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Migranti: position paper delle Ong aderenti a “Link 2007” su politiche Ue e scelte italiane

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 16:05

Le responsabilità politiche delle istituzioni italiane ed europee e i diritti umani, i principi di umanità e solidarietà “non dovrebbero contrapporsi, dato che il vertice di Parigi e le dichiarazioni politiche che ne sono seguite affermano di ispirarsi ad essi, ma c’è una cinica e rischiosa scelta dei ‘due tempi’ che crea non pochi problemi”: lo afferma Paolo Dieci, presidente di Link 2007 nella giornata in cui le Ong della rete Link 2007 – Ccm, Cesvi, Ciai, Cisp, Coopi, Cosv, Elis, Medici con l’Africa Cuamm, Gvc, Icu, Intersos, Lvia, World friends – diffondono un lungo documento che analizza i recenti orientamenti politici sull’immigrazione a partire dal Vertice di Parigi del 28 agosto con i quattro Paesi promotori (Francia, Italia, Germania, Spagna). In uno dei paragrafi le Ong cercano di comprendere le ragioni delle scelte italiane, delegate principalmente al ministro dell’Interno, “marcando così quel carattere prettamente securitario che crea indubbi squilibri nella politica governativa italiana e nel governo dei flussi migratori con la visione più complessiva e lungimirante richiesta”. Link 2007 elenca i principali punti problematici suscitati dalle decisioni del ministro: “Dai salvataggi in mare alla delega della gestione dei flussi alla Libia, allo sfregio ai diritti umani, agli attacchi alle Ong, al codice di condotta, all’indipendenza dell’azione umanitaria rispetto a fini politici o strumentali, alle azioni necessarie, accompagnate da proposte concrete”. Link 2007 sottolinea anche “l’indispensabile dialogo con le istituzioni, da tenere comunque aperto, attraverso il quale possono essere più facilmente manifestate, con forza e risolutezza, le contrarietà alle politiche adottate e più facilmente recepiti i suggerimenti migliorativi, le istanze e le proposte operative”. Una parte del documento si sofferma invece sulla politica africana e “i rapporti economici di squilibrio e di rapina tra Ue e Paesi africani, la cooperazione allo sviluppo, ecc.”.

Sinodo giovani: mons. Giuliodori, “necessario riposizionare al centro il cuore, che dà categorie importanti all’intelligenza e produce il bene”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 16:00

“Nell’Università Cattolica è vivo il dialogo tra teologia e altri saperi”. Lo ha detto mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, durante il seminario di studi dal titolo “In un cuore intelligente risiede la sapienza. Giovani, università e discernimento”, iniziato oggi nella sede di Roma dell’Università. Il presule nel suo intervento ha sottolineato la volontà di confrontare “la visione dei giovani con la visione dell’Università cattolica” su formazione e spiritualità, ma anche l’esigenza di “domandarsi come possiamo accompagnare i giovani nel loro percorso di fede”. Il tema di quest’anno del convegno è tratto dal libro dei Proverbi e mette a fuoco il rapporto tra cuore e intelligenza. “L’intelligenza, se non parte dal cuore, rischia di far deragliare l’esperienza umana – ha spiegato mons. Giuliodori -. Per questo motivo, reputiamo necessario riposizionare al centro il cuore, che dà categorie importanti all’intelligenza ed è in grado di produrre il bene. Come altri atenei l’Università Cattolica persegue alti obiettivi scientifici, ma lo fa partendo dal cuore”. Infine, un riferimento al contributo di Papa Francesco nell’ascolto dei giovani, ai quali ha voluto rivolgere attenzione con l’indizione del Sinodo dedicato a loro. “Il Sinodo in questo percorso è un grande riferimento, e in particolare lo è il documento preparatorio”, ha concluso mons. Giuliodori.

Austria: card. Schönborn (Vienna), “chiedo a ciascuno di noi di conoscere il destino di una persona migrante”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 15:49

La Chiesa austriaca prosegue nella sua analisi critica delle restrizioni in materia di migranti e richiedenti asilo in Austria: tema tra i più controversi in vista delle elezioni del prossimo 15 ottobre. Ieri, nel corso del rosario serale nella cattedrale viennese di Santo Stefano, il cardinale Christoph Schönborn ha rilanciato la necessità di agire con rispetto e tolleranza: “So che questo problema è stato fortemente ridimensionato in Austria, ma il bisogno non viene rimosso dal mondo”, ha osservato il cardinale che ha riconosciuto che “non possiamo prenderli tutti”, ma, “chiedo a ciascuno di noi di conoscere il destino di una persona migrante”, ha detto rivolgendosi ai fedeli, perché se è vero che non si possano risolvere tutti i problemi del mondo “è necessario che noi sappiamo cosa vuole dire dover lasciare la propria casa”. Schönborn ha chiesto accoglienza e aiuto anche per i migranti economici, ricordando i molti europei emigrati negli Stati Uniti, dopo la guerra, per mancanza di prospettive: “Anche queste erano persone che non avevano nulla da mangiare ed erano senza futuro”.
Interviene nel dibattito anche il direttore della Caritas della Stiria, Herbert Beiglböck, che sottolinea come l’Austria abbia ancora una certa capacità di accoglienza di richiedenti asilo: “Credo che non abbiamo ancora raggiunto il limite di stabilità, per ciò che è ragionevole, con tutte le competenze e la ricchezza nel nostro Paese”, ha detto Beiglböck al settimanale stiriano “Kleine Zeitung” sottolineando che l’Austria “farebbe bene a prendere parte alla ridistribuzione europea dei richiedenti asilo”.

