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Giovani: frère Alois, “Gesù ci ispira gesti di condivisione verso poveri, senza tetto, migranti”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 17:25

“Dobbiamo avere il coraggio di andare verso gli altri, anche con pochissimi mezzi, quasi nulla. Condividere il nostro tempo è già importante in un mondo che ci spinge a essere efficaci e a non perdere tempo”. Lo scrive frère Alois, priore della Comunità di Taizé, su “L’Osservatore Romano” in edicola questa sera con la data del 12 agosto. Semplicità e condivisione le parole d’ordine per i giovani che si riuniscono in preghiera con i monaci. Tra essi, circa centoventi provengono da Asia, Africa, America latina e Vicino oriente: “Quest’estate – osserva il priore -, la presenza di arabi cristiani è notevole: dall’Egitto, dalla Palestina, dalla Giordania, dal Libano”. A fine settembre, alcuni frati di Taizé andranno in Egitto insieme a un centinaio di giovani europei e mediorientali per vivere alcuni giorni di condivisione e di preghiera con cento coetanei egiziani. “Tutti insieme – chiosa frère Alois – possiamo realizzare sulla collina una vita di condivisione”. E l’esempio è Gesù: “È risorto. Quando riponiamo la nostra fede in lui, egli ci rende testimoni del suo amore. Ci ispira dei gesti di condivisione di fronte alla sofferenza umana, all’umiliazione della povertà, alle prove dei senzatetto e dei migranti”. Infine un pensiero al Pontefice: “A Taizé siamo molto riconoscenti dell’incoraggiamento che Papa Francesco ci trasmette”. Al di là dei credenti cattolici e perfino al di là dei cristiani, “egli fa sorgere una speranza di pace nell’umanità”. Di qui l’invito ai giovani a pregare ogni giorno per lui.

 

 

Inflazione: Coldiretti, sale prezzo frutta e verdura al dettaglio ma crolla nei campi. No a “pratiche sleali” lungo la filiera

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 17:10

Aumentano sopra la media i prezzi al dettaglio della frutta (+1,8%) e dei vegetali freschi (+1,9%) rispetto allo stesso mese dello scorso anno, ma nelle campagne è crisi con le quotazioni che non coprono i costi di produzione e fanno chiudere le aziende. I prezzi nelle campagne sono in calo dal 20% per le pesche al 34% per i cocomeri, dal 44% per i meloni al 45% per i cavolfiori secondo elaborazioni Coldiretti sugli ultimi dati Ismea. La situazione è drammatica con la forbice dei prezzi tra produzione e consumo che si è allargata in una situazione in cui – sottolinea Coldiretti – l’agricoltura deve fare i conti con i gravi danni provocati dal caldo e dalla siccità. I prezzi della frutta aumentano di 3-4 volte dal campo alla tavola con i centesimi pagati agli agricoltori che diventano euro per i consumatori. Proprio nel momento in cui si assiste ad un aumento della domanda per fronteggiare il grande caldo, pratiche commerciali sleali lungo la filiera stanno provocando situazioni di crisi diffuse per i coltivatori di frutta estiva – sottolinea la Coldiretti – che chiede interventi per prevenire e perseguire tali pratiche. Occorre – continua la Coldiretti – estendere al più presto l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della frutta trasformata in conserve e succhi per evitare che venga spacciata come Made in Italy quella importata dall’estero, ed aumentare i controlli sull’ortofrutta fresca di importazione, spesso etichettata e venduta per nazionale. Serve un impegno di filiera per salvare il frutteto italiano che – conclude la Coldiretti – si è ridotto di un terzo (-33 per cento) negli ultimi quindici anni con la scomparsa di oltre 140mila ettari di piante con il rischio di far perdere all’Italia il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea.

Yemen: Unicef, “stanno uccidendo una generazione di bambini”. È una “nuova Siria”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 16:53

