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Papa in Colombia: incontro clero, “Dio non ci vuole sommersi nella tristezza e nella stanchezza”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 22:53

No a “discepoli tristi e apostoli avviliti”. Incontrando il clero a Medellín, il Papa ha tracciato un identikit di chi si mette alla sequela di Gesù con una speciale consacrazione, chiamato a portare “la gioia vera, quella piena che nessuno potrà toglierci, la speranza di vita nuova che Cristo ci ha donato”. “La chiamata di Dio non è un carico pesante che ci toglie la gioia”, ha ammonito Francesco: “Dio non ci vuole sommersi nella tristezza e nella stanchezza che vengono dalle attività vissute male, senza una spiritualità che renda felice la nostra vita e persino le nostre fatiche. La nostra gioia contagiosa dev’essere la prima testimonianza della vicinanza e dell’amore di Dio. Siamo veri dispensatori della grazia di Dio quando lasciamo trasparire la gioia dell’incontro con lui”. “Dio è attento a noi, alle nostre comunità e famiglie”, ha garantito il Papa: “Il Signore ha rivolto il suo sguardo alla Colombia: voi siete segno di questo amore di predilezione. A noi spetta offrire tutto il nostro amore e il nostro servizio uniti a Gesù Cristo, nostra vite. Ed essere promessa di un nuovo inizio per la Colombia, che lascia alle spalle un diluvio di scontri e violenze, che vuole portare molti frutti di giustizia e di pace, di incontro e di solidarietà. Che Dio vi benedica; che Dio benedica la vita consacrata in Colombia”.

Papa in Colombia: incontro clero, “essere stati chiamati non ci dà un certificato di buona condotta”. “Guai a religiosi con la faccia da francobollo!”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 22:51

“Chi non conosce le Scritture, non conosce Gesù. Chi non ama le Scritture, non ama Gesù”. Incontrando il clero a Medellín, il Papa ha esortato a “una lettura orante della Parola”: “Che tutto il nostro studio – l’auspicio di Francesco – ci aiuti ad essere capaci di interpretare la realtà con gli occhi di Dio, non sia uno studio evasivo rispetto a ciò che vive la nostra gente e neppure segua le onde delle mode e delle ideologie. Che non viva di nostalgie e non voglia ingabbiare il mistero; non cerchi di rispondere a domande che nessuno si pone per lasciare nel vuoto esistenziale quelli che ci interpellano dalle coordinate dei loro mondi e delle loro culture”. Il carburante, per il Papa, è la preghiera, che “ci libera dalla zavorra della mondanità, ci insegna a vivere in modo gioioso, a scegliere tenendoci lontani dalla superficialità, in un esercizio di autentica libertà. Ci toglie dalla tendenza a centrarci su noi stessi, nascosti in un’esperienza religiosa vuota, e ci conduce a porci con docilità nelle mani di Dio per compiere la sua volontà e corrispondere al suo progetto di salvezza”. “Siamo uomini e donne riconciliati per riconciliare”, ha esclamato Francesco: “Essere stati chiamati non ci dà un certificato di buona condotta e impeccabilità; non siamo rivestiti di un’aura di santità”. “Guai ai religiosi e alle religiose con la faccia da francobollo!”, ha aggiunto a braccio: “Tutti siamo peccatori e abbiamo bisogno del perdono e della misericordia di Dio per rialzarci ogni giorno. Ci purifica perché possiamo portare frutto. Così è la fedeltà misericordiosa di Dio con il suo popolo, di cui siamo parte. Lui non ci abbandonerà mai sul bordo della strada. Dio fa di tutto per evitare che il peccato ci vinca e chiuda le porte della nostra vita a un futuro di speranza e di gioia”.

Papa in Colombia: incontro clero, no alla “tentazione di dare tutto per perduto, di diventare solo amministratore di sventure”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 22:48

“Rimanere in Gesù non può essere un atteggiamento meramente passivo o un semplice abbandono senza conseguenze nella vita quotidiana e concreta”, lo ha spiegato il Papa, esortando il clero a rimanere in Gesù in primo luogo “toccando l’umanità di Cristo”: “Con lo sguardo e i sentimenti di Gesù, che contempla la realtà non come giudice, ma come buon samaritano; che riconosce i valori del popolo con cui cammina, come pure le sue ferite e i suoi peccati; che scopre la sofferenza silenziosa e si commuove davanti alle necessità delle persone, soprattutto quando queste si trovano succubi dell’ingiustizia, della povertà disumana, dell’indifferenza, o dell’azione perversa della corruzione e della violenza”. “Con i gesti e le parole di Gesù, che esprimono amore ai vicini e ricerca dei lontani”’, ha proseguito Francesco: “Tenerezza e fermezza nella denuncia del peccato e nell’annuncio del Vangelo; gioia e generosità nella dedizione e nel servizio, soprattutto ai più piccoli, respingendo con forza la tentazione di dare tutto per perduto, di accomodarci o di diventare solo amministratori di sventure”.