Sinodo giovani: Mirabelli (Istituto Toniolo), “la teologia è alimento per le altre culture”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 15:34

“L’Università Cattolica ha una funzione alta non solo nella Chiesa, ma anche nella società italiana”. Lo ha detto Cesare Mirabelli, vicepresidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, ente garante dell’Università, durante il seminario di studi dal titolo “In un cuore intelligente risiede la sapienza. Giovani, università e discernimento”, iniziato oggi nell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a Roma. Ad aprirlo è stato il prorettore Mario Taccolini, che ha letto alcuni passaggi di un intervento dell’allora arcivescovo di Milano, card. Giovanni Battista Montini, a un convegno della Fuci nel ’59. In quell’occasione, il futuro Paolo VI approfondì il tema del coinvolgimento spirituale dei giovani nel periodo dei primi anni di università. A seguire, Mirabelli ha spiegato l’importanza del fondamento religioso nella cultura laica. “La teologia è alimento per le altre culture – ha affermato -. La teologia si innerva con altre conoscenze e ha una funzione culturale oltre che di fede”. Mirabelli ha ricordato, poi, che “uno degli ultimi atti del card. Dionigi Tettamanzi fu un documento sulle finalità dell’Università Cattolica”. L’arcivescovo di Milano infatti è alla guida dell’Istituto Toniolo. “Come allora anche oggi vogliamo essere garanti dell’esercizio della missione propria dell’università”.

Papa in Colombia: conferenza stampa aereo, “le Nazioni Unite devono farsi sentire” per la crisi in Venezuela

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 15:31

“Credo che la Santa Sede abbia parlato forte e chiaramente. Quello che dice il presidente Maduro, che lo spieghi lui: io non so cosa ha nella sua mente”. Il Papa ha risposto così ad una domanda sulla situazione del Venezuala, alla quale ha fatto riferimento anche durante il viaggio in Colombia. “La Santa Sede – ha ricordato Francesco ai giornalisti sul volo di ritorno dalla Colombia – ha fatto tanto, inviato lì, in quel gruppo di lavoro dei quattro ex-presidenti, ha inviato un nunzio di primo livello, poi ha parlato; ha parlato con persone, ha parlato pubblicamente. Io, tante volte, all’Angelus ho parlato della situazione cercando sempre un’uscita e aiutando, offrendo aiuto per uscire”. “Ma sembra che la cosa sia molto difficile e quello che è più doloroso è il problema umanitario, lì”, ha fatto notare il Papa: “Tanta gente che scappa o soffre, anche c’è … un problema umanitario che dobbiamo aiutare a risolvere in ogni modo”. “Io credo che le Nazioni Unite debbano farsi sentire anche lì, per aiutare”, l’appello finale di Francesco.

Papa in Colombia: conferenza stampa aereo, per i migranti “cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria”. “Gratitudine” all’Italia

