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Papa Francesco: messaggio Giornata malato, Chiesa come “ospedale da campo” è “realtà molto concreta”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 12:41

Quella della Chiesa a fianco dei malati è una “storia di dedizione” che “non va dimenticata”. Ne è convinto il Papa, che nel messaggio per la prossima Giornata mondiale del malato cita la “ricchissima serie di iniziative a favore dei malati” che ha caratterizzato la comunità ecclesiale, come frutto concreto della sua “vocazione materna”. Questa “storia di dedizione”, fa notare Francesco, “continua ancora oggi, in tutto il mondo”: “Nei Paesi dove esistono sistemi di sanità pubblica sufficienti, il lavoro delle congregazioni cattoliche, delle diocesi e dei loro ospedali, oltre a fornire cure mediche di qualità, cerca di mettere la persona umana al centro del processo terapeutico e svolge ricerca scientifica nel rispetto della vita e dei valori morali cristiani. Nei Paesi dove i sistemi sanitari sono insufficienti o inesistenti, la Chiesa lavora per offrire alla gente quanto più è possibile per la cura della salute, per eliminare la mortalità infantile e debellare alcune malattie a larga diffusione”. “Ovunque essa cerca di curare, anche quando non è in grado di guarire”, sottolinea il Papa, secondo il quale “l’immagine della Chiesa come ‘ospedale da campo’, accogliente per tutti quanti sono feriti dalla vita, è una realtà molto concreta, perché in alcune parti del mondo sono solo gli ospedali dei missionari e delle diocesi a fornire le cure necessarie alla popolazione”.

Papa Francesco: messaggio Giornata malato, “prendersi cura gli uni degli altri, senza esclusioni”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 12:35

“Come Maria, i discepoli sono chiamati a prendersi cura gli uni degli altri, ma non solo. Essi sanno che il cuore di Gesù è aperto a tutti, senza esclusioni. A tutti dev’essere annunciato il Vangelo del Regno, e a tutti coloro che sono nel bisogno deve indirizzarsi la carità dei cristiani, semplicemente perché sono persone, figli di Dio”. È l’appello del Papa, contenuto nel messaggio per la prossima Giornata mondiale del malato, in programma l’11 febbraio. Accogliendo Maria ai piedi della croce, spiega Francesco a proposito del tema della giornata, Giovanni, che “raffigura la chiesa, popolo messianico”, riconosce Maria “come propria madre” ma anche come “modello del discepolato”: perciò “la vocazione materna di Maria, la vocazione di cura per i suoi figli, passa a Giovanni e a tutta la Chiesa. La comunità tutta dei discepoli è coinvolta nella vocazione materna di Maria”. “Giovanni, come discepolo che ha condiviso tutto con Gesù – si legge ancora nel messaggio – sa che il Maestro vuole condurre tutti gli uomini all’incontro con il Padre. Egli può testimoniare che Gesù ha incontrato molte persone malate nello spirito, perché piene di orgoglio e malate nel corpo. A tutti Egli ha donato misericordia e perdono, e ai malati anche guarigione fisica, segno della vita abbondante del Regno, dove ogni lacrima viene asciugata”.

Internet: Unicef, “un utente su tre è un bambino ma è stato fatto troppo poco per proteggerli dai pericoli”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 12:32

“Nonostante la massiccia presenza di bambini online – 1 utente di Internet su 3 nel mondo è un bambino – è stato fatto troppo poco per proteggerli dai pericoli del mondo digitale e per aumentare il loro accesso a contenuti sicuri online”. È quanto emerge dal rapporto annuale dell’Unicef “La condizione dell’infanzia nel mondo 2017: Figli dell’era digitale” pubblicato oggi. “Nel 2016 – si legge in una nota – 57.335 url contenevano materiale pedopornografico. Di questi, il 60% era ospitato su server in Europa e il 37% in Nord America”. Inoltre, “il 53% dei bambini abusati e sfruttati per produrre questi contenuti hanno 10 anni o meno. Il numero di immagini di bambini dagli 11 ai 15 anni è in aumento: dal 30% nel 2015 al 45% nel 2016”. “In un mondo digitale, la nostra sfida è duplice: ridurre i danni, massimizzando allo stesso tempo i benefici del web per ogni bambino”, dichiara il direttore generale dell’Unicef, Anthony Lake. Il rapporto contiene anche l’elaborazione delle 63mila risposte ad un sondaggio realizzato tra i giovani (13-24 anni) di 26 Paesi. Alla domanda “cosa non ti piace di Internet?” il 23% ha risposto “la violenza”; le ragazze tendono a essere più turbate dagli episodi di violenza (27% contro il 20% dei ragazzi). Il 33% ha invece risposto “i contenuti pornografici indesiderati”. Segnalato in ugual modo dalle ragazze (32%) e dai ragazzi (33%). Alla domanda “cosa ti piace di Internet?” il 40% ha risposto “imparare nuove cose per la scuola o la salute” e il 24% “acquisire competenze che non posso imparare a scuola”. Il 42% dichiara poi di aver imparato da solo ad utilizzare Internet mentre il 39% da amici o fratelli, “prevalentemente tra i giovani che vivono in Paesi a basso reddito”. Altri dati del rapporto evidenziano come i giovani rappresentano il gruppo di età più connesso (il 71% di loro a fronte del 48% della popolazione totale). I giovani africani sono i meno connessi, con circa 3 giovani su 5 offline, comparati a solo 1 su 25 in Europa. A livello globale, nel 2017 ha usato Internet il 12% in più degli uomini rispetto alle donne. Alcuni adolescenti, inviano 4mila messaggi al mese, o uno ogni sei minuti. “Internet è stato progettato per gli adulti, ma è sempre più utilizzato da bambini e giovani e le tecnologie digitali coinvolgono sempre più le loro vite e il loro futuro. Dunque le politiche, le pratiche e i prodotti digitali dovrebbero riflettere meglio i bisogni dei bambini, le loro prospettive e le loro voci”, ha concluso Lake.