Papa in Colombia: incontro clero, “le vocazioni muoiono quando vogliono salire di categoria”. “Il diavolo entra dal portafoglio”, no a “corruzione”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 22:40

“Le vocazioni di speciale consacrazione muoiono quando vogliono nutrirsi di onori, quando sono spinte dalla ricerca di una tranquillità personale e di promozione sociale, quando la motivazione è ‘salire di categoria’, attaccarsi a interessi materiali, che arriva anche all’errore della brama di guadagno”. È il forte monito al clero colombiano, lanciato dal Papa dal Centro “La Macarena” di Medellín, luogo dell’incontro col clero. “Il diavolo entra dal portafoglio, sempre”, ha ribadito Francesco: “Questo non riguarda solo gli inizi, tutti dobbiamo stare attenti perché la corruzione negli uomini e nelle donne che sono nella Chiesa comincia così, poco a poco, e poi – lo dice Gesù stesso – mette radici nel cuore e finisce per allontanare Dio dalla propria vita”. “Non potete servire Dio e la ricchezza”, si legge nel Vangelo: “Non possiamo approfittare della nostra condizione religiosa e della bontà della nostra gente per essere serviti e ottenere benefici materiali”, il commento del Papa, secondo il quale “ci sono situazioni, atteggiamenti e scelte che mostrano i segni dell’aridità e della morte: non possono continuare a rallentare il flusso della linfa che nutre e dà vita! Il veleno della menzogna, delle cose nascoste, della manipolazione e dell’abuso del popolo di Dio, dei più fragili e specialmente degli anziani e dei bambini non può trovare spazio nella nostra comunità”. “Daremo frutto, e in abbondanza, come il chicco di grano, se siamo capaci di donarci, di dare liberamente la vita”, la ricetta di Francesco: “In Colombia abbiamo esempi del fatto che questo è possibile”, ha detto citando santa Laura Montoya, “una religiosa mirabile le cui reliquie sono qui con noi e che da questa città si è prodigata in una grande opera missionaria in favore degli indigeni di tutto il Paese. Quanto ci insegna questa donna consacrata nella dedizione silenziosa, vissuta con abnegazione, senza altro interesse che manifestare il volto materno di Dio!”. Poi la menzione del beato Mariano di Gesù Euse Hoyos, uno dei primi alunni del Seminario di Medellín, e di “altri sacerdoti e religiosi colombiani, i cui processi di canonizzazione sono stati introdotti; come pure tanti altri, migliaia di colombiani anonimi che nella semplicità della loro vita quotidiana hanno saputo donarsi per il Vangelo e di cui conserverete la memoria e vi saranno di stimolo nella vostra dedizione”.

Papa in Colombia: incontro clero, “la nostra chiamata dev’essere nella verità”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 21:58

Le vocazioni in Colombia generano frutti “in ambienti pieni di contraddizioni, di chiaroscuri, di situazioni relazionali complesse”. Lo ha detto il Papa, incontrando al Centro eventi “La Macarena” di Medellín i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i consacrati e le consacrate, i seminaristi e le loro famiglie, ascoltando tre testimonianze. “Ci piacerebbe avere a che fare con un mondo, con famiglie e legami più sereni, ma siamo dentro questa crisi culturale, e in mezzo ad essa, tenendo conto di essa, Dio continua a chiamare”, l’analisi di Francesco, secondo il quale “sarebbe quasi illusorio pensare che tutti voi avete ascoltato la chiamata del Signore all’interno di famiglie sostenute da un amore forte e pieno di valori come la generosità, l’impegno, la fedeltà e la pazienza. Alcune, Dio voglia molte, saranno così. Ma tenere i piedi per terra vuol dire riconoscere che i nostri percorsi vocazionali, il sorgere della chiamata di Dio, ci trova più vicino a ciò che riporta la Parola di Dio e che ben conosca la Colombia: un sentiero di sofferenza e di sangue”. “Fin dall’inizio è stato così: Dio manifesta la sua vicinanza e la sua elezione, cambia il corso degli avvenimenti chiamando uomini e donne nella fragilità della storia personale e comunitaria”, ha ricordato il Papa: “Non abbiamo paura, in questa terra complessa, Dio ha sempre fatto il miracolo di generare buoni grappoli, come le buone focacce a colazione”. “La nostra chiamata dev’essere nella verità”, ha ammonito Francesco: “Non può avvenire, se siamo tralci di questa vite, se la nostra vocazione è innestata in Gesù, per l’inganno, la doppiezza, le scelte meschine”. “Quando i percorsi non sono alimentati da questa vera linfa che è lo Spirito di Gesù, allora facciamo esperienza dell’aridità e Dio scopre con tristezza quei polloni già morti”, ha assicurato il Papa.