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 15:23

“Io sento il dovere di gratitudine verso l’Italia e la Grecia, perché hanno aperto il cuore ai migranti”. Il Papa ha risposto così ad una domanda dei giornalisti italiani sulle migrazioni, a bordo del volo papale da Cartagena, in Colombia, a Roma. “Ma non basta aprire il cuore”, ha proseguito ribadendo la sua ricetta sui flussi migratori: “Il problema dei migranti è, primo, cuore aperto, sempre. Anche è un comandamento di Dio, di riceverli, ‘perché tu sei stato schiavo, migrante in Egitto’: questo dice la Bibbia. Ma un governo deve gestire questo problema con la virtù propria del governante, cioè la prudenza”. Francesco è entrato poi nel dettaglio delle politiche migratorie: “Primo: quanti posti ho? Secondo: non solo riceverli; integrarli. Integrarli. Io ho visto esempi – qui, in Italia – di integrazione bellissimi; quando sono andato all’Università Roma III, mi hanno fatto domande quattro studenti; una, l’ultima, che ha fatto la domanda, io la guardavo: ma questa faccia la conosco … Eh … era una che meno di un anno prima è venuta da Lesbo con me nell’aereo, ha imparato la lingua, e siccome studiava biologia nella sua patria ha fatto l’equiparazione e ha continuato. Ha imparato la lingua … questo si chiama integrare. In un altro volo – quando tornavamo dalla Svezia, credo – ho parlato della politica di integrazione della Svezia come un modello, ma anche la Svezia ha detto, con prudenza: ‘Il numero è questo; di più, non posso’, perché c’è il pericolo della non-integrazione”. Terzo, ha proseguito il Papa: “C’è un problema umanitario. L’umanità prende coscienza di questi lager… Primo, gli sfruttatori …”. Poi il giudizio sul governo italiano: “Mi dà l’impressione che stia facendo di tutto per lavori umanitari di risolvere anche il problema che non può assumere. Ma cuore sempre aperto, prudenza, integrazione e vicinanza umanitaria”. Secondo il Papa, infine, “c’è nell’incosciente collettivo nostro un motto, un principio: ‘L’Africa va sfruttata’. Oggi a Cartagena abbiamo visto un esempio dello sfruttamento, umana, in quel caso. E un capo di governo ha fatto, su questo ha detto una bella verità. ‘Quelli che fuggono dalla guerra, è un altro problema; ma tanti che fuggono dalla fame: facciamo investimenti lì, perché crescano’. Ma nell’incosciente collettivo c’è che ogni volta che tanti Paesi sviluppati vanno in Africa, è per sfruttare. E dobbiamo capovolgere questo: l’Africa è amica è va aiutata a crescere”.

Papa in Colombia: conferenza stampa aereo, “se Trump è un bravo pro-life deve difendere l’unità della famiglia”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 15:19

“Staccare i giovani dalla famiglia non è una cosa che dà un buon frutto: né per i giovani, né per la famiglia”. È il commento del Papa sulla decisione del presidente americano, Donald Trump, di abolire la legge sui “dreamers”. “Io penso che questa legge che credo che venga non dal Parlamento ma dall’esecutivo, se è così, ma non sono sicuro, c’è speranza che la si ripensi un po’”, l’auspicio di Francesco, in risposta alle domande dei giornalisti sull’aereo papale di ritorno dalla Colombia. “Perché io ho sentito parlare il presidente degli Stati Uniti”, ha affermato Francesco: “Si presenta come un uomo pro-life, e se è un bravo pro-life capisce che la famiglia è la culla della vita e che se ne deve difendere l’unità”. “Quando i giovani si sentono – in generale, sia questo caso o in altri casi – sfruttati, come in tanti casi, alla fine si sentono senza speranza”, l’analisi del Papa: “E chi la ruba? La droga, le altre dipendenze, il suicidio … Il suicidio giovanile è molto forte, e viene quando vengono staccati dalle radici. È molto importante il rapporto di un giovane con le sue radici. I giovani sradicati, oggi, chiedono aiuto: vogliono ritrovare le radici. Per questo io insisto tanto sul dialogo tra giovani e anziani, un po’ scavalcando i genitori. Che dialoghino con i genitori, ma gli anziani … perché lì ci sono le radici, e sono un po’ più lontane, per evitare i conflitti che possono avere con le radici più prossime, no?, come quelle dei genitori. Ma i giovani, oggi, hanno bisogno di ritrovare le radici. Qualsiasi cosa che vada contro le radici, ruba loro la speranza”.

Regno Unito: Westminster cathedral, l’omaggio al card. Murphy-O’Connor. Mons. O’Toole, “era, fino in fondo, un vero prete”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 15:16

“Lo scorso ottobre il cardinale Cormac aveva festeggiato sessant’anni come sacerdote e in dicembre ne avrebbe celebrati quaranta come vescovo”, ha detto ancora il vescovo O’Toole durante la sua predica. “Non vedeva l’ora di organizzare un’altra festa ma, in queste ultime settimane, si è reso conto che i festeggiamenti sarebbero stati di un’altra natura. Era, fino in fondo, un vero prete. In uno dei nostri ultimi incontri, all’improvviso, ha smesso di parlare e mi ha chiesto di celebrare con lui la Messa perché gli dava un profondo conforto”. L’ex segretario privato dell’arcivescovo di Westminster ha parlato del piacere di lavorare per Murphy-O’Connor perché “era sempre di buon umore” e “abilissimo nelle sue battute per le quali l’ha anche ringraziato Papa Francesco, suo amico, durante la loro ultima conversazione telefonica”. Il cardinale, ha detto ancora il vescovo O’Toole, “era completamente concentrato sul fatto di rendere la sua morte il culmine di come aveva vissuto la sua vita, con grande apertura di cuore, con umiltà e con una fede profonda e solida come una roccia”. Il vescovo di Plymouth ha concluso l’omelia ricordando come, in uno dei loro ultimi incontri, in ospedale, prima di morire l’ex arcivescovo di Westminster gli abbia chiesto di concentrarsi, durante questa predica, anziché nel citare quello che di positivo aveva fatto, sulla fede della Chiesa nel Signore risorto e sulla misericordia di Dio.