“Giungono notizie davvero tragiche dallo Yemen dove la guerra sta uccidendo una generazione di bambini innocenti”: lo dichiara Andrea Iacomini, portavoce dell’Unicef in Italia: “Abbiamo notizie fondate che parlano di numeri agghiaccianti di questo conflitto. Nel solo 2017, 347 bambini e bambine sono stati mutilati, 377 bambini sono stati reclutati come soldati e vittime di violenze ma sappiamo che sono molti di più. Per non parlare sempre in questo anno dei bimbi uccisi che ad oggi risultano essere oltre 200”. A tutto questo, prosegue, si aggiunge la notizia orribile di un attacco avvenuto il 4 agosto nella zona di Sa’da che ha portato alla morte di 4 bambine e 2 bambini tra i 2 e i 14 anni. “Un fatto davvero grave ignorato dai media di mezzo mondo – denuncia l’Unicef -. Il Paese vive un dramma senza precedenti, cui si aggiungono oltre 400mila sospetti casi di colera. Il mondo della politica, dei media, batta un colpo”.  Una “nuova Siria”, afferma, “sta esplodendo davanti ai nostri occhi senza che nessuno muova un dito. Gridiamo a gran voce pace o sarà l’ennesima catastrofe umanitaria di cui non possiamo restare complici”.

Cardinale Bassetti: “Urgente una rivoluzione culturale incentrata sulla famiglia”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 16:45

Oggi serve “una vera rivoluzione culturale incentrata sulla famiglia”. Ne è convinto il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. In un articolo su “Il Settimanale de L’Osservatore Romano”, Bassetti ritiene urgente “un’organizzazione del lavoro efficiente per l’economia e che soprattutto riesca a fornire il bene più prezioso per le famiglie di oggi: il tempo. Tempo che i genitori possono dedicare ai figli, agli anziani, allo svago, al volontariato, alla preghiera. Tempo necessario per costruire e alimentare quelle relazioni interpersonali senza le quali la società s’inaridisce o muore”. Per il presidente della Cei, “bilanciare in maniera ottimale le ore di lavoro con quelle per la famiglia significa, pertanto, non solo rendere più efficiente il lavoro, ma significa soprattutto mettere al primo posto la persona umana per ribadire un sacrosanto principio evangelico: il lavoro è al servizio dell’uomo e non il contrario. Una società che, invece, valuta la dignità di una persona solamente in base allo status sociale dell’attività lavorativa — e quindi in relazione allo stipendio e al benessere che ne consegue — è di fatto una società infelice e sostanzialmente più povera”. Per tutti questi motivi, conclude Bassetti, “ciò che serve urgentemente all’Italia, quindi, non sono solo politiche per la famiglia, ma un radicale cambio di prospettiva. In definitiva, una vera e propria rivoluzione culturale: una rivoluzione incentrata sulla famiglia”.

Cardinale Bassetti: “Il rapporto famiglia-lavoro è tema centrale per l’Italia di oggi e di domani”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 16:42

“Il rapporto tra famiglia e lavoro è un tema centrale — pastorale, culturale e politico — per l’Italia di oggi e per quella di domani”. Lo scrive su “Il Settimanale de L’Osservatore Romano” il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei e arcivescovo di Perugia-Città della Pieve. “Sullo stato della famiglia in Italia, dopo molti anni di dibattito e di rinvii, si registra una notizia positiva: il 28 e 29 settembre si svolgerà la terza Conferenza nazionale a essa dedicata”, esordisce il cardinale nel suo articolo dal titolo “Fattore famiglia”, pubblicato nella rubrica “Dialoghi” su “Il Settimanale” del quotidiano della Santa sede consultabile anche online
La notizia dello svolgimento della Conferenza nazionale rappresenta “un fatto positivo perché permette di affrontare la realtà con qualche speranza in più” e soprattutto perché servirà a mettere al centro della discussione pubblica “uno snodo di eccezionale importanza”: il “rapporto tra famiglia e lavoro”. Un tema che per Bassetti “non può più essere eluso come se fosse solamente un argomento caro ai cattolici e quindi una questione ancillare dell’agenda pubblica del Paese. No, il rapporto tra famiglia e lavoro è un tema centrale — pastorale, culturale e politico — per l’Italia di oggi e per quella di domani”. Anche perché, scrive il cardinale, sembra che l’Italia sia divisa in due: “Tra chi lavora troppo e chi è disoccupato”. Da una parte i cosiddetti “nomadi produttivi” costretti a “ritmi lavorativi impressionanti e a vivere sostanzialmente lontano dalle famiglie” e, dall’altra, “i precari che senza un lavoro certo non riescono a fornire una speranza al proprio nucleo familiare”.

