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G20 Amburgo: Unicef, “oltre 25 milioni di bambini non frequentano la scuola in zone di conflitto”. Da Muzoon Almellehan l’invito a “investire nel futuro dei piccoli”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 15:55

“Oltre 25 milioni di bambini fra 6 e 15 anni, o il 22% dei bambini in quella fascia di età, non stanno frequentando la scuola in zone di conflitto in 22 Paesi” e “nel mondo, circa 50 milioni di bambini sono sperduti, sradicati – di cui 28 milioni allontanati dalle loro case a causa di conflitti di cui non sono responsabili – e in milioni ancora stanno migrando nella speranza di trovare una vita migliore e più sicura”. È quanto denuncia oggi l’Unicef, in occasione del G20 di Amburgo. “Dei 932 milioni di dollari necessari quest’anno per i suoi programmi per l’istruzione nei Paesi in emergenza – si legge in una nota – l’Unicef ha ricevuto finora un totale di meno di 115 milioni di dollari di contributi volontari. I fondi sono necessari per fornire ai 9,2 milioni di bambini colpiti da crisi umanitarie accesso a istruzione di base sia formale sia informale”. “Senza l’istruzione, i bambini crescono privati di conoscenze e abilità di cui hanno bisogno per contribuire alla pace e allo sviluppo del loro Paese e delle loro economie, aggravando una situazione già disperata per milioni di bambini”, ha dichiarato Muzoon Almellehan, rifugiata siriana, la Goodwill Ambassador dell’Unicef più giovane e di nomina più recente, parlando ad Amburgo, dove rappresenta l’Unicef al G20. “Per i milioni di bambini che crescono in zone di guerra, le minacce sono ancora più spaventose: non andare a scuola rende i bambini vulnerabili a matrimoni precoci, lavoro minorile e reclutamento da parte delle forze armate”. La mancanza di fondi per i programmi per l’istruzione dell’Unicef in alcuni dei punti più caldi del mondo è pari al 36% in Iraq, 64% in Siria, 74% in Yemen e 78% nella Repubblica Centrafricana. “Invito i leader mondiali a investire nel futuro dei bambini che vivono in emergenza e, facendo ciò, investire nel futuro del nostro mondo”, ha concluso Almellehan.

Sport e giovani: Csi, nel 2016 coinvolti oltre 11mila minori figli di profughi e richiedenti asilo

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 15:52

“L’integrazione si fa anche sui campetti di calcio”. Lo ha detto questo pomeriggio Roberto Ghiretti, di SgPlus, che ha curato il report “S Factor: più sport come fattore di sviluppo, coesione ed educazione”, presentando l’indagine sull’attività del Centro sportivo italiano (Csi) presso la Camera dei deputati. I campi e le palestre del Csi sono infatti “luoghi nei quali migliaia di bambini e ragazzi stranieri possono conoscere coetanei italiani e avviare processi di amicizia e integrazione”. Dal report emerge che in ogni società Csi vi sono almeno tre ragazzi stranieri (di prima o seconda generazione) e ogni anno il Csi sviluppa centinaia di progetti di integrazione. Nel 2016 oltre 11mila minori figli di profughi e richiedenti asilo sono stati coinvolti nelle attività sportive. Ma l’associazione è presente anche nelle 12 periferie più “difficili” del paese – come ad esempio Corvetto a Milano, Scampia a Napoli, Corviale a Roma, Zen a Palermo – con oltre 80 società e 9.400 tesserati che coinvolgono nell’attività sportiva bambini in situazioni disagiate. Un vero servizio alla comunità in dialogo e collaborazione con diocesi e parrocchie – in particolare con gli oratori – e con le istituzioni.