Rohingya: Save the Children ai leader Ue, “intraprendere passi coraggiosi e decisivi per porre fine alla crisi umanitaria”. Proposto piano in sei punti

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 11:33

“Intraprendere passi coraggiosi e decisivi per contribuire a porre fine alla crisi umanitaria dei Rohingya, che sta divenendo la maggiore emergenza dei nostri tempi in tema di diritti umani”. È la richiesta rivolta da Save the Children ai leader dell’Unione europea in occasione della riunione dei ministri dei Paesi membri a Bruxelles per il Consiglio degli Affari esteri. “L’organizzazione – si legge in una nota – è preoccupata per gli oltre 378mila bambini Rohingya che sono stati allontanati forzatamente dalle loro case dal mese di agosto, molti dei quali hanno assistito a crimini indicibili”. Save the Children propone all’Unione europea l’adozione immediata di un piano in sei punti “per prevenire ogni ulteriore sofferenza dei bambini Rohingya e delle loro famiglie”. Prevede di “insistere sull’immediato, pieno e illimitato accesso umanitario per raggiungere tutte le persone in condizione di bisogno nello stato del Rakhine”, “supportare il rimpatrio dei rifugiati Rohingya in Myanmar solo se condizioni e garanzie minime sono realizzate e richiedere il coinvolgimento sostanziale dell’Unhcr nella supervisione di ogni processo di rimpatrio”, “supportare lo sviluppo di un piano per assistere gli sfollati interni Rohingya, confinati dal 2012 in luoghi assimilabili ai campi di detenzione nel Rakhine”, “imporre immediatamente il divieto di ingresso nell’Ue e sanzioni finanziarie ai comandanti militari e ai superiori responsabili di aver ordinato atti criminali”, “sospendere i programmi di assistenza ai militari e supportare la fondazione, sotto il mandato delle Nazioni Unite, di un embargo globale sulle armi”, “supportare l’accesso al Myanmar della Missione Onu di Fact-Findind e esplorare tutte le strade per la giustizia e il riconoscimento delle responsabilità, incluse le corti internazionali”. “Save the Children – conclude la nota – chiede ai leader Ue di prendere posizione in modo forte sulla situazione nel nord dello stato del Rakhine e di fare tutto ciò che è in loro potere per evitare ulteriori violenze contro i bambini Rohingya e assicurare che i responsabili siano obbligati a risponderne”.

Venezuela: Maduro stravince le elezioni boicottate dall’opposizione e annuncia che chi non ha partecipato al voto non potrà partecipare alle presidenziali del 2018

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 11:26

È stato come segnare un gol a porta vuota. Il Partito socialista di Nicolás Maduro ha stravinto le elezioni comunali di ieri, prevalendo in oltre 300 dei circa 350 Comuni chiamati alle urne, tra cui 23 capitali degli Stati federali su 24. Ma la notizia del giorno è un’altra. Il presidente venezuelano, accusato da molte parti di aver ormai trasformato il Paese in una dittatura, ha annunciato che i partiti che non si sono presentati alle elezioni comunali saranno a causa di questa scelta esclusi anche dalle presidenziali del prossimo anno. Ben tre dei quattro maggiori partiti di opposizione, appartenenti alla Mesa de Unidad democratica, avevano infatti deciso di non partecipare alle Comunali, dopo aver criticato le modalità in cui erano avvenute le recenti elezioni regionali. La scelta di astenersi era stata apertamente criticata, alla vigilia, dall’arcivescovo di Caracas, card. Jorge Urosa Savino, il quale aveva dichiarato che “il voto è la miglior protesta”, ed aveva spiegato: “L’astensione è un errore. Senza partecipare la gente si arrende senza lottare per i propri diritti”.

Consumi: Coldiretti, “battuta di arresto in attesa del Natale con spesa stimata di 528 euro a famiglia (+4,4%)”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 11:16

“Una battuta di arresto in attesa del Natale con offerte e promozioni che favoriscono gli acquisti, con una stima per quest’anno di 528 euro a famiglia in aumento del 4,4%”. È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Deloitte nel commentare l’andamento del commercio al dettaglio dell’Istat che è negativo ad ottobre per tutte le tipologie distributive dagli ipermercati alle botteghe fino ai discount. Secondo Coldiretti si tratta di “un sintomo delle difficoltà ma anche il risultato di una tendenza per quanto possibile a rimandare gli acquisti per avvantaggiarsi delle condizioni più favorevoli delle feste ma anche dell’arrivo delle tredicesime”. “Lo dimostra il fatto che – precisa l’associazione – i cali più rilevanti si registrano per giocattoli (-5%), calzature (-4,1%) e abbigliamento (-3,6%)”. “L’Italia – continua la Coldiretti – quest’anno si classifica al terzo posto tra i Paesi europei dove si spende di più per il Natale, preceduta solo da Spagna con 632 euro e Gran Bretagna con 614 euro”. “La spesa media per le festività di fine anno in Italia risulta superiore del 19% rispetto 445 euro della media in Europa. Il 39% del budget di Natale degli italiani – precisa la Coldiretti – è destinato ai regali, il 25% al cibo, per il 24% ai viaggi e il 12% ai divertimenti al cinema, al teatro, nei concerti o nelle discoteche”. Da segnalare anche “la tendenza alla ricerca di canali di acquisto alternativi al dettaglio tradizionale con la crescita dell’online e della vendita diretta con aumento record dell’11% del numero di consumatori che fa la spesa dal contadino che per 30 milioni di italiani è diventato nel 2017 un appuntamento fisso almeno una volta al mese”. “In Italia la spesa di Natale online – conclude la Coldiretti – cresce del 16% rispetto allo scorso anno, più del doppio della media europea, e raggiunge in valore circa un terzo della spesa familiare totale per le feste di fine anno”.