Papa in Colombia: conferenza stampa aereo, i politici hanno “una responsabilità morale” verso i cambiamenti climatici

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 15:16

Il riscaldamento dell’atmosfera ha un effetto sui cambiamenti climatici? “Chi nega questo deve andare dagli scienziati e domandare loro. Loro parlano chiarissimo. Gli scienziati sono precisi”. È una delle risposte date dal Papa nella conferenza stampa svoltasi oggi sul volo di ritorno da Cartagena, in Colombia, a Roma. “L’altro giorno – le parole di Francesco a braccio, conversando con i giornalisti –  quando è uscita la notizia di quella nave russa  che è passata dalla Norvegia al Giappone o a Taipei passando dal Polo Nord, senza il rompighiaccio, e le fotografie facevano vedere pezzi di ghiaccio … ma, per il Polo Nord, adesso, si può passare. È molto chiaro. È molto chiaro. Quando è uscita quella notizia, da una università – non ricordo dove – ne è uscita un’altra che diceva: ‘Abbiamo soltanto tre anni per tornare indietro. Al contrario, le conseguenze saranno terribili'”. “Io non so se è vero ‘tre anni’ o no; ma che se non torniamo indietro, andiamo giù, quello è vero”, il commento del Papa: “Il cambiamento climatico, si vedono gli effetti e gli scienziati dicono chiaramente la strada da seguire. E tutti noi abbiamo una responsabilità: tutti. Ognuno una piccolina, più grande, una responsabilità morale: nell’accettare, dare l’opinione o prendere decisioni … E dobbiamo prenderlo sul serio. Credo che sia una cosa su cui non scherzare: è molto seria. E lei mi chiede: ma qual è la responsabilità morale? Ognuno ha la sua. Anche i politici hanno la loro. Ognuno ha la propria. Secondo la risposta che dà”.

UK: Westminster Cathedral, a tribute to card. Murphy-O’Connor. Funeral service on Wednesday

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 15:13

“Escorted by his guardian angel, cardinal Murphy-O’Connor will cross the Purgatory, but he won’t forget to poke him and tell him: ‘You job is to get me out of here as soon as possible’”. It is with this peaceful image that the bishop of Plymouth, Mark O’Toole, ended the sermon he preached in front of the body of the former Catholic primate of England and Wales, who died on September 1st, aged 85, after a long fight with cancer. Now, the body of the shepherd who led the Church of these islands from 2000 to 2009 will be taken to London’s Westminster Cathedral, the mother church of English Catholicity, where the funeral service will be celebrated on Wednesday. Since last Sunday, parishioners and visitors have been paying tribute to the cardinal’s body, displayed in the Church of Our Lady of Grace and St. Edward’s in Chiswick, where it will stay until Tuesday morning. It is actually in this neighbourhood of the British capital that Murphy-O’Connor had been living since he had retired. “The Mass officiated today was wanted by the cardinal himself”, pointed out bishop O’Toole, who had been Murphy-O’Connor’s personal secretary from 2002 to 2008, mentioning that “the cardinal wanted to personally plan every single detail of his funeral service and jokingly told him that he would also have written today’s sermon if he could have”.

Uragano Irma: Stylianides (Commissione Ue), “assistenza ai Paesi colpiti. Dovere morale aiutare le persone nel bisogno”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 15:00

(Bruxelles) “È nostro dovere morale aiutare le persone nel bisogno, coloro la cui vita e le case sono state distrutte o gravemente danneggiate. Siamo vicini, in piena solidarietà, alle persone nei Caraibi e negli Stati Uniti durante e dopo l’uragano, per tutto il tempo che sarà necessario”. Lo ha reso noto oggi il commissario Ue per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi Christos Stylianides. La scorsa settimana l’Ue ha mobilitato i suoi strumenti di risposta alle emergenze e il Centro di coordinamento per le risposte alle emergenza è costantemente in collegamento con gli Stati membri dell’Ue per l’assistenza richiesta in relazione all’uragano Irma; il servizio satellitare Copernicus dell’Ue, attivo già dalla scorsa settimana, ha fornito servizi di mappatura in relazione al passaggio di Irma. Oggi l’Ue ha stanziato anche 2 milioni di euro per l’assistenza umanitaria alle isole più colpite nei Caraibi, destinate ai primi aiuti su acqua, sanità, salute, gestione dei rifiuti e logistica. L’Ue, attraverso il commissario Stylianides, ha dato disponibilità a ulteriori finanziamenti per l’“assistenza a lungo termine e la ricostruzione”. “Qualsiasi Paese della regione può richiedere il nostro aiuto attraverso il meccanismo di protezione civile dell’Ue. Siamo disponibili a fornire ulteriori assistenza ai Paesi colpiti”, ha ancora precisato il commissario.