Papa in Colombia: incontro clero, “inquietudine dei giovani viene distrutta dai sicari della droga”, “chiediamo perdono per loro, il Signore converta i loro cuori”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 21:55

“I giovani sono naturalmente inquieti”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, nell’incontro con il clero nel Centro eventi “La Macarena” di Medellín. “Inquietudine – ha denunciato Francesco subito dopo, sempre fuori testo – che molte volte viene distrutta dai sicari della droga”. “Medellín evoca tante volte giovani vite stroncate, scartate e distrutte”, la denuncia del Papa: “Chiediamo perdono per chi ha distrutto le illusioni di tanti giovani, e chiediamo al Signore che converta i loro cuori e che termini questa sconfitta dell’umanità giovane”. Ancora a braccio, Francesco ha citato in positivo l’esperienza del volontariato, di cui sono protagonisti tanti giovani nel mondo: “Ci sono cattolici militanti, ci sono cattolici all’acqua di rosa, come diceva mia nonna, non so se sono credenti o non credenti…”. “Questa inquietudine riempie il volontariato di tutto il mondo di volti giovani”, l’omaggio del Papa: “Tanti senza sapere che lo stanno portando, ma lo portano. Questi giovani sono testimoni che ci aprono all’azione dello Spirito Santo che entra e lavorerà nei nostri cuori”. Poi Francesco ha ricordato il pranzo con 15 giovani durante la Giornata mondiale della gioventù a Cracovia, e ha citato la domanda che gli ha fatto uno di loro: “Cosa posso dire io a un mio compagno ateo?” “L’ultima cosa che devi fare è dirgli qualcosa”, la risposta del Papa: “Devi incominciare a fare, a comportarti in modo tale che l’inquietudine nasca dentro di sé e che il giovane diventi curioso: lì potrai cominciare a dire qualcosa”. Infine il Papa ha ripetuto le parole di ieri sera dalla nunziatura: “Una ragazza ha detto: nel nucleo dell’uomo c’è la vulnerabilità. Siamo tutti vulnerabili? Sì, tutti. Dio ha voluto farsi vulnerabile, ha voluto vivere con noi, nella strada, vivere la nostra storia”.

Papa in Colombia: all’Hogar San José, “siete in buone mani”, “vi porto nel cuore”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 21:20

“Questa casa è una prova dell’amore che Gesù ha per voi e del suo desiderio di starvi molto vicino”. E’ l’omaggio del Papa ai responsabili dell’Hogar San Josè, visitata questo pomeriggio a Medellin. “Lo fa attraverso la cura amorevole di tutte le persone buone che vi accompagnano, che vi vogliono bene e vi educano”, ha spiegato Francesco alle centinaia di piccoli ospiti che lo hanno amorevolmente attorniato, come in ogni tappa del suo viaggio in Colombia. “Penso ai responsabili di questa casa, al personale e a tante altre persone che ormai fanno parte della vostra famiglia”, ha proseguito il Papa: “Perché è questo che fa sì che questo luogo sia una casa: il calore di una famiglia dove ci sentiamo amati, protetti, accettati, curati e accompagnati”. “Direi che siete in buone mani!”, ha detto Francesco riferendosi alla figura di cui l’hogar porta il nome:  “Sono sicuro che come san Giuseppe ha protetto e difeso dai pericoli la santa Famiglia, così pure difende voi, vi custodisce e vi accompagna. E con lui anche Gesù e Maria, perché san Giuseppe non può stare senza Gesù e Maria”. Ai responsabili, gli operatori e i volontari della casa, il Papa ha raccomandato due ingredienti indispensabili  da tener presente per curare con amore “questi bambini che fin da piccoli hanno sperimentato la sofferenza e il dolore”: “l’amore che sa vedere Gesù presente nei più piccoli e deboli, e il sacro dovere di portare i bambini a Gesù”. I bambini “sono il futuro della società colombiana, del mondo e della Chiesa”, ha concluso Francesco: “E il Papa vi porta nel cuore. Non dimenticatevi di pregare per me”.