Santa Sede: 20 punti d’azione per il Global Compact su migranti e rifugiati

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 11:14

(da New York) Il Vaticano offre 20 punti d’azione per la stesura del Global Compact, l’accordo sui migranti e sui rifugiati che verrà adottato dalle Nazioni Unite nel 2018. Raggruppati sotto quattro verbi – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – i suggerimenti della Santa Sede si propongono come una guida teorico-pratica ai responsabili politici e a tutti coloro che sono interessati a migliorare la situazione dei migranti, dei rifugiati, dei richiedenti asilo e degli sfollati più vulnerabili. Il piano è stato preparato dalla Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per la promozione dello sviluppo umano integrale che, prima di stendere il documento ha consultato varie Conferenze episcopali e diverse Ong cattoliche che operano nel campo. Approvati da papa Francesco, i 20 punti condensano le migliori best practices adottate dalla Chiesa cattolica in risposta ai bisogni di migranti e rifugiati in tutto il mondo e, pur non esaurendo l’insegnamento della Chiesa a riguardo forniscono considerazioni e prospettive che possono essere utilizzate per sviluppare il dialogo dei cattolici con i propri governi per orientare la loro posizione nei confronti del Global Compact. Alcuni dei punti del documento vaticano riguardano ad esempio l’istituzione di canali sicuri, legali e organizzati per migranti e rifugiati al fine di proteggere le loro vite e si suggerisce ai governi di evitare espulsioni arbitrarie e di massa che non tengano conto delle situazioni personali, come ad esempio i ricongiungimenti familiari o le situazioni di guerra dei Paesi di provenienza. Particolare attenzione viene chiesta per i rimpatri anche volontari, perché siano adeguatamente supportati e non aggravino situazioni già critiche. C’è poi tutta una sessione dedicata ai diritti e alla dignità dei rifugiati e dei migranti dove viene evidenziato il loro apporto sociale positivo se incanalato secondo leggi giuste che ne impediscano lo sfruttamento ma al contrario valorizzino le loro capacità e le loro conoscenze. Un’attenzione particolare poi è riservata ai minori, i più vulnerabili per i quali il Vaticano richiama la Convenzione dei diritti del bambino e suggerisce politiche che ne garantiscano l’effettiva tutela. Un’ampia panoramica è quella sull’integrazione e la solidarietà, dove in vari punti si illustrano soluzioni che possano facilitare i rapporti con le comunità ospitanti, ma anche l’accesso all’istruzione e al mercato del lavoro. Il documento completo si trova sul sito della Missione permanente della Santa Sede presso l’Onu.

Migranti: un video di Papa Francesco alla conferenza preparatoria per il Global Compact

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 11:09

(da New York) La Conferenza intergovernativa che, dal 4 al 6 dicembre, si è tenuta a Puerto Vallarta, in Messico per preparare l’adozione del Global Compact, l’accordo sui migranti firmato all’Onu nel settembre 2016, si è aperta con un videomessaggio di papa Francesco. Il Santo Padre ha invitato tutti i presenti “ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare” i migranti e i rifugiati con una risposta comune e globale che tenga conto della complessità dei fenomeni migratori. E riferendosi in particolare al Global Compact ha chiesto a chi vi lavora di essere ispirato nella sua approvazione da “compassione, lungimiranza e coraggio”. Il messaggio video sarà reso pubblico tra qualche giorno ed è il contributo parallelo che Francesco vuole dare al lavoro sui migranti portato avanti dalle Nazioni Unite. L’appuntamento messicano puntava infatti a raccogliere i risultati delle consultazioni avvenute in tutti gli Stati che avevano aderito alla cosiddetta “Dichiarazione di New York”. Il Rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per la migrazione internazionale, Louise Arbor, ha voluto sottolineare che “una cooperazione globale aiuterebbe a capitalizzare i benefici della migrazione internazionale” perché accanto alle sfide dei cambiamenti demografici e ambientali, alla povertà e ai conflitti, “la mobilità umana può offrire immensi benefici, come la promessa di uno sviluppo più sostenibile, più in sintonia con le esigenze del mercato del lavoro internazionale e un miglioramento degli standard lavorativi”. Scopo del Global Compact infatti è una migrazione sicura, ordinata e regolare che tenga conto anche dei flussi misti “dove ci sono migranti non idonei alla protezione umanitaria e che richiedono comunque strategie di assistenza a lungo termine”. I negoziati per l’adozione di una politica comune sui migranti non sono facili e lo ha ribadito anche il presidente dell’assemblea generale, Miroslav Lajčák, che sta puntando alle “posizioni comuni forti”, tra cui il riconoscimento che l’attuale risposta alla migrazione internazionale non è sostenibile e che “l’Onu è l’unico forum in cui questa nuova risposta può essere formulata senza che questo comporti una diminuzione della sovranità dello Stato, che determinerà comunque le proprie politiche migratorie “. Nel gennaio 2018 il segretario generale sulle migrazioni presenterà un primo rapporto, a cui seguiranno mesi di negoziati, prima dell’adozione definitiva dell’accordo che dovrebbe avvenire in Marocco alla fine del prossimo anno.