Yemen: mons. Hinder (vicario Arabia meridionale), “in questa sporca guerra nessuno è innocente”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 16:30

“Dobbiamo sempre tenere a mente che le cosiddette potenze occidentali non indossano certo la veste bianca. Nessuno è innocente, perché in questa sporca storia della guerra in Yemen c’entrano anche il commercio delle armi e altri affari di corruzione”: lo afferma oggi in un’intervista a Radio Vaticana mons. Paul Hinder, vicario apostolico per l’Arabia meridionale, parlando della guerra dimenticata nello Yemen, con un’epidemia di colera tra le più gravi mai registrate e un flusso di profughi che attraversa lo Yemen dal Corno d’Africa per raggiungere i ricchi Paesi del Golfo. Circa 300 sono stati fatti morire in mare dai trafficanti in questi giorni. Circa 20 milioni di persone sono allo stremo, senza più infrastrutture o un’autorità riconosciuta. “È molto difficile riuscire a fare arrivare aiuti nel Paese – dice mons. Hinder -. Ci sono ancora organizzazioni internazionali come la Croce Rossa, Medici senza frontiere ed altre che sicuramente fanno il possibile; ma finché non è garantita la sicurezza, anche il loro intervento è estremamente difficile se non addirittura – in alcune zone – impossibile”. Duro – sottolinea – anche il lavoro delle comunità missionarie: “Ammiro profondamente le poche missionarie che sono rimaste – le suore di Madre Teresa – che per fortuna ancora riescono a fare quello che possono, ad Aden e a Sana’a, pur trovandosi in una situazione estremamente  difficile”. “Non vedo altra strada se non che le parti in conflitto – quelle interne e quelle esterne al Paese – si siedano intorno a un tavolo, possibilmente anche con una sorta di ‘costrizione’ internazionale”, è questo l’auspicio di mons. Hinder, che invita i governi occidentali alle proprie responsabilità. Tragica poi la situazione dei profughi. “Ci sono soltanto due frontiere sulla terra ferma, e cioè verso l’Arabia Saudita e verso l’Oman; l’Oman naturalmente si impegnerà a mantenere una posizione il più possibile neutrale per poter essere parte attiva nei negoziati”, spiega mons. Hinder: “Rimane la via del mare, e questa rappresenta una grande incognita. Chi riesce a fuggire via mare? E cosa sarà di loro? Il mio timore è che nel Golfo di Aden molti troveranno la morte…”

Ue: a Tallin (Estonia) la Giornata europea della memoria delle vittime dei regimi comunisti e nazisti

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 16:24

Si svolgeranno a Tallin il 23 agosto le celebrazioni ufficiali per la Giornata europea della memoria delle vittime dei regimi comunisti e nazisti, a cui parteciperanno i ministri europei della giustizia e rappresentanti di associazioni di vittime del totalitarismo, nonché rappresentanti di istituzioni e organizzazioni statali e private che studiano i crimini dei regimi totalitari e ne ricordano le vittime. Secondo quanto reso noto da un comunicato diffuso dal ministero della giustizia estone (l’Estonia è presidente di turno del Consiglio dei ministri Ue), ad aprire la giornata, sarà una riunione dei ministri della giustizia dei paesi Ue per discutere, tra l’altro, della “creazione di un organismo transnazionale per indagare sui reati dei regimi comunisti e sui reati di persone sopravvissute colpevoli di reati non soggetti a prescrizione”, in continuità con quanto già discusso proprio a Tallin nella giornata europea del 2015. L’iniziativa nasce dalla Piattaforma europea per la memoria e la consapevolezza (Pemc), fondata nel 2011 per volontà del Parlamento europeo. Il 23 agosto ci sarà poi, a mezzogiorno una cerimonia con deposizione di una corona commemorativa alla Colonna della vittoria della guerra d’Indipendenza, in piazza della Libertà a Tallin, a cui seguirà l’intervento del ministro della giustizia estone, Urmas Reinsalu, e di ministri dell’Ue. Vi sarà anche un momento di preghiera guidato da Urmas Viilma, arcivescovo della Chiesa evangelica luterana estone.
Nel pomeriggio, una conferenza su “l’eredità dei crimini dei regimi comunisti nell’Europa del XXI secolo” vedrà intervenire Tunne Kelam, membro del Parlamento europeo e docenti e studiosi di diverse provenienze. Infine l’inaugurazione della mostra “l’era del comunismo” presso il Museo marino estone di Tallin.