G20 Amburgo: Wcc e Aacc, priorità siano “pace, risposta ai cambiamenti climatici, buona governance”. Stasera preghiera nelle chiese tedesche

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 15:43

“Con 1.4 milioni di bambini a rischio di morte per fame, il G20, con il resto del mondo, deve aumentare gli sforzi a livello locale, regionale, nazionale e globale per salvare vite e famiglie in Nigeria, Somalia, Sud Sudan e Yemen”: lo scrive il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) insieme alla Conferenza delle Chiese africane (Aacc). La richiesta alle nazioni del G20 è anche che usino “le loro consistenti risorse per rispondere ai disperati bisogni delle comunità” in uno spirito di “solidarietà globale” e di “passi decisivi”. Solo un terzo del contributo economico per affrontare la carestia è arrivata nei Paesi africani colpiti (1.7 miliardi di dollari sui necessari 4.9). Rispetto ai conflitti in corso nel Corno d’Africa e nella regione orientale le Chiese chiedono “ai leader del G20 che facciano pressioni diplomatiche concordate sulle parti responsabili dei conflitti”, “per ripristinare la pace e la stabilità così che le persone possano ricevere assistenza, riavere i servizi di base e sia loro permesso di ricostruire le loro vite e vivere in pace”. “Le priorità dell’agenda del G20” dovrebbero infatti essere “la pace, la soluzione dei conflitti, la risposta ai cambiamenti climatici e la promozione della buona governance”. Dalle Chiese un appello anche alla preghiera: questa sera alle 18, le comunità ecclesiali in Germania e nel mondo pregheranno per la giustizia e la pace.

Delpini arcivescovo Milano: Colmegna (Casa della carità), “tradizione ambrosiana e Chiesa povera tra i poveri”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 15:34

(Milano) “Siamo molto felici della nomina di mons. Mario Delpini ad arcivescovo di Milano e, quindi, anche come garante della nostra Fondazione”: lo afferma don Virginio Colmegna, presidente della Casa della carità, salutando la nomina del successore di Ambrogio. “Con il suo stile sobrio e concreto, mons. Delpini è stato nel corso degli anni vicino alla nostra Casa, partecipando con interesse e discrezione a molte nostre iniziative, l’ultima proprio pochi giorni fa”. “A lui vanno quindi i migliori auguri da parte mia e di tutta la Casa della carità, per un episcopato che unisca la grande tradizione dell’arcidiocesi ambrosiana con l’idea di Chiesa povera per i poveri proposta da Papa Francesco”, prosegue Colmegna. “Con l’approssimarsi del nuovo anno pastorale, ci prepariamo a collaborare con il nuovo arcivescovo, così come fatto con i suoi predecessori: il card. Angelo Scola, il card. Dionigi Tettamanzi e il card. Carlo Maria Martini, che ha voluto la nostra Fondazione 15 anni fa”. “Infine, vogliamo rivolgere un sentito ringraziamento al card. Angelo Scola per i suoi anni alla guida della nostra arcidiocesi”.

Sport e giovani: Csi, 135mila dirigenti, tecnici, arbitri. Dieci milioni di ore di volontariato pari a 160 milioni di euro

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 15:33

L’attività di promozione sportiva del Centro sportivo italiano (Csi) si contraddistingue per la presenza capillare sul territorio che, attraverso i suoi comitati, permette di operare nelle principali zone periferiche delle più grandi città italiane con una capacità di penetrazione fortissima. Lo rivela il report “S Factor: più sport come fattore di sviluppo, coesione ed educazione”, presentato oggi alla Camera dei deputati. Nelle oltre 10mila società, spiega Roberto Ghiretti di SgPlus che ha curato l’indagine, operano oltre 135 mila dirigenti, tecnici e arbitri che mettono il loro tempo a disposizione per garantire momenti di sport ai più giovani, un impegno, afferma la ricerca, “che equivale a più di 10 milioni di ore di volontariato per un valore economico superiore ai 160 milioni di euro”. Cento le discipline praticate; oltre 300mila le partite/gare giocate ogni anno; 850 giocate ogni giorno; 500 mila ragazzi e relative famiglie coinvolti ogni anno nella proposta educativa del Csi. “Lo sport – affermano gli estensori del report – è un ‘integratore sociale’ che mette in gioco valori umani e socio-economici spesso sottovalutati e che risultano essere strategici per promuovere politiche di sviluppo e di coesione, a partire dai territori e dai bisogni e sogni delle persone”.