Argentina: echi dal convegno Celam-Cal con i politici cattolici

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 10:59

Il convegno promosso a Bogotá da Cal (Pontificia Commissione per l’America latina) e Celam (Consiglio episcopale latinoamericano), dall’1 al 3 dicembre, con alcuni politici cattolici latinoamericani ha avviato un dibattito che sta ora proseguendo nei singoli Paesi. Di ritorno dall’evento, il senatore argentino Esteban Bullrich, appartenente al gruppo Cambiemos, ha esortato i politici, in particolare quelli cattolici, “a costruire ponti con altri settori della società per uscire dalla povertà”. Il senatore ha aggiunto, secondo le dichiarazioni riportate da diversi organi di stampa argentini: “Parliamo di economia sociale e facciamolo insieme. Dapprima facciamolo come cattolici e poi prepariamo questi ponti per rivolgerci ad altri e costruire insieme le soluzioni per far sì che tutti noi cresciamo come Chiesa”. Bullrich ha partecipato al convegno insieme ad altri tre politici peronisti, il governatore di San Juan, Sergio Uñac, il senatore Omar Perotti, e l’ex presidente della Camera, Julián Domínguez. Quest’ultimo ha partecipato durante la tre giorni di Bogotá a un dibattito ristretto intervenendo insieme all’ex presidente messicano Felipe Calderón. Durante il suo intervento ha avuto modo di ricordare l’impegno per i poveri messo in atto dal cardinale Jorge Mario Bergoglio quando era arcivescovo di Buenos Aires. Il governatore Uñac ha dichiarato di essere stato colpito dalle parole del messaggio del Papa, soprattutto quando Francesco sostiene “che non è possibile governare se non lo si fa con umiltà e rispetto”. Secondo il politico argentino, “se perdiamo queste virtù, evidentemente non stiamo governando vicini alla società”. Ed ha concluso: “Francesco ci ha dato una serie di segnali, se non li cogliamo come dirigenti politici stiamo perdendo una storica opportunità. C’è bisogno di un’alleanza strategica tra la Chiesa e la politica”.

5 anni di @Pontifex: mons. Becciu, si evangelizza anche con i tweet

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 10:55

“Mi ricordo che eravamo da Papa Benedetto: era un pochino impacciato, tergiversante nel premere i tasti del tablet. Però, nello stesso tempo, lo vidi gioioso: gioioso di potersi mettere in dialogo con i cibernauti, di far parte della nuova onda dei comunicatori moderni, per cui ho un bel ricordo. E mi pare che i risultati diano ragione a quella scelta tempestiva: 40 milioni di follower su Twitter, e cinque milioni su Instagram”. Così mons. Angelo Becciu, sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato – in un’intervista rilasciata a Radio Vaticana – ricorda il primo tweet pubblicato da Benedetto XVI sull’account @Pontifex, il 12 dicembre 2012. “Quale mezzo migliore per poter arrivare a tanta gente e diffondere la Parola di Dio!”, esclama l’arcivescovo a proposito di quella scelta, ripresa da Papa Francesco che oggi è seguito sull’account Twitter da 40 milioni di persone, in 9 lingue. Papa Francesco “non è familiare con queste nuove tecnologie, però è interessato”, spiega Becciu: “Vuole vedere, essere aggiornato, lo strumento lo legge! Io penso che il Papa sia cosciente di essere l’evangelizzatore, il primo missionario nel mondo. E quindi per lui tutti gli strumenti vanno bene: gli strumenti che possono portare la sua parola evangelizzatrice. Questo oggi è uno strumento quasi indispensabile, unico: non può farne a meno. Con gioia vedo che legge i tweet che deve pubblicare e li approva con grande entusiasmo”. Quanto alla lezione di Francesco su come usare le nuove tecnologie, l’arcivescovo la sintetizza così: “Anzitutto non abusarne: alla Messa, non usarli! E ha fatto anche a noi preti, vescovi, il richiamo che non possiamo abusare di questi strumenti. Però, nello stesso tempo, dobbiamo avere il coraggio e la saggezza nel saperli utilizzare. Il coraggio perché è una novità e quindi bisogna sapersi ‘buttare’ in queste novità. E poi la saggezza: come ogni strumento, va usato nella misura giusta. Vediamo che molti ne fanno un utilizzo, ‘nefasto’, di offese, luogo di discussioni molte volte offensive. E invece per noi deve essere lo strumento che aiuta a comunicare con gli altri. E la comunicazione deve aiutare a crescere nello spirito, nella cultura, nell’approccio verso gli altri”.

Norvegia: sentenza sulla registrazione dei cattolici. “Nessuna frode”, ma pena pecuniaria per la diocesi di Oslo

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 10:52

Prosciolto l’ex economo dall’accusa di frode e condannata la diocesi di Oslo al pagamento di una multa di due milioni di corone per mancanza di controllo: questa la sentenza emessa venerdì 8 dicembre dalla corte distrettuale di Oslo per il caso della registrazione dei cattolici negli elenchi diocesani secondo procedure non conformi alle regole. Ne dà notizia la diocesi stessa. “Soddisfazione” per l’assoluzione ha espresso l’avvocato difensore della diocesi Sindre-Jacob Bostad, che si è detto però “deluso” per la sanzione pecuniaria. “Contraddice la nostra percezione di ciò che è successo. Non siamo d’accordo con la pena e leggeremo la sentenza prima di decidere se ricorrere in appello o meno”. All’origine del caso è l’accusa di aver registrato nel periodo 2011-2014 più cattolici degli effettivamente residenti in Norvegia e di dovere allo Stato un risarcimento del contributo versato alla comunità cattolica sulla base di un numero ritenuto gonfiato. L’accusa aveva chiesto 5 milioni di multa e un anno di pena per l’ex economo. Secondo il giudice della Corte distrettuale Ellen Meinich Martens non c’è stata “frode deliberata” seppure sarebbe stato necessario “impedire la pratica della registrazione illegale”. Secondo la diocesi non è stata fornita alcuna istruzione su come dovrebbe avvenire la registrazione dei cattolici, che a seguito dell’immigrazione da Lituania e Polonia, sarebbero molti di più di quanti spontaneamente dichiarano la propria appartenenza.