Diocesi: Lamezia Terme, ieri un centinaio di pellegrini “Sulle orme dei padri” al santuario di Conflenti

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 14:55

Sono stati un centinaio le persone che hanno partecipato al pellegrinaggio “Sulle orme dei padri”, che si è svolto nella giornata di ieri percorrendo a piedi l’itinerario dalla cattedrale di Lamezia Terme fino al santuario diocesano di Conflenti. Giunta alla seconda edizione, rilanciata dopo tanti anni dal vicario generale della diocesi, don Adamo Castagnaro, insieme a un gruppo di volontari e incoraggiata dal vescovo, mons. Luigi Cantafora, l’iniziativa ha voluto essere un’occasione per vivere una giornata di preghiera e amicizia fraterna, percorrendo a piedi i luoghi e le strade che “i nostri antenati attraversavano per raggiungere il santuario di Conflenti e rendere omaggio alla Madonna della Quercia di Visora”, si legge in una nota. Tra le tappe del cammino, la sosta per la preghiera personale nella chiesetta della Querciuola – costruita sul luogo dove la Madonna apparve per la prima volta a Conflenti nel 1578 al pastorello Lorenzo Folino – e quella al monastero delle clarisse, dove nella cappella del monastero suor Clara, parlando attraverso la grata, ha rivolto un saluto ai pellegrini. Al termine, don Castagnaro ha sottolineato che “per noi non è una semplice camminata, ma un’occasione per rinnovare la nostra fede, stare insieme e venire qui a rendere omaggio a Maria che sempre ci protegge e ci accompagna nel nostro cammino. Il mio sogno è che nei prossimi anni – come già quest’anno il numero di partecipanti è quasi raddoppiato rispetto a quelli dell’anno scorso – questa esperienza possa coinvolgere sempre più persone, magari partendo da punti diversi della diocesi”.

Nubifragio Livorno: mons. Giusti, “perché nessuno è stato avvertito del rischio esondazione? La gente aspetta risposte”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 14:40

“Perché si è tombato, ossia coperto, un torrente senza rispettare il suo corso idrologico? Perché nelle aree di golena si è permesso di costruire? Perché le autorità preposte non hanno avvertito le popolazioni che potevano essere a rischio?”. Mons. Simone Giusti, vescovo di Livorno, in un’intervista al Sir fa sue le domande che in queste ore si stanno sollevando dalla popolazione colpita dal violento nubifragio che nella notte tra sabato e domenica ha flagellato il capoluogo toscano causando sei vittime e due dispersi. “Il problema di fondo – sottolinea – è che la zona colpita era vicino ad un torrente. Le persone sono arrabbiate e fanno molte domande alle quali occorrerà dare risposta”. Anzitutto “perché ‘Fiumi e Fossi’, l’organismo provinciale che ha il compito di monitorare fiumi e fossi e controllare gli argini, sempre solerte nell’inviarci le cartelle dei pagamenti, non ci ha avvertito del rischio esondazione? Nessuno è stato messo in guardia o invitato a lasciare la propria casa per mettersi in salvo”. Secondo le ricostruzioni, la pressione dell’acqua del torrente Ardenza ha distrutto l’argine confinante con la villetta del primo Novecento nella quale sono stati travolti da un’ondata di acqua e fango un bambino, i suoi genitori e il nonno. “E’ assurdo – osserva il presule – che sia stato ‘tombato’ un corso d’acqua senza procedere al rafforzamento dell’argine. Quando venne costruita la villetta ai primi del Novecento, il torrente non era tombato (incanalato sotto costruzioni, strade e piazze, ndr)”. La procura di Livorno ha aperto un’inchiesta per disastro colposo. “Nessuno è stato messo in guardia o invitato a lasciare la propria casa per mettersi in salvo – ribadisce il presule -. La magistratura dovrà indagare e la gente aspetta risposte”.

Nubifragio Livorno: mons. Giusti, “grazie a Presidenza Cei per vicinanza e aiuto”. Gente “molto spaventata”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 14:36