Sport e giovani: Csi, sua attività fa risparmiare 250 milioni di euro su spesa sanitaria pubblica

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 15:25

L’attività di promozione sportiva del Centro sportivo italiano (Csi) coinvolge oltre 457mila under 18 generando un risparmio di circa 250 milioni di euro sulla spesa sanitaria pubblica. Lo afferma il report “S Factor: più sport come fattore di sviluppo, coesione ed educazione”, presentato oggi alla Camera dei deputati. Roberto Ghiretti, di SG Plus che ha curato l’indagine, spiega che “in Italia, secondo la ricerca, l’inattività sportiva comporta un costo complessivo di oltre 12,1 miliardi di euro, pari all’8,9% della spesa sanitaria nazionale”. In Europa, secondo l’Oms, “l’83% dei giovani non svolge sufficiente attività motoria, percentuale che sale al 93% tra i ragazzi italiani di 13 anni esponendoli a una maggiore predisposizione a malattie, obesità (il 20% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è già in sovrappeso), aumento di dipendenza (il 50% dei ragazzi tra i 13 e i 17 anni ha assunto sostanze psicotrope, il 30% ne fa uso abituale, una percentuale maggiore fa uso di alcol), sviluppo di nuovi fenomeni come l’intossicazione digitale (stati di ansia se impossibilitati a controllare il proprio smartphone)”. Una situazione che, afferma il report, si traduce anche in un grave deficit economico con un costo complessivo di oltre 12 miliardi di euro, pari all’8,9% della spesa sanitaria italiana. Al contrario, con livelli raccomandati di attività motoria si raggiungerebbero vantaggi per più di 2.4 miliardi di euro. Alla luce di questo quadro il ruolo del Csi, che coinvolge oltre 457mila giovani under 18, “diventa fondamentale per tenere in movimento un alto numero di ragazzi, permettendo loro di mantenere uno stile di vita attivo, e per determinare un risparmio superiore ai 250 milioni di euro sulla spesa sanitaria pubblica”.

Sport e giovani: Csi, un milione e 200mila tesserati di cui oltre 457mila under 18. Su tutto il territorio 10mila società

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 15:23

Un milione e 200mila tesserati, dei quali oltre 457mila giovani under 18; oltre 10mila società presenti in 3.182 comuni (40% rispetto al totale delle amministrazioni italiane), 101 province e 20 regioni. Sono i numeri del Centro sportivo italiano (Csi), ente di ispirazione cristiana per la promozione dello sport di base, la cui attività si regge sugli oltre 135mila dirigenti, tecnici e arbitri che mettono il loro tempo a disposizione per garantire momenti di sport ai più giovani. I dati sono stati illustrati oggi a Palazzo Montecitorio, nel corso della presentazione del report “S Factor: più sport come fattore di sviluppo, coesione ed educazione”. Un incontro che ha l’obiettivo di dare vita a un confronto sui valori dell’attività sportiva giovanile con il Governo e la Chiesa in un momento decisivo per il futuro del paese tra la discussione sulla nuova legge elettorale e 
le modifiche ai decreti attuativi della riforma degli enti del Terzo settore. “S Factor” è il prodotto di un’analisi, elaborata da Sg Plus Ghiretti & partners, in cui il Csi si racconta come “integratore sociale” attraverso il valore dello sport di promozione e presenta alcune buone pratiche che hanno contrastato la povertà educativa e promosso la ricchezza di esperienze, collegandola soprattutto alle nuove forme di fruizione sportiva e alle differenti modalità di apprendimento dei più giovani.

Navarro-Valls: padre Lombardi, “segnò il passaggio a un’informazione laico-professionale”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 15:21