Paraguay: pastorale indigena e rete delle radio denunciano lo sgombero e l’incendio di abitazioni di indigeni Guaraní

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 10:52

La Red nacional de emisoras (rete delle radio locali) del Paraguay, che comprende numerose radio cattoliche e comunitarie, attraverso un proprio comunicato firmato dal presidente Jorge Bazán, rende noto e condanna in modo energico “il violento sgombero e l’incendio delle abitazioni degli indigeni della comunità Ava Guaraní Jejeytymirî, nel distretto di Yvyrarovana”. La Rete delle radio, che riprende a sua volta un comunicato della pastorale indigena della diocesi di Alto Paraná e Kanindeju, riferisce le testimonianze degli indigenti cacciati dalle loro terre, i quali sostengono che lo stesso giudice ha prima ordinato lo sgombero e ha poi permesso che si incendiassero le case degli indigeni con tutti i loro beni. Non è la prima volta che delle comunità indigeni appartenenti ai Guaraní vengono cacciati dalle loro abitazioni e che le loro case vengono incendiate. Secondo il comunicato, “i produttori di soia fanno pressione sugli indigeni perché affittino le loro terre, in caso contrario avviano azioni di espulsione. I produttori di soia sono spesso coloni brasiliani, o a volte anche paraguagi. La nota prosegue accusando l’Indi, l’organismo statale che si occupa di questioni indigene, “di arrivare sempre in ritardo rispetto agli eventi”. “Da questa Rete delle radio impegnate per la verità, la giustizia e la democrazia – si legge ancora nel comunicato -, esprimiamo la nostra voce di protesta ed esigiamo che le autorità competenti prendano posizione in merito e cessino di attentare alla vita e ai beni dei più poveri tra i poveri”. La pastorale indigena della diocesi dell’Alto Paraná e di Kanindeju considera, a sua volta, questo fatto “una grave violazione dei diritti umani”. Nella nota vengono citati nomi e cognomi delle persone implicate nel caso, a partire dal colono Juliano Barbiann, proprietario di 250 ettari di terreni. La comunità lamenta il fatto che “incredibilmente le autorità negano l’esistenza di questa comunità, nonostante i dati relativi ad essa siano presenti nei censimenti del 2002 e del 2012, elaborati dalla Direzione generale di statistica, ricerche e censimenti della presidenza della Repubblica. La pastorale indigena chiede perciò, tra l’altro, “che venga rispettata la Costituzione nazionale, all’articolo 64, nella quale si afferma che non è possibile alienare la terra degli indigeni” e che “non venga criminalizzata la presenza degli indigeni nelle loro terre ancestrali”.

Colombia: da oggi assemblea della Red Alas, oltre 50 organizzazioni della società civile coordinate da Libera International

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 10:47

Si tiene da oggi, 11 dicembre, fino al 18 dicembre, nella piccola località colombiana di Ubaque, (dipartimento di Cundinamarca, a circa 50 chilometri a sudest di Bogotá) la seconda assemblea della Red Alas – América Latina Alternativa Social. Si tratta di oltre 50 tra organizzazioni, associazioni e movimenti di undici nazioni latinoamericane, coordinate da Libera International, il braccio internazionale del noto coordinamento contro le mafie fondato da don Ciotti. Lo slogan, dell’incontro “Hasta la Paz” (“Fino alla pace”) è particolarmente attuale per la Colombia, il Paese che ospita questa seconda assemblea della Red Alas (la prima si era tenuta a Città del Messico). Ma l’anelito alla giustizia e alla pace, unito alla lotta contro le mafie e il narcotraffico, attraversa tutta l’America Latina. E troverà espressione in questa settimana, nel corso della quale verranno condivise esperienze, buone pratiche, denunce, iniziative di sensibilizzazione della società civile. “In particolare sarà per noi rilevante la presentazione di una pubblicazione sui beni confiscati, intitolata Desde el bien incuatado hasta el bien comun, che abbiamo elaborato in riferimento a cinque Paesi in America Latina: Colombia, Messico, Argentina, Guatemala, Bolivia”, spiega Giulia Baruzzo, di Libera International. Ampio spazio verrà dato, nel corso delle giornate, alle esperienze colombiane, con alcuni ospiti di rilievo. Tra questi spicca José Antequera Guzmán, giovane avvocato colombiano candidato al Premio Nobel per la pace per il 2016, insieme ad altri 4 rappresentanti delle vittime del conflitto armato in Colombia. Ha rappresentato la società civile nelle sessioni che riguardavano le vittime durante i dialoghi di pace a la Habana. Altre figure significative presenti sono quelle di Eduardo Salcedo-Albarán, Luis Jorge Garay Salamanca, Diego Martínez, Enrique Santiago, tutti a vario titolo impegnati nel processo di pace in Colombia. Inoltre saranno presenti, quali rappresentanti delle associazioni partner della rete Alas, altri importanti interlocutori di Centro e Sud America, come: Carlos Cruz Santiago di Cauce Ciudadano (Messico), Lucas Manjón di La Alameda (Argentina), Jimena Agauyo Gutiérrez di Renamat (Bolivia), Vanderley da Cunha Deley de Acari di Futuro Feliz (Brasile), Cristian Llanos del Cinep (Colombia), Teodoro Posso di Corporación Kimirina (Ecuador), Evelyn Flores di Msm (El Salvador), Arturo Aroldo Chub di Seguridad en Democracia (Guatemala), Marilea Reynosa di Coordinadora Civil (Nicaragua), Luis Beltran Arones – di Cinavip (Perù).