Diritti umani: Amnesty, a Roma il Consiglio internazionale con 450 membri da 79 sedi. Appello per rilascio attivisti turchi

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 15:56

Per la seconda volta si svolgerà in Italia, a Roma, il Consiglio internazionale di Amnesty International, massimo organo decisionale del movimento per i diritti umani. Oltre 450 persone tra attivisti, soci e sostenitori provenienti da 79 sezioni e strutture nazionali di ogni parte del mondo si riuniscono da oggi a Roma per discutere e adottare le linee strategiche pluriennali internazionali di Amnesty International. Questa mattina, in apertura dei lavori del 33° Icm, che si svolgeranno tradizionalmente a porte chiuse, hanno portato il proprio saluto la presidente dell’esecutivo internazionale, Nicole Bieske, e il presidente della sezione ospitante, Antonio Marchesi. “Siamo amareggiati nel vedere le sedie vuote dei nostri amici e colleghi della delegazione turca, Taner Kilic, e Idil Eser: per la prima volta nella storia di Amnesty international, in un singolo Paese il presidente e la direttrice di una sezione nazionale sono entrambi in carcere – ha dichiarato Marchesi -. Devono essere rilasciati immediatamente e senza condizioni, insieme a tutti gli altri difensori dei diritti umani detenuti in Turchia”. L’evento si concluderà il 15 agosto ed è stato preceduto il 10 dallo Youth Day, un momento di incontro tra tutti i giovani delegati. Domenica 13, tutti i partecipanti rinnoveranno da Roma l’appello all’Europa perché scelga di salvare le vite nel Mediterraneo.

Medio Oriente: appello del patriarca Younan alla comunità internazionale, “pensate alla nostra sopravvivenza”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 15:27

“Siamo molto preoccupati delle violenze e della guerra che hanno scosso il Medio Oriente in particolare la Siria, l’Iraq e l’Egitto. Il nostro è un nuovo grido di allarme rivolto alla comunità internazionale: pensate alla nostra sopravvivenza”. La speranza e la fede dei cattolici e di tutti i cristiani d’Oriente sono ancora forti, ma la paura di essere dimenticati come minoranza vittima di violenza è altrettanto forte: è quanto emerge dalle parole del patriarca di Antiochia dei Siri, Sua Beatitudine Ignace Joseph III Younan, membro del Consiglio dei patriarchi cattolici d’Oriente che ha appena concluso la sua assemblea a Dimane, in Libano, dopo due anni di pausa proprio a causa della guerra e dell’insicurezza. All’ordine del giorno, riferisce Radio Vaticana, la complessa situazione vissuta dalle comunità cristiane autoctone in molta parte del Medio Oriente, problemi pastorali ed emergenze politiche e sociali.
Younan racconta di una comunità cattolica e più in generale cristiana che in Oriente vive in un sorta di “tunnel”. “Non vediamo la fine delle violenze, degli islamisti e di diversi gruppi armati, ma anche dello sfruttamento di politiche opportunistiche internazionali, che considerano l’area mediorientale solo un ‘luogo di interessi’ economici e strategici”. Sua Beatudine denuncia chiaramente che i cristiani fuggono e non tornano, specie se si tratta di giovani, perché minacciati nelle fede e nei diritti umani e civili. Come pastori, afferma, tutti i patriarchi stanno svolgendo un’opera di sostegno e di tutela. “Comprendiamo le paure e i dubbi della gente – afferma – e restiamo al loro fianco garantendo il massimo impegno locale e mondiale, ma anche incoraggiando tutti a continuare ad essere testimoni di pace e di speranza”.
All’attenzione del Consiglio dei patriarchi anche la situazione critica che vive il Libano per la questione del sovraffollamento dei profughi per lo più siriani che lì hanno trovato rifugio. I patriarchi, riferisce sempre Radio Vaticana, sono preoccupati per il delicato equilibrio nel Paese dei Cedri: servono soluzioni che rispettino lo stato di chi è costretto a fuggire, ma anche un piano globale a tutela del popolo libanese che predisponga il rientro nella propria patria dei profughi.

Società: a Milano torna Citytech, progettare le aree urbane del futuro

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 15:21

Si intitola “Citytech” l’iniziativa, promossa dal Comune di Milano in collaborazione con la Commissione europea, che torna a Milano il 14 e 15 settembre prossimi, evento di due giorni “per condividere idee e progetti – si legge nel programma – per le città del terzo millennio, le cui parole chiave sono mobilità nuova, progettazione urbanistica, riqualificazione, condivisione, collaborazione, infrastrutture, tecnologie e sostenibilità”. La location sarà la Fabbrica del Vapore, in via Procaccini 4. “L’obiettivo dell’evento è di individuare, presentare e dare ascolto a proposte innovative ed efficaci che, reinterpretando spazi comuni, siano essi centri urbani o periferie, possano contribuire a migliorare la qualità della vita dei cittadini, la loro relazione con le città o tra le persone”. Filo conduttore delle diverse aree tematiche analizzate durante Citytech è il tema del “quartiere del terzo millennio”. Per saperne di più: http://citytech.eu/it/citytech-2017-ita/