“Desidero ringraziare di cuore il cardinale Gualtiero Bassetti, che mi ha chiamato, ed anche mons. Nunzio Galantino per la loro vicinanza e per il milione di euro immediatamente stanziati per i primi interventi con i quali stiamo già rispondendo alle prime necessità”. Esordisce così mons. Simone Giusti, vescovo di Livorno, intervistato dal Sir all’indomani del violento nubifragio che nella notte tra sabato e domenica ha flagellato la città. Appresa la notizia, la Presidenza della Cei, esprimendo vicinanza alla popolazione colpita, ha infatti stabilito immediatamente lo stanziamento di un milione di euro dai fondi dell’8xmille per far fronte alla prima emergenza. Sei morti e due dispersi dei quali sono ancora in corso le ricerche il tragico bilancio del nubifragio. “La gente – racconta il presule in attesa della Protezione civile che lo accompagnerà per un nuovo sopralluogo nelle aree colpite, dopo quello effettuato ieri per una prima ricognizione dei danni e per dare conforto alle persone coinvolte – è molto spaventata”.  Ora “le persone non hanno più il coraggio di andare a dormire per il timore che l’evento possa ripetersi”. Ieri, “come è prevedibile nella prima emergenza, i soccorsi erano un po’ disarticolati”. La Caritas ha attivato subito i volontari per la distribuzione di cibo, acqua, torce elettriche per la notte”. Grazie al milione stanziato dalla Cei, sarà possibile iniziare subito i lavori per “rimettere in sesto” una scuola materna cattolica e la chiesa e la canonica della parrocchia Nostra Signora di Lourdes in Collinaia devastate dal nubifragio, il cui “parroco è riuscito a mettersi in salvo, grazie a Dio”, dice il presule. A subire danni anche il Santuario mariano di Montenero per il quale Giusti riferisce di avere allertato la Sovrintendenza ai beni culturali. “Ieri non è stato possibile celebrare alcuna Messa”, conclude auspicando di poter “ripartire” domenica prossima.

Giovanni XXIII: Ordinariato militare, domani consegna bolla pontificia con nomina a patrono dell’Esercito italiano

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 14:28

“Domani, martedì 12 settembre, alle ore 15 presso la Biblioteca Centrale di Palazzo Esercito in Roma, l’Ordinario Militare per l’Italia, mons. Santo Marcianò, consegnerà al capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Danilo Errico, la Bolla Pontificia di San Giovanni XXIII Papa quale Patrono dell’Esercito italiano”. Lo rende noto in un comunicato l’Ordinariato militare. “Nel corso della cerimonia – aggiunge la nota – alcuni studiosi relazioneranno su tempi e motivazioni che hanno condotto a proclamare san Giovanni XXIII celeste patrono presso Dio dell’Esercito italiano”.

Germania-Polonia: mons. Schick su riconciliazione tra i due Paesi, “buoni risultati ottenuti non vanno compromessi”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 14:17

“La riconciliazione è una parola che definisce i rapporti tedesco-polacchi da più di un quarto di secolo. Questo successo enormemente importante è coltivato da entrambe le parti grazie agli sforzi di politici e innumerevoli persone di buona volontà. Siamo però consapevoli che ciò che è stato raggiunto può essere facilmente annullato da decisioni imprudenti e persino da parole frettolose”. Comincia così il messaggio sottoscritto l’8 settembre scorso dai vescovi del Gruppo di contatto tra la Conferenza episcopale tedesca e quella polacca, che fa riferimento agli attuali contrasti tra i governi dei due Paesi e li invita a portare avanti uno “stile di politica per la pace”. “Il messaggio è per noi, vescovi tedeschi, esortazione e invito a ricordarci l’eredità comune dell’incontro di riconciliazione e di pace degli anni ’60”, scrive oggi l’arcivescovo di Bamberga Ludwig Schick, presidente del Gruppo di contatto. “Da decenni è nostra preoccupazione promuovere la riconciliazione e la pace” tra i due Paesi e “abbiamo fatto buoni progressi”, al punto che anche la politica riconosce “che le Chiese l’hanno preceduta nel processo di pace tra le nostre nazioni”. Per questo le Chiese si sentono oggi “in dovere e in diritto di sottolineare che questi risultati non devono essere compromessi”, perché i cittadini lo vogliono, ne hanno bisogno e perché se “Germania e Polonia, nel cuore dell’Europa, vivono in pace”, contribuiscono “alla stabilità di tutta l’Europa ed è un segno di speranza”.

Diocesi: mons. Pompili (Rieti), “terremoto una sciagura, ma ci ha fatto ritrovare la solidarietà di tanti. Più di 300 giovani da tutta Italia si sono alternati nell’area del cratere”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 13:59