Mons. Antonio Riboldi: il ricordo del Sir. Ecco alcuni suoi interventi negli ultimi 20 anni

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:30

Condanne della disoccupazione e del gioco d’azzardo, richieste di un lavoro degno che sottragga le persone alla criminalità organizzata. Sono riemerse in più occasioni negli interventi di mons. Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra, morto ieri all’età di 94 anni. Il Sir lo ricorda rilanciando alcune delle sue parole pronunciate negli ultimi 20 anni. Parole che tratteggiano un prete che ha vissuto fino in fondo il Vangelo.
Intervenendo al convegno della Consulta pastorale della Campania, il 21 febbraio 1995, il presule riconobbe che “da noi il lavoro è considerato una fortuna anziché un diritto. C’è poi il lavoro nero che assume l’aspetto di una vera e propria rapina. È un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio”. Il 22 novembre 1995, era presente al Convegno ecclesiale nazionale, che si svolse a Palermo. Mons. Riboldi, disse che “forse si pensa che qui i cattolici siano venuti solo per ‘rifondare’ qualcosa che assomigli alla vecchia Dc. Invece, non accadrà nulla di tutto questo. C’è la volontà di dare una svolta decisa e di impegnarsi per la rievangelizzazione”. Poi, una lunga condanna della disoccupazione in più momenti: 23 settembre 1996, “la disoccupazione, la ‘cassa integrazione’ è la vera linea che separa la nostra nazione. Non è il Po a segnare un confine, come qualcuno va blaterando, ma è la disoccupazione”, scrisse con mons. Umberto Tramma, vescovo di Nola, all’allora presidente del Consiglio, Romano Prodi, al quale lanciò un invito a trovare “terapie che abbiano il sapore della giustizia e quindi della guarigione”; 20 marzo 1998, sciopero in Campania per la mancanza di lavoro. Il vescovo di Acerra chiese che “la questione del Sud Italia diventasse prioritaria in Italia e in Europa” e “interventi volti a realizzare uno sviluppo equo e solidale. Anche la Chiesa è chiamata a moltiplicare i propri sforzi per promuovere una cultura della solidarietà nazionale ed europea”.
L’esperienza del terremoto nella Valle del Belice aveva segnato il presule. E così, il 6 ottobre 1997, tornò a parlarne, dopo quello che aveva colpito Umbria e Marche: “La Chiesa non si limita a condividere il dolore”, disse. Poi, il gioco d’azzardo. Era il 25 novembre 1999 e la condanna arrivò dalle pagine del “Messaggero di sant’Antonio”. “Lo Stato – dichiarò mons. Riboldi – non può risolvere i suoi problemi finanziari con il lotto o il superenalotto. Questo è un vero e proprio ‘furto ai poveri’. Lo Stato deve, al contrario, garantire che il gioco non giunga a essere una vera e propria follia”.
In occasione del Giubileo, nel 2000, gli fu affidata la catechesi nel carcere romano di Regina Coeli. Il 16 agosto lanciò un messaggio ai detenuti: “Anche se ci separa un muro, non c’è alcun muro per il cuore di Dio. Voi siete con noi e vi sentiamo vicini”. Nel 2007 l’ormai vescovo emerito inviò un messaggio all’associazione Meter per incoraggiarla nella lotta alla pedofilia. “Purtroppo la società, che pare non conosca più la profondità del male, a volte mostra fastidio che si condanni questo incredibile male – scrisse il 15 novembre -. Questo atteggiamento di apparente tolleranza, dice quanto si è oscurata la coscienza dell’uomo”.
Infine, il 15 febbraio 2008, ancora una condanna della criminalità organizzata, intervenendo a un incontro promosso dalla diocesi di Novara. “L’unica via per uscire dal tunnel della criminalità organizzata – disse mons. Riboldi – è una rivolta civile che deve nascere dal basso, con un’alleanza tra cittadini, Chiesa e istituzioni civili, per rivendicare con coraggio i diritti della persona e pretendendone il loro rispetto, senza sconti”.

Santa Casa: card. Bassetti, “stimolo ad abitare la società, camminando per una sempre maggiore sua umanizzazione”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:16

“Il mio pensiero in questo momento non può non andare alle tante famiglie ancora senza casa dopo il devastante terremoto dell’anno scorso. Per migliaia di persone anche il prossimo Natale sarà un tempo di disagio e di sofferenza, perché ancora raminghe negli alberghi della regione o in alloggi di fortuna”. Lo ha ricordato, ieri, nella festa della Madonna di Loreto, il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nella celebrazione eucaristica nella Santa Casa di Loreto. “Da questo santuario, faccio mio l’appello di tanti confratelli vescovi e di moltissimi fedeli che ho potuto incontrare nei mesi scorsi nelle zone terremotate dell’Italia centrale, affinché tutti coloro che hanno responsabilità si impegnino per alleviare in ogni modo le sofferenze delle nostre care popolazioni, che hanno innato il senso e il valore della terra, della casa e della famiglia – ha affermato -. Non si può perdere altro tempo, bisogna mettere subito mano alla ricostruzione dei nostri paesi e dei nostri borghi per tornare ad una vita di normalità, di tranquillità, di lavoro e di sano benessere. Alle care popolazioni marchigiane che vivono nella sofferenza per la mancanza della casa, giunga il mio fraterno saluto e l’assicurazione della mia costante preghiera al Signore”.
Ricordando, poi, che “la Casa di Loreto ha solo tre pareti, quasi a simboleggiare l’abbraccio di Dio per tutti noi e il suo invito ad aprirci agli altri”, il porporato ha aggiunto: “Come sottolineava il cardinale Ratzinger all’inizio degli anni Novanta, nel far visita al santuario marchigiano, la Casa di Loreto è stata posta su di una strada, come a dire che casa e strada non si escludono, ma si intrecciano l’una nell’altra. Il santuario lauretano non è la ‘casa privata di una persona, di una famiglia, di una stirpe, ma sta sulla via di noi tutti’ ed è per ognuno di noi lo stimolo ad ‘abitare’ la società, ‘camminando’ per una sempre maggiore sua umanizzazione, nella fraternità e nella pace”.