Papa in Colombia: all’Hogar San Josè, “veder soffrire i bambini fa male all’anima, non possiamo accettare che siano maltrattati”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 21:17

“Veder soffrire i bambini fa male all’anima perché i bambini sono i prediletti di Gesù”. Lo ha detto il Papa, durante la visita di oggi all’Hogar San Josè,  casa famiglia gestita dall’arcidiocesi di Medellín per bambini disagiati vittime della violenza e dell’abbandono. Al suo arrivo, Francesco è stato accolto da un centinaio di bambini e salutato dal direttore della Fondazione, dalla direttrice della Casa e da una religiosa. Dopo aver ricevuto un omaggio floreale da parte di due bambini, il Papa  è stato accompagnato al cortile centrale fino alla statua di San Giuseppe, dove ha deposto dei fiori, alla presenza di circa 300 piccoli ospiti dell’Hogar.”Non possiamo accettare che siano maltrattati, che siano privati del diritto di vivere la loro infanzia con serenità e gioia, che si neghi loro un futuro di speranza”, ha proseguito Francesco, dopo aver ringraziato una bambina, Claudia Yesenia,  per la sua “coraggiosa testimonianza”:  “Ascoltando tutte le difficoltà che hai passato, mi veniva alla memoria del cuore la sofferenza ingiusta di tanti bambini e bambine in tutto il mondo, che sono stati e sono ancora vittime innocenti della cattiveria di alcuni. Anche Gesù Bambino è stato vittima dell’odio e della persecuzione; anche lui ha dovuto scappare con la sua famiglia, lasciare la sua terra e la sua casa, per sfuggire alla morte. Ma Gesù non abbandona nessuno che soffre, tanto meno voi, bambini e bambine, che siete i suoi preferiti”.

 

Papa Francesco: telegramma di cordoglio per la morte del cardinale Velasio De Paolis

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 18:50

Il Papa ha inviato oggi un telegramma di cordoglio per la morte del cardinale Velasio De Paolis, presidente emerito della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede. Francesco esprime alla famiglia del cardinale, morto all’età di 82 anni”dopo lunga e dolorosa malattia, da lui vissuta con animo sereno e fiducioso abbandono alla volontà del Signore”, la sua “sentita partecipazione al lutto che colpisce quanti conobbero e stimarono il compianto porporato”, del quale ricorda “con riconoscenza la speciale preparazione e competenza in campo giuridico, offerta in tanti anni di insegnamento nelle Università Pontificie per la formazione delle nuove generazioni, specialmente dei sacerdoti, come pure negli incarichi svolti al servizio della Santa Sede, dapprima quale segretario del Supremo Tribunale dell Segnatura Apostolica, poi come presidente della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, nonché in altri e delicati compiti di fiducia, rendendo ovunque una feconda testimonianza di zelo sacerdotale e di fedeltà al Vangelo”. I funerali del card. De Paolis avranno luogo lunedì prossimo, 11 settembre 2017, nella basilica di San Pietro alle ore 9.

Diocesi: Taranto, il 1° ottobre inaugurazione del Centro Madre Teresa, specializzato nell’accoglienza

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 18:44

L’annuncio di monsignor Filippo Santoro è arrivato durante la Messa solenne che ha concluso il consueto pellegrinaggio della diocesi ionica a San Giovanni Rotondo. “Il primo ottobre sarà pronto il centro Madre Teresa, ex monastero delle carmelitane – ha detto l’arcivescovo alle migliaia di fedeli presenti – un luogo specializzato nell’accoglienza dei migranti. La nostra diocesi non rilancerà al mittente la sfida dell’accoglienza. Mentre il 19 novembre, data scelta da Papa Francesco per celebrare la giornata internazionale per l’eliminazione della povertà, inaugureremo per i poveri Palazzo Santa Croce, un’ opera che ha richiesto tanti sacrifici e ancora ne richiederà, perché la carità è un fuoco che dobbiamo sempre alimentare”. Per Santoro dovranno essere tre le parole a guidare il cammino pastorale della diocesi ionica. “Vocazione, appartenenza e testimonianza comunitaria e pubblica, vero scopo della nostra vita”. All’appuntamento hanno preso parte in più di 4000, tra appartenenti ad associazioni, movimenti e parrocchie. “Amare la Chiesa vuol dire servirla e non servirsene”- ha ricordato Santoro che nell’omelia ha anche fatto riferimento al drammatico dato sull’occupazione giovanile “con un ragazzo tarantino su due che non lavora” e richiamato il tema delle migliaia di esuberi ad Ilva: “Non li permetteremo”.