“Andare all’essenziale, rinnovarsi, coinvolgersi”: sono le tre direttrici tracciate dal vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, al termine dell’incontro pastorale diocesano, svoltosi dall’8 al 10 settembre a Contigliano (Rieti), sul tema “In cammino al passo dei giovani”. Per il vescovo “andare all’essenziale significa ascoltare i giovani” come insegna la Bibbia dove “è sempre a partire dall’interrogazione del figlio che il padre diventa tale. Un conto infatti è essere genitore e un conto è diventare padre. Il figlio è colui che interroga, che mette il padre in condizione di parlare a sua volta”. Per saper rispondere agli stimoli che l’ascolto della gioventù suscita, la strada è quella del “rinnovarsi” che implica “ringiovanirsi anche noi. Ma non con tecniche di maquillage o make-up, ma facendo con spirito nuovo le cose di sempre”. E le cose di sempre da rinnovare sono, per il vescovo, “una catechesi più personalizzata. Quello che rimane a un giovane è la figura educativa di riferimento: più che di metodo e tecnica, dunque, è questione di stile nell’educare i ragazzi”. Poi, “una liturgia più viva, coinvolgente, popolare e non clericale; un momento di bellezza, di emozione interiore, di silenzio profondo”. E poi “una carità più condivisa. Il terremoto è stata una sciagura, ma ci ha fatto ritrovare la solidarietà di tanti. Più di 300 giovani da tante parti di Italia si sono alternati nell’area del cratere. Ma noi reatini – ha sottolineato il vescovo – dobbiamo evitare di restare in finestra. Il progetto di Casa Futuro ad Amatrice deve porsi come una realizzazione da far crescere insieme come occasione per sperimentare forme di volontariato e di cooperazione”. Terzo impegno, quello di “coinvolgersi: ce ne torniamo a casa con una persuasione. Le cose non cambiano se non ci si coinvolge, sporcandosi le mani. C’è bisogno di fare proposte. Ma ci vogliono persone pronte a perdere tempo e a uscire dall’isolamento. C’è spazio per tutti. E per ogni età”. Chiaro il riferimento a clero, religiosi, insegnanti e tutte le figure educative. E occorre, ha ribadito mons. Pompili, “ mobilitare le famiglie e la Chiesa con loro. Solo insieme si riuscirà a smuovere le generazioni più giovani”. Infine l’esortazione del vescovo, modulata sulle parole di Adriano Celentano di qualche anno fa, “lento o rock”: “Il contrario di lento non è veloce, ma è rock. Non dobbiamo inseguire i giovani sulla loro frequenza iperveloce della rete. Ce lo chiedono loro stessi. Sono già abbastanza confusi di loro. Ci è chiesto di essere ‘pietre’, cioè solidi e, nello stesso tempo, affidabili. Questo è il cammino che ci attende. A figli assenti corrispondono educatori assenti. A figli presenti corrispondono educatori non lenti e neanche veloci, ma rock, cioè consapevoli che quello che abbiamo è solo quello che riusciremo a trasmettere a chi verrà dopo di noi”.

Myanmar: Msf, “almeno 290.000 rifugiati Rohingya in Bangladesh, mai visto nulla di simile”

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 13:40

Sale a 290.000 il numero di rifugiati Rohingya che scappano in Bangladesh dalla violenza nello Stato di Rakhine, in Myanmar, ed hanno urgente bisogno di assistenza, mentre si aggrava la già disastrosa situazione umanitaria lungo il confine. Medici senza frontiere (Msf) sta ampliando il proprio intervento, ma serve un aumento dell’assistenza su larga scala. Questa cifra – che si somma alle 75.000 persone arrivate da quando la violenza è iniziata, a ottobre 2016 – rappresenta uno dei più grandi afflussi di Rohingya in Bangladesh. La maggior parte dei nuovi arrivati risiede in baraccopoli già esistenti, in campi delle Nazioni Unite, in tre nuove baraccopoli che sono emerse di recente o nella comunità ospitante. Molti rifugiati sono però bloccati in terre di nessuno al confine con il Myanmar. Anche prima del più recente afflusso, molti rifugiati Rohingya in Bangladesh vivevano in condizioni di insicurezza, sovraffollamento e mancanza di igiene, con poca protezione dalle intemperie. “In tanti anni, non abbiamo mai visto nulla di simile”, dichiara Pavlo Kolovos, capo missione di Msf in Bangladesh. “Le nostre équipe vedono fiumi di persone che arrivano in condizioni terribili, molto traumatizzate e senza aver avuto accesso a cure mediche. Molti dei nuovi arrivati hanno bisogni medici seri, come ferite dovute alla violenza gravemente infette e complicazioni ostetriche in stadio avanzato. Senza un aumento del supporto umanitario, i potenziali rischi per la salute sono altissimi”.  Msf ha aperto un secondo reparto di degenza in una delle due cliniche esistenti nell’area di Kutupalong per far fronte all’aumento dei pazienti, grazie anche all’arrivo di nuovi infermieri, ostetrici e medici. Sta inoltre supportando i trasferimenti in altri ospedali, fornendo ambulanze attive 24 ore su 24 e ha installato alcuni punti per l’approvvigionamento di acqua potabile nell’insediamento di Kutupalong, dove ha anche distribuito beni essenziali, materiali per la costruzione di latrine e 7.500 saponette antibatteriche. Nonostante siano in corso alcune distribuzioni di cibo, molti rifugiati hanno ricevuto solamente delle razioni di biscotti secchi e preoccupa l’accesso all’acqua pulita.

