento che per la prima volta si svolge in questo giorno dopo l’esordio dell’Hannukkah, celebrata sempre in vescovado nel dicembre 2015”.
“La preghiera comune, che rinnoverà un rapporto di amicizia e fratellanza rinsaldato ogni anno dalla Giornata del dialogo fra cattolici ed ebrei, sarà suggellato dalla musica del Coro polifonico di Valleggia diretto da Marco Siri – prosegue la nota -. Il gruppo proporrà infatti due canti della tradizione ebraica – tra cui uno proprio tipico della festa di Hannukkah – e altri due caratteristici invece del Natale cristiano”. Al termine “tutti i presenti, guidati dal vescovo Gero, accenderanno una candela in segno di preghiera”.

Diocesi: mons. Lambiasi (Rimini), “a Natale accogliete un povero a pranzo”, così “la nostra casa diventa un presepe”

Agensir.it - Sat, 2017-12-09 19:16

“Nel giorno di Natale accogliete un povero a pranzo, ciascuno a seconda delle propria possibilità. Anche un vicino di casa o un anziano che sta male o è solo. Se apriamo le porte, allora la nostra casa diventa un presepe, un nido caldo accogliente. In caso contrario, rischia di diventare un ambiente vuoto, formale e inutile”. È l’invito del vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, rivolto ai fedeli della sua diocesi, nell’intervista rilasciata al settimanale diocesano “Il Ponte”. “Misuriamo il Natale con una speciale cartina tornasole: l’incontro con i poveri. A questo Dio a cui non mancava nulla faceva difetto l’esperienza della povertà. Da ricco che era si è fatto povero, nascosto tra i poveri, per stare sempre in mezzo a noi – ha aggiunto il presule -. Attenzione dunque a non far diventare il Natale una festa romantica, dimenticando il povero, colui che trascorre la feste e le giornate sotto i ponti, o avvolto nei cartoni, o nel suo letto di ospedale curato, ma senza un parente o una persona cara che gli faccia visita. Natale è la festa della solidarietà con Dio: Dio si fa solidale con noi perché anche noi ci facciamo solidali con i fratelli più poveri”. Dal vescovo un messaggio chiaro, in particolare, per i giovani: “Non seppellitevi nei vostri stivali, non state lì a balconare, ma scendete per strada, valorizzate anche le vacanze di Natale per fare un po’ di bene”. Infine, un invito anche a realizzare il presepe. “Facciamolo il presepe, ci fa bene. Io ne sono un appassionato: in episcopio nel piccolo ingresso dell’appartamento del vescovo sono esposti tanti presepi provenienti da ogni parte del mondo”. Ma con un’avvertenza. “Se noi cristiani ci limitiamo a realizzare il presepe ma non facciamo della nostra abitazione una casa accogliente, che Natale vivremo?”.

Diocesi: Terni: domani inaugurazione dell’albero della solidarietà e del presepe in cattedrale

Agensir.it - Sat, 2017-12-09 19:00

L’albero della solidarietà e un presepe saranno installati nella cattedrale di Terni. L’inaugurazione dei due simboli natalizi si svolgerà domani, domenica 10 dicembre, alle 17,30 in piazza Duomo con la benedizione del vescovo mons. Giuseppe Piemontese. Una festa che unisce la comunità pastorale del duomo e la parrocchia Santa Maria Assunta e che coinvolgerà i bambini e le loro famiglie. Saranno i più piccoli ad animare il pomeriggio di domenica, con i canti natalizi. Da via Roma raggiungeranno in processione il sagrato della cattedrale per la rappresentazione di uno spettacolo natalizio. Subito dopo, sarà il momento della benedizione impartita da mons. Piemontese. A seguire, l’inaugurazione del presepe nella cripta. “Durante il periodo natalizio – si legge in una nota della diocesi – sono invitate tutte le famiglie a portare un pacco dono in generi alimentari, da deporre sotto il grande albero della solidarietà, come regalo di Natale per le famiglie e i bambini più poveri”.