Lavoro: Senigallia, seminario Mcl. Gatti (Settimane sociali), “Cagliari occasione per avviare un processo di aggregazione e nuova energia”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 18:19

“È soltanto il lavoro a consentire il progresso dei popoli; dove non c’è lavoro si ha populorum regressio non progressio”: è quanto ha affermato Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse e vice presidente del Comitato organizzatore delle Settimane sociali, intervenuto questa mattina al seminario nazionale del Mcl a Senigallia. Tra i partecipanti esperti del mondo del lavoro, del panorama ecclesiale, accademico e politico che si sono confrontati sul tema del lavoro attraverso relazioni e interventi contenenti proposte e linee di indirizzo. Riferendosi ai lavori preparatori della Settimana sociale di Cagliari, Gatti ha sottolineato come il percorso sia stato concentrato su alcuni “puntelli” fondamentali che “hanno rappresentato il leit motiv del cammino preparatorio”: in primis la scelta di tenere presenti, come riferimento costante, “i volti, la vita, la storia delle persone. Una storia che ha quali protagonisti il lavoro, la famiglia, la capacità di resilienza”. Essenziale, ha ribadito Gatti, è comprendere che “la Settimana sociale non è un semplice convegno – che altrimenti non avrebbe aggiunto nessun valore né tantomeno avrebbe possibilità di incidere sulla realtà delle cose -: Cagliari è un momento di passaggio che vogliamo serva ad avviare un processo di aggregazione e di nuova energia”.
“Noi – ha continuato Gatti – non vogliamo solo lamentarci ma vogliamo dare luce e voce a ciò che autonomamente le famiglie, le istituzioni locali, le imprese riescono a fare in questo momento. Ci sono tante buone pratiche che indicano dei cambiamenti in atto, le buoni leggi esistono come pure la capacità di attuarle e farle funzionare: ma, dal mondo della scuola a quello delle imprese, sono pratiche che non guadagnano le prime pagine dei giornali ma sono pur sempre l’indice di una ricchezza di carattere da cui ripartire”. “Occorre formare delle personalità solide; impostare in maniera corretta, convinta e produttiva l’alternanza scuola-lavoro; sostenere concretamente forme di impresa che puntino a realizzare e tradurre in comportamenti reali le attitudini virtuose delle persone. Dobbiamo invertire la rotta di un sistema che corre al ribasso del costo del lavoro, e che provoca anche guerre di massa. Soprattutto noi, in Italia, dobbiamo investire sulla qualità e ridare dignità agli esclusi e agli scartati”.

Austria: associazione cattolica KfÖ, questionario a candidati cancellieri su politiche familiari. Le risposte dei partiti

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 18:00

Quali saranno le politiche in favore della famiglia dopo il 15 ottobre in Austria, data nella quale si terranno le elezioni per il rinnovo del parlamento federale? Con una iniziativa di “controllo del candidato”, l’Associazione cattolica austriaca per la famiglia (KfÖ) ha intervistato i candidati al cancellierato dei partiti nazionali. Le risposte sono state pubblicate sulla rivista nazionale della KfÖ, “Il matrimonio e la famiglia”, e hanno descritto le diverse posizioni di Christian Kern (SpÖ-Socialdemocratici), Sebastian Kurz (Övp-Popolari), Heinz-Christian Strache (FpÖ-Partito della libertà), Ulrike Lunacek (Verdi) e Matthias Strolz (Neos-Nuovi liberali). Sul tema della rivalutazione degli assegni familiari rispetto all’inflazione sono favorevoli i Verdi e il Partito della libertà, mentre i Popolari sono per legare le prestazioni nei confronti degli emigrati al costo della vita nel Paese d’origine. Sul tema degli interventi per la scuola e i costi per minori tutti i leader concordano sul fatto che vanno riviste le politiche in favore dei genitori, con rivalutazioni dei tassi di intervento ancora legati a valutazioni del 1960. Importanti le riflessioni sulla libertà di scelta parentale per la maternità e paternità, con Verdi e Socialdemocratici per l’uguaglianza tra genitori e la possibilità di avere un aumento del salario minimo e una riduzione del lavoro. Sulle domeniche senza lavoro si sono schierati apertamente a favore i Verdi, i Socialdemocratici e il Partito della libertà, soprattutto per la migliore gestione della famiglia, del tempo libero, del volontariato e del riposo, mentre, pur non definendosi “nemici della domenica”, i Popolari i Neo-liberali si sono dichiarati favorevoli alla libera scelta del lavoratore se lavorare o no, nei giorni festivi.