Gioco d’azzardo: Caritas Roma, un nuovo sussidio di formazione e documentazione per parroci e animatori

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 13:22

“Gioco d’azzardo di massa e ruolo delle comunità”: è il nuovo sussidio promosso dalla Caritas di Roma per l’animazione parrocchiale sui rischi del gioco d’azzardo e il contrasto delle ludopatie. La pubblicazione – 64 pagine con dati, tabelle, grafici e testimonianze – disponibile online, descrive il gioco d’azzardo nei suoi aspetti sociali e normativi, considerando il fenomeno come uno dei prodotti della cultura consumistica e della mercificazione della vita. Ma fornisce anche “una strategia per affrontare le difficoltà che derivano dalla pratica dell’azzardo attraverso lo sviluppo e la cura delle relazioni autentiche, l’ascolto e la vicinanza e proponendo un cammino di revisione di vita da praticare nei gruppi e nelle comunità”. “Questo – si legge in una nota – è il percorso che Caritas Roma propone a quanti, laici e religiosi, vogliono impegnarsi nel combattere questa piaga sociale. Un percorso di vicinanza e ascolto comunitario per le persone che sviluppano un comportamento di azzardo problematico ovviamente non va mai disgiunto dagli interventi specialistici terapeutici e medici necessari”. Per questo, in appendice, vengono riportati i servizi che possono essere contattati per la cura del disturbo da gioco d’azzardo a Roma.
Commentando l’accordo approvato, lo scorso 7 settembre, dalla Conferenza unificata Stato-Regioni per il riordino del sistema del gioco d’azzardo in Italia, il direttore della Caritas di Roma, mons. Enrico Feroci, spiega: “Si tratta di un provvedimento che ci lascia insoddisfatti perché l’intero iter è il continuo richiamo a intese o convergenze, come fosse possibile tenere insieme istanze del tutto inconciliabili: quelle delle grandi società concessionarie che dai giocatori d’azzardo estraggono profitto; quelle dello Stato, che sulla tassazione del gioco d’azzardo fonda una quota esorbitante del proprio bilancio pubblico; quelle delle amministrazioni locali su cui si scaricano i costi, in primis socio-sanitari ma non solo, dell’offerta e del consumo di gioco d’azzardo; quelle della società civile ed ecclesiale, che rilevano sul campo, spesso direttamente nei volti delle persone e dei familiari colpiti da dipendenza, l’enormità delle ricadute di questo fenomeno”. Per mons. Feroci, “una legge che regolamenti il fenomeno non può essere promossa dal solo Ministero dell’Economia e delle Finanze, perché l’azzardo prima di essere una posta di bilancio è l’origine di gravi patologie che investono soprattutto le famiglie più vulnerabili. Per questo auspichiamo al più presto un coinvolgimento del Ministero della Salute”. Allo stesso tempo “si corre il rischio concreto che le concessioni di sale giochi e distribuzione di slot finiscano in mano a organizzazioni criminali per cui occorre coinvolgere nelle politiche quanti ogni giorno contrastano le mafie, come forze dell’ordine e magistrati”.
Per mons. Feroci “un accordo non può fondarsi sulle ambiguità. Per questo Caritas Roma continuerà a presidiare il dibattito sull’attuazione di queste misure perché ciò che si chiedeva al governo era un’inversione di tendenza sul gioco d’azzardo e l’inversione non potrà mai realizzarsi finché l’argomento sarà affrontato salvaguardando i profitti a discapito delle persone”.

Irlanda: Knock, 5mila partecipanti al pellegrinaggio dei nonni. Mons. Eamon Martin, “siete un link vitale nella catena” familiare

Agensir.it - Mon, 2017-09-11 13:05

Sono stati oltre 5mila i partecipanti al pellegrinaggio 2017 dei nonni alla basilica di Nostra Signora di Knock, nella contea di Mayo, Irlanda. “Viviamo in un mondo connesso, tutto fatto di reti e link, ma a volte dimentichiamo che la famiglia è la più naturale delle reti, fatta di connessioni, e voi, miei cari nonni, siete un link vitale nella catena” ha detto l’arcivescovo di Armagh e primate d’Irlanda, mons. Eamon Martin, nell’omelia. Essi “assicurano che la fede e i valori più importanti passino alle nuove generazioni” e insegnano che “siamo tutti parte di un pellegrinaggio antico”. “Anche se la famiglia è fatta di relazioni, può essere difficile creare connessioni in una generazione che può essere molto individualista, enfatizzando il tempo del ‘mio’”, quando invece bisogna creare spazi di “nostro”. Per i nonni può essere anche difficile mettere a disposizione la “saggezza e la sofferenza delle proprie esperienze di vita” e far notare “ciò che è giusto e sbagliato”: occorre invece farlo con “amore, tenerezza e misericordia” e non rinunciare ad aiutare figli e nipoti a “formare la propria coscienza”. “La Chiesa ha molto da imparare da voi”, ha detto mons. Martin, nel modo di “condividere le gioie, le paure e le preoccupazioni delle sue famiglie”. E ha concluso: “A nome dei figli e dei nipoti d’Irlanda, a nome della Chiesa, vi ringrazio dal profondo del cuore” perché “siete una parte importante delle nostre vite e ci tenete connessi con chi siamo come famiglia e come Chiesa”.

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