“È impossibile pensare a Giovanni Paolo II sotto la sua dimensione pubblica senza incontrare la figura di Navarro-Valls. Il Papa apprezzava la sua intelligenza e, penso, il suo consiglio. Non era uno ‘strumento’ intelligente, era un collaboratore preziosissimo che trovava sempre le formule giuste”. Così padre Federico Lombardi, successore di Navarro-Valls come responsabile della Sala stampa vaticana, lo ricorda in un’intervista al settimanale diocesano vicentino “La Voce dei Berici”. “Per il passaggio di consegne – racconta Lombardi – ci incontrammo più volte. Mi diede dei consigli e mi spiegò come funzionava la Sala stampa. Fu lui a rinnovarla completamente e io in dieci anni non l’ho ritoccata, andava benissimo così”. Per il gesuita, “Valls era un grande professionista, con una notevole capacità di cogliere l’essenza dell’evento, della notizia e di comunicarla”. “Era esemplare come la dava ai giornalisti, aiutava i colleghi ad essere più efficaci”, aggiunge Lombardi, sottolineando che “parlava molte lingue, in ogni situazione era a suo agio, sempre preparato”. “Ai tempi di Giovanni Paolo II – ricorda – il pontificato si proiettava molto all’esterno, il Pontefice era una presenza internazionale con i suoi viaggi, le relazioni mondiali. Navarro è stato all’altezza di questo sviluppo, ha gestito perfettamente tutta la dimensione della comunicazione connessa”. “In quegli anni – aggiunge – c’è stato inoltre lo sviluppo delle agenzie di stampa. Navarro ha saputo essere un interlocutore attivo, in una forma evidentemente non clericale. Era spigliato, disinvolto, brillante. Fu il primo laico, anche se consacrato, che segnò il passaggio da un’informazione più ecclesiastico-clericale a laico-professionale”.

Diocesi: Loreto, oltre cento fedeli parteciperanno domenica 9 luglio all’ordinazione episcopale di mons. Dal Cin

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 15:02

Sono oltre cento i loretani che hanno raccolto l’invito espresso nelle settimane scorse da mons. Giovanni Tonucci, amministratore apostolico di Loreto, a partecipare alla consacrazione episcopale di mons. Fabio Dal Cin, recentemente nominato da Papa Francesco nuovo arcivescovo prelato e delegato pontificio di Loreto. Si ricorda che la consacrazione gli sarà conferita dal card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei vescovi, domenica, 9 luglio, alle ore 16, presso la cattedrale di Vittorio Veneto. L’ingresso di mons. Dal Cin a Loreto avverrà, invece, domenica 2 settembre.

Navarro-Valls: padre Benedettini (già vice-direttore Sala stampa vaticana), “ha inventato il ruolo del portavoce”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 14:07

“È stato Joaquin che mi ha scelto, ha presentato il mio nome in Segreteria di stato e al Santo Padre, e penso sia stato uno dei pochi errori che ha fatto nella sua vita”. Così padre Ciro Benedettini, già vice-direttore della Sala Stampa della Santa Sede, durante i funerali che si sono svolti a Roma nella basilica di Sant’Eugenio, ha ricordato Joaquín Navarro-Valls, con cui ha collaborato per dieci anni e 8 mesi, ha precisato, quando Navarro-Valls era direttore della Sala stampa della Santa Sede. “La situazione in Sala stampa era un po’ delicata – ha raccontato il religioso passionista -: ero un ecclesiastico che dipendeva da un laico. Qualcuno, che oggi è un altissimo prelato, mi disse che avrei dovuto soffrire tanto, ma io questa sofferenza non l’ho sperimentata: Navarro è stato sempre un gentiluomo, un uomo di fede, sapeva rispettare i sacerdoti”. “Pur nella frenesia della Sala stampa – ha proseguito Benedettini – potevo notare il suo spirito di preghiera e il suo essere cristiano fino in fondo. Ha riformato, rinnovato, ringiovanito, professionalizzato la Sala stampa vaticana”, senza contare il suo “legame profondo” con Giovanni Paolo II: “Più volte – ha riferito il religioso – il Santo Padre ci diceva: ‘Chiedete a Navarro, fidatevi di lui’. Certamente si sono già visti in Paradiso”. “Tutti dicevano che non aveva un carattere semplice”, ha affermato Benedettini a proposito del Navarro privato, e lui rispondeva: “Un  uomo di carattere non può che avere un cattivo carattere”. “Eppure, c’erano qualità che lo rendevano accettabile”, la testimonianza: “La prima qualità è che riusciva, tra i suoi collaboratori, a tenere alto il clima, l’entusiasmo, in modo che tutti si sentivano parte di una missione più grande di loro. E questa è una grande qualità per un capo. Si presentava come un decisionista, invece era uno che sapeva collaborare, che chiedeva aiuto, sapeva chiedere pareri, anche se poi decideva da solo”. “Il suo personalismo – ha spiegato Benedettini – era anche un modo di dare prestigio alla figura del portavoce, che ha creato lui, e, attraverso di essa, alla Santa Sede e al Santo Padre”. “Si fidava dell’opinione pubblica, non aveva paura”, ha concluso il religioso: “Diceva che voleva servirla nella verità, con competenza, con professionalità”.