Papa in Colombia: Messa a Medellín, “la Chiesa non è una dogana, vuole le porte aperte”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 17:44

“La Chiesa non è una dogana, vuole le porte aperte perché il cuore del suo Dio non è solo aperto, ma trafitto dall’amore che si è fatto dolore”. Lo ha detto, a braccio, il Papa, nella parte finale dell’omelia della Messa a Medellín, la terza celebrazione eucaristica del suo ventesimo viaggio internazionale. Riferendosi poi all’episodio delle nozze di Cana, Francesco ha ricordato che Gesù “manda a chiamare tutti, sani e malati, buoni e cattivi, tutti!”. “Questo è il nostro servizio”, ha aggiunto sempre fuori testo: “Mangiare il pane di Dio, mangiare l’amore di Dio, mangiare il pane che ci aiuta a sopravvivere”. “Sono venuto fin qui proprio per confermarvi nella fede e nella speranza del Vangelo”, il congedo finale: “Rimanete saldi e liberi in Cristo, così da rifletterlo in tutto quello che fate; abbracciate con tutte le vostre forze la sequela di Gesù, conoscetelo, lasciatevi chiamare e istruire da lui, annunciatelo con la maggiore gioia possibile. Siamo semplicemente missionari che portiamo a tutti la luce e la gioia del Vangelo a tutte le genti”.

Accoglienza: Manicardi (priore Bose), “l’ospitalità è una verità evangelica che deve trovare applicazione nel nostro oggi”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 17:41

(da Bose) – “I cristiani di qualunque confessione non possono che riconoscersi come ospitati e accolti da Dio e questo nell’esperienza monastica è evidentissimo. Quella dell’ospitalità è una verità evangelica teologica di fondo che deve trovare applicazione nel nostro oggi”. Lo afferma fratel Luciano Manicardi, priore della comunità monastica di Bose, tracciando per il Sir un bilancio del XXV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa conclusosi oggi a Bose. “Qui non si fanno discorsi di tipo politico”, chiarisce il priore, “tuttavia i gesti che hanno fatto Papa Francesco e il Patriarca Bartholomeos a Lampedusa o a Lesbo sono estremamente significativi di quello che tutte le Chiese cristiane devono dire nell’oggi storico. Ne va dell’Evangelo”. “Come potrebbero dei cristiani presentarsi al cospetto di Dio che dirà loro ‘Ero straniero e mi avete accolto’ se non cercando di mettere in atto prassi e politiche di accoglienza dell’altro?”, domanda Manicardi. “Perché – rileva – o la politica è politica delle persone e dei volti o si riduce davvero a tutt’altro”. Nel corso del convegno si è parlato anche dell’accoglienza dei pellegrini nei monasteri. “Da noi l’ospitalità è sempre stata fin dagli inizi un ministero qualificato che il celibato e la vita comune ci rende possibile”, riconosce il priore, sottolineando che “a Bose l’ospite è presente nei pensieri anche a livello di costruzione degli edifici” perché “le strutture sono pensate non solo per chi ci abiterà per sempre ma anche per chi verrà di passaggio”. Rilevando che l’ospitalità “per noi è un modo in cui cerchiamo di vivere il comandamento nuovo dell’amore”, Manicardi evidenzia che questa a Bose si esplicita nel “ministero dell’ascolto”. “Il monaco – spiega – è chiamato ad accogliere l’ospite e, ascoltandolo, lo accoglie in sé cercando di entrare nei suoi bisogni, nelle sue problematiche”. È un “ministero strutturante”, osserva il priore, notando che negli anni “sono molto cresciute le situazioni di povertà relazionale”. A Bose “vengono tante persone che portano pesi, sofferenze, lutti, dolori, solitudini che hanno bisogno di essere detti e manifestati”. “Qui vengono accolti – conclude – senza essere giudicati”.