Santa Casa: card. Bassetti, “esempio di Chiesa in uscita, protesa all’incontro con l’altro”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:14

“In questa Casa, cielo e terra si sono toccati, l’Infinito è entrato nel finito prendendolo definitivamente con sé. Maria ha aperto la porta all’arcangelo e ha spalancato quella del suo cuore al progetto incommensurabile del suo Signore. In lei Dio si sente a casa, mentre lei stessa diviene la ‘casa vivente di Dio’”. Lo ha detto, ieri, nella festa della Madonna di Loreto, il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nella celebrazione eucaristica nella Santa Casa di Loreto, per tradizione l’abitazione dove visse Maria, dentro le cui mura ella ricevette la visita dell’arcangelo Gabriele, concependo il Figlio di Dio. Ma, si è chiesto Bassetti, “come è possibile divenire la casa di Dio, se non facciamo esperienza dell’altro? Se non ci immergiamo in maniera empatica nell’altro? Se tra di noi non c’è un unico sentire?”. L’incarnazione di Dio in Maria porterà la Madre di Gesù “a fare esperienza dell’umanità”. In particolare, “nella Casa nazarena Maria fece esperienza di quell’amore immenso di Dio, il quale l’ha condotta a cantare il Magnificat nell’esperienza concreta dell’umanità durante la sua vita, rendendola non solo Madre di Dio ma anche Madre nostra”. La Casa di Loreto, allora, diviene per tutti “icona dell’ospitalità”, “dell’accoglienza dell’altro e di Dio. L’ospitalità inizia dallo sguardo. Maria non guarda se stessa tra quelle mura”, “non si rinchiude in se stessa”. Nel momento in cui l’arcangelo Gabriele lascia Maria, “quella casa non diviene serrata, ma rimane aperta ai bisogni del prossimo”. Maria “fa della sua Casa un esempio di ‘Chiesa in uscita’, protesa all’incontro con l’altro. Lascia la sua casa per entrare nelle case altrui e renderle a sua volta ‘santuario di Dio’”. Entrare o meditare il mistero della Casa di Loreto significa, “volerci mettere in cammino nel ripensare la nostra fede all’interno di una spiritualità dell’accoglienza, nella quale fare esperienza di Dio e della umanità del fratello e della sorella che Lui ci fa incontrare nella nostra strada; nella quale fare esperienza dei tanti bisogni del prossimo, primo fra tutti quello di non avere una casa”.

Diocesi: Acerra, morto mons. Riboldi “pastore attento alla vita e ai problemi delle persone”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:05

“Il vescovo emerito, Antonio Riboldi, 94 anni, si è spento all’alba a Stresa, in Piemonte, presso la casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate”. Lo ha annunciato ieri mattina la diocesi di Acerra, guidata dal presule tra il 1978 e il 2000, pubblicando sul proprio sito la notizia. “Il ritorno di monsignor Antonio Riboldi alla Casa del Padre genera umana malinconia nel cuore dei fedeli dell’intera diocesi di Acerra – si legge -, il cui vescovo, Antonio Di Donna, il vescovo emerito, Giovanni Rinaldi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose con animo commosso ricordano la figura e l’opera di Riboldi e rendono grazie a Dio che, in un periodo difficile della sua storia, ha affidato la diocesi all’amorevole cura di tal grande Pastore”. Nella nota viene evidenziato il “profondo, indelebile legame”, che unisce la diocesi di Acerra al suo “don Antonio”, megafono dei bisogni e delle sofferenze delle popolazioni terremotate nella Valle del Belice, in Sicilia, prima di essere nominato vescovo. “Legame rimasto tale anche dopo la rinuncia del presule all’esercizio episcopale per limiti di età nel dicembre del 1999, tanto da scegliere di rimanere a vivere in città continuando a celebrare Messa nella chiesa dell’Annunziata, e da dichiarare più volte pubblicamente la volontà di essere seppellito in cattedrale”, dove saranno celebrati i funerali. Don Riboldi fu nominato vescovo di Acerra, il 25 gennaio 1978, da Paolo VI. “Attento fin dal primo momento alla vita e ai problemi di ogni giorno delle persone – ha sottolineato la diocesi -, l’azione più impegnativa per complessità e per durata è il contrasto alla camorra. Storica la marcia che negli ’80 porta migliaia di giovani ad Ottaviano, città del capo indiscusso Raffaele Cutolo”, ha ricordato la diocesi di Acerra, citando le parole di “don Antonio”, come amava essere chiamato: “Meglio ammazzato che scappato dalla camorra”. Precursore anche nei tempi più recenti. “Curioso e aperto alla modernità, Riboldi è stato uno dei primi vescovi a sbarcare su internet nel 1997. Fino a poco tempo fa le sue omelie arrivavano a centinaia di migliaia di persone”.