 

Delpini arcivescovo Milano: “Vorrei che tutti avessero la certezza che Dio ci ama, ci vuole felici”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 13:54

(Milano) “Ci vorrebbe un vescovo santo, un vescovo genio, un vescovo carismatico…”. Mons. Delpini, rivolgendo le prime parole all’annuncio ufficiale della sua nomina a nuovo arcivescovo di Milano, ha tracciato il profilo di un vescovo “ideale”, per poi sottolineare più volte la sua “inadeguatezza” al compito. Per tale ragione ha chiesto preghiere per la diocesi e per sé e ha affermato che spera di tenere un dialogo aperto e collaborativo con i teologi, il clero, i laici, le realtà del territorio, le istituzioni accademiche per “interpretare insieme il tempo complesso che viviamo e quello che abbiamo di fronte”. Sollecitato dai giornalisti, Delpini ha affermato che il primo dono che domanderebbe “allo Spirito Santo è il dono della gioia, che è anche una delle risonanze abituali del Vangelo” e “un messaggio che trasmette Papa Francesco”. “Noi milanesi – ha aggiunto – siamo bravi, intelligenti ed efficienti”, ha aggiunto sorridendo, “ma a volte riscontro lamentosità e impotenza”: da qui l’invito a essere più gioiosi. Lei vivrà nel palazzo arcivescovile? – gli si domanda: “Per adesso ci vive l’arcivescovo Scola – ha risposto Delpini –. E poi si dice che io vivo in povertà, ma non abito sotto un ponte!”.
Quali le priorità del suo ministero da arcivescovo? “Il Papa ha scelto come successore del card. Scola il suo vicario generale. Quindi direi che un termine prioritario sarà la continuità. Continuità con il card. Scola e con i vescovi che hanno servito questa Chiesa di Milano”. “Chiedo poi – ha proseguito il vescovo nominato – a tutti di aiutarmi, di parlarmi. Non sono preparato per fare l’arcivescovo di Milano”, ha ripetuto, “per questo è importante che mi si parli, mi si dicano le cose e lo faccia chi è d’accordo e chi non lo è”. Quale messaggio indirizzerebbe per primo alla città e alla diocesi? “Io sono un prete. Il mio primo messaggio a ciascuno è di ricordarsi di Dio, di cercarlo, di vivere un rapporto con Dio. In una realtà secolarizzata e moderna” come Milano, “ritengo che senza Dio non ci sia speranza. Vorrei che tutti avessero la certezza che Dio ci ama, ci vuole felici”. Quindi una riflessione sulla convivenza fra religioni e fedi diverse, con “cammini che portano a dare speranza alle persone”. E un invito a “non contrapporre le religioni come nemici che si sfidano”.

Delpini arcivescovo Milano: card. Scola, “un dono per la nostra diocesi”. “Vive in grande povertà”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 13:41

(Milano) Mons. Mario Delpini è il 145° arcivescovo di Milano e farà ingresso ufficiale in diocesi il prossimo 24 settembre. Fino al 9 settembre il card. Angelo Scola rimarrà amministratore apostolico della diocesi. Presentando il suo successore ai giornalisti e alla curia, Scola ha detto: “Mons. Delpini è un uomo di preghiera, vive in grande povertà, dedito all’annuncio del Vangelo”. “Egli conosce bene i sacerdoti” e si è dimostrato sempre disponibile al “dialogo in una società plurale”. Scola ha ricordato l’impegno di mons. Delpini per “affrontare situazioni di povertà e di emarginazione”, l’impegno nelle “attività in campo educativo e pastorale” e il profilo spirituale. La sua nomina, ha aggiunto il porporato, “è un dono alla nostra diocesi, per il quale lo ringraziamo”. “Chiedo a tutti i fedeli di accoglierlo con la preghiera e una obbediente collaborazione”.