Messico: alluvioni, uragani e terremoto. Appello dei vescovi alla solidarietà

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 17:41

La Conferenza episcopale messicana (Cem) esprime vicinanza alle popolazioni colpite da diverse alluvioni, uragani e dal terremoto in una nota firmata dal presidente, il card. Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara, e dal segretario generale, mons. Alfonso Gerardo Miranda Guardiola, vescovo ausiliare di Monterrey.
Il comunicato descrive brevemente la situazione attuale. Lo Stato della Baja California del Sur (nordovest del paese) è stato colpito dal’uragano Lidia e in particolare ha provocato sei vittime e “gravi danni nella diocesi di La Paz”, in particolare “alle vie di comunicazione terrestri, all’arteria che attraversa la penisola, alle infrastrutture urbane, agli acquedotti, ai servizi elettrici e telefonici”. Il comune più danneggiato è quello di Los Cabos, dove più di seimila persone sono state evacuate e molte case sono state inondate dalla pioggia. Scrivono i vescovi: “I parroci delle aree colpite, assieme ai laici, sono in costante allerta e stanno distribuendo alimenti e dando accoglienza alle popolazioni colpite. Nelle parrocchie sono stati allestiti centri di accoglienza”.
Inoltre, molte altre zone del Paese sono state interessate da forti piogge.
A questa situazione “si aggiunge il recente terremoto”, i cui effetti coinvolgono soprattutto le diocesi di Tehuantepec, Tapachula, Arquidiócesis de Tuxtla Gutiérrez.
Infine, si legge nella nota, “è importante dire che si staglia la minaccia dell’uragano Katia, che al momento in cui pubblichiamo questa nota è situato nel Golfo del Messico, di fronte alle coste del Veracruz. Tra le zone più minacciate le province di Xalapa, Hidalgo, Puebla”.
Dentro tale scenario, “invitiamo alla solidarietà della nostra Chiesa, attraverso una colletta da promuovere nelle nostre diocesi e comunità, per destinare gli appoggi alle varie comunità che ne abbiano maggiore bisogno”. A questo scopo la Conferenza episcopale ha messo a disposizione un conto bancario.

Accoglienza: Manicardi (priore Bose), “oggi il paradigma di esclusione è quello vincente”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 17:38

(da Bose) – “Oggi è il paradigma di esclusione quello vincente. Nella nostra Europa, di fronte al problema dei migranti, ricordare la dimensione dell’ospitalità, così costitutiva sul piano teologico e su quello dell’unità spirituale della Chiesa, è decisivo”. Parte da questa considerazione fratel Luciano Manicardi, priore della comunità monastica di Bose, per tracciare al Sir un bilancio del XXV Convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa svoltosi a Bose. “Oggi – prosegue Manicardi – il tema è una spina nel fianco sul piano sociale e politico, ma anche un’interpellazione per tutte le Chiese che, di solito, rispetto a questo trovano un linguaggio abbastanza comune”. Per il priore, “il bilancio di questi giorni è molto positivo, la comunità è molto contenta”. “Il convegno – aggiunge – ha fatto registrare qualità e quantità nella partecipazione con la presenza del Patriarca ecumenico Bartholomeos, del patriarca Theodoros II e di una quantità davvero grande di rappresentanti e di vescovi di diverse Chiese ortodosse oltre a cattolici e anglicani”. Venendo al tema del convegno “Il dono dell’ospitalità”, Manicardi osserva che “lo si è affrontato con la capacità di spaziare da un discorso più teologico ad uno più spirituale e si è passati dall’antichità ai giorni nostri”. Arrivato quest’anno alla 25ª edizione, il Convegno ecumenico in questi anni ha fatto sì che “si siano creati rapporti”. “Sono eventi ecclesiali, non accademici”, ricorda il priore, evidenziando come “hanno il fine di creare relazioni, amicizie, rapporti che vengono tenuti vivi anche lontano da Bose”. Con questi appuntamenti – aggiunge – “si è creato un tessuto di fraternità e di stima reciproca che fa cadere quelle diffidenze che esistono prima che ci sia un incontro concreto”. “Questo è il risultato più bello e visibile – riconosce Manicardi – perché si sente che ci si può fidare gli uni degli altri”. Soddisfatto per “il clima fraterno tra cattolici, riformati e ortodossi” che ha caratterizzato questi giorni, il priore sottolinea che “la cosa bella è che Chiese ortodosse non sempre in armonia piena tra di loro trovano qui un contesto in cui si accettano, dialogano”.