Polonia: 120mila pellegrini in oltre 200 gruppi in cammino verso il santuario di Czestochowa

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 14:49

“Il pellegrinaggio è nella Chiesa l’ambiente dove il sacerdote può realizzare la sua ordinazione”, afferma mons. Grzegorz Rys che per la 24esima volta guida il pellegrinaggio di fedeli da Cracovia al santuario di Jasna Gora. Sono oltre 200 i gruppi di pellegrini che da tutta la Polonia si recano in questi giorni a Jasna Gora, chi per celebrare la festa dell’Assunzione della Vergine chi per festeggiare qualche giorno dopo (il 26 agosto) la solennità della Madonna di Czestochowa Regina di Polonia. Il tragitto più lungo, di ben 650 chilometri, lo percorrono i pellegrini che si sono avviati già alla fine di luglio dalle rive del Mar Baltico, da Stettino e Danzica. Oltre ai tradizionali pellegrinaggi a piedi, a Jasna Gora giungono gruppi di fedeli che corrono, vanno a cavallo, in bicicletta, con i pattini. Giornalmente compiono il percorso di circa 30-40 chilometri, pregando, cantando, riflettendo sul Vangelo e ascoltando le parole dei sacerdoti. Durante le pause assistono alla liturgia celebrata quotidianamente. La ricchezza dei temi affrontati fa sì che i partecipanti considerino il pellegrinaggio come vero e proprio esercizio spirituale. Secondo gli organizzatori, il numero di pellegrini quest’anno potrebbe superare i 120mila del 2016.

Papa Francesco: “Quando noi abbiamo qualche cosa che ci fa soffrire, ascoltiamo la voce di Gesù nel cuore”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 14:42

“Quando noi abbiamo qualche cosa che ci fa soffrire, ascoltiamo la voce di Gesù nel cuore: ‘Non avere paura, vai avanti! Io sono con te!'”. È il tweet lanciato oggi da Papa Francesco sull’account @Pontifex, nel giorno in cui viene celebrata la memoria di santa Chiara d’Assisi.

Quando noi abbiamo qualche cosa che ci fa soffrire, ascoltiamo la voce di Gesù nel cuore: “Non avere paura, vai avanti! Io sono con te!”

— Papa Francesco (@Pontifex_it) August 11, 2017

Suor Ruth Pfau: Karachi, il 19 agosto funerali di Stato per la “madre Teresa” del Pakistan

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 14:23

Si terranno il 19 agosto a Karachi i funerali di suor Ruth Pfau, definita la “Madre Teresa” del Pakistan, un medico che ha dedicato gran parte della sua vita a curare i malati di lebbra. Il primo ministro del Pakistan Shahid Khaqan Abbasi ha annunciato funerali di Stato nella cattedrale di San Patrizio. Suor Pfay è morta ieri a 87 anni nell’ospedale di Aga Khan a Karachi dopo una lunga malattia. Tedesca, appartenente alla Società delle Figlie del cuore di Maria, suor  Pfau ha fondato il Centro per la lebbra Marie Adelaide (Malc) a Karachi e in tutte le province del Pakistan, dove risiedeva da 29 anni. Grazie al suo impegno nel 1996 l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato il Pakistan tra i primi Paesi dell’Asia che sono riusciti a tenere sotto controllo la lebbra. Suor Pfau ha ricevuto i più alti premi civili della nazione: “Hilal-e-Pakistan” e “Hilal-e-Imtiaz”.

Minori migranti: Caritas Roma, un workshop di “Urban art” con i ragazzi dei centri

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 13:52

Inizierà il 4 settembre il workshop di Urban art che coinvolgerà i minori stranieri non accompagnati ospiti dei tre centri di prima accoglienza della Caritas di Roma. Per una settimana, guidati dall’artista Anna Petrocchi, i ragazzi saranno protagonisti di due diverse iniziative: un gruppo lavorerà alla realizzazione di un murales per la facciata della sede Turner dei Magazzini Generali; un secondo gruppo si occuperà della realizzazione di un video sull’evento. L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto promosso dall’Agenzia di comunicazione “Turner” finalizzato al “Recupero dell’arte e dei mestieri“.