Striscia di Gaza: Norwegian Refugee Council, tre anni dopo la guerra “ricostruzione ostacolata da restrizioni israeliane”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 13:31

A tre anni dalla campagna militare israeliana, “Protective Edge”, nella Striscia di Gaza che costò la vita a 1.492 palestinesi, 67 soldati israeliani e 6 civili, “due milioni di palestinesi sono sotto assedio a Gaza; l’80% dei quali dipende da aiuti umanitari; 8.135 su 11.000 case sono ancora completamente distrutte; mancano finanziamenti per circa 3.800 case distrutte e per altre 57.000 danneggiate; manca il 46% del cemento necessario per i casi di ricostruzione. Sono ancora migliaia gli sfollati che attendono il ritorno alle loro case”. I dati sono contenuti in una nota diffusa dal Norwegian Refugee Council (Nrc) in cui viene presa in esame la situazione nella Striscia a tre anni dal conflitto. “I gazawi continuano a vivere tra le macerie – si legge nel testo – delle 11 case totalmente distrutte solo poco più di un terzo sono state ricostruite e molte famiglie vivono ancora nelle tende”. Secondo Nrc le case danneggiate nelle sette settimane di guerra sono state 160mila e ad oggi le famiglie sfollate sono 6.300. La denuncia del Norwegian Refugee Council riguarda anche “il decennale blocco israeliano che ha aumentato i bisogni e le necessità all’interno della Striscia. La ricostruzione è stata ostacolata dalle restrizioni di Israele sui materiali edili e dalla mancanza di fondi. Dopo tre anni ci sono ancora 35mila gazawi sfollati, e la società di Gaza è sull’orlo del collasso anche a causa dei tagli di corrente e mancanza di carburante per generatori per gli ospedali, per gli impianti di trattamento delle acque, per le pompe di fognatura e per altri servizi chiave”. Dei finanziamenti promessi solo il 30% è stato elargito. Per Nrc servono 380 milioni di dollari. Da qui l’appello alla comunità internazionale per offrire il sostegno necessario specialmente per continuare a fornire servizi essenziali nei settori dell’accoglienza, della sanità, dell’acqua e dell’igiene.

Delpini arcivescovo Milano: “Sono un brav’uomo…”. Qui “nessuno si senta straniero”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 13:23

(Milano) “Coloro che mi conoscono penseranno di me: è un brav’uomo, ma addirittura arcivescovo di Milano…”. Scherza mons. Mario Delpini, nominato da Papa Francesco alla guida della Chiesa ambrosiana. Succede al card. Angelo Scola, che ne ha tracciato, a mezzogiorno in Curia, la biografia, tessendo le lodi “per gli alti servizi svolti per la nostra diocesi”. “Sperimento tutta la mia inadeguatezza – ha detto a caldo Delpini – e ringrazio al contempo il Santo Padre per la sua benevolenza”. E poi ancora, sorridendo: “Una inadeguatezza che si misura anche a partire dal nome: tra i miei predecessori ci sono ad esempio Alfredo Ildefonso, Giovanni Battista, Carlo Maria, Angelo… Io mi chiamo solo Mario”. Poi Delpini ha avviato una riflessione più ampia: “Come vicario generale ho partecipato a molte decisioni, che hanno riguardato tante persone. Posso aver preso decisioni giuste o sbagliate, posso in quel caso chiedere scusa. Ma soprattutto vorrei che si possa ripartire dando l’immagine di una chiesa unita”. E poco oltre: “Sono anche convinto che per Milano ci vorrebbe un arcivescovo santo. Io credo che ci venga soprattutto chiesto di pregare per la diocesi e per l’arcivescovo”, sostenendo “una santità di popolo”. Quindi un riferimento al laicato, che “a Milano mostra grande capacità e ricchezza di presenze. Vorrei che camminassimo insieme”.
Il “pensiero” di mons. Delpini va quindi “alle sacche di povertà presenti nei nostri territori, alle persone che vengono da altri Paesi, rappresentanti di altre religioni; questo mi fa pensare che la diocesi e la città di debbano interrogare su quale sarà la nostra società del futuro. Devo dire che mi sento un po’ smarrito dinanzi a tutto questo. Credo che dobbiamo imparare ad ascoltare anche le persone che parlano lingue diverse dalla nostra”, così che a Milano “nessuno si senta straniero”.