Papa in Colombia: Messa a Medellín, “non possiamo essere cristiani che alzano continuamente il cartello ‘proibito il passaggio’”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 17:33

“Coinvolgersi, per qualcuno può sembrare sporcarsi, macchiarsi”: invece significa “crescere in audacia, in un coraggio evangelico che scaturisce dal sapere che sono molti quelli che hanno fame, fame di Dio, fame di dignità, perché sono stati spogliati. E, come cristiani, aiutarli a saziarsi di Dio; non ostacolare o proibire loro questo incontro”. È la sintesi del terzo imperativo dell’omelia pronunciata a Medellín, in cui il Papa ha ammonito: “Non possiamo essere cristiani che alzano continuamente il cartello ‘proibito il passaggio’, né considerare che questo spazio è mia proprietà, impossessandomi di qualcosa che non è assolutamente mio. La Chiesa non è nostra, è di Dio; per tutti c’è posto, tutti sono invitati a trovare qui e tra noi il loro nutrimento. Noi siamo semplici servitori e non possiamo essere quelli che ostacolano tale incontro”. “Lo ha capito bene Pietro Claver”, l’omaggio di Francesco al gesuita in onore del quale celebra la Messa di oggi e che domani venererà a Cartagena: “Schiavo dei neri per sempre fu il motto della sua vita, perché comprese, come discepolo di Gesù, che non poteva rimanere indifferente davanti alla sofferenza dei più abbandonati e oltraggiati del suo tempo e che doveva fare qualcosa per alleviarla”. “La Chiesa in Colombia è chiamata a impegnarsi con maggiore audacia nella formazione di discepoli missionari”, l’appello del Papa sulla scorta di Aparecida. “Discepoli che sappiano veder, giudicare e agire, come proponeva il documento latinoamericano nato in queste terre”, ha proseguito citando il documento di Medellin del 1968: “Discepoli missionari che sanno vedere, senza miopie ereditarie; che esaminano la realtà secondo gli occhi e il cuore di Gesù, e da lì la giudicano. E che rischiano, agiscono, si impegnano”.

Papa in Colombia: Messa a Medellín, “il rinnovamento non deve farci paura”, serve “nonviolenza, riconciliazione e pace”

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 17:29

“Come Gesù scuoteva i dottori della legge perché uscissero dalla loro rigidità, ora anche la Chiesa è ‘scossa’ dallo Spirito perché lasci le sue comodità e i suoi attaccamenti”. Ne è convinto il Papa, che declinando il secondo imperativo della sua omelia a Medellin – “rinnovarsi” – ha ribadito ancora una volta: “Il rinnovamento non deve farci paura. La Chiesa è sempre in rinnovamento – Ecclesia semper reformanda –. Non si rinnova a suo capriccio, ma lo fa fondata e ferma nella fede, irremovibile nella speranza del Vangelo che ha ascoltato”. “Il rinnovamento richiede sacrificio e coraggio, non per sentirsi migliori o impeccabili, ma per rispondere meglio alla chiamata del Signore”, ha spiegato Francesco: “Il Signore del sabato, la ragion d’essere di tutti i nostri comandamenti e precetti, ci invita a ponderare le norme quando è in gioco il seguire Lui; quando le sue piaghe aperte, il suo grido di fame e sete di giustizia ci interpellano e ci impongono risposte nuove. E in Colombia ci sono tante situazioni che chiedono ai discepoli lo stile di vita di Gesù, particolarmente l’amore tradotto in atti di nonviolenza, di riconciliazione e di pace”.

Diocesi: Perugia, il 12 settembre inizia l’anno pastorale. Il card. Bassetti ordinerà sei diaconi

Agensir.it - Sat, 2017-09-09 16:55

L’anno pastorale nell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve comincerà, nella solennità della Madonna delle Grazie, martedì 12 settembre, alle 18, con l’ordinazione di sei diaconi, due permanenti e quattro transeunti, nella cattedrale di San Lorenzo, a Perugia. La celebrazione eucaristica sarà presieduta dall’arcivescovo cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei. I seminaristi Federico Casini, Giovani Le Yang, Augusto Martelli e Pietro Squarta si avvicineranno così al sacerdozio. I due aspiranti diaconi permanenti sono Giovanni Marabini e Stefano Rivecci, entrambi sposati. Il primo è anche nonno, dipendente di Poste Italiane, della parrocchia di Villantria di Magione, il secondo è papà, dipendente di banca, della parrocchia di Sant’Angelo di Celle di Deruta. La celebrazione si concluderà con il rinnovo dell’atto di affidamento della comunità diocesana alla protezione della Vergine Maria, attraverso la recita da parte dell’arcivescovo della preghiera scritta dal cardinale Gioacchino Pecci (Papa Leone XIII), quand’era vescovo di Perugia, davanti all’immagine mariana dipinta su una colonna della navata centrale. Si ripeterà anche il rito della “calata” del Sant’Anello. La reliquia, che la tradizione vuole attribuire all’anello con cui Maria fu sposata a san Giuseppe, è custodita a Perugia dal 1473 e dal 1488 è venerata in cattedrale.

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