Società: Mestre, martedì l’incontro “Aiutiamoli a casa loro? Quando i migranti erano il nostro prossimo”

Agensir.it - Sat, 2017-12-09 18:40

“Aiutiamoli a casa loro? Quando i migranti erano il nostro prossimo” è il titolo dell’incontro – “tutto proteso tra la memoria storica di quanto avvenuto nei decenni appena trascorsi e una delle domande o questioni che più frequentemente emergono, con tonalità anche molto differenti, nell’attualità della cronaca odierna”, come si legge in una nota – promosso dalla Fondazione del Duomo di Mestre e dal Dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. L’appuntamento è fissato per martedì 12 dicembre, alle ore 18, presso l’Istituto di Cultura Laurentianum in piazza Ferretto a Mestre. Base e filo conduttore dell’iniziativa sarà la presentazione del libro di Antonio Benci, dottore di ricerca a Ca’ Foscari e coordinatore internazionale di un’organizzazione non governativa che si occupa di infanzia abbandonata in India, dal titolo “Il prossimo lontano. Alle origini della solidarietà internazionale in Italia” (Edizioni Unicopli 2016); l’autore sarà intervistato dal giornalista Alessandro Polet. Porteranno il loro contributo a questo dibattito sul “prossimo lontano” anche Giovanni Vian, storico del cristianesimo, con un intervento su “Chiesa cattolica e distribuzione delle risorse” e Diego Vecchiato, esperto di cooperazione internazionale, che parlerà sul tema “Cosa significa cooperazione oggi”.

Diocesi: Anagni-Alatri, veglia di Natale per i giovani con mons. Loppa, il 15 dicembre

Agensir.it - Sat, 2017-12-09 18:22

Una veglia di Natale per i giovani assieme al loro vescovo, mons. Lorenzo Loppa. Sarà celebrata, venerdì 15 dicembre, dalle 21, nella chiesa dedicata al Cuore Immacolato di Maria, che si trova nella contrada Laguccio, ad Alatri. Il presule guiderà la riflessione, che sarà intervallata da letture, momenti di meditazione e canti. “Un’occasione per prepararsi al Natale, ma anche per riorganizzare le idee sull’impegno personale e comunitario nelle parrocchie e nelle associazioni in cui i giovani sono presenti”, si legge sul sito della diocesi di Anagni-Alatri. La veglia è organizzata dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile.

Diocesi: Caritas Cosenza-Bisignano, in parrocchia “Accogli un fratello”

Agensir.it - Sat, 2017-12-09 18:04

“Gesù ha trovato riparo in una mangiatoia, sarebbe bello rendere ogni parrocchia una mangiatoia anche per uno solo dei fratelli in difficoltà”. È questo lo spirito con cui la Caritas della diocesi di Cosenza-Bisignano lancia alle parrocchie l’iniziativa “Accogli un fratello”. “In prossimità dell’arrivo delle temperature rigide propongo alle parrocchie, che dispongono di ambienti idonei, una attività di accoglienza nelle ore notturne per persone senza dimora, così da poter garantire di trascorrere la notte in un luogo caldo e riparato”, scrive il direttore della Caritas diocesana, don Bruno Di Domenico. Per questo, la terza domenica di Avvento, il 17 dicembre, “solitamente dedicata alla colletta per la carità, tutte le parrocchie sono chiamate a raccogliere offerte per l’iniziativa”. Il progetto prevede un sostegno all’attività dell’Unità di strada per senza fissa dimora portata avanti dai volontari dell’associazione Casa Nostra “che a ogni uscita e secondo necessità distribuiscono beni primari come indumenti, coperte, farmaci, bevande e alimenti”.

Lotta alla Corruzione: Alberti (filosofo), “riguarda ogni cittadino. È una questione culturale”

Agensir.it - Sat, 2017-12-09 18:00

“La corruzione non è solamente tangenti. È logoramento, silenzio, omertà, indifferenza, favoritismo, incapacità gestionale. È cinismo, ipocrisia. Alla base di tanti reati – traffico di esseri umani, organi, droga e armi – spesso non si sa che c’è un fatto di corruzione”. Lo afferma in un video-editoriale per il Sir – in occasione della Giornata contro la corruzione – il filosofo Vittorio V. Alberti, membro della Consulta scientifica del Cortile dei Gentili, co-autore del libro “Corrosione. Combattere la corruzione nella Chiesa e nella società”.
“La lotta alla corruzione riguarda ogni cittadino, cioè è una questione culturale”, rileva il filosofo, secondo cui “nel dibattito pubblico la corruzione non può rimanere chiusa nella sua definizione giuridica o giudiziaria, peraltro opportunissima, ma deve andare oltre”. Alberti pone due domande: “Cosa possono fare la cultura, l’opinione pubblica, le persone di cultura, gli studiosi, i giornalisti, gli artisti, gli insegnanti non solo per sostenere quell’azione repressiva ma anche per creare un dibattito vasto su questi argomenti, tenendo conto che la magistratura ha bisogno di una cultura sulla quale fondare le ragioni in nome delle quali si muove per reprimere?”. In secondo luogo, chiede il filosofo, “cosa può fare la Chiesa come assemblea per combattere la corruzione delle sue istituzioni?”.

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