Basilica del Santo: Padova, un anno fa la morte del rettore Enzo Poiana. Il 16 agosto la celebrazione in suffragio

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 13:16

Mercoledì 16 agosto alle 18 nella Basilica di Sant’Antonio a Padova si terrà la celebrazione di suffragio per padre Enzo Poiana, compianto rettore del Santo deceduto improvvisamente un anno fa, ad appena 57 anni, mentre si trovava a vivere alcuni giorni di riposo a Bibione, nella casa estiva dei francescani conventuali. Una morte inaspettata che ha lasciato sgomenti non solo i frati ma anche tante persone e pellegrini che lo avevano conosciuto negli undici anni del suo servizio di rettore della Basilica. Originario di Corona, frazione di Mariano del Friuli, nel goriziano, e nato da una famiglia di contadini, venne ordinato  sacerdote nel 1991. Dopo diversi incarichi, nel 2005 l’arrivo a Padova, come rettore della Basilica del Santo e superiore del convento. Di quegli anni si ricordano in particolare l’Ostensione del corpo di sant’Antonio nel febbraio 2010 e l’opera infaticabile, con tutti i frati della basilica, per accogliere i milioni di pellegrini accorsi per vivere il Giubileo straordinario della misericordia negli anni 2015-2016.
A un anno dalla morte, la comunità dei frati lo ricorda con un messaggio pieno di gratitudine: “Come rettore della Basilica del Santo – scrivono i frati –, padre Enzo si è lasciato progressivamente conquistare dalla grandezza di sant’Antonio, diventandone interprete autorevole, grazie alle sue non comuni doti di comunicatore, vagliate sempre dalla personale esperienza di fede, schietta, genuina”. Così si ricordava invece lui, con la consueta ironia e spontaneità, nel marzo 2010, all’indomani dell’Ostensione del corpo del Santo, in un’intervista al “Messaggero di sant’Antonio”. “Ho l’impressione che il santo abbia fatto un miracolo anche su di me, chiamandomi a fare il rettore della Basilica”. I pellegrini “mi hanno fatto scoprire una verità nuova su Antonio” e “mi hanno fatto capire” che “la fede deve coinvolgere interamente tutto il nostro essere”. Alla fine del suo primo anno come rettore della Basilica, Poiana aveva detto ai pellegrini: “Voi avete convertito anche il rettore alla devozione”.

Cardinale Bassetti: festa santa Chiara, “è invito a farsi dimora dell’Altissimo”. Dio “non viola libertà dell’uomo”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 12:38

“La festa di santa Chiara che noi oggi celebriamo, è un invito alle religiose claustrali e a ogni cristiano a fare della propria vita la ‘dimora e la sede’ dell’Altissimo, come Maria, che tra qualche giorno celebreremo nella festa dell’Assunta come Sancta Maria Angelorum, regina degli angeli e dei santi”. Così il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza episcopale italiana, nell’omelia della concelebrazione solenne presieduta nel protomonastero di Assisi in occasione della festa di Santa Chiara. “I momenti mistici – avverte – non sono mai eterni, sono una caparra dell’eternità; servono a farci comprendere che lo specchio del quale parla Chiara è un dono fragile affidato all’uomo, che può farne l’uso che vuole, buono o cattivo, che lo può perfino gettare via e rompere, nella sua libertà, che Dio non vuole violare”. Chiara, le sue sorelle povere di ieri e di oggi “possano darci un esempio di come è possibile divenire come Maria ‘dimora e sede’ dell’Altissimo”, l’esortazione di Bassetti. Nella santa “lo Spirito ebbe un terreno accogliente, trovò il momento giusto”, incontrò “un collaboratore che già prima si era aperto alla novità dello spirito evangelico-pauperistico, Francesco d’Assisi”. Chiara, conclude l’arcivescovo, “ha portato molti frutti alla Chiesa, perché è rimasta saldamente aderente a Cristo”.