Delpini arcivescovo Milano: Ambrosianeum, “gioia e riconoscenza per la nomina”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 13:02

“Ambrosianeum Fondazione Culturale saluta con gioia e riconoscenza la nomina ad arcivescovo di Milano di monsignor Mario Delpini”. È quanto si legge in una nota diffusa dalla Fondazione a seguito della nomina del nuovo arcivescovo di Milano. Mons. Delpini – prosegue la nota – “come membro del Comitato permanente della Fondazione e nei lunghi anni del suo impegno ha sempre dato testimonianza di grandi qualità umane e culturali, profondo spirito pastorale e continua, partecipe vicinanza alle persone”.

Delpini arcivescovo Milano: Anelli (Univ.Cattolica), “auguri per l’alta responsabilità pastorale”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 12:59

“L’intera famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore accoglie con gioia la notizia della nomina, da parte del Santo Padre Francesco, di monsignor Mario Enrico Delpini alla guida dell’arcidiocesi ambrosiana, alla quale l’Ateneo dei cattolici italiani è profondamente legato fin dalla sua fondazione”. Così Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, commenta la nomina del nuovo arcivescovo di Milano. “Nel formulare le più sentite felicitazioni e i più fervidi auguri per l’alta responsabilità pastorale a mons. Delpini – prosegue Anelli – rivolgiamo un pensiero grato e riconoscente al cardinale Angelo Scola, il quale sia come pastore della Chiesa di Milano, sia come presidente dell’Istituto Toniolo è stato in questi anni un punto di riferimento paterno e prezioso per la nostra comunità accademica”. “L’attuale arcivescovo e il suo successore – conclude il rettore – sono entrambi illustri e stimati alunni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: una constatazione che ci onora, e ancor più ci stimola e incoraggia a servire la Chiesa e la società con ulteriore determinazione e impegno”.

Navarro-Valls: mons. Fazio (Opus Dei), “sapeva voler bene e si faceva voler bene”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 12:54

“Sapeva voler bene e si faceva voler bene”. È uno dei tratti della personalità di Joaquín Navarro-Valls, ricordati da monsignor Mariano Fazio, vicario generale dell’Opus Dei, nell’omelia dei funerali celebrati oggi a Roma, nella basilica di S. Eugenio. “Fece della sua vita un dono sincero di sé”, ha assicurato il prelato, all’insegna “di una delle categorie centrali dell’antropologia cristiana, che ritroviamo nella Gaudium et Spes. Ha vissuto con lealtà e profondità, con vero distacco interiore da se stesso, con vero desiderio di servire gli altri. Era una persona riconoscente, nella sua riservatezza. Era grato alla sua famiglia, voleva un bene dell’anima a coloro che erano suoi fratelli nell’Opus Dei, per cui era pronto a dare la vita: li trattava con immediatezza, con senso dello humour, con una certa ironia anglosassone”. “Fu un figlio fedele della Chiesa, del Papa e del ‘padre’, come chiamiamo noi il nostro prelato”, ha concluso Fazio: “Una vita così piena di valori si basava sull’intimità con Gesù. Negli ultimi giorni, l’Eucaristia era la sua vera forza, più che i suoi abbondanti talenti naturali”.

Santa Sede: saranno presto Beati mons. Jaramillo e don Ramírez, martiri in Colombia