Papa Francesco: “scongiurare nuova spirale violenza”. Santa Sede: “rispetto dello status quo” e “soluzione negoziata”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:03

“Nell’esprimere dolore per gli scontri che negli ultimi giorni hanno mietuto vittime, il Santo Padre rinnova il suo appello alla saggezza e alla prudenza di tutti ed eleva ferventi preghiere affinché i responsabili delle nazioni, in questo momento di particolare gravità, si impegnino a scongiurare una nuova spirale di violenza, rispondendo, con le parole e i fatti, agli aneliti di pace, di giustizia e di sicurezza delle popolazioni di quella martoriata terra”. È quanto si legge in un comunicato diffuso ieri dalla Sala Stampa vaticana, in cui si rende noto che “la Santa Sede segue con grande attenzione gli sviluppi della situazione in Medio Oriente, con speciale riferimento a Gerusalemme, città sacra ai cristiani, agli ebrei e ai musulmani di tutto il mondo”. “Le preoccupazioni per le prospettive di pace nella regione sono oggetto in questi giorni di varie iniziative, tra cui le riunioni convocate con urgenza dalla Lega Araba e dall’Organizzazione per la cooperazione islamica”, prosegue il comunicato, in cui si assicura che “la Santa Sede è sensibile a dette preoccupazioni e, richiamando le accorate parole di Papa Francesco, ribadisce la sua ben nota posizione circa il singolare carattere della Città Santa e l’imprescindibilità del rispetto dello status quo, in conformità con le deliberazioni della comunità internazionale e le ripetute richieste delle gerarchie delle Chiese e delle comunità cristiane di Terra Santa”. Allo stesso tempo, la Santa Sede “reitera la propria convinzione che solo una soluzione negoziata tra israeliani e palestinesi possa portare ad una pace stabile e duratura e garantire la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini internazionalmente riconosciuti”.

Papa Francesco: Angelus, appello per “un mondo senza armi nucleari” e per Vertice di Parigi sul clima

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:02

“Impegnarsi per la tutela della dignità di tutte le persone, in modo particolare di quelle più deboli e svantaggiate, significa anche lavorare con determinazione per costruire un mondo senza armi nucleari”. Con queste parole, dopo l’Angelus di ieri, il Papa ha spiegato il legame tra l’assegnazione del Premio Nobel per la pace alla Campagna internazionale per abolire le armi nucleari e la Giornata delle Nazioni Unite per i diritti umani. “Dio ci dona la capacità di collaborare per costruire la nostra casa comune”, ha ricordato Francesco: “Abbiamo la libertà, l’intelligenza e la capacità di guidare la tecnologia, di limitare il nostro potere, al servizio della pace e del vero progresso”. Poi il riferimento al Vertice di Parigi “Our Planet Summit”, che si apre domani: “A due anni dall’adozione dell’Accordo di Parigi sul clima, esso intende rinnovare l’impegno per la sua attuazione e consolidare una strategia condivisa per contrastare il preoccupante fenomeno del cambiamento climatico”. “Auspico vivamente che questo Vertice, così come le altre iniziative che vanno nella medesima direzione – l’appello – favoriscano una chiara presa di coscienza sulla necessità di adottare decisioni realmente efficaci per contrastare i cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, combattere la povertà e promuovere lo sviluppo umano integrale”. Non è mancata, infine, la “vicinanza” del Papa “alle popolazioni indiane colpite dal ciclone Okhi, specialmente alle famiglie dei moltissimi pescatori dispersi; e anche alla popolazione dell’Albania, duramente provata da gravi inondazioni”.

Papa Francesco: Angelus, no a “peccati di omissione”, “orgoglio, superbia e prepotenza”

Agensir.it - Mon, 2017-12-11 09:01

L’Avvento “è un tempo per riconoscere i vuoti da colmare nella nostra vita, per spianare le asperità dell’orgoglio e fare spazio a Gesù che viene”. Lo ha detto il Papa, durante l’Angelus di ieri, al quale – secondo la Gendarmeria vaticana – hanno partecipato 20mila persone. Quelli da colmare sono “tutti i vuoti del nostro comportamento davanti a Dio, tutti i nostri peccati di omissione”, ha spiegato Francesco elencandoli subito dopo: “Un vuoto nella nostra vita può essere il fatto che non preghiamo o preghiamo poco. L’Avvento è allora il momento favorevole per pregare con più intensità, per riservare alla vita spirituale il posto importante che le spetta. Un altro vuoto potrebbe essere la mancanza di carità verso il prossimo, soprattutto verso le persone più bisognose di aiuto non solo materiale, ma anche spirituale. Siamo chiamati ad essere più attenti alle necessità degli altri, più vicini. Come Giovanni Battista, in questo modo possiamo aprire strade di speranza nel deserto dei cuori aridi di tante persone”. I monti e i colli che “devono essere abbassati”, ha proseguito il Papa sulla scorta del profeta Isaia, “sono l’orgoglio, la superbia, la prepotenza”: “Dove c’è orgoglio, dove c’è prepotenza, dove c’è superbia non può entrare il Signore perché quel cuore è pieno di orgoglio, di prepotenza, di superbia. Per questo, dobbiamo abbassare questo orgoglio. Dobbiamo assumere atteggiamenti di mitezza e di umiltà, senza sgridare, ascoltare, parlare con mitezza e così preparare la venuta del nostro Salvatore, lui che è mite e umile di cuore”. “Quando attendiamo a casa la visita di una persona cara, predisponiamo tutto con cura e felicità”, l’esempio scelto da Francesco per questo tempo liturgico: “Allo stesso modo vogliamo predisporci per la venuta del Signore: attenderlo ogni giorno con sollecitudine, per essere colmati della sua grazia quando verrà”.

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