Cardinale Bassetti: festa santa Chiara, “spesso l’uomo ama solo se stesso” e “si ammala di narcisismo”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 12:20

“Spesso l’uomo si riflette nella sua immagine, ama solo se stesso e per questo è destinato ad ammalarsi di narcisismo”. Lo ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Conferenza episcopale italiana, nell’omelia della concelebrazione presieduta nel protomonastero di Assisi in occasione della festa di Santa Chiara. “Cristo – spiega il porporato – è il solo specchio nel quale ogni uomo può riconoscere il proprio vero volto, quell’immagine che Dio Padre ha impresso nel volto di Adamo, creandolo a sua immagine e somiglianza, e in ognuno di noi. Ma come ogni specchio è facile che si appanni, a causa del peccato personale e comunitario, è facile che non risplenda più la luce, se ‘le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto’ (Mc 4, 19), è facile che non rifletta più il volto del Cristo, se lo volgiamo verso di noi”. Più volte, ricorda Bassetti, “Papa Francesco ha insistito sui pericoli e sulla realtà per la Chiesa, santa e peccatrice, di un volto deturpato dal peccato”. “La possibilità di volgere lo specchio al proprio volto, se non addirittura alla propria maschera – l’analisi del presidente Cei – è divenuta addirittura una malattia per l’uomo contemporaneo. Anche di quello spiritual-mondano. Spesso, come il personaggio mitologico Narciso, l’uomo si riflette nella sua immagine, ama solo se stesso e per questo è destinato ad ammalarsi di narcisismo”.

Immigrazione: Chiesa tedesca, “più di 100mila volontari per aiutare i richiedenti asilo”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 12:07

Più di 100mila volontari e 5.900 persone stipendiate. Queste le “forze” che la Chiesa tedesca ha messo in campo lo scorso anno per accogliere e assistere i richiedenti asilo giunti nel Paese. L’integrazione dei profughi è uno dei principali temi dell’ultimo sussidio pubblicato dalla Chiesa tedesca sulle attività e i progetti portati avanti nel corso dell’ultimo anno. Il sostegno della Chiesa ai richiedenti asilo in Germania si è concretizzato anche attraverso un importante aiuto economico. Nel corso del 2016, le 27 (arci)diocesi tedesche hanno messo a disposizione 127,7 milioni di euro; di questi 53,4 milioni di euro sono serviti per finanziare iniziative di accoglienza in Germania (tra queste anche corsi di lingua tedesca, di scolarizzazione e professionali) e 74,3 milioni di euro sono andati per progetti di cooperazione allo sviluppo nei Paesi di origine dei richiedenti asilo. Un aiuto che è cresciuto notevolmente rispetto al 2015, quando i fondi messi a disposizione dalle varie diocesi erano stati di 112 milioni di euro. La Chiesa tedesca ha messo a disposizione anche 1.380 edifici ecclesiastici per offrire un tetto ai profughi e molti sono stati gli ordini religiosi che hanno aperto le loro porte ai richiedenti asilo. “Chi come me, ha visto da est galleggiare sull’acqua del mare i cadaveri di persone innocenti e ha dovuto chiudere la cerniera del sacco mortuario sul volto di un bambino di sei anni – racconta Regamy Thillainathan, direttore della pastorale vocazionale nell’arcidiocesi di Colonia – non può più dire che quello dei migranti e dei profughi è un problema dei singoli Stati. La nostra fede non può accontentarsi di dare sepoltura ai morti”. Nel sussidio il card. Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ringrazia i tanti volontari che collaborano con la Chiesa in Germania: “Dobbiamo vivere la nostra fede con convinzione. Con i numeri e le attività di quest’anno continueremo a costruire una Chiesa che è al servizio dell’uomo, una Chiesa che non dimentica quella che è la sua principale missione”.

Papa Francesco: a Congregazione cattolica belga, stop eutanasia nei suoi ospedali psichiatrici