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 12:50

Papa Francesco ha ricevuto oggi il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, autorizzando il Dicastero a promulgare i Decreti riguardanti 3 prossimi nuovi Beati e 5 nuovi Venerabili Servi di Dio. Ne dà notizia la sala stampa vaticana.
Saranno, dunque, presto Beati due martiri in Colombia: mons. Jesús Emilio Jaramillo Monsalve, dell’Istituto per le Missioni Estere di Yarumal, Vescovo di Arauca, ucciso in odio alla fede nel 1989 nei pressi di Fortul (Colombia), e don Pietro Maria Ramírez Ramos, sacerdote diocesano, ucciso in odio alla fede il 10 aprile 1948 ad Armero (Colombia). Tra i prossimi nuovi Beati figura anche Anna Chrzanowska, laica polacca, nata il 7 ottobre 1902 a Varsavia e morta il 29 aprile 1973 a Cracovia.
Con il riconoscimento delle virtù eroiche diventano Venerabili servi di Dio: Ismaele Perdomo, Arcivescovo di Bogotá; nato il 22 febbraio 1872 a El Gigante (Colombia) e morto il 3 giugno 1950 a Bogotá (Colombia); Luigi Kosiba (al secolo: Pietro), Laico professo dell’Ordine dei Frati Minori; nato il 29 giugno 1855 a Libusza (Polonia) e morto il 4 gennaio 1939 a Wieliczka (Polonia); Paola di Gesù Gil Cano, Fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane della Purissima Concezione; nata il 2 febbraio 1849 a Vera (Spagna) e morta il 18 gennaio 1913 a Murcia (Spagna); Maria Elisabetta Mazza, Fondatrice dell’Istituto delle Suore Piccole Apostole della Scuola Cristiana; nata il 21 gennaio 1886 a Martinengo (Italia) e morta il 29 agosto 1950 a Bergamo (Italia); Maria Crocifissa dell’Amore Divino (al secolo: Maria Gargani), Fondatrice della Congregazione delle Apostole del Sacro Cuore; nata il 23 dicembre 1892 a Morra Irpino (oggi Morra De Sanctis, Italia) e morta il 23 maggio 1973 a Napoli (Italia).

Coldiretti: Italia a secco con danni per un miliardo di euro. Il livello idrometrico del fiume Po è sceso a 3,23 metri sotto lo zero

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 12:46

“Il livello idrometrico del fiume Po è sceso 3,23 metri sotto lo zero, mezzo metro più basso rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e il caldo ha aggravato la siccità nei campi e alimentato gli incendi”. È quanto afferma oggi la Coldiretti sulla base delle rilevazioni al Ponte della Becca, il cui livello risente delle ridotte precipitazioni degli ultimi mesi che hanno provocato nelle campagne danni stimati in un miliardo di euro. Lo stato del più grande fiume italiano, si legge in una nota diffusa oggi, è rappresentativo della crisi idrica del Paese: in Toscana è allarme allevamenti a causa della mancanza di acqua e dei foraggi per gli animali; i girasoli e il granoturco si stanno seccando in Umbria e nelle Marche, ma in difficoltà sono anche ampie aree del Lazio dove la produzione di frumento risulta stentata. La situazione più grave è al Sud che “brucia letteralmente a causa degli incendi con il bilancio dei danni più pesante in Sicilia dove si contano per milioni di euro tra animali morti, ettari di terreno per il foraggio bruciati e strutture devastate. “Gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte – sottolinea la Coldiretti – per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti”. Ma “di fronte alla tropicalizzazione del clima se vogliamo continuare a mantenere l’agricoltura di qualità, dobbiamo organizzarci per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi con interventi strutturali che non possono essere più rimandati”.

Diocesi: Pinerolo, mons. Olivero nuovo vescovo. Mons. Debernardi (amministratore apostolico), “è un prete entusiasta della sua missione”

Agensir.it - Fri, 2017-07-07 12:40

“Sono contento di questa scelta, perché don Derio è un prete entusiasta della sua missione, con il cuore giovane e in piena sintonia con i giovani; con una prolungata esperienza pastorale in parrocchia, profondamente convinto che l’ecumenismo sia la strada che tutte le Chiese devono percorrere per essere fedeli alla volontà del Signore”. Così monsignor Peri Giorgio Debernardi, fino ad oggi vescovo di Pinerolo, ha commentato la nomina di monsignor Derio Olivero, del clero della diocesi di Fossano, come suo successore alla guida della comunità ecclesiale pinerolese. È stato lo stesso mons. Debernardi a dare l’annuncio della nomina al personale della Curia e alle autorità cittadine presenti per l’occasione in Vescovado. Fino all’ingresso in diocesi del nuovo vescovo, mons. Debernardi rimarrà a Pinerolo come amministratore apostolico.

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