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 11:39

Papa Francesco ha chiesto a una Congregazione cattolica belga che assiste malati e disabili, di fermare l’offerta di accesso alla pratica dell’eutanasia negli ospedali psichiatrici da essa gestiti. Lo riferisce Radio Vaticana. Nello scorso mese di maggio, spiega l’emittente della Santa Sede, i “Fratelli della Carità”, Istituto religioso maschile di diritto pontificio fondato da un sacerdote belga e approvato nel 1899, avevano annunciato che avrebbero permesso ai medici di praticare l’eutanasia nei loro 15 ospedali psichiatrici in Belgio, come previsto dalla legge nazionale. Il superiore della Congregazione in Belgio, Raf De Rycke, in un comunicato aveva precisato che l’eutanasia sarebbe stata eseguita solo in mancanza di “un trattamento alternativo ragionevole” e che ogni richiesta sarebbe stata esaminata con la “massima cautela”. La Casa generalizia, con sede a Roma, a maggio aveva emesso una dichiarazione in cui si sosteneva che permettere l’eutanasia va contro i principi fondamentali della Chiesa cattolica. “Questa è la prima volta che un’organizzazione cristiana afferma che l’eutanasia è una pratica medica ordinaria che cade sotto la libertà terapeutica del medico”, aveva scritto il superiore generale della congregazione, Rene Stockman, e questo, proseguiva “ è sleale, scandaloso e inaccettabile ”.
Stockman aveva denunciato la forte pressione subita dall’Ordine riguardo all’eutanasia, ma aveva dichiarato: “ciò non significa che dobbiamo arrenderci”, e aveva sollecitato una presa di posizione chiara da parte dei vescovi belgi e informato la Santa Sede che ha aperto un’indagine sul caso. E ora l’ordine ai “Fratelli della Carità” di non praticare più l’eutanasia negli ospedali psichiatrici da loro gestiti, entro agosto, arriva direttamente da Papa Francesco, mediante il Dicastero vaticano per la Vita consacrata. In caso di mancata adesione, potrebbero seguire severi provvedimenti canonici, fino alla scomunica.

 

Mons. Romero: Pérez (“L’Osservatore Romano”), “esortava a un umanesimo discreto, irrequieto e instancabile”

Agensir.it - Fri, 2017-08-11 11:18

“Monsignor Romero esortava a un umanesimo discreto, irrequieto e instancabile. Si presentava ai potenti della terra e agli umili trasmettendo a tutti egualmente il messaggio di amore e di speranza, con la fermezza della carità che aveva saputo ammirare e conquistare”. Lo afferma Silvina Pérez in un articolo pubblicato da “L’Osservatore Romano” che verrà inserito anche sul numero monografico speciale dell’edizione in spagnolo del quotidiano per il Panama dedicato a Óscar Arnulfo Romero. Pérez ripercorre il magistero del vescovo salvadoregno attraverso gli archivi de “L’Osservatore Romano”. Nell’articolo si sottolinea “la grande umiltà di Romero. La notorietà, infatti, non era tra le priorità della vita quotidiana di un uomo dell’istituzione ecclesiastica, di un vescovo che, come tanti altri in quei tempi difficili, quotidianamente dimostrava anche in questo modo la sua appartenenza al corpo della Chiesa di Roma”. “Amabile, cordiale, vicino ai sacerdoti della sua diocesi – aggiunge Pérez – ma anche molto esigente in materia di disciplina ecclesiastica, di ubbidienza alla Chiesa e di stretto uso degli abiti religiosi e degli ornamenti sacri”. “All’epoca – osserva – Romero era già stato segnato profondamente dall’assassinio del gesuita Rutilio Grande e aveva celebrato la storica messa di esequie del 14 marzo 1977: le parole che pronunciò durante l’omelia sono le prime parole trascritte che abbiamo dell’arcivescovo di San Salvador”. “Per questa predica si ispirò a un’affermazione di Paolo VI, del quale era profondamente devoto, su chi sia il vero liberatore cristiano”, aggiunge, rilevando che “quasi tutta la dottrina della liberazione cristiana di Romero si rifà all’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi”.
“I cristiani del Salvador”, ricorda Pérez, si sentivano “minacciati”; “Romero sentiva il peso della responsabilità: aveva bisogno di sentirsi ascoltato e incoraggiato. Ma la distorsione della sua vita insieme all’incomprensione del suo pensiero gli crearono non poche difficoltà”. L’arcivescovo, nella sua prima lettera pastorale, affermava che “questa arcidiocesi, grazie alla sua persecuzione, si offre a Dio e al popolo come una Chiesa unita, disposta al dialogo sincero e alla cooperazione sana, messaggera di speranza e di amore”. Pérez sottolinea anche “l’insistenza con cui invoca il ‘cammino di conversione dei cuori’ come alternativa alla violenza riconduce alla bella formula di Paolo VI che parlava della vocazione per costruire la ‘civiltà dell’amore’”. “Nella teologia quotidiana di Romero tra la Chiesa e il mondo l’unico cammino possibile — non facile, ma retto — passa per Cristo. Romero amò la Chiesa, si abbandonò totalmente a essa. Senza limiti. La sua fedeltà dinamica lo condusse a un inevitabile ‘martirio’”. “Senza dubbio la storia della Chiesa ringrazierà Romero per la sua difesa tenace della vita umana nelle sue sorgenti, nel suo corso e nella sua fine”.

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